La Provincia di Alessandria inciucia con la Solvay i ricorsi al TAR.

Dopo l’audizione del presidente Gianfranco Baldi e del responsabile ambiente Claudio Coffano, la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” ha rivolto alla Provincia 3 accuse. Di aver concesso alla Solvay l’autorizzazione (AIA) per l’ampliamento della produzione del Pfas cC6O4. Di aver disposto limiti di emissione per nulla rigorosi invece quanto meno quelli più restrittivi indicati  dall’Istituto Superiore di Sanità e di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Di aver concesso nuova AIA benché Solvay producesse C6O4 senza vecchia AIA.

Insomma,  la Provincia prima concede a Solvay l’autorizzazione ad aumentare la produzione di cC6O4 (pur con dei paletti) poi si accorge che l’azienda lo aveva prodotto senza averne l’autorizzazione e la denuncia all’autorità giudiziaria tramite  Carabinieri del Noe, e la diffida dal produrlo.

Se si  considera che dal 2009, data del nostro primo esposto alla Procura, la Provincia fingeva di non conoscere che lo stabilimento di Spinetta Marengo usava (inquinando) i Pfas C6O4 e ADV, va da sé che l’attuale condotta incongruente della Provincia è sospettata di favorire nuovamente la Solvay. Infatti i contraddittori provvedimenti adottati  si prestano a strumentali ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale, tant’è che Solvay ne ha già prodotti due sostenendo la pregressa  legittimità dell’autorizzazione in maniera che una “temporanea” sospensiva del TAR le consenta -senza limiti di emissioni-  una  produzione di C6O4 “immediata”, ovvero a tempo indeterminato considerati i tempi della Giustizia amministrativa fino al Consiglio  di Stato.

Con i ricorsi, Solvay dunque si sta facendo beffe di Alberto Zolezzi, che all’audizione  della Commissione ha ribadito lo stop al C6O4, stop ritardato e ambiguo della Provincia, contro la quale l’onorevole  ha polemizzato: “Ma per quale motivo finora siete stati  sicuri che la salute dei lavoratori e dei cittadini di Alessandria, Spinetta e dell’intero Bacino Padano siano stati  sicuri?”. Qui potete visionare tutto il video.

Con i ricorsi dunque, soprattutto Solvay cerca di imbrigliare il procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria, che dunque sollecitiamo con urgenza. 

Pfas Veneto: il processo ambientale più importante d’Italia.

Soprattutto se entrerà in sinergia con il processo gemello di Alessandria contro di Solvay, che sta per partire. A Vicenza il Gup ha rinviato a giudizio 14 manager di diversa nazionalità dell’azienda Miteni e delle multinazionali Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors Group, oltre che la stessa Miteni di Trissino. L’accusa è di aver avvelenato con i Pfas (Pfoa ,GenX e C6O4) per decenni, senza soluzione di continuità, le acque sotterranee e di falda di oltre 300 mila abitanti delle province di Padova, Vicenza e Verona, provocando tumori, malformazioni, aborti e malattie del sistema cognitivo, ecc. La prima udienza in corte di assise il primo luglio. Le contestate sono centrate su reati dolosi e non colposi:  avvelenamento delle acque, disastro doloso, inquinamento ambientale bancarotta fraudolenta. Le parti civili costituite sono oltre duecento. Il processo continua una lotta avviata otto anni fa e animata in particolare  da “Mamme No Pfas” fin quando nel 2017 è scattata l’emergenza sanitaria, della quale sono state investite le istituzioni, dalla Regione al Governo. Fondamentale saranno le ripercussioni sulla enorme bonifica, con analogia con la vicenda Solvay di Spinetta Marengo.

Anche gli  avvocati di Miteni avranno l’impudenza di sostenere che non vi sono  certezze nel panorama scientifico sugli effetti nocivi delle sostanze perfluoroalchiliche per l’uomo, con la conseguenza di mancanza di volontarietà da parte degli imputati.

Di seguito, i più recenti “post” sul Sito della “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute , l’ambiente, la pace e la non violenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”.

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto. La posizione Cinquestelle in Parlamento.

A Spinetta Marengo la polvere sui mobili delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute. Gli omissis nelle autorizzazioni e gli alimenti avvelenati.

I biberon al bisfenolo. Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria  denuncia: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo.

L’allarme “Pfas e Bisfenolo riducono qualità dello sperma, volume testicoli e …

La chimica che inquina l’acqua

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto.

Dossier pagg. 220 disponibile presso movimentolotta.maccacaro@gmail.com

E’ la posizione dei Cinquestelle. Alberto Zolezzi, deputato e membro delle Commissioni Ambiente ed ecomafie, dopo l’interpellanza urgente alla Camera:  “È ora che lo Stato intervenga con decisione sulla vicenda dei Pfas, ossia la famiglia di composti chimici, usati prevalentemente dall’industria, che causano gravi danni alla salute e potrebbero interferire con l’efficacia del vaccino contro il Coronavirus. L’Ispra assimila il nuovo Pfas cC604 prodotto in esclusiva dalla Solvay S.P. di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, alle sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche e la sostanza è stata rinvenuta a valle della barriera idraulica della Solvay, i cui dirigenti sono stati condannati nel dicembre 2019 per disastro ambientale colposo. Bisogna assolutamente scongiurare i gravi pericoli a cui è sottoposta la popolazione dalla valle del Po. Parliamo di sostanze cancerogene, interferenti endocrini che riducono la fertilità, favoriscono l’endometriosi e le patologie cardio e cerebrovascolari. In Aula alla Camera abbiamo appreso della disponibilità dell’Istituto superiore di sanità a realizzare uno studio epidemiologico ad Alessandria, ma bisogna fare di più, vietando una volta per tutte queste sostanze, e bisogna farlo presto”.

La polvere delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

Tra i media, sui Pfas si dà molto rilievo al loro inquinamento delle acque, giustamente, però è sottovalutato quello atmosferico. Eppure basta passare un dito sui mobili di qualunque casa di Spinetta Marengo per raccogliere uno strato di polvere, malgrado aver fatto le pulizie il giorno prima.

L’Arpa non si preoccupa di queste analisi pur sapendo che non si tratta di soli Pfoa C6O4 ADV Bisfenolo ma, in cocktail, anche di acido cloridrico e acido fluoridrico  che le centraline  attorno alla Solvay non misurano.  Eppure quelle polveri depositatesi indicano sostanze  che si  respirano in minuscoli frammenti  entrati nell’aria come polvere, e che possono interferire con il sistema endocrino e portare ad effetti dannosi per la salute, tra cui infertilità, diabete, obesità, crescita fetale anormale e tumori. Questa polvere gli spinettesi se la portano nel corpo tutto il giorno  ogni giorno, probabilmente con una media di 20 milligrammi ogni giorno secondo gli studi di  Anna Young del  Dipartimento di salute ambientale presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, nonché di Linda Birnbaum, ex direttrice e scienziata emerita del National Institute of Environmental Health Sciences e del National Toxicology Program. Dunque quelle  sostanze si trovano nel sangue e nelle orine dei cittadini, come verificabile da screening di massa che da anni chiediamo inutilmente di eseguire.

Fascismo aziendale.

Consideriamo che lo Stato è ri-entrato nel capitale dell’azienda dell’acciaio. Ebbene, nell’ArcelorMittal di Taranto, di fatto statale, un lavoratore è stato licenziato dalla direzione  perché aveva pubblicato un post su Facebook, col quale invitava a seguire una fiction televisiva che faceva eco alla grave situazione ambientale della fabbrica e della città

Negli anni cinquanta Giuseppe Di Vittorio chiamava fascismo aziendale quel regime autoritario nei luoghi di lavoro che non solo imponeva alle lavoratrici ed ai lavoratori l’oppressione di durissime condizioni di sfruttamento, ma colpiva la libertà di pensiero e di espressione, imponendo loro di non manifestare e di nascondere le loro opinioni. Oggi quel fascismo aziendale sta tornando e si sta diffondendo in questo clima politico. Clicca qui.

I Cinquestelle all’attacco dei Pfas. Speriamo che non sia un’altra sconfitta.

