Muore un altro operaio nello stabilimento pericoloso per i lavoratori e per i cittadini.

Anche questa morte  all’Ilva di Taranto si consuma nella tragedia di un territorio condannato dal “razzismo ambientale” che ha trasformato tante zone d’Italia come Taranto, in luoghi sacrificati sull’altare di un modello di sviluppo che ha esercitato violenza verso le persone e l’ambiente, luoghi dove la salute e la vita di fronte alla prova dei fatti hanno un valore e una tutela minore che in altre parti d’Italia, in spregio al dettato costituzionale.
 
Le evidenze storiche, scientifiche e sociali, e i riusciti esempi di riconversione in contesti sociali e nazionali più civili di quello Italiano, dimostrano che non è una scelta obbligata condannare i cittadini e i lavoratori di Taranto ad un modello di sviluppo economico, industriale e sociale politicamente fallimentare ed economicamente fallito, tenuto in vita soltanto dall’irresponsabilità e dall’inadeguatezza della classe politica di ogni colore, e dall’accanimento terapeutico su una azienda già morta, tenuta forzatamente in un coma perenne con aiuti di stato contrari alla normativa europea, che negano il principio del libero mercato e sottraggono imponenti risorse ad altre forme di sviluppo economico e ambientale che andrebbero invece tutelate più della obsoleta economia dell’acciaio e del carbone.
 

Trump detta anche la dieta alimentare degli americani.

Si sa che le Linee guida alimentari USA (Dietary Guidelines) sono da sempre un compromesso tra interessi della potente industria alimentare e le migliori evidenze scientifiche raccolte in anni di lavoro da parte degli scienziati. Nel 1991, dopo ben 10 anni di studi da parte degli scienziati, fu presentata la prima immagine della piramide alimentare

la cui pubblicazione però fu bloccata su pressione dell’industria alimentare perché era troppo chiara nell’indicare di ridurre il consumo di carne, latte e derivati. Dopo quasi un anno di stop, grazie all’intervento della stampa (Washington Post) che aveva ridicolizzato l’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura), l’amministrazione di allora si vide costretta a pubblicare la nuova piramide.

Ebbene, nelle linee guida del 2026 l’amministrazione Trump in maniera sfacciata, come nel suo stile, ha deciso di favorire il business dei produttori agricoli. USDA e HHS, infatti, hanno creato una nuova piramide alimentare rovesciata

rispetto a quella del 1991 per enfatizzare le proteine soprattutto di origine animale, privilegiando il consumo di carne e latticini, e favorendo i “grassi salutari” in primis di origine animale (!?).

Queste ultime linee guida sono l’emblema della decadenza degli Stati Uniti, un Paese che sta distruggendo istituzioni che un tempo erano un baluardo della sanità pubblica con istituzioni come CDC, FDA, e NIH. Un Paese che è il primo al mondo in spesa militare, ma dove non esiste una sanità pubblica universale come quella che abbiamo in Italia, dove il capitale e l’interesse di pochi prevale sulla salute della popolazione generale.  La nuova piramide alimentare USA deve essere inquadrata all’interno del contesto politico e antiscientifico che sta attraversando l’America sotto l’amministrazione Trump.

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Comune di Genova e Regione  Liguria: sì al forno elettrico nell’ex Ilva di Cornigliano.

La sindaca di Genova Silvia Salis,  al termine del vertice in Prefettura sul futuro delle aree ex Ilva, alla presenza del ministro Adolfo Urso, della Regione, di sindacati, parti sociali, si è rivolta ai Comitati che hanno espresso la loro contrarietà all’ipotesi forno elettrico:
“A chi era qui per dire di no ho detto che, come istituzione, devo raccogliere il loro dissenso e capisco la loro rabbia, ma sono passati decenni, la tecnologia è cambiata, abbiamo rassicurazioni sulla ricaduta ambientale con basi scientifiche molto solide. Come istituzione mi devo occupare delle ricadute ambientali ma anche di quelle occupazionali”.
 
Contrarietà dei parlamentari del M5s ,”Ancora una volta, ambiente, salute e occupazione vengono sacrificati, senza un reale piano industriale”, che però non minacciano la crisi della Giunta.

Io, contaminata dai Pfas, ho avuto quattro aborti e due tumori. E ora per mia figlia niente test.

“Io ho abitato 39 anni nella ‘zona rossa’ Pfas della Miteni, mia figlia di 12 anni è nata in una ‘zona gialla’ ma io l’ho allattata per un anno, se sono contaminata io, lo è anche lei. Invece, secondo l’Asl non ha diritto al monitoraggio”.
 
Questa è la testimonianza di Emanuela Franceschetti, che si batte per tutelare la prevenzione della salute della figlia.
 
Al piano di sorveglianza sanitaria regionale per conoscere la concentrazione di Pfas nel sangue: è esclusa sua figlia, che è nata in zona gialla (considerata di minor concentrazione) ma che lei ha allattato. E l’allattamento è, secondo tutti gli studi, il primo veicolo di trasmissione dei Pfas!
 
Stiamo parlando di qualcosa in più che di “sospetti”: l’Oms Organizzazione Mondiale Sanità ha inserito i Pfas tra le sostanze cancerogene e gli studi degli endocrinologi (es. Carlo Foresta) indicano infertilità e poliabortività come effetti direttamente collegati alla contaminazione da Pfas.

Impossibile oscurare la letteratura scientifica biomedica internazionale.

L’inarrestabile crescita dell’archivio della letteratura scientifica biomedica sui Pfas è proporzionale alla crescita di attenzione e di preoccupazione dovuta al combinato-disposto della loro pericolosità ambientale e sanitaria, la loro diffusione globale, nonché la persistenza che caratterizza l’esposizione umana. 
Si tratta di un numero enorme di composti resistenti alla degradazione chimica, biologica e ambientale dovuta alla forza del legame carbonio-fluoro: rimangono nelle matrici ambientali per tempi lunghi (da decenni a secoli), si bioaccumulano nel sangue e nei tessuti di esseri umani e animali, l’esposizione umana riguarda praticamente tutta la popolazione mondiale, inclusi feti e neonati, con tanti effetti sulla salute, anche a basse dosi. Il quadro complesso e preoccupante è completato dalla numerosità e varietà di effetti avversi sulla salute, che crescono col progredire degli studi.
 
Per essi, ci avvaliamo della seguente esaustiva relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato Scientifico di ISDE Italia.
“Le conoscenze includono, con diverso grado di persuasività, una lunga serie di danni al sistema immunitariodisfunzioni endocrine (tiroide, ormoni sessuali, sviluppo puberale), malattie metaboliche (dislipidemie, obesità, diabete), tumori a reni, testicoli e altri organi. Si ricorda che PFOA è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, la IARC, in classe 1 – cancerogeno per l’essere umano, e PFOS in classe 2B – possibile cancerogeno.
 
Di primario interesse anche le perturbazioni del sistema riproduttivo (alterazioni del ciclo mestruale, basso peso alla nascita, infertilità) e gli effetti neuropsicologici come i disturbi cognitivi, il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), l’autismo e l’ansia nei bambini.
La preoccupazione per la salute prenatale e infantile è alta anche in considerazione della vulnerabilità di feti e neonati a causa della immaturità delle barriere placentare e cerebrale.
 
Fortunatamente gli studi sugli effetti sulla salute delle esposizioni a PFAS in utero e durante i primi anni della vita sono in forte crescita. Tra questi ne voglio richiamare brevemente tre molto recenti su aspetti diversi della salute in età precoce e evolutiva.
 
