Idrocarburi in Basilicata.

Il Permesso di Ricerca di idrocarburi, denominato Serra S.Bernardo, distribuito sul territorio di 8 comuni della provincia di Potenza e 1 nella provincia di Matera, ritorna attivo dopo ben 8.749 giorni (24 anni circa) di sospensione temporale, concessi per vari motivi dal 1994 a giugno 2025. 
I Sindaci dei comuni interessati, il Coordinamento No Triv e persino l’Arpab hanno tentato, con lo strumento dell’Accesso agli Atti, di capire il prosieguo dell’iter amministrativo, ma le poche informazioni arrivano avvolte dal ben noto mistero del “segreto industriale”.
 
Chiediamo attenzione su una vicenda le cui ricadute rischiano ancora una volta di incidere negativamente sulle condizioni climatiche, ambientali, sanitarie, economiche, su una significativa area della Basilicata, e facciamo appello ai consiglieri regionali di opposizione ed ai deputati e senatori lucani, perché possano adoperarsi per esercitare il diritto di accesso agli atti e restituire ai cittadini il diritto di informazione.
 
Clicca qui il Coordinamento No Triv Basilicata.
 
Il movimento No Triv Basilicata (spesso unito al Coordinamento Nazionale No Triv e al movimento Mediterraneo No Triv)  è una rete attiva di comitati civici e ambientalisti per contrastare le estrazioni di idrocarburi (petrolio e gas) e la ricerca di nuovi giacimenti bei territori e nei mari della regione. 

15 anni dal referendum disatteso da tutti i governi. La battaglia per la ripubblicizzazione continua.

Questo è lo spirito che ci ha guidato, dal 2007 (legge di iniziativa popolare) a oggi, e ci ha condotto alla vittoria referendaria del 2011 della quale, i prossimi 12 e 13 giugno 2026, cadrà il 15° anniversario.

Gli otto governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) che hanno attraversato il Paese in questo lasso di tempo, lo hanno, prima ignorato e deriso, poi combattuto in maniera trasversale.

……hanno vinto?
 
NO La battaglia per la ripubblicizzazione continua
 

Dopo Gaza Israele sta provocando il collasso del sistema sanitario in Cisgiordania.

Gli ospedali chiudono e si esauriscono i medicinali. I presidi fissi sono sovraffollati o situati in aree a cui è difficile accedere; per questo motivo, le squadre sanitarie mobili cercano di colmare le lacune nei villaggi rurali, sebbene con risorse limitate. Nelle farmacie pubbliche manca la maggior parte dei farmaci e molti pazienti non possono permettersi di acquistarli sul mercato privato. La confisca da parte di Israele delle entrate doganali ha peggiorato in modo significativo il debito del Ministero della Sanità palestinese, che avverte: presto non saremo più in grado di fornire i servizi sanitari essenziali. Il sistema sanitario palestinese teme un peggioramento della condizione dei pazienti con malattie croniche ed un aumento del tasso di mortalità, a causa delle gravi difficoltà di bilancio dell’Autorità Palestinese e dell’impoverimento della sua popolazione.
Clicca qui ZEITUN.

Non uno di più di 10 milioni.

L’Occidente per secoli ha depredato le immense risorse dell’Africa rendendola il continente più povero del pianeta.
L’Occidente, che ha deportato come schiavi oltre 10 milioni   di cittadini dalla Africa, oggi non accetta in Europa poche centinaia di migliaia di africani che fuggono dalla fame e dalle guerre fomentate dall’Occidente. Anzi, vuole scacciare quelli già emigrati. Clicca qui

1) Ad Alessandria, di nuovo un delitto perfetto contro l’ambiente e la salute?

Un delitto viene definito perfetto quando il crimine è consapevolmente ideato per essere commesso senza lasciare alcuna prova, oppure per essere risolto dai tribunali con un nulla di fatto: o archiviato senza colpevoli o coperto con pene cosmetiche.
Quest’ultimo è proprio il caso del delitto perfetto contro l’ambiente (e la salute, di conseguenza): compiuto tramite un’azione inquinante e distruttiva pianificata per eludere completamente la legislazione vigente. Possiamo riferirci ad Alessandria, all’area denominata Fraschetta, al sito produttivo chimico di Spinetta Marengo, alla compromissione significativa e misurata -dalle indagini- di acque, aria, suolo, flora, fauna e, sopra tutto, della salute di una popolazione di lavoratori e residenti. ***
Nello specifico della Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo, nel PRIMO PROCESSO (2015) la procura della repubblica aveva incriminato -i massimi vertici aziendali- per disastro ambientale: avvelenamento doloso delle acque (art. 439 c.p.), con reclusione non inferiore ai 15 anni, ravvisando l’alterazione irreversibile dell’ecosistema, la sua attenuazione particolarmente onerosa, e l’offesa alla pubblica incolumità per numero di persone ed esposizione. I faldoni dell’accusa riempivano una stanza di documenti sequestrati e intercettazioni. Tuttavia, il tribunale aveva, delitto perfetto, derubricato il dolo con condanne per disastro ambientale colposo (1 anno e 8 mesi con i benefici di legge per tre marginali direttori di stabilimento).
La Cassazione (sentenza 2020), rendendo definitive le condanne, nelle motivazioni ha stabilito che il polo chimico avrebbe dovuto fermarsi per impedire che i veleni finissero in falda: Il danno ambientale dev’essere risarcito mediante l’adozione di misure di ripristino delle risorse naturali danneggiate, attraverso la strada della riparazione ‘primaria’, ‘secondaria’ e ‘compensativa’”. Ciò non è avvenuto, anzi, Solvay ha potenziato le produzioni di Pfas e l’inquinamento aria-acqua-suolo, ha approfittato dell’inerzia del ministero dell’ambiente e non ha provveduto alla bonifica.
La multinazionale si è sempre limitata a compitare alcuni “piani di caratterizzazione” che non hanno mai portato alla bonifica, né del sito interno, né soprattutto dei terreni esterni inquinati dalla fuoriuscita dei composti chimici in aria e acque. Nessuno di questi piani ha riguardato la famiglia dei Pfas, prodotti e utilizzati dagli anni Ottanta, ma minimamente le altre sostanze “storiche” (prodotte dagli anni Sessanta) come cromo esavalente, cloroformio ecc. Anzi, il monitoraggio Arpa continua a confermare la presenza in aria di cC6O4 e Adv (soprattutto alla centralina della via principale di Spinetta).
Su queste basi, si è avviato e continuamente rinviato il SECONDO PROCESSO. Di nuovo un delitto perfetto? Di nuovo lo strapotere dei soldi?  Il prossimo 25 giugno, alle ore 10, nell’aula (dalle pareti che sembrano bombardate) del tribunale di Alessandria (definito dal presidente Paolo Rampini “il peggior tribunale del Piemonte”), si terrà l’udienza che potrà mettere una pietra miliare o tombale al processo.
*** Al caso nazionale del disastro sanitario e ambientale di Spinetta Marengo sono dedicati approfonditi capitoli in 3 volumi (work in progress) di “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia (disponibile a chi ne fa richiesta).

2) Solvay tenta il delitto perfetto con i giudici dell’udienza preliminare.

Lo sconcertante Gup Andrea Perelli, che già aveva clamorosamente escluso Lino Balza quale parte civile, era riuscito a trascinare per quasi due anni l’Udienza Preliminare. E’ stata finalmente ripresa dalla subentrante Arianna Ciavattini. Nell’udienza del 4 giugno 2026 gli avvocati di Solvay Syensqo, Guido Carlo Alleva e Riccardo Lucev, a sorpresa hanno chiesto la derubricazione dell’ipotesi di reato: declassandola dal già blando disastro ambientale colposo (1 anno e 8 mesi fino a 5 anni di reclusione) a inquinamento ambientale colposo (da 8 mesi a 4 anni, ovvero multa). Lo critichiamo (eufemisticamente) “blando” in quanto avevamo depositato alla sconcertante Procura, allora presieduta da Enrico Cieri, ben 11 esposti (clicca qui) a riprova del disastro ambientale doloso (dolo: volontà di inquinare di Solvay, fino a 15 anni di reclusione).
Il 4 giugno, il nuovo pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme ha immediatamente respinto la richiesta di derubricazione, che a noi è apparsa addirittura scandalosa, diciamo: indecente.
L’ inquinamento ambientale colposo è un reato lievissimo: non ci sarebbe stata -dice Solvay- da parte sua volontà di inquinare ma “semplicemente negligenza, imprudenza o imperizia: il danno – “1° elemento chiave” – “non è grave ma circoscritto e reversibile nel tempo” “grazie a interventi di bonifica” (che essa ritiene già abbondantemente avviati).
Dunque, secondo quel che dice Solvay, NON saremmo in presenza di disastro ambientale colposo in quanto Solvay “NON altererebbe l’ecosistema in modo durevole, rilevante e sostanziale, NON rendendo il ripristino particolarmente complesso o impossibile. Soprattutto, – “2° elemento chiave – Solvay “NON starebbe esponendo a pericolo la pubblica incolumità e la salute della popolazione”.
I due paradossali “elementi chiave” escluderebbero la fattispecie del disastro, secondo Solvay.

3) Solvay ci tenta con il governo.

Nell’udienza Gup del 4 giugno, Solvay ha chiesto la “derubricazione” (attenuazione) del reato, subito negata dal PM, sostenendo candidamente non c’è stata volontà di inquinare bensì semplice negligenza, non c’è un disastro e nessun danno alla salute pubblica.  Per “avvalorare” i paradossali “elementi chiave”, Solvay contava di patteggiare l’uscita dal processo delle “due parti civili chiave: la regione Piemonte e soprattutto il Ministero dell’ambiente. Con i quali, però, non è -ancora- riuscita a concludere le transazioni politicamente importanti che le favorirebbero comunque di sgusciare quasi indenne dal processo per disastro colposo. Assai scarso peso, infatti, hanno i trenta denari mercanteggiati con un sindaco che si è giocato la rielezione, con le associazioni non rappresentative tipo Medicina democratica, e con il gruppo di persone fisiche con cognomi stranieri e senza Vittime tra i famigliari).
Di fronte al disastro sanitario e ambientale di Alessandria, un patteggiamento serio con un ministero serio sarebbe “mission impossible”, se non che al dicastero c’è un Tom Cruise che risponde al nome di Gilberto Pichetto Fratin. Con lui, è assolutamente impensabile che si ripeta l’accordo per lo stabilimento di West Deptford (New Jersey) col quale nel 2021 Solvay ha dovuto eliminare l’uso dei PFAS (i cosiddetti “forever chemicals” che non si degradano mai nell’ambiente e nel corpo umano) ed è stata costretta ad una transazione da 393 milioni di dollariO ve lo immaginate voi il pacioso (coi ricchi inquinatori) ministro che impone a Solvay 1,2 miliardi euro di dollari come in Australia (clicca qui)?

4) La popolazione si ribella.

Contro le transazioni di Solvay con governo e regione, contro questa scandalosa vendita della salute della popolazione, cioè contro l’ipotesi di patteggiamento fra Procura e Solvay, il 4 giugno davanti al tribunale stavano gridando gli striscioni del presidio dei comitati e delle associazioni (e Alleanza Verdi Sinistra): “Ce l’ho nel sangue”, “Giustizia per Spinetta e tutta la Fraschetta”,  “Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano”, “Stop Solvay”,  “Chiudere le produzioni inquinanti”, “Le istituzioni non patteggino, ma vadano avanti con il processo”, “La Regione non accetti accordi economici con Syensqo”, “Non esiste assegno che possa compensare anni di contaminazione, Pfas nel sangue, preoccupazioni per la salute, sofferenze e perdita di fiducia nelle istituzioni“. Particolare bersaglio: la Regione Piemonte e il suo assessore “imbonitore” Federico Riboldi: per l’ambigua disponibilità al patteggiamento mascherata da presunta dismissione di produzione pfas (C6O4).
Non solo l’invalicabile “no patteggiamento”, in più gli avvocati d’accusa annunciano in piazza di voler derubricare il reato: ma non al ribasso come voleva la difesa Solvay: bensì da disastro ambientale colposo (1,8-5anni) a disastro ambientale doloso(>15 anni di reclusione).

5) Ultimo atto all’Udienza Preliminare del 25 giugno.

Ultima corsa.
Non è prevedibile che, nella prossima udienza del 25 giugno, il reato venga derubricato, come chiedono avvocati dell’accusa, addirittura in disastro ambientale doloso(>15 anni di reclusione). Tutti, però, si attendono che Pubblico Ministero e Giudice dell’Udienza Preliminare negheranno il Patteggiamento. Il PM, infatti, ha decisamente riconfermato il reato di disastro ambientale colposocaratterizzato da consapevolezza di delinquere a danno dell’incolumità pubblica. Dunque, sarebbe inconcepibile non avviare il procedimento penale stroncandolo con un patteggiamento.
Dunque, il PM Enrico Arnaldi di Balme dovrebbe rifiutare di concordare con Solvay il delitto perfetto dell’inammissibile patteggiamento: il quale evita il dibattimento (il processo in aula), fa lo sconto della pena fino a un terzo, estingue il reato, sentenza non appellabile, benefici accessori. Insomma, un colpo di spugna sui diritti delle Vittime.
 
Dunque, qualora la procura inspiegabilmente (per pretestuoso avallo del governo?) proponesse il patteggiamento, la gup Arianna Ciavattini dovrebbe rifiutarlo: dovrebbe non ratificare il delitto perfetto ma far proseguire il processo. Perché il patteggiamento è un rito speciale del processo penale italiano: previsto per reati minori. Si può definire, senza scandalizzare, il disastro sanitario e ambientale di Alessandria: un reato minore?
Analogamente per il rito abbreviato. Sarebbe un altro delitto perfetto. Al rifiuto di patteggiamento, infatti, Solvay, considerando una GUP morbida, potrebbe giocare (entro il 10 giugno?) questa carta che consente il “salto secco” del processo vero e proprio: di saltare il tribunale e, senza dibattimento di prove e testimoni, di lasciare decidere alla improvvisata GUP il caso “allo stato degli atti”, basandosi cioè solo sulle prove raccolte dal Pubblico Ministero durante le indagini. Altro iniquo privilegio è che il rito abbreviato garantisce un grosso sconto di pena: di un secco 1/3 e di un aggiuntivo 1/6 rinunciando Solvay all’appello. Un bel colpo di spugna.  Inoltre, impedirebbe –delitto perfetto– che le parti civili chiedano il pericolosissimo reato di disastro ambientale doloso come nuovo capo di imputazione.
 
Concludendo. Per il 25 giugno, grosse responsabilità gravano sulle spalle di PM e GUP. La Cassazione aveva stabilito che il polo chimico avrebbe dovuto fermarsi per impedire che i veleni finissero in falda.  Ciò non è avvenuto per i veleni storici (cromo esavalente, cloroformio ecc.) anzi, Solvay ha potenziato le produzioni di Pfas e l’inquinamento aria-acqua-suolo, e non ha provveduto alla bonifica, tant’è che le centraline Arpa continuano a confermare la presenza in aria di pfas cC6O4 e ADV, e in acqua perfino del dismesso PFOA. Neppure PM e GUP possono, per il ruolo svolto da Solvay: es. smaltimento gessi, ignorare il Geoportale Pfas della Regione Piemonte. Tanto meno le valutazioni IARC riguardanti le implicazioni cliniche dei Pfas (clicca qui). 

7) Solvay, la nostra lotta continua.

L’avvocato Guido Carlo Alleva, il 26 settembre 2024 uscendo dall’aula della sconcertante udienza del Gup m’aveva strizzato con beffardo occhio: “Balza, non sospetti un complotto” (per essere stato l’unico escluso come parte civile). E, famoso anche come produttore enologo, aveva messo da parte il miglior chardonnay: il “Guido Alberto”. Lo spumante è pronto da stappare, per festeggiare, il prossimo 25 giugno, il delitto perfetto in sede penale, con un brindisi di lusso assieme al nuovo CEO belga Syensqo Mike Radossich e a Rosemary Thorne, presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo Solvay. Troppe bollicine. Troppo ottimismo. Anche perché i Comitati e le Associazioni hanno preparato in sede civile le class actions: clicca qui. LA CLASS ACTION INIBITORIA PER SPINETTA EQUIVALE ALLA MESSA AL BANDO DEI PFAS IN ITALIA (e non solo).

Un governo serio.

Il governo australiano ha intentato causa, la più grande mai promossa, contro la statunitense 3M, nota per la produzione di una infinita quantità di beni di uso quotidiano (cosmetici, farmaci, padelle antiaderenti, schiume antincendio eccetera) a base dei tossici e cancerogeni Pfas.  In particolare, ha chiesto un risarcimento di 2 miliardi di dollari australiani (1,2 miliardi di euro) per l’utilizzo degli inquinanti eterni nelle schiume antincendio che hanno contaminato 28 basi militari in tutto il paese. La 3M ha comprato dall’estero (dall’Italia?) e venduto prodotti con Pfas omettendo e fornendo informazioni false riguardo al loro impatto ambientale, assicurando che fossero sicuri, pur sapendo il contrario. Oltre ai danni ecosanitari, più di 1 miliardo di dollari è costato ai contribuenti finora per indagare, bonificare e mitigare la contaminazione.
 
La 3M ha già affrontato innumerevoli cause legali da parte di governi e municipalità in tutto il mondo.
La contaminazione da “forever chemicals” PFAS in Australia è un’emergenza nazionale per l’ampia diffusione dei PFAS (fino a 45 tipologie diverse) nei tessuti degli animali, inclusi i piccoli marsupiali che fungono da sentinelle per l’intero ecosistema. Il nostro ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è detto tranquillo perché la nostra fauna selvatica non comprende canguri e koala. (A dirla tutta, almeno un Koala c’è: è la Lista della Rete Ambientalista il cui invio ogni anno rischia l’estinzione).

Inquinamento Pfas lungo la Pedemontana.

La Procura di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 tra manager, amministratori e tecnici del Consorzio SIS e della concessionaria SPV accusati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.  L’indagine ruota attorno all’utilizzo di additivi chimici contenenti PFBA, un composto della famiglia dei PFAS. Il PFBA è stato impiegato come accelerante nel calcestruzzo proiettato per la realizzazione delle gallerie di Malo e di Sant’Urbano (Vicenza). Le analisi di ARPAV hanno rilevato una significativa contaminazione delle acque superficiali e sotterranee nell’area.
 
È in corso un ulteriore filone d’inchiesta sulla gestione delle terre e rocce di scavo. Circa 3 milioni di metri cubi di materiali, contenenti quantità di PFBA superiori ai limiti di legge, sono stati smaltiti o movimentati in oltre 20 siti dislocati tra le province di Vicenza e Padova.
 
L’acido perfluorobutanoico (PFBA) è un composto per- e polifluoroalchilico (PFAS) a catena corta, impiegato in alcuni processi industriali e presente anche come prodotto di degradazione di altri PFAS. E’ uno dei contaminanti principali rilevati nelle acque di falda, associato ai processi di produzione e degradazione dei fluoropolimeri industriali, dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.
Contrariamente a quanto asserito da Solvay, le evidenze disponibili, secondo l’Environmental Protection Agency statunitense e il Minnesota Department of Health, indicano le gravi patologie su tiroide, fegato e sviluppo, ma anche per neurosviluppo, quoziente intellettivo, immunotossicità, tumori e salute riproduttiva e materno-fetale

Progetto università di Genova per i Pfas.

Il Dipartimento di chimica e chimica industriale – DCCI dell’Università di Genova presenta un progetto di ricerca, sviluppato in collaborazione con AmSpec Italia e CONOU, dedicato alla realizzazione di dispositivi analitici in carta per il rilevamento in-situ di PFAS, composti chimici artificiali usati in molti prodotti industriali e di uso quotidiano, altamente resistenti e quasi indistruttibili nell’ambiente (detti anche forever chemicals).
 
L’iniziativa rappresenta un momento di confronto tra università, imprese e istituzioni su temi di grande attualità, legati alla sostenibilità e alle tecnologie per l’analisi ambientale. Al centro dell’incontro, le attività di ricerca condotte dal DCCI e le prospettive applicative sviluppate insieme ai partner industriali.
La Liguria è una delle regioni con maggiore diffusione della contaminazione da Pfas nelle acque potabili. Conseguenza dell’inerzia delle Amministrazioni. Secondo il rapporto “Acque senza veleni” di Greenpeace, la regione registra la presenza di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche in tutti gli 8 campioni analizzati, posizionandosi tra le aree più critiche d’Italia.
 
A Genova, i livelli di Tfa (acido trifluoroacetico) raggiungono il massimo di 126,4 ng/L, il dato più alto regionale, mentre il parametro “Somma di Pfas” tocca i 13,8 ng/L, collocando il capoluogo al quinto posto tra i comuni liguri monitorati.
Nella classifica regionale, Rapallo registra il valore più alto per il parametro “Somma di Pfas”, con 28,6 ng/L, seguito da Albenga (25,7 ng/L) e Sarzana (25,6 ng/L). Il dato relativo al Pfoa (acido perfluorottanoico) pone invece Rapallo al primo posto con 20,7 ng/L, mentre Genova si attesta a 12,3 ng/L. Anche il Pfos (acido perfluorottano sulfonico), classificato come possibile cancerogeno, è stato rilevato con valori significativi, inclusi 1,5 ng/L a Genova e Albenga, e un massimo regionale di 4 ng/L a Imperia​​​.
 
La Liguria, insieme a Trentino-Alto Adige e Veneto, è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di campioni contaminati, raggiungendo il 100% dei punti monitorati. Rispetto al parametro “Somma di Pfas”, Rapallo si colloca tra i comuni con le concentrazioni più elevate in Italia, accanto a città come Milano, Arezzo e Perugia, evidenziando una distribuzione critica delle sostanze chimiche lungo tutta la regione​​​.
 
Questi dati devono essere letti alla luce dei limiti normativi che entrano in vigore in Italia a partire dal 2026: la direttiva europea prevede un tetto di 100 ng/L per la “Somma di Pfas”. Tuttavia, secondo Greenpeace e diverse agenzie scientifiche, tali limiti non sono adeguati a proteggere la salute umana, in quanto molte nazioni europee e gli Stati Uniti hanno adottato soglie molto più restrittive​​​.
 
 

Attacco militare USA al Giappone: con i Pfas.

Okinawa è una piccola isola che sarebbe bellissima, un’oasi ecologica, se non che concentra circa il 70% delle installazioni militari USA in Giappone e subisce da decenni l’inquinamento da PFAS, le “sostanze eterne” delle basi americane che impediscono addirittura di essere controllate. il governo americano ha formalmente negato l’accesso alle basi per condurre accertamenti ambientali, sostenendo che “non ci sono prove scientifiche sufficienti”. Le prove, invece, esistono eccome. La bianca schiuma tossica che esce dai tombini è stato il segnale evidente di un disastro nascosto per decenni: le analisi indipendenti, condotte dall’Università di Kyoto hanno rivelato 268 nanogrammi di PFAS per litro – oltre cinque volte il limite di sicurezza giapponese.
 
L’ultimo rapporto del governo di Okinawa, pubblicato a marzo 2026, ha campionato 44 siti vicino alle basi militari. I risultati sono drammatici: 31 siti su 44 hanno mostrato livelli di PFAS superiori allo standard nazionale giapponese (50 parti per trilione); il picco massimo è stato registrato a Yara Hijaga, vicino alla base aerea di Kadena: 2.800 ppt – 56 volte il limite; nuovi record di contaminazione sono emersi anche vicino a Kadena e Futenma.
L’acqua contaminata non rispetta i confini delle basi e scorre fino nei pozzi dei villaggi, si infiltra nei raccolti di riso e nelle verdure coltivate dai contadini locali. Le forze armate statunitensi inceneriscono le scorte di schiuma PFAS che penetrano nel suolo e nelle falde acquifere e non scompariranno mai più.
 
Il movimento pacifista e ambientalista di Okinawa, che si batte per il disarmo, non si arrende. Oltre alle azioni legali e alle richieste di accesso alle basi, sta promuovendo: campagne di analisi indipendenti del sangue dei residenti, per documentare la bioaccumulazione di PFAS; petizioni internazionali (19.000 firme); iniziative di finanziamento collettivo per sostenere le analisi e le cause legali; gemellaggi con comunità colpite da contaminazione militare in altri paesi (Corea del Sud, Guam, Germania).

L’eredità della Miteni in India.

Lo stabilimento Miteni di Trissino produceva Pfas per conto della committente Solvay, finchè è stato chiuso nel 2018 dopo essere stato al centro di uno dei più gravi scandali ambientali italiani, e gli impianti sono stati trasferiti come previsto in India, dalla società Laxmi Organic Industries a Lote Parshuram, a sud di Mumbai. Trasferimento opportuno in mancanza di una regolamentazione specifica sui PFAS in India: ancora oggi non esiste una norma ambientale specifica.
 
Le proteste davanti allo stabilimento hanno coinvolto residenti, attivisti ambientali e rappresentanti politici. A marzo, il caso è stato discusso anche in un confronto tra attivisti indiani, rappresentanti delle aree contaminate in Europa, scienziati e membri del Parlamento europeo, nel quadro del dibattito sul possibile divieto europeo dei Pfas.

Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni.

La Piattaforma “Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni” è  siglata da 22 organizzazioni: Acli, ActionAid, Adi, Arci, Cittadinanzattiva, Collettivo Tirtenlà, Comunet, ConnGi, Dedalus, Diciassette aps, Fantapolitica, Fondazione Comunità di Messina, Forum Disuguaglianze e Diversità, Legambiente, Porco Rosso Arci, Presidio Patto Simeto, Questa è la mia terra, Rena, Scomodo, Tortuga, Visionary,YOUng Caritas.
Il documento raccoglie 9 proposte concrete per restituire potere e autonomia ai giovani, contrastare le disuguaglianze e favorire l’impegno collettivo. Le misure principali includono:
 
  • Eredità universale: l’assegnazione di un capitale di 15.000 euro per tutti i giovani al compimento dei 18 anni, finanziato attraverso una riforma progressiva della tassazione sulle eredità e donazioni.
  • Riforma della cittadinanza: per riconoscere pienamente chi nasce e cresce in Italia.
  • Lavoro dignitoso:  introduzione del salario minimo, pensione garantita e maggiori tutele.
  • Istruzione e spazi: potenziamento del diritto allo studio universitario, patti educativi di comunità e creazione di “Case del Futuro”.
Puoi consultare l’elenco completo delle azioni previste sul sito ufficiale di Arci o leggere l’approfondimento pubblicato dal Forum Disuguaglianze Diversità.

E’ morto Gianni Mattioli, un grande dell’ambientalismo.

L’ultima volta che ci siamo rivisti è stata in Senato a Roma, il 10 maggio 2016, clicca qui, in occasione dei festeggiamenti per il novantesimo compleanno di Giorgio Nebbia, padre dell’ecologismo italiano. Tra i relatori: Gianni Mattioli, grande protagonista del movimento antinucleare (i Referendum!), e per noi Barbara Tartaglione (clicca qui) che presentava il primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto”, di cui Nebbia ci aveva fatto dono della prefazione.
 
In questo libro troviamo Gianni a sostegno delle lotte del nostro “Coordinamento dei Comitati della Fraschetta” che, con marce di migliaia di persone e blocchi stradali con trattori, negli anni ’90 si oppongono a Bosco Marengo alla follia espansiva di “Fabbricazioni Nucleari” e ai finti piani di disattivazione.
 
Né l’intervento di Gianni può mancare nel 2011 a sostegno del “Forum dei Movimenti Antinucleari” che sto organizzando, forte della proposta di “Un comitato referendario nazionale unico per acqua e nucleare” che si autoconvoca infatti con cento comitati e associazioni. Gianni Mattioli è tra i primi che mi assicura la sua disponibilità al “Comitato scientifico e di garanzia” con altre dieci personalità del mondo scientifico italiano.
 
Il ricordo personale più vecchio che mi lega a Gianni risale al 1988 per le interpellanze parlamentari che portano la sua firma, nel merito della “La mia sporca cassa integrazione”: “La Montedison di Raul Gardini pensa di essersi liberata di Lino Balza, una delle rare e implacabili voci che ancora si levano dalle fabbriche. Considerata la notorietà di Balza nell’ambito del Gruppo Montedison, si può senz’altro confermare che l’espulsione di rappresaglia non è stata finalizzata solo a spaventare i lavoratori dello stabilimento ma ad una strategia più vasta di intimidazioni sulle fabbriche di Foro Bonaparte” (Il Manifesto). Anche questa è stata una battaglia, vinta, di Gianni Mattioli.

Gli americani non ascoltano Bob Dylan.

Altrimenti il loro presidente non oserebbe proporsi come Nobel per la pace. Infatti, non c’è persona impegnata per la pace e i diritti umani che non abbia, se non cantate, almeno ascoltato le canzoni del menestrello Premio Nobel per la letteratura.
 
Clicca qui alcune traduzioni: Blowin’ in the wind, Masters of war e A hard rain’s a-gonna fall sono nell’album “The freewheelin’ Bob Dylan” (1963); The times they are a-changin’ e With God on our side sono nell’album “The times they are a-changin'” (1964).

Il sospettato fornisce indizi.

Elementare Watson!
Solvay Syensqo annuncia assunzioniprova di espansione oppure di crisi? Indizio di offensiva oppure di resa ai comitati e alle associazioni che in sede giudiziaria civile avviano class action inibitoria per mettere fine al disastro sanitario e ambientale: per la chiusura delle produzioni inquinanti di Spinetta Marengo e per la bonifica?
 
Nel gergo comune si usa citare la celebre frase di Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Però, gli indizi devono essere resistenti, logici e non facilmente attaccabili, specifici e circostanziati, non generici o vaghi, soprattutto convergere in modo univoco verso la stessa conclusione. Analizziamoli.
 
La multinazionale belga ha annunciato l’assunzione di 25 tecnici entro giugno. In sé è un indizio fasto, ma non sarebbe la prima volta che -Elettrolux docet- assunzioni e straordinari precedono, invece, i licenziamenti: per precostituire all’azienda scorte di magazzino in vista della chiusura degli impianti. Anzi, soprattutto se sono assunzioni a tempo determinato (spesso: specchietto per le allodole). Appunto, se indizio nefasto, con le organizzazioni sindacali alessandrine è stato raggiunto un accordo per aumentare temporaneamente le giornate di lavoro per almeno un trimestre. L’intesa prevede anche un riconoscimento economico per tutte le persone coinvolte.
 
Potrebbe essere l’indizio che la multinazionale riempie gli stock di scorte perfluoroalchiliche perché intende sganciarsi dalle contestatissime produzioni, sostituendole con attività alternative ad alto contenuto tecnologico, per le quali servono nuovi profili tecnico-operativi? Non è così, perché Solvay non abiura le attività attuali (e non ne risarcisce l’impatto, in primis sulle Vittime) e perché le “nuove” attività sono destinate in particolare al settore dei semiconduttori. Dunque, sono la conferma del core business dell’azienda: il nucleo fondamentale attorno al quale ruotano le strategie e le risorse, cioè il modello di profitto e di sfruttamento ecologico.
 
Infatti, Solvay fornisce materiali avanzati e gas fluorurati essenziali per la produzione di semiconduttori e microchip, gas ad altissima purezza utilizzati nelle fasi di attacco chimico e deposizione durante la fabbricazione dei semiconduttori. I fluoroelastomeri (tecnoflon) sono utilizzati nelle guarnizioni e nei componenti delle macchine per la fabbricazione dei chip, che richiedono resistenza chimica e termica estrema.
 
Altro indizio. La propaganda mediatica. Eliminati i Pfas dalle acque inquinate.  Solvay finanzia alle magre casse dell’università di Alessandria il pomposo (nel nome) Centro RisPA, Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale. In quest’ambito, Solvay festeggia sui giornali la tesi di dottorato di un suo dipendente dopo otto anni di ricerca sulla “rimozione dei PFAS dalle acque” tramite “materiali adsorbenti, tra cui carboni attivi, zeoliti e materiali di sintesi”. Naturalmente si tratta della solita ricerca in provetta che su scala industriale costerebbe al CEO Mike Radossich un occhio (alla lettera), anzi preannunciando la prossima che risolverà definitivamente i Pfas nelle acque tramite addirittura… “scarti vegetali”. Insomma, uno dei periodici annunci di “dipendenti eccellenti” candidati al Nobel per la chimica. Comunque, tenace indizio di conservazione delle produzioni.
 
Gli indizi, senza trarre conclusioni affrettate, sembrerebbero confluire nella prova che il colosso chimico è determinato ad affrontare in sede civile la sfida della class action inibitoria, lasciandosi alle spalle il processo penale in corso (udienza GUP il prossimo 3 giugno): processo concluso prima di iniziare?  

Il processo concluso prima di cominciare.

120 anni fa, per sessanta anni: l’inferno dantesco della chimica. Sessanta anni fa: il purgatorio dopo il sessantotto. Venti anni fa: morti e malati si presentano in tribunale. Dopo dieci anni: sentenza, non dolo ma colpa per disastro ambientale, neppure un giorno di galera, e la Cassazione non riconosce il disastro sanitario: neppure un euro per morti e ammalati.
 
Oggi, 2026, il secondo processo penale -perché Solvay a Spinetta Marengo inquina e uccide come e più di prima- si conclude senza neppure cominciare?  Sulle ceneri di libri e libri, storici e scientifici (tra cui i miei ***).
Oggi, 2026, Comune di Alessandria, e Governo? e Regione Piemonte?, ritirano le parti civili dal processo perché in fondo valutano si tratti di leggero disastro colposo e non di gigantesco disastro doloso, e mercanteggiano la propria buonuscita con la multinazionale belga?  Senza pene e bonifica. Con gli avvocati ben pagati ma neppure un euro per morti e malati: le vere Vittime. La GUP, giugno 2026, prenderà atto delle transazioni e con la Procura non avvierà il dibattimento processuale che invece potrebbe addirittura accertare il dolo e le relative pene detentive? Avvierà i riti alternativi di patteggiamento e rito abbreviato? Clicca qui il “pasticciaccio brutto”.
E le Vittime? Quali risarcimenti? Presto oppure tardi, poco o nulla (in processo penale).  Oppure tanto (in class actions) la florida Solvay dovrà pagare per Alessandria.
 
*** “Work in progress”: Ambiente Delitto Perfetto (3 volumi), L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza (4 volumi), Pfas Basta! (4 volumi), Il sindaco embedded (1 volumetto).

Chi paga i disastri ecosanitari.

Poco (in processo penale) o tanto (in class actions) la florida Solvay dovrà pagare per Alessandria. Ma in Veneto? Sia nelle class actions risarcitorie che per le condanne (non definitive) del tribunale di Vicenza?
 
Per queste ultime, il Consiglio di Stato, come già aveva fatto il Tar Veneto, ha dato ragione alla Provincia di Vicenza che ha individuato i responsabili dell’inquinamento da Pfas provocato dal sito produttivo ex Miteni di Trissino nelle aziende Mitsubishi, Eni Rewind e il gruppo Ici, subentrate alla fallita Miteni. Anzi, si erano limitate alla messa in sicurezza e ora sono passibili di “denuncia per omessa bonifica”.

Province in gara per mortalità da inquinamento industriale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l’ambiente ha un impatto profondo sulla mortalità (1 su 3 dei decessi). L’industria gioca un ruolo preponderante sull’inquinamento ambientale. L’Istat ha aggiornato le statistiche sulla mortalità in Italia. Se Taranto piange, Alessandria non ride, anzi. Se Taranto ha Ilva e Eni, Alessandria ha Solvay ed Eternit.
 
Nella mappa pubblicata da Il Sole24Ore, la provincia di Taranto conta 11,9 decessi ogni mille abitanti, mentre la provincia di Alessandria è addirittura al terzo posto in Italia con il numero più alto di persone decedute nel 2025: con 14.3 morti per ogni mille abitanti. A confronto, si pensi che Bolzano ha soli 8.8 decessi ogni mille persone. Va da sé che il primato, per ora, spetta alla provincia di Savona con 14,5 decessi ogni mille residenti: eredità di Acna di Cengio e Tirreno Power di Vado Ligure.

Cani e gatti sentinelle a tutela della salute umana.

I Pfas rappresentano un rischio crescente non solo per la salute umana ma anche per quella degli animali da compagnia. Anzi, l’attenzione verso cani e gatti assume un valore di “sentinella ambientale”: cani e gatti condividono infatti gli stessi ambienti domestici degli esseri umani e possono manifestare precocemente effetti legati all’esposizione degli “inquinanti eterni”.
 
A rilanciare l’allarme è un approfondimento pubblicato da Alcmeon, che richiama l’attenzione sulla presenza di PFAS negli ecosistemi domestici e nei prodotti destinati a cani e gatti, con effetti sul fegato, sul sistema endocrino, immunitario e riproduttivo. Gli animali risultano esposti ai PFAS attraverso diverse vie: acqua potabile contaminata, pet food e ingredienti ittici, polvere domestica, alimenti confezionati, imballaggi dei mangimi.
 
Nelle aree particolarmente esposte ai pfas, caratterizzate da contaminazione delle acque potabili, sorgenti industriali come per la Solvay di Alessandria, sono raccomandati monitoraggi veterinari che possono contribuire all’identificazione di segnali precoci di rischi sanitari anche per gli esseri umani, soprattutto bambini.

La carpa non sopravvive allo scarico Solvay in Bormida.

La carpa “sentinella ambientale” dell’inquinamento Pfas.  Prestigioso riconoscimento internazionale per la ricerca dell’Università degli Studi di Teramo. La rivista scientifica Toxics ha dedicato la copertina del numero di aprile a uno studio coordinato da Maurizio Manera, professore associato del Dipartimento di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali dell’ateneo aprutino. Il lavoro, frutto di dieci anni di attività in collaborazione con l’Università di Ferrara, analizza gli effetti dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) – appartenente alla pericolosa famiglia dei PFAS – utilizzando come modello sperimentale la carpa comune (Cyprinus carpio).
 
La vera innovazione dello studio risiede nelle peculiarità anatomiche del rene della carpa, che a differenza dei mammiferi racchiude in un unico comparto tre funzioni vitali, quella renale, il sistema immunitario/sangue (tessuto ematopoietico) e il sistema endocrino (follicoli tiroidei attivi).
 
Questa caratteristica unica ha permesso ai ricercatori di valutare contemporaneamente e con un approccio parsimonioso gli effetti del PFOA su tre fronti critici: nefrotossicità, immunotossicità e tireotossicità. I risultati hanno dimostrato alterazioni legate alle dosi di inquinante, sintetizzate in un nuovo indice multiparametrico che integra dati istologici e morfometrici.
Il professor Manera ha sottolineato l’importanza del traguardo, che unisce la sorveglianza ambientale alla tutela della salute globale secondo il principio One Health (salute umana, animale e ambientale interconnesse): “La carpa comune può rappresentare un modello sperimentale particolarmente utile e più informativo dello stesso zebrafish, attuale punto di riferimento nella ricerca biomedica. Questo proprio grazie alla rilevanza ecologica, commerciale e alimentare della carpa”.

Petrolchimico Brindisi: picco di mortalità per tumore al fegato.

La rivista scientifica Journal of Hazardous Materials Advances, ha pubblicato uno studio relativo ai lavoratori del petrolchimico di Brindisi esposti al cloruro di vinile: è stato evidenziato un rischio di morte per tumore epatico di circa quattro volte superiore rispetto ai colleghi meno esposti. Il PVC è legato alla produzione di cloruro di vinile e CVM e al settore dell’edilizia/serramenti per finestre isolanti.
 
