Silenziato il tema del conflitto in Ucraina durante la campagna elettorale.

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA
Sottoscrivi anche tu il nostro appello di “Costruttori di Pace *” al Presidente della Repubblica e a tutte le organizzazioni della società civile affinché promuovano e sostengano una trattativa per l’immediato cessare del fuoco in Ucraina. (Questo il link) Un segnale necessario, in questo particolare momento, poiché alcuni schieramenti politici – che hanno silenziato il tema del conflitto in Ucraina durante la campagna elettorale – continuano a individuare nelle sanzioni e nell’invio delle armi l’unica soluzione possibile, rinunciando a farsi parte attiva in Europa di iniziative di garanzia tramite l’ONU. Ecco perché chiediamo l’istituzione – nel governo che verrà – di un Ministero per la Pace: per garantire che la PACE venga considerata come valore costituente irrinunciabile della nostra Repubblica

Ci appelliamo inoltre al Presidente affinché l’Italia si faccia promotrice di un processo costituente che rilanci l’ambizione di dotare l’Europa di una Carta fondamentale che poggi sulla pace, sul ripudio della guerra, sulla cura della Terra, sul rapporto con la natura, sulla fratellanza, sulla solidarietà interna e internazionale e sul superamento delle disuguaglianze e dei privilegi. Abbiamo già raccolto quasi 800 adesioni. Cerchiamo di arrivare a 1000 sottoscrizioni. Consegneremo al Quirinale la lettera il 21 settembre 2022, in occasione della giornata internazionale della Pace.

Festival della nonviolenza: disarmarsi per disarmare.

…A inizio 2022 risultano 12.705 testate nucleari esistenti nel mondo, 9.440 in condizione di uso potenziale, di cui 2.000 in stato di massima allerta, nonostante il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW), votato dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 2017 ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Le spese militari nel mondo hanno superato nel 2021 i 2.000 miliardi di dollari e in Italia, nel 2022 la spesa prevista per gli armamenti è di 25,823 miliardi, più 3,4 rispetto all’anno precedente, più 20% negli ultimi tre anni.

Clicca qui le altre iniziative in Valsusa nella newslettera di Doriella&Renato.

Presidio popolare all’aeroporto militare di Ghedi. Fuori l’Italia dalla Nato.

Mettiamo al centro della campagna elettorale il tema della guerra attraverso la mobilitazione,  sabato 17 Settembre. A causa delle decisioni prese in ambito NATO e UE, l’Italia partecipa attivamente ai conflitti in corso nel mondo attraverso 38 missioni militari e supporta l’impegno bellico dell’Ucraina con armi e soldi gettando benzina sul fuoco di un conflitto che rischia di degenerare in una guerra nucleare. La partecipazione dell’Italia a queste guerre ci costa ad oggi 26 miliardi di euro l’anno, cifra destinata ad aumentare in poco tempo fino a 40 miliardi, ossia il 2% del PIL, come imposto dagli accordi NATO e ribadito dal Parlamento italiano lo scorso 12 marzo…. Infine, ci costa il fatto di essere uno dei principali “paesi bersaglio” per le 113 basi NATO-USA su suolo italiano, a cui si aggiungono altre 20 basi “segrete”, la base USA di Camp Darby (il più grande magazzino al mondo di armi USA all’estero) e per la presenza dei porti nucleari (Cagliari e La Maddalena, La Spezia, Napoli, Gaeta, Taranto, Brindisi, Trieste, Augusta…) da cui transitano sottomarini e portaerei nucleari, come la portaerei Truman che solo la primavera scorsa ha attraccato a Napoli e Trieste……

Nessuna base per nessuna guerra.

Dopo la grande manifestazione di oltre 10mila persone a Coltano dello scorso 2 giugno, il Movimento No Base né a Coltrano né altrove si è organizzato in  presidio permanente itinerante per sostenere che “non un euro e non un centimetro va sacrificato per questa base, davanti al carovita, dopo una pandemia, durante una guerra la cittadinanza ha bisogno di altro: sanità, scuole, lavoro, futuro”. Sarà a Bussoleno in un incontro di condivisione anche con il Movimento No Dal Molin: clicca qui la newslettera di Doriella&Renato con le altre iniziative in Val Susa.

Come costruire la pace in tempo di guerra.

Da domani il Laboratorio dei giovani a Barbiana. Clicca qui il programma dei tre giorni. Il “Laboratorio di Barbiana” è parte del programma “Giovani Costruttori di Pace” ed è organizzato da: Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, Comune di Vicchio, Cipsi e Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” e Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova.

“Gorbaciov nonviolento” neppure pubblicato in occidente.

Il 27 novembre 1986, tre anni prima della rimozione del muro di Berlino,  Mikhail Gorbaciov e Rajiv Gandhi a nome dell’URSS e dell’India, un quinto dell’umanità, chiedevano un totale rovesciamento della politica di dominio e di guerra e proponevano di costruire un mondo libero dalle armi nucleari e nonviolento in cui la vita umana fosse considerata il valore supremo. Il messaggio fu del tutto ignorato in Occidente. Così come in Russia e in India. Nel senso che non fu neppure pubblicato in nessuna parte del mondo. Clicca qui il testo del documento firmato a Nuova Delhi dai leaders sovietico e indiano. Non solo come statista, ma anche come pacifista nonviolento, Gorbaciov fu un fallimento.  Non è importante quanto siano alti gli ideali o i desideri di rinnovamento di un capo politico, in quanto ciò che veramente conta sono poi i risultati e le azioni concrete, quanto si costruisce piuttosto che quanto si distrugge.    

Medvedev: per fare la guerra alla Russia vi fate del male da soli.

Medvedev, detto Raditz.

Dmitrij Medvedev, considerato il politico più vicino a Putin, insulta i politici italiani: “Volevate continuare a fare del male alla Russia e starvene tranquilli e impuniti? Volevate  vederla stramazzare al suolo, fatta a pezzi con le sanzioni. Le fate la guerra con armi e sanzioni, il male da voi causato non colpisce solo il popolo russo, ma anche il vostro proprio popolo. Sono gli italiani a pagare più dei russi le conseguenze della vostra follia. I vostri giornali già preparano mentalmente il popolo a risolversi i problemi economici e sociali  che avrà quest’inverno. In Russia luce, gas, legna e acqua a volontà e a buon prezzo, ma in Europa è già emergenza su prezzi e occupazione. La causa non è Putin, ma dell’ottusa politica Ue-Usa-Nato e di chi l’ha sostenuta”. I politici italiani hanno risposto a Medvedev con insulti, forti nella convinzione che gli italiani sono disposti a fare sacrifici pur di fare la guerra alla Russia, e lo dimostreranno alle elezioni,  smentendo Medvedev che li incita a far valere il voto: “ I voti degli elettori sono una potente leva di influenza anche sui politicanti più amorali. Quindi agite, vicini europei! Non tacete. Chiamate i vostri deficienti a rendere conto! E noi vi udiremo. Il vantaggio è evidente: l’inverno in compagnia della Russia è molto più caldo e confortevole che in un altezzoso isolamento con i fornelli del gas spenti e i termosifoni freddi”. E’ quel che si dice un parlare sprezzante, da smargiasso.  Soprattutto non si capisce a chi  Medvedev intenderebbe fare propaganda elettorale, considerando che, a proposito di sanzioni,  tutti i partiti erano con Draghi, Meloni compresa.

