A Spinetta Marengo i cittadini pagano per sapere quanti PFAS hanno nel sangue.

A Spinetta Marengo, nell’Alessandrino, dove lo stabilimento Syensqo  Solvay è da anni al centro della contaminazione da PFAS, i cittadini che vogliono sapere autonomamente quanti di questi composti hanno nel sangue devono pagare di tasca propria. Chi non rientra nel biomonitoraggio gratuito avviato dalla Regione Piemonte può infatti sottoporsi alle analisi soltanto a pagamento: nei mesi scorsi, prima dell’attivazione del servizio a Torino, alcuni residenti erano stati costretti persino a recarsi a Milano. Una situazione che torna al centro delle proteste dei comitati locali proprio mentre la Regione ha concesso allo stabilimento una nuova autorizzazione ambientale, contestata dagli ambientalisti soprattutto per i ritardi sulla bonifica e sulla presa in carico sanitaria della popolazione esposta.
La situazione è tornata a scaldarsi in seguito all’incontro pubblico del 17 settembre al Marengo Museum, dove l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha illustrato insieme alla task force sui PFAS il nuovo quadro autorizzativo. La Conferenza dei servizi si era conclusa il 5 agosto stabilendo, tra le altre cose, la cessazione della produzione di cC6O4 dal 1° gennaio 2027, nuovi limiti alle emissioni e ulteriori monitoraggi ambientali e sanitari. Durissima la lettura della Rete Ambientalista, che ha definito la nuova AIA una «licenza di uccidere», contestando anche il biomonitoraggio portato avanti dalla Regione, giudicato troppo limitato rispetto alla popolazione potenzialmente interessata. Gli attivisti del Comitato Stop Solvay… continua cliccando qui.

A scuola nessuno è straniero.

I bambini non pensano alla remigrazione. Clicca qui.
La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”, ha ricordato il presidente della Repubblica aprendo l’anno scolastico nell’istituto di Amatrice ricostruito dopo il sisma. E poi ha aggiunto: “Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
 
Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”, ha spiegato Zuppi nel suo discorso di apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.
 
Quanta distanza dal comizio romano della presidente del Consiglio. Quello in cui Meloni ha annunciato la sua stretta sugli studenti stranieri, che prevede il divieto di burqa e niqab nelle aule (che già sono assenti)  ma soprattutto il tetto del 30 per cento nelle classi italiane. Una misura, quest’ultima, che è solo propaganda perchè si scontra con una semplice realtà: che cosa si fa quando il tetto viene superato? Si cacciano i bambini? Li si iscrive in istituti a decine di chilometri di distanza condannandoli a un destino di evasione scolastica? 

L’accessibilità è un diritto degli invalidi.

Il libro di imminente uscita “La città per tutti. I PEBA come strumento di diritto, progetto e cura dello spazio urbano” riunisce contributi di giuristi, ingegneri, architetti, esperti di beni culturali, data analyst e sociologi attorno all’idea che l’accessibilità non sia un adempimento tecnico da verificare a lavori ultimati, ma una condizione primaria dell’abitare «Questo libro si rivolge a chiunque abbia a cuore la qualità della vita nelle nostre città e nei.. Clicca qui La città per tutti, ovvero L’accessibilità come condizione primaria dell’abitare.

L’Associazione Diritti alla Follia.

«Noi non ci abituiamo e non ci abitueremo mai ad ogni forma di istituzionalizzazione e controllo sociale, agli abusi e al governo delle vite. L’indifferenza rende normali pratiche che non dovrebbero esserlo mai, ma i diritti fondamentali non sono negoziabili»: lo dicono dall’Associazione Diritti alla Follia, lanciando la campagna di sensibilizzazione denominata appunto “Noi non ci abituiamo” “Noi non ci abituiamo”: la scritta gialla a caratteri cubitali risalta ipnotica sulla foto d’archivio. Clicca qui “Noi non ci abituiamo”, perché i diritti fondamentali non sono negoziabili.

Europa, basta scuse, il nostro momento è adesso.

Dal 29 settembre al 1° ottobre a Bruxelles vi sarà la “Freedom Drive 2026”, promossa dall’ENIL, la rete europea sulla Vita Indipendente, evento biennale che riunisce centinaia di persone con disabilità, attivisti e organizzazioni provenienti da tutta Europa. Con lo slogan scelto quest’anno (“Basta scuse, il nostro momento è adesso!”), si vogliono richiamare Istituzioni europee e Governi alla necessità di trasformare gli impegni assunti negli anni in politiche che garantiscano concretamente… Clicca qui All’Europa diciamo: basta scuse, il nostro momento è adesso!

Licenza di inquinare. 2.

Parafrasando l’alessandrino Umberto Eco, nulla di nuovo al di là di Tanaro e Bormida. A Spinetta Marengo. Dove il polo chimico sembra implorare l’eutanasia: “Istituzioni, fermatemi: continuo a chiedervi. L’ho fatto anche il mese scorso: https://www.rete-ambientalista.it/2026/09/10/agente-00-hf-licenza-di-uccidere/. Ora mi ripeto per l’insediamento industriale Arkema, gemello siamese francobelga di Solvay Syensqo”.
Entrambi erano di proprietà Montedison prima di essere venduti, neppure separati da un muro. “Ideali” per fiancheggiare atomi di ossigeno con molecole di cloro e fluoro, e scoppiare assieme. Sotto Montedison i perossidi esplosero due volte, con morti. Non a caso sia Arkema che Solvay sono entrambi classificati a rischio di incidente rilevante ai sensi della Direttiva Seveso. Non a caso abbiamo denunciato più e più volte, per decenni, il rischio di catastrofe industriale e l’inconsistenza di un Piano di Emergenza Esterno (PEE): allarme, soccorso, evacuazione, assistenza medica.
In comune, oltre agli storici scarichi acqua-aria, i due colossi chimici hanno anche i Pfas e le correlate vicende giudiziarie. In Francia, Arkema è sotto processo per l’inquinamento di Pierre-Bènite (Lione) con tanto di class action di risarcimenti della popolazione (37 milioni di euro, 190.000 € cadauno) malgrado abbia cessato i Pfas nel 2024. In Italia, Solvay andrà avanti grazie l’Autorizzazione AIA 2026 delle istituzioni piemontesi, se non verrà fermata da una class action inibitoria.
Quanto sopra premesso quale modello persistente di “Sinergia spaziale e storica di disastro ambientale”, uno dei casi più critici di contaminazione industriale in Europa, il 21 settembre 2026 il polo chimico di Spinetta Marengo è ritornato al centro della preoccupazione popolare quando si è sviluppata un’alta colonna di “fumo” evidente a chilometri di distanza. Arkema ha minimizzato come se fosse un fenomeno naturale: “Il fenomeno è legato a operazioni di manutenzione programmata sui serbatoi di stoccaggio di propilene e isobutilene. I gas residui sono abitualmente bruciati in una torcia mobile”. Si dà per scontato che l’Arpa tranquillizzerà sugli effetti della nube tossica.  Eppure il propilene e l’isobutilene sono due idrocarburi alifatici insaturati gassosi i cui profili di rischio si concentrano principalmente sulla sicurezza fisica (gravissimo incendio -non spegnibile- ed esplosione catastrofica) e su specifici effetti per inalazione.
Come effetti sulla salute possono causare asfissia, vertigini, perdita di coscienza e soffocamento, sonnolenza, mal di testa, vertigini e coordinazione alterata. Siccome la nube tossica -praticamente inodore- nessuno l’ha misurata mentre si disperdeva sull’ abitato, e neppure su fognature e scantinati, e siccome né il propilene né l’isobutilene sono classificati come tossici acuti (c’è differenza tra tossicità acuta e cronica, con morbilità e mortalità diverse), l’Arpa tranquillizzerà se nessuno è stato ricoverato. Così i giornali locali parleranno di “fumo” e non di fuga di gas.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Il buco di ozono sta lentamente recuperando.

