Compriamo più armi a spese degli italiani a favore dei capitali americani.

Leonardo, la maggiore impresa militare italiana con oltre il 70% del settore, è ormai una multinazionale integrata  e subalterna alle compagnie Usa, piuttosto che europee, dedita all’export (75% dei ricavi), al centro di complessi reticoli azionari. Fa affari d’oro, ma detiene una quota relativamente bassa dell’occupazione manifatturiera italiana.
 
Con queste caratteristiche di subalternità, l’attuale aumento della spesa per acquisto di armamenti per le nostre Forze armate sarà caratterizzato   – com’è avvenuto per i caccia F35 – da importazioni di prodotti finiti e/o componenti strategici dagli Usa. 
 
Insomma , alte quotazioni di Borsa e  maggiori dividendi per gli azionisti, fanno delle produzioni militari italiane un “cattivo affare” per l’economia e l’occupazione in Italia. Nel contempo non fanno che alimentare il riarmo e i rischi di estensione dei conflitti. 
 
Al contrario, lo sviluppo di produzioni civili, con strategie di diversificazione e riconversione, potrebbe consentire una maggior espansione delle capacità tecnologiche e dell’innovazione della nostra industria, con ricadute positive sia in termini di produttività e qualità sull’insieme del sistema economico e manifatturiero, sia con un aumento di investimenti destinati alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio artistico e culturale, al miglioramento del sistema sanitario ed educativo, alla transizione ecologica e digitale.
 
Clicca qui una analisi completa. 

Pfas nei mangimi per allevamenti.

Nelle scuole andrebbe spiegata al completo la catena alimentare: partendo dalle aziende di produzione (in Italia: Solvay di Spinetta Marengo) e di consumo. Le quali  scaricano Pfas nelle acque potabili e in atmosfera: dalla quale ricadono al suolo sugli alimenti vegetali e animali (…oltre che direttamente nei polmoni). I mangimi sono un anello della catena alimentare.
 
I Pfas contenuti nei mangimi (foraggi verdi o secchi, semi o frutti, sottoprodotti di cereali e dello zucchero ecc.), insieme all’acqua eventualmente contenente Pfas, sono somministrati agli animali allevati (bovini, ovini, suini e polli): e carni e uova e latticini  contenenti Pfas sono infine  consumati dagli esseri umani  come letalmente tossici e cancerogeni.
 
Ebbene, il Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR)l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione dei Rischi, ci prova a valutare i rischi dei Pfas nei mangimi (foraggio, becchime, pastoni), a calcolare i limiti da non superare. Modelli di tossico cinetica. In realtà, non esistono concentrazioni massime ammissibili, livelli sicuri per la salute umana: dal feto all’anziano, per le molecole “Forever Chemicals“, inquinanti eterni, ubiquitari, indistruttibili, indegradabili e bioaccumulabili. L’unico è il livello zero.

Pfas. Il Belgio non è l’Italia.

In Belgio, a differenza della Regione Piemonte per quanto riguarda Alessandria, la Regione Vallonia organizza una nuova campagna di screening affinché tutte le persone potenzialmente contaminate da Pfas possano beneficiare del monitoraggio medico a spese delle autorità valloni. La decisione dopo che 2.000 persone di Chièvres e Ronquières hanno ricevuto i risultati delle analisi del sangue: a Chièvres quasi una persona su tre supera la soglia massima di 20 microgrammi per litro di sangue raccomandata dal consiglio scientifico insediato dal governo vallone uscente.
 
Il responsabile della contaminazione, a differenza della Solvay per Alessandria, non è ancora stato identificato, perciò è pressante l’impegno degli amministratori “ad individuarlo rapidamente per poter applicare il principio chi inquina paga, i filtri al carbone piazzati dalla Société Wallonne Des Eaux si rifletteranno sulle bollette dei consumatori. E tutte le spese mediche a carico della comunità. I residenti pagherebbero due volte per l’inquinamento una volta per il portafoglio e l’altra per la salute. Una situazione che sarebbe intollerabile”. In Belgio, ma non in Italia.
 
Inoltre, il Partito del Lavoro chiede che la Vallonia adotti, entro la fine dell’anno, standard rigorosi per i PFAS nell’acqua del rubinetto: “Non dobbiamo aspettare che l’Europa agisca. La Danimarca ha già uno standard di 4 ng/L. Siamo disponibili a portare avanti la legislazione in questa direzione”.

I Pfas, neurotossici, colpiscono le capacità cognitive e psichiche di feti, bambini e adulti.

Non bastassero tutti gli studi epidemiologici internazionali e nazionali che dimostrano  l’incontrovertibile nesso causale tra l’esposizione dei PFAS e l’aumento significativo di malattie e mortalità: cardiovascolari, metaboliche  e neoplastiche (cancro ai testicoli e carcinoma renale) eccetera.  
Non bastasse l’angoscia supplementare dello studio (prof. van Beijsterveldt dell’Erasmus University Medical Center /Sophia Children’s Hospital di Rotterdam) che dimostra che i Pfas non si accumulano nell’organismo  delle mamme… perché si trasferiscono dal sangue materno al feto durante la gravidanza e poi al bambino con  l’allattamento.
 
Non bastassero. Si aggiunge lo studio epidemiologico del prof Inhyang Kim dello Hanyang University Medical Center di Seoul che dimostra che  l’esposizione continua dei Pfas in età prenatale è stata associata alla possibile insorgenza di sintomi dell’ADHD Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività: i bambini con ADHD hanno difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione,  sembrano non ascoltare nulla di quanto gli viene detto, in età adulta possono  sperimentare  un senso di disagio nella società a causa della loro neuro divergenza, sentirsi emarginati o non compresi a causa delle loro difficoltà nel concentrarsi, nell’organizzare le attività e nel controllare gli impulsi.

Premio Nobel per la Pace detenuta in Iran.

Sosteniamo Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace, detenuta in Iran per la sua lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani e per l’abolizione della pena di morte.
Sosteniamo la lotta nonviolenta delle donne in Iran per la dignità umana di tutti gli esseri umani.
Sia liberata Narges Mohammadi e tutte le prigioniere e tutti i prigionieri di coscienza, tutte le detenute e tutti i detenuti politici, tutte le persone innocenti perseguitate e sequestrate, in Iran come ovunque.
Cessi l’oppressione delle donne in Iran come ovunque nel mondo, siano rispettati i diritti umani di tutti gli esseri umani.
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Chiediamo al Parlamento e al governo italiano, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e alla Commissione Europea, al Segretario Generale e all’Assemblea Generale dell’Onu, di premere sul governo iraniano affinchè a Narges Mohammadi sia restituita la libertà e le sue richieste di rispetto dei diritti umani siano accolte.
*
Donna, vita, libertà. 

Non esiste una dose sicura di esposizione ai Pfas. La sicurezza è data solo dal limite zero. Non esistono Pfas innocui. L’intera classe di Pfas va messa al bando.

Per queste certezze, il riferimento principale è International Agency for Research on Cancer (WHO IARC) di Lione, agenzia preposta sui tumori dalla Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), e si basa sugli studi condotti sull’uomo, sugli animali e su cellule o materiale biologico.
 
Lo Iarc considera solo articoli pubblicati nelle riviste scientifiche e non i rapporti o le relazioni dei produttori che chiedono l’autorizzazione all’uso di una nuova sostanza… con meno atomi di carbonio… saturi di fluoro: esempio il C6O4 della Solvay. 
 
 La procedura Iarc si basa sul metodo scientifico, dunque può essere riferita alla singola molecola, non è generica. Però il giudizio di pericolosità deve intendersi all’intera classe di molecole per-e polifuoroalchiliche (migliaia): solo pochi PFAS sono rilevabili e soprattutto misurabili quantitativamente con le tecniche di chimica analitica a disposizione dei laboratori di analisi e ricerca, e dunque vale il principio di precauzione, nuove molecole non possono essere sperimentate sull’organismo umano in attesa che la cancerogenità sia certificata.
 
Ovvero misurata a posteriori dagli studi epidemiologici, esempio: un  morto in più ogni tre giorni, 51.621 decessi contro 47.731 attesi, con un eccesso di 3.890 morti, secondo uno studio dell’Università di Padova sulla popolazione dell’area contaminata da Pfas in Veneto, tra il 1985 e il 2018 (province di Vicenza, Verona e Padova).
 
L’unica certezza è che sono nulle le possibilità di degradare ed eliminare i Pfas, gli stessi  inceneritori ad altissima temperatura rilasciano  le scorie. La soluzione è semplice, la storia dell’amianto ce lo ha già insegnato: l’unica via d’uscita è mettere al bando la produzione industriale dei composti PFAS. 
 
Per contro, la strategia  di Solvay resta sempre la stessa:  sostituire una molecola rivelatasi -con morti e ammalati-  pericolosa e bandita (Pfoa) con un’altra, simile, che però, in quanto  appartiene alla stessa classe, finirà per mostrare gli stessi danni per la salute. Fermare le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo, dunque, è il passaggio fondamentale per la messa la bando dei Pfas in Italia.  
 
Clicca qui una scheda [fonte: Environmental Protection Agency USA]: dove si trovano i Pfas, quali effetti sulla salute, le popolazioni a rischio.

Il governo fa orecchie da mercante all’allarme  Pfas dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il ministero della Salute ha fissato limiti per la presenza nelle acqua potabili di Pfoa e Pfos senza seguire le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità ISS.
 
Già nel 2019, infatti, anni prima che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro IARC dichiarasse nel 2023 cancerogeno il Pfoa e possibile cancerogeno il Pfos, ISS raccomandava l’adozione di parametri più stringenti rispetto a quelli che entreranno in vigore in Italia, solo a partire dal 2026.
 
Raccomandava  di adottare per queste due molecole “valori specifici più cautelativi” rispetto alla somma degli altri Pfas. Sottolineandone la pericolosità, l’Iss indicava parametri di 0,030 microgrammi (30 nanogrammi) per litro nel caso del Pfoa, l’acido perfluoroottanoico e di 0,065 microgrammi (65 nanogrammi) per litro per il Pfos, l’acido perfluoroottanosolfonico.
 
La direttiva europea 2184, invece, fissa il limite a 100 nanogrammi per litro per la somma di venti Pfas (24 in Italia) e cinquecento nanogrammi per tutti i Pfas (gli oltre 10mila). E mentre molti Paesi sono corsi ai ripari, fissando limiti a livello nazionalel’Italia  ha fatto “orecchie da mercante”, non ha seguito le raccomandazioni dell’Iss, preferendo seguire le direttive europee più permissive con il Decreto 18 del 23 febbraio 2023.
 
A prescindere dalla direttiva, l’Italia avrebbe potuto correre ai ripari in autonomia, così come hanno fatto altri Paesi, anche fuori dall’Europa. Ma non l’ha fatto. Il ministero della Salute ha fissato come valore massimo nelle acque destinate al consumo umano cinquecento nanogrammi per litro per i Pfoa e trecento per i Pfos.
 
Insomma, in questi anni in molti comuni italiani è stata erogata acqua potabile che le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità consideravano non sicura già dal 2019. Esempio di valori riscontrati: quelli di alcuni comuni piemontesi dell’Alessandrino (Alzano Scrivia, Castelnuovo Scrivia, Piovera).
 
Tanto per avere dei termini di paragone, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) ha   fissato limiti per la presenza nelle acque potabili di sei molecole del gruppo dei Pfas, in particolare, per Pfoa e Pfos, il limite fissato dall’Epa è pari allo zero tecnico.
 
A sua volta, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare (Efsa) ha fissato nel 2020 una soglia massima settimanale di ingestione di Pfas (4,4 nanogrammi alla settimana per chilo di peso corporeo), per la somma di quattro sostanze (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs).
 
E così, in Europa, alcuni Paesi hanno già imposto limiti anche cinquanta volte inferiori rispetto a quelli della direttiva, oltre al fatto che, a febbraio, 2023, DanimarcaGermaniaSveziaPaesi Bassi e Norvegia hanno presentato all’Echa, l’Agenzia europea che si occupa della regolamentazione delle sostanze chimiche prodotte e immesse in commercio, una proposta di revisione del Regolamento Reach del 2006 per la messa al bando.
 
La Danimarca ha comunque posto un limite per la somma delle quattro molecole indicate dall’Efsa (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs) pari a due nanogrammi per litro e ne ha vietato l’utilizzo nei contenitori alimentari. Si muovono nella stessa direzione, per quanto riguarda la presenza di Pfas nelle acque, oltre all’Olanda, anche Svezia e la regione belga delle Fiandre, entrambe con un limite fissato a 4 nanogrammi al litro, in Germania questo valore sarà di 20 nanogrammi per litro dal 2028 e in Spagna, fino al 2026, sarà di 70 nanogrammi per litro per ognuno dei quattro composti. Lo scorso 4 aprile, la Francia ha deciso di vietare la produzione e la vendita di prodotti non essenziali contenenti Pfas.
 
PER QUANTO RIGUARDA LA SITUAZIONE ACQUE  DI ALESSANDRIA, DOVE INSISTE A SPINETTA MARENGO LO STABILIMENTO SOLVAY (SYENSQO), UNICO PRODUTTORE IN ITALIA, in particolare facciamo riferimento allo studio (clicca qui) di Claudio Lombardi, ex assessore comunale alla sanità. In estrema sintesi. Tra i 24 tipi di PFAS identificati dalla direttiva  figura il cC6O4 attualmente prodotto con brevetto  a Spinetta, ma inspiegabilmente non l’ADV, ex Pfoa, utilizzato da un trentennio. Nella Direttiva UE, la “Somma di PFAS” non deve superare i 100 ng/l entro il 2026, dunque entro tale data la direttiva poteva essere anticipata e resa più restrittiva dalla Regione, come si verifica negli altri Stati, ma ciò non è avvenuto in Piemonte. Anzi, è rilevante la critica all’Asl di Alessandria per come ha condotto le analisi nei Comuni.
 
Va sottolineato che AD ALESSANDRIA IL PRIMATO DI INQUINAMENTO (E MALATTIE) DA PFAS È CONSEGUITO DALLE EMISSIONI IN ATMOSFERA.
 
Dalle decine di ciminiere e punti di fuga, esse ricadono sui polmoni, sulle acque potabili,  sugli alimenti animali e vegetali. Il paradosso è che esse non hanno al momento limite alcuno, grazie al freno politico di Solvay. Perciò la valutazione dell’entità della loro presenza in atmosfera avviene per confronto con le quantità presenti nell’atmosfera delle “aree bianche”, delle zone cioè a distanza rilevante dalle sorgenti di produzione, utilizzo e smaltimento di PFAS. Clicca qui lo studio di Claudio Lombardi. In estrema sintesi. Nel sobborgo di  Spinetta Marengo si registrano concentrazioni di PFAS nell’aria di 1.000 volte superiori come ordine di grandezza ai valori assunti come riferimento, mentre i valori medi sono di 150 volte superiori. Nel Comune di  Piovera, che dista dal Polo Chimico più di 10 Km, valori massimi superiori di circa 100 volte, di 20 volte come valore medio. Nella centralina del Capoluogo: valori massimi di cC6O4 di circa 40 volte superiori  e medi di C6O4+ADV N2 superiori di circa 20 volte.

Uno strumento per rimuovere i Pfas dal sangue?

Sarebbe  l’invenzione dell’Irriv, l’Istituto internazionale di ricerca sulle malattie renali creato a Vicenza dal prof.  Claudio Ronco. Lo strumento si basa su cartucce speciali che in Cina usano per depurare il sangue sui pazienti morsi da serpenti o avvelenati da pesticidi. «Mi è venuto in mente – osserva Ronco – che i Pfas hanno la stessa struttura molecolare di alcuni veleni e tossici.

E allora con una macchina che abbiamo chiamato Galileo ed è dotata di pompe e di sensori abbiamo dimostrato che la concentrazione di sostanze nocivi cala drasticamente». Dopo l’esperimento sui Pfas nell’acqua contaminata, i necessari passaggi fra ministero della Salute e comitato etico allungano  i tempi delle applicazioni pratiche.

Se si trova la maniera di estrarre Pfas dal sangue e dagli scarichi, si può tranquillamente continuare a produrre e usare Pfas.

Così Solvay (Syensqo)  ha investito 5 milioni di euro per la costituzione del  Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale al primo piano della  sede del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria e dotato di nuovi laboratori di ricerca con strumentazione all’avanguardia: il progetto è infatti annunciato come ambizioso.
Il professor Leonardo Marchese,  responsabile scientifico del centro e del progetto, ha l’incarico di utilizzare “polistirolo, plastiche, scarti agricoli come la lolla del riso in grado di rilevare contaminanti 100 mila volte più piccoli rispetto agli attuali limiti di legge”. Insomma trasformali in “spugne” tecnologiche in grado di catturare, intrappolare le sostanze inquinanti. Un occhio di riguardo, ovviamente, sarà dedicato  ai Pfas, fra tutti i veleni immessi da Solvay in aria, acqua, suolo.
Non essendo noi scienziati di tal fama, siamo eufemisticamente “perplessi” sul progetto così come decantato sulle cronache locali. Soprattutto a causa dell’entusiasmo di Marco Apostolo, Country Manager di Syensqo Italia (Solvay) che ha messo definitivamente le mani sull’Università di Alessandria. Ma anche per avere  interpretato una Excusatio… petita accusatio manifesta nel commento, “La ricerca scientifica nell’ambito della chimica è sempre stata guardata con sospetto nell’immaginario collettivo, perché le si attribuisce una concomitante possibile potenzialità di danno alla salute o all’ambiente”, dichiarato dal prof. Gian Carlo Avanzi, ex rettore dell’Università del Piemonte Orientale.

Pfas in carta e cartoni, soprattutto riciclati. Usare i prodotti “pfas free”.

I più noti  utilizzi hanno riguardato  il rivestimento antiaderente delle pentole da cucina e la produzione dei tessuti tecnici (goretex) e, sempre per la loro proprietà di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, fin dagli anni ’50 sono stati impiegati per tessuti impermeabilizzati, tappeti, pelli, insetticidi, schiume antincendio, vernici, rivestimento dei contenitori per il cibo, cera per pavimenti, detersivi, cosmetici eccetera. Però, proprio a causa della loro stabilità termica e chimica, questi composti alchilici per-e polifluorurati tendono ad accumularsi nell’ambiente, si concentrano e persistono negli organismi viventi, compreso l’uomo, dove risultano essere tossici e cancerogeni.
 
Fra i tanti utilizzi ci sono anche quelli nel campo cartario fin dagli anni ’60, consapevolmente, talvolta inconsapevolmente: con carta riciclata, come segnalato in uno studio scientifico Recycling of paper, cardboard and its PFAS in Norway relativo alle cartiere norvegesi: prodotti alcuni fatti di carta vergine e altri di carta riciclata, compresi i materiali a contatto con gli alimenti (FCM) e imballaggi. I campionamenti di carta e cartoni sono stati infatti effettuati anche negli impianti di riciclaggio.
 
Cominciano sempre più ad essere immessi nel mercato europeo scatole, ciotole, vassoi per pasti sigillabili e vaschette senza PFAS aggiunti, evidenziati da pubblicità (https://it.duni.com/it/no-added-pfas ).

Le alternative all’uso del talco cancerogeno.

Il talco (composto di magnesio, silicio e ossigeno) è comunemente usato in molti prodotti di bellezza e igiene personale (borotalco, trucchi, polveri per bambini,  polveri medicamentose e alcuni tipi di saponi) per la sua capacità di assorbire l’umidità e ridurre l’attrito. Lo troviamo anche in cipria, fondotinta, ombretti e polveri per il corpo utilizzate per l’igiene intima o per evitare la frizione della pelle nell’attività sportiva.
 
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), ha rivalutato i dati disponibili sul talco e ha deciso di alzare la soglia d’allerta: ora il talco non è più inserito nella categoria dei ‘possibili cancerogeni’ per gli esseri umani, ma in quella dei ‘probabili cancerogeni’, quindi una pericolosità superiore, esempio amianto.
 
Addirittura dai dati sugli animali e da quelli preclinici emerge con chiarezza che si tratta sicuramente di un cancerogeno.  Se è cancerogeno per il culetto del barboncino, quale mamma si azzardi sul sederino del  neonato?
Aggiunti o meno asbesto e Pfas, il talco non va comunque più usato: assolutamente per i bambini e nella zona inguinale e genitale (forte sospetto di insorgenza di tumori ovarici: Sister Study pubblicato  sul Journal of Clinical Oncology), o anche solo inalato. Se ne può fare tranquillamente senza e se proprio non si vuole dare aria alla pelle, esistono diverse alternative al talco, tra cui amido di mais, farina di riso e polveri a base di seta, ingredienti naturali. 

Donna, vita, libertà.

DONNA, VITA, LIBERTA’. A sostegno della lotta nonviolenta delle donne per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.
A cura del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo.
Supplemento a “La nonviolenza e’ in cammino” (anno XXV).
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: Centropacevt@gmail.com

Un movimento antiabilista anche in Italia?

E se si creasse anche in Italia un movimento antiabilista? Si potrebbe sintetizzare così la proposta di Marta Migliosi, attivista con disabilità, che avverte «l’esigenza di provare a collegare le singole persone disabili e/o neurodivergenti che fanno attivismo, per cercare di creare anche in Italia un movimento antiabilista, un’iniziativa “dal basso” che si sviluppi in senso orizzontale, per riflettere su come uscire dalla “bolla della disabilità” e incidere sulla società. Qualcosa che ci aiuti a capire come organizzarci e conoscerci, anche come persone singole che portano avanti “un pezzetto”»

Un Paese fatto a pezzi in nome dell’autonomia differenziata. L’addendum ecologico.

Le “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario” approvate definitivamente alla Camera trasferiscono anche la competenza sulla tutela degli ecosistemi. La legge prevede che anche per la tutela degli ecosistemi dovranno essere fissati dei Livelli essenziali delle prestazioni. Un meccanismo fatale, denuncia il prof. Paolo Pileri…
 

Niente vacanza per quella donna ipovedente, che “potrebbe rallentare il gruppo”.

Un’insegnante ipovedente prenota per trascorrere una settimana di vacanza a Pugnochiuso, nel Parco Nazionale del Gargano (Foggia), ma l’agenzia di viaggi decide al posto suo che quel viaggio non è adatto a lei, dicendole che «rallenterebbe il gruppo e potrebbero esserci delle lamentele».
E’ importante ricordare che l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09), nella quale è previsto uno specifico articolo (l’articolo 30) in tema di Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport, ivi inclusi i servizi turistici.

Fermare i pfas si può e si deve.

I Pfas sono stati trovati in tutte le Regioni in cui sono stati cercati. Ma la la maggioranza delle Regioni non effettua i controlli. Ma il Governo non mette al bando con una legge i Pfas. L’unico produttore di Pfas in Italia è Solvay di Spinetta Marengo, ma Sindaco di Alessandria e Regione Piemonte non lo fermano. Possiamo farlo dal basso con una azione inibitoria e risarcitoria.

La pace realismo di un’utopia.

Cresce di anno in anno la paura della catastrofe atomica e di anno in anno, dinanzi a tale prospettiva, si fa più serrato il confronto tra gli utopisti, secondo i quali è possibile, in ragione della stessa smisuratezza del pericolo, uscire una volta per sempre dalla civiltà della guerra, e i realisti, secondo i quali il bene della pace, anche oggi come sempre, può essere custodito solo dall’equilibrio delle forze in campo.
Il contrasto tra utopisti e realisti è antico quanto la cultura, ma ha cominciato a diventare acuto agli inizi dell’età moderna. (continua padre Ernesto Balducci.)
 
La questione di fondo che pone Balducci è  che se ci sarà una reazione all’altezza dell’estremo discrimine in cui siamo, essa non potrà essere più la proposta dei pacifismi tradizionali (umanistico, elitario, socialista), per preziosa che sia la loro eredità,  ma di un mutamento culturale. Inserendo i temi della rapina nord sud, della fame, dell’economia dello spreco, dell’ambiente, egualitarismo, bene comune, solidarietà… Per la prima volta l’utopia pace è diventata realistica, sia nel senso che essa è per la prima volta tecnicamente possibile, sia nel senso che essa è l’unica alternativa alla morte universale. Quel che le manca è, appunto, una cultura che sia al suo livello. 

Nè antifascista nè antisraeliano.

Segnalazione per il Premio Attila.
 
A partire dall’inchiesta dei giornalisti “infiltrati” di Fanpage sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, il  ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto in Aula a un’interrogazione sulle iniziative per il contrasto ad ogni forma di apologia del nazifascismo e di propaganda dell’odio razziale, dell’omofobia e dell’antisemitismo, con volontà di giungere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e violente.
 
