Clima. Trump volta le spalle al Pianeta.

Usa fuori dal trattato ONU sul clima.  Trump annuncia di ritirarsi dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC),firmata nel 1992 a Rio, insieme ad altre 66 organizzazioni, agenzie e commissioni, definendole “contrarie agli interessi degli Stati Uniti”.
 
Un colpo ferale che arriva dopo l’uscita dagli Accordi di Parigi e la pesante assenza di una delegazione statunitense ai colloqui climatici dell’ultima COP30 (e dopo aver regolarmente deriso la scienza climatica definendola una “truffa” e una “bufala”), nell’esatto momento in cui i Paesi si trovano ad affrontare crisi economiche, ambientali e climatiche interconnesse e senza precedenti.
 

Muore un altro operaio nello stabilimento pericoloso per i lavoratori e per i cittadini.

Anche questa morte  all’Ilva di Taranto si consuma nella tragedia di un territorio condannato dal “razzismo ambientale” che ha trasformato tante zone d’Italia come Taranto, in luoghi sacrificati sull’altare di un modello di sviluppo che ha esercitato violenza verso le persone e l’ambiente, luoghi dove la salute e la vita di fronte alla prova dei fatti hanno un valore e una tutela minore che in altre parti d’Italia, in spregio al dettato costituzionale.
 
Le evidenze storiche, scientifiche e sociali, e i riusciti esempi di riconversione in contesti sociali e nazionali più civili di quello Italiano, dimostrano che non è una scelta obbligata condannare i cittadini e i lavoratori di Taranto ad un modello di sviluppo economico, industriale e sociale politicamente fallimentare ed economicamente fallito, tenuto in vita soltanto dall’irresponsabilità e dall’inadeguatezza della classe politica di ogni colore, e dall’accanimento terapeutico su una azienda già morta, tenuta forzatamente in un coma perenne con aiuti di stato contrari alla normativa europea, che negano il principio del libero mercato e sottraggono imponenti risorse ad altre forme di sviluppo economico e ambientale che andrebbero invece tutelate più della obsoleta economia dell’acciaio e del carbone.
 

La tragica storia economica, sociale e politica italiana.

Di Salvatore Palidda, la ricostruzione di una vasta sequenza di crimini ecologici dimostra come la storia italiana, a partire dal 1945, sia stata sistematicamente segnata da tali fenomeni. Questi crimini si sono spesso intrecciati con le stragi di Stato e l’azione di servizi segreti deviati. La sconvolgente ripetizione di queste condotte ha causato migliaia di morti e danni materiali e sanitari di proporzioni gigantesche. Le conseguenze persistono oggi sotto forma di gravi contaminazioni tossiche (causa di malattie mortali) e di dissesto idrogeologico, frane e catastrofi ripetute. Tale reiterazione criminosa è presentata come il risultato della negligenza e dell’azione di governi che hanno invalidato la Carta costituzionale e sabotato attivamente i programmi di bonifica e prevenzione, configurando un vero e proprio crimine contro l’umanità.
Leggi anche “Ambiente Delitto Perfetto” in tre volumi, di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia. 

Violenza sulle donne con disabilità.

L’ISTAT ha pubblicato i primi dati del 2025 della sua terza indagine sulla violenza contro le donne. Rispetto alla disabilità, pur notando un accenno di interesse per la questione, bisogna purtroppo constatare che le informazioni fornite non costituiscono una base adeguata a predisporre un piano di risposte calibrate sulle specifiche caratteristiche ed esigenze delle donne con disabilità. La modalità di raccolta dei dati, anzi, appare discriminatoria, soprattutto perché non supera affatto il modello medico di disabilità. Continua cliccando qui.

Animazione sociale.

Il nr. 383/2025  di “animazione sociale” è in spedizione. In attesa di riceverlo, se sei abbonata/o puoi leggerlo online nella tua area personale. Qui, per tutti, editoriale e sommario >>  Nel numero approfondimenti su: 🔶 Droghe Perché parlano del disagio del nostro tempo 🔶 Futuro Se è l’unico posto in cui possiamo andare, determiniamolo! 🔶 Come raccontare il cambiamento climatico Non deve passare il concetto di ineluttabilità 🔶 Adolescenti e adulti nella stessa tempesta Educare quando nessuno ha le risposte 🔶 Riduzione del danno Sulle droghe è tempo di welfare anti-oppressivo 🔶 Tecniche di collaborazione/3 Passeggiata di quartiere e Empathy Walk 🔶 PCTO Alla mensa popolare gli studenti imparano la città 🔶 Sfide È l’ora di fare pace con la natura 🔶 I consumi giovanili di sostanze psicoattive Come trasformare le risposte educative, terapeutiche, sociali 🎨

Trump detta anche la dieta alimentare degli americani.

Si sa che le Linee guida alimentari USA (Dietary Guidelines) sono da sempre un compromesso tra interessi della potente industria alimentare e le migliori evidenze scientifiche raccolte in anni di lavoro da parte degli scienziati. Nel 1991, dopo ben 10 anni di studi da parte degli scienziati, fu presentata la prima immagine della piramide alimentare

la cui pubblicazione però fu bloccata su pressione dell’industria alimentare perché era troppo chiara nell’indicare di ridurre il consumo di carne, latte e derivati. Dopo quasi un anno di stop, grazie all’intervento della stampa (Washington Post) che aveva ridicolizzato l’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura), l’amministrazione di allora si vide costretta a pubblicare la nuova piramide.

Ebbene, nelle linee guida del 2026 l’amministrazione Trump in maniera sfacciata, come nel suo stile, ha deciso di favorire il business dei produttori agricoli. USDA e HHS, infatti, hanno creato una nuova piramide alimentare rovesciata

rispetto a quella del 1991 per enfatizzare le proteine soprattutto di origine animale, privilegiando il consumo di carne e latticini, e favorendo i “grassi salutari” in primis di origine animale (!?).

Queste ultime linee guida sono l’emblema della decadenza degli Stati Uniti, un Paese che sta distruggendo istituzioni che un tempo erano un baluardo della sanità pubblica con istituzioni come CDC, FDA, e NIH. Un Paese che è il primo al mondo in spesa militare, ma dove non esiste una sanità pubblica universale come quella che abbiamo in Italia, dove il capitale e l’interesse di pochi prevale sulla salute della popolazione generale.  La nuova piramide alimentare USA deve essere inquadrata all’interno del contesto politico e antiscientifico che sta attraversando l’America sotto l’amministrazione Trump.

Clicca qui Il Fatto Alimentare.

Il bolivarismo cristiano dei gesuiti e l’avvertimento di Francesco a Maduro sulle dittature.

Poco più di duecentoventi anni fa, il 15 agosto del 1805, El Libertador Simón Bolívar (1783-1830) fece questo solenne giuramento sul Monte Sacro a Roma, laddove nel 494 avanti Cristo ci fu una rivolta della plebe: “Giuro davanti a voi, giuro sul Dio dei miei padri, giuro su loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace alla mia anima, fino a che non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo!”. Bolívar fu poi presidente del Venezuela, della Gran Colombia (Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador), infine di Bolivia e Perù.
 
Il “sogno bolivariano” – nel segno della giustizia sociale e della teologia del popolo, corrente autonoma della Teologia della liberazione – fu al centro del viaggio apostolico dell’argentino Bergoglio in Ecuador, Bolivia e Perù nel luglio del 2015. Francesco cominciò così la sua omelia durante la messa celebrata il 7 luglio nel Parco del Bicentenario a Quito, la capitale dell’Ecuador: “Immagino quel sussurro di Gesù nell’ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. Il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell’America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati”. Tuttavia, nel 2024, di ritorno da un altro viaggio apostolico, in Asia e Oceania, Francesco invitò Maduro al dialogo dopo l’ultima torsione autoritaria avvenuta con le Presidenziali di quell’anno. E profetizzò: “Le dittature non servono e finiscono male”.
 
Oggi sul Monte Sacro c’è un memoriale che ricorda quel giuramento del 1805, con un busto del Libertador commissionato due decenni fa dagli allora presidenti di Italia e Venezuela, Carlo Azeglio Ciampi e Hugo Chávez. Nel 2013 il memoriale fu visitato da Nicolás Maduro e l’ultima delegazione venezuelana è arrivata nell’aprile scorso. Ne faceva parte anche il padre gesuita Numa Molina, che con Maduro ha festeggiato il Natale scorso e che il 6 gennaio, tre giorni dopo il blitz dell’invasore trumpiano, ha postato su Facebook un video intitolato “Tornerà un’alba piena di speranza”. Clicca qui

Amnesty International e Human Rights Watch denunciano per l’Iran.