Giocare con il fuoco in Ucraina.

E’ un articolo su Foreign Affairs di John Mearsheimer, probabilmente il maggiore studioso al mondo della logica di potenza. Si è diplomato a West Point, ha fatto parte dell’Esercito e dell’Aviazione degli Stati Uniti. Ha insegnato per quarant’anni all’Università di Chicago. I suoi testi sono letture obbligatorie in tutti i corsi di International Relations almeno occidentali, e nelle Accademie militari di tutto il mondo. Non ha mai cercato o accettato impegni nell’amministrazione politica degli Stati Uniti per conservare la sua indipendenza di pensiero e la sua obiettività di studioso. Foreign Affairs è il più importante periodico specializzato statunitense in materia di politica internazionale, e viene letto da tutta l’ufficialità politica ed economica americana ed europea; perciò l’articolo implica una forma di convalida ufficiosa della posizione di Mearsheimer, un severo monito sui rischi della guerra in Ucraina, e implicitamente un preoccupato appello per un cambio di strategia americana contro la Russia.  Clicca qui.

“Giocare con il fuoco ci si brucia”: nel colloquio è stato anche l’avvertimento del presidente cinese Xi Jinping all’omologo Joe Biden, in vista delle elezioni medio termine in USA:

Don Gallo il prete rivoluzionario.

A 9 anni dalla scomparsa, il 22 maggio del 2013, vogliamo ricordare Don Andrea Gallo, il prete rivoluzionario, con una dei testi più belli che siano mai stati scritti, con la sua fantastica “Lettera ai giovani”: clicca qui.

Per l’occasione è stato inaugurato un murales di arte pubblica in Vico di Mezzagalera a Genova.

Obiettori di coscienza in Ucraina.

Il Movimento Nonviolento, membro di WRI e EBCO, rilancia l’appello delle reti nonviolente e antimilitariste per la protezione degli obiettori di coscienza in Ucraina, alla vigilia del nuovo processo a Ruslan Kotsaba, perseguitato dal 2015.

Qui il comunicato:
https://www.azionenonviolenta.it/ruslan-kotsaba-il-pacifista-e-obiettore-ucraino-di-nuovo-a-processo-la-lettera-di-sostegno-di-wri-ifor-e-ebco/

Nell’occasione il Movimento Nonviolento rilancia la campagna “Obiezione alla guerra”, chiedendo a tutti di sottoscrivere il testo, in solidarietà agli obiettori di coscienza russi e ucraini:
https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-di-coscienza-alla-guerra-una-campagna-coordinata-dal-movimento-nonviolento/

Un “Partito della Pace” che si presenta alle elezioni?

In questa intervista di Laura Tussi (clicca qui), dopo il vertice di Madrid che ha lanciato la Nato quale alleanza militare  dell’ “Occidente contro il resto del mondo”, Giorgio Cremaschi  auspica la nascita di un Partito della Pace:

<< Oggi abbiamo una maggioranza politica guerrafondaia che va da Draghi a Letta fino a Giorgia Meloni passando per Leu, per Salvini e per Berlusconi [e per Cinquestelle N.D.R). Penso che questa sia una grande discriminante: ossia considero ridicolo e dannoso che ci siano persone che si dicevano e dichiaravano pacifisti e che poi magari sul piano politico finiscono per allearsi con il partito della Nato e della Confindustria che oggi è il Partito Democratico o che comunque diano un sostegno diretto e indiretto dal governo Draghi. È una discriminante politica. Il partito della Pace esiste se appunto in politica non si fanno trasformismi perché altrimenti non è il partito della Pace è un partito trasformista che usa la parola pace perché ogni tanto serve perché la maggioranza degli italiani è contro la guerra. Però il partito della Pace oggi ancora non l’ho visto. Non esiste. Questa è la verità. Noi siamo di fronte a una crisi profondissima della nostra democrazia. Perché quando noi abbiamo il 55 – 60% degli italiani che dicono di essere contro la guerra, contro il coinvolgimento dell’Italia in guerra, e sono contrari all’invio di armi, e abbiamo invece il 95% del Parlamento che vota per continuare la guerra – perché di questo si tratta – noi siamo di fronte a una crisi enorme di democrazia. O questo 55 per cento trova una sua rappresentanza contro il 95, oppure questo 55 non porterà a niente e sarà imbrogliato. >>

Siamo in tanti a concordare che nel Paese un Partito della Pace di fatto esiste ma che non è rappresentato in Parlamento. Dunque la domanda che ci si pone è: bisogna costituire un  nuovo partito che si presenti alle elezioni? La discussione non è nuova.

Personalmente ho partecipato attivamente al grande dibattito che dieci anni fa impegnò i Movimenti italiani, prima e dopo i Referendum, in merito alla costituzione di un “Nuovo Soggetto Politico Nazionale per un Modello alternativo di sviluppo e di politica”, con tanto di solida “Piattaforma programmatica”.  Purtroppo, come anche documentai diffusamente  sul mio libro (*), il disegno si arenò perché i due motori  destinati a trainarlo  si incepparono non fondendosi: in Valsusa per eccesso di  egotismo ma soprattutto a Roma per la egoistica miopia del Forum per l’acqua pubblica. Così fu sprecata l’occasione storica della vittoria referendaria che ci aveva promosso quale indiscutibile “Soggetto politico nazionale”. Sconfitta storica. Occasione storica irripetibile: così la definii a suo tempo, ma chi non sarebbe felice di ricredersi per il prossimo futuro? Oggi, in condizioni contraddittorie (Movimenti indeboliti e astensionismo maggioritario) si può tentare? Forse, purchè più propriamente non si parli di Partito (della Pace) bensì di Movimento ecopacifista. Infatti, pace -nonviolenza -ecologia -ambiente -salute -diritti universali -beni comuni -economia -tecnologia -giustizia sociale  sono elementi inscindibili  per un successo elettorale: di una grossa e grande minoranza in questo vuoto politico che ha smarrito le dimensioni della crisi ecologica. Ne parlavo proprio pochi giorni fa con Maurizio Pallante, riproponendo in autunno una discussione ampia che coinvolga gli interlocutori storici che rappresentano i Movimenti, vecchi e nuovi, piccoli e grandi, escludendo ogni riferimento con i partiti presenti o passati.  Ah, senza aspettare l’autunno, nessuno impedisce di iniziarla  da subito su questa Rete.

