Non entrare nel Board of Peace!

Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. 

Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale.

Il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza. 

La distruzione sistematica in corso dell’architettura internazionale e dei pilastri della convivenza, che dalla fine della seconda guerra mondiale ci hanno consentito di superare molte crisi difficili, è un crimine che deve essere fermato senza ulteriori indugi.

Clicca qui.

Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International…

In seguito all’aggressione militare perpetrata dal Governo e dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela nella notte del 3 gennaio 2026, Pax Christi International ha immediatamente rilasciato una dichiarazione in cui condanna fermamente l’operazione.

Tali dimostrazioni di forza, si legge nella dichiarazione, sono in palese contrasto con il diritto internazionale e rischiano di legittimare azioni simili da parte degli Stati più potenti.

Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International chiede la cessazione immediata delle azioni militari in Venezuela, continuando a schierarsi fermamente dalla parte di una pace giusta e disarmata.

https://paxchristi.net/pax-christi-international-condemns-the-military-aggression-of-the-united-states-against-venezuela/#

Una chiesa finalmente pacifista.

E’, nel solco di papa Francesco, la chiesa rappresentata dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) presieduta dal cardinale Matteo Zuppi.  Boicottare aziende e banche armate. Sì all’obiezione professionale. No leva ma servizio civile obbligatorio. Niente stellette per i cappellani militari. E’ quanto propone la Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” diffusa dalla Cei nell’Assemblea generale di Assisi.
La produzione e il commercio di armi innescano meccanismi economici che tendono a perpetuarsi, sostenendo e talvolta fomentando conflitti o supportando regimi autoritari”. La Cei spinge al boicottaggio“Alla presa di distanza da quelle economie che sostengono la produzione e il commercio di armi; così come ai disinvestimenti per non sostenere gli acquisti dei titoli azionari dell’industria militare, quelli che contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi”.
Loda “l’obiezione professionale”: il rifiuto di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi”, discorso che ricorda gli scioperi dei portuali che negli ultimi mesi si sono rifiutati di lavorare nei porti italiani ed europei al trasporto di armamenti.
In alternativa alla leva obbligatoria la Cei oppone “il servizio civile obbligatorio”: che porta “a scoprire che la difesa della patria non si assicura con il ricorso alle armi, ma passa per la cura della civitas, attraverso l’obiezione di coscienza e il servizio civile”. Ci ricordiamo don Milani: “L’obbedienza non è una virtù”?
Infine, propone la “smilitarizzazione” dei cappellani militari: senza stellette, senza carriera: “figure non legate all’ambiente militare, ma forme nuove di assistenza spirituale per le forze armate, che tengano anche conto dei cambiamenti del ruolo delle donne e degli uomini che compiono questa scelta”.

Per Gaza un piano di guerra e non di pace!

Alla vigilia del 29 novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” denunciano la grave decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 

Gaza. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva un piano di guerra e non di pace

  • La Risoluzione 2803/2025 è un nuovo attentato alla pace e ai diritti umani, all’Onu e al Diritto Internazionale dei Diritti Umani, alla legalità e all’autodeterminazione dei popoli
  • La Risoluzione viola la Carta dell’Onu e riconosce la legge del più forte
  • Ignorate le Risoluzioni Onu che sanciscono il principio “Due Stati per due Popoli”
  • Tolto all’Onu il compito di ristabilire e assicurare la pace e fornire protezione e assistenza ai palestinesi
  • Compromesso anche il ruolo del Consiglio di Sicurezza

“Se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”…

Non si era sempre detto che la Cisl fosse di ispirazione cattolica? La attuale Cisl organizza una “Maratona della pace” per lasciare dire tranquillamente sul grande schermo a Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, che “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”…
Una affermazione che nessun Papa recente ha mai pronunciato. Peraltro, la proposizione di Kallas, ripetuta ossessivamente dall’establishment della UE e dai vertici della Nato, è ampiamente superata dal moderno pensiero razionale europeo, laico e religioso. Da Giovanni XXIII a Erasmo da Rotterdam, Immanuel Kant, Bertrand Russell, Albert Einstein, Sigmund Freud ecc.  Tutti d’accordo che “la causa principale delle guerre vada attribuita al piccolo ma deciso gruppo di coloro che attivi in ogni Stato e incuranti di ogni considerazione e restrizione sociale, vedono nella guerra, cioè nella fabbricazione e vendita di armi, soltanto un’occasione per promuovere i loro interessi personali e ampliare la loro personale autorità”.
 
E’ sconcertante che la Cisl, ospitando la narrazione obsoleta, irrazionale e pericolosa di Kaja Kallaspossa pensare che alla disoccupazione si possa rimediare con “la riconversione bellica del lavoro” piuttosto che investendo in sanità e scuola – per  un caccia F-35 si spende la stessa cifra che serve per allestire 3.244 posti in terapia intensiva – e abbia iniziato a preparare, di fatto, i lavoratori all’accelerazione della riconversione al militare dell’industria civile e della riconversione alla guerra dell’economia sociale. Anziché a lottare per il disarmo e la pace.