Anzi, temiamo che sia un’altra sconfitta: per noi.  Trenta parlamentari hanno presentato una interpellanza urgente che chiede di fissare i limiti dei Pfas nell’ambiente. “Limiti zero”: era l’impegno dell’allora ministro dell’ambiente (grillino) Sergio Costa. Impegno non mantenuto. Quante probabilità ci sono che l’impegno sia ora  assunto dal nuovo ministro “alla transizione ecologica” Roberto Cingolani? Il M5S è al governo con Draghi come lo era con Conte, ma ora conta meno di prima. Dunque poche probabilità.

Per il resto l’interpellanza, primo firmatario Alberto Zolezzi, ripercorre fedelmente il disastro che da troppi anni documentiamo e rivendichiamo.  In particolare ribadisce che il Pfas “di nuova generazione”, il C6O4, è più cancerogeno del PFOA sostituito, mentre viceversa la Provincia di Alessandria, piuttosto che chiuderlo, ne autorizza addirittura l’ampliamento alla Solvay di Spinetta Marengo, malgrado i riscontri epidemiologici e idrogeologici. Ma è chiaro che un conto è chiedere “limiti più stringenti”, come purtroppo stanno facendo i grillini, e ben altro sarebbe pretendere “limiti zero” che, per quanto riguarda lo stabilimento piemontese, determinerebbe la chiusura urgente degli impianti inquinanti. Dunque “limiti più stringenti” è un palliativo che mantiene lo status quo. Una sconfitta ecosanitaria per la popolazione, che la politica vorrà vendere come una vittoria.

Mentre nel frattempo ci si ammala e muore fra i lavoratori e i cittadini. La stessa, sacrosanta,  richiesta al governo di “studio di corte epidemiologico approfondito”, infatti  -senza chiusure urgenti-  non fa che rinviare nel tempo lo status quo ecosanitario che invece è già drammaticamente chiaro e documentato dalle indagini e dalle cartelle cliniche in mano alla Magistratura. D’altronde l’altro Costa, Andrea, niente affatto grillino, al quale l’interpellanza è rivolta quale sottosegretario alla Salute, ovviamente precisa, scandendo bene i concetti, che L’Istituto Superiore di Sanità garantisce la propria disponibilità di verificare l’opportunità ed eventuale fattibilità di uno studio di corte residenziale nell’area del comune di AlessandriaCampa cavallo. Dell’interpellanza (clicca qui il video) resteranno solo i toni enfatici e commoventi: “ne va della salute dell’intera pianura padana”, se non ci sarà  l’intervento concreto di governo e parlamento: cioè “limiti zero pfas”.

Il Pfas C6O4 rinvenuto alla foce del Po. E dove sta la sorpresa dei giornali?

“Con ragione, dunque, per il Pfoa noi riteniamo trattasi di una emergenza non solo per Alessandria ma per il bacino del Po”: così la nostra associazione concluse il voluminoso esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Correva l’anno 2009. Nel 2021 gli smemorati giornali titolano la clamorosa sorpresa: “Il C6O4 rinvenuto nel Po a Castelmassa di  Rovigo”, e i parlamentari (M5S) interpellano il governo: “Urgente salvare i bambini di Spinetta, di Alessandria e della Pianura Padana”. Considerando che negli anni ’90 già denunciavamo le schiume scaricate in Bormida (affluente del Tanaro a sua volta del Po), è indubbio che qualche generazione di bambini non è stata salvata dai ben noti cancerogeni Pfas, prima dal PFOA e ora anche dal suo peggior sostituto C6O4. Nel passato Montedison i Pfas li scaricava dopo l’uso avendoli ricevuti dalla Miteni di Trissino (ancora oggi ammucchiati a Torre Garofoli di Tortona). Adesso lo stabilimento Solvay di  Spinetta Marengo è il solo produttore, e lo scarico segue le stesse vie fluviali oltre che inseguire le falde acquifere; d’altronde proprio la Miteni (chiusa nel 2013) aveva insegnato di scaricare direttamente in falda.

“A maggior ragione, sig. Procuratore, alleghiamo esami del sangue attestanti valori fuorilegge di Pfoa addirittura in lavoratori non adibiti direttamente nei reparti produttivi: con il fondato sospetto che anche gli abitanti sono esposti ai danni del PFOA”: questa denuncia del 2009 dovrebbe rimbombare nella coscienza di Arpa, Asl, politici, sindacalisti e giornalisti, che la ignorarono malgrado l’abbiamo ripetuta quante volte in tutti questi anni. Fa rabbia ricordare che girai l’Italia anche con conferenze dal titolo “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla salute tra allarmi e silenzi”, facendo nomi e cognomi degli inquinatori e dei complici, medici compresi. Non tutti finsero di non sapere, ad esempio l’amministrazione di Ferrara, verificato il Pfoa a Pontelagoscuro , si attivò (2010) “nei confronti  degli enti piemontesi (Regione e Arpa Piemonte, Provincia ed Asl Alessandria, Comune di Alessandria), affinchè Solvay, ivi situata, venga messa in condizione di cessare lo scarico di Pfoa nel fiume Bormida”.  E oggi (2021) si “scopre” il C6O4 a Castelmassa (Rovigo) che con Pontelagoscuro (Ferrara) distano 300 chilometri da Alessandria, all’ingresso dei 180 km² del Delta del Po?

Pfas e Bisfenolo riducono la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e la lunghezza del pene.

Gli studi scientifici americani (clicca qui) allarmano il declino della fertilità femminile ma soprattutto di quella maschile. Infatti  Pfas e Bisfenolo riducono  la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e incidono  sulla lunghezza del pene. Già era stato accertato l’aumento del tasso di aborto spontaneo. Le stesse anomalie genetiche da anni erano già state riscontrate in pesci, rettili e altre specie.  I Pfas (Pfoa, C6O4, ADV) in Italia sono  indagati in particolare per Piemonte e Veneto per la contaminazione di acque, suoli e aria. La presenza di Bisfenolo per lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (AL) è stata denunciata con esposto dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Analoghi studi sono stati compiuti in Cina. Greta Thunberg  e Erin Brockovich, paladine ambientali e attiviste avvertono: “In pericolo il futuro della razza umana.  La rapida morte e il declino dello sperma devono essere affrontati e devono essere affrontati ora. Semplicemente non c’è tempo da perdere”.

–>(1) Pfas una calamità ambientale e sanitaria mondiale.

Facciamo riferimento al più recente Studio ENEA. Le sostanze perfluoroalchiliche (PFOA, PFOS, C6O4, ADV ecc.) sono diffusissime in tutto il mondo: trattamenti pelli e tessuti (Goretex) rivestimenti carta e cartone detergenti e cera per pavimenti vernici, pesticidi e insetticidi schiume antincendio pellicole fotografiche, olii idraulici fondi antiaderenti per cottura cibi eccetera. Perciò sono purtroppo rintracciabili  in tutto il mondo, in particolare in Italia) e in tutti i comparti (acqua, aria, suolo) e  perfino nei tessuti degli orsi polari.

Già negli anni 90’ denunciamo gli scarichi di Pfoa in Bormida (come per l’Ohio utilizzato a scopo potabile), ma il direttore sguscia dalle mani della Giustizia. Nel 2008 denunciamo che anche in Italia, prove alla mano (le cartelle cliniche saranno sequestrate solo nel 2021), i lavoratori hanno tassi altissimi di Pfoa nel sangue. 

Denunciamo l’esistenza degli studi internazionali: la correlazione tra PFAS e ipercolesterolemia, malattie tiroidee, colite ulcerosa,  ipertensione in gravidanza eclampsia, tumori del testicolo, tumori del rene, arterosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto, diabete, infertilità maschile e femminile, aborti spontanei e alterazioni dello sviluppo del feto, tumori del rene, testicolo, prostata, vescica, ovaio, mammella, fegato, pancreas, linfoma NH, leucemie, mieloma multiplo. Ce n’è abbastanza per fermare subito il Pfoa, che invece è tollerato fino al 2013, sgusciando grazie all’Arpa anche dal processo, e  sostituito dal C6O4 (e ADV): dalla padella alla brace. 

Il governo non fissa limiti zero ai PFas, bensì nel 2014  come concentrazione ammissibile in acqua pone… l’obiettivo PFOA ≤ 500 ng/l. E nel sangue? E’ pacifico che dovrebbe essere zero?

–>(2) Solvay si difende col condono dei politici.

Ilham Kadri amministratrice delegata Solvay

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Guidato dall’AD di Bruxelles, lo sta seguendo il country manager nazionale, inquieto per i provvedimenti giudiziari di Rosignano e Spinetta Marengo (AL). 

