
Class actions dopo il fallimento dei processi penali.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza








Proprio temendo il contagio di una sentenza al processo Miteni, che -“storica”- a Vicenza c’è davvero stata pur con luci e ombre *1 (clicca qui), da Bruxelles, casa madre Solvay, l’amministratrice delegata di Syensqo, Ilham Kadri, aveva fissato con tutto il management l’imperativo de “il grande fratello”: fermare il mondo,
ad Alessandria la Procura, malgrado le urgenze dei nostri esposti-denuncia, ha avviato il processo-bis SOLO nel 2024 e con un rinvio a giudizio che NON contempla il reato di dolo. A sua volta, Solvay ha ritardato le udienze con espedienti: ricusazione del “Giudice dell’udienza preliminare”, cambio dello staff legale. Poi, la mossa determinante è stata la proposta strategica di Patteggiamento *2 (clicca qui), incentivata dal Sindaco e incentivata dal Sindaco e agevolata dal GUP con lo slittamento di un altro anno. E Solvay ha così traguardato il 2026 senza che in concreto sia iniziato il processo (dal quale peraltro avrebbe poco da temere considerati i blandi capi di imputazione): procedimento penale che -ammesso e non concesso che non sia strozzato da rito alternativo- durerebbe comunque tutto un decennio, fino alla Cassazione. Insomma, il classico Delitto Perfetto *3 (clicca qui e qui) del rito penale, celebrato nell’ambito della “giustizia di classe” che premia l’inquinatore.
dove, con i lavoratori usati come scudi e la subalternità dei Sindacati, vanno in onda l’ennesima parodia dell’Osservatorio ambientale comunale, la “melina” ostruzionistica in Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale, e soprattutto lo scandalo del Patteggiamento. Insomma, a livello locale il traguardo del 2026 è ormai superato. D’altronde, era del tutto ipotetico il pericolo che il Sindaco, quale massima autorità sanitaria locale, agisse con una ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti. E, difatti, pretestuosamente il “primo cittadino” ha preferito eclissarsi dietro il Parlamento e dietro la Regione Piemonte; anzi, ha fatto di peggio: da apripista ai Patteggiamenti con Governo e Regione. *2 (clicca qui).
D’altronde, la Regione Piemonte continua a temporeggiare *4 (clicca qui), in particolare a oscurare i monitoraggi sanitari, ad eclissare l’emblematica “pistola fumante” del crimine, a rallentare -al limite del “surplace- il biomonitoraggio ematico di massa della popolazione provinciale. Anche se proprio il micro biomonitoraggio in atto nel Comune di Alessandria, per quanto truccato nei tempi e nella dimensione, già dimostra che 9 residenti su 10 hanno i Pfas nel sangue (e non solo). Completamente trascurati restano gli altri Comuni (Piovera, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli) i cui abitanti erano pur risultati avvelenati nel sangue dai Pfas C6O4 e ADV a seguito del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione 5 *(clicca qui)
D’altronde, nel favorire lo stallo produttivo e politico della Solvay, la Regione Piemonte fa inevitabilmente mancare i soldi anche per i monitoraggi dell’ambiente in atmosfera e al suolo. 6* (clicca qui). Al punto che l’Arpa pubblicamente ne paventa addirittura lo stop, malgrado che i picchi dei prelievi stanno confermando il costante aumento di cC6O4, ADV, PFOA e GEN-X, tanto nei Sobborghi che nel Capoluogo e nei Comuni alessandrini.
Tale e quale è questo scandalo piemontese 5* (clicca qui) che avviene dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, dopo la tardiva chiusura di altri due pozzi del Comune di Alluvioni – Piovera, dopo che abbiamo denunciato la mancata chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Alzano Scrivia, Guazzora e Alzano Scrivia, dopo che allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria, dopo che il Bormida è di nuovo inondato da masse di schiume, dopo che traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, dopo che l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, dopo che perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con una ordinanza di bonifica eccetera.
il 2026 è stato praticamente traguardato. I Parlamentari emanano leggi manovrate dalla potente lobby multinazionale Solvay. Infatti, in Senato il pericoloso Disegno di Legge (Crucioli) di messa al bando della produzione e dell’uso dei Pfas è stato definitivamente collocato in soffitta; mentre invece, come previsto 7* (clicca qui) nella complice bonaccia della politica italiana,
il recente decreto legislativo ispirato da Solvay ha ignorato Spinetta Marengo:
è stato cucinato sulla pelle della popolazione di Alessandria.
In quanto, 1°) lo stabilimento di Spinetta Marengo è l’unico in produzione in Italia dei perluoropolimeri, fluoroelastomeri e fluidi fluorurati; 2°) l’inquinamento di Spinetta Marengo non riguarda solo i Pfas, che ne rappresentano appena la punta dell’iceberg; e 3°) la contaminazione da Pfas in atmosfera è ancora più grave di quella sulle acque di superfice e di falda: in atmosfera dalle 72 ciminiere dolosamente continuano sulla provincia a ricadere -in aria terra acqua- 21 veleni tossici e cancerogeni (tra cui i vecchi e i nuovi Pfas), respirati, disciolti nella nebbia, nella pioggia, nel pulviscolo atmosferico, nelle polveri sottili.
Che l’atmosfera di Alessandria è avvelenata dalla Solvay non solo politicamente ma anche chimicamente 8* (clicca qui) l’abbiamo dimostrato più volte e, con l’esposto del 7 aprile 2023 via PEC avevamo proprio chiesto alla Procura di intervenire. A sua volta, il DDL Crucioli avrebbe fermato le produzioni Solvay in Italia e nell’immediato il progredire di malattie e morti fra le popolazioni del territorio, sacrificate invece dal recente Decreto legislativo ispirato da Solvay 9* (clicca qui) e 10* (clicca qui).
Per il resto, il decreto riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano: (a prescindere dai tempi e dai costi dei servizi pubblici) il limite introdotto resta ben lontano dai valori più cautelativi per la salute inseriti da altri Paesi europei; si affianca, dal 2026, a quello previsto dalla Direttiva Europea, il quale però a sua volta non è ritenuto da Efsa sufficiente a tutelare la salute dei cittadini. Insomma, a livello europeo, si discute ma non si conclude, per veto della lobby chimica, una efficace restrizione universale dei PFAS proposta da diversi stati membri. Insomma, non ci sarà la dichiarata stretta sui Pfas prima del 2026, gli appelli sono caduti nel vuoto, vincono le lobby industriali e vieppiù militari (i “forever chemicals” sono indispensabili nel mercato della guerra in auge *11 (clicca qui).
Insomma, il decreto -modello Meloni- è la longa manus della lobby chimica trasversale nel Parlamento italiano dove sono state presentate perfino dalle minoranze compromettenti Mozioni *12 (clicca qui).
Addirittura, il decreto è funzionale anche ad accontentare quanti, nei pressi dell’ambientalismo, lo considereranno “un piccolo passo in avanti, un segnale positivo”, dimenticando che, come pur sottolinea Greenpeace, “quando si parla di sostanze cancerogene non esiste alcuna soglia di sicurezza diversa dallo zero tecnico».
In conclusione. Solvay ha vinto? Nel 2026 è concepibile, in pieno centro abitato, questa fabbrica ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale, di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg tossico e cancerogeno? Niente affatto. Ormai è impossibile per Solvay oscurare l’entità della letteratura scientifica biomedica internazionale sui Pfas: essa è proporzionale alla crescita di attenzione e di preoccupazione dovuta al combinato-disposto della loro pericolosità ambientale e sanitaria, la loro diffusione globale, nonché la persistenza che caratterizza l’esposizione umana.
Si tratta di un numero enorme di composti resistenti alla degradazione chimica, biologica e ambientale dovuta alla forza del legame carbonio-fluoro: rimangono nelle matrici ambientali per tempi lunghissimi (da decenni a secoli), si bioaccumulano nel sangue e nei tessuti di esseri umani e animali, l’esposizione umana riguarda praticamente tutta la popolazione mondiale, inclusi feti e neonati, con micidiali effetti sulla salute, anche a basse dosi: il loro quadro complesso e preoccupante cresce col progredire degli studi. Per essi, ci avvaliamo di questa esaustiva Relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia. *13 clicca qui.
Resto convinto che, di fronte a questa immane tragedia sanitaria ed etica, “arrêter le monde” fermare il mondo sarà impossibile anche per “il grande fratello” Solvay. Però gli è possibile -come abbiamo finora esaminato- ritardare, sull’altare dei profitti, la fermata delle produzioni inquinanti dello stabilimento di Spinetta Marengo. Gli è possibile sfruttando le leggi, chi le fa, chi le applica e chi neppure le applica.
