Più inquinamento da qui al 2031 con l’Accordo di Programma per l’ILVA.

Nel 2031 l’aria a Taranto sarà peggiore di oggi, anche se si spegnessero due altoforni su tre e ci fosse l’attivazione di due forni elettrici EAF. E la nuova AIA rende priva di valore giuridico la chiusura degli altoforni che rimetterebbero in funzione se le condizioni di mercato fossero avverse e le risorse economiche carenti.
 
Oggi viene raccontata una storia, quella della decarbonizzazione contenuta nell’Accordo di Programma, che già oggi viene smentita dal Ministero dell’Ambiente. In pratica: in caso di firma dell’Accordo di Programma avremmo un piano per dismettere gradualmente la produzione a carbone, ma al contempo il Ministero dell’Ambiente ha firmato un’AIA che autorizza l’azienda produrre per altri 12 anni con il carbone senza prevedere alcuna fermata degli altoforni e delle cokerie. Il risultato è un’illusione tutta politica: si promette la decarbonizzazione, ma si concede per legge il diritto a continuare con gli impianti più inquinanti per altri 12 anni. E poiché l’AIA ha valore normativo superiore, il gestore è oggi in una botte di ferro. Può fare la decarbonizzazione se ha i soldi ma può anche non farla se non conviene farla.
 

Il nucleare: falsa promessa energetica del governo.

In questo momento storico, il ritorno al nucleare viene promosso dal governo come inevitabile, efficiente e moderno: il “Nucleare di nuova generazione” (in particolare gli Small Modular Reactors SMR) una tecnologia che sarà pronta tra il 2035 e il 2045, con investimenti di miliardi, costi incerti, tempi lunghissimi, insomma incapace di contribuire nel decennio cruciale della crisi climatica e geopolitica.
 
“Invece” ribadisce  Di Giovanni Ghirga, medico di ISDE ITALIA, “per questi strettissimi tempi climatici, esistono già soluzioni concrete, scalabili, mature: energie rinnovabili come il solare e l’eolico, ormai ampiamente competitive sul piano economico e rapidamente installabili; reti intelligenti in grado di bilanciare in tempo reale la produzione e il consumo, integrando anche piccoli impianti distribuiti sul territorio; accumuli distribuiti, come batterie domestiche e sistemi di stoccaggio a livello di quartiere o di distretto, i quali stabilizzano la rete e garantiscono continuità energetica; idrogeno verde prodotto con energie rinnovabili, essenziale per decarbonizzare i settori industriali più difficili, come la siderurgia e la chimica; infine, l’elettrificazione capillare, cioè la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con tecnologie che funzionano a energia elettrica, come pompe di calore, veicoli elettrici, impianti elettrici per serre e irrigazione, alimentate però da fonti rinnovabili nei settori del riscaldamento, dei trasporti e dell’agricoltura”.
 
Di contro, inoltre, ogni reattore è un potenziale bersaglio in un mondo dove i conflitti ibridi, i droni kamikaze e i cyberattacchi sono ormai strumenti ordinari di pressione geopolitica, con rischio potenziale di contaminazione radioattiva permanente dell’aria, del suolo, dell’acqua. Anche i reattori più “avanzati” non eliminano il problema delle scorie radiotossiche per decine di migliaia di anni: ancor   più voluminose e più reattive sul piano chimico e fisico, con implicazioni serie per lo stoccaggio e il confinamento.
 
Infine, si instaura anche una dipendenza geopolitica nessun Paese europeo è autosufficiente nell’estrazione o nella lavorazione dell’uranio. Inoltre, i Paesi fornitori, come Russia, Kazakhstan, Niger, Algeria, non offrono garanzie di stabilità o alleanze democratiche. Spostano semplicemente la dipendenza dal gas a un’altra fonte instabile … e la chiamano “indipendenza”.

Cento anni di veleni non sono bastati.

La Regione Liguria ha indicato Cengio in Valbormida , con Cairo e Vado Ligure, come possibile sede per un inceneritore (pardon, termovalorizzatore) dove bruciare i rifiuti: la Liguria produce 326 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno.
 
I sindaci interessati finora hanno detto no, ma qualcuno, forse intenerito dalle compensazioni, pare vacilli.
 
A Vado Ligure, a due passi da Savona, la centrale a carbone – chiusa nel 2016 dopo un’inchiesta giudiziaria – secondo uno studio epidemiologico del Cnr avrebbe causato quasi quattromila morti.
 
A Cairo, il capoluogo della Valbormida con 40 mila abitanti, il paesaggio è ancora ingombro degli scheletri di fabbriche chimiche – come la Ferrania – ormai abbandonate. Qui abbiamo ancora l’Italiana Coke. Il benzopirene ancora all’inizio del 2025 ha mostrato limiti superiori fino a 13 volte ai valori obiettivo.
 
L’Acna ha chiuso nel ’99 (dopo un secolo di lotte contro acido solforico, dinamite, gas tossici per la guerra d’Abissinia, defolianti per il Vietnam, poi coloranti) ma la bonifica di Eni Rewind non è nemmeno finita.
Clicca qui, tratto dal “manuale” di Michele Boato “Quelli delle cause vinte”, il capitolo di Lino Balza “I contadini, con un secolo di lotte, salvano la Val Bormida dall’Acna”.

Meno costi, più profitti, più anidride solforosa.

Tre anni e mezzo di reclusione per 25 dirigenti ed ex dirigenti di Tirreno Power, imputati per disastro ambientale e sanitario colposo causato – secondo l’accusa – dai fumi dell’ex centrale a carbone di Vado Ligure. Sono le miti  richieste formulate  dalla pm savonese Elisa Milocco al termine del dibattimento iniziato il 31 gennaio 2019, a cinque anni dal sequestro – avvenuto nel 2014 – dei gruppi a carbone VL3 e VL4, smantellati nel 2016.

La pm, ha parlato di eccesso di mortalità elencando numeri: 298 ricoveri di bambini per patologie respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010, 2.161 ricoveri di adulti per malattie cardiovascolari e respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010, 657 morti per malattie cardiovascolari e respiratorie da gennaio 2000 a dicembre 2007.

Da Ostuni Climate Camp 2022 alla COP27 Sharm el-Sheikh.

Clicca qui l’organizzazione e il programma dal 30/7 al 8/8 del Camp di Ostuni. E’ organizzato dalla Campagna Nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile, dalla Confederazione COBAS, dal Movimento No TAP/SNAM di Brindisi e dagli studenti di EmergenzaClimatica.it. E’ una chiamata per tutte le associazioni e movimenti italiani ed europei sull’Emergenza Climatica, contro l’estrattivismo e l’”economia di guerra”. Sappiamo bene in che direzione ci stanno portando i Governi col loro capitalismo verde, megaprogetti, transizione col gas fossile, guerre e promesse non mantenute. Vogliamo organizzare la lotta per la prossima Cop27 di Sharm el Sheik: la 27a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022.

Dopo il Climate Camp Ostuni 2021 e la Cop26 di Glasgow molte cose sono cambiate: la speculazione post covid sui prezzi del gas, la guerra in Ucraina, l’indipendenza dal gas russo e le nuove politiche energetiche dei governi europei e della UE. Le solite compagnie Oil&Gas hanno fatto extraprofitti enormi (ENI ultimo quadrimestre + 4700%) e tutti i Governi hanno peggiorato la loro politica climatica promessa per il 2030: ritorno al carbone, potenziamento dei gasdotti esistenti (TAP, Algeria, Libia) e nuovi gasdotti (Poseidon); nuovi rigassificatori (Brindisi e Taranto) e tanto GNL, carissimo, da paesi democratici “amici”: USA, Quatar, EAU, Mozambico, Congo, poi nuovi inceneritori, impianti a biomasse e nuove trivelle del Pniec. Paghiamo tutto noi con le bollette dal benzinaio. Un passo indietro di 10 anni. E intanto le emissioni di gas climalteranti come il metano sono stati ai massimi storici nel 2021.

Il killer carbone in tribunale a Savona.

A carico della Tirreno Power di Vado Ligure  il procedimento penale, pur derubricato da disastro ambientale doloso e omicidio colposo plurimo a disastro ambientale e sanitario colposo,  è pur sempre  un  processo chiave per stabilire nella giurisprudenza italiana la correlazione tra le emissioni killer della combustione del carbone e l’eccesso di morti per malattie respiratorie e circolatorie. Secondo l’epidemiologo,  per gli uomini la mortalità per tumori cresce del 50 per cento, più del 39 per cento per malattie cardiovascolari e addirittura più 90 per cento per quelle respiratorie. Clicca qui.

Il governo non è intenzionato ad affrontare l’emergenza climatica.

Con i suoi programmi, il governo ignora il Global Methane Assessment (clicca qui) , il rapporto dell’Onu pubblicato da UNEP e Climate and Clean Air Coalition, che sottolinea che  tagliare le emissioni di gas metano è urgente per limitare il riscaldamento globale e le crisi sanitarie che l’accompagnano. Dunque  bisogna eliminare i contributi ai combustibili fossili, fermare gli investimenti in ulteriori infrastrutture di gas fossile.

Scatenata la repressione contro i Movimenti dal nord al sud dell’Italia.

La repressione del dissenso è il comune filo rosso che si snoda tra lotte e territori, travolgendo specificità e motivi del conflitto, non appena si supera la soglia minima di allarme del consenso popolare; non appena si accendono i riflettori mediatici su aspetti e vicende pubbliche da custodire gelosamente come affari privati. Gli esempi sono tanti, come tanti sono i modi con cui si articola il ricatto sui territori per ridurre al silenzio e tutto ricomporre alla logica unitaria del dogma degli affari privati e del profitto. E’ il caso delle lotte No Tav e No Tap, dei No Muos a Niscemi, dei 45 ragazzi antimilitaristi No basi Nato del processo “Lince” in Sardegna, dei No Grandi Navi a Venezia, dei No Pfas di Alessandria e Vicenza, dei No Carbone a Brindisi, Civitavecchia, Imperia, di chi da decenni si oppone No Ilva a Taranto, della Rete campana No Rifiuti contro le discariche della morte, di chi lotta No nucleare contro il traffico di rifiuti, di chi, infine, No espulsioni, per aver compiuto il solo gesto di lavare i piedi dei migranti che giungono in Italia dalla rotta balcanica, si ritrova imputato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Clicca qui l’Appello per sostenere le spese legali dopo la recente sentenza di primo grado emessa dal GUP di Lecce, che condanna oltre un terzo dei 92 imputati per reati connessi alle proteste messe in campo dal 2017 al 2018 contro l’approdo a Melendugno (Lecce) del megagasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), proveniente dall’Azerbaigian, ed in prosecuzione lungo la dorsale adriatica per congiungersi con quelli del nord Italia.

Entro cinque anni le nove centrali a carbone ancora attive andranno chiuse o riconvertite.

Tra cui quella di Brindisi il più grande impianto termoelettrico oggi operativo. La proposta di riconversione avanzata dall’Enel ha suscitato molte perplessità: un nuovo mostro a gas? Nella sua consultazione il WWF ha invece tracciato cinque ipotesi , non necessariamente alternative tra loro: Industria, energie rinnovabili, agricoltura, turismo, trasporti. Clicca qui Marina Forti.

Migliaia di morti in più a Savona nelle aree della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure.

I dati del CNR tenuti nascosti dalla Regione per mesi. Prossima l’udienza decisiva. Dal 30% al 60% di mortalità in eccesso, con punte del 100% di decessi per malattie respiratorie per le donne, e del 200% per i linfomi negli uomini. Confermati (e ulteriormente aggravati) i dati sanitari emersi anni fa dalla maxiconsulenza della Procura. Viene inoltre confermato il grande lavoro dei Comitati savonesi aderenti alla Rete fermiamo il carbone, con diffide, denunce, ricorsi e analisi sul territorio (con un costo di 120.000 euro frutto delle donazioni di singoli cittadini e associazioni)

Clicca qui Ferruccio Sansa “Il CNR: fino a 60% di morti in più vicino alla centrale”.

Centrale Enel di Porto Tolle. Un altro capitolo da aggiungere al libro “Ambiente Delitto Perfetto”.

Ennesima sentenza contro l’ambiente. Questa volta nel Polesine, nell’area protetta del Parco regionale del Delta del Po. “Il fatto non sussiste”: i fumi color solforoso rosa della più alta ciminiera d’Italia, visibili dall’Istria e dall’Emilia, non sussistono.

Clicca qui Jacopo Giliberti “Porto Tolle: assolti in appello Conti, Scaroni e Tatò”. 

Contro la riapertura della centrale Enel di Sampierdarena.

Il circolo Nuova Ecologia Legambiente ha organizzato un presidio di protesta a San Benigno : “Dopo che abbiamo combattuto vent’anni perché potesse chiudere questa centrale, assieme ai campi di carbone che ha intorno e che contribuiscono a circa il 20% del particolato, una riapertura è intollerabile”.

Clicca qui Massimo Minella “Carbone, in arrivo la prima nave. Riapre la centrale”

La nostra presenza nei processi per affermare la giustizia alle vittime e la prevenzione dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Tirreno Power di Vado Ligure, sequestro degli impianti: una prima misura da consolidare ed estendere. Stato dell’arte di processi penali ai quali partecipiamo che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoroAmianto: quale giustizia per le vittime e per gli ex esposti.
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