Non solo Pfas, anche Bisfenolo.

L’Autorità Ue per la sicurezza alimentare (Efsa),vieta l’utilizzo di Bisfenolo A negli imballaggi. Quale interferente endocrino, come i Pfas, è capace di alterare l’equilibrio ormonale e innescare “effetti nocivi sul sistema immunitario“. Largamente impiegato nella produzione di plastiche e resine, è la sua capacità di trasferirsi nel cibo e nelle bevande, dagli  articoli di consumo come bottiglie di plastica riutilizzabili, refrigeratori per la distribuzione dell’acqua o altri utensili da cucina e, appunto, gli imballaggi.
 
 
Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato da anni, anche con esposti alla magistratura https://www.edocr.com/v/rkl0edx8/bajamatase/esposto-4-bisfenolo, l’utilizzo del Bisfenolo nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: “…questa sostanza senza autorizzazione AIA è da parte della  multinazionale belga -tra i principali produttori nel mondo di Bisfenolo-  ben conosciuta da decenni e volutamente non evidenziata per la sua pericolosità all’ARPA, la quale infatti non l’ha mai cercata nelle analisi a tutela (ASL) della salute delle popolazioni”.  Nessuna Autorità è intervenuta.

Il sindaco non chiude, chiudiamola noi.

Schiume nel Fiume Bormida in prossimità dello scarico del Polo Chimico di Spinetta Marengo: l’intervento di Arpa

17 maggio 2024 Arpa Piemonte è stata allerta nella tarda mattinata di oggi, 17 maggio 2024, per la presenza di schiume nel Fiume Bormida in prossimità dello scarico del Polo chimico di Spinetta Marengo (AL). I tecnici dell’Agenzia sono tempestivamente intervenuti per gli accertamenti del caso, procedendo anche al prelievo di alcuni campioni delle schiume che saranno analizzati nei laboratori di Arpa. L’intervento, alle ore 14.20, è ancora in corso.

L’Arpa avverte l’ennesima onda di Pfas scaricata da Solvay nel fiume Bormida. Anche questa volta il sindaco non provvederà, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale, a emettere l’ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti. Dunque dobbiamo provvedere noi.

Dunque, al bando dei Pfas in Italia dobbiamo provvedere noi con una iniziativa dal basso: con una azione inibitoria popolare, una class action giudiziaria, che imponga la chiusura immediata  delle produzioni Pfas inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, l’unica produttrice di Pfas in Italia. Si tratta di tagliare la testa al toro, agire alla radice per estirpare la ramificazione velenosa, eliminare le produzioni a monte per eliminare a valle l’uso dei Pfas ormai onnipresenti in tutte le industrie nazionali. Senza questa chiusura immediata, occorre rassegnarsi alle morti e alle malattie in Italia, che, come per l’amianto, si protrarranno per decenni: clicca qui.

Invitiamo tutti, singoli, movimenti, associazioni, a comunicare  a questo indirizzo lino.balza.2019@gmail.com l’adesione a questa iniziativa di class action.

Speciale Pfas 8. Bando ai Pfas: Solvay risponde picche.

Se disegni di legge, regioni, comitati, associazioni da tutta Italia chiedono la messa al bando dei tossici e cancerogeni PFAS (il C6O4, il “nuovo amianto”), la risposta di Solvay, unico produttore nazionale, è un NO secco e categorico, una sfida aperta. La posizione ufficiale del colosso belga è stata ribadita da Stefano Calosio nella sede istituzionale più significativa:  la “Commissione Sicurezza e Ambiente” del Comune di Alessandria, per il quale sobborgo -Spinetta Marengo- il sindaco, malgrado gli competa  il dovere di massima autorità sanitaria locale, si ostina a non emettere ordinanza di fermata delle produzioni dello stabilimento, spalleggiato  dalla complice Regione Piemonte, che a sua volta evita i monitoraggi del sangue  alla popolazione per oscurare le innumerevoli indagini epidemiologiche e le altrettanto inesorabili indagini ambientali dell’Arpa.

Ilham Kadri, presidente di  Solvay (Syensqo), per bocca del direttore del polo chimico, Stefano Colosio, non ha lasciato margini di dubbio: non sarà immediatamente  fermato il cC6O4 né nella unità di ricerca di Bollate né nella unità di produzione appunto di Spinetta Marengo. Il tono del rifiuto è stato addirittura  sprezzante: Abbandonare un coadiuvante di polimerizzazione sarebbe come chiedere a un cuoco di fare fritture senza olio, di usare friggitrici ad aria”, così come a  rimarcare la perentorietà delle proprie decisioni.

Decisioni che Solvay motiva con aria di sfida agli scienziati di fama internazionale. “Innanzitutto il C6O4 è ampiamente meno nocivo del suo predecessore: il Pfoa.” D’altronde questa sfida per il Pfoa era durata 50 anni: per mezzo secolo Solvay & C. immediatamente sospettarono e poi in corso d’opera accertarono che era cancerogeno, ma noncuranti uccisero ambiente, lavoratori e cittadini, e fino all’ultimo negarono,  finchè il Pfoa è stato messo al bando nel mondo. Nel frattempo,  Solvay non è stata in inerte attesa della inevitabile dipartita del miliardario Pfoa, ma ha sperimentato di nascosto e poi brevettato il suo sostituto, il C6O4, che come tutti i PFAS passati presenti e futuri  è tossico e cancerogeno.

Abbiate voi la pazienza, ha detto Kadri/Calosio, di aspettare che la tragica evidenza della catastrofica catena ecosanitaria  convinca di mettere al bando l’ancor più miliardario C6O4; intanto il nostro “cuoco” studia come sostituirlo con un Pfas ancora “meno nocivo”; eliminarli no: non fa business nelle nostre “fritture” sostituire il nostro “olio” con “friggitrici ad aria”. Anche per il C6O4, perciò, ancora qualche anno di pazienza, anzi, ad essere franchi “Abbiamo deciso di dismetterlo perché è avverso all’opinione pubblica, non perché rappresenti dal punto di vista ambientale una vera minaccia”.  Ho detto tutto: “meno nocivo”.  

Dunque, noi dovremmo aspettare che queste sostanze, tossiche e cancerogene, ribattezzate “forever chemicals”,  per sempre si accumulino indistruttibili nell’ambiente e nel sangue, come è avvenuto e sta avvenendo ad Alessandria per PFOA, ADV e C6O4? Anche su questo aspetto, Kadri/Calosio ha invitato a non esagerare. Dopo Montedison, è pur vero che il Pfoa per venti anni Solvay l’ha buttato  in aria-acqua-suolo e che ancora oggi l’Arpa (con ADV e C6O4) lo misura -dai camini della fabbrica alle falde- dappertutto in tutta la provincia, ma  Kadri/Calosio invita a pazientare: “La messa in sicurezza operativa, che riprende l’acqua della falda e la depura, è tuttora un mezzo per purificare il terreno, è chiaro che ci impiegherà un po’ di tempo ma per il momento è l’unica tecnologia che abbiamo a disposizione. Analogamente per i nuovi Pfas ADV  C6O4 che continuiamo a produrre.”

E Solvay imperterrita continua a produrre (anche) ADV e C6O4 da un quarto di secolo, e non accetta bandi   per il futuro.  Kadri/Calosio si è mostrato del tutto indifferente alle migliaia di Vittime di questo inquinamento, malati e morti, tra lavoratori e cittadini. Anzi, riferendosi proprio ai soggetti più a rischio, cioè ai lavoratori, Kadri/Calosio ha rassicurato la “Commissione Sicurezza e Ambiente”: “Nel biomonitoraggio (privato n.d.r.) dei nostri dipendenti che fino al 2013 hanno utilizzato il Pfoa, abbiamo osservato che la sua concentrazione nel sangue impiega 4 anni a dimezzarsi”. La Commissione, sbeffeggiata, non ha replicato.

Ci permettiamo di fare un nostro commento all’abnormità: di questi dipendenti, che  fino al 2013 avrebbero utilizzato (per 5-10-20 anni?) il killer  Pfoa senza subire gravissimi danni a tiroide, pancreas, diabete, colesterolo, leucemie, tumori eccetera, e avrebbero dal 2013 aggiunto nel sangue i “poco nocivi”  ADV e C6O4: tranquillizzati da direttori come Colosio proprio per quanto riguarda il vecchio  Pfoa: il loro fardello di veleno dopo 4 anni non sarebbe scomparso ma si sarebbe dimezzato, e dopo altri 4 anni la concentrazione  si sarebbe ridotta ad un quarto, e via via  finchè in 28 anni (nel 2041) il Pfoa si sarebbe ridotto nel sangue quasi a zero, mentre a sua volta il “poco nocivo” C6O4 si dimezzerebbe… ancora più in fretta.  Tutto questo “virtuoso” ciclo lavorativo: senza danni ai lavoratori (e ai cittadini) che pesino sulla coscienza di Kadri/Calosio.

Che si sente men che mai responsabile della omessa bonifica sanzionata dalla Cassazione: non si tratta di mancati investimenti per lucrare profitti, bensì di mere difficoltà tecniche: “Non per tutti gli inquinanti nel sottosuolo di Spinetta c’è una tecnologia evidente, chiara e pratica per arrivare a una bonifica completa del terreno: la barriera idraulica ha un effetto positivo ma non ancora risolutivo sull’inquinamento del sottosuolo”. Insomma, ci vogliono altre decine e decine di anni, portate pazienza: “La nostra ricerca è ancora al  lavoro per trovare delle soluzioni per limitare l’impatto ambientale”, sapendo che non potrà essere mai “impatto zero”: né per l’inquinamento  storico della  ventina di tossici e cancerogeni  né per l’attuale -ancora più preoccupante-  della  ventina di tossici e cancerogeni che “ci sfuggono” in suolo aria acqua,  dei quali i Pfas sono solo la punta dell’iceberg.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.   

J’accuse del Movimento di lotta per la salute Maccacaro a magistratura e politica.

La vera storia di come i Pfas hanno -dolosamente- contaminato l’Italia. J’accuse: enormi responsabilità di Magistratura e Istituzioni. Oggi siamo ad un punto di svolta.

La storia delle lotte dal 1990 in Italia contro i Pfas è compresa nelle circa 500 pagine del Dossier “Pfas. Basta!”: a cura di Lino Balza del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. E’ disponibile a chi ne fa richiesta. Clicca qui la sintesi cronologica, in particolare comparata tra Solvay/Piemonte e Miteni/Veneto, che così conclude:

“L’assenza di una legge nazionale non giustifica né assolve le gravi responsabilità delle Autorità locali: non è un alibi.  Una legge come l’ex DDL Crucioli non pare praticabile a breve nell’attuale quadro politico. Denunciamo il vuoto:  la calamità mondiale dei Pfas (Forever Pollution Project denuncia oltre 17mila siti contaminati da Pfas in Europa) ha in Italia le sue punte di iceberg nei disastri ambientali e sanitari (stigmatizzati anche dall’ONU) del Veneto (made in Miteni di Trissino) e del Piemonte (Solvay di Spinetta Marengo), ma ormai non lascia indenne nessuna regione della penisola: Lombardia, Toscana, Lazio, Trentino eccetera, come abbiamo più volte documentato sul nostro Sito www.rete-ambientalista.it”.

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Nuovo esposto sui PFAS alla Procura della Repubblica di Alessandria.

Presentato al Procuratore capo Enrico Cieri dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” (16° esposto, 7 aprile 2023, via PEC): clicca qui. Oggetto: emissioni inquinanti in atmosfera. Infatti, come conosciuto nei monitoraggi, dalle 72 ciminiere dello stabilimento e dai 15.000 punti di perdite incontrollate fuoriescono sostanze inquinanti tossiche e cancerogene PFAS: PFOA, ADV, C6O4, Acido Fluoridrico, Acido CloridricoNH3, Alcoli, Anidride fosforica (P2O5), Composti Iodurati (C4F8I2), Zn, Idrossido di Potassio (KOH) NOx, CO2, SOx, Polveri. Composti fluorurati (c2f4, c3f6, c4f8): 107 kg/giorno; 40 t/anno.

In questo micidiale cocktail, per il PFOA, l’ADV e il cC6O4 di produzione Solvay di Spinetta Marengo, che dal cielo ricadono sulla popolazione ogni giorno per 5 microgrammi per ogni metro quadrato, richiamiamo l’attenzione della Procura su

  1. Pubblicazione scientifica di ARPA e UNIVERSITA’ di Torino “Prevenzione in Corso”, fascicolo 9, gennaio 2022. (clicca qui).
  2. Studio ARPA Deposimetri a Spinetta Marengo: i risultati delle prime attività sperimentali gennaio 2023 (clicca qui).

Rimarcate le responsabilità nel disastro ecosanitario delle amministrazioni locali: Comune, Provincia, Regione. In particolare del sindaco che non emette ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti. 

Inquinamento da Pfas, Lucca e Pisa le zone più colpite in Toscana.

Da un’inchiesta internazionale la mappa interattiva della concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche in Europa: torna l’allarme per gli ‘inquinanti eterni’

 Vincenzo Brunelli – 27 Marzo 2023 – https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2023/03/27/inquinamento-da-pfas-lucca-e-pisa-le-zone-piu-colpite-in-toscana/341574/

Le punte dell’Iceberg Pfas sono, come noto da decenni, il Veneto con la Miteni di Trissino (VI) e il Piemonte con la Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia (AL), con relativi processi penali. Emergono sempre più, dove le ARPA sono attive, criticità diffuse nella penisola. I giornalisti francesi di Le Monde hanno realizzato una mappa interattiva europea, costruita da uno studio internazionale (The Forever Pollution Project ***) raccogliendo e organizzando dati da diverse fonti, pubbliche e private (in Italia le testate Radar Magazine e Le Scienze) che mostra i luoghi in Europa in cui è stata accertatauna contaminazione da Pfas da parte di autorità ambientali (come le Arpa in Italia).

Tant’è che all’inizio di febbraio 2023 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha pubblicato una proposta di divieto di produzione e suo di tutti i Pfas, infatti l’unico rischio accettabile è uguale a zero. Tra le nazioni promotrici del divieto figurano Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Norvegia, ma non l’Italia! Rivendicazione per l’Italia subito ribadita da Greenpeace: “Si tratta di un’emergenza ambientale e sanitaria fuori controllo. Esortiamo il governo, il parlamento e i ministeri competenti ad assumersi le proprie responsabilità varando in tempi brevi una legge che vieti l’uso e la produzione di tutti i Pfas, insieme all’adozione di adeguati provvedimenti di bonifica e all’individuazione di tutti i responsabili”. Cioè in pratica il Disegno di Legge presentato dall’ex senatore Crucioli di concerto con Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro e Comitato Stop Solvay. Di seguito, il particolare della mappa riguardante l’Italia:

E per quanto riguarda la Toscana, andando a leggere i dati di Arpat si capisce che “il 70% delle stazioni in acque superficiali e il 30% delle stazioni in acque sotterranee monitorate in presenta residui di Pfas, con due “zone rosse” quella di Lucca e quella di Pisa, oltre a Castagneto Carducci in provincia di Livorno e alcune zone di Massa.

*** The Forever Pollution Project, è un’indagine transfrontaliera a cui hanno partecipato 18 redazioni da tutta Europa, tra cui Le Monde (Francia), Süddeutsche Zeitung, Ndr e Wdr (Germania), The Investigative Desk e Nrc (Paesi Bassi) e Radar Magazine Le Scienze (Italia),Datadista (Spagna), Knack (Belgio), DeníkReferendum (RepubblicaCeca), Politiken (Danimarca), Yle (Finlandia), Reporters United (Grecia), Latvijas Radio (Lettonia), Srf Schweizer Radio und Fernsehen (Svizzera), Watershed ,The Guardian (Regno Unito).

Tutti i nostri libri.

Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autori e il ricavato è sempre interamente devoluto a favore della LILT per la Ricerca della cura del mesotelioma.

Purtroppo le nostre finanze attualmente non ci consentono di stampare il Volume secondo di “Ambiente Delitto Perfetto”, anche per il quale abbiamo lanciato una proposta: AAA CERCASI EDITORE (clicca qui).

Al bando produzione e utilizzo dei Pfas.

In assemblea il prossimo 7 dicembre.

Siamo ancora qui nel 2022 a chiedere “Vogliamo sapere cosa c’è nel nostro sangue!” Domanda  retorica  perchè lo sappiamo benissimo cosa c’è. Lo sappiamo da decine di anni dopo ben otto indagini epidemiologiche, di cui l’ultima dell’Università di Liegi, e dopo gli inequivocabili referti del sangue depositati anche in magistratura. Lo sappiamo benissimo che in Fraschetta i livelli record di malattie e di morti sono legati allo stabilimento chimico di Spinetta Marengo, e lo sappiamo benissimo quali e quante sono le sostanze che fuoriescono in acque a atmosfera, e su cui gli studi internazionali chimici e sanitari non lasciano margini di dubbio. 

Lo sa benissimo chi non si fa abbindolare dalle istituzioni dichiarandosi “moderatamente soddisfatto”. Lo sa dunque  benissimo il Comitato StopSolvay che come “ragione sociale” e  nel logo evidenzia “STOP”, STOP SOLVAY, fermare la Solvay, chiudere. Appunto, il Comitato-che-chiede-la-fermata-della-Solvay fa l’assemblea il 7 dicembre 2022 per informare la cittadinanza PERCHE’ chiede un provvedimento così drastico. Informa cioè i cittadini e i lavoratori, quelli che sono ancora ignari o increduli, che cosa c’è nel loro sangue. Affinchè partecipino alla lotta per lo STOP. Affinchè partecipano a chiedere

AL SINDACO DI ALESSANDRIA DI EMETTERE UNA ORDINANZA DI CHIUSURA DELLE PRODUZIONI INQUINANTI DELLA SOLVAY DI SPINETTA MARENGO.

Questa è l’utilità etica e politica delle assemblee, alla stregua di quelle che il Movimento di Lotta per la salute Maccacaro sta facendo quasi settimanalmente con il suo sistema di informazione (oltre 37mila partecipanti). Come ha fatto  Legambiente co-promotrice del DDL Crucioli per la messa al bando in Italia  dei PFAS in produzione e utilizzo.     

Il PD: no ordinanza di chiusure alla Solvay.

