Non ci farà dimenticare i morti sul lavoro.

Carlo Soricelli è fondatore e responsabile dal 2008 dell’Osservatorio Nazionale Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna, un progetto civile nato dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino.
 
In questi anni ha documentato con precisione e continuità migliaia di tragedie, spesso ignorate o dimenticate (dall’INAIIL). Il suo grande merito è di aver contribuito a far emergere criticità sistemiche del mondo del lavoro italiano: precarietà, appalti, scarsa vigilanza, formazione inadeguata, turni massacranti.
Per portare tutto questo all’attenzione del Paese sta cercando di realizzare un docufilm dal titolo “Non vi farò dimenticare” https://gofund.me/8ab42dd17
e la costruzione di un’Installazione “La Piramide del Dolore – Storie di lavoro e di vita spezzata”.
 
Un’opera che unisce testimonianze dirette, storie delle famiglie, ricostruzioni dei casi più emblematici, analisi tecniche e proposte concrete di riforma.
Per completare la produzione, senza alcun fine di lucro, è necessario un sostegno economico minimo, pari a 12.000 euro, destinato esclusivamente a: riprese, montaggio, musiche, diritti audiovisivi, traduzioni, distribuzione su piattaforme nazionali e internazionali, costruzione della Piramide.
 
Soricelli (Sito web: http://cadutisullavoro.blogspot.it) chiede a tutti un contributo economico, un patrocinio o una collaborazione, affinché questo lavoro possa diventare uno strumento pubblico di coscienza e prevenzione.
La “Rete Ambientalista – Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza” accoglie volentieri l’invito a collaborare tramite questa mailinglist.

Regione Veneto sotto accusa. CGIL: anche i lavoratori a rischio. La procura indaga. Contaminati i fiumi.

A due mesi dalle condanne in Corte d’Assise a Vicenza per il disastro provocato dalla società Miteni, si scopre da un documento della giunta regionale del Veneto, rimasto fino ad oggi segreto, che 3 milioni di metri cubi di terre e rocce di scavo della superstrada Pedemontana Veneta, contenenti Pfas da qualche decina a 2.000 nanogrammi per litro secondo i risultati delle analisi Arpav, sono stati disseminati in una ventina di siti di discariche del Veneto, in particolare nella provincia di Vicenza, in alcuni casi anche in siti vicini a fonti idriche.
Non è la sola polemica contro la Regione. Aveva già suscitato polemiche la decisione della Giunta Zaia di realizzare uno studio epidemiologico sulla presenza del Pfas nella popolazione. Una ricerca sollecitata da dieci anni che arriva a un mese e mezzo dalle elezioni.
Clicca qui e qui: la Procura di Vicenza indaga sulla realizzazione della Pedemontana. Cgil e Fillea regionali: “Agire da subito per mettere in sicurezza aree, popolazione e lavoratori coinvolti” clicca qui.
 
Inoltre, i recenti report indicano contaminazioni  nei pesci di fiumi e canali, con un record negativo nella Fossa Molesana a Tribano e pessime situazioni anche nel Tergola a Vigonza e a Codevigo: clicca qui.

Vigili del fuoco deceduti e rischio PFAS.

Ennesima rassegna stampa:
 
 
 
 
 
 
 

Le bufale del governo e la dura realtà dei fatti.

Aumento del numero degli occupati nel luglio 2025, rispetto l’anno precedente:  i fatti smentiscono ancora una volta le demagogiche dichiarazioni della Meloni.

Anzitutto, il nostro paese ha un tasso di occupazione al 62,7%, che è fra i più bassi d’Europa. Ad essere penalizzate soprattutto le donne proletarie che cercano un lavoro e trovano solo miseria.

In secondo luogo, sui numeri influiscono gli effetti della legge Fornero (votata da PD e PDL) e dei disincentivi alla pensione anticipata (voluti dal governo in carica) che posticipano l’andata in pensione, facendo registrare un aumento degli occupati over 50.

In terzo luogo, se la forma del rapporto di lavoro sta lentamente cambiando, con una crescita del lavoro a tempo indeterminato, il suo contenuto generale peggiora.  (continua

I Pfas nei cantieri edilizi.

Il regolamento UE ( Regolamento (UE) 2019/1021 sui POP (Persistent Organic Pollutants) vieta l’uso produttivo del PFOA, e non esistono deroghe generali per il suo impiego in edilizia. Senza un’autorizzazione specifica e motivata, tale pratica risulterebbe in contrasto con la normativa europea, con possibili conseguenze legali e ambientali rilevanti. L’utilizzo di acqua contaminata da PFOA per operazioni di miscelazione o altre fasi del lavoro nei cantieri non può essere considerato neutro dal punto di vista normativo.
 
Non risulta che i PFAS — PFOA o altri — siano impiegati abitualmente come acceleranti di presa nei cementi o nei calcestruzzi, ma studi segnalano la presenza di PFAS in massicci cementizi o in asfalti come possibile fonte di contaminazione ambientale.
 
Si tratta dunque di un nodo che richiede chiarezza immediata: non solo per garantire il rispetto delle leggi, ma anche per tutelare la salute pubblica e la qualità delle risorse idriche, già compromesse in molte aree dalla contaminazione da PFAS.

Italia con poca occupazione e malpagata.

Meloni ha trionfalmente festeggiato i mille giorni del suo governo brandendo lo scettro del tasso di occupazione più alto della storia italiana. I dati diffusi dall’Istat, infatti certificano che, nella fascia d’età 15-64, nel primo trimestre del 2025 si sarebbe osservato un tasso di occupazione pari al 62,5%. Questo dato, se letto da solo, rappresenterebbe un risultato positivo, con un aumento dell’1,9% rispetto al primo trimestre del 2023 e circa 600mila occupati in più, che diventerebbero circa 870 mila se si guardasse ai dati tra l’ottobre del 2022, mese dell’insediamento, e maggio 2025. Insomma, un altro milione di occupati di berlusconiana memoria.
 