Iniziamo da quest’ultimo stabilimento, ovvero dalla questione Pfas che parallelamente si svolge nel processo a Vicenza per lo stabilimento (chiuso) della Miteni di Trissino.

L’editoriale di “Domani” (clicca qui)  usa proprio il termine “condono” per qualificare la politica omissiva e complice delle amministrazioni piemontesi, le cui ultime (leghiste) nel 2021 non bloccano il C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologi locali e gli allarmi internazionali, bensì la Provincia autorizza addirittura l’ampliamento della produzione del C6O4 dopo averlo tacitamente ammesso, condonato, per anni.    

–>(3) Amnistia? Fra ulteriori allarmi del mondo scientifico.

Solvay  all’indulto (estinzione della pena)  preferirebbe per il futuro l’amnistia (estinzione del reato): un compiacente Governo dovrebbe rinunciare -come fatto dalla provincia di Alessandria) a perseguire il reato, dunque, non fissando Limiti Zero PFAS,  dovrebbe consentire la produzione del Pfas C6O4 a Spinetta Marengo. Però pende la spada di damocle del Processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, e incalzano le proteste dei Movimenti sull’onda degli ulteriori allarmi che provengono dal mondo scientifico.

Gli studi dell’Università di Padova, sulle relazioni tra inquinamento da PFAS e anomalie congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e neurologici come l’Alzheimer, processo degenerativo del Parkinson, l’autismo e i disturbi dell’attenzione e iperattività, hanno infatti registrato importanti segni di accumulo di Pfas in diverse aree del tessuto cerebrale (Clicca qui)

Inoltre, sulla base degli studi epidemiologici, il team del professor Carlo Foresta, professore ordinario di endocrinologia dell’Università degli studi di Padova, in collaborazione con il dottor Luca De Toni , il dottor Andrea Di Nisio, e il professor Paolo Simioni,  hanno pubblicato gli esiti sull’importante rivista scientifica internazionale “International Journal of Molecular Sciences”: Lo PFOA nel sangue è in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, predisponendo così ad un aumento del rischio cardiovascolare: infarto cardiaco e ictus cerebrale. (clicca qui). 

Anche per quanto concerne l’aspetto della catena alimentare, sia in ambito animale che umano, suona sempre più l’allarme dopo lo studio delle mutazioni genetiche negli organismi acquatici effettuato dal Dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione e dal Dipartimento di biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con l’istituto di ricerca sulle acque del Cnr, appena pubblicato sulla rivista scientifica Environmental International. Tale studio illustra gli effetti della molecola Pfas C6O4, che avevamo denunciato già nell’esposto del 2009 al Tribunale di Alessandria come tossico cancerogeno teratogeno. Clicca qui

–>(5) Legambiente: nel Recovery Plan via i PFAS da Veneto e Piemonte.

I mecenatismi  sono investimenti atti a saldare la dipendenza delle amministrazioni leghiste locali, ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo  dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica per l’Italia. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte, che per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4. Clicca qui

–>(6) Di Pfas muoiono per primi i lavoratori.

Alla Miteni di Trissino, tardivamente chiusa nel 2018, per decenni si è consumato, nell’indifferenza sindacale e politica, un caso di contaminazione industriale tra i più pericolosi d’Europa. Oggi, tramite il patronato Inca della Cgil del Veneto ma non del Piemonte, l’Inail riconosce la malattia professionale per gli ex lavoratori che hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue, anche quando manca (ancora) un danno funzionale. Quando questo si verificasse l’Inail li risarcirà. In attesa di riconoscimento il  diritto alla rendita per i superstiti.

Malgrado il grave episodio di inquinamento acque della Marzotto del 1976, Miteni (Mitsubishi-Eni ) ha nascosto (almeno dal 1990) e nessuno dentro e fuori la fabbrica si preoccupato degli allarmi che venivano dagli USA. Nessuno ma non il medico di fabbrica, lo stesso che garantiva per Solvay di Spinetta, che dal 2000  misurava la concentrazione di Pfas e Pfoa nel sangue dei dipendenti con livelli elevatissimi, fino a 22 mila volte più alti del normale: in media 20mila nanogrammi per litro di sangue, con picchi di 90mila. Nessuna denuncia di malattia professionale, ovviamente.

Lo Studio pubblicato nel 2019 da Merler e dal dottor Paolo Girardi sulle cause di morte degli ex operai Miteni ha riscontrato un raddoppio di cancro al fegato e di tumori linfatici ed emopoietici, un aumento della mortalità per diabete, cirrosi epatica, ipertensione e suicidi. Non risultano Studi analoghi per gli operai alessandrini.

Arriva nel 2013 la scoperta della contaminazione della  falda acquifera grande come il lago di Garda, da dove pescano gli acquedotti di 21 Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova, e un imprecisato numero di pozzi privati, 350 mila persone, destinate, stando alle proiezioni, a diventare 800 mila. Arriviamo all’udienza del  13 aprile 2021 per entrare nel vivo del maxiprocesso di Vicenza. Oltre ad avvelenare i lavoratori, Miteni con PFOA e C6O4 ha avvelenato anche l’aria, il terreno e la falda. Come sta avvenendo in Alessandria.

Ad Alessandria per evitare futuri costi giudiziari e di bonifiche, Solvay, sta pensando ad operazioni di scorporo, come fece Miteni  vendendo la fabbrica al prezzo simbolico di 1 euro alla lussemburghese Icig, e come sta facendo la stessa multinazionale belga a Rosignano.

–>(7) Solo nel 2021 il maxiprocesso di Vicenza, gemello di Alessandria.

Aula di giustizia?

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani.

Al processo di Vicenza sono 230 le parti civili: persone (150 le singole famiglie), istituzioni (tra cui il Ministero dell’Ambiente per la bonifica del sito e il  Ministero della Salute per il risarcimento delle spese sanitarie, e associazioni (con le solite opportuniste). Sono 15 gli accusati, 10 dirigenti stranieri tra Giappone Mitsubishi e Lussemburgo (Icig) e 5 amministratori italiani Miteni, per avvelenamento delle acque, disastro ambientale e sanitario, omessa bonifica e bancarotta fraudolenta. I reati sono avvelenamento delle acque superficiali e di falda, e mancata bonifica: con aggravante che sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano  dunque dovrebbero  -il condizionale è d’obbligo in questo sistema giudiziario- essere reati di dolo, il massimo della pena. I due pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner, insieme alle Parti civili, dovrebbero sostenere il dolo.

–>(8) Rosignano, come sbarazzarsi del disastro eco sanitario.

I caraibi di Rosignano “bitch”.

Da oltre un secolo Solvay ha sposato Rosignano concedendogli  il cognome e, come dote, un patrimonio di inquinamento impunito. L’unica voce ambientalista per anni dissidente si è infine inciuciata spegnendo i riflettori, che ora sono accesi grazie ai tre esposti alla Procura di Livorno del Movimento Cinquestelle (Francesco Berti e Silvia Noferi), del fondo di investimento internazionale Bluebell (Giuseppe Bivona) e del  WWF. In più, si è  inserita -come anche a Spinetta Marengo- la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (presidente Stefano Vignaroli). Esemplare, per l’analisi dettagliata, è l’interrogazione M5S al Consiglio regionale Toscana, che chiede anche l’intervento urgente del Ministero per la riconversione ecologica.

Solvay scarica direttamente a mare 250.000 tonnellate all’anno di solidi sospesi contenenti metalli pesanti come nichel, mercurio, cromo, cadmio, arsenico, e provoca una contaminazione dei terreni, nonché delle acque sotterranee (falda superficiale e falda profonda) da arsenico, mercurio, composti organoclorurati e Pcb”, ovvero i policlorobifenili, composti organici considerati inquinanti persistenti.

Acquiescenti i sindacati, i primi i bersagli degli inquinamenti sono i lavoratori esposti ai vapori indoor/outdoor, con  i pozzi ad uso irriguo delle abitazioni ubicate nelle immediate vicinanze del sito, le acque superficiali del fiume Fine, le acque superficiali del Mar Ligure (spiagge bianche di Vada) ovvero l’arenile “caraibico” dove scarica il Fosso bianco.

Piuttosto che affrontare i costi della bonifica di questo disastro ecosanitario, Solvay ha annunciato per Rosignano l’organizzazione dell’attività in una struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso  tentativo di sbarazzarsi del problema ambientale con uno scorporo, una bad company, procurarsi uno scudo legale, è ora studiato anche per Spinetta Marengo.