La morsa della guerra economica occidentale (USA) ha accentuato la crisi economica e sociale dell’Iran (clicca qui) e dal 28 dicembre 2025 le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate nel paese, ricorrendo all’uso illegale della forza, alle armi da fuoco e ad arresti di massa.
 

Amnesty International e Human Rights Watch (clicca qui) hanno denunciato che varie forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando in gran parte in modo pacifico.

Gli stati membri delle Nazioni Unite e gli organismi regionali come l’Unione europea dovrebbero emettere condanne pubbliche e inequivocabili e intraprendere azioni diplomatiche urgenti per premere sulle autorità iraniane affinché cessino il bagno di sangue.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto agli organi giudiziari degli altri stati di avviare indagini basate sul principio della giurisdizione universale per emettere mandati di cattura nei confronti dei sospetti responsabili di tali crimini.
 
Sono assolutamente inammissibili e pericolosissimi interventi militari unilaterali (USA, Israele) con il pretesto di aiutare le popolazioni.

Fuori la Nato dall’Italia. Ma anche: fuori l’Italia dalla Nato?

“Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato”: con questo slogan si è sempre espresso il Movimento pacifista italiano: articolo 11 della Costituzione. Le basi americane in Italia non servono a proteggere l’Italia da nemici che non ha, in particolare dalla Russia: con 6mila testate nucleari ci farebbe scomparire in un attimo. Bensì servono a proiettare la potenza americana nel Mediterraneo, e non solo. Ci accolliamo i costi -in morti e milioni di euro- per guerre che non sono le nostre. Dunque, non ha ragioni la Meloni ad aumentare le spese militari per una Italia che è fin troppo armata per i propri bisogni, anzi ha doveri (sanità, scuola ecc.) per risparmiare risorse anche chiudendo le basi americane in Italia, assicurandoci altresì lo spegnimento della principale fonte di corruzione del vertice della Repubblica e del sistema politico sottostante.
 
Alessandro Orsini, esperto militare e noto polemista pacifista, nel suo ragionamento che prende lo spunto dalle mire di Trump a Venezuela, Groenlandia ecc., mentre riafferma il principio costituzionale della neutralità dell’Italia (sull’esempio di europeo di  SvizzeraAustriaIrlanda,  eccetera) con la richiesta della chiusura delle basi Nato in Italia, però si contraddice (contraddizione apparente: sostiene)  proponendo che l’Italia resti nella Nato… “per evitare molti lutti, tra cui l’eliminazione fisica del nostro presidente del Consiglio”. Clicca qui

Servitù Nato. Cacciabombardieri nucleari a Trapani.

Lo scalo di Trapani Birgi è già stato elevato ad avamposto per le operazioni di intelligence e guerra elettronica della NATO, con il trasferimento dei grandi aerei radar E-3A AWACS. I velivoli concorrono quotidianamente alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.

Ora il governo consegnerà a Leonardo e Lockheed Martin 112,6 milioni di euro della terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia).

L’obiettivo è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo PilotTraining Center al di fuori dei confini statunitensi per i caccia di quinta generazione F-35 (a doppia capacità di armamento, convenzionale e nucleare).

Clicca qui.  

Dagli annunci ai fatti: le class actions Solvay e Miteni.

Il 2026 è l’anno maturo per la partenza delle azioni collettive, le class actions. Per la Solvay di Spinetta Marengo: una inibitoria per fermare le produzioni inquinanti, l’altra risarcitoria per la popolazione. Per la Miteni di Trissino, con il meglio di avvocati, comitati e associazioni: è già in corso la raccolta popolare delle adesioni per chiedere il risarcimento dei danni alla salute e alle proprietà immobiliari. Clicca qui https://www.youtube.com/watch?v=ziTpfOL_ZUU il video della Rete Veneta.
 
I risarcimenti in Piemonte potranno essere ben più consistenti perché Solvay Syensqo è attiva e sta facendo profitti miliardari. Gli infami patteggiamenti introdotti nel processo penale non le servirebbero a niente.
Si sta verificando la possibilità, regione per regione, di avviare class actions anche nei confronti delle Istituzioni locali. Perché no del governo?
 
Per quanto riguarda Alessandria, appesantisce la concomitanza con un procedimento penale disastrato che farebbe delle class actions l’ultima spiaggia per la popolazione. Dunque, sulla Rete Ambientalista https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/il-movimento-di-lotta-per-la-salute-maccacaro-fa-il-punto-sul-disastro-ecosanitario-della-solvay-di-spinetta-marengo/ , il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” fa il punto sulla complessità del disastro ambientale e sanitario:
 
1)            Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea. https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/1-cesare-parodi-e-quer-pasticciaccio-brutto-de-via-crimea/
2)            Salvi lupo, capra e cavoli sul barcone di comune, regione e governo? https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/2-salvi-lupo-capra-e-cavoli-sul-barcone-di-comune-regione-e-governo/
3)            Cosa c’entrano “separazione delle carriere” e “riforma del CSM” con l’efficienza della Giustizia? Niente. https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/3-cosa-centrano-separazione-delle-carriere-e-riforma-del-csm-con-lefficienza-della-giustizia-niente/
4)            Non sono queste condotte dolose? https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/4-non-sono-queste-condotte-dolose/
5)            Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria? https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/5-otto-indagini-epidemiologiche-non-bastano-per-risarcire-le-vittime-del-disastro-sanitario-di-alessandria/
6)            Centinaia di monitoraggi non bastano per chiudere gli inquinamenti? https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/6-centinaia-di-monitoraggi-non-bastano-per-chiudere-gli-inquinamenti/
7)            Pesi e misure nel delitto perfetto: Luigi Guarracino. https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/28/7-pesi-e-misure-nel-delitto-perfetto-luigi-guarracino/

Perché così numerosi gli interventi militari Usa.

Le prime parole di inglese che imparano i bambini nel mondo sono “Yankee go home”.
Titola indignata “La Stampa”: Se l’America si comporta da Stato canaglia e sbandiera i princìpi per nascondere gli affari. Ma la pantomima non è ripetibile all’infinito, vale fino a quando ci sono avversari deboli”. https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/04/news/se_l_america_si_comporta_da_stato_canaglia-15454881/?ref=LSHA-BH-P1-S4-T1.
 
Eppure, non c’è nessuna novità: prima di Venezuela e Nigeria e di Trump, gli interventi militari USA, diretti e indiretti, coprono oltre 500 episodi dal 1776, ma con un’accelerazione post-Guerra Fredda, includendo invasioni, bombardamenti, supporto a gruppi armati (guerre per procura, Ucraina) e missioni di peacekeeping, variando da grandi conflitti (Vietnam, Iraq) a operazioni clandestine, dimostrando una tendenza all’aumento degli interventi: 251 negli ultimi decenni. Clicca qui dove trovare gli elenchi su Wikipedia. Gli interessi strategici ed economici.
 
Commenta preoccupato “Il Fatto”: “Venezuela, Donald Trump non si fermerà: è un pericolo per tutti. Iran, Cisgiordania, Groenlandia… Che cosa fanno gli europei, la Ue e il cosiddetto mondo occidentale? che hanno strillato come galline sgozzate per l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina?”  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/05/donald-non-si-fermera-un-pericolo-per-tutti-il-commento/8245454/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=commenti&utm_term=2026-01-05.
 
Argomenta Giorgia Meloni (e non solo): “In Venezuela un intervento difensivo e legittimo”. Anzi, può aggiungere da autoproclamata madre cristiana: “God bless America!”, Dio benedica Trump, checché ne dicano Francesco e Leone.  C’è di che gioire con la nobel per la pace Maria Corina Machado che aspettano a braccia aperte in Venezuela.  
E altri bambini impareranno l’inglese.

Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International…

In seguito all’aggressione militare perpetrata dal Governo e dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela nella notte del 3 gennaio 2026, Pax Christi International ha immediatamente rilasciato una dichiarazione in cui condanna fermamente l’operazione.

Tali dimostrazioni di forza, si legge nella dichiarazione, sono in palese contrasto con il diritto internazionale e rischiano di legittimare azioni simili da parte degli Stati più potenti.

Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International chiede la cessazione immediata delle azioni militari in Venezuela, continuando a schierarsi fermamente dalla parte di una pace giusta e disarmata.

https://paxchristi.net/pax-christi-international-condemns-the-military-aggression-of-the-united-states-against-venezuela/#

Il lutto di 1500 famiglie ogni anno.

Carissimi, vi auguro un felice anno nuovo e vi ringrazio di cuore per avermi sostenuto — e anche sopportato — durante tutto il 2025. So che le mie mail in maggioranza raccontano tragedie sul lavoro, ma sono anche state molto utili per far comprendere agli italiani le dimensioni disumane di questo fenomeno atroce che porta il lutto a 1500 famiglie ogni anno, se i morti sul lavoro si contano tutti. 
Si è appena concluso il 18° anno di monitoraggio dei morti sul lavoro dell’Osservatorio. Tra pochi giorni completerò le statistiche definitive relative all’intero 2025.
Se lo desiderate, potete darmi una mano a realizzare il docufilm “Non vi farò dimenticare”, un progetto nato per ricordare oltre 20.000 lavoratori morti sul lavoro, registrati uno per uno dall’Osservatorio. Il film sarà affiancato dalla Piramide, che raccoglie le fotografie di centinaia e centinaia di lavoratori morti recentemente, in continuità con il “Muro delle farfalle bianche”, dove sono già presenti 300 volti.
Un’opera di memoria, un documento storico e soprattutto un omaggio dovuto a chi ha perso la vita lavorando. Grazie a chi vorrà esserci.  Che sarà ricordato nel docufilm per il suo aiuto
Carlo Soricelli 

Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro fa il punto sul disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo.

Con il seguente ampio servizio di fine 2025.  Con una sottolineatura. Chi scrive, da atavico tempo non è mai stato estimatore nella nebbia alessandrina  -salvo il periodo della procura di Michele Di Lecce- della sezione penale del tribunale che ha sede ad Alessandria in corso Crimea, neppure con parziale giustificazione della grave carenza di organico: per il 2026, fortunatamente è previsto l’arrivo di giudici di prima nomina, tutti al femminile.

Dimostrano questo critico giudizio, d’altronde, ben tre volumi, work in progress, di “Ambiente delitto perfetto”, di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia. Ancora una precisazione è d’obbligo: le critiche del libro al sistema penale italiano, riferenti agli impuniti delitti contro l’ambiente, non hanno la benchè minima attinenza con le inaccettabili -nel metodo e nel merito- motivazioni della cosiddetta “riforma della giustizia” del governo, che ha come unico e vero obbiettivo di indebolire la magistratura.  Perciò è chiaro l’invito a votare NO al referendum.

1) Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea.

Chissà se Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria, avrà tempo e modo, impegnato nel referendum quale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, di rivedere fino in fondo i capi di imputazione del processo contro Solvay (Syensqo) che proprio a marzo 2026 dovrebbe riprendere… ovvero potrebbe non riprendere affatto. Fuori dai denti: senza una rivoluzione, il processo è già finito.
La nuova procura, infatti, ha ricevuto in eredità dalla precedente quello che noi riteniamo un pesante errore giudiziario, cioè un processo con incriminazione a carico della multinazionale belga dei reati di colpa piuttosto che di dolo. Colpa si avrebbe se gli eventi delittuosi fossero avvenuti per negligenza, imprudenza, imperizia (es. come per incidente per eccesso di velocità); mentre il dolo implica consapevolezza, intenzione e coscienza di causare gli eventi dannosi (es. come nel caso di Spinetta Marengo, di immane disastro sanitario e ambientale).  Va da sé che il dolo è punito più severamente rispetto alla colpa: un abisso che va dalle blande contravvenzioni pecuniarie della colpa fino alle estese reclusioni in carcere per dolo. A tacere il risarcimento delle Vittime e dei danni economici, ambientali o sociali della collettività locale e nazionale.
Per Parodi, significa anche entrare nel merito di una già lenta vicenda processuale che sovrappiù è stata davanti al GUP paralizzata per un anno onde agevolare il Patteggiamento di Solvay con le parti civili, patteggiamento che scaverebbe nella fossa definitivamente il debilitato procedimento penale. Entrare nel merito presume non ammettere che reati di dolo di quella portata possano impaludarsi nel mercimonium di valori che non dovrebbero essere commerciaticome la salute, la giustizia, la coscienza, la dignità.
Va da sé che, a riformulare i capi di imputazione e a bloccare la procedura di patteggiamento -peraltro, lo sconcertante GUP è stato trasferito- Cesare Parodi darebbe per scontato il plauso di Comitati e Associazioni, a maggior ragione sollecitato da quella sana porzione di avvocati di parte civile che perseguono la giustizia piuttosto che interessi di bottega (di certo, non può fare affidamento, anzi !, sui politici).
Per tutti, ma soprattutto per il procuratore capo, resta infine la bomba ad orologeria dei meticolosi esposti ricevuti da Luca Santa Maria, per 25 anni avvocato di punta di Solvay e dunque depositario di tutti i segreti aziendali. Negli esposti il famoso legale accusa puntigliosamente i vertici Solvay Syensqo di massime responsabilità penali -mai emerse da alcun processo- nell’inquinamento da PFAS in Italia, da Spinetta Marengo alla Miteni di Trissino: “Due epicentri, un solo disastro, una sola regia criminale. Una catastrofe ambientale e sanitaria pianificata.”, cioè di potenziali gravissime responsabilità tali da obbligare eventualmente a riformulare in dolo i processi di Alessandria e Vicenza (Venezia, in appello).
Insomma, i tempi per rimettere in moto la Procura sono strettissimi, l’approfondimento tecnico giuridico è di alto livello e complicato. Concludendo, purtroppo, come abbiamo iniziato: Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria con la nuova sostituta, avrà voglia di rivoluzionare l’iter processuale? Alzerà le mani della resa se anche il nuovo Gup spingerà per la soluzione del “patteggiamento”, oppure si opporrà al Gup?  Si opporrà se Solvay chiederà il procedimento di “rito abbreviato” che le consentirebbe di uscire parimenti indenne dal processo: cioè di essere giudicata rapidamente e sommariamente sulla base dei deboli atti raccolti dal PM precedente, evitando il dibattimento e ogni contradditorio, senza nuove prove, nessun accenno di reati di dolo, senza rischio di eventuali appelli, guadagnando anche, se non proprio l’assoluzione, una riduzione di pena di un terzo (più un ulteriore 1/6: riforma Cartabia), e, perché no, allentando la pressione mediatica?
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

2) Salvi lupo, capra e cavoli sul barcone di comune, regione e governo.

Quale antico e massimo biografo, mi ero concesso di predire il 2026 come anno di svolta per il centenario polo chimico di Spinetta Marengo passato dal disastro sanitario e ambientale della Montedison al drammatico epilogo della Solvay. Piuttosto che “predire” sarebbe più esatto: “annunciare” “prevedere”, per effetto della precisa analisi storica: https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/04/il-2026-e-alle-porte-snodo-cruciale-per-i-pfas-della-solvay/.
 
Ecco che, allo scadere del 2025, una notizia che fa titoli sui giornali: l’emendamento al Piano sociosanitario 2025-2030 approvato dal Consiglio regionale del Piemonte, all’unanimità… Una cosa grossa, sembrerebbe, considerando che l’emendamento è stato presentato dall’opposizione (Pasquale Coluccio, Movimento 5 Stelle) e condiviso dall’assessore alla sanità Federico Riboldi. Soprattutto considerando che affronta la questione sanitaria e ambientale dei Pfas: una calamità piemontese a partire dall’epicentro alessandrino della Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia.
 
Sarà una cosa grossa: si sorprendono soprattutto Comitati e Associazioni che hanno sempre accusato l’inerzia della Regione come complicità con la multinazionale belga. Sarà una cosa grossa, da come la vende il Coluccio: “Finalmente per la prima volta si introduce nel documento di programmazione regionale la necessità di specifici interventi di prevenzione nei territori: attività di studio, monitoraggio ambientale e degli alimenti, oltre a biomonitoraggi sulla popolazione esposta nelle aree contaminate”. Da come si vanta: “I Cinquestelle da anni lavorano per mantenere alta l’attenzione sui Pfas. Un impegno portato avanti con atti istituzionali, iniziative pubbliche e proposte concrete”.
 
Ma è già da queste enfasi che noi, che andreottinamente pensiamo male per azzeccare il sotterfugio, abbiamo sentito puzza di bruciato, anzi di peggio. Perché tutto questo gran daffare dei 5stelle noi mai l’abbiamo minimamente intravisto: dal livello locale al governo malgrado le promesse dei ministri grillini all’ambiente (Costa, Cingolani), e dal governo al parlamento dove il disegno di legge del grillino Crucioli per la messa al bando dei Pfas è stato affossato dai pentastellati per primi. Anzi, abbiamo visto che i Cinquestelle non hanno mollato la giunta quando il sindaco di Alessandria, invece di emanare l’ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti di Spinetta, ha addirittura patteggiato con Solvay sgattaiolando come parte civile dal processo.
 
A parte l’odore dei Cinquestelle che saranno tumulati definitivamente alle prossime elezioni comunali assieme al sindaco PD, la puzza si è fatta intensa quando, sotto la pietra sepolcrale del bluff propagandistico dell’emendamento al Piano sociosanitario, abbiamo esumato la carcassa: è in corso la trattativa con Solvay per patteggiare la fuoriuscita della Regione Piemonte quale parte civile dal processo.  A perdere la faccia, il pacchettino di euro di Solvay sarà mascherato addirittura a sostegno dell’emendamento … rivolto a scoperchiare i delitti di Solvay. Solvay dà i soldi contro sè stessa. Maddai.
 
Dopo questa scialuppa della Regione, il percorso dei patteggiamenti per salvare lupo Syensqo con capra e cavoli (fabbrica aperta, minime pene processuali e massimi profitti miliardari), avviato dal misero salvagente  del Comune di Alessandria, si concluderà a galleggiare sul  barcone del Ministero dell’Ambiente: senza messa al bando nazionale dei Pfas, senza vera bonifica del territorio alessandrino, sulla pelle delle popolazioni non solo piemontesi e venete, senza veri risarcimenti alle Vittime del passato, sulla pelle delle Vittime del presente e del futuro.
 
Dunque, questi sono i fatti che, quale antico e massimo biografo mi ero concesso di “predire” per il 2026 come anno di svolta. Però comprendevano anche le class actions. Aspettiamo prima di congratularci con la miliardaria presidentessa Ilham Kadri.

3) Cosa c’entrano “separazione delle carriere” e “riforma del CSM” con l’efficienza della Giustizia? Niente.

Cosa hanno in comune i due processi per Miteni di Trissino e per Solvay di Spinetta Marengo? In parte l’avvelenamento: quello di Vicenza riguarda esclusivamente i Pfas, quello di Alessandria anche altri venti veleni tossici e cancerogeni, tipo cromo esavalente. Mentre soprattutto la differenza è data dal fatto che sono stati condotti da due tribunali diversi, e lo si vede: quello veneto ha concluso in tempi ragionevoli con una sentenza (di condanna), mentre quello piemontese non ha neppure avviato il dibattimento, ovvero nell’udienza preliminare sta praticamente assolvendo Solvay tramite patteggiamento. D’altronde la procura di Alessandria era stata clemente, quasi una tiratina d’orecchie, verso i due direttori accusati di un reato minore -di colpa– malgrado la condanna della Cassazione nel primo processo, cioè malgrado la reiterazione dei delitti, anzi il loro aggravamento.
 
Invece, la Procura di Vicenza (Paolo Fietta e Hans Roderich Blattner) aveva formulato capi di imputazione per reati di dolo: avvelenamento doloso delle acque, disastro doloso innominato, inquinamento ambientale, illecito amministrativo e bancarotta per falso in bilancio. Così la Corte di Assise vicentina (presidente Antonella Crea) ha sposato interamente le accuse della propria procura rivolte non tanto a direttori piccoli capri espiatori bensì alle responsabilità apicali dell’azienda, e ha condannato 11 fra manager e vertici della Miteni fallita di Trissino, e delle multinazionali Icig e Mitsubishi, a complessivi 141 anni di reclusione, disponendo anche risarcimenti da decine di milioni di euro.
 
Il punto centrale della pesantezza delle condanne (fino a 17 anni per l’italiano Luigi Guarracino, e per i tedeschi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer e Achim Georg Riemann, e per l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, e 16 anni per l’olandese Alexander Nicolaas Smit), è che Miteni sapeva di avvelenare, l’inquinamento è stata una scelta precisa. Conoscevano certezze scientifiche anche assolute, avevano un quadro informativo dettagliato sulla contaminazione del sito e sugli effetti sulla salute delle migliaia lavoratori e delle centinaia di migliaia di cittadini. Non solo accettarono il rischio di inquinare, ma ne avevano la consapevolezza, risparmiarono sui costi di sicurezza, anzi occultarono sistematicamente le prove, e se ne assunsero le conseguenze allo scopo di guadagnare senza curarsi delle conseguenze ambientali e per la salute pubblica.
Insomma, il profitto è il movente che rafforza la gravità dei comportamenti contestati. Indubbiamente i reati per Miteni sono di dolo. Indubbiamente, sarebbero gli stessi reati contestabili per Solvay: gli stessi dettagliatamente dimostrati negli 11 esposti all’ex procuratore capo di Alessandria, Enrico Cieri, dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
 
Infine, giustamente esaltata la sentenza di Vicenza sul versante delle responsabilità dolose (sulla quale pur pende la spada di damocle dei ricorsi in appello a Venezia), però non si può non stigmatizzare la ingiustizia per quanto riguarda l’esiguità degli indennizzi all’ambiente violato: 56 milioni di euro alla regione Veneto, 6,5 milioni, ai comuni della zona rossa tra Vicenza, Padova e Verona, e, somma ingiustizia, dei risarcimenti alle Vittime: la miseria delle 15-20 mila euro, peraltro ad una minoranza della popolazione. Né si dimentichi che l’Inail ritarda a riconoscere la malattia professionale ai lavoratori ex Miteni.

4) Non sono queste condotte dolose?

Uno degli esposti denunciati dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria https://www.rete-ambientalista.it/?s=Accuso+Solvay+in+tribunale+per+il+mio+cancro.+Ma+anche+per+gli+operai.  
ha riguardato i risultati delle ricerche scientifiche (Centre Hospitalier Universitaire de Liège Service de toxicologie Professeure Dr Corinne Charlier), che permettevano già anni fa di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosiddetti “vecchi” che dai “nuovi PFAS: PFOA – C6O4, – ADV, tutti tossici e cancerogeni.
Si consideri che anche  questa testimonianza è impedita dal GUP che ha escluso Lino Balza quale parte civile al Processo in corso.

5) Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria?

I focolai dei decessi
L’indagine epidemiologa dell’Università di Liegi, alla quale abbiamo collaborato, è stata la prima mirata sulle analisi del sangue per i Pfas della popolazione alessandrina, come chiedevo invano dal 2009 anche con esposti in magistratura. Pur senza questa decisiva importante evidenza, nei decenni precedenti non erano certo mancate indagini epidemiologiche. Ne avevamo infatti molte altre su cui cercammo anche di attivare la preoccupazione sanitaria istituzionale: https://www.rete-ambientalista.it/2022/09/03/otto-indagini-epidemiologiche-non-bastano-per-risarcire-le-vittime-del-disastro-sanitario-di-alessandria/

6) Centinaia di monitoraggi non bastano per chiudere gli inquinamenti?

Raramente i giornalisti hanno coraggio e libertà, raramente i giornali (soprattutto locali) se la sentono di fornire fino in fondo, come facciamo noi, le informazioni sullo stato dell’inquinamento della Solvay di Spinetta Marengo. L’ultima rarità (19 dicembre) titola: “L’inquinamento invisibile: cloroformio nelle cantine. I dati Arpa”.
 
Per la precisione: dalle cantine non sale solo cloroformio ma anche tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc.  Fa poca differenza: sono tutti cancerogeni. Ben quattro anni fa (agosto 2022), il sindaco di Alessandria firmò una ordinanza che scandalizzò ambientalisti e cittadini: piuttosto che ordinare a Solvay di fermare gli impianti inquinanti: Giorgio Abonante “raccomandò” (sic) agli abitanti di Spinetta di aerare gli ambienti e con ventilatori se privi di finestre, non riscaldarli, chiudere e impermeabilizzare le fessure e i tombini sui pavimenti ma senza  tinteggiare le pareti, con divieto (sic) di soggiornarvi a lungo, non consumarvi cibi o bevande, non fumare beninteso.
 
Questo, di Abonante, è il primo e unico atto ufficiale riferito a questi fatti (oltre alla querela a Lino Balza per diffamazione aggravata a mezzo stampa). Infatti, dopo quattro anni, non è cambiata la condizione delle abitazioni spinettesi (detta “vapor intrusion”), tant’è che l’ordinanza è sempre in vigore, ma non si è aggiunta l’ordinanza di fermata degli impianti. Sebbene l’Arpa abbia avuto il coraggio di proseguire con campagne i monitoraggi della qualità dell’aria indor: le ultime quattro nel 2025. Collegate, ovviamente all’avvelenamento dei tre livelli della falda dentro e soprattutto fuori lo stabilimento, con la conferma dell’incremento delle classi di parametri: contaminanti inorganici, contaminanti organici storici e Pfas.

7) Pesi e misure nel delitto perfetto: Luigi Guarracino.

Per significare la difformità di questi due processi, è emblematica la figura di Luigi Guarracino. Oggi condannato a Vicenza al massimo della pena: 17 anni, mentre ieri nel primo processo Solvay fu imputato dai PM per gli stessi reati dolosi ma dai giudici fu “assolto” ad Alessandria. (E c’è chi blatera di subordinazione dei giudici ai pubblici ministeri!!).
 
A riguardo, si legga la testimonianza di Lino Balza resa al primo processo, con lo stralcio della “Memoria di replica in corte di assise” (tratto dal secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia), nella quale -a compendio della sua deposizione documentale resa il 5 maggio 2014- si associava alle richieste di dolo formulate dai pm Riccardo Ghio e Marina Nuccio: clicca qui.
 
Guarracino, allora come ora difeso dall’avvocato Leonardo Cammarata, fu condannato per colpa (praticamente assolto) ad “1 anno e 8 mesi di reclusione,” ovviamente con i “doppi benefici di legge” (con i quali continuare a ben operare alla Miteni di Trissino).
 
Non sfugga, nella lettura della “Memoria”, la figura di Stefano Bigini: attualmente imputato, per colpa, nel secondo processo Solvay ad Alessandria, col quale rischia ancora meno per effetto eventuale di patteggiamento e/o rito abbreviato. 

Gli industriali negano perfino che il Tfa sia un Pfas.

Il Tfa, acido trifluoroacetico, è il più diffuso tra i Pfas inquinanti eterni, sul pianeta. Si trova ovunque lo si cerchi: nelle acque in bottiglia e in quella di rubinetto, nel vino, nei cereali, nell’aria e nel sangue umano, in tutto il mondo. La più piccola molecola della famiglia dei Pfas è nota da tempo, ma solo di recente si cominciano a studiare gli effetti per la salute umana. Stefano Polesello e Sara Valsecchi, i ricercatori del Cnr che nel 2011 hanno scoperto l’inquinamento da Pfas in Veneto, spiegano perché il Tfa riesce a raggiungere anche le sorgenti di montagna.
 
Il motivo principale per cui il Tfa si trova dappertutto nell’ambiente è che deriva dalla degradazione in atmosfera degli idrofluorocarburi (fino al 1988) e degli F-gas: il Tfa, idrosolumile, quando c’è pioggia, entra nel ciclo dell’acqua e va finire ovunque, non solo vicino ai siti industriali (è in fenomeno maggiore dell’inquinamento di Alessandria della Solvay di Spinetta), ma anche in montagna, dove le sorgenti sono più pure, e va a ricaricare le falde. Per questo le acque in bottiglia ne contengono in grande quantità. Siccome è piccolissimo (solo atomo di carbonio fluorurato e non due) non si riesce a filtrare con i carboni attivi e a misurarlo in maniera sistematica.
 
Da gennaio 2026 entreranno in vigore in Italia nuovi limiti per l’acqua potabile. Con il decreto legislativo 102 di giugno 2025, il governo ha stabilito che non deve essere superata la soglia di 0,02 microgrammi per litro per la somma di quattro Pfas: Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs, la cui pericolosità è stata provata, ed è fissato a 0,1 µg/l la somma per trenta Pfas potenzialmente rilevanti nelle acque. Per la prima volta, inoltre, viene fissato un limite per il Tfa: 10 microgrammi per litro, da gennaio 2027.

Firmiamo per fermarli.

Una delle domande che più spesso ci rivolgono i lettori è questa: “Che posso fare io per cambiare le cose?”. Ecco un’iniziativa a costo zero e col minimo sforzo, un paio di minuti per un clic tra una festa e l’altra: firmare perché anche il popolo del No alla schiforma della magistratura possa chiedere il referendum e possibilmente vincerlo. Il referendum si farà comunque, perché nella sua bulimia il centrodestra l’ha già chiesto in una delle tre modalità previste dalla Costituzione per le riforme costituzionali senza maggioranza parlamentare dei due terzi: la raccolta firme di un quinto dei parlamentari. Le altre due sono la richiesta da parte di cinque Consigli regionali e quella di iniziativa popolare firmata da almeno 500 mila cittadini. Ma l’una non esclude l’altra. Perché dunque dobbiamo firmare? Anzitutto perché il governo non possa più dire, dopo aver imposto (in luogo del Parlamento) la riforma costituzionale, che il referendum si farà solo grazie al centrodestra. Ma le ragioni principali sono altre due, una pratica e una mediatica.
La prima è che il governo – visti i sondaggi che danno i No in rimonta, sempre più vicini al Sì – non ha ancora rinunciato al colpo di mano per anticipare la data del referendum all’inizio di gennaio, sperando di anticipare il sorpasso: con un’alluvione di No di qui alla scadenza del 31 gennaio, mancherebbero i tempi tecnici previsti dalla Costituzione e dalla legge per fissare la data del voto prima di fine marzo-metà aprile. La seconda è che sui media governativi, cioè quasi tutte le tv e i giornali, si ascolta soprattutto la voce del Sì, con livelli di propaganda e di menzogna imbarazzanti, secondi solo a quelli sulla guerra e sul riarmo (dal caso Tortora a Garlasco ai bambini nel bosco: tutti fatti che semmai dimostrano l’inutilità e l’assurdità di separare le carriere e i Csm). Per ribaltare il clima e la percezione della schiforma nell’opinione pubblica, è importante che almeno mezzo milione di persone, ma possibilmente molte di più, firmino per il No. E lo facciano presto, senza attendere gli ultimi giorni di fine gennaio. Un effetto-valanga costringerebbe i media a parlare delle ragioni del No e innescherebbe un circolo virtuoso di “passaparola”: facendo sentire protagonisti milioni di italiani, raggiungendo molti indecisi, indifferenti, astenuti cronici, e illustrando a chiunque voglia informarsi danni che la cosiddetta riforma causerebbe non ai magistrati (che non ci rimetterebbero nulla), ma a tutti noi cittadini senza santi in paradiso. Per firmare non serve neppure uscire di casa: si può farlo online, con lo Spid o con la carta d’identità elettronica Cie, sulla piattaforma pubblica al link https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034. Firmiamo per fermarli.
Direttore del Fatto Quotidiano

Pfas nei fiumi di Milano.

Arpa Lombardia ha pubblicato il ‘Rapporto Pfas 2025’, che fotografa i risultati delle attività di monitoraggio svolte nel corso del 2024. Il pozzo di Milano ha fatto registrare un superamento del valore soglia per il Pfos: la concentrazione rilevata ha raggiunto 42 nanogrammi per litro, superando il limite di 30 ng/l previsto per le acque sotterranee destinate al consumo umano. Si tratta di uno dei tre casi lombardi di superamento della soglia registrati nel 2024, insieme a Lomazzo e Paderno Dugnano.
 
Milano è inserita nel sottobacino Olona–Lambro–Seveso, indicato dal rapporto come uno dei più complessi e delicati dell’intera Regione. Arpa rileva la presenza diffusa di Pfas nei corsi d’acqua, in particolare in torrenti, canali e rogge di dimensioni medio-piccole, spesso interconnessi con la falda. Questa interconnessione rappresenta un elemento critico, perché favorisce il trasferimento degli inquinanti dalle acque superficiali a quelle sotterranee. I monitoraggi hanno interessato anche tratti di corsi d’acqua che scorrono nell’area metropolitana di Milano o immediatamente a ridosso della città. In particolare, il fiume Lambro, nei tratti che attraversano Comuni come Peschiera Borromeo e San Giuliano Milanese, mostra la presenza di diversi congeneri Pfas, tra cui Pfos e Pfoa, ma sotto i limiti di legge.

Pfas distribuiti coi pesci in tutto il mondo.

La nostra esposizione ai Pfas avviene anche tramite il pesce che mangiamo. A ribadirlo è una nuova analisi di un team di ricerca cinese che ha puntato i riflettori sul mercato ittico globale, evidenziando il ruolo cruciale che ricoprirebbe nel ridistribuire il rischio di esposizione alle cosiddette sostanze chimiche “eterne” in tutto il mondo. Nord America, Oceania ed Europa, registrano i livelli di assunzione giornaliera di Pfas tramite il consumo di pesce (surgelato) più elevati.
Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Science, combina i modelli delle reti trofiche marine, i dati sulla pesca globale e le misurazioni delle sostanze chimiche eterne nell’acqua marina prelevata da 3.126 siti nell’arco di 20 anni (dal 2010 al 2021).

I Pfas riducono l’efficacia dei vaccini pediatrici.

Il team guidato dal professor Carlo Foresta dell’Università di Padova ha chiarito il meccanismo molecolare alla base di questa risposta immunitaria, spiegando come l’esposizione ai Pfas – noti per i danni al fegato, alla tiroide, ai processi metabolici e alla fertilità- comprometta la memoria anticorpale, la produzione degli anticorpi in particolare dei bambini.

Pfas nei laghi d’Iseo e Idra.

I PFAS, gli inquinanti «eterni» presenti nelle acque dei territori più industrializzati (il record spetta al Veneto) sono stati ritrovati — fino a dieci volte lo standard di qualità ambientale: 26 microgrammi al chilo — anche nei coregoni del lago d’Iseo. Sul lago d’Idro anche il pesce persico nel 2023 è risultato non conforme (21,4 mcg/kg).

PFAS, la sigla tossica che avvelena Alessandria.

