Gli americani non ascoltano Bob Dylan.

Altrimenti il loro presidente non oserebbe proporsi come Nobel per la pace. Infatti, non c’è persona impegnata per la pace e i diritti umani che non abbia, se non cantate, almeno ascoltato le canzoni del menestrello Premio Nobel per la letteratura.
 
Clicca qui alcune traduzioni: Blowin’ in the wind, Masters of war e A hard rain’s a-gonna fall sono nell’album “The freewheelin’ Bob Dylan” (1963); The times they are a-changin’ e With God on our side sono nell’album “The times they are a-changin'” (1964).

Il sospettato fornisce indizi.

Elementare Watson!
Solvay Syensqo annuncia assunzioniprova di espansione oppure di crisi? Indizio di offensiva oppure di resa ai comitati e alle associazioni che in sede giudiziaria civile avviano class action inibitoria per mettere fine al disastro sanitario e ambientale: per la chiusura delle produzioni inquinanti di Spinetta Marengo e per la bonifica?
 
Nel gergo comune si usa citare la celebre frase di Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Però, gli indizi devono essere resistenti, logici e non facilmente attaccabili, specifici e circostanziati, non generici o vaghi, soprattutto convergere in modo univoco verso la stessa conclusione. Analizziamoli.
 
La multinazionale belga ha annunciato l’assunzione di 25 tecnici entro giugno. In sé è un indizio fasto, ma non sarebbe la prima volta che -Elettrolux docet- assunzioni e straordinari precedono, invece, i licenziamenti: per precostituire all’azienda scorte di magazzino in vista della chiusura degli impianti. Anzi, soprattutto se sono assunzioni a tempo determinato (spesso: specchietto per le allodole). Appunto, se indizio nefasto, con le organizzazioni sindacali alessandrine è stato raggiunto un accordo per aumentare temporaneamente le giornate di lavoro per almeno un trimestre. L’intesa prevede anche un riconoscimento economico per tutte le persone coinvolte.
 
Potrebbe essere l’indizio che la multinazionale riempie gli stock di scorte perfluoroalchiliche perché intende sganciarsi dalle contestatissime produzioni, sostituendole con attività alternative ad alto contenuto tecnologico, per le quali servono nuovi profili tecnico-operativi? Non è così, perché Solvay non abiura le attività attuali (e non ne risarcisce l’impatto, in primis sulle Vittime) e perché le “nuove” attività sono destinate in particolare al settore dei semiconduttori. Dunque, sono la conferma del core business dell’azienda: il nucleo fondamentale attorno al quale ruotano le strategie e le risorse, cioè il modello di profitto e di sfruttamento ecologico.
 
Infatti, Solvay fornisce materiali avanzati e gas fluorurati essenziali per la produzione di semiconduttori e microchip, gas ad altissima purezza utilizzati nelle fasi di attacco chimico e deposizione durante la fabbricazione dei semiconduttori. I fluoroelastomeri (tecnoflon) sono utilizzati nelle guarnizioni e nei componenti delle macchine per la fabbricazione dei chip, che richiedono resistenza chimica e termica estrema.
 
Altro indizio. La propaganda mediatica. Eliminati i Pfas dalle acque inquinate.  Solvay finanzia alle magre casse dell’università di Alessandria il pomposo (nel nome) Centro RisPA, Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale. In quest’ambito, Solvay festeggia sui giornali la tesi di dottorato di un suo dipendente dopo otto anni di ricerca sulla “rimozione dei PFAS dalle acque” tramite “materiali adsorbenti, tra cui carboni attivi, zeoliti e materiali di sintesi”. Naturalmente si tratta della solita ricerca in provetta che su scala industriale costerebbe al CEO Mike Radossich un occhio (alla lettera), anzi preannunciando la prossima che risolverà definitivamente i Pfas nelle acque tramite addirittura… “scarti vegetali”. Insomma, uno dei periodici annunci di “dipendenti eccellenti” candidati al Nobel per la chimica. Comunque, tenace indizio di conservazione delle produzioni.
 
Gli indizi, senza trarre conclusioni affrettate, sembrerebbero confluire nella prova che il colosso chimico è determinato ad affrontare in sede civile la sfida della class action inibitoria, lasciandosi alle spalle il processo penale in corso (udienza GUP il prossimo 3 giugno): processo concluso prima di iniziare?  

Il processo concluso prima di cominciare.

120 anni fa, per sessanta anni: l’inferno dantesco della chimica. Sessanta anni fa: il purgatorio dopo il sessantotto. Venti anni fa: morti e malati si presentano in tribunale. Dopo dieci anni: sentenza, non dolo ma colpa per disastro ambientale, neppure un giorno di galera, e la Cassazione non riconosce il disastro sanitario: neppure un euro per morti e ammalati.
 
Oggi, 2026, il secondo processo penale -perché Solvay a Spinetta Marengo inquina e uccide come e più di prima- si conclude senza neppure cominciare?  Sulle ceneri di libri e libri, storici e scientifici (tra cui i miei ***).
Oggi, 2026, Comune di Alessandria, e Governo? e Regione Piemonte?, ritirano le parti civili dal processo perché in fondo valutano si tratti di leggero disastro colposo e non di gigantesco disastro doloso, e mercanteggiano la propria buonuscita con la multinazionale belga?  Senza pene e bonifica. Con gli avvocati ben pagati ma neppure un euro per morti e malati: le vere Vittime. La GUP, giugno 2026, prenderà atto delle transazioni e con la Procura non avvierà il dibattimento processuale che invece potrebbe addirittura accertare il dolo e le relative pene detentive? Avvierà i riti alternativi di patteggiamento e rito abbreviato? Clicca qui il “pasticciaccio brutto”.
E le Vittime? Quali risarcimenti? Presto oppure tardi, poco o nulla (in processo penale).  Oppure tanto (in class actions) la florida Solvay dovrà pagare per Alessandria.
 
*** “Work in progress”: Ambiente Delitto Perfetto (3 volumi), L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza (4 volumi), Pfas Basta! (4 volumi), Il sindaco embedded (1 volumetto).

Chi paga i disastri ecosanitari.

Poco (in processo penale) o tanto (in class actions) la florida Solvay dovrà pagare per Alessandria. Ma in Veneto? Sia nelle class actions risarcitorie che per le condanne (non definitive) del tribunale di Vicenza?
 
Per queste ultime, il Consiglio di Stato, come già aveva fatto il Tar Veneto, ha dato ragione alla Provincia di Vicenza che ha individuato i responsabili dell’inquinamento da Pfas provocato dal sito produttivo ex Miteni di Trissino nelle aziende Mitsubishi, Eni Rewind e il gruppo Ici, subentrate alla fallita Miteni. Anzi, si erano limitate alla messa in sicurezza e ora sono passibili di “denuncia per omessa bonifica”.

