A Genova il 24% degli edifici costruito in aree a rischio esondazione.

Inoltre il 18,6% degli stabili  sono in aree soggette a rischio di incendio di interfaccia e l’1,95% in aree soggette a rischio frana: secondo la Protezione civile in collaborazione con l’Università di Genova. In questa situazione si collocano le costruzioni alla foce del Bisagno Fiera del mare e la prospettiva di una mastodontica diga.

La transumanza della sostenibilità nel foggiano.

Per valorizzare il percorso tra i Monti Dauni e Vieste (tre tratturi che tagliano da Ovest a Est la Capitanata) organizzata il 10 ottobre dall’Associazione Tratturi e Transumanze, in collaborazione con Italia NostraAMODO – Alleanza Mobilità DolceAIPAI – Associazione Italiana Patrimonio Archeologico Industriale Azienda TURCO.

Proposte porti verdi.

Inviate da Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova e Rinascimento Genova, in rappresentanza dei Popoli Inquinati, con una lettera aperta ai rappresentati dei G20 infrastrutture riuniti a Genova. Chiedono metodi trasparenti e partecipati nella scelta delle future infrastrutture che devono avere chiari obiettivi di migliorare la qualità della vita e dell’ambiente e di essere in grado di realizzare un efficace e rapido contrasto ai cambiamenti climatici. E per far sì che tutti i porti del mondo possano essere  finalmente “verdi”, si propongono cinque richieste particolari: clicca qui.

Manifestazione per i morti sul lavoro e dei disastri ambientali.

Nella GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DEI DISASTRI INDUSTRIALI E AMBIENTALI. Unire le lotte ambientali a quelle dei morti sul lavoro, unire le vittime di tutte le stragi con il movimento dei lavoratori per la difesa della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio significa è l’unico modo per difenderci. Sulla newslettera di Doriella&Renato altre iniziative No Tav: clicca qui.

Un modello alternativo al “gigantismo navale”.

Che  proponiamo in occasione del G20 sulle infrastrutture che si terrà a Genova il 27 – 28 settembre. Le alternative alla nuova diga al largo e al riempimento dell’attuale porto tramite i materiali di risulta della Gronda e del cosiddetto Terzo Valico. Clicca qui il  Convegno “Le infrastrutture che vogliamo per le generazioni future: modelli alternativi al Summit G20”: i contenuti e i partecipanti.

Oggi più che mai un altro mondo è necessario e possibile.

La trasformazione ecologica sarà terreno di forte conflitto sociale, soprattutto grazie a un ministro che non fa velo di voler considerare l’ecologia una semplice possibilità di innovazione e stabilizzazione del modello capitalistico. Si apre una partita impegnativa in autunnoNelle prossime settimane si terranno in Italia grandi mobilitazioni nazionali e internazionali: clicca qui.

Contro la miniera di titanio nel parco del Beigua.

Un esempio degli enormi volumi di materiali di scarto prodotti dall’attività mineraria. Miniera di magnesite di Gerakini (Grecia).

Uno dei più grandi giacimenti minerari di biossido di titanio in Europa è localizzato in Liguria nel Massiccio di Voltri, a cavallo tra le province di Savona e di Genova ed è noto come giacimento di Piampaludo o del Monte Antenna. L’attività mineraria comporta inevitabilmente la produzione di enormi volumi di materiali  derivanti sia dalle operazioni di coltivazione del giacimento sia dalle varie fasi di arricchimento del minerale estratto. Tali materiali sono di norma deposti nell’area mineraria in cumuli a cielo aperto di dimensioni considerevoli o entro bacini naturali e artificiali. I rischi correlati riguardano la presenza di metalli potenzialmente ecotossici (ad esempio Co, Ni, Cr, V, Zn) e di minerali classificati come amianto. **** Il rischio amianto è in particolare significativo nei giacimenti associati a rocce ofiolitiche come le eclogiti del giacimento ligure di Piampaludo.   Il permesso di ricerca mineraria, presentato dalla Compagnia Europea del Titanio – CET s.r.l., interessa per circa un 50% della sua superficie un’area classificata come Riserva Generale Orientata e per circa il 60% la Zona Speciale di Conservazione Beigua – Monte Dente – Gargassa – Pavaglione.  Il comprensorio del Beigua è una delle zone più ricche di biodiversità della Liguria, e viene difeso dalle comunità locali: clicca qui Pennatagliente.

