Per un nuovo welfare.

Ed eccoci qua, laici e preti, psichiatri e responsabili d’istituti di ricerca, medici e infermieri, associazioni e singoli, reti sociali e ambientalisti, sindaci e presidi, associazioni ed enti, le oltre cento realtà formano la rete “Per un nuovo welfare” con un appello rivolto a Draghi e ai ministri che nel suo governo si occupano del sociale, di sanità e giustizia. Dieci proposte che vanno dagli istituti di pena alla questione meridionale, all’immigrazione, all’ambiente, alla riforma del Reddito di Cittadinanza. Clicca qui.

A chi Draghi ha affidato la gestione del 37% dei palanchi del Recovery Plan.

Tutti i contenziosi che i Movimenti ambientalisti avevano con Sergio Costa, “ministro dell’ambiente”, resteranno tali con Roberto Cingolani che viene chiamato “ministro della transizione ecologica” ma che a noi -privo dell’accorpamento del “ministero dello sviluppo economico”- sembra niente altro che la ripetizione dei trascorsi ministeri dell’ambiente? Contrariamente a Grillo, siamo scettici esaminando, oltre al curriculum di Cingolani (e di Giancarlo Giorgetti ministro allo sviluppo economico, nonché dello staff tecnico di Draghi) anche la targa (clicca qui) dei “tecnici” che lui ha scelto: Roberto Cerreto, Marcello Cecchetti, Marco Ravazzolo.

Grillo il miglior politico dell’inizio del secolo.

Il MoVimento 5 Stelle della Camera dei Deputati ci scrive per contestare il nostro (non solo nostro) estremo scetticismo sul superministero della transizione ecologica “che come Movimento abbiamo fortemente voluto” e per magnificare la nomina di Roberto Cingolani  “ il cui profilo risponde a quello da noi auspicato, una scelta che ci soddisfa appieno”.  Ma questa nomina al Movimento di lotta per la salute Maccacaro (e non solo) non fa che accrescere lo scetticismo. Senza entrare nel merito della rivolta contro il voto per Draghi e relativa scissione (personalmente ritengo Grillo il miglior politico di inizio secolo, che ora fa ridere gli avversari e piangere i sostenitori), limitiamoci al superministero e al suo titolare dal curriculum di renzian-leopoldino di Leonardo- Finmeccanica che Grillo ha scambiato per grillino. I quali restano mutilati: per loro non c’è l’accorpamento con il ministero dello Sviluppo economico, che va al leghista Giancarlo Giorgetti piuttosto che a Stefano Patuanelli, e che  vanificherà ogni improbabile sforzo di Cingolani nel brevissimo tempo a disposizione prima dell’ascesa di Draghi al Quirinale. Aggiungiamo la nomina di Roberto Garofoli come sottosegretario della presidenza del consiglio, considerato assieme al neo ministro dell’Economia Daniele Franco dai Cinquestelle un avverso tecnoburocrate del quale appunto  ottennero sbandierandola  la testa nel governo gialloverde.

Insomma questo mancato superministero della transizione ecologica, subito dimezzato e finito ad un renziano, ha le caratteristiche di un cavallo di Troia tirato fuori dal cappello come trucco delle urne di Rousseau per il governo oligarchico che non ci crede affatto al green. Infatti  Pd e Forza Italia chiedono a gran voce di sbloccare i cantieri, Italia Viva  ha aperto la crisi al grido di “vogliamo il Ponte sullo Stretto!”, la Lega  uscita dalle consultazioni rivendicando il “diritto a scavare” (cioè a sventrare il territorio senza l’impaccio di leggi e soprintendenze). Quanto al Movimento 5 Stelle, dal Tav al Tap all’Ilva, l’esperienza dice che quando va al governo trangugia qualunque scempio ambientale!

 

Sì Tav? No Draghi!

Rientra pure, si è già lanciato Grillo con metà paracadute.

Fermare il TAV è il minimo sindacale dell’ecologia. Il compitino da prima elementare per qualsiasi politica veramente “verde”. Ma la questione TAV dimostra anche che la “transizione ecologica” è una questione molto politica e poco tecnica. La difesa dell’ambiente non è un’abbuffata confindustriale: ci sono industriali da scontentare, lobby d’interessi che remano contro, colate di cemento da fermare. È una questione che richiede coraggio e idee chiare, quelle che sembrano siano sempre mancate ai vari partiti (leggi M5S) che si professavano notav fino all’arrivo in parlamento ma che non hanno mai fatto della salvezza del Val Susa una questione dirimente che potesse rimettere in dubbio la loro permanenza sull’agognata poltrona.

