Non bastava Solvay a Spinetta Marengo.

Il progetto per la discarica di amianto nella ex cava La Bolla a Spinetta Marengo prevede lo sversamento di 85 tonnellate di pietrisco ferroviario contaminato che arriverà dal cantiere ferroviario di Alessandria. Le istituzioni locali assicurano che lo smaltimento avverrà in piena sicurezza, mentre residenti e comitati locali contestano fortemente la scelta, paragonando la situazione a una nuova “terra dei fuochi”:  vengono segnalati pericoli legati al rischio alluvionale, alla vicinanza della falda acquifera, all’aumento del traffico e alla compatibilità ambientale della zona, come riportato nel report di Pressenza“La discarica della vergogna”.  

Meloni sta impoverendo l’Italia.

I recenti dati resi noti dall’Istat tratteggiano un quadro di estrema gravità per le famiglie: l’inflazione ad agosto in Italia accelera al 3,3% su base annua, toccando il picco più alto da settembre 2023. A spingere questa pericolosa fiammata è lo shock dei beni energetici non regolamentati, saliti al +16,9% (+2,8% rispetto a luglio), unito ai rincari travolgenti dei carburanti che vedono il gasolio da trasporto al +26,7% (+5,2% su base mensile) e la benzina al +16,3%.  Con il gasolio da riscaldamento schizzato al +31,7% (+10,6% rispetto a luglio) e l’elettricità sul mercato libero arrivata al +17,9%, i costi fissi domestici e la spesa quotidiana per i beni ad alta frequenza d’acquisto (+4,3%) stanno erodendo drasticamente il potere d’acquisto di salari e pensioni, trascinando i consumatori verso un impoverimento sistemico.

Quali provvedimenti non sta adottando il governo, secondo Abaco-Associazione di Base Consumatori. Clicca qui.

Dichiara la tua città per la Pace.

Da qui al 9-10 ottobre, 90 città italiane saranno protagoniste del Giro d’Italia per la Pace: vedi l’elenco di tutte le prossime tappe del Giro e…
Dichiara la tua Città per la Pace! Chiedi al tuo Comune di opporsi alla guerra e lavorare per la pace
Chiedilo al Sindaco, a un Assessore o a uno dei Consiglieri comunali. Ri-costruiamo dal basso una politica di pace … e poi sabato 10 ottobre 2026
Vieni a Perugia e partecipa all’Assemblea nazionale delle Città per la Pace

La scuola sulle spalle di studenti e personale scolastico.

All’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, la FLC CGIL (Federazione Lavoratori della Conoscenza) ha diffuso e contestato i dati denunciando una situazione strutturale definita insostenibile sullo stato della scuola pubblica italiana. https://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/la-scuola-sulle-spalle-dei-precari.flc
Circa un lavoratore su tre nella scuola è precario: oltre 200.000 contratti a tempo determinato attivi per docenti e personale ATA, con picchi che hanno toccato i 300.000 precari nell’anno precedente. Particolarmente critica è la situazione del sostegno, dove oltre la metà dei posti (circa 140.000) viene gestita in organico di fatto tramite supplenze annuali affidate spesso a personale non specializzato.
Il personale scolastico italiano resta tra i meno retribuiti d’Europa, con un divario salariale che sfiora il 20% rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione italiana, portando a una continua perdita del potere d’acquisto.
L’edilizia scolastica in Italia è lasciata in una condizione di profonda emergenza, con decine di crolli registrati ogni anno e un patrimonio di edifici spesso obsoleto e privo delle necessarie certificazioni di sicurezza. Ridicolo lo sbandierato pacchetto di Meloni: le “briciole” dei 20 milioni di euro per la climatizzazione delle aule ripartito sulle circa 350.000 classi italiane.
I nuovi assetti normativi voluti dal Ministero, tra cui la riforma dell’istruzione tecnica, penalizzano i curricoli scolastici e le ore di discipline fondamentali.

Meloni: tutto va a meraviglia, a cominciare dalla sanità.

La spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7.
L’analisi è del “Gimbe Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze”, fondazione senza scopo di lucro che si occupa di ricerca e informazione scientifica in campo sanitario. Si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso.
 
Il sottofinanziamento pubblico della sanità è una criticità strutturale che indebolisce il Servizio Sanitario Nazionale e compromette l’esigibilità di un diritto fondamentale: la salute. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Col governo Meloni lo smantellamento (liste di attesa, rinuncia alle cure, tagli ai posti letto ospedalieri nel settore pubblico, carenza di medici di medicina generale e fughe di personale sanitario stremato) è andato ancora peggio. Clicca qui.

Le “cause bavaglio” contro la libertà di informazione.

Ciao lettore/lettrice, dopo quattro anni di battaglie giudiziarie perdute, San Benedetto ha deciso di portare Il Fatto Alimentare di fronte alla Corte d’Appello di Venezia, confermando la richiesta di risarcimento di 1,5 milioni di euro (ne avevamo parlato in questo articolo).
Per capire la sproporzione basta un dato: la nostra è una piccola realtà editoriale indipendente con un bilancio di circa 150 mila euro tra donazioni e pubblicità, mentre il gruppo San Benedetto supera il miliardo di euro di giro d’affari. Affrontare spese legali colossali per difenderci da un risarcimento che da solo equivale a dieci anni della nostra attività rischia di soffocarci, a prescindere dall’esito delle sentenze.
Per questo motivo abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi su GoFundMe: dona ora!
Per saperne di più clicca qui.
Quella di San Benedetto è la tipica “causa bavaglio” (SLAPP Strategic Lawsuits Against Public Participation): azioni giudiziarie che, per la sproporzione delle richieste economiche e i costi necessari a difendersi, intendono esercitare una forte pressione su giornalisti, soffocando i più piccoli e indipendenti.

postscriptum le guerre di trump…

Post Scriptum 080926.
Il Collettivo Autistici/Inventati chiude. Hanno colpito nel segno le sanzioni del Tesoro Usa, che il 26 agosto ha designato questo piccolo gruppo di attivisti digitali italiani come “terrorista”. E come conseguenza hanno determinato il blocco dei conti bancari.
Ha sospeso le attività il provider indipendente che per 25 anni, dall’Italia, ha assicurato servizi internet gratuiti e criptati a persone fisiche, movimenti e gruppi antagonisti, anticapitalisti, antifascisti e anticoloniali in mezzo mondo. Secondo i dati più recenti Autistici/Inventati ospitava 16 mila caselle mail, 20 mila blog per lo più sulla piattaforma Noblogs.org, 5.500 mailing-list e 1.500 siti, ovviamente senza alcun controllo sui contenuti. Contro di loro, in Italia e in Europa, non c’è uno straccio di ipotesi di accusa di terrorismo, riciclaggio o altro.
Il governo italiano fa finta di nulla. Eppure, delle due l’una. Se gli attivisti di Autistici/Inventati supportano il “terrorismo” bisogna incriminarli; se non lo supportano bisogna proteggere i loro diritti costituzionali, colpiti da un governo straniero.

Pista da sci sintetica, 951 faggi da abbattere.

480 metri: la più lunga d’Italia. Un progetto per il comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone in Basilicata, dentro un sito di importanza comunitaria: Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000. Un’opera da 8 milioni di euro tra fretta, opacità e un modello di turismo montano da ripensare.

Clicca qui Legambiente Basilicata.

Incentivi al lavoro inadeguati per i disabili.

Il Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità ha messo a disposizione circa 75 milioni di euro in agevolazioni economiche per le aziende, ma il meccanismo fondante su cui ci si basa  è inadeguato per le persone nello spettro autistico le quali, anche in assenza di disabilità intellettiva e pure con buone competenze, affrontano barriere “invisibili” legate alla comunicazione sociale, alla flessibilità e all’ipersensibilità sensoriale.

Criticare Israele non è antisemitismo. Non criticare Israele è complicità.

Mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 13, è indetto un grande presidio con maratona oratoria in Piazza Capranica a Roma, nei pressi di
Montecitorio. La mobilitazione, promossa da oltre cento sigle tra cui Amnesty International, ANPI, sindacati e associazioni di giuristi e
giornalisti, si svolge in concomitanza con l’avvio della discussione del Ddl Antisemitismo (DDL 1004) in Commissione Affari Costituzionali alla
Camera.

I motivi della protesta sono tre. Primo: il disegno di legge recepisce la definizione IHRA, i cui esempi associati sovrappongono l’odio antiebraico alla critica politica contro lo Stato di Israele.

Secondo: la norma costituisce un bavaglio che rischia di reprimere la libertà di espressione, di stampa e il dissenso accademico, criminalizzando la solidarietà con il popolo palestinese.

Terzo: l’obiettivo dell’iniziativa è chiedere al Parlamento di fermare il provvedimento per tutelare i diritti costituzionali di critica e manifestazione.

Per approfondire clicca su questa pagina di Amnesty International https://www.amnesty.it/presidio-maratona-contro-il-ddl-antisemitismo/

Le guerre di Trump… ai terroristi internazionali. Il caso “Autistici/Inventati”.

Mentre Taiani e Calenda hanno individuato “alleati e propagandisti, in alcuni con comprovati legami finanziari, con il dittatore Putin che porta attacchi diretti al cuore dell’Europa”, cioè “Afd tedesco, Fronte Nazionale francese e in Italia Futuro nazionale, Lega Salvini, M5S e il Fatto”, a Donald Trump non sfugge neppure “Autistici/Inventati”.
Il 26 agosto il governo degli Stati Uniti ha inserito Autistici/Inventati, collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti, associazioni e movimenti, nella lista delle organizzazioni designate come Specially Designated Global Terrorist. Nello stesso provvedimento sono stati colpiti altri soggetti legati all’estremismo di sinistra e all’attivismo radicale. L’aspetto insolito è che Autistici/Inventati non è un gruppo armato e non risulta accusato dagli Stati Uniti di aver compiuto attentati. La contestazione riguarda soprattutto i servizi che fornisce: server, posta elettronica, mailing list, blog, strumenti di comunicazione e altre infrastrutture digitali. Secondo il dipartimento del Tesoro americano, queste infrastrutture sarebbero state utilizzate anche da organizzazioni che Washington considera terroristiche e avrebbero quindi costituito una forma di supporto tecnologico alle loro attività.
Non è una sentenza di un tribunale. È un provvedimento amministrativo dell’esecutivo americano. La sua conseguenza principale è il congelamento degli eventuali beni e interessi patrimoniali del soggetto sotto la giurisdizione statunitense e il divieto per le persone e le società americane di effettuare transazioni con il soggetto designato. Infatti, il collettivo ha riferito che il proprio account PayPal è stato bloccato.
 
Autistici/Inventati gestisce una quantità molto ampia di servizi. Nella motivazione americana vengono citati circa 16.000 account di posta elettronica, 10.000 blog, 5.500 mailing list e 1.500 siti. Sono numeri importanti perché mostrano una cosa semplice: non c’è soltanto un’organizzazione dietro un sito. C’è un’infrastruttura utilizzata da migliaia di persone e gruppi diversi. Autistici/Inventati da anni offre semplicemente strumenti di autodifesa digitale senza distinguere tra gli utenti sulla base delle loro idee politiche. Il collettivo ha respinto le accuse americane e ha detto di voler continuare a fornire i propri servizi.
Al di là del caso Autistici/Inventati, la domanda che si apre è molto concreta: se Washington considera terroristica una rete che l’Italia non considera tale, quanto è disposto l’apparato italiano a trattarla come una minaccia terroristica nelle attività di cooperazione? Non significa necessariamente che Roma debba adeguarsi alla classificazione americana. Significa che ogni richiesta di informazioni, ogni scambio di intelligence e ogni attività investigativa può diventare più complicata, per un paese come l’Italia notoriamente sottomesso.

In prescrizione l’ecatombe di Savona.

Decine di migliaia di cittadini raccolsero firme per fermare le ciminiere della centrale a carbone della Tirreno Power di Vado Ligure, che incombevano sull’abitato di Savona, a pochi passi da case e scuole. Tutta la città seguì la vicenda.
Infatti, secondo uno studio del Cnr, tra il 2001 e il 2013 nella zona si erano verificati eccessi di mortalità di quasi tutte le patologie: per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%)”.
 
Era il 2014 quando la Procura di Savona sequestrò l’impianto: in seguito smantellato. Alla fine, nel 2023, sul banco degli imputati sono rimasti 25 dirigenti.  Tutti furono assolti perché “il fatto non sussiste”. La sentenza fu appellata da Procura e parti civili. Sono passati, però, tre anni dal primo grado e dodici dal sequestro dell’impianto. E il processo di appello è fermo al palo, a rischio di prescrizione… perché c’è carenza di magistrati. Così va la giustizia in Italia: altro capitolo ai quattro volumi del nostro dossier “Ambiente Delitto Perfetto”.  

Franco Basaglia fondatore dell’altra psichiatria.

“La follia è una condizione umana.
In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione.
Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia,
invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Il manicomio ha qui la sua ragione d’essere
 
Franco Basaglia è una figura chiave nella storia della psichiatria italiana: è stato infatti il pioniere di un movimento radicale che ha trasformato il trattamento dei disturbi mentali nel nostro Paese. Ha sfidato le convenzioni della sua epoca, opponendosi al trattamento spesso inumano riservato ai pazienti psichiatrici in istituti sovraffollati. Riformatore della disciplina psichiatrica in Italia, è fondatore di Psichiatria Democratica e ispiratore della Legge 180/1978 (che ne prende il nome) che introdusse la revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia–  E’ considerato lo psichiatra italiano più influente del XX secolo.

Welfare di comunità per disabili.

Il progetto “Reti Inclusive” diventa operativo, con l’avvio di sportelli fisici in sei Regioni italiane
Voluto per garantire alle persone con disabilità un accesso pieno, dignitoso e paritario alle prestazioni del territorio e al welfare di comunità, il progetto “Reti Inclusive: Comunità Accessibili per Tutti”, che ha per capofila la Federazione FISH, sta per avviere la propria fase maggiormente operativa, ossia l’attivazione di una rete integrata di sportelli fisici in sei Regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Lombardia, Umbria e Sicilia) Promosso dalla FISH (Federazione Italiana…

Rivolta contro il nuovo disastro ambientale in Valle Bormida.

In Liguria, il progetto per la costruzione di un inceneritore in Val Bormida, nel savonese: Cengio e Ferrania, trova una ferma opposizione del territorio: tutti i 19 comuni della valle, destra e sinistra, insieme a comitati, associazioni e cittadini di Liguria e Piemonte. Contro il disastro ambientale si susseguono petizioni, catene umane e interrogazioni anche in parlamento e nei consigli regionali. Mentre l’impianto è sostenuto da sette gruppi industriali in corsa per il bando scaduto a luglio 2026.
 
Il centrodestra (con le giunte regionali di Liguria e Piemonte) ha mostrato posizioni favorevoli. Tensioni politiche nella coalizione di centro-sinistra, perplessità sulla gestione amministrativa della sindaca di Genova, Silvia Salis. Alla quale i Comitati hanno appena inviato una lettera ribadendo che da più di cento anni il territorio sta già subendo un prezzo altissimo di inquinamento ambientale e sanitario (ex Acna di Cengio): clicca qui.

Il legame tra Pfas e sclerosi multipla.

Non poteva mancare la sclerosi multipla (SM) tra le patologie indotte dai Pfas. Lo rileva lo studio, intitolato “Associazioni tra sostanze perfluoroalchiliche e sclerosi multipla in coorti statunitensi a confronto con NMOSD, MOGAD e soggetti di controllo sani”, guidato da Farren Briggs, Ph.D., Sc.M., professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze della Salute Pubblica, e pubblicato sulla rivista Environmental Research.
 
Lo studio ha coinvolto collaboratori dell’Università di Miami, della Mayo Clinic, della Vanderbilt University, della East Carolina University, della Case Western Reserve University, dell’Università del Texas a Austin, dell’Università della California del Sud.
 
Il team di ricerca ha scoperto che le donne affette da sclerosi multipla presentavano livelli più elevati di due composti PFAS, l’acido perfluoroesansolfonico (PFHxS) e l’acido perfluorottanoico (PFOA), rispetto ai gruppi di controllo. Duque, l’esposizione ai PFAS può influenzare i processi ormonali e le vie biologiche coinvolte nella salute neurologica.
La sclerosi multipla è una malattia cronica e autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale, danneggiando la mielina (la guaina che protegge le fibre nervose). In Italia interessa circa 137.000 persone, esordisce spesso tra i 20 e i 40 anni e colpisce le donne più degli uomini.

Basta chiamarci eroi mentre ci lasciate senza tutele.

Quattro vigili del fuoco morti per lo stesso tipo di tumore. Tre aretini e un collega di Spoleto deceduti per glioblastoma.(micidiale tumore al cervello).  Lo Stato nega la causa di servizio ma non è fatalità: la scienza ci dice che i Vigili del Fuoco sono stati esposti a un cocktail di sostanze tossiche e ‘perenni’ come i PFAS contenuti nelle schiume estinguenti, mentre non sono dotati di dispositivi di protezione individuale (tute, guanti, respiratori ecc.).
 
Clicca qui alcune dimostrazioni:

Pfas anche negli acquedotti del l’Alto Monferrato.

Solvay di Spinetta Marengo 
Arpa Piemonte ha rilevato nei pozzi di Cassano Spinola la presenza di PFAS oltre i limiti di legge fissati dalle normative recenti. I controlli hanno coinvolto anche il territorio novese (come nella zona del torrente Scrivia a Bettole di Novi).
E’ emersa tensione tra i dati diffusi da Arpa e le rassicurazioni di “Gestione Acque” che definivano i livelli “bassi”, spingendo i cittadini e le amministrazioni a chiedere massima chiarezza e trasparenza.
 
Clicca qui un commento inviatoci da un cittadino di Novi Ligure.
 
Il Comune di Cassano Spinola ha pubblicato le più recenti analisi effettuate sull’acquedotto al fine di monitorare le sostanze PFAS:

Prima la pace.

Possibile devolvere a SMIPS una donazione liberale, detraibile dalle tasse, con bonifico all’IBAN di SMIPS: IT 77 D0306909 6061 0000 0183 762

Ø PREMESSE E SCOPI DI S.M.I.P.S: “Seminare dubbi, non raccogliere certezze” è la base di S.M.I.P.S. nel promuovere il Diritto alla salute, non solo come assenza di malattia ma come pieno benessere e bene comune. Le Istituzioni Politiche e Sanitarie sono incentrate in attività diagnostico-terapeutiche mentre vengono trascurati progresso culturale, socioeconomico-ambientale e stili di vita per contrastare le profonde radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative ed acute spesso evitabili (prevenzione primaria: 80%, OMS) e prevenibili (prevenzione secondaria): neoplasie, affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive, autoimmuni e psico-fisiche, ecc. Il solo sviluppo tecno-tecnologico-tecnocratico porta a considerare la malattia un evento fatale come la forza di gravità, le maree e i movimenti tellurici, estranea all’organizzazione e alla qualità della vita quotidiana. Su questa via si configura un involontario suggerimento: benessere e salute si conquistano solamente con modifiche da apportare al corpo da riordinare con alte tecnologie e terapie sofisticate.

Rosso verde bianco e nero., colori della resistenza.

L’anguria è il simbolo della causa palestinese perché il suo interno rosso, la buccia verde, la scorza bianca e i semi neri hanno gli stessi colori della bandiera palestinese. Il frutto è diventato un’icona di identità e resistenza negli anni ’80, quando Israele ha vietato l’esposizione della bandiera. Oggi viene anche usata online per evitare la censura.

Origini storiche. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha vietato l’uso e l’esposizione della bandiera palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’aneddoto di Ramallah: nel 1980, in una galleria d’arte, un ufficiale israeliano ha detto ad alcuni artisti che dipingere i colori della bandiera era un reato. Quando un pittore ha chiesto se avrebbero sequestrato anche un’anguria con quei colori, il militare ha risposto di sì. Da quel momento, le fette di anguria e le immagini del frutto sono diventate un modo pacifico per aggirare il divieto.

Campagna contro la vivisezione.

La vivisezione è una pratica di sperimentazione animale che coinvolge milioni di esseri viventi, ogni anno vengono sottoposti circa 300 milioni di animali. Molte scoperte scientifiche vengono ingiustamente attribuite alla vivisezione. Promuovere la ricerca senza animali è una priorità per garantire la protezione degli animali e lo sviluppo di tecniche più affidabili e sostenibili. Le campagne contro la vivisezione e la sperimentazione animale in Italia sono promosse da principali associazioni come la LAV (Lega Anti Vivisezione) e l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), con l’obiettivo di abolire i test sui laboratori, promuovere metodi di ricerca alternativi cruelty-free e destinare fondi pubblici alla scienza senza animali. Gli obiettivi sono bloccare le autorizzazioni agli esperimenti su specie d’affezione (come i cani beagle) e primati, sostituire la didattica e la ricerca clinica con modelli computazionali, colture cellulari e organi in vitro, chiedere lo storno di fondi statali verso la ricerca scientifica priva di sfruttamento animale, scegliere prodotti e cosmetici certificati cruelty-free.

Ma c’è una alternativa alla violenza?

La violenza non è indispensabile per garantire la libertà? combattere l’oppressione? non restare inerti? non rassegnarsi all’impotenza? I fini giustificano i mezzi. La giustizia senza la forza è paralizzata. Esiste una alternativa alla violenza? Può essere realisticamente la Nonviolenza? Con quale mezzi?
 
Clicca qui Jean-Marie Muller: Principi dell’azione nonviolentacapitolo quinto. 

Lorenzo.

La newsletter di Lorenzo: lorenzo@conques.it

Festa nazionale – Programma completo

E’ qui la Festa…

Dal 26 al 30 Agosto, vi aspettiamo a Limena (Padova). Adelante!

Diario da Cuba (parte 3)

Mentre discutevamo della fine della storia, la Cina costruiva il futuro

Gli USA impongono nuove sanzioni alla CPI per bloccare le indagini su Israele

Palestina, una storia di mappe

Il socialismo dem vince anche in Florida

Insegnanti: in pensione a 60 anni?

L’intelligenza artificiale e l’apprendista stregone

Il chicco che ha plasmato il mondo

I tumori di origine occupazionale.

I cancerogeni come l’amianto e i pfas. Le stragi dolose delle multinazionali chimiche favorite dalla complicità delle leggi e dei politici. Stragi silenziose che restano impunite o minimamente indennizzate dalla magistratura. Anzi, è in corso, anche grazie ad una informazione ammaestrata, il tentativo di delegittimare gli scienziati che stanno dimostrando il criminale esercizio del capitalismo senza limiti negli ambienti di lavoro e di vita.
 
Clicca qui un articolo di Riccardo Falcetta, medico del lavoro.

Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza.

Decine di migliaia di adesioni alla proposta lanciata dal filosofo Eugenio Mazzarella e rilanciata da Avvenire. Un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra:
“Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi
Dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, uccisi perché non l’hanno avuta la pace, e che stanno ancora morendo perché la pace promessa non è arrivata, «è un atto di verità e di giustizia». Lo ha detto bene ad Avvenire padre Ibrahim Faltas, frate francescano direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ed ha colto benissimo il senso della proposta: «Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio».
 
Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Il premio per la Pace che non hanno avuto, per la mancanza di pace di cui sono morti, è un premio all’infanzia in tutte le guerre, ai bambini ridotti all’oscenità, con le loro madri, della categoria – l’ipocrisia della lingua di chi li uccide – dei “danni collaterali”.
 
La lingua ne uccide più della spada. È vero. E mai come oggi lo vediamo nel mare di menzogne in cui anneghiamo, in cui si inabissa l’etica, la politica, il diritto internazionale. Una menzogna che ci prende alla gola. Ma se è vero questo, è vero anche che la lingua può salvarne più della spada, se è parola di pace. E questa parola dobbiamo dirla. Perché è parola “non uccidere”, è parola la pace, il “patto”, il com-promesso che la sa promettere insieme ai propri popoli, è parola quella della diplomazia che le guerre le evita o le chiude. Diamo parola ad Oslo, alla pace nella memoria dei bambini cui è stata negata e che nella pace negata hanno perso la vita. E diamo parola ad Oslo alla nostra coscienza, denunciando noi stessi, l’omertà delle nostre omissioni di pace, di dialogo, di fraternità. Non c’è niente che somigli ad un uomo, all’uomo migliore che possiamo essere, che un bambino.
 
Fatelo vivere quel bambino, fateli vivere i bambini. Il Maestro della civilizzazione cristiano-europea i bambini li benediceva, nonostante i consigli ciechi dei suoi stessi discepoli, che volevano allontanarli, perché fastidiosi, dalla sua vista. Imponeva loro le mani e chiedeva che li si lasciasse venire a Lui, «perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 19,13-15). Non faceva altro che riprendere al dettaglio della necessità di ogni giorno, il Salmo 8, dove la gloria del Signore, la sua forza contro i suoi nemici, gli odi e l’assassinio che ne viene, sale a Lui e si afferma «dalla bocca dei bimbi e dei lattanti». Chi salva un bambino, salva il seme degli uomini. Lo si dica ad Oslo, diamo giustizia e verità ai nostri figli. Siamo stanchi di vedere in braccio a troppe madri sudari bianchi che sono fagotti con dentro, lavati del loro sangue, i loro bambini, piccoli sudari bianchi per nascondere a Dio cui li presentano la vergogna del sangue versato”.
Critiche alla proposta dalla Comunità ebraica: clicca qui.

Equidistanza di destra.

Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni non ha aderito né risposto formalmente all’appello pubblico lanciato dal quotidiano Avvenire e da diverse personalità per candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace.
Evidentemente, resta ferma la possibilità per l’Italia di candidare formalmente Donald Trump al Premio Nobel per la pace, come dichiarato da Meloni durante la conferenza stampa al termine del +vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
 
Va da sé che Itamar Ben-Gvir, ministro fascista della sicurezza nazionale di Israele, non è d’accordo sul Nobel per bambini di Gaza, anche per quali auspica “Si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono nemmeno persone“. Infatti, ha mostrato il video di un centro per le esecuzioni con forca per l’impiccagione e le cabine di osservazione per i familiari.

Sarebbe “comunista” la patrimoniale che approverebbe anche Keynes?

La CGIL, guidata da Maurizio Landini, propone un “contributo di solidarietà” del 1,3% esclusivamente sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro. La misura toccherebbe circa 500.000 contribuenti (l’1% più ricco) e punta a raccogliere circa 26 miliardi di euro l’anno.
Il ricavato della tassa viene indicato dal sindacato come risorsa necessaria per:
 
  • Finanziamento e rilancio del Servizio Sanitario Nazionale (riduzione liste d’attesa e potenziamento territoriale).
  • Investimenti in scuola, istruzione e politiche per la casa.
  • Sostegno alla non autosufficienza e riduzione delle disuguaglianze sociali, alleggerendo il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.
I partiti di governo, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, bocciano fermamente la misura. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i leader della maggioranza hanno escluso in modo categorico l’introduzione di qualsiasi tassa patrimoniale durante il loro mandato.  Perché?
I partiti di opposizione rispondono in ordine sparso, anzi disperso in un campo che largo non è. Perché?
 
Perché? Se è vero che l’1% degli italiani più ricchi paga, in proporzione, meno tasse del restante 99% dei contribuenti. Perché? Se è vero che il 50% meno ricco degli italiani maggiorenni detiene meno del 17% del reddito nazionale e vive con meno di 13 mila euro all’anno, mentre lo 0,1% più ricco del Paese (50 mila italiani) detiene il 4,5% del reddito nazionale, con entrate medie superiori a un milione di euro annui. Perché? Se è vero che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa e, negli ultimi tre anni, hanno subito una riduzione del potere d’acquisto del 7,8%. Perché? Se è vero che 5,7 milioni di persone sono entrate nella fascia di povertà assoluta e non hanno accesso alle cure sanitarie pubbliche. Perché? Mentre sono 79 i supermiliardari in Italia che, da soli, possiedono un patrimonio di 357 miliardi di euro.
 
Non basta a questi signori la Classifica di Ferragosto elaborata da Milano Finanza, che fotografa i patrimoni azionari?

Il rischio di esposizioni croniche vicino agli impianti nucleari.

La relazione tra esposizione alle radiazioni ionizzanti e tumore della tiroide è sostenuta da solide evidenze scientifiche: studi rilevanti sulle popolazioni esposte dopo l’incidente di Chernobyl. Rimangono margini di incertezza sulla precisa entità del rischio associato alle basse dosi e alla residenza nelle vicinanze delle centrali nucleari. A richiamare l’attenzione sul tema è Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale, membro del Comitato scientifico di ISDE Italia (clicca qui).
 
Le popolazioni residenti intorno agli impianti nucleari sono oggetto di particolare attenzione epidemiologica perché possono essere esposte, per periodi prolungati, alle basse dosi associate alle emissioni prodotte durante il normale funzionamento. Si tratta di livelli molto inferiori ai limiti normativi e alle esposizioni registrate tra i lavoratori del comparto nucleare. Ciò non elimina, tuttavia, la necessità di studiarne gli effetti a lungo termine, considerando che le radiazioni ionizzanti sono classificate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro AIRC come cancerogene per l’essere umano.

Piana di Marengo maledetta: tra nucleare e chimica.

Il deposito nucleare di Bosco Marengo (AL) resta sempre un protagonista del dossier “Storia antinucleare” ***. Infatti, nell’area dell’ex Fabbricazioni nucleari (FN) sono sempre lì 640 metri cubi di rifiuti radioattivi che attendono di essere trasferiti nel fantomatico deposito nazionale ultrasicuro. Fino alla fine degli Anni 80, FN produceva combustibile per le centrali nucleari e nel 2022 è stata il primo sito nucleare in Italia a essere smantellato dalla Sogin, società pubblica incaricata del decommissioning di tutte le centrali e gli impianti italiani, cioè le quattro centrali nucleari di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta), oltre ad altri impianti legati al ciclo del combustibile: Eurex di Saluggia (Vercelli), Opec e Ipu di Casaccia (Roma) e Itrec di Rotondella (Matera).
Bosco Marengo attende da allora di passare dallo stato di “brown field”, cioè di «campo marrone», allo stato di «green field» “prato verde”, ossia in una condizione finalmente priva di rischi e vincoli radiologici. Smantellata “brown field”, Bosco attualmente è invece nello stallo della sistemazione finale delle materie nucleari, di adeguamento di alcuni locali a deposito di materiali provenienti dalle operazioni di smantellamento da caratterizzare o rilasciare, di completamento delle operazioni di bonifica e recupero dei materiali antropici (legno, plastiche, rottami vari) rinvenuti negli anni scorsi presso la cosiddetta “area di rispetto” del sito. Si tratta materiali interrati scoperti nel 2014 all’interno dell’area ma successivamente nella profondità del terreno dove sono stati occultati i rifiuti era stata registrata radioattività poiché c’erano anche quelli radioattivi.
Riguardo alla bonifica e al recupero dei materiali nel corso del 2025 sono state allontanate circa 200 tonnellate di materiali privi di vincoli radiologici, mentre a inizio 2026 è stata completata la caratterizzazione radiologica di circa 9 mila metri cubi di terre e rocce da scavo, attualmente in corso di reinterro.
Nell’alessandrino, la piana di Marengo (la Fraschetta) ha portato fortuna a Napoleone (con la battaglia del giugno 1800) ma altrimenti è maledetta: il nucleare della FN di Bosco Marengo a fianco della chimica Solvay di Spinetta Marengo. Appresso, a Tortona, c’è sempre il deposito Campoverde con oltre 300 metri cubi di rifiuti radioattivi frutto dell’attività della Controlsonic, azienda che si occupava dello stoccaggio di materiale di scarto di esami ospedalieri, fallita negli Anni Novanta.
 
***  “Storia antinucleare”, il dossier di Lino Balza, racconta la storia che va da Bosco Marengo ai ricorsi a TAR del Piemonte e Consiglio di Stato; dal Forum nazionale dei Movimenti Antinucleari al Referendum 2011 che perseguì la fuoriuscita definitiva dal nucleare civile; dal dopo Referendum ai governi “verde-giallo-rossi” e “policromo”, e infine di destra, fino all’odierno rilancio del “nuovo nucleare” e alla ir-risoluzione del deposito nazionale. Oltre quaranta anni di lotte, l’epopea della mobilitazione popolare che contrasta ancora oggi il nucleare civile e, insieme, quello militare.  
 “Storia nucleare” è disponibile a chi ne fa richiesta: tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché dalle centinaia di articoli del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Ambientenonsolo.

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ULTIME PRESENTAZIONI E VIDEO PUBBLICATI

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Solo il papa insiste: due popoli due stati.

Mentre gran parte dell’attenzione mondiale è concentrata sul conflitto in corso tra Israele e la Striscia di Gaza (e Libano) e sullo scontro senza precedenti con l’Iran, il governo di destra israeliano sta intensificando la sua campagna, che dura ormai da mezzo secolo, volta a conquistare completamente la Cisgiordania, scatenando bande di milizie di coloni (500mila), protette dall’esercito, per aggredire i residenti palestinesi (3,4 milioni), distruggere le loro case e i loro mezzi di sussistenza, limitare la loro libertà di movimento in tutto il territorio occupato, deportarli. L’obiettivo è quello di eliminare rapidamente le condizioni necessarie alla creazione di uno Stato palestinese (in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza) accanto a Israele, una soluzione proposta per porre fine a un secolo di conflitto israelo-palestinese, cioè la cosiddetta soluzione dei due Stati, soluzione che, peraltro, non è stata mai a cuore di nessuno e ora neppure strategicamente dell’Iran.
 
Clicca qui Daniel Williams* *Ex corrispondente estero per il *Washington Post*, il *Los Angeles Times* e il *Miami Herald* ed ex ricercatore per *Human Rights Watch*.

Pfas: la più grave emergenza sanitaria. 

Il nostro Sito www.rete-ambientalista.it potrebbe considerarsi saturo di articoli (verso i duemila) dappoiché avviammo quasi 40 anni fa la campagna per la messa al bando dei Pfas. Invece, non può ridimensionarsi in quanto sempre più affluiscono comunicazioni riguardanti una tragedia sanitaria ormai finalmente considerata di dimensione planetaria. Al punto che il nostro Dossier “Pfas. Basta!” è già al quarto volume.

Aggiorniamo dunque il Sito, come di seguito. Fermo restando che la premessa in Italia è sempre la stessa: LA VERA SOLUZIONE E’ ELIMINARE I PFAS ALLA FONTE, CHIUDERE LE PRODUZIONI SOLVAY DI ALESSANDRIA (come e quando: affronteremo successivamente la questione con un ampio servizio). Secondo l’inchiesta di “The forever pollution project” più di 17.000 siti in tutta Europa sono contaminati dai PFAS. In Italia sono stati trovati in tutte le Regioni, beninteso: in tutte le Regioni dove sono stati cercati, come abbiamo

pubblicato in decine di articoli. Aggiorniamo aggiungendo le autobotti di emergenza nel bergamasco (1), i Pfas nelle acque del Ticino (2), i pozzi chiusi nel pordenonese (3), nel trentino, (4), nel vicentino (5).

Aggiorniamo l’allarme sanitario per i Pfas che ormai non risparmia nessun alimento neppure garantito dalle grandi marche commerciali (6). La terribile evidenza delle mamme che trasmettono ai figli i Pfas in gravidanza e nell’allattamento (7), nelle diete ai neonati (8).  Mamme che non azzardano ai figli un uovo alla coque (9). Neanche un frutto, men che mai le golose fragole (in yogurt, succhi, merendine e gelati): con le più alte proprietà di interferenza endocrina, su sviluppo del feto e sviluppo cerebrale, sull’insorgenza di malattie croniche, tra cui l’infertilità e le tiroiditi (10). Stante che le autorità arrivano a vietare la vendita di pesci, carni bovine, suini, pollame, uova, latte vaccino (11). Ammesso che le mamme si siano fidate ad usare la carta da forno (12).

Questi allarmi ormai non risparmiano nessun territorio italiano. Oltre al caso più famoso dei 350mila veneti contaminati per l’eredità della Miteni di Trissino. Non solo una eredità ma, addirittura, dopo la chiusura della Miteni, oggi sarebbero inceneriti in Veneto i rifiuti della Solvay (13).

E attualmente è proprio Alessandria il punto nevralgico nazionale, perché a Spinetta Marengo la Solvay Syensqo è l’unica produttrice italiana dei brevetti Pfas. Non accenna a chiuderli.  La multinazionale belga gode della protezione delle Istituzioni. Al punto che, per non allarmare, hanno perfino omesso la mappatura dei pozzi privati utilizzati a scopo potabile nella zona di Alessandria, che poi le analisi dei privati con clamore

denunciamo essere pesantemente inquinati dai Pfas (14).

Qualche sindaco in provincia si muove in autonomia, come a Castelletto d’Orba, ed è costretto a chiudere storiche fonti nel commercio di acque minerali (15). Il sindaco di Montecastello ha ordinato la chiusura dell’acquedotto già nel 2020. Mentre quello di Novi Ligure, come il suo compagno di Alessandria, cerca di far finta di niente per l’interrotta fornitura idrica di Novi Ligure, Pozzolo Formigaro e Serravalle Scrivia (16 ).

Se i monitoraggi degli enti pubblici sono da sempre assenteisti, stanno venendo a mancare attorno al sito chimico di Spinetta perfino le tradizionali sentinelle ecologiche: i ricci. L’inquinamento ha sopraffatto questi bioindicatori” naturali, capaci di raccontare attraverso il loro corpo le condizioni di salute dell’ecosistema alessandrino offrendo un campanello d’allarme diretto sui rischi per la salute umana (17).

Fortunatamente, qualcosa ad Alessandria in ambito ospedaliero si muove: con il nuovo progetto di ricerca dell’IRCCS dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria in merito al legame tra microbiota intestinale e adenocarcinoma del colon e l’esposizione dei Pfas di Solvay (18).

Per il resto, abbiamo sindaci che, in un quadro di disastro ambientale e sanitario senza paragoni, nelle loro vesti di massima autorità sanitaria locale potrebbero bloccare Solvay e invece miseramente patteggiano l’abbandono dal processo che vedeva il Comune quale parte civile: in pratica assolvendo la multinazionale belga, rinunciando a chiedere giustizia, finalmente giustizia, contro chi sta ammalando e uccidendo lavoratori e cittadini senza neppure risarcirli (19). Con i sindaci abbiamo sindacati e istituzioni che sapevano che per

primi i lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo erano usati come cavie umane (20).  

TUTTI SAPEVANO/SANNO CHE LA VERA SOLUZIONE E’ ELIMINARE I PFAS ALLA FONTE, CHIUDERE LE PRODUZIONI SOLVAY DI ALESSANDRIA)

  1. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/autobotti-anti-pfas-a-bergamo/
  2. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/pfas-anche-a-pavia-nelle-acque-del-ticino/
  3. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/emergenza-pfas-nel-pordenonese/
  4. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/pfos-nel-trentino/
  5. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/nel-vicentino-superati-di-tre-volte-i-limiti/
  6. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/tfa-ovunque-pane-pasta-latte-ortaggi-frutta-acque-minerali-vino/
  7. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/pfas-nel-latte-materno/
  8. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/i-pediatri-pfas-negli-alimenti-bimbi-a-rischio/
  9. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/con-un-uovo-al-giorno-non-ti-togli-piu-il-medico-di-torno/
  10. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/fragole-il-frutto-piu-contaminato-dai-pfas/
  11. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/in-veneto-stop-a-vendite-di-carne-con-pfas/
  12. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/nel-dubbio-non-usare-carta-da-forno/
  13. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/probabile-lincenerimento-in-veneto-dei-pfas-c6o4-della-solvay/
  14. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/quanti-alessandrini-stanno-usando-i-pozzi-inquinati-il-sindaco-sotto-accusa/
  15. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/i-pfas-chiudono-le-fonti-di-castelletto-dorba/
  16. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/pfas-da-diluire-nella-rete-idrica-di-novi-ligure-pozzolo-formigaro-serravalle-scrivia/
  17. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/sempre-meno-le-sentinelle-attorno-alla-solvay/
  18. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/pfas-e-tumori-al-colon-retto-in-alessandria/
  19. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/chi-inquina-compra-limmagine-ma-non-paga-per-la-salute-delle-popolazioni/
  20. https://www.rete-ambientalista.it/2026/08/16/i-lavoratori-usati-come-cavie-umane-per-i-pfas/

Autobotti anti Pfas a Bergamo.

Entra in vigore la nuova legge che restringe i limiti per la presenza dei Pfas nell’acqua potabile (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs a 20 nanogrammi per litro, 100 nanogrammi al litro per la quantità totale di tutti i Pfas) e quattro Comuni bergamaschi, Credaro, Brembate Sopra, Castelli Calepio e Cologno, si ritrovano fuori norma.
 
Uniacque, che gestisce il servizio idrico, e le quattro amministrazioni stanno predisponendo piani d’intervento d’urgenza, installazione di filtri, che, nella migliore delle ipotesi, richiederanno diversi mesi. Le analisi sulla falda diranno se nel frattempo ci sarà la necessità di rifornire i residenti di acqua potabile con sacchetti e autobotti.

Pfas anche a Pavia nelle acque del Ticino.

Uno studio effettuato dal Cemav, Centro di Monitoraggio della roggia Vernavola, ha evidenziato, concentrazioni fognarie (fino a 6 nanogrammi per litro) superiori ai limiti di legge di Pfos (0,65) nella roggia, e da qui nel Ticino che lungo 15 chilometri attraversa Pavia e un parco di 35 ettari.
 
Il Ticino è malato, anche per la presenza di glifosato, in una situazione regionale dei corpi idrici che, stando ad Arpa Lombardia, è fortemente compromessa: solo il 38 per cento dei fiumi e il 51 per cento dei laghi raggiunge infatti lo Stato Ecologico “buono” richiesto dalla Direttiva Acque. Si pensi che la Regione ha bocciato una mozione per la messa al bando dei Pfas, a dimostrazione della mancanza di attenzione al tema inquinanti.

Emergenza Pfas nel Pordenonese.

Nei Comuni di Aviano, Fontanafredda, Porcia e Roveredo in Piano, scatta lo stop all’uso dell’acqua dei pozzi artesiani privati. I sindaci dei quattro comuni hanno firmato congiuntamente un avviso nel quale invitano i proprietari e utilizzatori dei pozzi situati in specifiche aree del territorio indicate in mappe consultabili anche presso gli uffici comunali, a sospendere temporaneamente a scopo precauzionale l’utilizzo dell’acqua emunta dai pozzi per uso potabile umano e animale.
 
