Sfatiamo il tabù che il capo dello stato debba essere di sinistra.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica la Presidenza della Repubblica (per sé o per Ignazio Benito La Russa) in quanto “in Italia ci sono stati solo presidenti di Sinistra”.  In realtà, dei 12 presidenti della Repubblica, il solo che può essere definito di Sinistra è stato Sandro Pertini. 3  erano filo monarchici, De Nicola, Einaudi e Segni, i primi due è certo che votarono per la monarchia al referendum del 2 giugno 1946; De Nicola, Gronchi e Einaudi avevano votato anche la fiducia al primo governo Mussolini. Leone fu eletto con il contributo dei parlamentari dell’MSI. Scalfaro era un classico DC. Ciampi un super tecnico. Saragat, socialdemocratico, fu posto come spaccatura dei riformisti rispetto alla politica estera del PCI. Cossiga fu sottoposto dal Pci a procedura di messa in stato d’accusa (impeachment) accusato di “attentato alla Costituzione”. Il secondo mandato di Napolitano fu votato da praticamente tutto il Parlamento, compreso il Pdl che non lo aveva votato al primo mandato, così come il secondo Mattarella non fu votato solo da Fratelli d’Italia.
Comunque, i 12 presidenti si dichiararono antifascisti. Come da Costituzione. Sostennero l’intangibilità dei valori costituzionali e della democrazia parlamentare. Valori che questa destra di Almirante non sembra garantire.

Difendiamo il territorio.

Torre Milano: assolti gli imputati, resta il nodo della legalità urbanistica Edificata sulla base di un titolo illegittimo e in contrasto con norme statali fondamentali, ma a carico dei responsabili difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso sia colposo…LEGGI L’ARTICOLO >
 Entro il 2030 i data center dell’intelligenza artificiale consumeranno quanto il Giappone Nel 2025, lo studio Onu stima che i data center mondiali abbiano consumato 448 TWh di elettricità: l’equivalente di un paese all’11° posto a livello globale per consumo di energia..LEGGI L’ARTICOLO >
Piemonte, sul bando “pulizia fiumi” tecnici e ricercatori chiedono il ritiro del provvedimento CIRF, CISBA, docenti e ricercatori contestano la Delibera di Giunta Regionale che prevede 94 interventi di estrazione di inerti nei corsi d’acqua piemontesiLEGGI L’ARTICOLO > 
Foreste urbane per ridurre l’impatto delle ondate di calore Raggiungere almeno il 30 per cento di copertura arborea potrebbe diminuire significativamente l’impatto delle temperature elevate nelle città italiane, secondo uno studio condotto dal Cnr-Iret in collaborazione con il College of Environmental Science and Forestry della State University of New York, pubblicato sulla rivista Npj Urban Sustainability… LEGGI L’ARTICOLO >
Incendi boschivi: nel 2025 aumenta la superficie andata in fumo. Necessario investire nella prevenzione ISPRA aggiorna i dati sugli impatti dei grandi incendi boschivi sugli ecosistemi. Meridione e Isole maggiori le aree più coinvolte. Interessata una superficie pari alla provincia di Pistoia. Oltre il 30% della superficie totale bruciata è all’interno di aree protetteLEGGI L’ARTICOLO >
Pianificazione urbanistica: legittimo il ritorno a suolo agricolo delle aree edificate e non attuate Il contenimento del consumo di suolo giustifica l’ampia discrezionalità del comune nella perimetrazione del territorio urbanizzato, senza che rilevino le pregresse destinazioni d’uso o l’avvenuta demolizione di vecchi fabbricati… LEGGI L’ARTICOLO >

250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Modello per eccellenza della democrazia liberale in Occidente. Modello sostenibile?
 
Il modello socioeconomico si è rivelato in questi 250 anni un vantaggio per gli Usa ma un problema per il pianeta. Gli USA sono il 4,5% della popolazione mondiale e consumano il 40% delle risorse, quasi dieci volte di più di quanto dovrebbero per indice demografico, mentre restituiscono al pianeta il 25% dei rifiuti. Per il Third World Resurgence, “è un modello semplicemente insostenibile: gli statunitensi consumano quasi il 40% delle risorse del mondo e ne recuperano solo l’1%”.
 
L’insostenibilità si è mantenuta, negli ultimi 80 anni, con il dominio incontrastato del Dollaro nel sistema internazionale valutario e in quello degli scambi, in particolare nel mercato energetico globale e nel controllo militare della sfera planetaria tramite circa 800 basi militari disseminate lungo tutti i principali transiti internazionali.
 
Secondo la Banca Mondiale gli USA contano 40 milioni di poveri, due milioni di senza tetto e una inflazione crescente. Il Paese più ricco produce sempre più poveri e sempre più ingiustizie. Nel Paese dove vive il 41% delle persone più ricche dell’intero pianeta, un terzo della popolazione (107.000.000 di persone) è senza un tetto sicuro e fatica a far fronte alle necessità e un milione e mezzo di ragazzi non hanno accesso all’istruzione secondaria. I fondi pensioni, le assicurazioni e Big Pharma governano il welfare e 14 milioni sono privi di assicurazione sanitaria.
 
La rappresentazione pagliaccesca di un presidente visibilmente in preda a turbe mentali di natura psicotica rende tutto poco serio, ma non risolve il problema. Un Paese che ha interessi passivi sul debito superiori alla spesa militare (la più alta del mondo, complessivamente pari a quella dei 27 paesi che seguono in graduatoria) non rappresenta un elemento di stabilità e non mette più paura. Il convincimento diffuso è che gli USA siano ormai una superpotenza non più in grado di risolvere una crisi politica o di vincere una guerra; non più capace di rappresentare una soluzione ma di palesarsi ovunque come il problema.
 

La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli. Una memoria attuale.

Una grande assemblea di rappresentanti di movimenti di liberazione, di esuli dalle dittature (quelle di Brasile, Cile e Argentina erano al loro culmine), di giuristi ed economisti internazionali la approvò il 4 luglio 1976 ad Algeri, concependola come necessario completamento e integrazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite del 1948. I cinquant’anni da quell’evento, in un mondo ormai diventato “altro”, non sono un tempo di celebrazioni.
 
La storia ha avuto il genocidio come compagno di strada, quale denominatore comune – ufficialmente innominabile – di tutti i crimini che hanno come obiettivo e come prassi la negazione del diritto all’esistenza di gruppi umani considerati minacce, nemici o ostacoli ai modelli di vita imposti dal potere di turno: i desaparecidos argentini, le popolazioni indigene del Guatemala, la memoria del popolo armeno, del Timor Est, dell’Eelam tamildei popoli indigeni del Canada, per citare solo alcuni dei numerosi casi esaminati dal TPP. Gaza rappresenta oggi l’ultima e più radicale sintesi di questa storia, come testimonia il più recente rapporto sull’“esecuzione” dei suoi bambini. Una situazione doppiamente disumana: per la lucidità della sua pianificazione e della sua esecuzione, e per la perversione della connivenza e dell’alleanza del sistema internazionale degli Stati, alla quale si aggiunge l’impotenza, ormai rassegnata, dei suoi strumenti di controllo. Il «genocidio sempre in corso» è ormai oggetto della cronaca quotidiana. Si direbbe quasi che la volontà, apertamente esibita, di fare del genocidio uno strumento impunito della geopolitica finisca per renderlo un fatto sempre più normale.
 
