
Patteggiamenti. L’ombra del cappio della Fluorsid pende minaccioso sulla Solvay.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza









Proprio temendo il contagio di una sentenza al processo Miteni, che -“storica”- a Vicenza c’è davvero stata pur con luci e ombre *1 (clicca qui), da Bruxelles, casa madre Solvay, l’amministratrice delegata di Syensqo, Ilham Kadri, aveva fissato con tutto il management l’imperativo de “il grande fratello”: fermare il mondo,
ad Alessandria la Procura, malgrado le urgenze dei nostri esposti-denuncia, ha avviato il processo-bis SOLO nel 2024 e con un rinvio a giudizio che NON contempla il reato di dolo. A sua volta, Solvay ha ritardato le udienze con espedienti: ricusazione del “Giudice dell’udienza preliminare”, cambio dello staff legale. Poi, la mossa determinante è stata la proposta strategica di Patteggiamento *2 (clicca qui), incentivata dal Sindaco e incentivata dal Sindaco e agevolata dal GUP con lo slittamento di un altro anno. E Solvay ha così traguardato il 2026 senza che in concreto sia iniziato il processo (dal quale peraltro avrebbe poco da temere considerati i blandi capi di imputazione): procedimento penale che -ammesso e non concesso che non sia strozzato da rito alternativo- durerebbe comunque tutto un decennio, fino alla Cassazione. Insomma, il classico Delitto Perfetto *3 (clicca qui e qui) del rito penale, celebrato nell’ambito della “giustizia di classe” che premia l’inquinatore.
dove, con i lavoratori usati come scudi e la subalternità dei Sindacati, vanno in onda l’ennesima parodia dell’Osservatorio ambientale comunale, la “melina” ostruzionistica in Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale, e soprattutto lo scandalo del Patteggiamento. Insomma, a livello locale il traguardo del 2026 è ormai superato. D’altronde, era del tutto ipotetico il pericolo che il Sindaco, quale massima autorità sanitaria locale, agisse con una ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti. E, difatti, pretestuosamente il “primo cittadino” ha preferito eclissarsi dietro il Parlamento e dietro la Regione Piemonte; anzi, ha fatto di peggio: da apripista ai Patteggiamenti con Governo e Regione. *2 (clicca qui).
D’altronde, la Regione Piemonte continua a temporeggiare *4 (clicca qui), in particolare a oscurare i monitoraggi sanitari, ad eclissare l’emblematica “pistola fumante” del crimine, a rallentare -al limite del “surplace- il biomonitoraggio ematico di massa della popolazione provinciale. Anche se proprio il micro biomonitoraggio in atto nel Comune di Alessandria, per quanto truccato nei tempi e nella dimensione, già dimostra che 9 residenti su 10 hanno i Pfas nel sangue (e non solo). Completamente trascurati restano gli altri Comuni (Piovera, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli) i cui abitanti erano pur risultati avvelenati nel sangue dai Pfas C6O4 e ADV a seguito del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione 5 *(clicca qui)
D’altronde, nel favorire lo stallo produttivo e politico della Solvay, la Regione Piemonte fa inevitabilmente mancare i soldi anche per i monitoraggi dell’ambiente in atmosfera e al suolo. 6* (clicca qui). Al punto che l’Arpa pubblicamente ne paventa addirittura lo stop, malgrado che i picchi dei prelievi stanno confermando il costante aumento di cC6O4, ADV, PFOA e GEN-X, tanto nei Sobborghi che nel Capoluogo e nei Comuni alessandrini.
Tale e quale è questo scandalo piemontese 5* (clicca qui) che avviene dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, dopo la tardiva chiusura di altri due pozzi del Comune di Alluvioni – Piovera, dopo che abbiamo denunciato la mancata chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Alzano Scrivia, Guazzora e Alzano Scrivia, dopo che allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria, dopo che il Bormida è di nuovo inondato da masse di schiume, dopo che traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, dopo che l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, dopo che perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con una ordinanza di bonifica eccetera.
il 2026 è stato praticamente traguardato. I Parlamentari emanano leggi manovrate dalla potente lobby multinazionale Solvay. Infatti, in Senato il pericoloso Disegno di Legge (Crucioli) di messa al bando della produzione e dell’uso dei Pfas è stato definitivamente collocato in soffitta; mentre invece, come previsto 7* (clicca qui) nella complice bonaccia della politica italiana,
il recente decreto legislativo ispirato da Solvay ha ignorato Spinetta Marengo:
è stato cucinato sulla pelle della popolazione di Alessandria.
In quanto, 1°) lo stabilimento di Spinetta Marengo è l’unico in produzione in Italia dei perluoropolimeri, fluoroelastomeri e fluidi fluorurati; 2°) l’inquinamento di Spinetta Marengo non riguarda solo i Pfas, che ne rappresentano appena la punta dell’iceberg; e 3°) la contaminazione da Pfas in atmosfera è ancora più grave di quella sulle acque di superfice e di falda: in atmosfera dalle 72 ciminiere dolosamente continuano sulla provincia a ricadere -in aria terra acqua- 21 veleni tossici e cancerogeni (tra cui i vecchi e i nuovi Pfas), respirati, disciolti nella nebbia, nella pioggia, nel pulviscolo atmosferico, nelle polveri sottili.
Che l’atmosfera di Alessandria è avvelenata dalla Solvay non solo politicamente ma anche chimicamente 8* (clicca qui) l’abbiamo dimostrato più volte e, con l’esposto del 7 aprile 2023 via PEC avevamo proprio chiesto alla Procura di intervenire. A sua volta, il DDL Crucioli avrebbe fermato le produzioni Solvay in Italia e nell’immediato il progredire di malattie e morti fra le popolazioni del territorio, sacrificate invece dal recente Decreto legislativo ispirato da Solvay 9* (clicca qui) e 10* (clicca qui).
Per il resto, il decreto riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano: (a prescindere dai tempi e dai costi dei servizi pubblici) il limite introdotto resta ben lontano dai valori più cautelativi per la salute inseriti da altri Paesi europei; si affianca, dal 2026, a quello previsto dalla Direttiva Europea, il quale però a sua volta non è ritenuto da Efsa sufficiente a tutelare la salute dei cittadini. Insomma, a livello europeo, si discute ma non si conclude, per veto della lobby chimica, una efficace restrizione universale dei PFAS proposta da diversi stati membri. Insomma, non ci sarà la dichiarata stretta sui Pfas prima del 2026, gli appelli sono caduti nel vuoto, vincono le lobby industriali e vieppiù militari (i “forever chemicals” sono indispensabili nel mercato della guerra in auge *11 (clicca qui).
Insomma, il decreto -modello Meloni- è la longa manus della lobby chimica trasversale nel Parlamento italiano dove sono state presentate perfino dalle minoranze compromettenti Mozioni *12 (clicca qui).
Addirittura, il decreto è funzionale anche ad accontentare quanti, nei pressi dell’ambientalismo, lo considereranno “un piccolo passo in avanti, un segnale positivo”, dimenticando che, come pur sottolinea Greenpeace, “quando si parla di sostanze cancerogene non esiste alcuna soglia di sicurezza diversa dallo zero tecnico».
In conclusione. Solvay ha vinto? Nel 2026 è concepibile, in pieno centro abitato, questa fabbrica ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale, di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg tossico e cancerogeno? Niente affatto. Ormai è impossibile per Solvay oscurare l’entità della letteratura scientifica biomedica internazionale sui Pfas: essa è proporzionale alla crescita di attenzione e di preoccupazione dovuta al combinato-disposto della loro pericolosità ambientale e sanitaria, la loro diffusione globale, nonché la persistenza che caratterizza l’esposizione umana.
Si tratta di un numero enorme di composti resistenti alla degradazione chimica, biologica e ambientale dovuta alla forza del legame carbonio-fluoro: rimangono nelle matrici ambientali per tempi lunghissimi (da decenni a secoli), si bioaccumulano nel sangue e nei tessuti di esseri umani e animali, l’esposizione umana riguarda praticamente tutta la popolazione mondiale, inclusi feti e neonati, con micidiali effetti sulla salute, anche a basse dosi: il loro quadro complesso e preoccupante cresce col progredire degli studi. Per essi, ci avvaliamo di questa esaustiva Relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia. *13 clicca qui.
Resto convinto che, di fronte a questa immane tragedia sanitaria ed etica, “arrêter le monde” fermare il mondo sarà impossibile anche per “il grande fratello” Solvay. Però gli è possibile -come abbiamo finora esaminato- ritardare, sull’altare dei profitti, la fermata delle produzioni inquinanti dello stabilimento di Spinetta Marengo. Gli è possibile sfruttando le leggi, chi le fa, chi le applica e chi neppure le applica.
In radicale alternativa alla strategia Solvay, resto convinto, e impegnato, che noi possiamo accelerare l’urgenza del salvifico processo di chiusura.
Tramite azioni collettive di lavoratori e cittadini. Possiamo superare l’inidoneità delle sedi penali a fare Giustizia, ricorrendo alle sedi civili: con la class action risarcitoria alle Vittime (come stimolò il Procuratore Generale della Cassazione: “toccate Solvay nel portafoglio”), e con la determinante l’efficacia dell’azione inibitoria collettiva ambientale: quanto mai in linea di principio allineabile alla recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di danni climatici e protezione dei diritti umani *14 (clicca qui). In USA, per i Pfas gli inquinatori sono toccati nel portafoglio per milioni di dollari *15 (clicca qui).
In Italia, made in Alessandria, avvocati di parte civile (ahimè, anche quelli che patrocinano associazioni ambientaliste e persone fisiche) spingono al patteggiamento piuttosto che alla sentenza di condanna: massimo guadagno di parcella col minimo sforzo, una manna per se stessi, ma a danno etico e morale della Giustizia e delle Vittime, a notevole danno, perché no? anche patrimoniale delle Vittime.
Lino Balza – Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
1* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/luci-e-ombre-nel-processo-pfas-di-vicenza/
2* https://www.rete-ambientalista.it/2025/04/09/il-comune-ha-fatto-da-bulldozer-colpo-di-spugna-della-solvay-sul-processo-e-sulla-messa-al-bando-dei-pfas-premio-miliardario-alla-presidentessa-syensqo/
3* http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3077:le-vittime-non-ottengono-giustizia-nei-tribunali-penali&catid=2:non-categorizzato
3* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/27/scandalizza-i-comitati-e-le-vittime-il-processo-solvay-di-alessandria/
4* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/un-altro-dei-tanti-rinvii-pfas-della-regione-piemonte/
5* https://www.rete-ambientalista.it/2024/05/09/altri-pozzi-di-acquedotto-chiusi-ad-alessandria-per-i-pfas-ma-lasl-fa-il-gioco-di-solvay/
6* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/fanno-mancare-i-soldi-per-monitorare-aria-suolo-falde-e-fiumi/
7* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/21/solvay-manovra-da-sempre-il-parlamento-italiano/
8* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/17/latmosfera-di-alessandria-avvelenata-dalla-solvay/
9* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/il-decreto-legislativo-ispirato-da-solvay–sulla-pelle-della–popolazione-di-alessandria/
10* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/limiti-zero-pfas–in-italia-perfino–gli-ambientalisti-balbettano-2/
11* https://www.rete-ambientalista.it/2025/07/09/in-piu-la-partita-dei-pfas-va-ben-oltre-la-sentenza-di-vicenza/
12* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/21/longa-manus-di-solvay-sulla-politica-dalla-destra-alla-sedicente-sinistra-2/
13* https://www.rete-ambientalista.it/2025/08/28/impossibile-oscurare–la-letteratura-scientifica-biomedica-internazionale/
14* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/la-cassazione-sulla-tutela-dei-diritti-umani-fondamentali-dei-cittadini-minacciati-dallemergenza/
15* https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/03/per-i-pfas-pagheranno-875-milioni-di-dollari/







