La sentenza ILVA condanna l’inquinamento politico.

In 3.800 pagine, le motivazioni della sentenza raccolgono un’imponente documentazione che testimonia la gravità dell’inquinamento e del pericolo per la salute, nonché la gravità della sua radice: radice squisitamente politica: il disastro ecologico è stato frutto di un disastro politico, non poteva avvenire senza il compiacente consenso di chi era incline al compromesso a danno dei cittadini e del bene comune. Clicca qui Peacelink.

Borse di studio alle ragazze kurde figlie di detenuti e di martiri.

Come ogni anno, con l’inizio dell’anno scolastico in Italia come in Turchia, ci impegniamo a raccogliere i fondi a sostegno del Progetto Berfin (bucaneve) per pagare le borse di studio alle ragazze di Wan e di Gewer, figlie di detenuti e di martiri. Fino a poco tempo fa, il rispetto delle tradizioni, imponeva ai genitori di privilegiare i figli maschi nell’accesso scolastico. Questo progetto, ormai avviato da alcuni anni, si propone di rovesciare questo paradigma. Leggete, in allegato, i desideri e le speranze che esprimono queste ragazze e vi accorgerete della grande voglia di riscatto che si portano dentro. Sono 34 ragazze e il costo annuo per ogni singola borsa di studio è di euro 250. Clicca qui.

Tutti i nostri libri.

Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autori e il ricavato è sempre interamente devoluto a favore della LILT per la Ricerca della cura del mesotelioma.

Purtroppo le nostre finanze attualmente non ci consentono di stampare il Volume secondo di “Ambiente Delitto Perfetto”, anche per il quale abbiamo lanciato una proposta: AAA CERCASI EDITORE (clicca qui).

Il filo rosso, doloso, che lega i processi Pfas di Alessandria e Vicenza.

La testimonianza resa al processo di Vicenza dal maresciallo Manuel Tagliaferri, del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri, ha fornito elementi di innegabile interesse anche per gli investigatori che indagano sull’inquinamento Solvay a Spinetta Marengo. C’è infatti un filo rosso che lega i due principali casi italiani di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (pfas): Miteni a Trissino (Vicenza) e Solvay a Spinetta Marengo (Alessandria). In particolare, le due società chimiche hanno collaborato per anni nella produzione del Pfas, il cC6O4, che ha contaminato il sangue e le falde acquifere veneti e piemontesi, rendendosi complici dei reati commessi. 

Secondo i verbali Arpa, nel 2013 Miteni produceva senza autorizzazione il C6O4 (sperimentato nel centro di ricerca Solvay di Bollate) che sarà poi ritrovato sia nel sangue dei cittadini sia nelle acque potabili di tre province venete. E già nel 2009 era stato trasferito da Spinetta a Trissino il direttore Luigi Guarracino (ancora non condannato nei processi di Bussi e Spinetta), e così Miteni agirà come ditta in conto terzi per SolvayInfatti già dal 2010 Miteni deteneva la scheda di produzione fornitale da Solvay e nel 2011 il consiglio di amministrazione di Miteni approvava il contratto con Solvay Solexis. Dopo di che, i dirigenti Solvay visitano l’impianto Miteni per discutere su come ampliare la produzione del loro nuovo prodotto, che doveva essere ancora registrato come imporrebbero le norme europee, e che avrebbe dovuto avere l’autorizzazione e sottostare al monitoraggio ambientale delle istituzioni. Nel 2011 vengono spedite da Spinetta Marengo a Trissino quasi cinque tonnellate di resina di cC6O4, lavorata e riconsegnata al mittente.

Con il fallimento Miteni del 2018 l’intera produzione di cC6O4 è allocata ufficialmente a Spinetta nel 2020. E i dieci anni di rifiuti C6O4 di Trissino? Miteni nel 2018 spedisce in provincia di Alessandria camion cisterna della ditta Getras alla società Nuova Solmine che non ha l’autorizzazione ambientale per la lavorazione di rifiuti Pfas. L’Arpa Piemonte ha rilevato nelle acque dello Scrivia decine di nanogrammi di Pfas per ogni litro di acqua. Oltre ad aver ricevuto i carichi della Miteni, la Nuova Solmine collabora anche con Solvay. La tracciabilità dei rifiuti deve essere presentata nella richiesta di autorizzazione integrata ambientale da ottenere per intraprendere alcune attività pericolose. Attualmente Solvay Solexis non ha ancora ottenuto questa autorizzazione, che non è stata più discussa dal 27 gennaio 2022 nella Conferenza dei servizi dove istituzioni e ditte si confrontano e redigono l’autorizzazione.

Già nell’anno 2011 il C6O4 è rintracciato nel sangue degli operai esposti e nel 2013, l’anno del verbale di Arpa, la media nel sangue degli operai è 16 nanogrammi per milligrammo. Purtroppo il filone sanitario non rientra nel processo di Vicenza (come successe nel processo di Alessandria conclusosi in Cassazione) ma fa parte di un’inchiesta aperta nel 2020 e chiusa di recente, sempre condotta dal Nucleo ecologico dei carabinieri di Treviso, sulla sorveglianza interna allo stabilimento, gestita per oltre trent’anni dal medico Giovanni Costa.

Costa è un elemento centrale del filo rosso che lega Solvay con Miteni. Perfettamente al corrente dei rischi per la salute, al punto che nel 2000 partecipava al gruppo internazionale di monitoraggio composto dalle otto maggiori produttrici di Pfas, e sovvenzionato da Solvay con oltre 100mila dollari. Mentre rassicurava i lavoratori e sfuggiva ad un nostro confronto pubblico, dai suoi computer i carabinieri hanno sequestrato i dati 2005 sui rischi sanitari degli operai della multinazionale Dupont negli Usa più volte costretta a risarcire per centinaia di milioni i cittadini ammalati per la contaminazione da Pfas nelle falde acquifere, nonché relazioni del 2006 e 2007 del tenore: “Per il Pfos gli studi dimostrano tossicità per lo sviluppo prenatale nel ratto e nel coniglio. Sono state inoltre osservate diminuzioni significative del peso corporeo fetale e aumenti significativi di anomalie esterne e viscerali, ossificazione ritardata e variazioni scheletriche”. “Emerge la correlazione significativa tra i bambini nati con livelli più elevati di Pfos e Pfoa e la diminuzione del peso alla nascita e della circonferenza cranica”.