Lino Balza

(*) L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza. 

Gli unici veri eroi sono gli obiettori di coscienza.

«Vorrei invitarvi – ha detto papa Francesco clicca qui – a conoscere una figura straordinaria di giovane obiettore, un giovane europeo dagli “occhi grandi”, che si è battuto contro il nazismo durante la seconda guerra mondiale, Franz Jägerstätter, proclamato Beato dal Papa Benedetto XVI. Franz era un giovane contadino austriaco che, a motivo della sua fede cattolica, fece obiezione di coscienza di fronte all’ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler e di andare in guerra. Franz era un ragazzo allegro, simpatico, spensierato, che crescendo, grazie anche alla moglie Francesca, con la quale ebbe tre figli, cambiò la sua vita e maturò convinzioni profonde. Quando venne chiamato alle armi si rifiutò, perché riteneva ingiusto uccidere vite innocenti. Questa sua decisione scatenò reazioni dure nei suoi confronti da parte della sua comunità, del sindaco, anche di familiari. Un sacerdote tentò di dissuaderlo per il bene della sua famiglia. Tutti erano contro di lui, tranne sua moglie Francesca, la quale, pur conoscendo i tremendi pericoli, stette sempre dalla parte del marito e lo sostenne fino alla fine. Nonostante le lusinghe e le torture, Franz preferì farsi uccidere che uccidere. Riteneva la guerra totalmente ingiustificata. Se tutti i giovani chiamati alle armi avessero fatto come lui, Hitler non avrebbe potuto realizzare i suoi piani diabolici. Il male per vincere ha bisogno di complici».

La presa di posizione di papa Francesco è davvero una svolta storica, rispetto a papa Giovanni Paolo II alla vigilia dell’invasione dell’Iraq in cui  chiedemmo di prendere posizione per l’obiezione di coscienza alla guerra.

Il primo obiettore in Italia di cui esiste una documentazione fu Remigio Cuminetti, un Testimone di Geova, nella prima guerra mondiale. Negli anni sessanta si hanno i primi processi agli obiettori cattolici. Don Milani nel 1965 fu incriminato per la sua  posizione in favore dell’obiezione di coscienza: clicca L’obbedienza non è più una virtù“. La prima norma a disciplinare formalmente l’obiezione di coscienza arrivò solo con la legge 15 dicembre 1972 n. 772.

Chi perderà questa guerra.

Ora la domanda è chi perderà questa guerra. Io penso che non importa molto agli Stati Uniti se perdiamo, nel senso che i russi vinceranno in Ucraina. E penso che i veri perdenti in questa guerra saranno gli ucraini. E quel che è successo è che abbiamo portato l’Ucraina alla rovina. Abbiamo spinto molto per incoraggiarli a voler diventare parte della Nato. Abbiamo spinto molto forte per farli entrare nella Nato e fare di loro un baluardo occidentale  ai confini della Russia,  malgrado i russi avessero detto molto chiaramente che sarebbe stato per loro inaccettabile. 

Qui in effetti – e sto parlando dell’Occidente – abbiamo preso un bastone e abbiamo colpito l’orso sulla testa. E come voi tutti sapete, se prendete un bastone e colpite un orso sulla testa l’orso, probabilmente, non la prenderà bene e probabilmente risponderà. Ed è proprio questo che sta succedendo, quell’orso farà a pezzi l’Ucraina, sta per fare a pezzi l’Ucraina. 

E di nuovo ritorniamo al punto da cui siamo partiti. Chi porta la responsabilità di tutto questo. Sono i russi ad essere i responsabili? Io non credo. Non c’è dubbio che i russi stanno facendo il lavoro sporco. Non voglio mentire su questo. Ma la domanda è che chi ha portato i russi a fare questo. E secondo la mia opinione la risposta è semplice: gli Stati Uniti d’America”

Vedi qui l’intervento completo di John Mearsheimer.

John Mearsheimer è uno dei più autorevoli e conosciuti esperti statunitensi di geopolitica. Appartiene alla scuola di pensiero realista. È professore presso l’Università di Chicago. È stato descritto come il realista più influente della sua generazione. (Wikipedia)

Gli abitanti di Gerusalemme affrontano un’implacabile guerra economica israeliana.

I palestinesi che vivono a Gerusalemme stanno affrontano un’implacabile guerra economica da parte di Israele, consistente in imposte onerose che prendono di mira i commercianti e i negozianti in un contesto di debolezza dei mercati. Le autorità dell’occupazione israeliana stanno facendo pressioni sui gerosolimitani attraverso l’imposizione di tasse elevate per obbligarli ad andarsene dalla città santa, lasciando negozi e case come bottino alla municipalità israeliana di Gerusalemme. Clicca qui il Centro di Studi Sociali ed Economici Al Quds.

Invece di dare le armi che cosa si poteva fare per l’Ucraina.

Gravi e preoccupanti le parole di Draghi in Parlamento: “<Cosa dovevamo fare? C’erano due idee. Una – che è anche la mia – aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione. L’altra che diceva: “Lasciamo che si sottomettano! Cosa vogliono questi ucraini da noi?”>. La seconda idea è quella che Draghi attribuisce a noi pacifisti. Ed è falsa.

Egli offende profondamente i sentimenti di chi è contro la guerra e non ne vuole l’ampliamento, ma l’interruzione immediata, per una soluzione ragionata e giusta del conflitto politico tra due parti. I nonviolenti non vogliono qualunque pacenon vogliono la sottomissione di nessuno, non vogliono la pace imposta dal più forte in armi omicide, ma vogliono la pace giusta, che non viene mai dalla vittoria militare, pagata con vittime innocenti da tutte le parti in guerra. La vittoria militare afferma solo la violenza delle armi, non la ragione e il diritto. Non sono le armi, ma il dialogo umano ragionevole, che affermano diritto e ragione. Cosa si poteva fare? Non dare le armi. Come non abbiamo mai dato armi alla Palestina occupata, che non le ha neppure chieste, e ad altri popoli (Yemen, ecc. ), violentati anche con armi da noi italiani vendute ai loro violentatori. Si poteva… (continua Enrico Peyretti)

Nella Spagna del vertice Nato, l’altra guerra ma dimenticata.