Uno studio sull’esposoma infantile relativo all’esposizione a sostanze chimiche ha identificato alcune relazioni tra dose e effetti sulla salute nei bambini. Sono state individuate 78 relazioni tra sostanze chimiche ed effetto sulla salute classificate con livello di evidenza “probabile” o “molto probabile”. Tra le relazioni dose-risposta emerse tra 20 sostanze e 17 esiti di salute, tre riguardano l’associazione tra PFAS e il sistema immunitario, il peso alla nascita, gli aborti e deficit comportamentali.
 
Un recente studio di coorte basato sul registro nazionale svedese delle nascite ha messo in evidenza l’associazione tra esposizione fetale alla somma di PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS nell’acqua potabile e le malformazioni del sistema nervoso, le anomalie cromosomiche e del sistema urinario. Sebbene sia opportuno rafforzare i risultati e studiare in profondità i meccanismi tossicologici sottostanti, i risultati accrescono la preoccupazione per la salute prenatale e infantile.
 
Mi soffermo maggiormente su un’ampia rassegna sistematica che si è dedicata all’esposizione prenatale e postnatale a PFAS e il potenziale impatto sullo sviluppo cognitivo, comportamentale, linguistico, motorio e sociale del bambino.
 
La revisione ha incluso 61 studi condotti in Nord America, Europa e Asia tra il 2008 e il 2024. La maggior parte delle ricerche ha valutato l’esposizione prenatale tramite sangue materno o cordonale, mentre l’esposizione postnatale è stata stimata attraverso sangue infantile o latte materno. Gli strumenti di valutazione neuropsicologica comprendevano i test standardizzati classici utilizzati in età infantile.
 
Sullo sviluppo precoce (0-3 anni) sono emersi segnali congruenti da parte di numerosi e diversi studi: 17 studi hanno esaminato l’associazione tra esposizione prenatale e tappe evolutive nei primi anni. Il più ampio, condotto a Shanghai ha rilevato associazioni negative tra alti livelli prenatali di PFOS, PFNA, PFDeA, PFUnDA e punteggi cognitivi, linguistici e motori a 2 anni e anche le analisi di miscele hanno confermato un impatto negativo cumulativo per 9 PFAS. Uno studio canadese ha riscontrato effetti avversi di PFHpA e PFDoA sui punteggi cognitivi e socio-emotivi a 6 mesi. Uno studio tramite ASQ (questionario per lo screening dello sviluppo utilizzato per monitorare la crescita dei bambini da 2 a 60 mesi) utilizzato su tre coorti cinesi, ha evidenziato che PFOS, PFHxS e il sostituto 6:2Cl-PFESA erano associati a peggiori abilità comunicative e motorie fino ai 24 mesi di vita.
 
Studi sulle funzioni cognitive in età scolare (6–12 anni) hanno collezionato risultati meno univoci. Sulla possibile relazione con deficit del linguaggio e di memoria si registrano pochi studi. Anche sulle abilità motorie vengono analizzati solo 3 studi, due non hanno identificato associazioni con PFOA e PFOS mentre uno studio europeo ha identificato una relazione tra concentrazioni di PFAS in miscela e peggiore coordinazione motoria fine.
Molto articolato e complesso appare il quadro sul comportamento e le funzioni esecutive. Uno strumento di valutazione delle funzioni esecutive, il BRIEF, è stato usato in sette studi. Alcuni di questi hanno associato PFOS e PFHxS a maggiori problemi di regolazione comportamentale e meta-cognizione, mentre altri non hanno riscontrato associazioni. Studi basati sulla scala per la valutazione del comportamento adattivo, con altri strumenti e questionari per genitori e insegnanti su difficoltà comportamentali ed emotive, hanno mostrato risultati non congruenti. Un solo studio ha associato PFOA a sintomi di iperattività. Sull’ADHD, disturbo neuropsichiatrico che colpisce l’attenzione, l’impulsività, l’iperattività motoria, 11 studi hanno osservato risultati in diverse direzioni, che seppure interessanti necessitano molti approfondimenti. I risultati sull’autismo e le disabilità dello sviluppo sono considerati dagli autori limitati e incoerenti.
 
Interessante notare che alcune analisi delle miscele e dei fattori mitiganti hanno indicato che le combinazioni di PFAS risultano più predittive di effetti negativi rispetto ai singoli composti, e suggerito l’allattamento al seno, la dieta materna (pesce, noci) e l’educazione e stimolazione cognitiva domestica come potenziali fattori protettivi.
 
In generale, gli studi sugli effetti a lungo termine nel periodo adolescenziale risultano ancora scarsi e i sostituti dei PFAS sono poco studiati, nonostante la loro potenziale neurotossicità.
 
Infine, non si può che condividere la necessità di realizzare studi basati su campioni ben dimensionati ai fini della potenza statistica e che considerino adeguatamente i possibili fattori confondenti, in primo luogo lo status socioeconomico e la presenza di sottogruppi vulnerabili.
 
In sintesi, l’evidenza finora acquisita, sebbene ancora limitata, suggerisce che l’esposizione precoce a PFAS è associata a numerosi effetti avversi e gli esiti identificati sono già sufficienti a indirizzare le politiche ambientali verso la protezione dalle PFAS in generale e anche mirata alla fase precoce della vita.
Se da una parte c’è bisogno di ulteriori studi, soprattutto con disegno longitudinale e focalizzati su nuove generazioni di PFAS e su popolazioni vulnerabili, dall’altra non ci possiamo affidare unicamente agli studi ma occorre molto altro.”
 
Difatti, il dottor Bianchi, sembra rispondere al quesito etico: nel 2026 è concepibile, in pieno centro abitato, questa fabbrica ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale? E così anche ISDE concorda con noi: “c’è da chiedersi se e quanto la sede penale sia idonea a dare Giustizia e non siano necessarie anche azioni inibitorie e risarcitorie in sede civile, e una continua mobilitazione civile per bloccare ulteriori vittime e realizzare le bonifiche.

Fermare subito le produzioni inquinanti di Solvay.

Lettera aperta a Adriano Di Saverio, presidente della Commissione Ambiente e Sicurezza del Comune di Alessandria.
 
Egregio dottor Adriano Di Saverio,
 
prima ancora di riconoscersi presidente della “Commissione Ambiente e Sicurezza” del Comune di Alessandria, sono convinto che Lei innanzitutto risponda ai “principi etici che guidano la professione medica sulla tutela della salute individuale e collettiva”. Dunque, “per agire con spirito di solidarietà mettendo a disposizione le proprie competenze in situazioni di emergenza e calamità che gravano sul territorio”. 
 
Il territorio è quello di Alessandria su cui incombe il disastro ambientale e sanitario. Della gravità del quale Lei ha piena conoscenza: sia per ben due procedimenti penali nei confronti di Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo; sia per la sentenza del tribunale di Vicenza sulla relazione causa-effetto nocività Pfas;  sia per le numerose indagini epidemiologiche morti-ammalati ASL di cui l’ultima del 2019; sia per tutti i catastrofici campionamenti aria-acqua-suolo documentati da ARPA; sia per gli astronomici referti ematici (Pfas) contenuti nelle cartelle cliniche dei lavoratori Solvay; sia per le catastrofiche analisi (Pfas) dell’Università di Liegi; sia per l’altrettanto (rallentato) monitoraggio Pfas pubblico; sia per il diktat del  Comitato Tecnico Regionale (Vigili del fuoco, Regione Piemonte, Arpa, ASL, Provincia e Comune di Alessandria) sul sistema di gestione della sicurezza interna ed esterna dello stabilimento Solvay; sia per il  delittuoso “colabrodo” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) in deroga dal 2020, anzi 2010, denunciato da Greenpeace e Comitati e perfino dal partito suo e del sindaco; sia per l’esplicito confronto pubblico con noi associazioni e comitati; sia per la convincente voluminosità della documentazione scientifica internazionale peraltro a sua disposizione su il Sito e la mailing list del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”; sia per i grandi rilievi mediatici nazionali su Spinetta e Pfas (vedi Greenpeace); eccetera.
 
Per queste Sue ineludibili consapevolezze Lei, dati alla mano che non lasciano onesti spazi al dubbio se esista un collegamento tra inquinanti e malattie: al riguardo si legga la sentenza del tribunale di Vicenza che ha certificato il decesso collegato alla contaminazione da Pfas, Lei si è espresso nell’intervista su “Il Piccolo”: “La sensazione è che la gente della Fraschetta abbia a che fare con un problema ambientale serio”. Anzi, “esprime la propria preoccupazione perché i dati mostrano evidenze di alti livelli di Pfas nelle matrici ambientali”.
 
Ebbene, egr. Di Saverio, quale medico: libero per giuramento di Ippocrate da condizionamento politico, Lei non ritiene di fare un passo in avanti? Come ha fatto da tempo “ISDE Associazione Medici per l’Ambiente”, come ha fatto l’ “Ordine dei medici di Torino” (Omceo), che non hanno paralizzanti dubbi sulla cancerogenicità dei Pfas (“nuovo amianto: professor Philippe Grandjean dell’Università di Harvard) prodotti e diffusi aria-acqua-suolo da Solvay Spinetta Marengo: unica attività produttiva in Italia. Insomma, Lei non ritiene quale medico (ancor che autorevole politico, anche se non la massima autorità sanitaria locale) che la situazione di emergenza ambientale e sanitaria di Alessandria debba essere affrontata assolutamente con provvedimento urgente che, oggi e non domani, e senza scaricabarili, alla luce del sacrosanto principio di precauzione elimini all’origine gli estremi pericoli che gravano sulla salute dei cittadini, cioè fermi le fonti di avvelenamento che stanno uccidendo e ammalando? Ogni minuto che passa è paralisi imperdonabile. Non resti a guardare.
 
Lino Balza – Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

I medici di famiglia difendono la sanità pubblica agonizzante.

Si parla tanto dei problemi legati alla Medicina di base, mentre è vivo il ricordo degli “introvabili” durante il Covid. La sanità pubblica è agonizzante, ma davanti a possibili soluzioni il sistema va a rilento.
 
Una delle riforme che potrebbero cambiare lo scenario del Servizio sanitario nazionale è proposta dal ministero della Salute: al momento i medici di Medicina generale che spesso sono solo dei prescrittori, sono lavoratori autonomi pagati dal Ssn, il che gli permette d’organizzare autonomamente il proprio tempo. Possono mantenere un doppio lavoro, il rapporto con il Ssn e la libera professione. Per ogni paziente standard percepiscono 70 euro l’anno se il numero di pazienti assistiti è inferiore a 500 e 35 se supera i 500 assistiti. In media, ogni medico di base segue 1.500 assistiti. A ciò di solito aggiunge un pari (a volte superiore) introito per la libera professione. Evidente il totale disallineamento economico e di responsabilità coi medici che stanno scappando dagli ospedali. 
 
La nuova proposta del ministro Schillaci trasformerebbe i nuovi medici di base in dipendenti pubblici, proprio come i medici ospedalieri e sarebbero utilizzabili, con turni ben precisi, nelle Case di Comunità. Grazie ai fondi Pnrr, entro il 2026, dovrebbero essere 1.420: a ora, per carenza di personale, sono attive solo 413. È uno dei pochi passi concreti, subito attuabili, verso un miglioramento dell’assistenza sanitaria che, da un lato renderebbe realmente disponibile l’assistenza medica e, dall’altra, allevierebbe il lavoro nei Pronto soccorso: i dati indicano che più del 60% delle prestazioni svolte sono non urgenti o irrilevanti dal punto di vista clinico; si tratta soprattutto di anziani che, non trovando disponibile il proprio medico, si rivolgono al Pronto soccorso. Questi casi potrebbero essere assistiti presso le Case di Comunità dai medici di base. La riforma prevede che, a parte i neo-assunti, tutti gli altri medici di famiglia (circa 37.000) possono scegliere di restare “convenzionati”, ma mettere a disposizione circa 14-16 ore a settimana per il distretto. Perché c’è tanta resistenza nell’accettare questa riforma? I cambiamenti sono sempre difficili, ma non accettare la proposta non ha una spiegazione razionale.
 
Maria Rita Gismondo Virologa

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute.

In Alessandria, la sede della “Casa di Quartiere e Comunità San Benedetto al Porto”, fondata da don Gallo, ha ospitato la folta e partecipata assemblea pubblica del 23 maggio 2025. Con la quarta sessione dei “Workshop tematici”, si è infatti conclusa la serie di incontri pubblici organizzati da Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, nell’ambito del progetto europeo Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”.
 
I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati ad Alessandria, dove,   in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione, e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti in particolare sulla contaminazione da PFAS sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale.
 
L’intervento conclusivo della giornata è andato a Lino Balza, a nome del Movimento di Lotta per la salute Maccacaro: clicca qui; o, ancor più “vivace”, sopportatevi il video dell’intervento: clicca qui.  In particolare, sono trattati temi controversi quali il ruolo dei sindacati nel disastro ambientale e sanitario della Solvay di Spinetta Marengo. Presenti, in un animato dibattito, Franco Armosino, segretario provinciale della Camera del Lavoro di Alessandria e Giampaolo Zanni segretario CGIL del Veneto. Scintille su difesa dell’occupazione e tutela della salute.

Storica sentenza: il glifosato causa danni genetici.

La Corte Suprema della provincia di Santa Fe (Argentina) ha pronunciato una sentenza che segna un prima e un dopo per l’agricoltura industriale: l’uso massiccio di pesticidi– con il glifosato in prima linea – è associato non solo a problemi ambientali ma anche a gravi danni genetici, con effetti documentati sulla popolazione umana. Nella causa collettiva, la famiglia Córdoba, con la figlia di 9 anni, si è sottoposta a test genetici noti come “test del micronucleo” e “analisi delle aberrazioni cromosomiche”, eseguiti dall’Università Nazionale di Río Cuarto.Gli esami hanno confermato la presenza di “aberrazioni cromosomiche”, cioè danni genetici provocati dall’esposizione ai pesticidi. Secondo gli studi, questi danni durante l’infanzia aumentano drasticamente il rischio di sviluppare il cancro in età adulta, aborti spontanei e malformazioni congenite.
 
Oltre alle ricerche del Gruppo di Mutagenesi Genetica e Ambientale (GEMA) dell’Università di Río Cuarto, determinanti anche i dati emersi dall’Istituto di Salute Socio-Ambientale dell’Università Nazionale di Rosario: un aumento dei danni al DNA e anomalie cromosomiche in colture cellulari e campioni di sangue umano. Tenendo conto di tutto ciò, la sentenza ha stabilito il divieto di irrorazione a meno di 1000 metri dalle abitazioni per le applicazioni via terra e 3000 metri per quelle aeree. Inoltre, ha ordinato di promuovere l’agroecologia nella zona di protezione e ha imposto al comune di Piamonte di adeguare la propria normativa locale alla decisione della Corte.
 