Solvay e Miteni/Mitsubishi devono essere imputati per “dolo”. 

I tecnici della società di consulenza ambientale Erm hanno spiegato al tribunale di Vicenza che i vertici dell’azienda committente Miteni di Trissino nel 2008 erano a conoscenza della contaminazione da Pfas nella falda e della nullità delle barriere idrauliche di contenimento del 2004-2007, ma chiesero di stralciare le analisi sulle sostanze inquinanti, di “non accennare a questa sostanza”, dunque invece di intervenire e adoperarsi per la bonifica della falda acquifera cercarono di insabbiare le prove: il Pfoa superava di 400 volte i limiti americani! Erm aveva avvertito Mitsubishi che i rilievi sul Pfoa andavano comunicati con urgenza agli enti ma “Dalla società ci dissero di escludere i dati del pozzo più contaminato e non segnalare l’autodenuncia. Lo chiesero sia per il report interno sia per il documento da presentare per la vendita”. A fine 2009 Mitsubishi cedette Miteni alla multinazionale Icig per la cifra simbolica di 1 euro. 

La richiesta di distruggere le prove della contaminazione è la ennesima dimostrazione del reato di dolo, come andiamo ripetendo anche per la Solvay di Spinetta Marengo, già allora cosciente dello scandalo Dupont in Usa.

C’è un filo rosso che lega i due principali casi italiani di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (pfas), quello della Miteni a Trissino (Vicenza) e quello a Spinetta Marengo (Alessandria), nello stabilimento della Solvay.

Due azioni possibili contro i PFAS.

L’ennesimo allarme per la calamità mondiale dei Pfas è riproposto dal magazine “Ambient&Ambienti” (clicca qui), e la soluzione è sempre la stessa: I PFAS DEVONO ESSERE VIETATI.

Questa infografica riassume le 82 pagine del report scientifico di ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente che analizza il Perché i Pfas devono essere vietati come utilizzo. E tale infatti è l’obbiettivo primario del DDL Crucioli (clicca qui Senza il Disegno di legge Crucioli, la strategia della Solvay è vincente.), che però deve essere ripresentato nell’attuale legislatura. Il divieto di produzione è legato allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo e dovrebbe essere risolto dal sindaco di Alessandria con una ordinanza di fermata degli impianti che stanno provocando nel territorio una catastrofe ambientale e sanitaria (clicca qui Pfas. Basta!)

Il video pubblicato su www.rete-ambientalista.it, raccoglie varie inchieste giornalistiche e le proteste delle associazioni e dei comitati cittadini.

Nuovi allarmi Pfas in Lombardia.

In Lombardia, nel monitorare i conseguenti impatti sui corpi idrici fluviali, l’Arpa ha rilevato i Pfas in 6 su 25 depuratori delle acque reflue Si aggiungono ai rilevamenti nelle acque superficiali e sotterrane, con approfondimenti anche su percolati e piezometri più significativi della rete delle discariche.

Si tratta dei depuratori di Lurano (Bergamo, scarico nel fiume Serio-canale Gronda Sud), Mortara (Pavia, scarico nel torrente Erbognone), Casalmaggiore (Cremona, scarico nel canale Dugale Casumenta), Belgioioso (Pavia, scarico nella roggia Molina- Cavo Sesso), Manerbio (Brescia, scarico nel Mella), Olgiate Olona (Varese, scarico nel fiume Olona).

“Non hanno colore, non hanno sapore e neppure odore. Non segnano l’acqua di scie schiumose o nereSi chiamano Pfas” scrivono allarmati i giornali lombardi “e sono trovati dall’Arpa nelle acque di fiumi, laghi e bacini irrigui, Po, Olona, Lambro, Serio e Adda”. Non è una sorpresa, in una regione che alla Solvay di Bollate ospita il Centro ricerche per la produzione dei PFAS tossici e cancerogeni. Tant’è che da sotto Milano scorrono i pfas C6O4

Acquedotto chiuso per Pfas in Trentino.

Dopo Veneto, Piemonte, Lombardia, Lazio, Toscana, emergenze Pfas anche in Trentino: la fonte dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee sarebbe nel territorio di Condino, riconducibile alle ex fonderie o ad una conceria. 

Chiuso l’acquedotto, Storo, comune della Valle del Chiese, è costretto a rifornirsi dal comune di Bagolino che è in territorio di Brescia, attraverso un complesso impianto aereo.

Soldi per le armi sottratti a sanità e scuola.

L’Italia continuerà a mandare armi all’esercito ucraino. Il governo Meloni sugli aiuti militari a Kiev si muove in piena continuità con quello di Mario Draghi: un decreto legge per autorizzare l’invio di armi, una risoluzione a metà mese e i decreti interministeriali da secretare e presentare al Copasir con la lista degli equipaggiamenti. La norma è stata approvata nel Consiglio dei ministri.

L’oggetto del decreto è chiaro: il governo proroga fino al 31 dicembre 2023 la cessione di aiuti militari a Kiev “previo atto di indirizzo delle Camere”. Risoluzione che sarà approvata il prossimo 13 dicembre: quel giorno il ministro della Difesa Crosetto si presenterà in aula per spiegare le motivazioni della proroga e i partiti voteranno le rispettive risoluzioni. A gennaio arriverà il sesto decreto interministeriale che conterrà anche missili terra-aria Aspide e Samp-T. Crosetto potrebbe desecretare la lista ma, fanno sapere fonti della Difesa, non ha ancora deciso.

15° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DELLA THYSSEN KRUPP.

GIORNATA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E ALLA VITA DEI LAVORATORI, per fare cessare l’epidemia di morti e feriti sul lavoro in fabbrica e in ogni luogo di lavoro.

“….Nel nostro Paese i soli infortuni sul luogo di lavoro od in itinere causano più di 1400 morti l’anno. Diciannovemila dal 2009.

E ancora più elevata è la mortalità da malattie da lavoro, difficili da quantificare perché il loro riconoscimento segue un iter lungo e tortuoso alla fine del quale spesso restano ingiustamente disconosciute. Dati disastrosi cui aggiungere ora i giovani colpiti nel corso della scuola lavoro e le tante donne penalizzate dalla mancata valutazione del rischio di genere….

A ciò si aggiungano i tagli deliberati nel corso degli anni che hanno ridotto così tanto il personale addetto ai controlli sul rispetto delle norme di prevenzione e sicurezza da spingere le imprese a risparmiare sui costi relativi con la quasi certezza dell’impunità….