Con crescente evidenza, nel corso degli anni, altri crimini – genocidari? contro l’umanità? – colpiscono altri popoli: quello, sterminato, visibilissimo e universale, dei migranti; quello, nascosto e perciò più facilmente ignorato, delle vittime registrate nelle statistiche dei morti evitabili, in gran parte bambini, per fame e diseguaglianze; quello delle popolazioni coinvolte in conflitti alimentati anche dal mercato delle armi, come in Sudan; quello delle comunità colpite dalle industrie estrattive nel Congo, ancora una volta con i bambini tra le principali vittime; quello delle “minoranze”, nelle loro più diverse declinazioni, etniche e non solo: i Rohingya, i Curdi, le donne afghane…

Emergenza climatica, sviluppo sostenibile.

Record di caldo,  oceani sempre più caldi e siccità ,  i rischi per salute, incendi e risorse idriche

Inquinamento da traffico: non solo scarichi, nuovi rischi per la salute dei bambini

Incendi nell’Artico, una nuova minaccia per la biodiversità globale

Comunità energetiche rinnovabili, dall’Europa le buone pratiche per una transizione più locale e democratica

Inquinamento, disuguaglianze e transizione energetica: chi paga davvero il prezzo dello smog in Europa

Efficienza energetica, al via la nuova edizione di “Italia in Classe A”

Domanda: Un altro mondo è possibile? Risposta: Un altro mondo è necessario.

Venticinque anni fa oltre 300mila persone arrivarono a Genova per contestare il vertice dei G8 che si sarebbe tenuto nella città. Ci arrivarono nonostante una campagna di stampa trasversale che preannunciava indicibili assalti e barbarie e riempirono la città dei colori di una moltitudine attraversata dalla speranza in un mondo migliore.
 
Gli assalti e le barbarie in effetti ci furono, ma coi protagonisti rovesciati: quel movimento fu vittima della più grande violazione dei diritti umani dal dopoguerra, come giustamente sentenziò Amnesty International, e tornò da quelle piazze senza Carlo Giuliani, giovane ragazzo ucciso in Piazza Alimonda. E’ difficile parlare di Genova senza parlare di quella che fu la risposta dello Stato come misura esatta di quanto quelle diagnosi fossero pericolose per il capitalismo. Carlo Giuliani cadde in piazza Alimonda il 20 luglio, e con lui cadde l’illusione che il conflitto potesse restare simbolico. La notte tra il 21 e il 22, l’irruzione alla scuola Diaz-Pertini contro persone disarmate, addormentate, sedute con le mani alzate, e poi le sevizie sistematiche nella caserma di Bolzaneto, non possono che essere definite macelleria messicana. Le forze dell’ordine in assetto di guerra producevano un messaggio disciplinare. La macelleria prese il sopravvento storico sulle istanze e sulle idee di quella generazione, sostituendo l’immagine del corteo con quella del corpo martoriato.
 
Quel movimento non nacque a Genova, perché il nuovo secolo politico inizia in due contesti e tempi distinti, nel sud e nel nord del pianeta (Chiapas, Seattle, Porto Alegre). Genova segnò la discesa in campo di una nuova generazione che, dentro il movimento dei movimenti, si riconobbe come una pluralità di storie individuali, di lotte collettive, di culture differenti unita dalla contestazione del modello liberista e dall’affermazione della stretta necessità di un radicale cambiamento in direzione della partecipazione diretta e dal basso per la costruzione di un’alternativa di società.
 
L’enorme ondata di violenza di Genova non ha fermato il movimento. La repressione aveva un preciso scopo: rompere il patto di collaborazione fra diversi, ovvero spaventare e far tornare a casa le anime più strettamente pacifiste e non violente, spingendo nel contempo le anime più antagoniste alla radicalizzazione delle pratiche. Non ci riuscì, perché, nonostante il trauma, quel movimento crebbe e l’anno successivo, portò a Firenze oltre un milione di persone al Forum Sociale Europeo di novembre.
 
Oggi, 25 anni dopo Genova, il modello capitalistico è immerso in una pluralità di nodi giunti contemporaneamente al pettine. Clicca qui.

Sotto attacco l’unico modello referendario di acqua bene comune.

Il Forum dei movimenti per l’acqua, componente della società civile schierata a difesa da oltre 20 anni dell’acqua bene comune, è fortemente impegnata in questi giorni per la difesa di Abc (Acqua bene comune), azienda di diritto speciale, contro il progetto ormai svelato del comune di Napoli di trasformarla in società per azioni. 
 
Abc (Acqua bene comune) è l’unica realtà che abbia attuato la volontà referendaria del 2011, quando circa 27 milioni di cittadini si erano espressi contro i processi di privatizzazione dell’acqua e, in generale, dei beni comuni.
 
Abc è soggetto di diritto pubblico nella cui governance è prevista la partecipazione dei cittadini sia nel consiglio di amministrazione che nel comitato di sorveglianza, il bilancio partecipato ecologico, non orientata al mercato e ai profitti, ma a una gestione finalizzata unicamente al pareggio di bilancio e a reinvestire nell’azienda eventuali utili. Un modello oggetto di studio in tutta Europa che coniuga una sana gestione con la partecipazione, con la consapevolezza che si è in presenza di risorse, infrastrutture e beni pubblici. Questo modello è oggi “sotto attacco”.
 

Il medico di Gaza Abu Safiya in fin di vita.

Il dottore dei bambini di Gaza, è rinchiuso da oltre 18 mesi in una cella del carcere sotterraneo di Rakefet in Israele, in fin di vita: Hussam Abu Safiya, ex direttore del Kamal Adwan Hospital di Gaza. Non c’è più molto tempo. Torturato e abusato quotidianamente; percosso, sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in una cella di isolamento sotterranea, il medico palestinese che non ha commesso alcun reato è praticamente in fin di vita.

Durante la detenzione arbitraria che dura da oltre 18 mesi «senza incriminazione né processo», è stato soggetto ad ogni sorta di violenza Il suo avvocato ha faticato a riconoscerlo l’ultima volta che l’ha incontrato.E’ urgente pretenderne l’«immediata scarcerazione»! A chiederlo è anche la Commissione d’Inchiesta Indipendente Internazionale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati (parte dello Human Rights Council). «Il trattamento riservato al dottor Abu Safiya riflette un ampio sistema di violazioni da parte di Israele già individuato dalla Commissione nei suoi precedenti rapporti», si legge nel report.

Numerosi organismi internazionali tra cui lo UN working group on Arbitrary Detention, Amnesty International, diverse Ong ed eurodeputati, lanciano continuamente appelli e campagne per la sua scarcerazione. Il governo italiano tace, la Chiesa italiana (Cei) e Vaticano tacciono, eccetto la rete dei “Preti contro il genocidio”.

Questa foto sarà su tutti i libri di storia.

La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell’esercito per impedire loro di distruggere l’ultimo ospedale funzionante. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700.
 
Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health di Oxford University Press a inizio 2026 ha documentato come il rischio di morire per un medico – e per un giornalista – a Gaza non ha pari in nessun contesto storico o geografico ed è nettamente e sproporzionatamente più elevato rispetto a quello della popolazione civile generale  I medici, come i giornalisti, a differenza dei civili, non muoiono solo nei bombardamenti a tappeto e certamente non sono vittime accidentali, “danni collatarali”. Sono proprio l’obiettivo, sono nel mirino dei cecchini e dell’esercito che ha bombardato tutti e 36 gli ospedali della Striscia al fine di distruggere l’intero sistema sanitario e provocare così la morte di quante più persone possibili: feriti, denutriti, malati cronici.
 

Moretti in carcere: allora la giustizia è veramente uguale per tutti?

In realtà è “uguale per gli altri”: clicca qui.
 
Eppure, c’è chi sostiene che è un precedente pericoloso per tutti i manager delle aziende. La condanna solleverebbe il timore che i vertici aziendali possano essere ritenuti penalmente responsabili per eventi disastrosi pur in assenza di azioni o colpe dirette e materiali, basandosi esclusivamente sulla loro posizione apicale.  In grandi aziende, infatti, per schermarsi delle responsabilità penali l’amministratore delega gran parte delle competenze tecniche e di sicurezza su sottoposti, privi di capacità di spesa. 
 
Questa preoccupazione dei manager è infondata perchè il diritto penale italiano non ammette la responsabilità oggettiva basata puramente sul ruolo gerarchico. Invece afferma che la responsabilità penale è unicamente personale. Infatti, affinché un manager sia condannato per un illecito penale la giurisprudenza richiede di dimostrare l’esistenza di una sua condotta criminosa, esempio che la omissione di obblighi manutentivi e le conseguenti calamità ed emissioni inquinanti sono dovute alle sue esclusive e consapevoli   scelte di mancati investimenti per favorire la crescita dei profitti o altri interessi.   
 
La norma giuridica è chiara, l’applicazione talvolta controversa. Emblematico è il caso dei processi per la Solvay di Spinetta Marengo: caso che fa scuola e andrà seguito nel prossimo futuro. Nel primo processo il PM individuò tra gli imputati i vertici della multinazionale, nel secondo (altro PM)  si si è ridotto a due meri direttori esecutivi vincolati dai limiti di spesa. Anzi, nel primo processo il reato imputato fu di pesante dolo, nel secondo (in corso) è di leggera colpa: pur se addirittura aggravato dalla reiterazione. 

Assoluzione salva Bayer.

l glifosato è l’erbicida classificato come cancerogeno nel 2015 dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di Lione. La Corte Suprema americana , con sette voti a favore e due contrari, ha di fatto fermato almeno una parte delle cause che oltre 65.000 cittadini hanno intentato contro la Bayer, azienda tedesca che nel 2018 ha acquisito la Monsanto e, con essa, il suo prodotto di punta Roundup, a base di glifosato.
 
I querelanti ritengono di essersi ammalati di tumore per l’esposizione alla sostanza. Il pronunciamento non dovrebbe comunque interferire con un accordo raggiunto lo scorso mese di febbraio in Missouri, secondo il quale l’azienda spenderà 7,25 miliardi di dollari in risarcimenti da versare annualmente per un massimo di 21 anni a migliaia di persone.
 
Clicca qui Il Fatto Alimentare.

Brandello di giustizia per la strage di Viareggio.

Definitiva condanna e carcerazione della figura apicale della strage ferroviaria: Mauro Moretti, ex Ad di Rfi, ex Ad della Holding Fs ed ex Ad di Finmeccanica-Leonardo.
 
Dopo 17 anni, 7 gradi di giudizio, 220 udienze. 12 i condannati a pene lievi nonostante le gravi e pesanti responsabilità sulla strage, prevista e annunciata! Condizioni di lavoro e sicurezza che i ferrovieri hanno sempre denunciato! Una strage causata dalla politica di abbandono sulla sicurezza nel trasporto merci,  per pendolari e non solo; per aver “risanato” risparmiando in questi comparti in favore dell’Alta velocità. Oltre ad aver criminalmente omesso e violato le più elementari norme di sicurezza.
 
La strage di Viareggio è avvenuta il 29 giugno 2009 e ha causato 32 morti e decine di feriti gravi. La tragedia fu causata dal deragliamento di un treno merci carico di GPL nei pressi della stazione cittadina, che provocò una devastante esplosione e un vasto incendio nell’area circostante.

Secondo il governo la caccia ora “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”.

Il Senato dà il via libera al disegno di legge che ridisegna le regole dell’attività venatoria in Italia: più poteri alle Regioni, scontro aperto con le associazioni ambientaliste (ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-Birdlife Italia e WWF Italia) e con l’Unione Europea  per le violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat in particolare in relazione all’estensione della caccia fuori stagione, all’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, all’uso di visori ottici, alla liberalizzazione dei richiami vivi con rischi di bracconaggio e traffici illegali. Entusiasmo, invece, di Federazione italiana della Caccia, Coldiretti e Confagricoltura.
 
Anche i terreni di proprietà di enti pubblici e demaniali potranno essere destinati alla caccia. Tra i divieti eliminati si annovera anche quello di caccia nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno. In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia.
Possibilità di cacciare gli ungulati e i cinghiali su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve. La caccia ai cinghiali, anzichè la loro migrazione, rischia di amplificare la circolazione del virus della peste suina.
 
Cacciabili l’oca selvatica e il piccione di città. Assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie particolarmente protette.

Grandi mobilitazioni contro l’inceneritore in Liguria.

Clicca qui il comunicato stampa.

25 giugno 2026 – Grande partecipazione di cittadini, amministratori locali e rappresentanti istituzionali  ad Acqui Terme per l’assemblea pubblica informativa dedicata a due temi cruciali per il futuro ambientale, sanitario ed economico del territorio: la situazione del sito ex ACNA di Cengio e il progetto del nuovo inceneritore regionale, con un focus allarmante che si estende ora anche sull’area di Cairo Montenotte.

Solvay sogna (?) il delitto perfetto.