In radicale alternativa alla strategia Solvay, resto convinto, e impegnato, che noi possiamo accelerare l’urgenza del salvifico processo di chiusura.
Tramite azioni collettive di lavoratori e cittadini. Possiamo superare l’inidoneità delle sedi penali a fare Giustizia, ricorrendo alle sedi civili: con la class action risarcitoria alle Vittime (come stimolò il Procuratore Generale della Cassazione: “toccate Solvay nel portafoglio”), e con la determinante l’efficacia dell’azione inibitoria collettiva ambientale: quanto mai in linea di principio allineabile alla recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di danni climatici e protezione dei diritti umani *14 (clicca qui). In USA, per i Pfas gli inquinatori sono toccati nel portafoglio per milioni di dollari *15 (clicca qui).
In Italia, made in Alessandria, avvocati di parte civile (ahimè, anche quelli che patrocinano associazioni ambientaliste e persone fisiche) spingono al patteggiamento piuttosto che alla sentenza di condanna: massimo guadagno di parcella col minimo sforzo, una manna per se stessi, ma a danno etico e morale della Giustizia e delle Vittime, a notevole danno, perché no? anche patrimoniale delle Vittime.
Lino Balza – Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
1* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/luci-e-ombre-nel-processo-pfas-di-vicenza/
2* https://www.rete-ambientalista.it/2025/04/09/il-comune-ha-fatto-da-bulldozer-colpo-di-spugna-della-solvay-sul-processo-e-sulla-messa-al-bando-dei-pfas-premio-miliardario-alla-presidentessa-syensqo/
3* http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3077:le-vittime-non-ottengono-giustizia-nei-tribunali-penali&catid=2:non-categorizzato
3* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/27/scandalizza-i-comitati-e-le-vittime-il-processo-solvay-di-alessandria/
4* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/un-altro-dei-tanti-rinvii-pfas-della-regione-piemonte/
5* https://www.rete-ambientalista.it/2024/05/09/altri-pozzi-di-acquedotto-chiusi-ad-alessandria-per-i-pfas-ma-lasl-fa-il-gioco-di-solvay/
6* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/fanno-mancare-i-soldi-per-monitorare-aria-suolo-falde-e-fiumi/
7* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/21/solvay-manovra-da-sempre-il-parlamento-italiano/
8* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/17/latmosfera-di-alessandria-avvelenata-dalla-solvay/
9* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/il-decreto-legislativo-ispirato-da-solvay–sulla-pelle-della–popolazione-di-alessandria/
10* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/limiti-zero-pfas–in-italia-perfino–gli-ambientalisti-balbettano-2/
11* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/in-piu-la-partita-dei-pfas-va-ben-oltre-la-sentenza-di-vicenza/
12* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/21/longa-manus-di-solvay-sulla-politica-dalla-destra-alla-sedicente-sinistra-2/
13* https://www.rete-ambientalista.it/2025/08/28/impossibile-oscurare–la-letteratura-scientifica-biomedica-internazionale/
14* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/la-cassazione-sulla-tutela-dei-diritti-umani-fondamentali-dei-cittadini-minacciati-dallemergenza/
15* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/per-i-pfas-pagheranno-875-milioni-di-dollari/


















Andrea Perelli, GUP nel processo Solvay bis ad Alessandria, per averLo descritto in “acchittata compostezza con papillon” ha arricciato il naso. Quale antitesi alla scompostezza della Sua ordinanza, “Solvay gongola. Con Greenpeace, Lino Balza escluso come parte civile. Cosa c’è dietro”, egli in effetti ha letto giusto: non è ironia dei bei tempi passati, bensì contestazione: 6 (+ 1) ragioni affinchè Lino Balza debba partecipare al processo per rinchiodare 39 prove che condannano Solvay e imputati.

Si sono autodefiniti “désamorceurs » i vertici di Ilham Kadri, amministratrice delegata Solvay Syensqo, con Marco Apostolo, country manager in Italia (Ricatto occupazionale della Solvay a Spinetta Marengo), e con il nuovissimo team legale di Guido Carlo Alleva e Riccardo Lucev, nel merito del possibile scenario sulle sorti dello stabilimento di Spinetta Marengo, “champ de mines”, che comprende il processo avviato presso il GUP di Alessandria (Solvay gongola. Con Greenpeace, Lino Balza escluso come parte civile. Cosa c’è dietro. ) e anche le paventate azioni inibitorie e class action di risarcimenti danni. Si è di recente aggiunta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: Edison coimputata con Solvay? Di questi “Vertici dei disinnescatori del campo minato”, pomposamente convocati come “Riunioni strategiche per tracciare la rotta della navigazione aziendale”, si potrebbero già intravvedere i riflessi nella imminente udienza GUP del 20 dicembre.
Utile spunto di riflessione a Bruxelles, per le relative “azioni pianificate e strutturate”, verte attorno alle risoluzioni in USA del sito Solvay di West Deptford. Qui, da Solvay è stato raggiunto un accordo con il “Dipartimento per la Protezione Ambientale (DEP)” dello Stato del New Jersey, poi che la multinazionale belga è stata portata in tribunale nel 2020. Esso segue la cessazione, dopo trenta anni, delle miscele Pfas compreso l’ADV dal 2010 importato da Spinetta Marengo quale sostituto del PFOA. Discusso dallo Stato con Comuni-Organizzazioni-Cittadini, garantirebbe la tempestiva bonifica di PFAS e sostanze pericolose nelle adiacenze del sito nella Contea di Gloucester, e risarcirebbe la cittadinanza per i danni. Infatti, l’accordo di transazione, prevede azioni di risanamento ambientale più impegni finanziari di 392,7 milioni di dollari: “finanziare le indagini ambientali critiche, le attività di bonifica e i progetti di ripristino qualità ambientale nelle comunità di Gloucester e Camden County”.
A prescindere dai rilievi economici, a complicare la disamina -tattica e strategica- dei nuovi avvocati c’è la diversa giurisdizione penale americana che consente alla Solvay di affermare che “l’indennizzo non va considerato come una ammissione di colpa”; ovvero c’è che la complice latitanza dello Stato italiano -inteso come centrale e locale- ora sarebbe più proficua se si trasformasse in una edulcorata legge Pfas ispirata dalla Solvay proiettata a dopo il 2027 (l’opposto della messa al bando con il Disegno di Legge ex Crucioli). La legge “ralenti” sarebbe utile a disinnescare, fra tutte, almeno questa mina: perché Ilham Kadri a Spinetta non intende cessare a breve le produzioni di Pfas, proprio mentre cresce l’allarme sociale nell’intero territorio alessandrino per l’avvelenamento acqua-aria-suolo di PFOA C6O4 e ADV -a tacere gli altri 20 tossici e cancerogeni- evidente anche nel biota acquatico e selvatico e nei prodotti alimentari raccolti proprio nei suoli implementati di “nuovi” composti a catena mediocorta precipitanti dalle ciminiere: ancor più bioaccumulabili dei “vecchi” e ovviamente con standard analitici occultati da opportuni diritti brevettuali, al pari dei Fomblin e Aquivion.
In più, non può essere rallentato all’infinito un monitoraggio di massa della popolazione aperto a tutti gli standard analitici. Che potrà aprire il vaso di pandora sui risarcimenti alle Vittime, leggi class action. Il raffronto per gli avvocati va di nuovo alla Solvay di West Depford che, “per evitare l’onere e le spese di un contenzioso continuo” (si legge nella sua dichiarazione), ha accettato di pagare 1,3 milioni di dollari per chiudere una class action sulla contaminazione da Pfas delle riserve idriche del Parco nazionale di West Deptford, intentata per conto dei residenti del Parco nel giugno 2020, prevedendo gli esami del sangue gratuiti a tutti i cittadini, i risarcimenti individuali e per gli immobili residenziali, le spese legali e gli onorari. Inezie per la multinazionale, salvo che restino aperti i risarcimenti per le patologie sofferte.
A proposito di mine, infine, secondo fonti informate, serviranno a Bruxelles altre riunioni (in gergo: operational meetings, réunions opérationnelles) per affrontare l’impatto di una « azione inibitoria », la questione che è stata alla base del cambio del team di avvocati.





Prima direttore operativo, poi addirittura amministratore delegato, Luigi Guarracino è stato responsabile degli scarichi idrici che da Trissino hanno contaminato i Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova. In concorso con altri 15 manager e dirigenti dell’ex Miteni, è accusato di disastro innominato nell’ambiente e avvelenamento delle acque, con tutte le migliaia di ammalati e morti annesse e connesse. In tribunale a Vicenza si è dichiarato innocente: “Sono a posto con la coscienza”. Che coscienza ha? Quando lo accusai pubblicamente di dolo per la Solvay di Spinetta Marengo, una quindicina di anni fa, mi scriveva: lei mi accusa, non mi conosce, prendiamo un caffè insieme. Ma mi faccia il piacere. Se l’era già cavata per il rotto della cuffia nel processo Solvay di Bussi. Poi finalmente ha subìto nel 2019 una condanna in Cassazione per il disastro Solvay di Spinetta Marengo. Una condanna lieve (1 anno e 8 mesi) perché non gli è stato riconosciuto il dolo. Il sottoscritto era invece d’accordo con la Procura generale e chiedeva 11 anni per dolo. Tratta da “Ambiente Delitto Perfetto, clicca qui lo stralcio della mia “Memoria di replica in Corte di assise d’Appello di Torino” riguardante appunto la posizione processuale di Luigi Guarracino.

Allarmante la situazione PFAS per lo stato delle acque potabili a Terni e Narni. Secondo l’ARPA, la Conca Ternana, è toccata massivamente dall’inquinamento sistematico dei propri pozzi, con il 60% delle stazioni di monitoraggio interessate dal fenomeno e addirittura il 72% dei campioni ‘positivi’. Ai fini del bioaccumulo, per i residenti occorre anche osservare come i pozzi locali registrino generalmente la presenza non di una, ma di plurime sostanze chimiche associate ai PFAS (fino a cinque diverse), vicenda che rende ancor più inquietante l’intero fenomeno. Sono svariate decine di migliaia i cittadini ternani e narnesi interessati dalla contaminazione da PFAS delle acque potabili, vicenda finora sconosciuta. Infatti, per quanto il report ARPA Umbria sia recuperabile on line, nessuno ne ha mai divulgato gli inimmaginabili contenuti, con la popolazione del tutto ignara di cosa stia bevendo. “Italia Nostra” ha intanto presentate nuove denunce alla Magistratura a riguardo dello stato di saluto delle acque.





Da un lato, studi legali dimostreranno -come illustreremo prossimamente con lo sguardo rivolto alla Solvay di Spinetta Marengo- che l’azione inibitoria risarcitoria può essere rivolta contro l’azienda inquinante ma anche contro le Istituzioni. Dall’altro, le aziende di distribuzione dell’acqua in Olanda chiedono al nuovo governo di aiutare a affrontare l’inquinamento idrico nei Paesi Bassi. Le organizzazioni sono preoccupate per la crescente presenza di sostanze nocive e chiedono un divieto su tali sostanze, c .
Le aziende di distribuzione e i consorzi idrici ritengono di non poter affrontare il problema da soli. Solo i consorzi di gestione idrica investono oltre mezzo miliardo di euro nella depurazione delle acque reflue, trattando 2 miliardi di metri cubi all’anno. Dunque ritengono indispensabile l’intervento del governo per la pianificazione territoriale e la legislazione.



Nella foto riconosciamo Andrea Diotto, direttore imputato nell’attuale processo in Alessandria per disastro ambientale reiterato (e il nuovo direttore che noi candidiamo per il prossimo).
Clicca qui “Il Corriere Nazionale”.
Diotto, appena promosso ad alto incarico, si mostra molto “pacioccoso” dopo aver lasciato la dirigenza dello stabilimento, non turbato per la vicenda giudiziaria, e immedesimato nel suo ruolo di sponsor della Solvay di Spinetta Marengo.
Dopo il finanziamento all’Università di Alessandria, l’attenzione sui media della multinazionale belga infatti prosegue con l’Istituto Volta di Alessandria, che si è aggiudicato il Primo premio assoluto nell’ambito del progetto “Idrogeno al Quadrato”. Il premio, specifica la “velina”, è organizzato dal Rotary Club di Alessandria, presieduto dall’ingegnere Andrea Diotto, in collaborazione con l’azienda Solvay, presieduta dall’ingegnere Andrea Diotto. Coincidenze casuali.
“La sinergia con i partner del nostro territorio conferma il valore di una progettualità che aiuta a crescere gli studenti con uno sguardo concreto verso le urgenze del futuro davvero più impellenti, tra cui la ricerca di azioni davvero volte alla tutela dell’ambiente” ha sottolineato la dirigente scolastica Maria Elena Dealessi, nella foto, prendendo appunto a riferimento la tutela dell’ambiente che emerge dai capi di imputazione del processo in corso.
Il 28 maggio si è tenuta una iniziativa elettorale dei Cinquestelle ospitata nella coreografia parlamentare di San Macuto Roma, di fronte ad una platea di Greenpeace, Presa diretta, Isde, Università, CNR-IRSA, Comitati, giornalisti, eccetera.
A Sergio Costa, vice presidente della Camera dei deputati, che ha presieduto l’iniziativa, avevamo chiesto: 1) Una autocritica in de-merito del suo operato del 2020, quando era Ministro dell’Ambiente e in quella strategica veste aveva preso solenne impegno di fonte alle MammeNoPfas “incazzate”, di abbassare i limiti dei PFAS a ZERO. Invece non se ne fece niente. 2) Un’autocritica dei Cinquestelle per aver insabbiato in Parlamento, insieme agli altri partiti, il Disegno di Legge per la messa al bando dei Pfas in Italia, pur presentato dal senatore (Mattia Crucioli) del suo stesso partito (e concordato con comitati e associazioni).
Ebbene. All’autocritica Costa ha preferito l’autocelebrazione elettoralistica. Soprattutto, gli impegni concreti per Giuseppe Conte costituiranno a) in una Mozione d’aula che chieda ai parlamentari si o no ai Pfas, b) nel recupero del Collegato ambientale di quando era al governo Conte, c) nella promessa che quando i Cinquestelle torneranno al governo presenteranno un disegno di legge sui Pfas (quale? quello di Crucioli? non si sa).
Insomma. Considerato che la Mozione è acqua fresca, la sognata caduta del governo Meloni fra cinque-dieci anni, ad essere ottimisti, lascerebbe comunque malati e morti di Alessandria ad ammalarsi e morire per altri cinque-dieci anni, ad essere ottimisti.
Ad evitare questa tragedia c’è una sola via di uscita: che una azione inibitoria e risarcitoria obblighi -ora, subito- Solvay di Spinetta Marengo (AL) a fermare le produzioni inquinanti. Ma i Cinquestelle non hanno annunciato di partecipare all’azione giudiziaria. Andremo avanti noi con chi ci sta.

17 maggio 2024 Arpa Piemonte è stata allerta nella tarda mattinata di oggi, 17 maggio 2024, per la presenza di schiume nel Fiume Bormida in prossimità dello scarico del Polo chimico di Spinetta Marengo (AL). I tecnici dell’Agenzia sono tempestivamente intervenuti per gli accertamenti del caso, procedendo anche al prelievo di alcuni campioni delle schiume che saranno analizzati nei laboratori di Arpa. L’intervento, alle ore 14.20, è ancora in corso.


L’Arpa avverte l’ennesima onda di Pfas scaricata da Solvay nel fiume Bormida. Anche questa volta il sindaco non provvederà, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale, a emettere l’ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti. Dunque dobbiamo provvedere noi.
Dunque, al bando dei Pfas in Italia dobbiamo provvedere noi con una iniziativa dal basso: con una azione inibitoria popolare, una class action giudiziaria, che imponga la chiusura immediata delle produzioni Pfas inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, l’unica produttrice di Pfas in Italia. Si tratta di tagliare la testa al toro, agire alla radice per estirpare la ramificazione velenosa, eliminare le produzioni a monte per eliminare a valle l’uso dei Pfas ormai onnipresenti in tutte le industrie nazionali. Senza questa chiusura immediata, occorre rassegnarsi alle morti e alle malattie in Italia, che, come per l’amianto, si protrarranno per decenni: clicca qui.

Clicca qui l’intervista di Lino Balza a BuZz.
Senza questa chiusura immediata, occorre rassegnarsi alle morti e alle malattie che, come per l’amianto, si protrarranno per decenni. Restare cioè in attesa dell’approvazione europea della aleatoria proposta di restrizione dopo il 2027, ovvero con deroghe da cinque a dodici anni per non so quanti settori industriali.
Rassegnarsi cioè a un Parlamento che non metterà mai al bando i Pfas, avendo già ibernato nella passata legislatura il disegno di legge (ex senatore Crucioli) che avrebbe vietato la lavorazione, l’uso, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e dei prodotti che le contengono; e dettando norme per la loro dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dei PFAS e dei prodotti che li contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi, alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da PFAS.
Rassegnarsi cioè alla famiglia Pfas di circa diecimila composti chimici di sintesi, ampiamente utilizzati dalle industrie per conferire proprietà resistenti, idrorepellenti, antifiamma, a una infinità di prodotti di largo consumo, imballaggi alimentari, carta forno, filo interdentale, cosmetici, capi di abbigliamento, schiume antincendio, rivestimenti metallici, antiaderenti per padelle, creme e cosmetici, vernici e fotografia, cromatura, pesticidi, prodotti farmaceutici eccetera.
Rassegnarsi cioè ai forever chemicals: indistruttibili che non si degradano mai nell’ambiente, attraverso il rilascio di acque reflue industriali, nonché emissioni nell’aria da siti di produzione industriale seguite dalla deposizione sul suolo e sui corpi idrici, attraverso impianti di trattamento delle acque reflue urbane e i fanghi, insomma che possono attraverso l’aria, l’acqua penetrare nelle falde acquifere fino ad arrivare nei campi, nei prodotti agricoli e quindi all’interno dei nostri organismi dove si accumulano.
Rassegnarsi cioè ad assumere questi tossici e cancerogeni dall’aria attraverso la pelle e i polmoni, dall’acqua potabile, nel cibo della catena alimentare, bestiame allevato su terreni contaminati, carne, latte, uova; ma anche tramite creme e cosmetici per la pelle o tramite l’aria proveniente da spray e polvere proveniente da tessuti rivestiti con Pfas, ma anche attraverso pavimenti, legno, pietra e prodotti per la lucidatura e la pulizia delle automobili, ma anche tramite farmaci e nelle apparecchiature mediche, eccetera.
Rassegnarsi cioè a questi composti correlati alle più perniciose patologie: alterazioni endocrine, impatto sul sistema immunitario, danno epatico e problemi al sistema riproduttivo, steatosi e insufficienza epatica, alterazioni nei livelli di ormoni tiroidei e sessuali, ridotta qualità del seme negli uomini, sterilità, aumento del rischio di parto prematuro e del ritardo nella crescita fetale e di sviluppo, vari tipi di tumore, colesterolo, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, immunotossicità, suscettibilità alle infezioni, eccetera.

Le Amministrazioni locali che storicamente hanno sempre fatto da copertura alle malefatte dei padroni (ieri Montedison oggi Solvay ) del polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria), in questo periodo, sotto la pressione della nostra campagna di contestazione (soprattutto: “messa al bando dei Pfas”) e in fibrillazione per le competizioni elettorali (europee e regionali), stanno facendo finta di prendersela con Solvay.
La Regione Piemonte, invece di acconsentire al rivendicato monitoraggio del sangue a tutta la popolazione provinciale a rischio di Pfas, annuncia la finzione di un minibiomonitoraggio riservato a un centinaio di persone pescate il più lontano possibile dall’epicentro industriale (clicca qui).
Il Sindaco di Alessandria, invece di fermare con una ordinanza le produzioni di Solvay, fa finta di promuovere gli esami del sangue… annunciando uno stanziamento di pochi euro (clicca qui).
La Provincia di Alessandria, da noi contestatissima per aver rilasciato a Solvay spensierati rinnovi di autorizzazioni AIA di produzioni inquinanti (magari scadute e con effetto retroattivo), ha fatto scoppiare sopra la multinazionale belga un fuoco d’artificio che voleva essere innocuo: un poco di rumore e fumo. Però il maldestro candidato alla poltroncina regionale ha trascurato che i fuochi pirotecnici producono quattro “effetti primari”: luce, rumore, fumo, e materiale di combustione in ricaduta. Fuor di metafora, con una inedita ordinanza la Provincia intima a Solvay e Edison (ex Montedison) di provvedere -pro quota- a bonifica e ripristino ambientale dei terreni e delle acque sotterranee attorno al polo chimico: tutti pacificamente consapevoli che Solvay giocherà la partita tra le mura di casa di Tar e Consiglio Stato tramite ricorso all’ordinanza, dunque pareggiando e vincendo dopo i lunghissimi tempi supplementari. Edison a sua volta li raddoppierà.
Fumo e rumore per nulla, dunque? Fino ad un certo punto. L’ordinanza sarà nel processo in corso impugnata dalla Procura e dal Ministero dell’Ambiente come testimonianza della Provincia a prova dei capi di accusa. Infatti, l’ordinanza arriva capillarmente a stabilire le quote di inquinamento per ciascun impianto e linea produttiva e relativi effetti dentro e fuori la fabbrica, e perfino le percentuali di responsabilità di ogni sostanza inquinante, dall’incontenibile cromo esavalente al pfas C6O4 beniamino di Solvay.