Appello “Facciamo pace a Gerusalemme” – Aderisci subito!

Appello. Invia l’adesione a : adesioni@perlapace.it

C’è solo un modo per mettere fine alle terribili violenze che stanno insanguinando Gerusalemme e la Terra Santa: riconoscere ai palestinesi la stessa dignità, la stessa libertà e gli stessi diritti che riconosciamo agli israeliani. Nessuna pace può essere edificata sulla persecuzione di un intero popolo, sull’occupazione militare, l’arbitrio, gli abusi, la sopraffazione, l’umiliazione, le deportazioni, l’apartheid, la continua violazione di tutti i fondamentali diritti umani.

Non basta invocare la fine delle violenze. Non c’è e non ci sarà mai pace senza giustizia. Rinnoviamo, ancora una volta, il nostro accorato appello a tutti i responsabili della politica nazionale, europea e internazionale perché intervengano energicamente per far rispettare il diritto internazionale dei diritti umani, la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Tavola della Pace  – Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani  –
Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova –
Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova

Da più di un mese, Gerusalemme è al centro dell’ennesima, impressionante, escalation di violenze e uccisioni che si è estesa a tutti i territori palestinesi occupati e a quelli israeliani. Le atrocità che si stanno commettendo anche in queste ore contro donne, uomini e bambini di ogni età sono disgustose, insopportabili e intollerabili. Per fermare la violenza bisogna andare alla radice del problema che sino ad oggi non si è voluto risolvere e riconoscere ai palestinesi la stessa dignità e gli stessi diritti, la stessa libertà e la stessa sicurezza che riconosciamo agli israeliani.
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti… e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Questo principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani deve essere rispettato anche in Terra Santa, detta santa da tre religioni.

Su tutti i giornali e TV solo la parola degli israeliani.

Avendo sotto gli occhi queste cartine storiche, diamo la parola alle ragioni dei palestinesi.

Clicca qui Moni Ovadia (attore, musicista e scrittore di origine ebraica): “Politica Israele infame segregazionista, razzista, colonialista. La comunità internazionale è di una parzialità ripugnante perché tutti cedono al ricatto della strumentalizzazione infame della shoah”.

Clicca qui Gruppo disarmo pace giustizia nella Società della Cura: “La Palestina è un paese sotto occupazione israeliana militare ed economica da decenni, con donne e uomini, bambine e bambini palestinesi vittime di lutti, umiliazioni, furto di terra e  cacciata dalle proprie case, stravolgimento delle basi essenziali per una vita dignitosa e sicura, aperta al futuro. Bisogna andare oltre alla solidarietà ma chiedere ai governi sanzioni alla politica coloniale di Israele e lo obblighino a rispettare il diritto internazionale”.

Clicca qui Abeer Odeh  (Ambasciatrice della Palestina in Italia): “Intristisce vedere diversi leader politici italiani mostrare la propria solidarietà a Israele senza spendere una parola sulla sue responsabilità per quello che sta accadendo in questi giorni in quell’area.” “La violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti.” “Per non parlare del silenzio davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’ONU”. “Ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale… per chiedere la cessazione di questo ennesimo sterminio in atto della popolazione civile”. 

Il Piano di Trump in Palestina deve essere respinto, l’Europa si opponga alla neo-apartheid.

Il piano di finta pace in Palestina di Trump elude tutte le risoluzioni Onu. Ai palestinesi sarebbe concesso di chiamarsi Stato ma a condizione che mai diventi uno Stato autentico. Non sarebbero edificate altre colonie, ma nessuna delle esistenti sarebbe smantellata o assoggettata al nuovo Stato: resterebbero parte di Israele e connesse ad esso tramite esclusive vie di trasporto controllate dalla potenza occupante. Israele avrebbe la sovranità militare sull’intera area palestinese, controllerebbe lo spazio aereo a ovest del Giordano e a quello aereo-marittimo di Gaza, nonché i confini del nuovo Stato. Le risorse naturali sarebbero cogestite. La futura Palestina dunque sarebbe una riserva per pellerossa, un Bantustan, una serie di enclave palestinesi incuneate nella Grande Israele. La valle del Giordano sarebbe comunque annessa ad Israele “per motivi di sicurezza”. Il piano inoltre negherebbe perfino il diritto al futuro Stato di fare appello alle istituzioni internazionali tra cui la Corte penale internazionale. Verrebbe vietato ai suoi cittadini di rivolgersi a qualsiasi organizzazione internazionale senza il consenso di Israele, e sarebbe bandito qualsiasi provvedimento, futuro o pendente, che mettesse in causa  “Israele o gli Usa di fronte alla Corte penale internazionale, la Corte internazionale di giustizia o qualsiasi altro tribunale”.  Questa pace dei vincitori, conclude Barbara Spinelli, dovrebbe essere respinta dagli Stati Europei, non solo a parole. Non limitandosi a ripetere “Due Stati-Due popoli”, mantra svigorito e ora accaparrato/pervertito da Trump. Bensì difendendo le leggi internazionali e rifiutando di considerare come antisemitismo ogni critica all’occupazione israeliana.

Pace in Medioriente: la questione palestinese.

Dibattiti nelle università di Milano, Torino e Cagliari. Dal Campus Einaudi sede universitaria della  città di Torino,  clicca qui le  riprese della conferenza di Miko Peled: cittadino israeliano, nipote di uno dei padri fondatori di Israele, figlio di un generale israeliano, volontario nell’esercito, una sorella uccisa durante un attacco palestinese, un’altra che scrive libri per descrivere come il sionismo alimenta il razzismo verso gli arabi partendo dai libri di testo nelle scuole.

Gino Bartali, grande ciclista. Anche soccorritore di ebrei? Pare proprio di no.

Israele è uno Stato fondato anche sulla mistificazione e sulla propaganda. La più recente operazione propagandistica consiste nell’accordo milionario per le tre tappe israeliane del 101° Giro d’Italia e, a monte, nell’inserimento di Bartali tra i Giusti delle Nazioni. Nel momento in cui la Knesset sta per approvare la legge fondamentale che definisce una volta per tutte Israele Stato ebraico (come già anticipato nella dichiarazione di indipendenza del 1948), istituzionalizzando il suo essere uno Stato etnico-confessionale, è più che mai necessario fornire al mondo una immagine che non smentisca il mito dell’unica democrazia del Medio Oriente. Sino a quando -si chiede Ugo Giannangeli: clicca qui – i falsi miti potranno nascondere la realtà della pulizia etnica, dell’apartheid, del colonialismo di insediamento e del genocidio in corso?

Dal 17 aprile più di 1.800 prigionieri politici palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza.

Per numero di partecipanti e durata, non ha eguali nella storia. Le rivendicazioni, che si inseriscono all’interno della lotta del popolo palestinese per la fine dell’occupazione israeliana, sono: – Abolizione della detenzione amministrativa. – Abolizione di tutte le forme di tortura, compreso l’isolamento. – Fine dell’imprigionamento dei bambini e delle donne. – Diritto di ricevere visite dei parenti, all’assistenza sanitaria, allo studio, etc.- Rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali sui diritti umani dei prigionieri all’interno delle carceri.

Nel giorno della memoria non dimentichiamo il massacro di Sabra e Shatila.

Compiuto dalle Falangi libanesi e dall’Esercito del Libano del Sud, con la complicità dell’esercito israeliano, di 3.500 civili palestinesi e sciiti libanesi nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, alla periferia di Beirut. A 35 anni dall’eccidio, clicca qui la testimonianza del professor Aldo Morrone nel campo profughi dove stanno oltre 25.000 persone malate e denutrite. Chi volesse sottoscrivere una donazione ai profughi clicchi qui.

Trasformare l’Olocausto in una risorsa politica serve ad Israele in primo luogo nella lotta contro i palestinesi.

Quando su un piatto della bilancia c’è l’Olocausto, insieme alla coscienza (giustamente) colpevole dell’Occidente, l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra, nel ’48, è minimizzata ed offuscata … Separare il genocidio del popolo ebraico dal contesto storico del nazismo e dal suo scopo di uccidere e soggiogare, e dalla serie di genocidi perpetrati dall’uomo bianco fuori d’Europa, ha creato una gerarchia fra le vittime, in cima alle quali stiamo noi. I ricercatori sull’Olocausto e l’antisemitismo cercano balbettando le parole, quando a Hebron lo stato porta avanti la pulizia etnica tramite i propri emissari, i coloni, e ignorano le enclave ed il regime di separazione che sta instaurando. Si denuncia come antisemita, se non come negatore dell’Olocausto, chiunque critica le politiche israeliane verso i palestinesi “. (Amira Hass, giornalista israeliana)

Testo integrale della risoluzione UNESCO sulla Palestina occupata.

Riportiamo la traduzione da globalist.it : clicca qui. In essa si afferma che a) Israele è “una potenza occupante”, b) come tale viola ripetutamente il diritto internazionale, c) la spianata delle moschee è un luogo regolato dall’accordo tra la Giordania che ha la responsabilità del luogo sacro ai musulmani e Israele e quest’ultima sta violando gli accordi con la Giordania.

Settimana contro l’Apartheid Israeliana.

L’Israeli Apartheid Week (IAW) è un evento internazionale organizzato ogni anno all’interno delle università per denunciare il regime di apartheid attuato da Israele nei confronti dei palestinesi nei Territori Occupati e in Israele. Che cos’è, come puoi partecipare. Clicca qui.

Corteo e assemblea del Comitato No M346 a Israele.

Sabato 28 giugno ore 15 CORTEO da Venegono Inferiore a Venegono Superiore.
Domenica 29 ore 9,30-13 al Castello dei Comboniani di Venegono Superiore ASSEMBLEA DEL FORUM CONTRO LA GUERRA Comitato “No M346 a Israele”.

Per adesioni e altre info:
nessunm346xisraele@gmail.com
http://forumnoguerra.blogspot.com
https://www.facebook.com/manifestazioneaermacchi.venegono