Risposta: “Considero il contrasto all’antisemitismo, da qualsiasi parte espresso e con qualsiasi modalità effettuato, un dovere innanzitutto etico oltre che istituzionale, da mettere in pratica in ogni circostanza sia essa pubblica o privata. E a tale principio continuerà a ispirare il mio mandato da ministro dell’Interno”. “La vergognosa ostentazione di gestualità e simboli di totalitarismi che la storia ha condannato, da parte di esponenti del movimento giovanile di FdI “così come i ripetuti incendi di bandiere israeliane nel corso di manifestazioni di piazza, gli assalti alle brigate ebraiche del 25 aprile scorso; le circostanze in cui è stato impedito a giornalisti di origine ebraica di prendere la parola in occasione di eventi pubblici, sono solo alcuni degli episodi che denotano un trasversale e inaccettabile rigurgito dell’antisemitismo che va combattuto su ogni fronte”
 
 ha aggiunto, senza però soffermarsi sulle frasi razziste e apertamente nostalgiche nei confronti di nazismo e fascismo, pronunciate dai ragazzi di Gioventù Nazionale: sottovalutando volutamente gli atteggiamenti razzisti, antisemiti e apologetici del fascismo che permeano Gioventù Nazionale, minimizzando la pericolosità di quanto emerso dall’inchiesta di Fanpage , sostenendo sostanzialmente che le manifestazioni di critica e condanna delle politiche di Netanyahu rappresentano la pericolosità maggiore. 
 
 

E’ irresponsabile che le mamme cospargano i figli di creme solari con Pfas.

Lo ri-affermiamo senza mezzi termini. Soprattutto dopo la lettura sui giornali di “esperte” dermatologhe ancora ignoranti (si spera in buona fede) dell’esistenza  dei Pfas.
 
Ignoranti della tossicita e cancerogenità di  queste sostanze -eccezionalmente idrorepellenti e resistenti al calore- ben evidenziate dalla comunità scientifica: la loro esposizione è legata a disfunzioni tiroidee, cancro, infertilità eccetera.
 
Ignoranti che l’esposizione di Pfas avviene non solo per via respiratoria e alimentare, ma anche per contatto cutaneo.
 
Ignoranti che i Pfas non sono vietati (nemmeno il Pfoa) nel settore della cosmetica: creme solari, fard in polvere, detergenti per il viso ecc.
 
Ignoranti, infine, che è dimostrato (es. ultimo studio dell’istituto tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung BfR) che anche una minima presenza di Pfas all’interno dei cosmetici e delle creme solari rappresenta comunque un rischio per la nostra salute, i più vulnerabili sono i bambini, poiché queste sostanze –indegradabili per decenni- sono in grado di penetrare sotto la pelle, aumentare i livelli di  PFAS nel sangue, e accumularsi negli organismi e danneggiarli irrimediabilmente.

Per un Parlamento di eletti.

Siamo un  gruppo di persone molto largo e trasversale che ha scommesso che riusciremo a convincere 500.000 persone escluse dalla democrazia, in una sola estate, a firmare per dei quesiti parzialmente abrogativi del Rosatellum, anche come “manifesto” per chiedere che questo sia l’ultimo parlamento formato da “nominati” invece che da “eletti”. Clicca qui.

A volte ritornano.

Fraterni saluti di Antonio Tajani  al convegno dell’Unione Monarchica Italiana.
Segnalata una  preferenza per il  Premio Attila. 
 
Antonio Tajani, erede del trono di Berlusconi, negli anni settanta fu vicesegretario del Fronte Monarchico Giovanile, ala junior dell’Unione Monarchica Italiana, la formazione politica vicina al ramo dei duchi di Aosta della famiglia di Savoia. Come già Vittorio Emanuele III, anche lui si esprime con comprensione nei confronti del Duce, come si può leggere qui sotto ai microfoni del programma radiofonico “La Zanzara”, in onda su Radio 24.
 
«Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche». «Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla»; venti anni di fascismo all’ombra della monarchia non è poco, merita un di più.   

Da soli, dentro e fuori gli ospedali, le persone con gravi disabilità.

Le persone con disabilità grave di tipo cognitivo-relazionale e/o con deficit sensoriali e di comunicazione assolutamente non possono stare da sole in ospedale. Non abbiamo un protocollo nazionale che consenta la presenza del caregiver familiare in ospedale. Il personale ospedaliero non è formato per accogliere e trattare questi pazienti, non esistono stanze apposite, non sono previsti ausili di base come il sollevatore o le sponde ai letti, per tacere dei sistemi di sicurezza in sede di esami come le lastre o i prelievi del sangue. In alternativa alla spedalizzazione, perchè il paziente non è seguito a casa, con un progetto di vita come da Legge 162/98? Perché non esiste un team multidisciplinare di riferimento che sappia intervenire, evitando un ricovero in psichiatria, che è davvero una violazione dei diritti delle persone con disabilità nello spettro autistico? Perché non esiste un servizio sul territorio che affianchi il familiare, il genitore ormai anziano, con progetti, iniziative e assistenza domiciliare?  (continua…)

Dimezzati i crediti per la formazione dei docenti di sostegno.

Cosa diremmo di uno stabilimento balneare che, in mancanza di bagnini patentati, in base al principio del “meglio che nulla”, assumesse persone sprovviste di specifiche tecniche di salvataggio, salvo averne un’infarinatura acquisita frettolosamente? Il recente Decreto Legge sull’inclusione si muove in modo analogo: dimezzare i crediti per la formazione dei docenti di sostegno in un mondo in cui, al contrario, sono diventate sempre più complesse le problematiche inerenti alla condizione di disabilità, con la nascita di nuovi paradigmi concettuali di riferimento (continua…)

Aggiornamento del genocidio.

3 luglio 2024. Nel suo rapporto statistico quotidiano, il Ministero della Salute Palestinese  aggiorna lo sterminio di Gaza: nelle ultime 24 ore  Israele ha commesso 3 massacri contro famiglie nella Striscia di Gaza, provocando 28 morti  e 125 feriti arrivati​​negli ospedali nelle ultime 24 ore. Il bilancio del genocidio è salito a 37.953 morti  e 87.266 feriti dallo scorso 7 ottobre.

Acquistare creme e cosmetici solo con garanzia “Pfas free”.

I Pfas possono essere respirati o bevuti o mangiati, ma non solo. Infatti, l’indagine condotta dagli scienziati dell’Università di Birmingham, pubblicata su Environment International, conferma che i PFAS, tossici e cancerogeni, sono in grado di valicare la barriera cutanea, essere assorbiti attraverso la pelle umana e raggiungere il flusso ​sanguigno, penetrare negli organi umani dove si accumulano senza degradarsi mai, forever chemicals, e provocare le ormai ben note patologie (danneggiare la fertilità, compromettere la funzione epatica e quella immunitaria, oltre ad aumentare il rischio di diverse forme di tumore, ai reni, alla tiroide, ai testicoli, all’utero, alle ovaie, al seno, alla pelle eccetera).
 
Dunque è completamente sfatata la diceria che la proprietà idrorepellente di queste sostanze (ciò che permette loro di respingere l’acqua), dovuta alla presenza di molecole ionizzate, li rendesse anche incapaci di venir assorbiti dalla pelle. Peraltro l’assorbimento del C6O4 (brevetto Solvay) sarebbe maggiore del PFOA (messo al bando internazionale).
 
Il contatto cutaneo degli inquinanti eterni può avvenire tramite  gli indumenti (i famosi goretex) ma anche -allarme finora sottovalutato- tramite prodotti come smalti, shampoo, cosmetici, creme, articoli di largo consumo particolarmente usati per l’infanzia.

Molti si lamentano della nostra mailinglist.

ESEMPI:
“Chi inquina non paga “e “Speciale Pfas Solvay”.
In Italia è in atto un crimine ambientale e sanitario.
Grande Italia tra i 7 Grandi in guerra con la Russia.
Contro Forum G7.
Caro Travaglio, senza i Movimenti la Caporetto fu già nel 2020. https://groups.google.com/g/acqua-bene-comune-fano/c/wyFgNVByNwo
Segre e Meloni difendono Israele.
Dobbiamo provvedere direttamente noi al bando dei Pfas. https://groups.google.com/g/acqua-bene-comune-fano/c/dujABZAZY8E
Ragazzi, pronti ad andare a combattere in Ucraina?
 