Province in gara per mortalità da inquinamento industriale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l’ambiente ha un impatto profondo sulla mortalità (1 su 3 dei decessi). L’industria gioca un ruolo preponderante sull’inquinamento ambientale. L’Istat ha aggiornato le statistiche sulla mortalità in Italia. Se Taranto piange, Alessandria non ride, anzi. Se Taranto ha Ilva e Eni, Alessandria ha Solvay ed Eternit.
 
Nella mappa pubblicata da Il Sole24Ore, la provincia di Taranto conta 11,9 decessi ogni mille abitanti, mentre la provincia di Alessandria è addirittura al terzo posto in Italia con il numero più alto di persone decedute nel 2025: con 14.3 morti per ogni mille abitanti. A confronto, si pensi che Bolzano ha soli 8.8 decessi ogni mille persone. Va da sé che il primato, per ora, spetta alla provincia di Savona con 14,5 decessi ogni mille residenti: eredità di Acna di Cengio e Tirreno Power di Vado Ligure.

Cani e gatti sentinelle a tutela della salute umana.

I Pfas rappresentano un rischio crescente non solo per la salute umana ma anche per quella degli animali da compagnia. Anzi, l’attenzione verso cani e gatti assume un valore di “sentinella ambientale”: cani e gatti condividono infatti gli stessi ambienti domestici degli esseri umani e possono manifestare precocemente effetti legati all’esposizione degli “inquinanti eterni”.
 
A rilanciare l’allarme è un approfondimento pubblicato da Alcmeon, che richiama l’attenzione sulla presenza di PFAS negli ecosistemi domestici e nei prodotti destinati a cani e gatti, con effetti sul fegato, sul sistema endocrino, immunitario e riproduttivo. Gli animali risultano esposti ai PFAS attraverso diverse vie: acqua potabile contaminata, pet food e ingredienti ittici, polvere domestica, alimenti confezionati, imballaggi dei mangimi.
 
Nelle aree particolarmente esposte ai pfas, caratterizzate da contaminazione delle acque potabili, sorgenti industriali come per la Solvay di Alessandria, sono raccomandati monitoraggi veterinari che possono contribuire all’identificazione di segnali precoci di rischi sanitari anche per gli esseri umani, soprattutto bambini.

La carpa non sopravvive allo scarico Solvay in Bormida.

La carpa “sentinella ambientale” dell’inquinamento Pfas.  Prestigioso riconoscimento internazionale per la ricerca dell’Università degli Studi di Teramo. La rivista scientifica Toxics ha dedicato la copertina del numero di aprile a uno studio coordinato da Maurizio Manera, professore associato del Dipartimento di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali dell’ateneo aprutino. Il lavoro, frutto di dieci anni di attività in collaborazione con l’Università di Ferrara, analizza gli effetti dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) – appartenente alla pericolosa famiglia dei PFAS – utilizzando come modello sperimentale la carpa comune (Cyprinus carpio).
 
La vera innovazione dello studio risiede nelle peculiarità anatomiche del rene della carpa, che a differenza dei mammiferi racchiude in un unico comparto tre funzioni vitali, quella renale, il sistema immunitario/sangue (tessuto ematopoietico) e il sistema endocrino (follicoli tiroidei attivi).
 
Questa caratteristica unica ha permesso ai ricercatori di valutare contemporaneamente e con un approccio parsimonioso gli effetti del PFOA su tre fronti critici: nefrotossicità, immunotossicità e tireotossicità. I risultati hanno dimostrato alterazioni legate alle dosi di inquinante, sintetizzate in un nuovo indice multiparametrico che integra dati istologici e morfometrici.
Il professor Manera ha sottolineato l’importanza del traguardo, che unisce la sorveglianza ambientale alla tutela della salute globale secondo il principio One Health (salute umana, animale e ambientale interconnesse): “La carpa comune può rappresentare un modello sperimentale particolarmente utile e più informativo dello stesso zebrafish, attuale punto di riferimento nella ricerca biomedica. Questo proprio grazie alla rilevanza ecologica, commerciale e alimentare della carpa”.

Petrolchimico Brindisi: picco di mortalità per tumore al fegato.

La rivista scientifica Journal of Hazardous Materials Advances, ha pubblicato uno studio relativo ai lavoratori del petrolchimico di Brindisi esposti al cloruro di vinile: è stato evidenziato un rischio di morte per tumore epatico di circa quattro volte superiore rispetto ai colleghi meno esposti. Il PVC è legato alla produzione di cloruro di vinile e CVM e al settore dell’edilizia/serramenti per finestre isolanti.
 
La ricerca epidemiologica (collaborazione tra Asl di Brindisi, Istituto di Biometria, Epidemiologia ed Informatica Medica dell’Università di Mainz e l’Università di Padova) ha preso in esame 1.218 lavoratori del sito, seguiti dalla sua nascita (1960) fino alla chiusura (2024) degli impianti di produzione del Pvc negli anni Novanta – esposti al Cvm.
È stata osservata, inoltre, alta mortalità per neoplasie maligne del cervello.

Davide contro Golia.

Sotto la pianura vicentina di Montecchio Precalcino scorre una delle falde più importanti d’Europa, già minacciata dalla presenza di discariche, scorie di fonderia e Pfas. Su questo territorio al limite il colosso Ecoeridania intendeva aggiungere una piattaforma per rifiuti sanitari pericolosi. Ha prevalso al momento la resistenza di un piccolo comitato che ha scelto di difendere l’acqua, la salute e la propria terra. Ma la partita non è chiusa: Silva Srl, società del gruppo Ecoeridania, ha fatto ricorso al Tar del Veneto contro la bocciatura della Conferenza dei Servizi sul progetto per l’impianto di trattamento rifiuti e sabbie di fonderia.

Giro d’Italia per la Pace.

Devono finire! I criminali vanno fermati e le guerre devono finire! Continuiamo a dare voce a chi non ha più voce! Non smettiamo di pensare a chi continua ad essere braccato dalle bombe, dalla fame e del disumanesimo dilagante!

Gaza, Palestina, Libano, Iran, Ucraina, Sudan, Sud Sudan,… ma anche Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Somalia,…

Per loro e per tutte le famiglie che sono costrette a pagare il conto di tante guerre che non hanno mai deciso, continua la mobilitazione nazionale del Giro d’Italia per la Pace. Oggi a Barletta e Taranto. Domani 30 maggio prende il via la Marcia di 4 giorni da Bagno di Romagna a Cesenatico. E poi saremo a Gattinara, Romano di Lombardia, Lesmo, Oulux, Alba,…

Il Giro d’Italia per la Pace culminerà il 9 e 10 ottobre a Perugia con una grande assemblea delle città per la pace e di tutti gli operatori e operatrici di pace.

L’inceneritore di Roma frenerà la differenziata e aumenterà l’inquinamento.

