3M deve chiudere pfas in Belgio, perché Solvay in Italia no?

L’azienda chimica 3M deve interrompere temporaneamente tutti i processi di produzione in cui possono essere emesse sostanze PFAS. Questa misura di sicurezza è stata imposta dall’Ispettorato dell’ambiente fiammingo. All’inizio di questa settimana, un esame del sangue su un campione di residenti ha mostrato che centinaia di persone che vivono vicino alla fabbrica hanno troppo PFOS nel plasma: “La chiusura temporanea dei processi produttivi coinvolti è attualmente l’unico modo per garantire che i rischi di esposizione per i residenti non aumentino ulteriormente”, dice il governo fiammingo. Il governo fiammingo ha già deciso che i residenti entro un raggio di 5 chilometri intorno alla fabbrica potranno sottoporsi a esami del sangue per PFAS mentre un precedente esame del sangue, su circa 800 residenti, aveva già mostrato che il 90% di loro ha troppa concentrazione di PFAS nel sangue, portando potenzialmente a rischi per la salute.

Perché in Italia non si fa altrettanto? Perché in Italia vige il gioco dello scaricabarile.

Per i Pfas Solvay finora non ha pagato nulla. In Usa invece…

Du Pont è andata a processo nel 2015. Nel 2017 si è arrivati a 3500 cause individuali e la compagnia ha finito per patteggiare (670,7 milioni di dollari), ma non c’è stata alcuna decontaminazione né alcuna bonifica. L’unica cosa che hanno fatto finora è stato pagare per i sistemi di filtraggio dell’acqua potabile delle diverse comunità. Lo Stato del Minnesota ha citato in giudizio la compagnia 3M nel 2008. Il processo si è chiuso nel 2019 con un risarcimento di 850 milioni. Poi anche altri Stati hanno intentato cause giudiziarie. La gente ha capito che i Pfas non venivano usati solo per il teflon delle pentole antiaderenti e le schiume antincendio. Sono stati usati per quasi tutto.  Clicca qui Pfas, l’avvocato Usa delle class action: “Basta ignorarli, sono già dentro di noi e incidono sulle …