Tredici torri eoliche a Tuscania.

A Tuscania 13 aerogeneratori alti 250 metri , con elettrodotti, opere connesse, per una potenza complessiva pari a 33,6 MW,  stanno per essere installati a dispetto delle famose chiese romaniche di San Pietro e Santa Maria, monumenti celebrati nella storia dell’arte nazionale e internazionale; di terreni di consolidata agricoltura e in una zona dove la produzione di energia elettrica già supera il fabbisogno locale. Secondo Italia Nostra (clicca qui) “Appare evidente che l’Italia voglia consegnarsi alle lobby internazionali dell’eolico, arrendendosi senza condizioni all’annunciata occupazione del territorio nazionale. Eppure, è risaputo ormai che l’energia attesa da questo intervento potrebbe, più favorevolmente, essere prodotta con pannelli fotovoltaici collocati sui tetti di capannoni ed edifici pubblici: la loro superficie in Italia è superiore a 1200 kmq, una realtà più che sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC”.

Pale eoliche all’assalto della Sardegna.

Sono già sette le richieste, depositate nelle Capitanerie di porto, di  concessioni demaniali per costruire parchi eolici. Centinaia di pale alte centinaia di metri che dovrebbero sorgere davanti ad alcune delle aree più belle dell’isola (Loiri Porto San Paolo, San Teodoro, Budoni, Posada, Siniscola, Maddalena, Caprera Capo Teulada, Isola di S. Pietro, S. Antioco) a distanze comprese tra  4 e 32 miglia dalla costa. Progetti per ora  sulla carta, senza Via e autorizzazioni, ma necessari per ottenere dal Demanio concessioni quarantennali su interi tratti di mare. Concessioni pagate poco allo Stato e utilizzabili dalle società o rivendute a terzi, con guadagni enormi. Manca un Piano nazionale che indichi le zone idonee per ospitare le pale e così molti speculatori ora chiedono la loro fetta di mare.

Scontro tra Associazioni sulle energie rinnovabili.

“Italia Nostra” con il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, contro Legambiente, WWF e Greenpeace. Queste ultime sostengono la possibilità di installare in tre anni 60 GW di potenza rinnovabili, prevalentemente solare ed eolico, invocando addirittura un Commissario con pieni poteri per saltare tutte le procedure autorizzative.  Secondo Italia nostra e ministro, invece, il Sud è ormai saturo di impianti eolici e non è più in grado di assorbirne altri; l’energia prodotta in assenza di un adeguamento della rete di trasmissione e della creazione di un sistema di stoccaggio, processi dai costi miliardari e non ancora iniziati, non riesce ad essere trasferita nei luoghi di consumo, al Nord, e rischia di essere sprecata; e infine, la narrazione, in voga soprattutto a seguito della guerra, che facendo più rinnovabili i prezzi delle bollette scendano è pura fantasia.

Il governo volta le spalle all’ambiente e alla scienza.

L’International Panel on Chemical Pollution ha lanciato la proposta di creare un board tecnico per realizzare strumenti specifici per l’abbattimento della contaminazione da sostanze nocive. L’iniziativa – che sarà presentata all’Assemblea Onu sull’Ambiente che si apre il 28 febbraio a Nairobi, in Kenya – è supportata da oltre 2500 tra scienziati di livello mondiale e ministri dell’Ambiente: tra loro il premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi. L’invito è stato inviato anche al ministro per l’Ambiente Roberto Cingolani che, però, nonostante il dossier sia da alcune settimane sul suo tavolo, non ha ancora aderito. Attraverso l’ufficio stampa ha risposto “In questi casi non si esprime una singola posizione nazionale, ma c’è un’unica posizione a livello europeo”.

Nucleare e gas non sono energie rinnovabili.

A questo link https://chng.it/52bC5wSRHf è possibile firmare la petizione (che ha già raccolto più di 100mila firme) contro la proposta della Commissione Europea di inserire nucleare e gas nell’elenco europeo delle energie verdi, proposta che vuol dire in sostanza usare i soldi del Next Generation EU (in Italia PNRR) per queste fonti pericolose e inquinanti. Il nucleare è già stato bocciato da ben due referendum popolari in Italia (1987 e 2011). L’Europa invece  deve sviluppare fonti di energie veramente rinnovabili come eolico, fotovoltaico, geotermico, idraulico. Nucleare e gas fossile non lo sono.

restano ancora 17 pale eoliche

Erano ben 162 le torri progettate, sull’Appennino tra Val Borbera e Val Curone, alle quali si è opposto il Comitato per il territorio delle quattro province. Ne restano ancora 17 (progetto Enel) dopo la bocciatura del Governo sulle altre.

quarto progetto eolico in val curone ne val borbera

Sui monti Giarolo, Gropà, Coserone, Roncasso e Pragasso, altro tentativo di Enel Green Power di installare 17 torri eoliche: alte 100 metri, larghe 101 metri, per una potenza di 2.300 Kw. Le lotte dei Comitati hanno finora bloccato i primi tre progetti davanti alla presidenza del consiglio dei ministri.

Viva L’eolico Ma Non Dappertutto

Un utilizzo speculativo delle incentivazioni previste per le fonti rinnovabili
sta determinando una ingiustificata e irrazionale quantità di richieste di autorizzazione di centrali e impianti di vario tipo, che, se realizzate, determinerebbero in molti casi grossi problemi ambientali, a fronte di una produzione energetica in nessun modo determinante per le necessità nazionali. Anche gli impianti eolici non possono essere installati ovunque e comunque. Esempio è la Val Curone: coinvolti 7 Comuni, 4 Province, 4 Regioni. Rispetto a questo progetto è negativo anche il parere di Medicina democratica. Cliccando qui, in 4 allegati, le motivazioni avverse in una esemplare formulazione tecnica che potrà servire quale modello per situazioni analoghe.

Parco Eolico in Val Curone

Uno studio tecnico inquietante.
42 torri alte 130 / 150 metri. Per installarle, realizzazione sui crinali di 42 piazzole ciascuna di 55 per 30 metri (ciascuna grande meta’ di un campo di calcio).
500 (cinquecento) convogli di Tir lunghi fino a 70 metri dal casello di Vignole fino a Borghetto, poi realizzazione di una piazza a Borghetto per accorciarli fino a 40 metri e per bypassare Persi.
Sempre 500 convogli che transitano nel bypass di Persi con tracciato in alveo del Borbera per 2 Km e risalita sulla provinciale.
Demolizione di almeno due costoni nelle Strette per poter girare.
Realizzazione di uno stradone da Prato al Giarolo.
Dentro il sito del parco realizzazione di 5 Km di nuove strade più allargamento di 16,5 Km di strade esistenti.
21 pale saranno piazzate nelle praterie, altre 21 in sei ettari di boschi (con relativi tagli, oltre agli sbancamenti)