La ricerca epidemiologica (collaborazione tra Asl di Brindisi, Istituto di Biometria, Epidemiologia ed Informatica Medica dell’Università di Mainz e l’Università di Padova) ha preso in esame 1.218 lavoratori del sito, seguiti dalla sua nascita (1960) fino alla chiusura (2024) degli impianti di produzione del Pvc negli anni Novanta – esposti al Cvm.
È stata osservata, inoltre, alta mortalità per neoplasie maligne del cervello.

Davide contro Golia.

Sotto la pianura vicentina di Montecchio Precalcino scorre una delle falde più importanti d’Europa, già minacciata dalla presenza di discariche, scorie di fonderia e Pfas. Su questo territorio al limite il colosso Ecoeridania intendeva aggiungere una piattaforma per rifiuti sanitari pericolosi. Ha prevalso al momento la resistenza di un piccolo comitato che ha scelto di difendere l’acqua, la salute e la propria terra. Ma la partita non è chiusa: Silva Srl, società del gruppo Ecoeridania, ha fatto ricorso al Tar del Veneto contro la bocciatura della Conferenza dei Servizi sul progetto per l’impianto di trattamento rifiuti e sabbie di fonderia.

Giro d’Italia per la Pace.

Devono finire! I criminali vanno fermati e le guerre devono finire! Continuiamo a dare voce a chi non ha più voce! Non smettiamo di pensare a chi continua ad essere braccato dalle bombe, dalla fame e del disumanesimo dilagante!

Gaza, Palestina, Libano, Iran, Ucraina, Sudan, Sud Sudan,… ma anche Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Somalia,…

Per loro e per tutte le famiglie che sono costrette a pagare il conto di tante guerre che non hanno mai deciso, continua la mobilitazione nazionale del Giro d’Italia per la Pace. Oggi a Barletta e Taranto. Domani 30 maggio prende il via la Marcia di 4 giorni da Bagno di Romagna a Cesenatico. E poi saremo a Gattinara, Romano di Lombardia, Lesmo, Oulux, Alba,…

Il Giro d’Italia per la Pace culminerà il 9 e 10 ottobre a Perugia con una grande assemblea delle città per la pace e di tutti gli operatori e operatrici di pace.

L’inceneritore di Roma frenerà la differenziata e aumenterà l’inquinamento.

Un danno anche per le piccole aziende dell’economia circolare. Se aumentasse la raccolta differenziata non basterebbero i rifiuti locali e bisognerà portarne altri con i camion. Neppure la tassa sui rifiuti scenderà. A causa dell’impianto la Capitale rischia di restare indietro dal punto di vista ambientale e sociale.
 
Clicca qui l’intervista di Elisabetta Ambrogi.

Leone XIV, papa scomodo contro il colonialismo.

L’enciclica Magnifica Humanitas mette in discussione chi comanda l’Intelligenza Artificiale (IA), chi concentra il potere, chi fabbrica la verità, chi sacrifica il lavoro umano amministrando dati, coscienze e vite come se fossero semplici risorse.
 
Chi comanda l’Intelligenza Artificiale sta alterando la comunicazione pubblica fino a sfumare i confini tra fatto, opinione, manipolazione e spettacolo. Una democrazia non può reggersi a lungo se la verità viene delegata a piattaforme progettate per massimizzare così l’attenzione. La rivoluzione digitale è collegata a forme rinnovate di schiavitù e colonialismo: il colonialismo non è scomparso: si è semplicemente raffinato: si appropria di informazioni sanitarie, genetiche, epidemiologiche e demografiche di regioni vulnerabili per alimentare modelli predittivi, orientare gli investimenti e decidere chi conta e chi è di troppo. Addirittura, si appropria delle decisioni morali, sulla decisione di uccidere.
 
Secondo José Antonio Gómez, clicca qui, l’enciclica di papa Leone non è in guerra con la tecnologia, ma con il vecchio vizio del potere di usarla per dominarci mentre ci assicura, vendendola come redenzione, che tutto è per il nostro bene.

Un’altra medicina è necessaria.

La salute è ancora un diritto di tutti?

La nostra Costituzione la riconosce come un diritto universale, ma oggi curarsi dipende sempre più dal portafoglio. Tra liste d’attesa infinite e cittadini che rinunciano alle cure, la cronaca ci mostra gli effetti, ma questo libro va alla ricerca delle cause e delle responsabilità.

Il grande business della malattia

Oggi la sanità è uno dei principali mercati mondiali, spartito tra fondi finanziari e il monopolio di Big Pharma. Gli accordi TRIPs sui brevetti bloccano l’accesso ai farmaci a milioni di persone, mentre il tentativo di creare un’azienda farmaceutica pubblica europea è stato subito stoppato. Il risultato? La prevenzione è ridotta ai minimi termini.

Italia: Pubblico vs Privato

Nel nostro Paese il peso della sanità privata continua a crescere. Ma pubblico e privato hanno obiettivi opposti:

– Il pubblico cresce sulla salute – Il privato specula sulla malattia

Dalla denuncia all’azione

Intrecciando la dimensione locale e globale, questo libro non si limita a fotografare lo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, ma offre una via d’uscita: indica le forme di attivismo possibili e le strategie necessarie per riconquistare il nostro diritto alla salute.

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Difendiamo i territori.

Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
Bentornati nel mondo dell’informazione del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio attraverso questa newsletter periodica che seleziona alcuni degli articoli pubblicati sul nostro sito web negli ultimi giorni.
Tutto il resto lo potete trovare direttamente:

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Ricordiamo a tutte e tutti che il sito web nazionale del nostro Forum è uno strumento di informazione “dal basso” che si occupa non soltanto dei grandi temi nazionali ma – anche e soprattutto – delle tante quotidiane azioni che vedono impegnati la cittadinanza, le associazioni e i comitati nella tutela del paesaggio, del territorio, del suolo a livello locale. NON MANCATE DI FARCI AVERE I VOSTRI COMUNICATI/ARTICOLI, che potranno trovare spazio nei nostri canali informativi.
L’indirizzo a cui scrivere è: 
redazione@salviamoilpaesaggio.it

Il principio della libertà sessuale.

Una riforma che voglia realmente tutelare tutte le donne deve fondarsi su un principio chiaro: la libertà sessuale si protegge riconoscendo la volontà della persona, non la percezione dell’altro. E una legge che non tutela adeguatamente le ragazze e le donne con disabilità non può dirsi una legge garantista. Clicca qui Violenza sessuale: una legge che non tutela le donne con disabilità non tutela davvero nessuna donna!
Le persone con disabilità affrontano un rischio di subire violenza sessuale stimato fino a 3 volte superiore rispetto ai coetanei normodotati, con picchi ancora più elevati per le donne (con tassi che raggiungono il 10%). Questa vulnerabilità è aggravata dall’isolamento, dalla dipendenza fisica ed emotiva e dalla frequente istituzionalizzazione.

Interminabile (perchè pianificato) spreco di denaro pubblico.

Si tratta di un tempo più che doppio di quello impiegato per costruire la Grande Piramide di Cheope o la muraglia cinese lunga più di 5000 chilometri, ultimate in circa 20 anni.
Eravamo negli anni ’80 quando noi ambientalisti affrontammo sul nostro giornale ciclostilato, “Quale futuro”, lo scandalo Ecolibarna (pag.50, volume 2, “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”). Non immaginammo che il futuro di quello scandalo potesse durare mezzo secolo, fino ai giorni nostri, e oltre.
 
Serravalle Scrivia, in un’area di 70 ettari tra la ferrovia e il torrente Scrivia, considerata un sito di interesse nazionale (Sin), oggi è ancora lì l’azienda “specializzata” nella raccolta e smaltimento di rifiuti speciali e tossico–nocivi, dopo aver cambiato nel 1983 nome da “Gastaldi Oli Lubrificanti” in Ecolibarna (da notare il prefisso “eco” davanti a Libarna: il sito archeologico della città romana teatro anche di eventi museali, musicali ed artistici).
Oggi come allora, a 800 metri dallo Scrivia, le acque sotterranee sono contaminate, tra gli altri, da solventi clorurati, composti aromatici, metalli ed idrocarburi. La bonifica doveva avvenire tramite la rimozione del suolo contaminato e l’iniezione di reagenti nella falda per ottenere la degradazione dei solventi clorurati. I “lenti” lavori sono addirittura fermi dal 2022, quando l’accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e Comune è scaduto senza essere rinnovato. Nell’ultimo campionamento reso noto, l’Arpa ha verificato la presenza di sostanze cancerogene oltre ogni soglia di contaminazione.
 
Da Roma il governo si giustifica: “La carenza di risorse non ha consentito, a oggi, di completare il programma 2015 di bonifica e messa in sicurezza per 19 milioni”. Anzi, accusa la Regione Piemonte di “non avere individuato le priorità di intervento né indicato le risorse residue derivanti da eventuali economie” allor quando alluvioni e frane hanno causato la modifica dei progetti, come nel caso del rio Negraro, che attraversa il sito con il rischio di portarne i veleni nello Scrivia: “il progetto di ‘impermeabilizzazione e regimazione’ è diventato un intervento di ‘sistemazione idraulica e bonifica’ del rio, con significativa variazione dei costi, influenzati dalle fluttuazioni dei prezzi dei materiali”.

Il Koala ride.

Pensa che anche quest’anno è scampato all’estinzione. Mancano poche centinaia di euro e possiamo dire di avercela fatta con l’abbonamento 2026 della mailinglist. Grazie al solito gruppo di amici. Ma non con una sottoscrizione di massa: Barbara e Lino hanno ancora un anno per riflettere se sarà il caso per il 2027.
 
Allora continuiamo. Questa settimana con: le class action collettive, dai baby telefonini ai pfas, il cromo esavalente e l’amianto come i pfas, la Valsusa indomita, il nucleare incombente, l’Ucraina soccombente,  i sindacati contro Israele, l’inquinamento elettromagnetico, la firma per la sanità pubblica, la firma per neutralità dell’Italia, la firma per l’Italia fuori Nato, il disastro di Molfetta, i territori marginali per la politica, il genocidio ezida, il Nobel di Schlein, W l’Ultima generazione, anche la disabilità gay.

Anche in Italia class actions collettive: è partita quella contro Facebook, Instagram e TikTok, a tutela dei minorenni.

Iniziata al Tribunale Civile di Milano la prima class action contro Meta e TikTok. Al fianco del Movimento Italiano Genitori (Moige) e rappresentato dallo studio legale Ambrosio&Commodo (lo stesso che sta avviando class action inibitoria collettiva ad Alessandria per sospendere le produzioni PFAS della Solvay di Spinetta Marengo). Decine di famiglie (tra cui quella di una bambina di 12 anni che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita nella provincia di Asti) hanno chiesto la “sospensione di tutti gli account social” fino a quando non ci sarà uno strumento efficace di verifica dell’età.
 
Il procedimento cautelare, di “inibizione” di tutti gli account social delle piattaforme gestite da Meta (Facebook e Instagram) e TikTok, chiede di sospendere “con urgenza” i profili, affinché le piattaforme si adoperino nell’effettivo controllo dell’età degli utenti. È stimato, infatti, che oltre 7 milioni di minorenni posseggono un account social e che tra questi ce ne siano circa 3,5 milioni che hanno meno di 14 anni, cosa vietata dalla normativa vigente in Italia e in Europa.
 
I legali dei due colossi social” avverte l’avvocato Stefano Berone “vogliono procrastinare il più possibile le udienze perché ogni giorno che passa guadagnano denaro, ma noi ci siamo opposti chiedendo un termine molto più breve perché più si va avanti più i minori sono a rischio di dipendenza patologica. Ogni giorno di ritardo comporta danni per milioni di bambini italiani”.
 
L’urgenza, di salute pubblica, è di implementare un sistema affidabile, è di impedire l’iscrizione ai minori di 14 anni e garantire il consenso verificabile di entrambi i genitori per la fascia 13-14 anni”, superando quindi la sola autodichiarazione; è di eliminare “l’autoplay e i sistemi di raccomandazione algoritmica”, che hanno il solo scopo di “massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma”; infine, è di pubblicare avvisi chiari e visibili sui reali pericoli delle piattaforme.
 
“Per noi è stata una tragedia, probabilmente nata da altro, ma sicuramente accelerata, spinta da algoritmi e navigazioni, è stata come una malattia fulminante e noi eravamo senza armi”, ha dichiarato Irene Roggero, madre della 12enne che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita ad Asti: “In sei mesi era passata da scrivere, per sé stessa, del disagio che provava, del fatto di sentirsi un peso in una vita inutile, a cercare immagini e contenuti che inneggiavano alla depressione, disegni di ragazzini rotti e senza cuore, immagini tristi, paesaggi gotici, autunnali e le venivano riproposti di continuo, perché l’algoritmo le dava quello che lei cercava”.

L’Europa che non affronta i Pfas.

Le istituzioni europee non li hanno messi al bando: “I Pfas sono insostituibili”. Balle. Una delle tante balle che la lobby chimica racconta e che fa raccontare in Europa (ad esempio da superMario Draghi) è che gli indistruttibili Pfas non possono essere sostituiti (che sarebbero, guarda caso, proprio quelli “nuovi nuovi” di Solvay a Spinetta Marengo). Senz’altro sarà difficile nell’industria bellica: perché ci fa miliardi. Ma anche nella farmaceutica.
 
Invece, il nuovo lavoro dell’Istituto farmaceutico dell’Università di Friburgo e dell’Agenzia nazionale tedesca per l’Ambiente confuta il falso mito: l’utilizzo dei Pfas non è assolutamente obbligatorio in medicina a causa presunta della mancanza di alternative. Per garantire la più lunga durata di conservazione ai medicinali, infatti, le alternative già oggi esistono: prive di Pfas per 97 dei 111 principi attivi farmaceutici che li contengono esaminati. Sono prodotti già in commercio o comunque approvati in alcuni Paesi. Ma laddove manchino ancora, le alternative “sarebbero” comunque prossime all’approvazione alla commercializzazione, o in una fase avanzata di sviluppo. “Sarebbero” e non “sono” perché l’industria farmaceutica lamenta che non le sono offerti incentivi pubblici sufficienti per la ricerca.
 
Dunque, per scelte speculative di industria e politica, ogni anno, anche attraverso i principi attivi farmaceutici che si degradano in acido trifluoroacetico (TFA), diverse tonnellate di prodotti con gli “inquinanti eterni” PFAS, persistenti come il TFA, vengono rilasciate in tutto il mondo nell’ambiente e nei corpi umani.  All’inizio del 2023, il Forever Pollution Project, un’indagine collaborativa, transfrontaliera e interdisciplinare, condotta da 16 redazioni giornalistiche europee ha rivelato quasi 23mila siti in tutta Europa contaminati dai PFAS ed altri 21.500 di presunta contaminazione.
Lo sapevano fin dagli anni ’60, sia in Usa (Du Pont, 3M, Honeywell) sia gli attuali produttori in Europa (Arkema, Daikin, Chemours, Solvay), che i Pfas fossero tossici e cancerogeni: tumori, sistema immunitario, fegato, metabolismo e tiroide, gravidanza e sviluppo feti, apparato riproduttivo ecc. Insomma, chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato: clicca qui.
 
Negli Stati Uniti, le class actions hanno portato a chiusure/bonifiche e a risarcimenti miliardari storici influenzando le battaglie legali in tutto il mondo, Italia compresa: 3M (10,3 miliardi di dollari), DuPont Chemours Corteva (1,18 miliardi di dollari), DuPont e Chemours (670 milioni di dollari).  Secondo le stime degli studi legali statunitensi, i risarcimenti individuali medi possono oscillare tra i 175.000 e i 300.000 dollari per persona, a seconda della gravità della patologia riscontrata e del livello di esposizione.

L’Europa che affronta i Pfas.

Diverse stime indicano che, senza un deciso cambio di rotta, i costi sociali e sanitari dei PFAS potrebbero raggiungere centinaia di miliardi di euro entro il 2050. Però, a fronte dei disastri ambientali e sanitari dei Pfas, in Europa le battaglie politiche verso le istituzioni nazionali e comunitarie per imporre limiti più severi, o meglio: il bando totale, NON hanno prodotto risultati tangibili. Sulla spinta di quanto avvenuto negli Stati Uniti, i cittadini europei hanno iniziato a promuovere azioni legali di massa contro i giganti dell’industria chimica. Passando da storici procedimenti in sede penale a massicce azioni collettive (class actions) in sede civile.
 
Sul versante penale, abbiamo gli esempi di Alessandria e Vicenza. Ad Alessandria, per la Solvay di Spinetta Marengo l’efficacia del primo processo penale (in Cassazione!) si è dimostrata nulla: a distanza di dieci anni lo stabilimento sta producendo e inquinando quanto prima, anzi peggio, senza intervenuti costosa bonifica e risarcimento per le Vittime (e senza pene per gli imputati, ovviamente).  Dall’attuale secondo processo la multinazionale belga punta a prosciogliersi (già dal GUP) ancora più indenne: a go-go con altro via libera mercanteggiato da miseri patteggiamenti giudiziari con governo ed enti locali. A sua volta, il processo risolto a Vicenza, più facile perché la Miteni di Trissino è chiusa, appare per ora (siamo solo al primo grado) più dignitoso per quanto attiene la severità delle condanne ma comunque anch’esso non direttamente influente sui versanti della bonifica e dei risarcimenti alle Vittime.
Insomma, il panorama delle cause legali sui PFAS in Europa si sta rapidamente evolvendo con un numero crescente di Grandi Azioni Legali Collettive (Class Action). Il quotidiano Le Monde ha contato circa 70 casi di questo tipo. Ne trattiamo in alcuni articoli sulla Rete: clicca qui il Belgio, clicca qui la Francia.

L’Italia che affronta i Pfas.

In Veneto, dove la class action inibitoria non avrebbe più senso, perchè Miteni di Trissino è già chiusa, 40 mila cittadini sono pronti in sede civile ad una class action collettiva risarcitoria da 2 miliardi di risarcimenti contro Mitsubishi Corp. e Icig, società controllanti di Miteni e i cui 11 vertici sono stati condannati in penale a pene severe ma non al risarcimento dei danni sanitari e patrimoniali alle Vittime.
 
I cittadini assistiti dallo studio legale Delex sono i residenti nelle aree interessate dalla contaminazione (Verona, Vicenza e Padova) che presentano nel proprio siero concentrazioni di Pfas oltre i limiti di tolleranza stabiliti dalle autorità sanitarie, chi ha contratto patologie correlate all’esposizione ai Pfas, i proprietari degli immobili nelle aree contaminate, e i residenti che hanno subito le conseguenze psicologiche legate alla paura di contrarre patologie.
 
In Piemonte,  fallite le sedi penali ad Alessandria non si sta ancora facendo la class action risarcitoria in quanto comitati e associazioni (Pro Natura, Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro con lo studio legale Ambrosio&Commodo) stanno procedendo per la class action inibitoria (chiusura immediata delle produzioni Solvay di Spinetta Marengo) che in effetti è più urgente della risarcitoria. Potranno partecipare alla class action risarcitoria circa 900 lavoratori e cittadini finora sottoposti dalla Regione alla ricerca dei Pfas nel sangue, nonché quanti hanno dovuto a proprie spese ricorrere agli esami presso il Policlinico di Milano stante le gravi inadempienze della Regione, oltre a quanti hanno contratto patologie connesse ai Pfas, comprese psicologiche, e ai danni patrimoniali.
 
Ad Alessandria, l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono i due strumenti complementari di tutela: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione; la seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto: clicca qui.

In Belgio la 3M è al centro della bufera.

Ad Anversa (nello specifico nel sobborgo di Zwijndrecht), la contaminazione da PFAS causata dallo stabilimento 3M è al centro di imponenti accordi di bonifica e maxi-cause legali. Dal 2022 a oggi, la multinazionale ha stanziato fondi per oltre 571 milioni di euro per bonifiche e indennizzi regionali, mentre è in corso ad Anversa una storica class action che coinvolge 1.400 cittadini.
 
Nelle Fiandre 3M ha raggiunto un accordo da 571 milioni di euro con il governo regionale fiammingo. Il piano prevede la bonifica delle aree e fondi di compensazione per gli agricoltori e la collettività. Nel 60% dei 781 punti monitorati vengono rilevati più di 3 microgrammi di PFOS per chilo di terreno, in altri 300 microgrammi per chilogrammo.
 
Un maxi-processo intentato dal collettivo Darkwater 3M vede 1.400 residenti chiedere un risarcimento provvisorio di 20.000 euro ciascuno. Questo segue il precedente storico in cui una famiglia, con valori di PFAS nel sangue 100 volte superiori alla soglia, ha vinto una causa per “eccessive molestie di vicinato”.

A Lione uno dei più grandi processi civili d’Europa contro i Pfas.

Nel sud di Lione, cittadine e cittadini del collettivo PFAS contre terre, sostenuti dall’associazione giuridica Notre Affaire à tous, hanno deciso di portare davanti al tribunale civile di Lione due colossi dell’industria chimica, Arkema e Daikin, accusati di aver rilasciato negli anni quantità rilevanti di PFAS nell’ambiente in particolare nell’area della piattaforma chimica di Oullins–Pierre-Bénite, lungo il Rodano: un inquinamento che ha compromesso l’acqua potabile, i suoli e la produzione alimentare locale, con  molecole estremamente persistenti, capaci di accumularsi nel corpo umano e associate, secondo gli studi scientifici, a tumori, disturbi endocrini, problemi immunitari e riproduttivi.
 
Le testimonianze parlano di una contaminazione che entra nella vita quotidiana: uova di galline domestiche risultate con livelli di PFAS tre volte superiori ai limiti, ortaggi non più consumabili, spese per sistemi di filtrazione dell’acqua e, soprattutto, un forte impatto psicologico legato all’incertezza sanitaria. La class action preparata dal team legale Kaizen Avocat chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione. Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento»: un messaggio che va ben oltre il Rodano e, insieme alla class action di Alessandria contro Solvay, chiama in causa l’intero modello europeo di produzione chimica, responsabilità industriale e tutela della salute.

Allarme ONU per i Pfas.

Cinque relatori speciali delle Nazioni Unite hanno espresso, al governo francese e alle aziende interessate,  la loro crescente preoccupazione per gli impatti negativi sui diritti umani derivanti dalle attività di Arkema France e Daikin Chemicals France che inquinano di Pfas la “Valle chimica” di Lione ed espongono i residenti e i lavoratori locali a tumori e gravi malattie, cardiovascolari, endocrini, respiratori.
 
Un’analisi delle reti di approvvigionamento idrico della regione aveva inoltre rivelato, già nel 2022, la contaminazione da PFAS in circa 110 comuni della Valle Chimica, mettendo a rischio fino a 200.000 persone nei dipartimenti del Rodano, della Loira e dell’Isère. Nel 2023, la concentrazione media di acido perfluorononanoico, un tipo di PFAS, nel sangue dei residenti di Pierre-Bénite era sette volte superiore a quella della popolazione generale.
 
L’ONU ha richiamato inutilmente parlamento e governo francese ad intervenire, come aveva già fatto nei confronti dell’Italia. In entrambi i paesi le collettività sono state costrette ad avviare class actions.

Controllo Pfas nei pozzi di Brianza.

BrianzAcque è l’azienda pubblica che gestisce industrialmente il servizio idrico integrato nella Provincia di Monza e Brianza.  Partecipata e controllata dai 55 Comuni soci della Provincia di Monza e Brianza si occupa dell’intera filiera dell’H2O: acquedotto, fognatura, depurazione.
 
Dal 2025 ha avviato un piano provinciale basato sull’installazione di impianti di trattamento a carbone attivo granulare in grado di trattenere Pfas e microinquinanti nei pozzi nell’ambito delle attività di monitoraggio e pianificazione tecnica. Sono 26 gli interventi già completati per un investimento complessivo superiore a 4,2 milioni di euro. Interventi che permettono di rispettare per tutti i comuni della provincia i limiti indicati dall’Unione Europea. Da parte dell’azienda sono in corso ulteriori attività di completamento e potenziamento del sistema che prevede di spendere 7,8 milioni di euro in tre anni.