Coloro che si erano illusi di una ordinanza del sindaco per la chiusura delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo hanno già ricevuto la risposta. L’ha data chi è più autorevole di Giorgio Abonante: Renzo Penna, già senatore e segretario generale della Camera del lavoro di Alessandria. Questa direttiva del PD merita di essere letta attentamente: clicca qui. Lo slogan di Penna “La storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica”, per essere credibile dovrebbe a supporto offrire esempi di bonifiche senza la chiusura delle fabbriche dei veleni. Esempio è invece Casale Monferrato con l’Eternit, che non sarebbero mai state bonificate con una fabbrica tenuta aperta: come difendevate voi sindacalisti insultando sui giornali (scripta manent) il solito ambientalista (come me) che ne chiedeva la chiusura. Da buon sindacalista, oggi come allora, come il suo omologo Giorgio Bertolo per l’Acna di Cengio (scripta manent), Penna contrappone, per ricatto, i lavoratori ai cittadini. Noi invece equipariamo la salute di tutti. Cosa che, ad esempio, non ha fatto fino in fondo la CGIL, che fu la prima a denunciare nel 2002 (scripta manent) i danni tossicocancerogeni dei Pfas nel sangue dei lavoratori di Spinetta, senza poi chiederne l’eliminazione.

Caro Penna, l’alternativa alla chiusura non può essere giammai il sacrificio della salute. L’alternativa occupazionale, a sua volta, è una preoccupazione legittima, però la devi chiedere agli inquinatori (a scapito dei profitti) e non agli inquinati. I quali, anzi, proposte di riconversione le hanno avanzate, ad esempio Claudio Lombardi, a tacere Franco Armosino attuale segretario generale della CGIL. D’altronde, la storia del polo chimico spinettese (puoi sempre rileggerla sui miei libri) dovrebbe insegnarti il susseguirsi di lotte contro le produzioni nocive, e non sempre con il sindacato dalla parte giusta, esempio i famigerati Pigmenti di cui come cellula PCI chiedemmo la chiusura contro il Consiglio di fabbrica.

Lotte che trovano i politici, sempre, dalla parte dei padroni. Purtroppo è quanto emerge, di fatto, dall’intervento di Renzo Penna, il quale infine invita ComitatoStopSolvay (Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro, eccetera) a subordinarsi al “pieno” sostegno delle Istituzioni: comune, provincia, regione, asl, arpa, sindacato. Cioè di quelli, in testa il PD, che in questi anni hanno determinato -con il metodo dello scaricabarile- la catastrofe ecosanitaria di Alessandria.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 

Chiudere Solvay.

Legambiente è a livello nazionale l’associazione più autorevole a chiedere la fermata immediata degli impianti della Solvay di Spinetta Marengo, mentre in ambito locale Comitato Stop Solvay e Fridays For Future, recentemente costituitisi in Alessandria, rappresentano l’ala più intransigente dei movimenti antagonisti alla Solvay e fin dagli esordi chiedono esplicitamente  la chiusura del polo chimico. Lo ritengono infatti in toto non recuperabile ad un territorio esente da inquinamento, da morte e malattia. Basta con i se e i ma. Ma: Solvay promette entro qualche anno  limiti zero ai veleni tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo.  Se: si ha tolleranza di aspettare ancora qualche anno per verificare. Ma… se… ma se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola. Non stanno in piedi i se e i ma dopo venti anni di Solvay.  I partiti che  si nascondono dietro e i se e i ma, non fanno altro che prolungare i profitti della multinazionale belga e le malattie della popolazione. L’accusa è rivolta indistintamente a tutti i partiti, localmente sempre gli stessi, che si avvicendano nei decenni, talvolta dalla stessa azienda additati  in tribunale come beneficiari di tangenti.

Questi intendimenti fanno da sfondo all’assemblea del Comitato Stop Solvay  presso il Laboratorio Sociale di Alessandria a seguito dell’Indagine epidemiologica dell’Università di Liegi e del film documentario della televisione RTBF,  dei quali abbiamo già fornito ampia pubblicazione: clicca qui e clicca qui.  Nell’occasione non sfuggirà la riflessione su un nodo importante: il fine giustifica i mezzi, però i mezzi devono essere adeguati al fine. Il rischio è di essere velleitari quando si pensa di sconfiggere a livello locale una multinazionale con la sola mobilitazione popolare. Questa è sufficiente a bloccare un inceneritore prima della sua costruzione, quando la sua autorizzazione è nelle mani della politica locale che teme i voti: l’inceneritorista si rivolge ad un altro territorio che spera più arrendevole. Vittorie di questo genere ne abbiamo ottenute tante, anche ad Alessandria, più o meno grandi: abbiamo riempito libri. Altra avventura è  buttare fuori un colosso con interessi mondiali. Non basterebbe neppure l’alleanza  -che non c’è mai-  con le forze politiche locali, che spesso non hanno o non vogliono usare lo strumento della revoca delle autorizzazioni. Il potere decisionale si sposta più in alto, a livello nazionale.

Esemplificando per il polo chimico di Spinetta Marengo. Nei decenni la nostra (almeno la mia, che è stata decisiva) mobilitazione non si è mai indirizzata  alla sua chiusura, ma a conseguire passo dopo passo importanti vittorie di risanamento ambientale con riconversioni (linea pigmenti) e anche con chiusure di impianti (DDT, CFC, Bicromati), che hanno salvato la pelle a tanti lavoratori e cittadini. Si poteva fare di più? La mia coscienza, avendo pagato prezzi personali alti, è a posto per i trascorsi 50 anni. Ora anche il traguardo (a suon di ripetuti esposti, i miei) dei processi penali ha dimostrato che si deve  fare di più: infatti i (conquistati) monitoraggi ambientali e sanitari indicano un limite raggiunto  di disastro da bloccare con la chiusura di altre produzioni e di impianti. Tutti? Tutti: sembra rispondere la stessa Solvay, per l’effetto domino.

Ma di sua spontanea volontà Solvay non chiuderà mai i rubinetti dei propri profitti. Dunque? Pur essendo solo la punta dell’iceber ecosanitario irrisolto pur dopo la condanna della Cassazione, dunque i Pfas possono rappresentare il grimaldello per forzare gli eventi, nell’immediato  anticipando gli effetti del nuovo processo penale, ovvero di quelli in sede civile. Non sfugga a nessuno, però, che è velleitario pensare di costringere Solvay ad abbandonare i Pfas con la sola mobilitazione locale e senza la sponda politica a livello nazionale. Perciò abbiamo puntato su una legge parlamentare che metta al bando uso-consumo-produzione dei Pfas su tutto il territorio nazionale, obbiettivo delineato nel Disegno di legge Crucioli.

