La Brigata Ebraica nella storia della Resistenza.

Le manifestazioni in occasione della festa della Liberazione hanno riportato all’onore della cronaca  Brigata Ebraica, i cui membri – per lo più composti da ebrei romani e armati di bandiere israeliane oltreché di quelle storiche della Brigata – si sono fronteggiati con l’ampia parte di corteo che inneggiava alla liberazione della Palestina. Cos’è stata la Brigata Ebraica?  Quale fu il suo peso nella liberazione italiana dal nazi-fascismo? Per quale ragione è stata pressoché ignorata dalla storiografia per decenni (con conseguente medaglia d’oro al valor militare tardivamente consegnata dal Presidente della Repubblica)? E’ riemersa  negli ultimi anni come caso mediatico  frutto di una operazione di sapore politico? Alcune risposte se clicchi qui.

Il 25 aprile non è la festa per tutti, non può essere la festa di tutti.

La Dc, non aveva problemi a festeggiare il 25 aprile, la Festa della Liberazione.  I democristiani erano antifascisti. Alcide De Gasperi sotto il fascismo era stato in galera, don Luigi Sturzo in esilio, don Giovanni Minzoni era stato ammazzato a bastonate. Durante la Resistenza i fascisti avevano ucciso 190 tra sacerdoti e monaci, i nazisti centoventi. Alcuni tra i capi della Dc erano stati capi partigiani: Paolo Emilio Taviani, “Pittaluga”, ministro dell’Interno; Giovanni Marcora, “Albertino”, ministro dell’Agricoltura; Enrico Mattei, “Monti”, fondatore dell’Eni. La Resistenza bianca aveva avuto i suoi martiri.  Dal 1994 in poi, il 25 aprile è tornato a dividere, per il semplice fatto che la destra ha sempre rifiutato di riconoscersi in un patrimonio di valori comuni. 
 
La riesumazione della dialettica fascismo-antifascismo è stata opera di Berlusconi: risuscitarla conveniva  a lui, che doveva sdoganare la destra di Fini, che aveva bisogno di evocare la sussistenza del pericolo comunista. Il berlusconismo assimilava il senso comune di destra,  che si ostinava a vedere in quella data una festa volutamente divisiva, celebrante la superbia dei vincitori sui vinti,  i fascisti.  Di qui  l’insistente rifiuto di condannare il fascismo se non con una concomitante condanna del comunismo. 
 
Sulla falsariga  berlusconiana si  pone Giorgia Meloni.   Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via: non dichiara «incompatibilità col fascismo»  bensì “incompatibilità con la nostalgia del fascismo». Meloni  pervicacemente  si attiene  alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza, senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana». 
 
Perchè la parola “antifascismo” non sarà pronunciata? Perchè il neo fascismo non può  dire che il fascismo fu un male assoluto; dire semplicemente che il fascismo è la pagina più orrenda della storia italiana, quella di cui dobbiamo vergognarci di più; e che Mussolini è il peggior italiano di sempre. Ecco, la spiegazione è molto semplice: perché non lo pensano. E siccome non lo pensano e ora sono al potere, c’è da aspettarsi che — nel nome dei padri e dei camerati del passato — non rinuncino a cercare di convincerne la maggioranza degli italiani, che pure li votano per altri motivi. È la battaglia per la nuova egemonia culturale che, attorno al 25 aprile e a molti altri simboli, si consumerà nei prossimi anni. 
 
Clicca qui Aldo Cazzullo, Giovanni Orsina, Luca Baldissara, Antonio Scurati, Gianluca Mescuri e… Giorgia Meloni. 

La strage della Benedicta.

La strage della Benedicta, avvenuta tra il 6 aprile e l’11 aprile 1944, fu un’esecuzione sommaria di settantacinque partigiani appartenenti alle formazioni garibaldine, compiuta da militari della Guardia Nazionale Repubblicana e reparti tedeschi in località Benedicta presso Capanne di Marcarolo, nel comune di Bosio, nell’Appennino ligure. Altri settantadue partigiani erano caduti nei precedenti scontri.

8 settembre simbolo della Resistenza, della lotta partigiana, dell’antifascismo.

Simbolo della  lotta condotta dai partigiani per riprendersi la libertà contro il fascismo, mentre il re fuggiva dopo aver firmato l’Armistizio l’8 settembre 1943. Rinnoviamo la memoria commemorando la più grande strage di partigiani della storia della resistenza.

Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono, presso Capanne di Marcarolo nell’Appennino alessandrino, la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani, giovani scarsamente armati e senza esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo. In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri partigiani, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino. Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen), ma 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento. Clicca qui

La resistenza del popolo palestinese.

Jenin è un microcosmo per l’intera esperienza palestinese di espropriazione, esilio, perdita e resistenza.

Le forze di difesa israeliane hanno attaccato il campo profughi di Jenin nei Territori occupati della Cisgiordania. L’assalto è iniziato con missili da crociera e attacchi aerei, è continuato con droni, carri armati, gas lacrimogeni e unità di cecchini ed è finito con incendi e bulldozer che hanno demolito case e attività commerciali palestinesi. Benjamin Netanyahu ha etichettato l’attacco a una delle aree più indifese e impoverite del mondo come una “operazione speciale”, un raid mirato contro presunti terroristi. Dopo che i carri armati israeliani sono usciti da Jenin, gli Stati Uniti hanno annunciato la vendita di 25 F-35 a Israele, in un accordo finanziato dal Pentagono.

Clicca qui Jeffrey St. Clair  l’editore di CounterPunch. Il suo libro più recente è An Orgy of Thieves: Neoliberalism and Its Discontents (con Alexander Cockburn).

Dormi sepolto in un campo di grano.

Fabrizio De Andre’ (Genova, 1940 – Milano, 1999), cantautore libertario, pacifista,  e una delle figure più vive della cultura italiana del secondo Novecento.

Riproponiamo i seguenti testi. “Girotondo” è nell’album Tutti morimmo a stento (1968); “La ballata dell’eroe” e “La guerra di Piero” sono nell’album Fabrizio De Andre’ volume 3 (1968); “Maria nella bottega del falegname” e “Il testamento di Tito” sono nell’album La buona novella (1970); “La collina” e’ nell’album Non al denaro non all’amore ne’ al cielo (1971); “Fila la lana” e “Morire per delle idee” sono nell’album Canzoni (1974); “Andrea” e’ nell’album Rimini (1978); “Fiume Sand Creek” e’ nell’album senza titolo detto L’indiano (1981). Li abbiamo ripresi da Fabrizio De Andre’, Parole. I testi di tutte le canzoni, Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma 2009. Clicca qui.

Addio alla comandante Carlina, sempre in prima linea contro intolleranza e fascismo.

Il primo maggio 1975 esordiamo assieme nel comizio davanti alla Montedison di Spinetta Marengo (Alessandria). La professoressa Carla Nespolo legge su un foglio ad una velocità tale che non si capisce una parola; come fai ad essere così calmo, mi chiede, tu sì che sei in gamba. Infatti l’anno dopo sarà senatrice e deputata fino al 1992 del PCI-PDS, segretaria della commissione Affari Costituzionali, vice-presidente della Commissione Istruzione. vice-presidente della commissione ambiente, relatrice della legge per la riforma della scuola secondaria superiore e membro della Commissione di Vigilanza Rai. Dal 2004 sarà presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza di Alessandria. Nel 2011 sarà  uno dei vicepresidenti e nel 2017 sarà eletta all’unanimità presidente nazionale dell’associazione A.N.P.I., primo presidente eletto a questa carica a non aver fatto il partigiano e prima donna. Scrive l’ANPI: “Carla ha guidato con grande sapienza, passione, intelligenza politica e culturale nel solco pieno della grande tradizione di autorevolezza ed eredità attiva dei valori e principi della Resistenza che ha contraddistinto la nostra Associazione fin dalla sua nascita”. Avevo visto giusto quel primo maggio.

Ci autodenunciamo per violazione della disumanità.

Insieme a Domenico Lucano, eroico sindaco di Riace agli arresti come fuorilegge, il quale ha fatto la scelta della disobbedienza civile non violenta: quella di Gandhi, padre dell’indipendenza dell’India, quella di Danilo Dolci ed Erri DeLuca processati in Sicilia e in Valsusa. Mimmo è fuorilegge perchè a Riace ha fatto rinascere il borgo creando un modello di accoglienza dell’immigrazione che ha ridato dignità a migliaia di esseri umani, e che ha fornito un’altra immagine dell’Italia nel mondo.

Alla Benedicta la provocazione della commissaria Tav Terzo Valico.

L’intento è chiaro: ottenere una situazione che giustifichi la presenza di molti uomini armati in divisa alla Benedicta, là dove l’ultima presenza di truppe risale a più di 70 anni prima, ed erano Tedeschi e Repubblichini, là dove tra uccisi in combattimento, fucilati e morti in campi di sterminio furono oltre 300 i morti. (continua)

Il centenario della nascita di Carlo Cassola: la sua idea del disarmo unilaterale vive con noi.

Scrittore partigiano (combatté nelle Brigate Garibaldi), che osò illuminare anche i “lati grigi” della Resistenza (“La ragazza di Bube” va letta anche in questo senso), è stato il “padre” del disarmo unilaterale in Italia, come idea e come campagna politica. Ed anche come organizzazione: la Lega per il disarmo unilaterale, che ancora oggi promuove l’obiezione fiscale alle spese militari.

Clicca qui Alfonso Navarra.