
1976. Prevenzione primaria. Maccacaro costituisce Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza




















Intervista a Lino Balza dopo lo sciagurato patteggiamento del Comune di Alessandria, che apre ad un colpo di spugna sul disastro ecologico e sanitario.


Proseguono le udienze al processo Pfas di Vicenza. Mentre al processo gemello di Alessandria associazioni e avvocati dovrebbero -senza nascondersi dietro il mignolo della Procura della Repubblica- sottoporsi ad un esame di coscienza (A fronte di un siffatto disastro sanitario ed ecologico, quanti ad Alessandria hanno la coscienza a posto?) dopo aver ascoltato le richieste di risarcimenti di Wwf, Medicina democratica, Italia Nostra, Isde, al processo Miteni di Vicenza. E precisamente 250mila euro ciascuno i 53 operai parti civili e 110mila euro per ciascuna organizzazione. Legambiente ha chiesto 330mila euro. Sconcertante confrontare Vicenza con Alessandria, dove Solvay offre






Non fu un ossequio alla Giustizia italiana il titolo “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia, pagg. 518) del primo volume. Il titolo è stato mantenuto anche nel secondo volume (pagg. 444), interamente dedicato al processo Solvay. Il titolo del presente terzo volume era nell’ordine delle cose, non fatale ma inevitabile. Così va la giustizia. Esso riferirà del prossimo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo.
A qualunque storico o giornalista, e non solo, che volesse seguire il prossimo procedimento in Corte di Assise di Alessandria sarebbe estremamente utile la conoscenza della genesi storica, contenuta già nel primo e soprattutto nel secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto”.
Il quale, infatti, comprende la documentazione riferita al processo in Corte di Assise di Alessandria del 2012, nonché in Corte di Assise d’Appello di Torino del 2018 e infine in Corte di Cassazione del 2019. Inoltre, include i 20 Esposti alla Procura della Repubblica dal 2008 al 2023 presentati da Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro e mai respinti con archiviazione: i 9 depositati presso il procuratore capo Michele Di Lecce, e culminati con l’azione penale del 2012 condividendo in toto il reato di dolo per tutta la catena di comando, e gli 11 presso il P.R. Enrico Ceri e sfociati (insieme all’esposto di Legambiente e a quello del WWF) nel prossimo processo ma, purtroppo, ristretti al reato di colpa e per due imputati minori.
Per completare il compendio, a qualunque storico o giornalista, e non solo, sarebbe anche utile la

conoscenza del Dossier “Pfas. Basta!”: una piccola enciclopedia che (“work in progress” prossimo alle 1.000 pagine in 3 volumi, disponibile anch’esso “on line”) racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021-2023-2024 ecc. ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comuni, Province, Regioni, Governi, Asl, Arpa, Sindacati, Magistratura e Giornali. La lunga storia dei PFAS (PFOA e C6O4 e ADV e…) è tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto”, volume primo e secondo e terzo e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché dal Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.
Clicca qui l’INDICE delle prime 66 pagine del VOMUME TERZO di AMBIENTE DELITTO PERFETTO.
Il Sito www.rete-ambientalista.it seguirà tutte le fasi del nuovo processo e della vecchia battaglia per la messa al bando dei PFAS. Mailinglist settimanale, libri e documenti sono disponibili a chi ne fa richiesta a lino.balza.2019@gmail.com


Andrea Perelli, GUP nel processo Solvay bis ad Alessandria, per averLo descritto in “acchittata compostezza con papillon” ha arricciato il naso. Quale antitesi alla scompostezza della Sua ordinanza, “Solvay gongola. Con Greenpeace, Lino Balza escluso come parte civile. Cosa c’è dietro”, egli in effetti ha letto giusto: non è ironia dei bei tempi passati, bensì contestazione: 6 (+ 1) ragioni affinchè Lino Balza debba partecipare al processo per rinchiodare 39 prove che condannano Solvay e imputati.

L’imputato Andrea Diotto e il futuro imputato Stefano Colosio, rispettivamente ex e attuale direttore, con assidue iniziative sponsorizzano l’assoluzione penale della Solvay tramite il finanziamento di progetti e premi a università e scuole di Alessandria, coinvolgendo docenti e studenti (schiumando naturalmente i giornali di veline) nell’esibizione di una Solvay, ribattezzata Syensqo: “azienda leader a livello sia nazionale che internazionale nello sviluppo della mobilità sostenibile”.
Come tale, i due direttori hanno invitato docenti e studenti nella fabbrica unica produttrice di Pfas in Italia, dalla quale i Pfas escono anche in aria, acque sotterranee e di acquedotto e in Bormida. A proposito dei quali, ma senza mai nominarli, hanno esibito “l’impianto e i laboratori Aquivion®, innovativa tecnologia di produzione di materiali polimerici per membrane in grado di integrarsi in una catena di produzione di idrogeno verde sostenibile, rinnovabile e senza emissioni di carbonio”.

Alla promotion gli studenti sono rimasti passivi, magari pensando alla chimera di future assunzioni da un impianto senza prospettive occupazionali. Ma passivi sono rimasti anche i loro insegnanti: “prof. G. Laganà (ITIS ‘Volta’), prof.ssa M. C. Pasini (IIS ‘Sobrero’), prof.ssa B. T. Ferro (Liceo scientifico ‘Galilei’) , prof.ssa V. Fracasso (IIS ‘Balbo – Palli’)” indicati nella velina. Eppure questi docenti dovrebbero possedere competenza sufficiente per esercitare il ruolo critico dovuto al rispetto della scienza. Oppure basterebbe che compitassero il nostro comunicato stampa dell’anno scorso (clicca qui) con oggetto: “I nostri allarmi in vista del ‘nuovo’ impianto ‘Aquivion’ a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro investiti con fondi di Governo e Regione, sottratti ai monitoraggi del sangue della popolazione”.
In estrema sintesi. Solvay ha sostituito il PFOA (che avvelenerà per altrettanti decenni) con Pfas cosiddetti “a catena corta”, ADV e C6O4, tossici e cancerogeni altrettanto se non di più, sversandoli naturalmente in aria e acque con l’autorizzazione AIA della Provincia (o senza: per il Bisfenolo): con questi Pfas tirerà avanti il più possibile. Intanto, Solvay non molla ed ecco che oggi arriva il sostituto dei sostituti pfas: “a catena cortissima” il polimero fluorurato “Aquivion”, annunciato come innocuo, “emissione in atmosfera di semplice vapore acqueo”, come i predecessori d’altronde. “Al più tossiche se maneggiate inopportunamente”, le “Membrane Aquivion Pfsa” sono garantite come DOCG, anche se il brevetto è segreto, gelosamente custodito nella banca brevetti europea. Smaltimento tramite incenerimento? Come tutte le resine fluoropolimeriche.
Ma il segreto di Pulcinella (membrane prodotte con uso di Tetrafluoruro di etilene, gas tossico e cancerogeno, e dei Pfas con la funzione di surfattante), foriero di ulteriore a aumento della nocività nel territorio, non ha preoccupato enti locali e sindacati che sono corsi a tagliare il nastro al “nuovo” impianto e a inaugurare monumenti.

Il tutto nell’ambito della strategia di Bruxelles, col nome di Syensqo, di cui rivelammo la bozza quattro anni fa (clicca qui), non senza evidenziare che “la strategia è da Solvay volutamente confusa. L’unica cosa palpabile sono i finanziamenti pubblici”. Il governo italiano, anziché tradurre in legge il DDL Crucioli per la messa al bando degli Pfas (clicca qui), anziché pretendere da Solvay -condannata in Cassazione per disastro ambientale!- i 100milioni di euro chiesti al processo dal ministero dell’Ambiente per la bonifica del territorio, anziché ripresentarsi come parte civile nel nuovo processo per omessa bonifica, invece, lo Stato, compiacenti Regioni Piemonte e Lombardia, tramite il fondo “Fabbriche intelligenti” creato apposta dal ministero dello Sviluppo economico, ha destinato milioni di euro alla multinazionale belga, per produrre Aquivion, poi che nel 2019, Solvay speciality polymers ha depositato al ministero la richiesta di finanziamenti (inizialmente 22millioni di euro) per il suo nuovo piano industriale, (denominato “Progetto per sviluppo di materiale per celle a combustibile e batterie a flusso con realizzazione di impianto pilota”) sfruttando abilmente l’enorme contenitore finanziario “Green Deal” della Comunità Europea a incentivare l’energia pulita, prodotta cioè da fonti rinnovabili, dunque dall’idrogeno verde.
E così la Regione Piemonte ha prelevato i soldi dal “Bilancio di previsione finanziario 2023-2025” destinandoli a Solvay invece che al piano di monitoraggio che dovrebbe -lo chiediamo da anni- cercare i Pfas nel sangue della popolazione alessandrina. E il sindaco taglia nastri, applaude entusiasta e inaugura sculture luminose (clicca qui).
Anche i docenti sono rimasti a bocca aperta. Eppure una delle prime pubblicazioni sul nuovo ovvero vecchio Aquivion risale addirittura al 2013 e porta la firma, tra gli altri, di Luca Merlo di Solvay, con sede a Bollate. A riguardo scrivemmo: “A Bollate il nuovo laboratorio ‘Dry Room’ per batterie al litio, nell’ambito di ricerca, sviluppo e commercializzazione di polimeri speciali utilizzati nella fabbricazione di batterie al litio, è in stretta sinergia operativa con lo stabilimento produttivo Solvay di Spinetta Marengo”. (Per inciso: i Pfas di Bollate (città metropolitana di Milano) l’Arpa e Greenpeace li ritrova sparsi in Lombardia).
Considerazione finale. Avevamo scritto: “Solvay strumentalizza gli studenti” ma, assai più grave, “Solvay strumentalizza i docenti”, partendo dal finanziamento e dall’asservimento dell’Università di Alessandria.