Si sono autodefiniti “désamorceurs » i vertici di Ilham Kadri, amministratrice delegata Solvay Syensqo, con Marco Apostolo, country manager in Italia (Ricatto occupazionale della Solvay a Spinetta Marengo), e con il nuovissimo team legale di Guido Carlo Alleva e Riccardo Lucev, nel merito del possibile scenario sulle sorti dello stabilimento di Spinetta Marengo, “champ de mines”, che comprende il processo avviato presso il GUP di Alessandria (Solvay gongola. Con Greenpeace, Lino Balza escluso come parte civile. Cosa c’è dietro. ) e anche le paventate azioni inibitorie e class action di risarcimenti danni. Si è di recente aggiunta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: Edison coimputata con Solvay? Di questi “Vertici dei disinnescatori del campo minato”, pomposamente convocati come “Riunioni strategiche per tracciare la rotta della navigazione aziendale”, si potrebbero già intravvedere i riflessi nella imminente udienza GUP del 20 dicembre.
Utile spunto di riflessione a Bruxelles, per le relative “azioni pianificate e strutturate”, verte attorno alle risoluzioni in USA del sito Solvay di West Deptford. Qui, da Solvay è stato raggiunto un accordo con il “Dipartimento per la Protezione Ambientale (DEP)” dello Stato del New Jersey, poi che la multinazionale belga è stata portata in tribunale nel 2020. Esso segue la cessazione, dopo trenta anni, delle miscele Pfas compreso l’ADV dal 2010 importato da Spinetta Marengo quale sostituto del PFOA. Discusso dallo Stato con Comuni-Organizzazioni-Cittadini, garantirebbe la tempestiva bonifica di PFAS e sostanze pericolose nelle adiacenze del sito nella Contea di Gloucester, e risarcirebbe la cittadinanza per i danni. Infatti, l’accordo di transazione, prevede azioni di risanamento ambientale più impegni finanziari di 392,7 milioni di dollari: “finanziare le indagini ambientali critiche, le attività di bonifica e i progetti di ripristino qualità ambientale nelle comunità di Gloucester e Camden County”.
A prescindere dai rilievi economici, a complicare la disamina -tattica e strategica- dei nuovi avvocati c’è la diversa giurisdizione penale americana che consente alla Solvay di affermare che “l’indennizzo non va considerato come una ammissione di colpa”; ovvero c’è che la complice latitanza dello Stato italiano -inteso come centrale e locale- ora sarebbe più proficua se si trasformasse in una edulcorata legge Pfas ispirata dalla Solvay proiettata a dopo il 2027 (l’opposto della messa al bando con il Disegno di Legge ex Crucioli). La legge “ralenti” sarebbe utile a disinnescare, fra tutte, almeno questa mina: perché Ilham Kadri a Spinetta non intende cessare a breve le produzioni di Pfas, proprio mentre cresce l’allarme sociale nell’intero territorio alessandrino per l’avvelenamento acqua-aria-suolo di PFOA C6O4 e ADV -a tacere gli altri 20 tossici e cancerogeni- evidente anche nel biota acquatico e selvatico e nei prodotti alimentari raccolti proprio nei suoli implementati di “nuovi” composti a catena mediocorta precipitanti dalle ciminiere: ancor più bioaccumulabili dei “vecchi” e ovviamente con standard analitici occultati da opportuni diritti brevettuali, al pari dei Fomblin e Aquivion.
In più, non può essere rallentato all’infinito un monitoraggio di massa della popolazione aperto a tutti gli standard analitici. Che potrà aprire il vaso di pandora sui risarcimenti alle Vittime, leggi class action. Il raffronto per gli avvocati va di nuovo alla Solvay di West Depford che, “per evitare l’onere e le spese di un contenzioso continuo” (si legge nella sua dichiarazione), ha accettato di pagare 1,3 milioni di dollari per chiudere una class action sulla contaminazione da Pfas delle riserve idriche del Parco nazionale di West Deptford, intentata per conto dei residenti del Parco nel giugno 2020, prevedendo gli esami del sangue gratuiti a tutti i cittadini, i risarcimenti individuali e per gli immobili residenziali, le spese legali e gli onorari. Inezie per la multinazionale, salvo che restino aperti i risarcimenti per le patologie sofferte.
A proposito di mine, infine, secondo fonti informate, serviranno a Bruxelles altre riunioni (in gergo: operational meetings, réunions opérationnelles) per affrontare l’impatto di una « azione inibitoria », la questione che è stata alla base del cambio del team di avvocati.





1) Ecologisti francesi sconfitti da sindacato operaio e multinazionale a braccetto.
2) La Cina per Solvay non è più la terra promessa.
4) Nuovo esposto sui PFAS alla Procura della Repubblica di Alessandria
5) Nubi di fluoridrico spediteci dalla Francia.
6) Il Piano di emergenza di Solvay…scritto da Solvay: grazie alla complicità del sindaco.
8) Viene da ridere pensare che il sindaco di Alessandria fermi Solvay.
9) Anche l’Olanda invasa dai Pfas. Scattano le azioni inibitorie risarcitorie.
10) Puzzano gli amministratori di Provincia Regione Comune di Alessandria. E i sindacati…
13) Saranno o non saranno risarcite le Vittime di Miteni e Solvay ad Alessandria e Vicenza?






C’è chi si ostina a dialogare con loro, impantanandosi nel circolo vizioso del loro reciproco scaricabarile. La storia di questi decenni ha invece dimostrato che sono complici di Solvay (Syensqo, già Montedison): speculari al colosso chimico, subordinati culturalmente e politicamente (quando non anche economicamente). Vanno dunque trattati come avversari. Immeritevoli di un briciolo di fiducia.
Infatti c’è chi, come noi, non espresse il benché minimo credito alla bolla di sapone della diffida con la quale la Provincia di Alessandria intimava (tardivamente) a Solvay di “sospendere la produzione di cC6O4 in tutto lo Stabilimento” e imponeva che “l’impianto Tecnoflon potesse essere riavviato solo dopo interventi tecnologici risolutori e approvazione certificata di ARPA”. Pensar male della Provincia non era peccato: tant’è che nel giro di poche settimane il bluff è scoppiato e la Provincia ha autorizzato la ripresa tossica e cancerogena di “PRODUZIONE ed USO di cC6O4” fregandosene della disapprovazione dell’ARPA.

Fregandosene dell’Arpa che non aveva certificato fossero state superate le cause dell’ incontrollata dispersione del Pfas C6O4 nelle falde acquifere per le perdite dal pozzo G adiacente all’impianto, perdite enormi: misurate da ARPA (l’11 aprile scorso) con una concentrazione di cC6O4 di 191.262μg/l contro i 0,5 μg/l (generosamente) ammessi.
Fregandosene, anzi, che negli incontri tecnici Arpa-Asl avessero denunciato un forte aumento delle quantità di cC6O4 in falda acquifera esterna, e che le perizie condotte da ARPA e riportate nella relazione di servizio avessero allarmato un pessimo stato di manutenzione dell’impianto colpevole dello sversamento: valvole rotte, tubazioni di scarico danneggiate, pareti di contenimento con buchi, ecc. nonché il colabrodo delle cosiddette barriere idrauliche.
Fregandosene, così , anche di ammettere che, stante lo sfacelo storico delle manutenzioni, tutti gli altri reparti che utilizzano i PFAS sono nelle stesse condizioni.

Fregandosene, insomma, che la sua nuova licenza di inquinare avrebbe coinvolto non solo falda acquifera-suolo-fiume Bormida -atmosfera del Comune di Alessandria, ma anche di una vasta area provinciale, dove ormai abitualmente si riversano i PFAS nell’aria: i Pfas in alcuni periodi dell’anno raggiungono contenuti a Spinetta Marengo di quasi 1.000 volte superiori a valori ritenuti (permissivamente) normali, e a Piovera e Montecastello di 100 volte superiori, e ad Alessandria (istituto Volta) di 20 volte superiori.
Dall’ennesima esemplare, e perciò opacizzata dai media locali, relazione (clicca qui) dell’ingegner Claudio Lombardi, già assessore all’ambiente, apprendiamo inoltre che la sciagurata servile autorizzazione della Provincia è appunto avvenuta dopo acceso dibattito con ARPA, sulla base di presunte “relazioni comprovanti interventi risolutivi delle perdite”. Relazioni talmente “comprovanti” da essere la “perizia giurata” firmata… da chi? da un perito incaricato da Solvay!! Perizia “giurata” (sic) e talmente qualificata da risultare esercizio neppure di un ingegnere (che so, idraulico, progettista) ma da… un architetto paesaggista. Insomma, il più classico caso di “controllato controllore”!
Puzza, puzza il voltagabbana della Provincia. Le impronte dello zampino di Solvay si intravvedono nella firma apposta alla lettera di autorizzazione di ripresa della produzione: stranamente non già del direttore responsabile ingegner Paolo Platania (che arditamente aveva emesso la diffida) ma da un suo sostituto, tale Maurizia Fariseo, segretaria di Direzione. Dubbio legittimo: i responsabili politici degli enti pubblici hanno atteso che Platania andasse in ferie? Platania si è rifiutato di firmare? Platania sarà accompagnato alla pensione?






L’imputato Andrea Diotto e il futuro imputato Stefano Colosio, rispettivamente ex e attuale direttore, con assidue iniziative sponsorizzano l’assoluzione penale della Solvay tramite il finanziamento di progetti e premi a università e scuole di Alessandria, coinvolgendo docenti e studenti (schiumando naturalmente i giornali di veline) nell’esibizione di una Solvay, ribattezzata Syensqo: “azienda leader a livello sia nazionale che internazionale nello sviluppo della mobilità sostenibile”.
Come tale, i due direttori hanno invitato docenti e studenti nella fabbrica unica produttrice di Pfas in Italia, dalla quale i Pfas escono anche in aria, acque sotterranee e di acquedotto e in Bormida. A proposito dei quali, ma senza mai nominarli, hanno esibito “l’impianto e i laboratori Aquivion®, innovativa tecnologia di produzione di materiali polimerici per membrane in grado di integrarsi in una catena di produzione di idrogeno verde sostenibile, rinnovabile e senza emissioni di carbonio”.

Alla promotion gli studenti sono rimasti passivi, magari pensando alla chimera di future assunzioni da un impianto senza prospettive occupazionali. Ma passivi sono rimasti anche i loro insegnanti: “prof. G. Laganà (ITIS ‘Volta’), prof.ssa M. C. Pasini (IIS ‘Sobrero’), prof.ssa B. T. Ferro (Liceo scientifico ‘Galilei’) , prof.ssa V. Fracasso (IIS ‘Balbo – Palli’)” indicati nella velina. Eppure questi docenti dovrebbero possedere competenza sufficiente per esercitare il ruolo critico dovuto al rispetto della scienza. Oppure basterebbe che compitassero il nostro comunicato stampa dell’anno scorso (clicca qui) con oggetto: “I nostri allarmi in vista del ‘nuovo’ impianto ‘Aquivion’ a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro investiti con fondi di Governo e Regione, sottratti ai monitoraggi del sangue della popolazione”.
In estrema sintesi. Solvay ha sostituito il PFOA (che avvelenerà per altrettanti decenni) con Pfas cosiddetti “a catena corta”, ADV e C6O4, tossici e cancerogeni altrettanto se non di più, sversandoli naturalmente in aria e acque con l’autorizzazione AIA della Provincia (o senza: per il Bisfenolo): con questi Pfas tirerà avanti il più possibile. Intanto, Solvay non molla ed ecco che oggi arriva il sostituto dei sostituti pfas: “a catena cortissima” il polimero fluorurato “Aquivion”, annunciato come innocuo, “emissione in atmosfera di semplice vapore acqueo”, come i predecessori d’altronde. “Al più tossiche se maneggiate inopportunamente”, le “Membrane Aquivion Pfsa” sono garantite come DOCG, anche se il brevetto è segreto, gelosamente custodito nella banca brevetti europea. Smaltimento tramite incenerimento? Come tutte le resine fluoropolimeriche.
Ma il segreto di Pulcinella (membrane prodotte con uso di Tetrafluoruro di etilene, gas tossico e cancerogeno, e dei Pfas con la funzione di surfattante), foriero di ulteriore a aumento della nocività nel territorio, non ha preoccupato enti locali e sindacati che sono corsi a tagliare il nastro al “nuovo” impianto e a inaugurare monumenti.

Il tutto nell’ambito della strategia di Bruxelles, col nome di Syensqo, di cui rivelammo la bozza quattro anni fa (clicca qui), non senza evidenziare che “la strategia è da Solvay volutamente confusa. L’unica cosa palpabile sono i finanziamenti pubblici”. Il governo italiano, anziché tradurre in legge il DDL Crucioli per la messa al bando degli Pfas (clicca qui), anziché pretendere da Solvay -condannata in Cassazione per disastro ambientale!- i 100milioni di euro chiesti al processo dal ministero dell’Ambiente per la bonifica del territorio, anziché ripresentarsi come parte civile nel nuovo processo per omessa bonifica, invece, lo Stato, compiacenti Regioni Piemonte e Lombardia, tramite il fondo “Fabbriche intelligenti” creato apposta dal ministero dello Sviluppo economico, ha destinato milioni di euro alla multinazionale belga, per produrre Aquivion, poi che nel 2019, Solvay speciality polymers ha depositato al ministero la richiesta di finanziamenti (inizialmente 22millioni di euro) per il suo nuovo piano industriale, (denominato “Progetto per sviluppo di materiale per celle a combustibile e batterie a flusso con realizzazione di impianto pilota”) sfruttando abilmente l’enorme contenitore finanziario “Green Deal” della Comunità Europea a incentivare l’energia pulita, prodotta cioè da fonti rinnovabili, dunque dall’idrogeno verde.
E così la Regione Piemonte ha prelevato i soldi dal “Bilancio di previsione finanziario 2023-2025” destinandoli a Solvay invece che al piano di monitoraggio che dovrebbe -lo chiediamo da anni- cercare i Pfas nel sangue della popolazione alessandrina. E il sindaco taglia nastri, applaude entusiasta e inaugura sculture luminose (clicca qui).
Anche i docenti sono rimasti a bocca aperta. Eppure una delle prime pubblicazioni sul nuovo ovvero vecchio Aquivion risale addirittura al 2013 e porta la firma, tra gli altri, di Luca Merlo di Solvay, con sede a Bollate. A riguardo scrivemmo: “A Bollate il nuovo laboratorio ‘Dry Room’ per batterie al litio, nell’ambito di ricerca, sviluppo e commercializzazione di polimeri speciali utilizzati nella fabbricazione di batterie al litio, è in stretta sinergia operativa con lo stabilimento produttivo Solvay di Spinetta Marengo”. (Per inciso: i Pfas di Bollate (città metropolitana di Milano) l’Arpa e Greenpeace li ritrova sparsi in Lombardia).
Considerazione finale. Avevamo scritto: “Solvay strumentalizza gli studenti” ma, assai più grave, “Solvay strumentalizza i docenti”, partendo dal finanziamento e dall’asservimento dell’Università di Alessandria.

Solvay ricorda quel serial killer o stupratore che neppure cerca più di nascondersi, come a invocare fermatemi voi chè io non sono più capace. Oppure abilmente ripete tante volte il misfatto finchè non fa più notizia, i giornali ne parlino sempre meno e non più, continuando così indisturbata. Sta di fatto che per ora i giornali fotografano le schiume di Pfas scaricate in Bormida, i cittadini fiutano Pfas nell’aria e dai pozzi dell’acquedotto, ma il sindaco di Alessandria non ferma le produzioni di Spinetta Marengo.
L’ennesima cronaca informa che ad aprile e maggio l’Arpa ha analizzato i pfas ADV e C6O4 (brevetto Solvay) neppure rispettosi della generosa autorizzazione AIA della complice Provincia, che per l’ennesima volta non interverrà al pari del sindaco. Se ne occuperà l’autorità giudiziaria? Forse, ma quando sarà a regime il nuovo processo penale, forse entro un anno. Oppure bloccherà il colosso chimico una azione civile inibitoria e risarcitoria.
Quest’ultima opzione non la si legge ancora definitivamente valutata dal ComitatoStopSolvay: “Non ci stupisce sapere che Solvay-Siensqo continua a sversare i suoi veleni ovunque, ma ci preoccupa il silenzio dei tanti, troppi, che continuano a girarsi dall’altra parte. Ci preoccupa pensare che il nostro sangue, la nostra terra, il nostro futuro convive con i veleni di una multinazionale che usa un territorio e chi lo vive come una discarica. Finché avremo voce ribadiremo che un secolo di morti e veleni possono bastare, e che l’unica soluzione a questo disastro sono la chiusura e la bonifica”.

Le Amministrazioni locali che storicamente hanno sempre fatto da copertura alle malefatte dei padroni (ieri Montedison oggi Solvay ) del polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria), in questo periodo, sotto la pressione della nostra campagna di contestazione (soprattutto: “messa al bando dei Pfas”) e in fibrillazione per le competizioni elettorali (europee e regionali), stanno facendo finta di prendersela con Solvay.
La Regione Piemonte, invece di acconsentire al rivendicato monitoraggio del sangue a tutta la popolazione provinciale a rischio di Pfas, annuncia la finzione di un minibiomonitoraggio riservato a un centinaio di persone pescate il più lontano possibile dall’epicentro industriale (clicca qui).
Il Sindaco di Alessandria, invece di fermare con una ordinanza le produzioni di Solvay, fa finta di promuovere gli esami del sangue… annunciando uno stanziamento di pochi euro (clicca qui).
La Provincia di Alessandria, da noi contestatissima per aver rilasciato a Solvay spensierati rinnovi di autorizzazioni AIA di produzioni inquinanti (magari scadute e con effetto retroattivo), ha fatto scoppiare sopra la multinazionale belga un fuoco d’artificio che voleva essere innocuo: un poco di rumore e fumo. Però il maldestro candidato alla poltroncina regionale ha trascurato che i fuochi pirotecnici producono quattro “effetti primari”: luce, rumore, fumo, e materiale di combustione in ricaduta. Fuor di metafora, con una inedita ordinanza la Provincia intima a Solvay e Edison (ex Montedison) di provvedere -pro quota- a bonifica e ripristino ambientale dei terreni e delle acque sotterranee attorno al polo chimico: tutti pacificamente consapevoli che Solvay giocherà la partita tra le mura di casa di Tar e Consiglio Stato tramite ricorso all’ordinanza, dunque pareggiando e vincendo dopo i lunghissimi tempi supplementari. Edison a sua volta li raddoppierà.
Fumo e rumore per nulla, dunque? Fino ad un certo punto. L’ordinanza sarà nel processo in corso impugnata dalla Procura e dal Ministero dell’Ambiente come testimonianza della Provincia a prova dei capi di accusa. Infatti, l’ordinanza arriva capillarmente a stabilire le quote di inquinamento per ciascun impianto e linea produttiva e relativi effetti dentro e fuori la fabbrica, e perfino le percentuali di responsabilità di ogni sostanza inquinante, dall’incontenibile cromo esavalente al pfas C6O4 beniamino di Solvay.

Continuano ad essere campionati i Pfas tossici a cancerogeni nei territori della provincia di Alessandria raggiunti dagli inquinamenti terra-aria-acqua della Solvay di Spinetta Marengo. Per quanto riguarda le acque potabili, in premessa occorre ricordare che l’ASL protegge Solvay adottando “limiti di quantificazione” (LQ) estremamente elevati (LQ = 40 ng/l) piuttosto che i 4 ng/l degli Stati Uniti, a tacere LQ = 0,5 ng/l tecnicamente adottabile.
Dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, mentre allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria, mentre il Bormida è inondato da masse di schiume, mentre traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, mentre l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, mentre perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con una ordinanza di bonifica,
ebbene, arriva la chiusura di altri due pozzi che riforniscono l’acqua potabile. Questa volta tocca al Comune di Alluvioni – Piovera.
Questo Comune era già nell’occhio del ciclone essendo fra quelli (Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli) i cui abitanti sono risultati nel sangue avvelenati dai Pfas C6O4 e ADV a seguito del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte.
Ebbene, il sindaco di Piovera, Gian Piero Borsi, già dipendente del polo chimico con particolari funzioni di interfaccia con le istituzioni locali, pur essendo da settimane a conoscenza del provvedimento sull’acquedotto adottato di soppiatto da Amag, ebbene, non ha presentato il Comune quale parte offesa nel procedimento penale appena avviato qualche giorno fa contro Solvay. Lo si accosta così al sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, accusato di omettere ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti nella sua veste di massima autorità sanitaria locale.
DENUNCIAMO INOLTRE, a fronte dello stupore -anche finto- alla notizia, che la chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Piovera Alluvioni Cambiò avrebbe dovuto adottarsi assai prima: essendo causata dai risultati delle misure dei Pfas nelle acque potabili condotte da Amag nel 2023; ed è basandosi su tali dati, resi pubblici sul sito del comune di Alessandria nel febbraio 2014, che si può affermare che non si tratta di “tracce” di pfas , come riportato nel comunicato amag ma di quantità consistenti.
DENUNCIAMO che i dati mostrano il superamento dei limiti vigenti per il Pfoa e dei limiti che entreranno in vigore nel 2026 per la sommatoria di Pfas nei Comuni di Piovera, Guazzora ed Alzano Scrivia (da 140 a 190 ng/l). Denunciamo la mancata chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Alzano Scrivia, Guazzora e Alzano Scrivia.
DENUNCIAMO che nella relazione ASL che riporta i dati del monitoraggio eseguito nelle reti idriche dei comuni alessandrini non figurano “inspiegabilmente” i dati relativi all’ acqua potabile distribuita nel capoluogo, quella cioè che utilizzano l’80% degli abitanti del Comune di Alessandria.
Per queste denunce ci riferiamo anche allo studio di Claudio Lombardi, all’epoca assessore all’ambiente del Comune di Alessandria. (Clicca qui). Tutto il mondo ambientalista si accomuna –per il polo chimico di Spinetta Marengo- alle richieste di riduzione immediata dei limiti di accettabilità e alla fermata degli impianti inquinanti, nonché di messa al bando in Italia della produzione e dell’uso dei Pfas.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Continuano ad essere campionati i Pfas nei territori della provincia di Alessandria raggiunti dagli inquinamenti terra-aria-acqua della Solvay di Spinetta Marengo.
Nel capoluogo, insieme ai Pfas della centralina Arpa dell’Istituto Volta, le analisi di Asl su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria hanno riscontrato valori sensibili di Pfas. L’Asl è abbastanza reticente a informare su queste novità: si trincera dietro i regolamenti per non riferire l’ubicazione precisa dei pozzi, nè precisare se trattasi di Pfoa o C6O4 e/o altri Pfas, e per rassicurare genericamente sulla potabilità dell’acqua. Potrebbe trattarsi di pozzi che pescano dalla falda superficiale. Se non è già avvenuto, però dalla falda superiore i Pfas sono inevitabilmente destinati, nel prosieguo dell’inquinamento, a scendere nella falda profonda avvelenando gli altri pozzi.
Nel contempo, abbondano spettacolari masse di schiume Pfas sulla Bormida in corrispondenza dello scarico Solvay, mentre all’interno dello stabilimento l’Asl accorre riscontrando campionamenti di schiuma nelle vasche che raccolgono le acque tecnologiche e le acque provenienti dal trattamento chimico-fisico-biologico; e addirittura ferma il reattore e la linea E dell’impianto Tecnoflon, il più importante dello stabilimento.
Nel contempo, sono emblematici i risultati di C6O4 e ADV nel sangue scaturiti dal “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte, molto mini e molto sperimentale -oltre che con decenni di ritardo- in quanto limitato a 127 persone -volutamente- pescate lontano dal polo chimico Solvay del sobborgo Spinetta Marengo di Alessandria, ovvero nei Comuni di Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli.
Nel contempo, il sindaco di Alessandria, anche questa volta, di fronte a tante drammatiche risultanze, e malgrado tutte le nostre contestazioni,

non ha alcuna intenzione di emanare, come gli competerebbe quale massima autorità sanitaria locale, ordinanza di fermata delle produzioni: decisione che vorrebbe rifilare alla complicità di Regione e Provincia.

Solvay lo contrabbanda, il pfas C6O4, di cui ha la sciagurata autorizzazione a Spinetta Marengo, come “un fluorotensioattivo di nuova generazione che non è biopersistente e non è bioaccumulabile, meno tossico e cancerogeno del pfas Pfoa”. Il prof. Carlo Foresta, emerito dell’Università di Padova di Endocrinologia, ancora una volta interviene a contestare Solvay: “Il C6O4 per alcune condizioni crea più problemi dei Pfoa, è ancora più pericoloso”. Foresta ha studiato le conseguenze drammatiche dei Pfas nella popolazione giovanile dell’area rossa, tra le province di Vicenza e Padova, sottoposta a screening in seguito al più grave inquinamento da Pfas riconosciuto in Europa che coinvolge 350 mila veneti. Foresta sa di quello che parla.
Parla lo stesso linguaggio l’esito del mini biomonitoraggio affidato dalla Regione Piemonte all’Asl di Alessandria che ha messo in luce che una persona su due campionata ha tracce di Pfas nel sangue, nonché l’esito delle analisi Asl con la presenza di Pfas in 10 pozzi dell’acquedotto di Alessandria.
Eppure Solvay si difende. Come può, e soprattutto come sa fare. Con la mistificazione, tramite la compiacenza dei giornali. Addirittura cerca di nascondersi dietro il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Piemonte. Il quale ha respinto il ricorso di Legambiente all’autorizzazione (AIA) del febbraio 2021, concessa dalla Provincia di Alessandria a Solvay (oggi Syensqo) per l’estensione della produzione e l’uso di C6O4. Il fatto in sé è la prevista quanta infausta legittimazione a Solvay di produrre C6O4 a Spinetta Marengo, ma niente affatto a diffonderlo nell’ambiente: ASSOLUTAMENTE SOLVAY NON E’ STATA AUTORIZZATA AD AVVELENARE (ANCHE) CON C6O4 IL TERRITORIO E IL SANGUE.
Tanto meno Solvay può far intendere che la Regione abbia rilasciato una sorta di patente eco sanitaria al C6O4, che è tossico e cancerogeno. Anzi, la Regione ha annotato: “Nella relazione del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, secondo cui il cC6O4 può entrare nella catena trofica di altri organismi fino all’uomo e attiva un meccanismo che potrebbe indurre un maggior rischio di eventi cardiovascolari, risulta sussistere la probabilità di un danno all’ambiente e alla salute scaturente dalle sostanze in questione, dove il concetto di probabilità (inteso come probabilità degli effetti nocivi), prescinde dalla necessità di ottenere prove scientifiche decisive e allude all’esistenza di documentazione del rischio sulla base di dati scientifici disponibili”.

Per decenni, fino a quando non è stato messo al bando internazionale, Solvay ha tenacemente mentito che il pfas PFOA fosse né tossico né cancerogeno. Ora riafferma la menzogna anche per il pfas C6O4, suo brevetto esclusivo, che dallo stabilimento di Spinetta Marengo cosparge la provincia di Alessandria nell’atmosfera, nel suolo, nelle falde, in Bormida e Po. “Il C6O4” giura per placare gli animi “non è biopersistente, non è bioaccumulabile, possiede un profilo tossicologico e cancerogeno migliore”. Ovvero, come dice il suo direttore, “è poco cancerogeno”, come le sigarette: dipende dalla quantità. (Con la “piccola” differenza che il fumo è suicidio mentre i Pfas sono omicidio).
Gli indistruttibili Pfas sono massicciamente utilizzati in tantissimi i processi industriali, così i profitti stratosferici della multinazionale belga si scontrano di nuovo con le risultanze scientifiche internazionali: “Il C6O4 altera in modo significativo, e per alcuni versi ancora maggiore del PFOA, i processi biologici”. L’ultima dimostrazione che si abbatte sulla menzogna, proviene dalla ricerca del Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione (BCA) e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR, Brugherio).
Lo studio pubblicato su Environmental International, una della più prestigiose riviste scientifiche di studi ambientali, si è concentrato “sull’esposizione ai Pfas di una specie animale importante a livello ecologico: la vongola filippina (o vongola verace), un organismo chiave per l’ecosistema lagunare anche in ragione del fatto che è un organismo filtratore e quindi accumula le sostanze presenti nell’acqua. Può essere quindi considerato un organismo sentinella e le alterazioni, dopo l’esposizione al C6O4 osservate nell’espressione dei geni della vongola legati a processi biologici fondamentali come la risposta immunitaria, lo sviluppo del sistema nervoso o il metabolismo lipidico, sono dati molto allarmanti, anche per la specie umana”.
“Il fatto che questa sostanza venga usata senza nessun limite di legge assumendo che non abbia effetti sugli organismi esposti è chiaramente contraddetto dai dati sperimentali”: avvertono gli scienziati. Ma Solvay, unica produttrice di Pfas in Italia, nascondendosi dietro l’attuale assenza di regolamentazione sul suo utilizzo, resiste a fermare gli impianti C6O4 di Spinetta finchè obbligata -sulla spinta delle lotte dei Movimenti- dal governo, o dagli enti locali, o dalla magistratura.

Sono emblematici i risultati del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte, molto mini e molto sperimentale -oltre che con decenni di ritardo- in quanto limitato a 127 persone -volutamente- pescate lontano dal polo chimico Solvay del sobborgo Spinetta Marengo di Alessandria, ovvero nei Comuni di Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli.
La Regione, infatti, a complice copertura della multinazionale belga, evita le analisi del sangue di massa della popolazione alessandrina più vicina all’epicentro inquinante dello stabilimento, che pur il sindaco fa finta di reclamare. Perché sarebbero la “pistola fumante” dei danni provocati dall’azienda: già evidenziati dagli eccessi di patologie e morti nelle indagini epidemiologiche, compresa la nostra con l’Università di Liegi precisamente mirata sui cancerogeni Pfas e allarmante.
Eppure i Pfas sono stati trovati nel sangue campionato dal minimonitoraggio, secondo la nota della Regione pubblicata dal settimanale Il Piccolo: “Da una prima valutazione emerge un quadro relativamente tranquillizzante rispetto alla presenza dei Pfas storici la cui presenza risulta mediamente sotto la soglia dei 20 nanogrammi/millilitro,
I micidiali ADV e C6O4 sono Pfas di brevetto esclusivo della Solvay: che li avrebbe dunque sparati in atmosfera a decine di chilometri di distanza da Spinetta Marengo, come già dimostrato avviene nelle falde e in Bormida per queste sostanze, tossiche, cancerogene, indistruttibili.
Vengono, infine, i brividi a leggere la “scrupolosità” espressa dalla Regione disponibile ulteriormente a monitorare gli organi delle persone con il Pfas nel sangue: chi ha già sviluppato o svilupperà un tumore a tiroide rene testicolo eccetera.

Solvay si difende come può, e soprattutto come sa fare. Con la mistificazione, tramite la compiacenza dei giornali.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Piemonte ha respinto il ricorso di Legambiente all’autorizzazione (AIA) del febbraio 2021, concessa dalla Provincia di Alessandria a Solvay (oggi Syensqo) per l’estensione della produzione e l’uso di C6O4. Il fatto in sé è la prevista quanta infausta legittimazione a Solvay di produrre C6O4 a Spinetta Marengo, ma niente affatto a diffonderlo nell’ambiente: ASSOLUTAMENTE SOLVAY NON E’ STATA AUTORIZZATA AD AVVELENARE (ANCHE) CON C6O4 IL TERRITORIO E IL SANGUE.

Tanto meno può far intendere che la Regione abbia rilasciato una sorta di patente eco sanitaria al C6O4, che è tossico e cancerogeno: tutto il contrario di come Solvay lo contrabbanda, come “un fluorotensioattivo di nuova generazione che non è biopersistente e non è bioaccumulabile, l’unico prodotto e utilizzato dal sito in una fase di transizione verso una tecnologia priva di fluorotensioattivi”.

E le sue fantozziane cagate pazzesche. Proprio nel momento in cui lo stabilimento Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo è fotografato sui giornali come un colabrodo di Pfas (C6O4), con le schiume che traboccano nelle vasche interne e dagli scarichi in Bormida, proprio mentre il “Comitato Stop Solvay” avvalora il “blocco totale della produzione nello stabilimento” (clicca qui), al neo direttore, Stefano Colosio (che sia lui a portare sfiga?), è toccato il taglio del nastro di un nuovo impianto propagandato, appunto: oh ironia del destino, “in grado di eliminare i Pfas dalle acque”. Colosio le può sparare grosse in quanto passeranno i dieci anni programmati prima di essere condannato in tribunale come i precedenti direttori (e intraprendere, come loro, salti di carriera).
Anche Calosio è in mala fede: sa che non esistono, non esisteranno mai Pfas non tossici e non cancerogeni, tutt’al più, come dice lui per il C6O4, “poco cancerogeni, ben tollerati dall’organismo” (cagata pazzesca). Sa che i portentosi Pfas non possono, non potranno mai essere eliminati una volta entrati nel corpo umano, perché i Pfas sono indistruttibili, inquinanti eterni grazie al legame carbonio-fluoro, il più forte nella chimica. Sa che non esistono Pfas senza fluoro. Sa, e prima che noi lo scrivessimo, che il “nuovo impianto” che sta propagandando da piazzista è come una aspirina per combattere il cancro.
Infatti, il cosiddetto “nuovo impianto” non inventa proprio nulla. I trattamenti convenzionali per rimuovere i PFAS dall’acqua e dai terreni contaminati comprendono la filtrazione a carbone attivo, la resina a scambio anionico, la nanofiltrazione, l’osmosi inversa e il frazionamento della schiuma. Tutti metodi di trattamento che possono contribuire a ridurre i PFAS dall’acqua e dal suolo, ma lasciano comunque concentrati pericolosi. A tacere dei Pfas sparati in atmosfera, che Calosio finge di dimenticare! I concentrati Pfas non eliminati, impossibili da eliminare con quei metodi peraltro costosissimi, possono essere ulteriormente trattati e smaltiti, ma i metodi utilizzati differiscono per costi, efficacia e scalabilità. Un approccio comune è quello di incenerire o stoccare i rifiuti carichi di PFAS per evitare ulteriori perdite sul terreno e nell’acqua. A Tortona, ad esempio. Tuttavia, oltre a lasciare sottoprodotti inquinanti, l’incenerimento è costoso e richiede molta energia. E tanto inquinamento nell’aria!
Questi fatti il piazzista Calosio li sa (prima di noi) ma è privo di onestà intellettuale per ammettere che non è ammissibile un pressapochistico “zero tecnico”, bensì deve realizzarsi lo “zero assoluto”, il “limite zero pfas”, la loro messa al bando. Anche perché i grandi produttori, come Solvay, possono opacizzare i danni ambientali, dunque sanitari, tramite i metodi sopra descritti (e prezzolati avvocati e consulenti), mentre le aziende utilizzatrici dei Pfas, nei processi di produzione lungo le catene di approvvigionamento dei prodotti, esposte a danni di immagine e reputazione, non hanno mezzi finanziari per investire in simili tecnologie e sopportare costi di bonifica e di cause legali.
A Calosio la presidentessa Solvay, Ilham Kadri, ha fatto sapere che per lui è assicurato un sostanzioso ruolo in Cina, dove i Pfas non trovano ostacoli. Qui, invece, per le aziende che producono PFAS e per le industrie che utilizzano prodotti contenenti PFAS, sono drasticamente previsti l’inasprimento degli standard normativi e onerose cause civili e class action, una nuova ondata di regolamentazioni su input degli Usa (sistemi idrici pubblici), in particolare in Europa: a partire dal 2026, nuovi limiti negli Stati membri e vietata una lunga lista di PFAS (oltre 10mila) per i quali saranno sempre più possibili test di analisi mirata e non mirata.
Insomma, l’elenco delle categorie, delle miscele chimiche e delle concentrazioni di PFAS vietate è destinata ad ampliarsi in futuro. Qui, dunque, in Italia, ordina Kadri, bisogna che Calosio contribuisca a “menare il can per l’aia” con le Istituzioni pubbliche (il sindaco di Alessandria, in primis) che potrebbero, come dovrebbero, bloccare da subito le produzioni inquinanti invece di aspettare Godot (il governo). Bisogna prendere tempo verso la chiusura, imbonendo le frottole che tanto piacciono ai politici su “equilibrio tra benessere economico e benessere ambientale”, raccontando menzogne sullo “zero tecnico” e minacciando la serrata dello stabilimento: “se ci chiedete lo zero assoluto noi chiudiamo tutto”.
Il Calosio, futuro direttore di Chendu, può esercitarsi a pronunciare in italiano il cinese Syensqo, però qui non siamo in Cina e da noi suona come un’altra fantozziana cagata pazzesca il suo geniale “metodo diluizione”: non misurare più i Pfas a monte, dove si producono, bensì a valle, nell’Adriatico, dopo che si sono diluiti in Bormida, Tanaro e Po.
Secondo il direttore Solvay di Spinetta Marengo, sedicente “esperto di economia circolare”, un po’ di C6O4 è ben tollerato dai testicoli. Più modestamente, si permette, al XVII Convegno di Medicina svoltosi nei giorni scorsi a Lecce, di esprimere parere contrario il professor Carlo Foresta, già ordinario di Endocrinologia all’Università di Padova: “Molte forme di inquinamento, soprattutto i PFAS, sono responsabili dell’aumento dei casi di tumori ai testicoli, e i dati scientifici ce lo dimostrano. Il tumore al testicolo è tra i primi 5 tumori in termini di frequenza, sul totale delle neoplasie incidenti per fascia di età. Nella fascia 0-49 anni, l’incidenza in Italia della neoplasia testicolare ha subito nell’ultimo anno un aumento del +2,6%, secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica Aiom. Nel contesto regionale del Veneto l’incidenza del tumore testicolare è passata dal 3,8% del 1987 all’8% del 2017”. In Veneto è considerata responsabile Miteni, invece nessun sospetto su Solvay in Piemonte tant’è che l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, laurea di economia e commercio, evita di effettuare screening per queste patologie, e può ben vantarsi di essere stato riconfermato per altri quattro anni nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Superiore di Sanità, con decreto del ministro della Salute, Orazio Schillaci. Inspiegabilmente la Sanità è al centro delle manifestazioni di protesta in Italia.



…Incidenti dell’ultima ora. Schiume in Bormida. Un film già visto. Anche le immagini sono quelle che ho girato in una intervista venti anni fa dello scarico della Solvay nel fiume. Anche questa volta i titoli giornalistici si rincorrono dopo lo scarno comunicato dell’Arpa: “Attivati dal numero unico per le emergenze a causa della presenza di schiume sulla Bormida in corrispondenza dello scarico del Polo chimico di Spinetta Marengo (AL), tecnici Arpa si sono recati nel pomeriggio di oggi, 13 aprile 2024, al punto indicato per le verifiche del caso riscontrando in due campionamenti la presenza delle schiume segnalate in uscita dallo stabilimento. Contemporaneamente altri tecnici dell’Agenzia si sono recati all’interno dello stabilimento riscontrando in cinque campionamenti schiuma nella Vasca 101b che raccoglie le acque tecnologiche e le acque provenienti dal trattamento chimico-fisico-biologico e sono stati prelevati altri campioni”.
Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, il 13 aprile finge allarmata sorpresa. Invece, era già stato messo a conoscenza da parte di Solvay di “concentrazioni estremamente elevate del parametro cC6O4 in area interna allo stabilimento, rilevate nel corso della sessione di monitoraggio delle acque sotterranee di marzo”. Non solo, il 10 aprile aveva conosciuto dalla Provincia un documento con oggetto “anomalie concentrazioni cC6O4”, ovvero “le criticità riscontrate in merito alle concentrazioni di cC6O4 negli scarichi P1 e P4 e nei pozzi PzIN96 e PzIN 115”, anomalie che dovrebbero ri-mettere in discussione la contestata (da noi) valutazione di impatto ambientale VIA. Tant’è che la Solvay è stata costretta a fermare il reattore e la linea E dell’impianto Tecnoflon, il più importante dello stabilimento, limitrofa ai due pozzi implicati.
Abonante, anche questa volta, e malgrado tutte le contestazioni, non ha alcuna intenzione di emanare, come gli competerebbe quale massima autorità sanitaria locale, ordinanza di fermata delle produzioni: decisione che vorrebbe rifilare alla complicità di altri. Infatti, con comodo ha convocato un “Tavolo Tecnico Permanente sulle Sostanze Pfas” con Regione e Provincia, mollando appunto a quest’ultima “ente competente in materia di AIA (Autorizzazione integrata ambientale), di valutare l’attuale rispetto delle prescrizioni autorizzative per un eventuale necessario intervento sospensivo”.
Ilham Kadri, la presidentessa di Solvay (SyensQo), minaccia di chiudere lo stabilimento di Spinetta Marengo se la si disturba troppo per il disastro ecosanitario (che lei stessa definisce “insoutenable”, insostenibile) di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg https://www.rete-
Un punto di attrazione è Tavaux in Francia, scelto nel 2022, scartando appunto Spinetta, ad essere il principale polo a livello europeo per la produzione di fluoruro di polivinilidene (PVDF), a marchio Solef, destinato ad alte prestazioni nella mobilità sostenibile, cioè nella fabbricazione delle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici e ibridi. Ma soprattutto, nello stesso anno, Kadri completa il progetto annunciato tre anni prima per raddoppiare le capacità produttive di fluoropolimeri PVDF a marchio Solef presso il complesso cinese di Changshu, dove sono già in espansione i fluoroelastomeri FKM Tecnoflon – e relativi monomeri (VF2), i tecnopolimeri Amodel, Ixef e Kalix.
E non è stato un caso, perché nel delta del fiume Yangtze il parco industriale dei materiali avanzati di Changshu era nato nel 2001, proprio mentre veniva intentata la prima causa sulla contaminazione da PFOA nel West Virginia e anche i PFC di Solvay venivano sottoposti al controllo dell’EPA. Infatti, mentre la maggior parte del mondo stava eliminando gradualmente i Pfas (PFOA e PFOS) e iniziando ad affrontare i problemi che avevano causato, nonché i cosiddetti sostituti (tipo ADV, C6O4, GenX), è in Cina che l’attività ha registrato un vero e proprio boom, mantenendo stabile la produzione globale di PFOA e PFOS anche se il settore si è praticamente fermato ovunque nel resto del mondo.
La Cina, per il basso costo del lavoro e la mancanza di regolamentazione ambientale, è ora la principale fonte internazionale sia di PFOA che di PFOS, che vengono rilasciati direttamente nell’acqua e nell’aria. La Cina ora produce la massima parte della fornitura mondiale di Teflon, che ben conosciamo… nel filo interdentale, nelle fibre tessili, nell’isolamento di fili e cavi e in centinaia di altri prodotti, comprese le pentole antiaderenti. Questo è quel che conta per Kadri, non che nel fiume Yangtze del parco industriale, dove gli scienziati hanno misurato alcune delle più alte percentuali di Pfas mai segnalate in Cina, i pesci maschi sviluppano cellule riproduttive femminili e le ovaie delle femmine si degradano, e le persone coltivano e pescano, non che i livelli di PFOA nel sangue dei lavoratori hanno raggiunto una media di 2.250 ppb nel primo periodo di attività dello stabilimento di Changshu.
Inesorabilmente, dunque, i Pfas sono destinati in Cina: altrettanto cinicamente Kadri a Spinetta Marengo punta solo che restino il più a lungo possibile grazie alle complicità istituzionali, 2026 e anche oltre.
Il core business di Solvay in Cina si sviluppa in diversi rami: Solvay Changshu; Solvay Pechino; Solvay Shanghai; Solvay Chengdu; Solvay Dong Ying; Solvay Guangzhou; Solvay Liyang; Solvay Qingdao; Solvay Quzhou; Solvay Zhenjiang. L’impronunciabile SyensQo si scrive in Cina più facilmente di Solvay. D’altronde in Cina la presidentessa sui social si fa ritrarre con l’aureola.



Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. Il messaggio terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare le produzioni di fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buono” come lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. “Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”:Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore” (sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri. Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO. Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 2020