Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.

Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia)  è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria.  Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo  fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto  che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto  nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione  dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo  Dai documenti  riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

Stop Solvay di Spinetta Marengo.

Mentre si susseguono fughe del letale PFIB sotto gli occhi (chiusi ) dell’Arpa e con la centralina “casualmente” fuori uso, tornano in campo Friday For Future e il Comitato Stop Solvay che preparano manifestazioni a rivendicare la bonifica integrale e lo stop alle emissioni e la riconversione ecologica dell’intero impianto produttivo per consentire la bonifica e salvaguardare i posti di lavoro, nonché lo screening sierologico per tutta la popolazione della Fraschetta.  Alla base delle rivendicazioni: il diniego della Provincia all’autorizzazione del Pfas C6O4, alla quale si stanno opponendo anche Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui la Lettera aperta a Presidente della Provincia di Alessandria e Sindaco.

Puntuale replica del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” al “Movimento di Lotta per la salute Maccacaro”.

La replica si riferisce al “Post” pubblicato dalla Rete Ambientalista: clicca   https://www.rete-ambientalista.it/2020/02/22/le-responsabilita-del-forum-dei-movimenti-dellacqua-non-sono-nei-confronti-del-popolo-italiano-minori-di-quelle-attribuite-ai-cinquestelle/ .

Le riflessioni di Lino Balza, a margine dell’iniziativa di contestazione del Movimento 5 Stelle, attuata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con la riconsegna della stella dell’acqua pubblica a Beppe Grillo, merita una risposta mirata alla duplice critica che viene portata avanti.

Partiamo dalla prima, ovvero, all’aver determinato la sconfitta epocale dei movimenti ecopacifisti all’indomani della vittoria referendaria per non aver intrapreso la strada dell’unificazione dei movimenti (curiosamente spiegata da Lino Balza come trasferimento del movimento dell’acqua in Val di Susa e suo scioglimento dentro il Movimento No Tav) che, a suo dire, era nelle cose, ma fu impedito da un gruppo di burocrati romani del movimento.

In realtà, va detto che le fughe in avanti proposte a suo tempo al movimento per l’acqua furono duplici: da una parte chi, come Lino Balza, spingeva per un’unificazione dei movimenti; dall’altra chi, come Ugo Mattei, aveva addirittura proposto la costituzione del partito dell’acqua.

Entrambe, ad avviso dell’insieme del movimento per l’acqua (vorremmo a tal proposito ricordare che le decisioni politiche sono sempre state appannaggio del Coordinamento Nazionale a cui tutti i territori hanno assiduamente partecipato e contribuito, altrimenti non si capirebbe il successo avuto), non tenevano conto della natura del movimento per l’acqua, né della natura degli altri movimenti sui beni comuni esistenti, per i quali la progressiva alleanza poteva nascere solo dall’esperienza concreta e non da decisioni prese a tavolino da fantomatici “gruppi dirigenti”.

Non sempre “i desiderata” corrispondono alla realtà e soprattutto mai la seconda può essere piegata ai primi: se “il Soggetto politico di governo nazionale dei beni comuni” fosse stato logico e consequenziale all’esperienza del movimento per l’acqua e a quelle degli altri movimenti, sarebbe avvenuto e nessun “burocrate romano” avrebbe potuto ostacolarla. Il resto sono fantasie e, come si dice, stanno a zero.