Molti si lamentano: ciascun invio è troppo pesante di articoli, si può suddividerli in più invii, due o tre in settimana piuttosto che uno, sarebbero anche più tempestivi rispetto all’attualità del Sito. Facile a dirsi… e anche a farsi… se non avessimo un abbonamento limitato a un plafond di invii. Superato questo limite mensile, l’invio si blocca. Dunque, considerando che abbiamo 40mila utenti, la sottoscrizione non ci ha permesso un costo di abbonamento maggiore, magari con invii illimitati. Dispiace a tutti, a noi per primi che pur ci assoggetteremmo volentieri ad un maggior lavoro (volontario). Fortunatamente sono rari i “cancellami”, e l’alternativa di scremare i 40mila è troppo arbitraria. Perciò, accontentiamoci rivolgendosi con più frequenza al Sito.

Lo Stato italiano uccide gli italiani di Taranto.

Il caso dell’acciaieria Ilva di Taranto è veramente emblematico: l’Italia è  uno Stato europeo  che da anni viola gli obblighi europei  a tutela di ambiente e salute, e addirittura emana leggi nazionali proprio per eluderli. Nonostante numerose condanne in sede europea e i sequestri disposti dalla magistratura, infatti, il nostro paese si è inventato di tutto per consentire la prosecuzione della sua attività in cambio di promesse non mantenute e di termini non rispettati.
 
L’unica cosa certa è che l’Ilva uccide: nel rapporto del 2022 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, si legge che “l’acciaieria Ilva di Taranto, in Italia, ha compromesso la salute delle persone e violato i diritti umani per decenni scaricando enormi volumi di inquinamento atmosferico tossico. I residenti nelle vicinanze soffrono di livelli elevati di malattie respiratorie, malattie cardiache, cancro, disturbi neurologici debilitanti e mortalità prematura. Le attività di bonifica che avrebbero dovuto iniziare nel 2012 sono state posticipate al 2023, con l’introduzione da parte del Governo di appositi decreti legislativi che consentono all’impianto di continuare a funzionare. Nel 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha concluso che l’inquinamento ambientale continuava, mettendo in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella dell’intera popolazione residente nelle aree a rischio”…. (Continua Gianfranco Amendola).

Taranto respira aria di speranza dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE.

La storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta un passo decisivo nella lotta contro l’inquinamento dell’#Ilva di Taranto, una lotta che rappresenta le nostre speranze per il futuro.
 
In prima linea in questa guerra di civiltà ci sono stati i Genitori Tarantini, cittadine e cittadini caparbi che con la loro tenacia e il loro dolore hanno saputo scuotere le coscienze e portare alla luce la drammatica realtà di una città strangolata dall’inquinamento. La loro perseveranza, il loro rifiuto di arrendersi di fronte a ostacoli e indifferenza, sono un esempio per tutti noi.
 
La massima autorità europea ha infatti sancito quello che ogni buon padre di famiglia avrebbe detto, ossia che di fronte a pericoli gravi e rilevanti per l’ambiente e per la salute umana, la produzione dell’Ilva di Taranto dovrà essere sospesa. 
 
Spetta al Tribunale di Milano valutare adesso se le autorizzazioni dall’azienda ricevute mettono in pericolo la salute pubblica e non è un caso che sia stato presentato in questi giorni uno studio di impatto sanitario aggiornato “post operam” (dopo l’attuazione delle prescrizioni ambientali dell’AIA) volto nuovamente a considerare accettabile il rischio alla luce delle novità introdotte dall’attuazione dell’AIA nel 2023. Anche su questo occorrerà lavorare per riportare l’evidenza scientifica al servizio della salute pubblica. Clicca qui.

Un libro sulla ribellione dal caporalato in Piemonte.

lI ibro “SCHIAVI MAI!” è stato scritto, da Antonio Olivieri insieme al ricercatore torinese Boris Pesce, sulle lotte dei braccianti nel Piemonte: scorre la storia, ancora non risolta, della clamorosa rivolta bracciantile di Castelnuovo Scrivia del 2012: una rivolta provocata dalla fame di diritti a cui furono costretti i lavoratori immigrati, forzati a sopportare le durissime condizioni di lavoro imposte da una rete di possidenti terrieri senza scrupoli. La ribellione dei braccianti, allora, rappresentò un atto d’accusa senza precedenti nei confronti di un sistema schiavile che, dai campi alla tavola, fu costretto a mostrarsi per ciò che era e, purtroppo, in molti casi è ancora. Tutti i proventi derivanti dalla vendita di questo libro, verranno destinati alla Cassa di Resistenza dei braccianti e solidali di Castelnuovo Scrivia, il cui numero del conto postepay è il seguente: 4023 6010 0092 2674. Per info: Antonio Olivieri  335 7564743   Mail: antonioolivieri@libero.it  Boris Pesce Mail: borispe@virgilio.it

Bloccato il porto in solidarietà con la Palestina.

Varchi del porto bloccati e traffico in tilt a Genova per la manifestazione pro Palestina indetta da varie sigle tra cui i portuali del Calp, l’assemblea contro la guerra, i sindacati Si.Cobas e Usb e varie altre associazioni. Per i manifestanti il porto di Genova è il transito “da dove passano massicciamente le armi che contribuiscono al massacro del popolo palestinese” per cui “bloccando il porto di Genova, simbolicamente blocchiamo la guerra nella sua configurazione logistica”. 

Torino: gli studenti per la Palestina bloccano gli ingressi del rettorato del politecnico.

Continua  a Torino la protesta di studentesse e studenti pro Palestina che hanno bloccato gli ingressi del rettorato del Politecnico, dove si sarebbe dovuto tenere il Consiglio di amministrazione dell’ateneo dopo le elezioni della scorsa settimana.

Dagli studenti e studentesse: “Stamattina alle 8:30 abbiamo bloccato gli ingressi alle sedi amministrative del Politecnico, in occasione della riunione del CDA dell’Ateneo prevista per la tarda mattinata di oggi. 

Questa azione avviene in risposta all’incrinarsi delle trattative che da un paio di settimane erano state intavolate tra una delegazione di senatori e un gruppo di student3 occupanti. Ieri durante il quarto incontro del tavolo di trattativa abbiamo assistito ad una drastica operazione ricattatoria nei nostri confronti. I senatori ci hanno minacciat3, dicendoci di dover per forza sottostare a tutte le loro condizioni per avere in cambio la convocazione di un Senato Accademico straordinario; senza nemmeno darci la certezza che in tale sede sarebbe passata la mozione riscritta da loro, contenente dei punti già molto al ribasso rispetto alle nostre richieste. Di fatto non è stata una trattativa, ma una richiesta impositiva di liberazione degli spazi, senza nessuna concessione concreta dalla loro parte.

Durante il blocco di oggi, in cui chiediamo ancora una volta in modo pacifico una presa di posizione chiara da parte del Politecnico riguardo al genocidio e un chiaro segnale verso demilitarizzazione dei proprio accordi di ricerca, è avvenuta ancora una volta una smisurata risposta repressiva, in cui uno studente isolato è stato aggredito da quattro guardie private, strattonato e schiacciato contro la porta mentre cercava di allontanarsi.

Nonostante il persistente silenzio istituzionale, le intimidazioni e i ricatti, la nostra richiesta rimane chiara, vogliamo un senato accademico straordinario il prima possibile, in cui venga discussa la mozione con le nostre richieste”.

Amianto delitto perfetto.

La Corte d’Assise in Appello di Napoli ha confermato la condanna di Stephan Schmidheiny a 3 anni e 6 mesi per l’omicidio colposo di Antonio Balestrieri, operaio dell’Eternit Bagnoli, scomparso a causa del mesotelioma nel 2009. E’  una vittoria amara, nel prossimo grado di giudizio il reato andrà in prescrizione.  Amara soprattutto alla luce della sentenza dell’anno scorso del maxi processo Eternit Bis davanti alla Corte d’Assise di Novara, dove per ben 199 Vittime  era sopraggiunta l’estinzione del reato, dato che l’omicidio colposo viene prescritto in 15 anni.

Notiziario dell’Accademia Apuana della Pace.

Il notiziario settimanale, oltre ad essere un servizio di informazione sulle diverse iniziative promosse dalle associazioni, è anche uno spazio aperto per condividere pensieri, documenti, riflessioni, proposte, ma anche suggerimenti di letture, recensioni… sui temi della pace, della nonviolenza, della giustizia, della solidarietà, dei diritti…

Chiunque voglia dare il proprio contributo deve solo farlo pervenire alla Redazione del Notiziario chiedendone la pubblicazione sul notiziario. Per ricevere il notiziario o inviare articoli da pubblicare scrivere una email alla Redazione del Notiziario: notiziario@aadp.it

Riceviamo da zeitun.info e volentieri pubblichiamo.

Redazione di Palestine Chronicle 25 giugno 2024 – The Palestine Chronicle Molti di loro sono intrappolati sotto le macerie, imprigionati, sepolti in tombe anonime o separati dalle loro famiglie.
Redazione di Middle East Monitor 25 giugno 2024 – Middle East Monitor L’agenzia Anadolu riferisce che martedì attivisti solidali con la Palestina hanno inscenato una protesta al porto di Genova, nel Nord Italia, contro una…
– Mentre i diplomatici si affannano per prevenire una guerra su vasta scala che potrebbe infiammare la regione, gli attacchi militari israeliani in Libano continuano a distruggere edifici e infrastrutture, terreni agricoli e foreste, oltre a colpire obiettivi di Hezbollah. Lo scopo sarebbe quello di trasformare vaste aree del Libano del sud in una ampia “zona morta” inabitabile per i civili e non più utilizzabile per i movimenti della guerriglia libanese. Lo scrive oggi il giornale britannico Financial Times sulla base di immagini satellitari e interviste.

Omaggio a Julian Assange che ha nobilitato la professione di giornalista.

La stampa mondiale esulta perché Julian Assange è finalmente libero e si allarma per il pericoloso precedente del patteggiamento, che espone ad arresti e condanne chiunque faccia il giornalista sul serio e dissuaderà chiunque altro dall’imitarlo. Ad eccezione del giornalismo italiano: sul quale, noi che abbiamo contribuito alla campagna a favore del coraggioso australiano, non possiamo non riconoscerci  nel giudizio di Marco Travaglio, clicca qui.

Referendum sulla chiusura delle produzioni inquinanti della Solvay. Comma 2 Art. 1 Costituzione: la sovranità appartiene al popolo.

Azzerata la Giunta”, “La rivoluzione del sindaco di Alessandria”, “Abonante: c’era chi remava contro”, “Obbligato un salto di qualità”: i titoloni delle testate giornalistiche locali. Malpensanti come  siamo noi alessandrini esuli, neppure per un istante abbiamo immaginato che il casus belli dentro la giunta di sinistra fossero i Pfas nel sangue della popolazione, ovvero fra chi è per la fermata immediata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo, e chi tende a rinviarla secondo i segnali della multinazionale belga (rinominata Syensqo).
 
Infatti, scorrendo le prolisse cronache non vi è traccia di qualsiasi scontro sull’ordinanza di chiusura che comitati e associazioni chiedono da tempo al sindaco. E nemmeno nelle altrettanto melmose dichiarazioni della destra. E’ la classica crisi senza contenuti programmatici, ma  di regolamento dei conti (nel PD) e della disputa delle poltrone.
 
Eppure giornali e politici dovrebbero essere  concentrati sulla drammatica situazione ambientale e sanitaria del Comune, anzi dei Comuni della provincia. Dove, ovunque l’Arpa cerchi Pfas: li trova in aria, suolo, acque sotterranee, Bormida, acquedotto (a tacere cromo esavalente e altri venti tossici e cancerogeni). Dove, qualunque cittadino cerchi i Pfas  (Pfoa, C6O4, ADV)nel proprio sangue: li trova (a tacere cromo esavalente e altri venti tossici e cancerogeni). Questo biomonitoraggio dovrebbe essere un diritto per ogni cittadino, in un territorio dove nei decenni le analisi epidemiologiche hanno evidenziato picchi di malattie e mortalità. Invece, la complice Regione Piemonte ha sempre negato il monitoraggio di massa alla popolazione a rischio.
 
 
E decine di cittadini, affidandosi ai Comitati e pagando di tasca propria,  si sono sottoposti ai prelievi  di sangue. Nessuno escluso, tutti hanno Pfas nel sangue anche  a livelli di alto rischio. Si obietta (Sovay & C.): ma è solo un campionamento, non  dimostra che tutta la popolazione  è colpita da Pfas. Ma perdio, se tutti i cittadini controllati, nessuno escluso, hanno Pfas vecchi e nuovi  nel sangue anche  a livelli di alto rischio, tu, Regione Piemonte,  con quale faccia ti ostini a non ordinare ad Asl il monitoraggio di massa? Con la faccia di Solvay.
 
 
E tu, sindaco Giorgio Abonante, in attesa che si avvii e si completi lo studio ematico ed epidemiologico,  con quale faccia ti ostini a non emettere nel frattempo  ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo? Temi che il provvedimento vada oltre la tua pavidità personale e politica, o che sia inviso agli elettori che antepongano il  ricatto occupazionale al diritto alla salute? Ebbene, se non vuoi lavartele le mani, sottoponi la tua decisione a Referendum. Comma 2 Art. 1 Costituzione”: la sovranità appartiene al popolo. O aspetti che, come per le analisi del sangue, provvediamo da soli?
 
Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
 
Una nota a piè di pagina al comunicato stampa. Il “Referendum propositivo vincolante”, piuttosto che solo consultivo, può essere messo a disposizione dei cittadini:  è uno strumento di partecipazione potente  perché nel caso di vittoria la Giunta deve reperire le risorse per realizzare la proposta (nel nostro caso emettere l’ordinanza di fermata degli impianti che compete al primo cittadino).
 
La procedura che sta adottando il Comune di Torino (in merito ad un nuovo ospedale nel parco della Pellerina) ad esempio prevede che, raccolte e verificate le prime 1.000 firme, si abbia diritto ad una decisione sull’ammissibilità entro 15 giorni da parte di una Commissione presieduta dal Presidente del Consiglio Comunale con la partecipazione del Difensore civico. Dopo il via libera, i cittadini hanno sei mesi per raccogliere altre 9.000 firme. Ovviamente i numeri per Alessandria sarebbero proporzionalmente ridotti, e i tempi.

Segnaliamo la pubblicazione in Superando.it dei seguenti articoli.

Un progetto per sensibilizzare gli alunni e le alunne sulla disabilità visiva
(continua…)

Un evento in Abruzzo per la Giornata Internazionale della Fenilchetonuria
(continua…)

Una Prassi di Riferimento per la pubblicità accessibile e inclusiva
(continua…)

Piani personalizzati per arrivare a una rivoluzione possibile in Italia e in Europa (continua…)

Sui pedali per sostenere la ricerca sulla SLA (continua…)

Artista e donna con disabilità: «Se uno spazio non esiste, lo creerò io!»
(continua…)

Rinnovati in Toscana i contributi per caregiver di familiari con disabilità
(continua…)

Il gioco e lo sport contro lo stigma sociale che colpisce l’incontinenza
(continua…)

Bene quel Disegno di Legge, anche per le organizzazioni di persone con disabilità (continua…)

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

Gli alessandrini si pagano di tasca propria le analisi del sangue: risultati drammatici.

Striscione davanti alla Prefettura  durante la conferenza stampa.
La complice Regione Piemonte si è sempre rifiutata di sottoporre la popolazione di Alessandria al monitoraggio di sangue perché i risultati dell’avvelenamento di massa non lascerebbero scampo alle istituzioni -regione e/o sindaco e/o magistratura- di chiudere le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo: provvedimento per il quale sarebbero già stati più che sufficienti gli storici dati ambientali dell’Arpa e studi epidemiologici dell’Asl.  
 
Ancora una volta, come già nel 2022, i cittadini, a proprie spese, si sono rivolti alle strutture universitarie tedesche, per conoscere, tra i 21 veleni tossici e cancerogeni della Solvay, almeno  quanto PFAS scorre nelle loro vene. E anche questa volta i risultati sono inequivocabili: 36 persone su 36 hanno concentrazioni del cancerogeno Pfoa: il quale dovrebbe essere a zero mentre risulta addirittura a livelli estremi di allarme per la loro salute.
 
Il Pfoa ufficialmente è stato dismesso da dieci anni, dunque -come tutti i Pfas- si è accumulato nei decenni precedenti nei loro organismi e lì continuerà a colpire: come da diagnosi presenti e future dei medici. Non solo, nelle loro  vene sicuramente si addensano anche i Pfas C6O4 e ADV che hanno sostituito il vietato Pfoa.
 
Senza le complicità istituzionali, la chiusura delle produzioni sarebbe forse già un fatto compiuto se il biomonitoraggio fosse esteso a tutta la provincia, dato che i Pfas sono stati accertati in numerosi Comuni, anche con chiusura di acquedotto. Ciò è ulteriormente dimostrato dalle analisi del sangue dei 36 cittadini del Comune di Alessandria e sobborghi: Cascinagrossa, Castelceriolo, Litta Parodi, Lobbi, Mandrogne, San Giuliano Vecchio e Spinetta Marengo, che si sono sottoposti al biomonitoraggio indipendente coordinato da Ánemos, Greenpeace Italia e Comitato Stop Solvay.
 
Leggi il comunicato stampa, comprensivo delle emblematiche tabelle. L’esplicazione delle quali potrete apprendere dal  video, clicca qui, approntatoci dal sempre presente Buzzz Blog.

Anche l’Emilia Romagna paga lo scotto dell’inazione politica sui Pfas.

Il C6O4 alla foce del Po.
Controlli e analisi in alcune Regioni sono  assenti, però i Pfas sono stati trovati in tutte le Regioni in cui sono stati cercati. Le analisi in Italia tra il 2019 e il 2022 in merito alla presenza di Pfas nelle acque superficiali e sotterranee rilevano che sono 18 mila, con una contaminazione presente nel 17%1 dei risultati, Basilicata (31%), Veneto (30%) e Liguria (30%), Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sardegna, Sicilia, Umbria, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano. Le più alte concentrazioni di Pfoa in acqua e sangue umano  sono state rilevate in Veneto, Piemonte e Lombardia.
 
In Emilia-Romagna tra il 2019 e il 2022 la concentrazione è di 0,0723 µg/l (microgrammi per litro) quanto ai campionamenti del Fiume Rubicone, nelle pressi di Savignano (Forlì-Cesena). Criticità sono state riscontrate nei fiumi del ravennate, nelle zone di Comacchio e Canossa. I dati Ispra e Arpa rilevano che nel 2022 il Pfas era presente sia nelle acque sotterranee che superficiali interne. L’Emilia-Romagna paga pegno da monte, dalla Solvay di Spinetta Marengo (AL)  che scarica in Bormida quindi  Tanaro e  Po. I prelievi di Arpa nel 2019 hanno riscontrato la presenza di Pfas nel canale Navile, a Malalbergo, e nel Reno, in località Traghetto (FE). 
 
Lo studio del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna mostra che diverse molecole di PFAS influenzano vie ormonali e vie metaboliche, aumentando ad esempio i meccanismi di accumulo degli acidi grassi e indebolendo il sistema immunitario. Oltre che nel sangue, tracce di queste sostanze sono state individuate nel latte materno, nella placenta, nel siero, nel liquido seminale e nei capelli.
 
Nelle Regioni come l’Emilia Romagna dove  controlli e analisi  non sono completamente assenti, resta comunque scandalosa la loro inefficacia  stante lʼinazione politico-legislativa che sconta l’assenza di una legge nazionale che vieti lʼuso e la produzione di PFAS, che limiti allo zero come in Usa, Francia, Danimarca, ma perfino paga la ballerina gestione dei database tra ISPRA e ARPE. Questi dati pur confermano un’emergenza nazionale diffusa e fuori controllo, che interessa non solo le aree già note  ma anche numerose altre zone del Paese, ma sempre come la punta dell’iceberg.

Per 29 abitanti… il “monitoraggio di massa” della Regione per i Pfas della Solvay. Criminale.

La provincia di Alessandria conta 405.288 abitanti. Fra i quali la Regione Piemonte, tramite Asl, ha sottoposto a biomonitoraggio PFAS il sangue di 29 cittadini. Pari allo 0,0071% della popolazione a rischio. Si “ascende” allo 0,31% se si considera solo  il comune di Alessandria (90.952 abitanti), ma sarebbe fuorviante perché i Pfas del sobborgo Spinetta Marengo sono stati rilevati anche negli altri comuni della provincia: in atmosfera, acque sotterranee, acquedotto, fino al fiume Bormida e dunque al Po.
 
Nel sangue di tutte le 29 persone sono stati accertati i Pfas, per 22 addirittura con valori fino  a 20 microgrammi/litro e per 6 nientemeno superiori a questo limite di estremo pericolo per la salute.
 
Gli attuali studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione a questi livelli di PFAS può portare a: – Effetti riproduttivi come diminuzione della fertilità o aumento della pressione sanguigna nelle donne in gravidanza. – Effetti o ritardi sullo sviluppo nei bambini, tra cui basso peso alla nascita, pubertà accelerata, variazioni ossee o cambiamenti comportamentali. – Aumento del rischio di alcuni tumori, inclusi quelli della prostata, dei reni e dei testicoli. – Ridotta capacità del sistema immunitario del corpo di combattere le infezioni, inclusa una ridotta risposta ai vaccini. –
 
Interferenza con gli ormoni naturali del corpo, tiroide. – Aumento dei livelli di colesterolo e/o rischio di obesità. [fonte: Environmental Protection Agency USA].
Si consideri che tali patologie tossiche e cancerogene dei Pfas non esplodono in fase  acuta bensì erodono il corpo umano in tempi medi e anche lunghi, perchè si immagazzinano  nel sangue e negli organi e di lì non si degradano e non si eliminano:  sono  stati ribattezzati “forever chemicals” “sostanze chimiche eterne”.
 
Con questa consapevolezza, la Regione è stata giuridicamente costretta ad annunciare, per le 29  Vittime accertate, l’attivazione di “un sistema di sorveglianza sanitaria con la possibilità da parte di pediatri e medici di famiglia di sottoporre -tutti gli anni, per anni e anni, vita natural durante- la popolazione esposta alle  analisi del sangue periodiche e gratuite, per individuare precocemente gli effetti sulla salute generale dell’organismo”.
Per le 29 Vittime accertate!! E per le altre 405.259 potenziali Vittime?? 
 
Quanto meno per le altre  90.923?? Potenziali? più che potenziali: esaminando le analisi epidemiologiche che riproducono le patologie scientificamente attribuibili ai Pfas, a tacere le altre 21 sostanze tossiche cancerogene dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo. Ma la complice Regione continuerà a rinviare all’infinito il monitoraggio di massa delle popolazioni a rischio.
 
D’altronde, quanti di questi elettori hanno riconfermato la fiducia, nelle recenti votazioni, alla giunta centrodestra di Alberto Cirio. In particolare promuovendo in Regione proprio il presidente della Provincia, Enrico Bussalino – Lega.

Assieme al micro monitoraggio: la mini diffida preelettorale.

Per raggranellare qualche preferenza alle Regionali, Enrico Bussalino, alla vigilia del voto, ha fatto finta di inviare alla Solvay una diffida quale presidente uscente della Provincia di Alessandria, storica complice. Una “diffidina”a cavallo del voto: per 30 giorni sospendere la produzione e l’utilizzo del Pfas cC6O4 in tutto lo stabilimento e rispettare le prescrizioni previste dall’autorizzazione AIA (con generoso valore limite dello scarico).
 
D’altronde Solvay, che ha protestato senza vivacità, aveva, per evitare il fermo della magistratura, già preceduto il provvedimento spegnendo “precauzionalmente” il  “reattore E” dopo l’allarme delle reti idriche e il clamoroso riscontro del colabrodo aziendale con ripetute quantità anomale, dalle vasche d’emergenza e dalle cosiddette barriere di contenimento,  in falda e in Bormida  di cC6O4, e non solo: anche degli altri Pfas, Pfoa e ADV.
 
Ebbene, Solvay non avrà difficoltà a trasmettere un cronoprogramma di sondaggi finalizzati a rilevare la ripristinata ridotta presenza del cC6O4 prodotto e utilizzato, e a trasmettere un piano di interventi e verifiche esteso a tutte le aree dello stabilimento. Ovviamente, come sempre, il programma sarà approvato dall’Ente provinciale, dopo aver acquisito i pareri e i contributi tecnici dell’Arpa, del Comune e dell’Asl, usufruendo presumibilmente anche dell’uscita di scena del dirigente provinciale firmatario delle diffide.
 
Così penserà di salvare la faccia, ma non la coscienza, il sindaco di Alessandria che non firma l’ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti, appena disturbato nei mesi scorsi dai giornali che fotografano le ennesime schiume di Pfas scaricate in Bormida, i cittadini che fiutano Pfas nell’aria e dai pozzi dell’acquedotto.
 
Chi e come, dunque, può fermare Solvay? Se ne occuperà l’autorità giudiziaria? Forse, ma quando sarà a regime il nuovo processo penale, forse entro un anno.  Oppure bloccherà il colosso chimico  una azione civile inibitoria e risarcitoria.