Un danno anche per le piccole aziende dell’economia circolare. Se aumentasse la raccolta differenziata non basterebbero i rifiuti locali e bisognerà portarne altri con i camion. Neppure la tassa sui rifiuti scenderà. A causa dell’impianto la Capitale rischia di restare indietro dal punto di vista ambientale e sociale.
 
Clicca qui l’intervista di Elisabetta Ambrogi.

Leone XIV, papa scomodo contro il colonialismo.

L’enciclica Magnifica Humanitas mette in discussione chi comanda l’Intelligenza Artificiale (IA), chi concentra il potere, chi fabbrica la verità, chi sacrifica il lavoro umano amministrando dati, coscienze e vite come se fossero semplici risorse.
 
Chi comanda l’Intelligenza Artificiale sta alterando la comunicazione pubblica fino a sfumare i confini tra fatto, opinione, manipolazione e spettacolo. Una democrazia non può reggersi a lungo se la verità viene delegata a piattaforme progettate per massimizzare così l’attenzione. La rivoluzione digitale è collegata a forme rinnovate di schiavitù e colonialismo: il colonialismo non è scomparso: si è semplicemente raffinato: si appropria di informazioni sanitarie, genetiche, epidemiologiche e demografiche di regioni vulnerabili per alimentare modelli predittivi, orientare gli investimenti e decidere chi conta e chi è di troppo. Addirittura, si appropria delle decisioni morali, sulla decisione di uccidere.
 
Secondo José Antonio Gómez, clicca qui, l’enciclica di papa Leone non è in guerra con la tecnologia, ma con il vecchio vizio del potere di usarla per dominarci mentre ci assicura, vendendola come redenzione, che tutto è per il nostro bene.

Un’altra medicina è necessaria.

La salute è ancora un diritto di tutti?

La nostra Costituzione la riconosce come un diritto universale, ma oggi curarsi dipende sempre più dal portafoglio. Tra liste d’attesa infinite e cittadini che rinunciano alle cure, la cronaca ci mostra gli effetti, ma questo libro va alla ricerca delle cause e delle responsabilità.

Il grande business della malattia

Oggi la sanità è uno dei principali mercati mondiali, spartito tra fondi finanziari e il monopolio di Big Pharma. Gli accordi TRIPs sui brevetti bloccano l’accesso ai farmaci a milioni di persone, mentre il tentativo di creare un’azienda farmaceutica pubblica europea è stato subito stoppato. Il risultato? La prevenzione è ridotta ai minimi termini.

Italia: Pubblico vs Privato

Nel nostro Paese il peso della sanità privata continua a crescere. Ma pubblico e privato hanno obiettivi opposti:

– Il pubblico cresce sulla salute – Il privato specula sulla malattia

Dalla denuncia all’azione

Intrecciando la dimensione locale e globale, questo libro non si limita a fotografare lo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, ma offre una via d’uscita: indica le forme di attivismo possibili e le strategie necessarie per riconquistare il nostro diritto alla salute.

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Difendiamo i territori.

Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
Bentornati nel mondo dell’informazione del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio attraverso questa newsletter periodica che seleziona alcuni degli articoli pubblicati sul nostro sito web negli ultimi giorni.
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Ricordiamo a tutte e tutti che il sito web nazionale del nostro Forum è uno strumento di informazione “dal basso” che si occupa non soltanto dei grandi temi nazionali ma – anche e soprattutto – delle tante quotidiane azioni che vedono impegnati la cittadinanza, le associazioni e i comitati nella tutela del paesaggio, del territorio, del suolo a livello locale. NON MANCATE DI FARCI AVERE I VOSTRI COMUNICATI/ARTICOLI, che potranno trovare spazio nei nostri canali informativi.
L’indirizzo a cui scrivere è: 
redazione@salviamoilpaesaggio.it

Il principio della libertà sessuale.

Una riforma che voglia realmente tutelare tutte le donne deve fondarsi su un principio chiaro: la libertà sessuale si protegge riconoscendo la volontà della persona, non la percezione dell’altro. E una legge che non tutela adeguatamente le ragazze e le donne con disabilità non può dirsi una legge garantista. Clicca qui Violenza sessuale: una legge che non tutela le donne con disabilità non tutela davvero nessuna donna!
Le persone con disabilità affrontano un rischio di subire violenza sessuale stimato fino a 3 volte superiore rispetto ai coetanei normodotati, con picchi ancora più elevati per le donne (con tassi che raggiungono il 10%). Questa vulnerabilità è aggravata dall’isolamento, dalla dipendenza fisica ed emotiva e dalla frequente istituzionalizzazione.

Interminabile (perchè pianificato) spreco di denaro pubblico.

Si tratta di un tempo più che doppio di quello impiegato per costruire la Grande Piramide di Cheope o la muraglia cinese lunga più di 5000 chilometri, ultimate in circa 20 anni.
Eravamo negli anni ’80 quando noi ambientalisti affrontammo sul nostro giornale ciclostilato, “Quale futuro”, lo scandalo Ecolibarna (pag.50, volume 2, “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”). Non immaginammo che il futuro di quello scandalo potesse durare mezzo secolo, fino ai giorni nostri, e oltre.
 
Serravalle Scrivia, in un’area di 70 ettari tra la ferrovia e il torrente Scrivia, considerata un sito di interesse nazionale (Sin), oggi è ancora lì l’azienda “specializzata” nella raccolta e smaltimento di rifiuti speciali e tossico–nocivi, dopo aver cambiato nel 1983 nome da “Gastaldi Oli Lubrificanti” in Ecolibarna (da notare il prefisso “eco” davanti a Libarna: il sito archeologico della città romana teatro anche di eventi museali, musicali ed artistici).
Oggi come allora, a 800 metri dallo Scrivia, le acque sotterranee sono contaminate, tra gli altri, da solventi clorurati, composti aromatici, metalli ed idrocarburi. La bonifica doveva avvenire tramite la rimozione del suolo contaminato e l’iniezione di reagenti nella falda per ottenere la degradazione dei solventi clorurati. I “lenti” lavori sono addirittura fermi dal 2022, quando l’accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e Comune è scaduto senza essere rinnovato. Nell’ultimo campionamento reso noto, l’Arpa ha verificato la presenza di sostanze cancerogene oltre ogni soglia di contaminazione.
 
Da Roma il governo si giustifica: “La carenza di risorse non ha consentito, a oggi, di completare il programma 2015 di bonifica e messa in sicurezza per 19 milioni”. Anzi, accusa la Regione Piemonte di “non avere individuato le priorità di intervento né indicato le risorse residue derivanti da eventuali economie” allor quando alluvioni e frane hanno causato la modifica dei progetti, come nel caso del rio Negraro, che attraversa il sito con il rischio di portarne i veleni nello Scrivia: “il progetto di ‘impermeabilizzazione e regimazione’ è diventato un intervento di ‘sistemazione idraulica e bonifica’ del rio, con significativa variazione dei costi, influenzati dalle fluttuazioni dei prezzi dei materiali”.

Il Koala ride.

Pensa che anche quest’anno è scampato all’estinzione. Mancano poche centinaia di euro e possiamo dire di avercela fatta con l’abbonamento 2026 della mailinglist. Grazie al solito gruppo di amici. Ma non con una sottoscrizione di massa: Barbara e Lino hanno ancora un anno per riflettere se sarà il caso per il 2027.
 
Allora continuiamo. Questa settimana con: le class action collettive, dai baby telefonini ai pfas, il cromo esavalente e l’amianto come i pfas, la Valsusa indomita, il nucleare incombente, l’Ucraina soccombente,  i sindacati contro Israele, l’inquinamento elettromagnetico, la firma per la sanità pubblica, la firma per neutralità dell’Italia, la firma per l’Italia fuori Nato, il disastro di Molfetta, i territori marginali per la politica, il genocidio ezida, il Nobel di Schlein, W l’Ultima generazione, anche la disabilità gay.

Anche in Italia class actions collettive: è partita quella contro Facebook, Instagram e TikTok, a tutela dei minorenni.

Iniziata al Tribunale Civile di Milano la prima class action contro Meta e TikTok. Al fianco del Movimento Italiano Genitori (Moige) e rappresentato dallo studio legale Ambrosio&Commodo (lo stesso che sta avviando class action inibitoria collettiva ad Alessandria per sospendere le produzioni PFAS della Solvay di Spinetta Marengo). Decine di famiglie (tra cui quella di una bambina di 12 anni che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita nella provincia di Asti) hanno chiesto la “sospensione di tutti gli account social” fino a quando non ci sarà uno strumento efficace di verifica dell’età.
 
Il procedimento cautelare, di “inibizione” di tutti gli account social delle piattaforme gestite da Meta (Facebook e Instagram) e TikTok, chiede di sospendere “con urgenza” i profili, affinché le piattaforme si adoperino nell’effettivo controllo dell’età degli utenti. È stimato, infatti, che oltre 7 milioni di minorenni posseggono un account social e che tra questi ce ne siano circa 3,5 milioni che hanno meno di 14 anni, cosa vietata dalla normativa vigente in Italia e in Europa.
 
I legali dei due colossi social” avverte l’avvocato Stefano Berone “vogliono procrastinare il più possibile le udienze perché ogni giorno che passa guadagnano denaro, ma noi ci siamo opposti chiedendo un termine molto più breve perché più si va avanti più i minori sono a rischio di dipendenza patologica. Ogni giorno di ritardo comporta danni per milioni di bambini italiani”.
 
L’urgenza, di salute pubblica, è di implementare un sistema affidabile, è di impedire l’iscrizione ai minori di 14 anni e garantire il consenso verificabile di entrambi i genitori per la fascia 13-14 anni”, superando quindi la sola autodichiarazione; è di eliminare “l’autoplay e i sistemi di raccomandazione algoritmica”, che hanno il solo scopo di “massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma”; infine, è di pubblicare avvisi chiari e visibili sui reali pericoli delle piattaforme.
 
“Per noi è stata una tragedia, probabilmente nata da altro, ma sicuramente accelerata, spinta da algoritmi e navigazioni, è stata come una malattia fulminante e noi eravamo senza armi”, ha dichiarato Irene Roggero, madre della 12enne che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita ad Asti: “In sei mesi era passata da scrivere, per sé stessa, del disagio che provava, del fatto di sentirsi un peso in una vita inutile, a cercare immagini e contenuti che inneggiavano alla depressione, disegni di ragazzini rotti e senza cuore, immagini tristi, paesaggi gotici, autunnali e le venivano riproposti di continuo, perché l’algoritmo le dava quello che lei cercava”.

L’Europa che non affronta i Pfas.

Le istituzioni europee non li hanno messi al bando: “I Pfas sono insostituibili”. Balle. Una delle tante balle che la lobby chimica racconta e che fa raccontare in Europa (ad esempio da superMario Draghi) è che gli indistruttibili Pfas non possono essere sostituiti (che sarebbero, guarda caso, proprio quelli “nuovi nuovi” di Solvay a Spinetta Marengo). Senz’altro sarà difficile nell’industria bellica: perché ci fa miliardi. Ma anche nella farmaceutica.
 
Invece, il nuovo lavoro dell’Istituto farmaceutico dell’Università di Friburgo e dell’Agenzia nazionale tedesca per l’Ambiente confuta il falso mito: l’utilizzo dei Pfas non è assolutamente obbligatorio in medicina a causa presunta della mancanza di alternative. Per garantire la più lunga durata di conservazione ai medicinali, infatti, le alternative già oggi esistono: prive di Pfas per 97 dei 111 principi attivi farmaceutici che li contengono esaminati. Sono prodotti già in commercio o comunque approvati in alcuni Paesi. Ma laddove manchino ancora, le alternative “sarebbero” comunque prossime all’approvazione alla commercializzazione, o in una fase avanzata di sviluppo. “Sarebbero” e non “sono” perché l’industria farmaceutica lamenta che non le sono offerti incentivi pubblici sufficienti per la ricerca.
 
Dunque, per scelte speculative di industria e politica, ogni anno, anche attraverso i principi attivi farmaceutici che si degradano in acido trifluoroacetico (TFA), diverse tonnellate di prodotti con gli “inquinanti eterni” PFAS, persistenti come il TFA, vengono rilasciate in tutto il mondo nell’ambiente e nei corpi umani.  All’inizio del 2023, il Forever Pollution Project, un’indagine collaborativa, transfrontaliera e interdisciplinare, condotta da 16 redazioni giornalistiche europee ha rivelato quasi 23mila siti in tutta Europa contaminati dai PFAS ed altri 21.500 di presunta contaminazione.
Lo sapevano fin dagli anni ’60, sia in Usa (Du Pont, 3M, Honeywell) sia gli attuali produttori in Europa (Arkema, Daikin, Chemours, Solvay), che i Pfas fossero tossici e cancerogeni: tumori, sistema immunitario, fegato, metabolismo e tiroide, gravidanza e sviluppo feti, apparato riproduttivo ecc. Insomma, chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato: clicca qui.
 
Negli Stati Uniti, le class actions hanno portato a chiusure/bonifiche e a risarcimenti miliardari storici influenzando le battaglie legali in tutto il mondo, Italia compresa: 3M (10,3 miliardi di dollari), DuPont Chemours Corteva (1,18 miliardi di dollari), DuPont e Chemours (670 milioni di dollari).  Secondo le stime degli studi legali statunitensi, i risarcimenti individuali medi possono oscillare tra i 175.000 e i 300.000 dollari per persona, a seconda della gravità della patologia riscontrata e del livello di esposizione.

L’Europa che affronta i Pfas.

Diverse stime indicano che, senza un deciso cambio di rotta, i costi sociali e sanitari dei PFAS potrebbero raggiungere centinaia di miliardi di euro entro il 2050. Però, a fronte dei disastri ambientali e sanitari dei Pfas, in Europa le battaglie politiche verso le istituzioni nazionali e comunitarie per imporre limiti più severi, o meglio: il bando totale, NON hanno prodotto risultati tangibili. Sulla spinta di quanto avvenuto negli Stati Uniti, i cittadini europei hanno iniziato a promuovere azioni legali di massa contro i giganti dell’industria chimica. Passando da storici procedimenti in sede penale a massicce azioni collettive (class actions) in sede civile.
 
Sul versante penale, abbiamo gli esempi di Alessandria e Vicenza. Ad Alessandria, per la Solvay di Spinetta Marengo l’efficacia del primo processo penale (in Cassazione!) si è dimostrata nulla: a distanza di dieci anni lo stabilimento sta producendo e inquinando quanto prima, anzi peggio, senza intervenuti costosa bonifica e risarcimento per le Vittime (e senza pene per gli imputati, ovviamente).  Dall’attuale secondo processo la multinazionale belga punta a prosciogliersi (già dal GUP) ancora più indenne: a go-go con altro via libera mercanteggiato da miseri patteggiamenti giudiziari con governo ed enti locali. A sua volta, il processo risolto a Vicenza, più facile perché la Miteni di Trissino è chiusa, appare per ora (siamo solo al primo grado) più dignitoso per quanto attiene la severità delle condanne ma comunque anch’esso non direttamente influente sui versanti della bonifica e dei risarcimenti alle Vittime.
Insomma, il panorama delle cause legali sui PFAS in Europa si sta rapidamente evolvendo con un numero crescente di Grandi Azioni Legali Collettive (Class Action). Il quotidiano Le Monde ha contato circa 70 casi di questo tipo. Ne trattiamo in alcuni articoli sulla Rete: clicca qui il Belgio, clicca qui la Francia.

L’Italia che affronta i Pfas.

In Veneto, dove la class action inibitoria non avrebbe più senso, perchè Miteni di Trissino è già chiusa, 40 mila cittadini sono pronti in sede civile ad una class action collettiva risarcitoria da 2 miliardi di risarcimenti contro Mitsubishi Corp. e Icig, società controllanti di Miteni e i cui 11 vertici sono stati condannati in penale a pene severe ma non al risarcimento dei danni sanitari e patrimoniali alle Vittime.
 
I cittadini assistiti dallo studio legale Delex sono i residenti nelle aree interessate dalla contaminazione (Verona, Vicenza e Padova) che presentano nel proprio siero concentrazioni di Pfas oltre i limiti di tolleranza stabiliti dalle autorità sanitarie, chi ha contratto patologie correlate all’esposizione ai Pfas, i proprietari degli immobili nelle aree contaminate, e i residenti che hanno subito le conseguenze psicologiche legate alla paura di contrarre patologie.
 
In Piemonte,  fallite le sedi penali ad Alessandria non si sta ancora facendo la class action risarcitoria in quanto comitati e associazioni (Pro Natura, Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro con lo studio legale Ambrosio&Commodo) stanno procedendo per la class action inibitoria (chiusura immediata delle produzioni Solvay di Spinetta Marengo) che in effetti è più urgente della risarcitoria. Potranno partecipare alla class action risarcitoria circa 900 lavoratori e cittadini finora sottoposti dalla Regione alla ricerca dei Pfas nel sangue, nonché quanti hanno dovuto a proprie spese ricorrere agli esami presso il Policlinico di Milano stante le gravi inadempienze della Regione, oltre a quanti hanno contratto patologie connesse ai Pfas, comprese psicologiche, e ai danni patrimoniali.
 
Ad Alessandria, l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono i due strumenti complementari di tutela: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione; la seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto: clicca qui.

In Belgio la 3M è al centro della bufera.

Ad Anversa (nello specifico nel sobborgo di Zwijndrecht), la contaminazione da PFAS causata dallo stabilimento 3M è al centro di imponenti accordi di bonifica e maxi-cause legali. Dal 2022 a oggi, la multinazionale ha stanziato fondi per oltre 571 milioni di euro per bonifiche e indennizzi regionali, mentre è in corso ad Anversa una storica class action che coinvolge 1.400 cittadini.
 
Nelle Fiandre 3M ha raggiunto un accordo da 571 milioni di euro con il governo regionale fiammingo. Il piano prevede la bonifica delle aree e fondi di compensazione per gli agricoltori e la collettività. Nel 60% dei 781 punti monitorati vengono rilevati più di 3 microgrammi di PFOS per chilo di terreno, in altri 300 microgrammi per chilogrammo.
 
Un maxi-processo intentato dal collettivo Darkwater 3M vede 1.400 residenti chiedere un risarcimento provvisorio di 20.000 euro ciascuno. Questo segue il precedente storico in cui una famiglia, con valori di PFAS nel sangue 100 volte superiori alla soglia, ha vinto una causa per “eccessive molestie di vicinato”.

A Lione uno dei più grandi processi civili d’Europa contro i Pfas.

Nel sud di Lione, cittadine e cittadini del collettivo PFAS contre terre, sostenuti dall’associazione giuridica Notre Affaire à tous, hanno deciso di portare davanti al tribunale civile di Lione due colossi dell’industria chimica, Arkema e Daikin, accusati di aver rilasciato negli anni quantità rilevanti di PFAS nell’ambiente in particolare nell’area della piattaforma chimica di Oullins–Pierre-Bénite, lungo il Rodano: un inquinamento che ha compromesso l’acqua potabile, i suoli e la produzione alimentare locale, con  molecole estremamente persistenti, capaci di accumularsi nel corpo umano e associate, secondo gli studi scientifici, a tumori, disturbi endocrini, problemi immunitari e riproduttivi.
 
Le testimonianze parlano di una contaminazione che entra nella vita quotidiana: uova di galline domestiche risultate con livelli di PFAS tre volte superiori ai limiti, ortaggi non più consumabili, spese per sistemi di filtrazione dell’acqua e, soprattutto, un forte impatto psicologico legato all’incertezza sanitaria. La class action preparata dal team legale Kaizen Avocat chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione. Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento»: un messaggio che va ben oltre il Rodano e, insieme alla class action di Alessandria contro Solvay, chiama in causa l’intero modello europeo di produzione chimica, responsabilità industriale e tutela della salute.

Allarme ONU per i Pfas.

Cinque relatori speciali delle Nazioni Unite hanno espresso, al governo francese e alle aziende interessate,  la loro crescente preoccupazione per gli impatti negativi sui diritti umani derivanti dalle attività di Arkema France e Daikin Chemicals France che inquinano di Pfas la “Valle chimica” di Lione ed espongono i residenti e i lavoratori locali a tumori e gravi malattie, cardiovascolari, endocrini, respiratori.
 
Un’analisi delle reti di approvvigionamento idrico della regione aveva inoltre rivelato, già nel 2022, la contaminazione da PFAS in circa 110 comuni della Valle Chimica, mettendo a rischio fino a 200.000 persone nei dipartimenti del Rodano, della Loira e dell’Isère. Nel 2023, la concentrazione media di acido perfluorononanoico, un tipo di PFAS, nel sangue dei residenti di Pierre-Bénite era sette volte superiore a quella della popolazione generale.
 
L’ONU ha richiamato inutilmente parlamento e governo francese ad intervenire, come aveva già fatto nei confronti dell’Italia. In entrambi i paesi le collettività sono state costrette ad avviare class actions.

Controllo Pfas nei pozzi di Brianza.

BrianzAcque è l’azienda pubblica che gestisce industrialmente il servizio idrico integrato nella Provincia di Monza e Brianza.  Partecipata e controllata dai 55 Comuni soci della Provincia di Monza e Brianza si occupa dell’intera filiera dell’H2O: acquedotto, fognatura, depurazione.
 
Dal 2025 ha avviato un piano provinciale basato sull’installazione di impianti di trattamento a carbone attivo granulare in grado di trattenere Pfas e microinquinanti nei pozzi nell’ambito delle attività di monitoraggio e pianificazione tecnica. Sono 26 gli interventi già completati per un investimento complessivo superiore a 4,2 milioni di euro. Interventi che permettono di rispettare per tutti i comuni della provincia i limiti indicati dall’Unione Europea. Da parte dell’azienda sono in corso ulteriori attività di completamento e potenziamento del sistema che prevede di spendere 7,8 milioni di euro in tre anni.

Allarmi cromo esavalente in Toscana.

Il cromo esavalente (CrVI) è fortemente tossico, mutageno e cancerogeno, oggetto di drastici limiti nell’acqua potabile (10 µg/l). L’inalazione o ingestione è correlata in particolare a tumori delle vie respiratorie e dell’intestino. Infatti, dopo il caso Caffaro a Brescia, era risalito alla ribalta durante il primo processo alla Solvay di Spinetta Marengo come la più grave, e impossibile da bonificare, fra le sostanze inquinanti le falde acquifere (mentre erano rimasti sottotraccia i Pfas).
 
Ora l’allarme cromo scatta in Toscana non più solo nella Bassa Vel di Cecina ma, grazie a Legambiente Valdera, anche nel pisano per le falde ovvero i pozzi in zona Ceppaiano del comune di Crespina-Lorenzana, a causa dei reflui e fanghi della lavorazione delle concerie dispersi in 13 siti non bonificati per inerzia di Comuni e Regione

E la chiamano perfino “energia rinnovabile”.

Ad esempio. Se la centrale nucleare Enrico Fermi di Trino non fosse stata fermata, e fosse tuttora in funzione, ad oggi avrebbe prodotto 3.600 kg di plutonio (la dose mortale per inalazione è di appena un milligrammo).
Per quanto riguarda il cesio137 radioattivo: in 60 anni ne sarebbero stati prodotti più di 60 kg (la dose mortale per ingestione è un decimo di milligrammo).
 
Dove li avremmo sistemati tutti “in sicurezza? Non rispondono i redivivi sostenitori del ritorno a nucleare.
 
Attualmente, i rifiuti radioattivi (a bassa, media, alta attività) italiani sono distribuiti in depositi temporanei in diverse regioni italiane (tra cui i siti principali a Saluggia, Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano e Bosco Marengo), nell’attesa della costruzione del deposito unico nazionale “in sicurezza”. Il quale non è stato neppure individuato: sono state invano selezionate 51 aree “idonee”, 5 delle quali in provincia di Alessandria.
 
Dopo due referendum abrogativi (1987 e 2011) che hanno bocciato il nucleare e dopo la debacle nel referendum sulla giustizia, il Governo ci riprova. Di nuovo proponendo il nucleare, spinto dalla disperazione per la manifesta incapacità di affrontare la crisi energetica. Sarebbe una scelta del tutto inadeguata e in violazione della Costituzione che, se praticata, porterebbe inevitabilmente a un nuovo referendum.
 

Effetto Nato.

Nel 2026, si stima che la popolazione in Ucraina sia scesa a meno di 30 milioni di persone, segnando un drastico calo demografico dovuto alla guerra. La popolazione è diminuita di oltre 10 milioni dal 2014, con una forte accelerazione dopo l’inizio dell’invasione russa. Il tasso di natalità è sceso a circa un figlio per donna, tra i più bassi al mondo.

A inizio 2026, circa 6 milioni di ucraini si trovavano all’estero, principalmente in Germania e Polonia, ma anche in tutti gli altri Paesi europei, compresa l’Italia. Molti di questi profughi vengono ora rispediti nelle mani di quanti campano sulla continuazione del conflitto con i finanziamenti europei.
 
Clicca qui l’allarme di Paolo D’Arpini.

Alleanza dell’Italia con Svizzera, Austria, Irlanda, Malta, Moldavia, Città del Vaticano.

… e Ucraina, si spera. È in corso una proposta di iniziativa popolare per inserire la neutralità permanente nella Costituzione italiana, mirando a rendere il Paese indipendente da alleanze militari, libero da basi straniere e promotore di pace. L’obiettivo è raccogliere firme per una legge che modifichi l’art. 11, promuovendo una politica estera disimpegnata dal contesto NATO attuale… – Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/05/proposta-di-referendum-costituzionale.html.
 
Nota – Portale del Ministero della Giustizia dove firmAlleanzaare (spid o cie):
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011 – 

I sindacati UE contro Israele.

Ventinove organizzazioni sindacali europee, tra cui le più grandi federazioni e confederazioni (CGIL), hanno chiesto all’UE e ai leader europei di adottare misure urgenti in conformità con il diritto internazionale e di rispondere agli attacchi di Israele contro il Libano, alla violenza dei coloni sostenuta dallo Stato in Cisgiordania, al genocidio in corso a Gaza e al ripristino da parte di Israele della pena di morte contro i palestinesi, in vigore durante l’apartheid.
 
Clicca qui l’appello.

Legge di iniziativa popolare sui temi della sanità pubblica.

Ha preso il via, con oltre 1.300 assemblee generali, la campagna di raccolta firme della Cgil per le due proposte promosse insieme a un vasto numero di organizzazioni e associazioni della società civile: due obiettivi importantissimi: rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale e farlo diventare davvero universale e gratuito per tutti e migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone a partire dal mettere mano alle leggi sugli appalti.
 