Allora ci chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a fermare il TAV? Clicca qui NoTav Info.

Sì Pfas? No Draghi!

Magistrati e carabinieri stanno eseguendo una vasta perquisizione dentro lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: sono i sostituti procuratori della Repubblica di Alessandria, Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria, con il supporto tecnico dei  militari del Nucleo operativo ecologico (Noe) e dell’Arpa.

Il fascicolo per sversamento di sostanze inquinanti, dunque per  disastro ambientale e omessa bonifica, è coordinato dal procuratore capo Enrico Cieri, al quale il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha inviato 5 esposti, clicca qui  in particolare chiedendo fra i documenti il sequestro delle cartelle cliniche top secret dei lavoratori con valori stratosferici di Pfas nel sangue.

La magistratura  di Alessandria sembra che stia facendo il suo dovere. A Vicenza è in corso il maxi processo contro Miteni di Trissino. Non ha fatto il suo dovere il governo uscente, anzi il ministro grillino all’ambiente,  avendo promesso e non mantenuto di fissare LIMITE ZERO PFAS (per cui si è affrettata, malgrado allarmanti indagini epidemiologiche e idrogeologiche, la giunta provinciale  ad autorizzare alla Solvay i cancerogeni Pfas C6O4).

A questo punto chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a fermare i PFAS?

Sì TAP? No Draghi!

TAP (Trans Adriatic Pipeline): uliveti espiantati, fondali marini distrutti, pozzi avvelenati, inquinamento delle falde con nichel, arsenico, manganese, bromo e soprattutto cromo esavalente.  Il governo uscente se n’è lavato le mani. Allora ci chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a fermare il TAP? Clicca qui.  

Sì armi nucleari? No Draghi!

Il Trattato di Proibizione della Armi Nucleari, firmato da 50 Stati, è entrato  in vigore il 22 gennaio,  proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, realizzare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare gli armamenti atomici, o anche solo permettere alle testate di stazionare sul proprio territorio. E’ pensabile, come già abbiamo chiesto invano al governo uscente clicca qui, che Draghi  disobbedisca agli Usa,  aderisca al Trattato, dunque si impegni a distruggere i propri arsenali in accordo con un piano definito e legalmente vincolante? No. Allora a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a proteggere l’Italia dalle servitù nucleari?

No acqua pubblica? No Draghi!

Al punto 22 del programma del governo si leggeva: “L’acqua è un bene comune: bisogna approvare subito una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in corso”. L’appello si rivolgeva soprattutto al  M5S che aveva posto l’acqua pubblica come prima stella affinchè  “si abbandoni la politica di privatizzazioni e si imbocchi la strada della ripubblicizzazione di questo bene che Papa Francesco nella Laudato Si definisce diritto umano essenziale, fondamentale e universale.” Impensabile che sarà  una stella di Draghi. Allora  ci chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non rispetta il volere degli italiani nel Referendum?

Sì OGM importati? No Draghi!

A cosa serve un ministero della transizione ecologica se non vieta ogni importazione di mangimi o alimenti geneticamente modificati? in particolare  costituiti da semi vivi o materiali riproducibili, che inquinerebbero irreversibilmente le nostre varietà tradizionali attraverso il polline se dovessero diffondersi accidentalmente o venissero seminati da agricoltori o hobbisti imprudenti, per risparmiare sulle sementi… Inoltre, continuando a importare mangimi e alimenti ogm rischiamo che l’inquinamento della nostra flora microbica, di quella dei terreni e delle acque, attraverso il passaggio genico orizzontale per mezzo dei microbi intestinali che trasferiscono ad altre specie frammenti di dna geneticamente modificato, diventi irreversibile.

No bonifica Bussi? No Draghi!

Ci chiediamo a cosa serve un ministero della transizione ecologica se la mega-discarica dei veleni tossici di Bussi sul Tirino continua ad inquinare. Se si conferma, come a Spinetta Marengo, che non sono bonifica nè gli interventi di copertura e impermeabilizzazione dei terreni, nè il sistema di emungimento delle acque sotterranee, vale a dire il procedimento che permette di prelevare l’acqua di falda, depurarla e rimetterla in circolo pulita.

No bonifica Caffaro? No Draghi!

La Procura di Brescia, nell’ambito di un’inchiesta per disastro ambientale ha disposto il sequestro della Caffaro: il cromo esavalente percola, il mercurio galleggia sul suolo, nonostante la presenza della barriera idraulica;  non è solo un’eredità del passato, ma un inquinamento perpetrato nel tempo. Allora ci chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non  riesce ad affrontare la bonifica previo urgente intervento per  mettere in sicurezza la falda? Clicca qui.

Sì Mose? No Draghi!

Alcune  associazioni ambientaliste nazionali hanno avuto un incontro con Draghi e hanno scritto un documento che non parla delle cosiddette “Grandi Opere” inutili e dannose che sono da molti anni oggetto di mobilitazioni di migliaia di persone che tentano in tutti i modi di fermarle per difendere e tutelare i territori in cui vivono! Grandi Opere Inutili e Dannose che invece sono volute e/o non contrastate dai partiti che siedono in parlamento e che si accalcano per entrare nel nuovo governo! Noi invece continuiamo e mobilitarci e lottare contro il Sistema MOSE e contro le Grandi Navi che devono rimanere fuori dalla Laguna ora e sempre! Allora ci chiediamo: a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a fermare Mose e Grandi Navi?

Un monito ai partiti che sostengono il governo Draghi.

Le proposte per il Recovery Plan da parte di un gruppo di esperti in Ambiente e Salute: clicca qui. Indispensabile che gli investimenti previsti dal Recovery Plan siano prioritariamente indirizzati verso la tutela dell’ambiente e della biodiversità in ossequio all’approccio sistemico denominato “One Health”.  Secondo tale approccio la salute riguarda la vita in tutti i suoi aspetti, e pertanto i diversi settori dell’organizzazione sociale (economia, commercio, trasporti, urbanistica, agricoltura, lavoro, istruzione, salute, ecc.) devono integrarsi e cooperare per il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi.

Draghi non ha consultato i pacifisti.

Si legga il documento elaborato dalla Rete italiana Pace e Disarmo rispetto al PNRR: 12 proposte di pace e disarmo per il piano nazionale di ripresa e resilienza. Clicca qui.   

Come sta dimostrando la pandemia, il progredire del riscaldamento globale, del fenomeno migratorio o delle disuguaglianze sono necessarie azioni pubbliche globali e coordinate, che non sono possibili in un mondo dominato dalla competizione tra le nazioni e dall’uso della forza. Anzi in un mondo del genere le molteplici crisi sfociano nella guerra, come è già dato vedere. Occorre quindi una nuova politica estera italiana ed europea.

Anche i sociologi hanno qualcosa da dire a Draghi.

Gli effetti politico-sociali generati dal primato dei valori, degli interessi e delle pratiche del neoliberismo nell’azione pubblica. Le diseguaglianze e l’esclusione sociale, la subalternità della politica alla governance neoliberale, l’impatto dei mercati sul rapporto tra pubblico e privato, sul welfare e sui diritti sociali, la centralità dei saperi esperti e delle tecnocrazie, la ricomposizione dei rapporti sociali in relazione ai processi di trasformazione del lavoro, il capitalismo delle piattaforme, le nuove forme di sorveglianza e controllo sociale, i populismi vecchi e nuovi, i processi di pauperizzazione, la semplificazione della comunicazione pubblica, il rischio e la retorica della sicurezza ridotta a securitarismo, le trasformazioni della forma-Stato, dei processi decisionali e dei conflitti, le migrazioni e i razzismi. I sistemi sanitari mostrano le loro fragilità per effetto dei processi di privatizzazione a cui sono stati sottoposti…

Clicca qui “Pandemia e giustizia sociale” network per una sociologia di posizione: i firmatari e le prime adesioni.

Il governo Draghi al vaglio della “Società della cura”.

Migliaia hanno aderito al manifesto “Per la società della cura”.  Gruppi, associazioni, reti sociali sono impegnati in incontri tematici per la raccolta delle priorità concrete per un nostro “Recovery plan” che non sprechi  le lezioni della pandemia, affronti il collasso climatico e l’ingiustizia sociale ripudiando la gerarchia di valori e poteri che governa il mondo, per costruire la società della cura di sé, degli altri, del pianeta. Per aprire uno spazio di confronto collettivo sulla situazione politica e sociale del nostro Paese dopo la crisi istituzionale e l’arrivo, ormai prossimo, di un nuovo governo a guida Mario Draghi, sarà dedicata  la  riunione plenaria di venerdì 12 febbraio ore 17.30 al seguente link