Al bando produzione e utilizzo dei Pfas.

In assemblea il prossimo 7 dicembre.

Siamo ancora qui nel 2022 a chiedere “Vogliamo sapere cosa c’è nel nostro sangue!” Domanda  retorica  perchè lo sappiamo benissimo cosa c’è. Lo sappiamo da decine di anni dopo ben otto indagini epidemiologiche, di cui l’ultima dell’Università di Liegi, e dopo gli inequivocabili referti del sangue depositati anche in magistratura. Lo sappiamo benissimo che in Fraschetta i livelli record di malattie e di morti sono legati allo stabilimento chimico di Spinetta Marengo, e lo sappiamo benissimo quali e quante sono le sostanze che fuoriescono in acque a atmosfera, e su cui gli studi internazionali chimici e sanitari non lasciano margini di dubbio. 

Lo sa benissimo chi non si fa abbindolare dalle istituzioni dichiarandosi “moderatamente soddisfatto”. Lo sa dunque  benissimo il Comitato StopSolvay che come “ragione sociale” e  nel logo evidenzia “STOP”, STOP SOLVAY, fermare la Solvay, chiudere. Appunto, il Comitato-che-chiede-la-fermata-della-Solvay fa l’assemblea il 7 dicembre 2022 per informare la cittadinanza PERCHE’ chiede un provvedimento così drastico. Informa cioè i cittadini e i lavoratori, quelli che sono ancora ignari o increduli, che cosa c’è nel loro sangue. Affinchè partecipino alla lotta per lo STOP. Affinchè partecipano a chiedere

AL SINDACO DI ALESSANDRIA DI EMETTERE UNA ORDINANZA DI CHIUSURA DELLE PRODUZIONI INQUINANTI DELLA SOLVAY DI SPINETTA MARENGO.

Questa è l’utilità etica e politica delle assemblee, alla stregua di quelle che il Movimento di Lotta per la salute Maccacaro sta facendo quasi settimanalmente con il suo sistema di informazione (oltre 37mila partecipanti). Come ha fatto  Legambiente co-promotrice del DDL Crucioli per la messa al bando in Italia  dei PFAS in produzione e utilizzo.     

Indagine epidemiologica Pfas anche a Montecastello.

Il pfas C6O4 che fa bloccare l’acquedotto di Montecastello, Comune confinante con Alessandria e abbastanza distante dall’epicentro di Spinetta Marengo, è un sovrappiù di ragioni per avvalorare la richiesta di fermare le produzioni inquinanti della Solvay, con monito urgente al sindaco di Alessandria di emettere relativa ordinanza di chiusura. Questo sindaco può procedere senza tentennamenti sulla scorta delle consolidate indagini ambientali e sanitarie di Alessandria, senza attendere ulteriore conferma dal progetto di accertamento ematologico (biomonitoraggio) sulla popolazione montecastellese, e sulla limitrofa quale “Coorte Bianca” di confronto. Tanto meno attendendo i dati che tarderanno anni: infatti il progetto universitario locale potrebbe rientrare in “Scenarios” nell’ambito del programma “EUHorizon 2020” finalizzato a contribuire all’obiettivo Green Deal europeo verso “l’ambizione di inquinamento zero per un ambiente libero da sostanze tossiche”, e che comprende 19 organizzazioni di 10 Paesi europei (Italia, Spagna, Grecia, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Regno Unito, Cipro) e Israele, estendendosi fino a Usa e Canada. Ma anche dai risultati di questo progetto, come da quelli di ulteriori indagini epidemiologiche in territorio alessandrino, si misureranno i risarcimenti alle popolazioni e agli enti da parte del tribunale.

Solvay: una bufala tira l’altra.

La lobby della chimica dei Pfas, capitanata dalla Solvay, dunque, si batte tenacemente per condizionare tanto gli organismi internazionali quanto le istituzioni nazionali. A questo scopo annuncia “scoperte scientifiche” che eliminerebbero il Pfas definitivamente dall’ambiente. Il processo, testato al Surface Lab del Politecnico di Milano, prevede di “ossidare il titanio con la lamiera che esce rivestita da una pellicola per poi entrare nel reattore ed uscirne praticamente ripulita dalle sostanze: una rete di biossido di titanio illuminato dalla luce e polarizzato elettricamente permette di trasformare il Pfas in CO2 e acqua”. Insomma, una rivoluzione che punta ad eliminare l’utilizzo di filtri a carboni attivi, finora proposti come panacea (clicca qui come smascherammo la bufala).

A parte il conflitto di interessi che deriva dallo stretto legame di partenariato fra Solvay e Politecnico di Milano, che dalla multinazionale belga riceve 800.000 euro in contratti di ricerca, dal legame strategico che dà anche la possibilità a entrambi di partecipare in maniera congiunta a bandi nazionali e internazionali di sostegno finanziario a progetti comuni, quanto meno il sospetto di “bufala” avanza se si considera che si tratta di un test di laboratorio da sperimentare direttamente sul campo tramite reattori grandi e grossi da piazzare sui pozzi contaminati. A questo proposito, parlare di biossido di titanio a Spinetta Marengo è come parlare di corda in casa dell’impiccato: negli anni ’70 il pretore chiuse per inquinamento l’enorme impianto. Ne abbiamo ancora scritto (clicca qui) in occasione della mobilitazione in Liguria contro la miniera di titanio nel parco del Beigua.

In Italia il più grave inquinamento da PFAS in Europa.

L’abbiamo portato alla luce alla Commissione parlamentare Ecomafie e alla Commissione speciale Onu su diritti umani e sostanze e rifiuti tossici. Sono cinque le Regioni ufficialmente coinvolte: Veneto, Lazio, Piemonte, Lombardia e Toscana. Il nostro Paese registra il più grave inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Europa. Punte dell’iceberg: Veneto (ex Miteni di Trissino) e Piemonte (Solvay di Spinetta Marengo), due i processi penali in corso.  

Un disegno di legge in discussione al Senato prevede soglie massime di sversamento nelle acque, ma per scienziati e attivisti, invece, l’unico limite accettabile è pari a zero: in acque, suolo e atmosfera. Così come prevede, infatti, il Disegno di Legge presentato in Senato dall’ex senatore Crucioli che mette al bando i Pfas in Italia, superando l’insufficiente regolamentazione europea. Vieta la produzione (dunque li chiude a Spinetta), la commercializzazione (della monopolista Solvay dunque), l’uso (alle concerie venete e toscane dunque) di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti, insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi. Perciò è ferocemente avversato da Confindustria.

In Piemonte, il primo presupposto per l’attuazione del “DDL Crucioli “è la fermata delle produzioni Solvay di Alessandria. (clicca qui Pfas. Basta! ). A nulla è valso il processo conclusosi in Cassazione nel 2019, pur se proprio da Alessandria nel 2008 partì la campagna nazionale contro i Pfas.

Nel Veneto, non solo Miteni, chiusa nel 2013, è responsabile della contaminazione delle falde acquifere ma anche il distretto della concia di Arzignano, come ammesso dalle stesse organizzazioni di categoria della concia nel documento relativo al progetto di programma per il risanamento del Fratta Gorzone.

CLICCA PER VEDERE IL FILMATO DA NON PERDERE che riceviamo da CiLLSA Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente.

Per quanto riguarda la Toscana, l’argomento è tornato alla ribalta grazie all’annuario riferito al 2021 che pubblica tutti i dati sull’ambiente con una parte dedicata ai Pfas, sottolineandone i drammatici danni alla salute. Cosa scrive Arpat sul suo sito web ufficiale su Pfas e salute: ce lo riferisce LuccainDiretta (clicca qui): il 70 per cento delle stazioni in acque superficiali e il 30 per cento delle stazioni in acque sotterranee monitorate in Toscana presenta residui di queste sostanze. In particolare “Arpat individua nel territorio toscano, quali fonti di origine dei Pfas, il comparto tessile della provincia di Prato e un distretto conciario di valenza internazionale a Santa Croce sull’Arno e San Miniato Fucecchio, in provincia di Pisa. Inoltre, Arpat ritiene come probabili fonti di pressioni anche gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e industriali e le discariche di rifiuti”.

In Lombardia avevamo sollecitato un intervento della magistratura in merito alla situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate ove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili Pfas”. Dall’ Arpa la conferma: sotto Milano scorrono Pfas, composti chimici tossici, cancerogeni e altamente persistenti. In particolare scorre un composto prodotto in esclusiva della multinazionale belga Solvay, il C6O4, che sfugge alle depurazioni e rifluisce nel parco agricolo di Milano sud. Risalendo al tessuto idrografico della città si vede come il C6O4 si diluisca nella rete fognaria, e scorrendo verso sud esca all’estremo opposto della città, probabilmente nel parco agricolo di Milano sud: area naturale protetta sede di diversi presidi Slow Food. L’Arpa riferisce alla Commissione Ecomafie che la presenza di C6O4 è stata riscontrata nei fiumi Olona e Po.

In Lazio l’Arpa ha riferito alla Commissione Ecomafie di aver registrato nel corso degli anni per le acque superficiali i superamenti Pfas degli standard di qualità ambientale-media annuale. In particolare per il fiume Astura (il corso d’acqua lambisce la discarica di Borgo Montello e presenta una deteriorata qualità ambientale), i canali Rio Martino e Moscarello (vicino a entrambi insistono attività industriali), il fiume Sacco.

I politici si cibano di bufale Solvay ma i cittadini di Pfas.

Una delle “bufale” della Solvay – quasi la più grossa- che i politici alessandrini, e non solo, sono propensi a trangugiare pur di non emettere ordinanza comunale di fermata delle produzioni, riguarda i presunti filtri che sarebbero in grado di rilevare e trattare, gestire e monitorare i contaminanti Pfas nelle falde e nelle reti idriche. A tempo e debito abbiamo documentato (leggi: Solvay da una bufala all’altra: i filtri che eliminano i Pfas.) questa truffa mediatica della promessa di  trattamenti dell’acqua inquinata con carboni attivi e scambio ionico, affermando che “non c’è la ben che minima garanzia che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti, oltre a prevedere costi insopportabili, a tacere l’incenerimento delle membrane filtranti”.

A conferma della nostra immediata opposizione, interviene una ricerca americana pubblicata sull’Agronomy Journal e finanziata dal Penn State Office of the Physical Plant, dall’USDA Agricultural Research Service, dall’U.S. Environmental Protection Agency, dall’USDA National Institute of Food and Agriculture e dal Penn State Institutes of Energy and the Environment. Lo studio  in campo ha dimostrato che

“i PFAS sopravvivono al trattamento delle acque reflue e, tramite il riutilizzo di queste ultime, si insediano e bioaccumulano nella nostra catena alimentare con irrigazione nei campi agricoli, ortaggi, alimentazione del bestiame, carne e prodotti lattiero-caseari; e sono dunque in grado e influenzare lo sviluppo nei bambini, aumentare il rischio di cancro, contribuire a livelli elevati di colesterolo, interferire con la fertilità delle donne e indebolire il sistema immunitario”.

Perciò, nei riguardi delle potenziali sfide industriali (leggi: Solvay) per il riutilizzo delle acque reflue, la “United States Environmental Protection Agency” ha pubblicato avvisi sanitari aggiornati in modo tale che “qualsiasi livello di Pfas rilevabile è considerato un rischio per la salute umana”.

Perché chiediamo la fermata immediata delle produzioni Solvay.

In Europa con la Convenzione di Stoccolma il PFOA era stato messo al bando già dal 2019, eppure la Solvay a Spinetta Marengo ha continuato a inquinare fino a sostituirlo con altrettanti Pfas: C6O4 e ADV. Cinque Stati membri europei, tra cui la Germania, stanno attualmente lavorando a una proposta di restrizione a livello dell’UE di tutti i PFAS per l’entrata in vigore nel 2025. Noi chiediamo la fermata immediata della produzione e dell’uso dei Pfas a Spinetta, considerata l’emergenza ecosanitaria emersa ad Alessandria.

Ogni minuto di ritardo provoca danni enormi alla salute. I risultati, pubblicati sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health, infatti mostrano che c’è ancora una notevole esposizione delle giovani generazioni perfino ai PFOS e PFOA che pur erano stati eliminati. Lo conferma l’indagine ufficiale tedesca di biomonitoraggio umano su bambini e adolescenti dai 3 ai 17 anni: un quinto dei partecipanti aveva livelli di PFOA chimico PFAS nel sangue che superavano il valore HBM-I, limite di allarme per i gravi problemi di salute, compresi gli impatti sulla riproduzione e lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, la riduzione del peso alla nascita e gli effetti tossici sullo sviluppo, la ridotta fertilità, la ridotta formazione di anticorpi dopo la vaccinazione, l’aumento delle concentrazioni di colesterolo e il diabete di tipo II.

“Monitoraggio rafforzato” per lo scaricabarile Solvay-Sindaco.

Il colpevole del disastro ecosanitario della Fraschetta sappiamo tutti chi è, ne vediamo l’ombra con la pistola fumante ma non possiamo farne il nome. Questa in sintesi è la visione espressa dalla responsabile Arpa dell’Epidemiologia Ambientale, Cristiana Ivaldi, alla Commissione Sicurezza e Ambiente del Comune di Alessandria presieduta da Adriano Di Saverio nella veste di chi aiuta il sindaco Giorgio Abonante a prendere tempo piuttosto che adottare una ordinanza di chiusura delle produzioni tossicocancerogene della Solvay di Spinetta Marengo, come invece gli viene chiesto dagli ambientalisti.

I metodi per rinviare le responsabilità ad altri tempi e altri decisori, sono sempre gli stessi: la corsa agli ostacoli e lo scaricabarile. PRIMA di arrestare il colpevole, dice la dottoressa, PRIMA di affermare un nesso causale, PRIMA di dichiarare una correlazione tra sostanze contaminanti e malattie, PRIMA ci vorrebbe un biomonitoraggio rafforzato, PRIMA si applicano altri modelli di studioPRIMA si fanno campioni biologici con una anamnesi dettagliata, PRIMA si studiano le abitudini di vita.

Perché PRIMA, dottoressa? Non sono sufficienti, per dare il nome a chi impugna la pistola fumante, i ripetuti monitoraggi Arpa aria acqua suolo delle emissioni di sostanze scientificamente dimostrate come tossicocancerogene? e in parallelo (clicca qui) ben 8 ultra decennali indagini epidemiologiche? di cui una della stessa Ivaldi (tumori epatici e delle vie biliari 30% in più nel raggio di 3 chilometri dal polo chimico, il doppio tra i residenti di Spinetta eccetera)? Sono più che sufficienti, sono “robusti”.

Il nesso causale tra Solvay e malattie/morti, dunque, non è composto di congetture, di sospetti, di indizi vari, bensì, purtroppo, di dati di fatto collegati fra loro, di prove sedimentate nel tempo. Dunque, il sindaco, la massima autorità sanitaria locale, se non altro per l’elementare principio di precauzione, dovrebbe emettere una ordinanza di fermata degli impianti inquinanti, una ordinanza temporanea PRIMA di realizzare quello che Ivaldi definisce “Un biomonitoraggio che conferirebbe una rappresentazione più robusta”. Perché PRIMA? Perché, come spiega la dottoressa, Questo studio complesso dovrebbe coinvolgere altri enti: Università, Asl, Regione.  Serve l’intervento di vari enti, con ruoli e compiti ben definiti. Si tratta di studi costosi, che richiedono molte persone da ingaggiare per avere consistenze statistiche. Servono molte risorse e una disponibilità importante di finanziamenti. Più soggetti vengono coinvolti, più robusta è la coorte che si analizza più i risultati saranno confidenti e ineccepibili. I costi? Non voglio fare ipotesi ma per studi simili si parla di qualche centinaio di euro a soggetto che fa parte della coorte”. Moltiplicati per decine di migliaia di soggetti, fate i conti voi. Moltiplicate anche il numero di anni.

Non sembra anche a lei, dottoressa Cristiana Ivaldi, che la suddetta corsa ad ostacoli servirebbe, anche a questo sindaco, per scaricare il barile dell’ordinanza alle calende greche? Nel frattempo si muore?

