1976. Prevenzione primaria. Maccacaro costituisce Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute.

In queste ore si svolge, a ben quattro anni dal precedente, il XI congresso nazionale di Medicina democratica. Il titolo “50 anni con G. A. Maccacaro e L. Mara” ci richiama alla memoria la dolorosa scissione conclusasi nel 2018 (vedi “Ambiente Delitto Perfetto”, o più brevemente clicca qui “Luigi Mara & Medicina democratica”, sottotitolato “Luci e ombre di un grande protagonista. Il filo rosso che lega il ‘sessantotto’ alla nascita dell’Associazione di Giulio Alfredo Maccacaro, e passando per la mutazione genetica, fino alla sua scissione”).
Ma adesso soffermiamoci sul presente, occupiamoci del sottotitolo, clamoroso, di questo congresso: “La prevenzione primaria è diritto alla salute”. Dunque, di come il concetto cristallino di ieri è stato oggi corrotto dall’immarcescibile presidente di Medicina democratica, che di fatto ha venduto la salute (altrui) tramite il patteggiamento con Solvay. L’associazione è stata comprata con un mercimonio bollato dai Comitati di Alessandria e dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” come scandalo: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2025/03/29/scandalosa-medicina-democratica-al-processo-solvay/. A sua volta, Marco Caldiroli ha difeso il patteggiamento come… esigenza di cassa, cioè come segue: clicca qui https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18320. Una toppa peggio del buco.
Insomma, nel 2025 il Direttivo di Medicina democratica (“a maggioranza”: precisa Caldiroli) ha ripetuto (come a maggioranza dieci anni prima) il tradimento del pensiero e dell’opera di Maccacaro, ha rinnovato il tradimento delle Vittime del popolo inquinato alessandrino, a tacere di tutte le Vittime italiane dei PFAS. Per quaranta denari.
Ebbene, in queste ore, il congresso del 2026, immemore del sottotitolo, sta annegando in un oceanico dibattito le suddette tre turpi carrette del mare?  In quali termini ne parlano, o non ne parlano, i relatori?  Rivendicano che “La prevenzione primaria è diritto alla salute”? Francesco Pallante nella relazione “Il diritto alla salute è ancora nella Costituzione”? O Edoardo Bai nella relazione “Fabbriche di morte: inquinanti e produttrici di armi”?  O Maria Antonietta Cuomo nella relazione “Da vittima a protagonista di giustizia”? O Felice Casson nella relazione “Rafforzare i diritti delle vittime con l’art. 42 della Costituzione”? O Alessandro Rombolà nella relazione “L’omicidio lavorativo, per una nuova e idonea fattispecie penale”? O Gianni Tamino nella relazione “Il ruolo delle associazioni per una consapevolezza collettiva e di promozione di un ambiente salubre”? O Marino Ruzzenenti nella relazione “Uscire dal capitalocene, il conto della bonifiche non ancore fatte”? O Rossano Ercolini nella relazione “L’economia circolare non include l’incenerimento dei rifiuti”? O Claudia Marcolungo nella relazione “Contaminanti eterni: uscire dalla produzione dei PFAS”? O nella relazione “Crimini ambientali e procedimenti giudiziari” Edoardo Bortolotto (il quale per Miteni NON ha patteggiato come invece per Solvay)?
Insomma, per onorare davvero 50 anni di Maccacaro, nessuna di codeste relazioni, ognuna dai propri punti di esame,  può eludere il nodo nazionale “Pfas e Solvay”, come tagliarlo, come fare prevenzione primaria per tutelare il diritto alla salute: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2026/04/06/il-principio-e-chi-inquina-paga/.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Le associazioni ambientaliste all’esame dell’etica.

Nell’occasione che una procura avvii un processo per inquinamento, come avvoltoi si costituiscono parti offese gli enti locali: per salvare la faccia e fare cassa, quando piuttosto dovrebbero anche i loro amministratori sedere sul banco degli imputati per essere stati inermi o conniventi, e dovrebbero per primi essere chiamati a risarcire i cittadini inquinati. Il passato e il presente, nei processi Solvay ad Alessandria, lo dimostrano.
 
Avviene la stessa cosa quando si presentano come parti civili associazioni ambientaliste che in precedenza non avevano mosso una foglia contro l’inquinamento, e che assisteranno il processo come silenti spettatori in attesa del risarcimento che per prassi ogni sentenza loro riconosce. I trascorsi passati lo dimostrano.
 
Le presunte parti offese, tutte lì per fare cassa, sono assistite da avvocati le cui parcelle saranno adeguatamente beneficiate dal tribunale. Gli inquinatori non pagano né con la galera né con la bonifica, anzi proseguono i danni. Così va il mondo nei processi penali che abbiamo analizzato, in tre ahimè incompleti volumi, su “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).
 
Il peggio avviene quando l’inquinatore propone alle parti di mercanteggiare la loro uscita dal processo. Si chiama Patteggiamento: rito speciale che su due piedi chiude il dibattimento penale, offre considerevoli sconti sui danni e sulle pene all’imputato, il quale neppure ammette la colpevolezza e può continuare a inquinare come prima. Il patteggiamento è una lauta veloce occasione, per enti locali associazioni ambientaliste avvocati, per fare cassa. Il patteggiamento è la novità del secondo processo contro Solvay in corso ad Alessandria.
 
Chi scrive si è assunto in dovere di documentare, protagonista in prima persona con l’emblematico caso di “Medicina democratica”, la deriva perniciosa subìta da associazioni ambientaliste. Per il passato, fanno testo le pagine su “Ambiente Delitto Perfetto” che tracciano il tradimento dell’associazione ai principi del fondatore, lo scienziato Giulio Maccacaro, fino alle scissioni delle Sezioni territoriali (si veda anche “Luigi Mara & Medicina democratica”).
Per il presente, ognuno commenti da sè come, dieci anni dopo il vergognoso rifiuto di tutelare e risarcire le Vittime in sede civile, oggi, nel documento venuto alla luce dopo mesi di opacità: clicca qui, il presidente (da sempre e per sempre “pro tempore”) dell’associazione ammette tranquillamente di aver slacciato -di fatto col patteggiamento-  le manette a Solvay in cambio di soldi che servono per coprire le responsabilità di un buco di bilancio. E’ stato inferto un danno incommensurabile alla memoria di Maccacaro, a 50 anni dalla scomparsa. Commenterò quanto prima.  
Medicina democratica chiama in correo le altre associazioni ambientaliste. Le vedremo.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Pfas e vigili del fuoco.

Esposto di un gruppo di associazioni presentato alla Procura di Arezzo e ad altre 35 Procure italiane in merito alla contaminazione da Pfas nei presidi antincendio dei Vigili del fuoco, in particolare durante gli interventi e le esercitazioni con schiumogeni.
L’iniziativa nasce dalla mobilitazione dei familiari di tre vigili del fuoco del comando di Arezzo, deceduti per glioblastoma in meno di due anni.
Tra le procure in indirizzo non c’è quella di Alessandria, evidentemente ad essa le Associazioni non fanno affidamento. Altro particolare sconcertante è che tra le Associazioni compare anche Medicina democratica che ad Alessandria non si è opposto al patteggiamento che metterebbe in salvo dal processo proprio la Solvay: produttrice monopolista in Italia dei Pfas.

Scandalosa Medicina Democratica al processo Solvay.

Al processo di Alessandria (il secondo) contro Solvay (Syensqo), le Associazioni ambientaliste  si sono presentate Parti civili. Tutte hanno ricevuto l’offerta di Solvay di stroncare il processo mediante un Patteggiamento a suon di migliaia di euro. E tutti, Comitati e Associazioni, Legambiente, ComitatoStopSolvay, Movimento di lotta per la salute Maccacaro, Anemos, Vivere in Fraschetta, Greenpeace, Wwf,  hanno respinto disgustati la scandalosa e offensiva offerta di comprare-vendere la salute della popolazione. L’hanno fatto tramite esaurienti comunicati stampa (di cui in calce allegata *** una sintesi dei contenuti).
 
Tutte le Associazioni hanno respinto il patteggiamento, tranne una: Medicina democratica. Non resta che stigmatizzare il fatto. Il lupo non perde né il pelo né il vizio.  
 
Si riapre, così,  la ferita inferta con lo scoppio del bubbone alla conclusione (2015) del primo processo Solvay. La sciagurata sentenza venne, immediatamente e pubblicamente, bollata come “scandalosa” dall’assemblea della “Sezione di Medicina democratica di Alessandria”: unica competente a giudicare alla luce di una esemplare storia quarantennale di lotte autogestite (di massa e personali) nei confronti di Montedison e Solvay. Scandalosa perché negava l’avvelenamento doloso, eludeva la bonifica, non riconosceva i risarcimenti alle Vittime per le malattie e le morti, ma… elargiva sostanziosi compensi di migliaia di euro ad associazioni e avvocati (come appunto promette l’odierno patteggiamento).
 
Per contro, invece, la sentenza fu giudicata “soddisfacente” dall’avvocata Laura Mara. Lo scontro intestino a Medicina democratica si accese: leggasi “Ambiente Delitto Perfetto” o “Luigi Mara & Medicina democratica”. Scontro infuocato quando l’avvocata scelse d’autorità di sostenere in Appello la conferma della sentenza piuttosto che l’impugnazione, e divenne irreparabile quando il presidente dell’associazione d’imperio si rifiutò di aprire -a titolo gratuito- causa civile per il sacrosanto riconoscimento dei danni alle Vittime. A nulla valse la revoca di Lino Balza al mandato dell’avvocata Mara, né le dimissioni dal direttivo nazionale, né la minaccia della Sezione che, preso atto, infatti si sciolse, e da allora si è mai più costituita. Insomma, di fronte al tradimento del pensiero e dell’opera di Maccacaro e al tradimento del popolo inquinato alessandrino , non restò dopo 40 anni che la dolorosa scissione. E ora, nel decennale, la storia si ripete.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
 
***
“I Comitati e le Associazioni invitano la Procura di Alessandria a non intraprendere procedimento di patteggiamento con Solvay/ Syensqo inteso a favorire in senso premiale all’imputato di chiudere anticipatamente senza dibattimento la vicenda penale relativa al disastro eco sanitario dello stabilimento di Spinetta Marengo.”
 
“I Comitati e le Associazioni diffidano le Istituzioni locali e nazionali (Comune, Regione, Ministero ecc.) di proseguire tavoli di trattative intesi a favorire tale patteggiamento che affievolisce i reiterati reati penali e civili di contaminazione ambientale e non riconosce alle Vittime, persone fisiche morte o ammalate, i reali risarcimenti rapportati ai danni individualmente subìti”.
 
“I Comitati e le Associazioni, a discrimine di ogni ipotesi di patteggiamento,  pongono  irrinunciabilmente al primo posto l’immediata interruzione della condotta di contaminazione che continua a perdurare, cioè pongono l’arresto della produzione e dell’utilizzo delle sostanze tossiche e cancerogene: con l’azzeramento delle emissioni in aria, nel sottosuolo ed in falda e col procedere contestualmente -a carico dell’azienda- ad una reale e completa bonifica dell’inquinamento fino ad oggi generato”.
 
Su questi tre imperativi etici e politici -in primis fermare Solvay- hanno concordato i gruppi locali dei Comitati e delle Associazioni di Alessandria, impegnandosi ciascuno ad articolare all’opinione pubblica prese di posizione forti e inequivocabili nei confronti delle Istituzioni, in grado di mobilitare la popolazione e fare blocco sulla  Procura.

Il Convegno al servizio della lobby Ilva Acelor Mittal.

E’ scontato che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sia al fianco dei Comitati e delle Associazioni che si battono per la “Urgente chiusura dell’Ilva e conseguente riconversione economica dell’intera area ionica” (clicca qui)

per le motivazioni ripetutamente riportate sul Sito della Rete Ambientalista: clicca qui.

E’ scontato che imprenditori, sindacati, politici, ministri, giornalisti, si oppongano alla chiusura urgente dell’Ilva, come sempre avvenuto (Acna, Farmoplant, Tav ecc.) per “conciliare lavoro e salute” ovvero gli interessi padronali e politici sulla pelle delle vittime.

Ma non era per tutti scontato che facesse parte di questa schiera Medicina democratica, l’Associazione già conflittuale e anticapitalista fondata dallo scienziato Giulio Maccacaro, la quale si era sempre battuta per la chiusura delle fabbriche della morte. Questa sciagurata posizione ribadita in un Convegno a Taranto (clicca qui)

era invece scontata per i Soci, anche fondatori dell’Associazione, che l’hanno abbandonata a causa della sopravvenuta mutazione genetica che ha tradito i princìpi di Maccacaro. Il recente Convegno di una Associazione sconosciuta nel territorio può passare inosservato fra i tarantini, anche se  fotografa il circolo vizioso che caratterizza la mutazione genetica di una Medicina democratica oggi ridotta ai minimi termini dell’iscrizione e pienamente integrata nel sistema: essa, annichilite le Sezioni territoriali e cessata ogni azione come Movimento di lotta nei territori,

a) entra come parte civile (parte lesa, lesa di che?) in tutti i procedimenti penali, i quali normalmente si risolvono senza condanne e bonifiche e soprattutto senza risarcimenti sostanziali per le Vittime, ma assicurano foraggiamenti agli avvocati e alla propria cassa;

b) la cassa è vitale per il bilancio: senza di essa per alcuni non sarebbero praticabili conferenze, rappresentanze, trasferimenti, libri, riviste, referenze, consulenze, incarichi ecc.;

c) tra queste attività autoreferenziali rientrano costosi convegni come quello di Taranto (vitto e alloggio e viaggio: una bestemmia per il volontariato di  chi per decenni se li è sempre pagati di tasca propria);

d) abolito il Movimento delle Sezioni, le suddette attività servono a giustificare la propria esistenza quale “studio legale” di fatto. In tale veste è l’interesse di Medicina democratica per Taranto: per i processi. E ritorniamo al punto a) del circolo vizioso.