Chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato.

O è già affetto da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammalerà presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas. Perciò abbiamo avviato class actions collettive per mettere al bando, chiudere le produzioni di Solvay e risarcire le popolazioni.
 
Ancor più allarmante è il dato che quasi ogni persona sottoposta ad analisi presenta nel sangue tracce di Pfas. È quanto emerge da un nuovo studio realizzato dal laboratorio indipendente NMS Labs e pubblicato sul Journal of Occupational and Environmental Hygiene, che ha analizzato utilizzando tecniche avanzate di biomonitoraggio oltre 10.566 campioni di siero e plasma provenienti dagli Stati Uniti.
 
I risultati mostrano che il 98,8% dei campioni conteneva PFAS: vasta famiglia di circa 10.000 composti sintetici definiti “sostanze chimiche eterne” perché resistono alla degradazione naturale e si accumulano nell’organismo umano. Impiegate per rendere i materiali impermeabili, antiaderenti o resistenti alle macchie, oggi si trovano in abiti tecnici, pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, elettronica,  schiume antincendio eccetera: la loro diffusione su scala  universale ha favorito l’ingresso nelle catene alimentari, nell’acqua potabile e nell’aria domestica e le ricerche mediche hanno evidenziato una spirale di rischi per la salute, tra cui tumori, fegato, tiroide, alterazioni metaboliche, infertilità, indebolimento delle difese immunitarie soprattutto nei bambini.
 
Addirittura lo studio ha evidenziano alcuni limiti: non tutte le PFAS esistenti sono state analizzate, il che significa che l’esposizione reale potrebbe essere persino sottostimata.

Lago d’Idro, Pfas alle stelle nei pesci.

Dopo anni di incertezze arriva una svolta, un chiarimento decisamente atteso sull’origine dell’inquinamento da «Pfas» che interessa (anche) il lago d’Idro e la valle del Chiese. Grazie al lavoro dell’associazione «Più Democrazia in Trentino» presieduta da Alex Marini è stata finalmente individuata, dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento (Appa), l’origine della contaminazione: lo stabilimento della ex «Fonderie Trentine» di Condino, chiuso da tempo e bonificato male (non solo di cromo esavalente).
 
I Pfas erano stati rilevati nei pesci catturati nell’Eridio con concentrazioni ben oltre i limiti considerati accettabili. A certificarlo è il monitoraggio condotto dall’Arpa nel 2024, che aveva registrato valori preoccupanti: in tre carcasse di coregone erano stati rilevati 43,8 microgrammi per chilo, circa dieci volte oltre la soglia. Un netto peggioramento rispetto ai 13,5 mcg/kg del 2022 e ai 10 del 2023. Anche il pesce persico aveva già evidenziato criticità, risultando non conforme nel 2023 con 21,4 mcg/kg.
 
Nella falda del Chiese, il Pfos (una delle varianti più diffuse) è stato rilevato nell’80% dei campioni raccolti tra il 2018 e il 2024, con picchi superiori al limite di legge di 30 nanogrammi per litro.
 
Il Comune di Storo ha annunciato un biomonitoraggio sui residenti. Ma resta un nodo cruciale: la mancata pubblicazione di uno studio dell’Università di Trento sulla modellazione della falda del basso Chiese fatto nel 2019.

Pfas tra l’hinterland di Milano e la Brianza.

Sono state trovate concentrazioni di acido trifluoroacetico TFA sopra i limiti di legge nelle acque sotterranee e superficiali dei territori di Bussero, Caponago, Cassina De Pecchi, Gorgonzola, Liscate, Melzo, Pessano con Bornago, San Zenone al Lambro, Vignate e Vizzolo Predabissi.
 
I dieci Comuni stanno lavorando insieme con il gestore del servizio idrico che ha avviato interventi di contenimento. Inoltre, è in corso la strutturazione di un piano di investimenti per adeguare infrastrutture e pozzi con l’obiettivo di arrivare a rispettare i limiti imposti a partire dal 2027, possibilmente anticipandoli.
 
È stato presentato un esposto all’autorità giudiziaria per accertare le responsabilità della presenza di Tfa, presumibilmente riconducibile ad attività farmaceutiche e chimiche, o pesticidi, presenti sul territorio come risulta dalle prime analisi compiute da Arpa Lombardia.

Non è vero che i leggins non rilasciano i Pfas.

I “leggings”(in Italia chiamati anche “pantacollant” indumenti a forma di collant) rilasciano PFAS sul sudore. I Pfas nell’abbigliamento tecnico servono per rendere i tessuti idrorepellenti e antimacchia, anzi sono pubblicizzati anti sudore. Sulla pelle ne assorbiamo meno che dall’acqua o dal cibo, ma alcuni studi mostrano che il sudore aumenta il passaggio transdermico durante l’esercizio fisico.
 
L’esposizione cronica è stata associata a tumori al rene e ai testicoli, disfunzioni tiroidee, alterazioni del sistema immunitario, problemi di sviluppo nei bambini (le linee guida cliniche delle National Academies USA del 2022 raccolgono la letteratura). Si accumulano nell’acqua, nel sangue, nel latte materno, ovunque. L’emivita nell’uomo è stimata fra 2 e 9 anni a seconda del composto. Per questo li chiamano col termine emblematico “forever chemicals”.
 California e New York hanno vietato dal 1° gennaio 2025 la vendita di capi con PFAS aggiunti volontariamente. L’Italiano. La Commissione UE sta valutando una restrizione orizzontale.
 
Il 13 aprile 2026 il procuratore generale del Texas ha aperto un’inchiesta formale su Lululemon, un brand americano specializzato nei leggings da yoga, che affermava di averli eliminati nel 2023.
 