Per questo riteniamo indispensabile la ricostruzione nel paese e nel mondo del lavoro di una cultura della sicurezza oggi assente e il rilancio delle lotte per: la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo; l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; l’istituzione di una apposita Procura Nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro; l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro; il ripristino del testo originale del D.lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D. Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act. Le altre notizie No Tav sulla mailinglist di Doriella&Renato: clicca qui.

L’Italia in guerra.

L’Italia è cobelligerante con gli USA. Le missioni Nato contro la Russia partono dall’Italia. Da Pratica di Mare, frazione del comune di Pomezia nella città metropolitana di Roma Capitale, partono i Gulfstream E.550: compiono missioni di spionaggio basati sulla piattaforma del jet sviluppato dall’azienda statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato dalla israeliana Elta Systems Ltd: non sono semplicemente dei “radar volanti”, ma possiedono anche compiti di “gestione” delle missioni alleate nei campi di battaglia e di disturbo delle emissioni elettroniche “nemiche”. Da Pratica di Mare partono i velivoli cisterna KC-767A utilizzati per il rifornimento in volo dei cacciabombardieri, nonché per trasportare i sistemi d’arma “donati” dal governo italiano alle forze armate ucraine e gli uomini, i mezzi pesanti e gli armamenti destinati ai battaglioni di pronto intervento.

Da Sigonella  contrada  di Lentini e città metropolitana di Catania decollano i droni d’intelligence AGS della NATO e “Global Hawk” di US Air Force e i nuovi pattugliatori marittimi P8A “Poseidon” di US Navy e delle forze aeronavali di Australia e del Regno Unito. I dati sensibili raccolti dai “Poseidon vengono messi a disposizione delle forze armate di Kiev per pianificare le operazioni contro la Russia (esempio l’affondamento dell’incrociatore Moskva a largo di Odessa).

Cliccando qui continua:

Dal Molin Vicenza, Aviano Pordenone, Ghedi Brescia, Coltano Pisa, Camp Derby Tenuta di Tombolo di Pisa, Niscemi Caltanissetta, Cameri Novara eccetera, insomma eccetera  dalle Alpi alla Sicilia per una Italia armata e ipermilitarizzata per gli interessi strategici del Pentagono e dell’Alleanza Atlantica ma anche per i profitti e i dividendi del complesso militare-industriale nazionale e internazionale. E in prospettiva Torino: quale capitale europea delle guerre globali aerospaziali del XXI secolo.

Dopo elezioni. Dove eravamo rimasti?

Su “TERA E AQUA” (clicca qui) , Michele Boato elabora alcuni impegni precisi del Movimento Ecologista di cui non  troviamo traccia nelle dichiarazioni dei partiti e nelle decisioni del nuovo governo:

  • La scelta decisa e totale per le Energie rinnovabili, a partire dal Solare fotovoltaico (dando vita alle Comunità energetiche) e dall’eolico off-shore (come la Danimarca che si avvia al 100% di energie rinnovabili) con l’abbandono totale dei fossili gas, carbone e della peste nucleare. • l’eliminare ogni sussidio ai combustibili fossili, a partire dall’inquinantissimo traffico aereo. • l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti urbani “porta a porta”, riciclo totale (anche di pannoloni/ ini) e riduzione degli imballaggi, con obbligo di vuoto a rendere con cauzione, in modo da ridurre il numero di inceneritori in funzione fino ad eliminarli. • potenziamento dei trasporti pubblici e della rete ciclabile nelle città, con drastica riduzione delle automobili. • abbandono del TAV Torino-Lione e potenziamento delle ferrovie locali. • storno del 20% del bilancio della “difesa” a scuole ed ospedali. • massiccia forestazione in tutta Italia, a partire dalle pianure e norme a difesa del verde pubblico nelle città e degli altri animali (allevamenti intensivi e caccia). • riduzione drastica del consumo di carne; sostegno all’agricoltura biologica e divieto di pesticidi e diserbanti. • stop totale al consumo di suolo, autorizzando solo restauri e riusi di edifici esistenti; no interventi inutili e impattanti per le Olimpiadi invernali a Cortina. • eliminare le enormi perdite degli acquedotti, annaffiamento a goccia in agricoltura. • orti didattici e altre iniziative ambientali concrete in tutte le scuole.

Al bando produzione e utilizzo dei Pfas.

In assemblea il prossimo 7 dicembre.

Siamo ancora qui nel 2022 a chiedere “Vogliamo sapere cosa c’è nel nostro sangue!” Domanda  retorica  perchè lo sappiamo benissimo cosa c’è. Lo sappiamo da decine di anni dopo ben otto indagini epidemiologiche, di cui l’ultima dell’Università di Liegi, e dopo gli inequivocabili referti del sangue depositati anche in magistratura. Lo sappiamo benissimo che in Fraschetta i livelli record di malattie e di morti sono legati allo stabilimento chimico di Spinetta Marengo, e lo sappiamo benissimo quali e quante sono le sostanze che fuoriescono in acque a atmosfera, e su cui gli studi internazionali chimici e sanitari non lasciano margini di dubbio. 

Lo sa benissimo chi non si fa abbindolare dalle istituzioni dichiarandosi “moderatamente soddisfatto”. Lo sa dunque  benissimo il Comitato StopSolvay che come “ragione sociale” e  nel logo evidenzia “STOP”, STOP SOLVAY, fermare la Solvay, chiudere. Appunto, il Comitato-che-chiede-la-fermata-della-Solvay fa l’assemblea il 7 dicembre 2022 per informare la cittadinanza PERCHE’ chiede un provvedimento così drastico. Informa cioè i cittadini e i lavoratori, quelli che sono ancora ignari o increduli, che cosa c’è nel loro sangue. Affinchè partecipino alla lotta per lo STOP. Affinchè partecipano a chiedere

AL SINDACO DI ALESSANDRIA DI EMETTERE UNA ORDINANZA DI CHIUSURA DELLE PRODUZIONI INQUINANTI DELLA SOLVAY DI SPINETTA MARENGO.

Questa è l’utilità etica e politica delle assemblee, alla stregua di quelle che il Movimento di Lotta per la salute Maccacaro sta facendo quasi settimanalmente con il suo sistema di informazione (oltre 37mila partecipanti). Come ha fatto  Legambiente co-promotrice del DDL Crucioli per la messa al bando in Italia  dei PFAS in produzione e utilizzo.     

