I PFAS sono una calamità mondiale, ma in Veneto deve ancora iniziare il processo e in Piemonte ottengono addirittura l’autorizzazione.




Copertina del Dossier del Movimento di Lotta per la salute Maccacaro (chiedi copia)

Devono essere messi al bando in tutto il mondo. Dove è finito l’impegno “LIMITI ZERO PFAS” del ministro Costa? E’ scientificamente assodato che i Pfas  sono tossici, cancerogeni e teratogeni. Usati  in centinaia di prodotti di largo consumo, indistruttibili hanno contaminato falde, fiumi, acquedotti, acqua potabile il tutto il mondo, addirittura alimentato il Covid, come ci conferma la recente rassegna stampa allegata. Non solo in Veneto, dove il processo contro Miteni stenta ad avviarsi, o in Piemonte dove (impunita malgrado i nostri 4 esposti alla Procura) Solvay ottiene autorizzazioni al C6O4 e sbeffeggia  che dall’impianto di trattamento scarichi (affluenti in Bormida)  le esalazioni (addirittura percepibili a naso dalla popolazione) non contengono sostanze tossiche scaricate in atmosfera, bensì insomma benefici aerosol. (continua)

Non vede non sente non parla l’Arpa di Alessandria.

Abbiamo chiesto all’Arpa la relazione riferita all’anno 2020 relativa ai Monitoraggi qualità aria nell’area circostante l’azienda Solvay di Spinetta Marengo. Gli episodi di inquinamento nell’anno trascorso non hanno fatto che accrescere le forti  preoccupazioni sui sistemi di controllo che avevamo espresso a Magistratura ed  Enti locali.; nonchè all’opinione pubblica tramite comunicato stampa (clicca qui).  Cioè stazioni di monitoraggio (Hcl, Hf) completamente inefficienti, per ammissione della stessa inerte Arpa.  Altro esempio: dall’impianto di depurazione, dove dovrebbero essere trattate le acque reflue di Solvay e Arkema, sono rilasciate senza soluzione di continuità  in atmosfera sostanze tossiche che il direttore dell’Arpa di Alessandria non vuole o non sa neppure definire chimicamente, però rassicurando come sempre la popolazione che lo irrita per la sua protesta dei forti miasmi. A tacere dei conseguenti scarichi in Bormida. A tacere delle falde e degli acquedotti inquinati.  A tacere del cancerogeno Bisfenolo di cui l’Arpa non sa o non vuole rilevare la presenza nel territorio. A tacere di tutta la storica condotta omissiva Arpa-Asl riguardante la catastrofe ecosanitaria dei Pfas (Pfoa, C6O4, ADV).

Il tutto è stato oggetto di quattro recenti esposti (clicca qui)   alla Procura della Repubblica di Alessandria, nonché a Prefetto di Alessandria, Direzione Arpa, Commissione parlamentare ecomafie.

E no eh, a Spinetta Marengo si muore di più, molto di più.

La scandalosa intervista a difesa della Solvay (clicca qui) del cattedratico Enrico Pira -nei processi abituale consulente delle più grandi industrie incriminate per disastri ecosanitari – non è piaciuta neppure alla multinazionale belga tanto  è apparsa una piaggeria smaccata: “In conclusione NON si può quindi affermare che chi vive più vicino al Polo Chimico di Spinetta Marengo, o vi rimane più a lungo, ha più probabilità di ammalarsi di altri.” Insomma un boomerang mediatico. Basta confrontarla con l’intervista (clicca qui) ad una epidemiologa non certo d’assalto ma onestamente moderata. A Cristiana Ivaldi, direttore responsabile della Struttura di Epidemiologia Ambientale di Arpa Piemonte, sono state poste le stesse domande che a Pira. Compariamo le risposte e la conclusione: a Spinetta Marengo si muore di più. Per quali ovvie sostanze letali: risponda l’Arpa.

Anno nuovo, disastri ecosanitari vecchi per i PFAS piemontesi e veneti.

In Veneto solo nel 2013 350 mila persone hanno appreso di aver usato e bevuto per decenni acqua contaminata dai cancerogeni PFAS, non essendo stati informati dell’allarme partito da Alessandria almeno dal 2008 che obbligò Solvay di Spinetta Marengo ad eliminare il PFOA. Addirittura nel 2014 fu archiviato un primo esposto alla Procura di Vicenza. Nel 2016 la Regione Veneto ha iniziato lo screening di massa sulla popolazione, per valutare gli effetti dell’esposizione agli Pfas, dal quale è emerso che il 65% dei cittadini controllati, e in particolare i giovani, avevano livelli altissimi di Pfas nel sangue. Nel 2019 la procura chiede il  rinvio a giudizio della Miteni di Trissino, prima per i PFOA e poi per i C6O4. A giugno 2020 si è arrivati alle udienze preliminari, la prossima il 25 gennaio 2021: a Vicenza sarebbe un maxi processo. Ad Alessandria invece la magistratura, malgrado le indagini epidemiologiche, non blocca la Provincia che addirittura  autorizza il C6O4. Mentre il  governo si rimangia l’impegno di fissare LIMITI ZERO PFAS e la Commissione parlamentare ecomafie gioca a nascondino. Clicca qui.

I migliori scienziati a difesa della Solvay.

Raccomandiamo la lettura della seguente intervista.

Chiunque si chiederà: ma chi può essere ‘sto matto che perentorio conclude: Non si può quindi genericamente affermare che chi vive più vicino al Polo Chimico, o vi rimane più a lungo, ha più probabilità di ammalarsi di altri.” 

Qualche ignorantone, sospetterete voi, che non ha mai sentito parlare di Marghera, Cengio, Massa Carrara, Seveso, Terra dei fuochi, Spinetta Marengo, eccetera eccetera. E se vi rivelo che è ordinario di Medicina del Lavoro del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatrica dell’Università di Torino? Restate a bocca spalancata. Però se all’intervista (clicca qui)  accompagno il suo curriculum (clicca qui) vi appariranno lampanti, a riguardo degli atenei, alcuni dubbi sui livelli scientifici e sui conflitti di interesse. E alcune certezze: 1) Non può essere leggera la parcella  dei consulenti che per mestiere sono sistematicamente  chiamati a difendere gli inquinatori nei tribunali; 2) Qualche vantaggio avranno i giornali a pubblicare le interviste, non firmate, degli inquinatori. Superflua la raccomandazione: non portate i vostri figli nel suo studio se non superate un certo reddito.

Confermato: nel cocktail Solvay con i PFAS c’è anche il Bisfenolo.

Dopo i nostri esposti a Procura-Prefetto-Arpa, l’Arpa conferma quanto avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. E precisamente il Bisfenolo AF della “sporca dozzina” dei teratogeni-tossici-cancerogeni “composti fluorurati organici” ormai segnalati come una calamità mondiale. Purtroppo, prima della nostra denuncia, l’Arpa non aveva mai cercato il Bisfenolo nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni. Clicca qui il 4° esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, e per conoscenza a    Prefetto di Alessandria e Commissione parlamentare ecomafie.

Le bugie sull’innocuità dei “Pfas a molecola corta” hanno le gambe corte.

Il C6O4 autorizzato -come innocuo- dalla Provincia di Alessandria alla Solvay di Spinetta Marengo, e sparso dalla Miteni in Veneto, in realtà è il più pericoloso. Come evidenziato nell’esposto alla Procura di Alessandria:

“” Aggiungiamo  l’evidenza dell’equipe di Philippe Grandjean, professore ad Harvard negli Stati uniti di medicina ambientale e direttore del dipartimento di salute ambientale dell’Università della Danimarca del sud, che allarma che le persone con livelli elevati di Pfas hanno più del doppio delle probabilità di avere una forma grave di Covid-19La ricerca si è indirizzata sui PFAS a cosiddetta “molecola corta” (4 atomi di carbonio anziché 8), come lo spinettese C6O4.  A parte  tiroide, fegato, colesterolo ecc. la sostanza è ancora più dannosa perché si accumula nei polmoni, proprio dove si combatte la grande battaglia Covid. 

Inoltre la precedente ricerca  della Harvard School of Public Health ha dimostrato che livelli più elevati di PFAS nei bambini sono correlati a una risposta più debole a vari vaccini e allarma che lo stesso avverrà per un vaccino Covid-19. “”

Per i sostituti del PFOA gli Usa processano Solvay mentre l’Italia autorizza il C6O4.