Fu una grande battaglia a Spinetta Marengo, clicca qui quella che culminò nel Protocollo di Montreal del 1987 che ha consentito di eliminare oltre il 99% della produzione e del consumo delle sostanze controllate responsabili della distruzione dell’ozono.
Ma proprio mentre si celebra questo successo, dall’Antartide arriva un dato che mostra quanto complessa rimanga l’evoluzione del fenomeno. In occasione della Giornata mondiale per la salvaguardia dello strato di ozono, i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale confermano i progressi ottenuti grazie al Protocollo di Montreal. Ma dal monitoraggio Copernicus arriva un richiamo alla prudenza: il buco antartico del 2026 ha già raggiunto circa 25 milioni di chilometri quadrati, cinque milioni in più della media del periodo. Il buco di ozono sta lentamente recuperando: https://ambientenonsolo.com/ozono-il-recupero-continua-nel-2025-il-buco-antartico-tra-i-meno-intensi-degli-ultimi-trentanni/?utm_source=mailerlite&utm_medium=email&utm_term=Notizie_ambientali2026-09-21&utm_campaign=Notizie+ambientali+del+21+settembre+2026.
Il buco dell’ozono permette a una maggiore quantità di pericolose radiazioni ultraviolette (raggi UV-B) di raggiungere la superficie terrestre, provocando gravi danni alla salute umana, in particolare alla pelle (ustioni, eritemi, melanomi, carcinomi, epiteliomi), agli occhi (cataratta, cancri oculari, cecità), e al sistema immunitario.

A proposito di programmi: Meloni Vannacci.

Cento chilometri separano l’Eur da Orvieto, dove comizia quasi in contemporanea Roberto Vannacci. E dal laghetto del quartiere più razionalista di Roma, poco prima della mezza, Giorgia Meloni rilancia la sua sfida al generale “fetecchia” (copyright degli ex camerati del parà, scovato dal Giornale). Non lo cita mai, ma lo rincorre. La platea è quella dei ragazzi di FdI, la Gioventù nazionale, militanti disciplinati con magliette color verde militare. Meloni ricicla un paio di proposte già rimbalzate sui giornali in queste settimane: il tetto per gli studenti immigrati nelle classi e il divieto di burqa a scuola.
Sono tutte sterzate (e frecciate) verso Vannacci, innominato come al comizio di Bari sul governo “più longevo”. Meloni parte con quella che sembra una presa di distanza dalla proposta dell’ex militare di fare classi separate per i disabili. “Non devono esserci scuole aperte a qualcuno e precluse ad altri”. Sugli stranieri invece lo spartito è lo stesso: “Se in una classe la maggioranza dei bambini non capisce l’italiano, non è integrazione, è abbandono. Rischiano di imparare l’emarginazione. Non esiste che gli italiani siano la minoranza. Chiamarla integrazione è una menzogna”. Applausi. “Chi viene in Italia deve integrarsi, conoscere la nostra lingua, rispettare le nostre regole”. Segue annuncio, in realtà già nell’aria da tempo: “In cdm vareremo in provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe”. E ancora: ci sarà pure il “divieto di burqa. Siete d’accordo?”. I giovani meloniani si sbracciano e urlano. “Si direbbe di sì. A scuola si va a viso aperto”. Coretti: Giorgia-Giorgia-Giorgia!
Continua qui.

A proposito di programmi: Conte.

Alla chiusura di “Nova”, Giuseppe Conte ha portato sul palco i risultati delle votazioni degli iscritti Cinquestelle sui punti di programma. Non partecipatissime, visto che si sono espressi in 45.340, ovvero il 42% degli aventi diritto.
 Il 91,7% approva il passaggio più delicato: “Continuare a inviare armi allontana la pace”. Ma sono plebiscitarie anche le votazioni sul “primato del diritto internazionale” – 98,3% – e sul “no al riarmo europeo” (94,1). Numeri che gli consentono di porre come prima delle urgenze “il no al riarmo”, seguito dall’esigenza di “stracciare gli accordi con il governo di Israele”.
Poi Conte elenca senza dettagli le sue proposte: da un ministero apposito per le politiche migratorie e l’integrazione, a misure per un lavoro dignitoso, fino a una profonda riforma fiscale e alla tassazione degli extraprofitti.
Nient’altro.

A proposito di programmi… televisivi.

In Italia le tasse sul reddito (IRPEF) sono pagate da una minoranza di cittadini: circa il 43% della popolazione non versa nulla allo Stato, mentre il 15-20% dei contribuenti copre oltre il 60% dell’intero gettito fiscale. Lavoratori dipendenti e pensionati pagano quasi l’85% di tutta l’IRPEF in Italia.
Non risulta che fra i programmi elettorali (ammesso che esistano) sia stata inserita l’obbrobriosa  “patrimoniale” proposta dalla CGIL (clicca qui) che si “abbatterebbe” (sic) su 500.000 contribuenti, cioè esclusivamente sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro, l’1% più ricco, ai quali si chiederebbe un contributo di solidarietà “insostenibile”: addirittura l’1,3%. Ricavando circa 26 miliardi di euro l’anno, come risorsa per finanziare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale (riduzione liste d’attesa e potenziamento territoriale), investire in scuola, istruzione e politiche per la casa, sostenere la non autosufficienza e ridurre le disuguaglianze sociali, alleggerendo il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.
Secondo Meloni non è l’Irpef “la tassa più odiata dagli italiani”, bensì il bollo auto: sospeso per il prossimo anno (quello delle elezioni).  Il consiglio dei ministri l’ha preferito alla soppressione del canone TV ordinario: 90 euro addebitati direttamente sulla bolletta della luce.
Ma se voi siete incontentabili, stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni, di sostenere una Rai che espelle Sigfrido Ranucci e Geppi Cucciari, insomma di sopportare un servizio pubblico già asservito al centrodestra di Mediaset, avete l’occasione vendicativa per farvi rimborsare il canone d’abbonamento a decorrere dall’8 agosto 2025, da quando è diventato pienamente applicabile il Media Freedom Act europeo (clicca qui).

Istruzioni a proposito di programmi elettorali.

Istruzioni per il “Campo largo”. I due leader si mettano d’accordo su un programma di sei-sette punti imprescindibili.
1) Più fondi alla Sanità pubblica: assunzioni massive e aumento degli stipendi a personale medico e paramedico per ridurre le liste d’attesa; aumento dei posti letto; riforma dell’intramoenia (se fai il medico nel pubblico, lavori anche al pomeriggio nel pubblico; non ti fai pagare privatamente dai cittadini usando strumentazioni e locali pubblici); riforma del regime dei medici di famiglia, che devono essere dipendenti statali ben pagati e messi nelle condizioni di tornare a visitare i pazienti; istituzione di strutture ospedaliere light per le emergenze; controlli fiscali su strutture e specialisti privati.
2) Salario minimo, 12 euro l’ora per tutti i lavoratori. Abolizione del Jobs Act. Bonus alle imprese che assumono donne e giovani a tempo indeterminato.
3) Ripristino incondizionato del Reddito di cittadinanza, eliminato dal governo Meloni col consenso dei renziani disseminati nelle Istituzioni e sui media.
4) Lotta all’evasione fiscale: tassazione severa degli extraprofitti e dei proventi delle Big tech (noi saremmo anche per la patrimoniale per gli ultra-ricchi, ma vedano loro).
5) Ministero del Clima e della transizione ecologica (vera, non quella del “grillino” Cingolani): incentivi sulle energie rinnovabili per famiglie e imprese.
6) Ministero della Diplomazia e del Disarmo, che si occuperà di percorrere e costruire tutti i percorsi di pace possibili per favorire il dialogo tra le nazioni e la non-proliferazione bellica e nucleare. Ministero per l’IA e la tecno-etica, composto da scienziati, filosofi, linguisti e consulenti super-partes (se non si sa dove mettere le mani, si legga l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV). Ministero per l’Immigrazione, che con l’Interno e il Lavoro gestirà i flussi e le procedure di “integrazione” dei migranti nel tessuto sociale e lavorativo italiano.
7) Annullamento dei contratti e dei lavori in essere per le grandi opere inutili e/o dannose, dal Ponte sullo Stretto al Tav Torino-Lione. Forti politiche di tipo keynesiano per assorbire la forza-lavoro disimpiegata.
E i temi su cui i due leader non sono d’accordo? Facile: si fanno le primarie, la trovata che il Pd ha copiato ai dem americani.
Daniela Ranieri (da il Fatto quotidiano)

A proposito di programmi elettorali.

Siamo arrivati alla quota spaventosa di 1.018  morti complessivi sul lavoro dall’inizio dell’anno. Una strage continua e documentata nell’indifferenza di chi governa e di chi fa opposizione. Mentre la gente muore per portare il pane a casa, la politica preferisce perdersi nei soliti teatrini: alla gente non frega niente se Salvini sarà fischiato a Pontida, che Conte un giorno sì e l’altro pure dice che non vuole mandare armi all’Ucraina, che la Schlein non doveva mandare una lettera conciliante alla Meloni. E all’opposizione di sinistra che si è occupata solo dei diritti civili ha perso il mondo del lavoro che si è sentito abbandonato.
 

A uccidere è un sistema fondato sullo sfruttamento, sulla ricattabilità, sui contratti a termine, sui subappalti selvaggi e sui ritmi di lavoro insostenibili, che i cancella ogni tutela e azzera la formazione per la sicurezza. Un precariato sistemico che devasta la vita quotidiana delle famiglie, incidendo drammaticamente persino sulla capacità di acquistare i beni di prima necessità, mentre i prezzi salgono e gli stipendi restano da fame.

VOGLIAMO UN LAVORATORE CHE DIVENTI CANDIDATO COME PRIMO MINISTRO, piuttosto che i soliti slogan da palco e le passerelle mediatiche, le tattiche di partito per non regalare voti agli avversari, le passerelle di chi incassa lo stipendio pubblico senza muovere un dito per tutelare i lavoratori.

Carlo Soricelli Osservatorio Indipendente di Bologna contro le morti sul lavoro 

LA “CARTA” DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO.

Il Movimento Nonviolento lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita’ mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d’azione del movimento nonviolento sono:
1. l’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della liberta’ di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
 

C’è la volontà di trovare un miliardo e mezzo per i Progetti di Vita?

Clicca qui 2,3 miliardi per il bollo auto: c’è la volontà di trovare un miliardo e mezzo per i Progetti di Vita? La misura sul bollo auto ha dimostrato che le risorse si trovano, quando c’è la volontà politica. Invitiamo dunque il Governo e il Parlamento a esprimere con chiarezza se esista la stessa volontà politica di investire un miliardo e mezzo di euro per istituire il Fondo Unico Nazionale destinato ai Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati, ossia per i diritti e il futuro delle persone con disabilità.

Alla Solvay nuova licenza di inquinare Alessandria.

Mentre state leggendo queste note di commento, 17 settembre 2026, l’assessore alla sanità regionale Federico Riboldi, in assemblea all’Auditorium del Marengo Museum di Spinetta Marengo, sta facendo l’imbonitore per convincere le Vittime che la propria “AIA Autorizzazione Integrata Ambientale” consegnata alla multinazionale Solvay Syensqo di Spinetta non è una LICENZA DI UCCIDERE.

Riboldi, intanto che evita un confronto pubblico alla pari con noi, eccolo invece spalleggiato dalla cosiddetta “Task Force regionale sui PFAS”, con la quale si vanta di aver effettuato, su 408.608 abitanti della provincia di Alessandria, su 95.000 del comune di Alessandria, nientepopodimeno che… ben 900 analisi del sangue (peraltro, tutte con livelli di Pfas preoccupanti). Soddisfatto dell’AIA e di questo che lui millanta “biomonitoraggio di massa”, Riboldi lascia intendere che la Regione Piemonte, imitando il sindaco Giorgio Abonante, uscirà patteggiando dal processo Solvay Syensqo il prossimo 16 novembre, con l’input cameratesco del Ministero dell’Ambiente.

Eccolo appunto a Spinetta spalleggiato da Comune, Provincia, Arpa Piemonte, Asl AL, coi quali durante le ferie di agosto ha perpetrato la famigerata AIA che essi bestemmiano essere un “rafforzamento della tutela dell’ambiente e della salute in un percorso di riduzione degli impatti ambientali fondato sui principi di prevenzione, precauzione e miglioramento continuo”.

E’ un’altra la verità di come si è conclusa – a danno delle Vittime-  la “Conferenza di Servizi provinciale di Alessandria”.

Continua cliccando qui.

Coordinamento Nazionale Forum Acqua Pubblica.

Report Riunione Coordinamento Nazionale
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

03 settembre 2026 (clicca qui)

1) Preparazione iniziativa nostro Forum alternativo al Forum Euromediterraneo;

Il nostro Forum Alternativo Popolare per l’Acqua (FAPA) è in via di definizione in termini di programma e di partecipazioni. (clicca qui)

2) Sostegno vertenze territoriali, con particolare riferimento alla vicenda ABC Napoli;, poi Torino, Emilia Romagna, Viterbese, Sicilia

3) Organizzazione interna Forum Acqua;

Creare un piccolo gruppo di coordinamento interno del Forum, per seguire maggiormente alcuni percorsi attuali e futuri. La nuova “Segreteria Operativa”, una volta definite tutte le disponibilità, si doterà di un autonomo mezzo di comunicazione rispetto alla mailing list nazionale, puramente informativo e propositivo, (probabilmente una chat di Whatsapp), per l’immediatezza delle comunicazioni.