Toxic-Free Future ha trovato PFAS nel 72% di capi outdoor venduti come “resistant alle macchie o all’acqua”. Il collettivo Mamavation, in collaborazione con Environmental Health News, ha analizzato 32 leggings popolari: il 25% aveva fluoro organico rilevabile, marcatore di PFAS. L’associazione francese Que Choisir, nel 2025, ha trovato pantaloni a marchio Columbia con 980 ppb di PFAS, quasi quattro volte il limite che loro stessi avevano fissato per “bocciare” un capo. Bund, in Germania, ha trovato PFAS nel 63% delle giacche tecniche analizzate.
 
Quasi tutti questi brand, sulla carta, hanno annunciato il phase-out fra il 2018 e il 2022.

PFAS: il veleno invisibile che entra nelle nostre vite.

Non è un documentario, ma un legal thriller ispirato a una storia vera. Diretto da Todd Haynes e interpretato da un intenso Mark Ruffalo, Dark Waters (2019) racconta la lunga battaglia dell’avvocato Robert Bilott contro la multinazionale chimica DuPont, accusata di aver contaminato le acque di un’intera comunità con una sostanza tossica appartenente alla famiglia dei PFAS, i cosiddetti “forever chemicals”.

Sospeso l’invio della Rete Ambientalista Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.

Da buon Koala, a rischio di estinzione anche noi non ce l’abbiamo fatta, e siamo morenti quando ci abbandoniamo a terra (nella foto). Infatti, la sottoscrizione raccolta (con bonifico tramite IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 intestato a Lino Balza, causale “sottoscrizione abbonamento rete ambientalista”, ovvero tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.) non ha raggiunto l’obbiettivo entro la scadenza dell’abbonamento.
Avendo esaurito il tetto massimo di invii concessoci per contratto, siamo costretti a sospendere l’inoltro della mailinglist senza limiti di cadenza della Rete Ambientalista ai 43mila utenti.
 
Il concetto di “Rete” ecopacifista era giusto ma forse la sua realizzazione non è stata adeguata. Mettere in (internet) connessione le lotte dei Movimenti, le forze e forme di lotta (da imitare o emulare), scambiare dati, le informazioni, gli obiettivi comuni, facilitare la comunicazione e la collaborazione, condividere le risorse: era giusto. Ma non riuscire a racimolare “l’obolo” della sottoscrizione (50 centesimi in media a testa) forse dimostra che non siamo stati capaci di realizzare l’obbiettivo, di soddisfare le aspettative di Comitati e Associazioni.
Ciascun comitato e ciascuna associazione, ognuno nel proprio ambito (locale o nazionale, riformista o rivoluzionario, comunque conflittuale, dall’ecologista, all’animalista,  al paesaggistico, al socio-sanitario, al culturale, all’umanitario, allo scolastico, al mutualistico, al giuridico, al sindacale, all’antimilitarista, al nonviolento, al civile, al religioso eccetera)  ognuno è a sua volta costituito in una Rete di persone associate: dunque il nostro obiettivo “politico” “civico” (troppo ambizioso?) era costruire una “Rete delle Reti ecopacifiste ” – nel binomio onnicomprensivo ambiente/pace-  con effetto espansivo, sinergico, soprattutto a beneficio dei comitati e associazioni minori .  43mila utenti ci era parso un traguardo importante. Ci siamo sentiti incisivi o importanti in alcune lotte, come le No Tav, Tap, Muos… Talvolta ci siamo convinti di essere stati determinanti ad avviare battaglie, come per i No Pfas… Abbiamo tessuto legami personali eccezionali, indimenticabili.  
Insomma, ci siamo un po’ convinti di partecipare ad un programma costruttivo, non limitato alla protesta, ma mirato ad un cambiamento strutturale in contrapposizione al capitalistico modello di sfruttamento globale.
Ebbene, senz’altro le risorse intellettuali del nostro attivismo non-profit, personalmente prestate alla Rete dal Movimento Maccacaro, non saranno state all’altezza del compito: non ci vogliamo nascondere dietro i dati generali che, nonostante l’aumento del numero di associazioni, osservano una diminuzione del numero di volontari (-5,8% nel decennio) e un calo dell’attivismo politico, soprattutto nel pilastro fondamentale del tessuto sociale, cioè tra i giovani (più portati ad altri tipi di social). Insomma, sarà colpa di noi autisti invecchiati, sta di fatto che senza carburante, senza i soldi dell’abbonamento per un anno, la collaudata macchina mail della Rete Ambientalista Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza deve fermarsi, probabilmente per sempre. “Non mollate”, “tenete duro”: siamo arciconvinti da questo momento storico di barbarie. “Non mollate”, “tenete duro”: ti riempie di orgoglio, però l’auto senza benzina bisogna spingere ma non vai lontano.

Alpini nella Resistenza.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, migliaia di alpini rifiutarono di consegnare le armi ai nazisti, diventando protagonisti della Resistenza italiana. Molti si rifugiarono sulle montagne, portando competenza militare e organizzativa alle formazioni partigiane. Sono 62 le medaglie d’oro al valor militare conferite ad alpini nella Resistenza.

Superando: una nuova veste, per continuare a cambiare la cultura sulla disabilità.

A vent’anni dalla nascita di «Superando.it» e in vista di una nuova veste da dare al portale del giornale, una breve “storia” del percorso finora seguito è certamente opportuna.
 
«Superando.it», dunque, nasce originariamente nel 2004 da un progetto della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), finanziato dal Ministero del Welfare quale iniziativa delle Associazioni di Promozione Sociale, ma successivamente proseguito con risorse dell’editore che è la stessa FISH. Nel 2009 il portale diventa una testata giornalistica registrata.
Continua cliccando qui https://superando.it/chi-siamo/

Notizie dal mondomultipolare.