Stabilimento Solvay Specialty Polymers di Spinetta Marengo (AL)

Il Dipartimento per la protezione ambientale del New Jersey porta in tribunale Solvay accusata di violare molteplici leggi ambientali riversando, come in Italia senza soluzione di continuità, da più di vent’anni nel suolo nell’acqua e nell’aria, il PFOA e i suoi ancora più  tossici  sostituti. Nel mentre la Provincia di Alessandria concede autorizzazione AIA addirittura per un nuovo impianto di C6O4 sostituto del Pfoa. Il New Jersey cita in giudizio Solvay perché oppone il segreto industriale alla conoscenza degli effetti tossici dei Pfas su ambiente e salute. Nel mentre per la Provincia di Alessandria i pubblici omissis (cinquantacinque) nella relazione tecnica -anch’essi ad occultare i rischi ambientali e sanitari- non impediscono di rilasciare l’AIA alla Solvay.  

 Nella sua causa, il New Jersey chiede al tribunale di obbligare a Solvay le informazioni riservate per i suoi composti PFAS “sostitutivi”, comprese le identità di tali composti ancora più tossici degli originali, tutte le informazioni relative agli scarichi, alle emissioni di tali composti nell’ambiente, tutte le informazioni sulla salute e la sicurezza, e tutte le informazioni rilevanti per lo sviluppo di metodi analitici e standard in grado di misurare questi composti nell’ambiente.  Gli Usa ritengono per il Pfoa inaccettabile nell’acqua 5,1 parti per trilione (si pensi che in  una piscina olimpionica, una parte per trilione ammonta a quattro granelli di zucchero).

Italia e Usa due mondi diversi? Gli Usa hanno preso prima dell’Italia coscienza che i PFAS sono una ampia famiglia chimica sempre più legata a cancro, danni al fegato e ai reni, malattie tiroidee, colesterolo alto, bassa fertilità, basso peso alla nascita e colite ulcerosa. Infatti i  PFAS sono trovati negli alimenti a causa della contaminazione anche in quantità infinitesimali dovuta all’acqua (non ci sono tipi di filtraggio che tengano) o all’imballaggio, e nel latte materno per i bambini. Purtroppo i Pfas, per le loro caratteristiche di resistenza all’acqua all’olio al calore, sono  utilizzati per fabbricare  vestiti impermeabili e anti macchie, scarpe, mobili e tappeti, pentole antiaderenti, contenitori di cibo in cartone, involucri di cibo di carta, processi di cromatura ecc.

Si tratta di evidenti enormi danni alla sanità mondiale, come di evidenti enormi interessi industriali. Dunque, la multinazionale Solvay tende a spacciare come inoffensivi, meno tossici, i cosiddetti “sostituti del PFOA”: a Spinetta Marengo il C6O4. Invece, Natural Resources Defense Council e Clean Water Action, come peraltro  l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, stanno spingendo per il divieto di tutte le sostanze chimiche PFAS tranne che negli usi essenziali, come gli indumenti ignifughi per i vigili del fuoco. Per non fare la fine della criminale ecatombe di morti per amianto.

Siamo alla follia. C6O4 perseguito in Veneto e autorizzato in Piemonte.

La follia è quella della Provincia di Alessandria che concede AIA alla Solvay di Spinetta Marengo per il tossico e cancerogeno Pfas C6O4, spacciato come innocuo sostituto dei vecchi Pfas. Invece a Vicenza  nell’ambito del processo Miteni di Trissino le Amministrazioni si costituiranno parte civile (clicca quinon solo per il reato di inquinamento ambientale PFAS più vecchio (PFOA PFOS) ma anche per quello relativamente più recente (C6O4). La novità, di cui noi per primi abbiamo dato risalto sul Sito www.rete-ambientalista.it,  giunge a pochi mesi da una decisione storica della Cassazione penale la quale in una sentenza ha stabilito espressamente che per alcune tipologie di reati ambientali, tra i quali alcuni assimilabili a quelli riscontrati nei processi Miteni e Solvay, la prescrizione non interviene perché i danni cagionati da una determinata situazione ambientale perdurano ugualmente anche a processo in corso. Dunque quanto stabilito varrà anche nel processo di Alessandria che prossimamente si riaprirà in coda alla  condanna inflitta a Solvay, per tutto il cocktail di veleni non solo per i Pfas,  e alla luce dei  tre esposti in Procura del Movimento di lotta per la salute Maccacaro (clicca qui), compresa l’incriminazione  in USA.

La follia è quella del governo che, dopo essersi impegnato  LIMITI ZERO PFAS direttamente per bocca del ministro all’Ambiente (Andrea Costa), ora sta menando il can per l’aia (can per MammeNoPfas e Comitati StopSolvay) e aia per AIA Autorizzazione Integrata Ambientale). Colpa del Governo dunque, la nuova AIA della complice  Provincia di Alessandria sarà portata da Solvay nel  tribunale vicentino come prova: se il C6O4 è autorizzato in Piemonte perché dovrebbe essere considerato nocivo in Veneto?

Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.

Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia)  è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria.  Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo  fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto  che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto  nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione  dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo  Dai documenti  riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

Complici sindacati e istituzioni, fermi governo e magistratura, si muove il prefetto sul caso Solvay.

Si muove perfino il prefetto  Iginio Olita  in soccorso delle popolazioni alessandrine e degli ambientalisti. Solvay dice (lo dice anche per le acque contaminate di  Pfoa, C6O4, Adv) che anche le recenti fughe di gas (a base di composti di cloro e fluoro ecc.) sono “accidentali”. Accidentali?! E ci mancherebbe altro che fossero cagionate ad arte. Consapevolmente  rilasciate: questo sì. E sono a decine gli avvelenamenti “accidentali” nei cocktail tossici e cancerogeni propinati a feriti e ammalati tra lavoratori e cittadini. Ebbene, nella corresponsabile inerzia di sindacati amministrazioni governo magistratura, si è mosso il Prefetto agendo sul Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (revisione del piano di emergenza) e intimando  direttamente a Solvay la procedura delle comunicazioni sugli incidenti di questa industria di Spinetta Marengo ad alto rischio ambientale. Il Prefetto non si fida ed è perentorio rispetto agli abituali ritardi e omissioni di Solvay, e non le lascia alibi: “Anche in caso di interventi non aventi (secondo Solvay, ndr) rilevanza esterna devono essere informati, immediatamente per vie brevi, questa Prefettura e gli Enti che leggono per conoscenza (Vigili del Fuoco, Questura, Carabinieri, Comuni di Alessandria – Frugarolo e Castellazzo – 118, Arpa e Provincia, ndr) facendo seguire nella stessa giornata il rapporto completo dell’incidente”.

Ennesimo incidente Solvay ed ennesimi fuggi-fuggi dell’informazione e delle responsabilità.

Nell’ennesimo incidente alla Solvay di Spinetta Marengo (reparto Elastomeri) di oggi 16 novembre, con feriti e allarme di stabilimento, per lo scoppio e  fuga di gas cloridrico  (e quant’altro), l’Arpa controlla a posteriori i residui dell’inquinamento (l’Asl neppure a posteriori gli effetti sulla popolazione). Cioè quando i buoi sono già scappati, perché le centraline pubbliche non funzionano neppure nei pochi punti dove sono state installate. Come il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha ancora di recente denunciato nel comunicato stampa: clicca qui.

Aggiungiamo di eclatante che l’allora assessore all’ambiente del Comune di Alessandria, Claudio Lombardi, alla vigilia del suo fine mandato (2017) aveva ricevuto dall’Arpa comunicazione di fattibilità  per nuovo sistema di analisi di aeriformi organo-fluorurati in tempo reale e in continuo: composti clorurati e fluorurati quali: Tetrafluoroetilene (C2F4), Esafluoropropene (C3F6),  1,1-Difluoroetilene (C2H2F2), Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, 1,1,1-Tricloroetano, Tricloroetilene, Tetracloroetilene.

La subentrante Giunta ha provveduto ad installare questo importante analizzatore? Non ci risulta affatto. Tanto –nell’indifferenza dei sindacati-  non funziona nulla nella stazione di monitoraggio.  

 

La lobby pro Fas al lavoro. M5S ed Ecomafie in affanno.

Il 30 novembre dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aprirsi a Vicenza il processo Miteni di Trissino per il disastro ecosanitario da Pfas. Gli avvocati dell’azienda agitano l’ombra della prescrizione per alcuni illeciti o addirittura per tutta l’inchiesta. Interpretazione esclusa da una recente sentenza della Cassazione in materia di reati ambientali, tant’è che alcuni parlamentari bipartisan stanno organizzando una lobby confindustriale per fare sì che la  normativa del governo trovi il modo di “inertizzare” il pronunciamento della Cassazione. Con grande scorno del Movimento Cinque Stelle e della Commissione Ecomafie che stentano a dire la loro. Clicca qui  il parere dell’avvocato Marco Tonellotto.

