In prescrizione l’ecatombe di Savona.

Decine di migliaia di cittadini raccolsero firme per fermare le ciminiere della centrale a carbone della Tirreno Power di Vado Ligure, che incombevano sull’abitato di Savona, a pochi passi da case e scuole. Tutta la città seguì la vicenda.
Infatti, secondo uno studio del Cnr, tra il 2001 e il 2013 nella zona si erano verificati eccessi di mortalità di quasi tutte le patologie: per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%)”.
 
Era il 2014 quando la Procura di Savona sequestrò l’impianto: in seguito smantellato. Alla fine, nel 2023, sul banco degli imputati sono rimasti 25 dirigenti.  Tutti furono assolti perché “il fatto non sussiste”. La sentenza fu appellata da Procura e parti civili. Sono passati, però, tre anni dal primo grado e dodici dal sequestro dell’impianto. E il processo di appello è fermo al palo, a rischio di prescrizione… perché c’è carenza di magistrati. Così va la giustizia in Italia: altro capitolo ai quattro volumi del nostro dossier “Ambiente Delitto Perfetto”.  

Meno costi, più profitti, più anidride solforosa.

Tre anni e mezzo di reclusione per 25 dirigenti ed ex dirigenti di Tirreno Power, imputati per disastro ambientale e sanitario colposo causato – secondo l’accusa – dai fumi dell’ex centrale a carbone di Vado Ligure. Sono le miti  richieste formulate  dalla pm savonese Elisa Milocco al termine del dibattimento iniziato il 31 gennaio 2019, a cinque anni dal sequestro – avvenuto nel 2014 – dei gruppi a carbone VL3 e VL4, smantellati nel 2016.

La pm, ha parlato di eccesso di mortalità elencando numeri: 298 ricoveri di bambini per patologie respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010, 2.161 ricoveri di adulti per malattie cardiovascolari e respiratorie tra gennaio 2005 e dicembre 2010, 657 morti per malattie cardiovascolari e respiratorie da gennaio 2000 a dicembre 2007.