Rete delle Comunità Solidali.

La Rete delle Comunità Solidali con alcune delle esperienze territoriali sono state invitate all’Università degli Stranieri di Siena dal rettore Tomaso Montanari. 
Percorsi contro la tratta di donne nigeriane (Piam di Asti). Inclusione sociale e scuole di italiano (Rete Vesuviana Solidale, Scisciano e Marigliano). Piccoli comuni Arberesh, accolti nel 1.500 accoglienti nei nostri giorni: Acquaformosa (Ass. Don Vincenzo Matrangolo), Infine la scommessa solidale di un territorio difficile Crotone con l’Associazione Sabir e la Rete 26 ottobre. Fatiche e responsabilità, ritardi enormi dei finanziamenti quasi a voler spingere a desistere. Eppure, questo “Patrimonio invisibile” continua ad esistere. Clicca qui.

La civiltà della guerra, la civiltà dello spreco.

Celebrata la “Giornata internazionale dei rifiuti zero”: oltre un miliardo di tonnellate di cibo vengono sprecate, il 19 per cento di tutto il cibo disponibile per i consumatori, mentre il 13 per cento viene perso dopo il raccolto e prima della vendita al dettaglio. La maggior parte degli sprechi alimentari si verifica all’interno delle famiglie, che sprecano oltre un miliardo di pasti al giorno circa il 60 per cento, seguiti dalla ristorazione, il 28 per cento, e dalla vendita al dettaglio, il 12 per cento. Il mondo, dunque, sta dissipando cibo compromettendo la sicurezza alimentare e rallentando i progressi verso un futuro a rifiuti zero e circolare. La perdita e lo spreco alimentare generano dall’8 al 10% delle emissioni globali di gas serra, e il solo spreco di cibo rappresenta fino al 14% delle emissioni globali di metano, un gas 84 volte più potente della CO2 nell’arco di 20 anni.    
 

(Per leggere l’articolo completo clicca qui)

La civiltà persiana e la civiltà americana: i due americani.

E’ passata la notte e la civiltà persiana, millenaria ma minacciata di essere cancellata in queste ore, è ancora lì, mentre il cosiddetto regime degli ayatollah, pur uccisi i suoi capi, ha dato una prova di straordinaria dignità e coraggio. Invece c’è un’altra civiltà, antica di tre secoli, quella nordamericana, che non è finita, perché una civiltà non può essere soppressa, ma è sparita alla vista, perché non è una civiltà quella che vuole distruggere le altre. Certo, si deve dire, Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”. Né si è salvata l’Europa di Bruxelles, già complice del genocidio compiuto dallo Stato di Israele, con l’eccezione della Spagna che ha chiuso il cielo agli avvoltoi; e anche il Regno Unito ha reagito negando le basi ai cugini americani, facendosi per questo sbeffeggiare da Trump, come i nuovi Chamberlain.

È ora da qui che per mille segni, in Iran, negli Stati Uniti e anche in Italia, grazie ai giovani che hanno vinto il referendum, sta partendo la resistenza, comincia la risalita. E i cortei “No King” che hanno spontaneamente riempito oltre 3.000 piazze di tutto il mondo, con la partecipazione di oltre 8 milioni di persone, stanno lì a dimostrarlo.

Intanto deve essere stato uno straordinario regista quello che ha organizzato lo spettacolo della notte di Pasqua, nel quale si è mostrata in modo quasi plastico la scena oggi del mondo: da un lato il presidente americano alla Casa Bianca che promette l’inferno se non viene riaperto lo stretto di Hormuz, di cui lui stesso, gettandolo in guerra, ha provocato la chiusura, dall’altro il papa americano a San Pietro che promette il regno dei cieli a chi apre i sepolcri della guerra e dell’ingiustizia, guardando alla potenza dell’amore di Dio, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”.

Nei giorni precedenti papa Leone aveva tracciato una specie di identikit di Trump: (continua Raniero La Valle)

La tortura fa parte del genocidio palestinese.

Secondo Antonio Tajani, “il diritto internazionale conta, ma fino a un certo punto”. Anche dopo questo nuovo rapporto  “Tortura e genocidio”, 
sui crimini israeliani in Palestina pubblicato da Francesca Albanese?
 
Dopo aver svelato gli interessi economici che traggono profitto dal genocidio in corso, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha documentato la tortura sistematica riservata ai palestinesi dal 7 ottobre 2023, sia in carcere che fuori. Pestaggi, violenze sessuali, l’uso della fame come arma, uccisioni di massa: tutto condensato in venti pagine di rapporto, corredato da testimonianze e fonti indirette. “Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio — scrive Francesca Albanese — contro una popolazione in quanto tale e sostenuta attraverso politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida risulta evidente“. Negli ultimi due anni diversi rapporti ONU, l’ultimo a settembre, hanno delineato i contorni della condotta genocida israeliana, finita anche sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia.
 

Riceviamo e pubblichiamo.

Riceviamo e pubblichiamo:
 
“Non condivido nulla di quello che scrivete e in modo particolare sui fatti accaduti a Torino. Gradirei non ricevere più vostre comunicazioni. Stefania Pucciarelli”.  
 
Stefania Pucciarelli dal 23 marzo 2018 è senatrice della Repubblica per la “Lega per Salvini premier”. È stata sottosegretaria di Stato al Ministero della difesa dal 1º marzo 2021 al 22 ottobre 2022 nel governo Draghi.

Israele sta combattendo un’altra guerra, una guerra che non fa notizia.

Mentre gli Stati Uniti concentrano gli sforzi sul mantenimento dell’aggressione israeliana a Gaza attraverso la messa in scena di un cessate il fuoco, con cosiddetto piano di pace Trump, un’altra guerra è in corso in Cisgiordania.
Nel 2025 l’assalto militare israeliano in Cisgiordania ha provocato la più grande campagna di sfollamento di massa che i palestinesi hanno mai affrontato dal 1967, con quasi 50.000 palestinesi cacciati con la violenza dalle loro case. L’esercito israeliano ha distrutto i campi profughi di Jenin e Tulkarem e ha negato ai loro residenti il ​​diritto al ritorno. Ora ha di fatto trasformato i due campi nel suo quartier generale militare al nord.
 
Le truppe israeliane hanno anche intrapreso la quasi totale distruzione delle infrastrutture, tra cui strade, sistemi fognari e la rete elettrica. Almeno il 70% delle strade della città di Jenin è stato spianato con i bulldozer (vedi foto) e la maggior parte delle condutture idriche e delle reti fognarie a Jenin e Tulkarem sono state distrutte nel giro di poche settimane, con perdite economiche per milioni di dollari. In tutto il distretto migliaia di famiglie sono private statali sia dell’acqua che dell’elettricità. E ancora oggi le famiglie sfollate vivono in aree difficili da raggiungere, con pochissime infrastrutture civili.
 