Anche sorvolando sulla capziosità di intestarsi tutta la crescita degli occupati sin dal giorno dell’insediamento, i dati restituiscono un’immagine del mercato del lavoro tutt’altro che rosea.
Gli occupati sono aumentati di un milione, perché questo dato si riferisce alla fascia d’età 15-89 anni e quindi risente maggiormente di quanto accaduto alle classi d’età di adulti e anziani. Appare evidente, dunque, il ruolo svolto dalle riforme pensionistiche come indirettamente confermato dall’Inps che, nell’ultimo rapporto annuale, registra un calo dei prepensionamenti in media del 25% tra il 2022 e il 2024. Anche l’aumento sbandierato dei contratti a tempo indeterminato rappresenta, in parte, un effetto ottico del mantenimento a lavoro di lavoratori anziani. Meno giovani e più anziani over 50 occupati. L’aumento degli occupati si è concentrato in settori caratterizzati da basse tutele come servizi, turismo e costruzioni, mentre il settore industriale, che in genere ha salari, produttività e qualità del lavoro maggiori, è in calo da oltre due anni, con ricorso crescente alla cassa integrazione.
 
A questa falsa crescita della nuova occupazione si aggiunge la stagnazione, se non addirittura la riduzione dei salari reali per il mancato recupero della recente inflazione.
 
Clicca qui Pasquale Tridico e Davide Romaniello.

Carne da macello.

Sono usciti i dati INAIL relativi ai primi sei mesi del 2025: 495 morti sul lavoro, inclusi quelli “in itinere”. L’Osservatorio di Bologna, alla stessa data, ne ha registrati 517 solo sui luoghi di lavoro. Sommando gli uni e gli altri, come fa INAIL, si superano i 650 morti. Ma i dati ufficiali vengono spesso presentati come se fossero rappresentativi dell’intero panorama lavorativo, quando in realtà mancano all’appello intere categorie. Basti pensare agli agricoltori, esclusi dal conteggio ufficiale: solo gli schiacciati dal trattore sono già 94 quest’anno.
 
La politica tace. Nessun partito sembra avere il coraggio di mettere in discussione il monitoraggio parziale di un colosso economico e mediatico come INAIL. E le Commissioni parlamentari? A cosa servono se non riescono nemmeno a contestare una situazione che denuncio da 18 anni?

Carlo Soricelli
Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro

Alternanza scuola lavoro e infortuni.

La relazione annuale dell’Inail conteggia gli infortuni sul lavoro nel 2024 relativi agli studenti che si trovavano in ambito Pcto, i percorsi di «competenze trasversali per l’orientamento», l’acronimo sotto cui è stato celato il precoce inserimento nel mercato del lavoro per gli studenti. 2.100 sono state le denunce, di cui uno ha avuto esito mortale.
 
“È evidente che sono percorsi di formazione a un mondo del lavoro precario e insicuro, di cui si può morire. Il governo non ha mosso un dito, l’unica cosa che ha fatto è stato il decreto primo maggio del 2023, che ha semplicemente normalizzato e preventivato che ci si potesse infortunare e morire. Anzi,  ha esteso i percorsi agli studenti degli istituti tecnici e professionali a partire dai 15 anni. I Pcto vanno aboliti, vanno eliminati l’obbligo e i monte ore prefissati”: denunciano la Rete degli studenti medi e la CGIL.

Occultati centinaia di morti sul lavoro.

Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it :
Da 18 anni denuncio che vengono occultati centinaia di morti sul lavoro ogni anno, ma nessuno di voi è mai venuto a vedere se quello che scrivo è vero, anche quest’anno già oltre 150: sono agricoltori lavoratori i nero, appartenenti a categorie diverse da INAIL, itinere ecc. ma prima o poi dovrete confortarvi e venire fuori dal vostro guscio e rispondere ai cittadini del vostro silenzio. rispetto al 19 giugno del 2024 siamo a soli-9 morti, ma nel 2024 ci sono stati ben 1486 morti, l’anno più tragico da quando ho aperto l’Osservatorio, tanto per fare un confronto il 19 giugno del 2008 i morti sui luoghi di lavoro escluso itinere furono 288 con un aumento del 37% rispetto ai 490 di quest’anno. Ma vi racconteranno balle per nascondere che c’è una lobby potentissima sulla Sicurezza e sul fallimento della politica su questo fronte. Ma sapete che muoiono anche i non assicurati a INAIL?

Diktat sul piano di emergenza Solvay.

In quanto l’area chimica di Spinetta Marengo è classificata come ad alto rischio di incidente rilevante, il CTR Comitato Tecnico regionale (composto da Vigili del fuoco, Regione Piemonte, Arpa, ASL, Provincia e Comune di Alessandria), oltre a disporre entro sei mesi prescrizioni (14) e raccomandazioni (23) in merito al Piano di Emergenza Interno (PEI), ha inviato una sorta di incidente diktat alla Prefettura di Alessandria invitandola ad aggiornare il Piano di Emergenza Esterno (PEE), ad effettuare le esercitazioni secondo le modalità previste dal Ministro per la Protezione Civile, ad informare popolazione che vive a ridosso o nelle vicinanze del polo chimico in merito agli allarmi, alle evacuazioni e ai soccorsi sanitari.

Infortuni degli studenti lavoratori a basso costo.

Quella che fino a pochi anni fa era chiamata “alternanza scuola-lavoro”, oggi rinominata “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (Pcto), costa ogni anno infortuni a oltre 4 mila studenti. Nel 2023 fecero scalpore alcuni casi di ragazzi morti durante l’alternanza scuola-lavoro. Nel 2024, metà degli studenti infortunati (2011) subisce incidenti stradali durante il tragitto per raggiungere la sede delle attività; l’altra metà (2058) si fa male proprio mentre svolge il tirocinio in azienda.  Solo nel primo trimestre del 2025, l’Inail ha ricevuto 600 denunce di infortuni di studenti “in occasione di lavoro” e altre 584 “in itinere. Ora il governo Meloni prevede di aumentare il numero di studenti da mandare in questi percorsi, facendo partire l’alternanza negli istituti tecnici già dal secondo anno.
 
L’ “Unione degli studenti” (UDS) pone una serie di questioni. Sui criteri di selezione delle aziende in cui mandare gli studenti, che non tengono conto anche della sicurezza sul lavoro, e sugli infortuni in itinere. “I dati Inail dimostrano come il lavoro sicuro non è garantito in tutto il Paese. Quindi, come succede ai lavoratori, nel momento in cui gli studenti vengono mandati in fabbrica non si può pensare che gli infortuni scompaiano magicamente. I corsi di sicurezza svolti prima del percorso di alternanza non sono sufficienti a formare gli studenti su come stare in una fabbrica e anche su come raggiungerla. Sono poche ore e spesso online o frontali; in ogni caso la formazione è importante, ma per la sicurezza servono gli investimenti”.
 