La “Carta” del Movimento Nonviolento.

Il Movimento Nonviolento lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d’azione del movimento nonviolento sono:
1. l’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la non-collaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

4 novembre, non festa ma lutto.

Anche quest’anno in occasione del 4 novembre, festa delle Forze Armate, istituzioni e apparati militari si preparano ad esaltare la guerra e il militarismo secondo la narrazione della “vittoria” della Prima Guerra Mondiale: una “inutile strage” il cui bilancio finale per l’Italia fu di oltre 650.000 soldati uccisi e più di un milione feriti, dei quali molti con gravi mutilazioni. A questi si aggiunsero più di 600.000 vittime civili a causa di bombardamenti e occupazioni militari, carestie ed epidemie.
La maggior parte delle vittime erano contadini ed analfabeti esclusi dal diritto di voto e obbligati a farsi ammazzare o a uccidere nemici che non conoscevano, da un governo che li considerava solo carne da cannone. La guerra non risolse i problemi dell’Italia, anzi ne creò di nuovi e favorì l’avvento del fascismo. Anche l’Europa di allora si trovò davanti a conseguenze terribili, crisi economiche e sociali, con l’affermarsi del nazismo, militarista e razzista. Tutto poi precipito nel disastro della Seconda Guerra Mondiale.

Attorno alla data del 4 novembre, ripristinata anche come Giornata dell’unità nazionale per intensificarne la portata, non c’è solo una distorta celebrazione storica ma anche il tentativo di una vera e propria propaganda bellica che si riversa nelle scuole e in molte celebrazioni istituzionali.
 
Da tempo il Movimento Nonviolento ha trasformato la giornata del 4 novembre in un’importante occasione di riflessione e opposizione a tutti gli eserciti, contro tutte le politiche di riarmo, a sostegno degli obiettori di coscienza e dei disertori di tutte le guerre.

La nostra proposta è la Campagna di Obiezione alla guerra, per dire no alla chiamata alle armi, alla mobilitazione militare, all’ipotesi di ritorno della leva obbligatoria. Ci dichiariamo da subito obiettori di coscienza, invitando tutti a sottoscrivere la Dichiarazione di obiezione di coscienza per respingere il disegno di chi vuole obbligare i nostri giovani a prendere il fucile e vestire la divisa.
 

La finta pace del finto nobel per la pace.

Il premier israeliano Netanyahu ha ordinato all’esercito di effettuare «raid massicci» sulla Striscia, accusando Hamas di violazione delle intese dopo che i miliziani palestinesi hanno consegnato i resti di un ostaggio il cui corpo era stato già recuperato in precedenza. Per questa “truffa di cadavere”, in un solo giorno i bombardamenti hanno causato 104 morti, di cui 46 bambini e 20 donne. Trump ha applaudito. 

La tregua.

Se hai i soldi, la pace puoi comperarla, perché la pace, come tutto il resto, è una merce. Troveremo il modo di quotarla in Borsa. Se oltre ai soldi hai dalla tua anche il Dio della Bibbia (degli altri chi se ne importa), oltre che ricco sei anche dalla parte giusta. Questa la mia sintesi del discorso di Trump alla Knesset. Sintesi brutale e forse anche tendenziosa, me ne rendo conto, ma non saprei farla diversamente.
 
Si è detto: ben venga la pace di Trump, se porta un poco di conforto alla gente di Gaza e al Medio Oriente in generale. È giusto dirlo, è giusto pensarlo. Né la boria scandalosa con la quale il bullo attualmente capo dell’Occidente incensa se stesso basta a cancellare il suo innegabile momento di trionfo: l’interruzione della carneficina porta la sua firma. La prepotenza dei nostri giorni è anche figlia dell’impotenza che l’ha preceduta.
Michele Serra
 
E accontentiamoci che chi ha collaborato al genocidio non è stato insignito del premio Nobel (per ora). 

Sta di fatto che l’Italia è in guerra con la Russia.

E’ nato prima l’uovo o la gallina? La gallina russa ha dischiuso l’uovo-guerra nel 2022 con l’invasione in Ucraina? Oppure l’uovo era stato depositato 11 anni prima dalla Nato, cioè dagli Stati Uniti: avendo messo in piedi, addestrato, finanziato e armato il potente esercito di un Paese non appartenente alla Nato, per attaccare gli ucraini russofoni ribelli dopo il golpe di Maidan del 2014 e per assediare la Russia?
 
A parte che l’uovo è nato prima, sta di fatto che la guerra c’è, non è una guerra tra Russia e Ucraina bensì, ancor più dopo l’invasione del 2022, è tra Russia e Nato (USA ed Europa): nel teatro di guerra dell’Ucraina la Russia bombarda l’Ucraina che si difende con le armi rifornite dalla Nato, mentre, oltre i confini dell’Ucraina la Nato lancia i droni e missili sugli obiettivi civili e militari del territorio della Russia. Non si sa se andrà a finire con le atomiche, e dove.
Conclusione. La Nato è intervenuta, a merito o demerito, a difendere o aggredire, a seconda dei punti di vista, ma a proprio rischio e pericolo: perché l’Ucraina non è un Paese che appartiene alla difesa Nato. Consapevolmente, la Nato (USA ed Europa) è entrata in guerra con la Russia.
 
L’Italia, paese Nato, è entrata in guerra con la Russia. A nostro rischio e pericolo. Siamo diventati bersagli, anche nucleari, della Russia. Consapevole, il governo Meloni ci prepara alla guerra, ci indebita per armarci.
 
Non siamo in guerra perché abbiamo contenziosi territoriali con la Russia, non dobbiamo armarci perché avremmo preoccupazioni di essere invasi. No, siamo semplicemente a rischio e pericolo di fare la tragica fine degli ucraini, che ora stanno facendo la guerra (persa) in Europa per conto degli americani che stanno al sicuro (speriamo) oltre oceano.

No MUOS no guerra.

Il due agosto abbiamo indetto una manifestazione in Contrada Ulmo, con partenza dal presidio no muos e arrivo alla base militare della US Navy, preceduta la sera prima dalla proiezione del film “Valentina e i MUOStri” in piazza Vittorio Emanuele a Niscemi.

Ci teniamo a raccontare cosa è successo il giorno della manifestazione per rendere noto a tutti/e come in Contrada Ulmo si vive in uno stato di polizia.

Clicca da No Muos.

Sono uno studioso del genocidio, ne riconosco uno quando lo vedo.

La mia conclusione inevitabile è che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese. Sono cresciuto in una famiglia sionista, ho vissuto la prima metà della mia vita in Israele, ho prestato servizio nell’esercito israeliano come soldato e ufficiale e ho trascorso gran parte della mia carriera studiando e scrivendo sui crimini di guerra e sull’Olocausto, quindi è stata per me una conclusione dolorosa da raggiungere, a cui ho resistito il più a lungo possibile. Ma ho tenuto corsi sul genocidio per un quarto di secolo. So riconoscere un genocidio quando lo vedo.
 
Questa non è solo la mia conclusione. Un numero crescente di esperti in studi sul genocidio e diritto internazionale ritiene che le azioni di Israele a Gaza si possano definire solo come genocidio. Lo sostengono Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, e Amnesty international. Il Sudafrica ha presentato una denuncia per genocidio contro Israele alla Corte internazionale di giustizia.
 
Il continuo rifiuto di questa definizione da parte di stati, organizzazioni internazionali, giuristi e accademici causerà un danno incalcolabile non solo alla popolazione di Gaza e di Israele, ma anche al sistema di diritto internazionale costruito sulla scia degli orrori dell’Olocausto, concepito per impedire che queste atrocità si ripetano. È una minaccia alle fondamenta stesse dell’ordine morale su cui tutti facciamo affidamento.
 
Il crimine di genocidio è stato definito nel 1948 dalle Nazioni Unite come “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale”. Nel determinare cosa costituisce un genocidio, quindi, dobbiamo sia individuare l’intenzione sia mostrare che viene messa in atto. Nel caso di Israele, questa intenzione è stata espressa pubblicamente da numerosi leader e funzionari pubblici. Ma l’intenzione può anche essere dedotta dal metodo delle operazioni sul campo, e questo metodo è diventato chiaro nel maggio 2024 – e poi sempre dei più – con la distruzione sistematica della Striscia di Gaza per mano delle forze armate israeliane.
 
Clicca qui Omar Bartov.

Noi non lavoriamo per la guerra!

I portuali annunciano il blocco di una nave israeliana a Genova.
 
La nave Cosco Pisces con un carico di acciaio destinato a Israele, era stata già bloccata da parte dei portuali greci del sindacato Enedep/Pame del Pireo. I portuali italiani hanno fatto sapere di aver appreso che la stessa nave è adesso diretta ai porti liguri di La Spezia prima, dove è prevista arrivare il 25 luglio prossimo, e successivamente a Genova, per poi continuare il suo viaggio in altri porti del mediterraneo.
 
“Sulla base di queste informazioni disponibili, che oramai si poggiano su una rete di solidarietà tra portuali sempre più attiva in tutto il mediterraneo, stiamo monitorando costantemente le possibili attività della nave” dichiarano i portuali dell’Usb.
 
“Al momento in cui scriviamo, non risultano attività di scarico previste dei container incriminati né altre attività di carico di altro materiale bellico nei due porti liguri, ma seguiremo con la massima attenzione l’evoluzione delle operazioni. Nel caso la situazione dovesse cambiare e risultasse il coinvolgimento di portuali nelle operazioni di carico e scarico di questo materiale, USB Mare e Porti è pronto a dichiarare immediato sciopero rispetto queste attività, chiamando alle mobilitazioni lavoratori e cittadini coerentemente con i principi del manifesto. “Il lavoro ripudia la guerra”, preparato insieme a Ceing e sottoscritto in queste ore da molte associazioni, costituzionalisti, giuristi, avvocati ed esponenti di movimenti per la pace”.

In queste guerre bisogna usare l’arma più forte.

Mohandas K. Gandhi è stato della nonviolenza il più grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della nonviolenza come proposta d’intervento politico e sociale e principio d’organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza.
Che cos’è la nonviolenza.
1. La nonviolenza è la legge della razza umana ed è infinitamente più grande e più potente della forza bruta.
2. Essa non può essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell’Amore.
3. La nonviolenza offre la più completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell’onore dell’uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprietà della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati. La nonviolenza, per la sua stessa natura, non è di nessun aiuto nella difesa dei guadagni illegittimi e delle azioni immorali.
4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la nonviolenza debbono essere pronti (le nazioni fino all’ultimo uomo) a sacrificare tutto tranne il loro onore. La nonviolenza dunque è incompatibile con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l’imperialismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per difendersi.
5. La nonviolenza è un potere che può essere posseduto in egual misura da tutti – bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti, posto che essi hanno una fede profonda nel Dio dell’Amore e che quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quando la nonviolenza viene accettata come legge di vita essa deve pervadere tutto l’essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6. E’ un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell’umanità.
 
Clicca qui l’opuscolo “Gandhi testimone della nonviolenza”.

Occorre una insurrezione.

Occorre un’insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori più atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalità che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all’umanità.

Repressione con l’esercito contro gli antimilitaristi.

Ancora repressione del dissenso. Lacrimogeni e un elicottero usato come sfollagente per disperdere la manifestazione che il movimento antimilitarista “A foras” ha organizzato davanti alla base di Decimomannu contro la massiccia presenza militare in Sardegna e contro ogni logica di guerra.
 
Ancora prima che la protesta iniziasse, tutti i manifestanti sono stati identificati e quando si sono avvicinati alla recinzione della base, prima sono partiti i lacrimogeni e poi un elicottero è planato a volo radente sul corteo per disperderlo con lo spostamento d’aria, una tecnica pericolosa e fuorilegge tranne in casi di estrema necessità. Un vasto incendio è stato provocato dal contatto dei lacrimogeni con le stoppie dei campi intorno al poligono.

Le forze armate italiane cooperano con quelle israeliane? Ecco le prove.

Il vertice dell’aviazione militare israeliana a febbraio di quest’anno era nella base aerea di Amendola per un breefing di rilevanza strategico-operativa denominato “F-35 Air Chiefs Meeting”. Qualche mese prima era stato l’ammiraglio Cavo Dragone a incontrare i vertici militari israeliani.

Albert Bollettino pacifista settimanale La voce della ragione in tempo di guerra. https://www.peacelink.it/pace/a/50769.html

Pace disarmante e disarmata significa non commerciare armi con Israele.

Aderiamo e invitiamo ad aderire all’appello lanciato da Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo per rompere il silenzio su Gaza: un invito urgente a parlarne ovunque – nei media, nei social, nelle scuole, nelle piazze – con gli hashtag #ultimogiornodigaza e #gazalastday.
 
Sosteniamo la campagna promossa dal Coordinamento No Riarmo contro l’acquisto di tecnologia militare da Israele. In questi giorni, la Commissione Difesa del Senato sta valutando l’acquisto di aerei G550 CAEW, sofisticati strumenti di guerra e sorveglianza prodotti dalla Elta Systems, una sussidiaria della statale Israel Aerospace Industries. Si tratta di tecnologia militare israeliana. Riteniamo inaccettabile che, mentre la comunità internazionale denuncia crimini di guerra e violazioni dei diritti umani a Gaza, l’Italia scelga di rafforzare legami economici e militari con l’industria bellica israeliana. Chiediamo che l’Italia fermi immediatamente ogni collaborazione militare con Israele, non dia un solo euro all’industria militare israeliana e investa invece in scuola, sanità, giustizia sociale e riconversione ecologica.

In Sudan il genocidio non è dimenticato: è ignorato dal mondo.

Il Sudan sta attraversando la più grande crisi umanitaria del mondo e i suoi civili continuano a pagare il prezzo dell’inazione della comunità internazionale, hanno affermato le ONG e le Nazioni Unite, mentre la guerra civile nel Paese entra nel suo terzo anno.
Le conseguenze per i 51 milioni di abitanti del Sudan sono state devastanti. Decine di migliaia di persone sono morte. Centinaia di migliaia di persone rischiano la carestia. Quasi 13 milioni di persone sono state sfollate, 4 milioni delle quali nei paesi limitrofi.

A Roma e a Barbiana per risvegliare le coscienze.

Sabato 5 aprile, la Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace parteciperà alla manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle contro il piano di difesa europea “Basta soldi per le armi. Fermiamoli! “.
 
 
Sempre domani a Barbiana, in occasione della Giornata Internazionale della Coscienza promossa dall’Onu
 
Suoniamo la sveglia delle coscienze!
 
Questo è il tempo in cui dobbiamo prendere coscienza di una serie di errori che sono stati commessi in passato, a tutti i livelli, e che ora stiamo pagando per aver messo troppo spesso i soldi, l’individualismo e la competizione tra tutti (persone, comunità, imprese e Paesi) davanti a ogni altra cosa.
 
Questo è il tempo in cui dobbiamo scegliere e agire con coscienza cominciando a far tesoro delle lezioni che ci vengono copiosi anche da questa alluvione e dalle tante guerre e tragedie in corso, per riscoprire la nostra umanità, per cercare soluzioni ai problemi pregressi che non abbiamo ancora risolti, per vincere l’inerzia e gli interessi che ancora ci impediscono di risolvere i problemi che abbiamo causato nei decenni, per risanare i provocati da questa tragedia, per non trovarci impreparati davanti alle prossima crisi, per riscoprire che “dobbiamo agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Pacifisti in ascolto.

Chissà se fra le parole d’ordine della manifestazione ascolteremo: “L’Italia firmi il Trattato di non proliferazione nucleare” e “Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato”.

Meloni si astiene.

Il Parlamento europeo approva con 399 sì contro 198 no e 71 astenuti, la relazione sulla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea. Il Pd approva (ad eccezione di Cecilia Strada e Marco Tarquini) insieme a Forza Italia mentre il principale partito di governo, Fratelli d’Italia, si astiene. Votano contro, invece, Lega, M5S e Alleanza Rossoverde. Passa anche per alzata di mano l’emendamento che accoglie il piano di riarmo proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Un invito alla rete delle liste civiche.

Lista Civica Italiana (LCI), clicca qui è stata formalizzata con una assemblea a Rimini nel 2013 dopo un percorso partecipativo di due anni tra attivisti e attiviste di associazioni e di liste civiche. Da allora LCI non ha mai pensato alle elezioni e ha preferito fare campagne come quella internazionale dell’Overshoot Day, le battaglie contro leggi elettorali come il Porcellum o contro la flat tax. Ha inoltre partecipato attivamente ai lavori del centro studi sulla politica Forme e Riforme .
 
Ora intende iniziare un progetto politico nuovo basato sui suoi capisaldi di sempre che sono la nonviolenza, il riequilibrio umanità–pianeta, i principi fondanti della Costituzione italiana ai quali ha aggiunto le scoperte del filosofo Giuseppe Polistena sulla politica e le sue forme patologiche.Queste scoperte ci hanno confermato quanto avevamo ‘intuito’ e ci hanno dato una solida base teorica. LCI ora è pronta a iniziare il suo percorso verso un modo di fare politica radicalmente diverso da quello a cui siamo abituati da sempre.
 
L’invito è ad un incontro su Zoom mercoledì 9 aprile alle ore 21. Il link per partecipare ti verrà inviato dall’indirizzo info@listacivicaitaliana.org alcuni giorni prima se avrai compilato il modulo che trovi qui .”

Ci vuole la rivoluzione.

… ripetiamo ancora una volta che occorre un’insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori più atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalità che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all’umanità.
Occorre opporsi (continua)

Esiste un kit contro la demenza?

Non avrebbe un prezzo. La demenza rischia di contagiarci tutti? Tutti a procurarci un kit “per sopravvivere le prime 72 ore dallo scoppio della terza guerra mondiale ”? Tutti a seguire le istruzioni in video di Hadja Lahbib, commissario europeo per la Parità, preparazione e gestione delle crisi? Tutti a procurarci la “borsa della resilienza” per le prime 72 ore? tutti rassicurati che “L’Ue ha pronta la strategia per essere certi che ogni cittadino sopravviva. Sii pronto e sarai salvo “.
 
O contro la demenza ci è sufficiente un kit di ironia come quello che ci viene in soccorso da Marco Travaglio: clicca qui
 
Non sottovalutiamo che le istruzioni della commissaria Hadja Lahbib sono state diffuse nell’ambito della presentazione a Bruxelles della “Strategia di preparazione alle crisi”: La quale, spiega la Commissione, “mira a migliorare la preparazione civile e militare dell’Ue alle crisi future, in modo che tutti gli attori siano pronti e in grado di rispondere in modo rapido ed efficace, se necessario”. Quindi, una vera e propria preparazione alla guerra contro la Russia. Qui si fa sul serio.

A chi conviene la guerra.

Perché Trump, una volta eletto, ha mostrato fin da subito palese ostilità sia nei confronti di Gaza che dei suoi abitanti, ulteriore sostegno al controverso leader israeliano e ormai palese vicinanza strategica con gli interessi di Putin? Perché vuole evitare la terza guerra mondiale come ha detto pubblicamente a Zelensky? Perché l’Unione Europea sta sostenendo un piano di riarmo del vecchio continente di circa 800 miliardi di Euro? Per proteggere i suoi cittadini? E perché il presidente francese Macron offre a questi ultimi di estendere il proprio cosiddetto ombrello nucleare? Per tenerli al sicuro e scongiurare la guerra? In altre parole, è la pace che hanno a cuore costoro e più che mai coloro che sono alle loro spalle? Clicca qui.

Europa e Russia non hanno alcun motivo per farsi la guerra.

Ursula von der Leyen è stata un pessimo ministro della Difesa tedesco e ora una pessima presidente della Commissione europea .
Per Jeffrey Sachs (già direttore dell’Earth Institute alla Columbia University) il conflitto in Ucraina è figlio dell’arroganza statunitense, un tragico errore frutto di 30 anni di politiche fallimentari che miravano all’espansione della Nato a est. Ma ora che l’America di Trump ha deciso di chiudere la ferita, la leadership europea sembra in preda alla coazione a ripetere e persiste su posizioni massimaliste che tendono a prolungare lo scontro. Arrivando fino a evocare lo spettro della deterrenza nucleare. L’Europa e la Russia non hanno alcun motivo per farsi la guerra se non per il bellicismo di una certa leadership europea, residuo della strategia di allargamento della Nato voluta dagli Stati Uniti tra il 1994 e il 2024. Clicca qui

Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra.

Ciò che sta avvenendo è la spartizione territoriale dell’Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterrà l’espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle “terre rare”, mentre l’Europa sta a guardare e l’Ucraina ne esce commissariata.

Questo è il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l’intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del “prima la Vittoria, poi la Pace” si è rivelata per quello che era davvero: “prima la Guerra, poi la Sconfitta”. E a perderci, prima di tutti, è il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranità dopo aver sacrificato un’intera generazione di giovani sull’altare del nazionalismo.

L’Europa a 27 velocità, che ha accettato il ruolo di comparsa nell’Alleanza atlantica, è indebolita e afona. Per “salvare il salvabile” si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanità e dell’istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L’Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.

Dunque sono cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un’ulteriore escalation e per costruire una vera pace. Clicca qui il Movimento Nonviolento.

È in corso un colpo di stato internazionale!

Aderisci al Comitato nazionale per la difesa dell’Onu

Colpo di stato internazionale in corso

Non smettiamo di lottare per un mondo più giusto e pacifico

  

ATTENZIONE! NON CONTINUARE A SOTTOVALUTARE IL PERICOLO!

 

L’attacco alla Corte Penale Internazionale in corso è un atto eversivo pari ad un colpo di stato. Un colpo di stato internazionale contro la giustizia, la legalità democratica e il diritto internazionale. E dunque la libertà e la pace.

 

L’obiettivo dei golpisti è chiaro: distruggere tutte le regole per poter dettare le proprie, distruggere la “Costituzione mondiale” (la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale penale e dei diritti umani) per imporre la propria, distruggere quel che resta dell’Onu e del sistema di Agenzie specializzate per non dover più rendere conto a nessuno…. (continua)

Violazioni dei diritti umani nella guerra in Ucraina.

Il rapporto delle Nazioni Unite menzionato nell’articolo di InsideOver https://it.insideover.com/guerra/ucraina-e-russia-il-rapporto-onu-sulle-violazioni-del-diritto-non-risparmia-nessuno.html evidenzia violazioni del diritto internazionale commesse sia dalla Russia che dall’Ucraina nel contesto del conflitto in corso. Secondo il rapporto, entrambe le parti sono responsabili di azioni che contravvengono alle norme internazionali, senza che nessuna delle due possa essere considerata esente da colpe.
In particolare, il rapporto documenta casi di maltrattamenti e torture subiti dai prigionieri di guerra di entrambe le nazionalità. Sono state condotte interviste con 174 prigionieri di guerra ucraini negli ultimi 18 mesi, e quasi tutti (169 su 174) hanno fornito resoconti di maltrattamenti durante la detenzione.
Queste violazioni includono trattamenti inumani e degradanti, che rappresentano una delle pagine più dolorose e meno espresse di questo conflitto.
Il rapporto sottolinea l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, esortando entrambe le parti a cessare immediatamente tali pratiche e a garantire la protezione dei civili e dei prigionieri di guerra.

No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina.

Campagna: No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina Promossa da: Alex Zanotelli e altre personalità (vedi elenco). 
Chiediamo ai parlamentari italiani – ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione Italiana – di formulare un atto di indirizzo contrario ad alimentare la guerra in Ucraina mediante la ulteriore fornitura di armi e di rifiutare la conversione in legge del decreto legge 200/2024. Riteniamo che questo nuovo invio vada contro gli interessi stessi della popolazione ucraina, che in sempre maggior numero rifiuta di andare a combattere (800.000 renitenti alla leva, secondo la stima del presidente della commissione Affari economici del Parlamento ucraino, Dmytro Natalukha, riferito al quotidiano “Financial Time”).

Summit mondiale premi Nobel per la pace.

Dopo quattro giorni dinamici e stimolanti, il 19esimo Vertice mondiale dei premi Nobel per la Pace a Monterrey nel Messico si è chiuso con successo. E nel 2024 il premio Nobel per la pace è assegnato all’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, organizzazione formata dai sopravvissuti delle devastazioni avvenute ad Hiroshima e a Nagasaki, per un mondo libero dalle armi nucleari.
 

La guerra continua.

Nel frattempo, si accumulano altre prove che Gaza non sta subendo solo un assalto che viola la legge e i diritti umani, ma uno storico genocidio. Secondo Airwars, un’organizzazione che monitora le vittime civili: “Il danno ai civili dal primo mese della campagna israeliana a Gaza è incomparabile con qualsiasi campagna aerea del 21° secolo”. La visione di diversi mesi di sforzi di ricerca è integrata dalle confessioni e dalle testimonianze del personale militare israeliano. Il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato resoconti di soldati dell’IDF che hanno prestato servizio a Gaza, affermando che i civili, persino i bambini, vengono trattati come combattenti. Il regime di uccisioni arbitrarie, persino competitive, è stato descritto come “il selvaggio West sotto steroidi”.
Queste descrizioni non si limitano a descrivere metodi di combattimento legali e militari, ma descrivono anche uccisioni, carestie, mutilazioni, torture e traumi psicologici impossibili da comprendere.
Queste indagini rivelano le permutazioni del dolore che può essere inflitto a una popolazione civile. Piccoli corpi spezzati, bambini in putrefazione, cadaveri appiattiti, fosse comuni, quartieri rasi al suolo e il dolore selvaggio, selvaggio dei parenti in lutto. È uno spettacolo di massacro. Tutto si svolge in bella vista, trasmesso in streaming e pubblicato da cittadini e giornalisti palestinesi, assistito da estranei e descritto dagli stessi israeliani.
Nonostante le prove schiaccianti che abbiamo davanti a noi, ancora nulla cambia. La guerra continua. Cose che sembravano delle svolte, come la prima udienza della Corte internazionale di giustizia (ICJ), ora sembrano esercizi di osservazione. Perfino il Papa viene tacciato di antisemitismo. 

Aspettando Trump. Guerra fino all’ultimo. All’ultimo ucraino.

Fake news su X. 

I ministri degli Esteri dell’Unione europea  hanno varato il 15° pacchetto di aiuti per l’Ucraina e nuove sanzioni per Mosca. Per la guerra, iniziata ormai quasi tre anni fa con l’invasione russa, non sembra ci siano prospettive di tregua. Per la prima volta, il Consiglio Ue ha deciso oggi di imporre misure restrittive contro 16 persone e tre entità per rispondere alle attività destabilizzanti della Russia contro l’Ue, i suoi Stati membri e i suoi partner. Tra le designazioni si conta anche l’Unità GRU 29155, un’unità segreta dell’agenzia di intelligence militare russa (GRU), nota per il suo coinvolgimento in omicidi stranieri e attività di destabilizzazione come attentati e attacchi informatici in tutta Europa. Sul fronte opposto, il presidente russo Putin accusa Kiev di compiere un nuovo “crimine” abbassando l’età della leva dai 25 ai 18 anni, come chiesto dagli Usa. “Anche se l’abbassassero a 14 anni, non cambierà la situazione sul campo di battaglia”. Putin ha anche puntato il dito contro gli Stati Uniti: “Nella loro volontà di indebolire il nostro Paese, di infliggerci una sconfitta strategica, gli Usa continuano a pompare il regime illegittimo di Kiev di armi e soldi, inviano mercenari e consulenti militari, incoraggiando l’escalation del conflitto”. 

Anche il DDL sicurezza non ci fermerà.

Per le associazioni che si occupano di ambiente, il bilancio del 2024 è disastroso: crisi climatica, eventi estremi, diseguaglianze sociali, repressione del dissenso, decreto sicurezza. 
Clicca qui Extinction Rebellion, Fridays for Future, Ultima Generazione, Greenpeace Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Coordinamento FreeItalia solare, Isde, Associazione Medici per l’Ambiente, Cittadini per l’Aria.
 
E clicca sempre il Sito del Movimento di lotta per la salute Maccacarowww.rete-ambientalista.it 

Obiezione di coscienza in arabo e ebraico.

È scritta in arabo, ebraico, italiano, la Dichiarazione congiunta dei tre movimenti (CPT – Palestine, Mesarvot – Israel e Movimento Nonviolento – Italia) che lavorano insieme come gruppo misto per l’obiezione alla guerra.
Da oggi il documento (che non è il solito appello, ma un’assunzione di responsabilità e impegno) viene diffuso a livello internazionale anche in inglese. Clicca qui

Presto per attribuire… il premio Nobel per la pace a Trump.

I precedenti di Donald Trump nel primo mandato della sua presidenza (2017-2021)
 
Ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO);
minacce contro gli stati membri che hanno votato a favore di risoluzioni anti-israeliane;
tagli ai fondi destinati a un’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, fondata 72 anni fa;
ritiro dall’accordo di Parigi del 2016 sui cambiamenti climatici, definiti una bufala;
 minaccia di “distruggere totalmente” uno stato membro delle Nazioni Unite, la Corea del Nord;
riduzione del  bilancio annuale delle Nazioni Unite di 285 milioni di dollari per il 2018-2019;
tentativo di  far saltare l’accordo nucleare iraniano del 2015.
 
Le promesse elettorali
Ritiro  dal trattato di Parigi sul clima;
drastico taglio del sostegno alla guerra in Ucraina;
definizione dell’ONU come un’istituzione corrotta, defunta e paralizzata;
notevole indebolimento delle Nazioni Unite e delle sue agenzie;
seguendo l’esempio di Israele, taglio di  tutti gli aiuti all’UNRWA nelle attuali terribili condizioni di Gaza;
opposizione anche al più piccolo collegamento con la Palestina;
forte sostegno filo-israeliano;
confronto bellicoso con l’Iran.

Lettera a collettivi, associazioni, cooperative, Ong, reti…

Questa settimana si sono aggiunte Arcs Culture SolidaliA SudAttac Italia. Ecco l’elenco aggiornato delle adesioni collettiva – che si affiancano alle oltre 200 singole – alla campagna promossa dalla redazione di Comune Partire dalla speranza e non dalla paura. Chi si aggiunge? Acmos (To), AltraMente (Rm), Anpi Crescenzago (Mi), Archivio Memorie Migranti (Rm), Arcs Culture Solidali (Rm), A Sud (Rm), Attac Italia (Rm), Arci Solidarietà (Rm), Carteinregola (Rm), Centro di accoglienza di Vicofaro (Pt), collettivo redazionale di elèuthera (Mi), Fairwatch (Rm), Comunità brasiliana (Rm), Comunità delle Piagge (Fi), Cric (RC), Donne in nero (Na), Folias cooperativa sociale (Monterotondo/Rm), Gordiani in comune spazio sociale (Rm), Gridas (Na), Liberi Sogni cooperativa sociale (Cascina di Rapello/Lc), Mag2 (Mi), Mediterranea Saving Humans (Bo), Mondeggi Bene Comune (Mondeggi, Fi), Un ponte per… (Rm), Rete delle comunità solidali Recosol (Carmagnola/To), Reorient (Rm), Vivi i tuoi sogni (Fi), Yabasta!-Nova Koinè-SmallAxe rete (Scisciano/Na), ZaLab (Rm)

Aderisci come collettivo

Aderisci come singolo/a

Giustizia ecologica e giustizia sociale.

La recente scomparsa ,all’età di 96 anni, del peruviano quechua Gustavo Gutierrez ci induce a riprendere il discorso, per molti versi interrotto, sulla teologia della liberazione, sul dialogo cristiani e socialisti e comunisti, sul rapporto marxismo e cristianesimo, sul senso del proprio essere come soggetti del cambiamento. Leonardo Boff, il più famoso dei suoi discepoli, a un certo punto ha dismesso il saio pur continuando la sua testimonianza cristiana e il suo intenso e prezioso impegno pacifista, ambientalista, a favore delle classi subalterne, altermondialista. Si dice che papa Francesco si sia ispirato molto al Boff del Grido della terra grido dei poveri nella sua enciclica Laudato si’. Nella quale, come espresso dall’origine dalla teologia della liberazione, la giustizia sociale viene connessa strettamente, organicamente alla giustizia ecologica-climatica. Clicca qui.