Vigili del fuoco: pfas e amianto.

Storica sentenza sull’amianto, un milione di risarcimento alla famiglia di un vigile del fuoco, nipoti compresi. Il tribunale di Genova ha condannato il ministero dell’Interno per il pompiere morto a causa dell’esposizione professionale alle polveri e fibre di amianto, durante le attività di intervento ma anche nelle operazioni di addestramento quotidiane. L’amianto, utilizzato in passato per la realizzazione di attrezzature e materiali di protezione, si è rivelato un nemico mortale (L’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale amianto parlava di 7mila vittime in un anno) per molti lavoratori, tra cui i vigili del fuoco che sono stati esposti a queste sostanze altamente cancerogene (mesotelioma) durante le loro operazioni quotidiane. Fino agli anni Novanta, i vigili del fuoco erano costretti ad utilizzare dispositivi di protezione, come coperte, guanti e maschere, che contenevano amianto. Il sindacato Conapo, ha ribadito l’urgenza di un intervento concreto da parte delle istituzioni. “Chiediamo da anni la mappatura completa e aggiornata dei siti contenenti amianto su tutto il territorio nazionale. Questa sentenza dimostra ancora una volta che la mancata mappatura espone quotidianamente i vigili del fuoco, e non solo loro, a rischi gravissimi per la salute”. La richiesta del Conapo riguarda non solo i luoghi di lavoro, ma anche gli edifici pubblici e le infrastrutture che potrebbero contenere amianto, un materiale ancora presente in molte strutture italiane, seppur vietato da anni.
 
Il sindacato Usb – Vigili del fuoco ha formalizzato presso le autorità preposte una richiesta di accesso agli atti per conoscere i dettagli di uno studio dell’Università di Bologna, dal quale emergerebbe come Pfas non sarebbero contenuti nelle dotazioni e negli schiumogeni utilizzati dal personale dei vigili del fuoco nelle operazioni di soccorso. Il sindacato nutre dubbi sulla attendibilità di quello studio. E punta quindi a ottenere dati certi proprio in riferimento agli studi epidemiologici condotti sui pompieri e sulla reale composizione dei dispositivi di protezione individuale. Il tutto mentre la stessa Usb denuncia anni di silenzi che potrebbero aver esposto gli operatori a gravi rischi sanitari.

Vigili del fuoco deceduti e rischio PFAS.

Ennesima rassegna stampa:
 
 
 
 
 
 
 

Diktat sul piano di emergenza Solvay.

In quanto l’area chimica di Spinetta Marengo è classificata come ad alto rischio di incidente rilevante, il CTR Comitato Tecnico regionale (composto da Vigili del fuoco, Regione Piemonte, Arpa, ASL, Provincia e Comune di Alessandria), oltre a disporre entro sei mesi prescrizioni (14) e raccomandazioni (23) in merito al Piano di Emergenza Interno (PEI), ha inviato una sorta di incidente diktat alla Prefettura di Alessandria invitandola ad aggiornare il Piano di Emergenza Esterno (PEE), ad effettuare le esercitazioni secondo le modalità previste dal Ministro per la Protezione Civile, ad informare popolazione che vive a ridosso o nelle vicinanze del polo chimico in merito agli allarmi, alle evacuazioni e ai soccorsi sanitari.

Finalmente i controlli Pfas ai vigili del fuoco.

Quando già lo studio dell’Università dell’Arizona Health Science ha scoperto che i pompieri -esposti ai Pfas dalle schiume antincendio e dall’abbigliamento composto da tessuto ignifugo-  sono i lavoratori con il più elevato tasso di PFAS nel sanguefinalmente la Direzione nazionale dei Vigili del fuoco suona l’allarme alle Direzioni regionali e interregionali dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, invitandoli a segnalare qualsiasi caso di contaminazione da Pfas, così da poter sottoporre il personale a screening e verificare problemi all’organismo. “Successivamente si procederà ad un monitoraggio ambientale (acqua ed aria) all’interno delle sedi di servizio (locali interni ed aree all’aperto) dei Comandi interessati, per poi procedere, qualora risultasse la presenza di inquinamento ambientale da Pfas, all’effettuazione di uno studio sul personale potenzialmente esposto con le stesse modalità (esame del sangue e del capello del personale vigile del fuoco su base volontaria)”.  Il documento è stato inoltrato anche alle organizzazioni sindacali territoriali e all’Osservatorio bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitarie del Corpo dei Vigili del fuoco.
 
In Italia i vigili del fuoco sono stati particolarmente colpiti da una vicenda che ha registrato, tra il 2022 e il 2023, il decesso per tumore al cervello di quattro loro uomini, che avevano lavorato ad Arezzo. Si è attivata anche l’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) che ha presentato denunce in 35 Procure della Repubblica italiana, chiedendo di aprire inchieste sui danni causati dai Pfas alla salute umana.