L’Argentina è uno dei principali produttori mondiali di soia OGM, coltivata con tecniche intensive e con un largo uso di erbicidi come il glifosato. La nuova sentenza mette però in discussione l’intero impianto di agricoltura industriale basata sulla chimica, ponendo interrogativi non solo etici, ma anche scientifici e politici. Apre inoltre la strada a nuove cause collettive, non solo in Argentina, costituendo un precedente importante per altre comunità colpite dall’uso di pesticidi in aree abitate.
 
In Italia, secondo Coldiretti, resta il divieto di uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma anche l’utilizzo nei campi per accelerare la maturazione e la raccolta. Le misure precauzionali introdotte a livello nazionale non riguardano coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri come il grano (anche fagioli, lenticchie e ceci) proveniente da Stati Uniti e Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di preraccolta secondo modalità vietate in Italia dove la maturazione avviene grazie al sole.
 
Necessario, invece, il divieto di uso del glifosato: decine di associazioni ambientaliste europee, rappresentate dal “Pesticide action network” (PAN), con centinaia di migliaia di firme, presentano ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro la Commissione UE che ha dichiarato   l’erbicida “potenzialmente cancerogeno” nel 2015 e che però ne ha autorizzato l’uso per altri 10 anni.

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute.

I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati  ad Alessandria nell’ambito  del progetto “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività di Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.
 
Nell’alessandrino, in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione, e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti sulla contaminazione da PFAS sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale. 
 
Fare scienza di comunità si configura come un progetto di ricerca partecipata e community-based, che promuove il dialogo tra cittadini, esperti, istituzioni e società civile, competenze, saperi e punti di vista differenti. Lo scopo è favorire la massima partecipazione per costruire e diffondere informazioni comprensibili, elaborare prospettive condivise, implementare capacità di prevenzione, riduzione e gestione dei rischi, favorire l’accesso a meccanismi di giustizia in materia di ambiente e salute.
 
Dal 1° aprile al 23 maggio 2025, i quattro incontri pubblici si svolgono in Alessandria nelle sedi degli enti partner del progetto, tra cui il Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 
 
Ogni incontro viene condotto nella forma di una discussione orizzontale tra ospiti e pubblico, con la facilitazione di alcuni membri del gruppo di lavoro del Dipartimento di Culture, Politica e Società: Rosalba Altopiedi, Eleonora Bechis, Vittorio Martone e Andrea Filippo Ravenda.
 
Per informazioni: 0116704106  laboratoriocontaminazioni@gmail.com 
 
Gli incontri sono a ingresso libero.

Se poi pensiamo che il ministro della giustizia è soprannominato “mezzo litro”.

Dato che l’alcol è cancerogeno, non dovrebbe esserne consentita la pubblicità come per le sigarette. Ma di fatto le sigarette si vendono solo in tabaccheria per gli opportuni controlli, mentre l’alcol, nelle sue varie forme, si vende dappertutto. Come oggi è inconcepibile che si faccia un festival o un’esposizione a sostegno del consumo della sigaretta, non si dovrebbero autorizzare i numerosi eventi a favore del consumo di vino! Invece Vinitaly è stato frequentato ed esaltato da parte di vari ministri e autorità. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, non solo ha detto di non accettare la cancerogenicità dell’alcol ma ha dichiarato che bisogna rompere la criminalizzazione del vino, nonché le follie ideologiche attraverso l’aiuto della scienza rappresentata dal suo ministero. È veramente imbarazzante che si neghi l’evidenza. Intanto il ministero della Salute è muto.
* Silvio Garattini  Fondatore e Presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS

No all’autorizzazione a produrre allo stabilimento Ilva.

In assenza di garanzie per la salute pubblica e in presenza di un parere così netto dell’Istituto Superiore della Sanità.
Infatti, afferma Peacelink,  l’azienda Acciaierie d’Italia aveva commissionato uno studio per valutare l’impatto sanitario delle emissioni in uno scenario produttivo di 6 milioni e di 8 milioni di tonnellate di acciaio annue, sostenendo che, grazie all’adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT), le emissioni “post operam” sarebbero rientrate – in entrambi gli scenari – sotto la soglia di rischio accettabile. Ma l’ISS ha sollevato puntuali obiezioni sulla metodologia adottata. Questa presa di posizione dell’ISS rappresenta un segnale forte. La VIS commissionata dall’azienda presenterebbe per l’ISS criticità metodologiche che porterebbero a una sottostima del rischio sanitario effettivo. Taranto ha diritto a un futuro libero dalla spada di Damocle dell’inquinamento mortale per costruire un futuro di sviluppo sostenibile.

I Pfas non dovrebbero mai trovarsi nei giocattoli per bambini.

Secondo l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-Isde e l’Associazione Culturale Pediatri-Acp, i Pfas continuano a essere presenti nei prodotti destinati ai bambini, con il rischio di gravi conseguenze sulla loro salute. Isde e Acp hanno inviato una lettera ai ministri della Salute e dell’Economia per chiedere di vietare l’uso di Pfas e bisfenoli, già banditi dagli imballaggi alimentari in diversi Paesi, ma ancora ammessi nei giocattoli. Le evidenze scientifiche sono schiaccianti: i Pfas sono sostanze che indeboliscono il sistema immunitario, riducono l’efficacia dei vaccini e aumentano il rischio di malattie croniche, sono stati rinvenuti nelle urine dei bambini di tutta Europa e sono associati a problemi di sviluppo, obesità e persino tumori.
 
La partita ora si gioca nei palazzi della politica, tra pressioni industriali, in particolare di Solvay che, nello stabilimento di Spinetta Marengo, è l’unico produttore italiano di Pfas. Sono scelte che definiranno il livello di tutela per le nuove generazioni.

Il “caso Pfas” spiegato nelle scuole.  

Se possiamo dare un suggerimento a Greenpeace e a chi ha le disponibilità finanziarie per farlo, è avviare nelle scuole italiane l’esperienza del Liceo scientifico G.B. Quadri di Vicenza, nel corso della quale sarà anche affrontato  il caso Miteni e l’inquinamento da PFAS, accompagnato dalla visione di Dark Waters. Sarà raccontato ai ragazzi l’impatto dell’inquinamento ambientale legato al caso Miteni di Trissino, un disastro che ha coinvolto profondamente il territorio vicentino. Grazie alla sua esperienza come giornalista d’inchiesta, Marco Milioni offrirà una prospettiva unica sul rapporto tra ambiente e responsabilità collettiva. Il progetto vicentino  non solo forma, ma stimola il pensiero critico e l’interesse per il giornalismo investigativo, coinvolgendo attivamente studenti e istituti del territorio. Clicca qui.

Politici, stop patteggiamenti con Solvay sulla pelle della gente.

“I Comitati e le Associazioni invitano la Procura di Alessandria a non intraprendere procedimento di patteggiamento con Solvay/ Syensqo inteso a favorire in senso premiale all’imputato di chiudere anticipatamente senza dibattimento la vicenda penale relativa al disastro eco sanitario dello stabilimento di Spinetta Marengo.”
“I Comitati e le Associazioni diffidano le Istituzioni locali e nazionali (Comune, Regione, Ministero ecc.) di proseguire tavoli di trattative intesi a favorire tale patteggiamento che affievolisce i reiterati reati penali e civili di contaminazione ambientale e non riconosce alle Vittime, persone fisiche morte o ammalate, i reali risarcimenti rapportati ai danni individualmente subìti”.
“I Comitati e le Associazioni, a discrimine di ogni ipotesi di patteggiamento,  pongono  irrinunciabilmente al primo posto l’immediata interruzione della condotta di contaminazione che continua a perdurare, cioè pongono l’arresto della produzione e dell’utilizzo delle sostanze tossiche e cancerogene: con l’azzeramento delle emissioni in aria, nel sottosuolo ed in falda e col procedere contestualmente -a carico dell’azienda- ad una reale e completa bonifica dell’inquinamento fino ad oggi generato”.
Su questi tre imperativi etici e politici -in primis fermare Solvay- hanno concordato i gruppi locali dei Comitati e delle Associazioni di Alessandria, impegnandosi ciascuno ad articolare all’opinione pubblica prese di posizione forti e inequivocabili nei confronti delle Istituzioni, in grado di mobilitare la popolazione e fare blocco sulla  Procura.
Così, hanno proceduto con comunicati stampa Legambiente (clicca qui) e Movimento di lotta per la salute Maccacaro (clicca qui). Così, proseguiranno le prese di posizione di  WWF, Comitato Stop Solvay, Medicina democratica, Vivere in Fraschetta, GreenpeaceAnemos eccetera. Aspettando i Sindacati e i Partiti.

Il programma di “Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?”

Sabato 22 febbraio 2025

Ore 10,30 – INTRODUZIONE AL CORSO – PERCHE’, PER CHI, COME

Mirta Da Pra Pocchiesa e Federica Pecoraro, coordinatrici di Casacomune

Ore 11.00 – ONDATE DI CALORE E DINTORNI. LE RICADUTE DELLA CRISI CLIMANTICA SULLA SALUTE

Letizia Proserpi, divulgatrice e socia ISDE

Ore 12.00 – INQUINANTI INDUSTRIALI CHE INQUINANO ACQUA, ARIA E TERRE AMIANTO – IL CASO ETERNIT DI CASALE MONFERRATO Silvana Mossano, giornalista (online)

Ore 14.30 – INQUINANTI INDUSTRIALI CHE INQUINANO ACQUA, ARIA E TERRE IL CASO PFAS

Vincenzo Cordiano, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

Vitalia Murgia, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

Ore 15.30 – INQUINANTI IN AGRICOLTURA. IL PESO DEL GLIFOSATO E DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

Simona Savini, Campagna Agricoltura Greenpeace Italia (online) Comitato Gruppo Locale Torino

Ore 16.30 – NON LI VEDI MA LI RESPIRI. QUALI PROBLEMI PER I CENTRI URBANI

Beppe Piras, Comitato Torino respira

Ore 17,30 – Lavori di gruppo/Spazio di discussione/confronto tra i partecipanti (facoltativo e solo per iscritti in presenza che si prenotano)

Domenica 23 febbraio 2025

Ore 09.15 – SMALTIMENTO RIFIUTI E SOSTANZE TOSSICHE NELL’INDUSTRIA E ECOMAFIE TRA FALSE NOTIZIE E VERITA’

Antonio Pergolizzi, saggista e giornalista curatore del rapporto ecomafie di Legambiente (online)Ore 10.00 – LE CONSEGUENZE DEGLI INQUINANTI SULLA SALUTE UMANA

Antonino Frustaglia, Medico specializzato in Cardiologia, Gerontologia e Geriatria.

Ore 11.00 – CHE FARE? PROBLEMI E AZIONI POSSIBILI PER CAMBIARE ROTTA E GENERARE CAMBIAMENTO

Introduce Marica Di Pierri, Associazione a sud online

Comitato Mamme no PFAS

Movimento Lotta per la salute con Lino Balza

ISDE Piemonte

ARPA con Alberto Maffiotti Biologo-Dirigente del Dipartimento Arpa Piemonte Nord Ovest

Sapereambiente con Marco Fratoddi

Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?

Il 22 e 23 febbraio 2025 si terrà il corso di formazione “AMMALIAMO IL MONDO – La salute al primo posto?” L’evento può essere seguito on line in diretta live o vissuto in presenza, presso la Fabbrica delle “e” a Torino, in corso Trapani 91/b.

Come primo evento dell’anno abbiamo pensato di fare un corso che riguarda la nostra salute: vogliamo quindi riflettere sulle connessioni tra ambiente e salute, sulle ricadute della crisi climatica e l’uso degli inquinanti. Parleremo di diritti calpestati e di quelli ri-conosciuti dopo anni di battaglie, soprattutto da parte di gruppi, associazioni, ong. La parte finale sarà dedicata al “che fare”: modi e metodi per far fronte ai continui attacchi alla salute nostra e del pianeta di cui facciamo parte. Accanto all’approfondimento, con specialisti del settore, verrà dato spazio al racconto di esperienze significative in atto e al ruolo degli attivisti. Si ragionerà su dati, nazionali ed internazionali, su strategie operative e sulla legislazione in atto in materia e sulle modifiche che andrebbero apportate.

Interverranno relatori di indiscussa professionalità e competenza del mondo medico e scientifico, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni da sempre in prima linea su queste tematiche: Legambiente, Sapereambiente, Libera, Gruppo Abele, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, Torino Respira, Premio Luisa Minazzi, Movimento di Lotta per la Salute G. Maccacaro.

Contatti: tel 342.3850062; mail casacomune.laudatoqui@gmail.com; www.casacomuneaps.org

Il programma di “Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?”

Sabato 22 febbraio 2025

 Ore 10,30 – INTRODUZIONE AL CORSO – PERCHE’, PER CHI, COME

Mirta Da Pra Pocchiesa e Federica Pecoraro, coordinatrici di Casacomune

Ore 11.00 – ONDATE DI CALORE E DINTORNI. LE RICADUTE DELLA CRISI CLIMANTICA SULLA SALUTE

Letizia Proserpi, divulgatrice e socia ISDE

Ore 12.00 – INQUINANTI INDUSTRIALI CHE INQUINANO ACQUA, ARIA E TERRE AMIANTO – IL CASO ETERNIT DI CASALE MONFERRATO Silvana Mossano, giornalista (online)

 Ore 14.30 – INQUINANTI INDUSTRIALI CHE INQUINANO ACQUA, ARIA E TERRE IL CASO PFAS

Vincenzo Cordiano, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

Vitalia Murgia, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

Ore 15.30 – INQUINANTI IN AGRICOLTURA. IL PESO DEL GLIFOSATO E DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

Simona Savini, Campagna Agricoltura Greenpeace Italia (online) Comitato Gruppo Locale Torino

Ore 16.30 – NON LI VEDI MA LI RESPIRI. QUALI PROBLEMI PER I CENTRI URBANI

Beppe Piras, Comitato Torino respira

Ore 17,30 – Lavori di gruppo/Spazio di discussione/confronto tra i partecipanti (facoltativo e solo per iscritti in presenza che si prenotano)

Domenica 23 febbraio 2025

Ore 09.15 – SMALTIMENTO RIFIUTI E SOSTANZE TOSSICHE NELL’INDUSTRIA E ECOMAFIE TRA FALSE NOTIZIE E VERITA’

Antonio Pergolizzi, saggista e giornalista curatore del rapporto ecomafie di Legambiente (online)Ore 10.00 – LE CONSEGUENZE DEGLI INQUINANTI SULLA SALUTE UMANA

Antonino Frustaglia, Medico specializzato in Cardiologia, Gerontologia e Geriatria.

Ore 11.00 – CHE FARE? PROBLEMI E AZIONI POSSIBILI PER CAMBIARE ROTTA E GENERARE CAMBIAMENTO

Introduce Marica Di Pierri, Associazione a sud online

Comitato Mamme no PFAS

Movimento Lotta per la salute con Lino Balza

ISDE Piemonte

ARPA con Alberto Maffiotti Biologo-Dirigente del Dipartimento Arpa Piemonte Nord Ovest

Sapereambiente con Marco Fratoddi

2.000 miliardi di danni. La lobby dei Pfas e l’inciucione italiano.

Rispetto a quando per la prima volta (1990) scrivemmo che lo stabilimento di Spinetta Marengo scaricava Pfas in Bormida. Rispetto a quando dai primi anni 2000 eravamo in pochi, se non i  soli, a diffondere sui Pfas informazioni e documenti internazionali sempre più allarmanti, anche trasmettendoli -come Movimento di lotta per la salute Maccacaro– in forma di esposti (venti) alla Procura di Alessandria. Ebbene, rispetto a quei tempi, fino a quelli odierni, per tutti i quali ci appuntiamo la medaglietta di indefessa costanza, ebbene oggi si può affermare che la tragedia Pfas primeggia quasi in tutti gli organi di informazione, merito anche negli ultimissimi anni dell’accelerata mediatica della campagna di Greenpeace in Italia ( http://bit.ly/3FAJ7H0 ). Meglio tardi che mai. Ma non ancora a sufficienza.
Infatti, a tutt’oggi, le produzioni dei cancerogeni e tossici Pfas della Solvay non sono state fermate ad Alessandria e l’uso dei  Pfas non è  stato messo al bando in Italia.
 
Lo stallo malmostoso è il segno che  la lobby delle aziende chimiche e industriali capitanata da Solvay è tutt’altro che rassegnata: grandi manovre sono in corso attorno ai processi Miteni di Vicenza e Solvay di Alessandria, con il sospetto che si voglia spegnerli, quando meno impacchettarli. In Veneto l’allarmato documento di Mamme No Pfas, Isde, Cillsa, Legambiente, Cgil Veneto e Rete dei comitati denuncia l’esistenza di un semiclandestino tavolo di autorità politiche, istituzionali e giudiziarie  che tratta con le aziende imputate coprendone le responsabilità penali e risarcitorie (https://www.rete-ambientalista.it/2025/01/11/delitto-perfetto-2-vicenza/). In Piemonte: l’altro “inciucio” della tabula rasa dei patteggiamenti giudiziali a danno delle Vittime e della bonifica, su cui hanno preso posizione Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro (https://www.rete-ambientalista.it/2025/01/11/delitto-perfetto-2-alessandria/ ).
A lato di questo “inciucione”, la lobby è quanto mai aggressiva in campagne di pressione sui politici e di  disinformazione atte a  sviare l’attenzione pubblica dalle loro responsabilità verso i rischi per la salute e i relativi costi sociali (esemplari furono le campagne pro-tabacco). Lo scopo delle centinaia di lobbisti (addirittura Mario Draghi) è duplice: indebolire e affossare la proposta di Bruxelles di vietare la vendita e commercializzazione dei Pfas, e spostare il peso economico dei lavori di bonifica dalle aziende ai cittadini.
La multinazionale belga in Europa mantiene, con Ilham Kadri amministratrice delegata di Syensqo spin off di Solvay, un ruolo apicale nella “Campagna di disinformazione” dopo la richiesta di restrizione e divieto dei Pfas promossa nel 2023 dai cinque Stati europei (Danimarca, Germania, Norvegia, Olanda, Svezia). La campagna punta all’esclusione dal divieto dei fluoro polimeri: da considerarsi innocui prodotti finiti rispetto ai Pfas “storici” intermedi di produzione, e soprattutto da affermarsi essenziali per lo sviluppo della nuova tecnologia verde sponsorizzata dal Green Deal e finanziata in parte dal PNRR. Il nuovo fluoropolimero essenziale per l’idrogeno verde sarebbe Aquivion, che dal 2025 a Spinetta noi  produrremo senza utilizzo di pfas”. Falso. Aquivion rimane un Pfas e una volta riversato in ambiente il prodotto degrada in Pfas”: clicca qui.
 
Nella sua campagna, la lobby sta anche fronteggiando l’indagine interdisciplinare transfrontaliera coordinata da Le Monde, Forever Lobbying Project (FLP), che coinvolge 46 giornalisti di  diverse redazioni , 18 esperti accademici e avvocati internazionali e 29 media partner in 16 Paesi. L’indagine “sulla peggiore crisi di inquinamento che l’umanità abbia dovuto affrontare”, utilizzando una metodologia articolata e basata su criteri scientifici, ha infatti portato a galla quanto costerà ripulire dal “veleno del secolo” 23.000 siti in Europa, tra cui quelli, come Alessandria e Vicenza, considerati “hotspot PFAS”, dove la contaminazione ha già dimostrato di aver raggiunto  livelli particolarmente  pericolosi per la salute delle popolazioni esposte. A prescindere dagli incalcolabili costi umani e sociali in morti e ammalati e dall’impatto dei PFAS sui nostri sistemi sanitari, l’indagine  si è “limitata” a calcolare i costi per  bonificare le falde acquifere e i terreni impregnati di PFAS.
La cifra è da capogiro, ed equivale a 2 trilioni e mezzo di euro, 2,5 mila miliardi di euro in un periodo di 20 anniovvero un costo annuale pari a 100 miliardi di euroPer l’Italia, ad esempio, l’opera di pulizia costerebbe intorno a 12 miliardi di euro l’anno: stima assai per difetto se solo si guardano i costi depositati presso il tribunale di Vicenza. Cifre che comunque esploderebbero ulteriormente, in perpetuo, se non ci sarà lo stop immediato dei Pfas. Il nodo politico è: questi costi da chi verranno affrontati? dalle aziende che hanno messo in circolazione il PFAS, o dai cittadini tramite le proprie tasse?
Il principio sarebbe: chi inquina paga. Dunque il nodo è politico: mentre  gli altri Paesi CEE   chiedono a gran voce all’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) di mettere al bando i PFAS, in Italia la storica  complicità politica e sindacale, delle istituzioni locali e governative, non ferma  le produzioni Pfas della Solvay a Spinetta Marengo, primo indispensabile passo verso il divieto in Italia  dell’uso di Pfas in tutte le manifatture, come fu (1992) per l’Eternit e l’amianto.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Non possiamo più dirci cristiani.

Betlemme, presepe di macerie.
La dimensione della misericordia, dell’accoglienza e della pace, è stata messa da parte nel mondo occidentale: ha scelto sciaguratamente la via delle armi per la soluzione dei conflitti, ha privilegiato il riarmo al disarmo, tagliando le spese sociali, in particolare quelle per l’istruzione e per la salute.
 
Ha preferito chiudere i porti e le frontiere, respingere i profughi che fuggono dalle guerre e i migranti costretti a lasciare le loro dimore a causa delle carestie, dei cambiamenti climatici, della devastazione delle foreste. L’Europa chiusasi in fortezza, come se fosse assediata da eserciti, ha fatto sì che il Mediterraneo diventasse un enorme cimitero.
 
Il Parlamento italiano ha emanato leggi che riducono il migrante irregolare a delinquente, e creato i CpR, centri di detenzione peggiori delle carceri. Un ministro del governo ha impedito a navi piene di naufraghi, salvati da morte sicura, di approdare al porto più vicino, lasciandoli per giorni e giorni in condizioni disumane. Salvini, Il ministro del nostro Paese che “difende i confini” dall’ “invasione” di naufraghi, negando il diritto umano al soccorso in mare e sequestrando persone innocenti che non hanno commesso alcun crimine, è assolto dal giudizio di un tribunale umano. Non potranno essere assolti, tuttavia, lui e il Paese che rappresenta, da ogni coscienza umana che crede nella giustizia.
 
Un’ Europa che non si adopera per mettere fine al massacro genocida che si perpetua nella Striscia di Gaza, dove decine di migliaia di bambine/i sono vittime innocenti, come può dirsi cristiana, come può celebrare il Natale?
 

Se anche noi avessimo le assicurazioni sanitarie private.

A cosa risponde la legge sull’Autonomia differenziata appena bocciata dalla Consulta, se non al preciso progetto di creare una Sanità di serie A per i ricchi, dove far approdare le migliori professionalità, e una sotto-Sanità pubblica per pazienti indigenti, con meno medici, verosimilmente più scadenti, e più morti precoci (e quindi meno pensioni. Sull’esempio della sanità degli Usa, dove un assassino è diventato un eroe sui social per aver “giustiziato” uno dei beneficiari diretti del sistema spietatamente feroce per cui negli Stati Uniti può curarsi, e dunque sopravvivere, solo chi ha un’assicurazione sanitaria o un datore di lavoro che gliela fornisca.
 
Ricordiamo agli inizi della pandemia di covid gente ricoverata in terapia intensiva con polmoniti bilaterali che si vedeva recapitare a casa fatture per decine di migliaia di dollari. Malati che vanno in ospedale per operarsi a un organo e poi vengono lasciati in sala operatoria perché solo lì apprendono che la polizza non copre interventi per patologie in cui sia stato compromesso un organo limitrofo. Anziani che muoiono da soli privi di assistenza; puerpere povere lasciate agonizzare nelle roulotte. Se non hai un’assicurazione sanitaria sei uno scarto. Clicca qui.

Dopo 30 anni, il sindacato in rivolta?

Dida: il peccato originale.
C’è chi non ha apprezzato l’ironia dell’articolo Vota “P.D.P.P. e P.”, però, se è pur vero che in Italia non v’è partito che ambisca a rappresentare il mondo del lavoro dipendente, a suo nome e per suo conto vi è ancora chi agisce nella società. Ed è il sindacato. Due sindacati, Cgil e Uil hanno proclamato uno sciopero generale per il 29 novembre. Dovrebbe -è auspicabile- reggersi e consolidarsi  su due questioni principali: la “questione salariale” e la “questione fiscale”, due facce della stessa medaglia, dalle quali discendono poi la crisi dell’occupazione e l’irreperibilità di risorse nella  sanità, nella scuola, nei servizi pubblici  eccetera.
 
Ebbene, per queste questioni, per queste crisi sociali, per questa stagnazione salariale, per questo declino economico italiano, il sindacato ha grosse responsabilità. L’Italia è l’unico Paese Ocse in cui in trent’anni, a partire dal 1990, i salari reali siano diminuiti: non quelli nominali bensì quelli reali, in rapporto all’aumento dei prezzi, all’inflazione. La contrazione del salario medio annuo è stata del -2,9% contro l’aumento del +31,1% della Francia e del +34% della Germania.
 
Lo sciopero è, giustamente, contro il governo Meloni (aumento dei prezzi del 17% contro l’aumento dei salari del 5,7%, alle stelle i profitti e le rendite), però il macigno che oggi pesa sulle spalle di lavoratori cominciò a gravare tre decenni fa. Il “peccato originale”, porta la data 1992: governo Amato, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni. E quell’“accordo sul costo del lavoro”: abolizione della “scala mobile”, rinuncia alla contrattazione, impegno alla moderazione salariale a oltranza con riferimento alla “inflazione programmata”. Insomma, la cosiddetta “concertazione” fu il disarmo unilaterale del sindacato, la riduzione certa del tenore di vita dei lavoratori, in cambio di promesse generiche e in malafede per i successivi governi. Grazie a questa politica dei redditi, l’exPCI veniva accolto dal padronato nell’area di governo, ma veniva lacerato in profondità il rapporto già in crisi tra sindacati e lavoratori. Le critiche a questa scelta furono durissime già allora. Si ricordano i bulloni ai comizi sindacali e gli “autoconvocati”. La storia successiva del centrosinistra conferma licenziamenti di massa, privatizzazioni pubbliche, spostamento della ricchezza verso rendite e profitti e  diseguaglianza dei redditi. A maggior ragione del centrodestra.
 
Il circolo vizioso economico e sociale, oggi, è enfatizzato dalla  riduzione del potere contrattuale del sindacato, dall’allargamento del precariato, dall’involuzione produttiva verso settori a basso valore aggiunto (turismo, ristorazione e servizi alla persona), bassa innovazione e competizione basata su contenimento dei costi e intenso sfruttamento. E si drammatizza nei soggetti più fragili: minori in famiglie a basso reddito, persone anziane e con disabilità, migranti, penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro…

Mettere in comune informazioni utili sull’ambiente.

ULTIME PRESENTAZIONI E VIDEO PUBBLICATI
  • Inquinamento atmosferico: la raccolta dei dati in relazione ai nuovi limiti europei
  • Diffondere conoscenza ambientale: l’esperienza di Ambientenonsolo
  • Presentazione del rapporto Mobilitaria 2024
  • Mobilità elettrica urbana: una giusta transizione
  • Comunicazione media e sostenibilità
  • L’eccessivo inquinamento dell’aria nelle città
  • Osservatorio della Mobilità Urbana Sostenibile
  • Appunti per la comunicazione del rischio nel progetto Ome Health Citizen Science

I Pfas nel sangue provocano anche riduzione del sonno.

I ragazzi con più alti livelli di PFAS nel sangue dormono fino a 80 minuti in meno degli altri: uno studio condotto dalla Keck School of Medicine della University of Southern California (USC) ha rivelato il legame.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Advances e supportato dal National Institutes of Health (NIH), ha coinvolto 144 partecipanti di età compresa tra i 19 e i 24 anni.
Gli studiosi hanno identificato sette geni influenzati dai PFAS che potrebbero contribuire ai disturbi del sonno. Tra questi HSD11B1, un gene che regola la produzione del cortisolo, l’ormone che controlla i ritmi di sonno-veglia.

Tutto va bene, madama la marchesa.

La crescita dei salari in Italia, da decenni, è sostanzialmente nulla ed esiste una parte larga della popolazione che sbarca il lunario con salari al di sotto dei 9 euro lordi (circa il 30% su una platea di lavoratori formata da dipendenti privati, operai agricoli e lavoratori domestici). L’Italia è ultima in Europa per il tasso di occupazione. 
 
Il nostro mercato del lavoro è affetto da tre grandi e inevase criticità: divario territoriale, bassa occupazione e alta inattività giovanile, fortissimo divario di genere. Inoltre, con l’inflazione degli ultimi anni, la perdita di potere di acquisto per i lavoratori è stata in media del 15%.
 
Il XXIII Rapporto annuale dell’Inps smentisce  la propaganda  dei TG a reti unificate, secondo la quale siamo al record dell’occupazione mentre abbiamo il record del lavoro povero, ovvero che lo 0,7% di crescita del Pil del 2023 è più alto della Germania mentre abbiamo visto crescere solo disuguaglianze e divari.
 
La povertà ha ricominciato a crescere,  toccando 5,8 milioni di persone, dopo l’abolizione del Reddito e della Pensione di cittadinanza  sostituito in parte con l’Assegno di inclusione che ha escluso dal sostegno pubblico oltre 300 mila nuclei familiari con un’incidenza negativa soprattutto sul Sud Italia e sulle famiglie con soggetti di età avanzata e anche minori. E’ fallito il supporto per la formazione e il lavoro: sono solamente 102 mila i beneficiari della misura, con appena 3,7 mensilità, e il risultato è di portare su un mercato del lavoro sempre più precario e sempre più caratterizzato dal lavoro povero e sottopagato.

Non diventi irreversibile la crisi economica del settore sanitario e socio-sanitario!

«Richiedere l’adozione di improcrastinabili misure perequative e di sostegno ai settori sanitari, socio-sanitari, sociali ed assistenziali, avvertendo che, in assenza di interventi urgenti e mirati, la crisi economica del settore sanitario e socio-sanitario potrebbe diventare irreversibile, con il rischio di un’ulteriore riduzione della qualità e dell’accessibilità dei servizi»: è l’istanza espressa da ANFFAS e ANASTE, in una nota inviata congiuntamente a tutte le principali Istituzioni nazionali (continua…)

Ambiente svenduto. Ambiente delitto perfetto.

Non sono bastati due volumi (disponibili a chi ne fa richiesta), stiamo scrivendo un terzo sempre con lo stesso titolo “Ambiente Delitto Perfetto”, aggiornato di disastri ambientali che hanno causato migliaia di vittime e sono finiti nelle aule dei tribunali, per sfociare però in archiviazioni, assoluzioni, prescrizioni. Delitti perfetti.
 
Aggiorneremo con i processi Pfas di Vicenza e Alessandria e dell’Ilva di Taranto. Nonché con un viaggio dal Nord al Sud nelle inchieste sull’ambiente svenduto, sulle quali ci anticipa questo servizio su Il Fatto Quotidiano (clicca qui) per quanto riguarda le ecatombi dell’Eternit, della Caffaro, della Miteni, delle Solvay, della discarica di Malagrotta, della Montedison di Bussi, di Montedison e Pertusola a Crotone, del quadrilatero della morte Priolo Augusta Melilli  Siracusa, delle raffinerie Eni di Gela, delle raffinerie sarde Saras e Sarroch.

La lunga coda segreta del Covid.

Insieme a pochi altri organi d’informazione siamo stati ben lieti di dare recentemente visibilità (a questo e a questo link) alla battaglia delle persone con Long Covid, sindrome multisistemica ancora poco conosciuta e difficilmente diagnosticabile, che si manifesta dopo un’infezione acuta da SARS-CoV-2 con un complesso eterogeneo di sintomi che possono durare anche anni e con un generale peggioramento della qualità della vita.
Recentemente si è svolto a Roma il convegno Long-COVID e malattie neurologiche: analisi degli effetti a lungo termine e strategie di intervento, organizzato dalla RIN (Rete IRCCS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione), con il patrocinio della SIN (Società Italiana di Neurologia) e in collaborazione con la Società Centro Studi Americani ed Edra nell’àmbito di un progetto del Ministero della Salute coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ma purtroppo, come segnala la Rete Long Covid Italia, nemmeno in tale occasione si è data visibilità a questa rete diffusa di persone colpite dal problema, se è vero che nessuna di esse vi è stata invitata (continua…)

I Pfas nella Settimana mondiale della tiroide.

Cancro alla tiroide

Le malattie tiroidee derivano da fattori genetici e comportamentali ma anche ambientali. Infatti gli studi scientifici accendono di frequente i riflettori sul ruolo chiave che svolgono i Pfas sulle patologie connesse ad alterazioni ormonali: obesità, diabete, malattie della tiroide, ipotiroidismo giovanile, infertilità, osteoporosi ecc, oltre che  nel cancro e in oltre 400 malattie rare. Cioè, i livelli degli ormoni oscillerebbero semplicemente  in base all’età e al tipo di alimentazione, se, contro natura, non fossero aggrediti dall’avvelenamento da Pfas.

Per l’associazione tra Pfas e tumore della tiroide, in particolare il carcinoma papillare, è incontrovertibile lo studio caso-controllo multicentrico (Usa, Olanda, Israele), pubblicato nel 2023, e replicato dai ricercatori dell’Icahn Scool of Medicine at Mount Sinai di New York.

Questa è la situazione già ampiamente verificabile nei dati epidemiologici dei pazienti colpiti dall’avvelenamento da Pfas nelle aree venete e piemontesi ad opera rispettivamente della Miteni di Trissino e della Solvay di Spinetta Marengo.

L’occasione per focalizzare il ruolo dei Pfas sarà nel corso della “Settimana mondiale della tiroide” che si celebrerà a partire dal 20 maggio e si concluderà il 25 maggio, in occasione della “Giornata Mondiale della tiroide”.

L’iniziativa è patrocinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e promossa dalle principali società scientifiche endocrinologiche, mediche e chirurgiche, quali Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), Società Italiana Unitaria di Endocrino Chirurgia (SIUEC), Associazione Italiana Medicina Nucleare (AIMN), European Thyroid Association (ETA), insieme a CAPE Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini e sostenuta con un contributo incondizionato da parte di Eisai, IBSA Farmaceutici e Merck Serono».

Speciale Pfas 13. Un disastro ambientale e sanitario.

Secondo Greenpeace “in Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono state rilevate concentrazioni di Pfas a volte persino superiori a 500 ng/l. Una situazione allarmante, soprattutto alla luce del fatto che il limite accettabile stabilito dalla Direttiva Europea 2020/2184 è pari a 100 nanogrammi per litro (ng/l)”. In Italia i siti più contaminati sarebbero 1.600, oltre 17mila in tutta Europa.

Clicca qui gli effetti dei PFAS sulla salute umana e sull’ambiente analizzati dagli  studiosi dell’Alma Mater e dell’Università di Padova, e dal Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

Pfas cocktail letale per i vigili del fuoco.

Allineandosi dietro il muro di gomma del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nessuna presa di posizione da parte del prefetto di Alessandria, Alessandra Vinciguerra, al monito indirizzatole dal sindacato di base USB in merito al massiccio utilizzo dei Pfas sia nelle miscele anti-fiamma sia negli indumenti tecnici come tute e giubbotti dei vigili del fuoco. Approfonditi studi condotti negli Stati Uniti e nei i Paesi Ue, infatti,  hanno  segnalato i pompieri come una categoria di lavoratori ad alto rischio di tumori, come il cancro ai testicoli o alla prostata, il mesotelioma e il linfoma non Hodgkin.

Seminare dubbi, non raccogliere certezze.

Su www.smips.org  S.M.I.PS SCIENZA MEDICINA ISTITUZIONI POLITICA SOCIETA’, trovate, fra gli altri questi articoli:

Migliorare il processo di riforma del sistema di cura della non Autosufficienza (di cui alla legge 33/2023)

Quello sterminio di persone con disabilità è un monito per i tempi presenti

Autonomia differenziata: chi i soldi li ha, li avrà; chi non li ha, avrà meno

Italia: medici più anziani d’Europa, 55% ha più di 55 anni

Aumentano in Europa le diagnosi di tumore, colpita 1 persona su 20

40% dei tumori evitabili

Oms: previsti 35 milioni di nuovi casi di tumore nel 2050 (+77%), 1/4 a rischio di contrarlo

In Italia tubercolosi in aumento, ma se ne parla poco