Parallelamente l’esercito israeliano ha ampliato la geografia della sua violenza. Le truppe israeliane ora effettuano incursioni regolari nelle città centrali della Cisgiordania, tra cui Ramallah e Ariha (Gerico), e nel sud di al-Khalil (Hebron) ea Betlemme. In questi attacchi i palestinesi vengono assediati, terrorizzati e talvolta giustiziati dai soldati israeliani che combattono impunemente.
 
Continua cliccando qui.

La morte del diritto. E’ ancora possibile rimetterlo al mondo?

La storia umana è anche una storia del diritto, dalle Dieci Tavole, secondo la Bibbia scritte dal dito di Dio, ai codici di Ur e di Hammurabi, che per la prima volta stabilivano che il diritto consiste nella difesa del debole e facevano del re, cioè del potere, il padre dell’orfano e il marito della vedova, a Vasti e ad Antigone che si appellano a una legge superiore a quella scritta dai maschi, al diritto naturale che stabilisce che la verità, non l’autorità, fa la legge, al diritto positivo che istituisce la legge uguale per tutti, ai diritti umani che perfino nella guerra cercano di trattenere un residuo di ragione, alle Costituzioni postbelliche, ultime lettere della Resistenza italiana ed europea, fino alla Convenzione internazionale contro il genocidio che condanna un delitto così estremo da non avere ancora neanche il nome, e che rappresenta la soglia più alta raggiunta dal diritto nel suo sforzo di realizzare, come sua gloria, la giustizia.
 
La condanna a morte del diritto è stata molte volte e in diversi modi annunciata e segnalata (papa Francesco), fino al culmine del genocidio di Gaza, indifferente alle pronunzie delle Corti internazionali, perpetrato nella latitanza del Consiglio di Sicurezza e dello stesso segretario generale dell’Onu, e compiuto con la complicità di quasi tutta la comunità internazionale, con le sue armi o almeno col suo silenzio (non però dei molti di tutto il mondo che hanno navigato e manifestato “proPal” e perciò sono stati bollati come “terroristi” dai poteri selvaggi); e fino a Trump quando  chiede la grazia per Netanyahu e il Nobel per sé opera una rilegittimazione del genocidio, la negazione della negazione,  e proclama  di non aver bisogno del diritto internazionale.
 
Preso atto della realtà, è ancora possibile, prima dell’immane disastro, ristabilire il diritto come regola della vita internazionale e “sicurezza” per la Terra? Raniero La Valle risponde di sì e indica a quale “istanza più alta” bisogna ricorrere: clicca qui.

Animazione sociale.

Il nr. 383/2025  di “animazione sociale” è in spedizione. In attesa di riceverlo, se sei abbonata/o puoi leggerlo online nella tua area personale. Qui, per tutti, editoriale e sommario >>  Nel numero approfondimenti su: 🔶 Droghe Perché parlano del disagio del nostro tempo 🔶 Futuro Se è l’unico posto in cui possiamo andare, determiniamolo! 🔶 Come raccontare il cambiamento climatico Non deve passare il concetto di ineluttabilità 🔶 Adolescenti e adulti nella stessa tempesta Educare quando nessuno ha le risposte 🔶 Riduzione del danno Sulle droghe è tempo di welfare anti-oppressivo 🔶 Tecniche di collaborazione/3 Passeggiata di quartiere e Empathy Walk 🔶 PCTO Alla mensa popolare gli studenti imparano la città 🔶 Sfide È l’ora di fare pace con la natura 🔶 I consumi giovanili di sostanze psicoattive Come trasformare le risposte educative, terapeutiche, sociali 🎨

Il bolivarismo cristiano dei gesuiti e l’avvertimento di Francesco a Maduro sulle dittature.

Poco più di duecentoventi anni fa, il 15 agosto del 1805, El Libertador Simón Bolívar (1783-1830) fece questo solenne giuramento sul Monte Sacro a Roma, laddove nel 494 avanti Cristo ci fu una rivolta della plebe: “Giuro davanti a voi, giuro sul Dio dei miei padri, giuro su loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace alla mia anima, fino a che non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo!”. Bolívar fu poi presidente del Venezuela, della Gran Colombia (Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador), infine di Bolivia e Perù.
 
Il “sogno bolivariano” – nel segno della giustizia sociale e della teologia del popolo, corrente autonoma della Teologia della liberazione – fu al centro del viaggio apostolico dell’argentino Bergoglio in Ecuador, Bolivia e Perù nel luglio del 2015. Francesco cominciò così la sua omelia durante la messa celebrata il 7 luglio nel Parco del Bicentenario a Quito, la capitale dell’Ecuador: “Immagino quel sussurro di Gesù nell’ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. Il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell’America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati”. Tuttavia, nel 2024, di ritorno da un altro viaggio apostolico, in Asia e Oceania, Francesco invitò Maduro al dialogo dopo l’ultima torsione autoritaria avvenuta con le Presidenziali di quell’anno. E profetizzò: “Le dittature non servono e finiscono male”.
 
Oggi sul Monte Sacro c’è un memoriale che ricorda quel giuramento del 1805, con un busto del Libertador commissionato due decenni fa dagli allora presidenti di Italia e Venezuela, Carlo Azeglio Ciampi e Hugo Chávez. Nel 2013 il memoriale fu visitato da Nicolás Maduro e l’ultima delegazione venezuelana è arrivata nell’aprile scorso. Ne faceva parte anche il padre gesuita Numa Molina, che con Maduro ha festeggiato il Natale scorso e che il 6 gennaio, tre giorni dopo il blitz dell’invasore trumpiano, ha postato su Facebook un video intitolato “Tornerà un’alba piena di speranza”. Clicca qui

Amnesty International e Human Rights Watch denunciano per l’Iran.

La morsa della guerra economica occidentale (USA) ha accentuato la crisi economica e sociale dell’Iran (clicca qui) e dal 28 dicembre 2025 le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate nel paese, ricorrendo all’uso illegale della forza, alle armi da fuoco e ad arresti di massa.
 

Amnesty International e Human Rights Watch (clicca qui) hanno denunciato che varie forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando in gran parte in modo pacifico.

Gli stati membri delle Nazioni Unite e gli organismi regionali come l’Unione europea dovrebbero emettere condanne pubbliche e inequivocabili e intraprendere azioni diplomatiche urgenti per premere sulle autorità iraniane affinché cessino il bagno di sangue.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto agli organi giudiziari degli altri stati di avviare indagini basate sul principio della giurisdizione universale per emettere mandati di cattura nei confronti dei sospetti responsabili di tali crimini.
 
Sono assolutamente inammissibili e pericolosissimi interventi militari unilaterali (USA, Israele) con il pretesto di aiutare le popolazioni.

La farsa tragicomica del “nobel” Trump.