Tutte le informazioni sono disponibili ai seguenti link:
 
Oggi il Servizio sanitario nazionale è in profonda crisi: persone e professionisti rischiano di arrendersi. È urgente interrompere il declino e avviare il rilancio del Servizio sanitario nazionale attraverso il progressivo adeguamento del finanziamento, il rafforzamento della dotazione di personale e la ripresa della programmazione a ogni livello. Una proposta di legge che indica una strada alternativa alle tesi sull’insostenibilità del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo è ridare risposte alle persone e fiducia ai professionisti, riconoscendo l’urgenza di interventi concreti, prima di ogni progetto complessivo di riforma.
 
Clicca qui la proposta di legge.

A Molfetta disastro ambientale in mare e falde.

Diciassette aziende sequestrate (150 milioni di euro) e affidate ad amministrazione giudiziaria, altre cinque sottoposte a sequestro parziale, undici sistemi di pozzi disperdenti bloccati e 72 indagati tra persone fisiche e giuridiche: imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’ASI di Bari, del Settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta, tutti accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali.
 
Questo il bilancio dell’operazione “Ground-Water”(ovvero Acque sotterranee), coordinata dalla Procura di Trani ed eseguita dalla Guardia Costiera nell’area industriale Asi, al termine di un’indagine legata all’inquinamento chimico e all’alterazione fisica delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi del Comune di Molfetta, falda acquifera “consapevolmente” inquinata di cancerogeni, alluminio, ferro, manganese, zinco, nichel, piombo, cromo, cadmio, berillio. Un disastro ambientale compiuto con l’utilizzo di 11 pozzi disperdenti cui 10 non autorizzati, che drenavano gli scarichi della zona industriale di Molfetta direttamente nella falda e in mare provocando un inquinamento che “non potrà mai essere eliminato ma solo arginato”.

Fuori l’Italia dalla Nato.

È in corso una proposta di iniziativa popolare (maggio 2026) per inserire la neutralità permanente nella Costituzione italiana, mirando a rendere il Paese indipendente da alleanze militari, libero da basi straniere e promotore di pace. L’obiettivo è raccogliere firme per una legge che modifichi l’art. 11, promuovendo una politica estera disimpegnata dal contesto NATO attuale… – Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/05/proposta-di-referendum-costituzionale.html

Simboli di Resistenza.

Le “aree interne” ospitano circa il 20% della popolazione italiana e rappresentano oltre la metà dei Comuni italiani di cui l’85% ha meno di 5.000 abitanti. Sono territori segnati da spopolamento, emigrazione giovanile, bassi tassi di natalità, invecchiamento della popolazione mentre i servizi essenziali, come mobilità, istruzione, sanità, sono carenti. Sono quei territori che la politica chiama marginali, che invece sono luoghi dove si vive, si lavora e si sogna.
 
Il docufilm “Ritorno al Tratturo” esplora il contrasto tra la vita difficile in zone spesso isolate (senza rete o segnale) e la costruzione di comunità, racconta le aree interne del Bel Paese: il Molise diventa un simbolo tra spopolamento, biodiversità e futuro. Dove l’Abruzzo incontra il Molise, il cammino del tratturo ormai abbandonato si distende e percorre lungo un tratto di terra privo di alberi, una striscia di demanio pubblico di 110 metri di larghezza tra la statale e la linea di costa. Un luogo dismesso, dove sono visibili le tracce di un intenso sfruttamento e di un successivo abbandono, oggi dalla destinazione incerta, dimenticato dall’intento ordinativo della civiltà contemporanea, e ricolonizzato dal selvatico.
 
Del docufilm, presentato in anteprima alla 17ª edizione del Bari International Film & TV Festival, è coautore Elio Germano. E’ un viaggio poetico e documentaristico nelle aree interne d’Italia, con un focus sul Molise, che diventa simbolo di resistenza per chi sceglie di restare in luoghi a rischio abbandono: la scelta di resistere come abbiamo fatto noi -adottando il simbolo del Koala- non volendo abbandonare la Rete Ambientalista (come anche partecipò Germano con il suo contributo).

Nobel per la pace Trump e Obama, rispettivamente sostenuti da Meloni e Schlein.

Elly Schlein, segretaria del PD, si candiderebbe primo ministro della coalizione che dovrebbe battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni. Per vincere punterebbe sui giovani che riempiono le piazze progressiste contro le guerre. La Pace dovrebbe, dunque, essere il suo cavallo di battaglia. Dunque, che fa? Si ispira ad un Nobel per la Pace. E in segno di omaggio al suo giovanile idolo,  si fa fotografare di spalle come una scolaretta che chiede l’autografo alla rockstar. Il maestro ispiratore dei progressisti si chiamerebbe Barack Obama.
 
Ad Obama conferirono il Nobel sulla fiducia, prima ancora che esercitasse il suo potere di presidente degli Stati Uniti. In quel ruolo poi meritò la fiducia: in otto anni bombardò sette Paesi: Afghanistan e Iraq, da cui si guardò bene dal ritirarsi; e poi Siria, Libia, Somalia, Yemen e Pakistan, con migliaia di vittime civili. Ad Obama va il merito di aver mantenuto Guantanamo, di aver sostenuto militarmente Israele per il futuro genocidio e l’aggressione all’Iran, ma anche le destabilizzanti “primavere arabe”, ma anche proseguendo l’uso dell’Ucraina come testa d’ariete contro la Russia.
 
Donald Trump si è lamentato (ricevendo la solidarietà della Meloni) per il mancato riconoscimento del Nobel per la Pace, e così anche lui ha cominciato a fare e sostenere guerre:  Venezuela, Iran, Palestina e Cisgiordania e Libano; e  se non basta perché no: Cuba, Groenlandia, Taiwan.

L’Ultima Generazione che può fermare il collasso climatico e sociale in corso.

Ultima Generazione (in inglese Last Generation, in tedesco Letzte Generation, in polacco Ostatnie pokolenie, in francese Derniere Renovation) è un movimento di attivisti contro i cambiamenti climatici che ricorre a forme di azione diretta, fondato nel 2021 ed attivo soprattutto in vari paesi europei, come ItaliaGermaniaAustriaPoloniaFrancia e Canada. Il gruppo si descrive come una “coalizione di cittadini” e ha scelto la propria denominazione considerando quella dei propri membri come l’ultima generazione in grado di contribuire alla mitigazione degli effetti del riscaldamento globale prima dell’innesco di danni radicali e irreversibili al sistema climatico terrestre.
Nei suoi primi anni di esistenza, il gruppo ha messo in atto azioni di protesta di vario tipo, tra cui numerosi blocchi stradali e l’utilizzo di vernici idrosolubili per imbrattare dipinti famosi, edifici istituzionali e monumenti storici, utilizzando quindi strategie più radicali e vistose rispetto ad altri movimenti, come Fridays for Future ed Extinction Rebellion.
I metodi di protesta di Ultima Generazione hanno incontrato reazioni contrastanti da parte dell’opinione pubblica, tra cui contestazioni e repressione da parte delle autorità politiche…

La disabilità nella Newsletter Quotidiana di Superando.it.

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Chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato.