Mentre al G7 i grandi si fanno fotografare sghignazzanti  a sostenere  i profughi ucraini,

a pochi chilometri da Madrid decine di profughi subsahariani sono uccisi a Melilla, nel tentativo di migliaia di migranti di oltrepassare la recinzione che separa la marocchina Nador dall’enclave spagnola Melilla. Almeno 37 morti e centinaia di feriti. Clicca qui il video.

Per respingere i profughi sono intervenuti un gran numero di agenti della Guardia Civil e di gendarmi di Rabat, elogiati dai rispettivi governi. (clicca qui).

Una settimana e oltre di iniziative in Italia e in Europa per la liberazione di Leonard Peltier.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo è una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la più ampia campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza è in cammino”. Da alcuni mesi è particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente, da 46 anni prigioniero innocente.

Clicca qui alcune iniziative per la liberazione di Leonard Peltier che si svolgeranno in varie città europee nei prossimi giorni, nonché  gli Appelli  alla Presidente del Parlamento Europeo e al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Se Draghi non interviene, Cingolani ci lascia in mezzo al guano.

Cingolani  ha parlato chiaro ed evidenziato che tutti i suoi detti e non detti del passato sono riconducibili ad un Ministro che sta alle politiche per l’ambiente come la volpe nel pollaio. E’ chiaro perché da quando è in carica ha parlato molto, spesso a sproposito e in modo ondivago, ma ha combinato ben poco, basta pensare che le semplificazioni proposte dopo ben due decreti legge hanno lasciato la situazione praticamente immutata. Insistiamo. Draghi deve intervenire per superare la confusione e l’inazione  del Ministro, altrimenti diventerebbero privi di effetti gli appelli in sede internazionale – anche recentissimi – affinché le crisi incombenti (energia/grano) causate dall’invasione dell’Ucraina non facciano passare in secondo piano la gravissima crisi climatica. Draghi convochi al più presto una conferenza nazionale per presentare al paese le proposte del Governo italiano per un nuovo piano energia/clima all’altezza delle sfide attuali e degli obiettivi UE, da costruire in un confronto con tutti i soggetti interessati. Clicca qui.

Protezione per tutti gli obiettori e i disertori ucraini, russi e bielorussi.

Gli organizzatori e i relatori intervenuti ai lavori del Convegno su Obiezione di Coscienza e Servizio Civile, svoltosi a Roma sabato 4 giugno per celebrare il 50° anniversario dell’approvazione della legge 772/72, nell’ambito di EireneFest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza
1) esprimono la propria solidarietà agli obiettori di coscienza e ai pacifisti ucraini, russi e bielorussi; 2) accolgono e sostengono l’appello promosso da IFOR, WRI, EBCO e Connection e.V. il 9 giugno, per chiedere al Parlamento europeo e all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di assicurare protezione per tutti gli obiettori e i disertori ucraini, russi e bielorussi che cercano rifugio in Europa; 3) riaffermano che la guerra non può portare alla pace, che le armi sono strumenti di morte e perciò condannano gli otto anni di guerra civile nel Donbass e l’aggressione della Russia all’Ucraina; 4) chiedono pertanto alla comunità internazionale di adoperarsi fattivamente per un immediato cessate il fuoco, per un intervento di interposizione e protezione dei civili nelle aree di guerra e l’avvio di trattative di pace con la piena partecipazione di tutti gli attori coinvolti; 5) chiedono la ratifica del Trattato ONU per il disarmo nucleare TPAN e che il governo italiano mandi un osservatore alla Prima Conferenza di Vienna del 21-23 giugno 2022, alla quale parteciperanno 60 stati che hanno già ratificato il TPAN.”

Si spieghi al Papa come si fa a fare il Papa e anche ai Re Magi quali sono i doni.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz porta l’oro degli aiuti per la ricostruzione – ma Zelensky vorrebbe “armi pesanti e moderne” –; il premier italiano Mario Draghi l’incenso tutto fumo del “sì all’adesione all’Ue”; il presidente francese Emmanuel Macron la mirra amara dell’incitamento a “negoziare”. Questi doni non soddisfano il figlio dello spirito santo Joe Biden che invece indica la stella cometa dell’Occidente in tutt’altra direzione: verso la “lunga guerra” che “restituirà all’Ucraina l’integrità territoriale e certamente fiaccherà la Russia”. Il vice re erode  Medvedev   li sbeffeggia come “mangiarane, wurstel e spaghetti” e avanza nel Donbass “da nove fronti diversi”. I tre re magi europei tornano annunciando il prossimo “razionamento del gas”, mentre le Borse vanno su e giù, e l’inflazione solo su.

I re magi sarebbero stati completamente scomunicati se fossero prima passati in Vaticano da papa Francesco. Contro le cui prese di posizione (clicca qui il nostro articolo  Stiamo vivendo la terza guerra mondiale.): apriti cielo, un trust di cervelli giornalistici si era già scatenato a dargli lezioni di papismo. Giancarlo Loquenzi “Ma se il Papa non distingue tra buoni e cattivi… e si adatta alla accidiosa tiritera ‘è tutto più complesso’ che pastore d’anime è?”, “Che il Papa si metta a fare l’analista geopolitico mette tristezza. Andrebbe meglio consigliato”. Mario Lavia “Non ci sono buoni e cattivi? Ma che dice il Papa?”. Claudio Velardi “Si può parlare – da un soglio tanto alto – con tale irresponsabilità? Che siamo, al bar sotto casa?”. Claudio Cerasa  “Era meglio quando i Papi non parlavano”. Mattia Feltri “La sua opinione è inutile e infantile”. E a spiegare al Papa come fare il Papa non poteva mancare il leader della corrente pacifista di Lotta Continua nonchè condannato a 22 anni quale mandante dell’omicidio di Luigi Calabresi, Adriano Sofri: “Armi, armi e ancora armi. Ecco cosa manca oggi in Ucraina. Prima lo capisce  Francesco e meglio è per lui

Stiamo vivendo la terza guerra mondiale.

“Benvenuti! Vedete? Sono nella mia nuova sedia gestatoria”, scherza Papa Francesco, alludendo al fatto che è sulla sedia a rotelle a causa dei dolori al ginocchio. Francesco ha salutato i direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù raccolti in udienza presso la Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Una delle risposte ha riguardato l’Ucraina: clicca qui.

“Per rispondere a questa domanda dobbiamo allontanarci dal normale schema di ‘Cappuccetto rosso’: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. Era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato: ‘Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro. La situazione potrebbe portare alla guerra’.”

Francesco  poi prosegue. “ Il pericolo è che non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l’interesse di testare e vendere armi. E’ molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco. Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli”.

Prima di concludere la lunga risposta con un commosso pensiero  “all’eroismo del popolo ucraino”, in particolare delle donne, il Papa riflette:  “Quella che è sotto i nostri occhi è una situazione di guerra mondiale, di interessi globali, di vendita di armi e di appropriazione geopolitica, che sta martirizzando un popolo eroico.” “Quello che sta succedendo ora in Ucraina noi lo vediamo così perchè è più vicino a noi e tocca di più la nostra sensibilità. Ma ci sono altri Paesi lontani – pensiamo ad alcune zone dell’Africa, al nord della Nigeria, al nord del Congo – dove la guerra è ancora in corso e nessuno se ne cura. Pensate al Ruanda di 25 anni fa. Pensiamo al Myanmar e ai Rohingya. Il mondo è in guerra. Qualche anno fa mi è venuto in mente di dire che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi e a bocconi. Ecco, per me oggi la terza guerra mondiale è stata dichiarata”.

Contro la guerra, un’altra società.

La guerra continua con il suo carico di morti, distruzione, devastazione. Nessun attore istituzionale sembra volerla fermare, praticando davvero e con coerenza quello che sarebbe da subito necessario: il cessate il fuoco e l’avvio di veri negoziati. La guerra continua e investe le nostre vite. Aumenta le diseguaglianze sociali, ingabbia la cultura e sottrae democrazia. Chiude tutte le faglie aperte dalla pandemia e rimette in un angolo ogni possibile trasformazione sociale. Persino il Recovery Plan, che abbiamo contestato contrapponendogli il nostro Recovery Planet, viene completamente rimosso e si parla ormai apertamente di Recovery di guerra. Tagli alla sanità e all’istruzione e corsa al riarmo, aumento delle spese militari e apertura di nuove basi militari, come quella a Coltano, dentro un parco nazionale. Nessuna transizione ecologica all’orizzonte, ma “più carbone, più trivellazioni e rilancio del nucleare”. Nessuna sovranità alimentare, ma nuovi finanziamenti all’agro-business e via libera agli ogm. Nessuna tutela dei beni comuni, ma lancio di una nuova stagione di privatizzazioni.

Fermare la guerra è la priorità. Per farlo occorre costruire un’altra società. In questi anni abbiamo aperto importanti spazi di convergenza tra i movimenti e abbiamo proposto un nuovo orizzonte comune: uscire dall’economia del profitto per costruire la società della cura, nella consapevolezza che nessuna/o si salva da sola/o. Occorre uscire dalla logica dell’emergenza decretata dai poteri dominanti, occorre agire l’urgenza di un cambiamento dal basso. Per questo, rilanciamo il confronto, la partecipazione e l’inclusione, chiedendo anche noi a tutte e tutti di “tenersi liberi in autunno”. 23 giugno ore 17,30 – 20,30  Società della Cura: questo è il link dell’evento online pubblico Facebook: https://www.facebook.com/events/442494787879589

Ipnotizzati dalla propaganda fabbricata dalla Nato stiamo andando verso il baratro.

Siamo stati inondati da fake news fabbricate negli incubatori della Nato. Mentre qualcuno in Italia indaga sui putiniani, o presunti tali, per via della “disinformazione”, nessuno fra i guardiani governativi delle fake news sembra voler indagare su come è stata drogata l’informazione italiana mainstream, in primis le TV pubbliche che ci hanno raccontato le magnifiche sorti e progressive della guerra giusta, l’imminente crollo di Putin, la disfatta dell’economia russa dietro l’angolo, il tonfo del rublo e altre stupidaggini del genere. Mentre si parlava di una vittoria di Zelensky, in realtà in queste settimane accadevano tre cose terribili: boom di export per la Russia, carneficina dei soldati ucraini e avanzata delle truppe di Mosca. Un +90% di export di gas e petrolio con cui Putin può pagarsi la guerra per tutto il 2023. Gli ucraini stanno accusando perdite elevatissime, mille al giorno fuori combattimento fra morti, mutilati e feriti. Per la prima volta le forze armate ucraine chiedono gambe e braccia per i mutilati. In un mese quelli fuori combattimento saranno in trentamila di questo ritmo: addio esercito ucraino.

 Zelensky passerà alla storia come il Cadorna dell’Ucraina. 

Replica le gesta del nostro generale Cadorna, prima di Caporetto. Chiede l’impossibile alle sue truppe per obbedire a una narrazione propagandistica Nato (Biden)  che promette una vittoria mentre ottiene un massacro. Poveretti, i soldati ucraini si fanno ammazzare e dilaniare fino all’ultimo uomo. I loro comandanti per ragioni di “onore militare” non condividono con l’intelligence americana gli esiti delle proprie azioni per mascherare la debolezza in cui versa un’armata decimata, a rischio di ammutinamenti e diserzioni, un’armata piena di feriti, devastata dalle morti e da paurose mutilazioni.

Prima ci renderemo conto che gli Usa sono guidati da un vecchio inetto e l’UE da una signora non all’altezza e da propagandisti  (es. Draghi) che non hanno raggiunto gli obiettivi militari ed economici sbandierati, e meglio sarà per noi. Purtroppo questa guerra la sta vincendo Putin con una lucidità che fa spavento.  L’uomo del KGB doveva finire nella polvere, ma nella polvere ci stiamo finendo noi, che ci siamo cibati della narrazione tossica della Nato, una narrazione che ci ha promesso una vittoria dell’Ucraina che non è arrivata. I soldati ucraini sono le prime vittime di questa narrazione tossica, dopo veniamo noi. Prima o poi questi incapaci, questi ignoranti, questi falliti della storia, dovranno ammettere i loro errori, i loro abbagli e i loro fallimenti. E convenire, con noi pacifisti, che la guerra, da sempre, non è la soluzione ma solo il problema. 

L’articolo completo è su https://www.peacelink.it/mediawatch/a/49163.html

Spezzeremo le reni.

“Spezzeremo le reni alla Grecia”  è un celebre slogan fascista in un discorso pronunciato da Benito Mussolini a Piazza Venezia il 18 novembre 1940, ma già usato  “Spezzeremo le reni al Negus” nel 1935 per la guerra d’Etiopia. Si risolsero in clamorosi flop. In altra forma ma nella stessa sostanza “Spezzeremo le reni alla Russia” è stato usato da Mario Draghi esaltando le sanzioni e l’aumento della spesa militare per l’invio di armi. Mi sa che in questo ennesimo flop le reni  si spezzano all’economia dell’Italia e non alla Russia.  Infatti, a quanto scrive il Corriere della sera (https://www.affaritaliani.it/esteri/biden-contro-zelensky-von-ci-credeva-boom-export-per-putin-scandalo-ocse-800628.html ), “Solo nei primi quattro mesi dell’anno le entrate del bilancio russo aumentano del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dell’equivalente di 43,8 miliardi di euro (il 3,3% del prodotto lordo del Paese). Nei primi quattro mesi del 2022 l’export di petrolio e gas cresce del 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un balzo sul 2021 equivalente a 27 miliardi di euro. Se Mosca riuscisse a mantenere lo stesso ritmo durante tutto il bilancio in corso — ipotesi non irrealistica, dato l’impatto ritardato delle sanzioni europee sul petroli — le entrate in più basterebbero a finanziare quasi tutta la spesa militare e dell’apparato repressivo da circa 100 miliardi di euro per il 2023. Anche nel caso di un embargo totale di tutti i Paesi del mondo sull’energia russa dal gennaio prossimo”.

Da Ostuni Climate Camp 2022 alla COP27 Sharm el-Sheikh.

Clicca qui l’organizzazione e il programma dal 30/7 al 8/8 del Camp di Ostuni. E’ organizzato dalla Campagna Nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile, dalla Confederazione COBAS, dal Movimento No TAP/SNAM di Brindisi e dagli studenti di EmergenzaClimatica.it. E’ una chiamata per tutte le associazioni e movimenti italiani ed europei sull’Emergenza Climatica, contro l’estrattivismo e l’”economia di guerra”. Sappiamo bene in che direzione ci stanno portando i Governi col loro capitalismo verde, megaprogetti, transizione col gas fossile, guerre e promesse non mantenute. Vogliamo organizzare la lotta per la prossima Cop27 di Sharm el Sheik: la 27a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022.

Dopo il Climate Camp Ostuni 2021 e la Cop26 di Glasgow molte cose sono cambiate: la speculazione post covid sui prezzi del gas, la guerra in Ucraina, l’indipendenza dal gas russo e le nuove politiche energetiche dei governi europei e della UE. Le solite compagnie Oil&Gas hanno fatto extraprofitti enormi (ENI ultimo quadrimestre + 4700%) e tutti i Governi hanno peggiorato la loro politica climatica promessa per il 2030: ritorno al carbone, potenziamento dei gasdotti esistenti (TAP, Algeria, Libia) e nuovi gasdotti (Poseidon); nuovi rigassificatori (Brindisi e Taranto) e tanto GNL, carissimo, da paesi democratici “amici”: USA, Quatar, EAU, Mozambico, Congo, poi nuovi inceneritori, impianti a biomasse e nuove trivelle del Pniec. Paghiamo tutto noi con le bollette dal benzinaio. Un passo indietro di 10 anni. E intanto le emissioni di gas climalteranti come il metano sono stati ai massimi storici nel 2021.

Cento anni fa Lenin già pose la questione Ucraina.

Scrive “Agli operai e ai contadini dell’Ucraina”: “Il potere sovietico in Ucraina ha dei compiti specifici. Uno di questi compiti merita in questo momento un’attenzione particolare. È la questione nazionale, e cioè: l’Ucraina sarà una repubblica socialista sovietica distinta e indipendente, alleata (federata) con la Repubblica socialista federativa sovietica russa, oppure l’Ucraina e la Russia si fonderanno in un’unica repubblica sovietica? Tutti i bolscevichi, tutti gli operai e i contadini coscienti devono riflettere seriamente su questo problema”.  Chi deve decidere? Secondo Lenin: “L’indipendenza dell’Ucraina è stata riconosciuta dal Comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la RSFSR – Repubblica socialista federativa sovietica della Russia – e dal Partito comunista bolscevico russo. Perciò è cosa ovvia e universalmente riconosciuta che soltanto gli operai e i contadini dell’Ucraina possono decidere”.  Mica tanto ovvio alla luce di quanto è arrivato a compimento cento anni dopo. Nella visione di Lenin la questione si sarebbe risolta pacificamente: “ Il capitale è una forza internazionale. Per vincerla è necessaria l’alleanza internazionale, la fratellanza internazionale degli operai. Noi siamo nemici dell’odio nazionale, dei dissensi nazionali, del particolarismo nazionale. Siamo internazionalisti. Aspiriamo alla stretta alleanza e alla fusione completa degli operai e dei contadini di tutte le nazioni del mondo in un’unica repubblica sovietica mondiale.  Noi vogliamo un’unione volontaria delle nazioni, una unione che non permetta nessuna violenza esercitata da una nazione su un’altra, un’unione fondata su una completa fiducia, sulla chiara coscienza dell’unità fraterna, su un accordo assolutamente volontario.” La storia invece è andata da ben altra parte e Putin è ben lontano dall’interpretazione di Lenin: “Dobbiamo quindi essere molto prudenti, pazienti, concilianti verso le sopravvivenze della diffidenza nazionale, e dobbiamo essere inflessibili…”. Continua cliccando qui.

Protezione e asilo ai disertori e obiettori della guerra.

Le reti internazionali per la pace e il disarmo chiedono che venga garantita in Europa la protezione per gli obiettori e disertori della guerra in Ucraina Il Movimento Nonviolento, in continuità con la Campagna di Obiezione alla guerra, ha partecipato e sottoscritto l’Appello al Parlamento Europeo di IFOR, WRI, EBCO-BEOC per concedere protezione e asilo agli obiettori di coscienza e ai disertori russi, bielorussi e ucraini. Clicca qui.

Zelenskyani o putiniani.

Se l’informazione fosse -come la nostra- onesta,  non sarebbe inevitabile essere vittime o della propaganda  di guerra della Russia oppure della propaganda di guerra degli Usa. Quest’ultima è quella che TV e giornali adottano all’unisono in Italia ed è talmente spinta  da inventarsi l’esatto contrario: il Corriere della Sera pubblica un paginone con tanto di foto segnaletiche  dei “putiniani” che stanno egemonizzando l’informazione a favore e al soldo della Russia. La pagina del Corriere sarebbe degna dei famosi falsi satirici de “Il Male”, se non che le liste di proscrizione sono faccenda seria perché attribuita a Copasir e Servizi segreti. Che si rimpallano la primogenitura, dunque a coprire le spalle delle forze di governo. Queste ultime sono ammucchiate in un unico coro, come già per la pandemia covid ecc., e anche questo scandalo dei dossieraggi contro chi dissente dal governo Draghi sulla guerra, oltre  che lo stato comatoso della nostra democrazia dimostra che c’è una sola categoria peggiore dei politici: i giornalisti, parte integrante della recita collettiva.