Come è dichiarato  col termine  “ecocidio” l’acclarato disastro sanitario e ambientale internazionale dei Pfas, così anche in Italia definiamo “ecocidio” il rilevamento degli “inquinanti eterni” -tossici e cancerogeni: tiroide, fegato, sistema immunitario, infertilità, tumori eccetera- nel 79% dei campioni di acqua potabile indagati (Greenpeace) in pressoché tutte le Regioni, con due epicentri drammatici: Veneto e Piemonte con centinaia di migliaia di persone coinvolte, morte o ammalate o a rischio. E proprio a Vicenza e Alessandria i tribunali hanno in mano le sorti dei rispettivi territori, anzi addirittura della messa al bando dei Pfas in Italia.
 
L’udienza penale più prossima, contro Solvay, è presso il GUP di Alessandria il 25 giugno. “L’Indipendente” titola: Solvay sogna il delitto perfetto: solo una multa per aver devastato un territorio” https://www.lindipendente.online/2026/06/21/solvay-sogna-il-delitto-perfetto-solo-una-multa-per-aver-devastato-un-territorio/
In Alessandria, PM e GUP dovranno concordare se far proseguire il processo (il secondo) cercando (questa volta) un minimo di giustizia oppure se concluderlo con il colpo di spugna di un ancor più scandalizzante patteggiamento. In ogni caso, Comitati e Associazioni sono determinati ad avviare cause collettive in sede civile: class action inibitoria per fermare le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo e class action risarcitoria per indennizzare le Vittime.
In Veneto, contro Miteni, il primo processo, giusto un anno, fa si era concluso secondo giustizia penale: con condanne di dolo (fino a 17 anni di reclusione), ma inevitabilmente senza risarcimenti per le Vittime: perciò Comitati e Associazioni avviano class actions collettive in sede civile.  Contro chi? Anche contro Solvay?
 
C’è un cordone ombelicale che lega i due processi. Come lega la storia dei due territori: entrambi rientrano, secondo gli studiosi, nell’espressione “zone di sacrificio” https://www.leparoleelecose.it/tossicita-voci-saperi-e-conflitti-in-una-zona-di-sacrificio/ : la salute di un territorio sacrificata al profitto.
Miteni di Trissino è stata “zona di sacrificio”, lo è definitivamente. Solvay di Spinetta Marengo è stata “zona di sacrificio”, è tuttora “zona di sacrificio” (https://www.orthotes.com/tossicita/, però l’ecocidio ad Alessandria può essere fermato. 

Esclusivo. Una nuova inchiesta sulla sentenza Miteni.

Prima puntata, Solvay imputato di pietra.
 
Al Processo di Vicenza sono stati condannati i manager di Miteni (a 17 anni e 6 mesi Brian McGlynn e a 17 anni Luigi Guarracino, entrambi provenienti da Spinetta Marengo, l’uno da Ausimont l’altro da Solvay), nonché i vertici della lussemburghese ICIG e della giapponese Mitsubishi. Queste due società sono chiamate a rispondere civilmente del danno (circa 56,8 milioni di euro al Ministero dell’Ambiente, 6,57 milioni alla Regione Veneto, 844 mila all’ARPAV, oltre a centinaia di parti civili a 15.000 euro ciascuna). Ebbene, detto chiaramente: ai risarcimenti dovrebbero provvedere, in solido, soggetti per lo più falliti imputabili fino al 2008 o irraggiungibili. Ma non Solvay/Syensqo, che invece è riccamente solvibile.
 
Solvay non compare né tra gli imputati, né tra i responsabili civili, né nel dispositivo. Non perché la Corte l’ha assolta ma perché non l’ha giudicata, cioè perchè l’Accusa non l’aveva portata a giudizio. Avrebbe dovuto, perché il committente di Miteni per il pfas cC6O4 negli anni 2000 è stata la monopolista Solvay: «A Trissino arrivava una resina dall’impianto Solvay in Italia (Spinetta Marengo) -si legge in sentenza- Dalle resine che provenivano da Solvay veniva recuperato il C6O4… e allo stesso modo poi veniva commercializzato restituito in parte all’impianto Solvay». Il flusso entra da Spinetta, viene lavorato a Trissino, e torna indietro come prodotto. A Trissino resta lo scarto, scaricato nelle falde acquifere.
 
Qui, nel trattamento dello scarto, sta il cuore dei delitti: avvelenamento doloso di acque destinate all’alimentazione e disastro ambientale. Lo smaltimento del rifiuto, la parte più sporca, era compito di Miteni, ma chi governava il ciclo che conosceva doloso era Solvay. Il rifiuto finisce nelle falde idriche destinate all’alimentazione umana. Centinaia di migliaia di persone la berranno per decenni, prima PFOA e poi Cc6O4.
 
La piena consapevolezza”, il dolo di Solvay è irrefutabile. La sentenza stabilisce negli atti che i ricercatori del CNR, quando anni prima avevano cercato l’origine dell’inquinamento Pfas «risalendo il fiume Po», avevano «identificato nello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, che scaricava in Bormida la sorgente principale di PFOA nel fiume Po».
 
A Spinetta, Solvay continua a produrre Cc6O4 e a inquinare a livelli da Guinness dei primati. È il filo che la prossima puntata seguirà fino in fondo.
Nella prima puntata (clicca qui) ci sono tutti i fatti, tutti accertati in una sentenza. Ciò che resta, che la Corte di Vicenza non fa, l’ha fatto Luca Santa Maria (l’avvocato già leader del collegio di difesa di Solvay nel precedente processo incentrato sul cromo esavalente) che ha depositato esposti alle Procure di Alessandria e di Vicenza.  Sono il cordone ombelicale che lega i due processi.
 
La qualificazione giuridica che se ne può trarre è: “che chi fornisce la materia, ne disegna il ciclo, ne ricava il prodotto e ne conosce la pericolosità, risponde in concorso (art. 110 c.p.) per l’evento che quel ciclo produce anche se materialmente la causa prossima, cioè l’immissione criminale nell’ambiente, è ascrivibile a un altro, in questo caso Miteni e alla sua condotta scriteriata nella gestione del rifiuto”. Il diritto, per arrivarci, non ha quindi bisogno di «bucare il velo» della società: non sa che farsene dei veli della personalità giuridica. Contano i fatti e il nesso di causalità tra ciascuna condotta e l’evento. E i fatti portano ai mandanti. E lo standard della colpevolezza soggettiva è già scritto in questa sentenza: il dolo eventuale di chi accetta il danno «come prezzo da pagare» per il profitto. E Solvay deve pagare, come incitava al primo processo il procuratore generale della Cassazione.

Pronta la class action in Veneto.

In sede penale le Vittime, morti e ammalati, non hanno la possibilità di risarcimenti correlati alle patologie subìte. Per l’inquinamento da Pfas nelle province di Vicenza, Padova e Verona, in sede civile, comitati e associazioni sono pronte a una class action collettiva per chiedere risarcimenti per le 350mila persone residenti nelle zone.
 
Nel documento legato alla class action risarcitoria, denominato “Pfas Action”, si legge che “sebbene il processo penale si sia concluso con le condanne a 140 anni di reclusione totale, una vasta parte della popolazione colpita è rimasta esclusa dal risarcimento o dalla possibilità di costituirsi parte civile”.
Questa iniziativa si somma ad una già lanciata mesi fa da uno studio legale e che metterà insieme non solo le parti civili ma sarà aperta a tutti.
Cause simili negli Stati Uniti, e anche in Australia recentemente hanno portato a richieste di miliardi di dollari.

Esami all’estero se vuoi controllare i pfas.

Voli gratuiti, alloggio pagato e screening del sangue a Bruxelles per le donne in età fertile. È la concreta iniziativa lanciata dall’eurodeputata di Europa Verde, Cristina Guarda, per sopperire a una grave mancanza del sistema sanitario italiano: l’impossibilità di accedere gratuitamente a esami specifici per rilevare la presenza di TFA (acido trifluoroacetico) e altri PFAS nel sangue, sostanze ritenute altamente nocive per la fertilità e lo sviluppo fetale.
 
L’iniziativa ha già coinvolto circa trenta donne – tra mamme, donne in gravidanza e giovani che pianificano una maternità – provenienti dalle aree contaminate del Veneto ma anche da altre regioni d’Italia.
I dati ematici raccolti, nel pieno rispetto della privacy, verranno aggregati e analizzati da un team di epidemiologi di fama internazionale. Tra questi figura il dottor Philippe Grandjean, l’esperto danese che ha definito i PFAS «il nuovo amianto» e che ha già testimoniato in aula al processo contro gli imputati del disastro ambientale della Miteni di Trissino.
 
Perché viaggiare fino a Bruxelles? Perché in Italia non ci sono laboratori che fanno questo tipo di analisi a tutti: sono gratuite o a pagamento solo per chi è sottoposto al biomonitoraggio.

Il cittadino boccia il sindaco che non tutela la salute.

Quando ha sottoscritto con Solvay il patteggiamento, col quale revocava la parte civile del Comune di Alessandria dal processo penale, scatenandosi addosso dalla bocca di Comitati e Associazioni ambientaliste una bufera di sarcasmi (“i trenta denari “…per tagliare l’erba nei cimiteri), avevamo commentato che il sindaco Giorgio Abonante si era giocato le residue probabilità di essere rieletto. D’altronde, era già stato al centro di aspre critiche per non aver agito contro Solvay quale massima autorità sanitaria locale, anzi, per tali giudizi aveva querelato Lino Balza per presunta diffamazione. Ora, aveva aperto addirittura la strada a Regione e Governo per un patteggiamento globale che salvava la multinazionale belga dalle condanne penali.

Oggi, la previsione sul futuro politico di Giorgio Abonante, bocciata anche in CGIL, è confermata dal “playbook” realizzato da “LAB 21”, direttore Roberto Baldassari. L’apprezzatissima società di consulenza strategica integrata, in partnership con il settimanale Il Piccolo, fa una lettura comparata del capitale politico delle amministrazioni di Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona e Ovada.

Anche Abonante supera (92,7%) la media italiana della visibilità, ovvero della notorietà fra i cittadini. E proprio qui casca l’asino, quando si passa dalla conoscenza alla fiducia, dal dominio dello spazio mediatico al consenso. La notorietà non fa che amplificare il malcontento della cittadinanza. Abonante, infatti, registra una fiducia del 34,5%, cioè una distanza abissale tra iper-notorietà e approvazione del suo operato fra i cittadini: innanzitutto per la tutela della salute. Il cittadino, che individua nel sindaco la prima autorità sanitaria del territorio, pretendeva atteggiamenti attivi per l’emergenza del polo chimico della Fraschetta, piuttosto che fare fronte comune con la destra in Regione.

In conclusione, nel dossier di LAB 21, la matrice diagnostica della legittimazione, che incrocia il livello di fiducia con l’intenzione di voto, pone Abonante in zona rossa: fuori della partita delle elezioni 2027 con appena il 32,1% di elettori disponibile a votarlo.

Ma l’elettorato vuole un reset radicale, non solo del primo cittadino. Il messaggio è chiaro alla coalizione, che si è retta sull’asse PD-Cinquestelle (peraltro gli ex grillini sono in crisi in tutta la provincia), e alla quale si sarebbe avvicinata AVS.  Invece, il potente segretario PD alessandrino Rapisardo Antinucci, spalleggiato obtorto collo dal consigliere regionale Domenico Ravetti, ripropone la vecchia guardia locale attorno ad Abonante: “Per noi la conferma di Giorgio è una prospettiva naturale”. Anche se a Torino è già stato discusso l’“Amoveatur ut promoveatur”, clicca qui. Agli utili alleati il monito: o mangiate la minestra o saltate dalla finestra delle primarie.

L’analisi di LAB 21 è stata solo il primo tassello scientifico e editoriale, al quale seguiranno due focus dedicati ai consiglieri e assessori regionali del territorio, nonché ai deputati eletti in provincia. Ora sono tutti sul chi vive.

L’Arpa è imparziale con Solvay?

Non è l’ennesima nostra polemica nei confronti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, ma è la domanda che è stata rivolta da più parti e alla quale il direttore regionale Secondo Barbero ha rassicurato Radio Gold sulle misure adottate a maggio dall’Arpa a fronte della controversa nomina di Miriam Arca a direttrice dello stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo (https://www.rete-ambientalista.it/2026/05/02/la-strategia-solvay-di-occupare-le-istituzioni-passa-anche-dalla-strategia-dellimmagine/). Il marito della direttrice, infatti, è dipendente dell’Agenzia nel ruolo di chimico “inserito in un dipartimento che riguarda due province, quella di Alessandria e quella di Asti, non solo del sito di Spinetta”.
 
Le misure adottate riguardano l’astensione completa del dipendente da qualsiasi attività collegata al sito Solvay di Spinetta Marengo.   E non soltanto per quanto riguarda i rapporti con la società coinvolta, ma anche rispetto a tutti i procedimenti e alle attività riconducibili a quell’ambito. È stato inoltre disposto il divieto di accesso alle informazioni e alla documentazione inerente tali pratiche.
 
“Non ci sono mai stati momenti di conflitti di interesse con il dipendente della nostra agenzia” rassicura Barbero “Da maggio, abbiamo infatti attivato tutte quelle riorganizzazioni necessarie a consentire un’indipendenza tra le attività di Arpa di controllo, di vigilanza e di gestione amministrativa verso questo impianto rispetto alle attività svolte da questa persona che, quindi, non riguardano lo stabilimento di Spinetta Marengo, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista amministrativo e neanche nella disponibilità di informazioni riservate che potrebbero in qualche modo non determinare una imparzialità della nostra agenzia nelle funzioni che svolgiamo”.
 
Da quando siamo venuti a conoscenza della nomina a direttrice della dottoressa Arca, il primo maggio,   abbiamo attuato queste azioni. Ripeto: il marito non sarà assegnato ad attività di analisi che hanno un collegamento con quelle che Arpa svolge verso il sito in questione”. “Prima di maggio se ne occupava nelle sue attività ordinarie sì, ma non in maniera prioritaria. Però, da maggio il rischio di conflitto di interesse era concreto e quindi era opportuno adottare queste azioni che ho spiegato”.  “Quando siamo venuti a conoscenza di questa evoluzione degli incarichi ci siamo mossi in maniera preventiva proprio per sgomberare il campo da qualunque dubbio sull’imparzialità e sull’azione della nostra agenzia”.
 
Ma l’azione dell’Arpa non sembra propriamente “preventiva”. Prima del maggio 2026, infatti, Miriam Arca aveva lavorato per venti anni (dal 1999) nel sito alessandrino, passando per ruoli come Manufacturing Excellence Change Agent e Area Manager (a prescindere che negli ultimi due anni aveva diretto il sito Syensqo di Ospiate, frazione di Bollate). Eppure, secondo Barbero, per quei due decenni “Non esistevano i presupposti per ipotizzare conflitti di interesse”. Anzi, “Non posso escludere a priori che non ci siano altri dipendenti di Arpa Piemonte che abbiano delle parentele con persone che lavorano in Solvay Syensqo”. Non sarebbe opportuno verificarlo, Secondo Barbero?

L’Osservatorio Ambiente… che non si occupa di Solvay.

La Commissione (neppure lontana parente dell’”Osservatorio ambientale della Fraschetta” del 16 luglio 1988) è guidata dal sindaco di Alessandria Giorgio Abonante e presieduta da Adriano Di Saverio e dall’assessore all’Ambiente Daniele Coloris. Ne fanno parte esperti e tecnici di Arpa Piemonte Sud Est, Asl Al, Direzione Ambiente della Provincia, Amag Reti Idriche e Ambiente.
 
In precedenza, avevamo fatto sarcasmo (clicca qui) sull’annuncio dell’Osservatorio: “Scatta la bonifica delle discariche nella Fraschetta”. In realtà una bonifica giammai riferita alla questioncella della Solvay bensì al problemone de “gli interventi contro le discariche abusive, rimozione dei rifiuti abbandonati, ripristino dello stato dei luoghi a Spinetta Marengo, in particolare rifiuti ingombranti e indifferenziati, macerie da scarico, materiale isolante e ondulina catramata, eventuale amianto”.
 
Ebbene, l’Osservatorio Ambiente è reintervenuto a giugno 2026 “per analizzare le principali problematiche ambientali del territorio e individuare strumenti e strategie per migliorare la qualità dell’ambiente urbano e della vita dei cittadini”. In particolare, di nuovo: “Rafforzare i controlli contro l’abbandono illecito dei rifiuti. L’Osservatorio ha riconosciuto i progressi compiuti grazie al ripristino dei servizi di ispezione ambientale presso Amag Ambiente e il Comando di Polizia Locale, oltre all’introduzione di strumenti tecnologici come le fototrappole. Nonostante i risultati ottenuti, i componenti dell’organismo ritengono necessario incrementare ulteriormente le attività di controllo e monitoraggio, favorendo così una presenza sempre più capillare ed efficace sul territorio per contrastare i comportamenti scorretti che incidono sul decoro urbano e sull’ambiente”.
 
Inoltre, tra le azioni che saranno seguite dalla Commissione nei prossimi mesi figura anche lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) e l’avvio del consueto pleonastico studio epidemiologico sulla Fraschetta, recentemente approvato e finanziato dal Comune di Alessandria in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale.

Pfas nel vino.

Per i vigneti del Monferrato alessandrino (barbera, gavi, grignolino), che sulle colline si riparano dai venti della pianura che sbuffano dalle ciminiere della Solvay di Spinetta Marengo, un segnale di allarme proviene dal Veneto.
Già abbiamo visto il Pfas TFA nelle bottiglie di prosecco (Mionetto, Cinzano e Martini). Ora, uno studio dell’università Ca’ Foscari di Venezia, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution, ha analizzato 76 bottiglie prodotte tra il 2017 e il 2023 nelle province di Verona, Vicenza e Padova interessate dal disastro ambientale dello stabilimento ex Miteni, tra la zona rossa e la zona arancione della contaminazione da Pfas. In 75 campioni su 76 sono state trovate tracce di Pfas (cancerogeni PFBA ovvero PFOA) e in 73 casi le concentrazioni erano misurabili (concentrazione mediana di 196 nanogrammi per litro e picchi superiori ai 18mila nanogrammi per litro).
 
Isde-medici per l’ambiente stimano che consumi elevati di vino possano portare al superamento della dose settimanale tollerabile stabilita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo alla settimana).
 
Lo studio dell’università di Venezia conferma la necessità di affrontare i Pfas non come emergenza episodica, ma come problema strutturale di prevenzione primaria: cioè con controlli ovvero eliminazione sulle sorgenti di contaminazione (leggi: impianti di produzione, cioè Spinetta) che entrano nelle filiere agricole e alimentari.
Infatti, eliminare il vino dalle tavole non è la soluzione. Non ci dimentichiamo la presenza di Pfas nelle acque minerali (Panna, Levissima, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna, Uliveto, ecc.)  e nelle birre: 95% degli Stati Uniti presso le aree contaminate. La soluzione è eliminare i Pfas.

Pfas nel cibo.

La presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nei mangimi è una delle principali vie di contaminazione della catena alimentare. I limiti massimi sono regolamentati per gli alimenti di origine animale (come carne, pesce e uova), mentre per i mangimi ci si limita ad applicare raccomandazioni di monitoraggio europeo per limitare il bioaccumulo.
I mangimi (compreso il pet food) non contengono PFAS come ingredienti intenzionali, ma possono esserne contaminati.
I mangimi sono contaminati da terreno e foraggio attraverso l’uso di fanghi di depurazione o l’irrigazione con acque sotterranee contaminate, da bovini, avicoli e suini che assorbono i PFAS direttamente dall’acqua, da farine di pesce e mangimi ittici, dal contatto con imballaggi plastificati/impermeabili usati per gli animali domestici.

Altre 66 città per trasformare il mondo…

Nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è parlato ancora una volta del genocidio di Gaza. Bene. Ma le parole non fermano le bombe e le dichiarazioni non fermano gli assassini che continuano ad uccidere dove e quando vogliono sotto i nostri occhi. Nel Consiglio Europeo è continuata la celebrazione di Zelensky ma niente è stato deciso per mettere fine alle sofferenze del suo popolo. La guerra continua la sua escalation innalzando il livello e l’ampiezza dello scontro. L’uso della bomba atomica è sempre più vicino.

Nel quartier generale della Nato i signori della guerra rilanciano l’aumento delle spese militari, la corsa al riarmo e il militarismo. Tutti i servizi pubblici dedicati alla tutela della nostra dignità, lavoro, salute e diritti sono a rischio.

Per questo abbiamo deciso di organizzare il Giro d’Italia per la Pace che culminerà il 9 e 10 ottobre a Perugia con una grande assemblea delle città per la pace e di tutti gli operatori e operatrici di pace. Nel tuo comune, quartiere, parrocchia, scuola, università,… organizza una tappa del Giro d’Italia per la pace.

Clicca qui le prossime 66 città che accoglieranno il Giro. 

Il sollecito del Procuratore generale della Cassazione.

Perchè le class actions: risarcimenti milionari per la popolazione di Alessandria. 

Chi scrive, avendo dissentito nel 2015 dalla sentenza del tribunale di Alessandria contro Solvay, sostiene, tenacemente operando da allora, che i limiti del processo penale devono essere superati in sede civile. Come d’altronde, alle azioni collettive, alle class actions sollecitava il Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”. Finalmente, dieci anni dopo, prendono corpo le class actions.

Mia figlia suicida a 12 anni.

Rossella Ugues aveva 12 anni e viveva tra le colline astigiane. Nel febbraio del 2024 si è chiusa nella sua stanza e si è tolta la vita. Nei mesi precedenti, i genitori avevano visto cambiare il comportamento della figlia, ma soltanto dopo la sua morte, una volta sbloccati i dispositivi, hanno scoperto che cosa le stava accadendo. Rossella era entrata in contatto sui social con un flusso sempre maggiore di contenuti legati all’autolesionismo. Aveva anche un profilo Instagram segreto, chiamato “Just a dead pers0n”, con uno zero al posto della lettera “o”. Nel settembre del 2023, raccontano i genitori, Rossella aveva iniziato a cercare contenuti che rispecchiassero il suo stato d’animo e gli algoritmi dei social media avevano continuato a riproporglieli. Cinque mesi dopo, la dodicenne è morta.
 
I genitori di Rossella sono tra le numerose famiglie italiane che hanno intentato una causa contro Meta, proprietaria di Instagram e Facebook, e contro TikTok. Si tratta della prima azione collettiva promossa in Italia contro le aziende dei social media e il funzionamento dei loro algoritmi. Mira a tutelare i minori vietando l’accesso agli under 14, informandoli sui rischi ed eliminando i meccanismi che creano dipendenza. Si stima siano oltre tre milioni i minori di 14 anni iscritti ai social.
 
Si tratta della prima iniziativa a livello europeo ed è promossa da Moige, il movimento italiano genitori, da un gruppo di famiglie e dallo studio legale associato Ambrosio & Commodo di Torino (lo stesso che avvia class action inibitoria collettiva contro Solvay ad Alessandria).  
Quando il tribunale civile riterrà la responsabilità delle condotte contestate, ordinerà loro la cessazione, aprendo all’azione risarcitoria verso migliaia di Vittime.
 
Clicca qui “Ilsole24ore”.

Donne.

Segnaliamo il sito della “Casa delle donne” di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della “Casa internazionale delle donne” di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle “Donne in rete contro la violenza”: www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de “Il paese delle donne on line”: www.womenews.net
Segnaliamo il sito della “Libreria delle donne di Milano”: www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della “Libera universita’ delle donne” di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di “Noi donne”: www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di “Non una di meno”: www.nonunadimeno.wordpress.com

Referendum svizzero: gli immigrati ci fanno comodo.

Attualmente la Svizzera conta circa 9,1 milioni di abitanti, con una quota di residenti nati all’estero pari al 32%. Con un referendum, gli svizzeri hanno bocciato (54,8% dei voti) la proposta (dell’Unione Democratica di Centro UDC) di inserire nella Costituzione un limite massimo di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050. In caso di superamento della soglia dei 9,5 milioni, il governo avrebbe dovuto adottare misure restrittive in materia di asilo, ricongiungimento familiare e rinegoziare accordi internazionali, tra cui quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
 
Il governo federale, la maggior parte dei partiti e le associazioni imprenditoriali si erano schierati contro la proposta, giudicandola dannosa per l’economia elvetica, fortemente dipendente dalla manodopera straniera nei settori della sanità, della finanza, della farmaceutica e della tecnologia.

Queste parole trovano ascolto.

La domanda più importante non è cosa pensa Vannacci: le sue idee sono note e, per molti aspetti, coerenti con una certa cultura che attraversa le destre contemporanee. La domanda davvero che forse ci dobbiamo porre, è un’altra: perché queste parole trovano ascolto? Perché occupano così tanto spazio? Perché riescono a intercettare una rabbia diffusa? Clicca qui.

500 morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, in maggioranza stranieri.

Scandalo nello scandalo. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieriMettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.

È ora di smetterla con la propaganda d’odio e di guardare in faccia la realtà: sono i più sfruttati e tengono letteralmente in piedi la nostra economia.

Clicca qui Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

Un incoraggiamento speciale negli esami di maturità.

Auguri e complimenti a tutte le maturande e a tutti i maturandi con disabilità, e alle loro famiglie:  siate orgogliosi del percorso compiuto e dei risultati raggiunti. Ogni traguardo conquistato rappresenta un passo avanti verso una società più giusta, più inclusiva e più attenta ai diritti.
 

Anche le parole hanno un peso.

L’articolo 3 della Costituzione italiana è il pilastro della Repubblica che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’eguaglianza delle persone.
Dunque, si acceleri l’iter parlamentare del Disegno di Legge approvato in Commissione Affari Costituzionali del Senato con l’aggiunta della parola “disabilità” nell’articolo 3 della Costituzione e la sostituzione della parola “minorati” con “persone con disabilità” nell’articolo 38.

Allarme ozono.

L’arrivo sul nostro Paese dell’alta pressione atmosferica stagionale, che sta interessando soprattutto il Centro Nord, insieme alle temperature calde porta con sé anche un accumulo di ozono, il gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare.
 
Questo fenomeno si chiama “smog fotochimico” e la Pianura Padana, per la sua conformazione geografica e per le attività antropiche che vi concentrano è, nel nostro Paese, l’area più colpita secondo quanto rilevato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente.
 
Dove e come si forma l’ozono, con quali inquinanti, quali effetti per malattie e morti, quale piano di azione per intervenire: clicca qui.

Chi osa criticare Mattarella.

Politici, giornalisti, opinionisti: tutti in coro ne esaltano stile, saggezza e infiniti meriti. Si scrive che il Presidente della Repubblica sia l’unica istituzione davvero funzionante, l’uomo più amato d’Italia, il custode supremo della Costituzione. Ma è davvero così? È vero che Sergio Mattarella sia tanto stimato e ammirato dal popolo italiano? Questo libro smonta questo racconto, paragonando l’operato di Mattarella e Napolitano a quello di altri, a partire da Sandro Pertini, e arrivando a definire il Quirinale… pericoloso per la tenuta democratica del Paese. A tanto non era arrivato il Premio Attila, vinto da Mattarella nel 2024. 

E’ disponibile a chi ne fa richiesta la

RASSEGNA DEI PREMI ATTILA DAL 2004

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori.

La gabbia della povertà.

Secondo l’Istat, i poveri assoluti in Italia sono 5,7 milioni, un record storico raggiunto e confermato negli ultimi due anni. Dopo che la misura del Reddito di cittadinanza è stata sostituita dall’Assegno di inclusione, decisamente meno generoso, reti come quella della Caritas sono tornate a essere un sostituto del welfare pubblico più che un’integrazione.
 
La povertà in Italia è sempre più una gabbia dalla quale si fa fatica a uscire. Questo dicono i dati del Rapporto Caritas : nel 2025 i centri di ascolto dell’ente pastorale hanno seguito 282.539 persone, in ulteriore aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Mai così tante. Ma la parte più allarmante riguarda appunto gli utenti di lungo corso. Il 28,1% è infatti “in carico” da almeno cinque anni, si tratta del dato più alto dal 2019 a oggi. Non solo, le persone ascoltate dalla Caritas che risultano povere nonostante abbiano un lavoro, sono passate dal 13,3% del 2015 al 24% del 2025. E’ il risultato delle politiche della Meloni.
 
Non siamo una società degna, civile se per le armi troviamo soldi e invece per l’umanità no. 

Resta sigillato l’altoforno Ilva.

L’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto resta sequestrato. Dopo i due no al dissequestro espressi dalla Procura di Taranto l’anno scorso e dopo il no del gip di Taranto, Mariano Robertiello, arrivato a febbraio scorso, il 13 giugno è arrivato anche il no della quarta sezione della Corte di Cassazione.
 
La Corte Suprema di Cassazione ha respinto il ricorso di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, confermando il sequestro dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto. L’impianto era stato posto sotto sigilli dalla magistratura a seguito del grave incidente e incendio sviluppatosi nel maggio 2025.
 
L’associazione ambientalista PeaceLink ha espresso pieno sostegno all’operato della magistratura e della Procura di Taranto. In merito alla gestione dell’emergenza e alle vicende giudiziarie, l’associazione ha criticato le polemiche politiche tese a delegittimare l’azione dei giudici, ribadendo l’inaccettabilità di forzature che mettano a rischio la sicurezza e la salute pubblica.  Il riferimento è al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha criticato la decisione dei giudici, sottolineando l’ingente danno economico per l’industria siderurgica nazionale.

Nucleare falsa soluzione della crisi energetica.

Il rilancio governativo del nucleare altro non è che un alibi per non fare oggi ciò che sarebbe necessario fare subito: ridurre la dipendenza dal gas fossile. Più che una strategia energetica per il futuro, è uno strumento per rinviare la transizione, mentre il resto del mondo accelera su rinnovabili, accumuli ed elettrificazione dei consumi.
 
Almeno cinque le motivazioni per dire no. I costi: più alti del nucleare rispetto alle rinnovabili. I tempi: brevi per l’installazione delle rinnovabili, almeno 15 anni per le nuove centrali. La dipendenza dall’estero: l’Italia non possiede uranio. Le emissioni: molto più alte rispetto alle rinnovabili. Le scorie nucleari: non esiste un sito per il deposito nazionale.

Idrocarburi in Basilicata.

Il Permesso di Ricerca di idrocarburi, denominato Serra S.Bernardo, distribuito sul territorio di 8 comuni della provincia di Potenza e 1 nella provincia di Matera, ritorna attivo dopo ben 8.749 giorni (24 anni circa) di sospensione temporale, concessi per vari motivi dal 1994 a giugno 2025. 
I Sindaci dei comuni interessati, il Coordinamento No Triv e persino l’Arpab hanno tentato, con lo strumento dell’Accesso agli Atti, di capire il prosieguo dell’iter amministrativo, ma le poche informazioni arrivano avvolte dal ben noto mistero del “segreto industriale”.
 
Chiediamo attenzione su una vicenda le cui ricadute rischiano ancora una volta di incidere negativamente sulle condizioni climatiche, ambientali, sanitarie, economiche, su una significativa area della Basilicata, e facciamo appello ai consiglieri regionali di opposizione ed ai deputati e senatori lucani, perché possano adoperarsi per esercitare il diritto di accesso agli atti e restituire ai cittadini il diritto di informazione.
 
Clicca qui il Coordinamento No Triv Basilicata.
 
Il movimento No Triv Basilicata (spesso unito al Coordinamento Nazionale No Triv e al movimento Mediterraneo No Triv)  è una rete attiva di comitati civici e ambientalisti per contrastare le estrazioni di idrocarburi (petrolio e gas) e la ricerca di nuovi giacimenti bei territori e nei mari della regione. 

15 anni dal referendum disatteso da tutti i governi. La battaglia per la ripubblicizzazione continua.

Questo è lo spirito che ci ha guidato, dal 2007 (legge di iniziativa popolare) a oggi, e ci ha condotto alla vittoria referendaria del 2011 della quale, i prossimi 12 e 13 giugno 2026, cadrà il 15° anniversario.

Gli otto governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) che hanno attraversato il Paese in questo lasso di tempo, lo hanno, prima ignorato e deriso, poi combattuto in maniera trasversale.

……hanno vinto?
 
NO La battaglia per la ripubblicizzazione continua
 

Dopo Gaza Israele sta provocando il collasso del sistema sanitario in Cisgiordania.

Gli ospedali chiudono e si esauriscono i medicinali. I presidi fissi sono sovraffollati o situati in aree a cui è difficile accedere; per questo motivo, le squadre sanitarie mobili cercano di colmare le lacune nei villaggi rurali, sebbene con risorse limitate. Nelle farmacie pubbliche manca la maggior parte dei farmaci e molti pazienti non possono permettersi di acquistarli sul mercato privato. La confisca da parte di Israele delle entrate doganali ha peggiorato in modo significativo il debito del Ministero della Sanità palestinese, che avverte: presto non saremo più in grado di fornire i servizi sanitari essenziali. Il sistema sanitario palestinese teme un peggioramento della condizione dei pazienti con malattie croniche ed un aumento del tasso di mortalità, a causa delle gravi difficoltà di bilancio dell’Autorità Palestinese e dell’impoverimento della sua popolazione.
Clicca qui ZEITUN.

Non uno di più di 10 milioni.

L’Occidente per secoli ha depredato le immense risorse dell’Africa rendendola il continente più povero del pianeta.
L’Occidente, che ha deportato come schiavi oltre 10 milioni   di cittadini dalla Africa, oggi non accetta in Europa poche centinaia di migliaia di africani che fuggono dalla fame e dalle guerre fomentate dall’Occidente. Anzi, vuole scacciare quelli già emigrati. Clicca qui