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

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Coloro che si erano illusi di una ordinanza del sindaco per la chiusura delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo hanno già ricevuto la risposta. L’ha data chi è più autorevole di Giorgio Abonante: Renzo Penna, già senatore e segretario generale della Camera del lavoro di Alessandria. Questa direttiva del PD merita di essere letta attentamente: clicca qui. Lo slogan di Penna “La storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica”, per essere credibile dovrebbe a supporto offrire esempi di bonifiche senza la chiusura delle fabbriche dei veleni. Esempio è invece Casale Monferrato con l’Eternit, che non sarebbero mai state bonificate con una fabbrica tenuta aperta: come difendevate voi sindacalisti insultando sui giornali (scripta manent) il solito ambientalista (come me) che ne chiedeva la chiusura. Da buon sindacalista, oggi come allora, come il suo omologo Giorgio Bertolo per l’Acna di Cengio (scripta manent), Penna contrappone, per ricatto, i lavoratori ai cittadini. Noi invece equipariamo la salute di tutti. Cosa che, ad esempio, non ha fatto fino in fondo la CGIL, che fu la prima a denunciare nel 2002 (scripta manent) i danni tossicocancerogeni dei Pfas nel sangue dei lavoratori di Spinetta, senza poi chiederne l’eliminazione.

Caro Penna, l’alternativa alla chiusura non può essere giammai il sacrificio della salute. L’alternativa occupazionale, a sua volta, è una preoccupazione legittima, però la devi chiedere agli inquinatori (a scapito dei profitti) e non agli inquinati. I quali, anzi, proposte di riconversione le hanno avanzate, ad esempio Claudio Lombardi, a tacere Franco Armosino attuale segretario generale della CGIL. D’altronde, la storia del polo chimico spinettese (puoi sempre rileggerla sui miei libri) dovrebbe insegnarti il susseguirsi di lotte contro le produzioni nocive, e non sempre con il sindacato dalla parte giusta, esempio i famigerati Pigmenti di cui come cellula PCI chiedemmo la chiusura contro il Consiglio di fabbrica.

Lotte che trovano i politici, sempre, dalla parte dei padroni. Purtroppo è quanto emerge, di fatto, dall’intervento di Renzo Penna, il quale infine invita ComitatoStopSolvay (Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro, eccetera) a subordinarsi al “pieno” sostegno delle Istituzioni: comune, provincia, regione, asl, arpa, sindacato. Cioè di quelli, in testa il PD, che in questi anni hanno determinato -con il metodo dello scaricabarile- la catastrofe ecosanitaria di Alessandria.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 

Gli ambientalisti attenti a non farsi irretire nello scaricabarile.

Siccome i prodotti contenenti Pfas saranno inevitabilmente messi al bando entro pochi anni nel mondo (1), compito degli ambientalisti è di eliminarli subito nelle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo perché stanno contaminando aria acqua suolo e avvelenando le popolazioni di Alessandria. Dunque chiudendo gli impianti. Come chiesto anche nell’ultima manifestazione. 

“Chiusura subito”: perché già sono più che sufficienti le indagini sanitarie e ambientali effettuate nei decenni, ultima l’epidemiologica dell’Università di Liegi. Assolutamente non è necessario aspettare il monitoraggio del sangue di tutta la popolazione -pur doveroso per stabilire i risarcimenti- perché sono più che sufficienti gli abnormi test dei Pfas nel sangue dei lavoratori.

Tre sono gli strumenti per imporre la chiusura alla multinazionale belga.  a) L’ordinanza del sindaco. b) Il provvedimento dell’autorità giudiziaria. c) La legge nazionale.

Per quest’ultima i tempi sono più lunghi, anche perché non è chiara nel nuovo parlamento la sorte del disegno di legge Crucioli. I tribunali sono lenti, anche quando è Legambiente a chiedere il sequestro degli impianti. Invece il sindaco avrebbe la facoltà di emettere una ordinanza: con effetto immediato in attesa di ulteriori accertamenti. Qui casca l’asino perché la dipendenza della politica dall’azienda è quella che descriveva l’attendibile avvocato Luca Santa Maria in tribunale: collusione e concussione. Piuttosto, il sindaco, in questo frangente storico: di nome Abonante, vorrà -con il metodo dello scaricabarile- imbrigliare l’antagonismo dei Movimenti ambientalisti con interminabili riunioni e confronti tanto gratificanti quanto inconcludenti sul piano della chiusura e della bonifica.  (2)

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

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Nel disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo, il metodo politico-aziendale dello scaricabarile, adottato in Piemonte per le indagini epidemiologiche e ambientali, (clicca qui)  è ovviamente in auge –abbinato- anche per la bonifica del martoriato territorio alessandrino. Infatti, il procedimento penale avviato nel lontano 2008, e conclusosi nel 2019 in Cassazione con una ultimativa sentenza di risanamento a spese della multinazionale belga, non è mai sfociato in vera bonifica: neppure per quanto riguarda le falde avvelenate da cromo esavalente e altri ventuno tossicocancerogeni, men che meno per le emissioni in atmosfera  di cloruri e cloroformi neanche considerati in sentenza, anzi, né con l’emergere dell’inquinamento acqua-aria-suolo e nel sangue dei pfas Pfoa C6O4 ADV. 

Monica Gasparini, sul giornale Il Piccolo di Alessandria, professionalmente elenca i passaggi politico-burocratici che le fanno dubitare: si vuole davvero bonificare il polo chimico?  La procedura infatti è l’ideale corsa ad ostacoli per inciampare la bonifica.   

Lo scaricabarile della bonifica. Entro la fine dell’anno è tutt’altro che sicuro che sia conclusa la fase della “caratterizzazione “(ricerca sul campo degli inquinanti che superano i limiti di legge) che restituirebbe una fotografia certa (?) delle matrici ambientali coinvolte (suolo superficiale e profondo e acque sotterranee). Una volta (eventualmente) conclusa, i dati verrebbero elaborati e quindi si passerebbe all’ “analisi di rischio” che a sua volta dovrebbe essere presentata entro sei mesi dal termine di caratterizzazione. L’analisi di rischio si presterebbe ad una prolungata elaborazione di dati, cioè un calcolo matematico che permetterebbe di capire se nell’area interessata dal disastro ambientale c’è un rischio per i bersagli della contaminazione (ad esempio ambiente popolazione lavoratori bambini). Se i risultati diranno (come è ovvio che dicano) che siamo di fronte a un rischio allora, riprendendo lo scaricabarile, chi ha inquinato, cioè la stessa Solvay dovrebbe elaborare e progettare la bonifica. Lo farebbe col dovuto comodo (pardon: con certosina paziente diligenza) e la prospetterebbe “dialetticamente” al vaglio della Conferenza dei servizi (cui fanno parte gli amiconi di comune provincia asl e arpa). Come non bastasse, sarà, poi, il comune ad approvare il progetto con eventuali prescrizioni, definendo i tempi eccetera eccetera.  

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Alessandria maglia nera, Spinetta Marengo maglia nerissima.

Delle 102 città italiane campionate dal dossier di Legambiente, il Rapporto Ecosistema Urbano colloca Alessandria in fondo alla classifica per quanto riguarda la situazione ambientale. Tale dato risulterebbe ancor peggiore, anzi drammatico, se fosse riferito ad un sobborgo di Alessandria: Spinetta Marengo, nella zona della Fraschetta. Infatti, il dossier di Legambiente è essenzialmente finalizzato a focalizzare l’impatto del traffico (polveri sottili Pm10, Pm2.5, NO2), mentre il polo chimico di Solvay è -di fatto- un SIN (sito di interesse nazionale), cioè una estesa area contaminata con ricadute di inquinanti anomale (composti fluorurati,  acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, cloroformio, alcoli, anidride fosforica P2O5, composti Iodurati C4F8I2, Zn, idrossido di potassio, NOx, SOx, polveri, Pfoa, C6O4, ADV) e classificabile fra le più pericolose dallo Stato italiano, dunque che necessita di bonifica. Per inciso: chiedemmo ufficialmente, e inutilmente per anni, ai sindaci di promuovere un Comitato scientifico internazionale considerata la complessità degli interventi di bonifica non gestibile a livello locale, preso atto delle richieste del Ministero dell’Ambiente nel processo Ausimont/Solvay e a maggior ragione dopo la relativa sentenza in Corte di Cassazione. Alessandria sta pagando in salute l’inerzia complice del Comune.

Dunque il rapporto di Legambiente, per quanto riguarda Spinetta Marengo e Fraschetta, è deficitario rispetto ai parametri del micidiale cocktail degli inquinanti e alle tragiche risultanze epidemiologiche in fatto di morti e ammalati. Si consideri la chiusura di acquedotti e soprattutto la presenza di Pfas nel sangue dei cittadini e dei lavoratori nella recente indagine che abbiamo organizzato con l’Università di Liegi e la TV belga. Si consideri che i 21 tossicocancerogeni sanzionati dalla Cassazione (cromo esavalente, solventi organo alogenati quali tetracloruro di carbonio e cloroformio, trielina ecc.), irrobustiti dai Pfas, navigano ancora nelle falde acquifere della provincia indisturbati dalle cosiddette barriere idrauliche.

Si consideri le montagne di rifiuti stoccate a cielo aperto.  Si consideri il cloroformio che risale dalle cantine delle abitazioni.  Si consideri, riferendoci alle emissioni in atmosfera non prese in esame da Legambiente, che esse sono probabilmente la prima causa delle rilevanti eccedenze di patologie anche tumorali dei residenti della Fraschetta messe in luce dalle indagini epidemiologiche. Ogni giorno dalle 72 ciminiere e camini dello stabilimento vengono immessi nell’aria di Spinetta e Alessandria più di 100 Kg di composti fluorurati (40 tonnellate all’anno); a questi si aggiungono le altre sostanze elencate e le cosiddette “emissioni fuggitive” cioè le 15.000 piccole e grandi perdite che accusano gli impianti.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Lo scaricabarile della Solvay adottato anche per la bonifica.


La corsa ad ostacoli della bonifica Solvay

Nel disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo, il metodo politico-aziendale dello scaricabarile, adottato in Piemonte per le indagini epidemiologiche e ambientali, (clicca qui)  è ovviamente in auge –abbinato- anche per la bonifica del martoriato territorio alessandrino. Infatti, il procedimento penale avviato nel lontano 2008, e conclusosi nel 2019 in Cassazione con una ultimativa sentenza di risanamento a spese della multinazionale belga, non è mai sfociato in vera bonifica: neppure per quanto riguarda le falde avvelenate da cromo esavalente e altri ventuno tossicocancerogeni, men che meno per le emissioni in atmosfera  di cloruri e cloroformi neanche considerati in sentenza, anzi, né con l’emergere dell’inquinamento acqua-aria-suolo e nel sangue dei pfas Pfoa C6O4 ADV. 

Monica Gasparini, sul giornale Il Piccolo di Alessandria, professionalmente elenca i passaggi politico-burocratici che le fanno dubitare: si vuole davvero bonificare il polo chimico?  La procedura infatti è l’ideale corsa ad ostacoli per inciampare la bonifica.   

Lo scaricabarile della bonifica. Entro la fine dell’anno è tutt’altro che sicuro che sia conclusa la fase della “caratterizzazione “(ricerca sul campo degli inquinanti che superano i limiti di legge) che restituirebbe una fotografia certa (?) delle matrici ambientali coinvolte (suolo superficiale e profondo e acque sotterranee). Una volta (eventualmente) conclusa, i dati verrebbero elaborati e quindi si passerebbe all’ “analisi di rischio” che a sua volta dovrebbe essere presentata entro sei mesi dal termine di caratterizzazione. L’analisi di rischio si presterebbe ad una prolungata elaborazione di dati, cioè un calcolo matematico che permetterebbe di capire se nell’area interessata dal disastro ambientale c’è un rischio per i bersagli della contaminazione (ad esempio ambiente popolazione lavoratori bambini). Se i risultati diranno (come è ovvio che dicano) che siamo di fronte a un rischio allora, riprendendo lo scaricabarile, chi ha inquinato, cioè la stessa Solvay dovrebbe elaborare e progettare la bonifica. Lo farebbe col dovuto comodo (pardon: con certosina paziente diligenza) e la prospetterebbe “dialetticamente” al vaglio della Conferenza dei servizi (cui fanno parte gli amiconi di comune provincia asl e arpa). Come non bastasse, sarà, poi, il comune ad approvare il progetto con eventuali prescrizioni, definendo i tempi eccetera eccetera.  

PFAS. Medici che onorano il giuramento di Ippocrate.

Rosamaria Gatti è la dottoressa che materialmente ha effettuato i prelievi di sangue alla ricerca dei PFAS, casa per casa di Alessandria e Spinetta Marengo, famiglia per famiglia, quando i giornalisti della TV belga sono arrivati per realizzare il film-documentario e l’indagine ematologica concordati con Comitato Stop Solvay e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Indagine, dell’Università di Liegi, che ha fornito risultati devastanti di contaminazione del sangue di cittadini e lavoratori della Solvay. La dottoressa Gatti si è prestata a contribuire a questa indagine stupita -scandalizzata, traduciamo noi- che non sia stata compiuta dagli Enti pubblici. L’ha eseguita con sensibilità rara, preoccupata a spiegare alle persone che per loro questi prelievi potevano significare una condanna di malattia. In fondo, ho solo onorato il giuramento di Ippocrate: insegna a certi colleghi Rosamaria Gatti in questa intervista (clicca qui) a Monica Gasparini professionalmente all’altezza dei tempi migliori del bisettimanale locale Il Piccolo. 

Solvay fa muro (di gomma) a chiudere i PfAS.

Annunciato un piano d’azione per mettere al bando ai sensi del regolamento Reach circa 7mila sostanze chimiche tra cui Pfas e Bisfenoli, entrambi prodotti e usati dalla Solvay di Spinetta Marengo. Il nuovo piano prevede una regolamentazione per gruppo di sostanze: in modo che la sostanza più dannosa di una famiglia chimica definisca restrizioni legali per l’intera famiglia. Con questo nuovo approccio si dovrebbe porre fine ad una pratica industriale molto usata, ovvero quella di modificare leggermente le formulazioni chimiche per eludere i divieti.

Un piano d’azione ambizioso ma di là da venire quello della Commissione europea perché, come dimostra la Solvay in Italia, l’opposizione dell’industria chimica è tetragona. Infatti, il fatturato è da capogiro: 543 miliardi di euro all’anno. Numeri che fanno di quella chimica la quarta industria più grande dell’Ue. Ma è anche quella cui si deve l’impatto più grande sull’inquinamento. Di proprietà di alcuni degli uomini più ricchi e potenti d’Europa, ha anche un grande potere di lobbying. Tutti ricorderanno, a partire dagli alessandrini proprio per il polo chimico di Spinetta,  gli sforzi dell’industria (caduti nel vuoto, per fortuna) di evitare la messa al bando del biossido di titanio, ed è da prevedere che l’industria farà di tutto per modificare (in peggio) anche il piano presentato dalla Commissione Europea, innanzitutto menando il can per l’aia, ovvero opponendo un muro di gomma,  come sta facendo Solvay per ostacolare e ritardare la chiusura delle produzioni dei Pfas. 

Due medici al centro dei processi PFAS di Vicenza e Alessandria. Giovanni Costa.

Giovanni Costa è indagato al processo Miteni a Vicenza, e ritengo debba esserlo nel nuovo processo Solvay in avvio ad Alessandria. Chi scrive può essere chiamato a testimoniare, documenti alla mano, le responsabilità del professor Costa. Può già farlo a confermare la testimonianza fiume del maresciallo maggiore del Noe di Treviso Manuel Tagliaferri resa in Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza, che vede imputati 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.

Il sottoscritto può testimoniare di aver denunciato pubblicamente le responsabilità del Costa già dal 2009 con l’accusa “di occultare la gravità della condizione sanitaria dei lavoratori e dei cittadini ingannando l’ignavia dell’Arpa. Costa, pur conoscendo tutti gli studi (quarantennali) e i divieti e i risarcimenti internazionali nonchè i livelli ematici di avvelenamento riscontrati fra i lavoratori, invece di chiedere per primo il bando della sostanza inesistente in natura, vende la sua autorità per reiterare rassicurazioni – mentendo anche in scandalose assemblee con i lavoratori- che essa non  provoca malattie, tumori/malformazioni/alterazioni sessuali…  ma sarebbe pressoché innocua o benefica all’uomo. L’abbiamo invano sfidato ad un confronto pubblico tramite un fondamentale documento (depositato in Procura) articolato in 24 dettagliatissimi punti / capi di imputazione quanto meno morali”.