I Pfas causano anche gravi danni neuronali.

Gli studi dell’Università di Padova, sulle relazioni tra inquinamento da PFASanomalie congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e neurologici come l’Alzheimer, processo degenerativo del Parkinson, l’autismo e i disturbi dell’attenzione e iperattività, hanno registrato importanti segni di accumulo di Pfas in diverse aree del tessuto cerebrale. Le fonti di esposizione per l’essere umano includono, oltre all’acqua potabile, gli alimenti, la migrazione da pellicole e rivestimenti alimentari, tappeti, abbigliamento, polvere, cera, prodotti cosmetici. Clicca qui

Ridiamoci su per non piangere.

  1. Mentre l’Onu chiede la messa al bando totale dei PFAS, la Provincia di Alessandria, a firma dello scienziato Coffano, dà dei coglioni agli scienziati internazionali e non chiude il pfas C6O4 a Spinetta Marengo bensì autorizza alla Solvay l’ampliamento della produzione. Lo fa con una Determinazione Dirigenziale che, come per tutti i drammi, si conclude con una frase farsa:  “Siccome Solvay ritiene che le informazioni siano riservate, la presente determina non può essere resa pubblica nella sua forma integrale per ragioni di tutela della proprietà intellettuale, di riservatezza industriale e commerciale, perciò non deve essere soggetta a pubblicazione. Si prescrive quindi alla Solvay di produrre una versione epurata di tali informazioni inerenti la descrizione dell’impianto per la pubblica consultazione”.  Ridiamoci su per non piangere. “Si prescrive”: si ordina alla Solvay di  epurare censurare quello che le pare ad ambientalisti e opinione pubblica. Finchè non ci mette le mani la Magistratura.
  2. Gianfranco Lorenzo Baldi, presidente della Provincia di Alessandria, avrebbe  ordinato al dirigente della Conferenza dei servizi, Claudio Coffano, di condurre un importante esperimento scientifico: ogni giorno mangiare  un chilo di vongole con C6O4 a dimostrazione che l’Università di Padova sono dei coglioni a dichiararne la pericolosità

Ilva di Taranto, l’Europa ribadisce: “L’Italia è ancora inadempiente”

Le autorità italiane devono “garantire che il funzionamento attuale e futuro dell’acciaieria non continui a comportare rischi per la salute dei residenti locali e per l’ambiente”. Il Consiglio europeo deplora la mancanza di informazioni da parte del governo italiano, attese un anno fa, in merito all’esecuzione della sentenza del 24 gennaio 2019 con cui la Cedu ha condannato il nostro Paese per le violazioni commesse a danno dei tarantini nella gestione della più grande acciaieria d’Europa. Intanto per il futuro dell’area a caldo si dovrà  attendere l’udienza di merito fissata per il 13 maggio dal Consiglio di StatoClicca qui.

L’ONU chiede la messa al bando totale dei Pfas.

Il gruppo di esperti ONU del Comitato di revisione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti  chiede la messa al  bando totale  degli acidi perfluoroacrilici PFAS (PFOA, PFOS, C6O4): le diffusissime sostanze chimiche alla base Teflon  delle padelle antiaderenti, indumenti impermeabili, imballaggi,  tappeti, schiume antincendio ecc, veleni nelle falde e negli acquedotti,  veleni  presenti  nel sangue dei lavoratori e dei cittadini e collegati a una gravissima serie di rischi per la salute tra cui cancro, malattie del sistema immunitario e problemi di sviluppo nei feti ecc. I PFAS sono al centro del più grande scandalo di contaminazione dell’acqua potabile del secolo, scoppiato dagli Stati Uniti  all’Australia all’Italia: in Italia dal 2008 per la Solvay di Spinetta Marengo e dal 2013 per la Miteni di Trissino; i processi sono in corso ad Alessandria e Vicenza.

40mila australiani risarciti per i danni PFAS.

La contaminazione dell’acqua al centro della causa depositata presso il Tribunale federale per milioni di dollari di risarcimenti. I residenti sono stati colpiti dai PFAS utilizzati negli apparecchi antincendio in una vicina base aerea di Pearce alla periferia di Perth. Si estenderà ad altri territori sedi di basi militari la class action nazionale contro il Dipartimento della Difesa, che ha iniziato a fornire acqua in bottiglia e ha annunciato un’indagine per verificare  i pozzi e le acque sotterranee inquinati dalle sostanze chimiche utilizzate nelle altre basi aeree.

Ancor più del PFOA, il C6O4 provoca mutazioni genetiche agli organismi acquatici.

Come avevamo per il tossico cancerogeno teratogeno Pfas PFOA già evidenziato nelle nostre denunce del 2009, le mutazioni genetiche negli organismi acquatici (es. cambio sesso nei pesci) dal Bormida al Po avvengono anche per le vongole. La conferma procede dalle analisi dell’Università di Padova per il  C6O4, il sostituto Pfas che Solvay vuole addirittura incrementare a Spinetta Marengo come innocuo. Anzi, la ricerca dell’Università  afferma che il C6O4  altera «in modo significativo, e per alcuni versi ancora maggiore del Pfoa, i processi biologici» delle vongole, le “sentinelle biologiche” delle acque. 

Per i Pfas avviati due progetti dalla Regione.

Ovviamente non dalla Regione Piemonte bensì dalla Regione Veneto. Il primo progetto è affidato al prof. Carlo Foresta, del Dipartimento di Medicina, con l’obiettivo di indagare l’”Effetto dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sui livelli circolanti e sulla funzionalità della vitamina D”, ovvero a causare l’osteoporosi. Il secondo progetto finanziato, alla prof.ssa Cristina Canova del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, riguarda uno “studio trasversale e di follow-up nella comunità e nei lavoratori esposti a PFAS”.  Clicca qui la Regione Veneto.

Straordinaria manifestazione popolare No Pfas a Vicenza.

Ad una settimana dalla manifestazione anti Solvay ad Alessandria, maxi mobilitazione per l’udienza del processo gemello del 22 marzo a Vicenza contro la Miteni di Trissino. Pfasland, l’organo di informazione di Let’s stop Them/crimini ambientali, comitato di redazione interdisciplinare, sito per promuovere giustizia, ambiente e sociale a partire dalla questione Pfas, organizza un doppio appuntamento, domenica 21 marzo dalle 15 e lunedì 22, di manifestazione e presìdi. Ci sarà un vero e proprio accampamento, smontato prima del coprifuoco, con una serie di dibattiti fuori dal tribunale, con avvocati, parti civili, Vittime, attivisti, associazioni, sul tema dell’inquinamento da Pfas. Grande appuntamento per giornali, televisioni, documentaristi (sarà presente una troupe condivisa del regista americano del film Genx: a chemical cocktail e del regista italiano Chemical Bros).

Clicca qui l’intervista a Lino Balza. Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Prossima manifestazione davanti al tribunale di Alessandria.

La prossima manifestazione si svolgerà necessariamente davanti al Tribunale di Alessandria. Che è diventato l’interlocutore fondamentale dei Comitati, dopo che su di esso è stata scaricata la responsabilità di fermare gli impianti inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo. Cambio di strategia per tutti dopo che la connivente Provincia ha annunciato la definitiva autorizzazione AIA a Solvay per il tossico e cancerogeno Pfas C6O4. Questa ha rappresentato la prima  mossa della lunga partita a scacchi che la casa madre belga intende concludere con lo scacco matto ai Movimenti  risoluti per la fermata dei famigerati Pfas (C6O4 e ADV) che stanno – secondo le tragiche indagini epidemiologiche e idrogeologiche – proseguendo la devastazione sanitaria e ambientale  avviata dal famigerato fratello Pfoa, a tacere del Bisfenolo e degli altri 21 veleni mai bonificati in falda, acquedotti e atmosfera. (continua)

Il Dossier “Pfas. Basta!” è disponibile.

Il Dossier “Pfas. Basta!” è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In 173 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autoriIl ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a lino.balza.2019@gmail.com  l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Straordinaria manifestazione No Pfas a Vicenza.

Ad una settimana dalla manifestazione anti Solvay ad Alessandria, maxi mobilitazione per l’udienza del processo gemello del 22 marzo a Vicenza contro la Miteni di Trissino. Pfasland, l’organo di informazione di Let’s stop Them/crimini ambientali, comitato di redazione interdisciplinare, sito per promuovere giustizia, ambiente e sociale a partire dalla questione Pfas, organizza un doppio appuntamento, domenica 21 marzo dalle 15 e lunedì 22, di manifestazione e presìdi. Ci sarà un vero e proprio accampamento, smontato prima del coprifuoco, con una serie di dibattiti, fuori dal tribunale, sul tema dell’inquinamento da Pfas.

“Nei giorni mondiali della poesia, dell’acqua e di San Benedetto, patrono d’Europa, occuperemo lo spazio della Piazza del Tribunale di Vicenza. Dal pomeriggio alla sera di domenica, la mattina del giorno dopo, staremo a parlare tra di noi, attivisti, cittadini, gruppi, associazioni, con momenti centrali di “assemblea distanziata” (fisicamente, ma non sul tema) in un grande cerchio, dando appuntamento a giornali, televisioni, documentaristi (sarà presente una troupe condivisa del regista americano del film Genx: a chemical cocktail e del regista italiano Chemical Bros). Ripercorreremo tutta la storia del grande inquinamento da Pfas, ovvero sia della grande contaminazione del Veneto centrale, chiamando voci, amici, attivisti di altri territori (Padova, Venezia, Spinetta Marengo), presentando al pubblico, in uno “spazio comune”, le istanze e i protagonisti stessi del processo, per meglio conoscersi reciprocamente: daremo la parola agli avvocati, alle parti civili, alle persone colpite, alle molteplici diverse componenti del movimento. Alle ore 17 faremo il punto su bonifica, nuovi acquedotti, incenerimento, collegato ambientale (limiti/messa al bando pfas), analisi sangue e alimenti, progetti di ricerca (con ricercatori universitari presenti).”

“Installeremo una specie di campo base “alpinistico”, con vari punti/persone di riferimento, per informazioni e scambio di materiale, per valorizzare le relazioni e le connessioni, quasi un prepararsi a scalare simbolicamente, l’indomani, l’Everest del diritto: il crimine ambientale e i suoi risvolti sociali (tema che sarà l’oggetto specifico dell’«udienza di riunione fascicoli» prevista per il giorno dopo)”.

“La notte ad elaborare il materiale, la mattina pronti all’azione finale, tutti insieme, in cordata. Ma per arrivare a ciò, il momento di comunità più importante sarà il tardo pomeriggio di domenica quando (ore 19), con una grande orazione civile strutturata a più voci, chiameremo la poesia a difenderci dalla prepotenza delle carte bollate. Chiameremo la poesia dialettale, l’avvocato e Poeta Ernesto Calzavara con i compagni di poesia Giacomo Noventa e Romano Pascutto, a difenderci dall’arroganza dei potenti. La poesia dimenticata, insubordinata alle logiche del profitto, esiliata dai nostri territori – concludono gli organizzatori – sarà la nostra arma contro la devastazione, la violenza, il Potere con la p maiuscola”.

I Movimenti in piazza mentre Solvay avvia lo scacco matto per il PFAS. Ma se la Procura…

La partita ora si svolge in Tribunale. Anche se non c’è più stato il tempo, soprattutto in epoca covid, di spostare il 13 marzo davanti al palazzo di giustizia di Alessandria la manifestazione organizzata di fronte alle sedi di Provincia e Comune. Pochi giorni avanti infatti la connivente Provincia ha annunciato la definitiva autorizzazione AIA alla Solvay di Spinetta Marengo per il tossico e cancerogeno Pfas C6O4. Questa ha rappresentato la prima  mossa della lunga partita a scacchi che la casa madre belga intende concludere con lo scacco matto ai Movimenti  risoluti per la fermata dei famigerati Pfas (C6O4 e ADV) che stanno – secondo le tragiche indagini epidemiologiche e idrogeologiche – proseguendo la devastazione sanitaria e ambientale  avviata dal famigerato fratello Pfoa, a tacere degli altri 21 veleni mai bonificati in falda, acquedotti e atmosfera.

Dunque, invece di fermare C6O4 e ADV, prima mossa: la Provincia,  che (con Comune e Regione) bada ai voti leghisti e alle relazioni industriali, rilascia l’AIA e scarica la patata bollente ai tribunali affermando:  “Visto che la Procura ci ha avviato contro, sulla scia della sentenza di Cassazione e sulla spinta dei Movimenti, procedimento penale per disastro ambientale e omessa bonifica, si assuma perciò la Procura la responsabilità di fermare gli impianti”. Altrimenti – ha studiato Bruxelles – andiamo avanti con le mosse successive, cioè il processo di primo grado, poi quello di appello e poi di cassazione; passano cioè almeno altri dieci anni e noi con l’AIA provinciale,  il minimo di  manutenzione e l’occhio opaco di Arpa e Asl e sindacati, nel frattempo consolidiamo i profitti sfruttando gli impianti fino all’osso, tanto la gente è assuefatta agli inquinamenti che peraltro noi spergiuriamo inesistenti. Infine, ultima mossa, saremo capaci noi di chiudere gli impianti. 

Per il dopo scacco matto, cioè per non pagare la bonifica, è già pronta la mossa del cavallo, collaudata a Livorno per lo stabilimento di  Rosignano analogamente sottoposto a  procedimenti giudiziari per catastrofi ambientali. Consiste nello scorporo in una nuova società, una legal entity scollegata dalla casa madre, un nuovo soggetto industriale su cui scaricare le  responsabilità processuali.

Nello schema scacchistico di Solvay sono da valutare due variabili. Una è che il ministero della transizione ecologica fissi limiti zero alle emissioni dei Pfas: equivalente all’automatica fermata degli impianti. Eventualità assai improbabile perché già disimpegnata dal precedente ministero per l’ambiente (addirittura grillino). L’altra preoccupa la multinazionale belga sulla base dell’eclatante emergenza sanitaria ed ecologica: la fermata degli impianti inquinanti da parte della Procura: già oggi, prima di aprire il processo, senza attendere altre “pistole fumanti”.  C’è il precedente dell’Ilva di Taranto.

Perciò da oggi l’interlocutore principale per noi, con ComitatoStopSolvay e Legambiente, diventa il Tribunale di Alessandria, davanti al quale è facile prevedere le prossime manifestazioni popolari che magari ripetano quella del 23 marzo a Vicenza. A maggior ragione se è vero quanto afferma la Provincia (clicca qui) di essere d’accordo con i PM Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria. 

L’assessore all’Ambiente che insegna come chiudere la fabbrica di Spinetta Marengo.

Impressiona, nel 2021, l’intervista a La Stampa di Ezio Guerci, ex assessore PCI all’Ambiente di Alessandria, che riscrive la storia alla stregua del romanzo di Orwell. Si vanta di aver avuto il coraggio – a differenza degli attuali amministratori – di bloccare le produzioni inquinanti dello stabilimento Montedison (oggi Solvay) di Spinetta Marengo. Da quale pulpito viene la predica! E vorrebbe insegnare ai gatti ad arrampicarsi.

L‘affermazione infatti non ha alcuna rispondenza con i fatti storici. In realtà, Guerci mise in scena col sindaco Giuseppe Mirabelli una pagliacciata: così la definii sui giornali dell’epoca. La sceneggiata, con titoli drammatici a sei colonne sui giornali La Montefluos costretta a chiudere 900 dipendenti sospesi dal lavoro, infatti scoppiò come una bolla di sapone: nessun impianto fu fermato, l’inquinamento proseguì più forte di prima. In quale scambio consistette la trattativa fra Comune e Montedison? L’ex sindaco non può più rispondere, l’assessore potrebbe scoprire gli altarini…  (Leggi tutto)

Sequestrate le cartelle cliniche dei lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo.

Il bisettimanale di bisdisinformazione di Alessandria se ne guarda bene dal ricordare che nel 2009 aveva omesso di comunicare ai lettori che nel nostro esposto alla Procura avevamo denunciato la presenza di valori enormi di Pfoa nel sangue dei lavoratori dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: valori tossici e cancerogeni secondo le documentate rilevanze scientifiche internazionali allegate. Secondo noi le cartelle cliniche rappresentano la “pistola fumante” del reato di dolo.  Nel suddetto articolo, Il Piccolo si premura a nascondere che, dal 2009 fino a pochi mesi fa, non ha menzionato mai i nostri ripetuti esposti che sollecitavano la Procura a sequestrare le cartelle cliniche nascoste da Solvay. Anzi, avrebbe potuto pubblicare i certificati di analisi, e non lo ha fatto. Come vogliamo chiamare l’assistere passivamente a un atto colpevole che si dovrebbe impedire, tacito consenso o tolleranza? Scontato che non si è gravati da obbligo giuridico, non c’è invece nessun dubbio sul reato deontologico che commette chi avrebbe l’obbligo di fare informazione. A tacere del codice etico di un giornale che non nomina mai e poi mai il nome di chi da cinquanta anni rappresenta, a proprie spese, l’antagonista per antonomasia dei fatti e dei misfatti del polo chimico spinettese. Va dato invece atto che questa Procura sta facendo quello che gli inquirenti passati non hanno mai fatto.

Il C6O4 è il peggiore dei Pfas.

Spinetta e Alessandria sono nella morsa di un molteplice ventaglio di inquinanti. Un disastro ambientale acclarato da una sentenza passata in giudicato che costringe la popolazione a convivere con una situazione su cui ora pesa una seconda inchiesta della Procura alessandrina che indaga, insieme ai Carabinieri del Noe, per un’ipotesi di disastro ambientale (bis) e omessa bonifica. Clicca qui l’intervista al prof. Carlo Foresta membro del Consiglio superiore di Sanità.

I veleni della Solvay penetrano nelle case dalle cantine. I bambini i più a rischio.

Facciamo il punto sulla partita a scacchi che si gioca sulla pelle degli alessandrini. Manifestazione il 13 marzo.

La falda che scorre sotto Spinetta Marengo, compromessa dal disastro ambientale acclarato dalla sentenza della Cassazione del dicembre 2019, rilascia in superficie i cancerogeni cloroformio, tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc. E lo fa introducendo i suoi “vapori” anche attraverso le fondamenta delle abitazioni. Gli accertamenti dell’Arpa sono iniziati l’anno scorso. La popolazione avvelenata è quella del sobborgo alessandrino. Questi accertamenti sono nell’ambito delle campagne di monitoraggio dei composti fluorurati in aria e ambiente, che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” da mesi chiede (formalmente via PEC) all’Arpa di rendere pubblici per tutto il 2020, e non solo fino a luglio. (Clicca qui).

A sua volta, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Piemonte, Sean Sacco, completa il quadro dell’ecocatastrofe con ulteriori dati (clicca qui) evidenziando i drammatici risultati dell’indagine epidemiologica (incrementi di rischio del + 75% per mesoteliomi pleurici, + 90% per i sarcomi ecc. ) che va appunto completata oltre ai confini comunali. Si pensi che in Veneto si sta studiando anche l’associazione tra l’esposizione ai Pfas e le competenze cognitive e socio emotive dei bambini residenti nella zona rossa: è più che un sospetto di danni se consideriamo le rovinose evidenze già accertate in gravidanze ed esiti neonatali. (clicca qui)

Al culmine dei nostri esposti (clicca qui), la Procura di Alessandria ha finalmente avviato procedimento penale contro Solvay in violazione della sentenza di Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Per questo ultimo reato è evidente il fallimento, ad esempio, del Progetto operativo di bonifica per fasi riduzione cromo esavalente (terreni insaturi Area 2 Sottoarea 2b) approvato dal Comune di Alessandria e certificabile dalla Provincia, per il quale Solvay ha fornito garanzie finanziarie.

Con provvedimento immediato, insieme a ComitatoStopSolvay e Legambiente abbiamo chiesto almeno di fermare le produzioni del pfas C6O4 (appena autorizzato dalla Provincia). Solvay stessa ammette la chiusura, addirittura della fabbrica, ma non subito: il tempo di spremerla fino in fondo, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo e il ministero della transizione… transiga sui “Limiti zero pfas”. Clicca qui.

Alcuni politici e sindacalisti fingono di accettare perfino la chiusura dello stabilimento in cambio della localizzazione nell’alessandrino del deposito nucleare nazionale. In realtà puntano alla contemporanea presenza. Clicca qui.

Intanto alla procura di Livorno Vittorio Spallasso, che segue il processo di Alessandria, con il  fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e M5S ha presentato esposto contro Solvay per l’inquinamento della costa tirrenica di Rosignano. Il processo Pfas contro Miteni riprenderà a Vicenza il 22 marzo. Il prossimo 13 marzo ad Alessandria manifesteremo in piazza contro la squallida partita a scacchi che si sta giocando sulla pelle di lavoratori e cittadini.

Sulla chiusura della Solvay di Spinetta Marengo.

Il polo chimico nel bel mezzo del paese

Solvay  dice di essere costretta chiudere Spinetta Marengo: senza i Pfas le produzioni gamma algoflon non sono più economicamente competitive. Non c’è ragione per non crederle osservando il mercato e soprattutto la bufera che si sta scatenando nel mondo contro i tossici e cancerogeni PFAS che imperversano in tutti i settori merceologici, dai biberon all’astronautica. Ovvio il parallelo con Eternit e Ilva. Dunque la chiusura è una eventualità reale e non una minaccia, come sembrano interpretarla i succubi sindacati con il ricatto all’opinione pubblica dei posti di lavoro in pericolo. Finora la minaccia aveva pagato grazie alla complicità di politici e giornali  e all’inerzia della magistratura, e soprattutto nascondendo gli scheletri nell’armadio (cartelle cliniche e dati epidemiologici). Finalmente la Procura di Alessandria è intervenuta, dopo oltre dieci anni di esposti che avevano posto fine al pfas PFOA ma non ai sostituti C6O4 e ADV. L’accusa è disastro ambientale e mancata bonifica in barba alla precedente sentenza della Cassazione. Di conseguenza Solvay ammette la chiusura. Però Bruxelles pensa: chiusura ma non subito, prima spremiamo fino in fondo la fabbrica, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo. A sua volta il ministro della transizione ecologica (continua il lungo articolo).  

Ma qui si sta morendo. Anche di Pfas.

Il comunicato concernente i PFAS della Solvay, che riceviamo dal M5S del Piemonte (clicca qui) è condivisibile laddove apprezza l’intervento della Procura di Alessandria che il “Movimento di lotta per la salute  Maccacaro” sollecita da sempre e con ben cinque esposti ultimamente.  E’ condivisibile per la parte che denuncia l’immobilismo e l’assenza della Giunta regionale per il biomonitoraggio umano e l’indagine epidemiologica dei lavoratori e della popolazione: rivendicazioni che, per quanto ci riguarda, datano quanto meno dal 2008. Aggiungiamo anche le indagini aria-acqua-suolo, ovvero la bonifica alternativa alle chiusure di impianti.

Però ci sono responsabilità che non sono bene messe in rilievo da Sean Sacco capogruppo regionale M5S, Susy Matrisciano Senatrice M5S,  Michelangelo Serra e Francesco Gentiluomo consiglieri comunali M5S Alessandria. I quali non riflettono sulle date (quanto meno andrebbe consultato il nostro Dossier, disponibile a richiesta). Responsabilità appunto ad iniziare quanto meno dal 2008 quando magistratura, arpa e amministrazioni ignorano il nostro esposto in procura che allarma sui Pfas PFOA, C6O4 e ADV. Dunque è quanto meno dal 2008 (e non dal 2012-13 come dice il comunicato M5S)   che mancano i monitoraggi dell’Arpa, fino al 2019 per il C6O4 e per l’ADV fino a pochi giorni fa.

Infine stupisce anche che nel comunicato non si associno a quella della Regione le responsabilità della Giunta provinciale di Alessandria che, in concorso con Comune e Regione, reiterizza addirittura nel 2020 a Solvay l’autorizzazione a produrre C6O4. A tacere che il ministro all’Ambiente, di nomina Cinquestelle, si è rimangiato l’impegno di fissare LIMITI ZERO PFAS: un crimine all’ambiente che non sarà certo emendato  dal nuovo ministro… per la transizione ecologica. Transizione? Ma qui si sta morendo! Ho riempito ben quattro libri di articoli (L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza) a forza di accusare quanti nei decenni hanno sulla coscienza le Vittime della catastrofe ecosanitaria di Spinetta Marengo.

Scoperti nuovi Pfas cancerogeni ad Alessandria. Scoperti? Ma se è almeno del 2008 che li denunciamo.