La questione dell’alternanza scuola-lavoro è molto dibattuta, tra chi sostiene che sia necessaria per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro e chi, invece, ritiene che la scuola debba formare in un altro modo, soprattutto che le aziende usano i Pcto per ottenere manodopera a basso costo in luoghi di lavoro insicuri.

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute.

I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati  ad Alessandria nell’ambito  del progetto “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività di Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.
 
Nell’alessandrino, in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione, e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti sulla contaminazione da PFAS sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale. 
 
Fare scienza di comunità si configura come un progetto di ricerca partecipata e community-based, che promuove il dialogo tra cittadini, esperti, istituzioni e società civile, competenze, saperi e punti di vista differenti. Lo scopo è favorire la massima partecipazione per costruire e diffondere informazioni comprensibili, elaborare prospettive condivise, implementare capacità di prevenzione, riduzione e gestione dei rischi, favorire l’accesso a meccanismi di giustizia in materia di ambiente e salute.
 
Dal 1° aprile al 23 maggio 2025, i quattro incontri pubblici si svolgono in Alessandria nelle sedi degli enti partner del progetto, tra cui il Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 
 
Ogni incontro viene condotto nella forma di una discussione orizzontale tra ospiti e pubblico, con la facilitazione di alcuni membri del gruppo di lavoro del Dipartimento di Culture, Politica e Società: Rosalba Altopiedi, Eleonora Bechis, Vittorio Martone e Andrea Filippo Ravenda.
 
Per informazioni: 0116704106  laboratoriocontaminazioni@gmail.com 
 
Gli incontri sono a ingresso libero.

Morti sul lavoro, bollettino di guerra.

Dal 2021 al 2024, 4.442 persone hanno perso la vita sul lavoro in Italia.
Il settore delle Costruzioni è quello in cui si conta il maggior numero di decessi con 564 vittime. Le zone con il rischio più alto sono al Centro e al Sud. Basilicata e Umbria in zona rossa per quattro anni consecutivi, seguite da Campania e Valle d’Aosta per tre. La Toscana si distingue come la regione più virtuosa, con due anni in zona bianca.
Le costanti drammatiche dell’emergenza: gli over 65 sono i più vulnerabili, mentre gli stranieri registrano un tasso di mortalità doppio rispetto agli italiani, sia sul posto di lavoro sia in itinere.
418 le donne che hanno perso la vita sul lavoro.

Mattarella, invece di occuparsi di altro.

Lettera di Carlo Soricelli, curatore dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
 
Signor Presidente abbiamo una classe dirigente che con il silenzio assassina i lavoratori. Anche ieri 5 morti, 19 negli ultimi 3 giorni: ma quasi la metà non andranno nelle statistiche italiane e europee perchè non sono assicurati a INAIL Caro Presidente come non scandalizzarsi del silenzio del Ministro dell’Agricoltura quando vedi che negli ultimi due giorni sono morti in tre schiacciati dal trattore: nelle province di Piacenza, Foggia e Lecce, e che quest’anno sono morti già 18 agricoltori schiacciati dal trattore e nel 2024 sono stati 143, e quasi 3000 nei 18 anni di monitoraggio dell’Osservatorio.  Come non scandalizzarsi nel vedere che sono già 39 gli autotrasportatori morti nel 2025, e che negli ultimi 4 giorni sono morti 19 lavoratori. Come non scandalizzarsi leggere che l’anno scorso in provincia di Trento sono morti 10 lavoratori l’Osservatorio ne ha registrati 25? lo stesso in Friuli Venezia Giulia: vengono diffusi 19 morti complessivi, mentre solo sui luoghi di lavoro l’Osservatorio ne ha registrati 26. Ed è così in tutto il Paese caro Presidente, un terzo dei morti sul lavoro vengono occultati, e di questo occultamento è responsabile tutta la classe dirigente del Paese, che è sempre avvertita dall’Osservatorio ma che è indifferente: tutta la politica, sia chi governa, sia chi è all’opposizione. Anche nel 2025 siamo già a 263 morti complessivi e di questi 203 sui luoghi di lavoro. Si faccia sentire Signor Presidente non bastano più i richiami alla responsabilità, di questi se ne fregano, tanto questi morti mica  toccano le loro famiglie. io conosco personalmente la disperazione dei famigliari di chi perde un caro sul lavoro: sono madri, mogli, mariti, figli e nipoti.

Vigili del fuoco morti a causa dei Pfas.

L’allarme a livello internazionale era stato più volte evidenziato sul nostro Sito. Ora il caso dei pompieri morti per glioblastoma, tumore cerebrale, sta mobilitando le istituzionei con indagini in corso e campionamenti sulle acque e sull’aria nelle caserme italiane. La tragedia del  decesso di Mario Marraghini, Maurizio Ponti e Antonio Ralli, della caserma di Arezzo,  ha messo in moto l’amministrazione centrale dei vigili del fuoco anche con un programma di ricerca, condiviso con l’Università di Bologna.
 
Come noto, i Pfas possono  essere presenti negli equipaggiamenti (tute, maschere ecc,) e nelle schiume antincendio, anche se quelle in uso attualmente dovrebbero, dopo gli allarmi, essere  più sicure, ma negli anni in cui i tre vigili erano al lavoro (e insieme a loro migliaia di colleghi in tutto il mondo) la composizione con i Pfas era provata e conosciuta.

I morti sul lavoro nell’intero 2024 a cura dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

Clicca qui il Report a cura di Carlo Soricelli. Tutti dati sono scandalosi, per le donne, gli stranieri, gli autotrasportatori ecc.  Fra tutti, è incredibile la strage di anziani che muoiono lavorando: sono oltre il 30% degli ultrasessantenni e di questi sempre sui luoghi di lavoro 157 hanno addirittura più di 70 anni. E’ davvero incredibile non fare nessuna distinzione sull’età per andare in pensione tra chi svolge un lavoro pericoloso e chi no.

Mostra sui morti sul lavoro con 100 opere su queste tragedie.

Carlo Soricelli è il fondatore dell’Osservatorio morti sul lavoro di Bologna, http://cadutisullavoro.blogspot.it, attivo dal 1° gennaio 2008, e molto più preciso e veritiero dell’Inail. Pittore e scultore da oltre 50 anni, come potete vedere in allegato allestirà una mostra importantissima con un centinaio di opere sui morti e infortuni sul lavoro, tema che egli tratta con le opere fin dal 1980. La mostra presso la Carisbo di Bologna dal 20 dicembre, con inaugurazione alle ore 16, presso la sede della Fondazione in Via Farini 15, mostra che durerà fino al 19 gennaio 2025, E’ sotto gli occhi di tutti la strage che c’è sul lavoro e occorrerebbe sensibilizzare i nostri giovani sulla Sicurezza. Sarebbe bello, dice Soricelli, che gli studenti delle scuole venissero a vederla: c’è tra l’altro il “muro delle farfalle bianche” dove ci sono le foto di lavoratori e lavoratrici morti sul lavoro. Spero che vengano organizzate visite, soprattutto rivolte agli studenti delle ultime classi, che tra poco entreranno nel mondo del lavoro, mi auguro che i dirigenti delle scuole portino gli studenti a visitarla, così si rendono conto che la Sicurezza è fondamentale quando andranno nel mondo del lavoro.

Ricatto occupazionale della Solvay a Spinetta Marengo.

Solvay: “I sindacati ci dormono su”.
Puntuale come un orologio belga, cala sulla tragica vicenda ecosanitaria del polo chimico alessandrino il tradizionale ricatto occupazionale. Nella sua telefonata, ci confida il Segretario chimico, Marco Apostolo non ha usato mezzi termini: voi  sindacati dovete uscire dal letargo, non potete mostravi silenziosi neutralisti  mentre ci stanno mettendo in croce, mentre ci vogliono mettere al bando in Italia con una legge, mentre chiedono al sindaco la chiusura di impianti o addirittura della fabbrica di Spinetta Marengo, dovete mettervi in gioco perché il taglio dell’occupazione è affar vostro prima che nostro.
 
Chi sta ponendo il ricatto occupazionale è il direttore (“Country Manager”) di Syensqo in Italia dopo lo scorporo (“spin off”) dalla casa madre Solvay, a complemento dell’annuncio della “CEO” (amministratore delegato), Ilham Kadri, di un taglio in Europa di 300-350 dipendenti. Alla base del provvedimento, come vi avevamo preannunciato più volte, ci sta il  “work in progress offshoring” (trasferimento) di  produzioni in Cina, in particolare  relativo all’unità produttiva di Spinetta Marengo e al centro ricerca di Bollate. Al termine di questo percorso, avverte il vertice Syensqo, si porrà il problema occupazionale per queste due unità: però più durerà a lungo questo percorso meglio sarà (per i profitti Solvay n.d.r), ritardarlo dipenderà anche da voi se vi darete un po’ da fare a frenare questa ondata distruttiva. Ondata distruttiva: Apostolo, a buon intenditor poche parole, si riferisce alla nostra campagna nazionale per la messa al bando dei Pfas in Italia, alla fatidica data 2026 per il  divieto Europeo all’uso di siffatte sostanze, al processo (il secondo) avviato presso il tribunale di Alessandria, alla Regione Piemonte che non riesce più a decelerare il drammatico monitoraggio sanitario della popolazione: “pistola fumante” nelle cause di risarcimento per le Vittime, morti e ammalati.
 
Per mettervi sulla buona strada interventista, ha predicato l’Apostolo al discepolo Segretario, noi porremo da subito l’anticipo di un esubero di una trentina di persone tra Spinetta e Bollate. “Vi consulteremo nelle sedi preposte e voi datevi da fare nelle sedi opportune, non presentatela come un ricatto perché noi siamo guidati dai principi di dignità e empatia” (sic). In questa capacità di mettersi nei panni altrui, tipica della politica, c’è sempre un sindacato più empatico dell’omologo.  

Ricatto occupazionale della Solvay a Spinetta Marengo.

Solvay: “I sindacati ci dormono su”.
Puntuale come un orologio belga, cala sulla tragica vicenda ecosanitaria del polo chimico alessandrino il tradizionale ricatto occupazionale. Nella sua telefonata, ci confida il Segretario chimico, Marco Apostolo non ha usato mezzi termini: voi sindacati dovete uscire dal letargo, non potete mostravi silenziosi neutralisti  mentre ci stanno mettendo in croce, mentre ci vogliono mettere al bando in Italia con una legge, mentre chiedono al sindaco la chiusura di impianti o addirittura della fabbrica di Spinetta Marengo, dovete mettervi in gioco perché il taglio dell’occupazione è affar vostro prima che nostro.
 
Chi sta ponendo il ricatto occupazionale è il direttore (“Country Manager”) di Syensqo in Italia dopo lo scorporo (“spin off”) dalla casa madre Solvay, a complemento dell’annuncio della “CEO” (amministratore delegato), Ilham Kadri, di un taglio in Europa di 300-350 dipendenti. Alla base del provvedimento, come vi avevamo preannunciato più volte, ci sta il  “work in progress offshoring” (trasferimento) di  produzioni in Cina, in particolare  relativo all’unità produttiva di Spinetta Marengo e al centro ricerca di Bollate. Al termine di questo percorso, avverte il vertice Syensqo, si porrà il problema occupazionale per queste due unità: però più durerà a lungo questo percorso meglio sarà (per i profitti Solvay n.d.r), ritardarlo dipenderà anche da voi se vi darete un po’ da fare a frenare questa ondata distruttiva. Ondata distruttiva: Apostolo, a buon intenditor poche parole, si  riferisce alla nostra campagna nazionale per la messa al bando dei Pfas in Italia, alla fatidica data 2026 per il  divieto Europeo all’uso di siffatte sostanze, al processo (il secondo) avviato presso il tribunale di Alessandria, alla Regione Piemonte che non riesce più a decelerare il drammatico monitoraggio sanitario della popolazione: “pistola fumante” nelle cause di risarcimento per le Vittime, morti e ammalati.
 
Per mettervi sulla buona strada interventista, ha predicato l’Apostolo al discepolo Segretario, noi porremo da subito l’anticipo di un esubero di una trentina di persone tra Spinetta e Bollate. “Vi consulteremo nelle sedi preposte e voi datevi da fare nelle sedi opportune, non presentatela come un ricatto perché noi siamo guidati dai principi di dignità e empatia” (sic). In questa capacità di mettersi nei panni altrui, tipica della politica, c’è sempre un sindacato più empatico dell’omologo.   

Fuga di ammoniaca a Paullo nel Parco Agricolo Sud Milano.

Il 27 agosto a Paullo, nella notte squillano le sirene e fuoriesce ammoniaca diluita al 30% da uno dei sette reparti di produzione dell’azienda farmaceutica Cambrex Profamaco, stabilimento considerato a rischio di incidente rilevante. Intervento dei  vigili del fuoco e carabinieri della compagnia di San Donato Milanese. 11 operai intossicati, per uno di loro è stato necessario il trasporto in ospedale.

La strage dell’Enel di Suviana.

Basta leggere questo comunicato dell’8 marzo 2024 della Cgil di Bologna, riferito proprio all’Enel, per capire che non si tratta di fatalità ma che gli infortuni sono messi in conto e pianificati dalla logica del profitto dei padroni, quella logica di un altro mercato (del capitale) possibile, o che “serve un altro modo di fare impresa”. Clicca qui.

Operaio del petrolchimico ucciso dall’amianto.

Il tribunale di Brindisi ha riconosciuto un risarcimento danni pari a 200mila euro agli eredi di un operaio morto  a causa di un carcinoma polmonare e di asbestosi, che per più di 20 anni ha lavorato a contatto con le polveri di amianto, all’interno del petrolchimico di Brindisi. La sentenza emessa dal giudice del lavoro segna un nuovo e importante capitolo di una lunga vicenda giudiziaria già approdata nel 2012 a un primo giudizio che aveva accertato e dichiarato la responsabilità della società datrice per la malattia contratta dal lavoratore, riconoscendo il diritto dei ricorrenti al risarcimento di tutti i danni conseguiti.

Morti sul lavoro: dallo stillicidio quotidiano alle stragi periodiche.

Continua a rimanere scritta nel libro dei sogni la proposta di Raffaele Guariniello di creare una procura nazionale sulla sicurezza del lavoro. Una proposta che nessuno dei governi che si sono succeduti in questi anni ha voluto realizzare. Né possono porre rimedio le tante procure della repubblica istituite nel nostro Paese, ciascuna con una ristretta area di operatività, e per giunta raramente provviste di specializzazione in materia. Né assume rilievo l’obiezione mossa da taluno secondo cui l’azione del pubblico ministero sarebbe meramente repressiva, e mai preventiva. Clicca qui.

Morire in un cantiere si chiama omicidio.

Bouzekri Rachimi, 56 anni, è stato l’ultimo corpo ad essere recuperato. Prima di lui erano stati estratti dalle macerie di un cantiere privo di qualsiasi garanzia di sicurezza, quelli di Taufik Haidar, 45 anni, Mohamed Toukabri di 54 anni; Mohamed El Ferhane, 24 anni e Luigi Coclite, 59 anni. Non è l’ora del cordoglio e del silenzio, come si chiede dai palazzi, ma dell’indignazione e della protesta. La vicenda macroscopica di questa strage, che ha causato altri 3 feriti gravi rivela molte chiavi di lettura che, in attesa delle doverose indagini, vale la pena di accennare. La prima, macroscopica, è che ormai da anni la logica dei subappalti al ribasso ha annientato quei vincoli di condizioni del lavoro che nei cantieri dovrebbero essere rispettati. Quando si deve costruire di corsa non c’è tempo di badare a questo. Chi offre i lavoratori a costo minore vince la gara, chi crea meno problemi al marchio famoso, assumendosi responsabilità che non pagherà mai, ha maggiori opportunità di ottenere la commessa. Leggi tutto

Schiume di Pfas nelle acque. Queste immagini (clicca il video) sono uguali a quelle che ho denunciato negli anni ’90 per gli scarichi del polo chimico di Spinetta Marengo nel fiume Bormida, affluente del Tanaro, a sua volta del Po, fino all’Adriatico. La schiuma è acido solfonico, perfluoroottansolfonico base di perfluoroottansolfonato, ovvero Pfoa, il tipo di Pfas che è stato da poco tempo messo al bando in parte del mondo, e che nel 2023 ad Alessandria i cittadini, come me, se lo sono ritrovato nel sangue dall’indagine svolta dall’Università di Liegi, e che chiedono i danni alla SolvayLeggi tutto

Solvay altri incidenti.

Gli agenti Spresal sono intervenuti insieme alle Volanti della Questura di Alessandria Non c’è pace alla Solvay di Spinetta Marengo dove gli incidenti dentro e fuori lo stabilimento si susseguono di continuo. Ieri pomeriggio un giovane addetto di un’impresa di pulizie che lavora in Solvay, gravemente ustionato, è finito al Cto di Torino. La domanda è: chi garantisce la sicurezza in Solvay, sia dentro che fuori l’azienda stessa? Non è più tollerabile che un’azienda sia così pericolosa per gli abitanti della zona in cui opera e per chi ci lavora. Clicca qui: https://www.alessandriaoggi.info/sito/2024/02/17/ennesimo-incidente-alla-solvay-unazienda-evidentemente-fuori-controllo/     

https://www.ilsecoloxix.it/bassopiemonte/2024/02/17/news/incidente_alla_solvay_addetto_alle_pulizie_si_ustiona_al_volto-14077918/

https://www.tag24.it/981818-alessandria-incidente-sul-lavoro-30enne-si-ustiona-viso-con-soluzione-basica/

https://www.telecitynews24.it/cronaca/solvay-spinetta-marengo-ustionato-gravemente-un-uomo-portato-al-cto-di-torino/

https://www.ilpiccolo.net/2024/02/16/polo-chimico-infortunio-operaio-al-cto-con-gravi-ustioni/

https://notiziaoggi.it/fuori-zona/si-lava-il-volto-con-acqua-basica-finisce-in-codice-rosso-al-cto/

Strage sul lavoro.

Fino a poche settimane fa, a Firenze era operativo un solo ispettore tecnico addetto ai controlli di sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli altri 16, assunti a luglio dopo aver superato il concorso, stavano svolgendo il periodo di formazione prima di entrare completamente in servizio. La dotazione organica ottimale dovrebbe essere di 27 unità. Quindi, anche con gli ultimi ingressi, ne mancano ancora 10. Oltre a questi, dovrebbero essere attivi 50 ispettori del lavoro – che si distinguono da quelli tecnici perché hanno competenze diverse – ma al momento se ne contano appena 24. Questo dato, comune a tutta Italia, spiega molto di come la macchina della prevenzione delle irregolarità e degli incidenti sul lavoro abbia armi spuntate.

Strage ferroviaria di Viareggio e la Sicurezza nei luoghi di lavoro.

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 a Moretti, Elia, Soprano, Castaldo, Ad delle ferrovie, assieme a 9 imputati di società italiane e straniere coinvolte e responsabili. La Cassazione-bis ha, però, stabilito che si dovrà tornare in Appello per la rideterminazione delle pene e l’applicazione delle attenuanti generiche. 3 dei 4 reati sono già stati prescritti in anni dell’interminabile iter processuale. Vi sarà un Appello (ter) e una nuova Cassazione. 7 (sette!) gradi di giudizio… Per il vergognoso licenziamento politico del ferroviere Riccardo Antonini sono stati sufficienti 3 gradi, per “aver violato l’obbligo di fedeltà all’azienda”; a un’azienda le cui figure apicali si sono macchiate di una terribile strage e, anche se a pene lievi, sono state riconosciute colpevoli in 5 gradi di processo. Fatto grave è stata l’esclusione, da parte della sentenza di Cassazione (08 gennaio 2021), dell’incidente sul lavoro, cancellando così il ‘Testo Unico’ sulla sicurezza (81/2008), come dire: si è trattato di altro! Le conseguenze subite dai macchinisti sono state azzerate e le 32 Vittime considerate estranee a un incidente sul lavoro, trasformatosi nel disastro ferroviario che ha provocato una strage di bambini, ragazze, donne, anziani. Tra gli aspetti positivi, va sottolineata la straordinaria mobilitazione, permanente e sistematica, in (continua)

Pfas cocktail letale per i vigili del fuoco.

Allineandosi dietro il muro di gomma del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nessuna presa di posizione da parte del prefetto di Alessandria, Alessandra Vinciguerra, al monito indirizzatole dal sindacato di base USB in merito al massiccio utilizzo dei Pfas sia nelle miscele anti-fiamma sia negli indumenti tecnici come tute e giubbotti dei vigili del fuoco. Approfonditi studi condotti negli Stati Uniti e nei i Paesi Ue, infatti,  hanno  segnalato i pompieri come una categoria di lavoratori ad alto rischio di tumori, come il cancro ai testicoli o alla prostata, il mesotelioma e il linfoma non Hodgkin.

Ilva, fandonie sui conti e l’ambiente. E sulla nuova privatizzazione.

<<“Nessuno degli impegni presi è stato mantenuto”, in merito all’occupazione e al rilancio industriale. “In questi anni la produzione si è progressivamente ridotta in spregio agli accordi sottoscritti”. Peggio, “è stata mantenuta bassa lasciando campo libero ad altri attori stranieri”. Chissà se la manager Lucia Morselli, posta a capo di Acciaierie d’Italia dalla multinazionale ArcelorMittal, querelerà pure lui, il ministro Adolfo Urso, dopo l’informativa al Senato con cui ha dato il benservito al gestore straniero degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Parole sferzanti, inequivocabili, tali da confutare il mucchio di fandonie sui conti riportati in pareggio, sugli impianti rinnovati, sui dipendenti in sicurezza e la scomparsa delle emissioni nocive che negli anni scorsi venivano raccontate da questo giornale e pochi altri. Ora che il governo fa sue queste verità, compresa l’accusa a Mittal di aver mantenuto il controllo sulla più grande fabbrica italiana solo per sbarrare la strada ai concorrenti, resta da chiedersi: perché ci avete messo tanto? Non sono troppi 15 mesi per denunciare la disastrosa situazione ereditata – è vero – dai governi precedenti?>>. Continua a leggere il commento di Gad Lerner. Ora si passa ad una specie di ri-nazionalizzazione, ovvero ri-privatizzazione coi soldi dello Stato.

Italia record di occupati.

Se non possiamo festeggiare la pace e l’ambiente, almeno potremmo solennizzare che “In Italia l’occupazione continua a crescere”, come titolano giornali e tv a reti unifcate? Tasso di occupazione al 61,8% (+0,1 punti)? Prima di optare per lo champagne, riveliamo “il piccolo” trucco statistico: a partire dal 2021, sono considerate occupate “le persone che, durante la settimana di riferimento, hanno lavorato per almeno un’ora a fini di retribuzione o di profitto, compresi i coadiuvanti familiari non retribuiti”. 

Il dato tanto sbandierato dal governo Meloni, come il più elevato dal 1977 (anno di inizio delle serie storiche Istat sull’occupazione),  non può quindi essere comparato con i dati sull’occupazione precedente al 2021. Alla luce della nuova definizione, l’essere occupato/a non è più garanzia di un reddito stabile superiore alla soglia di povertà relativa. Differenziando i dati per settore, infatti, l’occupazione cresce di più nei settori caratterizzati da “lavoro povero” a minor valore aggiunto, quali costruzioni, terziario arretrato, logistica, servizi di cura e pulizie.

C’è da festeggiare? Certo, il governo può vantare un risultato: il ridimensionamento del reddito di cittadinanza ha aumentato la coazione al lavoro, come si evidenzia dal calo degli inattivi. Ma si tratta di lavoro precario, usa e getta, poco produttivo. Il tasso di disoccupazione totale sale al 7,8% (+0,1 punti) e quello giovanile al 24,7% (+1,5 punti). Tale apparente paradosso (la simultanea crescita di occupati e disoccupati) è spiegata dalla forte riduzione degli inattivi.

C’è fa festeggiare?  La perdita di potere d’acquisto dovuto all’inflazione, che favorisce la stagnazione economica?  La produttività dell’industria italiana che ha visto un calo dello 0,7% a fronte di un aumento delle ore lavorate? Il divario con l’Europa che cresce? L’Italia  il paese dove si lavora di più, si lavora peggio e si è meno pagati?

Salute ambiente pace al centro della manifestazione del 7 ottobre.

Una grande manifestazione nazionale a Roma per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare. È “La Via Maestra. Insieme per la Costituzione”, la mobilitazione lanciata da più di 100 associazioni e reti, che a loro volta raccolgono tantissime realtà della società civile, tra cui anche la Cgil, per sabato 7 ottobre nella capitale. Clicca qui.

Salute e Ambiente nella terra degli Pfas.

Il terzo Convegno Ecologista di Arzignano ha stigmatizzato 50 anni di tolleranza istituzionale alla Miteni e dieci anni di silenzio e minimizzazione dalla scoperta “ufficiale” del CNR:  da parte delle autorità, in primis dalla Regione Veneto, sulla più grande contaminazione da PFAS avvenuta in Europa, con stime ufficiali, al ribasso, di 200 chilometri quadrati di tre provincie venete inquinate irrimediabilmente da Miteni, 350.000 persone a rischio.  Le istituzioni hanno brillato per la loro assenza e spiccano per il loro assenteismo le associazioni dei medici di famiglia, dei sindacati dei medici ospedalieri e l’Ordine dei Medici, sordo agli appelli. Un muro di gomma di dimensioni ciclopiche, una omertà vergognosa.

I danni sono incalcolabili e le patologie scaturiscono come bombe ad orologeria. E’ necessario costruire una rete dal basso, che difenda concretamente la salute dei cittadini, per introdurre misure di prevenzione e precauzione, controlli sui bambini e donne gravide, sicurezza sugli alimenti, razionalità delle cure, per citare alcune delle misure mai prese in considerazione dal Dipartimento di Prevenzione della Regione Veneto.

Relazione di Giovanni Fazio. Tra gli interventi al  Convegno: sulle lotte contro gli inceneritori di Fusina e di Schio, l’azione dei Medici per l’Ambiente (ISDE), la relazione di Gianluigi Salvador sull’avvelenamento delle popolazioni della provincia di Treviso, la relazione di Francesco Bertola sulla importante indagine epidemiologica da lui ideata e diretta che l’ISDE sta svolgendo nel Veneto sui danni agli organi riproduttivi dei giovani nati da mamme contaminate da PFAS durante la gravidanza, una riflessione e testimonianza del rapporto tra contaminazione da PFAS e disabilità nel Veneto.

Impiegato indennizzato per l’amianto della Banca San Paolo.

La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna dell’INAIL a indennizzare il danno da mesotelioma pleurico  (200mila euro di arretrati più una rendita ) insorto in un dipendente di Banca San Paolo filiale di Roma Eur che aveva lavorato per 14 anni  respirando  fibre di amianto spruzzato anche nelle travi del soffitto, prima della bonifica. Dopo questa condanna, l’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto,   inizierà la causa contro la Banca Intesa San Paolo per il risarcimento dei danni differenziali.

20.000 omicidi.

Smettiamola di usare, parlando della strage del lavoro, l’espressione “morti bianche”. Perché l’espressione morte bianca evoca l’immagine di un esodo incruento, di una morte senza spargimento di sangue, in qualche misura una morte “senza autore”. E invece queste sono morti spaventosamente sanguinose, con corpi dilaniati, bruciati, schiacciati. E con responsabilità spesso taciute, inconfessate e inconfessabili, quasi mai seguite da sanzioni adeguate (nessuna tragedia, né quella della Thyssen, né quella dell’Eternit, né quelle, seriali, dell’Ilva di Taranto hanno visto i rispettivi processi concludersi con condanne men che simboliche). Dovremmo definirle “crimini di pace”.  Morti che, per il loro numero, e per alcuni aspetti della catena di cause che le hanno provocate, sono simili a quelle dei conflitti bellici. Per i numeri: Carlo Soricelli, che dopo la pensione da metalmeccanico si è dedicato alla cura di un sito web – l’ “Osservatorio nazionale di Bologna” il quale, unico in Italia, monitora tutti i morti sul lavoro dal 1° gennaio 2008  registrando i morti per giorno, mese e anno della tragedia, per identità, età, professione, nazionalità – calcola che da allora le vittime sfiorino le 20.000.

Errori umani? E’ il sistema degli appalti ferroviari che ha generato la strage.

A Brandizzo, un’altra strage operaia nei lavori di manutenzione esternalizzati, che poteva essere evitata rispettando le normali procedure di prevenzione, informazione, comunicazione tra i vari pezzi della filiera dei lavori in appalto per la manutenzione.  COME SI DENUNCIA DA ANNI, LE FASI CARDINE DI OBBLIGO DATORIALE, SULLA SICUREZZA E SALUTE SUL-DEL LAVORO, DI PREVENZIONE E DI INFORMAZIONE, DI FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO, SONO SPESSO DISATTESE o effettuate in modo approssimativo e superficiale,  anche per quanto riguarda le disposizioni e le indicazioni formative, che la società Sigifer avrebbe dovuto impartire agli operai in casi simili. Così come le INFORMAZIONI E INDICAZIONI OPERATIVE, PER IL PERSONALE VIAGGIANTE, sulla presenza degli operai in appalto durante le ore notturne, i macchinisti e conducenti del locomotore infatti non erano stati avvisati di questi lavori di sostituzione di alcune rotaie sul binario 1.

NEL SISTEMA FERROVIARIO IN ITALIA, GLI INCIDENTI MORTALI di coloro che lavorano nei servizi in appalto, esternalizzati dove la filiera di lavori prevede diversi passaggi tra le società committenti, quelle titolari degli appalti e quelle magari in sub-appalto o che usano manodopera, SONO CONTINUI e non possono essere ricondotti, come se fosse una causa scusante e giustificatrice, a “errori umani”.  

E’ il MECCANISMO DEGLI APPALTI CHE GENERA UN AUMENTO DEGLI INCIDENTI, DEGLI INFORTUNI E DEI MORTI SUL LAVORO, QUANDO PER FINIRE I LAVORI PRIMA SI FANNO O IN FRETTA, OPPURE SENZA SEGUIRE E VERIFICARE PASSO DOPO PASSO, SE I PRINCIPI CARDINE DELLE DISPOSIZIONI CODIFICATE DAL D. Lgs. 81 2008 nel nostro Paese, in applicazione di molte direttive europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro, SIANO STATE EFFETTUATE E SE SVOLTE IN MANIERA PRECISA, PUNTUALE E COINVOLGENTE TUTTI I VARI SOGGETTI INTERESSATI, proprio in funzione di ELIMINAZIONE E RIDUZIONE AL MINIMO “TECNOLOGICAMENTE E SCIENTIFICAMENTE SOSTENIBILE”, DI OGNI FATTORE DI RISCHIO E PERICOLO per l’incolumità fisica di chi ci lavora o, come nel caso della strage ferroviaria di VIAREGGIO, di cittadini e cittadine.

LA SALUTE E’ CONSIDERATA UNA MERCE E LA SICUREZZA UN COSTO, da ridurre o da comprimere per mantenere quei margini di utile e di profitto per pochi, a danno di tanti, lavoratrici e lavoratori o della cittadinanza. (clicca qui)

Ma era omicidio volontario.

Dopo 5726 giorni, dopo tanto correre, scappare dalla giustizia ha varcato la soglia del carcere Harald Espenhahn, il manager tedesco condannato per omicidio colposo (derubricato da doloso, tale era) per la morte di sette operai dello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita, a Torino, durante un incendio scoppiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Una sentenza arrivata in via definitiva nel 2016 ma mai eseguita a causa dei continui ricorsi che l’imputato ha fatto alla giustizia tedesca per evitare il carcere. Clicca qui.

Il sindaco di Alessandria “celebra” i morti di Marcinelle e “dimentica” quelli di Solvay.

Sullo sfondo, il fantasma di Umberto Eco che commenta: “Ma vai…”

L’ 8 agosto è la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” istituita nel 2001 in memoria della tragedia che proprio in questo giorno, nel 1956, registrò la terribile tragedia nella miniera di carbone del “Bois du Cazier” a Marcinelle in Belgio, dove un incendio causò la morte di 262 minatori di cui 136 italiani.  Ebbene, che fa il sindaco di Alessandria? Prende lo spunto per ricordare i morti di casa sua?  Invece si produce in una esibizione di ipocrisia. Clicca qui.

Morti sul lavoro la strage non si arresta.

L’Osservatorio Nazionale di Bologna  Caduti sul Lavoro è stato aperto da Carlo Soricelli per non dimenticare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima. Da 16 anni i morti sui luoghi di lavoro sono tutti registrati in apposite tabelle Excel con l’indicazione di data del decesso, provincia e regione della tragedia, identità della vittima, età, professione, nazionalità e cenni sull’infortunio mortale. Clicca qui il report dei primi sette mesi del 2023.

 

Porto Marghera – Inganno letale.

Film documentario del 2002, regia di Paolo Bonaldi, recentemente scomparso. Film importantissimo ed utilissimo perché è servito a far conoscere in Italia e all’estero la realtà dei fatti e le lotte dei lavoratori e degli ambientalisti in difesa della salute e dell’ambiente.

Film d’inchiesta per raccontare la vicenda del maxiprocesso Petrolchimico di Porto Marghera per la strage di lavoratori addetti ai cicli di lavorazione del CVM e PVC e il disastro ambientale causato nei decenni dal Petrolchimico. Il film imperniato principalmente nel racconto della vita e del lavoro di denuncia di Gabriele Bortolozzo ma ricostruisce attraverso filmati d’epoca e testimonianze di lavoratori del petrolchimico, parenti delle vittime, ambientalisti, la storia e come si è arrivati al processo.

 Nella Mostra del Cinema di Venezia del 2002, il film è stato presentato fuori concorso nella sezione “Nuovi Territori”. Nessuna televisione italiana ha voluto trasmetterlo grazie alle pressioni delle multinazionali della chimica e dei politici a loro servizio. In compenso è passato in molte altre tv europee (Spagna, Germania, Svizzera). In moltissime città italiane è stato proiettato in dibattiti ed iniziative pubbliche organizzate da associazioni preoccupate dalla presenza di industrie chimiche. E’ stato proiettato anche in diverse rassegne cinematografiche indipendenti e ha ricevuto diverse attestazioni e premi.

Questa attività ha servito moltissimo a preparare i successivi ricorsi e le successive fasi del processo che hanno ribaltato la sentenza di primo grado per arrivare alla condanna di diversi imputati molti anni dopo con le sentenze del 15 dicembre 2004 (Appello), 20 maggio 2006(Cassazione) e la conferma finale con la sentenza della Corte di Appello il 5 maggio 2012.

Su youtube si può vedere il film che è pero diviso in 6 parti caricato 13 anni fa da Lino Balza

Per vedere la prima parte di 9 minuti cliccare sul link https://www.youtube.com/watch?v=dIGG60lq7l4

seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=7SNmXx_B-F4

terza parte https://www.youtube.com/watch?v=wI30VraZ2Uw

quarta parte https://www.youtube.com/watch?v=LWdPCkeOyFM

quinta parte https://www.youtube.com/watch?v=NxVMCtCGoJ4

sesta parte https://www.youtube.com/watch?v=8EV1ywNxq8U

Li chiamano fatalità.

Su 334 cantieri ispezionati, l’80% risulta irregolare. 116 provvedimenti di sospensione delle attività d’impresa, 100 per sicurezza lavoro e 56 per lavoro nero. Su 723 aziende ispezionate e 1.795 posizioni lavorative, 349 di queste trovate irregolari. “Più nel dettaglio, sono state 568 prescrizioni per violazioni in materia di sicurezza e 166 le sospensioni, con 289 persone deferite per D. Lgs. n.81/08, per un totale di 3.038.828 euro in sanzioni e ammende”.
I padroni se la cavano con qualche multa e qualche fermo produttivo. Tra gli operai che ogni giorno lavorano tanti non torneranno più a casa. Questi i risultati prima che i Consulenti entrassero nell’Ispettorato. (continua)

1° anniversario della RETE NAZIONALE LAVORO SICURO.

Un anno fa –dall’impulso dello storico nucleo dei macchinisti delle ferrovie- è nata la RETE NAZIONALE LAVORO SICURO ; l’anniversario cade in un momento tragico per la vita delle persone e per l’ambiente; si è giunti al disastro in diverse aree del territorio italiano anche se concentrato in E-R perché sono fallite: la prevenzione primaria , quella secondaria e quella terziaria.  Con modestia ma con tenacia stiamo continuando a lavorare pur dovendo prendere atto che abbiamo realizzato poco rispetto ai nostri programmi ; un lavoro certo da “formichine” ma lucido, costante e nella direzione giusta. Clicca qui.

Malattie professionali nelle costruzioni.

Sotto il profilo della sicurezza e della salute sul lavoro, il settore dell’edilizia presenta i più alti livelli di rischio per gli addetti e di enormi costi umani e finanziari per la società e le imprese del settore. Un incidente mortale ogni tre giorni è il dato più significativo. E diventa ulteriormente drammatico in quanto accompagnato alla crescente incidenza delle malattie professionali, soprattutto le malattie osteomuscolari. Tra le malattie di origine professionale l’incidenza dei disturbi muscoloscheletrici è molto alta, in particolare per mal di schiena, problemi muscolari nella regione del collo e delle spalle, disturbi muscoloscheletrici agli arti superiori e inferiori, eccetera. A questo proposito c’è una branca della scienza che studia come affrontare, prevenire e attenuare la problematica del dolore articolare e neurologico in questi lavoratori tramite un buon percorso di osteopatia. Clicca qui. Purtroppo questa esigenza non è adeguatamente assunta dalla struttura pubblica.