(continua)

Due medici al centro dei processi PFAS di Vicenza e Alessandria. Dario Consonni.

Due medici hanno svolto un ruolo cruciale nella storia del disastro eco sanitario dei Pfas in Italia. Giovanni Costa e Dario Consonni.

Dario Consonni. Nei primi anni di gestione Solvay, nel 2003, la media di Pfoa nel sangue di chi era esposto alla lavorazione poteva arrivare anche a 5mila microgrammi litro. Le analisi venivano effettuate da un laboratorio di Brema creato dalla Dupont in Europa, dove vengono spediti, dal 2004, anche i campioni della ditta Miteni che a Vicenza produceva il Pfoa per Solvay. Due medici si confrontano per oltre vent’anni nella lettura dei dati del sangue delle coorti Miteni e Solvay. Giovanni Costa, medico interno di Miteni e professore dell’università statale di Milano, che nel 2009 ha pubblicato un primo studio sull’incidenza del Pfoa nel colesterolo. E Dario Consonni, epidemiologo che visita più volte lo stabilimento di Trissino per coordinare la ricerca e che firma come terzo nome lo studio.

Parte dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo annualmente vengono monitorati per alcuni Pfas  (Secondo le ricostruzioni giornalistiche, gli operai maggiormente esposti in passato venivano spostati di impianto, senza ricevere spiegazioni, fino ??? al dimezzamento della presenza di Pfoa nel sangue). Attualmente, spiega Consonni al giornale lavialibera “gli operai sono informati annualmente in occasione di un’assemblea in cui vengono illustrati sinteticamente i risultati del biomonitoraggio”.

Nel 2013 viene pubblicato uno studio, a firma di Dario Consonni e altri, che evidenzia il rischio di cancro del fegato per esposizione diretta al Pfoa (lavorato con il Tfe per ottenere il Pfte, il Teflon a marca Solvay). Lo studio comprende una percentuale di lavoratori spinettesi, ma i suoi risultati sono giudicati insufficienti dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). A dicembre 2018 Consonni riceve un finanziamento per cercare nello stesso contesto altre sostanze pericolose: Pfoa, cC6O4 e Adv, quest’ultima una miscela di composti Pfas che a Spinetta viene prodotto dal 1989, anno di brevetto firmato da Giuseppe Marchionni, sede Ausimont di Bollate. Lo studio è ancora in corso.

Il documento della Commissione parlamentare ecoreati, del 2022, allega una relazione tecnica firmata dal consulente esterno Andrea Di Nisio, del dipartimento di Medicina dell’Università di Padova. In questa relazione viene confermata la presa di posizione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) sul rischio cancerogeno per il Pfoa. Di Nisio, che da anni lavora con il professor Carlo Foresta sull’interferenza dei Pfas nel sistema endocrino, scrive che “i risultati mostrano che cC6O4 ha caratteristiche fisico-chimiche simili a quelle del PFOA in termini di mobilità e persistenza nei sistemi biologici”. Vengono inoltre sottolineati i limiti dei test sui ratti condotti da Solvay, perché “il ratto non rappresenta un modello appropriato per studiare gli effetti dei perfluoroalchilici, e quindi anche del C6O4, sullo sviluppo umano”. Nel 2011 la sostanza compare nel Registro per le sostanze europee (Reach), detenuta sia presso Miteni sia presso Solvay Solexis di Bollate. Per questa registrazione ufficiale Solvay deve depositare studi sulla tossicità e la persistenza ambientale.

Però Ilaria Colombo, che collabora nel 2013 con Dario Consonni allo studio sui lavoratori di Spinetta, presenta alla Commissione parlamentare ecoreati dei dati che dimostrerebbero come la sostanza non sia bioaccumulabile (la presenza prolungata nel corpo) come il Pfoa. A detta del direttore Solvay Andrea Diotto, questi studi non sono però mai stati consegnati alle istituzioni preposte alla tutela ambientale e sanitaria per motivi di privacy aziendale. Botta e risposta al processo.  Il 3 febbraio nel corso di un’udienza del processo Miteni a Vicenza, Francesca Daprà, fino a dicembre 2020 a capo dei laboratori Arpa Veneto, ha confermato la difficoltà di reperire lo standard del cC6O4, ritrovato nel Po e nello scarico Miteni. Lo standard è il campione certificato della sostanza che le industrie devono fornire alle istituzioni statali per la realizzazione delle analisi ambientali. I difensori dei manager di Miteni sostengono che Arpa Veneto non sia stata in grado di monitorare queste sostanze, sottolineando l’impreparazione della teste. Daprà dal canto suo risponde: “Nel 2018 quando ci venne comunicato questo nuovo composto, né la Solvay né il laboratorio certificato che aveva il cC6O4 ci risposero. Abbiamo dovuto chiederlo a Miteni, a quei lavoratori che già nel 2010 lo avevano nel sangue e che era stato registrato a Bollate, dalla Solvay”.

PFAS. I lavoratori in penale se la passano male. Meglio il civile ad Alessandria e Vicenza.

Il procedimento penale per le malattie professionali accusate dai lavoratori della Miteni di Trissino subisce una battuta d’arresto per la richiesta di archiviazione del pubblico ministero Alessia La Placa. i lavoratori della Miteni sono ad oggi i più contaminati nella letteratura medica mondiale: trovati fino a 91.900 nanogrammi di Pfas per millilitro di sangue, molti hanno o stanno affrontando patologie cardiovascolari, tumori, conseguenze psicologiche gravissime. Il collegamento ai Pfas è più che plausibile dati i risultati dei numerosissimi studi medico-scientifici internazionali, anche veneti. Determinante la posizione dei periti interpellati dal pubblico ministero: La Pira e Di Bello.

Ebbene, è come avevamo avvertito due anni fa (clicca qui), il professor Enrico Pira ce lo saremmo ritrovato nei processi di Vicenza e di Alessandria, perché è indiscutibilmente (si legga il profilo) l’illustre baluardo scientifico dei grandi inquinatori italiani per i quali esercita esclusivamente  la professione di consulente giudiziario al fine di scagionarli per le morti e le malattie dei propri dipendenti. Data la sua fama, averlo la PM scelto come perito, era scontato l’esito. Inoltre, avendo la PM scelto come capo di imputazione “lesioni colpose gravi” piuttosto che “lesioni dolose”, avrebbe fatto sì che il procedimento sarebbe finito in prescrizione. A seguito del rigetto della istanza di archiviazione e della richiesta di disporre nuove indagini, la patata bollente dei diciannove indagati e delle ventidue parti offese passa al giudice per le indagini preliminari Roberto Venditti, ed eventualmente ad un altro pubblico ministero. 

La Cgil, attraverso il Patronato Inca, ha inoltrato all’Inail 43 domande di riconoscimento di malattia professionale dei lavoratori esposti: di queste l’Inail ne ha finora accolte 19, riconoscendo che il solo bioaccumulo nel sangue di Pfas è un danno perché può favorire l’insorgenza di una serie di patologie correlate; altre 21 sono in fase di valutazione e 3 sono state respinte. Anche questo riconoscimento farebbe propendere -sia ad Alessandria che a Vicenza- per la via del procedimento giudiziario in sede civile delle Vittime fisiche piuttosto che in sede penale.

3M deve chiudere pfas in Belgio, perché Solvay in Italia no?

L’azienda chimica 3M deve interrompere temporaneamente tutti i processi di produzione in cui possono essere emesse sostanze PFAS. Questa misura di sicurezza è stata imposta dall’Ispettorato dell’ambiente fiammingo. All’inizio di questa settimana, un esame del sangue su un campione di residenti ha mostrato che centinaia di persone che vivono vicino alla fabbrica hanno troppo PFOS nel plasma: “La chiusura temporanea dei processi produttivi coinvolti è attualmente l’unico modo per garantire che i rischi di esposizione per i residenti non aumentino ulteriormente”, dice il governo fiammingo. Il governo fiammingo ha già deciso che i residenti entro un raggio di 5 chilometri intorno alla fabbrica potranno sottoporsi a esami del sangue per PFAS mentre un precedente esame del sangue, su circa 800 residenti, aveva già mostrato che il 90% di loro ha troppa concentrazione di PFAS nel sangue, portando potenzialmente a rischi per la salute.

Perché in Italia non si fa altrettanto? Perché in Italia vige il gioco dello scaricabarile.

I maestri del gioco dello scaricabarile.

Esiste una persona, minimamente informata e in buona fede, che non ritenga dimostrato che attorno al polo chimico di Spinetta Marengo ci si ammala e si muore di più, molto di più, rispetto a tutto il resto del territorio? Non lo dimostrano, in coscienza, le date sulle lapidi dei cimiteri?’ Non lo dimostrano, in scienza, le indagini epidemiologiche del disastro sanitario che, sotto la nostra spinta, si sono in questi decenni susseguite e accentuate di gravità? Non lo dimostrano, in scienza, le indagini ambientali del disastro acqua-aria-suolo che, sotto la nostra spinta, si sono susseguite in questi decenni in costante anzi progressiva gravità?   Non sono la dimostrazione del “rapporto causa/effetto”?  L’ “effetto” della enorme morbilità cioè non coincide con la “causa” della presenza dello stabilimento, da venti anni gestito dalla Solvay?

Esistono, invece, persone disinformate e in mala fede. Pullulano soprattutto fra i politici e la cerchia scientifica anzi burocratica da loro nominata. Stiamo parlando di Alessandria e dell’esemplare connubio tra consiglio comunale e Asl. Leggiamo, clicca qui, la cronaca dell’interlocuzione fra Commissione Sicurezza e Ambiente e Asl. E’ la fotografia in rilievo dell’ipocrisia di personaggi che non vogliono prendere alcuna decisione e per perdere tempo fanno il gioco dello scarica barile, palleggio di responsabilità scaricate di volta in volta su altre schiene, salvi i rimpalli.

Usano la tattica usuale in tribunale degli avvocati degli inquinatori: dimostrate che quel preciso tumore è stato provocato proprio da quella precisa sostanza e non da altre, addirittura in quel preciso momento. Paradossale è l’esempio amianto e mesotelioma: ormai è inoppugnabile (come per i PFAS) la relazione scientifica eppure è da dimostrare penalmente che la fibra killer si sia introdotta nell’organismo della Vittima proprio durante la permanenza   di quel direttore e non dei precedenti o dei seguenti. 

Dunque, il sindaco di centrosinistra Giorgio Abonante scarica sul presidente commissione da lui nominato, Adriano Di Saverio, medico estetista. Amletico, Di Saverio scarica sull’Asl. Il direttore generale Asl, Luigi Vercellino, un amministrativo senza competenze mediche, nominato dal centrodestra regionale, scarica sull’Arpa e la Regione Piemonte: “Per assicurarci che l’attività del sito non pregiudichi la situazione in termini di inquinamento ambientale, lo facciamo attraverso il monitoraggio Arpa. Devono essere messi sul campo progetti speciali. Il campo di analisi è complesso. Non è un lavoro così semplice e scontato, occorre incrociare dati e sostanze. Serve la forte regia centralizzata di Regione Piemonte. Tocca alla Regione assegnare compiti e risorse. Al momento non ci sono altre risorse attribuite.” A sua volta, il direttore sanitario Asl nominata da Vercellino, Sara Marchisio, rimarca: “L’argomento è complesso, gli studi epidemiologici non sono brevi”. Lo sappiamo da decine di anni.  Dovremmo aspettarne altrettanti?

Sì, però senza allarmarsi troppo, tranquillizza l’inossidabile responsabile servizio prevenzione e sicurezza Asl Giuseppe Fracchia: Abbiamo effettuato sopralluoghi dentro lo stabilimento insieme ad Arpa, per valutare l’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici. Dai dati in nostro possesso non emergono situazioni di particolare attenzione”. Ben diversa e drammatica è stata la valutazione dell’indagine dell’Università di Liegi. La differenza consiste nel fatto che l’Asl prende per buone le analisi consegnatele da Solvay controllato-controllore.

D’altronde monitoraggi ematici di massa, lavoratori e popolazione, deve finanziarli la Regione, il cui presidente leghista, Alberto Cirio, imprenditore agricolo specializzato nella produzione di nocciole nelle Langhe, però non vuole andare oltre ai “340mila euro stanziati per valutare nell’area a sud-ovest dello stabilimento la presenza di pfas negli alimenti animali e vegetali e definire le soglie. Il complesso progetto durerà due anni”. E il monitoraggio della popolazione? Luigi Icardi, laurea in economia, perciò nominato da Cirio assessore alla sanità, si fida di Fracchia e si lamenta di essere a corto di fondi statali, per cui passa la patata bollente a Giorgia Meloni, che avrà ben altro da pensare che al Disegno di Legge Crucioli di messa al bando dei Pfas.

THE END. E tutti -i politici- vissero felici e contenti.

Eppure, basterebbero le ormai conosciutissime decennali indagini ambientali e sanitarie per emettere un’ordinanza di chiusura delle produzioni da parte del sindaco Abonante, massima autorità sanitaria locale, sembra dire il veterano consigliere comunale Vincenzo Demarte, adesso che è passato all’opposizione come Forza Italia. Per valutare il grado di consapevolezza del disastro ecosanitario e di buona fede dei politici, si legga, tratto dalla suddetta cronaca giornalistica, il Nota bene in calce.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Nota bene. Per valutare il grado di consapevolezza del disastro ecosanitario e la buona fede dei politici, si legga dalla cronaca giornalistica quanto segue: <<La Commissione Consiliare era stata aperta dallo stesso presidente Di Saverio che, nella sua introduzione, aveva accennato ai “cinque tipi di inquinamento ambientale” che insistono sulla zona del Polo Chimico: “Un inquinamento antico da cromo esavalente, nichel, antimonio, arsenico nelle falde e terreni, l’inquinamento da cloroformio nelle acque superficiali, con conseguenti ricadute sulle cantine e sui seminterrati, l’inquinamento da vari tipi di pfas nelle falde acquifere del Bormida e del pozzo di Montecastello, l’inquinamento aereo con acido cloridrico, fluoridrico e pfas, e l’inquinamento delle falde acquifere con composti chimici di vario tipo. Vogliamo fare luce su questo problema complesso, vogliamo tutelare i cittadini, ragionarci su senza preconcetti e pregiudizi, senza partito preso, chiedendo aiuto alla scienza. Il sindaco Giorgio Abonante ha già detto che bisogna rompere questo impasse, servono certezze e occorre procedere con nuove fasi dell’indagine epidemiologica. Il problema dell’inquinamento del polo chimico risale addirittura a un secolo fa, col coinvolgimento di aria, acqua e terra, oggi ci sono più problemi stratificati. Nell’ultimo decennio si sono susseguiti studi di Asl e Arpa, oltre a quello più recente dell’Università di Liegi che ancora deve però essere validato”.

“A marzo 2017” ha proseguito Di Saverio “fu presentato uno studio sul rischio ambientale e sanitario della popolazione di Spinetta, realizzato da Arpa, Asl Alessandria e Azienda Sanitaria Locale Torino3. Riguardava gli anni dal 1996 al 2014, rispetto alla morbosità, ai ricoveri e alla mortalità nella zona della Fraschetta. Emersero delle criticità rispetto a patologie oncologiche e non. A dicembre 2019 venne presentato un altro studio di Arpa e Asl, una analisi di un gruppo di persone residenti vicino al polo chimico, fino a 3 mila metri. In questo caso si registrò un incremento del rischio ricoveri, nel periodo 2001-2017. Negli stessi giorni ci fu un altro studio dell’Asl sulla mortalità dei residenti entro un raggio di 3 mila metri dal polo, dal 1996 al 2016. Emersero delle criticità significative rispetto alla morbosità e alla mortalità. Dopo il covid, nel 2022 è stato pubblicato uno studio di Arpa sul monitoraggio di pfas nell’aria e nell’acqua della Fraschetta. Ad agosto 2022 c’è stato quello sul monitoraggio delle acque di falda, con la scoperta di pfas presenti oltre la barriera idraulica. Ad aprile di quest’anno, da uno studio della regione Piemonte, è emersa la presenza di c6o4 nelle uova e nel latte delle aziende agricole vicine al polo chimico. Poi c’è lo studio dell’Università di Liegi, con criticità e valori anomali tutti da confermare. Inoltre, è in corso lo studio “Scenarios”, promosso dall’Università del Piemonte Orientale, che coinvolte 24 strutture europee, compreso l’Ospedale di Alessandria, che vuole far luce sugli pfas”.>>

La chimera Solvay: lo zero tecnico nell’abbattimento dei Pfas.