Il piano di pace a Gaza è una farsa tragicomica che diviene emblematica della politica internazionale odierna, pilotata da un Occidente in declino economico e tracollo morale che ha trasformato la democrazia in demagogia, il diritto in forza, la libertà di stampa e di espressione in censura sistematica del pensiero diverso. Così ritorniamo alla Società delle Nazioni e ai mandati coloniali. Gaza, avulsa dallo Stato palestinese, pur ben definito dalle risoluzioni dell’Onu, viene governata da un Consiglio di pace il cui presidente, Trump, deciderà le fasi di un improbabile autogoverno palestinese, demandato alle calende greche. Anp e arabi moderati sembrano sostenere il progetto che appare soprattutto una iniziativa plutocratica per il bene delle multinazionali.
Difficile comprendere come una forza internazionale composta di eserciti dei Paesi arabi moderati potrà mai installarsi su un territorio ancora sotto il controllo di Hamas. L’organizzazione ha comprensibilmente rifiutato di disarmare, data la sfiducia nei patti con Israele e la scarsa lungimiranza del piano di pace. Mentre l’aspirante al Nobel si diletta con mediazioni che sembrano scritte per un copione hollywoodiano, Netanyahu agisce, continuando a eseguire il progetto del grande Israele, seminando distruzione e morte in Palestina, rendendo il genocidio visibile e concreto per tutti coloro che hanno l’onestà di guardarlo in faccia.
Le complicità occidentali non sono terminate, nonostante le denunce documentate di organi internazionali e associazioni umanitarie. L’Onu nel piano non esiste eppure il Consiglio di sicurezza lo ha approvato grazie all’astensione di Russia e Cina. Molti, a ragione, affermano che di fronte all’alternativa – mano libera a Israele per continuare la sua azione violenta e costruire l’inferno biblico di Gaza – ben venga anche il piano trumpiano. Per motivi politici Mosca e Pechino hanno avuto il loro tornaconto e hanno preferito non divenire i sabotatori dell’apparente cessate il fuoco. La diplomazia trumpiana e occidentale è divenuta un negoziato mafioso, con aut-aut governati dalla forza.
Una vera pace a Gaza dovrebbe implicare ben altro. Il rispetto da parte di Israele delle risoluzioni Onu, una forza internazionale composta da palestinesi, da arabi sunniti e sciiti, una conferenza di pace con tutti gli attori in campo inclusi Iran, Russia e Cina.
(Elena Basile)

Per Gaza un piano di guerra e non di pace!

Alla vigilia del 29 novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” denunciano la grave decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 

Gaza. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva un piano di guerra e non di pace

  • La Risoluzione 2803/2025 è un nuovo attentato alla pace e ai diritti umani, all’Onu e al Diritto Internazionale dei Diritti Umani, alla legalità e all’autodeterminazione dei popoli
  • La Risoluzione viola la Carta dell’Onu e riconosce la legge del più forte
  • Ignorate le Risoluzioni Onu che sanciscono il principio “Due Stati per due Popoli”
  • Tolto all’Onu il compito di ristabilire e assicurare la pace e fornire protezione e assistenza ai palestinesi
  • Compromesso anche il ruolo del Consiglio di Sicurezza

I talebani stanno cancellando le donne dalla vita pubblica.

L’emissione di mandati di arresto da parte della Corte penale internazionale nei confronti dei leader talebani segna un passo importante verso l’accertamento delle responsabilità. Tuttavia, i soli meccanismi legali sono insufficienti senza un’azione internazionale coordinata e una volontà politica. La comunità globale deve andare oltre le dichiarazioni di condanna e attuare misure concrete per rispettare il diritto internazionale, garantire l’accertamento delle responsabilità e sostenere le donne afghane nel rivendicare i propri diritti e il proprio posto nella società.
Non tramite sanzioni economiche,  bensì con cinque azioni concrete. Clicca qui.

Come mi guadagno il premio nobel per la pace in America Latina.

Il governo degli Stati Uniti si è sempre intromesso negli affari interni dell’America Latina. Questa non è una novità.

Secondo una ricerca condotta dallo storico della Columbia University John Coatsworth, gli Stati Uniti hanno rovesciato almeno 41 governi in America Latina dal 1898 al 1994. Negli ultimi trent’anni, Washington ha sostenuto decine di altri colpi di stato, tentativi di colpo di stato, operazioni di cambio di regime e “rivoluzioni colorate” nella regione Secondo i dati del Congressional Research Service, l’ esercito statunitense è intervenuto in ogni singolo paese dell’America Latina (l’unica eccezione è la Guyana francese, che è una colonia francese).

Nel primo anno del secondo mandato presidenziale di Donald Trump, il governo degli Stati Uniti :

– ha ucciso decine di persone senza accuse né processo durante attacchi militari statunitensi su imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale, giustiziando umili pescatori non solo del Venezuela, ma anche della Colombia e di Trinidad e Tobago ;

– ha imposto sanzioni al presidente di sinistra democraticamente eletto della Colombia, Gustavo Petro;

– colpito il Brasile con tariffe del 50% , una delle più alte al mondo, per cercare di destabilizzare il presidente di sinistra democraticamente eletto Lula da Silva;

– minacciato di “prendere il controllo” e colonizzare con la forza il Canale di Panama , violando la sovranità della nazione centroamericana;

– ha rafforzato il blocco illegale imposto a Cuba per sei decenni ; e

– ha condotto una guerra per un cambio di regime mirata a rovesciare il governo del Venezuela e hanno ordinato alla CIA di rapire o addirittura assassinare il suo presidente Nicolás Maduro .

Sono questi i punti fermi della nuova politica del “Big Stick” di Trump, rivolta ai leader di sinistra dell’America Latina.

Per quanto riguarda le carote, Trump si è impegnato a salvare economicamente gli alleati di destra degli Stati Uniti nella regione.

Ad esempio, l’ amministrazione Trump ha offerto 40 miliardi di dollari per cercare di salvare il presidente libertario argentino Javier Milei , stretto alleato di Trump che ha supervisionato una grave crisi economica.

Continua cliccando qui Benjamin (Ben) Norton, giornalista investigativo e analista. Ben è il fondatore e direttore di Geopolitical Economy Report. Ha vissuto e lavorato come corrispondente in America Latina per diversi anni .

La strega dell’ONU: 63 Stati genocidi insieme a Israele.

Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dal 1967”, ha presentato alla terza commissione dell’Assemblea Generale dell’Onu un rapporto di 24 pagine, in cui esamina il ruolo di diversi Paesi (63, tra cui l’Italia, in primis gli Usa) nel “crimine collettivo” del “genocidio” nella Striscia, che Israele ha “strangolato, affamato e distrutto”.
“Attraverso azioni illecite e omissioni deliberate, troppi Stati hanno armato, fondato e protetto l’apartheid militarizzato di Israele, permettendo alla sua impresa coloniale di insediamento di metastatizzare in genocidio, il crimine ultimo contro il popolo indigeno della Palestina“, ha affermato. Il genocidio, ha spiegato, è stato reso possibile tramite protezione diplomatica nei “fori internazionali destinati a preservare la pace”, legami militari che vanno dalla vendita di armi agli addestramenti congiunti che “hanno alimentato la macchina genocida”, la militarizzazione non contestata degli aiuti e il commercio con entità come l’Unione Europea, che aveva sanzionato la Russia per l’Ucraina ma continuava a fare affari con Israele.
 