Solvay, Governo e Regione, sottraggono i soldi ai monitoraggi del sangue della popolazione.

Immobilizzate le Istituzioni, Solvay cambia il pelo travestita da  Syensqo  e si impegna ad una intensa attività di propaganda sul territorio “con iniziative che si inseriscono  nel nostro percorso di ascolto e dialogo con la comunità locale”. 
 
Tale è stata “Fabbriche aperte”, “un tour by bus per compiere un viaggio lungo tutto il perimetro dello stabilimento con l’alternanza di semplici fermate e vere e proprie visite in campo”, iniziativa pubblicizzata  perfino con carrozzoni da circo, venghino signori venghino, una boccata d’aria pura e un sorso d’acqua genuina,  ma che si è risolta in un flop gigantesco: neppure quattro gatti  della folla di alessandrini attesa.
 
Ma Solvay, per gli amici giornalisti: Syensqo, non demorde. L’imputato Andrea Diotto e il futuro imputato Stefano Colosio, rispettivamente ex e attuale  direttore, con assidue iniziative sponsorizzano l’assoluzione penale della Solvay tramite il finanziamento di progetti e premi a università e scuole di Alessandria, coinvolgendo docenti e studenti (schiumando naturalmente i giornali di veline) nell’esibizione di una Solvay, ribattezzata Syensqo: “azienda leader a livello sia nazionale che internazionale nello sviluppo della mobilità sostenibile”.
 
Come tale, i due direttori hanno invitato docenti e studenti nella fabbrica unica produttrice di Pfas in Italia, dalla quale i Pfas escono anche in aria, acque sotterranee e di acquedotto e in Bormida. A proposito dei quali, ma senza mai nominarli, hanno esibito “l’impianto e i laboratori Aquivion®, innovativa tecnologia di produzione di materiali polimerici per membrane in grado di integrarsi in una catena di produzione di idrogeno verde sostenibile, rinnovabile e senza emissioni di carbonio”.
 
Alla promotion gli studenti sono rimasti passivi, magari pensando alla chimera  di future  assunzioni da un impianto senza prospettive occupazionali. Ma passivi sono rimasti anche i loro insegnanti: “prof. G. Laganà (ITIS ‘Volta’), prof.ssa M. C. Pasini (IIS ‘Sobrero’), prof.ssa B. T. Ferro (Liceo scientifico ‘Galilei’) , prof.ssa V. Fracasso (IIS ‘Balbo – Palli’)” indicati nella velina. 
 
Eppure questi docenti dovrebbero possedere competenza sufficiente per esercitare il ruolo critico dovuto al rispetto della  scienza. Oppure basterebbe che compitassero il nostro comunicato stampa dell’anno scorso (clicca qui) con oggetto: “I nostri allarmi in vista del ‘nuovo’ impianto ‘Aquivion’ a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro investiti con fondi di Governo e Regione, sottratti ai monitoraggi del sangue della popolazione”. 

Non solo Pfas, anche Bisfenolo.

L’Autorità Ue per la sicurezza alimentare (Efsa),vieta l’utilizzo di Bisfenolo A negli imballaggi. Quale interferente endocrino, come i Pfas, è capace di alterare l’equilibrio ormonale e innescare “effetti nocivi sul sistema immunitario“. Largamente impiegato nella produzione di plastiche e resine, è la sua capacità di trasferirsi nel cibo e nelle bevande, dagli  articoli di consumo come bottiglie di plastica riutilizzabili, refrigeratori per la distribuzione dell’acqua o altri utensili da cucina e, appunto, gli imballaggi.
 
 
Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato da anni, anche con esposti alla magistratura https://www.edocr.com/v/rkl0edx8/bajamatase/esposto-4-bisfenolo, l’utilizzo del Bisfenolo nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: “…questa sostanza senza autorizzazione AIA è da parte della  multinazionale belga -tra i principali produttori nel mondo di Bisfenolo-  ben conosciuta da decenni e volutamente non evidenziata per la sua pericolosità all’ARPA, la quale infatti non l’ha mai cercata nelle analisi a tutela (ASL) della salute delle popolazioni”.  Nessuna Autorità è intervenuta.

Quali outdoor comprare “Pfas-free”.

Ovvero, nel grafico,  quale abbigliamento NON comprare. La ricerca di Ethical Consumer ha esaminato 27 aziende che producono abbigliamento outdoor come pile, giacche impermeabili, scarponcini e zaini, e ha scoperto che l’82% utilizza ancora sostanze per- e polifluoroalchiliche, o PFAS. Leggi anche: Giacche per bambini tossiche: più della metà di quelle testate contengono Pfas
 
La maggior parte dell’inquinamento da PFAS si verifica durante la produzione  (Solvay di Spinetta Marengo è l’unica produttrice in Italia), e quando le sostanze vengono applicate ai tessuti e  quando un prodotto viene gettato via. Ma, essendo i  Pfas  utilizzati negli indumenti da esterno per aiutare i tessuti a respingere l’acqua facendo scivolare via il liquido, addirittura  il processo di invecchiamento del materiale fa sì che gli escursionisti che indossano indumenti da esterno disperdano i Pfas nell’ambiente.  

Valsusa tra inquinamenti e repressioni

Ripartono i cantieri per lo scavo del tratto italiano del tunnel di base del Moncenisio, per la Tav Torino-Lione, malgrado sia emerso un nuovo inquietante problema ambientale in Val di Susa: un’inchiesta di Greenpeace Italia ha scoperto una contaminazione da PFAS nelle acque potabili di oltre 70 Comuni dell’area metropolitana di Torino, di cui ben 19 situati in Val di Susa. In sei Comuni (Bardonecchia, Venaus, Villar Focchiardo, Avigliana, Caprie e Susa), oltre a PFOA le analisi hanno rilevato il C6O4, brevetto di Solvay.  
 
I rilievi, tra i 10 e i 96 nanogrammi per litro, sono molto vicini alla soglia limite di 100 nanogrammi per litro stabilita dal decreto legislativo n.18 del 23 febbraio 2023:  enormemente superiore alle linee guida molto più restrittive di paesi come la Danimarca (il limite per PFOS e PFOA è di soli 2 nanogrammi/litro) o gli Stati Uniti (valori di zero nanogrammi/litro per il PFOA e il PFOS nelle acque potabili).
 
Limite zero, ovvero messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero fermata dell’unico produttore Pfas in Italia (Solvay): sono contenuti nel nostro Disegno di Legge (ex senatore Crucioli) che è insabbiato nel Parlamento dalla scorsa legislatura.
 
È plausibile che l’inquinamento in Valsusa  sia causato dai lavori collegati alla Tav. Nel cantiere a La Maddalena di Chiomonte materiali contenenti PFOA vengono usati generalmente come tensioattivi negli scavi di tunnel e gallerie. Successivamente, si depositano nelle terre e rocce che vengono estratte durante gli scavi. Questa ipotesi ha già trovato  conferma per i  tunnel in Svizzera e per il Tav veneto.
 
Altro segnale d’allarme proviene da una ipotesi (clicca qui) che la temperatura interna alla Torino-Lione potrebbe superare, anche di molto, i 60 gradi centigradi, creando una situazione di rischio non superabile con un sistema di raffreddamento.
 
Mentre i cantieri si allargano, la decennale protesta contro la Tav prosegue. Così come la repressione. Dopo aver già scontato mesi di carcere e arresti domiciliari per aver messo in pratica la disobbedienza civile, Nicoletta Dosio è di nuovo ai domiciliari. All’età di 78 anni.

Gli inquinanti eterni trovati nelle lontre inglesi.

Nell’ambito degli studi su alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno), associati al rischio di tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità, oltre a  favorire alti livelli di colesterolopubblicata su Environmental Science and Technologya, la nuova ricerca dell’Università di Cardiff, ha scoperto che i forever chemicals sono presenti anche nelle lontre che vivono vicino a fabbriche che li utilizzano: precisamente uno stabilimento che produceva Teflon (come Solvay di Spinetta Marengo) e che ha smesso di utilizzare il PFOA nel 2012.
 
L’accumulo degli  inquinanti eterni nelle lontre, secondo gli scienziati, è causato dal fatto che sono i principali predatori di pesci delle acque dolci britanniche e possono assorbirle attraverso la loro dieta. Infatti Studi recenti hanno trovato i PFAS anche nel pesce.