O è già affetto da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammalerà presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas. Perciò abbiamo avviato class actions collettive per mettere al bando, chiudere le produzioni di Solvay e risarcire le popolazioni.
 
Ancor più allarmante è il dato che quasi ogni persona sottoposta ad analisi presenta nel sangue tracce di Pfas. È quanto emerge da un nuovo studio realizzato dal laboratorio indipendente NMS Labs e pubblicato sul Journal of Occupational and Environmental Hygiene, che ha analizzato utilizzando tecniche avanzate di biomonitoraggio oltre 10.566 campioni di siero e plasma provenienti dagli Stati Uniti.
 
I risultati mostrano che il 98,8% dei campioni conteneva PFAS: vasta famiglia di circa 10.000 composti sintetici definiti “sostanze chimiche eterne” perché resistono alla degradazione naturale e si accumulano nell’organismo umano. Impiegate per rendere i materiali impermeabili, antiaderenti o resistenti alle macchie, oggi si trovano in abiti tecnici, pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, elettronica,  schiume antincendio eccetera: la loro diffusione su scala  universale ha favorito l’ingresso nelle catene alimentari, nell’acqua potabile e nell’aria domestica e le ricerche mediche hanno evidenziato una spirale di rischi per la salute, tra cui tumori, fegato, tiroide, alterazioni metaboliche, infertilità, indebolimento delle difese immunitarie soprattutto nei bambini.
 
Addirittura lo studio ha evidenziano alcuni limiti: non tutte le PFAS esistenti sono state analizzate, il che significa che l’esposizione reale potrebbe essere persino sottostimata.

Lago d’Idro, Pfas alle stelle nei pesci.

Dopo anni di incertezze arriva una svolta, un chiarimento decisamente atteso sull’origine dell’inquinamento da «Pfas» che interessa (anche) il lago d’Idro e la valle del Chiese. Grazie al lavoro dell’associazione «Più Democrazia in Trentino» presieduta da Alex Marini è stata finalmente individuata, dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento (Appa), l’origine della contaminazione: lo stabilimento della ex «Fonderie Trentine» di Condino, chiuso da tempo e bonificato male (non solo di cromo esavalente).
 
I Pfas erano stati rilevati nei pesci catturati nell’Eridio con concentrazioni ben oltre i limiti considerati accettabili. A certificarlo è il monitoraggio condotto dall’Arpa nel 2024, che aveva registrato valori preoccupanti: in tre carcasse di coregone erano stati rilevati 43,8 microgrammi per chilo, circa dieci volte oltre la soglia. Un netto peggioramento rispetto ai 13,5 mcg/kg del 2022 e ai 10 del 2023. Anche il pesce persico aveva già evidenziato criticità, risultando non conforme nel 2023 con 21,4 mcg/kg.
 
Nella falda del Chiese, il Pfos (una delle varianti più diffuse) è stato rilevato nell’80% dei campioni raccolti tra il 2018 e il 2024, con picchi superiori al limite di legge di 30 nanogrammi per litro.
 
Il Comune di Storo ha annunciato un biomonitoraggio sui residenti. Ma resta un nodo cruciale: la mancata pubblicazione di uno studio dell’Università di Trento sulla modellazione della falda del basso Chiese fatto nel 2019.

Pfas tra l’hinterland di Milano e la Brianza.

Sono state trovate concentrazioni di acido trifluoroacetico TFA sopra i limiti di legge nelle acque sotterranee e superficiali dei territori di Bussero, Caponago, Cassina De Pecchi, Gorgonzola, Liscate, Melzo, Pessano con Bornago, San Zenone al Lambro, Vignate e Vizzolo Predabissi.
 
I dieci Comuni stanno lavorando insieme con il gestore del servizio idrico che ha avviato interventi di contenimento. Inoltre, è in corso la strutturazione di un piano di investimenti per adeguare infrastrutture e pozzi con l’obiettivo di arrivare a rispettare i limiti imposti a partire dal 2027, possibilmente anticipandoli.
 
È stato presentato un esposto all’autorità giudiziaria per accertare le responsabilità della presenza di Tfa, presumibilmente riconducibile ad attività farmaceutiche e chimiche, o pesticidi, presenti sul territorio come risulta dalle prime analisi compiute da Arpa Lombardia.

Non è vero che i leggins non rilasciano i Pfas.

I “leggings”(in Italia chiamati anche “pantacollant” indumenti a forma di collant) rilasciano PFAS sul sudore. I Pfas nell’abbigliamento tecnico servono per rendere i tessuti idrorepellenti e antimacchia, anzi sono pubblicizzati anti sudore. Sulla pelle ne assorbiamo meno che dall’acqua o dal cibo, ma alcuni studi mostrano che il sudore aumenta il passaggio transdermico durante l’esercizio fisico.
 
L’esposizione cronica è stata associata a tumori al rene e ai testicoli, disfunzioni tiroidee, alterazioni del sistema immunitario, problemi di sviluppo nei bambini (le linee guida cliniche delle National Academies USA del 2022 raccolgono la letteratura). Si accumulano nell’acqua, nel sangue, nel latte materno, ovunque. L’emivita nell’uomo è stimata fra 2 e 9 anni a seconda del composto. Per questo li chiamano col termine emblematico “forever chemicals”.
 California e New York hanno vietato dal 1° gennaio 2025 la vendita di capi con PFAS aggiunti volontariamente. L’Italiano. La Commissione UE sta valutando una restrizione orizzontale.
 
Il 13 aprile 2026 il procuratore generale del Texas ha aperto un’inchiesta formale su Lululemon, un brand americano specializzato nei leggings da yoga, che affermava di averli eliminati nel 2023.
 
Toxic-Free Future ha trovato PFAS nel 72% di capi outdoor venduti come “resistant alle macchie o all’acqua”. Il collettivo Mamavation, in collaborazione con Environmental Health News, ha analizzato 32 leggings popolari: il 25% aveva fluoro organico rilevabile, marcatore di PFAS. L’associazione francese Que Choisir, nel 2025, ha trovato pantaloni a marchio Columbia con 980 ppb di PFAS, quasi quattro volte il limite che loro stessi avevano fissato per “bocciare” un capo. Bund, in Germania, ha trovato PFAS nel 63% delle giacche tecniche analizzate.
 
Quasi tutti questi brand, sulla carta, hanno annunciato il phase-out fra il 2018 e il 2022.

PFAS: il veleno invisibile che entra nelle nostre vite.

Non è un documentario, ma un legal thriller ispirato a una storia vera. Diretto da Todd Haynes e interpretato da un intenso Mark Ruffalo, Dark Waters (2019) racconta la lunga battaglia dell’avvocato Robert Bilott contro la multinazionale chimica DuPont, accusata di aver contaminato le acque di un’intera comunità con una sostanza tossica appartenente alla famiglia dei PFAS, i cosiddetti “forever chemicals”.