E’ dimostrato nelle centinaia di pagine de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza” che i morti e gli ammalati elargiti dal polo chimico di Spinetta Marengo stanno sulla coscienza (se ce l’hanno) di molti: non solo di manager (che in fondo fanno il loro sporco mestiere) ma anche di politici (ignoranti o briganti) e di giornalisti (ignavi o prostituti). Anche i magistrati hanno fatto la loro parte: quelli inquirenti che hanno buttato nei cassetti i nostri esposti  e quelli giudicanti che hanno lasciato a piede libero gli assassini e rilasciato all’azienda ulteriore  licenza di uccidere (si legga “Ambiente delitto perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).

Nel 2019  si è concluso in Cassazione il processo al culmine personale di  tanti successi parziali di una lotta  che mi è costata quasi mezzo secolo di battaglie (e rappresaglie). A questo processo, deludente sotto l’aspetto delle pene agli inquinatori  e dei risarcimenti alle Vittime, è rimasta la coda della bonifica.

Dal 2019 abbiamo come associazioni e comitati tempestato la Procura di esposti (gli ultimi cinque del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” al procuratore capo Enrico Cieri: clicca qui), finchè in questi giorni è stato aperto un fascicolo per disastro ambientale e omessa bonifica  con relativi perquisizioni in stabilimento, cartelle cliniche top secret dei lavoratori, avvisi di garanzia e perizie. Altro che bonifica, un filone dell’inchiesta riguarda l’inquinamento che senza soluzione di continuità avvelena suolo aria acque di falda e acquedotti, e gonfia  le pur parziali indagini epidemiologiche di morti per cancro. Nelle analisi sono state tracciate nuove sostanze cancerogene (i Pfas C6O4 e ADV): bella scoperta! è da almeno il 2008 che le abbiamo denunciate negli esposti!

Per quanto riguarda il filone della bonifica, omessa anzi aggravata da Solvay e  di nuovo negletta  dalle  complici Amministrazioni (anzi, la Provincia ha appena ri-autorizzato il C6O4), il Ministero dell’Ambiente, in esecuzione della sentenza della Cassazione, dovrebbe a maggior ragione imporre a Solvay tempi modi costi della bonifica. Se non l’ha fatto finora il ministro grillino dell’Ambiente, figuriamoci il superministro industrialista della transizione ecologica.

Processo e screening di massa per la popolazione colpita da Pfas.

No, non riguardano il Tribunale nè il Comune di Alessandria, bensì il Veneto. Infatti, mentre a Vicenza va avanti il processo Miteni, il Comune di Trissino  chiede alla Regione Veneto uno screening medico di massa  sulla popolazione per  l’immissione nell’ambiente, aria e acqua in primis, dei famigerati Pfas C6O4 e PFOA. Clicca qui.

“Più ci si avvicina alla Solvay e più è pericoloso”.

Chiunque ad Alessandria lo sa da sempre. Nell’intervista, clicca qui, la responsabile epidemiologa dell’Arpa, dati alla mano conferma che le patologie aumentano avvicinandosi allo stabilimento di Spinetta Marengo, comprese quelle procurate dai Pfas. Le analisi del sangue dei lavoratori evidenziano da anni una presenza spropositata di Pfas, peccato che le cartelle cliniche sono top secret nei cassetti di Solvay. L’epidemiologa sospetta che i Pfas siano anche nel sangue dei cittadini e auspica il biomonitoraggio. Noi lo stiamo chiedendo da anni all’Arpa, perché non lo avete fatto? Perché costa farlo: è la risposta. Già, e non costano niente morti e ammalati?

Non arretriamo di un passo: limiti zero ai Pfas.

Copertina del Dossier del Movimento di Lotta per la salute Maccacaro (chiedi copia)

I limiti dei micidiali Pfas devono essere pari a zero: ribadiscono le MammeNo Pfas e StopSolvay , non c’è margine di mediazione con il Ministero dell’Ambiente di Costa, che si limiterebbe ad un abbassamento: clicca qui e  qui.

Intanto il 25 gennaio a Vicenza  il giudice per l’udienza preliminare, Roberto Venditti, dovrà per prima cosa pronunciarsi sull’unificazione delle tre inchieste condotte dalla Procura berica. La prima riguarda l’inquinamento anteriore al 2013, la seconda quello più recente legato ad un Pfas di nuova generazione, il GenX, e la terza il fallimento della fabbrica chimica Miteni di Trissino: clicca qui

Mentre a valle l’acqua inquinata dalla discarica di Ca’ Filissine  (clicca qui) è in espansione, l’ARPA veneta è nella bufera (clicca qui), invece l’ARPA piemontese e la Procura alessandrina sono ancora in apnea malgrado i nostri esposti, altrettanto la Commissione parlamentare ecomafie. 

I Pfas nel mirino di Joe Biden.

Biden affronterà l’inquinamento designando i PFAS come sostanza pericolosa, fissando limiti applicabili nel Safe Drinking Water Act, dando priorità ai sostituti attraverso l’approvvigionamento e accelerando gli studi di tossicità e  ricerca. I democratici di Capitol Hill hanno  identificato i PFAS come una priorità. Edward J. Markey, D-Mass, membro del Comitato per l’ambiente e i lavori pubblici, ha dichiarato: “Dobbiamo allontanarci dall’uso di queste ‘sostanze chimiche per sempre’ ovunque vengano utilizzate: Biden farà azioni concrete per farle uscire dalle nostre acque, aria, suolo e prodotti”.

Non vede non sente non parla l’Arpa di Alessandria.

Abbiamo chiesto all’Arpa la relazione riferita all’anno 2020 relativa ai Monitoraggi qualità aria nell’area circostante l’azienda Solvay di Spinetta Marengo. Gli episodi di inquinamento nell’anno trascorso non hanno fatto che accrescere le forti  preoccupazioni sui sistemi di controllo che avevamo espresso a Magistratura ed  Enti locali.; nonchè all’opinione pubblica tramite comunicato stampa (clicca qui).  Cioè stazioni di monitoraggio (Hcl, Hf) completamente inefficienti, per ammissione della stessa inerte Arpa.  Altro esempio: dall’impianto di depurazione, dove dovrebbero essere trattate le acque reflue di Solvay e Arkema, sono rilasciate senza soluzione di continuità  in atmosfera sostanze tossiche che il direttore dell’Arpa di Alessandria non vuole o non sa neppure definire chimicamente, però rassicurando come sempre la popolazione che lo irrita per la sua protesta dei forti miasmi. A tacere dei conseguenti scarichi in Bormida. A tacere delle falde e degli acquedotti inquinati.  A tacere del cancerogeno Bisfenolo di cui l’Arpa non sa o non vuole rilevare la presenza nel territorio. A tacere di tutta la storica condotta omissiva Arpa-Asl riguardante la catastrofe ecosanitaria dei Pfas (Pfoa, C6O4, ADV).

Il tutto è stato oggetto di quattro recenti esposti (clicca qui)   alla Procura della Repubblica di Alessandria, nonché a Prefetto di Alessandria, Direzione Arpa, Commissione parlamentare ecomafie.

Ilva. Quello che il Governo non dice sul nuovo accordo con Arcelor – Mittal.

Una operazione propagandistica del governo sulla pelle dei tarantini e dei contribuenti italiani. Vincono le condizioni poste da ArcelorMittal: senza il dissequestro degli impianti inquinanti se ne andrà senza pagare penali. Torna l’acciaio di Stato? Tramite una operazione in perdita economica, senza prospettive di riconversione e di tutela della salute. Addirittura ci sarà  la somma degli inquinamenti degli impianti vecchi con quelli nuovi. Intanto il Processo Ilva si concluderà come l’ennesimo Delitto Perfetto consumato nel tribunale (vedi il libro omonimo di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e perpetrato dalla classe politica connivente e collusa? Clicca qui l’intervista di PeaceLink a Radio Radicale.

Anno nuovo, disastri ecosanitari vecchi per i PFAS piemontesi e veneti.

