
La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli. Una memoria attuale.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza


Il dottore dei bambini di Gaza, è rinchiuso da oltre 18 mesi in una cella del carcere sotterraneo di Rakefet in Israele, in fin di vita: Hussam Abu Safiya, ex direttore del Kamal Adwan Hospital di Gaza. Non c’è più molto tempo. Torturato e abusato quotidianamente; percosso, sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in una cella di isolamento sotterranea, il medico palestinese che non ha commesso alcun reato è praticamente in fin di vita.
Durante la detenzione arbitraria che dura da oltre 18 mesi «senza incriminazione né processo», è stato soggetto ad ogni sorta di violenza Il suo avvocato ha faticato a riconoscerlo l’ultima volta che l’ha incontrato.E’ urgente pretenderne l’«immediata scarcerazione»! A chiederlo è anche la Commissione d’Inchiesta Indipendente Internazionale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati (parte dello Human Rights Council). «Il trattamento riservato al dottor Abu Safiya riflette un ampio sistema di violazioni da parte di Israele già individuato dalla Commissione nei suoi precedenti rapporti», si legge nel report.
Numerosi organismi internazionali tra cui lo UN working group on Arbitrary Detention, Amnesty International, diverse Ong ed eurodeputati, lanciano continuamente appelli e campagne per la sua scarcerazione. Il governo italiano tace, la Chiesa italiana (Cei) e Vaticano tacciono, eccetto la rete dei “Preti contro il genocidio”.



Questa foto, di pacifisti inginocchiati e ammanettati e derisi dal ministro, aggiunge solo disgusto. Stanno facendo di peggio: un genocidio.





10 aprile alle 17 in piazza Vittorio, a Roma, sarà dispiegato il grande lenzuolo bianco che ha viaggiato di città in città, un sudario di venticinque metri per otto coi nomi dei 18457 bambini uccisi a Gaza dall’ottobre del 2023 al maggio del 2025. Mentre Israele sta continuando anche in Libano


La violenza attuale si inserisce in una Nakba continua, iniziata nel 1948 e mai interrotta. In queste tesi di Carolina Bracco, politologa, dottoressa in culture araba ed ebraica, scrittrice e ricercatrice: “La violenza sessuale e riproduttiva in Palestina: le donne come obiettivo strategico del genocidio”. Clicca qui.



Alla vigilia del 29 novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” denunciano la grave decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu
Gaza. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva un piano di guerra e non di pace


L’amministrazione Trump sta promuovendo una risoluzione elaborata da Israele presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) volta a eliminare la possibilità di uno Stato di Palestina. La risoluzione ha tre obiettivi. Stabilisce il controllo politico degli Stati Uniti su Gaza. Separa Gaza dal resto della Palestina: ciò che resta della Cisgiordania. E consente agli Stati Uniti, e quindi a Israele, di determinare la tempistica del presunto ritiro di Israele da Gaza, il che significherebbe: mai.

Il premier israeliano Netanyahu ha ordinato all’esercito di effettuare «raid massicci» sulla Striscia, accusando Hamas di violazione delle intese dopo che i miliziani palestinesi hanno consegnato i resti di un ostaggio il cui corpo era stato già recuperato in precedenza. Per questa “truffa di cadavere”, in un solo giorno i bombardamenti hanno causato 104 morti, di cui 46 bambini e 20 donne. Trump ha applaudito.


Clicca qui l’appello.

Cisgiordania, primo sì della Knesset all’annessione da parte di Israele. Con 25 voti favorevoli e 24 contrari il parlamento israeliano ha approvato in via preliminare un disegno di legge per applicare la sovranità alla Cisgiordania.