La categoria dei giornalisti, come più volte abbiamo affermato, ben si presta perché per indole prostituente, perché è pur vero che non esiste giornalismo obiettivo ma dovrebbe esistere il giornalismo onesto.  Noi non ci siamo mai spacciati di essere obiettivi: siamo apertamente partigiani dell’ambiente, della salute, della pace, della nonviolenza. Non a caso siamo appena stati minacciati. Siamo schierati apertamente contro la guerra e ne chiediamo la cessazione più rapidamente possibile; siamo contrari all’invio di armi italiane all’Ucraina, l’aumento delle spese militari, la desueta e ormai insopportabile adesione dell’Italia alla Nato. Anzi, le nostre   opinioni sono per lo più riassunte nella frase del Papa che, pur condannando  l’invasione russa, ha detto che “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata  sì”.

La guerra come una matrioska.

La guerra  come concentrato di molte guerre, come una sorta di matrioska, al cui interno troviamo: un conflitto civile interno all’Ucraina determinato dalle spinte separatiste delle regioni del Donbass; un conflitto fra Stati, determinato dall’invasione russa dell’Ucraina; un conflitto fra imperialismi e blocchi militari che vede la Russia da una parte e Usa, Nato e governi europei dall’altra; infine, si intravede la possibile guerra futura che vedrà in campo i veri contendenti all’egemonia mondiale, ovvero Usa e Cina. Clicca qui alcuni spunti di riflessione da parte di Attac Italia.

E questo, della Corte costituzionale, sarebbe addirittura il presidente!?

L’hanno sempre chiamato “dottor sottile” soprattutto quando Craxi, l’esiliato… dopo condanna definitiva, dal suo rifugio di Hammamet sottilmente definì il suo ex delfino: “traditore”, “becchino del Psi”, “trasformista”, “voltagabbana”, “impancato a sputar sentenze morali” “del finanziamento illegale tu lo sapevi benissimo, caro Giuliano, avevi le mani in pasta come me, pagavi le tue campagne elettorali con i soldi del cassiere di Via del Corso e raccoglievi fondi anche per conto tuo”. 

Oggi l’immarcescibile Giuliano Amato,  da presidente della Corte Costituzionale sottilizza anzi  assottiglia anzi fa a fette  la Carta Costituzionale: “Per l’articolo 11  l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie, ma non la ripudia in assoluto. La Costituzione prevede il sacro dovere di difendere la patria. E poi ci sono i vincoli assunti in sede europea e internazionale: il dovere alla solidarietà verso i membri dell’Unione europea aggrediti da altri e la clausola di solidarietà tra i Paesi membri della Nato”.

Se  lo spirito dei  Costituenti ammette guerra difensiva condotta sul territorio italiano contro un aggressore esterno, giammai può giustificare l’intervento italiano in un conflitto tra altri due contendenti: a quel punto, se intervenissimo ogni volta che uno Stato ne aggredisce un altro, dovremmo entrare in guerra con mezzo mondo. Lo stesso aiuto ad uno stato in guerra attraverso la fornitura di armi è da considerare  a tutti gli effetti un intervento bellico. Insomma l’articolo 11 impedisce anche il commercio e l’invio di armi con paesi in guerra.

L’interpretazione del “ripudio della guerra” è, da parte del presidente del più importante organo di garanzia costituzionale, un vero e proprio tradimento della Costituzione. La famiglia socialista chiede la riabilitazione di  Craxi, magari l’input proverrà dalle parti della Consulta, anche se Bettino in punto di morte lasciò scritto: “Mi ripugnerebbe essere riabilitato da coloro che mi uccidono”.

Boom di spese belliche dopo l’Ucraina.

Il governo di  Mario Draghi ha annunciato che il budget militare verrà portato al 2% del Pil entro il 2028. Secondo le stime dell’Osservatorio Milex sulla spesa militare (che differiscono parzialmente da quelle del ministero della Difesa), si passerà dai 25,8 miliardi di euro spesi attualmente a 38 miliardi di euro, con un aumento di oltre 2 miliardi all’anno. Vedi questa e le altre tabelle all’interno della Mappa della spesa militare nel mondo pubblicata da Il Fatto Quotidiano: clicca qui.

L’invio armi alimenta guerra, razzismo e fame.

“Nella sua dichiarazione per la Giornata mondiale dell’ambiente il Presidente della Repubblica tra l’altro ha detto: ‘La scellerata guerra che sta insanguinando l’Europa con l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina sta provocando una conseguenza inevitabile sulla capacità di rispettare l’agenda degli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico ed evitare così le ulteriori crisi umanitarie conseguenti’ E ha detto bene. Peccato che non si sia opposto all’illegale, incostituzionale invio di armi italiane ad alimentare quella guerra, quelle stragi, quella criminale follia. Peccato che Mattarella  non si sia opposto alle insensate, scellerate, catastrofiche iniziative guerresche e razziste del governo italiano e dell’Unione Europea che invece di contrastare la guerra e le stragi le favoreggiano, le incrementano, le estendono, contribuendo a far morire innumerevoli innocenti e mettendo nel più  grave pericolo l’umanità intera.”  (Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera).

Siamo ad un passo dalla guerra nucleare.

Putin: schiacceremo le nuove armi missilistiche Usa come noci. Fino a quando tutti useranno i noccioli delle atomiche. Clicca qui padre Ernesto Balducci, quando rifletteva che dinanzi alla prospettiva della catastrofe atomica si fa più serrato il confronto tra gli utopisti, noi, secondo i quali è possibile, in ragione della stessa smisuratezza del pericolo, uscire una volta per sempre dalla civiltà della guerra, e i realisti, secondo i quali il bene della pace, anche oggi come sempre, può essere custodito solo dall’equilibrio delle forze in campo.

2 giugno 2022 festa della Repubblica, Mattarella dichiara guerra alla Russia.

“Una  soluzione diplomatica  non può  che prescindere dal ritiro della Russia. La guerra finisce con il ritiro degli occupanti e con il ripristino della integrità territoriale, grazie ai nuovi missili di Biden. Clicca qui TGLa7. Dunque la pace si otterrà solo con la sconfitta di Putin. La dichiarazione davanti al corpo diplomatico di tutto il mondo, non invitati gli ambasciatori russi. La telecamera inquadra in prima fila  ad applaudire il ministro degli esteri Luigi Di Maio con Mario Draghi, in rappresentanza di tutti gli italiani disponibili -per la pace- a invio armi e tirate della cinghia.

Non è la prima volta che Mattarella calza l’elmetto. Anzi, Il 24 marzo 1999, la seduta del Senato riprende alle 20,35 con una comunicazione dell’on. Sergio Mattarella, allora vice-presidente del governo D’Alema (Ulivo – Pdci – Udeur): «Onorevoli senatori, come le agenzie hanno informato, alle ore 18,45 sono iniziate le operazioni della Nato». In quel momento, le bombe degli F-16 del 31° stormo Usa, decollati da Aviano, hanno già colpito Pristina e Belgrado. E stanno arrivando nuove ondate di cacciabombardieri Usa e alleati, partiti da altre basi italiane. In tal modo, violando la Costituzione (artt. 11, 78 e 87), l’Italia viene trascinata in una guerra, di cui il governo informa il parlamento dopo le agenzie di stampa, quando ormai è iniziata. L’ex comunista Massimo D’Alema era stato convocato a Washington dove il presidente Clinton gli aveva proposto: «L’Italia è talmente prossima allo scenario di guerra che non vi chiediamo di partecipare alle operazioni militari, è sufficiente che mettiate a disposizione le basi». D’Alema gli aveva orgogliosamente risposto «ci prenderemo le nostre responsabilità al pari degli altri paesi dell’Alleanza», ossia che l’Italia avrebbe messo a disposizione non solo le basi ma anche i propri cacciabombardieri per la guerra alla Jugoslavia. Ai bombardamenti parteciperanno infatti 54 aerei italiani, attaccando gli obiettivi indicati dal comando Usa.

Mentre è ancora in atto la guerra contro la Jugoslavia, il governo D’Alema partecipa a Washington al vertice Nato del 23-25 aprile 1999, che rende operativo il «nuovo concetto strategico»: la Nato viene trasformata in alleanza che impegna i paesi membri a «condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza». Da qui inizia l’espansione della Nato ad Est. In vent’anni, dopo aver demolito la Federazione Jugoslava, la Nato si estende espandendosi sempre più a ridosso della Russia. E arriviamo alla guerra in Ucraina, avviata nel 2014 e ancora in corso. Clicca qui Il Manifesto. 

Confermata la manifestazione del 2 giugno. No Base, né a Coltano né altrove.

La nuova base militare, giurano la Difesa e il sindaco di Pisa, non sarà dentro il Parco di San Rossore. Ma la soluzione prospettata dal decreto appena firmato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini è un trucco mediatico: nessuna garanzia, le autorità  rifletteranno su una soluzione alternativa allo scempio dei 70 ettari nel parco, ma la nuova base camuffata potrebbe ancora coinvolgere Coltano e in particolare edifici pubblici dismessi.

Putin: piano di pace italiano fasullo in presenza delle sanzioni.

Putin risponde alla telefonata di Draghi:  “La Russia sta diventando  più forte grazie alle sanzioni. Rubare i beni di qualcuno non ha mai portato a nulla di buono, soprattutto a chi lo fa”. Dopo aver dato del “poliziotto” a Biden, Putin ha assicurato a  Draghi la fornitura di gas, e per quanto riguarda la crisi alimentare ha sostenuto  che è l’Ucraina a bloccare l’apertura di corridoi umanitari per le navi. Soprattutto ha ribadito che darà l’ok ai corridoi via mare per il grano da Mariupol solo se saranno revocate le sanzioni. Nel frattempo Mosca sta guadagnando dalla crisi alimentare di cui molti Paesi sono vittime.

La questione dei territori e dei confini ucraini.

Nel vastissimo territorio ucraino, dove ci sono molte minoranze, si profila verso Est una popolazione russofona, diversa sotto l’aspetto storico, politico, culturale. Dopo il capitolo emblematico della Crimea, annessa dalla Russia dopo il referendum del 2014, è stato certo un errore di Kiev non concedere uno statuto autonomo al Donbass. In entrambi i casi l’indipendenza tempestiva avrebbe ratificato quelle differenze che non potevano essere cancellate e avrebbe forse evitato il conflitto. Adesso le autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, riconosciute dalla Federazione Russa, vengono in fondo fagocitate dall’invasione. L’Europa, che era nata per superare le nazioni e garantire la coabitazione tra popoli, assiste invece impotente a una sorta di guerra civile fratricida. Proprio da qui si può però ripartire, da un canto mettendo radicalmente in discussione sovranità e integrità territoriale, dall’altro mirando ai grandi obiettivi politici della pace e della convivenza.

Solidarietà internazionale al reggimento Azov.

Accusata, tra il 2014 e il 2016 nella guerra del Donbass in risposta ai  secessionisti filo-russi, di crimini di guerra e tortura, tra gli altri dall’OSCE, dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, e da Human Rights Watch, la formazione neonazista è stata legalizzata dal regime di Kiev. Dai media italiani in più trasmissioni e tg i miliziani del Reggimento Azov  sono stati presentati come eroi anche attraverso le testimonianze delle loro mogli. Questa solidarietà non è venuta meno dopo che si sono arresi nell’acciaieria Azovstal a Mariupol, seppur siano stati perfino accusati  di  aver bloccato nei sotterranei delle acciaierie centinaia di civili, impedendo loro di mettersi in salvo e utilizzandoli come “scudi umani”. Così commenta il sarcasmo di Vauro:

Eroe o genocida?

Le immagini della resa del battaglione Azov sono state diffuse dai media russi. Si vedono gli ucraini sfilare in mutande, alcuni di loro hanno tatuaggi a prova del loro credo politico: svastiche, soli neri, aquile del Terzo Reich e simboli celtici. Ci sono poi gli scatti dei militari salendo su dei bus. Vanno nei territori controllati dai russi dove saranno portati davanti a una giuria russa. Un processo “inevitabile” secondo Denis Pushilin, leader dei separatisti del Donetsk, perché si tratta di “una richiesta dei cittadini e della società”. Il comandante degli Azov, Denis Prokopenko, nella foto,  è stato portato via con un mezzo speciale. “I residenti lo odiavano e volevano ucciderlo per le numerose atrocità commesse” ha spiegato il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. Zelenski lo decora come eroe nazionale,  per i filo russi  del Donbass è un nazista genocida.