Indagine epidemiologica Pfas anche a Montecastello.

Il pfas C6O4 che fa bloccare l’acquedotto di Montecastello, Comune confinante con Alessandria e abbastanza distante dall’epicentro di Spinetta Marengo, è un sovrappiù di ragioni per avvalorare la richiesta di fermare le produzioni inquinanti della Solvay, con monito urgente al sindaco di Alessandria di emettere relativa ordinanza di chiusura. Questo sindaco può procedere senza tentennamenti sulla scorta delle consolidate indagini ambientali e sanitarie di Alessandria, senza attendere ulteriore conferma dal progetto di accertamento ematologico (biomonitoraggio) sulla popolazione montecastellese, e sulla limitrofa quale “Coorte Bianca” di confronto. Tanto meno attendendo i dati che tarderanno anni: infatti il progetto universitario locale potrebbe rientrare in “Scenarios” nell’ambito del programma “EUHorizon 2020” finalizzato a contribuire all’obiettivo Green Deal europeo verso “l’ambizione di inquinamento zero per un ambiente libero da sostanze tossiche”, e che comprende 19 organizzazioni di 10 Paesi europei (Italia, Spagna, Grecia, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Regno Unito, Cipro) e Israele, estendendosi fino a Usa e Canada. Ma anche dai risultati di questo progetto, come da quelli di ulteriori indagini epidemiologiche in territorio alessandrino, si misureranno i risarcimenti alle popolazioni e agli enti da parte del tribunale.

Gli altri pozzi della provincia alessandrina inquinati dai Pfas.

Oltre al Bormida, a valle dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo i risultati dei campionamenti 2020-2022 ordinati da Asl ed eseguiti da Arpa evidenziano un inquinamento costante dei Pfas lungo l’asse del torrente Scrivia e anche e in prossimità del Tanaro. Bandito dal 2013 e confermandosi indistruttibile, ancora nel 2020-2022 la fa da padrone (0,67 µg/l) il PFOA ad Alzano, Castelnuovo Scrivia, Isola Sant’Antonio, Guazzora, Molino dei Torti, Piovera, Tortona, Villarvernia. Mentre a Pietra Marazzi e a Montecastello sono spuntati anche C6O4 e ADV.

Incontenibile la lobby internazionale dei PFAS.

L’OMS NELLE GRINFIE DELLA LOBBY DEI PFAS

116 scienziati hanno inviato una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità sollecitando una revisione completa o il ritiro della bozza delle linee guida dell’organizzazione sull’acqua potabile per le due sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) più studiate. La lettera descrive in dettaglio come la bozza dell’OMS eviti il ​​calcolo degli standard sanitari, ignorando le prove solide dei danni di PFOS e PFOA. La lettera rileva anche la mancanza di trasparenza sulla paternità della bozza»: così Isde Medici per l’Ambiente. La bozza omette o oscura le prove dei legami tra l’esposizione a PFOS e PFOA e il cancro, i danni al fegato, l’aumento del colesterolo e i danni al sistema immunitario. Per questi esiti, esistono numerosi e solidi studi sull’uomo che hanno riscontrato legami con livelli molto bassi di esposizione a questi due e ad altri PFAS. Questi legami sono ulteriormente supportati da numerosi studi animali. Poiché la bozza dell’OMS ignora l’ampia mole di studi sulla salute umana e animale per concentrarsi -sotto la spinta della lobby della chimica- sulle capacità e sui costi delle tecnologie di bonifica, le linee guida proposte si discostano in modo significativo da quelle scientificamente fondate di altre importanti agenzie sanitarie: l’EPA statunitense, l’EPA californiana, l’U.S. EPA Science Advisory Board eccetera.

LA LOBBY DEI PFAS MANOVRA REGIONE VENETO E ISS

Nascondendosi dietro ISS Istituto Superiore Sanità, la Regione Veneto, che non ha mai voluto stendere un vero piano di sicurezza alimentare, con delibera stabilisce come dose settimanale Pfas assimilabile dal corpo umano senza rischi, 8 nanogrammi per chilo corporeo, cioè quasi il doppio di quanto consigliato dagli esperti dell’Ente Europeo per la sicurezza alimentare EFSA (4,4 ng/kg bw per settimana).

Solvay: una bufala tira l’altra.

La lobby della chimica dei Pfas, capitanata dalla Solvay, dunque, si batte tenacemente per condizionare tanto gli organismi internazionali quanto le istituzioni nazionali. A questo scopo annuncia “scoperte scientifiche” che eliminerebbero il Pfas definitivamente dall’ambiente. Il processo, testato al Surface Lab del Politecnico di Milano, prevede di “ossidare il titanio con la lamiera che esce rivestita da una pellicola per poi entrare nel reattore ed uscirne praticamente ripulita dalle sostanze: una rete di biossido di titanio illuminato dalla luce e polarizzato elettricamente permette di trasformare il Pfas in CO2 e acqua”. Insomma, una rivoluzione che punta ad eliminare l’utilizzo di filtri a carboni attivi, finora proposti come panacea (clicca qui come smascherammo la bufala).

A parte il conflitto di interessi che deriva dallo stretto legame di partenariato fra Solvay e Politecnico di Milano, che dalla multinazionale belga riceve 800.000 euro in contratti di ricerca, dal legame strategico che dà anche la possibilità a entrambi di partecipare in maniera congiunta a bandi nazionali e internazionali di sostegno finanziario a progetti comuni, quanto meno il sospetto di “bufala” avanza se si considera che si tratta di un test di laboratorio da sperimentare direttamente sul campo tramite reattori grandi e grossi da piazzare sui pozzi contaminati. A questo proposito, parlare di biossido di titanio a Spinetta Marengo è come parlare di corda in casa dell’impiccato: negli anni ’70 il pretore chiuse per inquinamento l’enorme impianto. Ne abbiamo ancora scritto (clicca qui) in occasione della mobilitazione in Liguria contro la miniera di titanio nel parco del Beigua.

La “Carta “del Movimento Nonviolento.

Le fondamentali direttrici d’azione del Movimento Nonviolento sono:
1. l’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la non collaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
PER SAPERNE DI PIU’ indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta@sis.it

Il salva trivelle del governo.