La sentenza della Cassazione ha riguardato il processo per  la catastrofe ecosanitaria della Solvay di Spinetta Marengo, che è in completa similitudine fattuale e giuridica con quello della Miteni, stabilendo il principio della “condotta continua e permanente del reato di inquinamento” e del “reato di omissione delle misure di sicurezza (e bonifica) che aggrava l’evento di inquinamento”. Ne deriva “l’obbligo di attività riparatoria sia nei confronti dell’ecosistema che delle Vittime”, ovvero i risarcimenti da parte di Miteni e Solvay. Per quest’ultima dunque riapriremo il processo ad Alessandria.   

Solvay vada a prodursi il C6O4 in America o in Francia. Se ci riesce!

Non ci riuscirebbe. Anzi, rischierebbe un’altra incriminazione. Infatti è quello che sta già facendo nei suoi confronti il procuratore generale del New Jersey proprio per i Pfas  dell’impianto di West Deptford. Noi abbiamo consegnato ad Alessandria un altro esposto al procuratore capo Enrico Cieri, dopo aver già richiesto il sequestro delle secretate cartelle cliniche dei lavoratori (clicca qui); dopo aver inviato esposto ad Arpa relativo all’interferente endocrino Bisfenolo nel cocktail con i PFAS; nonché (clicca qui) dopo aver denunciato le  omesse rilevazioni delle centraline di controllo di acido cloridrico (HCL) e di acido fluoridrico (HF), tanto più il micidiale perfluoroisobutene (PFIB) arma chimica di massa (clicca qui).

Nel nuovo esposto clicca qui abbiamo chiesto alla Procura di Alessandria di intervenire come ha fatto quella americana, essendoci tutte quelle drammatiche condizioni ambientali e sanitarie, compresi i cosiddetti “sostituti”: il C6O4 del quale Solvay ha chiesto una nuova Autorizzazione mentre va chiuso. E Solvay deve essere obbligata alla bonifica come da sentenza della Cassazione.

Tonnellate di Pfas C6O4 in un deposito clandestino.

A Torre Garofoli presso Tortona. Per il trasporto e lo stoccaggio non era stata richiesta nessuna autorizzazione. I capannoni sono completamente inidonei: allestiti temporaneamente per merci in transito, totalmente insicuri per custodire serbatoi ad alto rischio chimico per effetto della temperatura.  La Provincia finge di non aver saputo nulla e prosegue per dare l’autorizzazione AIA all’impianto cC6O4. L’Arpa non sa neppure i quantitativi pericolosamente trasportati  e da quanti mesi giacciono incustoditi. La Procura, se informata, interverrà? Clicca qui Monica Gasparini.   

Made in Solvay. Può essere usata per fabbricare armi chimiche o come arma chimica essa stessa.

Le  omesse rilevazioni (clicca qui) di acido cloridrico (HCL) e di acido fluoridrico (HF) non raggiungono la gravità del vergognoso controllo dei Fluorurati, cancerogeni ma altresì letali in fase acuta,  tetrafluoroetilene C2F4 e perfluoroisobutene PFIB in particolare. A Spinetta Marengo infatti la centralina (in)controllata da Arpa misura solo HCl e HF. La misura  dei Fluorurati è ancora solo effettuata da Solvay. Il progetto dell’ex assessore comunale Claudio Lombardi  prevedeva la misura dei Fluorurati anche per la centralina Arpa. Finito il suo mandato tutto si è fermato.

Eppure la sovraesposizione acuta o cronica di queste micidiali sostanze  causa danni al fegato e ai reni, l’inalazione provoca gravi sintomi di edema polmonare con respiro sibilante, mancanza di respiro, tosse con espettorato, e il colore della pelle bluastra. Tosse e dolore toracico può verificarsi nella fase iniziale. L’esposizione eccessiva può causare la morte. Ad esempio, il PFIB a causa della sua altissima tossicità è stato classificato nel secondo livello della convenzione sulle armi chimiche: sostanza che può essere usata per fabbricare armi chimiche o come arma chimica essa stessa. In tempo di pace il PFIB è presente nei gas che si sviluppano durante il surriscaldamento delle padelle ricoperte di Teflon.

Nello stabilimento Solvay di Alessandria sono state frequenti le nostre denunce di fughe di gas, magari con evacuazioni di reparti e non sempre segnalate da allarmi, comunque mai all’esterno. Infine, per le misurazioni delle emissioni di Fluorurati vale la considerazione generale.  L’attendibilità e la trasparenza di Solvay  è già manifesta per quanto riguarda l’inquinamento delle falde (documenti scovati dalla Procura) e i Pfas nel sangue dei lavoratori (cartelle cliniche secretate): clicca qui.

Non di sola acqua si muore alla Solvay di Spinetta Marengo.

Non rileva un bel nulla la stazione di monitoraggio  di Via Genova a Spinetta Marengo, installata da Solvay e gestita da Arpa Piemonte secondo quanto previsto dall’autorizzazione AIA e dalla convenzione in essere tra Arpa e azienda. Dovrebbe, a circa 500m in linea d’aria dal polo chimico e in pieno paese, misurare simultaneamente acido cloridrico (HCl) e acido fluoridrico (HF). Ma non lo fa mai. Già nel 2018 gran parte dei dati erano invalidati per il mancato funzionamento degli analizzatori (pur rilevando 290 superamenti ai valori soglia! oltre a “fenomeni di natura ignota” all’Arpa). L’anomalia si è aggravata nel 2019, tant’è che fino a settembre le  prove di funzionamento degli analizzatori in manutenzione  non sono state  esaustive a causa dell’assenza del materiale certificato indispensabile per eseguire i test relativamente all’acido cloridrico.  Arpa Piemonte ha più volte sollecitato, senza esito, Solvay in merito all’arrivo del materiale certificato sopra citato, pertanto anche i valori misurati sino a fine anno 2019 sono stati considerati “non validi”. “Complessivamente” dettaglia la relazione Arpa “quest’anno si riscontra una perdita del 70% dei dati”. “Dunque i dati a disposizione (30%)  per via del gran numero di dati invalidati a causa del malfunzionamento strumentale, sono del tutto  insufficienti se confrontati con  gli obiettivi di qualità previsti dalla legge che impongono una raccolta minima di dati pari al 90% per le misurazioni in siti fissi per gli inquinanti normati”. “Pertanto, a causa della scarsa ed insufficiente percentuale di dati validati non si ritiene corretto eseguire un confronto con quanto misurato negli anni precedenti”. Va da sé la scarsa attendibilità dei dati dei campionatori passivi, usati come palliativi della stazione di monitoraggio invalidata, al punto che le determinazioni analitiche sono state eseguite presso un laboratorio privato individuato addirittura  dalla stessa Solvay e dalla medesima trasmesse all’Arpa.

Nota bene. Questi dati, queste relazioni dell’Arpa, “ComitatostopSolvay” e “MammeNoPfas”dovrebbero confluirli  al “tavolo tecnico” del Ministero dell’Ambiente (annullato martedì 28 ottobre a Roma), insieme a tutta la documentazione prodotta per i PFAS, alla quale aggiungere un fascicolo Bisfenolo:  https://www.edocr.com/v/xv4wmd8p/bajamatase/ca-attenzione-Arpa. Il tutto, per comprovare il record di morti di cancro,  sarebbe  fin troppo convincente ma, si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Menare il can per l’aia. Il Tavolo tecnico presso il Ministero dell’Ambiente.

Rimangiato l’impegno “limiti zero” del ministro  Costa, avviata una pastoia di gratifichevoli  “tavoli tecnici” (Clicca qui). Primo appuntamento a Roma il 28 ottobre. “MammeNoPfas”” e “ComitatoStopSolvay” sono portatrici di due eccezionali storie dei Pfas:  incrociano Solvay e Miteni, Spinetta Marengo e Trissino, Piemonte e Veneto lungo tutta la pianura padana fino alla foce del Po. (Continua)

A Trissino, Pfas nei pozzi a livelli stellari. A Spinetta il Bormida è tinto d’azzurro.

I dati Arpav sono inequivocabili, ma la  Giunta si difende: situazione sotto controllo: clicca qui.

Un recente studio ha evidenziato che oltre 200 milioni di americani potrebbero avere a disposizione dell’acqua potabile contaminata da PFAS: clicca qui.

L’acido perfluoroottanoico, il PFOA, è una sostanza che si trova nel teflon, nei tappeti e in alcuni indumenti impermeabili e appartiene a una classe di sostanze organiche perfluoroalchiliche (PFAS), sostanze sintetiche prodotte dall’uomo che non si degradano nell’ambiente e si accumulano nei tessuti umani. Queste sostanze sono state trovate in quantità elevate nei corsi d’acqua vicino a strutture industriali che trattavano questo tipo di prodotti: clicca qui.

Ad esempio, a valle dello scarico Solvay di Spinetta Marengo il fiume Bormida diventa tinto d’azzurro: clicca qui.

Allarme. C’è anche il Bisfenolo a Spinetta nel cocktail con i Pfas.

Pericolosissimi gli interferenti endocrini: colpiscono  direttamente i feti.  La Commissione UE discute la messa al bando. Braccio di ferro con Solvay.

Clicca qui il documento trasmesso all’ARPA Piemonte.

Cosa aspetta la Magistratura a sequestrare a Solvay le sconvolgenti cartelle cliniche Pfas?

La pistola fumante caricata a Pfas

Lettera aperta al procuratore capo Enrico Cieri presso il tribunale di Alessandria. (via Pec) 

Campane stonate. Inquina sì. Inquina no. Danni alla salute sì. Danni alla salute no. Ma insomma, ci sono le prove? Ci sono, c’è anche la “pistola fumante”. E’ a portata di mano della Magistratura. Ad Alessandria dormiente. La Magistratura cosa aspetta a sequestrare le secretate cartelle cliniche dei lavoratori di Spinetta con tutte le (noi ne abbiamo alcune) analisi del sangue che Solvay conosce sconvolgenti e volutamente “ignora” da sempre? E, riteniamo noi, ad accertare i reati colposi o dolosi eventuali ed avviare i relativi procedimenti penali? Tenga conto che con quegli accertamenti l’INAIL individua a centinaia di lavoratori la malattia professionale derivante dai danni provocati dai PFAS: le stesse patologie che colpiscono migliaia di cittadini esposti. Già allo stato di spermatozoi.  (continua).

Cartelle cliniche come proiettili.

Limiti zero Pfas. Il governo mena il can per l’aia.

Rimangiato l’impegno “limiti zero” del ministro all’ambiente Costa. Rinvio di un anno (poi due ecc.) tramite un intorbidito disegno di legge. Intanto avviata una pastoia di gratifichevoli  “tavoli tecnici” in cui MammeNoPfas e ComitatoStopSolvay saranno facilmente fagocitati dalla cricca ministeriale e confindustriale che opera per conto di Solvay e Miteni.  Quanto prima verificheranno la presa in giro. Tra i Movimenti ambientalisti l’interpretazione più probabile  è di  un ennesimo tradimento dei Cinquestelle. (Clicca qui).

Clicca qui il Giudizio delle MammeNoPfas.

Il governo  mena il can per l’aia, prende tempo, quello che serve a Solvay per continuare -se indisturbata dalla Magistratura– ad inquinare e ammalare, e a Miteni per sgusciare dal processo.

Dalla Solvay di Spinetta Marengo  non deve più uscire una sola molecola di PfAS in atmosfera, nelle acque e nel suolo.

Invece Provincia Comune Regione hanno accettato che  un reato accertato e documentato  -inquinamento e morti- continui ad essere perpetrato ed oltretutto a tempo indeterminato: Clicca qui Legambiente e Comitato Stop Solvay.

Clicca anche https://www.rete-ambientalista.it/2020/10/01/la-lega-lacche-di-solvay-inchiappetta-i-cinquestelle/ oppure https://www.vicenzapiu.com/leggi/pfas-piemonte-solvay-spinetta-marengo-c604-costa-lega-maccacaro/

La Lega lacchè di Solvay inchiappetta i Cinquestelle.

Nella “Conferenza dei servizi” del 1° ottobre 2020 ad Alessandria,  Provincia-Comune-Regione hanno autorizzato alla Solvay di Spinetta Marengo  i cancerogeni PFAS nelle falde e nel sangue dei lavoratori e dei  cittadini. Il capolavoro leghista è consistito nello scaricare la propria criminale decisione sulle terga dei Cinquestelle, ovvero del ministro all’ambiente Sergio Costa che non ha saputo imporre al suo Ministero gli impegni che aveva preso con  Movimenti piemontesi e veneti, cioè il LIMITE ZERO DELLE EMISSIONI DEI PFAS. Il corrotto tiro mancino della Lega era stato (clicca qui) ampiamente previsto ma censurato dai giornali, e infatti è stato commentato prima della Manifestazione davanti alla sede della Provincia: ascolta Lino Balza dal minuto tre della registrazione video.

La Manifestazione di protesta contro Costa la prossima settimana a Roma raddrizzerà le gambe al Governo  ripetutamente accusato di tradimenti dagli ecopacifisti? 

I giornali cercano di censurare l’emergenza ecosanitaria dei PFAS e le responsabilità dei politici.

Sull’emergenza PFAS, in particolare sulla scandalosa Conferenza dei Servizi che ad Alessandria  vorrebbe autorizzare la Solvay di Spinetta Marengo ad avvelenare con il C6O4 (anche con il C6O4), i giornali adeguano volentieri  la loro complicità tramite l’oscuramento totale della  notizia. Quando invece la mobilitazione popolare li costringe a fornirne qualche ragguaglio, ricorrono ai comunicati e alle veline dell’azienda belga, tuttalpiù ammorbidiscono nei pastoni  le prese di posizione degli ambientalisti, però giammai pubblicano  integralmente i puntuali comunicati stampa del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” che individuano anche precise responsabilità politiche nazionali e locali, nomi e cognomi e padrinato. Ad Alessandria abbiamo denunciato -e i giornali hanno censurato-  che la Lega (che controlla Regione Provincia Comune) si appresta  a portare a termine il disegno affidatole di  dare via libera alla Solvay, addirittura scaricando la propria criminale responsabilità per l’autorizzazione C6O4 ad un tradimento del (pur imbelle) ministro Costa cioè dei Cinquestelle e del Governo: clicca qui. Tanto è l’inciucio imprenditorialsindacalpolitico,  che avevamo preannunciato la rimozione promoveautur ut amoveatur del direttore Arpa diventato (finalmente) scomodo.

La censura giornalistica è un gravissimo vulnus alla democrazia; anche quando è velleitaria: poichè decine di migliaia di italiani sono puntualmente informati tramite il Sito del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” e la Lista della “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la Salute per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

La delibera, con cui la Conferenza dei Servizi ad Alessandria vuole dare via libera al Pfas C6O4, è precostituita ab origine dall’inciucio leghista  tra Comune, Provincia e Regione, priva di indipendenza e trasparenza, zavorrata dagli omissis e dalle espulsioni degli ambientalisti, dunque è vuota di autorità etica e politica e non merita il riconoscimento di alcuna legittimità. La contestiamo da fuori ribadendo le radicali  richieste riproposte il 1° ottobre dal Comitato Stop Solvay:

  1. Venga pianificato lo ​screening medico della popolazione coinvolta dall’inquinamento (a partire dagli abitanti di Spinetta Marengo e Montecastello e dai lavoratori dello stabilimento) e si proceda all’avvio di ​approfondite analisi per valutare la presenza di ADV7800, cC6O4 e di ogni altro PFAs nel suolo, nelle acque (in particolare in tutti i pozzi e nelle risorse idriche che riforniscono di acqua potabile il nostro territorio) e nell’ambiente.
  2. L’impianto per la produzione di ADV7800 sia chiuso con procedura d’urgenza. Come ampiamente illustrato si tratta di PFAs a catena lunga simile al PFOA messo al bando dalla Conferenza di Stoccolma e dall’accordo intercorso fra i principali produttori mondiali. È sorprendente che Solvay abbia continuato a produrlo oltre il 2013 apparentemente non rispettando accordi e normative. Ci chiediamo se questo comportamento possa essere ritenuto penalmente perseguibile come lo è negli USA11. Sicuramente è riprovevole e condannabile dal punto di vista etico.
  3. Sospendere la produzione di cC6O4 e realizzarne l’ampliamento dell’impianto e dei sistemi di abbattimento delle emissioni inquinanti in ogni matrice ambientale. Riprendere la produzione dopo validazione di ARPA sull’efficacia dei sistemi suddetti. La sospensione della produzione dovrà avvenire senza riduzione alcuna delle maestranze che saranno impiegate nell’attività di costruzione e sviluppo dell’impianto di cC6O4 e dei sistemi di abbattimento.
  4. Le emissioni inquinanti sia in atmosfera che in falda dovranno essere nulle (zero strumentale). Facciamo notare che il ministro italiano all’Ambiente Sergio Costa si è espresso in tal senso in una recente intervista concessa al bisettimanale alessandrino “Il Piccolo”16.
  5. La concentrazione degli inquinanti nello scarico (unico) che fuoriuscendo dagli impianti di trattamento defluisce in Bormida dovrà essere < 0,1 microg/l. Dopo 24 mesi dalla ripartenza dell’impianto di produzione la concentrazione di cC6O4 nello scarico dall’impianto di trattamento dovrà essere nulla (zero strumentale).

Clicca qui il documento completo del Comitato.

Crollano i ponti delle autostrade ma in galera ci va chi protesta ai caselli.

Il “reato” per il quale è stata condannata Dana Lauriola è compreso nei metodi di lotta sostenuti dal Movimento Nonviolento? Riguarda la sua partecipazione ad una manifestazione NoTav in Valsusa durante la quale “una decina di persone tennero sollevate le sbarre del casello autostradale per alcuni minuti mentre altri esponevano striscioni di protesta”. Dunque non vi fu violenza contro persone. Dunque rientra nell’esercizio della Nonviolenza. Ha comportato danni? Probabilmente il mancato pedaggio autostradale: prevedibile dunque una richiesta di risarcimento danni a carico di quei dieci manifestanti. Tutto qui. Cosa c’entra lo Stato, otto anni dopo, a condannare la portavoce NoTav a due-anni-due di galera, negandole perfino ogni forma di pena alternativa al carcere. La giustizia degli Stati, sappiamo, non riconosce la Nonviolenza, ma va al di là di ogni comprensione etica chiudere tra le sbarre, fosse anche per un solo giorno, chi si batte pacificamente per l’ambiente. Quando poi è appieno  impunita nei tribunali la Violenza: ad esempio di chi consapevolmente cioè dolosamente per decenni ha avvelenato con cancerogeni centinaia di migliaia di persone (vedi processi Montedison/Solvay e Miteni). 

La Conferenza Stato-Regioni scongiuri il tradimento del Governo per i PFAS.

Dopo il voltafaccia del Governo, clicca il video dell’Appello della popolazione ai Presidenti delle Regioni affinchè alla Conferenza Stato-Regioni siamo adottati per i PFAS i LIMITI ZERO delle emissioni, per i quali si era impegnato più volte lo stesso ministro all’Ambiente Sergio Costa prima che Solvay/Miteni dettassero al suo Ministero l’imposizione di limiti cancerogeni (20.000 nanogrammi per litro d’acqua).

Miniato da Giotto:  il tradimento di Costa serrato tra inquinatori e inquinati.

Dove Dante collocherebbe i Cinquestelle? E Beppe Grillo?

Abbiamo chiesto un incontro, urgente, al ministro all’ambiente Andrea Costa. Per sapere la verità. Vale il suo impegno solenne di fissare LIMITI ZERO alle emissioni dei PFAS? Oppure valgono i limiti cancerogeni che Solvay/Miteni hanno dettato al suo ministero? Ebbene, Costa non ha convocato né i piemontesi né i veneti. Brutto segnale. Procrastinare il volta gabbana a dopo le elezioni pare una furbizia che non salva i voti ai Cinquestelle. I grillini sono già accusati di tradimento ad ambiente e ambientalisti: Tav Valsusa, Tav Terzo Valico, TAP, Ilva, Acqua Pubblica, nonché alla pace e ai pacifisti.  Non ci voleva anche il tradimento PFAS. Dante colloca i traditori nella zona più bassa dell’Inferno, i più lontani da Dio. Infatti hanno violato il patto “di che la fede spezïal si cria”: rappresentano il peggio  della degradazione umana e nel gelido contrappasso sono retrocessi nella loro immobilità a “pietre umane”. Dante non perdona: “Mei foste state qui pecore o zebre!”. Lo faranno gli elettori Cinquestelle? perdoneranno la violazione del patto? in quale misura i grillini subiranno la legge del contrappasso? Il loro ex voto andrà all’astensione piuttosto che all’ancòra più immeritevole concorrenza. Magra consolazione. Ma a Beppe Grillo piacerà il Purgatorio, tra i pigri e gli accidiosi? 

Franca Carnevale, presidente Avis, che se ne fregò (insieme agli altri) del PFOA nel sangue.

Veleno  nel sangue dei lavoratori. Che a loro volta lo trasmettono con le trasfusioni.

Dodici anni fa mi replicò: “Fai allarmismo, non c’è motivo di preoccuparsi”. Oggi la ritroviamo al centro delle cronache. Non entriamo nel merito del pasticciaccio brutto delle attuali accuse di bilanci taroccati. Mi basta ricopiare la pagina 27 del quarto volume de “ L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”. (continua). Nel pasticciaccio brutto è coinvolto il vicepresidente  Francesco Galeone, per noi già famigerato  dipendente Solvay, delegato esecutivo Uil connivente in tutta la scandalosa faccenda Pfas.

Solvay avvelena non solo le acque ma anche l’aria.

Perfino i sindacati sono “turbati”. Si ripetono con cadenza regolare infatti  gli incidenti (con o senza feriti) alla Solvay di Spinetta Marengo. Difficile stargli dietro. L’allerta di stabilimento del 24 agosto è durata ben 7 ore:  rottura di una linea di alimentazione di azeotropo con particolare fuoriuscita di tetrafluoroetilene e acido cloridrico (cancerogeni) presso l’area Monomeri. “Tetrafluoroetilene ( C2F4): Danger! According to the classification provided by companies to ECHA in REACH registrations this substance may cause cancer, is an extremely flammable gas, may cause damage to organs and contains gas under pressure and may explode if heated.”. Pfas rinvenuti in Artico: Ministro Costa, urgono limiti zero dei PFAS anche in atmosfera.

Amministratori danno man forte a Regione-Provincia-Comune.

Roba da chiodi.

Ma sono tutti alessandrini di matrice leghista. Il ritrovamento dei Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, mano a mano che Arpa-Asl analizzano,  si allarga a centri concentrici e sempre più alto è il numero dei Comuni con acquedotti contaminati. Tra i “minimalisti” si segnalano il sindaco Federico Chiodi : “La concentrazione di PFAS totali trovata a Tortona è pari al limite massimo consentito dalla Regione Veneto ( 90 ng/l)”. Nonché l’Amv Azienda multiservizi valenzana che approvvigiona il Comune inquinato di Bassignana: “I toni usati sono eccessivamente allarmistici, i composti sono presenti solo in ‘tracce’ e comunque inferiori alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità”. Noi, che saremmo “gli allarmisti”, siamo quelli che abbiamo lanciato per tempo l’allarme sacrosanto dei cancerogeni PFOA-C6O4-ADV, perciò abbiamo accolto tra le nostre file il ministro Sergio Costa col suo  inequivocabile  preciso impegno: “Abbiamo stabilito di abbassare in Italia i limiti PFAS fino allo zero laboratoriale”. Perfino un prudentissimo direttore dell’Arpa -da noi avversatissimo come abituale negazionista/minimalista- si è trovato forzato ad indagini idrogeologiche ed epidemiologiche, per ciò infatti Alberto Maffiotti sta per essere fatto fuori. 

Non di solo PFOA e C6O4 si muore ad Alessandria.

Il nostro allarme sul pfas ADV fa data 2008 quando ne descrivemmo le pericolosità (assieme a Pfoa e C6O4) nell’esposto alla Procura di Alessandria. Nessuno dei tre cancerogeni era ricercato dall’Arpa: infatti furono omessi nel capo di imputazione del processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica. Ora, decenni dopo, PfOA e C6O4 inesorabilmente affiorano  nelle acque superficiali- destinate al consumo umano già fino a 30-40 Km di distanza dalla Solvay di Spinetta Marengo. E l’ADV no. Perché? Perché l’Arpa continua a non cercarlo. Perché questa ennesima omissione? se lo chiede anche il Comitato Stop Solvay (clicca qui). Solvay, subendo la nostra campagna nazionale, annunciò finalmente l’eliminazione nel 2012 del Pfoa (sostituendolo con C6O4, ahimè, altrettanto cancerogeno) ma anche dell’ADV se ne fregarono tutti (a parte noi tramite altri esposti in Procura).

Più analizzi e più trovi Pfoa e C6O4. Già dieci i Comuni alessandrini contaminati.

Dopo le falde sotto lo stabilimento Solvay Spinetta Marengo e la chiusura (con otto mesi di ritardo) dell’acquedotto di Montecastello, dall’Asl/Arpa (che hanno aperto gli occhi, di poi averci volutamente ignorato per decenni) sono stati analizzati pozzi usati per il prelievo delle acque degli acquedotti della bassa valle Tanaro e dello Scrivia in provincia di Alessandria: si confermano già contaminati di Pfoa / C6O4 quelli dei Comuni di Pietra Marazzi, Bassignana, Tortona, Castelnuovo Scrivia, Isola Sant’Antonio, Sale, Guazzora e Villarvernia.

Solvay  si dichiara innocente per non aver commesso il fatto oppure perché il fatto non costituisce reato. La prima difesa – “Escludiamo in modo categorico ogni nostra  responsabilità”  è risibile considerando dal secolo scorso che il polo chimico è l’unica azienda in Piemonte a utilizzare (e scaricare in aria e acqua fino al Po) Pfoa e che , addirittura, per il C6O4 detiene un brevetto mondiale. La seconda Giuridicamente consideriamo le tracce di contaminazione a norma dei limiti”– suona addirittura come cinica irrisione. Tracce? Non sono tracce: 0,23 microgrammi/litro (usano questa unità di misura per trattare con numeri falsamente bassi) equivale a 230 nanogrammi/litro contro un limite fissato dal Veneto di 90, un limite proposto da UE di 50, mentre l’ obiettivo che proporrà Il ministro italiano dell’ ambiente è 0,000.

Per decenni il cancerogeno Pfoa nel sangue dei lavoratori, con l’avallo del medico.

Robert Bilott, l’avvocato che incastrò Du Pont.

Premesso che il livello dovrebbe per tutti essere zero, per trent’anni il professor Giovanni Costa ha rassicurato i lavoratori sull’innocuità del PFOA nel loro sangue, addirittura con 91.900 nanogrammi  per millilitro della sostanza:  cancerogena per via orale, attraverso la pelle o l’inalazione! Costui era medico del lavoro tanto della Miteni di Trissino che della Solvay di Spinetta Marengo. Ad Alessandria lo contestammo e lo sfidammo ad un confronto pubblico, che eluse. Dopo la notorietà  del disastro Du Pont,  dal 2007 non c’erano dubbi sulla pericolosità del Pfoa, tant’è che nel 2008  pubblicamente denunciammo –anche con esposti in magistratura- lo scarico Pfoa in Bormida e l’avvelenamento del sangue dei lavoratori di Spinetta. Oggi torniamo a chiedere alla Procura di Alessandria di sequestrare le cartelle cliniche dei lavoratori. Le responsabilità del Costa sono al vaglio dell’autorità giudiziaria veneta.

Clicca qui Andrea Tornago.

Emerito professor Giovanni Costa.

I lavoratori si vadano a leggere l’interpellanza parlamentare prima di firmare le falsità del direttore.

Non si azzarderebbero ad assicurare i cittadini che il Pfas C6O4 non desta preoccupazioni. Ancor prima del C6O4, la Solvay ha avvelenato i cittadini alessandrini per venti anni col PFOA sapendo che è cancerogeno persistente bioaccumulabile (come noi sostenemmo nel 2008 anche in Procura!), avvelenati come dimostrano proprio le analisi del sangue degli operai.  Anzi, il C6O4 è ancora più pericoloso del PFOA (prof. Foresta).

Se non sono irresponsabili, i lavoratori si rendano conto di quanto affermato nell’interpellanza alla Camera (clicca qui) da Alberto Zolezzi del Movimento Cinquestelle e da Roberto Morassut   Sottosegretario di Stato per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare. Una situazione, si legge, “estremamente preoccupante”. Si facciano una ragione del perché, a tutela della loro salute e dei cittadini, il ministro Costa si è impegnato a fissare il limite zero per il Pfas. Come noi sosteniamo.

Lavoratori Solvay spontaneamente vogliono il C6O4.

La CGIL ne ha preso le distanze, ma da  settimane circola in fabbrica, spinta da timorosa cortigianeria, una “Lettera aperta ai cittadini di Spinetta Marengo” attribuita al direttore Andrea Diotto e firmata “Gruppo spontaneo dipendenti”. Talmente spontaneo che, excusatio non petita accusatio manifesta,  ci tengono a precisare: “Lo facciamo con il supporto della nostra azienda ma senza nessun condizionamento”. “La nostra salute viene costantemente monitorata e i risultati delle analisi effettuate non ci danno motivo di essere preoccupati” perciò rassicuriamo anche voi cittadini che non dovete mostrare alcuna “preoccupazione per la salvaguardia della salute attorno al polo chimico”. Delle due l’una: o questo direttore è un impudente cinico o questi lavoratori sono degli irresponsabili. Infatti le analisi del sangue sono secretate alle Autorità pubbliche in quanto contengono da decenni livelli spropositati dei cancerogeni Pfas. Infatti le analisi delle falde e acquedotti ne sono pieni. A tacere dei Pfas respirati. Le indagini epidemiologiche sono drammatiche.

I francobolli sulle lettere spedite, e acclusi depliant, sono stati pagati dal direttore.

Nel 2008, spontaneamente, lavoratori minacciavano telefonicamente la mia famiglia e me per l’avvio del processo. Lino Balza.

M5S: “No al Pfas C6O4 mostro sulle rive del Po”.

Il Movimento Cinquestelle ha fatto una interpellanza (clicca qui) al ministro dell’ambiente Sergio Costa sostenendo “Non facciamo nascere un altro mostro sulle rive del Po” riferendosi alla autorizzazione AIA  per il pfas C6O4 che Solvay ha chiesto alla Provincia di Alessandria. Costa aveva già anticipato la risposta all’interpellanza tramite un inequivocabile  preciso impegno: “Abbiamo stabilito di abbassare a livello nazionale i limiti fino allo zero laboratoriale i livelli di Pfas, dando ovviamente alle Regioni la competenza per il monitoraggio” (clicca qui). Il M5S  si batterà  a mantenere gli impegni, senza ripetere una ulteriore delusione al mondo ambientalista?

L’intelligenza artificiale della Solvay.

L’attuale disastro ecosanitario è il risultato di come Solvay abbia tutelato e tuteli il territorio dall’inquinamento terra-aria-acqua provocato senza soluzione di continuità dal suo stabilimento di Spinetta Marengo. Questo eccezionale risultato, tragicamente misurabile in morti e malattie, è stato conseguito in condizioni meteorologiche normali. Ma se dovessero verificarsi fenomeni meteorologici di eccezionale portata? Niente paura, Solvay è preparata ad affrontarli con “la consolidata ottica di prevenzione,” tramite “un innovativo sistema di previsione dei fenomeni meteo eccezionali”, che susciterà l’invidia di Luca Mercalli. A dire il vero, precisa il comunicato stampa aziendale (clicca qui CorriereAL), già ora la barriera idraulica è da considerarsi degna di lode, a prescindere dai 21 cancerogeni (tra cui il Pfas C6O4) che sempre fluttuano in falde e acquedotti. Ma addirittura questa efficienza “d’avanguardia” sarà miracolata da un “innovativo sistema di intelligenze artificiali”. Tra queste intelligenze, noi annoveriamo la connivenza degli Enti locali auspicata per l’autorizzazione AIA al C6O4.

Matteo Renzi dice la sua sul Pfas C6O4.

L’OK dello scienziato Matteo

Cioè una cazzata (clicca qui). Arriva a dire che chi in Alessandria (Legambiente, Comitato Stop Solvay, Movimento di lotta per la salute Maccacaro, ecc.) si oppone all’autorizzazione AIA alla Solvay del cancerogeno C6O4 sta alimentando la contrapposizione retorica tra tutela dell’occupazione e tutela dell’ambiente e della salute”. Contrapposizione retorica: lo dice a me? Lo dice chi si è da sempre strafregato  dello stabilimento di Spinetta Marengo, con annessi inquinamenti e connesse morti!  Lo dice proprio a me? Che in 50 anni di lotta ho denunciato i fatti, non chiacchiere, e sono appunto stato colpito da un numero inverosimile di rappresaglie (compreso il licenziamento) per le quali l’azienda è SEMPRE stata condannata da TUTTI i tribunali fino alla Cassazione. I Matteo Renzi non hanno neppure letto il progetto C6O4, e  anche se lo leggessero, scientificamente ignoranti e politicamente in malafede come sono, concluderebbero: “sì al C6O4  perché è un progetto di miglioramento della qualità ambientale”.  D’altronde si inventano CHE GIA’ ADESSO emissioni terra-acqua-suolo, barriere idrauliche e bonifiche hanno… solo bisogno di ulteriori progressi e potenziamenti. Noi, che faremmo “contrapposizione retorica”, affermiamo invece che GIA’ ADESSO le analisi epidemiologiche, idrogeologiche e atmosferiche dimostrano il disastro ecosanitario: GIA’ ADESSO, SENZA AGGIUNGERE ULTERIORMENTE IL PFAS C6O4.

Noi siano dunque impegnati affinchè (anche col voto) “Italia Viva” non viva sulla pelle degli abitanti e dei lavoratori alessandrini.

Lino Balza

Contaminazione PFAS: non si salva nemmeno l’Artico.

Questi cancerogeni, a causa della loro elevata stabilità, possono resistere nell’ambiente praticamente “per sempre”. Drammatico è l’allarme dei ricercatori internazionali tedeschi e americani  (clicca qui): abbiamo individuato diversi tipi di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque dell’Oceano Artico. Dunque è provato che i Pfas si spostano non solo nelle acque ma anche in atmosfera.

E’ ciò che infatti probabilmente è avvenuto per l’avvelenamento di pfas cC6O4 nell’acquedotto di  Montecastello (Alessandria), cioè a notevoli chilometri di distanza dallo stabilimento Solvay che, secondo le analisi, ha già contaminato le falde dell’area di Spinetta Marengo. Eppure Regione, Provincia e Comune vorrebbero rilasciare nuova autorizzazione AIA alla multinazionale belga. Alla faccia del monito dell’Onu “Necessarie azioni urgenti” raccolto in Italia dal ministro Costa fissando il limite zero per i PFAS.

Comune e Regione e Provincia se ne strabattono della salute di lavoratori e cittadini.

Il Comune di Alessandria, noto complice di Solvay, è rimasto spiazzato dal “Limite zero dei Pfas” annunciato dal ministro Costa. Le ultime parole famose dell’assessore all’ambiente Paolo Borasio (Intervista CorriereAl 27/7/20) erano state: “Il Comune  non recede di un millimetro sul fronte della difesa della salute di tutti i cittadini, oltre che dei lavoratori”. “Alla Conferenza dei Servizi il  nostro parere è stato netto: noi siamo contro ogni produzione che possa causare danni, anche solo potenziali, alla salute pubblica”. A questo punto una Amministrazione decente dovrebbe pretendere dalla Provincia, altro noto connivente,  la revoca della vecchia autorizzazione AIA del pfas cC6O4, e ovviamente negando la nuova AIA. Le prime dichiarazioni dell’assessore e del sindaco Gianfranco Cuttica invece masticano amaro (clicca qui).

Altro complice di Solvay, la Regione, per bocca dell’assessore all’ambiente Matteo Marnati, è più esplicita: non siamo d’accordo con il “limite zero”, sono “tollerabili 0,5 microgrammi  per litro” d’acqua avvelenata. Ma, beninteso, bisogna lasciare comunque il tempo alla Solvay di adeguare le tecnologie. Tempo, molto tempo, come sono passati più di venti anni per il  pfas PFOA, altrettanto cancerogeno. Nel frattempo, mostriamoci tolleranti, si contino i morti e gli ammalati.

Siamo dunque in grado di delineare l’esito in Provincia della Conferenza dei Servizi nelle intenzioni di Regione e Comune (considerando che tutti e tre gli Enti sono a guida leghista):1) deliberare al più presto il fatto compiuto per anticipare il limite 0,1 UE e il limite zero del Governo; 2) deliberare “con formula transitoria” l’autorizzazione AIA nei maggiori limiti graditi da Solvay, che ovviamente si impegna ad adeguare gli impianti. Quando? Quanto prima… compatibilmente con i vincoli della tecnologia. Indecentemente, insomma, vorranno con Solvay (e Miteni!) prendere tempo con la scusa del “vuoto legislativo” e sperando in una caduta del Governo.

Decenza, invece, vorrebbe che la Conferenza prendesse ufficialmente atto dell’annunciato intervento legislativo, anzi convocando il ministro Costa, e si comportasse di conseguenza con la revoca hic et nunc dell’AIA. Fermo restando che la Procura di Alessandria intanto scovi e sequestri i libretti sanitari dei lavoratori di Spinetta Marengo.

Pfas: 7 microgrammi/litro per Solvay, 0,1 per Ue, zero per il governo.

Una battaglia avviata dodici anni fa.

Il ministro all’ambiente Sergio Costa sulle nostre posizioni: «Sul tema delle sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti Pfas (tra questi il cC6O4, ndr), mi sono molto battuto anche in sede europea qualche mese fa riuscendo ad ottenere importanti risultati. L’Italia, infatti, è stata in prima fila nel chiedere la massima ambizione sui Pfas e poter vedere oggi nella nuova direttiva acque della UE il valore limite di queste sostanze fissato a 0,1 microgrammi al litro come massimo per tutta l’Europa è il miglior riconoscimento del lavoro fatto dal nostro Paese in quella sede, ottenuto con una negoziazione difficile ma che non è mai arretrata di un passo. E il successo dell’azione in Europa ci ha aperto anche la strada per poter legiferare anche nel nostro Paese con più facilità. L’aver riconosciuto i Pfas come un problema delle acque europee, infatti, ci ha permesso di arrivare a vincoli ancora più stringenti. Come ministero dell’Ambiente, attraverso gruppo di lavoro al quale hanno partecipato anche Ispra e ministero della Salute, abbiamo stabilito di abbassare a livello nazionale i limiti fino allo zero laboratoriale i livelli di Pfas, dando ovviamente alle Regioni la competenza per il monitoraggio».

«Questa posizione è diventata un articolo che sarà inserito nel prossimo Collegato ambientale, in modo che la norma diventi operativa nel più breve tempo possibile. L’intervento normativo, inoltre, rispecchia i recenti obblighi derivanti da accordi internazionali, come il Reach, che prevedono il divieto di utilizzo e di presenza nei prodotti di alcune sostanze appartenenti alla categoria delle sostanze poli e perfluoroalchiliche sulla base delle loro caratteristiche di persistenza, bioaccumulabilità e tossicità. Questo, in prospettiva, consentirà anche alle Regioni che non hanno stabilito limiti ai livelli di Pfas di applicare i criteri della norma nazionale e agire di conseguenza».

Le norme metteranno ordine sulla questione. L’Italia, in sostanza, avrà regole più restrittive anche rispetto all’Unione europea. A livello nazionale, dunque, si abbasseranno i limiti dei Pfas fino allo «zero laboratoriale». Cosa significa? Lo zero di laboratorio è uguale al limite posto alla minima concentrazione di Pfas tecnicamente rilevabile. Abbassare i limiti fino allo zero di laboratorio significa limitarli al di sotto del più basso valore misurabile con una tecnica di laboratorio. Ovvero ogni metodo ha un valore indicato inferiore a limiti di rilevabilità analitica strumentale. Se in futuro gli strumenti arriveranno a vedere molecole ancora più piccole, il limite di rilevabilità sarà più basso. Non si parla dunque di un numero fisso ma cambierà e si ridurrà alla maggior evoluzione tecnologica degli strumenti. Clicca qui.

Tradotto per le autorizzazioni AIA  del pfas C6O4 della provincia di Alessandria alla Solvay: la nuova AIA deve essere respinta e la vecchia AIA revocata. Il limite C604 è zero per acque, aria e suolo. La Procura sequestri le cartelle cliniche dei lavoratori dello stabilimento di Spinetta Marengo. Comuni/Regione sottopongano alle analisi tutta la popolazione.

Solvay arruola la credibilità del prof. Enrico Pira in difesa del pfas C6O4.

Le pirolette Tav per prof. Pira.

Leggete, virgolettato alla lettera, il seguente profilo su internet Dbamianto.it:   “Tra i medici che mettono al servizio le proprie competenze per supportare i dirigenti di grandi industrie nelle aule giudiziarie, dove sono accusati di avere cagionato morti e malati tra i propri dipendenti, spicca per continuitá e costanza il prof. Enrico Pira, attualmente ordinario del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Universitá di Torino. Da oltre 20 anni, in qualitá di medico del lavoro, il prof. Pira esercita la professione di consulente giudiziario e, visto il livello di importanza dei propri clienti e i successi riportati, si puó ben dire che Pira costituisca un baluardo del settore. Il prof. Pira è stato consulente in difesa di Montefibre Spa ed Edison Spa nei processi Montefibre Verbania (2010-17), di Carlo De Benedetti e Corrado Passera nel maxi processo Olivetti di Ivrea (2016), nel processo Franco Tosi Legnano (2015), di Fiat nel processo Fiat-Alfa di Arese (2015), di Montepolimeri e Syndial nel processo Petrolchimico di Mantova (2014), del Ministero della Difesa nel processo Marina Uno Padova (2013); della difesa nel processo Skv-Riv Massa Carrara, del titolare della Tubi Gomma di Casale Monferrato (2010), di Enel nel processo di Rimini per esposizione ai campi magnetici di un elettrodotto (sentenza 1999) ecc.”.. 

Alla luce dell’intervista su La Stampa, reputo che il prof. Enrico Pira possa essere annoverato anche tra i consulenti in difesa di Solvay.  Il profilo è sufficiente a non appesantire ulteriormente il commento di Claudio Lombardi all’intervista. A comprova, vale la pena segnalare che nel 2015 il prof. Pira ha lavorato anche per la societá Tunnel Euralpin Lyon Tourin (TELT) redigendo la Valutazione di impatto sulla salute – Cunicolo esplorativo La Maddalena. Costo dello (a dir poco accattivante: clicca qui sempre su internet)  studio 242.000 euro.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Un secolo di ammalati e morti può bastare. Stop Solvay.

Manifestazione fra i cittadini di Spinetta Marengo con distribuzione di un pieghevole informativo (clicca qui). Il “Comitato Stop Solvay “ pone rivendicazioni tassative. Noi chiediamo alla Provincia di Alessandria 1)  revoca dell’autorizzazione AIA per C6O4 e/o altri PFAS, 2) negazione alla nuova AIA. Chiediamo alla Procura: 1) blocco dell’uso dei PFAS nelle produzioni, 2) sequestro delle cartelle cliniche dei lavoratori occultate da Solvay, 3) apertura procedimenti penali per inquinamento atmosferico e omessa bonifica falde.  Chiediamo al Comune di Alessandria (e Comuni limitrofi): 1) pianificazione di indagini epidemiologiche dei lavoratori e dei cittadini, 2) pianificazione delle indagini idrogeologiche anche tramite Comitato scientifico  Internazionale per la bonifica. Chiediamo a Politica e Sindacatodi cessare la connivenza e complicità con Solvay.  Chiediamo alla Popolazione: di fare fronte unico contro il cinico ricatto occupazionale di Solvay. 

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Solvay manda all’attacco Cisl e Uil per l’autorizzazione del pfas C6O4.

Andrea Diotto

Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. Il messaggio  terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare  le produzioni di  fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buonocome lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”:Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore(sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri. Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO.  Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”. 

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

PFAS nel sangue. La Magistratura sequestri le cartelle cliniche dei lavoratori Solvay.

Ilham Kadri

Ormai l’hanno capito tutti, ma lo ripeto ancora una volta. Solvay vuole l’autorizzazione AIA per il cC6O4 quale “certificazione” dell’istituzione Provincia per brevettarlo, cioè immetterlo sul mercato dei Pfas, vendere il C6O4,  insomma, e non più solo usarlo in fabbrica. Questa è la spiegazione del perché non si è accontentata della vecchia AIA della compiacente Provincia di Alessandria. La strategia è stata indicata a Bruxelles direttamente dalla amministratore delegato Ilham Kadri  al responsabile italiano Marco Colatarci, perciò il suo insuccesso potrebbe costare caro al direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, e al suo mentore Stefano Bigini promosso a guidare “Tecnologie di processo” al centro di ricerche di Bollate dopo aver manovrato per dieci anni il Pfoa a Spinetta. Inoltre, questa Autorizzazione a Spinetta Marengo  metterebbe penalmente al riparo Solvay nelle prevedibili cause di risarcimenti in Italia; come dire: prendere due piccioni con una fava.

La vicenda cC6O4 sta diventando la “cartina di tornasole della pericolosità dello stabilimento di Spinetta Marengo”. Se le lavorazioni fossero, come dovrebbero essere quelle chimiche, a ciclo chiuso, le sostanze anche tossiche e cancerogene sarebbero confinate dentro le apparecchiature degli impianti: assenti nell’aria nell’acqua nel suolo, “emissioni zero”.  Se invece tali sostanze sono addirittura  presenti nel sangue dei lavoratori: è palese che esse sono perdute ovvero scaricate all’esterno. Lo dimostrano le indagini epidemiologiche e le analisi delle falde. In particolare per i Pfas, è dal 2008 che chiediamo ad Asl-Comune il controllo pubblico del sangue dei lavoratori alternativo a quello privato effettuato da Solvay, nonché del sangue dei cittadini. Non è mai troppo tardi che lo imponga la Magistratura: previo il sequestro di tutte le cartelle cliniche nascoste in Solvay.

La Procura nel contempo può arrestare l’utilizzo del C6O4 nelle lavorazioni.

Questi provvedimenti giudiziari  sono urgenti e cautelativi della salute pubblica, a prescindere dalle future determinazioni della Provincia (Conferenza dei Servizi) che rivendichiamo: REVOCA DELL’AUTORIZZAZIONE AIA 2010 DEL C6O4 (ovviamente va respinta la nuova AIA).

Il cC6O4 come cartina di tornasole: se Solvay minaccia (come parrebbe: o mangiate la minestra o saltate dalla finestra) la continuità dell’intero stabilimento qualora fosse priva del C6O4, altro non dimostrerebbe che gli impianti di Spinetta Marengo non sono e non saranno a ciclo chiuso, dimostrerebbe che pretende dalla Comunità una sorta di “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Solvay+Regione+Provincia stanno preparando il pacco C6O4.

Intervento di Lino Balza alla manifestazione

Solvay, Regione Piemonte e Provincia di Alessandria non hanno la minima intenzione di respingere la nuova Autorizzazione AIA del tossico cancerogeno pfas C6O4, men che meno di revocare la vecchia AIA: cioè di decretare  “emissioni zero” in acqua-aria-suolo, cioè  di eliminare il C6O4.  Soprattutto Solvay necessita di queste autorizzazioni a Spinetta Marengo, per pararsi penalmente il culo dagli inevitabili risarcimenti. L’indaffarata congrega dunque cercherà di vendere all’opinione pubblica, a mezzo dei giornali sempre compiacenti, la rassicurante Autorizzazione  – per un “periodo transitorio”-  tramite l’inserimento di palliativi denominati “limiti più restrittivi alle emissioni”, “percentuali più basse”, “restrizione delle concentrazioni”, “individuazione delle perdite”, “riduzione delle perdite” (si confronti il lessico nell’articolo allegato: clicca qui).

La pantomima dei continui rinvii della “Conferenza dei servizi”, a Marnati Robotto Coffano Maffiotti Diotto & Co. ,  serve appunto a prendere il tempo di confezionare il pacco italiano a prescindere dalle contestazioni del mondo scientifico internazionale. L’escamotage per l’AIA sarà appunto il “periodo transitorio”. Alla combriccola fa comodo riferirsi al “vuoto normativo” (che ricorda quello tragico dell’amianto) del microgrammolitro più microgrammolitro meno (giammai zero), gli serve anche equipararsi al Veneto omettendo che lì il Pfas non è più prodotto mentre in terra piemontese Solvay addirittura lo incrementerebbe  per uso e perfino vendita.  Insomma, tutto può entrare nel “pacco” purchè resti fuori “limite C6O4 zero” “eliminazione totale del C6O4”, e bonifica integrale. Il pacco in politichese è quello che suol definirsi “salute e profitto compatibili”. Per un “periodo transitorio” ovviamente, come è stato per il PFOA, insomma il tempo di contare morti e ammalati.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Silenzio. Stiamo avvelenando con una nuova generazione di PFAS.

La mascherina non impedisce al nostro rappresentante alla Conferenza dei servizi di Alessandria di essere perentorio: “Per noi le emissioni di C6O4 devono essere zero”: clicca qui. Claudio Lombardi è stato di nuovo cacciato dalla Provincia che si è rintanata con i carbonari della Solvay a nascondere gli omissis dell’autorizzazione AIA. Solvay ha ottenuto di rinviare nuovamente la Conferenza e la complicità di continuare indisturbata ad inquinare.

Dall’estero rompe il silenzio anche il giornale Liberation: clicca qui.

Solvay cerca di nascondere, dietro la parola “C6O4 nuova generazione”, che trattasi di piccole varianti commercializzabili di veri e propri  Pfas sotto nome diverso. In due importanti articoli di Science emergono i collegamenti di Solvay con le produzioni americane. Il focus di Liberation. Clicca qui “A valle dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria, nel campione di acqua del fiume Bormida  abbiamo identificato cinque congeneri del ClPFPECA che erano compatibili con i campioni di suolo del New Jersey” . ”All’allontanarsi dallo stabilimento Solvay è probabile che il fattore  che ha contribuito a contaminare questi suoli sia stato quello aereo”. Negli Stati Uniti, gli enti regolatori/di controllo hanno espresso  serie preoccupazioni sul fatto che «potrebbero avere una potenza tossica simile o più alta rispetto ai PFAAs a catena lunga  che rimpiazzano. Sono resistenti alla degradazione in maniera analoga (ai PFAS a catena lunga) ed estremamente persistenti nell’ambiente». L’agenzia ha anche affermato che i perfluoropolyethers, in generale, potrebbero contenere dei PFAAs come impurità o potrebbero rilasciarli in fase di combustione. Tali PFAAs sono persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente tossici.

Per i Pfas Solvay finora non ha pagato nulla. In Usa invece…

Du Pont è andata a processo nel 2015. Nel 2017 si è arrivati a 3500 cause individuali e la compagnia ha finito per patteggiare (670,7 milioni di dollari), ma non c’è stata alcuna decontaminazione né alcuna bonifica. L’unica cosa che hanno fatto finora è stato pagare per i sistemi di filtraggio dell’acqua potabile delle diverse comunità. Lo Stato del Minnesota ha citato in giudizio la compagnia 3M nel 2008. Il processo si è chiuso nel 2019 con un risarcimento di 850 milioni. Poi anche altri Stati hanno intentato cause giudiziarie. La gente ha capito che i Pfas non venivano usati solo per il teflon delle pentole antiaderenti e le schiume antincendio. Sono stati usati per quasi tutto.  Clicca qui Pfas, l’avvocato Usa delle class action: “Basta ignorarli, sono già dentro di noi e incidono sulle …