Maggio 2026 Informazioni, Documentazioni e Notizie in breve, da e su paesi, forze politiche e sociali, personalità e popoli che hanno sono alla ricerca di nuovi cammini e progettualità, non più soggiogati ad interessi e politiche subordinate agli interessi unipolari occidentali, bensì fondati su interessi, indipendenza e sovranità nazionali. Comprendenti anche aspetti, contraddizioni e ostacoli non semplici da superare in questa fase storica.

A cura di Enrico Vigna IniziativaMondoMultipolare/CIVG

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La voce della ragione in tempi di guerra.

Albert è un progetto cooperativo a cui puoi partecipare anche tu!

Vuoi segnalare un evento?

C’è un calendario online a tua disposizione. Se organizzi qualcosa, o se vuoi segnalare eventi che ritieni importanti, clicca su www.peacelink.it/segnala

Il calendario online è uno strumento digitale collaborativo e gratuito progettato per raccogliere e promuovere eventi legati alla cultura della pace, della nonviolenza, dei diritti umani, della difesa ambientale e del volontariato. Funge da agenda condivisa per il movimento pacifista, permettendo di aumentare la visibilità delle iniziative su scala nazionale.

Gli ebrei non complici del genocidio israeliano.

Non è soltanto un carico di aiuti, la Flotilla è un gesto politico, un atto di testimonianza, una ribellione contro l’assuefazione. Se Israele continua a vedere la potenza militare come l’unica garanzia della sua esistenza, e la gran parte degli israeliani è convinta che tutto gli sia permesso, la presa di parola di cittadini, associazioni, intellettuali ebrei contrari alle politiche governative diventa sempre più essenziale. Quando l’impunità si fa sistema, il silenzio smette di essere neutralità e si trasforma, inevitabilmente, in complicità.
 

Stati Uniti pirati: il Paese più pericoloso del mondo.

In una conversazione ampia e senza peli sulla lingua, l’economista americano Jeffrey Sachs descrive un mondo spinto al limite dalle guerre di Washington contro l’Iran e la Russia, dal suo confronto economico con la Cina e dal suo tentativo di riaffermare il dominio in tutto l’emisfero occidentale. I pilastri che hanno tenuto insieme il sistema globale per decenni – rotte commerciali stabili, flussi energetici, scambi tecnologici e integrazione finanziaria – vengono trasformati in armi o smantellati del tutto. L’Europa, sostiene Sachs, si è «tagliata fuori dal suo principale fornitore di risorse naturali» ed è ora «completamente alla deriva dal punto di vista economico», mentre l’Asia accelera verso una maggiore integrazione e un vantaggio a lungo termine. Gli Stati Uniti, nel frattempo, sono «irrazionali, mal guidati e disperati nel voler mantenere il controllo su ciò che non controllano più», creando un mondo frammentato e profondamente instabile. Al punto di rottura. L’Europa è la più grande perdente in questo nuovo ordine.

La strategia Solvay, di occupare le istituzioni, passa anche dalla strategia dell’immagine.

I mitici briganti della Fraschetta: foto di repertorio.
Mandrogne sarebbe solo una frazione di Alessandria, ma nel circondario è considerata un’isola razziale, non si sa se di origine zingara o saracena (i tratti somatici, belli, alti, capelli crespi e naso aquilino, il dialetto che arrota le erre), mentre nel mondo è storicamente conosciuta per il commercio ambulante coi carretti dei suoi abitanti (“mandrogni”) specialmente di conigli (bianchi), lepri, stracci, carta e rottami. Vigeva tra loro un’omertà quasi siciliana, un carattere chiuso, ruvido, astuto e beffardo, quasi una etnia. Oltre al paese, il termine “mandrogno” ha finito per definire (immeritatamente: rivendicano i mandrogni doc) gli abitanti di tutta la Fraschetta e, per estensione, dell’alessandrino.
 
Tra questi: i cittadini del sobborgo di Spinetta Marengo, che hanno sùbito fatto ricorso al sarcasmo mandrogne quando hanno appreso che la loro concittadina era stata nominata direttore dello stabilimento Solvay. “Farà carriera” hanno commentato. Volete dire che “ha fatto” carriera. “No, la farà, perché sarà la prossima imputata all’ennesimo processo e dunque poi premiata a ben più alti incarichi, come sempre avvenuto per i suoi predecessori”. E rammentano i nomi dei direttori che hanno fatto da capri espiatori, coprendo le responsabilità penali di manager e azionisti di Solvay Syensqo subendo lievi condanne (o nessuna) ma in cambio di congrui stipendi. Gli ultimi due: Stefano Bigini e Andrea Diotto, accusati di disastro ambientale (cioè senza l’alone di briganti della Fraschetta) 
Sarà che i mandrogni, da sempre uomini di mondo, sono maschilisti e perciò non hanno esaltato l’avvenimento “storico” che la spinettese Miriam Arca è la prima donna a ricoprire l’incarico di direttore. Ma, a dirla tutta, neppure le mandrogne l’hanno fatto. Tutti e tutte non si sono lasciati/e abbacinare dalla propaganda che ha accompagnato l’annuncio: “L’obiettivo di Arca sarà proseguire il percorso su innovazione, sostenibilità e dialogo con il territorio, elementi centrali nella nostra strategia aziendale”. Anzi, per nulla rassicurati, per nulla esenti da lutti in famiglia, piuttosto, tutti e tutte hanno assunto la conferma della tragica continuità produttiva dello stabilimento artefice del disastro ambientale e sanitario.
 
Infatti, la cinquantenne Miriam Arca, nata e cresciuta nella parrocchia di Spinetta Marengo, ma dove non vive con la famiglia, è marchiata da un percorso professionale strettamente legato al sito: entrata in azienda nel 1999 ha maturato oltre vent’anni di esperienza, consapevolmente ricoprendo ruoli di crescente e pesante responsabilità personale. E quelli nuovi che, ancor più imbarazzanti, la destineranno… alla futura carriera. “Per me sono un onore”: ha dichiarato.
 
Silurando Federico Frosini, la scelta a direttore di “donna, madre, cristiana spinettese” è volta alla “strategia di immagine” dal neo ceo Mike Radossich affidata a Francesco Luccisano, il nuovo Country Manager Italia Syensqo, nel solco della propria esperienza di relazioni esterne (Gruppo API) ovvero in ambito istituzionale di diversi ruoli al Ministero italiano dell’Istruzione e della Ricerca e al Ministero degli Affari Esteri, occupandosi proprio di questioni diplomatiche ed economiche. Ora Luccisano sarà referente per le relazioni istituzionali del Gruppo Syensqo in Italia.
 
 E’ evidente che Syensqo intende giocarsi, negli strategici ambiti istituzionali nazionale ed europeo, la riconferma Pfas del sito produttivo di Spinetta Marengo, affidandosi allo sgonfiamento penale (tramite patteggiamenti) del processo in corso ad Alessandria e preparandosi all’offensiva popolare della class action inibitoria che invece intende fermare d’urgenza le produzioni inquinanti.

Allarme Pfas per i pompieri.

Sono in Italia una categoria di lavoratori particolarmente a rischio: si diffonde l’allarme fra i vigili del fuoco per l’uso delle schiume antincendio a base di Pfas, che ha preso in esame la correlazione di queste sostanze e alcune forme tumorali rare, in particolare quelle al rene e ai testicoli, al fegato, alla testa. Ne hanno discusso esperti e istituzioni, a Roma in un convegno all’Istituto Superiore Antincendi, organizzato dalla Direzione centrale per la salute.
 
Un altro contributo fondamentale arriva dallo studio, di rilievo internazionale, di biomonitoraggio dei Pfas sierici condotto a Bologna dalla professoressa Jennifer Paola Pascali. Sono stati 60 i vigili del fuoco di Arezzo, epicentro del caso eclatante di colpiti dalla malattia con quattro morti per gliobastoma, a sottoporsi ai prelievi di sangue nell’ambito della ricerca su un totale di 387.

Il silenzio sull’ecatombe dell’amianto.

Malgrado tutti gli sforzi che stiamo facendo, l’emergenza Pfas non ha ancora fatto rumore tale da obbligare la Solvay (unica produttrice in Italia) a chiudere le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo. A fronte dell’inazione delle istituzioni, la nostra speranza è nell’azione collettiva in sede civile di class action inibitoria. Altrimenti, per i Pfas si rischia di fare una fine peggiore dell’amianto.
 
L’emergenza amianto non fa più rumore, eccezionalmente riempie le cronache (clicca qui), ma uccide ancora 7mila persone l’anno. Neppure risarcite dalle magistrature: è stata definita “storica” la sentenza che riconosce un milione di risarcimento alla famiglia di un vigile del fuoco, clicca qui.
 
Eppure l’amianto resta una delle più gravi crisi sanitarie irrisolte, in Italia come nel resto del mondo. Cure senza speranze di guarigione.  Alcuni piani sono stati avviati, ma le bonifiche sono ancora troppo lente. La fibra killer è ancora diffusa in case, scuole e ospedali, biblioteche, strutture sportive, tubature dell’acqua, siti industriali. Milioni di persone a un rischio concreto. Pensiamo ai bambini. Manca un piano straordinario di rimozione che rivendichiamo da decenni.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno oltre 200.000 persone muoiono a causa dell’amianto, a distanza di decenni dall’esposizione. Pensiamo ai bambini. Curva stabile: in Italia, circa 10.000 nuovi casi di patologie asbesto-correlate, in incubazione anche 10 – 20 anni dopo l’esposizione. Tutte con esiti letali.  7.000 decessi ogni anno: mesotelioma circa 2.000, il tumore al polmone oltre 3.800, l’asbestosi circa 500, altri tumori correlati, tra cui quelli del tratto gastrointestinale e delle ovaie. 2.000 decessi l’anno in Lombardia, 1.000 in Piemonte, 650 Emilia Romagna, 600 Liguria, 500 Lazio…
 
Rivendichiamo da decenni ai governi un piano nazionale di rimozione dell’amianto. Insufficienti i piani avviati dalle Regioni con lenti interventi di rimozione e strumenti di supporto alla bonifica; eccezione il Friuli. Eppure, da decenni si ripete il rituale della Giornata mondiale di ricordo delle vittime dell’amianto, clicca qui.

La Rete in procinto di estinzione.

Dopo l’ S . O . S . andato disperso https://www.rete-ambientalista.it/2026/04/15/s-o-s-save-our-struggles-salviamo-le-nostre-lotte-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-2/, sono abbastanza demoralizzato: sembro questo Koala che piange. Ho appena la forza di copiare l’appello dell’anno scorso:
“Malgrado l’appello, non si riesce a racimolare quel migliaio di euro che mancano per garantire   l’abbonamento annuo della mailing list. Quasi cinquantamila la ricevono. Potrebbero sottoscrivere 2 centesimi a testa. Sarebbe meraviglioso.  Dai 42 mila utenti togliamo pure inquinatori e guerrafondai che tramite Lista e Sito ci tengono d’occhio, i nostri avversari. Analogamente, togliamo pure amministratori e politici, i complici degli inquinatori. Togliamo pure 3mila giornalisti, che per mestiere devono informarsi (e talvolta per fortuna ci copiano).  Togliamo pure. Ma quante decine di migliaia di persone restano, che fanno parte dei Comitati e Associazioni ambientaliste e pacifiste che usufruiscono del servizio di informazione della Lista? Quante persone comuni che si identificano, spesso partecipando, nelle lotte per l’Ambiente, la Salute, la Pace, la Nonviolenza, e che sono l’humus della Lista? Persone che sono minoranza, purtroppo, nel Paese, ma qui, fra noi, sono maggioranza. Eppure… tantissimi apprezzamenti… avanti bravo bis…  ma…”. Ma siamo in procinto di chiudere.
 
Sembra quasi di chiedere l’elemosina. Invece, non è una questione personale ma collettiva, una questione politica, morale, di principio, una sottoscrizione che andrebbe sostenuta in comune:
Bonifico, tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale, ovvero tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.
 
Lino Balza

Rete delle Comunità Solidali.

La Rete delle Comunità Solidali con alcune delle esperienze territoriali sono state invitate all’Università degli Stranieri di Siena dal rettore Tomaso Montanari. 
Percorsi contro la tratta di donne nigeriane (Piam di Asti). Inclusione sociale e scuole di italiano (Rete Vesuviana Solidale, Scisciano e Marigliano). Piccoli comuni Arberesh, accolti nel 1.500 accoglienti nei nostri giorni: Acquaformosa (Ass. Don Vincenzo Matrangolo), Infine la scommessa solidale di un territorio difficile Crotone con l’Associazione Sabir e la Rete 26 ottobre. Fatiche e responsabilità, ritardi enormi dei finanziamenti quasi a voler spingere a desistere. Eppure, questo “Patrimonio invisibile” continua ad esistere. Clicca qui.

Perchè i morti sul lavoro aumentano.

LE CAUSE POLITICHE
1. Jobs Act (2015): Dall’abolizione dell’Art. 18, l’aumento dei morti è stato del 43%.
2. Appalti a cascata (2023): La legge Salvini ha causato un +15% di decessi, specie in edilizia.
3. Legge Fornero: Ha costretto al lavoro persone anziane in mansioni pericolose senza distinzioni.
4. Subappalti folli: Il caso Esselunga (Firenze) con 5 morti e 56 aziende coinvolte in un solo cantiere.
5. Tre delle ultime 6 stragi sono state in aziende a partecipazione statale: Brandizzo (ferrovie)- Suviana (Enel)- Cavenzano Eni

Prevenzione primaria e Maccacaro.

Malgrado si fossero raccolte tante sigle sulla carta, in seno al Fronte comune ligure per la salute” si sta discutendo sul perché della chiusura, dopo tre anni, della tentata esperienza di coordinamento regionale di comitati e associazioni.
Una delle due tesi afferma che è stato “perchè i promotori non hanno aggregato i Movimenti, cioè non hanno puntato sugli obbiettivi di prevenzione primaria. Senza autocritica, l’altra tesi fa lo scaricabarile ribattendo: “perché semplicemente è accaduto che politica e sindacato non hanno colto il significato della possibile costruzione di un movimento alternativo ‘forte’ sui temi della salute e sanità pubblica e sul disastro vecchio e attuale, e ciò non è accaduto perché ognuno ha continuato a comportarsi con le proprie modalità e sostanzialmente in piena ‘autonomia’ (termine inesatto) e senza ‘provare’ a mettere in atto iniziative comuni”.
 
Senza autocritica: quale errore per il futuro! Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, erede dello scienziato militante degli anni ‘70 (clicca qui la lezione di Giulio Alfredo Maccacaro), invano aveva invitato a saper distinguere tra “prevenzione primaria”, “prevenzione secondaria” (diagnosi precoce di una malattia già presente ma asintomatica) e “cura” (gestire le conseguenze della malattia), cioè a non ignorare che la “prevenzione primaria” mira a impedire nelle persone sane l’insorgenza delle malattie, agendo prima che si sviluppino, eliminando cause e fattori di rischio, tramite interventi sull’ambiente e sui luoghi di lavoro per eliminare (rischio zero) e ridurre l’esposizione alle sostanze nocive.
 
Dunque, avevamo indicato che, piuttosto che della politica (contingente, elettoralista del centrosinistra), era nel “Fronte” necessario il coinvolgimento dei Movimenti sul territorio: da realizzarsi sui loro obbiettivi di lotta. Che, in Liguria, significa affrontando le criticità ambientali: come l’elevato rischio idrogeologico, l’inquinamento marino da scarichi (Pfas!! soprattutto Genova e Rapallo) non depurati (specialmente foci dei fiumi), l’erosione costiera, le spiagge senza accesso al mare,  i problemi di qualità dell’aria a Genova con alti livelli di biossido di azoto e benzo(a)pirene a Cairo Montenotte, le bonifiche delle acciaierie di Cornigliano, dell’Acna di cengio, la cabinovia in Val Bisagno, la funivia al forte Begato, la Gronda autostradale, la diga foranea, l’inceneritore, il rigassificatore, la centrale termoelettrica,  il tav terzo valico… Obbiettivi, insomma, che vanno sotto il nome di prevenzione primaria! Obbiettivi di “salute” a monte della questione “sanità”.
 
E’ un errore di mobilitazione ignorare la prevenzione primaria nelle tragedie di un Servizio sanitario nazionale, dove il diritto alla salute è diventato una variabile dipendente del pareggio di bilancio, con oltre 4 milioni di persone che rinunciano alle cure per motivi economici e liste d’attesa che superano i 12 mesi per esami oncologici.

Non solo amianto sul mare della Liguria.

Sotto sequestro da oltre 20 anni: 13.500 metri cubi di amianto e 760 chili di uranio impoverito, olii, vernici, solventi, “custoditi” con un telone impermeabile.
 
L’Arsenale militare di La Spezia, con la sua discarica di amianto e rifiuti pericolosi, aspetta di essere bonificato dal 2003, tra inchieste della magistratura e perizie, esposti di cittadini e piani di caratterizzazione, fitorisanamento sperimentale dell’Università di Firenze, messa in sicurezza di emergenza, interrogazioni in parlamento. Ora si parla di “tombatura” della discarica di Campo in Ferro, 30.000 metri quadrati nella zona al confine con la borgata di Cadimare. Si oppongono l’associazione “Murati vivi” e Legambiente“Ribadiamo fermamente che il sito va completamente bonificato e non tombato. Le tonnellate di materiali tossico nocivi stoccati in quell’area rimarrebbero a contatto con falde e infiltrazioni marine”.
 
L’intervento di tombatura è sponsorizzato (84.153.329 euro) dalla Marina Militare per realizzare, in corrispondenza della banchina ex Campo in Ferro, una “vasca di colmata”, capace di contenere circa 215 mila m3 dei fanghi del dragaggio necessario per l’ormeggio delle Unità navali.
Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai bifenili policloruratiAbbiamo lanciato una petizione popolare che ha raccolto migliaia di firme, abbiamo indetto assemblee pubbliche, abbiamo chiesto ai sindaci dei Comuni del Golfo e cioè La Spezia, Lerici e Porto Venere di farsi parte attiva. Senza avere risposta”, dice la Rete Pace e Disarmo.
 
La lotta di questi Movimenti è un esempio di prevenzione primaria.

Contro l’amianto: “Ci siamo con testa, cuore e coscienza”.

Gli studenti in corteo a Casale Monferrato, da dove l’Eternit ha impestato di amianto tutta l’Italia. Dolore e rabbia intrecciati alla speranza e alla volontà di cambiamento.
L’iniziativa, promossa dall’Aula permanente e interattiva “delle due A” – amianto & ambiente, nata dalla collaborazione tra la Rete Scuole/insieme, AFeVA ed Ecofficina.

Depavimentare i suoli: l’urbanistica si fa strada a Genova.

E’ un inedito nel panorama politico italiano, da imitare in tutte le città:  il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una delibera di modifica delle norme generali del Piano urbanistico, introducendo nuove disposizioni per la tutela del suolo e del verde: “interventi di depavimentazione dei suoli, consistenti nella rimozione dei materiali impermeabili dalle aree urbane pubbliche e private, comprendenti la rinaturalizzazione e il rinverdimento delle aree stesse, finalizzati a ricostituire il suolo”: clicca qui.

La depavimentazione (o depaving) è la rimozione di superfici impermeabili come asfalto e cemento per ripristinare con materiali drenanti e aree verdi la permeabilità del suolo urbano.
Questa pratica mitiga il clima contrastando le isole di calore, riduce i rischi di allagamento facilitando il drenaggio delle acque meteoriche e aumenta la biodiversità urbana, restituendo spazio alla natura.
 
La delibera di Genova è un esempio di prevenzione primaria.

La pirateria di uno Stato criminale e genocida.

22 imbarcazioni su 58 della Global Sumud Flotilla, con aiuti umanitari per Gaza, sono state abbordate in acque internazionali di competenza dell’Europa, al largo di Creta (Grecia): droni, armi in pugno, con gommoni, motovedette e almeno una fregata, distrutti motori e sistemi di navigazione, abbandonando centinaia di persone sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivoGli attivisti costretti a mettersi in ginocchio a quattro zampe. 173 (24 italiani) deportati in Grecia… “per ingresso illegale in Israele” (sic), e 2 in Israele… per terrorismo a favore di Hamas.
 
Si tratta di un atto di pirateria in barba a qualsiasi norma internazionale, del sequestro illegale in alto mare di esseri umani, con passaporti internazionali, insomma della dimostrazione del fatto che Israele può agire in totale impunità, ben oltre i propri confini, senza subire alcuna conseguenza. Infatti, il governo italiano si limita ad una formale condanna, piuttosto che sanzioni e scorta delle barche italiane.
 
Clicca qui il racconto del giornalista a bordo.
 
Donald Trump applaude. Manifestazioni anti israeliane in tutto il mondo. Flottilla prosegue la rotta verso le coste di Gaza: che sono  palestinesi e non israeliane.  

La questione foibe.

In queste settimane è tornata in primo piano la questione “foibe”. Con l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda, spesso utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi. In questa” Italia” dove lo spessore storico e culturale, per non dire etico, dei politici nostrani è ai minimi della storia della Repubblica, per ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano la morte e le tragedie di esseri umani tragicamente vittime degli eventi storici di oltre 80 anni fa.
Questo è un paese anche con una gran parte della popolazione che non ha mai fatto i conti con la propria storia e con i propri orrori e crimini compiuti in giro per il mondo. Atto storico fatto da Germania e Giappone, per esempio. Qui persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per affrontare la questione “foibe”, con relative tragedie connesse e innegabili.
Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato, decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando, sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.
 
Dagli archivi delle Nazioni Unite emergono dati che   dovrebbero far vergognare clicca qui.

Giornata nazionale della salute della donna.

La prevenzione come asse portante delle politiche sanitarie e la salute femminile come priorità trasversale, da tutelare in ogni fase della vita. È questo il messaggio che accompagna la Giornata nazionale della salute della donna, occasione per fare il punto sulle strategie messe in campo e sulle sfide ancora aperte. Dalla prevenzione agli screening: i consigli ISS per ogni età.

Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile.

Non è un’emergenza, è una mattanza. I numeri del 2026 ci restituiscono una realtà agghiacciante: l’ecatombe di morti sul lavoro. Un’ecatombe che sembra non scuotere i palazzi del potere. Salvini promette l’abolizione della Legge Fornero a ogni tornata elettorale per poi dimenticarsene una volta seduto in poltrona. Il risultato? Persone che dovrebbero essere in pensione sono costrette a mansioni pesanti e pericolose che il loro fisico non può più reggere. Nessuna categoria è risparmiata la strage è trasversale. Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile..

Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto.

1)Dagli anni ‘70 asserivamo una semplice evidenza: per i cancerogeni (oggi esempio i PFAS) non esiste una soglia di sicurezza al di sotto della quale è sicuro che non si manifesterà la azione oncogena.  Quando il dibattito è cresciuto ed è cresciuto anche focalizzandosi sulla questione amianto la AEA e i comitati operai di base diffondevano le verità emerse dalla medicina scientifica: l’impatto cancerogeno è rilevante anche a partire da una esposizione a “sole” due fibre litro.
Ora , solo nel 2026, il ceto politico italiano ed europeo porta la “soglia di attenzione” da 100 a 10 fibre litro ma non si presenta alla opinione pubblica come “reo confesso” per avere per decenni cercato di truffare i cittadini sostituendo alla obiettività scientifica la teoria della “innocuità delle basse dosi”. Tra trenta anni la soglia di attenzione verrà portata da 10 a due ?
2)  Risarcimenti ai lavoratori.  Non esiste un risarcimento “giusto”, “equo”. Ma nei tribunali arrivano a discussioni e risarcimenti offensivi.
3) Come vediamo noi la questione dei risarcimenti?  Prima fase, esautorare l’Inail. Contestualmente alla difesa e alla “resistenza nella discussione lavoratore per lavoratore, occorre puntare ad una linea guida per risarcimenti decenti e degni di questo nome. La questione del risarcimento dei “mesoteliomi ambientali”: vanno risarciti alla pari rispetto a quelli professionali. L’esposizione lavorativa al rischio nell’ambito di un lavoro domestico.
Continua cliccando qui Vito Totire.

La Costituzione da realizzare.

Articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
  
 Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Piange il Koala. La sottoscrizione non sta andando mica bene.

E’ stato un fiasco l’ S. O. S. Save Our Struggles Salviamo le nostre lotte · · · — — — · · ·  clicca qui.
Sappiamo dall’inizio il rischio dell’estinzione, come il Koala, ma mi sa che questa è la volta buona che siamo costretti a piantare in asso l’avventura della Rete Ambientalista.
Non siamo assolutamente in grado di coprire i costi dell’abbonamento 2026.
Forse questa Redazione deve rassegnarsi per aver sopravvalutato -per le lotte dei Movimenti Ecopacifisti- l’utilità di questa Lista di quasi 43mila utenti, che a noi costa tanto lavoro (gratuito)? 
Non ci resta che il tempo di rinnovare l’appello:
bonifico tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Scatta la bonifica a Spinetta Marengo.

Il titolo sui giornali colpisce l’immaginazione: “Scatta la bonifica delle discariche nella Fraschetta”. Finalmente!! Peschiamo subito dal Sito www.rete-ambientalista.it un articolo del lontano 2013: “Video in esclusiva: le immagini rubate a Solvay che zitta zitta sta innalzando una montagna di rifiuti industriali a Spinetta Marengo.” (clicca qui). L’articolo è una nuova pesante reprimenda nei confronti dell’assessore all’Ambiente Claudio Lombardi: “E’ questa la bonifica?”. C’è il clicca qui del servizio fotografico.

Anzi, ci compare sul Sito l’articolo “Lettera aperta a Claudio Lombardi, assessore all’Ambiente del comune di Alessandria, e a Alberto Maffiotti, direttore dell’ARPA di Alessandria” (clicca qui): “Come vi abbiamo informato, attendendo risposta, sul blog con video e foto è documentata la enorme montagna di rifiuti che si sta innalzando per centinaia di metri dentro lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo…. “. L’articolo è anche corredato da una intervista di Lino Balza ripresa da numerosi servizi sui giornali. Mentre altri giornali sono proni a censurare, come denuncia con sarcasmo la presidente della sezione alessandrina di Medicina democratica (quando ancora esisteva): “Solvay, Comune di Alessandria e Politici: tutti insieme, ma nessuna risposta ai temi ambientali” (clicca qui).
 
Anzi, andiamo ancora indietro sul Sito. Nel 2012: “Così si va verso il disastro ecologico definitivo”. (Clicca qui): “… Le montagne che si intravvedono nelle foto contengono a loro volta montagne di discariche di rifiuti tossici e cancerogeni, li nascondono. Le montagne interne sono composte da gessi fluorurati e clorurati, sostanze che la Procura ha rinvenuto nelle acque superficiali e profonde….”.  A proposito, era già virale l’intervista del 2010 di Lino Balza davanti al torrente di scarico di Solvay in Bormida (di lì in Tanaro, Po, Adriatico) clicca qui video1, video2, video3.
 
Se poi andiamo avanti sul Sito www.rete-ambientalista.it, di articolo in articolo, da un sindaco all’altro, arriviamo ai giorni nostri e le montagne di rifiuti, come ognuno può vedere, sono ancora lì. Ma ecco l’ultima notizia: Scatta la bonifica delle discariche della Fraschetta del sindaco Giorgio Abonante. Calma. Continuiamo su RadioGold a leggere oltre il titolo: si tratta di “interventi contro le discariche abusive, rimozione dei rifiuti abbandonati, ripristino dello stato dei luoghi a Spinetta Marengo, in particolare rifiuti ingombranti e indifferenziati, macerie da scarico, materiale isolante e ondulina catramata, eventuale amianto” (vedi le drammatiche foto).
C’è qualcuno che si era illuso sulla “scatta la bonifica Solvay”? In una regione da retroguardia, come la Regione Piemonte?
Morale della favola: non è mai troppo tardi la Class Action Inibitoria popolare che fermi le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, mentre la multinazionale belga neppure ha realizzato la bonifica del pregresso (attribuito a Montedison). 

Mappatura dei Pfas in Toscana.

Provvedimento all’avanguardia a livello nazionale. La Giunta della Regione Toscana ha approvato una delibera strategica che avvia un’ampia indagine conoscitiva sulla presenza di Pfas in acque, aria, terreni, scarichi idrici e rifiuti, con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti del territorio.
Il monitoraggio sarà anche esteso ai gestori del servizio idrico integrato, in linea con le più recenti indicazioni europee che evidenziano l’importanza di intercettare gli inquinanti fin dall’ingresso nelle reti fognarie.
L’indagine avrà dunque l’obiettivo di stilare una mappatura puntuale delle fonti di contaminazione da pfas, rafforzare i controlli e porre le basi per future misure di riduzione alla fonte: prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), con particolare attenzione ai settori della depurazione delle acque civili e industriali, gestione e trattamento dei rifiuti, lavorazione del cuoio, industria della carta e del cartone, comparto tessile e altre filiere produttive in cui è noto l’impiego di Pfas.
Parallelamente, la Regione investirà nel rafforzamento delle capacità analitiche di Arpat, grazie all’acquisto di nuova strumentazione di analisi. La delibera riporta, inoltre, i metodi di campionamento e analisi di riferimento per i PFAS, un tassello fondamentale per uniformare le misurazioni e i controlli

Il fatto alimentare.

l Fatto Alimentare è un quotidiano online indipendente che ha iniziato le pubblicazioni il 10 maggio 2010. Il sito pubblica articoli su tematiche alimentari riguardanti la sicurezza, le etichette, la nutrizione, le analisi dei prodotti e approfondimenti su prezzi, consumi, legislazione…Il sito non ha un editore e non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici. 

La Bottega del Barbieri.

Non è un periodiconé una testata giornalistica registrata, è un blogcollettivo. I contenuti sono firmati e ogni autore/autrice è responsabile per i propri contenuti e affermazioni. Se manca la firma vuol dire che è un testo di db (cioè Daniele Barbieri) o concordato con la redazione che quel giorno passava di lì.

Per contattare la redazione scrivere una mail su pkdick@fastmail.it

Amici del Chiaravagna.

Cari amici, Vi invitiamo a mettere in agenda l’evento “Uniti per la pace” che ospiteremo Giovedì 30 Aprile dalle ore 17;30 presso la nostra sede sociale di Via Travi 70 Genova-Sestri Ponente, durante il quale verrà presentato il quaderno dell’Eco Istituto Reggio Emilia e Genova circa la campagna per la difesa civile non armata e non violenta: perchè “Un’altra difesa è possibile”!
Maggiori informazioni sulla campagna QUI e QUI l’evento Facebook.
 

Superando.it.

 
Autonomia & Mobilità · Diritti & Pari Opportunità · Istruzione, Scuola & Formazione · Lavoro · Salute & Ricerca · Società · Sport & Turismo.
 
A vent’anni dalla nascita di «Superando.it» e in vista di una nuova veste da dare al portale del giornale, una breve “storia” del percorso finora seguito è certamente opportuna. Clicca qui https://superando.it/chi-siamo/

La nonviolenza è in cammino.

Notiziario telematico quotidiano di approfondimento, fondato e diretto da Peppe Sini presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo.
 
Attivo da 27 anni, propone riflessioni, documenti e studi focalizzati sulla teoria e la pratica della nonviolenza, in continuità con il pensiero di Aldo Capitini.
 
 
In questo numero di aprile:
La “Carta” del Movimento Nonviolento
Vandana Shiva: Principi costitutivi di una democrazia della comunità terrena
Piero Calamandrei: Epigrafi per donne, uomini e città della Resistenza
Alfio Pannega e Omero Dellistorti

Atlante Green.

Atlante Green è la newsletter dell’Huffpost che ogni mercoledì prova a offrire un punto di vista sostenibile e curioso sul mondo che cambia.
Ogni mercoledí racconta con dati e analisi i nodi chiave della transizione ecologica globale, tra energia, clima e geopolitica.
 
Per commentare le notizie, suggerire temi e argomenti o fare due chiacchiere, scrivetemi: roberto.giovannini@huffpost.it

Carta Arcobaleno LGBTQI+.

Il lavoro è durato oltre sei mesi e accanto al gruppo costituito dal Consiglio dell’Ordine hanno preso parte alla sua elaborazione anche le organizzazioni della società civile riunite nel Coordinamento Torino Pride. Ora, la Carta Arcobaleno per un’informazione rispettosa e consapevole sulle persone LGBTQI+ -documento il cui testo è già stato oggetto del confronto nella categoria– è pronta ad essere presentata. Il primo appuntamento è fissato il 17 maggio alle 14,45 al Salone del Libro negli spazi della Città di Torino. Con il presidente Stefano Tallia interverranno il consigliere che ha coordinato il tavolo di lavoro, Gabriele Guccione, la segretaria Maria Teresa Martinengo e la tesoriera Antonella Mariotti che hanno fatto anch’esse parte del gruppo di studio, il Diversity Editor del gruppo Gedi Pasquale Quaranta e Margherita Anna Jannon e Sofia Darino del coordinamento Torino Pride. L’assessore Jacopo Rosatelli porterà il saluto della città di Torino. Lo stesso panel, al quale si aggiungerà la presidente del Consiglio di Disciplina dell’OdG Piemonte Emmanuela Banfo, prenderà poi parte il 27 maggio alle 10 a palazzo Ceriana Mayneri al corso di formazione che attribuirà 5 crediti deontologici.

Iscrizioni su www.formazionegiornalisti.it

C’è un filo rosso che lega Resistenza di ieri e resistenze di oggi.

11 parole saranno il filo rosso della serata. Viola Sartoretto, attrice, leggerà brani tratti dall’antologia. E don Luigi Ciotti ci accompagnerà nel suo lessico civile e spirituale. Di ogni parola dirà cosa ha significato per lui, che valore ha oggi, perché sono parole da portare con noi.

Clicca qui tre delle 11 parole, in anteprima, accompagnate da un brano selezionato dall’antologia. Le altre otto — scoprile alla serata. Ti aspettiamo.