
Veleni Finchimica nelle falde di Manerbio.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza



Su iniziativa di EMERGENCY e della rete R1PUD1A, è stata depositata la
legge di iniziativa popolare “Io obietto la guerra”
L’obiettivo è chiaro: estendere e tutelare il diritto all’obiezione di
coscienza, permettendo a ciascun cittadino di rifiutare di essere un
ingranaggio della macchina bellica.
—- Stop al lavoro di guerra e al business delle armi
Per decenni l’obiezione di coscienza è stata associata solo alla leva
militare. La proposta di Emergency e R1PUD1A compie un salto di qualità
storico: introduce il diritto per lavoratori e lavoratrici di rifiutare
prestazioni lavorative o intellettuali destinate alla produzione,
progettazione, trasporto o commercio di armi e materiali bellici.
Nessuno deve più essere costretto a scegliere tra il posto di lavoro e
la propria coscienza.
—- Il Registro della coscienza nei Comuni
Il testo prevede l’istituzione in ogni Comune del Registro delle
obiezioni di coscienza, dove ogni cittadino potrà formalizzare il
proprio rifiuto a cooperare con la guerra. Inoltre, per gli uomini tra i
18 e i 45 anni, si introduce la possibilità di dichiarare in anticipo la
propria obiezione al servizio militare, senza attendere scenari di
richiamo alle armi.
—- Un diritto di pace nelle mani di tutti
“Io obietto la guerra” trasforma il ripudio della guerra (Articolo 11
della Costituzione) in un diritto concreto ed esigibile nei luoghi di
lavoro. È una scelta di disarmo attivo che parte dalle scelte personali
e lavorative di ciascuno di noi.
—- Come firmare
La sottoscrizione avviene online con SPID, CIE o CNS sulla piattaforma
ufficiale del Ministero della Giustizia. Per firmare l’iniziativa
promosso da Emergency bastano pochi secondi a questo indirizzo: clicca qui.






Occupazioni universitarie, manifestazioni, blocchi stradali e raduni si sono diffusi in tutta la Serbia. Gli studenti si sono spostati tra città e villaggi, costruendo solidarietà con persone da tempo abbandonate da un sistema politico fin troppo abituato a servire i ricchi e i potenti. Insegnanti, personale universitario, lavoratori e altri cittadini si sono uniti a loro.
Gli studenti sono diventati la forza mobilitante della lotta. La decisione di presentarsi alle elezioni è stata il passo successivo nella lotta. Il movimento ha elaborato una propria lista elettorale con candidati provenienti dalle università e dalla società in generale, nominati nelle assemblee universitarie e di facoltà dove sono stati sottoposti a un esame collettivo da parte degli studenti prima di essere selezionati. Nessuno dei candidati era uno studente.




P.S. Per quanti fra i nostri pazienti lettori non abbiano ancora imparato a memoria cosa sono i PFAS, dove si trovano, quali sono i rischi per la salute e l’ambiente, riproduciamo qui appresso Marco Talluri di “Ambiente e non solo”: testata giornalistica digitale indipendente su ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità e non solo. Clicca PFAS: cosa sono, dove si trovano, rischi per salute e ambiente , che ci siamo permessi di integrare col suddetto servizio a nostra firma per quando riguarda Spinetta Marengo, Alessandria e Piemonte.










La presenza di Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche note come “inquinanti eterni”, non riguarda solo l’acqua e gli alimenti, ma si estende anche all’aria che si respira. A certificare la presenza di Pfas nell’aria sono i risultati delle analisi chimiche indipendenti commissionate dalla Rete Zero Pfas Italia ed eseguite da laboratori accreditati che hanno rilevato la presenza di queste molecole tossiche nella polvere raccolta sui balconi e nei cortili scolastici in Veneto e in Lombardia. In particolare a Legnago (Verona), in un’area vicina all’impianto Chemviron in via Togliatti e a sensibili punti di riferimento come il cimitero e la scuola Ungaretti, e sono proseguite in provincia di Brescia, nello specifico a Nuvolera (via Galilei).
I dati emersi dai rapporti di prova delineano un quadro preoccupante. Nel veronese le concentrazioni rilevate nelle polveri mostrano la presenza di Pfba (la molecola a quattro atomi di carbonio) e di altri Pfas a catena più lunga con valori compresi tra 11 e 54,1 microgrammi per chilo. Risultati ancora più elevati sono stati registrati a Nuvolera (Brescia), dove hanno raggiunto rispettivamente picchi di 28,4, 148,8 e 1069,6 μg/kg. Tra le molecole individuate spicca il Pfoa, classificato come cancerogeno certo dallo Iarc.
Ad Arpa Verona era stata fatta richiesta di ricercare i Pfas nell’aria che esce dai camini della Chemviron di Legnago perché queste analisi non sono state fatte come si deve: le rassicurazioni omettono dati del Noe e nell’area mancano le centraline richieste da anni alle autorità. Zero Pfas Italia denuncia: “Se le analisi aggiornate dei Pfas presenti nell’aria non sono disponibili, ce le facciamo noi”.
I campionamenti si sono resi necessari per colmare una lacuna normativa e di trasparenza: ad oggi, infatti, non esistono limiti istituzionali per il rilascio in aria dei Pfas stabiliti dagli enti pubblici.
Accanto all’aria, restano critiche anche le matrici idriche. Già la scorsa estate, i dati in mano alla rete segnalavano per Bassano del Grappa e Creazzo (Vicenza) concentrazioni di “Pfas totali” superiori ai cento nanogrammi al litro, valori al limite dei parametri vigenti e ritenuti insoddisfacenti dai comitati.
La questione dei Pfas rappresenta un’emergenza estesa a tutta Europa. Durante un vertice organizzato dall’European Environmental Bureau (Eeb) a Bruxelles, attivisti provenienti da diversi Paesi e colpiti dalla contaminazione hanno denunciato le stesse criticità: residenti con abitazioni a ridosso dei poli chimici, gravi patologie riscontrate nelle comunità locali e il rifiuto da parte delle pubbliche amministrazioni di avviare screening sul sangue o di rendere accessibili i dati ambientali.



Le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori che subiscono a propria volta una legge oramai anacronistica e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità, ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì… continua cliccando Alcune ragioni per cui le aziende private non assumono lavoratori con disabilità.



I giovani dei licei e universitari rivendicano il loro diritto allo studio, esprimono malcontento per la mancanza di insegnanti, denunciano la cattiva gestione del calendario delle lezioni e il sovraffollamento delle classi. Chiedono più risorse per l’educazione, edifici ristrutturati, materiale didattico, assistenti sociali e semplicemente condizioni di studio “decenti”. Gli studenti uniscono la loro rabbia a quella degli insegnanti che, come tutti i dipendenti pubblici sono anche loro in lotta contro i tagli previsti dal progetto di legge di bilancio per il 2027. Alla rivolta in corso in Francia non si riscontrano imitazioni in Italia.


IL 17 ottobre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale per chiedere
di aumentare stipendi e pensioni, cancellare i contratti precari,
contrastare il lavoro povero e il divario retributivo tra donne e uomini; una riforma più equa del fisco, ridurre il carico fiscale su salari e pensioni; tassare
extraprofitti, rendite e grandi ricchezze; portare il finanziamento
della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l’istruzione al 5%;
investire in una vera politica industriale e guidare la transizione
ecologica creando buona occupazione; no all’aumento della spesa
militare; difendere il diritto di manifestare democraticamente,
garantire gli spazi sociali, abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione; difendere l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei
diritti, l’unità del Paese; promuovere la rappresentanza e la partecipazione democratica.
Ma Vaffanculo! Clicca qui la trascrizione.
Giornalismo quarto potere. Clicca qui la trascrizione.
I reparti confino di Fiat e Montedison. Clicca qui la trascrizione.

Verrà presentato il 30 settembre a Roma un progetto nazionale Un progetto nazionale per favorire la mobilità delle persone cieche e ipovedenti che punta a favorire gli spostamenti e la mobilità delle persone cieche e ipovedenti per lavoro e per attività sportive, iniziativa che vedrà collaborare l’azienda globale Uber, l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi.)

Clicca qui per partecipare.

La guerra non rappresenta soltanto un problema politico, militare o umanitario: è uno dei più gravi determinanti evitabili di morte, malattia, distruzione ambientale e disuguaglianza. Il documento di ISDE https://www.isdenews.it/isde-


“Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Organizzeremo i disertori” sono le parole di Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici. Per giustificare la retorica bellicista dicono alcuni: ma allora non avremmo dovuto prendere le armi contro i nazi-fascisti? Strano che a chiederlo siano spesso dei nazi-fascisti. Come è strano il fatto che ad accusarci di antisemitismo siano i discendenti politici di chi sterminò gli ebrei. La verità è che il riarmo europeo non ha niente a che fare con la Resistenza. In Francia come in Italia la Resistenza fu opera di coloro che disertarono le armate nazionali. I partigiani erano disertori che dovevano sopravvivere alla guerra cui non volevano partecipare. Per disertare talvolta occorre resistere, talvolta i disertori sono costretti a prendere le armi. Perchè contro i disertori il nazionalismo vince: ricapitoliamo la lezione del secolo passato. Clicca qui.



“Vite contaminate” è il volume gemello del libro collettaneo “Tossicità”. Si può scaricare gratuitamente: https://www.meltemieditore.it/catalogo/vite-contaminate/.
Pensato più per l’accademia e per la didattica, questo libro ha un apparato teorico più ampio e analizza con maggior precisione la lunga storia di violenza ambientale subita dal territorio, intervallata da continue “scoperte” e tematizzazioni pubbliche (incidenti, denunce, contestazioni ed esposti, monitoraggi e indagini giudiziarie) che danno ciclica visibilità al disastro tecnologico graduale e continuativo. Si concentra su queste “scoperte” (sei cicli di visibilità della violenza: 1926, 1941, 1988, 2008, 2019, 2023) e analizza le controversie pubbliche sul riconoscimento del danno, sulle sue cause e conseguenze, nonché sulle competenze tecniche considerate legittime per la sua gestione. Si basa sul materiale esposto dalle parti (industria, saperi esperti, politica, media, magistratura, attivismo, abitanti ecc.) per definire la natura del problema, le sue rappresentazioni pubbliche (dispositivi retorici e di persuasione), le soluzioni ritenute appropriate o accettabili per risolverlo.
