
La frana di Niscemi è l’ennesima storia italiana di disastro annunciato. Lo Stato, la Regione Siciliana, la Provincia di Caltanissetta, il Comune, la Protezione civile e tutto il resto della pubblica amministrazione erano a conoscenza della situazione e della necessità di interventi per fronteggiare l’emergenza, soprattutto dopo la frana del 1997. Sono stati affidati incarichi, redatti studi, realizzati progetti e appaltati i lavori. Eppure, come spesso accade, nulla è stato portato a termine.
Il dissesto è il prodotto di scelte politiche stratificate, di un modello di sviluppo che considera alcune aree sacrificabili. Dentro questo quadro generale si inserisce un elemento strutturale e determinante: la militarizzazione permanente del territorio.
Niscemi è da molti anni uno dei luoghi simbolo dell’occupazione militare statunitense del territorio italiano. Ospita una delle più grandi basi militari statunitensi presenti nel Paese, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) della US Navy, all’interno della quale è stato installato il MUOS (Mobile User Objective System), sistema globale di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti, ad uso esclusivo della Marina militare statunitense.
Parliamo di un complesso militare che, per estensione, è paragonabile al sedime dell’intero aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino, collocato dentro e ai margini di un’area naturale protetta come la Sughereta di Niscemi. Fin dall’inizio, il Movimento No MUOS ha denunciato l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di queste dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica.
A queste argomentazioni lo Stato ha risposto non con prevenzione, monitoraggi indipendenti o politiche di tutela, ma con centinaia di denunce e procedimenti giudiziari contro chi segnalava pubblicamente i rischi sociali, ambientali, sanitari e idrogeologici legati alla presenza della base NRTF e del MUOS. Proprio oggi, mentre Niscemi affronta l’ennesima emergenza, alcune e alcuni attivisti ricevono un nuovo avviso di conclusione indagini preliminari relativo a una manifestazione dell’agosto 2025, con contestazioni che includono violazione di prescrizioni, imbrattamento e – in modo tanto fantasioso quanto inquietante – persino “istigazione a delinquere”. Segnalare un pericolo, denunciare un rischio, difendere il proprio territorio continua a essere trattato come un reato.
Oggi quella fragilità negata si manifesta sotto forma di dissesto: come effetto concreto di un modello che ha imposto opere militari in aree inadatte, modificato assetti del suolo e regimi di drenaggio, favorito espansioni edilizie disordinate e rinviato sistematicamente interventi strutturali di messa in sicurezza.
Clicca qui il Comunicato del Movimento No Muos.
















