Per i più fragili è previsto inoltre un servizio di consegna d’acqua a domicilio con i volontari di protezione civile.
L’avviso è stato emesso in seguito ai monitoraggi di ARPA FVG e dell’Azienda Sanitaria che hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche PFAS nelle falde superano fino a 20 volte i nuovi limiti di legge entrati in vigore il 13 luglio. Le autorità stimano che l’acqua potrebbe restare inquinata per decenni.
In particolare, sono stati individuati Pfos da schiume estinguenti usate in ambito aeronautico e Pfoa legati a percolati di discarica, ovvero liquidi che si formano quando l’acqua piovana si infiltra tra i rifiuti o quando i rifiuti stessi si decompongono.
 
Anche i sindaci di Pordenone, Cordenons e Sacile hanno richiesto verifiche e controlli cautelativi per monitorare lo stato delle falde cittadine.

Pfos nel trentino.

Il primo pozzo saltato alla ribalta dopo l’inizio dei nuovi controlli è quello di Storo, un piccolo comune nella Provincia Autonoma di Trento, dove già nel 2024 l’Agenzia Ambientale locale aveva rilevato la presenza di PFOS negli acquedotti, in particolare nella zona del Ponte dei Tedeschi, Località Piana De Rode (pozzo Gaggio) e Ponte dei Tedeschi, legati in parte ad aree industriali locali come le ex Fonderie Trentine.
 
Il pozzo, dove sono stati registrati livelli di PFOS fino a 30 nanogrammi per litro (il limite ora è fissato a 20), nelle scorse settimane è stato scollegato ma non chiuso definitivamente: potrebbe infatti essere necessario in caso di emergenza idrica. Il sindaco nel frattempo ha annunciato un possibile biomonitoraggio della popolazione per verificare tramite analisi l’eventuale accumulo di PFAS.

Nel vicentino superati di tre volte i limiti.

I controlli effettuati da Viacqua su 17 pozzi privati tra Sandrigo e Bressanvido hanno rilevato concentrazioni di PFAS superiori ai nuovi limiti di legge in 9 casi. In media, i valori riscontrati risultano circa 3 volte oltre la soglia entrata in vigore il 13 luglio 2026.
 
Le verifiche sono state avviate dopo la rilevazione di PFAS in alcuni punti di prelievo nei Comuni di Pianezze e Schiavon, serviti dal gestore Etra e situati a nord dell’area interessata.

TFA ovunque, pane, pasta, latte, ortaggi, frutta, acque minerali, vino.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha annunciato che la dose giornaliera tollerabile di TFA sarà ridotta da 0,05 milligrammi per chilo di peso corporeo al giorno a 0,014 milligrammi. Il TFA, classificato, è uno dei PFAS più diffusi nell’ambiente, presente nelle falde acquifere e superficiali, nelle precipitazioni, nell’acqua potabile e nelle acque minerali, oltre che in cereali, latte, ortaggi, frutta e vino.
 
Può derivare dalla degradazione di alcuni pesticidi PFAS, ma anche da gas refrigeranti, aerosol e altre sostanze impiegate nell’industria chimica. L’elevata persistenza e mobilità ambientale ne favoriscono l’accumulo nel ciclo dell’acqua e nelle colture agricole, rendendone particolarmente difficile il controllo della diffusione nella catena alimentare. Gli studi hanno evidenziato che modifica i livelli di tiroxina, un ormone prodotto dalla tiroide, gli effetti sullo sviluppo fetale negli animali, tra cui malformazioni, alterazioni del sistema immunitario e della tiroide e possibili effetti sulla fertilità.
 
La presenza del TFA non riguarda solo fiumi, falde acquifere e terreni agricoli. E’ presente ovunque negli alimenti. Secondo i recenti rapporti di PAN Europe, si concentra soprattutto nei cereali e derivati (pane, pasta, cereali da colazione) a causa dell’uso di pesticidi PFAS in agricoltura. Negli ultimi anni la sostanza è stata rilevata anche in diverse note acque minerali commercializzate in Italia (Acqua Panna, Levissima, Maniva, Esselunga Ulmeta e Saguaro Lidl ecc.). Diverse indagini di laboratorio e rapporti ambientalisti condotti in Italia hanno rilevato la presenza di TFA nei vini pregiati (Prosecco, Mionetto, Cinzano, Martini, Bolla, Bortolomiol, Villa Sandi, Valdo, Astoria e Carpenè Malvolti ecc.). Il test svizzero lo ha trovato in tutte le bottiglie di latte confezionato, anche nel bio.

Pfas nel latte materno.

Le mamme assumono Pfas attraverso il  cibo e l’acqua potabile, ma anche respirando prodotti impermeabilizzanti e applicando cosmetici sulla pelle. I figli allattati assumono i Pfas. Le donne che allattano non possono fare nulla per ridurre i PFAS nel proprio latte.  È quanto emerge da un ampio studio condotto dall’Istituto Nazionale per la  Salute Pubblica e l’Ambiente (RIVM) su oltre 1.600 donne nei Paesi Bassi.
 
I Pfas vengono impiegati in moltissimi prodotti per renderli idrorepellenti, come i tessuti, i cosmetici e molti prodotti medici. Sono presenti anche nei pesticidi utilizzati in agricoltura. Poiché i PFAS non si degradano, sono ormai onnipresenti nell’ambiente. Si accumulano nella catena alimentare e danneggiano il sistema immunitario e sono anche cancerogeni. 

I pediatri: «Pfas negli alimenti, bimbi a rischio».

Negli alimenti di origine animale basta una dieta minima per superare i limiti Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) sui Pfas. Un bambino di 1 o 2 anni può superare i limiti con pochi alimenti. Se un bimbo di 1 o 2 anni, di peso medio, consuma settimanalmente anche solo mezzo litro di latte, due porzioni da 50 grammi di carne bovina e due uova, supera la dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo, con il solo Pfos.
 
I bambini e gli adolescenti mostrano concentrazioni ematiche superiori rispetto agli adulti a parità di esposizione ambientale, a causa del rapporto peso/assunzione.
Rischi principali nei bambini: riduzione della produzione di anticorpi e minore efficacia delle vaccinazioni, innalzamento dei livelli di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia), alterazione dello sviluppo ormonale e neurocomportamentale.
Dopo uno studio, la Regione Veneto ha deciso di ritirare dal mercato alcuni prodotti.