NellaCartina del territorio della Fraschetta: il numero di decessi per patologie tumorali, suddivisi per sobborgo (in verde) e per sesso (in blu i maschi, in rosa le femmine). In rosso le sorgenti d’inquinanti industriali. [Indagine 1996-2012]

La propaganda di Bruxelles dichiara che a Spinetta Marengo la Solvay è in grado di raggiungere il cosiddetto “zero tecnico” nell’abbattimento dei fluorotensioattivi PFAS. Affermazione quanto mai falsa perché l’inquinamento più pericoloso dei Pfas proviene dalle emissioni dei camini in un cocktail di tossicocancerogeni che dall’atmosfera ricade sui polmoni, e con la pioggia sui campi e nei corsi d’acqua. Ma anche limitandoci alle emissioni di C6O4 e ADV dagli scarichi idrici, lo “zero tecnico” è una chimera. 

Lo ha annunciato in Italia la presidente Ilham Kadri in persona, dopo che la multinazionale belga è stata costretta negli Stati Uniti ad abbandonare i Pfas. Negli scarichi di acqua applicherebbe tecnologie di osmosi inversa RO (metodo di filtrazione meccanica in uso dagli anni ’50 del secolo scorso) e tecnologie al carbone attivo granulare (GAC), allo scambio ionico (IO): diventerebbe “acqua distillata” e addirittura riutilizzata e non scaricata in Bormida, insomma “ciclo chiuso”. Premio nobel per la chimica alle giovanissime ricercatrici (Cristiana Zanirato, Serena Grispo, Luisa Baila)? insegniamo agli americani? Tutto risolto? Niente affatto. Innanzitutto, non c’è la ben che minima garanzia teorica che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti. Inoltre, prevedono costi insopportabili data l’ampiezza del territorio inquinato e inquinante, si pensi solo alla vastità di frequenti cambi di membrane filtranti e carboni esausti. A tacere dello smaltimento a loro volta dei solidi e dei liquidi di questi trattamenti, cioè incenerimento. I Pfas fanno parte del cocktail di tossici cancerogeni presenti a Spinetta in atmosfera e nelle falde, filtri e carboni inceneriti manderebbero altri Pfas in atmosfera e falde. Inoltre -attenzione- i Pfas sono utilizzati per produrre tantissimi materiali (padelle, imballaggi, vestiti): come verrebbero bonificati?

“Osmosi” è la parola magica usata dall’antichità per affermare che ovunque ci sia una barriera è possibile, una spinta, una osmosi, uno scambio, perché nessuna barriera è totalmente invalicabile: fra città e campagna, fra diverse nazioni e civiltà, fra l’interno e l’esterno della cellula. In chimica si parla di “Osmosi inversa”, metodo di separazione di un soluto e un solvente basato sull’applicazione a una membrana semipermeabile di una pressione esterna tale da invertire il flusso osmotico, per cui il solvente fluisce dalla soluzione più concentrata verso quella meno concentrata. Per quanto riguarda i Pfas, l’osmosi inversa è sperimentata su mezzi domestici che si basano su un prefiltro meccanico che si trova all’interno del rubinetto. Oltre a questo, ci sono altri due filtri con i carboni attivi che hanno il compito di eliminare batteri, virus e cloro. L’acqua viene spinta poi verso una membrana che agisce da filtro e che elimina: batteri, piombo, arsenico e metalli pesanti. Infine, si passa per un ultimo filtro ai carboni attivi che va a bloccare i Pfas. Una parte dell’acqua che entra nel rubinetto viene utilizzata per pulire la membrana e viene scartata, quindi non passa dal rubinetto della cucina. Così, attraverso una tanica, l’acqua pulita arriva in casa in presunta sicurezza. Questa soluzione, dei depuratori domestici ad osmosi inversa da adottare in tutte le case alessandrine, è perfino meno fantasiosa dell’ircocervo prospettato da Solvay! Che userebbe 250 membrane solo per trattare 40 metri cubi all’ora di acque reflue. Nonché oltre 500 tonnellate di carboni per trattare in 40 colonne di filtrazione solo 3.700 metri cubi all’ora di acque. A prescindere sempre da ciò che è già in falde e fiumi. A tacere sempre dei reflui in atmosfera.

Insomma, inutile girarsi intorno. Stanti ad Alessandria i disastri ambientale (in acqua e atmosfera) e sanitario (nel sangue), non c’è altra alternativa etica che chiudere le produzioni. Come imporrebbe il Disegno di legge del senatore Crucioli, o anche subito tramite il provvedimento della magistratura. Ma Solvay scrolla le spalle, e addita la luna all’opinione pubblica: non in forza di una legge bensì Volontariamente, Solvay entro il 2026 realizzerà quasi il 100% dei suoi fluoropolimeri senza l’uso di fluorotensioattivi, per eliminare pressoché totalmente le emissioni di fluorotensioattivi”. Quasi e pressoché sono tradotti“Una piccola linea di prodotti, strategica per i settori industriali dei semiconduttori e dell’energia che rappresenta meno dell’1% del volume produttivo, richiederà ulteriori attività di ricerca per eliminare completamente l’uso dei fluorotensioattivi. Per questa linea verrà utilizzato un processo di produzione a ciclo chiuso, strettamente controllato, a zero reflui”. Cioè la fantomatica “Osmosi inversa” ecc.

A proposito, perché spendere 40 milioni di euro per questi impianti mirabolanti se dici che i Pfas saranno fermati entro il 2026? Risposta: serviranno per gli altri inquinanti. Quali altri stai scaricando in acque? e in aria? 

Dunque, NON c’è impegno a fermare gli impianti entro il 2026. Infine, dei “sostituti dei Pfas”, presunti (quasi e pressoché?) a impatto zero, non si fa menzione, altri segreti industriali, non autorizzati da nessuno, tutti da verificare se si sta cadendo dalla padella alla brace. Verifica rinviata a dopo il promesso senza impegno 2026, nel mentre gli impianti con Pfas starebbero marciando e inquinando a pieno volume. Però, promette Solvay, io vi farò la bonifica del disastro regresso, sennò ve lo lascio e scappo in Belgio. Invece, cara Ilham Kadri, comincia a smettere di inquinare a Spinetta e adattati ad usare i soldi per la bonifica prelevandoli dagli altri profitti che stai i facendo in Italia con gli altri siti industriali e con la vendita dei prodotti (sei la multinazionale e non l’Ecolibarna!).

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.  

Solvay di Spinetta in stato di assedio.

Anche questo facebook di Legambiente aveva allarmato Solvay, non bastasse l’istanza di sequestro degli impianti.

Appena Solvay è stata  dalla “talpa” informata del blitz che si stava preparando, ha predisposto le contromisure per impedire l’incursione dentro lo stabilimento che gli Solvay di Spinetta in stato di assedio.ambientalisti avrebbero compiuto introducendosi alla spicciolata fra i visitatori accorsi alla annuale iniziativa pubblicitaria  aziendale, domenica scorsa, denominata “Fabbriche aperte” (ironico lo striscione: “Il prossimo anno Fabbrica chiusa”).

Il responsabile della sorveglianza ha individuato due luoghi  sensibili dove potrebbe tenersi la contestazione: i nuovi impianti spacciati “free pfas” e la mensa con attrazioni culinarie, soprattutto quest’ultima, perché accessibile anche dal piazzale esterno della fabbrica. Il direttore Andrea Diotto ha subito emanato una direttiva: “Per ragioni organizzative e di sicurezza, la prenotazione è obbligatoria e sarà disponibile fino ad esaurimento dei posti. La procedura è molto semplice: basta collegarsi alla piattaforma online dedicata e scegliere la fascia nella quale si desidera svolgere il tour guidato”. Tramite questo “filtro”, l’apparato aziendale  ha avuto modo di investigare su ognuna delle richieste e rifiutare -ufficialmente “per esaurimento posti”- quelle sospette. Non sentendosi sufficientemente garantiti da questa presunta scrematura, la blindatura della fabbrica è stata rafforzata da  un formidabile servizio di sorveglianza armata interna ed esterna.

Ebbene, che si sappia, gli ambientalisti non avevano organizzato nessun blitz. Evidentemente la dirigenza Solvay soffre di paranoia e si sente assediata: esilaranti sul documentario della TV belga  le sequenze dei rangers che correvano dietro alla troupe televisiva radioguidati dal direttore.  Insomma una settimana di fuoco, con le voci del sequestro preventivo degli impianti e la revoca della AIA Autorizzazione Integrata Ambientale  della Provincia.

Solvay et les PFAS: la pollution invisible.

Del film-documentario  della TV belga RTBF abbiamo già pubblicato in anteprima  alcuni stralci, se clicchi qui  puoi vederli, nonché la vasta eco che (clicca qui Ilham Kadri alle prese con lo scandalo Solvay) sta già suscitando nell’opinione pubblica internazionale scossa da quella vera e propria calamità ecosanitaria mondiale provocata dai tossici e cancerogeni PFAS (che in Italia ha il suo apice in Piemonte e Veneto).

Del film di “#investigation” abbiamo già pubblicato la versione in francese, ora ne pubblichiamo una non perfettamente sottotitolata in italiano (traduzione automatica), che può essere vista cliccando qui sul canale youtube di RTBF.

 

Chiudere Solvay.

Legambiente è a livello nazionale l’associazione più autorevole a chiedere la fermata immediata degli impianti della Solvay di Spinetta Marengo, mentre in ambito locale Comitato Stop Solvay e Fridays For Future, recentemente costituitisi in Alessandria, rappresentano l’ala più intransigente dei movimenti antagonisti alla Solvay e fin dagli esordi chiedono esplicitamente  la chiusura del polo chimico. Lo ritengono infatti in toto non recuperabile ad un territorio esente da inquinamento, da morte e malattia. Basta con i se e i ma. Ma: Solvay promette entro qualche anno  limiti zero ai veleni tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo.  Se: si ha tolleranza di aspettare ancora qualche anno per verificare. Ma… se… ma se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola. Non stanno in piedi i se e i ma dopo venti anni di Solvay.  I partiti che  si nascondono dietro e i se e i ma, non fanno altro che prolungare i profitti della multinazionale belga e le malattie della popolazione. L’accusa è rivolta indistintamente a tutti i partiti, localmente sempre gli stessi, che si avvicendano nei decenni, talvolta dalla stessa azienda additati  in tribunale come beneficiari di tangenti.

Questi intendimenti fanno da sfondo all’assemblea del Comitato Stop Solvay  presso il Laboratorio Sociale di Alessandria a seguito dell’Indagine epidemiologica dell’Università di Liegi e del film documentario della televisione RTBF,  dei quali abbiamo già fornito ampia pubblicazione: clicca qui e clicca qui.  Nell’occasione non sfuggirà la riflessione su un nodo importante: il fine giustifica i mezzi, però i mezzi devono essere adeguati al fine. Il rischio è di essere velleitari quando si pensa di sconfiggere a livello locale una multinazionale con la sola mobilitazione popolare. Questa è sufficiente a bloccare un inceneritore prima della sua costruzione, quando la sua autorizzazione è nelle mani della politica locale che teme i voti: l’inceneritorista si rivolge ad un altro territorio che spera più arrendevole. Vittorie di questo genere ne abbiamo ottenute tante, anche ad Alessandria, più o meno grandi: abbiamo riempito libri. Altra avventura è  buttare fuori un colosso con interessi mondiali. Non basterebbe neppure l’alleanza  -che non c’è mai-  con le forze politiche locali, che spesso non hanno o non vogliono usare lo strumento della revoca delle autorizzazioni. Il potere decisionale si sposta più in alto, a livello nazionale.

Esemplificando per il polo chimico di Spinetta Marengo. Nei decenni la nostra (almeno la mia, che è stata decisiva) mobilitazione non si è mai indirizzata  alla sua chiusura, ma a conseguire passo dopo passo importanti vittorie di risanamento ambientale con riconversioni (linea pigmenti) e anche con chiusure di impianti (DDT, CFC, Bicromati), che hanno salvato la pelle a tanti lavoratori e cittadini. Si poteva fare di più? La mia coscienza, avendo pagato prezzi personali alti, è a posto per i trascorsi 50 anni. Ora anche il traguardo (a suon di ripetuti esposti, i miei) dei processi penali ha dimostrato che si deve  fare di più: infatti i (conquistati) monitoraggi ambientali e sanitari indicano un limite raggiunto  di disastro da bloccare con la chiusura di altre produzioni e di impianti. Tutti? Tutti: sembra rispondere la stessa Solvay, per l’effetto domino.

Ma di sua spontanea volontà Solvay non chiuderà mai i rubinetti dei propri profitti. Dunque? Pur essendo solo la punta dell’iceber ecosanitario irrisolto pur dopo la condanna della Cassazione, dunque i Pfas possono rappresentare il grimaldello per forzare gli eventi, nell’immediato  anticipando gli effetti del nuovo processo penale, ovvero di quelli in sede civile. Non sfugga a nessuno, però, che è velleitario pensare di costringere Solvay ad abbandonare i Pfas con la sola mobilitazione locale e senza la sponda politica a livello nazionale. Perciò abbiamo puntato su una legge parlamentare che metta al bando uso-consumo-produzione dei Pfas su tutto il territorio nazionale, obbiettivo delineato nel Disegno di legge Crucioli.

Altrimenti si rischia di ripetere la sconfitta del Tav Terzo Valico subìta da un comitato luddista che si è sopravvalutato e isolato da qualunque alleanza con partiti, addirittura con associazioni ambientaliste. Si va verso la sconfitta sicura  se la filosofia  è la lotta per la lotta, la lotta fine a se stessa, vincere o perdere è uguale purchè si persegua la conflittualità, a prescindere dall’obbiettivo, che a questo punto immagina la rivoluzione come palingenesi.  (“La lotta fine a se stessa basta a riempire il cuore dell’uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.” Albert Camus).

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Ilham Kadri alle prese con lo scandalo Solvay.

Il film documentario della televisione belga RTBF, al quale il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha dato  il suo piccolo contributo, sta facendo incazzare da cima a fondo la multinazionale Solvay, in primis la presidente Ilham Kadri. Se clicchi qui, puoi vederne alcuni stralci in anteprima. Prossimamente pubblicheremo l’intera pellicola con sottotitoli in italiano.

Con la troupe di  #Investigation

Sommerso da questo scandalo, la furiosa reazione del colosso chimico che fa capo a Bruxelles scaturisce dal fatto che il film, realizzato in sei mesi da una accurata tecnica investigativa, dimostra inequivocabilmente la condotta dolosa di Solvay senza soluzione di continuità nei decenni, come ho sostenuto dal 2009 tramite  15   esposti denuncia alla Magistratura di Alessandria per il disastro dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Infatti, il film di “#Investigation “,  di Emmanuel Morimont con Santos Hevia e Valérie Dupont, immediatamente sta già suscitando una vasta eco nell’opinione pubblica internazionale scossa da quella vera e propria  calamità ecosanitaria mondiale provocata  dai tossici e cancerogeni PFAS (che in Italia ha il suo apice in Piemonte e Veneto):

https://www.lalibre.be/planete/environnement/2022/09/07/lemission-investigation-de-la-rtbf-met-les-pieds-dans-le-pfas-de-solvay-2SVEO3SUABB5RAKTZ24MHHVZ7A/

https://www.lesoir.be/463820/article/2022-09-06/le-groupe-chimique-solvay-pris-dans-la-tourmente-des-pfas

https://www.lecho.be/entreprises/chimie/comment-solvay-fait-face-a-un-heritage-polluant/10412011.html

https://www.tijd.be/ondernemen/chemie/italiaanse-pfas-vervuiling-achtervolgt-solvay/10412198.html

https://trends.levif.be/economie/entreprises/solvay-neglige-une-importante-pollution-aux-pfas-en-italie/article-normal-1589475.html?cookie_check=1662588891

https://www.7sur7.be/monde/solvay-accuse-de-negliger-une-importante-pollution-aux-pfas-en-italie-le-groupe-se-defend~a58d76ab/

https://www.demorgen.be/snelnieuws/solvay-onvoorzichtig-met-pfas-vervuiling-in-italie-eeuwige-chemicalien-hebben-zich-overal-verspreid~ba4409d4/

https://www.hln.be/milieu/solvay-onvoorzichtig-met-pfas-vervuiling-in-italie-eeuwige-chemicalien-hebben-zich-overal-verspreid~aa4409d4/

https://www.courrierinternational.com/article/environnement-le-geant-chimique-belge-solvay-au-centre-d-un-nouveau-scandale-de-pollution-aux-substances-eternelles

“Forte contaminazioni da PFOS nello stabilimento Solvay in Italia” – Aziende

In penale le accuse di dolo a Solvay. Ma bisogna aprire anche cause civili per risarcire le Vittime.

In tutti gli esposti (ben 15) alla Magistratura di Alessandria depositati  fin dal 2009, ho sempre accusato Solvay del reato di dolo, ovvero volontà cosciente di arrecare danno altrui. E’ emblematico che in mensa l’acqua proveniva dal pozzo sotto lo stabilimento, quando l’azienda era pienamente  consapevole (occultando e contraffacendo  anche le informazioni alle autorità) che le concentrazioni del cancerogeno cromo esavalente (8203 ug/L) nelle acque sotterranee erano talvolta più di 1600 volte superiori agli standard italiani. A tacere del PFOA e di altri 20 veleni. E’ emblematico che  dal rubinetto degli uffici al  piano terreno bevevo quell’acqua, mentre al piano superiore, riservato ai dirigenti, era apposto il cartello “acqua non potabile”. 

Nel nuovo processo l’accusa è emblematica quando nel capo di imputazione si parlerà di PFAS. Per sintesi, facciamo riferimento alla recente indagine svolta dalla équipe d’ #Investigation) ,  dalla quale  emerge che Solvay ha contaminato le popolazioni italiane e americane con i Pfas: i documenti interni del gigante chimico mostrano che l’azienda belga ha perfino sostituito i Pfas controversi con altri altrettanto tossici e cancerogeni. La multinazionale lo sapeva e ha continuato a usarli per più di 15 anni.

Anzi, Solvay sostiene di aver cessato il pfas cancerogeno PFOA nel 2013, mentre ad oggi continua a scaricarlo in aria e acqua, tant’è che nel febbraio 2020, l’IRSA, l’istituto di ricerca sull’acqua, preleva campioni nel punto di scarico delle acque reflue industriali nel fiume Bormida, e misura le concentrazioni di PFOA, peraltro di  2938 µg / l, 29 volte al di sopra della soglia fissata dalla Regione Piemonte 0,10  µg /l (In USA  il limite di legge delle acque potabili è 0,016  µg /l.)  Tant’è che nel marzo 2020, una campagna di monitoraggio dell’aria condotta dall’ARPA ha mostrato che il PFOA è stato trovato anche nella ricaduta atmosferica degli impianti. Tant’è che il 17 marzo 2022 una scienziata (che lavora per il Centro Nazionale e Ricerche CNR e per l’Istituto di Ricerca sull’Acqua IRSA) misura che il PFOA è ancora presente nel suo campione (0,1902  µg /l), mescolato con i nuovi (in realtà utilizzati da ameno 15 anni) cancerogeni  pfas ADV e C6O4.

Infatti, ancor prima di aver smesso di utilizzare il PFOA, Solvay aveva introdotto l’ADV nella sua produzione già alla fine degli anni ’90, vedi il nostro esposto del 2009, e già nel 2006 i sospetti di tossicità erano confermati nel fegato dei  topi di laboratorio, ma la multinazionale attenderà fino al 2011 prima di comunicare questi studi secretati  all’EPA, mentre sta usando ADV anche in Italia. Ma c’è di peggio in fatto di dolo. Nel 2019 Solvay fornirà all’EPA un documento che dimostra che l’ADV è entrato nel sangue dei suoi lavoratori in due diverse fabbriche per più di 10 anni. La multinazionale ha smesso di usarlo nel luglio 2021 nella sua struttura di West Deptford, mentre l’ADV è ancora utilizzato da Solvay in Italia a Spinetta Marengo! E viaggia in acqua e aria (ma Solvay promette zero dal 2026).

Sul suolo americano, Solvay deve affrontare 25 cause legali. Si riferiscono tutte all’uso di PFASQualche mese fa il tribunale ha emesso una ordinanza che  permette di intentare un’azione collettiva per milioni di persone il cui sangue contiene PFAS.  Al punto che il 20 giugno 2022, Solvay ha annunciato con grande clamore la sua intenzione di eliminare gradualmente l’uso di PFAS a livello globale entro il 2026. Decisione fasulla per Spinetta, che abbiamo già drasticamente commentato (clicca qui Senza il Disegno di legge Crucioli, la strategia della Solvay è vincente.ma che diventa vincente senza il DDL che mette al bando i Pfas in Italia.

In Italia due processi penali (Alessandria e Vicenza) si occupano (anche) di Pfas. E’ tempo di aprire processi civili, ispirandoci  a quelli americani.

Recentemente abbiamo pubblicato la lunga storia delle indagini epidemiologiche sul territorio di Alessandria, in particolare sulla Fraschetta, dove sorge il polo chimico di Spinetta Marengo. A confermare i precedenti, l’ultimo, a  fine 2019, è uno studio epidemiologico pubblicato dall’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, raccogliendo i dati dei ricoveri ospedalieri tra il 2001 e il 2017, e  confrontando la popolazione del sobborgo spinettese  con quella del vicino capoluogo di Alessandria situato a più di 3 km di distanza. Gli abitanti di Spinetta, a partire dai bambini, corrono un rischio maggiore di sviluppare malattie endocrine, tumore al fegato, tumore ai reni, ipertensione, malattie respiratorie, patologie cardiovascolari eccetera. Il nesso causale, tra le sostanze chimiche Solvay e le malattie,  è confermato dall’ Indagine del sangue della popolazione effettuata dall’Università di Liegi (clicca qui Le analisi del sangue parlano chiaro: la popolazione di Spinetta Marengo è contaminata da Pfas.).

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Con l’Università di Liegi a Spinetta Marengo

Piemonte pfas. In quali mani siamo messi.

L’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, che della Sanità conosce solo la partita doppia (forse), lo stesso assessore che mentre era positivo ha presenziato senza mascherina alla presentazione di un nuovo vaccino anti covid, è lo stesso  che con la stessa disinvoltura ha definito l’indagine dell’Università di Liegi “poco attendibile in quanto limitata a un numero molto ridotto  di cittadini, selezionati tra soggetti direttamente esposti ai Pfas e quindi non sufficientemente rappresentativi della popolazione generale”. Non è drammaticamente allarmante che i lavoratori della Solvay e i cittadini di Spinetta abbiano nel sangue livelli di PFAS dieci volte superiori agli alessandrini? Più rappresentativi di così! Non sono proprio loro rappresentativi del grado di inquinamento del polo chimico?

Icardi, che non ha mai sottoposto neppure un cittadino ad una analisi del sangue, fidandosi della parola di  Solvay, a questo punto che fa? annuncia un monitoraggio ematico di massa su tutta la popolazione alessandrina? Macchè. Per quel territorio si limiterà, senza urgenza, dal magro bilancio della sanità  ad estrarre  qualche soldo  per “ulteriori nuovi campionamenti su matrici animali ed alimentari” e ancor meno spiccioli a “biomonitoraggi” (compreso il colesterolo, sic.), per alcuni “soggetti a rischio”: non si capisce riservati con quali criteri, alla faccia dell’attendibilità scientifica.

Queste dichiarazioni l’assessore (Lega) le ha rilasciate all’incontro con Giorgio Angelo Abonante sindaco (PD) di Alessandria, il quale non gli ha replicato: vergognati, per non sentirsi rispondere: da quale pulpito. 

Cane non mangia cane.

Senza il Disegno di legge Crucioli, la strategia della Solvay è vincente.

La più grossa delle “bufale Pfas” propinate a giornali e istituzioni  dalla multinazionale Solvay è sempre stata l’inverosimile innocuità sanitaria di PFOA e poi di C6O4 e ADV ovunque prodotti.

 Cominciò a contraddirla  con l’annuncio del “Lancio di nuove tecnologie non fluorotensioattive  che saranno in piena produzione presso lo stabilimento di Solvay a West Deptford, NJ entro la fine di giugno 2021. A quel punto, Solvay non utilizzerà più coadiuvanti di processo fluorotensioattivi in qualsiasi parte degli Stati Uniti. Le nuove tecnologie consentono lo sviluppo di prodotti che i clienti utilizzano in una varietà di applicazioni che supportano una società più sostenibile”. Obtorto collobasta Pfas negli Stati UnitiE in Italia? L’Italia è considerata terzo mondo, la Provincia di Alessandria per Spinetta Marengo infatti autorizza addirittura l’ampliamento del C6O4.

Perciò annuncia un’altra truffa mediatica: quella dei presunti filtri che sarebbero in grado a Spinetta  di  rilevare e trattare, gestire e monitorare i contaminanti Pfas nelle falde e  nelle reti idriche, ovviamente non nell’atmosfera. La multinazionale promette “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi di acqua con tecnologie al carbone attivo granulare (GAC), allo scambio ionico (IO) e alle tecnologie di osmosi inversa (RO (metodo di filtrazione meccanica in uso dagli anni ’50 del secolo scorso): diventerebbe “acqua distillata” e addirittura riutilizzata e non scaricata in Bormida, insomma “ciclo chiuso”. Premio nobel per la chimica alle giovanissime ricercatrici? insegniamo agli americani?  Tutto risolto? Niente affatto. Innanzitutto non c’è la ben che minima garanzia che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti. Inoltre prevedono costi insopportabili data l’ampiezza del territorio inquinato e inquinante, si pensi solo alla vastità di frequenti cambi di membrane filtranti. A tacere dello smaltimento a loro volta dei solidi e dei liquidi di questi trattamenti, cioè incenerimento. I Pfas fanno parte del cocktail di tossici cancerogeni presenti a Spinetta in atmosfera e nelle falde, i filtri dell’osmosi inceneriti manderebbero altri Pfas in atmosfera e falde. Inoltre -attenzione- i Pfas sono utilizzati per produrre tantissimi materiali (padelle, imballaggi, vestiti): come verrebbero bonificati?

Stanti ad Alessandria i disastri ambientale (in acqua e atmosfera) e sanitario (nel sangue), non c’è altra alternativa etica che chiudere le produzioni. Subito, nel 2022 (DDL Crucioli). Ma Solvay scrolla le spalle, e manda l’opinione pubblica sulla luna (nel pozzo): Volontariamente, Solvay entro il 2026 realizzerà quasi il 100% dei suoi fluoropolimeri senza l’uso di fluorotensioattivi presso il suo stabilimento di Spinetta Marengo,  per eliminare pressoché totalmente le emissioni di fluorotensioattivi”.

Quasi e pressoché sono tradotti: “Una piccola linea di prodotti, strategica per i settori industriali dei semiconduttori e dell’energia che rappresenta meno dell’1% del volume produttivo, richiederà ulteriori attività di ricerca per eliminare completamente l’uso dei fluorotensioattivi. Per questa linea verrà utilizzato un processo di produzione a ciclo chiuso, strettamente controllato, a zero reflui”. Cioè la fantomatica “osmosi inversa”. Dunque NON c’è impegno a fermare gli impianti entro il 2026. 

Dei sostituti dei Pfas, presunti quasi e pressoché a impatto zero, non si fa menzione tossicologica, altri segreti industriali, non autorizzati da nessuno, tutti da verificare se si sta cadendo dalla padella alla brace. Verifica rinviata a dopo il 2026, nel mentre gli impianti con Pfas staranno  marciando e inquinando a pieno volume.

 La data 2026 è una promessa, in fede di una “scelta” assunta da Solvay volontariamente, non in forza di una legge.

Solvay invita l’opinione pubblica e le istituzioni a guardare la luna nel pozzo, per distogliere l’attenzione dal Disegno di Legge Crucioli, il solo strumento concreto  che metterebbe -da subito- al bando in Italia la produzione, l’uso e il consumo dei Pfas. I quali, ribadiamolo, sono solo la punta d’iceberg del disastro ecosanitario del polo chimico di Spinetta Marengo. Purtroppo la strategia della multinazionale belga è vincente.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute

Eliminare i Pfas o promettere la luna (nel pozzo).

Prelievo di Pfas per la distruzione

Promettere la luna non è solo prerogativa di Solvay, che almeno sa come fare. C’è sempre un  team di scienziati che annuncia di aver scoperto un modo, magari semplice ed economico, per distruggere le molecole di Pfas, che sono considerate indistruttibili: ogni molecola è una lunga catena di carbonio costellata di atomi di fluoro; i legami tra carbonio e fluoro sono così forti , i più  forti tra tutti i legami in chimica organica,  che l’acqua, gli enzimi, i batteri o altre sostanze naturali non riescono a spezzarli, sono resistenti alle varie forme di degradazione ambientale, una volta dispersi nell’ambiente, vi rimangono addirittura per migliaia di anni, e tendono ad accumularsi negli organismi viventi. 

Dunque sono molecole indistruttibili dopo che sono rilasciate nell’aria, nei fiumi e nelle acque sotterranee dalle fabbriche per prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, indistruttibili dopo che entrano nella catena alimentare attraverso il suolo, la vegetazione e le coltivazioni, gli animali e quindi gli alimenti, infine indistruttibili negli esseri viventi come sostanze tossiche, cancerogene, teratogene fin dalla fase prenatale. Le molecole nell’ambiente rimangono intatte dopo la filtrazione mentre le tecnologie di bonifica, incluso l’uso di inceneritori, generano sottoprodotti altrettanto dannosi.

L’unica soluzione è non produrli (DDL Crucioli). Invece ecco che c’è un team che ha sviluppato un processo a bassa energia, che degraderebbe i Pfas  a temperature miti, utilizzando reagenti economici (‘idrossido di sodio ovvero la classica soda caustica) e lasciando solo molecole innocue contenenti carbonio e ioni fluoruro. E’ come guardare  la luna nel pozzo: ciò che viene  realizzato con esperimenti computerizzati in laboratorio non corrisponde alla realtà fattibile. A parte che ci sono più di 12.000 diverse sostanze chimiche PFAS, innanzitutto andrebbero  estratte dall’acqua o dal suolo contaminati, addirittura dall’atmosfera, vale a dire andrebbero  gestite  enormi  quantità di sostanze chimiche PFAS, basti pensare che oltre 50.000 tonnellate di PFAS vengono emesse nell’atmosfera ogni anno. Ne sanno qualcosa le popolazioni alessandrine alle prese con i 72 camini della Solvay di Spinetta Marengo.

L’unica soluzione è non produrli (DDL Crucioli). A parte uno studio demenziale che ha rilevato che i livelli di sostanze chimiche tossiche PFAS nel sangue potrebbero essere ridotti fino al 30 per cento… attraverso donazioni di sangue regolari, invece ecco un altro team che -sempre in laboratorio-  sperimenta di abbattere i  PFAS  tramite reazioni fotochimiche con  l’aggiunta  a un reattore di trattamento dell’acqua contenente solfito ed esposizione alla luce UV. Stanno sempre guardando la luna nel pozzo:  stanno sempre  parlando di acqua e non anche di suolo e atmosfera, il lentissimo processo utilizza una quantità enorme di  energia senza riuscire a smantellare  i forti legami carbonio-fluoro.  Anche l’incorporazione di ioduro nel trattamento UV e solfito, non ha spostato  i termini dei problemi. Ma come si fa a pensare di “mettere in salamoia” le falde sotterranee sotto la Solvay di Spinetta, il cielo sopra Alessandria, i fiumi dal Bormida fino all’Adriatico?

Solvay non ci pensa neanche. Ha la sua strategia. Vincente: senza il Disegno di Legge Crucioli.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

I processi di Vicenza e Alessandria affronteranno il nodo dei risarcimenti alle Vittime dei Pfas?

Nella vignetta del 2010 il mega dott. prof. gran matricolat.

Vincente la strategia Solvay (senza il DDL Crucioli) almeno la Giustizia assicurerà nei Tribunali i risarcimenti alle Vittime? Ma i processi di Vicenza e Alessandria lo affronteranno questo nodo dei risarcimenti alle Vittime dei Pfas?

Se sì, il dottor Giovanni Costa, secondo chi scrive, dovrebbe sedere sul banco degli imputati ai processi di Alessandria (Solvay) e Vicenza (Miteni), invece probabilmente sarà chiamato dalle difese a testimoniare spacciato come consulente, a coprire come foglia di fico la condotta dolosa dei dirigenti.

 A testimoniare cioè, come anticipato di recente dagli avvocati di Solvay /Santamaria e Bolognesi), che le due aziende da 20 anni avevano effettuato “il biomonitoraggio di tutti i lavoratori potenzialmente esposti ai PFAS nell’ambito del programma di sorveglianza sanitaria, utilizzando sempre le migliori tecniche di laboratorio e metodologie di analisi in collaborazione con i più accreditati Istituti sanitari autorizzati. I risultati delle analisi non destano alcuna preoccupazione dal punto di vista clinico-tossicologico. La sorveglianza medica pluriennale, continua e costante dei dipendenti, non indica correlazioni con effetti patologici associati all’esposizione professionale ai PFAS”. Il medico “accreditato” (addirittura professore) preposto alla sorveglianza era infatti Giovanni Costa, che regolarmente incontrava i lavoratori per rassicurarli sulle loro condizioni di salute presenti e future. Tutti da sempre sani, e ora non risarcibili.

Mi piacerebbe nelle aule dei tribunali di Vicenza e Alessandria sottoporre, in contradditorio, le 24 domande sulle  quali nel 2010 (l’anno dopo il mio esposto alla Procura)  Costa era sfuggito ad un incontro pubblico, benché sfidato sui giornali.  Così concludeva  la ventiquattresima domanda: “24) In conclusione, dott. Costa, Lei è d’accordo con Solvay che rassicurante sostiene essere questa sostanza – che provoca tumori/ malformazioni/alterazioni sessuali –  pressoché innocua o benefica all’uomo italiano, anzi associata a cromo esavalente e a una montagna di altri 20 veleni che colano nelle falde acquifere?
Oppure ammette che, dopo gli studi internazionali, dopo i miliardi di risarcimenti, dopo che è messo al bando in tutto il mondo perché tossico/teratogeno/mutageno/cancerogeno, il PFOA deve essere finalmente, oggi, senza rinvii, eliminato dalle lavorazioni dello stabilimento di Spinetta Marengo  che contaminano il sangue di lavoratori e cittadini, e avvelenano le falde e i fiumi Bormida, Tanaro e Po fino alla foce, e che debbono essere indennizzati i danni alle persone e all’ambiente?
I lavoratori e i cittadini si costituiranno parti civili al processo”.
Analogamente le domande potevano essere rivolte a Vicenza per la Miteni di Trissino.

Solo nel 2016 Costa sarà costretto a rispondere alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli ecoreati , per quanto riguarda la Miteni. La Commissione (presidente Stefano Vignaroli ) commenta le relazioni del “professore”. Innanzitutto contesta le sue affermazioni che, nel corso degli anni, vi sarebbe stata una costante diminuzione delle quantità di PFAS presenti nel siero dei dipendenti, e che le elevatissime concentrazioni ematiche sarebbero da considerate come “limite accettabile” nei lavoratori esposti. La Commissione contesta le sue conclusioni “cliniche” che  affermano “…il controllo periodico dei lavoratori non ha rilevato significative alterazioni del loro stato di salute, sia dal punto di vista clinico generale che a livello degli indicatori biologici di effetto a carico di organi/sistemi bersaglio (in particolare quelli emopoietico, epatico, renale e metabolico). Le loro condizioni di salute sono soddisfacenti e non emergono elementi che indichino un significativo rischio di patologie correlate al lavoro, che risulta attualmente ben controllato e da considerarsi ragionevolmente entro i limiti di ampia accettabilità. Per quanto riguarda in particolare l’esposizione a PFOA, i risultati del monitoraggio biologico confermano il trend alla progressiva riduzione dell’esposizione, e conseguente concentrazione nel sangue, pur se il processo è lento e vi sono ancora sporadici casi di modesto assorbimento.”.

La  Commissione  contesta ogni attendibilità: “Accade che si è in presenza di conclusioni che poggiano su esami emato-chimici e delle urine, i cui dati tuttavia non vengono esposti, in quanto coperti da omissis, sicché è esclusa ogni possibilità di una loro verifica. Nulla viene detto in ordine all’esecuzione di accertamenti specifici sulla funzionalità nel tempo degli organi ritenuti maggiormente esposti ai composti perfluoroalchilici, quali la tiroide, i reni o il fegato, né sull’eventuale accertamento di malattie correlate a esposizioni prolungate nel tempo. In particolare non vi è cenno alcuno sulle eventuali patologie sub-letali”.

Conclude la Commissione d’Inchiesta: “In realtà, l’unico obiettivo delle varie relazioni del professor Costa sembra essere, per un verso, quello di dimostrare il rispetto dei valori di riferimento indicati, come invece  si è visto molto elevati e, per altro verso, l’assenza di ‘significativo rischio di patologie correlate al lavoro’, ‘pur nella lenta eliminazione della sostanza (PFOA) dovuta alla sua lunga emivita biologica’. Si tratta – ad avviso della Commissione di inchiesta – di una grave carenza metodologica, posto che il monitoraggio dei lavoratori  ha un senso non in relazione al rispetto di parametri astratti – peraltro, come si è visto – molto elevati, bensì in relazione alla verifica del loro effettivo stato di salute, dopo anni di assorbimento di sostanze perfluoroalchiliche, che come si è visto sono potenzialmente pericolose.

Di queste pericolosità Costa si è disinteressato per coprire gli interessi aziendali. La Commissione infatti  riporta gli studi internazionali: “Le correlazioni tra l’esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche e l’insorgenza di numerose patologie in seguito ad esposizioni prolungate. Tra queste si possono qui brevemente ricordare: ipercolesterolemia, colite ulcerosa, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene, ipertensione indotta dalla gravidanza e preeclampsia, nonché associazioni con varie patologie cardiovascolari quali arteriosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto e diabete. Queste considerazioni diventano tanto più gravi se si guarda ad alcuni studi che indicano anche dati quantitativi nella associazione tra l’insorgenza delle patologie e le concentrazioni di esposizione.”

Come si legge, la censura a Giovanni  Costa  della Commissione parlamentare di inchiesta sugli ecoreati  è inesorabile, eppure sarà quella la linea di difesa aziendale ai processi di Vicenza e Alessandria, ammesso e non concesso che in sede penale  verranno affrontati i risarcimenti per le Vittime Parti Civili. Ad Alessandria, Solvay contesterà innanzitutto l’Indagine epidemiologica dell’Università di Liegi, ma non solo.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria?

Insieme all’Indagine epidemiologica dell’Università di Liegi, cercando di  screditarla a mezzo dei suoi prezzolati consulenti (tipo Costa), in tribunale Solvay contesterà tutte le Indagini epidemiologiche precedenti.

L’indagine epidemiologa dell’Università di Liegi, alla quale abbiamo collaborato, è la prima mirata sulle analisi del sangue per i Pfas della popolazione alessandrina, come chiedevamo invano dal 2009 anche con esposti  in magistratura.  Pur senza questa decisiva importante caratteristica, nei decenni precedenti  non erano certo  mancate indagini epidemiologiche. Ne avevamo infatti molte altre (su cui cercammo anche di attivare la preoccupazione sanitaria istituzionale).   

Avevamo già l’Indagine epidemiologica dell’ASL Alessandria  – sugli abitanti – –  1° step dal 2004 al 2005 a) pediatria b) mortalità 2004-2005 c) ricoveri ospedalieri 2004 – – 2° step dal 1996 al 2008 a) mortalità 2004-2005 b) mortalità 1996-2008.

Avevamo già l’Indagine epidemiologica della ASL Torino commissionata dalla Procura di Alessandria – sui lavoratori – – occupati dal 1981 al 2009 , sopravviventi al 1996 – – ricoverati in ospedale dal 1996 al 2009.

Avevamo già la “Valutazione dello stato di salute dei residenti nell’area Fraschetta del Comune di Alessandria: studio di mortalità locale (1996-2014)” dell’ASL AL (dott. Claudio Rabagliati, Gerardo Bonomo), che metteva  in rilievo le  patologie respiratorio, cardiovascolare e tumorale correlabili all’inquinamento atmosferico. 

“Partendo dai Grandi gruppi di cause di morte, è risultato statisticamente significativo, in eccesso, con un valore superiore rispetto alla media regionale e provinciale (=100) il seguente grande gruppo di malattie su tutta la popolazione:- Stati Morbosi Maldefiniti (+236,6% vs. regione e +126,2% vs. provincia). In particolare Melanoma (+75,2% vs. regione e +85,3% vs. provincia);- Tumore del rene (+55,5% vs. regione e +62,8% vs. provincia); Tumori laringe (+50,8% vs. regione e +46,1% vs. provincia); – Tumori polmoni (+5,0% vs. regione); – Mesotelioma (+58,3% vs. regione);- Tumore esofago (+9,7% vs. regione e +18,8% vs. provincia); – Tumori stomaco (+15,3% vs. regione e +12,2% vs. provincia); – Tumori pancreas (+25,0% vs. regione e +14,4% vs. provincia); – Tumore vescica (+18,4% vs. provincia); – Sclerosi multipla (+60,9% vs. regione e +39,3% vs. provincia); – Ipertensione arteriosa (+12,0% vs. regione e +23,4% vs. provincia); – Cirrosi epatica (+24,1% vs. regione e +13,0% vs. provincia). Tra i maschi si rileva una superiore mortalità locale statisticamente significativa”.

Dopo 149 pagine, l’indagine conclude che “Al fine di rendere più robusta e ulteriormente significativa l’analisi dell’eccesso di mortalità locale, occorrono   successivi step epidemiologici…”  …insomma, occorre indagare il nesso tra effetto (malattie) e causa (polo chimico di Spinetta Marengo).

A questo proposito, avevamo già una Tesi di laurea magistrale “Analisi epidemiologica della mortalità per cause, generali e specifiche, e  ricerca delle possibili correlazioni con gli inquinanti ambientali nell’area della Fraschetta  (1996-2012)” di Martina Augusti, relatore Paolo Trivero, correlatore Claudio Rabagliati, dell’Università degli studi del Piemonte orientale Amedeo Avogadro” dipartimento di scienze e innovazione tecnologica. 

In  166 pagine, si dimostra, dall’incrocio dei dati epidemiologici con i dati ambientali, la correlazione dell’eccesso di mortalità respiratorie cardiovascolari e tumorali con l’aumento atmosferico delle sostanze inquinanti.  Il “focolaio” nel  polo chimico è immediatamente individuato: tra le numerose tabelle esplicative, per tutte è esemplificativa

(Fig. 66) la Cartina del territorio della Fraschetta ove riportato il numero di decessi per patologie tumorali, suddivisi per sobborgo (in verde – Spinetta Marengo, Litta Parodi, Cascinagrossa, Mandrogne, San Giuliano Vecchio, San Giuliano Nuovo, Lobbi, Castelceriolo) e per sesso (in blu i maschi, in rosa le femmine). In rosso sono riportate le sorgenti d’inquinanti industriali.

Avevamo già in 81 pagine lo “Studio epidemiologico di sorveglianza pediatrica nella Circoscrizione della Fraschetta (2004-2005)” dell’ASL 20 (dott. Antonietta Brezzi e Claudio Rabagliati) avente per oggetto i bambini nella fascia d’età 0-14 anni. Conclusione: le principali patologie associabili all’inquinamento atmosferico sono quelle respiratorie, cardiovascolari e tumorali. Il piano di sorveglianza pediatrica non fu mai più aggiornato, malgrado che dal Veneto gli screening dimostrassero l’associazione tra l’esposizione da Pfas e le natività con basso peso per età gestionale, difetti congeniti al cuore ecc. fino ai disturbi cognitivi e socio emotivi dei bambini. 

Avevamo già in 41 pagine l’ “Analisi dello stato di salute della popolazione della frazione Fraschetta comune di Alessandria (AL) Studio epidemiologico di morbosità 1996-2013” a cura dell’Arpa Piemonte (Moreno Demaria Barbara Lorusso,  Ennio Cadum). Al processo contro Solvay, nell’udienza del 17 giugno 2013,  Ennio Cadum testimonierà “Eccessi patologie del 30% -50% per cavo orale, rene, vescica, stomaco, bile ecc,  le malformazioni genetiche dei bambini: 80% in più della media alessandrina”, in particolare “L’eccesso di tumori all’assunzione di cromo esavalente per via orale”.

Avevamo già la presentazione in Comune dei “Risultati della prima fase dell’indagine sullo stato di salute della popolazione della Fraschetta (1996-2014”). Con i quali siamo così arrivati al 2017 ma siamo sempre alla “prima fase”, come non fossero già state sufficienti le indagini precedenti.

Dunque, a nome della mia associazione,  avevo contestato pubblicamente alla Giunta (centrosinistra) di Rita Rossa:  Rispetto a quanto da noi rivendicato, non è stata  presentata ma ulteriormente rinviata una Indagine sul rischio ambientale e sanitario, tramite corretta correlazione tra fattori di rischio e patologie e tramite disaggregazione analitica sulle diverse aree. Bensì si tratta di ennesimi  studi epidemiologici insufficienti e parziali, perciò reticenti. D’altronde le responsabilità del disastro ecosanitario della Fraschetta fanno parte integrante della storia complice o connivente delle Giunte, dell’Asl e dell’Arpa, a prescindere dalle accuse di collusione e concussione pur formulate dalla Solvay in Corte di Assise di Alessandria: atti che la Presidente ha trasmesso alla Procura della repubblica di Milano e al Consiglio superiore della magistratura. Tuttavia questa iniziativa di stampo preelettorale mette comunque in evidenza, malgrado i limiti e le reticenze, la consapevolezza popolare e scientifica che denunciamo incessantemente:  che a Spinetta si muore facile. Secondo noi si muore per cause ambientali, per inquinamento atmosferico e idrico, ad opera ella Solvay”. Avevamo  perciò  chiesto a Claudio Lombardi, assessore all’Ambiente e Salute, di dimettersi perché non meritava di essere coinvolto con le responsabilità della Giunta; ripetemmo cioè la richiesta fatta nel 2014  dopo che la Giunta aveva  bocciato in Consiglio la mozione 5Stelle che (ri)proponeva la nostra  proposta dell’ Osservatorio ambientale della Fraschetta e della collegata Indagine epidemiologica.

Avevamo già, nel 2019, la “Sintesi studio epidemiologico di morbosità (ricoveri ospedalieri) su una coorte di residenti nella frazione di Spinetta Marengo (Alessandria) a ridosso del polo chimico (1997-2017)”, a cura dell’Arpa Piemonte (Cristiana Ivaldi). Per una ventina di pagine,  siamo d’accapo  in presenza di una indagine epidemiologica di tipo ambientale, volta cioè a studiare esposizioni a fattori presenti nell’ambiente di vita che possano avere determinato effetti sulla salute dei residenti, NON sono quindi stati effettuati approfondimenti rispetto ai fattori di rischio collegati con esposizioni di tipo lavorativo. Dalla coorte sono stati  esclusi i lavoratori ed ex lavoratori del Polo Chimico  e i soggetti che hanno mutato il livello di esposizione nel tempo. Resta inoppugnabile che ci si ammala e si muore molto di più (con eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie) che nel resto del territorio, in un’area circolare di circa tre km di raggio con centro il Polo Chimico, il quale emette in aria e acqua   da decenni grandi quantità dei composti fluorurati (C2F4, C3F6 , PFIB, PFAS, ADV, C6O4 etc). E’ evidente  la  stretta relazione tra  patologie e sostanze lavorate e smaltite, da dimostrare con l’epidemiologia. 

Questa, in breve, la Storia delle indagini epidemiologiche In Fraschetta  prima dell’indagine  dell’Università di Liegi, alla quale abbiamo collaborato, che è la sola mirata sulle analisi del sangue per i Pfas della popolazione alessandrina, reclamate da  me dal 2009. In attesa delle vaghe promesse delle Amministrazioni che di questa Storia neppure vogliono conservare memoria. In attesa dei risarcimenti processuali alle Vittime.  

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Le analisi del sangue parlano chiaro: la popolazione di Spinetta Marengo è contaminata da Pfas.

Ad agosto 2022, gli scienziati del CHU -policlinico universitario di Liegi (Belgio) e dell’Università di Liegi, nelle persone della dottoressa Corinne Charlier, della dottoressa Catherine Pirard e del Dottore Gauthier Eppe, hanno incontrato a Spinetta Marengo le persone che a marzo si erano sottoposte a prelievo del sangue. Lo scopo è stato di  illustrare il risultato dell’indagine epidemiologica condotta, nel rispetto della privacy.

I risultati di queste ricerche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente più contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : Pfoa, C6O4, ADV.

Il rapporto scientifico si inquadra nell’inchiesta, alla quale abbiamo collaborato come Movimento di Lotta per la salute Maccacaro, avviata nel mese di marzo

Con la troupe televisiva belga

2022 quando i giornalisti e gli  operatori della trasmissione “INVESTIGATION” , della RTBF, televisione nazionale belga, hanno incontrato la popolazione nel sito in cui lavora e produce Pfas lo stabilimento Solvay Specialty Polymers S.p.A . Per questo lavoro giornalistico, un gruppo di abitanti di Spinetta Marengo, nonché per riscontro di residenti ad Alessandria in zona adeguatamente distante dallo stabilimento Solvay, ha accettato di sottoporsi ad una indagine epidemiologica per valutare se questi PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) spesso chiamati “inquinanti eterni” si trovano in quantità importante nel sangue della popolazione che vive vicino al polo chimico. Il sangue di questi due gruppi di persone, è stato analizzato dagli scienziati dell’Università di Liegi. I risultati sono drammatici e inequivocabili.

Il reportage dell’indagine, che ha  come oggetto  l’impatto del polo chimico sulle condizioni di salute della  popolazione di Spinetta Marengo sarà trasmesso inizio settembre in Belgio, e divulgato su questo Sito.

Accuso Solvay in tribunale per il mio cancro. Ma anche per gli operai.

Nell’esposto  (clicca qui) che  ho depositato presso il Tribunale di Alessandria,  ho allegato (clicca qui) il report ufficiale del  Centre Hospitalier Universitaire de Liège SERVICE DE TOXICOLOGIE Professeure Dr Corinne CHARLIER C.Charlier@chuliege.be Cheffe de Service, Professeure ordinaire Experte judiciaire.

Infatti, con la nostra collaborazione, l’emittente televisiva belga Investigation  (RTBF) ha affidato al laboratorio di tossicologia dell’Ospedale Universitario di Liegi la determinazione di diversi PFAS, tra cui PFOA e PFOS, in campioni di sangue: da un lato  prelevati da abitanti di Spinetta Marengo  nelle vicinanze del sito industriale Solvay (sito produttivo di fluoropolimeri), e dall’altro a qualche chilometro più lontano da abitanti di Alessandria. L’obiettivo era quello di oggettivare il sospetto di un’esposizione particolarmente elevata ai PFAS nelle vicinanze di Solvay, legata alle attività e alle emissioni dell’azienda, e quindi di una maggiore contaminazione da PFAS di questa popolazione.

I risultati di queste ricerche scientifiche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : PfOA – C6O4, –  ADV, tutti tossici e cancerogeni.  

In particolare, faccio rilevare nell’esposto i risultati delle analisi dei  composti perfluorurati (Pfas) nel mio  sangue, consegnatimi dall’Università di Liegi. Misurano le seguenti concentrazioni in µg/l (microgrammi per litro): PFOA: µg/l 11,48 e PFOS: µg/l  9,65. Invito il Procuratore capo Enrico Cieri, tralasciando per il momento  la riflessione sul PFOS che ufficialmente non sarebbe stato lavorato dalla Solvay, e in attesa dei risultati delle analisi su ADV e C6O4, invito a soffermarsi  sul PFOA.

Dunque la mia misurazione nel 2022 è µg/l 11,48 : sono  considerati dall’Università un livello di rischio attuale (sotto i 2 µg/l. non ci sarebbero rischi per la salute, beninteso secondo le attuali conoscenze). Dunque, se è vero che ottimisticamente il PFOA dimezza la sua presenza nel sangue ogni 3,7 anni,  nel 2002 , 20 anni fa,  quando mi sono allontanato dallo stabilimento, il livello di PFOA nel mio sangue era di 598,80  µg/l. Se l’ASL mi avesse sottoposto a prelievo di sangue, come richiesi per me e per tutta la popolazione, l’ASL avrebbe misurato 598,80 µg/l. Enorme. Nel frattempo infatti ho subìto l’asportazione totale della tiroide per cancro maligno (limitandoci alla malattia, finora più importante, tra quelle attribuite dagli scienziati ai PFAS).

Al Procuratore capo ho inoltre sottolineato che nel 2013,  anno in cui Solvay dice di aver concluso la produzione di PFOA (sostituendolo con C6O4 e ADV), il mio livello sarebbe stato 100 µg/l.  Tra i trenta spinettesi analizzati dall’Università di Liegi, i dati più alti riguardano ex operai Solvay che adesso hanno 39 µg/l, un valore che se fosse stato estrapolato (con il sistema del dimezzamento ogni 3,7 anni) nel 2013 avrebbe superato quota 300  µg/l.  Tre volte il mio, considerando che io non ero addetto alle produzioni ma impiegato amministrativo. Per tutti sono valori stratosferici.

Nell’esposto ho di nuovo sottolineato che da sempre Solvay effettuava privatamente i prelievi del sangue agli operai e li secretava (come denunciato in Procura già nel 2009), dunque Solvay sapeva. Non è questa una condotta dolosa? In tutti i 15 esposti abbiamo sostenuto senza reticenze questa condotta della Solvay, sia per la sua lunga conoscenza internazionale dei rischi derivanti dai PFAS, sia localmente per la consapevolezza altrettanto prolungata dei danni provocati all’ambiente addirittura verificati nel sangue dei propri dipendenti, reati a nostro giudizio senza soluzione di continuità quanto meno dalla data di acquisizione della proprietà in Italia.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Su Spinetta, dal cielo 5 microgrammi ogni giorno di Pfas per ogni metro quadrato. Nell’acqua 52 microgrammi per litro di C6O4.

Per quanto riguarda gli inquinamenti del polo chimico di Spinetta Marengo,  la Regione Piemonte non si è mai sprecata in monitoraggi sanitari e ambientali. Tant’è che la Regione aveva ignorato già nel 2009 la nostra allarmata richiesta di controlli ematici di massa. Tant’è che, non la Regione, bensì nel 2022 è l’Università di Liegi, con la nostra collaborazione, ad effettuare campionamenti pubblici riscontrando angoscianti  livelli di PFAS nel sangue della popolazione, soprattutto dei lavoratori Solvay. Neppure la Regione si è in tal senso mossa di fronte ai rari ma  preoccupanti monitoraggi di Pfas nelle matrici aria e acqua. Ad esempio quello compiuto da Arpa e Università di Torino (Ilaria Marchisio, Tiziana Schilirò, Simona Possamai, Nicola Santamaria).

Questo studio per la “Valutazione dell’impatto della Solvay sull’ambiente nelle matrici aria e acqua” è stato effettuato tramite campionamenti di acqua a monte e a valle del polo chimico, mentre  per la matrice aria è stata sviluppata una sperimentazione su due diversi metodi di campionamento, attivo e passivo, entrambi affidabili e ripetibili magari studiando l’effetto che pioggia e neve possono avere sui PFAS dispersi in aria, oltre a valutare le eventuali differenze tra le deposizioni nei periodi invernali e quelle nei periodi estivi. Lo studio non manca di notare che  “In entrambe le matrici ambientali è stata riscontrata la presenza di molecole non ancora normate”, ovvero coperte da segreto industriale Solvay.

Nelle Tabelle, i dati dell’inquinamento da PFAS del corpo idrico nel 2019 e 2020 evidenziano che nell’acqua del Bormida  il PFOA (ufficialmente dismesso nel 2013) supera gli standard di legge, fino a 0.21 µg/l microgrammi litro. Il dato più eclatante è che tra i Pfas le concentrazioni maggiori, addirittura 52.5 µg/l, sono  del cC6O4: un Pfas   prodotto ed utilizzato in Italia esclusivamente nel polo chimico di Spinetta Marengo, e perfino riscontrato a monte del fiumeAl punto che i ricercatori sono costretti ad esclamare: Alla luce di questi dati, è quanto mai opportuno che  vengano studiati gli effetti cancerogeni del cC6O4 sull’ecosistema e sulla salute umana soprattutto”. In primo luogo sarebbe necessario intensificare la frequenza dei monitoraggi per misurare durante i diversi episodi di sversamento una sostanza così solubile in acqua e facilmente trasportabile. 

Per quanto riguarda la matrice aria, ad oggi il metodo di campionamento di aria che risulta più facilmente attuabile è quello relativo alle deposizioni ambientali. Le analisi dei campioni prelevati evidenziano la presenza sia di PFOA che di cC6O4 e ADV. In particolare le ultime due sono sostanze caratterizzanti del polo chimico di Spinetta Marengo in quanto prodotte e utilizzate esclusivamente in locoIl dato più preoccupante risulta quello relativo al cC6O4, riscontrato con valori di circa 5 µg/m2 gg (5 microgrammi ogni giorno per ogni metro quadrato ), se ci confrontiamo con uno studio realizzato nel nord della Germania: ad Alessandria per il cC6O4 si hanno valori con ordine di grandezza di mille volte superiori a quelli tedeschi. Al punto che i ricercatori tornano ad ammonire: “Considerando le nozioni in nostro possesso circa la sua tossicità da inalazione, sarebbe assai opportuno un approfondimento su tale tematica”. Di grande rilievo è l’annotazione che “la maggior parte dei PFAS si distribuisce principalmente nella fase gassosa e non nel particolato, quindi  avendo avuto la possibilità di campionare solamente il particolato con i filtri in fibra di quarzo, sono andate perse gran parte delle concentrazioni realmente presenti nell’aria, concentrazioni assai importanti”.

Come stigmatizzavamo, la Regione Piemonte non ha tenuto in minimo conto gli allarmi sanitari e gli inviti dei ricercatori. Malgrado che essi in molte pagine si siano  dilungati  a riferire  studi e indagini  scientifiche internazionali (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro IARC, l’EFSA European Food Safety Authority,  le Direttive UE , la  Convenzione di Stoccolma ecc.) circa le caratteristiche e la presenza dei Pfas, la persistenza, l’(eco)tossicità, e gli effetti tossici e cancerogeni sulla salute umana per ingestione, inalazione e assorbimento cutaneo che possono avvenire in maniera diretta o indiretta. Men che meno sono riusciti a scuotere l’inerzia (la complicità con Solvay) della Regione sui provvedimenti da adottare piuttosto che rilasciare nuove autorizzazioni AIA, e cioè a imitare gli Usa per indagini  e chiusure impianti.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute.

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Il 28 agosto, nell’esposto (clicca qui) che  ho depositato presso il Tribunale di Alessandria,  ho allegato (clicca qui) il report ufficiale del  Centre Hospitalier Universitaire de Liège SERVICE DE TOXICOLOGIE Professeure Dr Corinne CHARLIER – C.Charlier@chuliege.be Cheffe de Service, Professeure ordinaire – Experte judiciaire.

Infatti, con la nostra collaborazione, l’emittente televisiva belga Investigation  (RTBF) ha affidato al laboratorio di tossicologia dell’Ospedale Universitario di Liegi la determinazione di diversi PFAS, tra cui PFOA e PFOS, in campioni di sangue: da un lato  prelevati da abitanti di Spinetta Marengo  nelle vicinanze del sito industriale Solvay (sito produttivo di fluoropolimeri), e dall’altro a qualche chilometro più lontano da abitanti di Alessandria. L’obiettivo era quello di oggettivare il sospetto di un’esposizione particolarmente elevata ai PFAS nelle vicinanze di Solvay, legata alle attività e alle emissioni dell’azienda, e quindi di una maggiore contaminazione da PFAS di questa popolazione.

I risultati di queste ricerche scientifiche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : PfOA – C6O4, –  ADV, tutti tossici e cancerogeni. 

In particolare, rilevo nell’esposto, i risultati delle analisi dei  composti perfluorurati (Pfas) nel mio  sangue, consegnatimi dall’Università di LiegiMisurano le seguenti concentrazioni in µg/l (microgrammi per litro): PFOA: µg/l 11,48 e PFOS: µg/l  9,65. Invito il Procuratore capo Enrico Cieri, tralasciando per il momento  la riflessione sul PFOS che ufficialmente non sarebbe stato lavorato dalla Solvay, e in attesa dei risultati delle analisi su ADV e C6O4, invito a soffermarsi  sul PFOA.

Dunque la mia misurazione nel 2022 è µg/l 11,48 : sono  considerati dall’Università un livello di rischio attuale (sotto i 2 µg/l. non ci sarebbero rischi per la salute, beninteso secondo le attuali conoscenze). Dunque, se è vero che ottimisticamente il PFOA dimezza la sua presenza nel sangue ogni 3,7 anni,  nel 2002 , 20 anni fa,  quando mi sono allontanato dallo stabilimento, il livello di PFOA nel mio sangue era di 598,80  µg/l. Se l’ASL mi avesse sottoposto a prelievo di sangue, come richiesi per me e per tutta la popolazione, l’ASL avrebbe misurato 598,80 µg/l. Enorme. Nel frattempo infatti ho subìto l’asportazione totale della tiroide per cancro maligno (limitandoci alla malattia, finora più importante, tra quelle attribuite dagli scienziati ai PFAS).

Al Procuratore capo ho inoltre sottolineato che nel 2013,  anno in cui Solvay dice di aver concluso la produzione di PFOA (sostituendolo con C6O4 e ADV), il mio livello sarebbe stato 100 µg/l. Tra i trenta spinettesi analizzati dall’Università di Liegi, i dati più alti riguardano ex operai Solvay che adesso hanno 39 µg/l, un valore che se fosse stato estrapolato (con il sistema del dimezzamento ogni 3,7 anni) nel 2013 avrebbe superato quota 300  µg/l. Tre volte il mio, considerando che io non ero addetto alle produzioni ma impiegato amministrativo. Per tutti sono valori stratosferici.

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Studi epidemiologici (Università di Liegi) misurano l’avvelenamento dei tossici e cancerogeni Pfas nel sangue della popolazione?

Ebbene, Giorgio Abonante emette una ordinanza, come gli compete quale massima autorità sanitaria locale.

Ordina alla Solvay di sospendere da subito le produzioni che originano i suddetti inquinamenti, chiuderle in attesa di eventuali  ulteriori e specifiche indagini? Ordina analisi del sangue di massa?

Invece no, l’ordinanza dirama alle famiglie già di mezza Spinetta  delle  misure di precauzione  da adottarsi nei locali interrati di pertinenza delle loro abitazioni, una più grottesca dell’altra: non andare in cantina, tantomeno a fumare o a consumare cibi, procurarsi dei ventilatori, non custodirvi altre sostanze chimiche, non riscaldarle, non fare buchi sul pavimento, non tinteggiare le pareti… Pazzesco.

Vergognoso. Stiamo parlando di un Comune che per anni niente affatto sta obbligando Solvay alle efficaci definitive bonifiche, né a tal fine indirizza all’Arpa adeguate  campagne di monitoraggio sulle matrici ambientali acqua-aria-suolo dei composti clorurati e fluorurati, e neppure all’Asl di epidemiologia, men che meno ordina analisi del sangue di massa ai cittadini e ai lavoratori.

Allegata (clicca qui) l’ordinanza pilatesca: chi non la ritiene vergognosa alzi la mano.

Pfas anche in Toscana: fiumi e mari. Vanno fermati in tutta Italia con il Disegno di legge Crucioli.

L’inquinamento da Pfas in Toscana è legato principalmente ai distretti tessile, vivaistico e conciario: nelle acque superficiali  è presente una contaminazione bassa ma diffusa mentre nelle acque sotterranee  si inizia a evidenziare la loro presenza. Anche in Toscana dunque, dopo Veneto Piemonte Lombardia (Miteni di Trissino e concerie, Solvay di Spinetta Marengo e Bollate), i Pfas sono ritrovati da ARPAT nel Serchio, nel Versilia, nell’Usciana, nell’Elsa, nel Bisenzio e nell’Ombrone.

Inoltre, dalla Versilia a Capalbio, dal 2020 al 2022, da Arpat sono stati ritrovati a varie concentrazioni di Pfas in tutti i delfini piaggiati  lungo il litorale toscanoche tra l’altro attestano  una capacità di questi inquinanti di attraversare la membrana encefalica, come dalle analisi dell’università di Siena insieme ai veterinari dell’Izslt che compiono la necroscopia, acquisendo anche i parametri morfometrici di base (lunghezza totale, peso, sesso, età) e codificando lo stato di conservazione.

Nessuna sorpresa, perché questi tossico cancerogeni -indistruttibili e accumulabili negli organismi viventi- imperversano soprattutto acqua-aria-suolo delle aree circostanti i siti di produzione e lavorazione.  Ma non solo. Sono ovunque nell’ambiente perché i Pfas vengono impiegati dagli anni cinquanta nelle lavorazioni di numerosi prodotti di largo consumo giornaliero: pentole antiaderenti teflon, impermeabilizzanti per tessuti goretex; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi eccetera.

Contro questa calamità mondiale (neppure l’acqua piovana  è più potabile) Vi è una unica soluzione definitiva in Italia: l’approvazione (ormai per la prossima legislatura, ammesso che qualche forza politica lo riproponga) del  Disegno di Legge del senatore Mattia Crucioli (clicca qui) che detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia. Vieta la produzione, l’uso e la commercializzazione di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti,  insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

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L’azienda è stupita e negachiama in correo le Amministrazioni. Lino Balza: “Il sindaco fa lo slalom tra Solvay e ambiente”. Clicca qui Solvay: tutte le istituzioni sapevano del sangue contaminato dei lavoratori.).

Il servizio (http://lapulceonline.it/2022/08/18/avvelenamento-da-pfas-il-comitato-accusa-la-solvay-e-stupita/) è de  GIORNALE PUNGENTE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA: SOLO PER VERI ROMPIBALLE. FATTI MISFATTI E STRAFATTI.

Depositato l’ esposto alla procura di Alessandria: clicca qui.

Solvay: tutte le istituzioni sapevano del sangue contaminato dei lavoratori.

L’indagine epidemiologica dell’Università di Liegi (clicca qui) è contestata da Solvay. Questi i punti salienti della sua replica del 18 agosto 2022, che commentiamo punto per punto.

“Dal 2004 Solvay effettua il biomonitoraggio di tutti i lavoratori potenzialmente esposti ai PFAS …”.

E’ la prima volta che Solvay fa pubblicamene questa ammissione. Le analisi del sangue privatamente eseguite dall’azienda erano state rivelate dal nostro esposto in magistratura nel 2009, documentate con alcuni referti dei valori inusitati di PFOA rilevati, chiedendo perciò analisi pubbliche sia per i lavoratori che per i residenti.

“I risultati delle analisi vengono comunicati annualmente in modo dettagliato e trasparente a tutti i dipendenti e alle rappresentanze sindacali, oltre che agli Enti pubblici di controllo competenti.”

La rivelazione è clamorosa. Comune, Asl, Arpa, Provincia, Regione, sarebbero stati in possesso dei dati da otto anni. Non ne avrebbero mai fatto cenno alla popolazione  per rassicurarla o, viceversa, per avviare indagini sierologiche pubbliche per lavoratori e dipendenti. L’affermazione è sconcertante rivolta all’ex assessore all’ambiente Claudio Lombardi.

“I risultati di più di 5.000 analisi non destano alcuna preoccupazione dal punto di vista clinico-tossicologico. La sorveglianza medica pluriennale, continua e costante dei dipendenti non indica correlazioni con effetti patologici associati all’esposizione professionale ai PFAS.”.

Questa indagine epidemiologica -tale è definibile perché mette in relazione i valori ematochimici con le eventuali malattie (insomma il rapporto causa/effetto)- andrebbe portata a conoscenza del mondo scientifico internazionale, perché contesta l’infinità di studi che hanno dimostrato la correlazione dei Pfas con le più gravi patologie: al sistema immunitario, infertilità, gravidanza, interferenti endocrini, cancri  ai tesaticoli  eccetera. A maggior ragione perché le analisi Solvay si riferiscono al PFOA, messo al baldo dalla Convenzione di Stoccolma per la sua indiscussa morbilità. Solvay non solo avrebbe controllato i valori Pfas nel sangue  ma anche provveduto alle visite mediche di ogni specialità clinica. E tutti i lavoratori sarebbero risultati in piena salute. 

“Ricordiamo inoltre che Solvay ha recentemente annunciato l’impegno per eliminare volontariamente l’uso dei fluorotensioattivi (un tipo di PFAS utilizzato come additivo) globalmente: entro il 2026 realizzerà quasi il 100% dei suoi fluoropolimeri senza l’uso di fluorotensioattivi presso il suo stabilimento di Spinetta Marengo (AL)“.

Uno scrupolo che sarebbe… eccessivo alla luce della situazione idilliaca descritta. In realtà si tratta dell’ennesima menzogna.  Rivelatrice del dolo di questa azienda. Infatti ho depositato un esposto alla procura di Alessandria (clicca qui).  Il quattordicesimo.

Lino Balza Movimento di lotta perla salute Maccacaro.

Le analisi del sangue parlano chiaro: la popolazione di Spinetta Marengo è contaminata da Pfas.

Oggi, 17 agosto 2022,  gli scienziati del CHU -policlinico universitario di Liegi (Belgio) e dell’Università di Liegi, nelle persone della dottoressa Corinne Charlier, della dottoressa Catherine Pirard e del Dottore Gauthier Eppe,  hanno incontrato a Spinetta Marengo  le persone che a marzo si erano sottoposte a prelievo del sangue. Lo scopo è stato di  illustrare  il risultato dell’indagine epidemiologica condotta, nel rispetto della privacy.

I risultati di queste ricerche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente più contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : Pfoa, C6O4, ADV. Clicca qui il rapporto “semplice” di questi ricercatori.

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Il reportage dell’indagine, che ha  come oggetto  l’impatto del polo chimico sulle condizioni di salute della  popolazione di Spinetta Marengo sarà trasmesso inizio settembre in Belgio, e divulgato su questo Sito.

Io, con i Pfas nel sangue e il tumore alla tiroide.

Clicca qui l’esposto inviato via Pec alla Procura della Repubblica di Alessandria.

Le patologie, tra cui il tumore maligno alla tiroide, sono confermate dalle mie recenti analisi del sangue dei composti perfluorurati (Pfas). Per le lesioni e i danni, dunque mi costituirò parte civile in Tribunale nei confronti della Solvay che a Spinetta Marengo li produce e diffonde in acque suolo aria. Con me potranno farlo quanti, aderendo alla nostra Iniziativa di marzo con l’Università di Liegi, hanno riscontrato nelle analisi le preoccupanti concentrazioni di Pfas (PFOA, C6O4, ADV) e dunque sono stati colpiti e/o sono a rischio per queste bioaccumulabili e indistruttibili sostanze tossiche cancerogene mutagene: malattie della tiroide, cancro ai testicoli, cancro ai reni, fegato, disturbi del sistema immunitario, colesterolo, infertilità, colite ulcerosa, ipertensione indotta dalla gravidanza, ipercolesterolemia, disturbi dell’apprendimento nei bambini eccetera. Potrà farlo la popolazione lavorativa e residente di Alessandria qualora sottoposta a screening di massa, così come rivendichiamo alle istituzioni da almeno quindici anni e ripetiamo con l’attuale Raccolta di firme.

Oggi, 17 agosto 2022, gli scienziati del CHU -policlinico universitario di Liegi (Belgio) e dell’Università di Liegi, nelle persone della dottoressa Corinne Charlier, della dottoressa Catherine Pirard e del Dottore Gauthier Eppe, hanno incontrato a Spinetta Marengo  le persone -fra cui il sottoscritto- che a marzo si erano sottoposte a prelievo del sangue. Lo scopo è stato di illustrare il risultato dell’indagine epidemiologica condotta, nel rispetto della privacy. I risultati di queste ricerche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : Pfoa, C6O4, ADV.

Solvay, attenta ai progetti “ambiziosi” del sindaco.

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Non avevamo espresso sufficienti aspettative a favore del candidato sindaco Giorgio Abonante in merito alla soluzione del disastro ecosanitario del polo chimico Solvay di Spinetta Marengo. In forza di due fondati pregiudizi. Non aveva mai espresso critiche nei confronti della inerte connivenza con l’azienda dell’ultima giunta di centrodestra. La sua lunga militanza politica era in linea con le precedenti giunte a guida PD, addirittura accusate in aula dagli stessi avvocati Solvay di concussione.

Pur nel prevalere dell’astensionismo, eletto con una buona maggioranza (comprendente il M5S al suo minimo storico), Abonante non ci ha smentito nella sua prima intervista sul tema. Premessa la lode all’azienda: “nessuno nega quello che è stato fatto, perché è sotto gli occhi di tutti, è un patrimonio che gli si riconosce”, premesso che “anche noi vogliamo che Solvay aumenti la produzione” del Pfas C6O4 piuttosto che eliminarlo,  Abonante ammette aggiustamenti forse perfezionismi: “Non dico una soluzione definitiva, ma comunque un miglioramento della condizione ambientale e sanitaria”. Allo scopo, Abonante rivela due progetti, che definisce “ambiziosi”. Uno è di chiedere un appuntamento con il presidente  della Regione, Alberto Cirio, molto noto quale cerbero della multinazionale belga. Con il quale “discuterà anche di un viaggio in Belgio dai soci della Solvay per discutere di come intervenire in modo più forte e significativo”. L’altro è mussolineamente definito un “imperativo categorico “: “Sapere quali sono le condizioni di salute dei cittadini. Che questo poi dipenda dal polo chimico, dal traffico, dai problemi della Pianura Padana, lo vedremo in un secondo momento”. Abbiamo capito bene: non sta parlando specificatamente di indagine epidemiologica mirata su cause-effetti degli avvelenamenti di Solvay. Infatti neppure di sfuggita cita la necessità di esami del sangue di massa della popolazione alessandrina per i Pfas, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale. 

Un partito da non votare.

I Verdi ad Alessandria hanno segnalato la loro inesistenza. Interrompono la catalessi  al fine di presentarsi, come “Europa Verde-Verdi Alessandria”, alle elezioni. Usano come pretesto il monitoraggio Arpa delle acque di  falda relativo alla Solvay di Spinetta Marengo. Benchè questo monitoraggio del drammatico inquinamento altro non è che la ripetizione dei precedenti, improvvisamente i Verdi si sdegnano e decidono di rompere il (loro) silenzio: Non è più tollerabile che i nostri concittadini siano esposti ad inquinanti 12 volte oltre il limite consentito dalla legge. Adesso basta. Chiedono forse la chiusura della fabbrica? No, esprimono  fiducia e collaborazione  alla dirigenza della Solvay alla quale chiedono di mostrare a tutte le cittadine ed i cittadini quanto è stato fatto sino a oggi. Insomma imputano a Solvay un difetto di comunicazione rispetto agli ottimi risultati di miglioramento ambientale conseguiti a suon di investimenti.

Come chiamare i piromani a fare i pompieri.

Marco Colatarci, direttore generale di Solvay Italia, sarà il nuovo presidente della società che si occupa della discarica di Scapigliato a Rosignano Marittimo e sarà affiancato da Alessandro Franchi, già sindaco del PD dello stesso comune, che verrà nominato Amministratore Delegato. L’annuncio ha suscitato sconcerto e preoccupazione:  “Trattasi di nomine frutto di un consociativismo tossico”, clicca qui.

Inquinamento, il mistero del cromo esavalente nel pozzo: vietato l’uso dell’acqua.

Cromo esavalente nel pozzo di cascina Montemerla, a Tortona. Lo hanno rilevato i campionamenti dell’Arpa e la quantità era tale da dover vietare l’uso dell’acqua. Il cromo esavalente è considerato uno dei più pericolosi inquinanti e in grado di diffondersi rapidamente essendo solubile. L’amministrazione comunale, insieme a Gestione Acqua, ha fatto arrivare acqua potabile alle due famiglie e a giorni sarà installata anche una cisterna poiché i tempi per risolvere questo nuovo problema ambientale non saranno brevi. Da dove arriva il cromo esavalente? Comune e Arpa al momento non hanno alcuna certezza. Clicca qui Giampiero Carbone su La Stampa.

Per quanto riguarda la dubbia origine del tossico e cancerogeno,  sarebbe geologicamente  clamoroso che fosse da una falda proveniente da Spinetta Marengo, dove Solvay ha subìto condanna in Cassazione per inquinamento falde e omessa bonifica, bonifica per altro ad oggi non ottemperata.   

L’inquinamento da Pfas è arrivato a colpire i delfini.

Analizzati fegato, muscoli, sangue e cervello di 26 esemplari di stenella striata. I mammiferi marini condividono l’ambiente costiero con l’uomo e consumano alimenti simili, quindi servono come indicatori dei cambiamenti ambientali e della salute dell’ecosistema. In tutti i campioni di delfini analizzati sono stati trovati PFAS con vari livelli di concentrazione che attestano la capacità di questi inquinanti di attraversare la membrana encefalica. E’ dimostrato che le concentrazioni di Pfas negli esemplari di piccole dimensioni sono significativamente più alte rispetto agli individui più anziani, ciò per effetto del  trasferimento attraverso l’allattamento. Analogamente avviene per i neonati umani.

Lo studio Arpat è stato realizzato in collaborazione con IRSA-CNR e Università di Siena, dal titolo First investigation of per-and poly fluoroalkylsubstances (PFAS) in striped dolphin Stenella coeruleoalba stranded along Tuscany coast (North Western Mediterranean Sea). L’articolo integrale sarà pubblicato negli Atti del Simposio in una Series con ISSN che verrà pubblicata da Firenze University Press. Clicca qui.

Noi riflettiamo sul  contributo dato per decenni all’inquinamento dei mari da parte degli scarichi in Bormida Tanaro Po dello stabilimento Montedison Solvay di Spinetta Marengo (AL).

L’effetto soporifero della Solvay sulle amministrazioni di Alessandria.

Cambierà qualcosa dopo il cambio di colore della Giunta di Alessandria? Quella di centrodestra per sette mesi era riuscita ad evitare interventi pur dopo essere stata allertata dall’Arpa che i campionamenti avevano evidenziato che il Cloroformio della Solvay non solo era (tra gli altri gas) nell’aria all’interno e all’esterno dello stabilimento  ma saliva perfino dalle cantine delle case di Spinetta Marengo. A sua volta l’Asl aveva rilanciato l’allarme sulle gravi conseguenze per la popolazione, ma il Comune aveva impedito ogni tavolo tecnico per affrontare l’emergenza e monitorarla ulteriormente. Clicca qui.

Il nuovo sindaco Giorgio Abonante non era  preparato a vincere le elezioni (con la fiducia di 1 alessandrino su 5) e neppure si era mostrato preparato ad affrontare la questione Solvay, ed ora è impegnato a inventare una squadra e a contrattare gli assessorati. Perciò il tempo continua a trascorrere, sulla pelle dei cittadini. Diciamo che lo storico effetto soporifero della Solvay sui politici è indotto dal… Cloroformio.

Masochismo Solvay.

Solvay di Spinetta Marengo ha dedicato una intera pagina su Radiogold News alla pubblicità di una  vincita di uno sconosciuto ma prestigioso premio “Fornitore dell’anno” assegnatole da The Boeing Company. Quale immagine ha utilizzato il suo influente staff marketing? La locandina della “Sagra nel bosco” di Montecastello. Montecastello? Ma Montecastello non è il Comune con l’acquedotto chiuso per inquinamento di Pfas C6O4 della Solvay? Sì, proprio lui. Ma è una garanzia per tutti gli avventori: polenta, lumache, agnolotti eccetera sono cucinati tramite bottiglie di acqua minerale confezionate. Confezionate fuori provincia, naturalmente.