La Striscia di Gaza è un paesaggio di rovine. Due anni di distruzioni dell’esercito israeliano hanno lasciato un territorio devastato e una popolazione esausta. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), l’84% delle infrastrutture di Gaza è stato distrutto, con una devastazione che in alcune aree ha raggiunto il 92%. Il bilancio umano è ancora più sconcertante: oltre 67.000 morti, 170.000 feriti – 40.000 dei quali con lesioni debilitanti – e 5.000 bambini che hanno subito amputazioni. A questa tragedia si aggiungono circa 14.000 corpi che rimangono sotto le macerie, impossibili da recuperare.
La portata del disastro è senza precedenti in un territorio già devastato da blocchi e guerre consecutive. Jaco Cilliers, Rappresentante Speciale dell’UNDP per i palestinesi, stima che la ricostruzione di Gaza costerà circa 70 miliardi di dollari (circa 60,4 miliardi di euro) e richiederà almeno quindici anni. Ma un modello di gestione controllato da potenze straniere può accelerare l’arrivo di fondi, ma non consoliderà una pace duratura perchè non rispetta l’autodeterminazione palestinese.






Il ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha affrontato la questione del «giorno dopo» nella Striscia di Gaza, affermando che si tratta di una «miniera d’oro immobiliare». Intervenuto al Vertice sul rinnovamento urbano del Centro immobiliare, Smotrich ha aggiunto che la ricostruzione di Gaza diventerà, tra le altre cose, un investimento immobiliare redditizio e che, a tal proposito, «sono stati già avviati negoziati con gli americani».

Pini Zorea, docente dell’università israeliana di Braude, ospite (guest lecturer) di un corso di dottorato del Politecnico di Torino, ha difeso durante la lezione l’Idf definendolo «l’esercito più pulito al mondo». Agli studenti che lo contestano: «Free Palestine? Io sono d’accordo con le vostre rivendicazioni anche per me la Palestina deve essere libera, libera da Hamas». Centrodestra e Telemeloni difendono il docente e accusano gli studenti. Clicca qui.





La soluzione di uno Stato unico, o soluzione bioregionale, ripresa qui sotto da Moni Ovadia (forse per utopia o per provocazione), è un approccio proposto per venire a capo del conflitto israelo-palestinese. I sostenitori di questa soluzione propongono la creazione di un unico Stato che comprenda l’intero territorio di Israele/Palestina, con il riconoscimento di cittadinanza e pari diritti per tutti gli abitanti, a prescindere da etnia o religione. Sebbene questa soluzione, basata su un dato di fatto, sia ragionevole e foriera di pacificazione, essa è stata sinora ignorata nelle trattative di pace.
Di fatto, in Palestina, prima dell’immigrazione sionista dal 1947 in poi, esisteva una forma di equilibrio, convivevano arabi, ebrei, cristiani di varie fedi e persino laici ed atei .Il problema del mantenimento di questa convivenza pacifica è subentrato con la pretesa dei vertici sionisti di affermare un diritto ancestrale sulla terra palestinese ma questa è una assunzione non corroborata da fatti reali, questo diritto di proprietà univoca è un titolo indebitamente assunto e tale acquisizione è basata su una falsa “distinzione razziale” e sulla reiterata asserzione di un diritto definito “ereditario” sul territorio palestinese.

Una Conferenza di oltre 1.000 delegati, antisionisti ebrei e non ebrei, tenuta recentemente a Vienna, ha rivolto un fermo appello a tutti gli Stati e le comunità ad adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e ad adottare tutte le misure necessarie per fermare il genocidio in corso a Gaza, comprese le sanzioni…” – Continua: https://altracalcata-
Questo primo evento del suo genere in Europa, ha già gettato le basi per la pianificazione di una seconda conferenza nel 2026…








Quando verrà scritta la storia del genocidio a Gaza, una delle paladine più coraggiose e schiette della giustizia e del rispetto del diritto internazionale sarà Francesca Albanese, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, che l’amministrazione Trump sta sanzionando. Il suo ufficio ha il compito di monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele contro i palestinesi. Albanese, che riceve regolarmente minacce di morte e sopporta campagne diffamatorie ben orchestrate da Israele e dai suoi alleati, cerca coraggiosamente di ritenere responsabili coloro che sostengono il genocidio.