Il rapporto, basato sui documenti Onu e 40 contributi da enti governativi e non governativi, analizza come l'”atrocità trasmessa in diretta” sia stata facilitata da Stati terzi, concentrandosi sul ruolo degli Stati Uniti, che hanno fornito “copertura diplomatica” a Israele. La complicità degli altri stati si è realizzata anche continuando le forniture belliche e facilitando il transito di armi e materiali essenziali attraverso i loro porti e aeroporti verso Israele.
 
Il rappresentante permanente di Israele, Danny Danon, ha accusato l’Albanese di diffondere “retorica antisemita”, arrivando a definirla una “strega fallita” e il suo documento come “un’altra pagina del suo libro degli incantesimi”. Gli ha replicato ironicamente smentendo di essere una strega: “Se avessi poteri magici, li userei per “fermare i vostri crimini una volta per tutte e per assicurarmi che i responsabili finiscano dietro le sbarre”. Il governo italiano l’ha accusata… di screditare l’ONU.

Piazze stracolme, urne vuote.

Le oceaniche manifestazioni pro Palestina e anti Israele (non contro tutti gli ebrei), dimostrano lo stato della democrazia.
 
Che le piazze insultate dalla Meloni si riempiono come non mai, mentre le urne elettorali più che mai sono vuote. Segno che c’è una grande voglia di partecipazione, di protagonismo, mentre c’è sempre meno fiducia nella politica, anzi nessuna. Meno della metà degli aventi diritto, quella che va alle urne, consegna pieni poteri ad una megalomane vittimistica dall’alto di un partito con il 26% dei voti, poco più del 13% dell’elettorato: la fiducia di un italiano su dieci, ovvero dall’alto di una coalizione di centro destra che non raggiunge nemmeno la metà dei votanti (44%): la fiducia di 2 italiani su 10.   

La Cassazione sulla tutela dei diritti umani fondamentali dei cittadini minacciati dall’emergenza.

Contro chi inquina, l’importanza dell’azione legale in sede civile, piuttosto che in sede penale, è stata evidenziata dalla recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nel merito della causa avviata, contro ENI davanti al Tribunale di Roma, da Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadini.
 
Nel merito lo storico verdetto stabilisce la giurisprudenza del giudice ordinario civile per definire i danni subiti e futuri, in sede patrimoniale e non, derivanti dai cambiamenti climatici provocati consapevolmente dalle aziende, in questo caso dal colosso italiano del gas e del petrolio.
 
La fondamentale sentenza della Suprema Corte rafforza il diritto -“La Giusta Causa”- dei cittadini ad agire di fronte a un giudice civile per la tutela dei loro diritti ambientali e sanitari, indica la strada per le azioni giudiziarie e avrà sicuro impatto di principio su tutte le cause legali in corso o future in Italia in materia di danni climatici e protezione dei diritti umani. Si pensi all’emergenza dell’azione inibitoria nei confronti di Solvay per il disastro ecosanitario di Alessandria. 

Gli autentici antisemiti sono gli israeliani.

Chi (perfino se è ebreo per famiglia o religione) critica e accusa Israele: viene tacciato di “antisemitismo” dagli israeliani per discredito e intimidazione, e per ignoranza o malafede dai loro amici (dagli amici ci guardi iddio). Sarebbe “antisemita” anche chi sostiene i palestinesi e la Palestina.
 
Che cosa sono i Semiti? Il termine “Semita” si riferisce a un insieme di popoli, culture e lingue del Vicino Oriente e del Corno d’Africa: gli Ebrei, gli Arabi, gli Assiri e i Cananei. I Palestinesi sono un popolo di origine araba, dunque sono Semiti alla pari degli israeliani.
 
Anche i Palestinesi sono semiti; eppure l’odio e il disprezzo dei palestinesi (e la negazione dei loro diritti), è praticato sistematicamente da settanta anni dalla maggioranza degli Israeliani, tramite l’apartheid e l’occupazione dei coloni.  Non è, questo, autentico antisemitismo? Oggi, lo sterminio e la deportazione, il genocidio dei palestinesi non sono la quintessenza dell’antisemitismo?
 
I veri antisemiti sono, assieme alla maggioranza degli israeliani, tutti coloro che non hanno gridato e non gridano allarmi, scandalo, condanne della politica di Israele. Anzi ne sono complici.

Israele nazista.

Ora si passa alla deportazione di Gaza City. Finora i bombardamenti israeliani hanno causato oltre 62.000 morti  (oltre 18.400 sono bambini) e oltre 156.000 feriti.  Secondo Lancet le cifre sarebbero tre volte tanto. Secondo Israele l’83% erano civili. Quasi 1,9 milioni dei 2,4 milioni di abitanti di Gaza sono già sfollati, di cui quasi un milione sono bambini. ll 98% dell’acqua non è potabile. Dei 36 ospedali, bombardati, solo 17 di sono parzialmente funzionanti.  
 
l segretario generale, dell’ONU Antonio Guterres commenta i crimini di guerra:  “Proprio quando sembra che non ci siano più parole per descrivere l’inferno di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: carestia“. 
 
Infatti l’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), un organismo sostenuto dalle Nazioni Unite responsabile del monitoraggio della sicurezza alimentare, dichiara ufficialmente che a Gaza è in corso la carestia. L’Onu – tramite le dichiarazioni del suo responsabile umanitario, Tom Fletcher – ha commentato sostenendo che la fame a Gaza è “apertamente promossa da alcuni leader israeliani come arma di guerra“.
 
Il rapporto spiega come la malnutrizione minacci la vita di “132mila bambini sotto i cinque anni“, stimando che fino a giugno del prossimo anno soffriranno di “malnutrizione acuta“. L’ente aggiunge che 41mila di questi casi soffriranno di malnutrizione “grave“, il doppio del numero stimato nella precedente valutazione dell’Ipc di maggio, esponendoli a un “rischio di morte più elevato”. Il report afferma che in un’area si verifica una carestia quando sono presenti tutte e tre le seguenti condizioni: almeno il 20% delle famiglie soffre di estrema carenza di cibo o è praticamente affamato; almeno il 30% dei bambini di età compresa tra i sei mesi e i cinque anni soffre di malnutrizione acuta o deperimento, il che significa che sono troppo magri per la loro altezza; almeno due persone, o quattro bambini sotto i cinque anni, ogni 10mila muoiono ogni giorno a causa della fame o dell’interazione tra malnutrizione e malattie. 
 
L’ONU denuncia ma non può intervenire militarmente con i caschi blu a causa dell’ennesimo veto degli USA in Consiglio di sicurezza. 

La Conferenza Ebraica Antisionista chiede la condanna di Israele…

Una Conferenza di oltre 1.000 delegati, antisionisti ebrei e non ebrei, tenuta recentemente a Vienna, ha rivolto un fermo appello a tutti gli Stati e le comunità ad adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e ad adottare tutte le misure necessarie per fermare il genocidio in corso a Gaza, comprese le sanzioni…” – Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2025/07/la-conferenza-ebraica-antisionista.html

Questo primo evento del suo genere in Europa, ha già gettato le basi per la pianificazione di una seconda conferenza nel 2026…

Sono uno studioso del genocidio, ne riconosco uno quando lo vedo.

La mia conclusione inevitabile è che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese. Sono cresciuto in una famiglia sionista, ho vissuto la prima metà della mia vita in Israele, ho prestato servizio nell’esercito israeliano come soldato e ufficiale e ho trascorso gran parte della mia carriera studiando e scrivendo sui crimini di guerra e sull’Olocausto, quindi è stata per me una conclusione dolorosa da raggiungere, a cui ho resistito il più a lungo possibile. Ma ho tenuto corsi sul genocidio per un quarto di secolo. So riconoscere un genocidio quando lo vedo.
 
Questa non è solo la mia conclusione. Un numero crescente di esperti in studi sul genocidio e diritto internazionale ritiene che le azioni di Israele a Gaza si possano definire solo come genocidio. Lo sostengono Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, e Amnesty international. Il Sudafrica ha presentato una denuncia per genocidio contro Israele alla Corte internazionale di giustizia.
 
Il continuo rifiuto di questa definizione da parte di stati, organizzazioni internazionali, giuristi e accademici causerà un danno incalcolabile non solo alla popolazione di Gaza e di Israele, ma anche al sistema di diritto internazionale costruito sulla scia degli orrori dell’Olocausto, concepito per impedire che queste atrocità si ripetano. È una minaccia alle fondamenta stesse dell’ordine morale su cui tutti facciamo affidamento.
 
Il crimine di genocidio è stato definito nel 1948 dalle Nazioni Unite come “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale”. Nel determinare cosa costituisce un genocidio, quindi, dobbiamo sia individuare l’intenzione sia mostrare che viene messa in atto. Nel caso di Israele, questa intenzione è stata espressa pubblicamente da numerosi leader e funzionari pubblici. Ma l’intenzione può anche essere dedotta dal metodo delle operazioni sul campo, e questo metodo è diventato chiaro nel maggio 2024 – e poi sempre dei più – con la distruzione sistematica della Striscia di Gaza per mano delle forze armate israeliane.
 
Clicca qui Omar Bartov.

Gaza: una generazione cancellata prima della nascita.

Israele continua il genocidio biologico. Clicca qui.
 
(*) Tratto dal sito del Palestinian Centre for Human Rights. Traduzione: La Zona Grigia.
(**) Immagini dal sito del PHCR e dell’Unicef. L’ultima immagine è quella della piccola Sabreen al-Rouh, estratta viva dal ventre della mamma in fin di vita dopo un bombardamento israeliano nell’aprile 2024, ma sopravvissuta solo 5 giorni al resto della sua famiglia.

Leonardo produce genocidio.

A  Sesto Calende, le attiviste di Palestina Libera, la campagna italiana del gruppo Palestine Action, hanno bloccato l’ingresso della Divisione Elicotteri dell’azienda Leonardo . Due  si sono legate con delle catene a terra per evitare il passaggio di mezzi. Due hanno invece occupato il tetto di uno degli edifici coprendo con della vernice rossa l’insegna della Leonardo. Sono stati accesi due fumogeni rossi, insieme alla vernice, come simbolo del sangue dei Palestinesi. “Leonardo Produce Genocidio”, l’insegna di circa 5 metri dell’azienda è stata modificata con della vernice spray dagli attivisti che hanno raggiunto il tetto. Dopo pochi minuti sono arrivate le forze dell’ordine.
 
Nel rapporto pubblicato dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese,  è emerso come la Leonardo SpA, controllata dallo stato italiano, sia una delle aziende più coinvolte nel rifornire militarmente Israele durante il genocidio del popolo palestinese, e una delle aziende che ne ha tratto più profitto, chiudendo 2023 e 2024 con profitti record anche grazie all’aggressione a Gaza. Il Gruppo Leonardo è coinvolto nell’”economia di guerra” anche tramite le sue partecipate estere come RADA e altre, di cui detiene il controllo.
 
L’Italia è ancora la terza nazione per rifornimenti bellici a Israele, nonostante le accuse di genocidio della Corte Penale Internazionale e il mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità che pende su Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano. Clicca qui

Salvini premiato: “Sto con Israele, una realtà pacifica”.

La Camera ha concesso per un’intera giornata le stanze di pregio per un convegno in cui esponenti di spicco della Lega si sono mescolati a generali, ambasciatori e lobbisti legati al governo di Netanyahu. Tra questi anche rappresentanti dell’Idsf (Israel Defense and Security Forum), il think tank israeliano di estrema destra che sostiene l’espansione delle colonie illegali e la deportazione dei palestinesi da Gaza.
Salvini non esita a stringere la mano insanguinata di Netanyahu, ritenuto responsabile di crimini di guerra. Ricevere un premio in questo contesto non è un merito, ma una vergogna. Ed è molto grave che ciò avvenga in una sala della Camera.

Lettera sul genocidio a Gaza.

Egregi colleghi,
In qualità di accademici, studiosi e professionisti di varie discipline, tra cui sanità pubblica, medicina, storia, sociologia, criminologia, ricerca sul genocidio, economia, scienze politiche, relazioni internazionali e psicologia, insieme ad attivisti e membri della società civile globale, scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per il genocidio in corso, la crisi della sanità pubblica e la distruzione sistemica a Gaza.
Siamo allarmati dall’incapacità della comunità internazionale di rispondere adeguatamente a questa emergenza umanitaria.
Notiamo con costernazione che alcune associazioni sono rimaste in silenzio o hanno rilasciato dichiarazioni che non rispettano la responsabilità morale e professionale di fronte alle prove schiaccianti e al diffuso riconoscimento del genocidio.

Il genocidio di Gaza.

Quando verrà scritta la storia del genocidio a Gaza, una delle paladine più coraggiose e schiette della giustizia e del rispetto del diritto internazionale sarà Francesca Albanese, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, che l’amministrazione Trump sta sanzionando. Il suo ufficio ha il compito di monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele contro i palestinesi. Albanese, che riceve regolarmente minacce di morte e sopporta campagne diffamatorie ben orchestrate da Israele e dai suoi alleati, cerca coraggiosamente di ritenere responsabili coloro che sostengono il genocidio.

Clicca qui Chris Hedges, giornalista vincitore del Premio Pulitzer, corrispondente estero per quindici anni del New York Times.

Un genocidio di entità superiore a quello ufficiale.

Uno studio del professore israeliano Yaakov Garb, della Ben Gurion University pubblicato sullo Harvard Dataverse, rivela che Israele ha fatto “sparire” almeno 377.000 palestinesi dall’inizio della sua campagna genocida contro la Striscia di Gaza nel 2023. Si ritiene che metà di questi siano minori. I 377.000 palestinesi di cui si è persa rappresentano circa il 17% dell’intera popolazione: ora ammontano a circa 1,85 milioni, prima della guerra era stimata in 2,227 milioni.
 
Il Professore osserva che il bilancio ufficiale delle vittime, pari a 61.000, è chiaramente una sottostima poiché le vittime rimaste intrappolate sotto le macerie non sono incluse.
 
Anche la rivista medica The Lancet ha pubblicato uno studio a gennaio di quest’anno rivelando che il bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza è stato molto probabilmente sottostimato del 41% nei primi nove mesi di guerra. Lo studio ha evidenziato che circa il 59,1% delle vittime erano donne, bambini e anziani.

Salviamoli! Abbiamo la responsabilità di proteggerli! Firma l’appello!

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Abbiamo la “Responsabilità di Proteggere”

Salviamo i sopravviventi di Gaza!

Chi lascia fare o è complice o è colpevole di omesso soccorso.

Ecco perché dobbiamo farlo! 

Nessuno può chiudere gli occhi e il cervello di fronte all’uccisione sistematica di bambini, donne e uomini di ogni età. Uccidere è criminale. 

Nessuno può assistere alla macellazione quotidiana di così tante persone costrette a patire le peggiori sofferenze fino a morire di fame.  Questo è disumano.

Nessuno può accontentarsi delle parole di condanna che restano parole. Se lo facciamo tradiamo noi stessi, i nostri principi, i nostri valori e le nostre leggi.

Salvare i sopravviventi di Gaza è un nostro dovere morale e un obbligo giuridico. Ecco perché dobbiamo organizzare subito una “Operazione di Salvataggio” degli abitanti di Gaza. 

Clicca qui.

Gli jihadisti amici dell’occidente.

Madre Agnes Mariam De la Croix.
Siria. Continuano ad arrivarci, nel silenzio dei media internazionali, appelli disperati contro i massacri e crimini quotidiani degli “Jihadisti democratici” che reggono le fila a Damasco per gli interessi stranieri. Enrico Vigna, 29 maggio 2025.
 
Madre Agnes Mariam De la Croix, ha lanciato numerosi appelli per la solidarietà alla popolazione alawita e cristiana della Siria, massacrata e schiacciata sotto il tallone dei “lupi” della “nuova” Siria.

La foto del genocidio.

“Mamma, come faccio ad abbracciarti?”
Il premio 2025  per il World Press Photo è andato alla fotografa palestinese Abu Elou per lo scatto, immortalato per tutto il mondo dal New York Time,  che ritrae Mahmoud Ajjour, bambino di nove anni rimasto mutilato di entrambe le braccia mentre cercava di fuggire da un attacco israeliano a Gaza: si era fermato per incitare la famiglia a continuare la fuga. Adesso ha una grande voglia di vivere, sta imparando a usare i piedi. Però: “Mamma, come faccio ad abbracciarti?”. 
 
L’Oscar del fotogiornalismo è stato contestato per aver “sfruttato la rappresentazione dell’orrore”.  E la risposta, come sempre, è questa: “Cosa c’è di sbagliato nel mostrare l’ingiustizia, cosa c’è di giusto nel nasconderla?”. La polemica è ipocrita perché in realtà rivolta alla fotografia simbolica dello sterminio israeliano della gente di Gaza. Ed è giusto che  fosse la fotografia di un bambino.
 
Perché dall’ospedale del Qatar fanno sapere che almeno undicimila bambini gravemente feriti sono ancora là, fra le macerie di Gaza, sotto le bombe esplosive e sotto la morte per fame e sete  dovuta al blocco degli aiuti umanitari. Secondo l’Onu nel dicembre 2024 solo Gaza registrava il numero pro capite più alto di bambini amputati al mondo, mentre per l’Unicef al 31 marzo i bambini palestinesi uccisi hanno superato quota 15mila, quelli feriti sono stati oltre 34mila, e quelli sfollati più di un milione.
 
Secondo lo studio pubblicato dalla rivista scientifica Lancet, il numero effettivo dei morti si attesta “certamente al di sopra di 70’000 e probabilmente verso gli 80’000”, di cui il 59% dei decessi si registra fra gruppi che ben difficilmente possono essere qualificati come combattenti: ovvero bambini, donne e anziani. Contando anche le “morti indirette”, il genocidio potrebbe raggiungere almeno le «186mila» persone. Significherebbe che almeno il 7,9% della popolazione di Gaza è morta dal 7 ottobre 2023 in poi. 
 
La foto del piccolo Mahmoud, checchè ne dica Liliana Segre, è dunque una testimonianza “silenziosa” che urla forte la parola “genocidio”, in una guerra  (massacro, carneficina, sterminio, deportazione ) le cui conseguenze si estenderanno per generazioni. 

“Basta silenzio sulla Palestina, agire per fermare il massacro”.

Il Coordinamento nazionale di Lavoro Società, per una CGIL unita e plurale ha diffuso un documento che denuncia la barbarie in corso a Gaza e in Cisgiordania. La sinistra sindacale della CGIL prende posizione e chiama alla mobilitazione, invitando ad agire concretamente per fermare quello che definisce un “massacro” e una “pulizia etnica” del popolo palestinese.

«Il governo fascista di Israele, con l’appoggio degli USA, ha rotto la tregua a Gaza», scrive il Coordinamento, denunciando centinaia di morti e feriti civili in un territorio devastato, dove la popolazione è priva di cibo, acqua, assistenza medica. In Cisgiordania, si legge nel comunicato, “continuano e aumentano le azioni terroristiche dei coloni, appoggiati dall’esercito israeliano”, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case.

È una denuncia che accusa il silenzio e la complicità delle democrazie occidentali nel genocidio e nella deportazione dei palestinesi. Di fronte a questa catastrofe umanitaria, la sinistra sindacale della CGIL richiama tutte le forze democratiche e pacifiste a una mobilitazione nazionale, unitaria, per difendere il diritto del popolo palestinese a vivere nella propria terra e ad avere uno Stato, nel rispetto del diritto internazionale.

L’origine del genocidio.

Il potere dei popoli consegna l’apartheid alla storia: dal 21 al 30 marzo torna la Israeli Apartheid Week (IAW) – Settimana contro l’apartheid israeliana! Ecco un elenco degli appuntamenti in Italia giorno per giorno. Clicca qui.
 
Più di 14 milioni di persone, di cui circa la metà ebrei e l’altra metà palestinese, vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Il primo regime, entro i confini dello Stato sovrano d’Israele, è una democrazia permanente con una popolazione di circa 9 milioni di persone, tutti cittadini israeliani. Il secondo regime, nei territori conquistati da Israele nel 1967, è un’occupazione militare “temporanea” imposta a circa cinque milioni di cittadini palestinesi. Inoltre, centinaia di migliaia di coloni ebrei risiedono in insediamenti permanenti a est della linea verde, vivendo come se fossero nella parte ad ovest del confine. Continua

Il modello Albania.

Il sistema di deportazione è stato inaugurato da Meloni e Edi Rama nel 2023 con un accordo fra l’Italia e la sua ex colonia Albania. Sono realizzati due centri in territorio albanese a spese italiane, dove i migranti catturati in mare a 500 Km di distanza vengono deportati: dapprima nel porto di Shёngjin e poi nella vicina cittadina di Gjadёr configurata come un Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) volto a detenere in carcere i migranti in attesa di essere respinti nei Paesi di origine.
 
Il tutto è una violazione della Convenzione di Ginevra e delle Convenzioni internazionali di diritto del mare: ultimo anello di una catena cheimprigionando le persone migranti in una speranza negata, è lo specchio perfetto delle politiche italiane ed europee in materia di flussi migratori. Un modello, sì, ma di disumanità. 

Modello America.

Sfogliate il libro delle nefandezze umane. Alla pagina dell’anno 1619, mese di agosto, troverete l’immagine di schiavi denudati e incatenati in fila per entrare nella stiva della nave Sao Joao Baptista e poi della White Lion, i bastimenti negrieri che dalle spiagge dell’Angola portavano i primi 33 schiavi a Jamestown, Virginia. Quello era il viaggio di andata. E ora confrontate quella immagine, dipinta 406 anni fa, con la fotografia rilasciata dalla Casa Bianca del 47° presidente Donald Trump, intitolata “Deportazione!”, dove la scena è clamorosamente capovolta, ci sono una trentina di disgraziati in fila indiana e in catene, come si addice agli schiavi, che stanno salendo dentro la stiva dell’aereo da trasporto militare per essere espulsi, buttati via, come si fa con gli avanzi di un pranzo durato 4 secoli. Uomini in divisa e armati di fucile mitragliatore controllano la partenza degli schiavi rinominati “clandestini”, proprio come quattro secoli fa i trafficanti bianchi, armati di mazze e spade controllavano gli arrivi dei “selvaggi” appena razziati dai villaggi africani. Dopo quei 33 schiavi in America ne sono arrivati tra i 9 e i 15 milioni, nessuno è in grado di conteggiare uomini e donne che valevano qualcosa in vita e nulla da morti. Hanno lavorato nei campi prima della canna da zucchero poi in quelli di cotone a costo zero, se si esclude il cibo per il sostentamento delle braccia. Generando una formidabile ricchezza nell’America dei pellegrini bianchi che di genocidio in genocidio, sgomberarono le terre dell’oro e della frontiera. Fino a decollare verso i fasti economici della Rivoluzione industriale proprio come i cugini dell’impero britannico che prelevavano schiavi dall’Africa all’Oriente. L’abbiamo chiamato progresso, ce ne vantiamo, convinti come siamo che la crudeltà servita ieri e rinnovata oggi, resterà per sempre nel conto dei debiti sospesi. (Pino Corrias)

Violazioni dei diritti umani nella guerra in Ucraina.

Il rapporto delle Nazioni Unite menzionato nell’articolo di InsideOver https://it.insideover.com/guerra/ucraina-e-russia-il-rapporto-onu-sulle-violazioni-del-diritto-non-risparmia-nessuno.html evidenzia violazioni del diritto internazionale commesse sia dalla Russia che dall’Ucraina nel contesto del conflitto in corso. Secondo il rapporto, entrambe le parti sono responsabili di azioni che contravvengono alle norme internazionali, senza che nessuna delle due possa essere considerata esente da colpe.
In particolare, il rapporto documenta casi di maltrattamenti e torture subiti dai prigionieri di guerra di entrambe le nazionalità. Sono state condotte interviste con 174 prigionieri di guerra ucraini negli ultimi 18 mesi, e quasi tutti (169 su 174) hanno fornito resoconti di maltrattamenti durante la detenzione.
Queste violazioni includono trattamenti inumani e degradanti, che rappresentano una delle pagine più dolorose e meno espresse di questo conflitto.
Il rapporto sottolinea l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, esortando entrambe le parti a cessare immediatamente tali pratiche e a garantire la protezione dei civili e dei prigionieri di guerra.

Lettera aperta di matematici contro il genocidio di Israele.

I 1.078 firmatari denunciano il genocidio e chiedono di tagliare i ponti con le istituzioni israeliane che non lo condannano.
 
Il 7 ottobre 2023 Hamas ha compiuto un attacco terroristico in Israele, uccidendo più di 1.200 persone su una popolazione di 9,5 milioni, tra cui oltre 800 civili e almeno 33 minorenni, e ferendone altri 5.400. L’attacco ha portato anche alla cattura di 248 ostaggi, circa 100 dei quali ancora detenuti a Gaza. Da allora il governo israeliano ha lanciato una violenta risposta di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza, sotto gli occhi della comunità internazionale.
 
Alla fine di ottobre 2024 le vittime identificate avevano raggiunto quota 43.061, tra cui oltre 13.735 bambini, 7.216 donne e 3.447 anziani, con oltre 100.000 feriti, su una popolazione di 2,3 milioni. Migliaia di altre vittime rimangono disperse, sepolte sotto le macerie. L’esercito israeliano sta infliggendo ai civili palestinesi non meno che l’equivalente di un 7 ottobre ogni dieci giorni, e lo fa da più di un anno.
 
Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres  (continua su  https://zeitun.info/2024/12/20/lettera-aperta-di-matematici-contro-il-genocidio-a-gaza/ )

Il presepe morente.

A Genova è stato installato un “presepe morente”, durante un flashmob, che ha voluto commemorare i più degli 800 neonati uccisi nella Striscia di Gaza in quattordici mesi. I neonati sepolti sotto le macerie che cercano l’ultimo respiro e quelli morti per mancanza di cure, per malnutrizione e malattie respiratorie a causa dei bombardamenti israeliani sugli ospedali nella totale violazione del diritto internazionale.
 
Sono stati sparsi fagottini bianchi macchiati di pittura rosso sangue ancora fresca, nella piazza principale della città, tra il Palazzo Ducale, la Regione Liguria coperti di luminarie e il classico mercatino natalizio di baite che, con i cartelloni pubblicitari che invitano agli acquisti, hanno provocato un grande contrasto con il presepe morente.

Non possiamo più dirci cristiani.

Betlemme, presepe di macerie.
La dimensione della misericordia, dell’accoglienza e della pace, è stata messa da parte nel mondo occidentale: ha scelto sciaguratamente la via delle armi per la soluzione dei conflitti, ha privilegiato il riarmo al disarmo, tagliando le spese sociali, in particolare quelle per l’istruzione e per la salute.
 
Ha preferito chiudere i porti e le frontiere, respingere i profughi che fuggono dalle guerre e i migranti costretti a lasciare le loro dimore a causa delle carestie, dei cambiamenti climatici, della devastazione delle foreste. L’Europa chiusasi in fortezza, come se fosse assediata da eserciti, ha fatto sì che il Mediterraneo diventasse un enorme cimitero.
 
Il Parlamento italiano ha emanato leggi che riducono il migrante irregolare a delinquente, e creato i CpR, centri di detenzione peggiori delle carceri. Un ministro del governo ha impedito a navi piene di naufraghi, salvati da morte sicura, di approdare al porto più vicino, lasciandoli per giorni e giorni in condizioni disumane. Salvini, Il ministro del nostro Paese che “difende i confini” dall’ “invasione” di naufraghi, negando il diritto umano al soccorso in mare e sequestrando persone innocenti che non hanno commesso alcun crimine, è assolto dal giudizio di un tribunale umano. Non potranno essere assolti, tuttavia, lui e il Paese che rappresenta, da ogni coscienza umana che crede nella giustizia.
 
Un’ Europa che non si adopera per mettere fine al massacro genocida che si perpetua nella Striscia di Gaza, dove decine di migliaia di bambine/i sono vittime innocenti, come può dirsi cristiana, come può celebrare il Natale?
 

Amnesty International: una organizzazione fanatica.

Colpito un comandate di Hamas.
“La deplorevole e fanatica organizzazione Amnesty International ha ancora una volta prodotto un rapporto inventato, completamente falso e basato su menzogne”, ha affermato il ministero degli Esteri israeliano in una nota, aggiungendo che è invece l’attacco senza precedenti di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 a dover essere considerato “genocida”. “Israele si sta difendendo, agendo nel pieno rispetto del diritto internazionale”, ha affermato il ministero.
 
L’organizzazione per i diritti umani invita la comunità internazionale a non agire come “complice” di questi crimini.
Con un documento di 300 pagine, il rapporto di Amnesty “dimostra che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione di Ginevracon l’intento deliberato di distruggere i palestinesi a Gaza. Questi atti includono uccisioni, lesioni fisiche o mentali graviinfliggere deliberatamente ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per portarli infine alla distruzione fisica. Mese dopo mese, Israele ha trattato i palestinesi di Gaza come un gruppo subumano indegno di diritti umani e dignità, dimostrando il suo intento di distruggerli fisicamente”, dichiara Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty International.Amnesty International denuncia “attacchi deliberati contro civili e infrastrutture civili (…) L’uso di armi ad alto potenziale esplosivo in aree densamente popolate”, ostacoli alla consegna di aiuti umanitari nel territorio e lo sfollamento forzato del 90% della sua popolazione.
 
Cosa viene definito genocidio?
La Convenzione di Ginevra  sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata nel 1948, definisce il genocidio come “atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Questa non è la prima volta che lo Stato a maggioranza ebraica si trova ad affrontare accuse di aver commesso un “genocidio” a Gaza, provenienti dall’Onu, da alcuni governi, come il Sud Africa, e da altre indagini da parte di organizzazioni civili, tra cui Human Rights Watch. Almeno quattro rapporti hanno concluso che Israele ha perpetrato il genocidio a Gaza.

Dopo 30 anni, il sindacato in rivolta?

Dida: il peccato originale.
C’è chi non ha apprezzato l’ironia dell’articolo Vota “P.D.P.P. e P.”, però, se è pur vero che in Italia non v’è partito che ambisca a rappresentare il mondo del lavoro dipendente, a suo nome e per suo conto vi è ancora chi agisce nella società. Ed è il sindacato. Due sindacati, Cgil e Uil hanno proclamato uno sciopero generale per il 29 novembre. Dovrebbe -è auspicabile- reggersi e consolidarsi  su due questioni principali: la “questione salariale” e la “questione fiscale”, due facce della stessa medaglia, dalle quali discendono poi la crisi dell’occupazione e l’irreperibilità di risorse nella  sanità, nella scuola, nei servizi pubblici  eccetera.
 
Ebbene, per queste questioni, per queste crisi sociali, per questa stagnazione salariale, per questo declino economico italiano, il sindacato ha grosse responsabilità. L’Italia è l’unico Paese Ocse in cui in trent’anni, a partire dal 1990, i salari reali siano diminuiti: non quelli nominali bensì quelli reali, in rapporto all’aumento dei prezzi, all’inflazione. La contrazione del salario medio annuo è stata del -2,9% contro l’aumento del +31,1% della Francia e del +34% della Germania.
 
Lo sciopero è, giustamente, contro il governo Meloni (aumento dei prezzi del 17% contro l’aumento dei salari del 5,7%, alle stelle i profitti e le rendite), però il macigno che oggi pesa sulle spalle di lavoratori cominciò a gravare tre decenni fa. Il “peccato originale”, porta la data 1992: governo Amato, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni. E quell’“accordo sul costo del lavoro”: abolizione della “scala mobile”, rinuncia alla contrattazione, impegno alla moderazione salariale a oltranza con riferimento alla “inflazione programmata”. Insomma, la cosiddetta “concertazione” fu il disarmo unilaterale del sindacato, la riduzione certa del tenore di vita dei lavoratori, in cambio di promesse generiche e in malafede per i successivi governi. Grazie a questa politica dei redditi, l’exPCI veniva accolto dal padronato nell’area di governo, ma veniva lacerato in profondità il rapporto già in crisi tra sindacati e lavoratori. Le critiche a questa scelta furono durissime già allora. Si ricordano i bulloni ai comizi sindacali e gli “autoconvocati”. La storia successiva del centrosinistra conferma licenziamenti di massa, privatizzazioni pubbliche, spostamento della ricchezza verso rendite e profitti e  diseguaglianza dei redditi. A maggior ragione del centrodestra.
 
Il circolo vizioso economico e sociale, oggi, è enfatizzato dalla  riduzione del potere contrattuale del sindacato, dall’allargamento del precariato, dall’involuzione produttiva verso settori a basso valore aggiunto (turismo, ristorazione e servizi alla persona), bassa innovazione e competizione basata su contenimento dei costi e intenso sfruttamento. E si drammatizza nei soggetti più fragili: minori in famiglie a basso reddito, persone anziane e con disabilità, migranti, penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro…

Ebrei antirazzisti per la Palestina.

A differenza delle organizzazioni ebraiche che sostengono acriticamente lo Stato di Israele, al Parlamento di Bruxelles è stata presentata sulle orme della statunitense Jewish For Peace, la Rete ebraica europea per la Palestina, che ha visto l’adesione di vari gruppi rappresentanti organizzazioni antirazziste della società civile europea e palestinese, per esprimere “Not in my nime” l’opposizione al genocidio e alla pulizia etnica, all’occupazione coloniale e all’apartheid di Israele in Palestina.