In Veneto solo nel 2013 350 mila persone hanno appreso di aver usato e bevuto per decenni acqua contaminata dai cancerogeni PFAS, non essendo stati informati dell’allarme partito da Alessandria almeno dal 2008 che obbligò Solvay di Spinetta Marengo ad eliminare il PFOA. Addirittura nel 2014 fu archiviato un primo esposto alla Procura di Vicenza. Nel 2016 la Regione Veneto ha iniziato lo screening di massa sulla popolazione, per valutare gli effetti dell’esposizione agli Pfas, dal quale è emerso che il 65% dei cittadini controllati, e in particolare i giovani, avevano livelli altissimi di Pfas nel sangue. Nel 2019 la procura chiede il  rinvio a giudizio della Miteni di Trissino, prima per i PFOA e poi per i C6O4. A giugno 2020 si è arrivati alle udienze preliminari, la prossima il 25 gennaio 2021: a Vicenza sarebbe un maxi processo. Ad Alessandria invece la magistratura, malgrado le indagini epidemiologiche, non blocca la Provincia che addirittura  autorizza il C6O4. Mentre il  governo si rimangia l’impegno di fissare LIMITI ZERO PFAS e la Commissione parlamentare ecomafie gioca a nascondino. Clicca qui.

Confermato: nel cocktail Solvay con i PFAS c’è anche il Bisfenolo.

Dopo i nostri esposti a Procura-Prefetto-Arpa, l’Arpa conferma quanto avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. E precisamente il Bisfenolo AF della “sporca dozzina” dei teratogeni-tossici-cancerogeni “composti fluorurati organici” ormai segnalati come una calamità mondiale. Purtroppo, prima della nostra denuncia, l’Arpa non aveva mai cercato il Bisfenolo nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni. Clicca qui il 4° esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, e per conoscenza a    Prefetto di Alessandria e Commissione parlamentare ecomafie.

L’ILVA produce di meno ma inquina di più: chiudere immediatamente l’area a caldo.

+ 128% di benzene nel 2020 rispetto al 2019 nel quartiere Tamburi di Taranto. Al perimetro dello stabilimento siderurgico.: +215% per benzene, +48% per PM10, +30% per PM2,5, tutti cancerogeni. PeaceLink (clicca qui)  invita il Sindaco di Taranto, il Presidente della Provincia e il Presidente della Regione a inviare alla Commissione Europea e alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) tutta la documentazione ufficiale per sottolineare l’incompatibilità con la salute pubblica dell’attuale area a caldo dell’ILVA. Basta con le parole, con le solite parole trite e ritrite che annunciano un equilibrio fra produzione e salute che non viene mai dimostrato e mai raggiunto, ma che verrà anzi ancora più aggravato se si dovesse giungere a raddoppiare la produzione (8 milioni di t/a), come vorrebbero i sindacati e il governo. Lo diciamo chiaramente: dati alla mano ed evidenze scientifiche ormai acclarate ,chiunque chiede di proseguire con la produzione dell’area a caldo è responsabile, materialmente o moralmente, di tutti gli eventuali danni sanitari che si verificheranno.

Per i sostituti del PFOA gli Usa processano Solvay mentre l’Italia autorizza il C6O4.

Stabilimento Solvay Specialty Polymers di Spinetta Marengo (AL)

Il Dipartimento per la protezione ambientale del New Jersey porta in tribunale Solvay accusata di violare molteplici leggi ambientali riversando, come in Italia senza soluzione di continuità, da più di vent’anni nel suolo nell’acqua e nell’aria, il PFOA e i suoi ancora più  tossici  sostituti. Nel mentre la Provincia di Alessandria concede autorizzazione AIA addirittura per un nuovo impianto di C6O4 sostituto del Pfoa. Il New Jersey cita in giudizio Solvay perché oppone il segreto industriale alla conoscenza degli effetti tossici dei Pfas su ambiente e salute. Nel mentre per la Provincia di Alessandria i pubblici omissis (cinquantacinque) nella relazione tecnica -anch’essi ad occultare i rischi ambientali e sanitari- non impediscono di rilasciare l’AIA alla Solvay.  

 Nella sua causa, il New Jersey chiede al tribunale di obbligare a Solvay le informazioni riservate per i suoi composti PFAS “sostitutivi”, comprese le identità di tali composti ancora più tossici degli originali, tutte le informazioni relative agli scarichi, alle emissioni di tali composti nell’ambiente, tutte le informazioni sulla salute e la sicurezza, e tutte le informazioni rilevanti per lo sviluppo di metodi analitici e standard in grado di misurare questi composti nell’ambiente.  Gli Usa ritengono per il Pfoa inaccettabile nell’acqua 5,1 parti per trilione (si pensi che in  una piscina olimpionica, una parte per trilione ammonta a quattro granelli di zucchero).

Italia e Usa due mondi diversi? Gli Usa hanno preso prima dell’Italia coscienza che i PFAS sono una ampia famiglia chimica sempre più legata a cancro, danni al fegato e ai reni, malattie tiroidee, colesterolo alto, bassa fertilità, basso peso alla nascita e colite ulcerosa. Infatti i  PFAS sono trovati negli alimenti a causa della contaminazione anche in quantità infinitesimali dovuta all’acqua (non ci sono tipi di filtraggio che tengano) o all’imballaggio, e nel latte materno per i bambini. Purtroppo i Pfas, per le loro caratteristiche di resistenza all’acqua all’olio al calore, sono  utilizzati per fabbricare  vestiti impermeabili e anti macchie, scarpe, mobili e tappeti, pentole antiaderenti, contenitori di cibo in cartone, involucri di cibo di carta, processi di cromatura ecc.

Si tratta di evidenti enormi danni alla sanità mondiale, come di evidenti enormi interessi industriali. Dunque, la multinazionale Solvay tende a spacciare come inoffensivi, meno tossici, i cosiddetti “sostituti del PFOA”: a Spinetta Marengo il C6O4. Invece, Natural Resources Defense Council e Clean Water Action, come peraltro  l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, stanno spingendo per il divieto di tutte le sostanze chimiche PFAS tranne che negli usi essenziali, come gli indumenti ignifughi per i vigili del fuoco. Per non fare la fine della criminale ecatombe di morti per amianto.

Amianto e pfas: non esiste un limite minimo di sicurezza. Vanno eliminati.

Prof. Daniele Mandrioli

Smisurata la famiglia delle fibre di Amianto come delle migliaia (4mila?) di Pfas. Non esiste un limite minimo di sicurezza. Esistono gli studi sulla cancerogenicità e sui danni al sistema immunitario dei Pfas. Esistono i negazionisti (al servizio dei profitti) della calamità dei Pfas, come esistevano i negazionisti per l’Amianto. La contaminazione da Pfas è ubiquitaria, la prevenzione è un problema mondiale, i Pfas vanno eliminati in tutto il mondo, come per l’Amianto (purtroppo ancora non messo al bando in tutto il mondo). Da Alessandria capitale del mesotelioma, ne tratta in video (clicca qui) il professor Daniele Mandrioli, Associate Director Cesare Maltoni Cancer Research Center Ramazzini Institute.

Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.

Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia)  è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria.  Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo  fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto  che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto  nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione  dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo  Dai documenti  riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

Sui Pfas timori di nodo scorsoio per i Cinquestelle.

Si trovano sul Dossier “Basta Pfas” (clicca qui) i tre documenti del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” che concludono con la richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas. 1) Al Prefetto di Alessandria e alla Commissione Parlamentare Ecomafie: Stefano Vignaroli, Massimo Vittorio Berutti, Chiara Braga, Alberto Zolezzi: clicca qui.  2) Due esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria: clicca qui e clicca qui.  3) Esposto all’ARPA di Alessandria:  clicca qui.

Nonché la “Lettera aperta ad Alberto Zolezzi” (clicca qui) che così conclude: “Scusa, Alberto, la crudezza del linguaggio, che ho già usato nel commento a caldo dopo  l’audizione della Commissione ad Alessandria, ma il nostro Sito (clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/), nell’illustrare la lunga storia Pfas, per ben 300 articoli comprese le tue interpellanze, ultimamente si sofferma sulla questione del rapporto tra Movimenti e Cinquestelle e sull’accusa -che va rigettata- ai parlamentari grillini di tradimento e/o di inettitudine (Tav ValSusa, Tav Terzo Valico,TAP, Ilva, Acqua pubblica, F35, Benetton… Pfas) dannando alle poltrone l’anima movimentista e ambientalista delle origini, e scontando l’emorragia dei voti. Per cui, perfino Beppe Grillo sbotta: “Non credo più nella rappresentanza parlamentare, preferisco la democrazia diretta che è la sua evoluzione”. Insomma, Alberto Zolezzi, dai grillini non ci si può più accontentare di appassionate grida come quelle da te  pronunciate su Facebook dopo la visita ad Alessandria”.

(Editoriale) Lino Balza