**** Maggiori notizie sul Biossido di Titanio sono contenute  ne “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza” (volume primo da pagina 60). Era l’impianto più importante dello stabilimento Montedison di Spinetta Marengo, sempre al centro di problemi di inquinamento al punto di essere fermato dal Pretore. La nostra famosa piattaforma nazionale (detta dei cinque consigli di fabbrica) nel 1978 elabora una riconversione ecologica della produzione compreso il completo riutilizzo delle scorie nella chimica fine. Il Gruppo Montedison ormai in liquidazione ignora il progetto e chiude l’impianto. Resta in eredità l’inquinamento dei suoli e delle falde acquifere, già sancito da una condanna della Cassazione (Vedi “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e attualmente di nuovo oggetto di un procedimento penale per disastro ambientale e omessa bonifica (diffusamente trattato nelle trecento pagine del dossier  “Pfas. Basta!” del Movimento di lotta per la salute Maccacaro).

Il modello di transizione ecologica di Cingolani – Draghi (e Grillo?).

Il problema, per il ministro (grillino?), è che “il mondo è pieno di ambientalisti radical chic e di ambientalisti oltranzisti, ideologici: sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati”. Altrimenti il suo modello è il Piano di ripresa scritto dal suo Ministero al quale spetta circa il 40% dei fondi del Recovery Fund. Tale piano, commenta Marco Palombi, non è altro che un copia-incolla, una non libera rielaborazione di progetti già presentati da grandi imprese a cui  viene assegnata una corsia velocissima per le autorizzazioni: la riconversione delle raffinerie per produrre carburanti (waste to fuel dell’Eni); lo stoccaggio di CO2 (sempre Eni a Ravenna); mega-impianti per rinnovabili in aree industriali (Enel); gasdotti ovunque  compresi i due per la Sardegna bocciati dall’Autorità per l’energia; i poteri sull’end of waste, cioè quali rifiuti smaltire e come, attribuiti alle Regioni (Confindustria Ambiente).

Cingolani e Draghi (e Grillo?) ritengono che la transizione energetica consista nel far pagare allo Stato gli investimenti in gas – che resta un fossile, anche travestito da idrogeno – di grandi aziende e affidarsi al laissez-faire paesaggistico e industriale, altrettanto sussidiato, quanto alle rinnovabili. Dunque gli inceneritori di rifiuti diventano opere strategiche per la transizione, si possono autorizzare un po’ di trivellazioni in mare o buttare lì che sul nucleare bisogna essere pragmatici, guardare ai numeri e alle tecnologie di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante (mature fra 40 anni).

Siamo un branco di ambientalisti radical chic, oltranzisti, ideologici.

Caro Cingolani, oltranzista è il modello di sviluppo che ci uccide: il tuo modello.

Raccomandato da Beppe Grillo, il cosiddetto  ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, mette in guardia contro un mondo “pieno di ambientalisti radical chic, oltranzisti, ideologici”. Ci definisce “peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati […] Spero che rimaniate aperti a un confronto non ideologico, che guardiate i numeri”. Il commento di Luca Mercalli clicca qui

Ilva, prima fonte di CO2 in Italia.

Il nuovo rapporto ONU sul clima è il più dettagliato  allarme mai presentato fino ad ora. Afferma che i cambiamenti climatici sono “inequivocabilmente” causati dalle attività umane e stanno provocando disastrosi effetti “senza precedenti”.