Altrimenti si rischia di ripetere la sconfitta del Tav Terzo Valico subìta da un comitato luddista che si è sopravvalutato e isolato da qualunque alleanza con partiti, addirittura con associazioni ambientaliste. Si va verso la sconfitta sicura  se la filosofia  è la lotta per la lotta, la lotta fine a se stessa, vincere o perdere è uguale purchè si persegua la conflittualità, a prescindere dall’obbiettivo, che a questo punto immagina la rivoluzione come palingenesi.  (“La lotta fine a se stessa basta a riempire il cuore dell’uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.” Albert Camus).

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Ilham Kadri alle prese con lo scandalo Solvay.

Il film documentario della televisione belga RTBF, al quale il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha dato  il suo piccolo contributo, sta facendo incazzare da cima a fondo la multinazionale Solvay, in primis la presidente Ilham Kadri. Se clicchi qui, puoi vederne alcuni stralci in anteprima. Prossimamente pubblicheremo l’intera pellicola con sottotitoli in italiano.

Con la troupe di  #Investigation

Sommerso da questo scandalo, la furiosa reazione del colosso chimico che fa capo a Bruxelles scaturisce dal fatto che il film, realizzato in sei mesi da una accurata tecnica investigativa, dimostra inequivocabilmente la condotta dolosa di Solvay senza soluzione di continuità nei decenni, come ho sostenuto dal 2009 tramite  15   esposti denuncia alla Magistratura di Alessandria per il disastro dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Infatti, il film di “#Investigation “,  di Emmanuel Morimont con Santos Hevia e Valérie Dupont, immediatamente sta già suscitando una vasta eco nell’opinione pubblica internazionale scossa da quella vera e propria  calamità ecosanitaria mondiale provocata  dai tossici e cancerogeni PFAS (che in Italia ha il suo apice in Piemonte e Veneto):

https://www.lalibre.be/planete/environnement/2022/09/07/lemission-investigation-de-la-rtbf-met-les-pieds-dans-le-pfas-de-solvay-2SVEO3SUABB5RAKTZ24MHHVZ7A/

https://www.lesoir.be/463820/article/2022-09-06/le-groupe-chimique-solvay-pris-dans-la-tourmente-des-pfas

https://www.lecho.be/entreprises/chimie/comment-solvay-fait-face-a-un-heritage-polluant/10412011.html

https://www.tijd.be/ondernemen/chemie/italiaanse-pfas-vervuiling-achtervolgt-solvay/10412198.html

https://trends.levif.be/economie/entreprises/solvay-neglige-une-importante-pollution-aux-pfas-en-italie/article-normal-1589475.html?cookie_check=1662588891

https://www.7sur7.be/monde/solvay-accuse-de-negliger-une-importante-pollution-aux-pfas-en-italie-le-groupe-se-defend~a58d76ab/

https://www.demorgen.be/snelnieuws/solvay-onvoorzichtig-met-pfas-vervuiling-in-italie-eeuwige-chemicalien-hebben-zich-overal-verspreid~ba4409d4/

https://www.hln.be/milieu/solvay-onvoorzichtig-met-pfas-vervuiling-in-italie-eeuwige-chemicalien-hebben-zich-overal-verspreid~aa4409d4/

https://www.courrierinternational.com/article/environnement-le-geant-chimique-belge-solvay-au-centre-d-un-nouveau-scandale-de-pollution-aux-substances-eternelles

“Forte contaminazioni da PFOS nello stabilimento Solvay in Italia” – Aziende

Nucleare di quarta generazione?

Il problema non cambia. Convegno a Trino. Clicca qui Gian Piero Godio. Clicca qui la posizione di Legambiente Piemonte in merito alla localizzazione nazionale del deposito unico nazionale.

“Storia antinucleare” è disponibile on line a chi ne fa richiesta a movimentolotta.maccacaro@gmail.com In oltre 100 pagine racconta quaranta anni di lotte contro il nucleare in Italia. Ovvero il Dossier racconta l’epopea della mobilitazione popolare che contrastò il nucleare civile e ne perseguì la fuoriuscita definitiva anche tramite una sentenza pilota valida come precedente per tutti i siti nucleari italiani. Storia dello strapotere  politico-giudiziario che la impedì sulla pelle delle generazioni presenti e future. Ovvero racconta la storia che va da Bosco Marengo (AL) al Forum nazionale dei Movimenti Antinucleari e al Referendum 2011, dal dopo Referendum ai governi “verde-giallo-rossi” e “policromo”, fino all’odierno rilancio del “nuovo nucleare” e all’irrisolto deposito nazionale. E’ Storia  -documentata-  anche di connivenze complicità corruzioni ignavie, tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché (circa 300 articoli) del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Filo spinato per le manifestazioni in Italia?

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

(Brecht, Niermoller)

Vietare le manifestazioni ai “no vax” o “no green pass” è il primo  passo per arrivare a vietare le manifestazioni di chiunque?

Premesso che il precedente citato dalla direttiva Lamorgese è quello di Roberto Maroni del 2009  che dopo la manifestazione di solidarietà con la striscia di Gaza impose limiti ai cortei nei centri storici e davanti ai luoghi di culto per salvaguardare il decoro urbano,  pubblichiamo alcune risposte.

Draghi all’assalto della democrazia. Attac Italia:  Come nel più prevedibile dei copioni di teatro, dopo aver sapientemente preparato il terreno per un paio di mesi, il cerchio si chiude e il governo Draghi-Lamorgese porta l’affondo finale: nell’Italia della ripresa-resilienza sarà vietato manifestare. L’esito è stato preparato attraverso diverse tappe… Continua .

No Tav Valsusa: Questa misura non ha nulla a che vedere col fatto di essere a favore o meno del green pass o del vaccino. PD, Movimento 5 Stelle e la varia “sinistra” governista plaudono delle misure che neanche nella peggiore democratura sarebbero applicate a cuor leggero. I sindacati confederali? Assenti. Il diritto a manifestare  è calpestato, diventa un privilegio di concessione regale… Continua.