Venghino signori venghino ad ammirare un’oasi di belvedere e benestare.
E se davanti ai cancelli si presenterà un picchetto di contestatori come si faceva ai tempi del sindacato? Con uno stuolo di poliziotti come si usa adesso?
L’appuntamento a Spinetta Marengo è per sabato 15 giugno alle ore 10, quando Solvay (per gli amici giornalisiti: Syensqo) intende “aprire i cancelli ad un tour by bus per compiere un viaggio lungo tutto il perimetro dello stabilimento con l’alternanza di semplici fermate e vere e proprie visite in campo durante le quali saranno raccontate le produzioni e la vita in stabilimento da parte del team Syensqo”. “L’iniziativa ‘Fabbriche aperte’ si inserisce nel nostro percorso di ascolto e dialogo con la comunità locale”: premi cotillon e finanziamenti a scuole e università ecc. (A far da sponda sia a Spinetta che a Bollate è il Rotary Club, società di mutuo soccorso per ricchi ignoranti).
Da indiscrezioni, non è previsto che le sirene di allarme siano sostituite dalle note del dottor Dulcamara in “Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, né che il tour sconfini fino agli scarichi di schiume Pfas in Bormida, né che il bus sia guidato dal sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, qualora impegnato a redigere l’ordinanza di chiusura delle produzioni, a prescindere dal ripetersi delle ganasce alle ruote da parte di Greenpeace come nel 1992 (11 novembre 1992, mentre l’azienda sta provando a licenziare Gianni Spinolo e Lino Balza).

Solvay ricorda quel serial killer o stupratore che neppure cerca più di nascondersi, come a invocare fermatemi voi chè io non sono più capace. Oppure abilmente ripete tante volte il misfatto finchè non fa più notizia, i giornali ne parlino sempre meno e non più, continuando così indisturbata. Sta di fatto che per ora i giornali fotografano le schiume di Pfas scaricate in Bormida, i cittadini fiutano Pfas nell’aria e dai pozzi dell’acquedotto, ma il sindaco di Alessandria non ferma le produzioni di Spinetta Marengo.
L’ennesima cronaca informa che ad aprile e maggio l’Arpa ha analizzato i pfas ADV e C6O4 (brevetto Solvay) neppure rispettosi della generosa autorizzazione AIA della complice Provincia, che per l’ennesima volta non interverrà al pari del sindaco. Se ne occuperà l’autorità giudiziaria? Forse, ma quando sarà a regime il nuovo processo penale, forse entro un anno. Oppure bloccherà il colosso chimico una azione civile inibitoria e risarcitoria.
Quest’ultima opzione non la si legge ancora definitivamente valutata dal ComitatoStopSolvay: “Non ci stupisce sapere che Solvay-Siensqo continua a sversare i suoi veleni ovunque, ma ci preoccupa il silenzio dei tanti, troppi, che continuano a girarsi dall’altra parte. Ci preoccupa pensare che il nostro sangue, la nostra terra, il nostro futuro convive con i veleni di una multinazionale che usa un territorio e chi lo vive come una discarica. Finché avremo voce ribadiremo che un secolo di morti e veleni possono bastare, e che l’unica soluzione a questo disastro sono la chiusura e la bonifica”.

Solvay si difende come può, e soprattutto come sa fare. Con la mistificazione, tramite la compiacenza dei giornali.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Piemonte ha respinto il ricorso di Legambiente all’autorizzazione (AIA) del febbraio 2021, concessa dalla Provincia di Alessandria a Solvay (oggi Syensqo) per l’estensione della produzione e l’uso di C6O4. Il fatto in sé è la prevista quanta infausta legittimazione a Solvay di produrre C6O4 a Spinetta Marengo, ma niente affatto a diffonderlo nell’ambiente: ASSOLUTAMENTE SOLVAY NON E’ STATA AUTORIZZATA AD AVVELENARE (ANCHE) CON C6O4 IL TERRITORIO E IL SANGUE.

