
“Nuove” linee guida al servizio dello sfruttamento capitalistico degli studenti e per una scuola di classe. Clicca qui.
Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

“Nuove” linee guida al servizio dello sfruttamento capitalistico degli studenti e per una scuola di classe. Clicca qui.


“Forse andrebbe aperto un ciclo di assemblee popolari, in tutti i territori e in tutte le città del Paese…” Marco Bersani interviene sulla discussione avviata da Lea Melandri e Andrea Segre su Comune. Marco Bersani
Tutti gli interventi sono leggibili qui: Società in movimento.

Sono decine di migliaia i manifestanti e centinaia le realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil, all’Arci fino ad Askatasuna, scese in piazza a Roma per la manifestazione di No Kings Italia, tappa nazionale della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. È una piazza collegata a quella di Togheter contro l’estrema destra a Londra e a quelle del movimento No Kings negli Stati Uniti. Una piazza volutamente senza partiti.


E’ di una giornalista de Il Manifesto presente sul fatto. Clicca qui.

Riceviamo e pubblichiamo:
«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella manifestazione del 31 gennaio.
Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle anche ai più ottimisti. In un tempo dominato da politiche guerrafondaie, dall’oscuramento delle questioni ecologiche, da misure sessiste, omofobe e discriminanti, lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi. Questo è un fatto politico enorme. La manifestazione ha dato spazio ai tanti soggetti e alle molte storie che compongono la piazza, permettendoci di sentirci più forti e meno soli, mentre la controparte affila gli artigli e accompagna il Paese verso una deriva autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti e reazionari, dagli USA alle peggiori esperienze europee. E proprio dagli Stati Uniti – Minneapolis insegna – arrivano segnali di resistenza e solidarietà diffusa che parlano anche a noi.
Al termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa. In corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli è andata giù. Quella disponibilità alla resistenza è la stessa che vediamo da mesi nelle piazze contro il genocidio in Palestina: indica che esiste una parte della popolazione, soprattutto giovane, che non si rassegna a stare calma, che è sempre meno disposta ai posizionamenti mediani ed è pronta a tracciare un confine netto. Corteo del 20 dicembre, corteo del 31 gennaio: se tanta gente, così varia e così determinata, si è vista in piazza due volte in due mesi bisognerà farci i conti no? Sicuramente al governo lo hanno capito. Parte quindi, scientifica, la grancassa per decontestualizzare e ricondurre una questione sociale nel campo dell’ordine pubblico. C’è da stupirsi? Non vedere il continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, oggi, l’uso sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal basso a questo governo. Prese di posizione strumentali del solito circolino di giornalisti, di politici e opinionisti di regime, impegnati a imporre una verità narrativa che tenta di cancellare la forza di ciò che sta nascendo. Si azzardano paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza. Vanno loro dietro PD e Movimento 5 Stelle, intenti ad affannarsi a inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello, tra dichiarazioni roboanti su legalità e condanne rituali. Ancora incapaci di capire, dopo anni di sconfitte, che la destra sarà sempre più abile di loro nel parlare alla pancia di chi è stato convinto che i nemici stiano in basso, e non in alto e che così non si fa altro che alimentare l’agenda Meloni, Piantedosi, Salvini, Crosetto: un governo complice del genocidio in Palestina, delle politiche di guerra, che pensa che un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro ICE se la sono cercata, che parla di “remigrazione” e vuole una società divisa, spaventata, impotente, incapace di organizzarsi.
La manifestazione del 31 gennaio, però, ci dice che non è più tempo di equilibrismi. Con la posta in palio oggi, bisogna scegliere. I 50.000 scesi in piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al Paese. Hanno indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo. Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto. Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza.
E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa lunga notte.







Le proteste della Gen Z si stanno diffondendo in tutto il mondo, quale spazio in Italia?
Quando un’ondata di proteste, convocata da una autoproclamata Gen Z che utilizza i simboli di un manga giapponese *, ha rovesciato il primo ministro del Nepal, Khadga Prasad Sharma Oli, si è pensato che si trattasse di un evento isolato, in quell’unico Paese al mondo con una bandiera non rettangolare. Quando si è saputo che convocazioni simili si stavano sviluppando in Indonesia, Filippine e in altri Paesi dell’Asia, gli analisti hanno pensato che si trattasse di una moda propria di quel continente e del suo esasperato consumo di cultura pop. Poi, quando l’ondata è arrivata in Perù e successivamente in Paraguay, si è scoperto che le proteste avevano trovato eco in un altro continente, sempre indisciplinato, che ama “surfare” quando si tratta di conflitti. Ma quando sono arrivate anche in Africa, attraverso i sollevamenti in Marocco e Madagascar—dopo che era già accaduto qualcosa di simile in Kenya—è apparso chiaro che ci troviamo di fronte a un fenomeno globale.
Dunque, la Gen Z è il nuovo fantasma che percorre il mondo e pone una grande sfida, soprattutto per le sinistre, che si trovano in una situazione inedita: stanno perdendo la battaglia culturale nel campo giovanile contro le destre estreme? Che spazio avrebbe in Italia?
Clicca qui Ociel Alí López è sociologo, analista politico e professore presso l’Universidad Central de Venezuela.
Nella foto: * Il simbolo di One Piece che è diventato un simbolo di protesta per la Generazione Z è la bandiera dei pirati con il teschio e il cappello di paglia di Monkey D. Luffy. Questo simbolo rappresenta temi di libertà, coraggio e lotta contro l’oppressione e le autorità corrotte, rispecchiando i messaggi centrali del manga e dell’anime.





Dal 1994 REPORT è il programma di giornalismo investigativo in onda su RAI 3 che ogni settimana informa i cittadini su cosa succede in politica e, soprattutto, prova ad accendere una luce sulla mancanza di trasparenza e opacità delle nostre istituzioni. Report però oggi è in pericolo: durante la presentazione dei palinsesti RAI, il conduttore del programma Sigfrido Ranucci ha fatto sapere che sono state tagliate senza motivo 4 puntate della nuova stagione. Firma questo appello per chiedere alla RAI che la messa in onda di Report sia sempre garantita, senza tagli e censure.





Il ddl sicurezza considera violenza il dissenso. Che nessuno disturbi il manovratore. Il testo in discussione fruga perfino tra le parole della tradizione pacifista e nonviolenta di Capitini e Dolci per inventare reati. Forse questo ddl 1660 avrebbe dovuto avere un numero leggermente diverso, il 1666, richiamando così il proprio intento diabolico. Non sappiamo se la disapprovazione sociale diffusa che lo ha accolto basterà per fermare l’iter legislativo, ma non era scontata. Il diavolo fa le pentole ma… (continua)

Il ddl sicurezza è il manifesto di un diritto penale autoritario e illiberale. Clicca qui.






I movimenti studenteschi che protestano contro la guerra in Israele hanno legami con gli ex brigatisti rossi. E per di più si rischia di tornare alla violenza del terrorismo rosso (non quello nero, di matrice fascista) degli anni ‘70 e ‘80. Sono queste le tesi allarmanti sostenute in un documento riservato che l’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia ha inviato martedì sera ai vertici e dirigenti del partito per dare la linea sulle proteste nel mondo studentesco contro la guerra nella Striscia di Gaza. Si parte dagli esempi delle ultime manifestazioni che hanno impedito al giornalista David Parenzo e al direttore di Repubblica Maurizio Molinari di partecipare a incontri nelle università. E adesso ci si mettono anche i Senati accademici.

Numerosi organi di stampa hanno riportato le parole del Presidente ucraino Zelensky nella conferenza stampa al margine del G7: “Sappiamo però che in Italia ci sono tanti filo-putiniani e in Europa anche. Stiamo preparando una loro lista, non solo riguardo all’Italia, da presentare alla Commissione europea. Riuscirete a zittirli?” Non abbiamo visto sostanziali reazioni politiche o giornalistiche alle parole pericolose di Zelensky, che sono un attacco evidente alla libertà di espressione e di dissenso. Con la scusa dello stato di guerra il governo ucraino ha messo fuori legge numerosi partiti dell’opposizione, ha messo sotto processo gli obiettori di coscienza alla guerra. Adesso pensa di agire all’estero?
Clicca qui il video.

Risponde, in questa intervista di Laura Tussi, un attivista del movimento di azione nonviolenta e protesta, che illustra quali sono le loro azioni più eclatanti e importanti, e per quale motivo si sono costituiti , e da dove nasce la loro azione e presa di coscienza, infine i prossimi obiettivi. Pesante il giudizio sul mondo politico: Sull’ambiente il Governo vuole mantenere uno status quo che fa comodo a molti”. Clicca qui.


La giustizia è di classe, forte coi deboli: debole coi forti, debole coi ricchi: forte coi poveri, debole con i ladri specie se politici, debole con gli inquinatori: forte con gli inquinati. Forte con gli inquinati: repressiva contro gli ambientalisti. A cui è concessa tutta la libertà di lamentarsi ma… Ultima generazione, Fridays for future, Extinction rebellion, esagerano, dissentono e protestano, penetrano nei media, catalizzano l’attenzione, rischiano l’imitazione nelle minoranze, svegliano le coscienze. Non potendo utilizzare il termine usuale nel contesto bellico imperante: terroristi, “eco vandali” può fare breccia nell’opinione pubblica, benpensante, distrarre la maggioranza sonnambula dallo spettacolo dei ladri politici. Non usano violenza fisica perchè del tutto nonviolenti, però vandalismo: civilmente da destra meritano un disegno di legge ecovandali, arresto, misure di prevenzione appartenenti al codice antimafia, fogli di via, maxi multe fino a 60mila euro e galera fino a 5 anni se le manifestazioni avvengono in luogo pubblico. E’ deterrenza per altre minoranze, per l’apologia di codesto vandalismo.
Secondo il dizionario (oggi: Wikipedia) con il termine vandalismo “si indica la tendenza a compiere azioni di interdizione, danneggiamento o distruzione di beni materiali o immateriali senza alcun motivo logico apparente, per cui sembra che il vandalo non ne apprezzi il valore”. Il vandalo, invece di scrivere liberamente sulla prima pagina del Corriere della Sera, acquista il biglietto delle Gallerie degli Uffizi inscena una protesta pacifica presso la sala Botticelli sedendosi a terra ed esponendo uno striscione riportante la scritta “Ultima Generazione No Gas No Carbone”. E prima di sedersi applica della colla sul vetro a protezione della ‘Primavera’ del Botticelli, attaccandosi con le mani. Il vandalo va ugualmente sulla prima pagina del Corriere della Sera. Sarà denunciato “per interruzione di pubblico servizio, resistenza a p.u., manifestazione non autorizzata e deturpamento o imbrattamento di cose”.
Anche se non ha procurato alcun danno all’opera d’arte, il vandalo rischia la galera, dipende da come il giudice interpreta il Disegno di legge. Analogamente, se fa sit-in sulle strisce pedonali o peggio se riesce ad incolla allo sconnesso asfalto di una tangenziale, se dipinge la facciata del Senato con vernice (lavabile!) o preferibilmente con materiali organici, se getta carbone (vegetale!) nella fontana di Piazza di Spagna, se benda le statue, se con le tette fuori mette in mostra cartelli contro Meloni, se riusa fumogeni da stadio o inesplosi della polizia in Valsusa, se introduce mazzi di fiori agli idranti antimanifestazioni. A tacere i blocchi stradali per il posto di lavoro, le Ong che salvano vite in mare, i ragazzi dei rave party eccetera. E se verso una damigiana di barolo doc 2008 colorando la fontana di Trevi? vandalo o astemio?
Non sono forme di “Resistenza civile” in difesa dell’ambiente bensì atti di vandalismo… contro l’ambiente, mentre non rischiano la galera se corrompono, costruiscono abusivi ed ecomostri, se fanno continui condoni edilizi e tributari, se devastano il territorio e non lo proteggono dai dissesti. Men che meno se rubano da parlamentare.

Sono IN PERICOLO l’UNITA’ della REPUBBLICA, i DIRITTI, l’UGUAGLIANZA di tutti/e i/le cittadini/e. Clicca qui.

Ma ci permette almeno di impostarli in maniera giusta. Clicca qui Jean Marie Muller, tra i più importanti studiosi del pacifismo e delle alternative nonviolente, oltre che attivo militante nonviolento: azioni nonviolente contro il commercio delle armi e gli esperimenti nucleari francesi ecc. Una analisi degli strumenti di lotta nonviolenti: conflitto, sciopero, boicottaggio, lotta di classe, digiuno, disobbedienza civile…

Il Movimento Nonviolento lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d’azione del movimento nonviolento sono:
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

Un gruppo di mamme di Genova ha dato vita a “Mothers Rebellion Italia”, movimento globale nato nel 2022 e legato a Extinction Rebellion, già con iniziative in Svezia, Norvegia, Finlandia, Olanda, Germania, Spagna, Portogallo. Il 23 settembre si unisce alla lotta globale per il clima per porre fine ai combustibili fossili in risposta all’attuale e crescente minaccia che la crisi climatica rappresenta per tutte le società e per il nostro pianeta: clicca qui. La modalità di attivismo consiste nel sedersi in piazza in cerchio mostrando ai passanti un cartello su cui sono scritti i nomi dei propri figli.
La redazione di «Superando.it» si prende alcune settimane di pausa. Riprenderà le pubblicazioni con regolarità dal 17 agosto, ma nel frattempo, naturalmente, lascia a disposizione dei Lettori e delle Lettrici ampi archivi, sempre divisi per settore (Diritti – Autonomia – Salute – Lavoro – Studio – Sport e Turismo – Società) (continua…)

Con Les soulèvements de la terre
In Francia, il governo di Macron ha compiuto un passo senza precedenti nella repressione del movimento sociale ed ecologista. Il 21 giugno ha decretato lo scioglimento del movimento Soulèvements de la Terre, che conta su oltre 140mila sostenitori e più di 150 comitati locali. Un modo come un altro per far sapere all’enorme numero di cittadini che lo detesta che non c’è alcuno spazio di dialogo e che chi non è d’accordo è bene che non esca nemmeno di casa. Centinaia di migliaia di persone hanno espresso solidarietà al movimento in forma singola o associata da tutto il mondo
Perché Soulèvements fa così paura
Un rapporto confidenziale della “Digos” francese sul movimento da soffocare.

Genova, luglio 2001. Dal giorno in cui Carlo Giuliani è stato ucciso in piazza Alimonda è cambiato tutto. Sono cambiati i movimenti, rinati solo di recente grazie alla passione ambientalista delle nuove generazioni. È cambiata la sinistra, che di fatto è quasi evaporata. È cambiata, assai in peggio, l’informazione: una conseguenza inevitabile dell’editto bulgaro e di tutto ciò che ha comportato nei giornali e, soprattutto, in televisione. Ed è cambiata, infine, la nostra democrazia: più fragile, con istituzioni sempre meno credibili e una classe dirigente sempre più screditata. Se vogliamo comprendere il melonismo di oggi, dunque, dobbiamo riandare a quei giorni dell’estate del 2001, uno spartiacque epocale per il nostro Paese e per il mondo. La nostra, insomma, è una democrazia tradita, e gli artefici di questo disastro sono senz’altro le classi dirigenti ma siamo, soprattutto, noi che glielo abbiamo consentito.
In libreria
DEMOCRAZIA TRADITA
di Roberto Bertoni e Marco Revelli
Dal G8 di Genova al governo Meloni:
la pandemia antidemocratica che ha travolto l’Italia

Ultima Generazione, Extinction Rebellion e i movimenti a loro vicini si trovano in tutta Europa ad affrontare un’ondata di repressione. Dalla Francia alla Gran Bretagna all’Austria alla Germania, i governi stanno guardando con sempre più sospetto alle azioni dei nuovi ambientalisti che bloccano strade, si incatenano davanti ai cantieri o imbrattano simbolicamente monumenti e opere d’arte. Ma in Italia il governo va oltre. (continua)

Extinction Rebellion difende le azioni di disobbedienza civile non violenta e contrattacca il governo: clicca qui.

L’informazione parla degli attivisti come se fossero dei pericolosi terroristi che minano l’arte; sugli schermi si parla delle loro “urla”, ma si omette il messaggio di quelle urla; mentre si mostra l’arancione sulle pareti, c’è già chi, con un getto d’acqua ripulisce quel gesto e quella tinta lavabile. Siamo capaci di ascoltare questo loro messaggio o ne abbiamo troppa paura? Clicca qui.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Poi vennero a prendere i rave party, e tacqui perché occupavano abusivamente.
Poi vennero a prendere zingari e migranti e fui contento, perché i lager sono da sgomberare.
Poi vennero a prendere gli studenti perché organizzavano raduni illegali e occupazioni di scuole.
Poi vennero a prendere quelli che occupavano abitazioni, bloccavano strade e occupavano fabbriche.
Poi…


Sì. Gli studenti iraniani, giustamente protestano. Gli studenti italiani, giustamente, protestano. Non c’è differenza.
No, gli studenti italiani protestano ingiustamente.
Chi l’ha deciso?
Il governo.
Anche il governo iraniano l’ha deciso.
Ma in Italia il governo è democratico perché qui si vota.
Anche in Iran si vota.
Ma poi comanda Khamenei.
E chi è Khamenei?
La guida suprema, una specie di papa musulmano.
Ecco la differenza. In Italia il governo il Papa non lo caga.

La ministra dell’Interno del Regno Unito ha autorizzato l’estradizione di Julian Assange negli Usa. Il cofondatore australiano di Wikileaks è accusato di spionaggio. Ma la sua vera colpa è di aver rivelato le bugie di guerra e i crimini dell’esercito americano, fornendo un grande contributo alla libertà di informazione, così come fecero i giornalisti americani che rivelarono i crimini di guerra Usa nel Vietnam. “Questa decisione pone Assange in grande pericolo e invia un messaggio agghiacciante ai giornalisti in ogni parte del mondo”, ha dichiarato Amnesty International. Insieme a tutte le associazioni pacifiste ci uniamo al coro di proteste verso questa grave violazione dei diritti fondamentali dell’uomo che ferisce e impaurisce tutti coloro che in guerra cercano di raccontare la verità, spesso venendo sospettati di spionaggio e di violazione del segreto militare. La decisione del governo di Londra di consentire l’estradizione di Assange, che ha semplicemente divulgato documenti relativi a questioni di grande interesse pubblico, è un attacco alla libertà di informazione e rappresenta un precedente pericoloso e poco edificante per qualsiasi Paese che si professi democratico..