Su Il Manifesto: La “Direttiva recante indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto”si rivolge alle manifestazioni Covid, ma per la formulazione di chiusura le modalità richiamate potranno essere adottate per altre manifestazioni. Ad ogni modo le determinazioni prefettizie non devono ritenersi  lesive della Costituzione… Continua.

Telebavaglio a Report.  L’assalto del Pd con Renzi e forzisti: puntata “no vax”. Il punto sui vaccini. Durata dell’immunità, terze dosi e Green pass, i temi. La vigilanza Rai: “Il programma fa propaganda e disinformazione”. La replica di Sigfrido Ranucci: “Un fatto non ha colori, è un fatto, punto, che piaccia o no. Noi siamo pro immunizzazioni”. Clicca qui su Il Fatto.

Movimento di lotta per la salute Maccacaro: Ci dobbiamo interrogare tutti sullo stato di salute della Democrazia in Italia: la polizia che carica  con idranti e manganelli i manifestanti nonviolenti al porto di Trieste e che scorta  gli squadristi fascisti verso la sede della Cgil perché non sbaglino strada, il 60% che non va più a votare, nessuna opposizione parlamentare ad un governo che raggruppa tutti i “migliori”, e appunto l’unica opposizione reale nel Paese – la Democrazia Diretta cioè i Movimenti – che viene  criminalizzata a parole e repressa sui campi del conflitto… Continua.

Nuove manifestazioni contro i Pfas Solvay.

Dopo la manifestazione di GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro del 16 settembre davanti al tribunale (in concomitanza con il presidio a Vicenza per il processo Miteni), gli ambientalisti alessandrini con  sinergia  sono impegnati in una settimana di manifestazioni per lo stop ai Pfas (PFOA, C6O4, ADV) della Solvay di Spinetta Marengo (AL). 

Comincia il “Comitato Stop Solvay” e “Friday For Future” nell’organizzare al Laboratorio Sociale una Assemblea popolare per la serata del 26 settembre, dopo averla preparata nei due giorni precedenti partecipando alla Mobilitazione studentesca per la  giustizia climatica, con relativa Assemblea pubblica del pomeriggio, nonché nel corso di  una Serata musicale.

Proseguono GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro in collaborazione con Pfas+Land, Mamme No Pfas, IRSA CNR, ISDE WWF, con due iniziative alla Casa di Quartiere, precorse da un intenso volantinaggio di informazione.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Il Dossier “Pfas. Basta!

Il Dossier “Pfas. Basta!” è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In oltre 300 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stati stampati a spese degli autoriIl ricavato è stato interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

 

Perché il Movimento di lotta per la salute Maccacaro sollecita l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay.

Acqua DOC Solvay distribuita davanti al Tribunale di Alessandria.

Con un sesto esposto al Procuratore capo Enrico Cieri (clicca qui il testo integrale), il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sollecita  l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay per disastro ecosanitario continuato e omessa bonifica, in violazione della sentenza 2019 della Cassazione (clicca qui), con l’evidenza dei reati relativi alla produzione e all’uso dei Pfas (PFOA – C6O4 – ADV) commessi – in concorso con le Autorità pubbliche – senza  soluzione di continuità dagli anni ’90 ad oggi ad opera dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Il quale, ancora di proprietà Montedison, già nel 1990 era stato sottoposto a processo a seguito delle mie denunce di ricorrenti scarichi PFOA in Bormida, ma dal 2009 al 2017 per i Pfas esso diventa l’oggetto principale dei miei esposti contro Solvay alla Procura della Repubblica di Alessandria al fine “di sanzionare le emissioni e le perdite; di vietare  gli scarichi in atmosfera e acque; di vietare d’urgenza la pesca in Bormida e Tanaro e Po; di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni del sangue ai lavoratori della Solvay esposti ai PFAS.  Ritenendo che  ci siano  danni ambientali e umani per scarichi per tutto il bacino del Po, emissioni e perdite, dunque reati della cosciente Solvay che neppure ora elimina i Pfas dalle lavorazioni, allego copiose risultanze del mondo scientifico internazionale nonché gli esami del sangue della Fondazione Maugeri di Pavia  e della Medizinisches Labor Bremen attestanti  valori di PFOA superiori ai limiti di legge addirittura in lavoratori non adibiti a reparti produttivi ma in laboratori di ricerca, e addirittura in una dipendente non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza: con il sospetto perciò che anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del PFOA ”.

Abbiamo poi integrato questo volume di documentazione con i sei esposti al nuovo procuratore capo Cieri e ai procuratori Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria, per conoscenza e competenza inviati a Prefetto e Commissione interparlamentare ecomafie. Complessivamente i volumi del depositato in Tribunale sono ragguardevoli, per fortuna l’informatica ci consente di sostituire il cartaceo: se ne immagini la mole valutando gli effetti matrioska dei “clicca qui” addirittura dentro ciascun “clicca qui”.  Ad esempio, compresi nelle oltre 230 pagine del Dossier “Pfas. Basta!” (clicca qui) che tratteggia la lunga storia dei Pfas (PFOA e C6O4 e ADV), a partire dagli anni ’90 dallo stabilimento Montedison – Solvay di Spinetta Marengo , tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché degli oltre 400 articoli sul Sito www.rete-ambientalista.it gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. La lunga storia delle connivenze, complicità, corruzioni, ignavie  di Comune Provincia Regione Governo Asl Arpa Sindacati  Giornali Magistratura.

L’intervento della Magistratura è sollecitato a maggior ragione per almeno sette ordini di urgenze.

Per l’aggravarsi della situazione sanitaria e idrogeologica.

Per la violazione della sentenza della Cassazione: reati di omessa bonifica e disastro ambientale continuato.

Per obbligare Solvay a rendere pubblici gli standard analitici di Pfas e Bisfenolo senza i quali è vanificata   l’identificazione delle sorgenti di contaminazione nonché della mancata risoluzione delle perdite.

Per contrastare le connivenze della Provincia e bloccare la produzione e l’utilizzo del C6O4.

Per arginare la manovre seguenti i ricorsi di Solvay al Tar del Piemonte.

Per collegare le sinergie con il processo in corso a Vicenza contro Miteni.

La lezione di un partigiano, medico, scienziato, intellettuale democratico, militante del movimento dei lavoratori.

Riprendendola dal nostro libro “Luigi Mara & Medicina democratica” (disponibile a chi ne fa richiesta), riproponiamo, perchè la consideriamo quanto mai attuale, la relazione di Giulio Alfredo Maccacaro al convegno costitutivo di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute. Bologna, 15-16 maggio 1976. Clicca qui. Nel libro, essa è preceduta dalla presentazione del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” nato a seguito della scissione dall’associazione da lui  fondata e accusata, 40 anni dopo, di intercorsa “mutazione genetica” ai principi originari.

Clicca qui anche un commento del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera”, direttore Peppe Sini.

Qua la mano Grillo per la patrimoniale.

Foto conviviale di un ricco con un benestante, frugale ma pagava il ricco genovese.

Siamo stati per primi, su questo Sito, a valorizzare gli impegni ecosanitari del Movimento Cinquestelle, ma siamo da qualche tempo anche assai critici sulla sua involuzione ambientalista, che nel nostro piccolo universo rischierebbe l’accusa di tradimento. Sosteniamo da sempre convintamente l’introduzione della patrimoniale sui ricchi: a beneficio oggi più che mai della Sanità e della Scuola, quindi applaudiamo la presa di posizione di Beppe Grillo sul Blog: clicca qui.  

Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.

Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia)  è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria.  Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo  fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto  che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto  nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione  dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo  Dai documenti  riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

Stop Solvay di Spinetta Marengo.

Mentre si susseguono fughe del letale PFIB sotto gli occhi (chiusi ) dell’Arpa e con la centralina “casualmente” fuori uso, tornano in campo Friday For Future e il Comitato Stop Solvay che preparano manifestazioni a rivendicare la bonifica integrale e lo stop alle emissioni e la riconversione ecologica dell’intero impianto produttivo per consentire la bonifica e salvaguardare i posti di lavoro, nonché lo screening sierologico per tutta la popolazione della Fraschetta.  Alla base delle rivendicazioni: il diniego della Provincia all’autorizzazione del Pfas C6O4, alla quale si stanno opponendo anche Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui la Lettera aperta a Presidente della Provincia di Alessandria e Sindaco.

Puntuale replica del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” al “Movimento di Lotta per la salute Maccacaro”.

La replica si riferisce al “Post” pubblicato dalla Rete Ambientalista: clicca   https://www.rete-ambientalista.it/2020/02/22/le-responsabilita-del-forum-dei-movimenti-dellacqua-non-sono-nei-confronti-del-popolo-italiano-minori-di-quelle-attribuite-ai-cinquestelle/ .

Le riflessioni di Lino Balza, a margine dell’iniziativa di contestazione del Movimento 5 Stelle, attuata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con la riconsegna della stella dell’acqua pubblica a Beppe Grillo, merita una risposta mirata alla duplice critica che viene portata avanti.

Partiamo dalla prima, ovvero, all’aver determinato la sconfitta epocale dei movimenti ecopacifisti all’indomani della vittoria referendaria per non aver intrapreso la strada dell’unificazione dei movimenti (curiosamente spiegata da Lino Balza come trasferimento del movimento dell’acqua in Val di Susa e suo scioglimento dentro il Movimento No Tav) che, a suo dire, era nelle cose, ma fu impedito da un gruppo di burocrati romani del movimento.

In realtà, va detto che le fughe in avanti proposte a suo tempo al movimento per l’acqua furono duplici: da una parte chi, come Lino Balza, spingeva per un’unificazione dei movimenti; dall’altra chi, come Ugo Mattei, aveva addirittura proposto la costituzione del partito dell’acqua.

Entrambe, ad avviso dell’insieme del movimento per l’acqua (vorremmo a tal proposito ricordare che le decisioni politiche sono sempre state appannaggio del Coordinamento Nazionale a cui tutti i territori hanno assiduamente partecipato e contribuito, altrimenti non si capirebbe il successo avuto), non tenevano conto della natura del movimento per l’acqua, né della natura degli altri movimenti sui beni comuni esistenti, per i quali la progressiva alleanza poteva nascere solo dall’esperienza concreta e non da decisioni prese a tavolino da fantomatici “gruppi dirigenti”.

Non sempre “i desiderata” corrispondono alla realtà e soprattutto mai la seconda può essere piegata ai primi: se “il Soggetto politico di governo nazionale dei beni comuni” fosse stato logico e consequenziale all’esperienza del movimento per l’acqua e a quelle degli altri movimenti, sarebbe avvenuto e nessun “burocrate romano” avrebbe potuto ostacolarla. Il resto sono fantasie e, come si dice, stanno a zero.

Ma veniamo alla seconda critica mossa al movimento per l’acqua: quella di pensare all’acqua solo in termini di “pubblico, privato, comune” e non all’insieme della problematica di tutela del bene comune. Qui l’accusa sembra veramente gratuita, sia perché, fin dalla proposta di legge, scritta collettivamente e presentata nel 2007 con oltre 400.000 firme, il tema dell’acqua era stato affrontato nel suo complesso, sia perché dentro tutte le vertenze territoriali legate alla tutela della risorsa idrica e alla lotta all’inquinamento della stessa sono proprio gli attivisti e i comitati per l’acqua ad essere in prima fila.
Certo, non con la diffusione reticolare e la potenza espresse negli anni che hanno portato alla vittoria referendaria, ma con tutta l’energia e l’intelligenza collettiva di cui quella straordinaria esperienza li ha resi capaci.
Nello specifico della questione PFAS la gratuità è manifesta perchè non tiene in considerazione che i comitati locali, a partire da quelli direttamente coinvolti in Veneto (quello vicentino, quello veronese e quello padovano), sono da sempre tra i promotori della mobilitazione e anche a livello nazionale nel 2018 abbiamo prodotto una video-inchiesta e un dossier “In Italia, l’acqua è un diritto?” che si occupa del tema, oltre al fatto che nell’attuale processo penale ci siamo costituiti come parte civile.

Servirebbe molto di più? Sicuramente. Ma questo è un problema che riguarda tutt@ quell@ che non hanno rinunciato a voler cambiare il mondo, non il solo movimento per l’acqua.

28 Febbraio 2020.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Questa fabbrica andrebbe chiusa? E’ d’accordo la maggioranza degli abitanti?