Tanto meno può far intendere che la Regione abbia rilasciato una sorta di patente eco sanitaria al C6O4, che è tossico e cancerogeno: tutto il contrario di come Solvay lo contrabbanda, come “un fluorotensioattivo di nuova generazione che non è biopersistente e non è bioaccumulabile, l’unico prodotto e utilizzato dal sito in una fase di transizione verso una tecnologia priva di fluorotensioattivi”.


Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. Il messaggio terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare le produzioni di fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buono” come lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. “Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”:Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore” (sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri. Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO. Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 2020

Se disegni di legge, regioni, comitati, associazioni da tutta Italia chiedono la messa al bando dei tossici e cancerogeni PFAS (il C6O4, il “nuovo amianto”), la risposta di Solvay, unico produttore nazionale, è un NO secco e categorico, una sfida aperta. La posizione ufficiale del colosso belga è stata ribadita da Stefano Calosio nella sede istituzionale più significativa: la “Commissione Sicurezza e Ambiente” del Comune di Alessandria, per il quale sobborgo -Spinetta Marengo- il sindaco, malgrado gli competa il dovere di massima autorità sanitaria locale, si ostina a non emettere ordinanza di fermata delle produzioni dello stabilimento, spalleggiato dalla complice Regione Piemonte, che a sua volta evita i monitoraggi del sangue alla popolazione per oscurare le innumerevoli indagini epidemiologiche e le altrettanto inesorabili indagini ambientali dell’Arpa.
Ilham Kadri, presidente di Solvay (Syensqo), per bocca del direttore del polo chimico, Stefano Colosio, non ha lasciato margini di dubbio: non sarà immediatamente fermato il cC6O4 né nella unità di ricerca di Bollate né nella unità di produzione appunto di Spinetta Marengo. Il tono del rifiuto è stato addirittura sprezzante: “Abbandonare un coadiuvante di polimerizzazione sarebbe come chiedere a un cuoco di fare fritture senza olio, di usare friggitrici ad aria”, così come a rimarcare la perentorietà delle proprie decisioni.
Decisioni che Solvay motiva con aria di sfida agli scienziati di fama internazionale. “Innanzitutto il C6O4 è ampiamente meno nocivo del suo predecessore: il Pfoa.” D’altronde questa sfida per il Pfoa era durata 50 anni: per mezzo secolo Solvay & C. immediatamente sospettarono e poi in corso d’opera accertarono che era cancerogeno, ma noncuranti uccisero ambiente, lavoratori e cittadini, e fino all’ultimo negarono, finchè il Pfoa è stato messo al bando nel mondo. Nel frattempo, Solvay non è stata in inerte attesa della inevitabile dipartita del miliardario Pfoa, ma ha sperimentato di nascosto e poi brevettato il suo sostituto, il C6O4, che come tutti i PFAS passati presenti e futuri è tossico e cancerogeno.
Abbiate voi la pazienza, ha detto Kadri/Calosio, di aspettare che la tragica evidenza della catastrofica catena ecosanitaria convinca di mettere al bando l’ancor più miliardario C6O4; intanto il nostro “cuoco” studia come sostituirlo con un Pfas ancora “meno nocivo”; eliminarli no: non fa business nelle nostre “fritture” sostituire il nostro “olio” con “friggitrici ad aria”. Anche per il C6O4, perciò, ancora qualche anno di pazienza, anzi, ad essere franchi “Abbiamo deciso di dismetterlo perché è avverso all’opinione pubblica, non perché rappresenti dal punto di vista ambientale una vera minaccia”. Ho detto tutto: “meno nocivo”.
Dunque, noi dovremmo aspettare che queste sostanze, tossiche e cancerogene, ribattezzate “forever chemicals”, per sempre si accumulino indistruttibili nell’ambiente e nel sangue, come è avvenuto e sta avvenendo ad Alessandria per PFOA, ADV e C6O4? Anche su questo aspetto, Kadri/Calosio ha invitato a non esagerare. Dopo Montedison, è pur vero che il Pfoa per venti anni Solvay l’ha buttato in aria-acqua-suolo e che ancora oggi l’Arpa (con ADV e C6O4) lo misura -dai camini della fabbrica alle falde- dappertutto in tutta la provincia, ma Kadri/Calosio invita a pazientare: “La messa in sicurezza operativa, che riprende l’acqua della falda e la depura, è tuttora un mezzo per purificare il terreno, è chiaro che ci impiegherà un po’ di tempo ma per il momento è l’unica tecnologia che abbiamo a disposizione. Analogamente per i nuovi Pfas ADV C6O4 che continuiamo a produrre.”
E Solvay imperterrita continua a produrre (anche) ADV e C6O4 da un quarto di secolo, e non accetta bandi per il futuro. Kadri/Calosio si è mostrato del tutto indifferente alle migliaia di Vittime di questo inquinamento, malati e morti, tra lavoratori e cittadini. Anzi, riferendosi proprio ai soggetti più a rischio, cioè ai lavoratori, Kadri/Calosio ha rassicurato la “Commissione Sicurezza e Ambiente”: “Nel biomonitoraggio (privato n.d.r.) dei nostri dipendenti che fino al 2013 hanno utilizzato il Pfoa, abbiamo osservato che la sua concentrazione nel sangue impiega 4 anni a dimezzarsi”. La Commissione, sbeffeggiata, non ha replicato.
Ci permettiamo di fare un nostro commento all’abnormità: di questi dipendenti, che fino al 2013 avrebbero utilizzato (per 5-10-20 anni?) il killer Pfoa senza subire gravissimi danni a tiroide, pancreas, diabete, colesterolo, leucemie, tumori eccetera, e avrebbero dal 2013 aggiunto nel sangue i “poco nocivi” ADV e C6O4: tranquillizzati da direttori come Colosio proprio per quanto riguarda il vecchio Pfoa: il loro fardello di veleno dopo 4 anni non sarebbe scomparso ma si sarebbe dimezzato, e dopo altri 4 anni la concentrazione si sarebbe ridotta ad un quarto, e via via finchè in 28 anni (nel 2041) il Pfoa si sarebbe ridotto nel sangue quasi a zero, mentre a sua volta il “poco nocivo” C6O4 si dimezzerebbe… ancora più in fretta. Tutto questo “virtuoso” ciclo lavorativo: senza danni ai lavoratori (e ai cittadini) che pesino sulla coscienza di Kadri/Calosio.
Che si sente men che mai responsabile della omessa bonifica sanzionata dalla Cassazione: non si tratta di mancati investimenti per lucrare profitti, bensì di mere difficoltà tecniche: “Non per tutti gli inquinanti nel sottosuolo di Spinetta c’è una tecnologia evidente, chiara e pratica per arrivare a una bonifica completa del terreno: la barriera idraulica ha un effetto positivo ma non ancora risolutivo sull’inquinamento del sottosuolo”. Insomma, ci vogliono altre decine e decine di anni, portate pazienza: “La nostra ricerca è ancora al lavoro per trovare delle soluzioni per limitare l’impatto ambientale”, sapendo che non potrà essere mai “impatto zero”: né per l’inquinamento storico della ventina di tossici e cancerogeni né per l’attuale -ancora più preoccupante- della ventina di tossici e cancerogeni che “ci sfuggono” in suolo aria acqua, dei quali i Pfas sono solo la punta dell’iceberg.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Gli storici avvocati di Solvay, Luca Santa Maria e Dario Bolognesi, sono intervenuti di peso nel dibattito pubblico e anche con una nota depositata alla Procura di Alessandria, titolare del (secondo) processo che la multinazionale belga sta tentando di rinviare con espedienti e cavilli processuali, e prima di ripetere la criminalizzazione del PM (come nel primo processo).
Se il contenuto vuole essere intimidatorio, il tono è apodittico: affermazioni dogmatiche, che vorrebbero essere verità assolute, inconfutabili, mentre appaiono senza sostegno di prove. Affermazioni palesemente infondate, ovvero bugiarde:
La Cassazione ha assolto Solvay per il disastro ambientale: causato invece da Ausimont-Edison, peraltro venditrice truffaldina a celarlo.
L’incolpevole Solvay si è generosamente fatta carico di Messa in Sicurezza Operativa e Interventi di Bonifica, ovvero la barriera idraulica.
Così, grazie a Solvay, è indubbio un significativo miglioramento dello stato qualitativo dei suoli e delle acque sotterranee, sia all’interno che all’esterno del sito.
Per prima, la Cassazione aveva già confermato che l’acqua di Alessandria è sempre stata potabile.
Anche per quanto riguarda l’aria, le analisi confermano che i PFAS nell’aria sono inferiori ai limiti di rilevabilità.
Insomma, non sono quindi assolutamente ipotizzabili rischi per la salute pubblica.