Salvini e Taiani contestano i 15mila No Ponte.

A Messina un corteo dai toni trionfali, dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti, per chiedere la definitiva pietra tombale al progetto sbagliato e illegittimo dello Stretto e “utilizzare le risorse destinate al ponte, 15 miliardi di euro, per i bisogni inevasi dei nostri territori, investimenti nella sicurezza del territorio infrastrutture concrete che migliorino la vita delle persone.”
Ma Taiani e Salvini rilanciano in Europa: “Il Ponte sullo Stretto tornerà utile se dovesse essere necessario far evacuare i cittadini italiani in caso di un attacco da Sud. Un’opera strategica, che potrebbe implicare la sua inclusione nei finanziamenti NATO. Basterà rafforzare la progettazione per sopportare il peso dei carichi militari”.

Ponte sullo Stretto, il fronte del No di nuovo in piazza: «Vogliamo casa, lavoro, ambiente e sanità».

Il 29 novembre l’appuntamento è a Messina.
 
Il Ponte sullo Stretto è uno schiaffo. È l’ennesimo insulto a chi abita territori abbandonati, depredati e desertificati, simbolo di una politica che continua a scegliere il cemento invece delle persone. Il Sud, da secoli, è un territorio di conquista. Prima colonizzato, poi sfruttato, oggi devastato in nome della “vocazione turistica” e della “posizione strategica”. Parole vuote, dietro cui si nascondono solo povertà, disuguaglianze ed emigrazione, Oggi a emigrare non sono solo i giovani, ma anche i meno giovani, per lavorare al Nord o all’estero, a produrre ricchezza altrove per stipendi da fame, inghiottiti da affitti che non lasciano respiro. Insegnanti, operai, infermieri, impiegati, postini, lavoratrici e lavoratori che partono e lasciano dietro di sé città e paesi svuotati».
 
Il Ponte sullo Stretto – torna a essere il pretesto per imporre un modello di sviluppo fondato sull’aggressione territoriale e sull’estrazione di profitto dalle risorse e dalle biografie degli abitanti. Si tratta di un modello che esclude programmaticamente le comunità locali dai processi decisionali, ponendole di fronte a un’alternativa forzata: accettare il ricatto di promesse occupazionali e finanziamenti oppure subire la devastazione ambientale e sociale legata all’opera. È, in sintesi, un modello che espelle progressivamente la popolazione residente, poiché considerata un ostacolo al suo avanzamento». «D’altra parte  le grandi opere seguono sempre la stessa logica: calate dall’alto, devastano i territori e ignorano chi li abita. È una logica disumana, cieca, che piega tutto al profitto. La stessa che ritroviamo nell’economia di guerra.

Salvini minaccia di buttarsi giù dal ponte.

Meloni e Salvini sono furiosi: “i soliti magistrati”.  La Corte dei Conti ha bocciato la delibera del Cipess (il comitato interministeriale per i grandi progetti pubblici) che aveva approvato il progetto definitivo del ponte sullo Stretto. Molti dei rilievi, però, sono pesanti e sostanziali, alcuni sollevati non solo dai magistrati contabili. Clicca qui una inesaustiva sintesi dei motivi per cui è stato bocciato. 

Quanti PFAS rilascerà il ponte di Messina?

La Calabria è una delle regioni con le più alte percentuali di campioni di acqua potabile positivi ad almeno un PFAS, 92% contro 79% della media italiana. E quando si decideranno a fare un biomonitoraggio sui calabresi, troveranno Pfas in almeno il 95% del sangue degli abitanti.  Per quanto riguarda i siciliani, uno studio dell’Università di Catania aveva dimostrato la presenza di PFAS in tutti i 61 bambini di età 6-11 anni studiati, in quantità che suggerivano un’estesa esposizione a queste molecole. Per i calabresi non siamo a conoscenza di studi che abbiano analizzato il loro sangue alla ricerca dei PFAS.
 
Ma perché dobbiamo preoccuparci tanto dei PFAS e cosa c’entrano con il ponte sullo Stretto? Ce lo spiega il dottor Vincenzo Cordiano, ISDE Medici per l’Ambiente, uno dei maggiori esperti in materia. Clicca qui.

Lega Salvini e lascialo legato.

“Lega Salvini e lascialo legato” è uno degli striscioni che hanno sventolato a Messina nella manifestazione organizzata dai Comitati No Ponte. Una lunga scia di persone arrivate da tutte le parti della Sicilia e della Calabria, più di 7 mila persone hanno marciato per le vie del centro città, sono più del doppio delle persone in protesta l’anno scorso sempre ad agosto.

Raccolta fondi per i No Ponte.

104 cittadini che vivono nell’area dello Stretto di Messina hanno deciso di difenderla con ricorso al tribunale delle imprese per impedire la costruzione del ponte senza progetto definitivo ma già costato 14,5 miliardi di euro: una grande opera inutile (la mobilità avviene via mare) e profondamente invasiva in un territorio antropizzato (espropri, cantieri, cave, discariche, aumento del traffico, inquinamento dell’aria e dell’ambiente marino e la sottrazione di tantissima acqua, la risorsa più preziosa). Cioè con un impatto devastante e benefici incerti. E, alla minaccia di trasformare il territorio in un gigantesco cantiere infinito, si aggiunge l’emorragia di risorse dirottate dal Fondo di sviluppo e coesione al ponte.
 
La grande comunità del movimento “no Ponte” si è mobilitata a sostegno in appello dei ricorrenti per far fronte comune alle spese legali. Per partecipare alla raccolta fondi è possibile fare una donazione con PayPal o bonifico (Iban IT85G0503416504000000002792) intestato a: ASS.CULT.AMB. Ragione Sociale: ASS.CULT.AMB. la città dello Stretto. Filiale: Messina- Ganzirri.

Salvini: manca l’acqua? si bevano un mojito.

Un corteo pacifico e festoso di varie migliaia di persone ha sfilato per le strade di Messina nonostante il caldo torrido . “Vogliamo l’acqua dal rubinetto, non il ponte sullo stretto” a sottolineare l’emergenza idrica che attanaglia la Sicilia e per la quale non vengono stanziati fondi né pensate soluzioni strutturali.
 
“No al ponte delle menzogne”, un altro striscione sottolinea il cumulo di bugie, inesattezze che sottostanno al faraonico progetto. L’irrealizzabilità dell’attraversamento ferroviario, l’assenza di valide prove che attestino la resistenza del fantomatico ponte a vento e terremoti, l’insostenibilità dei cantieri dal punto di vista del consumo di risorse idriche. Comunque NO ad un’opera inutile, soprattutto per calabresi e siciliani, costosissima in termini di denaro e di materie prime, e che devasterebbe un territorio unico al mondo, cancellando ogni prospettiva di futuro per chi ci vive. 

Campeggi di lotta in agosto.

Clicca qui i programmi di

OSTUNI CLIMATE CAMP Camping Cala dei Ginepri

RÉSISTANTES INCONTRI DI LOTTE LOCALI E GLOBALI sull’altopiano del Larzac in Francia

CAMPEGGIO ITINERANTE CLAVIERE (ITA)- BRIANCON (FR)

CAMPEGGIO NOMUOS 2023 in Contra Ulmo, al terreno NoMuos, Niscemi

CORTEO E CAMPEGGIO NO PONTE piazza Cairoli Messina.

Contro il ponte, la manifestazione a Torre Faro la più partecipata di sempre.

Il primo corteo di una nuova fase di lotta contro il mostro sullo Stretto di Messina :“Non era scontato che alla prima chiamata pubblica avrebbero risposto migliaia di persone, nell’esultanza di ritrovarsi accanto amiche e amici, conosciuti, ritrovati o sconosciuti, e nel calore degli abitanti del borgo marinaro che spuntavano dai vicoli e si univano al corteo, salutavano dai balconi, dalle spiagge e dagli esercizi commerciali. Perciò rilanciamo l’assemblea pubblica che si terrà sabato 24 giugno per decidere, in maniera sempre più allargata e orizzontale, come continuare la mobilitazione nei prossimi mesi”. (continua

La folle propaganda del folle Ponte sullo Stretto.

Il leggendario ponte sullo Stretto costruito dai Romani.

Il ponte più lungo al mondo, con analoghe caratteristiche strutturali e funzionali, è il ponte di Akashi Kaikyō in Giappone, con 1.991 metri di campata centrale. Dunque, non ci vuole molto a comprendere che passare da 1.991 metri a 3.300 metri appare utopistico (ovvero catastrofico: il terremoto del 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria). È importante altresì evidenziare che il progetto iniziale del ponte di Akashi Kaikyō prevedeva anche il traffico ferroviario che, in una fase successiva, fu soppresso per criticità strutturali non risolte. Tutti i dati ce li fornisce Italia Nostra: Clicca qui.

L’ennesima propaganda dell’ennesimo governo per un’opera assolutamente velleitaria e dannosa (che è già costata un miliardo di euro, tra studi, consulenze, ecc.) ha il solo scopo di distogliere l’attenzione dalle soluzioni -che non si vogliono affrontare-  quando cioè  sarebbe necessario e urgente ammodernare le scadenti infrastrutture di Sicilia e Calabria (linee  a binario unico e non elettrificate, es. treno che da Trapani a Ragusa o a Siracusa impiega nove ore, es. autostrada Siracusa-Gela bloccata da sessanta anni ecc.) e mettere in sicurezza territori straordinariamente fragili dal punto di vista geologico e ad altissimo rischio sismico (frane, smottamenti, crolli di ponti ecc.).

 Insomma, accusa anche Italia Nostra, il Meridione non ha bisogno di ulteriori, illusori miti. Ha bisogno di strade e autostrade, di più treni, elettrificazione e collegamenti più veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola. E magari, ha bisogno che vengano attivate le Frecce nei collegamenti tra Palermo, Catania e Roma e potenziato il trasporto via nave nello Stretto e rafforzati i collegamenti in treno da Reggio Calabria a Taranto e Bari. Ha bisogno di programmazione e pianificazione. Ha bisogno di buona politica, di sana gestione dei territori e di cura.

Ponte sullo Stretto di Messina grave danno all’Ambiente.

Clicca qui Italia Nostra che ribadisce quanto già espresso congiuntamente da altre associazioni ambientaliste in una lettera al Governo di fine marzo scorso, a proposito del rilancio del progetto del 2010 del General Contractor Eurolink (capeggiato da Impregilo) da parte del Webuild (società composta da Impregilo-Salini e da Astaldi) di un ponte sospeso a unica campata della lunghezza di 3.300 metri, sostenuto da torri alte 400 metri. Sono invece necessari interventi per migliorare la logistica e le reti ferroviarie e stradali siciliane e calabresi, ricordando come in questi anni i servizi forniti dai traghetti e dalle ferrovie siano stati ridotti e come ci sia bisogno di interventi urgenti su infrastrutture che devono essere messe in sicurezza e adeguate (per carenze nella progettazione ed esecuzione dei lavori o per scarsa manutenzione), pensando nel contempo a velocizzare le relazioni e a favorire l’intermodalità a vantaggio di residenti e turisti.