L’immagine aerea mostra un’area industriale talmente grande da conglobare un paese di ottomila abitanti,  ciminiere e  serbatoi senza soluzione di continuità con campanili e camini. Allargando lo zoom, in un raggio di dieci chilometri si vedono un capoluogo di provincia, sobborghi e paesi con 200mila abitanti. Chi osserva questa assurda ubicazione urbanistica  vorrebbe augurare agli abitanti che lo stabilimento non inquini terra-acqua-aria, altrimenti auspicherebbe che fosse chiuso. Stringendo lo zoom, davanti alla parrocchia campeggia l’insegna Solvay Specialty Polymers: dunque si rivela un polo ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale. Tant’è che a Spinetta Marengo le indagini epidemiologiche registrano eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali. Se il bene primario è la salute, perciò Solvay di Spinetta Marengo andrebbe chiusa. Questa richiesta è echeggiata più volte nel corso dei decenni e sempre silenziata dalla preoccupazione occupazionale: ieri per migliaia di dipendenti oggi pur sempre centinaia. Chi scrive non ha mai chiesto la chiusura: invece per il risanamento e la bonifica i miei sono stati  50 anni di  lotte di grande rilievo mediatico (e perciò con relative rappresaglie, licenziamento compreso). Tante battaglie vinte, altrimenti quella foto sarebbe di un immenso cimitero. Tante battaglie verso Montedison/Solvay, troppe da solo, contro sindacati, amministratori e politici anche conniventi e collusi con l’azienda (altresì dichiarati tali da Solvay in tribunale), complici i giornalisti e i magistrati. Inoltre, va detto, proprio la popolazione spinettese si è sempre distinta per scarsa partecipazione alle lotte, secondo il ricatto: meglio morire di veleni che con la pancia vuota. Anche oggi, pur sotto lo shock dei dati epidemiologici, si divide in due: una minoritaria che in silenzio accetta o esorcizza la maledetta sorte e una sempre più maggioritaria che vorrebbe la chiusura ma non lo dice ad alta voce (se non con referendum). In mezzo ci sono forse  mosche bianche che credono ancora in quei risanamento e bonifica che ho predicato per mezzo secolo, forse le sole che stanno partecipando alle lotte. Bloccare l’autorizzazione del PFOA C6O4 è l’estrema occasione per invertire la tragica storia. Altrimenti gli spinettesi avranno ancora la salute che si meritano.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute G.A. Maccacaro  

A Livorno una nuova associazione ambientalista soppianta la vecchia.

L’Altritalia Ambiente è una associazione che per autodefinizione  “sposa le teorie dell’ambientalismo moderno, ragionevole, realizzabile e accettabile da una società oramai abituata all’opulenza e ai benefici tipici di una civiltà industriale”, ma che gli ambientalisti definiscono filo industriale ovvero ispirata dalle industrie. In questa o quell’altra veste, ha organizzato una ammucchiata di organizzatori (Solvay spalleggiata dalle consorelle Ineos e Inovyn e Confindustria, dal  comune di Rosignano Marittimo, e dall’Università di Pisa) in un convegno destinato agli studenti arruolati come soldatini. Il titolo del convegno dice tutto:  “La chimica moderna tra sostenibilità e pregiudizio.” Il pregiudizio ovviamente è degli ambientalisti veri, gli antimoderni. Tra questi vi era in passato Maurizio Marchi  che ci auguriamo rompa il lungo silenzio seguito al colpo di spugna della querela. Nel frattempo ospitiamo la segnalazione con il commento di un ex iscritto della sua associazione: Clicca qui.

“Risorgimento Vallebormida”. Avviso ai naviganti. Né Nimby né Oinby.

Talvolta i Comitati ambientalisti soffrono di una delle due sindromi. Per la NIMBY  Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”, il Comitato vuole impedire a casa propria ad es. l’inceneritore ed è indifferente se esso viene rifilato ad un altro cortile. Per la OIMBY “Solo io nel mio cortile”, il Comitato vuole fare da solo ed evita alleanze con altri Comitati come fossero interferenze. Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, che gestisce il Sito “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la salute l’ambiente la pace e la nonviolenza”, non ammette orticelli. Ad esempio, ritiene che la valle del Bormida e affluenti da tutelare inizi alle sorgenti e duri fino alla confluenza con il Tanaro, anzi oltre. Dunque ritiene che la rinascita della Valle Bormida  non possa che passare dall’unità delle lotte di Cengio, Acqui Terme,  Sezzadio, Spinetta Marengo eccetera. Non a caso titoliamo queste lotte sotto la dizione “Risorgimento Vallebormida”.

I processi risarciscano le Vittime e non le associazioni.

Da parte dell’ex Sezione di Alessandria di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, la denuncia del Pfoa nel sangue dei lavoratori e nelle acque da Spinetta Marengo alla foce del Po, nonchè relativa campagna nazionale per l’eliminazione del killer, risalgono al 2008. Purtroppo non esisteva omologa Sezione in Veneto. Così, sei anni dopo, molte Associazioni presentano esposti alle Procure: che ora sfociano in un processo contro Miteni (fornitrice del Pfoa a Montedison/Solvay di Spinetta). Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ritiene che in questo processo, come in tutti gli altri analoghi,  debbano presentarsi come parti civili le Vittime persone fisiche danneggiate nella salute e negli interessi, mentre non è eticamente ammissibile che lo facciano -per lucro– le Associazioni, a meno che le stesse si impegnino pubblicamente che devolveranno in toto i propri risarcimenti alle Vittime. D’altronde, salvo eccezioni, la regola è che questi processi (vedi Ambiente Delitto Perfetto di Lino Balza e Barbara Tartaglione) sono la panacea degli avvocati e si risolvono in assoluzioni e senza tangibili risarcimenti alle Vittime, intendendo come vittime ammalati, morti e ambiente senza bonifica.

Il “Premio Attila 2018” a Salvini e Benetton.

L’edizione 2018 del Premio è stata curata dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sezione di Genova.

Il voto si è svolto tramite la “Rete Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

Clicca qui il diploma.  

Testa a testa tra le famiglie Riva e Benetton al Premio Attila.

Premio Attila 2018

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori

Ultimi giorni per votare.  Come da bando (clicca qui) sono ammessi max 2 voti. Uno per l’ambiente, uno per la pace. Da inviare entro e non oltre il 28 febbraio con una mail a lino.balza.2019@gmail.com, oppure sul nostro gruppo Facebook. Questa edizione del Premio è stata organizzata dal Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro.