Commissione Ecomafie: “Pfas emergenza nazionale, serve una legge del governo”.

È allarmante la relazione approvata dalla Commissione d’inchiesta Ecomafie sulla diffusione dei Pfas in Italia: sono un problema nazionale e vanno affrontati con una legge che ne vieti la diffusione nell’ambiente.

Le situazioni più critiche sul fronte di questo gravissimo inquinamento industriale si trovano in Veneto e in Piemonte, con decine di migliaia di persone avvelenate per decenni. In Veneto la Miteni di Trissino è chiusa mentre in Piemonte la Solvay di Spinetta Marengo produce e inquina a tutto spiano. Nelle aree attigue le due aziende, la contaminazione è ancora oggi fuori controllo. Lo conferma Arpav in Veneto, con picchi di Pfas rilevati anche a marzo 2021 nei piezometri di Trissino, lo conferma Arpa Piemonte che continua a rilevare cC6O4 nei terreni, nella falda e nell’atmosfera. Miteni e Solvay sono accomunate anche dal fatto di essere incriminate in due processi ad Alessandria e Vicenza.

Ma la Commissione ha accertato che la diffusione dei Pfas si riscontra in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle Regioni del Nord e nel bacino del Po, ma anche in Toscana e in Lazio, dove le Arpa sonnecchiano più che altrove.  

Il governo Draghi, e in particolare il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, se il loro mandato durerà oltre il voto per il Quirinale, dovranno mettere urgentemente mano a una materia su cui gli esecutivi Letta, Renzi, Gentiloni e i due Conte, hanno latitato.

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Solvay Alessandria. Relazione Ecomafie incompleta.

La Commissione parlamentare Ecomafie, con voto unanime, chiede l’intervento del governo affinchè fermi la produzione e l’utilizzo dei Pfas nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo. Azione necessaria  in quanto la Provincia di Alessandria, benché invitata -nella imminente “Conferenza dei servizi” del 27 gennaio- a ritirare l’illegale autorizzazione (AIA del 2021) di 60 tonnellate annue di C6O4, è assodato che agisce per conto della Regione Piemonte, e che a sua volta la Regione esegue per conto della multinazionale Solvay. Stante inoltre la complicità del Comune, anch’esso a guida della Lega.

Infatti la Regione non finanzia all’Arpa i biomonitoraggi ambientali e sanitari, in particolare tramite completamento delle già drammatiche indagini epidemiologiche e con speciale attenzione alla presenza di Pfas nel sangue dei lavoratori e dei cittadini (da noi rivendicate almeno dal 2009 anche con tanto di esposti alla magistratura). Malgrado il freno a mano, e gli arbìtrii nei controlli, l’Arpa ha comunque evidenziato (vedi mappe prodotte) l’espansione del C6O4 delle falde acquifere superficiali e profonde: con crescente avvelenamento a decine di chilometri dallo stabilimento, avendo perfino la Provincia consentito di cento volte  il superamento dei limiti indicati dall’Istituto Superiore della Sanità e tendenti allo zero (zero assoluto, secondo noi). Non sfugge alla Commissione l’impatto sull’intero bacino Padano. E neppure che in presenza di Pfas è pericolosa perfino la vaccinazione anti covid.

I PFAS sono emessi da Solvay anche nell’atmosfera di Spinetta. Implementa la Relazione Ecomafie l’ex assessore all’ambiente Claudio Lombardi (clicca qui): “I Pfas forniscono il loro contributo al cocktail di sostanze tossiche e cancerogene che gli abitanti della Fraschetta si respirano H24. Si tratta di centinaia di chili emessi ogni giorno visto che i soli composti fluorurati  possono raggiungere i 110 kg: vedi i dati dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata dalla Provincia nel 2010. Addirittura l’AIA non prescrive nulla per i PFAS, i quali quindi vengono emessi in atmosfera senza passare attraverso sistemi di depurazione in rilevanti concentrazioni: come lo provano le indagini condotte da ARPA nei primi mesi del 2020”.

Lombardi nella sua relazione al convegno di Legambiente aveva concluso: ”Solvay sorge nel cuore di un centro densamente abitato sul quale esercita un impatto ambientale estremamente negativo ed inoltre è «sito Seveso» a rischio di incidente disastroso. In tali condizioni è arduo se non impossibile garantire sicurezza e salute a popolazione e lavoratori. L’unica soluzione auspicabile per coniugare salute e lavoro è la chiusura delle lavorazioni chimiche e la trasformazione del sito in Centro di Ricerche per bonifiche ambientali ‘non produttivo’ e quindi non inquinante e non pericoloso”.

La drammatica situazione sanitaria e ambientale di Alessandria è oggetto delle nostre lotte e materia del procedimento penale avviato per  disastro ambientale e omessa bonifica. Se ne è occupata di recente anche  l’ispezione Onu. Il disastro, oltre alla Commissione Ecomafie, preoccupa soprattutto le popolazioni alessandrine… e anche l’opinione pubblica con sensibilità più (clicca qui) o meno (clicca qui) marcate. 

 

Vivere con i veleni della Solvay.

E’ in edicola un vasto reportage di Marina Forti sul settimanale L’Essenziale riguardante il disastro ecosanitario provocato dallo stabilimento della Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). Vivere con i veleni oppure chiudere gli impianti? La seconda opzione si sta sempre più allargando tra le associazioni e i comitati.

Prossimamente sul Sito pubblicheremo alcuni servizi  che  esaminano la questione Pfas, in particolare dopo la dura presa di posizione della Commissione parlamentare Ecomafie contro la multinazionale belga e i complici  politici e istituzionali.

Non esistono tecnologie di smaltimento del pfas C6O4.

Dunque, secondo tutte le Arpa, nei territori veneti, piemontesi e lombardi  i Pfas C6O4 scorrono nei corsi d’acqua, nelle acque sotterranee e nelle falde. Attualmente è imputata la Solvay, che a Bollate ha gli impianti di ricerca per la tossica e cancerogena sostanza, e a Spinetta Marengo la produce scaricandola fino al Po.

Il C6O4,  miscela multi-componente di diastereoisomeri del composto ammonio di fluoro acetato,  classificata  come “PFAS di nuova generazione”,  ha appunto gli stessi effetti del tristemente famoso Pfoa, ma trattandosi di una molecola più corta gli organismi vegetali e animali (compreso il nostro) la assorbono più rapidamente.

A maggior ragione, si è posto dunque il problema di chiudere gli impianti autorizzati dalla Provincia di Alessandria, ma anche l’altro grande  scoglio riguarda lo smaltimento dei Pfas: praticamente impossibile al momento. Laura Valsecchi, ricercatrice del CNR, è  chiara: “Il C6O4, non dovrebbe essere prodotto visto che non esistono tecnologie di smaltimento”.

Insomma, si tratta di un problema gravissimo e urgente per la salute degli italiani oltre che per l’ambiente. Ancora una volta multinazionali come la Solvay continuano ad arricchirsi mettendo a rischio interi territori. E governo e istituzioni locali non intervengono, quando non sono addirittura complici.

Il Bisfenolo passa nella placenta e raggiunge il cervello del feto.

Uno studio degli scienziati dell’Università del Missouri ha dimostrato che la trasmissione diretta del bisfenolo A (BPA) da una madre al suo bambino in via di sviluppo, attraverso la placenta, può  avere un impatto negativo sullo sviluppo cerebrale del feto e conseguenze dannose sulla salute più avanti nella vitadisturbi neurologicidisturbi neurocomportamentalidiabete, obesità e varie carenze riproduttive.

Il Bisfenolo è utilizzato in molti articoli per la casa come bottiglie d’acqua in plastica, contenitori per alimenti e nel rivestimento epossidico di lattine per alimenti in metallo. L’esposizione può verificarsi durante il semplice atto di cuocere il cibo nel microonde all’interno di contenitori per alimenti in plastica di policarbonato.

Nota bene. Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato, anche con esposti alla magistratura (clicca qui), l’utilizzo -senza autorizzazione- nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo del Bisfenolo, e la sua dispersione nell’ambiente.  

Le acque di Milano sono intossicate dai Pfas della Solvay.

Nel settembre scorso avevamo scritto: “Stiamo verificando l’esposto alla magistratura di Milano per quanto riguarda la situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate dove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili Pfas”.  Dall’ Arpa Lombardia la conferma:  Sotto Milano scorrono Pfas, composti chimici tossici, cancerogeni e altamente persistenti. In particolare scorre un composto prodotto in esclusiva della multinazionale belga Solvay, il C6O4, che sfugge alle depurazioni e rifluisce nel parco agricolo di Milano sud. Risalendo al tessuto idrografico della città si vede come il C6O4 si diluisca nella rete fognaria, e scorrendo verso sud esca all’estremo opposto della città, probabilmente nel parco agricolo di Milano sud: area naturale protetta sede di diversi presidi Slow Food.

Malgrado quanto stiamo denunciando, la politica ignora il problema e i cittadini sono all’oscuro dei rischi.

Il Bisfenolo della Solvay senza autorizzazione e monitoraggi.

Dannoso  anche a bassissime dosi.

Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato, anche con esposti alla magistratura https://www.edocr.com/v/rkl0edx8/bajamatase/esposto-4-bisfenolo  , l’utilizzo nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo del Bisfenolo: “…questa sostanza senza autorizzazione AIA è da parte della  multinazionale belga -tra i principali produttori nel mondo di Bisfenolo-  ben conosciuta da decenni e volutamente non evidenziata per la sua pericolosità all’ARPA, la quale infatti non l’ha mai cercata nelle analisi a tutela (ASL) della salute delle popolazioni”.

 Orbene, la recente  Direttiva UE 2020/2184, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, cambia la normativa per l’analisi delle acque potabili al fine di monitorare sostanze e composti classificati come contaminanti emergenti che rappresentano  rischio per la salute umana.

In particolare, stabilisce: “Il Bisfenolo (A) è una sostanza chimica usata per produrre plastiche e resine. E’ da anni classificato come interferente endocrino in grado di alterare l’equilibrio ormonale e il metabolismo dell’organismo. L’esposizione a questa sostanza chimica di sintesi è stata correlata in alcuni studi con la comparsa di malattie o disturbi quali infertilità, obesità diabete e cancro. Il limite è stato fissato a 2.5 ug/l” (2,5 milionesimi di grammo per litro d’acqua).

Per Solvay l’Arpa conferma l’allarme cloroformio dell’Igiene Pubblica Asl.

Confermate  due verità.  La prima è che il cloroformio è stabilmente presente e in aumento a fine anno 2021:  all’interno della Solvay  (nell’area di stoccaggio si è passati da 63.1 microgrammi al metro cubo di maggio-giugno ai 277 di settembre) e attorno allo stesso polo chimico.  La seconda è che questo cancerogeno si sposta  in base alla direzione del vento e dunque le concentrazioni cambiano da via a via dell’abitato di Spinetta Marengo,  nonché di volta in volta a sud ovest (frazione Molinetto), e/o a  nord-est (verso di sobborghi alessandrini di  Lobbi, Filippona e San Giuliano Nuovo) e/o a nord-ovest  (Comuni di Castellazzo Bormida e Casal Cermelli), infine da verificarsi verso il centro urbano di Alessandria.

Il cloroformio è solo uno dei cancerogeni clorurati e fluorurati scaricati in atmosfera dalla Solvay: tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene,  acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, alcoli, anidride fosforica (P2O5), composti Iodurati (C4F8I2), Zn, Idrossido di potassio, NOx, SOx, polveri, composti fluorurati. Questo elenco è tratto dall’autorizzazione AIA 2010 concessa a Solvay dalla Provincia di Alessandria: ogni giorno dalle 72 ciminiere e camini  vengono immessi nell’aria più di 100 Kg di composti fluorurati (40 tonnellate all’anno); a questi si aggiungono le altre sostanze elencate e le cosiddette “emissioni fuggitive” cioè le 15.000 piccole e grandi perdite che accusano gli impianti. Per la maggior parte di queste sostanze non è definito un valore limite in quanto non è previsto che le persone debbano vivere respirando tali composti di sintesi che non esistono in natura. E infatti correttamente ASL non menziona limiti di sorta ma enfatizza la pericolosità dell’esposizione, esempio il cloroformio.

Se tra le matrici ambientali consideriamo in termini esponenziali oltre all’aria anche acqua e suolo, a buon conto si consolidano le richieste di chiusura degli impianti Solvay: clicca qui  Anche Legambiente chiede la chiusura della Solvay di Alessandria | Notizie in Controluce. Diranno la loro le popolazioni con il Referendum popolare.

Nel 2022 Referendum sulla chiusura degli impianti Solvay di Spinetta Marengo.

Nel 2022 dovrà essere rinnovata l’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale alla Solvay e si terranno le elezioni comunali: il Sindaco potrà inserire quale punto programmatico qualificante il procedimento di azzeramento delle emissioni cancerogene acqua suolo aria  prodotte dal Polo Chimico in ogni matrice ambientale ed in particolare quindi del cloroformio e del cocktail di sostanze che fuoriuscendo dai camini e dai 15.000 punti di “emissioni fuggitive” dello stabilimento si disperdono nell’atmosfera di Spinetta. Se il sindaco –massima autorità sanitaria locale- se ne asterrà, il Referendum popolare sancirà la “campagna di voto contro” i Partiti che sostengono la Giunta di Gianfranco Cuttica.

Clicca qui una riflessione di Claudio Lombardi,  assessore all’Ambiente 2013-2017.       

Solvay e Miteni producevano C6O4 prima di ottenere l’autorizzazione.

Per la Miteni di Trissino l’autorizzazione arrivò solo nel 2014: se ne sta dibattendo al processo di Vicenza. Per la Solvay di Spinetta Marengo se ne occuperà il tribunale di Alessandria con un ritardo di almeno 14 anni, da poi che il C6O4 l’avevo denunciato con un primo esposto addirittura nel 2009. Già in quell’anno ragguagliavamo -con dati scientifici internazionali-  la nocività dei tre Pfas: PFOA (presto eliminato), C6O4 e ADV, cioè di sostanze tossiche e cancerogene persistenti nell’ambiente, metabolizzati dal corpo umano, bioaccumulabili. Denunciavamo gli scarichi nelle acque e la contaminazione nel sangue dei lavoratori. Sia Miteni che Solvay erano perfettamente coscienti dei danni prodotti ai lavoratori e ai cittadini, e li nascondevano.  In Veneto il nostro allarme fu colto solo a Miteni chiusa. Ad Alessandria la Provincia ha fatto finta di non conoscere che Solvay da anni produceva C6O4 senza autorizzazione  e addirittura nel 2021 gli ha concesso AIA Autorizzazione Integrata Ambientale con un aumento della produzione pari a 60 tonnellate l’anno.

Mentre il Governo aveva promesso -senza mantenere- “Limiti Zero Pfas”, solo a ottobre 2021 la Regione Piemonte ha fissato i valori limiti allo scarico dei Pfas nei corpi idrici superficiali (fiume Bormida cioè fino all’Adriatico), limiti peraltro cinque volte maggiori di quelli veneti fissati nel 2014 (0,5 microgrammi per litro); anzi la Regione regala a Solvay per adeguarsi altri nove mesi di tempo rispetto all’autorizzazione AIA del febbraio 2021.

La situazione è ulteriormente drammatica considerando che le analisi svolte da ARPA rilevano cC6O4  e  l’ADV  che in abbondanza fuoriescono dallo stabilimento Solvay e contaminano  non solo Spinetta ma in progressione  tutti  i  territori  idrogeologicamente  a  valle del sito.

Di conseguenza, Legambiente  ha  presentato  ricorso  al TAR  in cui chiede  l’annullamento  della  autorizzazione di  Solvay per produzione  e utilizzo  di ADV e cC6O4 per 5 motivi  di illegittimità; nonché ha inviato a Solvay (e per conoscenza alla Procura della Repubblica) formale diffida a  rendere  pubbliche  le  informazioni  ambientali  e  sanitarie,  a cessare l’immissione  di inquinanti  nell’ambiente riducendo  i rischi di incidente rilevante, a  bonificare  l’area  dagli  inquinanti  pregressi. Clicca qui. Nella sostanza stiamo parlando di chiusura degli impianti.

L’Ambiente Italia nel mirino dell’Onu.

L’ispezione internazionale appena conclusa si concretizzerà in un rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Clicca qui  la Dichiarazione di fine visita del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi, Marcos A. Orellana, a conclusione della visita condotta in Italia dal 30 novembre al 13 dicembre 2021.

L’ispezione di Orellana  si è concentrata su tre questioni chiave: siti contaminati, gestione dei rifiuti e pesticidi. In particolare sotto accusa: Porto Marghera, Pfas Veneto, Solvay di Spinetta Marengo, Terra dei Fuochi, Ilva di Taranto, Solvay di Rosignano. Un rapporto completo sulle questioni affrontate durante la visita sarà presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nella sua cinquantunesima sessione. Orellana si è espresso anche sulla riforma della Giustizia (Cartabia) in Italia “Mi preoccupano i tempi di prescrizione più brevi per i crimini ambientali, poiché la loro complessità richiede spesso un tempo considerevole per completare le indagini”.

L’ONU non ha affrontato la chiusura della Solvay di Alessandria.

Avevamo trasmesso a Marcos A. Orellana la relazione-requisitoria (clicca qui) tenuta dall’ingegner Claudio Lombardi al convegno di Legambiente “Ultimatum a Solvay”, nella quale l’ex assessore comunale analizza con metodo e rigore  tutti i dati disponibili  sulle condizioni ambientali e sanitarie di Alessandria dichiarandole insostenibili con la presenza dello stabilimento di Spinetta Marengo.  Coerentemente, Marcos A. Orellana,  quale Relatore Speciale delle Nazioni Unite,  a conclusione dell’ispezione in Italia, in un  apposito capitolo, si è dichiarato “seriamente preoccupato per l’entità dell’inquinamento da PFAS” e  ha invitato il governo  a “intraprendere azioni decisive per affrontare la contaminazione”. Fra queste intendiamo la grave situazione sanitaria del Veneto e la fissazione nazionale di LIMITI ZERO delle emissioni delle sostanze inquinanti. A questo riguardo Orellana ha precisato: Desidero  sottolineare che l’inquinamento da PFAS non è limitato alla regione Veneto. Tra le altre aree, la contaminazione da PFAS è preoccupante lungo il bacino principale d’Italia, la pianura padana. Dunque sono particolarmente preoccupato per la produzione in corso di PFAS da parte dell’azienda Solvay, a Spinetta Marengo, Alessandria, in Piemonte. Questa operazione potrebbe creare un disastro ambientale simile a quello subito dalle comunità colpite in Veneto”. Però per Solvay non si tratterebbe solo di eliminare le produzioni di Pfas C6O4 e ADV ma di affrontare  il disastro ecosanitario complessivo che per lo stabilimento appare drammaticamente irrisolvibile al punto che anche Legambiente chiede la chiusura, clicca qui. A tale proposito abbiamo trasmesso a Marcos A. Orellana il nostro Dossier completo.

Il cancerogeno Cloroformio è in aumento nell’atmosfera di Alessandria. Chiudere impianti Solvay.

Già famoso per il “picco” del 2009, spesso balza agli onori delle cronache per le sue “fughe” sul territorio del martoriato alessandrino. Per l’incremento dell’ultimo biennio, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl Al, a firma dei due medici dirigenti, con un documento ora lancia un nuovo allarme agli Enti locali, notoriamente “cloroformizzati”, affinchè invece intervengano con urgenza ad individuare le sorgenti primarie e secondarie di rilascio di cloroformio della Solvay di Spinetta Marengo, eliminare le perdite alla fonte  e le contaminazioni nelle matrici acqua e terreni. I campioni sono stati prelevati in 15 punti dell’abitato di Spinetta, 4 all’interno del perimetro dello stabilimento, rilevando l’esposizione della cittadinanza, soprattutto bambini e gravide, e di tutti i lavoratori, non solo gli addetti agli impianti. I medici sollecitano anche la pubblicazione dei risultati relativi alla campagna di      monitoraggio effettuata dall’ARPA. Nel cocktail di sostanze tossiche e cancerogene, sottolineano, fa la sua parte il cloroformio – inalato e ingerito e anche assorbito per via cutanea – per gli effetti tumorali, sul sistema neurologico e disfunzioni epato-renale, infertilità, aborti e malformazioni.

Alla luce dell’ondata di cloroformio, l’ex assessore comunale Claudio Lombardi, che al convegno di Legambiente “Ultimatum a Solvay” nella sua relazione-requisitoria aveva dichiarato le condizioni ambientali e sanitarie di Alessandria insostenibili con la presenza dello stabilimento di Spinetta Marengo, ora chiede chiaramente di chiusura degli impianti.

Gravi rischi per la salute derivanti dall’esposizione alimentare del Bisfenolo.

Uno dei sei esposti depositati (dal 2009 ad oggi) presso la Procura della Repubblica di Alessandria riguarda il Bisfenolo, per il quale avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. (Clicca sul Sito “Perché il Movimento di lotta per la salute Maccacaro sollecita l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay.” oppure vedi Dossier “Pfas. Basta!”).

Ora  l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), rivalutando gli effetti negativi del Bpa sul sistema immunitario  a lungo termine, allarma di abbassare in modo drastico la dose giornaliera tollerabile per il (Bpa) BisfenoloA: da 4 nanogrammi a 0,04 nanogrammi per kg di peso corporeo.

Pfas anche nel mare: onde e spruzzi li diffondono nell’aria.

E’ il titolo su La Repubblica (clicca qui). Non abbiamo personalmente aspettato gli studi dell’Università di Stoccolma  pubblicati su Environmental Science & Technology, la rivista dell’American Chemical Society,  ma già negli esposti in magistratura dal 2009 denunciavo che gli scarichi dei Pfas (PFOA, C6O4, ADV) Solvay in Bormida raggiungevano la foce del Po. Non ci stupiamo oggi che abbiano viaggiato da Spinetta Marengo, per tanti chilometri, fino al comune di Montecastello chiudendo l’acquedotto. Gli impianti dei Pfas dovrebbero essere chiusi almeno da allora. Non l’ha fatto la Magistratura, men che meno le complicità di Provincia, Comune e Regione. 

Per fortuna c’è il Prosecco croato.

Per fortuna c’è il Prosecco croato.

Pfas, porto Marghera, pesticidi in area Prosecco. Che il Veneto sia stato inserito nella lista Onu delle grandi emergenze ambientali che minacciano la dignità umana, non  lascia più di tanto stupito Antonio Marcomini, professore ordinario di Chimica dell’Ambiente e vicerettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia: “Se ci impegniamo ora a risanare, il processo durerà almeno una cinquantina d’anni”. Clicca qui.

Solvay: noi scarichiamo veleni in mare su consiglio del governo.

Marcos A. Orellana, quale Relatore Speciale dell’ONU in ispezione in Italia, è rimasto sconcertato nell’affrontare il disastro della Solvay di Rosignano, ripromettendosi infatti di  approfondire ulteriormente questo problema durante la preparazione della relazione”. Infatti si è trovato di fronte alle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato Ilham Kadri che attribuisce alle autorità italiane, compreso il Consiglio delle Ricerche, la responsabilità della decisione di sversare a mare  centinaia di migliaia di tonnellate l’anno di residui chimici (cadmio, cromo, boro, nickel, rame, piombo e mercurio) dello stabilimento  sostenendo che erano state proprio le autorità italiane a decidere che lo scarico  fosse la cosa migliore per Rosignano, cioè… stabilizzare la linea di costa locale, proteggendola dall’erosione. Accuse clamorose  che né il Governo nè  la Regione Toscana finora hanno smentito. Inoltre per Livorno Orellana dovrà considerare il programma di chiusure, denominato “scorporo”, eventualità peraltro presa in considerazione dalla Kadri anche per Spinetta Marengo.

ISDE: che il loro valore limite sia fissato in zero.

Nelle acque a uso potabile. Per Clorato, Clorito, Uranio, Acidi Aloacetici, Bisfenolo A, Pfas. Le ultime due sostanze sono state oggetto di esposti in magistratura del Movimento di lotta per la salute Maccacaro fin dal 2008.  Clicca qui Ad Alessandria anche Legambiente chiede la chiusura della Solvay. Clicca qui l’appello dell’Associazione medici per l’ambiente-ISDE Italia.

I tumori testicolari più che raddoppiati.

A Vicenza si susseguono in tribunale le udienze per la tragica storia in Veneto della Miteni di Trissino, avviatasi il 4 giugno 2013, della contaminazione da Pfas trovati a valori stellari nell’acqua dei fiumi e delle falde, nei prodotti alimentari e di conseguenza nel sangue di migliaia di cittadini di tre province15 manager di MiteniIcig e Mitrubishi Corporation sono accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.

In Veneto i tumori testicolari sono più che raddoppiati in vent’anni. Determinante l’inquinamento, in particolare dei Pfas. È quanto emerge da uno studio (clicca qui) condotto dalla Fondazione del professor Carlo Foresta, Ordinario di Endocrinologia all’Università di Padova e direttore dell’Uoc di Andrologia e Medicina della Riproduzione. L’incidenza dei tumori testicolari negli under 50 è maggiore alla media nazionale e a quella del nord Italia. Un altro cambiamento a causa degli inquinanti  risulta la riduzione della distanza ano-genitale nei maschi, che rappresenta un tipico marcatore clinico di impregnazione androgenica in età fetale: in presenza di testosterone si allunga, in assenza, come nella donna, questa misura è più corta.

Ed intanto ad Alessandria anche Legambiente chiede la chiusura della Solvay, clicca qui.

Gli studenti di Alessandria in visita alla Solvay di Spinetta.

“Il nostro Gruppo ha lanciato la strategia Solvay One Planet con cui si pone concreti obiettivi di sviluppo sostenibile, fra cui in particolare la riduzione del 26% delle emissioni di gas serra entro il 2030”. Quando gli ex studenti avranno raggiunto i 30 anni.  Per l’obiettivo della riduzione  del  100% delle  emissioni dei letali gas fluoro derivati: quale aspettativa di vita dovrebbero avere gli studenti?

Anche Legambiente chiede la chiusura della Solvay di Alessandria.

La definisce “diffida”. Legambiente chiede a Solvay di fare cose per l’ambiente e la salute ovvero di non fare cose contro. Le dettaglia con intransigenza. Tutte cose sacrosante, sapute e risapute, ma Legambiente sa perfettamente che sono condizioni impossibili da essere accolte da Solvay  e dunque chiedere l’impossibile equivale di fatto a chiedere la chiusura dello stabilimento di Spinetta Marengo.  Esempio eclatante  è chiedere  “la bonifica integrale” e nel contempo definirla “impossibile”.

Questa posizione è emersa chiaramente nel convegno di Alessandria, a cominciare dal responsabile scientifico nazionale  che sentenzia come “ineluttabile” la fine dei micidiali Pfas nel mondo e in Italia, cioè la fine dei loro utilizzi e produzioni a Spinetta. Siccome  ineluttabile, prima avvenga meglio è. Ma la criticità dell’esistenza di questa centenaria fabbrica, ubicata nel bel mezzo dell’abitato, non è tanto legata ai Pfas quanto alle altre produzioni fluoroderivate. Emerge dalla esemplare  relazione di Claudio Lombardi (non dimenticare di cliccarla qui) che da assessore sbatté contro il muro di gomma della Solvay. Lombardi non usa la parola “chiusura”, la traduce in “riconversione e attività di ricerca”, ma  sono le drammatiche condizioni ambientali e sanitarie del territorio emergenti dalla sua rigorosa analisi che non lasciano spazio che alla soluzione finale.

Legambiente si ricompatta così con le altre associazioni ambientaliste: ComitatoStopSolvay, FridaysForFuture, Greenpeace. A maggior ragione dopo la clamorosa posizione della CGIL per la chiusura. Però il  loro tallone d’Achillle resta il fatto incontestabile che non sarà mai Solvay a mollare gli stratosferici profitti finchè protetta dalle complicità istituzionali e politiche. E’ a queste ultime che deve essere rivolto l’ultimatum, altrimenti resterebbe velleitario, uno spot pubblicitario, il titolo del convegno “Ultimatum a Solvay”. Ultimatum significa “dichiarazione di guerra”, con quali armi?

A  questo punto, ci siamo chiesti: come lanciare l’ultimatum a quelli che possono decidere le sorti  del sito Solvay di Spinetta Marengo? La risposta è: con lo strumento del Referendum Popolare. I cittadini determinano direttamente la sorte dello stabilimento, decidono a quali condizioni SI o NO Solvay può restare a Spinetta Marengo, se vuole restare senza ricatti, decidono quali condizioni le Istituzioni devono imporre a Solvay: pena il voto. Il voto è l’unico nervo sensibile dei partiti. L’ultimatum, la dichiarazione di guerra è il “voto contro”:  una vera e propria campagna elettorale contro i partiti di quelle Istituzioni – Provincia, Comune Regione – che non imporranno alla Solvay le condizioni decise dal  Referendum. Quelle complicità potranno vacillare a suon di voti.

La sconfitta.

Nessuno, in tutta la storia, può vantare un curriculum pari al mio di avversario ai padroni dello stabilimento di Spinetta Marengo. Mi si dà atto di non avere mai chiesto la chiusura della fabbrica, mai, né nei trenta anni di lotte da dipendente perseguitato, né nei venti di lotte da pensionato. Lo testimoniano anche i miei libri.  Oggi mi rendo conto che chiunque legga  le 300 pagine del Dossier, o sfogli le centinaia di articoli sul Sito della Rete, o ascolti la relazione di Claudio Lombardi, non possa che arrivare alla conclusione anche di Legambiente. Dopo 50 anni di battaglie vinte, per me è come vivere la  sconfitta.

Clicca il video dell’intervento o clicca qui la sua trascrizione. 

La requisitoria.

E’ importante, per capire la drammaticità della situazione del territorio alessandrino su cui grava la Solvay di Spinetta Marengo, la relazione tenuta dall’ingegner Claudio Lombardi al convegno di Legambiente “Ultimatum a Solvay” del 26 novembre 2021.  Lombardi, che da assessore sbatté contro il muro di gomma della Solvay, prima di arrivare alle conclusioni analizza con metodo e rigore  tutti i dati disponibili  sulle insostenibili condizioni ambientali e sanitarie di Alessandria.

Clicca sul video: 26 minuti che meritano. In pratica un valido promemoria per i Pubblici Ministeri. 

Gli ispettori ONU in Italia a indagare sui Pfas.

È la prima volta che accade un fatto del genere. Di fronte ad uno dei più gravi casi di inquinamento a livello internazionale, di fronte alla denuncia del crimine ambientale e sociale  favorito dalle forze politiche italiane (vedi il nostro Dossier), l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sarà in Italia dal  30 novembre  al 4 dicembre 2021 in terra veneta, dalla quale si avviano i primi sopralluoghi in Italia. La vasta contaminazione in Veneto  dovuta ai Pfas è in massima  parte attribuita alla Miteni e ha dato origine ad un maxi processo  che è in corso a Vicenza, mentre sta per avviarsi il gemello di Alessandria contro la Solvay di Spinetta Marengo. 

Gli studi Pfas che il Veneto fa e non il Piemonte.

La Regione Veneto ha risposto alle critiche presentando due nuovi progetti di ricerca: del  prof. Carlo Foresta del Dipartimento di Medicina (osteoporosi indotta da Pfas), e della professoressa Cristina Canova, del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica (effetti Pfas anche a medio lungo termine): clicca qui. La Regione Piemonte è da sempre latitante a monitorare le condizioni di salute della popolazione alessandrina contaminata da Pfas (e da altri 21 tossico-cancerogeni), al punto da essere apertamente contestata come complice di Provincia e Solvay di Spinetta Marengo. 

Via libera ai Pfas: Solvay e Provincia sfidano tutti. Li può arrestare un Referendum popolare.

Non solo Solvay non ferma l’utilizzo dei C6O4 ma la Provincia di Alessandria (con complicità leghista di Comune e Regione) addirittura ne concede l’estensione a tutti i reparti dello stabilimento di Spinetta Marengo tramite una secretata autorizzazione vuota di “omissis” come il gruviera. I consiglieri comunali corrono in fabbrica ad applaudire.  Nel mentre che alla consorella americana sono vietate le produzioni. 

Solvay sfida tutti. Se ne sbatte delle drammatiche indagini epidemiologiche e idrogeologiche che coinvolgono già mezza provincia, e delle allarmate risultanze scientifiche dei più eminenti ricercatori universitari. Scarica veleni in aria, falde e Bormida. Travolge i limiti di sicurezza del rapporto dell’ISS Istituto Superiore Sanità e dell’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Irride l’allarme sanitario delle Commissioni  parlamentari in quanto non riescono a smuovere il paralizzato governo a fissare “limiti zero pfas”. 

Sfida tutti. Sfida la Procura della Repubblica a presentarsi  in aula a sostenere il secondo processo dopo la condanna definitiva in Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Consiglio di Stato e Tar sono lungaggini infinite  che sa di poter affrontare senza problemi economici

Sfida tutti. Serra gli occhi davanti ai dossier giornalistici locali e nazionali, oppure alle video inchieste nazionali e internazionali che la inchiodano. Ostenta di fregarsene dei cortei e dei processi popolari di Greenpeace, Movimento di lotta per la salute Maccacaro, WWF, Comitato Stop Solvay, Legambiente, Mamme No Pfas, Fridaysforfuture eccetera. Mostra di fregarsene del conseguente “Ultimatum a Solvay” che sarà lanciato nell’evento del prossimo 26 novembre ad Alessandria. Sfida tutti.

Insomma Solvay si sente protetta dalle storiche complicità istituzionali e politiche. Però queste complicità potranno vacillare a suon di voti di fronte ai risultati di un Referendum popolare via internet che, davanti alla cecità e all’arroganza di Solvay, potrebbero non fermarsi alla richiesta di chiusura dei Pfas ma addirittura dello stabilimento stesso. (Soluzione peraltro compresa nella strategia ricattatoria di Solvay con lo spostamento delle tecnologie in Francia e la chiusura della produzione di acido fluoridrico a Porto Marghera).

Movimento di  lotta per la salute Maccacaro.

Gli amministratori comunali entrano in fabbrica per applaudire Solvay.

Gli amministratori del Comune, per dimostrare la loro solidarietà agli omologhi della Regione e della Provincia che ha appena autorizzato il Pfas C6O4 in tutti i reparti, sono subito corsi ai cancelli dello stabilimento di Spinetta Marengo: i manager pur colti di sorpresa  li hanno portati a vedere da fuori gli impianti e soprattutto hanno improvvisato l’illustrazione di centinaia di slide. Nessuna domanda, nemmeno un dubbio, nessuna preoccupazione,  uno scroscio di applausi ad ogni intervento degli esperti aziendali, anzi ripetute esclamazioni: “Qui mi sento a casa mia” (sic). Clicca qui le cronache.

Chi ha capito più di tutti,  il più entusiasta,  si è distinto Piervittorio Ciccaglioni. Che non è un Carneade qualunque. Assunto per concorso come si desume dal titolo di studio (3° avviamento professionale), era dipendente comunale all’ATM dove ricopriva (continuiamo a leggere sul curriculum)  l’alto incarico di “cassiere interno”, si presume distribuisse  i gettoni per le macchinette del caffè. Dopo la precoce pensione si butta in politica con lo slogan sui giornali “Dobbiamo  rimandare a casa gli abbronzati pericolosi parcheggiatori abusivi” (sic), guadagnandosi meritatamente la carica di assessore alle politiche sociali. Distintosi nel ruolo, la Lega Nord gli spalanca sempre più le porte: ovviamente da consigliere di amministrazione del Cissaca Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali, e ovviamente da presidente provinciale dell’ATC Consorzio  Agenzia Territoriale della Casa. La situazione reddituale si triplica (Modello A, pubblico per Legge).  Finchè Ciccaglioni, approdato allo scranno di vicepresidente del  consiglio comunale viene mandato dal sindaco Cuttica a congratularsi con Solvay come esperto di chimica (sessantacinque anni fa ha frequentato due anni all’istituto tecnico, attesta il curriculum). Così ha potuto sostituire nello studiolo la foto che lo ritraeva con l’onorevole Tino Rossi a chiedere la chiusura dello stabilimento Solvay.  

I Pfas provocano anche Parkinson e cancro alla prostata.

Affermano  gli scienziati. Ma Solvay di Spinetta Marengo sostiene che le popolazioni di Alessandria sono immuni anche da queste patologie.

Oltre agli arcinoti danni attribuiti ai Pfas (disfunzioni del sistema immunitario, cancro a rene, fegato,  testicoli,  pancreas e tiroide,  sviluppo cognitivo e neurocomportamentale dei bambini,  disturbi endocrini, obesità e diabete di tipo 2,  infertilità eccetera) recenti studi scientifici hanno dimostrato due ulteriori calamità di queste micidiali sostanze che hanno colpito Veneto e Piemonte. 

I ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign e dell’Università di Chicago  hanno confermato che questi inquinanti organici persistenti nell’ambiente,  alterano il metabolismo cellulare e provocano il cancro alla prostata, clicca qui.

I Ricercatori di  diversi Dipartimenti dell’Università di Padova e del Veneto Institute of Molecular Medicine (Vimm), di Endocrinologia e dell’Unità Parkinson e malattie rare neurologiche della Clinica Neurologica, hanno dimostrato che queste  sostanze perfluoroalchiliche  provocano anomalie congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e neurologici come Alzheimer, autismo, disturbi dell’attenzione e iperattività, e addirittura indicano un coinvolgimento delle cellule implicate nel processo degenerativo del Parkinson già nelle  le fasi più sensibili dello sviluppo del sistema nervoso come nell’embrione. Clicca qui.

Veleni dall’acqua al sangue. I processi Pfas a Vicenza e Alessandria.

Il primo contro la Miteni di Trissino è in corso, il secondo contro la Solvay di Spinetta Marengo prosegue la sentenza di Cassazione e sta per avviarsi. Clicca qui  https://irpimedia.irpi.eu/pfas-italia-processo-miteni-indagine-solvay/  la video inchiesta di IrpiMedia Investigative Reporting Project Italy.

In Piemonte uno dei più gravi disastri ambientali italiani rischia di ripetersi per mancanza di controlli, per responsabilità di Regione, Comune e Provincia di Alessandria, governo e forze sindacali e politiche.

Il Dossier “Pfas. Basta!” è disponibile on line a chi ne fa richiesta a movimentolotta.maccacaro@gmail.com . In oltre 300 pagine racconta con esatta cronologia la storia completa delle lotte in Italia contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle nostre denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90, passando per i nostri esposti dal 2008, per la scoperta dei Pfas in Veneto solo nel 2013, fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali.

Su Pfoa in acque e sangue, clicca la video intervista 2010 allo scarico Solvay in Bormida: si compone di quattro step:                                                         (https://www.youtube.com/watch?v=7RwRFeMSlAQ)  (https://www.youtube.com/watch?v=ijEKmQNMuCE)   (https://www.youtube.com/watch?v=MH1TWA_2hxA)          (https://youtu.be/KkqhNsNjugs)

Clicca qui https://www.youtube.com/watch?v=DB9ytGqeN_k la video inchiesta 2021 su Spinetta  “Pfas dall’acqua al sangue”.

Ultimatum a Solvay per l’inquinamento da PFAS è il titolo della serata organizzata da Legambiente per venerdì 26 novembre 2021.  Nel corso della serata il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” proporrà un Referendum popolare via internet sulle sorti dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Pfas, tetracloruro di carbonio e cloroformio dal colabrodo cancerogeno di Solvay.

Stante l’immobilismo complice delle amministrazioni comunali e provinciali che si “bevono” i comunicati stampa e depliant della Solvay che falsamente negano il proprio inquinamento o lo attribuiscono  alla passata gestione Ausimont, dovrebbe intervenire la Procura e avviando finalmente il processo per disastro ambientale e omessa bonifica sempre più in violazione della sentenza della Cassazione. A tacere l’inquinamento atmosferico.

Infatti, altro che bonifica e barriera idraulica: si aggrava l’inquinamento delle acque e dei pozzi della Fraschetta causato dalla Solvay di Spinetta Marengo. Sono i risultati di ottobre delle analisi ARPA di alcune sostanze contenute nelle acque della falda acquifera che fluisce al di sotto della piana che circonda il Polo Chimico e si estende  verso Alessandria per  raggiungere le colline di Pietramarazzi e Montecastello, passando dentro e sotto il Bormida.  Si tratta delle analisi dei principali solventi organo alogenati quali tetracloruro di carbonio e cloroformio, sostanze tossiche e cancerogene in concentrazioni sempre più elevate:  per le quali i limiti  ISS e CSC ora  sono superati nell’acqua di falda interna allo stabilimento fino a 1.000 volte per il tetracloruro di carbonio e fino a 1.400 volte per il cloroformio. Ma la concentrazione dei due inquinanti  è sempre più elevata anche all’esterno e ora supera di decine di volte il limite  anche nei pozzi di controllo più lontani, quelli oltre all’abitato di Castelceriolo, e riguarda non solo la falda superficiale ma interessa anche le falde più profonde. L’inquinamento delle  falde acquifere si è aggravato dalla presenza di PFAS, sostanze parimenti se non più pericolose dei solventi clorurati, dei fluorurati e del cromo esavalente.

Ne derivano  due  considerazioni principali. Anzitutto gli aumenti in falda di cloroformio sono la  prova  del verificarsi di perdite importanti dagli impianti e dell’inefficacia del contenimento della barriera idraulica, il presunto dispositivo concepito per non far fuoriuscire inquinanti dal Polo Chimico. Altra considerazione  riguarda il divieto di  utilizzo dell’acqua di falda finora  circoscritto ad un’area di modeste dimensioni a ridosso del polo chimico ed imposto con ordinanza comunale nel 2009.  Alla luce dei controlli di ARPA il divieto dovrebbe essere esteso ben oltre, quanto meno fino alle porte di Alessandria verso ovest e alle colline delimitate dal fiume Tanaro verso nord. Stante l’immobilismo complice delle amministrazioni, dovrebbe intervenire la Procura.

Clicca qui la relazione di Legambiente.

Ma c’è di più e di peggio: l’acqua tossica e cancerogena viene impunemente prelevata per irrigare le coltivazioni. Leggi il successivo articolo sul Sito.

I campi irrigati con cloroformio, tetracloruro e pfas.

Come dimostrano le immagini, con motopompe e pozzi, senza nessun controllo e intervento amministrativo e giudiziario, i contadini della Fraschetta per irrigare le coltivazioni  stanno prelevando l’acqua contaminata in falda superficiale e profonda dalla Solvay di Spinetta Marengo.  L’ordinanza del Comune di Alessandria lo vieterebbe fin dal 26 giugno 2009: da allora la zona off limits si è sempre più estesa all’esterno del polo chimico. Il divieto, di prelievi per qualunque uso domestico e irriguo, è ancor più inderogabile dopo la sentenza della Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Il paradosso (doloso) è che molti campi  sono di proprietà di Solvay che li dà in affitto. Interverrà qualcuno dopo la presente denuncia?

Clicca qui le immagini nel servizio de  Il Piccolo.

Un altro tumore da PFAS.

Cancro al fegato. Clicca qui la storia di Antonio. Come lui altri sei colleghi di lavoro. Malgrado avessero (ovvero: poichè avevano) valori altissimi di Pfas nel sangue, l’azienda non aveva consegnato loro le analisi.

I tumori a Spinetta sono  fino al 50% superiori rispetto al resto della città.

Clicca: su Limiti zero Pfas nel sangue: non si discute!

Quale strategia Solvay per i polimeri fluorurati di Spinetta.

Costruire di nuovo a Spinetta Marengo un impianto di acido fluoridrico? O farne a meno?  Perplessità aveva suscitato la cessione a Fluorsid da parte di Solvay Specialty Polymers Italy  dello stabilimento di Porto Marghera, per decenni fornitore esclusivo di acido fluoridrico anidro al complesso  di Spinetta Marengo, quale materia prima principale per la produzione di polimeri fluorurati, core business della multinazionale belga. Perplessità accresciute perché Fluorsid a sua volta si è immediatamente sbarazzata di Porto Marghera addirittura con un compratore completamente estraneo al comparto chimico: la  londinese Blantyre Capital Limited, una  società d’investimento per hotel e immobili. La quale, anzi, è specialista “value-add” nel rilevare aree da  proprietà  in situazioni di stress finanziario. Come peraltro avvenuto proprio a Venezia  per il  complesso residenziale sullisola del Tronchetto. A farla breve, se l’operazione finale è speculativa, se Blantyre non ha ragione di tenere in vita Marghera, se Marghera non lo producesse più: da chi Alessandria si approvvigionerebbe l’acido fluoridrico? Considerando che è una materia prima  con pochi produttori in Europa e soggetta a molte restrizioni per il suo pericolosissimo  trasporto. Ci si chiede, anche se a pensare male si fa peccato, quale è per Spinetta la strategia di Solvay che nel 2018 si sbarazza di  Marghera? Costruire di nuovo a Spinetta Marengo un impianto di acido fluoridrico? O farne a meno?

Le grandi marche eliminano i Pfas dall’abbigliamento mentre Solvay pretende di produrli a Spinetta Marengo.

Intanto, come possiamo difenderci? Clicca qui.

The North Face, Vans, Supreme e Timberland hanno appena annunciato di eliminare dai loro prodotti le sostanze per- e polifluoroalchiliche, i ben più noti PFAS o “sostanze chimiche per sempre”.

Particolari caratteristiche fisico-chimiche come la repellenza ad acqua e a grassi, la stabilità termica e la tensioattività,  le rendono molto utili in un ampio campo di applicazioni industriali, nonché in tantissimi prodotti di uso quotidiano, proprio come i tessuti impermeabili. Purtroppo però, il loro impatto ambientale è tutt’altro che trascurabile: PFOA, C6O4, ADV risultano essere chimicamente stabili nell’ambiente e resistenti ai tipici processi di degradazione, riuscendo a persistere nel suolo, nell’aria e nell’acqua anche per anni.

Molti studi hanno attestato la pericolosità dei PFAS per la salute dell’uomo. Sappiamo che sono interferenti endocrini, cioè che alterano i processi ormonali all’interno dell’organismo, con pesanti conseguenze sullo sviluppo, sul comportamento e sulla fertilità; favoriscono inoltre l’insorgenza di malattie della tiroide e del metabolismo (come obesità e diabete di tipo 2. Oltre a questo, sono considerate sostanze cancerogene, con un’influenza sull’insorgenza di patologie come il tumore ai reni o ai testicoli. Tra le conseguenze legate all’esposizione ai PFAS, infine, ci sono anche ipertensione, colite ulcerosa, colesterolo. In tutti questi casi, non si tratta di effetti immediati: molto spesso le malattie si manifestano anche dopo anni dall’esposizione a queste sostanze nocive.

La ribellione di Alessandria contro Solvay e l’assalto di Greenpeace allo stabilimento.

Stiamo insistendo con successo, tramite la nostra Lista,  nell’allargare l’informazione sulle vicende Pfas di Veneto e Piemonte ai mass media italiani e non solo. Con titoli anche significativi, “Pfas Piemonte: la ribellione di Alessandria contro il polo industriale”, come quello di “Osservatorio Diritti”: una testata online indipendente specializzata in inchieste, analisi e approfondimenti sul tema dei diritti umani in Italia e nel mondo. Si tratta di contributi giornalistici apprezzati (clicca qui) anche quando, ci dispiace,  peccano di omissioni ed errori: evitabili con una più attenta lettura del nostro Dossier “Pfas. Basta!” (sempre disponibile a chi ne fa richiesta).

Questa attenzione mediatica preoccupa molto Solvay di Spinetta Marengo. Non solo questa. Infatti la partecipazione di Greenpeace (clicca qui) alle due serate del recente “processo popolare” ad Alessandria ha messo in agitazione i vertici della multinazionale belga. Il sospetto che si sono posti a Bruxelles è stato: Greenpeace non può essersi scomodata solo per un convegno. Deve esserci  sotto qualcosa di più grosso.  Il ricordo è andato agli effetti mediatici dei due spettacolari blitz del 1992 contro il “buco dell’’ozono”: la scalata alle ciminiere e l’incatenamento alle autobotti. (Vedi nota in calce

Dati questi precedenti, è comprensibile lo stato di allarme dello stabilimento di Spinetta Marengo. Non bastano certo le guardie giurate interne. Questa volta Solvay, per la vigilanza delle mura dell’immenso perimetro aziendale, si avvale addirittura dei Rangers dell’azienda leader in Italia nel settore della sicurezza. Ma, e nel caso di  blocco del gigantesco scarico reflui in Bormida?  Per quanto potenziati, basterebbero i Rangers  a neutralizzare una organizzazione come Greenpeace famosa in tutto il mondo per le sue clamorose azioni dirette e non violente? Il messaggio nazionale  e internazionale che oggi può trasmettere Greenpeace è importante come quello del 1992: ieri “Basta CFC”, oggi “Basta PFAS”. Per me un onore aver partecipato a entrambi gli obiettivi.

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Per saperne di più: clicca qui stralci da “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza prefazione di Giorgio Nebbia, e da “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”. Il “buco dell’ozono” nella stratosfera, causa dei tumori maligni melanoma, era originato dai clorofluorocarburi CFC, i gas contenuti nei frigoriferi e nelle bombolette spray. Lino Balza fu in prima linea nella vittoriosa campagna per eliminare i CFC, malgrado lavorasse nella fabbrica che li produceva: Montefluos-Ausimont di Spinetta Marengo (oggi Solvay) e subisse rappresaglie (fino al licenziamento) sanzionate dalla Magistratura. Con quella battaglia noi segnammo una crescita della coscienza ecologica su scala mondiale. Grazie a quella battaglia, i CFC furono sostituiti con gli HFC, anche essi però non perfettamente eco-compatibili, in quanto la loro liberazione in atmosfera contribuisce ad aumentare l’effetto di surriscaldamento della Terra. Nel 2016 è stato concluso a Kigali un accordo definito storico: quasi 200 Stati si sono impegnati alla riduzione graduale degli HFC.

A Vicenza processo Pfas in stallo. Miteni, come Solvay, non vuole pagare.

Copertina del Dossier (disponibile a chi ne fa richiesta)

Se la Corte di Assise deciderà di accogliere le istanze della difesa, cioè di non considerare responsabili civili Miteni e le vecchie proprietà di Miteni (Mitsubishi e ICig), a pagare per bonificare la contaminazione saranno i cittadini. Il tribunale deciderà nell’udienza dell’11 novembre. La posta in gioco è alta anche per i risarcimenti agli ex lavoratori ammalati o defunti, come si evince dall’intervista al Procuratore Lino Giorgio Bruno: clicca qui.

Vietati in USA i prodotti per bambini contenenti PFAS. Referendum popolare per bandirli in Italia.

Per l’abrogazione dei Pfas Solvay.

Culle, box, seggiolini, materassi, ecc. contengono queste sostanze conosciute come  forever chemicals” (prodotti chimici per sempre) perché non si decompongono nell’ambiente e si accumulano nel nostro sangue e organi, provocando un aumento del rischio di cancro, danni allo sviluppo fetale e riduzione dell’efficacia del vaccino.  Molti studi li hanno trovati già nel latte materno. Clicca qui. Per sfuggire in Italia alla loro messa al bando, Solvay ha sviluppato nuove versioni di PFAS (C6O4, ADV) sfruttando la complicità a destra della Provincia di Alessandria e a sinistra l’insipienza del ministro della salute Roberto Speranza. Autorganizzeremo un Referendum popolare on line per eliminarli nell’uso e nella produzione dello stabilimento di Spinetta Marengo. Infatti si è appena concluso in Alessandria il Processo popolare veneto-piemontese alla multinazionale belga organizzato da Greenpeace, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro, con la collaborazione di ISDE, CNR-IRSA, WWF, Pfas Land, Mamme No Pfas, Casa di quartiere.

Scoperchiato il vaso di Pandora Solvay: Bernard De Laguiche prende i soldi e scappa.

Ci sono anche Spinetta Marengo e le ricchezze dell’amministratore delegato di Solvay  Bernard De Laguiche, e famiglia, nell’inchiesta giornalistica internazionale “Pandora Papers”, che ha scoperchiato le ricchezze nei paradisi fiscali dell’offshore (Singapore Isole Vergin, Panama ecc.). International Consortium of Investigative Journalists (Icij ) ha ricostruito l’imponente esodo miliardario di De Laguiche e famiglia proprio negli anni in cui ad Alessandria la magistratura  indagava e processava e condannava l’inquinamento  del polo chimico di Spinetta Marengo, infine sentenziato dalla Cassazione per “disastro ambientale e omessa bonifica”. E’ infatti  particolarmente dal 2009, quando dopo i miei esposti la Procura ha avviato il processo, che De Laguiche e famiglia Solvay  hanno  cominciato a nascondere  beni e  miliardi fuori dall’Europa e in diverse entità offshore. Miliardi che centinaia di Parti civili chiedevano fossero destinati alle Vittime e ai  famigliari dei cittadini e dei lavoratori, nonché alla bonifica del territorio.

La famiglia De Laguiche nega un qualche legame tra la creazione delle società offshore e la vicenda giudiziaria, ma in quello stesso periodo i consulenti finanziari che lavorano per la famiglia avrebbero costituito un fondo fiduciario in Nuova Zelanda che alla fine avrebbe ricevuto azioni Solvay per un valore di 11,3 milioni di dollari insieme a 412.000 dollari di dividendi Solvay. I documenti trapelati mostrano che anche altri due insider di Solvay possedevano società fittizie registrate in giurisdizioni segrete e che nel 2011 de Laguiche trasferì almeno 57 milioni di dollari in azioni Solvay e altri beni a due nuovi trust registrati a Singapore. E’ così che si evita di pagare le tasse sui dividendi e i risarcimenti ai processi.

Malgrado la condanna della Cassazione, Solvay non ha provveduto alla bonifica integrale del sito ma addirittura, ampliando la produzione dei famigerati tossico cancerogeni PFAS, ha peggiorato la calamità  sanitaria e ambientale acqua-aria-suolo dell’alessandrino. Tant’è che si sta aprendo ad Alessandria un nuovo processo per disastro ambientale e omessa bonifica che non potrebbe non coinvolgere i miliardari della  Solvay.

E a nulla servirebbero le dimissioni, per ” motivi personali  pochi giorni fa, di De Laguiche  dal consiglio di amministrazione di Solvay nel quale era stato oltre che amministratore delegato anche, non a caso, direttore finanziario. Giocherellando con il registro delle assemblee generali diverse centinaia di migliaia di azioni della società quotata Solvay sono state nascoste in società offshore, azioni detenute dai diversi discendenti dei fondatori della società, in particolare Bernard De Laguiche, pronipote del fondatore Alfred Solvay. De Laguiche era a capo della società Solvac, che riunisce più di 2.300 eredi della dinastia Solvay e che oggi detiene più del 30% delle azioni della multinazionale belga. Di queste operazioni finanziarie  poteva essere stata tenuta all’oscuro l’attuale amministratore delegato Ilham Kadri, una delle donne più potenti del mondo degli affari secondo al rivista Fortune, Premio d’oro Women in Business per la donna dell’anno nel 2017? Icij non ha risposto a questa domanda.

Proprio nella veste di direttore finanziario, De Laguiche aveva sovrainteso all’acquisto dello stabilimento Montedison di Spinetta Marengo: mela marcia a prezzo stracciato. Infatti la sua responsabilità fu chiamata in causa nel dicembre 2002 con una lettera aperta  a tutti i giornali, che Lino Balza ripropose nella sua lunga testimonianza in Tribunale nel 2014. Di più si può leggere sul libro “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia, e riflettere sull’immaginativa di Bernard che  -prendi i soldi e scappa- se la spassa ai tropici. Vale la pena amaramente sorridere sull’immagine che riproponiamo   a tanti  anni di distanza?

Clicca il  Processo popolare alla Solvay: è in pieno svolgimento ad Alessandria e potrà concludersi con una sentenza pronunciata tramite referendum on line.

Processo popolare alla Solvay.

In attesa di quello penale nelle aule giudiziarie, il “processo popolare” alla multinazionale belga di Spinetta Marengo è in pieno svolgimento ad Alessandria. Il 26 settembre l’ha avviato l’ “udienza preliminare” del Comitato Stop Solvay, vedi fotoIl primo ottobre, con Greenpeace alla presidenza del tribunale popolare, sono stati presentati i “capi di accusa” con Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro nelle vesti di “pubblici ministeri”: clicca qui “le requisitorie”.  La “difesa” della Solvay è rimasta tutt’altro che  sorpresa e ha prodotto corposa “memoria” che garantisce di aver assicurato la sicurezza del territorio: clicca qui il documento. Nell’udienza dell’otto ottobre, sempre nell’ “aula” della Casa di Quartiere, e in  streaming nazionale, sfileranno i  “testi e i  consulenti scientifici”: attivisti, medici, scienziati, avvocati di ISDECNR-IRSAWWFPfas LandMamme No Pfas. (vedi la locandina).

Il “verdetto”, assoluzione per non aver commesso il fatto oppure condanna per disastro ambientale e omessa bonifica con chiusura delle produzioni, potrà essere affidato ad un referendum popolare con votazione on line.

Tutte le falsità di Solvay sbugiardate.

Per quanto riguarda lo stabilimento di Spinetta Marengo (AL) tutte le falsità di Solvay sono sbugiardate da medici, scienziati, avvocati e attivisti  nelle due serate organizzate da Legambiente, Greenpeace e Movimento di lotta per la salute Maccacaro con la collaborazione di ISDE, WWF, Pfas Land, Mamme No Pfas, CNR-IRSA, Casa di quartiere.  Il  prossimo appuntamento: venerdì 8 ottobre, come da programma in locandina. 

La precedente serata è avvenuta il 1° ottobre con la proiezione di “The devil we know” film documentario investigativo sui rischi da Pfas, anticipata dalle relazioni di Claudio Lombardi (ex assessore all’Ambiente), Michela Sericano (Legambiente) e Lino Balza (Movimento di lotta per la salute Maccacaro).

Di quest’ultimo, cliccando sotto, è già fruibile il video. Tutta  la registrazione  dei lavori sarà prossimamente disponibile on line.

Limiti zero Pfas nel sangue: non si discute!

Tira e molla e lascia andare. Si discutono i limiti di contaminazione dei PFAS nelle acque. Chi tira come noi: devono essere zero. Chi molla come i governi e le amministrazioni giocando sulle percentuali: 0,1 % si e no 0,5% sì e no. Chi come Solvay se ne frega dei limiti. Meno attenzione c’è sui limiti Pfas in atmosfera dimenticando che, in numerosa compagnia, dall’acqua i pfas vanno in aria e ritornano in acqua, passando nello stomaco e nei polmoni di uomini e animali, nelle foglie e nelle radici.

Non sarebbe  perciò ammissibile  non parlare  dei Pfas nel sangue. I Pfas sono veleni tossico cancerogeni che non esistono in natura, li ha inventati l’uomo. Dunque  gli zero virgola nel sangue sono avvelenamenti. Punto e basta.  Dove le analisi li rintracciano: dunque bisogna eliminare consumi e produzioni. Ma Solvay non vuole rinunciare ai profitti e continua in Spinetta Marengo a produrre C6O4 e ADV  con la complicità della provincia di Alessandria. Ciò è criminale quando il contesto sanitario è quello delle indagini epidemiologiche:  tumori a Spinetta sono  fino al 50% superiori rispetto al resto della città. Clicca qui La Stampa.

Da lustri, e da almeno 14 anni con formali esposti, sto chiedendo alla Magistratura di intervenire. Mi ripeterò venerdì 8 ottobre  al Convegno organizzato da Greenpeace, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro: una Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv) con interventi anche di esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas.  Alla conferenza sarà propedeutica venerdì 1° ottobre alle ore 20,45 la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Continuano a crescere i Pfas (PFOA C6O4 ADV) nelle falde di Alessandria, sia all’interno che all’esterno della Solvay.

Valori di concentrazione altissimi nelle acque superficiali, sia nei valori massimi che nei minimi, e soprattutto per il cC6O4, ma già compromessi i sottostanti livelli intermedi e addirittura profondi. Attenzione. I valori soglia  “generosamente” (dovrebbero essere zero) indicati dal Ministero dell’Ambiente per il PFOA sono 0,5 µg/L e 0,1 µg per interazione acque superficiali. I valori soglia di cC6O4 e ADV -che dovrebbero essere ancora più bassi-  non sono presi in considerazione dal Ministero. 

I dati Arpa, riferiti alla campagna di monitoraggio di giugno-luglio 2021, evidenziano che all’interno del sito Solvay di Spinetta Marengo, per quanto riguarda il  livello più superficiale della falda (livello A): il  PFOA raggiunge il valore massimo di 68 µg/L (valore minimo 1,11 µg/L); il cC6O4 ha fatto registrare, tra i piezometri controllati da Arpa, la concentrazione massima di 739 µg/L (valore minimo 0,25 µg/L); in area interna è presente anche il composto ADV, con una concentrazione massima di 60 µg/L (concentrazione minima 0,24 µg/L). Limitatamente ai piezometri controllati da Arpa a dicembre 2020, i valori maggiori – nel livello più superficiale della falda (livello A) – erano stati registrati in uno stesso piezometro posto nel settore occidentale dello stabilimento (cC6O4 109, 41 µg/L e PFOA 21,7 µg/L). Rispettivamente, dunque,  di sette volte e di tre volte in più nel 2021 rispetto al 2020.  Addirittura un piezometro ha misurato 2 mg/l di cC6O4  !!

Per quanto concerne il livello intermedio dell’acquifero (livello B), i dati Arpa evidenziano internamente al sito la presenza di PFOA (valore massimo 0,47 µg/L), ADV (valore massimo 1,01 µg/L) e cC6O4 (valore massimo 0,45 µg/L). Infine, nel livello più profondo dell’acquifero (livello V), i dati Arpa mostrano presenza di ADV (0,15 µg/L) e cC6O4 (0,24 µg/L), valori che indicano una compromissione che sarà oggetto di ulteriore verifica.

Sempre più allarmante infine  il dilagare dei PFAS nel territorio all’esterno dello stabilimento:  nel livello più superficiale della falda il PFOA già supera abbondantemente e costantemente  il valore di 0,5 μg/L, il cC6O4 arriva a concentrazioni di  2,55 μg/L, il composto ADV-N2 a  concentrazioni  di 6,35 μg/L. Secondo Legambiente i dati pubblicati da Arpa relativi alle acque di falda dell’area che circonda lo stabilimento mostrano come i Pfas abbiano raggiunto un’area assai estesa della Fraschetta, già fino al Comune di Montecastello; il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa,  l’ADV addirittura di 63 volte.

Sugli scarichi in Bormida  (clicca il video) fa testo la relazione della dottoressa Laura Valsecchi di IRSA-CNR (clicca qui)

Last but not least stiamo verificando l’esposto alla magistratura di Milano per quanto riguarda  la situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate  dove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili PFAS.

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Solvay si fa beffe della Magistratura.

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega, si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. Clicca qui sul Sito: “Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo”. Clicca qui Legambiente sulle complicità della Provincia e del Sindaco di Alessandria, e sul Ricorso straordinario al Capo dello Stato  e al Tribunale Amministrativo Regionale.

Nuove manifestazioni contro i Pfas Solvay.

Dopo la manifestazione di GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro del 16 settembre davanti al tribunale (in concomitanza con il presidio a Vicenza per il processo Miteni), gli ambientalisti alessandrini con  sinergia  sono impegnati in una settimana di manifestazioni per lo stop ai Pfas (PFOA, C6O4, ADV) della Solvay di Spinetta Marengo (AL). 

Comincia il “Comitato Stop Solvay” e “Friday For Future” nell’organizzare al Laboratorio Sociale una Assemblea popolare per la serata del 26 settembre, dopo averla preparata nei due giorni precedenti partecipando alla Mobilitazione studentesca per la  giustizia climatica, con relativa Assemblea pubblica del pomeriggio, nonché nel corso di  una Serata musicale.

Proseguono GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro in collaborazione con Pfas+Land, Mamme No Pfas, IRSA CNR, ISDE WWF, con due iniziative alla Casa di Quartiere, precorse da un intenso volantinaggio di informazione.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Ma la Solvay continua a produrre Pfas.

La Miteni ha chiuso ma a Spinetta Marengo Solvay produce i cosiddetti “sostituti a catena corta”, C6O4 e ADV, scaricandoli in falda e in Bormida. Bioaccumulabili e mobili, negli effetti sono del tutto equivalenti, anzi peggio. Solvay li aggiunge al vietato PFOA che già sta inquinando l’area alessandrina. Infatti, importante, nel  video della  Conferenza finale del progetto LIFE PHOENIX (clicca qui), ascolta al minuto 20 la relazione della dottoressa Laura Valsecchi di IRSA-CNR

Bluebell chiede la testa di Ilham Kadri, amministratore delegato di Solvay.

L’analisi del Fondo attivista britannico su Solvay, si definisce ad  “un caso da manuale”: ”Nel dicembre 2019 la Cassazione italiana condannò Solvay per disastro ambientale, e già nel 1999 l’Oms individua le spiagge bianche di Rosignano come priorità nei punti inquinanti del Mediterraneo”. L’analisi infatti, specifica Bluebell,  è anche un paradigma di come il marketing ‘verde’ possa rischiare di stendersi come un velo di ipocrisia sui sacrosanti principi di rispetto per l’ambiente, gli impatti sociali e la governance delle aziende, che sempre più gli investitori pretendono nelle loro scelte, in tandem con i cittadini. Clicca qui.

Manifestazioni No Pfas davanti ai Tribunali di Alessandria e Vicenza.

Greenpeace, Legambiente, Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro in azione.

INVITO CONFERENZA STAMPA

Giovedì 16 settembre 2021, h.10.30, davanti  al Tribunale di Alessandria, Corso Crimea,

Greenpeace Gruppo Locale di Alessandria, Legambiente Ovadese-Valle Stura e Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro invitano i/le giornalisti/e alla conferenza stampa per illustrare le serate culturali “Pensando un Futuro Alessandrino + Sostenibile” del  1 e 8 ottobre, Casa di Quartiere, via Verona, Alessandria.

E’ previsto il collegamento con la manifestazione che si tiene a Vicenza davanti al Tribunale dove sarà in corso l’udienza del processo PFAS-Miteni (processo gemello di Alessandria in fase di avviamento).

Le serate culturali si svolgeranno in due giorni.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Dal Dossier “PFAS. Basta!” pag. 266

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega,  si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. 

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4. Né si dimentichi che  all’appello mancano ancora i dati, quelli dell’area interna allo stabilimento.

Il Dossier “Pfas. Basta!” del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In 267 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autoriIl ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega, si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo.

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4.

Tutti i documenti in Magistratura per il disastro ambientale della Solvay di Rosignano.

Non inganni l’immagine “caraibica” rispetto a quella “padana” di Spinetta Marengo: i reati dei processi Solvay di Alessandria e Livorno sono gli stessi.

Aggiorniamo la situazione ambientale, giudiziaria, sanitaria ed economica della fascia costiera livornese che avevamo descritto (clicca qui) nel febbraio 2020. Aggiorniamo a distanza di oltre un anno dalla drammatica epidemiologia del CNR sugli effetti Solvay, dal divieto di utilizzo dei pozzi di Rosignano, dal clamore del servizio di Rai 3 Report, dall’interrogazione regionale dei Cinquestelle, dall’allarme dell’emergenza PFAS che si estende in Toscana, dall’audizione della Commissione Ecomafie, dagli esposti del fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e del Movimento 5 Stelle. Il procedimento penale che ne deriverà non potrà che vertere sui reati di inquinamento ambientale e false comunicazioni aziendali.

Infatti, nella sua  campagna a metà tra ambientalismo e finanza contro lo stabilimento di Solvay a Rosignano, nel  2021 il Fondo londinese di investimento Bluebell, noto per le  iniziative avviate verso  Mediobanca, Leonardo, Hugo Boss e Lufthansa, ha partecipato (clicca qui) con Giuseppe Bivona all’assemblea  degli azionisti Solvay (11 maggio), ponendo 45 precise domande scritte alla amministratore delegato Ilham Kadri nel rivendicare bonifica dell’area di Rosignano, installazione di tecnologie per evitare gli scarichi chimici e cambiamento della formula di compensazione dei manager. Cioè a far  cessare uno dei maggiori disastri ambientali per durata ed intensità tutt’oggi in corso in Italia. Le risposte sono state quanto mai lontane dalla verità  e allarmanti. Al punto che Bluebell (clicca qui) le ha trasmesse a Roberto Cingolani ministro della transizione ecologica e a Stefano Vignaroli presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nonchè si presume alla Procura di Livorno. Le repliche di Ilham Kadri suscitano scandalo: clicca qui.

Dopo il servizio del Financial Time sugli scarichi, è seguito quello  di Bloomberg, il primo operatore mondiale  dell’informazione (TV, agenzia di stampa, radio, internet e pubblicazioni editoriali).