I PFAS avvelenano Alessandria. Sono ovunque, avvolgono la nostra quotidianità: migliaia di sostanze sintetiche utilizzate per una quantità inimmaginabile di oggetti: dalle padelle antiaderenti agli imballaggi, dai cosmetici ai tessuti impermeabili, fino alla carta antiaderente e alla schiuma antincendio.

Sono i PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, conosciute come inquinanti eterni perché, una volta che entrano in un ecosistema, non se ne vanno più. I loro legami sono troppo forti, quasi nulla riesce a scalfirli. Oggi sono al centro di enormi preoccupazioni per i rischi potenziali per la salute umana: disturbi ormonali, problemi immunitari e, in alcuni casi, tumori: le ricerche più avanzate stanno mostrando che siamo circondati da sostanze potenzialmente molto pericolose.

In questa puntata ripercorriamo la genesi di questi polimeri, il viaggio che hanno fatto da un laboratorio americano alle produzioni negli stabilimenti di tutto il mondo, anche in Italia, dove i PFAS sono legati a disastri ambientali e a gravi casi di inquinamento.

Ad Alessandria il polo chimico ex Solvay è l’unico stabilimento a produrre PFAS in Italia. Che sono nell’aria, nell’acqua, e così sono arrivati nel sangue di cittadine e cittadini.

Clicca qui la puntata numero 4 con collaborazione di Lino Balza.

“Molecole, storie di legami e di veleni” è una serie audio scritta da Rita Cantalino e Alessandro Coltré. Prodotta da Fandango Podcast, A Sud e Valori.it

Alla festa dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

L’ambito riconoscimento insignito dal presidente Stefano Tallia quale “testimonianza di stima e di gratitudine”.
 
Da parte sua, il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, aveva già anticipato il brindisi in onore del proprio conterraneo… con una querela per diffamazione a mezzo stampa (diffamazione aggravata, fino a tre anni di reclusione), avendolo “Tale Lino Balza” (sic) accusato dal punto di vista etico, politico e morale  di non essersi impegnato a salvaguardia della salute dei suoi concittadini con  comportamenti non adeguati a far fronte alla gravissima situazione ambientale e sanitaria della Solvay di Spinetta Marengo: 1°) non ha emesso ordinanza sindacale e urgente di fermata delle produzioni inquinanti dentro e fuori il Comune, come imporrebbe quanto meno il principio di precauzione al sindaco massima autorità sanitaria locale, e 2°) ha addirittura patteggiato con Solvay l’uscita del Comune quale parte civile dal procedimento penale, facendo da consapevole apripista assolutorio per le altre parti civili istituzionali.
 
Questa pergamena dell’Ordine dei Giornalisti attesta che in questa vicenda Lino Balza, contribuendo al dibattito pubblico e alla vigilanza democratica, abbia onorato il diritto alla libertà di informazione; non solo come cittadino, ma ancora una volta anche come modestissimo iscritto all’albo dei giornalisti dal 1985, e nella storica veste di militante ecopacifista del ‘Movimento di lotta per la salute Maccacaro’. “Insomma, in oltre 40 anni nessuno si è mai azzardato ad accusarmi di diffusione di notizie false o diffamatorie, semmai in altrettanti anni sono stato appieno tutelato dalla magistratura per lo stillicidio di pesanti rappresaglie della multinazionale chimica (licenziamento compreso) da me subite per aver diffuso-denunciato notizie vere e gravissime. La Giustizia mi ha sempre dato ragione come parte lesa in 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione”.

Solvay: abbiamo tutto sotto controllo.

Sono esplosi i titoli sui giornali:
 
“Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”. “Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”. “Aria avvelenata”“Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”. “L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”“I più inquinati”. “Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”“L’epicentro dei Pfas”. L’incubo Pfas spaventa i cittadini”. “Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”. “Numeri impressionanti a Spinetta”. “C’è paura dopo il report sui veleni”. “Paura nell’aria già colpita dall’amianto”. “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”. “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”.
 
Solvay riesce a controllare pressoché tutto. Tutto il potere politico, dall’insabbiamento del disegno di legge (Crucioli) al patteggiamento con gli enti locali (Comune, ecc?). Riesce immune a compiere il delitto perfetto con la Giustizia italiana (Alessandria). Riesce a congelare i blandi regolamenti europei. Riesce, anzichè chiudere le produzioni, a convincere qualche ambientalista conciliatore che sta conciliando ambiente e salute con i profitti.  
Ma non riesce a zittire gli avversari con telefonate intimidatorie e lettere anonime (Balza). Nè riesce a controllare tutti i grilli parlanti del sistema dell’informazione.
 
Infatti, sono esplosi quei titoli dei giornali e TV, più cubitali del nostro “Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati. Invero, Umberto Eco li avrebbe commentati ribadendo di nuovo “Nulla di nuovo fra Tanaro e Bormida” dopo i nostri 1.300 articoli di questi anni in merito al disastro ecosanitario: su www.rete-ambientalista.it (tra i quali la querela del sindaco a Lino Balza per diffamazione a mezzo stampa”).
E, con la puntualità di un orologio belga, la multinazionale Solvay Syensqo ha prontamente reagito a condizionare l’opinione pubblica invitandola ad un rinfresco enogastronomico (evento “Fabbriche aperte”) e a leggersi le rassicurazioni di “autorevoli” personaggi. Fra tutti, spicca Luigi Castello, primario di medicina interna dell’ospedale di Alessandria, che “ci tiene a non fare allarmismi”. Come potrebbe fare altrimenti? Federico Riboldi, l’assessore imbonitore della Regione Piemonte (storica complice di Solvay), si era inventato una cosiddetta “task force” (clicca https://www.rete-ambientalista.it/2024/11/02/brutta-aria-in-politica/ adibita ad annegare in un mare di informazioni tecniche tutti i drammatici dati ambientali e sanitari pur usciti dalla mafia di Arpa e Asl, da nove indagini epidemiologiche nella Fraschetta, a tacere i referti delle Università di Liegi e Aquisgrana.
 
La “task force al rallentatore” è stata da Riboldi articolata in “commissione tecnica” e “commissione clinica”, cioè polverizzata in una pletora ininfluente di fedeli funzionari provinciali e regionali, nonché di eterogenei dirigenti sanitari per successive diagnosi e terapie a lungo termine, e Luigi Castello è stato nominato coordinatore della commissione clinica. Come da curriculum, Castello non si era mai allarmato della situazione sanitaria di Alessandria e dei suoi cancerogeni, e dunque ora, anche dopo il report di Greenpeace, “ci tiene a non fare allarmismi”.
 
A noi, francamente, la tempestiva e minimizzante presa di posizione del dottor Luigi Castello appare scientificamente scandalosa, e l’abbiamo trasmessa a chi è più competente di noi: è rimasto basito. Perciò lo sfidiamo a sostenerla in un confronto pubblico (che possiamo organizzare) con un suo collega che in ambito nazionale e internazionale la pensa ben diversamente da lui.
 
Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay…

Da sola, più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!

…Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay: con la credibilità di una multinazionale straniera che, a tacere l’altra maledetta ventina di tossicocancerogeni, ha negato che la popolazione italiana è stata esposta per decenni ai Pfas acclaratamente cancerogeni: inquinanti eterni come il Pfoa utilizzato ad Alessandria fino a 12 tonnellate l’anno per almeno trent’anni: acclaratamente associato ad effetti avversi all’apparato endocrino, cardiocircolatorio e al fegato, nonché allo sviluppo di tumori e nel caso dei bambini – esposti già durante la gravidanza – a malformazioni neurologiche.
 
Che credibilità può ancora essere attribuita a chi dichiara di avere già dismesso Pfoa Adv, e in fase di dismissione il C6o4, mentre l’autorità ambientale locale non solo continua a trovarli – come emerge dalla campagna rilevamenti delle acque sotterranee del 2025 – ma li trova anche oltre la presunta barriera millantata dall’azienda per trattenerli. Tantè che il micro biomonitoraggio sulla popolazione residente vicino al polo chimico, condotto al rallentatore dalla complice Regione Piemonte, ha dimostrato che TUTTE le persone analizzate hanno questi tossici cancerogeni nel sangue, che i giovani sono particolarmente esposti e che dei tre Pfas sopra citati quello più trovato nel corpo delle persone sia l’Adv: un Pfas come il C6o4 inventato in Italia che l’azienda ha prodotto per trent’anni senza che nessuno ne sapesse alcunché.
 
Che credibilità sbugiardarsi sui numeri. Tra il 2007 il 2023, secondo i dati del registro europeo ripresi da Greenpeace, lo stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo ha emesso 2.828 tonnellate l’anno: da solo! il 75% di tutte le sostanze fluorurate rilasciate nell’atmosfera in Italia. Secondo la matematica belga di Solvay, l’azienda avrebbe “ridotto del 90% le emissioni dei fluorurati negli ultimi cinque anni”. Secondo i dati Ispra elaborati da Greenpeace, invece, le emissioni sono passate da punte enormi dell’85% annue alle enormi del 55%. Cioè Solvay, da sola! attualmente emette più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!!  
Come consegue questo record? Gran parte delle emissioni atmosferiche comunicate al Registro europeo per l’emissione e il trasporto di inquinanti (E-Prtr) non sono contemplate nell’autorizzazione approvata dalle autorità locali.
 
Inoltre, come emerge da documenti inediti, la maggior parte di queste emissioni sono sparate -su polmoni suolo acque- da camini che non hanno filtri dedicati all’abbattimento: dei 26 camini che emettono sostanze fluorurate solo 15 sono dotati di filtri per l’abbattimento, 11 ne sono privi; il 59 per cento delle emissioni di Pfas dell’intero stabilimento derivino da camini totalmente privi di impianti di depurazione.
 
Che credibilità, infine, può avere un inquinatore seriale che al momento del rinnovo dell’autorizzazione integrata (AIA) si era opposto alla pubblicazione dei dati? E che ora, dopo che il Tar gli ha dato torto, vincola, complice la Provincia, la loro divulgazione al segreto industriale: li può visionare solo Legambiente… confidenzialmente, a patto che non li usi pubblicamente. Una bella faccia tosta, se sappiamo che, per lo stesso tipo di contaminazione, lo Stato del New Jersey nel 2021 ha fatto causa alla consociata americana dell’azienda chiedendo tutte le informazioni ambientali e gli studi tossicologici. E in soli quattro anni è stata pattuita una piena bonifica dello stabilimento e un’ammenda di quasi 400 milioni di dollari.

Disertiamo.

A Berlino una folla di disertori dimostra nelle strade il suo rifiuto della coscrizione. È l’ora di dichiarare la diserzione generalizzata.
Per restaurare l’onore perduto e soprattutto per rimpinguare l’economia pericolante, i vertici dell’Unione si impegnano nel riarmo. Come se non bastasse chiedono agli europei che hanno figli (pochissimi) di prepararsi a sacrificarli sull’altare della nazione. La battaglia finale tra liberal-democrazia europea e oligarchia plutocratica trumputinista si prepara. Si restaura il servizio militare. Dicono che sarà volontario, ma per i poveri nulla è mai volontario. Saranno i figli dei lavoratori a dover accettare un salario militare in cambio della vita. La legge che restaura il servizio militare nello stato tedesco avverte che se i volontari non saranno abbastanza le autorità potranno imporre la coscrizione per sorteggio.
 
Non potrebbe esserci dichiarazione di fallimento più definitiva per l’Unione europea che nacque per garantire la pace e si trova oggi a militarizzare l’economia per partecipare a una guerra già persa, mentre i partiti filo-trumputinisti si avvicinano a conquistare la maggioranza in molti paesi europei. Si celebra il macabro trionfo del Trum-putinismo. L’Unione europea è un morto che cammina.
 

Sei contro Israele: sei antisemita.

Secondo il disegno di legge Del Rio (PD), potrete essere accusati di antisemitismo se dite che quel che sta succedendo a Gaza ricorda quel che successe nei campi di sterminio nazisti, o se notate che un campo profughi palestinese somiglia al ghetto di Varsavia, o se certe affermazioni di ministri e politici e cittadini israeliani ricordano i deliri suprematisti dei gerarchi nazisti (come la definizione di “non umani” riferita ai palestinesi), o se pensate che deportazioni, torture, uccisioni deliberate di donne e bambini per mano di Idf ricordino certe imprese agghiaccianti delle SS.
 
Cioè, potreste incorrere in censura o sanzioni in quanto antisemiti. Far coincidere ogni critica allo Stato di Israele, alle sue azioni, alla sua politica di sterminio e pulizia etnica con un sentimento antisemita, è una norma che non vale per nessuno Stato, solo per Israele, e colpisce che la definizione fu elaborata dieci anni fa: l’analogia tra Tel Aviv e il Terzo Reich non nasce con Gaza, insomma.

Più spese militari: più occupati. Balle.

La spesa militare italiana è in crescita, con un bilancio per il Ministero della Difesa che si sta avvicinando agli obiettivi NATO, con la spesa che si aggira intorno ai 33 miliardi nel 2024 e 44 miliardi nell’anno in corso (2025), secondo alcune stime. 
Il governo bellicista, a parte che si dimentica di dire che sono soldi sottratti a sanità e scuola, si vanta che i miliardi destinati alle spese militari produrrebbero un arricchimento dell’industria e dell’occupazione.  Niente di più falso.
Uno studio di Greenpeace ha evidenziato che, in Italia, investire un miliardo di euro nel settore della difesa produrrebbe un valore aggiunto di 741 milioni di euro e circa tremila posti di lavoro.
Al contrario, lo stesso miliardo investito della protezione ambientale genera un valore aggiunto superiore: circa 1.9 miliardi di euro, e diecimila posti di lavoro. Mentre l’investimento in istruzione e sanità crea 1.38 miliardi di euro di valore e sedici mila posti di lavoro.
Dunque, l’affermazione “Più spese militari: più occupati.” È una grossa balla. Sebbene il settore della difesa crei posti di lavoro nell’industria bellica, essa è meno efficiente nel generare occupazione rispetto agli investimenti in settori civili (istruzione, sanità, energia verde), portando a una sottrazione di risorse ad altri settori produttivi e potenzialmente a un effetto negativo netto sull’occupazione complessiva e sul benessere, specialmente in paesi come l’Italia che vedono crescite parallele di spesa militare e stagnazione economica.
A prescindere dal rischio della guerra, anche nucleare. 

Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati.

Opportunamente interviene Greenpeace ad avvalorare l’allarme sul quale sono anni che insistono Lino Balza e Claudio Lombardi: il disastro sanitario e ambientale inferto ad Alessandria dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo è originato dalle emissioni in atmosfera (con ricaduta su polmoni, suolo e acque) ancor più che dagli scarichi idrici in falda e Bormida.
 
Ebbene, Greenpeace Italia ha analizzato i dati del registro europeo, elaborando anche quelli di Ispra: “Tra il 2007 e il 2023, il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati sono state prodotte in Piemonte dalla Solvay di Spinetta Marengo”, quindi 2.863 tonnellate rilasciate. Inevitabilmente: perché Solvay è l’unica industria chimica italiana che produce ancora Pfas, in particolare il “nuovo” C6O4 altrettanto micidiale come i suoi progenitori. Perciò il Movimento di lotta per la salute Maccacaro, con Circoli, Comitati e Associazioni, chiedono la cessazione delle produzioni inquinanti. E, preso atto, del fallimento dei processi in sede penale, avviano in sede civile azioni inibitoria e risarcitoria. Con urgenza sanitaria, senza attendere una legge di messa al bando dei Pfas, che la lobby chimica sta bloccando in Parlamento (clicca qui). 
Le emissioni in atmosfera, una volta dispersi, si “trasformano” in acido trifluoroacetico (TFA), la tipologia di Pfas più diffusa al mondo. Oltre ai noti rischi sanitari, gli F-gas provocano anche l’effetto serra, con un potenziale di riscaldamento globale (GWP) migliaia di volte superiore a quello della CO2.
Per maggiori approfondimenti, leggi Luisiana Gaita (https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/08/pfas-solvay-alessandria-inquinamento-aria-notizie/8218202/) o vai al Sito www.rete-ambientalista.it dove trovi quasi 1.300 articoli.

Fare a meno dei Pfas oppure fare a meno di pane, pasta, biscotti, farina…

Gli studi tossicologici associano definitivamente il TFA acido trifluoroacetico, uno dei composti sintetici noti come sostanze chimiche “eterne” PFAS (estremamente persistenti, mobili, idrosolubili, indegradabili, accumulabili) agli effetti tossici e cancerogeni sulla riproduzione e sullo sviluppo, oltre che agli impatti su tiroide, fegato e sistema immunitario. Le popolazioni più vulnerabili sono in particolare i bambini e le donne in gravidanza.
 
Dunque, è urgente la necessità di vietare immediatamente i pesticidi fluorurati PFAS per fermare l’ulteriore contaminazione della catena alimentare, a maggior ragione dopo il nuovo studio di Pesticide Action Network (PAN) Europe che ha rilevato la presenza diffusa di TFA in prodotti a base di cereali in 16 Paesi europei.
 
Il TFA è stato riscontrato in oltre l’81% dei campioni analizzati e le concentrazioni medie risultano fino a 107 volte superiori a quelle dell’acqua del rubinetto. I prodotti più contaminati sono risultati i cereali per la colazione, con picchi fino a 360 µg/kg in singoli campioni.
Lo studio segnala che i prodotti a base di grano (pane, pasta, biscotti, farina e dolci tipici) tendono ad accumulare più TFA, suggerendo che il grano possa assorbire e trattenere più facilmente questo composto dall’ambiente.

Mettere fine ai pesticidi? No, la UE non è interessata alla nostra salute.

La Commissione Europea non sembra interessata alla nostra salute e all’ambiente, perché il suo obiettivo è, invece, semplificare la vita all’industria chimica. Infatti, la Commissione sta proponendo una serie di misure per deregolamentare in modo massiccio i pesticidi. In questo modo, l’UE consentirà l’uso di più pesticidi tossici, senza controlli regolari e almeno per altri tre anni. Lo spacciano per un accesso più facile alle sostanze di biocontrollo, come gli “erbicidi naturali”, ma le modifiche si applicano anche ai pesticidi altamente tossici. Eppure, la scienza è chiara: i pesticidi danneggiano la nostra salute e uccidono la biodiversità, danneggiano gli esseri umani, gli impollinatori e gli ecosistemi.
 
Acqua, suolo e cibo sono inquinati dai pesticidi PFAS: avrebbero dovuto essere vietati anni fa. Danneggiano il nostro cervello, il sistema immunitario, lo sviluppo dei bambini e sono un disastro per l’ambiente. Abbiamo perso fino a ¾ degli insetti, mentre i parassiti sono diventati resistenti alle sostanze chimiche e dosi più elevate di sostanze ancora più tossiche non saranno d’aiuto. Le alternative necessarie sono disponibili.

Siamo ancora qui.

Le grandi e diffuse iniziative nelle piazze per la Palestina di ottobre e novembre dimostrano che la mobilitazione non è per nulla finita con la falsa “pace” di Trump e che il genocidio del popolo palestinese ha svelato la “nuova” logica dell’ordine globale, riorganizzata sempre più attorno alla guerra: il regime di guerra necessita di un apparato logistico pienamente funzionante. I porti, in questo senso, hanno un ruolo centrale. Quelli che sono in alto temono molto i blocchi dei porti, partiti da Genova e diffusi in altre città europee.
 
A Genova, la città dove tutto è cominciato con il blocco delle navi effettuato dagli operatori portuali del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), più di 10.000 manifestanti hanno aderito allo sciopero, con una presenza elevatissima di studenti e giovani. Il giorno successivo si è tenuta una manifestazione nazionale a Roma, alla quale hanno partecipato circa 100.000 persone.
 
Il regime di guerra, pluriforme nei suoi modi di agire, necessita di un apparato logistico pienamente funzionante. Guerra e logistica, com’è noto, vanno di pari passo da secoli. Non esiste guerra senza logistica, così come non esiste logistica senza un’organizzazione “militare” dei flussi di approvvigionamento lungo l’intera catena. Di tutto ciò sono pienamente consapevoli i portuali del CALP – che organizzano il blocco delle navi con carichi di armi dal 2019 – così come tutti gli altri soggetti che hanno articolato le proprie lotte con quella dei portuali. Una consapevolezza che ha contagiato i lavoratori di altri porti, sia in Italia sia in altri paesi europei (Grecia, Cipro, Francia, Spagna e, in una certa misura, Portogallo). Il “blocchiamo tutto” è diventato la parola d’ordine che ha accompagnato le mobilitazioni in molte città contro il regime di guerra nel quale vogliono trascinarci – o nel quale siamo già stati trascinati.

Glifosato. Venticinque anni di autorizzazioni basate su fondamenta marce.

Spesso ricordiamo come la lobby chimica riesca a influenzare il dibattito scientifico e le decisioni regolatorie in Europa e nel mondo, prendendo come esempio la finta “ricerca indipendente” per la presunta innocuità dei Pfas contrabbandata per decenni.
 
Alla stessa stregua, dopo un quarto di secolo, crolla uno dei pilastri su cui si è basata la difesa del glifosato (Roundup). La prestigiosa rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha formalmente ritrattato lo studio del 2000 firmato da Williams, Kroes e Munro, che per 25 anni è stato considerato un punto di riferimento nella valutazione della presunta sicurezza dell’erbicida più utilizzato al mondo. I due autori avevano ricevuto compensi finanziari da Monsanto per il loro lavoro, addirittura assistiti da dipendenti della stessa Monsanto che forniva pure gli studi, mentre volutamente ignoravano di altri studi che affermavano la cancerogenicità del glifosato.
 
Le conseguenze di questo inganno scientifico sono incalcolabili. L’articolo ha influenzato per decenni le decisioni regolatorie sul glifosato in Europa e nel resto del mondo, e migliaia di tonnellate di cancerogeni sono state sparse sui campi. La ritrattazione formale di questo scellerato studio dovrebbe obbligarle a rivedere le autorizzazioni. E a rafforzare anche le cause legali in corso contro i produttori di glifosato: Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018. 

Una sentenza amianto dalla parte del lavoratore.

Il Tribunale di Roma ha accolto integralmente il ricorso di un lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni contro l’Inail: ha riconosciuto la natura professionale della patologia asbesto-correlata, il danno biologico permanente e, soprattutto, l’esposizione qualificata ad amianto dal 1990 al 2006, per circa 16 anni. I giudici affermano che il lavoratore, manutentore per oltre vent’anni, è stato esposto in modo continuativo, massiccio e diretto a polveri e fibre di amianto presenti nei forni, nelle coibentazioni, nelle guarnizioni, nei macchinari, nelle rulliere e in numerose parti strutturali dell’impianto. Oltre al riconoscimento del danno, il lavoratore ha ottenuto 8 anni di maggiorazione contributiva con accesso immediato al prepensionamento.

Tera e Aqua.

Se clicchi qui
ti appare il Tera e Aqua di dicembre 25-gennaio 26 con:
– Pax Christi, Arci, Acli denunciano Leonardo SpA: Basta forniture di armi a Israele Cosa è successo alle elezioni regionali?
– Domenica 4 genn h 15 a Mestre Festa dell’Anno Nuovo Con Spettacolo, premi ecc. da sabato 13 a lun.22 dic. Mercatino di Solidarietà della Banca del TempoVenezia-Milano l‘urbanistica degli scandali. In bici alla riscoperta di Mestre, sulle tracce del nuovo Ciao Titta, lottatore nonviolento per la salute contro i veleni PFAS
Due libri da regalare.

La farsa tragicomica del “nobel” Trump.

Il piano di pace a Gaza è una farsa tragicomica che diviene emblematica della politica internazionale odierna, pilotata da un Occidente in declino economico e tracollo morale che ha trasformato la democrazia in demagogia, il diritto in forza, la libertà di stampa e di espressione in censura sistematica del pensiero diverso. Così ritorniamo alla Società delle Nazioni e ai mandati coloniali. Gaza, avulsa dallo Stato palestinese, pur ben definito dalle risoluzioni dell’Onu, viene governata da un Consiglio di pace il cui presidente, Trump, deciderà le fasi di un improbabile autogoverno palestinese, demandato alle calende greche. Anp e arabi moderati sembrano sostenere il progetto che appare soprattutto una iniziativa plutocratica per il bene delle multinazionali.
Difficile comprendere come una forza internazionale composta di eserciti dei Paesi arabi moderati potrà mai installarsi su un territorio ancora sotto il controllo di Hamas. L’organizzazione ha comprensibilmente rifiutato di disarmare, data la sfiducia nei patti con Israele e la scarsa lungimiranza del piano di pace. Mentre l’aspirante al Nobel si diletta con mediazioni che sembrano scritte per un copione hollywoodiano, Netanyahu agisce, continuando a eseguire il progetto del grande Israele, seminando distruzione e morte in Palestina, rendendo il genocidio visibile e concreto per tutti coloro che hanno l’onestà di guardarlo in faccia.
Le complicità occidentali non sono terminate, nonostante le denunce documentate di organi internazionali e associazioni umanitarie. L’Onu nel piano non esiste eppure il Consiglio di sicurezza lo ha approvato grazie all’astensione di Russia e Cina. Molti, a ragione, affermano che di fronte all’alternativa – mano libera a Israele per continuare la sua azione violenta e costruire l’inferno biblico di Gaza – ben venga anche il piano trumpiano. Per motivi politici Mosca e Pechino hanno avuto il loro tornaconto e hanno preferito non divenire i sabotatori dell’apparente cessate il fuoco. La diplomazia trumpiana e occidentale è divenuta un negoziato mafioso, con aut-aut governati dalla forza.
Una vera pace a Gaza dovrebbe implicare ben altro. Il rispetto da parte di Israele delle risoluzioni Onu, una forza internazionale composta da palestinesi, da arabi sunniti e sciiti, una conferenza di pace con tutti gli attori in campo inclusi Iran, Russia e Cina.
(Elena Basile)