Il Delta del Po è un territorio anfibio estremamente fragile, com’è noto, esposto alla subsidenzaall’erosione costiera e alla risalita del cuneo salino: tutti fenomeni che già richiedono costi ingenti per essere fronteggiati e che rischiano di essere aggravati dagli interventi di estrazione di idrocarburi consentiti dalle nuove norme. Appare chiaro che le nuove disposizioni si pongono in contrasto con gli artt. 9 e 41 della Costituzione perché, con la finalità dichiarata di ridurre nel breve periodo il costo del gas metano, autorizza decisioni suscettibili di cagionare impatti ambientali, territoriali ed economici negativi di lungo periodo, anche a danno delle future generazioni. Clicca qui Italia Nostra.

Lo scandalo politico delle concerie in Toscana.

Gli scarti cancerogeni delle lavorazioni delle pelli venivano sversati nei canali e nei campi. Gli stessi materiali, insieme a ceneri e fanghi tossici, sono stati mischiati in modo clandestino agli inerti e utilizzati per riempire fondamenta e strade (come la regionale 429 di Val D’Elsa), edifici residenziali e persino aeroporti. Così – facendo sparire otto tonnellate di keu, i residui della concia contaminati da cromo, arsenico, borio e selenio – hanno avvelenato un pezzo di Toscana. La manovalanza, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze, era affidata alla ’ndrangheta: il lavoro sporco lo facevano personaggi legati per gli inquirenti al clan Grande Aracri di Cutro. Per gli interventi di alto livello – “deroghe ed elusioni”, approvazioni compiacenti, erogazioni a fondo perduto, nomine ai vertici degli organi di controllo gradite ai controllati, e neutralizzazione dei funzionari che volevano applicare la legge – la potente lobby dei conciatori avrebbe avuto un canale privilegiato con i più alti livelli della politica regionale toscana. Il ruolo del PD. Continua

Una Terra per tutti – Una guida per la sopravvivenza dell’umanità.

Beppe Grillo ricorda che celebriamo nel 2022 il cinquantenario dello storico rapporto al Club di Roma  I limiti alla crescita, e chiede innanzitutto che dobbiamo  rivendicare l’italianità del Club di Roma, che il Club di Roma torni dalla Svizzera in Italia. Qui, nel 1972 quel libro infatti svegliò il mondo sul rischio di continuare a raddoppiare l’espansione materiale delle attività umane fino a superare i limiti ecologici planetari. 

Lunedì 28 novembre  il Club di Roma presenterà al CNEL di Roma il suo nuovo progetto e rapporto Una Terra per Tutti – Una guida per la sopravvivenza dell’umanità. Questo rapporto, preparato in dieci anni da un collettivo internazionale di scienziati, analizza con un nuovo modello di simulazione al computer la problematica già affrontata da I limiti alla crescita nel 1972: con quale economia e con quale società la Terra può ospitare una popolazione mondiale crescente senza superare i limiti ecologici planetari? Continua qui a leggere Beppe Grillo.

E di persona appuntamento con Beppe Grillo a febbraio: clicca qui.

Tredici torri eoliche a Tuscania.

A Tuscania 13 aerogeneratori alti 250 metri , con elettrodotti, opere connesse, per una potenza complessiva pari a 33,6 MW,  stanno per essere installati a dispetto delle famose chiese romaniche di San Pietro e Santa Maria, monumenti celebrati nella storia dell’arte nazionale e internazionale; di terreni di consolidata agricoltura e in una zona dove la produzione di energia elettrica già supera il fabbisogno locale. Secondo Italia Nostra (clicca qui) “Appare evidente che l’Italia voglia consegnarsi alle lobby internazionali dell’eolico, arrendendosi senza condizioni all’annunciata occupazione del territorio nazionale. Eppure, è risaputo ormai che l’energia attesa da questo intervento potrebbe, più favorevolmente, essere prodotta con pannelli fotovoltaici collocati sui tetti di capannoni ed edifici pubblici: la loro superficie in Italia è superiore a 1200 kmq, una realtà più che sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC”.

L’8 dicembre No Tav si avvicina. Tutte le iniziative.

Come ogni anno sono tante le iniziative costruite intorno alla data dell’anniversario della liberazione di Venaus dalle truppe d’occupazione. Momenti di confronto su che cosa sta accadendo in valle, si alterneranno a passeggiate informative sui terreni deturpati da Telt, e anche a occasioni di incontro culturale con la visione del film documentario “La scelta” che ci accompagnerà, insieme ai registi e ai suoi protagonisti, in un pezzo di storia del Movimento No Tav. A concludere queste intense settimane sarà la marcia popolare No Tav di giovedì 8 dicembre. Clicca qui la newslettera di Doriella&Renato.

Arance per la vita.

Continuano i bombardamenti turchi in Rojava e nel Kurdistan Bashur, nel mentre Erdogan minaccia un’invasione via terra. Ed è proprio nei momenti più bui come questi che la solidarietà serve, insieme all’iniziativa politica. Il nostro impegno immediato è quello di avviare da oggi fino al 4 dicembre, le prenotazioni per la Campagna “Arance di Natale, arance per la vita…” per raccogliere aiuti sanitari per la popolazione del Campo rifugiati di Makhmour e per la costruzione di un ospedale attrezzato a Shengal, in Kurdistan Bashur (Nord Iraq). Clicca qui.

La delusione del COP 27.

Non abbiamo parole, si è parlato di tutto, ma l’azione per ridurre l’aumento della temperatura terrestre, questione base per la sopravvivenza delle prossime generazioni, è stata trattata solo marginalmente Alla vigilia del COP 27, il vertice delle Nazioni Unite sul clima, che si è appena concluso a Sharm el-Sheikh, in Egitto, noi di Ecoitaliasolidale avevamo già espresso il timore di assistere ancora una volta a promesse vacue, rinvii di decisioni importanti, come in tante altri summit sul clima che si sono svolti nel passato “Auspicavamo che durante lo svolgimento della COP si potesse giungere finalmente a decisioni efficaci e condivise da tutti, in particolare sulla mitigazione climatica. Abbiamo ribadito come proprio gli scienziati ci stanno informando che stiamo per superare la linea rossa, quella del non ritorno, quella di un clima sempre più rovente e violento, portando la nostra specie verso la tanto temuta “Estinzione di massa”, per l’esattezza la Sesta… in effetti a Sharm el Sheikh, dopo due settimane di trattative, la COP27 si è conclusa con un quasi fallimento e con piccoli ed insufficienti passi in avanti.”

Il documento finale approvato alla Cop27 di Sharm el-Sheikh salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli preindustriali, il risultato maggiore della Cop26 di Glasgow l’anno scorso. Va comunque segnalato che il grado e mezzo in più a partire dall’era

Doveva essere un pianeta ricco di vita, peccato che sia finito in questo stato… Sembrerebbe che la colpa di ciò sia dovuta ai suoi abitanti che per la loro cecità mentale non hanno mai voluto capire il fenomeno del riscaldamento planetario, nonostante le varie COP sul clima, come quella del Cairo… preindustriale è stato quasi raggiunto, per cui sarebbe più logico parlare di non superare i + 2,5 gradi… Un risultato minimo è stato comunque raggiunto: il via libera a un fondo per il Loss and damage, i soldi a cui attingere per rimediare ai danni e alle perdite causate dal clima nei Paesi in via di sviluppo più vulnerabili agli eventi meteorologici estremi. Si è sottolineata l’importanza della transizione alle fonti rinnovabili e si è auspicata l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili. Ma il documento chiede soltanto la riduzione della produzione elettrica a carbone con emissioni non abbattute, non l’eliminazione e poi siamo ancora nella logica della “buona volontà” dei Paesi e non nell’impegno obbligatorio. La Cop27 riconosce che per non superare l’obiettivo di 1,5 gradi è necessaria una riduzione delle emissioni del 43% al 2030 rispetto al 2019. Con gli impegni di decarbonizzazione attuali, tuttavia, il taglio di emissioni sarebbe solo dello 0,3% al 2030 rispetto al 2019. Quindi nessuna decisione certa, rapida e sostenibile per l’uscita dai combustibili fossili. Lo stesso problema del mare e del suo inquinamento, come l’aumento del 30% dell’acidità in pochi anni, la diminuzione del 20% delle barriere coralline, l’aumento della temperatura, la perdita di biodiversità, non ha ricevuto adeguati provvedimenti e risposte. by Piergiorgio Benvenuti

2022Firenze si chiude aprendo una nuova stagione di mobilitazioni internazionali.

La riunione continentale ospitata a Firenze nel ventennale del Forum Sociale Europeo e articolata in 45 appuntamenti, ha visto la partecipazione complessiva di oltre 700 delegati in rappresentanza  di 155 organizzazioni italiane ed europee. Ben 25 i paesi presenti, dalla Danimarca alla Grecia, dal Portogallo all’est Europa, con voci dall’Iran, dall’Iraq, dalla Libia, dal Brasile e una connessione online con l’Assemblea della Terra in America Latina e gli attivisti presenti a Sharm el Scheikh in Egitto in occasione della COP27.

Nell’assemblea plenaria, seguita online da oltre 2.000 persone, hanno preso la parola oltre 100 rappresentati delle organizzazioni e dei movimenti, di tutte le generazioni e di tutte le aree geografiche, in rappresentanza dei Fridays For Future e dei movimenti delle donne, del movimento per la pace e del movimento antirazzista, dei movimenti contadini e dei beni comuni, oltre che le organizzazioni sociali, culturali, di cooperazione internazionale, di finanza etica, di economia sociale e solidale e varie organizzazioni sindacali e della sinistra europea ecc.  

L’ONU sull’occupazione delle terre palestinesi.

Il comitato per la decolonizzazione delle Nazioni Unite ha adottato una bozza palestinese di risoluzione che richiede il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sull’occupazione israeliana delle terre palestinesi dal 1967. 98 paesi hanno sostenuto la risoluzione, 52 si sono astenuti e 17 hanno votato contro. La misura è stata respinta da Israele. Clicca qui.

Assemblea Nazionale dei Movimenti per la Salute.

Assemblea rivolta ai lavoratori sanità, ai movimenti, i comitati, le associazioni e le organizzazioni che a vario titolo lottano sui temi della salute, ai sindacati di base, alle associazioni e i collettivi femministi e transfemministi, alle reti e gruppi ecologisti e contro le nocività… Le rivendicazioni per una sanità ed un Servizio Sanitario Nazionale Pubblico, gratuito, universale ed umanizzato che ponga fine alle privatizzazioni, per la ridefinizione, soprattutto nella Sanità, delle attuali competenze Stato-Regioni ed Enti Locali, contro qualsiasi proposta (o Legge Quadro) di autonomia differenziata/regionale, e contro la mercificazione della salute. Pertanto, la lotta per la salute non può che collegarsi alla difesa dei territori… Clicca qui.

Rischio oncologico superiore a Brindisi.

La pubblicazione del Rapporto sui tumori 2022 della ASL Brindisi rappresenta un contributo importante per valutare lo stato di salute della popolazione e soprattutto per mettere in campo misure di prevenzione per quelle neoplasie che si mostrano in eccesso, come a Taranto,  rispetto al resto della regione. Nel contempo il Rapporto dovrebbe guidare le scelte di organizzazione sanitaria. Diversamente sarebbe un esercizio fine a se stesso. Clicca qui.  

Progetti che migliorano la vita di chi ha una Malattia Rara.

Il mondo della scuola, le associazioni, i ricercatori, le istituzioni, la cittadinanza in generale: tutti erano stati invitati a partecipare al progetto “Scienza partecipata per il miglioramento della qualità di vita delle persone con Malattie Rare”, coordinato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel corso di un incontro online diffuso anche in diretta streaming, verranno presentati dai loro stessi autori i primi sei progetti approvati dal Comitato Scientifico (continua…)

Solidali con i lavoratori ma l’Ilva è un cavallo morente.

Siamo solidali con le preoccupazioni dei lavoratori dello stabilimento ILVA di Taranto che rischiano di perdere l’occupazione. Ma riteniamo che continuare a cavalcare un cavallo morente non è una scelta saggia: è una scelta disperata. La siderurgia a Taranto è un cavallo morente a cui si sta chiedendo l’impossibile. Quella che un tempo era una grande azienda siderurgica si sta spegnendo sotto i colpi di una crisi locale e globale. La nazionalizzazione non risolverà le cause di questa crisi globale. La nazionalizzazione cambierebbe solo gestore a problemi irrisolti e irrisolvibili nell’attuale contesto. L’intervento dello Stato deve servire a sostenere i lavoratori e le loro famiglie, non l’azienda. Le due prospettive non sono tra loro compatibili perché con un sostegno all’azienda si rischia di bruciare miliardi di euro per colmare i buchi di bilancio invece di aiutare i lavoratori a costruire un nuovo futuro occupazionale. Occorre un piano B per le aree di crisi, fra cui Taranto, basato sulle bonifiche e su una riconversione economica finalizzata alla transizione ecologica. (continua)

Non vogliamo più finanziare la difesa armata.

In un momento in cui le armi sono tornate a parlare nel cuore dell’Europa, è di prioritaria importanza lanciare un segnale concreto di volontà di disarmo da parte della popolazione. Per questo è stata messa a punto la campagna “Sei per la pace, sei per mille” (aderisci) che chiede a tutti i contribuenti di versare il sei per mille della propria imposta Irpef a favore della protezione civile o altra istituzione pubblica che agisce nello spirito della difesa civile. Un gesto concreto per dichiarare che non vogliamo più finanziare la difesa armata, bensì vogliamo costruire un percorso di difesa popolare e non violenta, come chiede da tempo la Rete Pace e Disarmo.

Il dramma delle mamme e dei papà contaminati da PFAS.

Crescita delle mammelle in adolescenti maschi

Tra le nuove generazioni, nei nati da madri contaminate da Pfas, sono sempre più evidenti questi segni di ermafroditismo. Questo è solo uno degli attacchi agli organi riproduttivi: è durissimo ma tutto ciò non fa notizia. E se capita che il tuo bambino prende brutti voti e sanzioni punitive a scuola perché è affetto dal disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, secondo i politici e i loro giornali, resta un tuo fatto privato e non una malattia che ha invece le sue origini dalla contaminazione dei Pfas sul cervello. 

Le pubblicazioni scientifiche che documentano la gravità della situazione sono accolte con fastidio da una società permeata quotidianamente da un bombardamento mediatico delle industrie -CRIMINALI- che falsifica la realtà per minimizzare i segnali di allarme.

Raccomandiamo la visione del filmato dove scoprirete come vivono le mamme i cui figli sono stati contaminati da PFAS, cosa dicono gli scienziati dell’attacco agli organi riproduttivi, del cambiamento di sesso e della riduzione progressiva della infertilità, e ancora come si realizza l’attacco al cervello dei nascituri già in fase embrionale.

CLICCA PER VEDERE IL FILMATO DA NON PERDERE

QUESTO FILMATO DOVREBBERO VEDERLO GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI.

DOVREBBERO VERGOGNARSI A MORTE.

In Italia il più grave inquinamento da PFAS in Europa.

L’abbiamo portato alla luce alla Commissione parlamentare Ecomafie e alla Commissione speciale Onu su diritti umani e sostanze e rifiuti tossici. Sono cinque le Regioni ufficialmente coinvolte: Veneto, Lazio, Piemonte, Lombardia e Toscana. Il nostro Paese registra il più grave inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Europa. Punte dell’iceberg: Veneto (ex Miteni di Trissino) e Piemonte (Solvay di Spinetta Marengo), due i processi penali in corso.  

Un disegno di legge in discussione al Senato prevede soglie massime di sversamento nelle acque, ma per scienziati e attivisti, invece, l’unico limite accettabile è pari a zero: in acque, suolo e atmosfera. Così come prevede, infatti, il Disegno di Legge presentato in Senato dall’ex senatore Crucioli che mette al bando i Pfas in Italia, superando l’insufficiente regolamentazione europea. Vieta la produzione (dunque li chiude a Spinetta), la commercializzazione (della monopolista Solvay dunque), l’uso (alle concerie venete e toscane dunque) di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti, insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi. Perciò è ferocemente avversato da Confindustria.

In Piemonte, il primo presupposto per l’attuazione del “DDL Crucioli “è la fermata delle produzioni Solvay di Alessandria. (clicca qui Pfas. Basta! ). A nulla è valso il processo conclusosi in Cassazione nel 2019, pur se proprio da Alessandria nel 2008 partì la campagna nazionale contro i Pfas.

Nel Veneto, non solo Miteni, chiusa nel 2013, è responsabile della contaminazione delle falde acquifere ma anche il distretto della concia di Arzignano, come ammesso dalle stesse organizzazioni di categoria della concia nel documento relativo al progetto di programma per il risanamento del Fratta Gorzone.

CLICCA PER VEDERE IL FILMATO DA NON PERDERE che riceviamo da CiLLSA Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente.

Per quanto riguarda la Toscana, l’argomento è tornato alla ribalta grazie all’annuario riferito al 2021 che pubblica tutti i dati sull’ambiente con una parte dedicata ai Pfas, sottolineandone i drammatici danni alla salute. Cosa scrive Arpat sul suo sito web ufficiale su Pfas e salute: ce lo riferisce LuccainDiretta (clicca qui): il 70 per cento delle stazioni in acque superficiali e il 30 per cento delle stazioni in acque sotterranee monitorate in Toscana presenta residui di queste sostanze. In particolare “Arpat individua nel territorio toscano, quali fonti di origine dei Pfas, il comparto tessile della provincia di Prato e un distretto conciario di valenza internazionale a Santa Croce sull’Arno e San Miniato Fucecchio, in provincia di Pisa. Inoltre, Arpat ritiene come probabili fonti di pressioni anche gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e industriali e le discariche di rifiuti”.

In Lombardia avevamo sollecitato un intervento della magistratura in merito alla situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate ove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili Pfas”. Dall’ Arpa la conferma: sotto Milano scorrono Pfas, composti chimici tossici, cancerogeni e altamente persistenti. In particolare scorre un composto prodotto in esclusiva della multinazionale belga Solvay, il C6O4, che sfugge alle depurazioni e rifluisce nel parco agricolo di Milano sud. Risalendo al tessuto idrografico della città si vede come il C6O4 si diluisca nella rete fognaria, e scorrendo verso sud esca all’estremo opposto della città, probabilmente nel parco agricolo di Milano sud: area naturale protetta sede di diversi presidi Slow Food. L’Arpa riferisce alla Commissione Ecomafie che la presenza di C6O4 è stata riscontrata nei fiumi Olona e Po.

In Lazio l’Arpa ha riferito alla Commissione Ecomafie di aver registrato nel corso degli anni per le acque superficiali i superamenti Pfas degli standard di qualità ambientale-media annuale. In particolare per il fiume Astura (il corso d’acqua lambisce la discarica di Borgo Montello e presenta una deteriorata qualità ambientale), i canali Rio Martino e Moscarello (vicino a entrambi insistono attività industriali), il fiume Sacco.

Pfas. Basta!

I Pfas sono alla stessa stregua di amianto, ddt, cfc: non esiste un limite compatibile con la salute e l’ambiente, il limite non può che essere zero. Zero per i Pfas come stabilito (in ritardo!)  per amianto, ddt, cfc.

Sono le aziende produttrice e utilizzatrici di Pfas che chiedono “limiti di legge” per ritardarne il più possibile la messa al bando, come fu (in ritardo!) per amianto, ddt, cfc. Benchè ormai ci sia una sterminata letteratura scientifica internazionale che ne documenti i danni tossici e cancerogeni: calamità mondiale per ambiente e salute come per amianto, ddt. Cfc.

 In Italia, è Solvay che a Spinetta Marengo (AL) cerca di procrastinare le produzioni con i PFAS (Pfoa, C6O4, ADV). Lo fa benchè già nel febbraio 1980 il ministro Ruffolo annunciava al Comitato Stato Regioni la disponibilità di adottare per lo stabilimento Montefluos lo stesso procedimento usato per l’Acna di Cengio: “chiudere gli impianti per risanare”.

Solvay ha continuato a uccidere grazie alle complicità politiche, degli amministratori comunali provinciali regionali che giocano allo scaricabarile, che si nascondono chiedendo alla scienza la prova della relazione “causa-effetto”: il Pfas della Solvay causa delle malattie pfas. Come se la scienza non avesse già risposto: con tutti gli studi a livello mondiale, con tutte le indagini ambientali ed epidemiologiche a livello locale. Non serve altro (ben venga comunque per determinare i risarcimenti) perchè quanto acquisito è più che sufficiente al sindaco, massima autorità sanitaria locale, per adottare la procedura di Ruffolo: “chiudere gli impianti per risanare”, fermare SUBITO le produzioni per POI seguire tutti gli accertamenti possibili e immaginabili nonché gli eventuali provvedimenti definitivi.

Il sindaco può dunque deve agire, senza invocare una legge nazionale sui Pfas: questa è necessaria (in Senato è presente il disegno di legge Crucioli) per mettere al bando in Italia l’utilizzo dei Pfas, mentre per la fermata delle produzioni Pfas a Spinetta Marengo basta il sindaco. E’ quanto abbiamo chiesto all’attuale sindaco Giorgio Abonante, con lettera aperta trasmessa anche alla Magistratura. Che non si limiti alla marcia indietro dell’allora sindaco Mirabelli.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Se clicchi qui, l’articolo su La Repubblica ti offre una panoramica sui drammatici danni da Pfas nei vari utilizzi in campo industriale.

Se vuoi approfondire, vai sul Sito www.rete-ambientalista.it del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”: vi troverai 580 articoli che comprendono un arco di tempo di decenni.

Di cui i più recenti:

I politici si cibano di bufale Solvay ma i cittadini di Pfas.

Pfas: sperma sterile per tre generazioni.

Se vuoi leggere la Storia dei Pfoa, dagli anni ‘80 a Spinetta Marengo fino ai processi Solvay e Miteni, chiedimi il Dossier “Pfas. Basta!”, 350 pagine.   

Noi non paghiamo.

“Noi non paghiamo” è una campagna di disobbedienza civile nonviolenta che punta ad ottenere la riduzione dei costi delle bollette ai valori precedenti l’inflazione post-covid e la guerra. È una campagna che nasce in Inghilterra, si è diffusa in Francia e ora anche in Italia grazie ad una rete di organizzazioni e forze sociali presenti sui territori, che punta ad 1 milione di adesioni entro il 30 Novembre, data in cui se il governo non avrà messo in atto garanzie per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, inizierà l’autoriduzione o il non pagamento delle bollette

Apartheid o antisemitismo?

La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per le  violazioni dei diritti dei palestinesi ha dichiarato che indagherà sulle accuse di apartheid contro Israele. Israele risponde  che i membri della commissione “detestano” lo Stato ebraico e praticano l’antisemitismo, e  ha rifiutato di collaborare con la commissione, non le ha concesso l’ingresso in Israele o nelle aree sotto controllo palestinese in Cisgiordania e Gaza. Clicca qui.

Rinnovabili e non trivelle.

Sono le trivelle il leitmotiv delle  prime decisioni del governo Meloni, la quale peraltro al referendum del 2016 si schierò contro le perforazioni, assieme a oltre l’85% dei votanti. Se, con una bacchetta magica, estraessimo tutte le riserve di gas, sia quelle certe che quelle “probabili”, avremmo poco più di un anno di autonomia. Gli 80 gigawatt di rinnovabili, in termini energetici, valgono ben di più di questa quantità di gas teorica, darebbero molta più occupazione e ci aiuterebbero a costruire il nostro futuro energetico.  La linea anti-rinnovabili, invece, è sempre stata legata agli interessi dell’Eni che le vede come un pericolo per il proprio mercato (del gas). La politica energetica italiana ha seguito da sempre gli interessi dell’Eni.

Emigrati e immigrati. Extracomunitari di serie A e di serie C.

Il rapporto di Caritas e Migrantes dice che da noi l’8,8% dei cittadini regolarmente residenti ha cittadinanza straniera, pari a 5,2 milioni di immigrati. Di contro, gli italiani che risiedono all’estero sono 5,8 milioni di emigrati, cioè il 9,8% della popolazione.

L’Italia, secondo le stime dell’UNHCR, è in quarta posizione assoluta con oltre 170 mila extracomunitari  provenienti dall’Ucraina.

Secondo i dati del Viminale, nel 2022 sono giunti in Italia via mare 88.670 extracomunitari  Quanti di questi sono arrivati grazie al (contestato dal governo) aiuto delle ong? 9.486, il 10,7% degli arrivi. Tutti gli altri sono giunti o da soli autonomamente, oppure sono stati soccorsi da Guardia di finanza, Guardia costiera, pescherecci o mercantili.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dall’inizio di quest’anno sono 1.762 extracomunitari scomparsi nel Mediterraneo, di cui 1.295 nel Mediterraneo centrale, la rotta migratoria più pericolosa del mondo, proprio quella che porta in Italia. Fossero arrivati anche loro in aereo sarebbero 1.762 vite salvate.

Gli oriundi italiani ammontano nel mondo a un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni.