Solvay comunica: dal primo luglio 2021 basta Pfas.

Dunque per le popolazioni di Alessandria finisce l’incubo dello stabilimento  di Spinetta Marengo? Fermi, non precorriamo i tempi. La comunicazione di Solvay recita testualmente“Solvay ha annunciato oggi il lancio di nuove tecnologie non fluorotensioattive – Hylar® 5000S e Tecnoflon® LX – che saranno in piena produzione presso lo stabilimento di Solvay a West Deptford, NJ entro la fine di giugno 2021 A quel punto, Solvay non utilizzerà più coadiuvanti di processo fluorotensioattivi a West Deptford o in qualsiasi parte degli Stati Uniti”. Basta Pfas negli Stati Uniti. E in Italia? L’Italia è considerata chimica del terzo mondo: Solvay pretende l’autorizzazione di produrre Pfas C6O4 e ADV a Spinetta Marengo, costano meno e vanno bene nel mercato di noi sottosviluppati designati a sopportare il carico di morti e ammalati a cui ci lasciano condannare i nostri governanti. Per il mercato americano invece —esalta con massima enfasi il comunicato Solvay: clicca qui — “Il lancio di Hylar® 5000S e Tecnoflon® LX negli Stati Uniti è il culmine di una stretta collaborazione con i clienti e dello sforzo di innovazione per sviluppare nuove tecnologie senza fluorotensioattivi che soddisfino le esigenze di prestazioni dei clienti in modo più sostenibile. Dal 2019, Solvay ha quadruplicato i propri investimenti in ricerca e innovazione per sviluppare una nuova tecnologia di polimerizzazione che non richieda l’uso di coadiuvanti di processo fluorochimici della famiglia di composti PFAS”. Le alternative tecnologiche ai famigerati PFAS esistono, noi lo affermiamo da sempre, soprattutto quando minacciano la chiusura della fabbrica. Le alternative si realizzano là dove le Autorità le impongono, come negli USA. Lo precisa la stessa Solvay: “Le nuove tecnologie Solvay non fluorotensioattive consentono lo sviluppo di prodotti che i suoi clienti utilizzano in una varietà di applicazioni che supportano una società più sostenibile”. Una società più sostenibile per gli americani, non per gli italiani. Si vergognino i politici italiani, la Provincia di Alessandria che concede l’autorizzazione AIA e il Governo che non fissa “Limiti zero ai PFAS”. E anche i sindacati che con le loro ambiguità stanno condannando la fabbrica di Spinetta ad essere nel breve tempo  tecnologicamente superata e destinabile, sì, a chiusure.

Solvay da una bufala all’altra: i filtri che eliminano i Pfas.

Secondo il Vocabolario della Crusca il termine “bufala” deriva dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali per l’anello attaccato al naso. Una bufala è un’affermazione falsa o inverosimile, diffusa a prescindere da qualunque tipo di controllo di veridicità, sulla base del cosiddetto principio della “post-verità”. Si definisce anche “bufala mediatica”, quando la falsa notizia viene diffusa e amplificata dai mass media, intenzionalmente oppure involontariamente, a causa delle insufficienti verifiche sulle fonti della notizia.

La più grossa delle “bufale Pfas” propinate a giornali e istituzioni  dalla multinazionale Solvay è l’inverosimile innocuità sanitaria di C6O4 e ADV prodotti a Spinetta Marengo. Poi immediatamente contraddetta dall’altra truffa mediatica: quella dei presunti filtri che sarebbero in grado di  rilevare e trattare, gestire e monitorare i contaminanti Pfas nelle falde e  nelle reti idriche. La tecnologia di tali trattamenti dell’acqua è limitata al carbone attivo granulare (GAC), allo scambio ionico (IO) e alle tecnologie di osmosi inversa (RO). Innanzitutto non c’è la ben che minima garanzia che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti. Inoltre prevedono costi insopportabili data l’ampiezza del territorio inquinato e inquinante, si pensi solo alla vastità di frequenti cambi di membrane filtranti. A tacere dello smaltimento a loro volta dei solidi e dei liquidi di questi trattamenti: incenerimento? Dunque la sola soluzione è: “limiti zero” all’emissione dei Pfas in aria-acqua-suolo. Che tradotto nella realtà alessandrina, significa: chiusura delle produzioni C6O4 – ADV.

La pervicacia da Bruxelles di Solvay per le sue produzioni è dettata dagli enormi profitti che sarebbero garantiti dal ruolo di monopolista mondiale dei Pfas, proprio in quanto  molti Paesi ne hanno vietato la produzione e sono  alle prese con l’enorme problema di bonificare acque e terreni. Questione che nondimeno investe drammaticamente Piemonte (Solvay di Spinetta) e Veneto (Miteni di Trissino). Si valuti che per la bonifica l’amministrazione Biden ha annunciato più di cento miliardi di dollari di finanziamenti.

Solvay, per ragioni di profitto immediato, chiude gli occhi sulla calamità mondiale dei Pfas, che devono invece  al più presto essere messi al bando come DDT e amianto. Acclamati dal 1940 come prodotti chimici miracolosi per la loro elevata resistenza al calore e la grande tenuta, i Pfas per quelle stesse proprietà prodigiose si sono rivelati devastanti per ecosistemi e cancerogeni e mutageni per la salute umana. Si sono guadagnati il famigerato soprannome di “forever chemicals”: non si decompongono naturalmente e quindi si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano. Oggi li troviamo ovunque, salotto, cucina, bagno e acqua di rubinetto… Inquinano anche le coscienze di politici  giornalisti.

Sulla bonifica Pfas si muove il Partito Democratico.

Ma non quello piemontese. I consiglieri regionali veneti invece con un’interrogazione accusano la Giunta di non intervenire sulla bonifica del sito Miteni di Trissino: “si conclude la caratterizzazione dell’intera area oppure la messa in sicurezza sarà limitata alla sola barriera idraulica?”. Chiudere la partita con la sola barriera idraulica è insufficiente: l’ha detto anche il Commissario straordinario di Arpa Veneto davanti alla Commissione parlamentare Ecomafie  poiché non riesce a trattenere l’inquinamento derivante dal terreno sottostante il sito Miteni. E’ la stessa situazione di Alessandria, sottolineano i consiglieri, dove  la Corte di Cassazione sentenziò la condanna per disastro ambientale colposo; però la Solvay di Spinetta Marengo ancora oggi non ha provveduto alla bonifica -riparare le perdite e soprattutto rimuovere i terreni compromessi- bensì ha allestito la barriera idraulica come l’intervento meno efficace e meno costoso.

Ad Alessandria è la Solvay ad organizzare il consiglio comunale.

Prima parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS
Seconda parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS

Solvay ha preparato un servizio di propaganda aziendale e ha  commissionato al Comune di Alessandria di mandarlo in onda tramite convocazione di un apposito Consiglio comunale. Per lo show in streaming di martedì 15 giugno, Solvay ha confezionato cinque spot pubblicitari, con tanto di immagini, filmini e voci fuori campo, affidati ad una team di “esperti scientifici”, in realtà volti noti debitamente prezzolati per presentarsi quali “consulenti” in tutti processi penali: grazie alla loro “credibilità scientifica” hanno contribuito non poco alla condanna di Solvay per disastro ambientale conclusasi in Cassazione, e si ripropongono, fortunatamente, per il prossimo imminente procedimento penale. Nei processi non è prevedibile la falsa testimonianza per i consulenti, mentre rischia l’attuale direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, che però, come per tutti i direttori, fa conto che la condanna (sempre lieve) di reclusione per inquinamento -al posto degli amministratori- è lautamente  compensata dalla  retribuzione.

A sua volta il Comune, quale comprimari del truffaldino spettacolo pubblicitario, ha convocato i responsabili locali di Arpa e Asl che, per… brevità di esposizione, omettono di fornire i dati delle indagini epidemiologiche (record di morti per tumori) e delle indagini idrogeologiche (falde inquinate e acquedotti chiusi). C’è da dire che non tutti i funzionari dei sedicenti Enti di controllo appaiono utili idioti perché ad alcuni per i servizi resi si aprono le porte per promozioni in Regione.

Solvay ha stretto un patto d’acciaio con la Lega che regge le amministrazioni di Comune, Regione e Provincia. Del Comune abbiamo detto. La Regione evita di ordinare  i monitoraggi ecologici e sanitari ai quali invece l’omologa Veneto ha pur provveduto. Alla Provincia compete il ruolo di punta: autorizzare i cancerogeni Pfas (C6O4 e ADV), messi al bando in tutto il mondo, a inquinare aria e acqua fino alla foce del Po.

Solvay, non a torto, dà per sicura vincente la coalizione di destra: nel dibattito del cosiddetto “Consiglio comunale aperto” è palese l’assenza di una opposizione degna di questo nome, vuoi perché nella sudditanza a Solvay il PD ha la coda di paglia di trascorse maggioranze (perfino accusate in tribunale da Solvay di riscuotere tangenti da Montedison), vuoi perché un blando M5S rischia di azzerare quel poco di consenso raccolto localmente (vanificando il grande lavoro che sta facendo il parlamentare Zolezzi). Anche sui Pfas la sponda sindacale è una frana da quando la CGIL nel 2002 zittì la propria allarmante denuncia.

Il geologo nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, ha felicemente sintetizzato lo stato d’animo disgustato degli ambientalisti di fronte allo spettacolo comunale: un allestito banchetto di matrimonio (tra Solvay e politica) al quale siamo stati invitati e che respingiamo. Un banchetto comunque fra pochi intimi, consumato lontano dalla popolazione, ma per la pubblicità del quale  Solvay punta sulla compiacenza dei giornali (chi non ricorda le intercettazioni telefoniche della procura?).

Nel cosiddetto dibattito la cosa che impressiona di più è l’ignoranza. Regna sovrana fra i consiglieri nell’aula, tra chi si esprime con analfabetismo lessicale o con vuoti giri di parole fiorite. Negli interventi premettono tutti “sono ignorante” e lo dimostrano non avendo la minima conoscenza di cosa produce Solvay, come, quali rischi, quali danni, quanti morti e ammalati, quanti bambini. Non sanno neppure come si pronuncia: dicono Solvei. Invano avevo chiesto al Sindaco di stampare e distribuire ai consiglieri il nostro dossier “Pfas. Basta!” (250 pagine). Invano avevo invitato i consiglieri ad ascoltare l’impressionante udienza alla Camera del professor Carlo Foresta: uno scienziato internazionale, piuttosto che quei contafrottole dei consulenti Solvay. Ignoranti erano e ignoranti sono rimasti, affascinati dallo show Solvay, considerando il mio intervento una provocazione: cliccalo in audio sopra oppure qui in trascrizione. Non si può pensare che un Consiglio comunale siffatto produca un ordine del giorno che chiede la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dei PFAS.

I consiglieri comunali di Alessandria affronteranno sul serio la questione Solvay di Spinetta Marengo?

Voteranno una delibera per la chiusura del Pfas C6O4?

Ad Alessandria, martedì 15 giugno alle ore 20,30, è stato convocato un Consiglio Comunale tematico in seduta aperta sul caso Solvay. Il  “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” ha trasmesso al Sindaco  il dossier “Pfas. Basta” (250 pagine) con l’invito di stamparlo e consegnarlo a tutti i Consiglieri in quanto lo considera importante per la conoscenza storica e attuale della questione Pfas (PFOA, C6O4, ADV) Piemontese, Veneta e Nazionale. Sul Sito  della “Rete ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” sono consultabili oltre 400 articoli sul tema.

Tramite omonima Lista della Rete, tra i quali 23mila utenti anche i Consiglieri comunali e i cittadini alessandrini, segnaliamo inoltre i seguenti aggiornamenti (clicca i link):

Pfas, professor Carlo Foresta convocato da commissione parlamentare d’inchiesta su illeciti …

connessi al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. L’audizione del professore  Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Padova, direttore UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione, direttore della Banca di Crioconservazione dei gameti maschili,Membro del Consiglio Superiore di Sanità, potrà essere seguita da remoto sulla WebTV della Camera dei deputati. https://webtv.camera.it/ giovedì 10 giugno alle 13 per un aggiornamento relativo alle manifestazioni cliniche correlate all’inquinamento da PFAS, con particolare attenzione ai PFAS di nuova generazione, compreso il C6O4. All’ordine del giorno saranno affrontati i temi relativi a: relazione tra PFOA e sistema nervoso centrale, meccanismi di interferenza del PFOA sulla funzionalità degli epatociti– effetti del PFOA e del C6O4 sull’attivazione piastrinica.

Dordrecht, chi è vicino alla fabbrica Chemours non mangi verdure dell’orto. Salute a rischio

Il comune di Dordrecht ha informato per lettera 1700 residenti di Dordrecht, Papendrecht e Sliedrecht che coltivano frutta e verdura entro un chilometro dall’azienda chimica Chemours che  ha prima prodotto PFOA (fino al 2012) e poi è passata a GenX, i cui effetti sono  dannosi sul sistema immunitario e sulla riproduzione e lo sviluppo dei nascituri, nonchè cancerogeni. Saranno necessarie nuove ricerche per mappare la situazione attuale e analizzare le conseguenze per gli orti più lontani dalla fabbrica. Il nuovo parere dell’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM), arriva dopo un ampio studio di un rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del febbraio 2020.

PFAS. ASSESSORE BOTTACIN, “AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE ECOMAFIE. IN VENETO …

A differenza della Regione Piemonte, la Regione Veneto ha messo in campo una poderosa attività tecnico scientifico  esponendosi anche a decine di ricorsi da parte delle aziende per i limiti Pfas imposti solo dal Veneto. La scusa della Regione Piemonte è che i limiti allo scarico devono essere fissati dallo Stato. È sempre più urgente quindi che ci sia quanto prima una iniziativa nazionale in tal senso. Ogni giorno  -rileva  Bottacin-  continuiamo a rilevare presenze di sostanze inquinanti come cC6O4 o PFAS nel Po in quantità 2000 volte superiori a quelle rilevate nel sito Miteni. Su questo è evidente che la Regione non può intervenire, essendo sostanze che provengono da altre Regioni. Cioè dalla Solvay di Spinetta Marengo.

Cosa sono i PFAS, gli inquinanti delle acque del Veneto

Il  problema di inquinamento della Miteni è noto  dal 2013 e per cui dal primo  luglio ci sarà il processo. Ad Alessandria il problema è vecchio dagli anni ’90 del secolo scorso e, dopo la condanna di Cassazione, e dopo oltre  dieci anni di nostri esposti,  la data di inizio  date del nuovo processo devono ancora essere fissate.

Pfas in Piemonte, “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” chiede processo contro Solvay …

A Vicenza partirà il 1 luglio il processo a 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation accusati a vario titolo dell’inquinamento da Pfas. In Piemonte invece, con un sesto esposto al Procuratore capo Enrico Cieri, il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” torna  chiedere con urgenza  “l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay per disastro ecosanitario continuato e omessa bonifica, in violazione della sentenza 2019 della Cassazione, con l’evidenza dei reati relativi alla produzione e all’uso dei Pfas (PFOA – C6O4 – ADV) commessi – in concorso con le Autorità pubbliche – senza soluzione di continuità dagli anni ’90 ad oggi ad opera dello stabilimento di Spinetta Marengo.

L’allarme di Rete Ambiente: “Pfas e Bisfenolo riducono qualità dello sperma, volume testicoli e …

Oltre che per i PFAS, esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” anche per il Bisfenolo, altro interferente endocrino.

La polvere delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche

L’Arpa non si preoccupa di queste analisi pur sapendo che non si tratta di soli Pfoa C6O4 ADV Bisfenolo ma, in cocktail, anche di acido cloridrico e acido fluoridrico  che le centraline  attorno alla Solvay non misurano. 

La chimica che inquina l’acqua

Il disastro di Spinetta Marengo e quello di Trissino: due facce della stessa medaglia, intervista a Lino Balza.

Una pietra tombale sui PFAS.

Greenpeace sulle ciminiere di Spinetta. 1992: basta CFC. 2021: basta Pfas.

Nessuno può pensare che basti scendere in piazza per convincere le Amministrazioni regionali (tutte leghiste) a chiudere le micidiali produzioni di Spinetta Marengo: può farlo solo il Governo o la Magistratura.

Infatti, per porre fine alla calamità nazionale dei Pfas,  il Coordinamemto dei  Comitati di Vicenza e di Alessandria, appena costituitosi, affronta due livelli di scontro. Il livello nazionale è principalmente percorribile  nei confronti del  governo: che può mettere una pietra sopra i Pfas, anche se non la pietra tombale finchè non sarà avviata e conclusa la bonifica.  Ma per agire  sul governo e affermare  “Limiti Zero Pfas”, l’unica via è puntare sulla Commissione Ecomafie”, altre vie in epoca di Draghi è tempo perso.  Il secondo livello è quello giudiziario, in quanto i due processi di Vicenza e Alessandria sono “gemelli”, sinergici, dunque, senza farsi grandi illusioni (l’esperienza insegna) bisogna partecipare atto per atto, udienza per udienza, e perseguire l’esempio di Brindisi.

Il passato ci ha visto porre lo stabilimento di Spinetta Marengo -anche con gli esposti in magistratura- quale argomento principale dei mass media non solo locali: anche prima degli anni ’70 (lotte sindacali e anche ambientaliste) ma soprattutto dagli anni ’70 (lotte ambientaliste e deriva sindacale). Si può affermare che al giorno d’oggi non c’è nessun alessandrino sceso dalla culla che non sia ecosanitariamente informato del disastro: i tipi di inquinamento sono via via radicalmente cambiati  in meglio grazie alle lotte personali e di massa della “Rete dei Comitati della Fraschetta”,  ma con nuove complicanze (a tacere che i PFAS oggi sono un nulla a confronto dei  PFIB).

Fare di più rispetto al passato sarà il coordinamento piemontese e veneto, sulla scia dei grandi meriti dei vicentini che hanno avviato alla ribalta nazionale il caso Pfas. La questione Pfas è portata sulla scena non solo nazionale  dal Movimento di lotta Maccacaro grazie alla Lista della Rete dei Movimenti ambientalisti che raggiunge con 32mila utenti tutta la platea giornalistica e politica italiana.

Cinquestelle: la Magistratura fermi l’autorizzazione a produrre Pfas C6O4 a Spinetta Marengo.

Per quanto riguarda gli studi sui Pfas abbiamo più volte documentato le ricerche del professor Carlo Foresta del Consiglio Superiore di Sanità. A lui, in questa intervista, fa riferimento anche  Alberto Zolezzi  in veste di medico e soprattutto di membro della Commissione parlamentare Ecomafie. A sostegno che la produzione di Pfas dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo è incompatibile con la salute della popolazione, e dunque deve cessare, sono convergenti tutte le risposte dell’onorevole Cinquestelle, che scandisce: “Basta Pfas”.

Zolezzi innanzitutto sgombra il campo dai dubbi: “IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque) e CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) nel report presentato nel marzo 2021 scrivono che i nuovi PFAS -fra cui il cC6O4– sono analoghi ai vecchi”. Anzi, Zolezzi sciorina gli implacabili dati: “I nuovi a catena corta  sono più dannosi dei vecchi”, fino ad esclamare:  Chissà che succederebbe ai lavoratori Solvay con 2mila ng/litro!”. E non solo che cosa succederebbe ai lavoratori e ai cittadini alessandrini: “Vogliamo proseguire l’esperimento facendo bere questa acqua ai nostri figli in tutto il bacino Padano? L’acqua del Po viene captata per irrigazione anche a scopo potabile”. “Può un’azienda mettersi a produrre 60 tonnellate di PFAS? Rischiano di contaminarsi ogni anno 12 miliardi di metri cubi di acqua: lo stesso di volume idrico trattenuto ogni anno dalle piogge nel Nord Italia”. Un giogo eco sanitario inaccettabile per l’Italia: “Nessuno stabilimento europeo oggi produce PFAS e tanto meno con quella modalità di diluizione e rischio inquinamento”. Non solo, aggiunge Zolezzi: “I PFAS causano danni anche per esposizione aerea, in particolare si riscontra nei lavoratori  ma anche nei cittadini che abitano nelle zone limitrofe”. D’altronde la bioaccumulabilità dei Pfas è provata scientificamente: nelle mutazioni genetiche di vongole e pesci del Po e, proprio a Spinetta Marengo, nelle uova degli uccelli (clicca qui).

Dunque è incompatibile con la salute, è inaccettabile il Pfas C6O4 a Spinetta Marengo, Solvay lo sostituisca con sostanze alternative, come conferma Zolezzi“Mi risultano alternative per tutti i prodotti a base di PFAS e nessuno li produce più in UE”. Dunque la Provincia di Alessandria deve recedere definitivamente l’autorizzazione dell’aumento della produzione cC6O4 concessa a Solvay, la quale peraltro senza autorizzazione (verificherà la magistratura)  stava usando il C6O4 quanto meno dal 2009, secondo il nostro esposto. Zolezzi è perentorio: “l’Amministrazione doveva modificare l’atto dopo averlo ritirato in autotutela”. La Provincia aveva ignorato i limiti di sicurezza dell’ISS, quelli europei 0,1 microgrammi/litro, quelli veneti 0,09,  e ancor più che ISPRA si è espressa per un limite 0 di PFAS agli scarichi. I dati parlano chiaro. E la Provincia non doveva dare l’autorizzazione nelle modalità e nei termini chiesti dall’azienda”.

 Insomma Zolezzi non si sottrae alla domanda: com’è possibile che la Provincia abbia accettato in buona fede una richiesta di estensione della produzione del cC6O4 se non c’era un’autorizzazione precedente? Risponde con una accusa specifica: “E’ bene che la Solvay abbia ricevuto una condanna penale in Cassazione per l’inquinamento storico. Esiste un’ulteriore indagine in corso perché anche il cC6O4 esce dallo stabilimento in maniera importante. Spero che pure in questo caso la Magistratura metta una pezza. Non è possibile che basti una pioggia a inquinare e a mettere a rischio la salute dei lavoratori e dei cittadini. L’azienda produceva senza essere autorizzata e il cC6O4 finiva nei fiumi e nelle falde circostanti, questo doveva bastare a dimostrare inaffidabilità e a sospendere tutti gli atti”.

Sì, facciamo affidamento sulla Magistratura, ma il governo Conte col ministro Costa che non mantiene l’impegno “Limite Zero Pfas”, e il governo Daghi di cui M5S fa di nuovo parte? Zolezzi: “ E’ vergognoso che il Ministero della salute abbia detto di aver sospeso lo studio epidemiologico in Veneto, i risultati avrebbero potuto mettere una pietra sopra ai PFAS; bene che almeno il Ministero sia disponibile a studiare la salute dei piemontesi. Ricordiamo che i pesci dalle parti di Spinetta subiscono frequentemente inversione sessuale”. “La Commissione Ecomafie sta affrontando il lato sanitario della vicenda, grazie all’opera di quattro ottimi consulenti. Con la relazione che stiamo scrivendo credo daremo un supporto anche all’azione delle Procure che stanno indagando”.

Bene, Zolezzi, la magistratura blocchi subito l’autorizzazione del C6O4, però non può essere la magistratura, coi suoi tempi decennali, a togliere tutte le castagne dal fuoco, deve essere il governo mettendo una pietra tombale sui Pfas tramite “limite zero Pfas”. Certo, poi resterà il problema della bonifica. Però lascia perplessi nell’intervista la prospettiva: “Finanziamo la riconversione e la bonifica della Solvay di Spinetta, in questo momento i fondi non mancano a livello pubblico e privato: cosa aspetta la Solvay?”. Non siamo d’accordo, per noi è fermo il principio “Chi inquina, paghi”.

Clicca qui l’intervista integrale.

 

Sulle rive del Bormida i Pfas della Solvay ritrovati nelle uova degli uccelli.

Lo scarico Solvay: dal Bormida al Tanaro al Po fino all’Adriatico.

Clicca qui i video.

Gli scienziati del CNR Centro Nazionale di Ricerca /IRSA Istituto di Ricerca sulle Acque, lungo le rive del Bormida e nelle vicinanze degli scarichi della Solvay di Spinetta Marengo, hanno posizionato le casette per nidificazione di uccelli stanziali, come storni e cince, e in quelle uova sono stati trovati Pfoa e C6O4. Questa ricerca, per quanto clamorosa, dimostra inequivocabilmente quanto noi sostenevamo già di sapere. E cioè i Pfas  sono bioaccumulabili. Cioè passano attraverso la  catena alimentare: dal cibo inquinato (semi, frutti, lombrichi, acqua) al volatile, dal volatile all’uovo, dall’uovo al pulcino e via accumulandosi nelle proteine. Della catena alimentare fa parte anche l’uomo ovviamente, che si ciba di acqua, vegetali e carni inquinati da Pfas. L’immagine va alle già note mutazioni genetiche delle vongole e dei pesci del Po bisessuati. Clicca qui il Secolo XIX.

PFAS. Settimo esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Testimonianze in video e audio.

Nei sei esposti che abbiamo depositato presso questa Procura abbiamo sostenuto senza reticenze la condotta dolosa della Solvay, sia per la sua lunga conoscenza internazionale dei rischi derivanti dai PFAS, sia localmente per la consapevolezza altrettanto prolungata dei danni provocati all’ambiente addirittura verificati nel sangue dei propri dipendenti, reati a nostro giudizio senza soluzione di continuità, quanto meno dalla data di acquisizione della proprietà.

Queste tre accuse di dolosa coscienza  erano già comprese negli esposti del 2009. Coeve sono le due testimonianze allegate che chiediamo vengano messe agli atti del procedimento giudiziario in apertura.

La prima è l’audio (2010) al Convegno internazionale  20-21-22-23-24 aprile 2010, promoter Mountain Wilderness Italia – Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua –  Cipra Italia – Gruppo Abele – Ingegneria senza frontiere, presso l’Auditorium del Liceo Scientifico G.W. Leibniz di Bormio, con una relazione di Lino Balza dal titoloDal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla biodiversità e alla salute tra allarmi e silenzi”. L’audio è ascoltabile sul Sito del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  cliccando sotto.

La seconda è l’intervista in video (2010) di Lino Balza davanti allo scarico in Bormida delle  acque inquinate dello stabilimento di Spinetta Marengo (la piattaforma di scarico attualmente è assai occultata). L’intervista si compone di tre step: cliccali

Egr. Procuratori,

infine non può essere trascurato quale pubblicità mendace il recente opuscolo (clicca qui), distribuito a tappeto a dipendenti e residenti alessandrini, con cui Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”. (continua)

Solvay: noi siamo trasparenti come l’acqua e puri come l’aria.

Blitz della Procura alla Solvay di Spinetta Marengo 

Le indagini epidemiologiche fanno rizzare i capelli in testa prima ancora di essere completate. Eppure, con un opuscolo a tappeto distribuito a dipendenti e residenti, Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”.

Solvay nega che acido cloridrico (HCL), acido fluoridrico (HF), tetrafuoroetilene (C2F4) e perfluoroisobutene PFIB), che fuoriescono dalle ciminiere di Spinetta Marengo, ovvero tramite fughe di gas dagli impianti stessi, ammalino sangue e polmoni di bambini e adulti in quanto tali concentrazioni tossico oncogene sarebbero sotto i livelli di tolleranza: “sotto le soglie di non effetto”, praticamente innocue. Tolleranza quanto meno presunta. Presunta vuoi perché la centralina di controllo HCL e HF non viene fatta funzionare, come attestano le relazioni ARPA da noi prodotte in Procura. Presunta vuoi perché C2F4 e PFIB, altrettanto cancerogeni ma altresì letali in fase acuta, sono addirittura controllati dalla stessa Solvay: controllato e controllore coincidono. A tacere dei PFAS. Alla faccia di “trasparenza e condivisione”.  

 Ad eccezione di Solvay, non c’è più nessuno al mondo che neghi che i Pfas siano tossici cancerogeni mutageni. Esempio: nel latte materno Pfas nel 100% nei campioni testati, clicca qui). Per quanto ci riguarda, abbiamo documentato gli attestanti studi internazionali già dall’esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria nel 2009, e negli anni seguenti, fino agli ultimi sei esposti depositati nelle mani dell’attuale magistrato responsabile. Sono consultabili sul Dossier “Pfas Basta!” (chiedilo a lino.balza.2019@gmail.com).

Neppure Solvay può negare che le falde del territorio alessandrino sono impregnate di Pfas (PfoaC6O4ADV) mescolati a Bisfenolo nonché a cromo esavalente e altre 21 sostanze cancerogene non bonificate malgrado la sentenza di  disastro ecosanitario della Cassazione, e che un acquedotto è già stato chiuso. Né riesce a negare che i Pfas scaricati in Bormida nuotano nel Po tra i pesci che cambiano sesso fino all’Adriatico.

Neanche Solvay può negare che i Pfas sono a livelli inusitati nel sangue dei lavoratori (fino a 2.000 milligrammi per litro), e presumibilmente dei cittadini, né può più nascondere le relative cartelle cliniche  in quanto la Procura finalmente le ha sottoposte a sequestro poi che l’abbiamo imposto a colpi di  esposti fin dal 2009 con tanto di prove (fotocopiate) accluse. Va da sé che il monitoraggio del sangue -abbiamo sempre denunciato-  andasse e vada garantito dall’Ente pubblico.

Malgrado tutto ciò Solvay, nell’opuscolo patinato di verde che invitiamo a leggere: (clicca qui), azzarda due affermazioni che rappresentano le sue linee di difesa nel prossimo (2°) processo  per disastro ambientale e omessa bonifica: “Non è vero che a Spinetta si muore di più” e “Non è dimostrato il rapporto causa-effetto”. Consulenti  disponibili a sostenere le tesi non sarà difficile trovarli, basta pagare. Nell’opuscolo viene citato, come previsto,  il prezzato cattedratico  che per mestiere fa il consulente a difesa nei processi delle maggiori industrie inquinatrici italiane: emblematico il suo curriculum su internet (o vedi sul nostro Sito). Il responsabile della Comunicazione di Solvay gli ha raccomandato: guarda che l’opuscolo è destinato al volgo (così lo chiama). Ed Enrico Pira va giù di grosso e “argomenta” che siccome maschi e femmine non muoiono nella stessa misura  per gli stessi tipi di tumore si dimostra che “chi vive più vicino al polo chimico e vi rimane più a lungo non ha più probabilità di ammalarsi di altri”. “In ogni caso le relazioni degli inquinanti con le esposizioni ambientali non sono dimostrate”. Scusa, ma i tumori per entrambi i sessi sono proprio quelli caratteristici delle sostanze immesse nell’ambiente. “Una casualità geografica,  una variante statistica”. Non è proprio perché è invece dimostrato il rapporto causa-effetto, che tu, prof. Pira,  nascondi al “volgo” che i Pfas sono considerati una calamità mondiale e vietati, sanzionati con miliardi di risarcimenti come ben sa in USA la stessa Solvay? Naturalmente non è per la parcella che ti offri a misurarti  in tribunale con studiosi veri, come Philippe Grandjean  o  Linda Birnbaum o Amina Salamova o Carlo Foresta o Alberto Zolezzi eccetera lungamente citati sul nostro Sito e negli esposti in Procura (che ci legge anche in codesta breve nota): vedi Dossier.

Tramite decine di migliaia di copie e recensioni giornalistiche, fatta chiarezza su salute e ambiente e stabilito che Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo, l’opuscolo implicitamente conclude affermando l’innocuità del Pfas C6O4, la legittimità dell’autorizzazione AIA della Provincia e l’assurdità di chi, come noi, chiede la chiusura degli impianti inquinanti e la più severa condanna in tribunale.

Perché il Movimento di lotta per la salute Maccacaro sollecita l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay.

Acqua DOC Solvay distribuita davanti al Tribunale di Alessandria.

Con un sesto esposto al Procuratore capo Enrico Cieri (clicca qui il testo integrale), il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sollecita  l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay per disastro ecosanitario continuato e omessa bonifica, in violazione della sentenza 2019 della Cassazione (clicca qui), con l’evidenza dei reati relativi alla produzione e all’uso dei Pfas (PFOA – C6O4 – ADV) commessi – in concorso con le Autorità pubbliche – senza  soluzione di continuità dagli anni ’90 ad oggi ad opera dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Il quale, ancora di proprietà Montedison, già nel 1990 era stato sottoposto a processo a seguito delle mie denunce di ricorrenti scarichi PFOA in Bormida, ma dal 2009 al 2017 per i Pfas esso diventa l’oggetto principale dei miei esposti contro Solvay alla Procura della Repubblica di Alessandria al fine “di sanzionare le emissioni e le perdite; di vietare  gli scarichi in atmosfera e acque; di vietare d’urgenza la pesca in Bormida e Tanaro e Po; di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni del sangue ai lavoratori della Solvay esposti ai PFAS.  Ritenendo che  ci siano  danni ambientali e umani per scarichi per tutto il bacino del Po, emissioni e perdite, dunque reati della cosciente Solvay che neppure ora elimina i Pfas dalle lavorazioni, allego copiose risultanze del mondo scientifico internazionale nonché gli esami del sangue della Fondazione Maugeri di Pavia  e della Medizinisches Labor Bremen attestanti  valori di PFOA superiori ai limiti di legge addirittura in lavoratori non adibiti a reparti produttivi ma in laboratori di ricerca, e addirittura in una dipendente non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza: con il sospetto perciò che anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del PFOA ”.

Abbiamo poi integrato questo volume di documentazione con i sei esposti al nuovo procuratore capo Cieri e ai procuratori Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria, per conoscenza e competenza inviati a Prefetto e Commissione interparlamentare ecomafie. Complessivamente i volumi del depositato in Tribunale sono ragguardevoli, per fortuna l’informatica ci consente di sostituire il cartaceo: se ne immagini la mole valutando gli effetti matrioska dei “clicca qui” addirittura dentro ciascun “clicca qui”.  Ad esempio, compresi nelle oltre 230 pagine del Dossier “Pfas. Basta!” (clicca qui) che tratteggia la lunga storia dei Pfas (PFOA e C6O4 e ADV), a partire dagli anni ’90 dallo stabilimento Montedison – Solvay di Spinetta Marengo , tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché degli oltre 400 articoli sul Sito www.rete-ambientalista.it gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. La lunga storia delle connivenze, complicità, corruzioni, ignavie  di Comune Provincia Regione Governo Asl Arpa Sindacati  Giornali Magistratura.

L’intervento della Magistratura è sollecitato a maggior ragione per almeno sette ordini di urgenze.

Per l’aggravarsi della situazione sanitaria e idrogeologica.

Per la violazione della sentenza della Cassazione: reati di omessa bonifica e disastro ambientale continuato.

Per obbligare Solvay a rendere pubblici gli standard analitici di Pfas e Bisfenolo senza i quali è vanificata   l’identificazione delle sorgenti di contaminazione nonché della mancata risoluzione delle perdite.

Per contrastare le connivenze della Provincia e bloccare la produzione e l’utilizzo del C6O4.

Per arginare la manovre seguenti i ricorsi di Solvay al Tar del Piemonte.

Per collegare le sinergie con il processo in corso a Vicenza contro Miteni.

La Provincia di Alessandria inciucia con la Solvay i ricorsi al TAR.

Dopo l’audizione del presidente Gianfranco Baldi e del responsabile ambiente Claudio Coffano, la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” ha rivolto alla Provincia 3 accuse. Di aver concesso alla Solvay l’autorizzazione (AIA) per l’ampliamento della produzione del Pfas cC6O4. Di aver disposto limiti di emissione per nulla rigorosi invece quanto meno quelli più restrittivi indicati  dall’Istituto Superiore di Sanità e di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Di aver concesso nuova AIA benché Solvay producesse C6O4 senza vecchia AIA.

Insomma,  la Provincia prima concede a Solvay l’autorizzazione ad aumentare la produzione di cC6O4 (pur con dei paletti) poi si accorge che l’azienda lo aveva prodotto senza averne l’autorizzazione e la denuncia all’autorità giudiziaria tramite  Carabinieri del Noe, e la diffida dal produrlo.

Se si  considera che dal 2009, data del nostro primo esposto alla Procura, la Provincia fingeva di non conoscere che lo stabilimento di Spinetta Marengo usava (inquinando) i Pfas C6O4 e ADV, va da sé che l’attuale condotta incongruente della Provincia è sospettata di favorire nuovamente la Solvay. Infatti i contraddittori provvedimenti adottati  si prestano a strumentali ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale, tant’è che Solvay ne ha già prodotti due sostenendo la pregressa  legittimità dell’autorizzazione in maniera che una “temporanea” sospensiva del TAR le consenta -senza limiti di emissioni-  una  produzione di C6O4 “immediata”, ovvero a tempo indeterminato considerati i tempi della Giustizia amministrativa fino al Consiglio  di Stato.

Con i ricorsi, Solvay dunque si sta facendo beffe di Alberto Zolezzi, che all’audizione  della Commissione ha ribadito lo stop al C6O4, stop ritardato e ambiguo della Provincia, contro la quale l’onorevole  ha polemizzato: “Ma per quale motivo finora siete stati  sicuri che la salute dei lavoratori e dei cittadini di Alessandria, Spinetta e dell’intero Bacino Padano siano stati  sicuri?”. Qui potete visionare tutto il video.

Con i ricorsi dunque, soprattutto Solvay cerca di imbrigliare il procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria, che dunque sollecitiamo con urgenza. 

Pfas Veneto: il processo ambientale più importante d’Italia.

Soprattutto se entrerà in sinergia con il processo gemello di Alessandria contro di Solvay, che sta per partire. A Vicenza il Gup ha rinviato a giudizio 14 manager di diversa nazionalità dell’azienda Miteni e delle multinazionali Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors Group, oltre che la stessa Miteni di Trissino. L’accusa è di aver avvelenato con i Pfas (Pfoa ,GenX e C6O4) per decenni, senza soluzione di continuità, le acque sotterranee e di falda di oltre 300 mila abitanti delle province di Padova, Vicenza e Verona, provocando tumori, malformazioni, aborti e malattie del sistema cognitivo, ecc. La prima udienza in corte di assise il primo luglio. Le contestate sono centrate su reati dolosi e non colposi:  avvelenamento delle acque, disastro doloso, inquinamento ambientale bancarotta fraudolenta. Le parti civili costituite sono oltre duecento. Il processo continua una lotta avviata otto anni fa e animata in particolare  da “Mamme No Pfas” fin quando nel 2017 è scattata l’emergenza sanitaria, della quale sono state investite le istituzioni, dalla Regione al Governo. Fondamentale saranno le ripercussioni sulla enorme bonifica, con analogia con la vicenda Solvay di Spinetta Marengo.

Anche gli  avvocati di Miteni avranno l’impudenza di sostenere che non vi sono  certezze nel panorama scientifico sugli effetti nocivi delle sostanze perfluoroalchiliche per l’uomo, con la conseguenza di mancanza di volontarietà da parte degli imputati.

Di seguito, i più recenti “post” sul Sito della “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute , l’ambiente, la pace e la non violenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”.

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto. La posizione Cinquestelle in Parlamento.

A Spinetta Marengo la polvere sui mobili delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute. Gli omissis nelle autorizzazioni e gli alimenti avvelenati.

I biberon al bisfenolo. Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria  denuncia: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo.

L’allarme “Pfas e Bisfenolo riducono qualità dello sperma, volume testicoli e …

La chimica che inquina l’acqua

La polvere delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

Tra i media, sui Pfas si dà molto rilievo al loro inquinamento delle acque, giustamente, però è sottovalutato quello atmosferico. Eppure basta passare un dito sui mobili di qualunque casa di Spinetta Marengo per raccogliere uno strato di polvere, malgrado aver fatto le pulizie il giorno prima.

L’Arpa non si preoccupa di queste analisi pur sapendo che non si tratta di soli Pfoa C6O4 ADV Bisfenolo ma, in cocktail, anche di acido cloridrico e acido fluoridrico  che le centraline  attorno alla Solvay non misurano.  Eppure quelle polveri depositatesi indicano sostanze  che si  respirano in minuscoli frammenti  entrati nell’aria come polvere, e che possono interferire con il sistema endocrino e portare ad effetti dannosi per la salute, tra cui infertilità, diabete, obesità, crescita fetale anormale e tumori. Questa polvere gli spinettesi se la portano nel corpo tutto il giorno  ogni giorno, probabilmente con una media di 20 milligrammi ogni giorno secondo gli studi di  Anna Young del  Dipartimento di salute ambientale presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, nonché di Linda Birnbaum, ex direttrice e scienziata emerita del National Institute of Environmental Health Sciences e del National Toxicology Program. Dunque quelle  sostanze si trovano nel sangue e nelle orine dei cittadini, come verificabile da screening di massa che da anni chiediamo inutilmente di eseguire.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute.

Non c’è solo la Provincia di Alessandria che nega alla popolazione la conoscenza di fondamentali documenti inerenti la propria salute, ovvero l’accesso  integrale alla autorizzazione AIA concessa alla Solvay di Spinetta Marengo con ben 38 “omissis” per la produzione del micidiale Pfas cC6O4. C’era anche la Regione Veneto che ora però è stata condannata dal Tar: la popolazione inquinata da decenni ha il diritto di sapere i dettagli della contaminazione degli alimenti coltivati in zona, quali sono i prodotti più a rischio e la loro provenienza, con riferimento a tutte le dodici sostanze pfas che sono state analizzate. Analogamente ci si aspetta che la Magistratura alessandrina faccia altrettanto ordinando alla Provincia la desecretazione dell’AIA. Perché questi Enti nascondano i dati? E’ presto spiegato: non è escluso che la trasparenza del“Piano di campionamento degli alimenti per la ricerca di Pfas” riveli il reale impatto dei Pfas sulla catena alimentare veneta e costringa la Regione a riformulare lo stesso “Piano di sorveglianza sanitario”.

Tale revisione è quanto mai doverosa alla luce delle scoperte di correlazioni (prof. Foresta) tra Pfas e malformazioni nervose: già nelle fasi embrionale e di sviluppo cognitivo, fino al Parkinson.

I biberon al bisfenolo.

UE: al bando i biberon con bisfenolo

Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria riguarda il Bisfenolo, per il quale avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso.  Clicca qui il testo dell’esposto.

Aggiungiamo (clicca sopra l’audio) la storia di questo sostanza, che nacque come medicinale provocando malformazioni natali per trasformarsi nell’industria in altrettanto o peggior veleno. Infatti  ha iniziato una carriera da ingegnere nelle fabbricazioni dei policarbonati con una grande virtù: permette di ammorbidire la plastica,  il che ne fa un candidato ideale per palloncini, anatroccoli da vasca e altri giochi per bambini, se ne producono non meno di 3 milioni di tonnellate l’anno. I Bisfenoli sono da tempo considerati dagli studi scientifici estremamente pericolosi per la loro bioaccumulabilità in acqua aria suolo soprattutto quali interferenti del sistema endocrino, dunque teratogeni tossici e cancerogeni

Il Pfas C6O4 rinvenuto alla foce del Po. E dove sta la sorpresa dei giornali?

“Con ragione, dunque, per il Pfoa noi riteniamo trattasi di una emergenza non solo per Alessandria ma per il bacino del Po”: così la nostra associazione concluse il voluminoso esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Correva l’anno 2009. Nel 2021 gli smemorati giornali titolano la clamorosa sorpresa: “Il C6O4 rinvenuto nel Po a Castelmassa di  Rovigo”, e i parlamentari (M5S) interpellano il governo: “Urgente salvare i bambini di Spinetta, di Alessandria e della Pianura Padana”. Considerando che negli anni ’90 già denunciavamo le schiume scaricate in Bormida (affluente del Tanaro a sua volta del Po), è indubbio che qualche generazione di bambini non è stata salvata dai ben noti cancerogeni Pfas, prima dal PFOA e ora anche dal suo peggior sostituto C6O4. Nel passato Montedison i Pfas li scaricava dopo l’uso avendoli ricevuti dalla Miteni di Trissino (ancora oggi ammucchiati a Torre Garofoli di Tortona). Adesso lo stabilimento Solvay di  Spinetta Marengo è il solo produttore, e lo scarico segue le stesse vie fluviali oltre che inseguire le falde acquifere; d’altronde proprio la Miteni (chiusa nel 2013) aveva insegnato di scaricare direttamente in falda.

“A maggior ragione, sig. Procuratore, alleghiamo esami del sangue attestanti valori fuorilegge di Pfoa addirittura in lavoratori non adibiti direttamente nei reparti produttivi: con il fondato sospetto che anche gli abitanti sono esposti ai danni del PFOA”: questa denuncia del 2009 dovrebbe rimbombare nella coscienza di Arpa, Asl, politici, sindacalisti e giornalisti, che la ignorarono malgrado l’abbiamo ripetuta quante volte in tutti questi anni. Fa rabbia ricordare che girai l’Italia anche con conferenze dal titolo “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla salute tra allarmi e silenzi”, facendo nomi e cognomi degli inquinatori e dei complici, medici compresi. Non tutti finsero di non sapere, ad esempio l’amministrazione di Ferrara, verificato il Pfoa a Pontelagoscuro , si attivò (2010) “nei confronti  degli enti piemontesi (Regione e Arpa Piemonte, Provincia ed Asl Alessandria, Comune di Alessandria), affinchè Solvay, ivi situata, venga messa in condizione di cessare lo scarico di Pfoa nel fiume Bormida”.  E oggi (2021) si “scopre” il C6O4 a Castelmassa (Rovigo) che con Pontelagoscuro (Ferrara) distano 300 chilometri da Alessandria, all’ingresso dei 180 km² del Delta del Po?

Il disastro Pfas di Spinetta Marengo e quello di Trissino: due facce della stessa medaglia.

Clicca qui l’intervista su Fivedabliu.it.

Il 13 aprile nell’udienza preliminare a Vicenza il GUP ha deciso di riunire i due procedimenti penali contro MiteniMitsubishi, Icig di TrissinoQuindici gli indagatiLa parola alle difese. I reati contestati sino al 2013 a 13 manager sono avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato, aggravato perché  coscienti del danno e nascondendolo (dunque non dovrebbe essere dolo? n.d.r.). 6 di questi  + altri 2 sono indagati per reati di inquinamento ambientale (C6O4) dal 2013 al 2018.


 

Il Dossier “Pfas Basta!” (200 pagg.) è disponibile a chi ne fa richiesta a movimentolotta.maccacaro@gmail.com

Pfas e Bisfenolo riducono la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e la lunghezza del pene.

Gli studi scientifici americani (clicca qui) allarmano il declino della fertilità femminile ma soprattutto di quella maschile. Infatti  Pfas e Bisfenolo riducono  la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e incidono  sulla lunghezza del pene. Già era stato accertato l’aumento del tasso di aborto spontaneo. Le stesse anomalie genetiche da anni erano già state riscontrate in pesci, rettili e altre specie.  I Pfas (Pfoa, C6O4, ADV) in Italia sono  indagati in particolare per Piemonte e Veneto per la contaminazione di acque, suoli e aria. La presenza di Bisfenolo per lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (AL) è stata denunciata con esposto dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Analoghi studi sono stati compiuti in Cina. Greta Thunberg  e Erin Brockovich, paladine ambientali e attiviste avvertono: “In pericolo il futuro della razza umana.  La rapida morte e il declino dello sperma devono essere affrontati e devono essere affrontati ora. Semplicemente non c’è tempo da perdere”.

Solvay si difende con le unghie e coi denti a Livorno e Alessandria. E lunga mano sul maxiprocesso Pfas di Vicenza.


La chimica chiede troppo all’ambiente e alla salute.

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Lo sta seguendo il country manager nazionale Marco Colatarci, da Bruxelles guidato dall’AD Ilham Kadri, preoccupati non solo per i provvedimenti giudiziari di Livorno Alessandria ma anche in parallelo per il processo di Vicenza (prossima udienza il 13 aprile) “gemello” di quello piemontese. Ciò che lega Piemonte e Veneto sono i Pfas, presenti in tutti i settori merceologici e indistruttibili in acqua suolo aria, tossici cancerogeni teratogeni nel sangue dei lavoratori e dei cittadini:  una calamità ambientale e sanitaria mondiale. Denunciata in Italia (Alessandria) fin dagli anni ’90. –>(1)

Hanno sempre goduto la  politica omissiva e complice  delle istituzioni tanto la Miteni di Trissino (chiusa nel 2018) quanto, malgrado le nostre ripetute denunce,  la  Solvay di Spinetta Marengo. Quest’ultima è sgusciata via perfino da un processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, anzi gode dell’autorizzazione provinciale all’ampliamento del Pfas C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologici. –>(2)

Solvay è incurante degli ulteriori gravi allarmi Pfas che giungono dal mondo scientifico, ma è sotto la spada di damocle dell’imminente nuovo processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, per quanto si senta al riparo dello scudo protettivo della Provincia e amnistiata dai governi che non fissano limiti zero ai Pfas. –>(3)

Il colosso chimico non ha argomenti per controbattere le drammatiche risultanze scientifiche ed epidemiologiche, perciò “investe” nel mecenatismo affidandosi  alle compiacenze dei giornali per dare “grande”  risalto alla propria immagine pubblica. –>(4)

Ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte. Che, per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4, come rivendicano con le lotte  ComitatoStopSolvay, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. –>(5)

Finalmente si sono mossi gli indifferenti sindacati. Quanto meno nel Veneto, dove pur tardivamente hanno conseguito l’importante riconoscimento dell’Inail della malattia professionale per gli ex lavoratori che, ancor prima di migliaia di cittadini, hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue. Nella misura che in Piemonte abbiamo -prove alla mano- denunciato, inutilmente, fin dal 2008. Studi sui lavoratori morti sono assenti a Spinetta Marengo. –>(6)

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani. Anche a Vicenza i reati sono avvelenamento delle acque e mancata bonifica, e sempre con l’aggravante che gli imputati sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano,  dunque dovrebbero essere reati di dolo (il massimo della pena): il condizionale è d’obbligo in quanto la giustizia in campo ambientale è giustizia di classe  come documentato in Ambiente Delitto Perfetto (di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).   –> (7)

La storia giudiziaria tra Alessandria e Vicenza, per Solvay si intreccia con quella di Livorno, dove sono ben tre gli esposti in magistratura (WWF, Bluebell e M5S). Per procurarsi uno scudo penale e non affrontare i costi della bonifica del centennale disastro ecosanitario, Solvay ha infatti annunciato per Rosignano lo scorporo delle attività tramite bad company: struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso strumento  è ora studiato anche per Spinetta Marengo, come peraltro fu per la stessa Miteni. –>(8)

Si spiega allora perché Bruxelles abbia messo in campo il pezzo da novanta italiano, il Marco Colatarci che nel 2013 si presentò in aula al processo di  Alessandria  per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia ad Alessandria e Livorno, scarpe grosse e cervello fino. E a Vicenza, nel processo gemello di Spinetta Marengo, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche.  –>(9)

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

–>(2) Solvay si difende col condono dei politici.

Ilham Kadri amministratrice delegata Solvay

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Guidato dall’AD di Bruxelles, lo sta seguendo il country manager nazionale, inquieto per i provvedimenti giudiziari di Rosignano e Spinetta Marengo (AL). 

Iniziamo da quest’ultimo stabilimento, ovvero dalla questione Pfas che parallelamente si svolge nel processo a Vicenza per lo stabilimento (chiuso) della Miteni di Trissino.

L’editoriale di “Domani” (clicca qui)  usa proprio il termine “condono” per qualificare la politica omissiva e complice delle amministrazioni piemontesi, le cui ultime (leghiste) nel 2021 non bloccano il C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologi locali e gli allarmi internazionali, bensì la Provincia autorizza addirittura l’ampliamento della produzione del C6O4 dopo averlo tacitamente ammesso, condonato, per anni.    

–>(3) Amnistia? Fra ulteriori allarmi del mondo scientifico.

Solvay  all’indulto (estinzione della pena)  preferirebbe per il futuro l’amnistia (estinzione del reato): un compiacente Governo dovrebbe rinunciare -come fatto dalla provincia di Alessandria) a perseguire il reato, dunque, non fissando Limiti Zero PFAS,  dovrebbe consentire la produzione del Pfas C6O4 a Spinetta Marengo. Però pende la spada di damocle del Processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, e incalzano le proteste dei Movimenti sull’onda degli ulteriori allarmi che provengono dal mondo scientifico.

Gli studi dell’Università di Padova, sulle relazioni tra inquinamento da PFAS e anomalie congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e neurologici come l’Alzheimer, processo degenerativo del Parkinson, l’autismo e i disturbi dell’attenzione e iperattività, hanno infatti registrato importanti segni di accumulo di Pfas in diverse aree del tessuto cerebrale (Clicca qui)

Inoltre, sulla base degli studi epidemiologici, il team del professor Carlo Foresta, professore ordinario di endocrinologia dell’Università degli studi di Padova, in collaborazione con il dottor Luca De Toni , il dottor Andrea Di Nisio, e il professor Paolo Simioni,  hanno pubblicato gli esiti sull’importante rivista scientifica internazionale “International Journal of Molecular Sciences”: Lo PFOA nel sangue è in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, predisponendo così ad un aumento del rischio cardiovascolare: infarto cardiaco e ictus cerebrale. (clicca qui). 

Anche per quanto concerne l’aspetto della catena alimentare, sia in ambito animale che umano, suona sempre più l’allarme dopo lo studio delle mutazioni genetiche negli organismi acquatici effettuato dal Dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione e dal Dipartimento di biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con l’istituto di ricerca sulle acque del Cnr, appena pubblicato sulla rivista scientifica Environmental International. Tale studio illustra gli effetti della molecola Pfas C6O4, che avevamo denunciato già nell’esposto del 2009 al Tribunale di Alessandria come tossico cancerogeno teratogeno. Clicca qui

–>(4) Solvay difende la propria immagine pubblica.


Solvay ha a cuore la comunità

Solvay non ha argomenti per controbattere le drammatiche risultanze scientifiche, e non può certo affidarsi alle competenze di chi dirige la Conferenza dei servizi agli ordini della connivente Provincia, salvo esporsi al ridicolo (clicca qui).

Ilham Kadri, amministratrice delegata di Solvay, ha ordinato all’amministratore delegato di Solvay Italia, Marco Colatarci, di impegnarsi personalmente col mecenatismo, perciò mette mano al portafoglio  (un “investimento” di 75mila euro) e si affida  alle compiacenze dei giornali per dare “grande” risalto all’immagine del colosso chimico. Solvay  finanzia due borse di studio, in supporto al Clinical Trial Center dell’Azienda ospedaliera di Alessandria, per avviare la piattaforma digitale  delle “medical humanities”, ovvero l’innovativo percorso di cura che, in sintesi, si basa prevalentemente sul dialogo tra paziente e medico. Insomma telemedicina, applicazione della medicina narrativa come pratica di intervento. Il sindaco Gianfranco Cuttica partecipa alla sponsorizzazione ed esalta la capacità di Solvay di rapportarsi positivamente con il territorio: “Grazie o Solvay, è bello che le aziende sposino così il territorio”. Colatarci di rimando“Siamo convinti che questa è la strada giusta per lo sviluppo del sistema sociale”. Clicca qui

Considerate le disponibilità finanziarie (Solvay fattura 10 miliardi l’anno, Spinetta da sola quasi 1 miliardo) il mecenatismo non finisce qui. Altro ritorno di immagine: 100mila euro sono  investiti, pardon donati, per la realizzazione del centro vaccinale covid dell’ex caserma Valfrè. Giornalisti, fotografi, cineoperatori e politici ad applaudire il country manager Colatarci: “Siamo una coralità, una realizzata  comunità di intenti tra pubblico e privato”. Come si suol dire: siamo tutti sulla stessa barca. Infatti nella celebrazione non viene detto ma è sottinteso: Se ci bloccate il C6O4 altri soldi ve li potete scordare.

Chi (Comitato Stop Solvay) fustiga affinchè Solvay usi i soldi per finanziare uno screening sanitario della popolazione, finge  ingenuità : non è una questione di soldi, sarebbe autolesionismo.

–>(5) Legambiente: nel Recovery Plan via i PFAS da Veneto e Piemonte.

I mecenatismi  sono investimenti atti a saldare la dipendenza delle amministrazioni leghiste locali, ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo  dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica per l’Italia. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte, che per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4. Clicca qui

–>(6) Di Pfas muoiono per primi i lavoratori.

Alla Miteni di Trissino, tardivamente chiusa nel 2018, per decenni si è consumato, nell’indifferenza sindacale e politica, un caso di contaminazione industriale tra i più pericolosi d’Europa. Oggi, tramite il patronato Inca della Cgil del Veneto ma non del Piemonte, l’Inail riconosce la malattia professionale per gli ex lavoratori che hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue, anche quando manca (ancora) un danno funzionale. Quando questo si verificasse l’Inail li risarcirà. In attesa di riconoscimento il  diritto alla rendita per i superstiti.

Malgrado il grave episodio di inquinamento acque della Marzotto del 1976, Miteni (Mitsubishi-Eni ) ha nascosto (almeno dal 1990) e nessuno dentro e fuori la fabbrica si preoccupato degli allarmi che venivano dagli USA. Nessuno ma non il medico di fabbrica, lo stesso che garantiva per Solvay di Spinetta, che dal 2000  misurava la concentrazione di Pfas e Pfoa nel sangue dei dipendenti con livelli elevatissimi, fino a 22 mila volte più alti del normale: in media 20mila nanogrammi per litro di sangue, con picchi di 90mila. Nessuna denuncia di malattia professionale, ovviamente.

Lo Studio pubblicato nel 2019 da Merler e dal dottor Paolo Girardi sulle cause di morte degli ex operai Miteni ha riscontrato un raddoppio di cancro al fegato e di tumori linfatici ed emopoietici, un aumento della mortalità per diabete, cirrosi epatica, ipertensione e suicidi. Non risultano Studi analoghi per gli operai alessandrini.

Arriva nel 2013 la scoperta della contaminazione della  falda acquifera grande come il lago di Garda, da dove pescano gli acquedotti di 21 Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova, e un imprecisato numero di pozzi privati, 350 mila persone, destinate, stando alle proiezioni, a diventare 800 mila. Arriviamo all’udienza del  13 aprile 2021 per entrare nel vivo del maxiprocesso di Vicenza. Oltre ad avvelenare i lavoratori, Miteni con PFOA e C6O4 ha avvelenato anche l’aria, il terreno e la falda. Come sta avvenendo in Alessandria.

Ad Alessandria per evitare futuri costi giudiziari e di bonifiche, Solvay, sta pensando ad operazioni di scorporo, come fece Miteni  vendendo la fabbrica al prezzo simbolico di 1 euro alla lussemburghese Icig, e come sta facendo la stessa multinazionale belga a Rosignano.

–>(7) Solo nel 2021 il maxiprocesso di Vicenza, gemello di Alessandria.

Aula di giustizia?

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani.

Al processo di Vicenza sono 230 le parti civili: persone (150 le singole famiglie), istituzioni (tra cui il Ministero dell’Ambiente per la bonifica del sito e il  Ministero della Salute per il risarcimento delle spese sanitarie, e associazioni (con le solite opportuniste). Sono 15 gli accusati, 10 dirigenti stranieri tra Giappone Mitsubishi e Lussemburgo (Icig) e 5 amministratori italiani Miteni, per avvelenamento delle acque, disastro ambientale e sanitario, omessa bonifica e bancarotta fraudolenta. I reati sono avvelenamento delle acque superficiali e di falda, e mancata bonifica: con aggravante che sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano  dunque dovrebbero  -il condizionale è d’obbligo in questo sistema giudiziario- essere reati di dolo, il massimo della pena. I due pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner, insieme alle Parti civili, dovrebbero sostenere il dolo.

–>(8) Rosignano, come sbarazzarsi del disastro eco sanitario.

I caraibi di Rosignano “bitch”.

Da oltre un secolo Solvay ha sposato Rosignano concedendogli  il cognome e, come dote, un patrimonio di inquinamento impunito. L’unica voce ambientalista per anni dissidente si è infine inciuciata spegnendo i riflettori, che ora sono accesi grazie ai tre esposti alla Procura di Livorno del Movimento Cinquestelle (Francesco Berti e Silvia Noferi), del fondo di investimento internazionale Bluebell (Giuseppe Bivona) e del  WWF. In più, si è  inserita -come anche a Spinetta Marengo- la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (presidente Stefano Vignaroli). Esemplare, per l’analisi dettagliata, è l’interrogazione M5S al Consiglio regionale Toscana, che chiede anche l’intervento urgente del Ministero per la riconversione ecologica.

Solvay scarica direttamente a mare 250.000 tonnellate all’anno di solidi sospesi contenenti metalli pesanti come nichel, mercurio, cromo, cadmio, arsenico, e provoca una contaminazione dei terreni, nonché delle acque sotterranee (falda superficiale e falda profonda) da arsenico, mercurio, composti organoclorurati e Pcb”, ovvero i policlorobifenili, composti organici considerati inquinanti persistenti.

Acquiescenti i sindacati, i primi i bersagli degli inquinamenti sono i lavoratori esposti ai vapori indoor/outdoor, con  i pozzi ad uso irriguo delle abitazioni ubicate nelle immediate vicinanze del sito, le acque superficiali del fiume Fine, le acque superficiali del Mar Ligure (spiagge bianche di Vada) ovvero l’arenile “caraibico” dove scarica il Fosso bianco.

Piuttosto che affrontare i costi della bonifica di questo disastro ecosanitario, Solvay ha annunciato per Rosignano l’organizzazione dell’attività in una struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso  tentativo di sbarazzarsi del problema ambientale con uno scorporo, una bad company, procurarsi uno scudo legale, è ora studiato anche per Spinetta Marengo.

–>(9) Solvay mette in campo il pezzo da novanta italiano.


Marco Colatarci, il volto sano e contadino di Solvay Green.

A Bruxelles il consiglio di amministrazione della multinazionale è preoccupato dei procedimenti penali italiani e, come sempre, non si fida delle coperture del nostro sistema politico, così l’amministratrice delegata Ilham Kadri affida al numero uno il compito di gestire in prima persona anche l’immagine del colosso chimico. Marco Francesco Colatarci è il Country Mgr (Dirett. Gen.) presso Solvay in Italia, legale Rappresentante del Gruppo in Italia, membro di CdA ed AS di Società operative, Responsabile Funzionale ed Amministrativo dei Processi Gestionali, Direttore di Sito del Centro Direzional, insomma è presidente  con delega delle diverse società del Gruppo nel nostro Paese: Solvay SA, Solvay Specialty Polymers Italy Spa, Solvay Chimica Italia SpA, Solvay Solutions Italia Spa, Solvay Cytec Mondovì Srl, Solvay Energy Services Italia Srl. Infine è Vicepresidente di Federchimica.

Trentadue anni di esperienza in azienda, nei momenti critici Colatarci non si tira indietro. Nel 2013 si presentò in aula al processo ad Alessandria contro Solvay per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Lo gnorri fu promosso. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia, scarpe grosse e cervello fino. Ad Alessandria Livorno è in prima fila mediatica con iniziative di mecenatismo e interviste, e ingaggia sofisticate troupe televisive (clicca qui un video) per dare volto e voce alla  magnificenza  di una azienda “punto di riferimento nell’ambito della chimica a livello mondiale”, “fiore all’occhiello della chimica delle specialità”, “campione mondiale dell’economia circolare”, “pronta alla sfida della sostenibilità ambientale ed economica”, “insomma lavoriamo bene con il rapporto collaborativo delle Amministrazioni”. E a Vicenza, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche nel processo gemello di Spinetta Marengo.

Ridere per non piangere. Scienziati e generali made in Alessandria.

Come noto, Gianfranco Lorenzo Baldi, presidente della Provincia di Alessandria, per dimostrare l’innocuità del Pfas C6O4 che ha appena autorizzato alla Solvay di Spinetta Marengo,  avrebbe ordinato al dirigente della Conferenza dei servizi, Claudio Coffano, quale Scienziato, di condurre un importante esperimento scientifico: ogni giorno mangiare un chilo di vongole con C6O4 a dimostrazione che gli scienziati dell’Università di Padova sono dei coglioni a dichiararne -anche con studi sulle ostriche- la pericolosità comprese le mutazioni genetiche agli organismi acquatici.

Ora, segretamente, ha promosso Coffano anche Generale dello Stato Maggiore della Polizia Provinciale. Lo scienziato-generale, tra una cozza e l’altra, dovrebbe riferirsi ai  sistemi di neutralizzazione PFAS praticati dall’esercito americano, rapportarsi con i pari grado USA, all’insaputa di ‘sto Antoine Lavoisier, e, di concerto con gli strateghi Solvay, individuare la localizzazione in provincia di un inceneritore PFOA C6O4 ADV Bisfenolo (pardon: termovalorizzatore) aggiuntivo di quello presente all’interno dello stabilimento di Spinetta.

Finalmente, oltre a Lavosier, mettiamo a tacere anche quell’altro rompiballe del prof. Carlo Foresta che adesso ha tirato anche fuori  Parkinson e Alzheimer.

C6O4 la toppa Pfas peggiore del buco PFOA.

Per quanto concerne l’aspetto della catena alimentare, sia in ambito animale che umano, suona sempre più l’allarme dopo lo studio delle mutazioni genetiche negli organismi acquatici effettuato dal Dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione e dal Dipartimento di biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con l’istituto di ricerca sulle acque del Cnr, appena pubblicato sulla rivista scientifica Environmental International. Tale studio illustra gli effetti della molecola Pfas C6O4, che avevamo denunciato già nell’esposto del 2009 al Tribunale di Alessandria come tossico cancerogeno teratogeno. Clicca qui

I consiglieri regionali: “Serve un monitoraggio urgente per il C6O4”. No, non sono della Regione Piemonte ma del Veneto. In Piemonte il C6O4 è addirittura autorizzato alla Solvay dalla Provincia di Alessandria. Clicca qui.

Solvay di Bruxelles  e Provincia di Alessandria

Solvay mette i a rischio i controlli delle autorità di vigilanza  ambientale sulla presenza del  C6O4. I Verdi accusano. Clicca qui 

Medici ed esperti studiano le  Strategie di intervento sanitario a seguito dell’esposizione da PFAS. Clicca qui

Ridiamoci su per non piangere.

  1. Mentre l’Onu chiede la messa al bando totale dei PFAS, la Provincia di Alessandria, a firma dello scienziato Coffano, dà dei coglioni agli scienziati internazionali e non chiude il pfas C6O4 a Spinetta Marengo bensì autorizza alla Solvay l’ampliamento della produzione. Lo fa con una Determinazione Dirigenziale che, come per tutti i drammi, si conclude con una frase farsa:  “Siccome Solvay ritiene che le informazioni siano riservate, la presente determina non può essere resa pubblica nella sua forma integrale per ragioni di tutela della proprietà intellettuale, di riservatezza industriale e commerciale, perciò non deve essere soggetta a pubblicazione. Si prescrive quindi alla Solvay di produrre una versione epurata di tali informazioni inerenti la descrizione dell’impianto per la pubblica consultazione”.  Ridiamoci su per non piangere. “Si prescrive”: si ordina alla Solvay di  epurare censurare quello che le pare ad ambientalisti e opinione pubblica. Finchè non ci mette le mani la Magistratura.
  2. Gianfranco Lorenzo Baldi, presidente della Provincia di Alessandria, avrebbe  ordinato al dirigente della Conferenza dei servizi, Claudio Coffano, di condurre un importante esperimento scientifico: ogni giorno mangiare  un chilo di vongole con C6O4 a dimostrazione che l’Università di Padova sono dei coglioni a dichiararne la pericolosità

L’ONU chiede la messa al bando totale dei Pfas.

Il gruppo di esperti ONU del Comitato di revisione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti  chiede la messa al  bando totale  degli acidi perfluoroacrilici PFAS (PFOA, PFOS, C6O4): le diffusissime sostanze chimiche alla base Teflon  delle padelle antiaderenti, indumenti impermeabili, imballaggi,  tappeti, schiume antincendio ecc, veleni nelle falde e negli acquedotti,  veleni  presenti  nel sangue dei lavoratori e dei cittadini e collegati a una gravissima serie di rischi per la salute tra cui cancro, malattie del sistema immunitario e problemi di sviluppo nei feti ecc. I PFAS sono al centro del più grande scandalo di contaminazione dell’acqua potabile del secolo, scoppiato dagli Stati Uniti  all’Australia all’Italia: in Italia dal 2008 per la Solvay di Spinetta Marengo e dal 2013 per la Miteni di Trissino; i processi sono in corso ad Alessandria e Vicenza.

Ancor più del PFOA, il C6O4 provoca mutazioni genetiche agli organismi acquatici.

Come avevamo per il tossico cancerogeno teratogeno Pfas PFOA già evidenziato nelle nostre denunce del 2009, le mutazioni genetiche negli organismi acquatici (es. cambio sesso nei pesci) dal Bormida al Po avvengono anche per le vongole. La conferma procede dalle analisi dell’Università di Padova per il  C6O4, il sostituto Pfas che Solvay vuole addirittura incrementare a Spinetta Marengo come innocuo. Anzi, la ricerca dell’Università  afferma che il C6O4  altera «in modo significativo, e per alcuni versi ancora maggiore del Pfoa, i processi biologici» delle vongole, le “sentinelle biologiche” delle acque. 

Nel cocktail con i Pfas c’è anche il Bisfenolo.

Sarebbe grave sottovalutare che alla Solvay di  Spinetta Marengo, nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV), tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. E precisamente il Bisfenolo AF della “sporca dozzina” dei teratogeni-tossici-cancerogeni “composti fluorurati organici” ormai segnalati come una calamità mondiale. Il Bisfenolo  è stato oggetto del nostro esposto all’Arpa (clicca qui) e soprattutto del nostro 4° esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, e per conoscenza al  Prefetto di Alessandria e alla Commissione parlamentare ecomafie Clicca quiEbbenel’Arpa ha dovuto confermare la presenza del Bisfenolo ma, poverina, prima della nostra denuncia non lo aveva mai cercato nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni. Con l’apertura del procedimento giudiziario la Procura di Alessandria non ha certo mancato di approfondirne tutti gli elementi omissivi e probanti.

Straordinaria manifestazione popolare No Pfas a Vicenza.

Ad una settimana dalla manifestazione anti Solvay ad Alessandria, maxi mobilitazione per l’udienza del processo gemello del 22 marzo a Vicenza contro la Miteni di Trissino. Pfasland, l’organo di informazione di Let’s stop Them/crimini ambientali, comitato di redazione interdisciplinare, sito per promuovere giustizia, ambiente e sociale a partire dalla questione Pfas, organizza un doppio appuntamento, domenica 21 marzo dalle 15 e lunedì 22, di manifestazione e presìdi. Ci sarà un vero e proprio accampamento, smontato prima del coprifuoco, con una serie di dibattiti fuori dal tribunale, con avvocati, parti civili, Vittime, attivisti, associazioni, sul tema dell’inquinamento da Pfas. Grande appuntamento per giornali, televisioni, documentaristi (sarà presente una troupe condivisa del regista americano del film Genx: a chemical cocktail e del regista italiano Chemical Bros).

Clicca qui l’intervista a Lino Balza. Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Prossima manifestazione davanti al tribunale di Alessandria.

La prossima manifestazione si svolgerà necessariamente davanti al Tribunale di Alessandria. Che è diventato l’interlocutore fondamentale dei Comitati, dopo che su di esso è stata scaricata la responsabilità di fermare gli impianti inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo. Cambio di strategia per tutti dopo che la connivente Provincia ha annunciato la definitiva autorizzazione AIA a Solvay per il tossico e cancerogeno Pfas C6O4. Questa ha rappresentato la prima  mossa della lunga partita a scacchi che la casa madre belga intende concludere con lo scacco matto ai Movimenti  risoluti per la fermata dei famigerati Pfas (C6O4 e ADV) che stanno – secondo le tragiche indagini epidemiologiche e idrogeologiche – proseguendo la devastazione sanitaria e ambientale  avviata dal famigerato fratello Pfoa, a tacere del Bisfenolo e degli altri 21 veleni mai bonificati in falda, acquedotti e atmosfera. (continua)

Straordinaria manifestazione No Pfas a Vicenza.

Ad una settimana dalla manifestazione anti Solvay ad Alessandria, maxi mobilitazione per l’udienza del processo gemello del 22 marzo a Vicenza contro la Miteni di Trissino. Pfasland, l’organo di informazione di Let’s stop Them/crimini ambientali, comitato di redazione interdisciplinare, sito per promuovere giustizia, ambiente e sociale a partire dalla questione Pfas, organizza un doppio appuntamento, domenica 21 marzo dalle 15 e lunedì 22, di manifestazione e presìdi. Ci sarà un vero e proprio accampamento, smontato prima del coprifuoco, con una serie di dibattiti, fuori dal tribunale, sul tema dell’inquinamento da Pfas.

“Nei giorni mondiali della poesia, dell’acqua e di San Benedetto, patrono d’Europa, occuperemo lo spazio della Piazza del Tribunale di Vicenza. Dal pomeriggio alla sera di domenica, la mattina del giorno dopo, staremo a parlare tra di noi, attivisti, cittadini, gruppi, associazioni, con momenti centrali di “assemblea distanziata” (fisicamente, ma non sul tema) in un grande cerchio, dando appuntamento a giornali, televisioni, documentaristi (sarà presente una troupe condivisa del regista americano del film Genx: a chemical cocktail e del regista italiano Chemical Bros). Ripercorreremo tutta la storia del grande inquinamento da Pfas, ovvero sia della grande contaminazione del Veneto centrale, chiamando voci, amici, attivisti di altri territori (Padova, Venezia, Spinetta Marengo), presentando al pubblico, in uno “spazio comune”, le istanze e i protagonisti stessi del processo, per meglio conoscersi reciprocamente: daremo la parola agli avvocati, alle parti civili, alle persone colpite, alle molteplici diverse componenti del movimento. Alle ore 17 faremo il punto su bonifica, nuovi acquedotti, incenerimento, collegato ambientale (limiti/messa al bando pfas), analisi sangue e alimenti, progetti di ricerca (con ricercatori universitari presenti).”

“Installeremo una specie di campo base “alpinistico”, con vari punti/persone di riferimento, per informazioni e scambio di materiale, per valorizzare le relazioni e le connessioni, quasi un prepararsi a scalare simbolicamente, l’indomani, l’Everest del diritto: il crimine ambientale e i suoi risvolti sociali (tema che sarà l’oggetto specifico dell’«udienza di riunione fascicoli» prevista per il giorno dopo)”.

“La notte ad elaborare il materiale, la mattina pronti all’azione finale, tutti insieme, in cordata. Ma per arrivare a ciò, il momento di comunità più importante sarà il tardo pomeriggio di domenica quando (ore 19), con una grande orazione civile strutturata a più voci, chiameremo la poesia a difenderci dalla prepotenza delle carte bollate. Chiameremo la poesia dialettale, l’avvocato e Poeta Ernesto Calzavara con i compagni di poesia Giacomo Noventa e Romano Pascutto, a difenderci dall’arroganza dei potenti. La poesia dimenticata, insubordinata alle logiche del profitto, esiliata dai nostri territori – concludono gli organizzatori – sarà la nostra arma contro la devastazione, la violenza, il Potere con la p maiuscola”.

I Movimenti in piazza mentre Solvay avvia lo scacco matto per il PFAS. Ma se la Procura…

La partita ora si svolge in Tribunale. Anche se non c’è più stato il tempo, soprattutto in epoca covid, di spostare il 13 marzo davanti al palazzo di giustizia di Alessandria la manifestazione organizzata di fronte alle sedi di Provincia e Comune. Pochi giorni avanti infatti la connivente Provincia ha annunciato la definitiva autorizzazione AIA alla Solvay di Spinetta Marengo per il tossico e cancerogeno Pfas C6O4. Questa ha rappresentato la prima  mossa della lunga partita a scacchi che la casa madre belga intende concludere con lo scacco matto ai Movimenti  risoluti per la fermata dei famigerati Pfas (C6O4 e ADV) che stanno – secondo le tragiche indagini epidemiologiche e idrogeologiche – proseguendo la devastazione sanitaria e ambientale  avviata dal famigerato fratello Pfoa, a tacere degli altri 21 veleni mai bonificati in falda, acquedotti e atmosfera.

Dunque, invece di fermare C6O4 e ADV, prima mossa: la Provincia,  che (con Comune e Regione) bada ai voti leghisti e alle relazioni industriali, rilascia l’AIA e scarica la patata bollente ai tribunali affermando:  “Visto che la Procura ci ha avviato contro, sulla scia della sentenza di Cassazione e sulla spinta dei Movimenti, procedimento penale per disastro ambientale e omessa bonifica, si assuma perciò la Procura la responsabilità di fermare gli impianti”. Altrimenti – ha studiato Bruxelles – andiamo avanti con le mosse successive, cioè il processo di primo grado, poi quello di appello e poi di cassazione; passano cioè almeno altri dieci anni e noi con l’AIA provinciale,  il minimo di  manutenzione e l’occhio opaco di Arpa e Asl e sindacati, nel frattempo consolidiamo i profitti sfruttando gli impianti fino all’osso, tanto la gente è assuefatta agli inquinamenti che peraltro noi spergiuriamo inesistenti. Infine, ultima mossa, saremo capaci noi di chiudere gli impianti. 

Per il dopo scacco matto, cioè per non pagare la bonifica, è già pronta la mossa del cavallo, collaudata a Livorno per lo stabilimento di  Rosignano analogamente sottoposto a  procedimenti giudiziari per catastrofi ambientali. Consiste nello scorporo in una nuova società, una legal entity scollegata dalla casa madre, un nuovo soggetto industriale su cui scaricare le  responsabilità processuali.

Nello schema scacchistico di Solvay sono da valutare due variabili. Una è che il ministero della transizione ecologica fissi limiti zero alle emissioni dei Pfas: equivalente all’automatica fermata degli impianti. Eventualità assai improbabile perché già disimpegnata dal precedente ministero per l’ambiente (addirittura grillino). L’altra preoccupa la multinazionale belga sulla base dell’eclatante emergenza sanitaria ed ecologica: la fermata degli impianti inquinanti da parte della Procura: già oggi, prima di aprire il processo, senza attendere altre “pistole fumanti”.  C’è il precedente dell’Ilva di Taranto.

Perciò da oggi l’interlocutore principale per noi, con ComitatoStopSolvay e Legambiente, diventa il Tribunale di Alessandria, davanti al quale è facile prevedere le prossime manifestazioni popolari che magari ripetano quella del 23 marzo a Vicenza. A maggior ragione se è vero quanto afferma la Provincia (clicca qui) di essere d’accordo con i PM Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria. 

L’assessore all’Ambiente che insegna come chiudere la fabbrica di Spinetta Marengo.

Impressiona, nel 2021, l’intervista a La Stampa di Ezio Guerci, ex assessore PCI all’Ambiente di Alessandria, che riscrive la storia alla stregua del romanzo di Orwell. Si vanta di aver avuto il coraggio – a differenza degli attuali amministratori – di bloccare le produzioni inquinanti dello stabilimento Montedison (oggi Solvay) di Spinetta Marengo. Da quale pulpito viene la predica! E vorrebbe insegnare ai gatti ad arrampicarsi.

L‘affermazione infatti non ha alcuna rispondenza con i fatti storici. In realtà, Guerci mise in scena col sindaco Giuseppe Mirabelli una pagliacciata: così la definii sui giornali dell’epoca. La sceneggiata, con titoli drammatici a sei colonne sui giornali La Montefluos costretta a chiudere 900 dipendenti sospesi dal lavoro, infatti scoppiò come una bolla di sapone: nessun impianto fu fermato, l’inquinamento proseguì più forte di prima. In quale scambio consistette la trattativa fra Comune e Montedison? L’ex sindaco non può più rispondere, l’assessore potrebbe scoprire gli altarini…  (Leggi tutto)

Sequestrate le cartelle cliniche dei lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo.

Il bisettimanale di bisdisinformazione di Alessandria se ne guarda bene dal ricordare che nel 2009 aveva omesso di comunicare ai lettori che nel nostro esposto alla Procura avevamo denunciato la presenza di valori enormi di Pfoa nel sangue dei lavoratori dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: valori tossici e cancerogeni secondo le documentate rilevanze scientifiche internazionali allegate. Secondo noi le cartelle cliniche rappresentano la “pistola fumante” del reato di dolo.  Nel suddetto articolo, Il Piccolo si premura a nascondere che, dal 2009 fino a pochi mesi fa, non ha menzionato mai i nostri ripetuti esposti che sollecitavano la Procura a sequestrare le cartelle cliniche nascoste da Solvay. Anzi, avrebbe potuto pubblicare i certificati di analisi, e non lo ha fatto. Come vogliamo chiamare l’assistere passivamente a un atto colpevole che si dovrebbe impedire, tacito consenso o tolleranza? Scontato che non si è gravati da obbligo giuridico, non c’è invece nessun dubbio sul reato deontologico che commette chi avrebbe l’obbligo di fare informazione. A tacere del codice etico di un giornale che non nomina mai e poi mai il nome di chi da cinquanta anni rappresenta, a proprie spese, l’antagonista per antonomasia dei fatti e dei misfatti del polo chimico spinettese. Va dato invece atto che questa Procura sta facendo quello che gli inquirenti passati non hanno mai fatto.

Si sdoppiano gli stabilimenti Solvay a Livorno e Alessandria per non pagare le bonifiche.

Bruxelles vuole mani pulite in Italia.

Certe decisioni, che riguardano l’Italia,  non possono che essere prese a  Bruxelles. Noi, che mastichiamo un po’ di francese, ne capiamo più di quanto viene biascicato nei corridoi di Bollate, da dove sfuggono le notizie. Il segretario CGIL di Alessandria, Franco Armosino, invece ha orecchiato qualcosa negli ambienti sindacali notoriamente inaffidabili e ha equivocato che si parlasse di chiusure allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, e pronto ha offerto la baratteria con la localizzazione del deposito nucleare nazionale. In realtà si dovrebbe parlare di scorpori. Infatti, dalla casa madre belga della Solvay, la manager franco-marocchina Ilham Kadri sta completando la  nuova strategia avviata con le dismissioni e vendite di Porto Marghera (HF e HFC) e Bussi sul Tirino. Previo il conforto di membri del Congresso e delle agenzie di rating, Kadri con il Country Manager  Italia Marco Colatarci sta mettendo a punto gli scorpori, alla luce dei procedimenti giudiziari per catastrofi ambientali che si stanno abbattendo su Rosignano  e Spinetta.

A Rosignano (clicca qui) quindi  ha già annunciato l’adozione di misure “per organizzare la sua attività relativa alla produzione di carbonato di sodio e derivati in una struttura legale separata, controllata dalla capogruppo”. In pratica un’altra società, pronta ad assumersi le responsabilità degli effetti di un secolo di scarichi (sulle “piagge caraibiche” tonnellate di mercurio, arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, di cloro etano). Per la multinazionale  l’obiettivo ufficiale  è rafforzare “la trasparenza dei risultati finanziari ed operativi e l’attribuzione di responsabilità, in linea con il mandato di ottimizzare ritorni e generazione di cassa, aumentando nel contempo la flessibilità di possibili future scelte strategiche”. Obiettivo che possiamo tradurre: per non pagare la bonifica, scorporo della Business unit Soda ash end derivates in un nuovo soggetto industriale.

L’antiphōna per scaricare la bonifica, a Spinetta canta la stessa musica: “scorporo in una nuova società, una legal entity scollegata dalla casa madre”. Riguardo al Pfas C6O4 che gioco forza andrebbe eliminato, si tratta di individuare la filiera giusta fra le linee produttive di Monomeri fluorurati (TFE HFP), Monomeri speciali (PMVE PPVE PFBD), Polimeri fluorurati: plastomeri (Algoflon  Hyflon  Polymist) ed elastomeri fluorurati (Tecnoflon), Fluidi fluorurati: Fomblin, Galden Solvera Fluorolink, Polimeri speciali: Aquivion, Solvene. La valvola di compensazione sarebbe la “cinesizzazione”: gestione e interscambio con il modernissimo sito di Solvay a Changshu in Cina strategicamente annunciata da Michael Finelli che ha preso il  posto di Augusto Di Donfrancesco alla guida della divisione Specialty Polymer. Nel contempo resterebbero a Spinetta anche da sciogliere i nodi “condominiali” con Edison della centrale termoelettrica e con Arkema dell’impianto trattamento fluidi che scarica i veleni in Bormida. Il direttore dello stabilimento, Andrea Diotto, possiederebbe una bozza di piano che potrebbe illustrare prima della manifestazione del 13 marzo ad Alessandria davanti al Comune.

Il C6O4 è il peggiore dei Pfas.

Spinetta e Alessandria sono nella morsa di un molteplice ventaglio di inquinanti. Un disastro ambientale acclarato da una sentenza passata in giudicato che costringe la popolazione a convivere con una situazione su cui ora pesa una seconda inchiesta della Procura alessandrina che indaga, insieme ai Carabinieri del Noe, per un’ipotesi di disastro ambientale (bis) e omessa bonifica. Clicca qui l’intervista al prof. Carlo Foresta membro del Consiglio superiore di Sanità.

Bonifiche ancora a zero.

Su 41 Siti di interesse nazionale, quelli in cui i procedimenti di bonifica sono fermi allo 0% sono 13 per quanto concerne i terreni , e 16 per quanto riguarda la falda. Il totale è di oltre 200mila ettari tra terra e mare contaminati a causa delle attività antropiche svolte nel corso del XX secolo e, in alcuni casi, ancora in essere. Questa è l’eredità lasciata dai grandi gruppi industriali di un tempo, poi convogliati in società come Eni, Edison, Enel, Total, Api, Arvedi, Snia, Caffaro, Solvay, ArcelorMittal(continua)

I veleni della Solvay penetrano nelle case dalle cantine. I bambini i più a rischio.

Facciamo il punto sulla partita a scacchi che si gioca sulla pelle degli alessandrini. Manifestazione il 13 marzo.

La falda che scorre sotto Spinetta Marengo, compromessa dal disastro ambientale acclarato dalla sentenza della Cassazione del dicembre 2019, rilascia in superficie i cancerogeni cloroformio, tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc. E lo fa introducendo i suoi “vapori” anche attraverso le fondamenta delle abitazioni. Gli accertamenti dell’Arpa sono iniziati l’anno scorso. La popolazione avvelenata è quella del sobborgo alessandrino. Questi accertamenti sono nell’ambito delle campagne di monitoraggio dei composti fluorurati in aria e ambiente, che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” da mesi chiede (formalmente via PEC) all’Arpa di rendere pubblici per tutto il 2020, e non solo fino a luglio. (Clicca qui).

A sua volta, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Piemonte, Sean Sacco, completa il quadro dell’ecocatastrofe con ulteriori dati (clicca qui) evidenziando i drammatici risultati dell’indagine epidemiologica (incrementi di rischio del + 75% per mesoteliomi pleurici, + 90% per i sarcomi ecc. ) che va appunto completata oltre ai confini comunali. Si pensi che in Veneto si sta studiando anche l’associazione tra l’esposizione ai Pfas e le competenze cognitive e socio emotive dei bambini residenti nella zona rossa: è più che un sospetto di danni se consideriamo le rovinose evidenze già accertate in gravidanze ed esiti neonatali. (clicca qui)

Al culmine dei nostri esposti (clicca qui), la Procura di Alessandria ha finalmente avviato procedimento penale contro Solvay in violazione della sentenza di Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Per questo ultimo reato è evidente il fallimento, ad esempio, del Progetto operativo di bonifica per fasi riduzione cromo esavalente (terreni insaturi Area 2 Sottoarea 2b) approvato dal Comune di Alessandria e certificabile dalla Provincia, per il quale Solvay ha fornito garanzie finanziarie.

Con provvedimento immediato, insieme a ComitatoStopSolvay e Legambiente abbiamo chiesto almeno di fermare le produzioni del pfas C6O4 (appena autorizzato dalla Provincia). Solvay stessa ammette la chiusura, addirittura della fabbrica, ma non subito: il tempo di spremerla fino in fondo, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo e il ministero della transizione… transiga sui “Limiti zero pfas”. Clicca qui.

Alcuni politici e sindacalisti fingono di accettare perfino la chiusura dello stabilimento in cambio della localizzazione nell’alessandrino del deposito nucleare nazionale. In realtà puntano alla contemporanea presenza. Clicca qui.

Intanto alla procura di Livorno Vittorio Spallasso, che segue il processo di Alessandria, con il  fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e M5S ha presentato esposto contro Solvay per l’inquinamento della costa tirrenica di Rosignano. Il processo Pfas contro Miteni riprenderà a Vicenza il 22 marzo. Il prossimo 13 marzo ad Alessandria manifesteremo in piazza contro la squallida partita a scacchi che si sta giocando sulla pelle di lavoratori e cittadini.

Sulla chiusura della Solvay di Spinetta Marengo.

Il polo chimico nel bel mezzo del paese

Solvay  dice di essere costretta chiudere Spinetta Marengo: senza i Pfas le produzioni gamma algoflon non sono più economicamente competitive. Non c’è ragione per non crederle osservando il mercato e soprattutto la bufera che si sta scatenando nel mondo contro i tossici e cancerogeni PFAS che imperversano in tutti i settori merceologici, dai biberon all’astronautica. Ovvio il parallelo con Eternit e Ilva. Dunque la chiusura è una eventualità reale e non una minaccia, come sembrano interpretarla i succubi sindacati con il ricatto all’opinione pubblica dei posti di lavoro in pericolo. Finora la minaccia aveva pagato grazie alla complicità di politici e giornali  e all’inerzia della magistratura, e soprattutto nascondendo gli scheletri nell’armadio (cartelle cliniche e dati epidemiologici). Finalmente la Procura di Alessandria è intervenuta, dopo oltre dieci anni di esposti che avevano posto fine al pfas PFOA ma non ai sostituti C6O4 e ADV. L’accusa è disastro ambientale e mancata bonifica in barba alla precedente sentenza della Cassazione. Di conseguenza Solvay ammette la chiusura. Però Bruxelles pensa: chiusura ma non subito, prima spremiamo fino in fondo la fabbrica, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo. A sua volta il ministro della transizione ecologica (continua il lungo articolo).  

Ma qui si sta morendo. Anche di Pfas.

Il comunicato concernente i PFAS della Solvay, che riceviamo dal M5S del Piemonte (clicca qui) è condivisibile laddove apprezza l’intervento della Procura di Alessandria che il “Movimento di lotta per la salute  Maccacaro” sollecita da sempre e con ben cinque esposti ultimamente.  E’ condivisibile per la parte che denuncia l’immobilismo e l’assenza della Giunta regionale per il biomonitoraggio umano e l’indagine epidemiologica dei lavoratori e della popolazione: rivendicazioni che, per quanto ci riguarda, datano quanto meno dal 2008. Aggiungiamo anche le indagini aria-acqua-suolo, ovvero la bonifica alternativa alle chiusure di impianti.

Però ci sono responsabilità che non sono bene messe in rilievo da Sean Sacco capogruppo regionale M5S, Susy Matrisciano Senatrice M5S,  Michelangelo Serra e Francesco Gentiluomo consiglieri comunali M5S Alessandria. I quali non riflettono sulle date (quanto meno andrebbe consultato il nostro Dossier, disponibile a richiesta). Responsabilità appunto ad iniziare quanto meno dal 2008 quando magistratura, arpa e amministrazioni ignorano il nostro esposto in procura che allarma sui Pfas PFOA, C6O4 e ADV. Dunque è quanto meno dal 2008 (e non dal 2012-13 come dice il comunicato M5S)   che mancano i monitoraggi dell’Arpa, fino al 2019 per il C6O4 e per l’ADV fino a pochi giorni fa.

Infine stupisce anche che nel comunicato non si associno a quella della Regione le responsabilità della Giunta provinciale di Alessandria che, in concorso con Comune e Regione, reiterizza addirittura nel 2020 a Solvay l’autorizzazione a produrre C6O4. A tacere che il ministro all’Ambiente, di nomina Cinquestelle, si è rimangiato l’impegno di fissare LIMITI ZERO PFAS: un crimine all’ambiente che non sarà certo emendato  dal nuovo ministro… per la transizione ecologica. Transizione? Ma qui si sta morendo! Ho riempito ben quattro libri di articoli (L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza) a forza di accusare quanti nei decenni hanno sulla coscienza le Vittime della catastrofe ecosanitaria di Spinetta Marengo.

Scoperti nuovi Pfas cancerogeni ad Alessandria. Scoperti? Ma se è almeno del 2008 che li denunciamo.

E’ dimostrato nelle centinaia di pagine de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza” che i morti e gli ammalati elargiti dal polo chimico di Spinetta Marengo stanno sulla coscienza (se ce l’hanno) di molti: non solo di manager (che in fondo fanno il loro sporco mestiere) ma anche di politici (ignoranti o briganti) e di giornalisti (ignavi o prostituti). Anche i magistrati hanno fatto la loro parte: quelli inquirenti che hanno buttato nei cassetti i nostri esposti  e quelli giudicanti che hanno lasciato a piede libero gli assassini e rilasciato all’azienda ulteriore  licenza di uccidere (si legga “Ambiente delitto perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).

Nel 2019  si è concluso in Cassazione il processo al culmine personale di  tanti successi parziali di una lotta  che mi è costata quasi mezzo secolo di battaglie (e rappresaglie). A questo processo, deludente sotto l’aspetto delle pene agli inquinatori  e dei risarcimenti alle Vittime, è rimasta la coda della bonifica.

Dal 2019 abbiamo come associazioni e comitati tempestato la Procura di esposti (gli ultimi cinque del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” al procuratore capo Enrico Cieri: clicca qui), finchè in questi giorni è stato aperto un fascicolo per disastro ambientale e omessa bonifica  con relativi perquisizioni in stabilimento, cartelle cliniche top secret dei lavoratori, avvisi di garanzia e perizie. Altro che bonifica, un filone dell’inchiesta riguarda l’inquinamento che senza soluzione di continuità avvelena suolo aria acque di falda e acquedotti, e gonfia  le pur parziali indagini epidemiologiche di morti per cancro. Nelle analisi sono state tracciate nuove sostanze cancerogene (i Pfas C6O4 e ADV): bella scoperta! è da almeno il 2008 che le abbiamo denunciate negli esposti!

Per quanto riguarda il filone della bonifica, omessa anzi aggravata da Solvay e  di nuovo negletta  dalle  complici Amministrazioni (anzi, la Provincia ha appena ri-autorizzato il C6O4), il Ministero dell’Ambiente, in esecuzione della sentenza della Cassazione, dovrebbe a maggior ragione imporre a Solvay tempi modi costi della bonifica. Se non l’ha fatto finora il ministro grillino dell’Ambiente, figuriamoci il superministro industrialista della transizione ecologica.

La Provincia non molla neppure dopo l’intervento della Procura.

La Procura di Alessandria ha avviato un procedimento giudiziario contro Solvay per disastro ambientale e omessa bonifica  ma la Provincia non dà segnali di revocare l’autorizzazione alla produzione del Pfas C6O4.

I dati scientifici internazionali, i dati locali epidemiologici e idrogeologici ci sono, come evidenziati dai nostri esposti (a cominciare dal 2008 per arrivare agli ultimi 5 del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”)  e sono inconfutabili. Il “Comitato Stop Solvay” (clicca qui) -nel ribadire 4 azioni irrinunciabili- ironizza fingendo stupore perchè Claudio Coffano, responsabile del settore Ambiente della Provincia di Alessandria, non operi come dovrebbe secondo il sano principio di precauzione iniziando finalmente a salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini di tutta la Provincia, dimostrando che il tempo della sottomissione a Solvay è finito.

Sappiamo tutti che la politica, per dirigere una Conferenza dei Servizi, più che puntare al sapere scientifico, ad elevati studi scolastici, a specializzazioni post laurea, a dottorato di ricerca, stage, esperienze di specializzazione, master ecc., si assicura l’obbedienza cieca e assoluta. Chi decide realmente alla Conferenza dei servizi di Alessandria, chi dirige il “gioco” è la giunta di Gianfranco Baldi (ex commerciante e artigiano nel settore dell’arredamento: tutt’altro che scienziato), allineata a quelle altrettanto leghiste del Comune e della Regione, tutte culo e camicia con Solvay. Si può ribattezzare “Conferenza dei servi”. E’ scandaloso ma è così.

Clicca qui Legambiente: sospendere le produzioni.

“I documenti segreti di Solvay: sapeva dei danni dei Pfas ma non ha detto nulla”.

Così i giornali  –oggi- titolano (chi in buona fede) quello che noi abbiamo denunciato alla magistratura nel 2008, e che per anni abbiamo ripetuto negli esposti, fino al precedente del 31 gennaio 2021 al procuratore capo Enrico Cieri presso il tribunale di Alessandria. Nel presente esposto (il quinto in questo periodo) chiediamo di intervenire dopo la conferma che viene dalle autorità USA: “Solvay ha deliberatamente mantenuto segreti i dannosi studi sulla tossicità e quindi ha attentato alla salute pubblica. Nascondere questi dati  ha consentito e prolungato l’uso di PFAS, mettendo in pericolo in modo significativo la salute umana e l’ambiente”. Ieri oggi domani.  A fronte del palese dolo, dunque chiediamo di nuovo alla Procura di intervenire innanzitutto sequestrando le carte cliniche dei lavoratori secretate presso la Solvay di Spinetta Marengo (AL): clicca qui.

Lo stato di contaminazione Solvay secondo l’Arpa?

Avevamo avanzato formale richiesta (via PEC) della Relazione 2020 dell’Arpa riferita alla Solvay di Spinetta Marengo (clicca qui). Gli episodi di inquinamento nell’anno trascorso non hanno fatto che accrescere le forti preoccupazioni sui sistemi di controllo che avevamo espresso a Magistratura ed Enti locali, nonchè all’opinione pubblica. Ancora nulla ci è stato consegnato. Per quanto riguarda le attività di (presunta) bonifica, ovvero messa in sicurezza, non conosciamo  più di quanto risultava a metà 2020, ad esempio: “In Area 1, le acque di falda, non oggetto di bonifica in nessuna delle aree sorgenti di Cromo VI, sono ancora contaminate per via di sorgenti di contaminazione non ancora bonificate. Area 2b, non avviata  bonifica vista la presenza contestuale di contaminazione da Cromo VI, Piombo ed Arsenico negli stessi terreni.  Area 3, l’inquinamento  è ancora da caratterizzare. Per quanto concerne le acque di falda interne ed esterne allo stabilimento, compromesse per la presenza di numerosi inquinanti come evidenziato in più studi e procedure, dal 2010 è stata messa in funzione una barriera idraulica  che non può garantire in tutte le condizioni meteoclimatiche, sulla base delle analisi già compiute da Arpa e da Solvay, il contenimento delle acque inquinanti.