In Italia il simbolo dell’emergenza climatica sono gli altoforni a carbone e le cokerie dell’ILVA di Taranto, gli unici impianti di questo genere ancora rimasti nella nostra nazione. Siamo di fronte, oltre al disastro ecosanitario, anche al disastro climatico. Siamo di fronte a due disastri ecologici, uno locale e uno globale. Quello di Taranto è un ciclo siderurgico insostenibile per gli uomini e per il clima. Va fermato. Clicca qui il cronoprogramma chiesto da Peacelink al Governo.

Ecoreati: non fermate i processi!

Il governo non è riuscito a far diventare legge la riforma Cartabia. La maggioranza alla Camera dei Deputati si è spaccata sugli ecoreati. Il testo è stato approvato alla Camera ma non al Senato. E i tempi si sono allungati: la riforma slitta a settembre. A settembre ritorniamo alla carica con i senatori che si vorranno battere sugli ecoreati. Nel frattempo continuiamo la raccolta di firme, dobbiamo coinvolgere anche le associazioni e i sindaci. Clicca qui per firmare.

“Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia, in 518 pagine contiene una antologia dei maggiori disastri ecosanitari italiani rimasti impuniti nelle aule giudiziarie soprattutto per effetto  del colpo di spugna della prescrizione. Il libro è stato stampato in un migliaio di copie totalmente a spese degli autori e il ricavato interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma. Purtroppo è esaurito e non abbiamo le risorse personali per ristamparlo. Se vi è chi, soprattutto editore, vuole impegnarsi nell’impresa: contatti movimentolotta.maccacaro@gmail.com.

Gli eventi disastrosi confermano: altro che “Green Deal”, il Pnrr è un vero attacco all’ambiente.

Invece di puntare davvero alla transizione ecologica, il piano destina le risorse a progetti con fonti fossili e alle grandi opere, grazie agli “sblocca cantieri” modello Berlusconi. Per evitare che la “cascata di miliardi” si traduca in nuovi sfasci ambientali e sociali occorre (continua)

Non chiamatela calamità. Le responsabilità sono precise.

Un disastro immane che ha azzerato la biodiversità, distrutto interi ecosistemi, carbonizzato boschi secolari, sterminato migliaia di animali: dai mammiferi agli uccelli, dagli insetti agli anfibi e ai rettili. Enormi porzioni di paesaggio sono ormai irriconoscibili. Un disastro per l’agricoltura, la pastorizia e le migliaia di persone coinvolte. Clicca qui.

Difendiamo Punta Giglio.

Sono un componente del comitato sorto circa tre mesi fa ad Alghero in difesa di Punta Giglio, zona protetta di un parco regionale a Porto Conte, Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), in cui si sta tentando con tutti i mezzi , anche contro ogni norma, di imporre un progetto di costruzione di un Hotel ristorante con piscina, con la vergognosa scusa di “rifunzionalizzare una vecchia installazione militare”, ex Batteria della Marina Regia. Il Comitato si chiama: Punta Giglio Libera. Per migliori chiarimenti ed informazioni potete telefonare al  3298433903 Bruno .

Il mistero della transizione ecologica.

Il PNRR italiano e il suo padre, il RRF della Commissione europea, e la sua madre, il programma NextgenerationEU, altro non sono che armi di distrazione di massa, finalizzate a bloccare l’attenzione intorno a misure e progetti assolutamente inconsistenti, se non controproducenti. Se il ministro della Transizione sembra sensibile soprattutto alla lobby del gas (Eni ed Enel), il PNRR, nel suo insieme, destina il giusto tributo anche a quella del cemento e delle Grandi opere: il piano pullula di autostrade, aeroporti e treni ad Alta velocità, chiamati infrastrutture, tutti finanziati a spese del trasporto locale (compreso il TAV Torino-Lione, ricompreso nel PNRR, senza nominarlo, nelle vesti del fallito Ten-T). Continua Guido Viale.

Noi siamo la marea, voi siete solo (G) 20.

Mobilitazione a Venezia contro il meeting della finanza: il G20, rappresenta gli Stati con le economie più importanti a livello planetario, che vorrebbe ro ricondurre il mondo alla regola neoliberale che ha eliminato i diritti dal suo vocabolario, costruendo un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri. 150 economisti chiedono alla BCE di cancellare i debiti sovrani che rappresentano una catastrofe economica e sociale all’orizzonte: ne discutiamo con alcuni firmatari. Sulla newslettera di Doriella&Renato (clicca qui)  anche gli altri appuntamenti di una grande estate di lotta su tutto il territorio nazionale.

Una devastazione appenninica per un gas che non ci serve.

Senza neppure  attendere l’esito della campagna di monitoraggio dell’aria richiesta dalle prescrizioni della VIAè stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’esercizio della centrale di compressione gas della società Snam Rete Gas  sita nel Comune di Sulmona (AQ)zona ad alto rischio sismico e nei pressi della faglia attiva del Monte Morrone. L’impianto dovrebbe essere utilizzato per il futuro gasdotto “Linea Adriatica”, che a dispetto del suo nome attraverserebbe da sud a nord le aree appenniniche più altamente sismiche del nostro Paesenonchè di eccezionale valenza ambientale e paesaggistica, dunque  con la sottrazione di centinaia di ettari di terreni agricoli e l’abbattimento e l’eradicazione di almeno cinque milioni di alberi. Prosegue la mobilitazione popolare: già nel 2018 a Sulmona una manifestazione popolare contro la centrale ha visto la partecipazione di 12.000 persone e l’adesione di quasi 400 istituzioni ed organizzazioni, sostenute dalle amministrazioni locali.

2001-2021: vent’anni dal G8 di Genova. Com’è cambiato il mondo.

Sono passati vent’anni dal G8 di Genova, uno dei momenti fondanti del movimento altermondialista. Un movimento che ha saputo prevedere le crisi sociali, economiche ed ambientali con lungimiranza di fronte a un sistema economico sempre più insostenibile, protestando contro le politiche neoliberiste dei grandi paesi industrializzati. Quello che si ricorda più comunemente come movimento “no global” non era affatto una lotta contro la globalizzazione in sé quanto piuttosto una reazione critica a tutte quelle dinamiche che la globalizzazione avrebbe (e ha) mosso. Basti pensare al problema dello sfruttamento, a quello delle diseguaglianze e allo scontro tra ricchezza e povertà, tanto polarizzato. La pandemia.  Quindi oggi è importante raccontare Genova, e capire dove siano gli spazi di intervento, proposta, denuncia e mobilitazione che possano aiutarci nella costruzione di un mondo diverso e come questo sia realmente possibile. Questo obiettivo si pone il convegno di COSPE: clicca qui

E’ Toti che ruba lo stipendio?

Riceviamo crescenti apprezzamenti per la Lista (siamo a 32mila utenti!)  ma anche mail con “cancellami”. C’è però un “cancellami” che è clamoroso, per non dire scandaloso. Quello dell’ARPAL della Liguria. L’acronimo ARPA sta per Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente. Quella ligure, con altre 21 ARPA e ISPRA, compongono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) istituito dalla legge 132/2016. Cioè l’ARPAL è pagata dai contribuenti italiani per svolgere oltre alle funzioni tradizionali di “controllo e vigilanza”, compiti di monitoraggio, elaborazione e diffusione dei dati ambientali nonché l’elaborazione di proposte tecniche: limiti di accettabilità, standards, tecnologie ecologicamente compatibili, verifica dell’efficacia “tecnica” delle normative ambientali ecc. Onde intervenire prontamente, nel monitoraggio, dunque l’ARPA Ligure dovrebbe porre la più scrupolosa attenzione a tutte le segnalazioni e informazioni che le provengono dal territorio, dunque massima attenzione ad una Lista,  la nostra, della Rete. Invece no: “cancellami”. E’ l’iniziativa di un funzionario, oppure del direttore dell’Arpal, oppure del presidente della Regione Liguria? Chiunque sia, ruba lo stipendio.

Ponte sullo Stretto di Messina grave danno all’Ambiente.

Clicca qui Italia Nostra che ribadisce quanto già espresso congiuntamente da altre associazioni ambientaliste in una lettera al Governo di fine marzo scorso, a proposito del rilancio del progetto del 2010 del General Contractor Eurolink (capeggiato da Impregilo) da parte del Webuild (società composta da Impregilo-Salini e da Astaldi) di un ponte sospeso a unica campata della lunghezza di 3.300 metri, sostenuto da torri alte 400 metri. Sono invece necessari interventi per migliorare la logistica e le reti ferroviarie e stradali siciliane e calabresi, ricordando come in questi anni i servizi forniti dai traghetti e dalle ferrovie siano stati ridotti e come ci sia bisogno di interventi urgenti su infrastrutture che devono essere messe in sicurezza e adeguate (per carenze nella progettazione ed esecuzione dei lavori o per scarsa manutenzione), pensando nel contempo a velocizzare le relazioni e a favorire l’intermodalità a vantaggio di residenti e turisti.

Nasce la “Coalizione Art.9 per salvare il paesaggio”.

Ad opera di quindici associazioni ambientaliste, Altura, Amici della Terra, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Assotuscania, CNP, Comitato per la Bellezza, ENPA, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, Pro Natura, Rete della Resistenza sui Crinali, Wilderness Italia, assai preoccupate delle novità contenute nel decreto “Semplificazioni”, varato a supporto del PNRR del governo. Clicca qui.

Prima causa legale contro lo Stato italiano per inazione climatica.

Per la prima volta la società civile fa causa allo Stato affinché si assuma le sue responsabilità di fronte all’emergenza climatica. Nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata evocativamente “Giudizio Universale”, la causa è stata avviata di fronte al Tribunale Civile di Roma nei confronti dello Stato, rappresentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dei 203 ricorrenti della causa, 24 sono associazioni, 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori e 162 adulti. Clicca qui.

Soprintendenza Unica, colpo di grazia alla tutela paesaggistica.

Gli ingranaggi del Recovery Plan faranno strame della natura, della cultura, della storia e dell’identità, di quello che a pieno titolo, ma ancora per poco, possiamo chiamare il Bel Paese. La capillare diffusione delle “rinnovabili”, così come prevista, per la nostra Italia, non è sostenibile: non è possibile spargere sul territorio nuovi impianti di estensione dieci volte maggiore di quanto già orrendamente impiantato negli ultimi quindici anni. Sarà un massacro e l’ultimo insulto al paesaggio. Clicca qui Italia Nostra.

Fuori le grandi navi dalla laguna.

Il 5 giugno le grandi navi torneranno a passare per il canale della Giudecca e per il bacino di San Marco, e con la nostra manifestazione, sedendoci lungo la fondamenta o venendo in barca, noi risponderemo mettendo in pratica un’altra idea di Venezia: quella fatta a misura di chi la vive, dove non c’è spazio per il gigantismo navale e dove i campi si animano di discussioni, di bambini che giocano, di piccoli eventi sparsi per tutta la città.

C’è giustizia a Brindisi. Adesso tocca a Genova (ponte Morandi), Vicenza e Alessandria (Pfas)?

Fabio Riva è la persona che nel corso di una conversazione intercettata disse: ‘Due tumori in più al mese? cosa vuoi che siano? una merda.  Ora possiamo dirgli: 22 anni di reclusione cosa vuoi che siano? una merda.

Questa sentenza rappresenta una svolta storica sul piano giudiziario per la città di Taranto.  E non solo, speriamo. Questa sentenza è un macigno  sulle azioni del Governo: non saremmo un Paese credibile e giusto se all’interno del PNRR, a partire dall’ex Ilva, non si avviasse  una vera transizione ecologica che parta dalla chiusura immediata dell’area a caldo dell’acciaieria (confiscata dalla sentenza e in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato).

Per l’Ilva di Taranto, al processo “Ambiente svenduto” durato cinque anni, per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni, la Corte di Assise di Brindisi condanna a vario titolo: 22 anni di reclusione a Fabio Riva e 20 al fratello Nicola21 anni e 6 mesi a Girolamo Archinà responsabile delle relazioni istituzionali e definito dall’accusa come la “longa manus” dei Riva verso istituzioni e politica; 21 anni a Luigi Capogrosso direttore dello stabilimento; 18 anni e 6 mesi a Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e Agostino Pastorino considerati una sorta di “governo ombra” dei Riva; 3 anni e 6 mesi a Niki Vendola ex governatore della Puglia accusato di concussione aggravata in concorso; 3 anni a Gianni Florido ex presidente della Provincia e a Michele Conserva ex assessore provinciale all’ambiente per concussione,  15 anni e 6 mesi a Lorenzo Liberti ex consulente della procura;   2 anni per favoreggiamento a Giorgio Assennato ex direttore di Arpa Puglia; 5 anni e 6 mesi a Francesco Perli avvocato dei Riva; eccetera per un totale di 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società); trasmissione degli atti alla procura per l’ipotesi di falsa testimonianza per l’ex arcivescovo della diocesi di Taranto Benigno Papa. Insomma una bella associazione a delinquere industriale, politica, amministrativa, legale, ecclesiale.

 

Clicca qui Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.

Clicca qui i giornali:

La gazzetta del mezzogiorno

Il corriere della sera

La Stampa

Il Fatto quotidiano

Piattaforma contro il G20 di Venezia.

Dal 7 all’11 luglio, Venezia ospiterà il meeting annuale dei ministri dell’economia e della finanza dei paesi più industrializzati e ricchi che rappresentano il 66% degli abitanti della Terra, il 75% del commercio internazionale, l’85 % del Pil e l’84% delle emissioni di gas climalteranti. Le cause delle diseguaglianze sociali, oltre che degli effetti patologici di un virus, sono da ricercare nello sfruttamento sconsiderato della vita e della natura, pianificato dagli stessi attori che saranno protagonisti del G20. Non è ammissibile che un’élite di super ricchi controlli il 90% della ricchezza globale. Non è ammissibile che le maggiori multinazionali possano fare profitti stratosferici con la pandemia a scapito della qualità della vita di tanti e tante. Non è ammissibile che nelle borse valori si guadagni mentre aumentano la disoccupazione, la povertà e i conflitti. La cosiddetta riconversione ecologica non deve tradursi in un’accelerazione di

tutte quelle grandi opere inutili e dannose come la TAV e le trivellazioni, in un aumento dei fondi destinati ai grandi devastatori dell’ambiente come Eni. Clicca qui l’appello.

A due passi da Roma incombono nuove ciminiere.

Tra le dichiarazioni del nuovo Ministro della (finta) transizione ecologica e l’incombere di un DL semplificazioni che sembra essere scritto ad esclusivo vantaggio di multinazionali e speculatori, uno dei poli energetici più grandi d’Europa, quello di Civitavecchia, rischia di vedersi negare per l’ennesima volta il diritto alla bonifica e alla vera decarbonizzazione. Infatti, come più volte dichiarato da ministri e grandi gruppi industriali, la chiusura delle centrali a carbone italiane, e tra queste la gigantesca TVN di Civitavecchia, coinciderà con la costituzione di nuovi impianti alimentati a gas, un altro combustibile fossile inquinante e climalterante. –  sabato 29 maggio 2021, ore 18:00 manifestazione e assemblea  pubblica presso a Piazzale Gugliemotti, Civitavecchia (a due passi dalla stazione ferroviaria).