4) Discussione e approvazione bilancio consuntivo 2025 ABC-APS; (clicca qui)

Il bilancio consuntivo 2025 del Forum, previo invio dello stesso e della relazione di accompagnamento, viene approvato, registrando un’attività minima al 31 dicembre 2025 a livello economico, che ci consente una certa tranquillità e serenità anche nell’affrontare le spese previste per l’organizzazione del FAPA dei prossimi 02 – 03 ottobre.

Segreteria operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

SUPERATA UNA SOGLIA DRAMMATICA: IN ITALIA 1002 MORTI SUL LAVORO.

Con le ultime tragedie registrate ieri, la quota delle vittime sul lavoro in Italia nel 2026 ha raggiunto l’incredibile e inaccettabile cifre di 1.002 morti complessivi. 805 di questi sui luoghi di lavoro

Non si tratta di semplici numeri, ma di vite spezzate: persone uscite di casa per guadagnarsi da vivere che non hanno più fatto ritorno. Una strage quotidiana che continua all’assuefazione generale.

Come Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, continuiamo a registrare ogni singola tragedia per non far calare il silenzio e la dimenticanza. Raggiungere quota 1.000 morti a settembre dimostra quanto la prevenzione e la sicurezza vengano ancora troppo spesso subordinate ai ritmi di produzione e ai costi.

Fermiamo questa carneficina.

Carlo Soricelli

Curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro

sito http//cadutisullavoro.blogspot.it

Ambiente e non solo.

  • ULTIME PRESENTAZIONI E VIDEO PUBBLICATI
  • Inquinamento atmosferico ed emergenza climatica
  • Impatti ambientali sulla salute umana all’epoca della grande accelerazione
  • Inquinamento atmosferico: la raccolta dei dati in relazione ai nuovi limiti europei
  • Diffondere conoscenza ambientale: l’esperienza di Ambientnonsolo
  • Presentazione del rapporto Mobilitaria 2024
  • Mobilità elettrica urbana: una giusta transizione
  • Comunicazione media e sostenibilità
  • L’eccessivo inquinamento dell’aria nelle città
  • Osservatorio della Mobilità Urbana Sostenibile

Il genocidio di Israele perfezionato con l’intelligenza artificiale.

Premiato al festival di Venezia da una ovazione di 25 minuti e dal Premio speciale della Giuria, «NAZA», realizzato dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sarà nelle sale italiane dal 28 al 30 settembre.
Girato in segreto di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa dei civili palestinesi a Gaza cinicamente programmata da Israele. Include interviste con 24 ufficiali dell’intelligence militare israeliana, soldati e informatori: nel film discutono di come vengono scelti i bersagli palestinesi: da qui deriva il titolo dell’opera, un acronimo militare usato dalle Forze armate israeliane per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo su Gaza. Significa “Nezek Agavi”, ovvero danno collaterale.
«Naza» dunque è la parola con cui l’esercito israeliano indica le «vittime collaterali» a Gaza, intere famiglie palestinesi che possono essere uccise per colpire un obiettivo strategico, quasi sempre un miliziano di Hamas nella propria casa. Se poi è lì davvero, o se è il target giusto poco importa, e tantomeno è in questione la morte di innocenti. C’è anzi un numero di «Naza» permesso che si alza secondo il grado di importanza del nemico da colpire: per gli «junior» può essere venti, per le gerarchie anche illimitato. A spiegarlo con precisione sono i militari dell’intelligence israeliana, corpi speciali che da remoto hanno messo in pratica quella macchina dello sterminio capillare, costruita e rodata negli anni dallo stato di Israele grazie alla tecnologia, a cui oggi l’Intelligenza artificiale offre una strumentazione ancora più feroce.
Il film smaschera le menzogne israeliane nel volersi vittima, ripetute dal suo premier, rivelando la macchina dello sterminio e il suo funzionamento, e lo fa attraverso le testimonianze dei ventiquattro militari dei gruppi di élite dell’intelligence israeliana che ne sono ideatori e esecutori, e che ne spiegano il sistema. Schedature, classificazioni, sorveglianza, l’uso di tecnologie raffinate, l’IA, gli algoritmi, per un genocidio guidato da remoto.
«Naza» sono le vittime collaterali ovvero tutti i palestinesi senza distinzione di età, anche i neonati di cui i militari sentono il pianto prima di colpire, anche i bambini che corrono a cercare cibo affamati, osservati morire sullo schermo come «in un videogame». È un racconto dell’orrore ma prima ancora è un progetto politico che in questi anni Israele ha negato con la complicità del resto del mondo, di paesi europei «democratici» dove il movimento contro il genocidio è stato censurato, accusato di antisemitismo, represso. 
NAZA denuncia che la morte dei bambini a Gaza è cinicamente considerato un effetto collaterale. Rimane però evidente la strategia del genocidio perché a morire sono i bambini. E uccidere i bambini, in questa macabra “strage degli innocenti”, condotta con metodi artificialmente intelligenti, è volontà di recidere il futuro, recidere la speranza, recidere la rinascita che i bambini rappresentano.
Israele intende revocare la cittadinanza ai registi di ‘NAZA’ Yuval Abraham e Rachel Szor. Magari imprigionarli.

A PresaDiretta su Rai 3 il reportage “Sporco Petrolio” girato tra Priolo, Melilli e Augusta.

https://www.raiplay.it/dirette/rai3/PresaDiretta—Governati-dal-fossile—Puntata-del-13092026-d11b69ab-6222-459d-9c8b-f99687e213c8.html  Il reportage racconta un territorio che ha dato tutto all’industria energetica italiana e internazionale e che oggi chiede ancora di sapere cosa abbia ricevuto in cambio: bonifiche mai completate, un ambiente compromesso, il peso delle malattie e la promessa, ancora tutta da costruire, di un futuro industriale diverso. È la costa siciliana tra Priolo Melilli e Augusta, dove in appena trenta chilometri si concentra il più grande polo petrolchimico italiano e una parte fondamentale della capacità di raffinazione del Paese.
Il  comitato Stop Veleni continua a denunciare miasmi e tumori provenienti dall’area industriale. Nel 2025 quasi seimila segnalazioni sono arrivate attraverso NOSE. Al centro del racconto c’è anche il depuratore Ias di Priolo, sequestrato nel 2022 dalla magistratura con l’accusa di disastro ambientale e tuttavia rimasto in funzione perché considerato indispensabile alla continuità produttiva del polo. Da allora, attorno all’impianto, si trascina un lungo braccio di ferro giudiziario e istituzionale.
Ma non ci sono soltanto le testimonianze dei cittadini: lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità registra nell’area eccessi di diverse patologie tumorali.
Il territorio del polo petrolchimico, nato negli anni cinquanta, ha subito nei decenni una gigantesca compromissione dell’ambiente marino e atmosferico, con episodi di sfiaccolamenti, emissioni maleodoranti e problemi legati alla gestione dei reflui industriali.  La zona viene spesso definita da inchieste e studi epidemiologici come un’area a elevata criticità sanitaria, con un riscontrato eccesso di patologie respiratorie e oncologiche rispetto alla media nazionale.
Un enorme disastro sanitario e ambientale. Di interventi di risanamento ecologico e riconversione industriale, se ne discute soltanto. La vera alternativa sarebbero investimenti per l’energia rinnovabile (eolico).

14 miliardi per una “grande opera”: inutile dannosa e costosa.

Al pari del Tav ferroviario in Valsusa (Torino-Lione), il TAV TERZO VALICO FERROVIARIO DEI GIOVI (GENOVA-MILANO) è dal 2010 subito considerato e avversato No Tav dalle popolazioni e dagli ambientalisti come una “grande opera inutile, dannosa e costosa”. Mentre i governi spiegherebbero che la “grande opera” (53 chilometri, 37 dei quali in galleria, 27 km tunnel di Valico: record italiano, 13 km di interconnessioni, totale gallerie 87 km) farebbe parte di un fantomatico corridoio europeo Reno-Alpi per unire il mar Mediterraneo al Nord Europa.
Inutile perché già esistono gli altri collegamenti ferroviari: basterebbe solo potenziarli con spesa minima. Il tempo di viaggio si riduce di poche decine di minuti per i treni regionali e merci. Le previsioni sul reale passaggio futuro delle merci sono troppo ottimistiche rispetto alla spesa. Dannosa perché il cantiere modifica il territorio tra la Liguria e il basso Piemonte, danneggiando l’ambiente (le falde) e la vita locale. Gli scavi passano attraverso montagne dove è presente la roccia con amianto. Costosa perché il costo totale previsto arrivava a diversi miliardi di fondi pubblici. Molti esperti hanno evidenziato come i costi superino i benefici economici reali.
L’opera, iniziata nel 2012, ha subito rallentamenti e i costi di realizzazione sono cresciuti nel corso degli anni. Nel 2003 il progetto preliminare prevedeva un costo complessivo 5 miliardi di euro. Il definitivo del 2006: 7.356 milioni. Nel 2017 a seguito di alcune inchieste per corruzione, sono state invalidate 13 gare d’appalto. Nel 2018 dall’analisi costi-benefici risulta che i costi sono superiori ai benefici. Eccetera.
A farla breve, il piano iniziale deliberato dal CIPE nel 2010 prevedeva un limite di spesa di 6,2 miliardi di euro per la sola tratta ferroviaria. Con l’unificazione al Nodo di Genova e i primi adeguamenti, la base finanziata era salita a 8,498 miliardi per il solo Terzo Valico (e 10,6 miliardi per l’intero progetto integrato). Con le ultime richieste (settembre 2026) e le rivalutazioni dei prezzi, il costo finale complessivo rischia ora di avvicinarsi ai 14 miliardi di euro.

Firma Difesa civile, non armata e nonviolenta.

Mancano soltanto 5.000 firme per raggiungere il traguardo della proposta di legge di iniziativa popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta.

⏳ Abbiamo tempo fino alla mezzanotte del 18 settembre.

Fino a poche settimane fa sembrava un obiettivo difficilissimo da raggiungere. Nonostante la scarsissima attenzione dei grandi media, migliaia di attiviste, attivisti, associazioni e cittadine e cittadini hanno continuato per tutta l’estate a promuovere dal basso politiche attive di pace e nonviolenza.

Oggi il traguardo è davvero a portata di mano.

La Campagna è riuscita inoltre a portare questa proposta all’attenzione e alla firma di esponenti nazionali di importanti forze politiche, chiedendo che il tema della pace e della difesa civile non armata entri concretamente anche nel dibattito programmatico del Paese.

ADESSO SERVE L’ULTIMO SFORZO

FIRMATE. E, soprattutto, fate firmare.

🕊️ Firma qui la proposta di legge:
Firma per la Difesa civile, non armata e nonviolenta – Ministero della Giustizia

15 milioni sulle bollette elettriche per non smantellare i siti nucleari.

Le Misure di Compensazione Territoriale (MCT) sono fondi statali erogati agli enti locali che ospitano centrali nucleari dismesse o impianti del ciclo del combustibile, finanziati tramite la bolletta elettrica e recentemente sbloccati da una storica sentenza della Corte di Cassazione nel maggio 2026.
In attesa del Deposito Nazionale per raccogliere e mettere in sicurezza in un unico sito tutte le scorie (84mila metri cubi, per 300 anni) a bassa e media attività prodotte in Italia (da medicina, industria, ricerca e smantellamento delle vecchie centrali), ovvero stoccaggio provvisorio per l’alta attività (14mila metri cubi), il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) stanzia ogni anno circa 15 milioni di euro. I fondi sono divisi tra circa 100 enti locali, inclusi i comuni che ospitano i siti, le province e i comuni confinanti nel raggio di dieci chilometri.
Il CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) approva periodicamente i piani di riparto per regolarizzare i pagamenti ai territori interessati dal decommissioning.
Ad esempio, in attesa della conclusione dello smantellamento del sito contaminato e della rimozione dei rifiuti radioattivi della ex Fabbricazioni nucleari a Bosco Marengo, il (Cipess), ha previsto annualmente 262 mila euro a titolo compensativo, di cui 131 mila al Comune di Bosco Marengo. L’altra metà va ai Comuni di Alessandria (5mila + 16mila), Alluvioni Piovera (15mila), Basaluzzo (26mila), Ovada Novi (19 mila), Novi Ligure 22mila, eccetera Pozzolo Formigaro, Tortona, Frugarolo, Casalcermelli, Fresonara e Predosa.
Il Costo stimato per il Deposito Nazionale è almeno di 1,5 miliardi di euro, ma dal Decreto legislativo 15 febbraio 2010 il governo non ha saputo individuare sul territorio italiano un’area idonea.
E c’è chi sostiene (il governo Meloni) il rilancio del “nuovo” nucleare in Italia.

Studentesse e studenti con disabilità., non siete ospiti, la scuola è vostra!

Non siete persone cui bisogna semplicemente “fare spazio”, non siete il problema da organizzare, l’alunno o l’alunna “del sostegno”. Avete diritto a imparare, certo, ma anche a partecipare, a costruire amicizie, a ridere, discutere, fare sport, andare in gita,…

Il diritto alla vita e alla salute prevale sugli interessi economici delle imprese.

Si chiama “azione inibitoria “(la stessa che si avvierà per la Solvay di Spinetta Marengo) lo strumento legale in sede civile per il quale Corte d’Appello di Milano, considerata anche la pronuncia della Corte di Giustizia Ue, ha imposto (rigettando il ricorso) entro il 25 ottobre la CHIUSURA DELL’AREA A CALDO DELL’ILVA DI TARANTO spiegando che il diritto alla tutela della salute prevale sul diritto a fare impresa.
Se la scelta è tra migliaia di morti e migliaia di disoccupati, non c’è conciliazione, non c’è negoziazione. Infatti, è solo una ipocrisia, a favore dell’inquinatore, lo slogan “conciliare la salute con l’occupazione” mantenendo in atto le produzioni, a meno che, invece, non si decida la chiusura degli impianti inquinanti e non si provveda a nuove produzioni per riassorbire gli esuberi.  Ed è proprio ciò che non hanno provveduto per tempo a fare i governi, salvo, come fa la Meloni, a incolpare poi i magistrati per i posti di lavoro a rischio che si stimano tra i 9mila addetti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, oltre alle imprese dell’indotto.
Ora, la presa d’atto è che l’Autorizzazione Integrata Ambientale non garantisce aria salubre se l’impianto tornasse a produrre 6 milioni di tonnellate, e dunque che l’attività dell’area a caldo va sospesa per la presenza di 2mila tonnellate di amianto inglobate negli altiforni da spegnere.  Ora, per gestire l’area a freddo, l’altra metà del più grande sito siderurgico d’Europa, non colpita dal provvedimento, è in corsa per la futura “mini-Ilva” l’indiana Jindal e una cordata di 14 imprenditori siderurgici italiani.
 
Clicca qui il commento di PeaceLink: ILVA, VITTORIA STORICA DEI CITTADINI DI TARANTO. Dopo venti anni di mobilitazioni civiche supportate da drammatici dati epidemiologici e ambientali.  Ora: avviare un percorso di riconversione economica dell’area industriale di Taranto, che metta al centro la bonifica dei suoli, la tutela dei lavoratori e lo sviluppo di attività sostenibili.

Agente 00 HF licenza di uccidere.

Emergenza allo stabilimento SYENSQO di Spinetta Marengo per una fuga di HF Acido Fluoridrico.
 La notizia sembra presa piè pari dalle cronache degli anni ’80. La differenza sta che a quei tempi era il mio scoop che informava l’Arpa (o come si chiamava allora) e i giornali delle notturne fughe di gas dell’acido fluoridrico (e/o cloridrico), mentre oggi è l’Arpa a lanciare la news… dopo essere stata informata dall’inquinatore.  Negli anni ’80 era uno scandalo clamoroso, una vergogna per gli enti di controllo avvertiti da un dipendente vittima di rappresaglie aziendali. Oggi, mezzo secolo dopo, lo scandalo è ancor più clamoroso: Arpa & Co. hanno appena consegnato a Solvay Syensqo l’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale per produzioni tossiche e cancerogene che invece dovrebbero essere chiuse, sic et simpliciter. Una licenza a inquinare, licenza di uccidere …concessa alla Spectre (ma un James Bond sta per intervenire!).
Intanto, l’Arpa dichiarerà chiusa l’emergenza, preso atto che non si è ripetuta la tragedia dell’Ausimont di Porto Marghera (gemella di Spinetta) che nel 1979 provocò decine di intossicati e 3 morti.  Mentre il 9 settembre 2026 la nube tossica (in forma di nebbia acida) transitata per ore nei polmoni dei lavoratori e dei cittadini, allorché, infine individuato il punto di perdita, essa è stata “dispersa”, ovvero “abbattuta” nel giro di un altro bel po’ di ore, buttata giù dalla clemenza metereologica (vedi foto del temporale) e finalmente dai getti d’acqua dei pompieri, insomma sciacquata avvelenando in eterno suolo falde e fogne.
In quelle ore, i cittadini di Spinetta e degli altri sobborghi serenamente dormivano e respiravano: non avvertiti da un piano di allarme, emergenza e assistenza, tranquilli attendendo le notizie sui giornali con le soporifere veline di rassicurazioni Solvay.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Meloni complice dei coloni israeliani protegge Netanyahu.

L’Italia ha deciso di non aderire alle sanzioni commerciali contro le colonie israeliane in Cisgiordania promosse da un blocco di paesi occidentali guidato da Regno Unito, Francia e Canada, e sottoscritto da altri 9 paesi europei tra cui Spagna, Svezia, Portogallo, Polonia e Paesi Nordici). Le sanzioni vietano l’acquisto e l’importazione di beni e servizi prodotti negli insediamenti israeliani ritenuti illegali ai sensi del diritto internazionale. L’obiettivo dichiarato di questi paesi è inviare un segnale forte a tutela della soluzione a due Stati e contrastare le violenze in Cisgiordania.
La Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

1400 lavoratori malati o deceduti per amianto indagati come truffatori.

“Due città una storia – Amianto a Genova e Casale” è il titolo dell’evento organizzato il 10 settembre 2026 a Casale Monferrato. L’iniziativa nasce in occasione della proiezione del docufilm “Amianto. Genova: storia di una lotta operaia”, regia di Ugo Roffi e Ludovica Schiaroli, da un’idea di Marcello Zinola e Giovanna Cereseto. L’appuntamento vuole essere un momento di confronto e memoria condivisa tra due realtà territoriali storicamente unite dalla battaglia contro l’amianto e dalla tutela della salute e dei diritti dei lavoratori.
Il docufilm racconta la battaglia sindacale ligure che ha coinvolto la classe operaia genovese per vedersi restituire i propri diritti. Per quasi un decennio oltre 1400 lavoratori, alcuni malati o deceduti, colpiti dall’esposizione all’amianto sono stati indagati come truffatori dimenticando i danni inoppugnabili provocati dall’asbesto. Tra il 1994 e il 2020 l’Inail ha registrato in Liguria oltre 3.600 decessi provocati dall’esposizione all’amianto, di cui oltre la metà a Genova.
Nel 2026 il documentario ha vinto il “Festival di Corti dell’Ambiente e della Cooperazione” e il “Premio Eternot” Città di Casale Monferrato per il suo impegno nel raccontare le battaglie sociali e legali legate ai danni causati dall’amianto. Nel 2025 è stato premiato come “miglior approfondimento” dal Gruppo Cronisti Liguri, è stato selezionato a “Flight – Mostra Internazionale del Cinema di Genova”, festival dedicato al cinema sperimentale e di ricerca, e al Clorofilla Film Festival, che dà spazio a tematiche sociali e ambientali 
La storia inizia con l’inchiesta della magistratura genovese che ha visto inquisiti ben 1400 ex operai: iniziata nel 2006 e conclusa dopo dieci anni, l’inchiesta è terminata con un nulla di fatto e ha avuto come conseguenza la lotta sindacale che ne è seguita e che ha dovuto combattere indifferenze, spesso il pregiudizio mediatico, l’ondivago atteggiamento politico confermato dalle recenti e assurde decisioni sul fondo amianto.

Tera e Aqua.

Se clicchi qui : https://ecoistituto-italia.org/cms-4/wp-content/uploads/TeA-148-settembre-2026.pdf ti appare il numero di settembre di Tera e Aqua con:
– Le denunce alle presenze illegali di bombe nucleari ad Aviano e Ghedi
– il disastro elettorale del campo larghissimo (?) a Venezia
– Il futuro di Venezia con l’aumento del mare Adriatico
– Le molte altre situazioni nel mondo a rischio sommersione
– No Pfas l’eco-festa di Arzignano (VI) 17-19-26-27
– Moschea si, Moschea no a Mestre (e non solo): una nuova Crociata?
– GaiaFiera della Città possibile Mestre 25-27 settembre

Non bastava Solvay a Spinetta Marengo.

Il progetto per la discarica di amianto nella ex cava La Bolla a Spinetta Marengo prevede lo sversamento di 85 tonnellate di pietrisco ferroviario contaminato che arriverà dal cantiere ferroviario di Alessandria. Le istituzioni locali assicurano che lo smaltimento avverrà in piena sicurezza, mentre residenti e comitati locali contestano fortemente la scelta, paragonando la situazione a una nuova “terra dei fuochi”:  vengono segnalati pericoli legati al rischio alluvionale, alla vicinanza della falda acquifera, all’aumento del traffico e alla compatibilità ambientale della zona, come riportato nel report di Pressenza: “La discarica della vergogna”.  

Meloni sta impoverendo l’Italia.

I recenti dati resi noti dall’Istat tratteggiano un quadro di estrema gravità per le famiglie: l’inflazione ad agosto in Italia accelera al 3,3% su base annua, toccando il picco più alto da settembre 2023. A spingere questa pericolosa fiammata è lo shock dei beni energetici non regolamentati, saliti al +16,9% (+2,8% rispetto a luglio), unito ai rincari travolgenti dei carburanti che vedono il gasolio da trasporto al +26,7% (+5,2% su base mensile) e la benzina al +16,3%.  Con il gasolio da riscaldamento schizzato al +31,7% (+10,6% rispetto a luglio) e l’elettricità sul mercato libero arrivata al +17,9%, i costi fissi domestici e la spesa quotidiana per i beni ad alta frequenza d’acquisto (+4,3%) stanno erodendo drasticamente il potere d’acquisto di salari e pensioni, trascinando i consumatori verso un impoverimento sistemico.

Quali provvedimenti non sta adottando il governo, secondo Abaco-Associazione di Base Consumatori. Clicca qui.

Dichiara la tua città per la Pace.

Da qui al 9-10 ottobre, 90 città italiane saranno protagoniste del Giro d’Italia per la Pace: vedi l’elenco di tutte le prossime tappe del Giro e…
Dichiara la tua Città per la Pace! Chiedi al tuo Comune di opporsi alla guerra e lavorare per la pace
Chiedilo al Sindaco, a un Assessore o a uno dei Consiglieri comunali. Ri-costruiamo dal basso una politica di pace … e poi sabato 10 ottobre 2026
Vieni a Perugia e partecipa all’Assemblea nazionale delle Città per la Pace

La scuola sulle spalle di studenti e personale scolastico.

All’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, la FLC CGIL (Federazione Lavoratori della Conoscenza) ha diffuso e contestato i dati denunciando una situazione strutturale definita insostenibile sullo stato della scuola pubblica italiana. https://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/la-scuola-sulle-spalle-dei-precari.flc
Circa un lavoratore su tre nella scuola è precario: oltre 200.000 contratti a tempo determinato attivi per docenti e personale ATA, con picchi che hanno toccato i 300.000 precari nell’anno precedente. Particolarmente critica è la situazione del sostegno, dove oltre la metà dei posti (circa 140.000) viene gestita in organico di fatto tramite supplenze annuali affidate spesso a personale non specializzato.
Il personale scolastico italiano resta tra i meno retribuiti d’Europa, con un divario salariale che sfiora il 20% rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione italiana, portando a una continua perdita del potere d’acquisto.
L’edilizia scolastica in Italia è lasciata in una condizione di profonda emergenza, con decine di crolli registrati ogni anno e un patrimonio di edifici spesso obsoleto e privo delle necessarie certificazioni di sicurezza. Ridicolo lo sbandierato pacchetto di Meloni: le “briciole” dei 20 milioni di euro per la climatizzazione delle aule ripartito sulle circa 350.000 classi italiane.
I nuovi assetti normativi voluti dal Ministero, tra cui la riforma dell’istruzione tecnica, penalizzano i curricoli scolastici e le ore di discipline fondamentali.

Meloni: tutto va a meraviglia, a cominciare dalla sanità.

La spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7.
L’analisi è del “Gimbe Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze”, fondazione senza scopo di lucro che si occupa di ricerca e informazione scientifica in campo sanitario. Si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso.
 
Il sottofinanziamento pubblico della sanità è una criticità strutturale che indebolisce il Servizio Sanitario Nazionale e compromette l’esigibilità di un diritto fondamentale: la salute. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Col governo Meloni lo smantellamento (liste di attesa, rinuncia alle cure, tagli ai posti letto ospedalieri nel settore pubblico, carenza di medici di medicina generale e fughe di personale sanitario stremato) è andato ancora peggio. Clicca qui.

Le “cause bavaglio” contro la libertà di informazione.

Ciao lettore/lettrice, dopo quattro anni di battaglie giudiziarie perdute, San Benedetto ha deciso di portare Il Fatto Alimentare di fronte alla Corte d’Appello di Venezia, confermando la richiesta di risarcimento di 1,5 milioni di euro (ne avevamo parlato in questo articolo).
Per capire la sproporzione basta un dato: la nostra è una piccola realtà editoriale indipendente con un bilancio di circa 150 mila euro tra donazioni e pubblicità, mentre il gruppo San Benedetto supera il miliardo di euro di giro d’affari. Affrontare spese legali colossali per difenderci da un risarcimento che da solo equivale a dieci anni della nostra attività rischia di soffocarci, a prescindere dall’esito delle sentenze.
Per questo motivo abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi su GoFundMe: dona ora!
Per saperne di più clicca qui.
Quella di San Benedetto è la tipica “causa bavaglio” (SLAPP Strategic Lawsuits Against Public Participation): azioni giudiziarie che, per la sproporzione delle richieste economiche e i costi necessari a difendersi, intendono esercitare una forte pressione su giornalisti, soffocando i più piccoli e indipendenti.

postscriptum le guerre di trump…

Post Scriptum 080926.
Il Collettivo Autistici/Inventati chiude. Hanno colpito nel segno le sanzioni del Tesoro Usa, che il 26 agosto ha designato questo piccolo gruppo di attivisti digitali italiani come “terrorista”. E come conseguenza hanno determinato il blocco dei conti bancari.
Ha sospeso le attività il provider indipendente che per 25 anni, dall’Italia, ha assicurato servizi internet gratuiti e criptati a persone fisiche, movimenti e gruppi antagonisti, anticapitalisti, antifascisti e anticoloniali in mezzo mondo. Secondo i dati più recenti Autistici/Inventati ospitava 16 mila caselle mail, 20 mila blog per lo più sulla piattaforma Noblogs.org, 5.500 mailing-list e 1.500 siti, ovviamente senza alcun controllo sui contenuti. Contro di loro, in Italia e in Europa, non c’è uno straccio di ipotesi di accusa di terrorismo, riciclaggio o altro.
Il governo italiano fa finta di nulla. Eppure, delle due l’una. Se gli attivisti di Autistici/Inventati supportano il “terrorismo” bisogna incriminarli; se non lo supportano bisogna proteggere i loro diritti costituzionali, colpiti da un governo straniero.

Pista da sci sintetica, 951 faggi da abbattere.

480 metri: la più lunga d’Italia. Un progetto per il comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone in Basilicata, dentro un sito di importanza comunitaria: Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000. Un’opera da 8 milioni di euro tra fretta, opacità e un modello di turismo montano da ripensare.

Clicca qui Legambiente Basilicata.

Incentivi al lavoro inadeguati per i disabili.

Il Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità ha messo a disposizione circa 75 milioni di euro in agevolazioni economiche per le aziende, ma il meccanismo fondante su cui ci si basa  è inadeguato per le persone nello spettro autistico le quali, anche in assenza di disabilità intellettiva e pure con buone competenze, affrontano barriere “invisibili” legate alla comunicazione sociale, alla flessibilità e all’ipersensibilità sensoriale.

Criticare Israele non è antisemitismo. Non criticare Israele è complicità.

Mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 13, è indetto un grande presidio con maratona oratoria in Piazza Capranica a Roma, nei pressi di
Montecitorio. La mobilitazione, promossa da oltre cento sigle tra cui Amnesty International, ANPI, sindacati e associazioni di giuristi e
giornalisti, si svolge in concomitanza con l’avvio della discussione del Ddl Antisemitismo (DDL 1004) in Commissione Affari Costituzionali alla
Camera.

I motivi della protesta sono tre. Primo: il disegno di legge recepisce la definizione IHRA, i cui esempi associati sovrappongono l’odio antiebraico alla critica politica contro lo Stato di Israele.

Secondo: la norma costituisce un bavaglio che rischia di reprimere la libertà di espressione, di stampa e il dissenso accademico, criminalizzando la solidarietà con il popolo palestinese.

Terzo: l’obiettivo dell’iniziativa è chiedere al Parlamento di fermare il provvedimento per tutelare i diritti costituzionali di critica e manifestazione.

Per approfondire clicca su questa pagina di Amnesty International https://www.amnesty.it/presidio-maratona-contro-il-ddl-antisemitismo/

Le guerre di Trump… ai terroristi internazionali. Il caso “Autistici/Inventati”.

Mentre Taiani e Calenda hanno individuato “alleati e propagandisti, in alcuni con comprovati legami finanziari, con il dittatore Putin che porta attacchi diretti al cuore dell’Europa”, cioè “Afd tedesco, Fronte Nazionale francese e in Italia Futuro nazionale, Lega Salvini, M5S e il Fatto”, a Donald Trump non sfugge neppure “Autistici/Inventati”.
Il 26 agosto il governo degli Stati Uniti ha inserito Autistici/Inventati, collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti, associazioni e movimenti, nella lista delle organizzazioni designate come Specially Designated Global Terrorist. Nello stesso provvedimento sono stati colpiti altri soggetti legati all’estremismo di sinistra e all’attivismo radicale. L’aspetto insolito è che Autistici/Inventati non è un gruppo armato e non risulta accusato dagli Stati Uniti di aver compiuto attentati. La contestazione riguarda soprattutto i servizi che fornisce: server, posta elettronica, mailing list, blog, strumenti di comunicazione e altre infrastrutture digitali. Secondo il dipartimento del Tesoro americano, queste infrastrutture sarebbero state utilizzate anche da organizzazioni che Washington considera terroristiche e avrebbero quindi costituito una forma di supporto tecnologico alle loro attività.
Non è una sentenza di un tribunale. È un provvedimento amministrativo dell’esecutivo americano. La sua conseguenza principale è il congelamento degli eventuali beni e interessi patrimoniali del soggetto sotto la giurisdizione statunitense e il divieto per le persone e le società americane di effettuare transazioni con il soggetto designato. Infatti, il collettivo ha riferito che il proprio account PayPal è stato bloccato.
 
Autistici/Inventati gestisce una quantità molto ampia di servizi. Nella motivazione americana vengono citati circa 16.000 account di posta elettronica, 10.000 blog, 5.500 mailing list e 1.500 siti. Sono numeri importanti perché mostrano una cosa semplice: non c’è soltanto un’organizzazione dietro un sito. C’è un’infrastruttura utilizzata da migliaia di persone e gruppi diversi. Autistici/Inventati da anni offre semplicemente strumenti di autodifesa digitale senza distinguere tra gli utenti sulla base delle loro idee politiche. Il collettivo ha respinto le accuse americane e ha detto di voler continuare a fornire i propri servizi.
Al di là del caso Autistici/Inventati, la domanda che si apre è molto concreta: se Washington considera terroristica una rete che l’Italia non considera tale, quanto è disposto l’apparato italiano a trattarla come una minaccia terroristica nelle attività di cooperazione? Non significa necessariamente che Roma debba adeguarsi alla classificazione americana. Significa che ogni richiesta di informazioni, ogni scambio di intelligence e ogni attività investigativa può diventare più complicata, per un paese come l’Italia notoriamente sottomesso.

In prescrizione l’ecatombe di Savona.

Decine di migliaia di cittadini raccolsero firme per fermare le ciminiere della centrale a carbone della Tirreno Power di Vado Ligure, che incombevano sull’abitato di Savona, a pochi passi da case e scuole. Tutta la città seguì la vicenda.
Infatti, secondo uno studio del Cnr, tra il 2001 e il 2013 nella zona si erano verificati eccessi di mortalità di quasi tutte le patologie: per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%)”.
 
Era il 2014 quando la Procura di Savona sequestrò l’impianto: in seguito smantellato. Alla fine, nel 2023, sul banco degli imputati sono rimasti 25 dirigenti.  Tutti furono assolti perché “il fatto non sussiste”. La sentenza fu appellata da Procura e parti civili. Sono passati, però, tre anni dal primo grado e dodici dal sequestro dell’impianto. E il processo di appello è fermo al palo, a rischio di prescrizione… perché c’è carenza di magistrati. Così va la giustizia in Italia: altro capitolo ai quattro volumi del nostro dossier “Ambiente Delitto Perfetto”.  

Franco Basaglia fondatore dell’altra psichiatria.

“La follia è una condizione umana.
In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione.
Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia,
invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Il manicomio ha qui la sua ragione d’essere”
 
Franco Basaglia è una figura chiave nella storia della psichiatria italiana: è stato infatti il pioniere di un movimento radicale che ha trasformato il trattamento dei disturbi mentali nel nostro Paese. Ha sfidato le convenzioni della sua epoca, opponendosi al trattamento spesso inumano riservato ai pazienti psichiatrici in istituti sovraffollati. Riformatore della disciplina psichiatrica in Italia, è fondatore di Psichiatria Democratica e ispiratore della Legge 180/1978 (che ne prende il nome) che introdusse la revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia–  E’ considerato lo psichiatra italiano più influente del XX secolo.

Welfare di comunità per disabili.

Il progetto “Reti Inclusive” diventa operativo, con l’avvio di sportelli fisici in sei Regioni italiane
Voluto per garantire alle persone con disabilità un accesso pieno, dignitoso e paritario alle prestazioni del territorio e al welfare di comunità, il progetto “Reti Inclusive: Comunità Accessibili per Tutti”, che ha per capofila la Federazione FISH, sta per avviere la propria fase maggiormente operativa, ossia l’attivazione di una rete integrata di sportelli fisici in sei Regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Lombardia, Umbria e Sicilia) Promosso dalla FISH (Federazione Italiana…