Ma veniamo alla seconda critica mossa al movimento per l’acqua: quella di pensare all’acqua solo in termini di “pubblico, privato, comune” e non all’insieme della problematica di tutela del bene comune. Qui l’accusa sembra veramente gratuita, sia perché, fin dalla proposta di legge, scritta collettivamente e presentata nel 2007 con oltre 400.000 firme, il tema dell’acqua era stato affrontato nel suo complesso, sia perché dentro tutte le vertenze territoriali legate alla tutela della risorsa idrica e alla lotta all’inquinamento della stessa sono proprio gli attivisti e i comitati per l’acqua ad essere in prima fila.
Certo, non con la diffusione reticolare e la potenza espresse negli anni che hanno portato alla vittoria referendaria, ma con tutta l’energia e l’intelligenza collettiva di cui quella straordinaria esperienza li ha resi capaci.
Nello specifico della questione PFAS la gratuità è manifesta perchè non tiene in considerazione che i comitati locali, a partire da quelli direttamente coinvolti in Veneto (quello vicentino, quello veronese e quello padovano), sono da sempre tra i promotori della mobilitazione e anche a livello nazionale nel 2018 abbiamo prodotto una video-inchiesta e un dossier “In Italia, l’acqua è un diritto?” che si occupa del tema, oltre al fatto che nell’attuale processo penale ci siamo costituiti come parte civile.

Servirebbe molto di più? Sicuramente. Ma questo è un problema che riguarda tutt@ quell@ che non hanno rinunciato a voler cambiare il mondo, non il solo movimento per l’acqua.

28 Febbraio 2020.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Questa fabbrica andrebbe chiusa? E’ d’accordo la maggioranza degli abitanti?

L’immagine aerea mostra un’area industriale talmente grande da conglobare un paese di ottomila abitanti,  ciminiere e  serbatoi senza soluzione di continuità con campanili e camini. Allargando lo zoom, in un raggio di dieci chilometri si vedono un capoluogo di provincia, sobborghi e paesi con 200mila abitanti. Chi osserva questa assurda ubicazione urbanistica  vorrebbe augurare agli abitanti che lo stabilimento non inquini terra-acqua-aria, altrimenti auspicherebbe che fosse chiuso. Stringendo lo zoom, davanti alla parrocchia campeggia l’insegna Solvay Specialty Polymers: dunque si rivela un polo ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale. Tant’è che a Spinetta Marengo le indagini epidemiologiche registrano eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali. Se il bene primario è la salute, perciò Solvay di Spinetta Marengo andrebbe chiusa. Questa richiesta è echeggiata più volte nel corso dei decenni e sempre silenziata dalla preoccupazione occupazionale: ieri per migliaia di dipendenti oggi pur sempre centinaia. Chi scrive non ha mai chiesto la chiusura: invece per il risanamento e la bonifica i miei sono stati  50 anni di  lotte di grande rilievo mediatico (e perciò con relative rappresaglie, licenziamento compreso). Tante battaglie vinte, altrimenti quella foto sarebbe di un immenso cimitero. Tante battaglie verso Montedison/Solvay, troppe da solo, contro sindacati, amministratori e politici anche conniventi e collusi con l’azienda (altresì dichiarati tali da Solvay in tribunale), complici i giornalisti e i magistrati. Inoltre, va detto, proprio la popolazione spinettese si è sempre distinta per scarsa partecipazione alle lotte, secondo il ricatto: meglio morire di veleni che con la pancia vuota. Anche oggi, pur sotto lo shock dei dati epidemiologici, si divide in due: una minoritaria che in silenzio accetta o esorcizza la maledetta sorte e una sempre più maggioritaria che vorrebbe la chiusura ma non lo dice ad alta voce (se non con referendum). In mezzo ci sono forse  mosche bianche che credono ancora in quei risanamento e bonifica che ho predicato per mezzo secolo, forse le sole che stanno partecipando alle lotte. Bloccare l’autorizzazione del PFOA C6O4 è l’estrema occasione per invertire la tragica storia. Altrimenti gli spinettesi avranno ancora la salute che si meritano.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute G.A. Maccacaro  

A Livorno una nuova associazione ambientalista soppianta la vecchia.

L’Altritalia Ambiente è una associazione che per autodefinizione  “sposa le teorie dell’ambientalismo moderno, ragionevole, realizzabile e accettabile da una società oramai abituata all’opulenza e ai benefici tipici di una civiltà industriale”, ma che gli ambientalisti definiscono filo industriale ovvero ispirata dalle industrie. In questa o quell’altra veste, ha organizzato una ammucchiata di organizzatori (Solvay spalleggiata dalle consorelle Ineos e Inovyn e Confindustria, dal  comune di Rosignano Marittimo, e dall’Università di Pisa) in un convegno destinato agli studenti arruolati come soldatini. Il titolo del convegno dice tutto:  “La chimica moderna tra sostenibilità e pregiudizio.” Il pregiudizio ovviamente è degli ambientalisti veri, gli antimoderni. Tra questi vi era in passato Maurizio Marchi  che ci auguriamo rompa il lungo silenzio seguito al colpo di spugna della querela. Nel frattempo ospitiamo la segnalazione con il commento di un ex iscritto della sua associazione: Clicca qui.

“Risorgimento Vallebormida”. Avviso ai naviganti. Né Nimby né Oinby.

Talvolta i Comitati ambientalisti soffrono di una delle due sindromi. Per la NIMBY  Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”, il Comitato vuole impedire a casa propria ad es. l’inceneritore ed è indifferente se esso viene rifilato ad un altro cortile. Per la OIMBY “Solo io nel mio cortile”, il Comitato vuole fare da solo ed evita alleanze con altri Comitati come fossero interferenze. Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, che gestisce il Sito “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la salute l’ambiente la pace e la nonviolenza”, non ammette orticelli. Ad esempio, ritiene che la valle del Bormida e affluenti da tutelare inizi alle sorgenti e duri fino alla confluenza con il Tanaro, anzi oltre. Dunque ritiene che la rinascita della Valle Bormida  non possa che passare dall’unità delle lotte di Cengio, Acqui Terme,  Sezzadio, Spinetta Marengo eccetera. Non a caso titoliamo queste lotte sotto la dizione “Risorgimento Vallebormida”.

I processi risarciscano le Vittime e non le associazioni.

Da parte dell’ex Sezione di Alessandria di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, la denuncia del Pfoa nel sangue dei lavoratori e nelle acque da Spinetta Marengo alla foce del Po, nonchè relativa campagna nazionale per l’eliminazione del killer, risalgono al 2008. Purtroppo non esisteva omologa Sezione in Veneto. Così, sei anni dopo, molte Associazioni presentano esposti alle Procure: che ora sfociano in un processo contro Miteni (fornitrice del Pfoa a Montedison/Solvay di Spinetta). Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ritiene che in questo processo, come in tutti gli altri analoghi,  debbano presentarsi come parti civili le Vittime persone fisiche danneggiate nella salute e negli interessi, mentre non è eticamente ammissibile che lo facciano -per lucro– le Associazioni, a meno che le stesse si impegnino pubblicamente che devolveranno in toto i propri risarcimenti alle Vittime. D’altronde, salvo eccezioni, la regola è che questi processi (vedi Ambiente Delitto Perfetto di Lino Balza e Barbara Tartaglione) sono la panacea degli avvocati e si risolvono in assoluzioni e senza tangibili risarcimenti alle Vittime, intendendo come vittime ammalati, morti e ambiente senza bonifica.

Il “Premio Attila 2018” a Salvini e Benetton.

L’edizione 2018 del Premio è stata curata dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sezione di Genova.

Il voto si è svolto tramite la “Rete Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

Clicca qui il diploma.  

Testa a testa tra le famiglie Riva e Benetton al Premio Attila.

Premio Attila 2018

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori

Ultimi giorni per votare.  Come da bando (clicca qui) sono ammessi max 2 voti. Uno per l’ambiente, uno per la pace. Da inviare entro e non oltre il 28 febbraio con una mail a lino.balza.2019@gmail.com, oppure sul nostro gruppo Facebook. Questa edizione del Premio è stata organizzata dal Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro.