Gli Usa vanno verso l’ennesima guerra persa, trascinandoci ancora una volta?

Un intervento militare su larga scala in Iran, anziché un blitz tipo Venezuela, non determinerebbe, come per tutte le guerre americane, tutte perse dal dopoguerra, un effettivo cambiamento di regime, anzi lo rafforzerebbero o in peggio. Come rammenta Marco Travaglio, anche i 92 milioni di iraniani non credono nei disinteressati aiuti umanitari, non sognano di essere liberati dall’esterno a mezzo della democrazia Usa, anzi, resisterebbero “animati da tre millenni di Impero Persiano  e da un nazionalismo che ha retto a prove spaventose: la satrapia dello Scià (di cui qualche demente vorrebbe reinsediare il figlio), il golpe Usa-Uk contro il presidente laico democraticamente eletto Mossadeq (che aveva osato nazionalizzare l’Anglo-Persian Oil Company), la rivoluzione khomeinista, la guerra degli otto anni con oltre un milione di morti contro l’Iraq di Saddam appoggiato da tutto il resto del mondo, quasi mezzo secolo di sanzioni occidentali, le infinite aggressioni di Israele e Usa, la guerra all’Isis, l’assassinio trumpiano del generale Suleimani, i recenti rovesci rimediati in Libano e in Siria”.
 
Anche se uccidessero o rapissero Khamenei, il regime teocratico e oligarchico degli ayatollah, che dura da mezzo secolo, non finirebbe con lui per sfociare in una “democrazia occidentale”, cioè per trasformarsi  in una succursale americana, anche perché “l’Iran è circondato da Stati ancor più tirannici e avversi al contagio delle rivolte di piazza, soprattutto perché galleggia sulle riserve mondiali di gas e petrolio, è il primo fornitore di petrolio alla Cina, sta nei Brics, è alleato di Russia, Iraq, Yemen e ha accordi di convenienza con l’altra potenza anti-israeliana dell’area: la Turchia. Non è il Venezuela, dove basta rapire Maduro e comprarsi la sua vice. E non è nel “cortile di casa” latinoamericano: è nel vaso di Pandora del Medio Oriente”. Con la Nato: saremmo coinvolti in una guerra mondiale.
Senz’altro un cambio politico reale, sarebbe possibile con riforme interne e modifiche costituzionali, ma di certo è reso impossibile dallo stato di guerra perenne nel quale il Paese si trova. Clicca qui un reportage sulle contraddizioni che sta vivendo questo grande Paese.

Il bolivarismo cristiano dei gesuiti e l’avvertimento di Francesco a Maduro sulle dittature.

Poco più di duecentoventi anni fa, il 15 agosto del 1805, El Libertador Simón Bolívar (1783-1830) fece questo solenne giuramento sul Monte Sacro a Roma, laddove nel 494 avanti Cristo ci fu una rivolta della plebe: “Giuro davanti a voi, giuro sul Dio dei miei padri, giuro su loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace alla mia anima, fino a che non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo!”. Bolívar fu poi presidente del Venezuela, della Gran Colombia (Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador), infine di Bolivia e Perù.
 
Il “sogno bolivariano” – nel segno della giustizia sociale e della teologia del popolo, corrente autonoma della Teologia della liberazione – fu al centro del viaggio apostolico dell’argentino Bergoglio in Ecuador, Bolivia e Perù nel luglio del 2015. Francesco cominciò così la sua omelia durante la messa celebrata il 7 luglio nel Parco del Bicentenario a Quito, la capitale dell’Ecuador: “Immagino quel sussurro di Gesù nell’ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. Il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell’America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati”. Tuttavia, nel 2024, di ritorno da un altro viaggio apostolico, in Asia e Oceania, Francesco invitò Maduro al dialogo dopo l’ultima torsione autoritaria avvenuta con le Presidenziali di quell’anno. E profetizzò: “Le dittature non servono e finiscono male”.
 
Oggi sul Monte Sacro c’è un memoriale che ricorda quel giuramento del 1805, con un busto del Libertador commissionato due decenni fa dagli allora presidenti di Italia e Venezuela, Carlo Azeglio Ciampi e Hugo Chávez. Nel 2013 il memoriale fu visitato da Nicolás Maduro e l’ultima delegazione venezuelana è arrivata nell’aprile scorso. Ne faceva parte anche il padre gesuita Numa Molina, che con Maduro ha festeggiato il Natale scorso e che il 6 gennaio, tre giorni dopo il blitz dell’invasore trumpiano, ha postato su Facebook un video intitolato “Tornerà un’alba piena di speranza”. Clicca qui

Disertiamo.

A Berlino una folla di disertori dimostra nelle strade il suo rifiuto della coscrizione. È l’ora di dichiarare la diserzione generalizzata.
Per restaurare l’onore perduto e soprattutto per rimpinguare l’economia pericolante, i vertici dell’Unione si impegnano nel riarmo. Come se non bastasse chiedono agli europei che hanno figli (pochissimi) di prepararsi a sacrificarli sull’altare della nazione. La battaglia finale tra liberal-democrazia europea e oligarchia plutocratica trumputinista si prepara. Si restaura il servizio militare. Dicono che sarà volontario, ma per i poveri nulla è mai volontario. Saranno i figli dei lavoratori a dover accettare un salario militare in cambio della vita. La legge che restaura il servizio militare nello stato tedesco avverte che se i volontari non saranno abbastanza le autorità potranno imporre la coscrizione per sorteggio.
 
Non potrebbe esserci dichiarazione di fallimento più definitiva per l’Unione europea che nacque per garantire la pace e si trova oggi a militarizzare l’economia per partecipare a una guerra già persa, mentre i partiti filo-trumputinisti si avvicinano a conquistare la maggioranza in molti paesi europei. Si celebra il macabro trionfo del Trum-putinismo. L’Unione europea è un morto che cammina.
 

Istat. Uno su dieci è in povertà assoluta. Uno su dieci rinuncia a curarsi. Tre famiglie su dieci tagliano sul cibo.

A sentire i tambureggianti Telemeloni, l’Italia è il paese del Bengodi. Invece, l’Istat nel report «La povertà in Italia» rileva che nel 2024 siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti.  Il 15,6% di famiglie con un operaio sono in povertà assoluta, contro il 2,9% delle famiglie che fanno capo a un dirigentequadro o impiegato. La percentuale di famiglie in povertà nel Mezzogiorno è al 10,5%, contro il 7,9% al Nord e il 6,5% al Centro. Ancora più grave è il dato che vede la povertà assoluta tra i minori confermarsi al 13,8%, il valore più elevato della serie storica dal 2014. Si tratta di un disagio sociale che alimenta le disuguaglianze e peggiora anche sotto il profilo alimentare e sanitario. Circa un terzo delle famiglie (31,1%) è costretto a tagliare sul cibo e il 9,9% delle persone ha rinunciato a curarsi.
 
L’incidenza di povertà diminuisce al crescere del titolo di studio: con almeno il diploma di scuola secondaria superiore l’incidenza è pari al 4,2%, mentre sale al 12,8% con al massimo la licenza di scuola media, sale al 14,4% per le famiglie in cui la persona ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare.
L’incidenza di povertà nel caso sia lavoratore dipendente è pari all’8,7%, salendo al 15,6% se si tratta di un operaio; I valori più elevati si registrano per le famiglie che non sono imprenditori né liberi professionisti. Tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro l’incidenza si conferma al 5,8%, mentre rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (21,3%).
 
La «povertà… si eredita»: il 59% di chi oggi è povero – sono i dati dell’ultimo Rapporto Caritas – è cresciuto in famiglie povere (il 66% al Sud). Anzi, il 48% di persone povere e a basso titolo di studio sta peggio rispetto ai genitori. 

Le bufale del governo e la dura realtà dei fatti.

Aumento del numero degli occupati nel luglio 2025, rispetto l’anno precedente:  i fatti smentiscono ancora una volta le demagogiche dichiarazioni della Meloni.

Anzitutto, il nostro paese ha un tasso di occupazione al 62,7%, che è fra i più bassi d’Europa. Ad essere penalizzate soprattutto le donne proletarie che cercano un lavoro e trovano solo miseria.

In secondo luogo, sui numeri influiscono gli effetti della legge Fornero (votata da PD e PDL) e dei disincentivi alla pensione anticipata (voluti dal governo in carica) che posticipano l’andata in pensione, facendo registrare un aumento degli occupati over 50.

In terzo luogo, se la forma del rapporto di lavoro sta lentamente cambiando, con una crescita del lavoro a tempo indeterminato, il suo contenuto generale peggiora.  (continua

La stangata alimentare.

A luglio il tasso di variazione dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – quello che viene definito in gergo il “carrello della spesa” – sale su base annua da +2,8% a +3,2% (la stima preliminare indicava +3,4%). A renderlo noto è l’Istat aggiungendo che aumentano i prezzi anche per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,0% a +2,3%). “Solo per mangiare aggravio spesa da +356 euro annui a famiglia” è il grido di allarme di Assoutenti, che specifica: “Gli italiani devono affrontare una stangata alimentare che, a parità di consumi, vale 6,4 miliardi di euro annui in termini di maggiore spesa per l’acquisto di cibi e bevande”.
 
 “Tutti i prodotti alimentari di più largo consumo stanno registrando sensibili rincari: basti pensare che i prezzi della frutta fresca salgono a luglio del +8,8% su anno, pomodori +12,3%, latticini +7%, burro +16,9%, uova +7,2%, cioccolato +13,2%, caffè +23,4%, una situazione che preoccupa perché si tratta di beni primari, i cui aumenti incidono sulla capacità di spesa delle famiglie erodendo i redditi e cambiando profondamente le abitudini alimentari degli italiani”. 

Un modello economico che dovrebbe essere infranto.

Il pianeta funziona grazie a più di 100 materie prime essenziali, ma 20 lo sostengono. Queste sono: litio, rame, ferro, oro, argento, alluminio, petrolio, gas naturale, carbone, terre rare, coltan, nichel, manganese, uranio, acqua dolce, fosfati, grafite e cereali essenziali come grano, mais e soia. A queste si aggiungono silicio e idrogeno verde. Tutte sono essenziali per l’energia, i trasporti, la difesa, l’alimentazione, i fertilizzanti e le infrastrutture, e tutte sono concentrate in pochi territori. Le attuali controversie geopolitiche non si spiegano più solo con le ideologie; si spiegano con questo elenco.
 
E questa lista non è neutrale; è una mappa del potere. Chiunque controlli queste risorse controlla il XXI secolo. Cina, Russia, Stati Uniti, Brasile, Australia, Canada, India, Sudafrica, Venezuela e Arabia Saudita rappresentano oltre il 90 percento della produzione o del controllo di queste materie prime chiave. L’Africa possiede oltre il 30% dei minerali strategici del pianeta, ma continua a esportarli senza valore aggiunto e sotto controllo straniero. L’America Latina concentra litio, rame, ferro, bauxite, petrolio, oro e cereali, ma non controlla il prezzo o la catena di produzione.
 

Vacche grasse per le partite Iva.

Per le partite Iva italiane il 2023 è stato un anno di vacche grasse. I redditi medi di quelle a cui si applicano le “pagelle fiscali” dell’Agenzia delle Entrate sono saliti di oltre il 10%, mentre quelli da lavoro dipendente progredivano solo del 4,5%. Ma l’amore per il nero è immutato: i dati appena diffusi dal dipartimento Finanze del Mef mostrano che più di metà degli autonomi restano probabili evasori. Basta un’occhiata alle cifre rielaborate dal Fatto per capire il motivo: il 75% dei ristoratori risulta aver guadagnato soli 15mila euro, in media. Credibili quanto i 7mila euro medi annui con cui tirerebbero avanti 750 discoteche e night club, i 14mila portati a casa dai gestori di 5.600 tintorie e i poco più di 20mila con cui sopravvive l’81% dei noleggiatori di auto, primi nella classifica del rischio evasione realizzata dal Fatto. Nella top ten anche servizi di assistenza domiciliare e ricerche di mercato, mentre le attività finanziarie sono al quindicesimo posto. Dove si evade di più? In testa ci sono Molise, Calabria e Basilicata.
 

Non ci sono più i comunisti di una volta.

C’è chi oggi ce l’ha con la Russia perché da sempre ce l’aveva coi comunisti. Col cazzo che oggi i russi sono comunisti. Finito (secoli fa?) l’effetto della Rivoluzione d’Ottobre, i miliardari sono diventati sempre più numerosi e sempre più ricchi (e i poveri sempre più poveri, come ovunque). Secondo la classifica di Forbes, al primo posto c’è Vagit Alekperov con una fortuna che sfiora i 29 miliardi, poi gli altri, donne comprese (clicca qui).

Crollano le borse…della spesa.

La crisi non è per tutti. L’industria italiana della Difesa va a gonfie vele, esportando materiale (aerei, missili, droni, navi) con numeri da boom. Lo si scopre dalla relazione annuale sul commercio di armamenti appena inviata dal governo al Parlamento e letta in anteprima dal Fatto. Il documento descrive un 2024 monstre per il settore: rispetto al 2023, le autorizzazioni individuali per esportare materiale bellico sono aumentate del 35,34%, raggiungendo un valore di 6,45 miliardi di euro (l’anno prima erano a 4,76 miliardi). Molti di questi prodotti sono finiti a regimi o a Paesi con cui l’Italia ha avuto rapporti diplomatici difficili: l’Egitto, il Qatar, gli Emirati arabi, l’Arabia saudita. Continua cliccando qui.

La più grande rapina del secolo a danno dei più poveri va fermata.

Ogni tre secondi, un essere umano muore di fame. Ogni tre secondi, un bambino, una donna o un uomo perde la vita perché non ha accesso al cibo. Eppure, i governi delle potenze mondiali continuano ad aumentare i bilanci militari, investendo cifre astronomiche in armamenti che, invece di garantire sicurezza e spesa sociale alimentano instabilità e sofferenza. L’Europa vorrebbe aumentare la spesa militare di 800 miliardi di euro. Clicca qui

Povertà e disuguaglianza per le famiglie con disabili.

La spesa privata degli italiani per il “welfare familiare” (salute e assistenza ad anziani e persone con disabilità) nel 2024 è stata di circa 138 miliardi di euro, ovvero quasi 5.400 euro per ciascun nucleo! Povertà e disuguaglianza, inoltre, che i servizi di welfare sono chiamati a limitare, stanno peggiorando e particolarmente grave è la situazione delle famiglie con persone con disabilità. Sono alcuni dati che emergono dal Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato a.. Clicca qui “Welfare familiare”: 138 miliardi di euro per la spesa privata degli italiani

Un bilancio di guerra.

Mentre il Governo, in ossequio alla nuova austerità approvata dall’Unione europea, si appresta con la Legge di Bilancio 2025 a tagliare la spesa pubblica su pensioni, sanità, istruzione, ricerca e servizi pubblici locali, con la medesima legge porta il bilancio della Difesa a superare il record storico e ad attestarsi a oltre 32 miliardi di euro.
 
Secondo il puntuale e dettagliato rapporto dell’Osservatorio MIlex (www.milex.org), gli stanziamenti previsti nel comparto Difesa superano del 7,1% quelli dell’anno in corso.
Se teniamo conto del fatto che nel 2016 il budget della Difesa era poco più di 19 mld e che nel 2021 era poco più di 24 mld, si ha la dimensione dell’aumento esponenziale verificatosi (+61% in dieci anni).
Continua Marco Bersani. 

L’Occidente non vuole vedere i tormenti che esso infligge a popoli interi.

Molto è stato detto sull’elezione di Trump alla Casa Bianca, non insisteremo perciò qui sulle diagnosi, più o meno allarmate, su quanto potrà accadere soprattutto a Gaza, dato lo stretto rapporto della famiglia Trump con Israele e Netanyahu: c’è il rischio di un incentivo al suicidio di Israele, come lo chiama  Anna Foa, e di una sua ricaduta sul popolo ebraico della diaspora, come fanno presagire le violenze scatenatesi ad Amsterdam tra olandesi e tifosi ultras israeliani; né si può non essere atterriti al preannuncio trumpiano della deportazione di milioni di immigrati dagli Stati Uniti.  
Quello che invece vorremmo qui rilevare è che la vittoria di Trump ha sdoganato una crudeltà che prima era nascosta. (Continua qui Raniero La Valle)

Legge di Bilancio: fondi insufficienti per i bisogni delle persone con disabilità.

«I fondi attualmente stanziati risultano del tutto insufficienti a coprire i reali bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Chiediamo dunque con forza un incremento del Fondo per la Non Autosufficienza, essenziale per sostenere chi necessita di assistenza continua e per alleviare il peso che grava sulle famiglie» (continua…)

Tutto va bene, madama la marchesa.

La crescita dei salari in Italia, da decenni, è sostanzialmente nulla ed esiste una parte larga della popolazione che sbarca il lunario con salari al di sotto dei 9 euro lordi (circa il 30% su una platea di lavoratori formata da dipendenti privati, operai agricoli e lavoratori domestici). L’Italia è ultima in Europa per il tasso di occupazione. 
 
Il nostro mercato del lavoro è affetto da tre grandi e inevase criticità: divario territoriale, bassa occupazione e alta inattività giovanile, fortissimo divario di genere. Inoltre, con l’inflazione degli ultimi anni, la perdita di potere di acquisto per i lavoratori è stata in media del 15%.
 
Il XXIII Rapporto annuale dell’Inps smentisce  la propaganda  dei TG a reti unificate, secondo la quale siamo al record dell’occupazione mentre abbiamo il record del lavoro povero, ovvero che lo 0,7% di crescita del Pil del 2023 è più alto della Germania mentre abbiamo visto crescere solo disuguaglianze e divari.
 
La povertà ha ricominciato a crescere,  toccando 5,8 milioni di persone, dopo l’abolizione del Reddito e della Pensione di cittadinanza  sostituito in parte con l’Assegno di inclusione che ha escluso dal sostegno pubblico oltre 300 mila nuclei familiari con un’incidenza negativa soprattutto sul Sud Italia e sulle famiglie con soggetti di età avanzata e anche minori. E’ fallito il supporto per la formazione e il lavoro: sono solamente 102 mila i beneficiari della misura, con appena 3,7 mensilità, e il risultato è di portare su un mercato del lavoro sempre più precario e sempre più caratterizzato dal lavoro povero e sottopagato.

Un miliardo e 300 milioni di persone in estrema difficoltà.

Si chiamerà “Carta di Solfagnano” il documento che verrà prodotto a conclusione del “G7 Inclusione e Disabilità”, in programma in ottobre in Umbria. «Su di esso il G7 ha coinvolto nella discussione sia il Forum Europeo sulla Disabilità, sia l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità. Nel fornire alcuni elementi emersi durante il dibattito con tali organizzazioni, tra cui le carenze emerse dal testo presentato dalla Presidenza italiana del G7, ci si augura che nella “Carta di Solfagnano” quelle lacune vengano colmate» (continua…)

Un Paese fatto a pezzi in nome dell’autonomia differenziata. L’addendum ecologico.

Le “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario” approvate definitivamente alla Camera trasferiscono anche la competenza sulla tutela degli ecosistemi. La legge prevede che anche per la tutela degli ecosistemi dovranno essere fissati dei Livelli essenziali delle prestazioni. Un meccanismo fatale, denuncia il prof. Paolo Pileri…
 

Record storico di 120 milioni di rifugiati.

Il numero delle persone in fuga nel mondo sono quest’anno 120 milioni, nuova cifra record.

È la conseguenza del mancato mantenimento della pace e dell’assenza di sicurezza in tantissimi Paesi. È quanto emerge dal nuovo rapporto Global Trends dell’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato. In un comunicato, l’Unhcr sottolinea che “nonostante una narrativa dai toni spesso emergenziali e che tende a sovrastimare la portata reale dei flussi verso l’Italia e l’Europa, il 75% dei rifugiati viene accolto nei Paesi a basso e medio reddito. Lo scorso anno, sono state poco meno di 160mila le persone sbarcate sulle coste italiane”.

I paperoni e i paperini.

Poco meno di 50.000 persone in Italia (lo 0,1% degli italiani più ricchi) possiedono una ricchezza tre volte superiore a quella dei 25 milioni di italiani più poveri. 

Diverse fonti autorevoli confermano questa disparità preoccupante. Clicca qui. Le analisi e i dati di organizzazioni come Oxfam Italia e il Manifesto degli Economisti offrono un quadro preoccupante e sottolineano l’urgenza di politiche volte a ridurre le diseguaglianze e garantire una maggiore equità sociale.

La disuguaglianza in Italia rimane una realtà drammatica, con un divario sempre più ampio tra i più ricchi e i più poveri.

La povertà è ai massimi storici.

Il Report statistico Povertà 2024 della Caritas, incontrate e supportate 269.689 persone, registra che in Italia nel 2023 la povertà è ai massimi storici: dal 2019 il numero delle persone che bussano a parrocchie e diocesi in cerca di aiuto è esploso: l’aumento in quattro anni è stato del 40,7%sul 2019, gli Isee familiari medi degli assistiti sono di 4.316 euro, poco più di 350 euro al mese, due persone su tre sono genitori e le famiglie con figli minori sono quasi 151 mila, il 55,9% del totale. “Sono proprio i bambini sino a 3 anni a registrare l’incidenza più alta di povertà assoluta, pari al 14,7% a fronte del 9,8% della popolazione complessiva. Praticamente oggi, più di un bambino su 7 sino a 3 anni è povero in termini assoluti e lo sono ovviamente anche i suoi genitori. Nascere e crescere in una famiglia povera può essere il preludio di un futuro e di una vita connotata nella sua interezza da stati di deprivazione e povertà, anche in virtù del nesso che esiste tra povertà economica e povertà educativa”, osserva la Caritas.

Situazione in Italia secondo Unicef: 1,4 milioni di bambini e adolescenti in povertà assoluta. Clicca qui.

Un mondo di sfollati.

120 milioni di persone sono rimaste senza casa. I dati Unhcr 2024 sulle migrazioni.
 
Fuggono per il clima o per le guerre. Più spesso, per il clima e le guerre insieme. Ma lungi dal riversarsi in massa nel ricco ‘Occidente’, anche se sono sempre di più, quasi sempre sfollano all’interno del proprio Paese o nei Paesi vicini, anch’essi a basso o medio reddito. E quando possono, se possono, tornano a casa, che è ciò che desiderano di più. È la fotografia fatta da Global Trends 2024, ultimo rapporto dell’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati.
 
(Continua a leggere)

Biancaneve e i 6 nani.

Sedicenti  “I 7 Grandi”.

Da sinistra verso destra: Scholz (ha appena perso le elezioni), Trudeau (risultati più bassi degli ultimi anni, non sarà rieletto), Macron (ha appena perso le elezioni, non sarà rieletto presidente), Biden (non sarà rieletto), Kishida (indice di gradimento in calo), Sunak (perderà a breve le elezioni).

Mentre a Brindisi  i G7 brindano, gli  attivisti pacifisti  protestano con un cavallo di Troia  anti G7, confidando che nella sua pancia esca fuori Papa Francesco.

Il G7 visto da Pechino.

Nella vignetta di Bantonglaoatang ripresa al Global Times, organo di propaganda del Pcc, si vedono i membri del summit protagonisti di una versione rivista dell’Ultima Cena di Leonardo con teste di animale che si spartiscono una torta a forma di mappa cinese. In alto la scritta: “Così possiamo ancora governare il mondo”. Si vede un’aquila che indossa una bombetta con sopra una bandiera americana e stampa moneta da una piccola macchina che produce banconote, ma con un rotolo di carta igienica, e un debito che sale da 2mila a 8mila miliardi di dollari. Tra gli animali intorno  ci sono il leone britannico , il castoro canadese, lupo italiano…
 
L’immagine, che è diventata virale sui social cinesi, dipinge le sette potenze come un gruppo di affamati sfruttatori pronti a fiondarsi su tutto ciò che può generare profitto per loro, colpendo coloro che ritengono propri nemici sotto la guida degli Stati Unitiprincipale competitor internazionale di Pechino, avvertendo: “Sono finiti i tempi in cui era un ristretto numero di Paesi a governare il mondo”.
 

Lula sferza i leader del G7: mentre banchettano aumenta la fame nel mondo.

Voce fuori dal coro al G7 quella di Lula Da Silva, il presidente del Brasile: è urgente la necessità di aiutare i più bisognosi, in particolare quelli affamati e dimenticati dai leader del G7. La sua proposta di creare una task force per combattere la fame nel mondo è un passo importante verso una maggiore giustizia e solidarietà globale.
 
E’ ora di tassare i super ricchi per finanziare questi sforzi.  Occorre agire subito perché per la prima volta in questo secolo la fame, invece di arretrare, avanza. E questo spiega perché tanti migranti affrontino la morte in mare piuttosto che rassegnarsi a una vita priva di futuro. Occorre agire energicamente e non solo attraverso soffici discorsi di circostanza sulla lotta alla fame, fra un buffet e l’altro, nel chiacchiericcio da salotto sulle smorfie e i sorrisi di circostanza dei grandi della Terra nei resort di lusso o asserragliati nel castello svevo di Brindisi a brindare, protetti dai cecchini appostati sui tetti.
 
Tassare i super ricchi è dunque la cosa giusta da fare oggi. Ma proprio oggi Biden volerà negli Stati Uniti dai super ricchi per farsi finanziare la campagna elettorale e spedire armi per far massacrare gli ucraini. 

Un G7 dove cresce la violenza mafiosa, la Cnn stronca la scelta della Puglia.

Reportage alla vigilia del vertice dei leader mondiali: “La violenza di tipo mafioso è in aumento nella stessa regione italiana dove i leader del G7 si incontreranno”. 
 
Tutta la gestione economica del G7 di Puglia a partire da Borgo Egnazia è dentro un sistema economico/politico affaristico, oggi legato mani e piedi al Governo Meloni.

Contro Forum G7 in Puglia.

La Puglia per un mondo di pace e giustizia. È questo lo slogan scelto dal Comitato promotore del Contro Forum G7 che ha organizzato per venerdì 14 giugno una conferenza stampa presso il municipio di Fasano con a seguire una manifestazione. 
Conferenza stampa venerdì 14 giugno a partire dalle ore 16.30 presso la Sala di Rappresentanza del municipio di Fasano. A seguire, concentramento alle ore 18 in Largo Martinelli.  la manifestazione che si concluderà in Parco delle Rimembranze/Via Collodi con i comizi conclusivi.
Comitato promotore del Contro Forum G7: ANPI, ARCI, CGIL, Comitato Io Accolgo Puglia, Libera, Forum del Terzo Settore, Greenaccord, Legambiente, Link, Missionari Comboniani, Movimento Nonviolento, Rete dei Comitati per la Pace di Puglia, Pax Christi, Peacelink, Radici Future, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Un Ponte Per, S.Confin.Arti.
Clicca qui Laura Tussi.

E’ l’economia che “costringe” gli Stati alle guerre.

Assai più delle religioni e delle ideologie, o delle ambizioni personali, o dell’odio-essenza-umana (Cioran), è sempre l’economia il motore della storia, anche nella versione di conflitto di classe (Marx). Le guerre ne sono la conferma, come lucidamente ha denunciato papa Francesco.

Lo Stato che nell’ultimo secolo ha fatto più guerre sono gli Stati Uniti. Perché? Perché è lo Stato che produce più armi: nel 2023 hanno raggiunto i 916 miliardi di euro, oltre un terzo del totale. L’industria militare è un perno dell’economia americana. Sono le “multinazionali della difesa”, i loro profitti,  che trascinano i governi alle guerre. Le aziende statunitensi occupano i primi 5 posti della classifica globale dei gruppi del settore. In vetta c’è la Lockheed Martin con incassi da 55 miliardi di euro l’anno. Seguono la Raytheon (37 miliardi), e la divisione militare di Boeing (31 mld), quindi Northrop Grumman (30 mld) e General Dynamics (27 mld). La prima europea è la britannica Bae System (25,8 miliardi). In ottava posizione c’è l’italiana Leonardo con un giro d’affari di 11,5 miliardi di euro e in 25esima Fincantieri (2 miliardi).

Chi c’è dietro a queste aziende? C’è la finanza. Ci sono i colossi della gestione del risparmio e della finanza globali, per lo più statunitensi: Blackrock, VanguardState Street, Jp Morgan Capital reserch, Fidelity, Wellington. Ad esempio, Blackrock possiede il 6,8% di Lockheed Martin, il 6,5% di Raytheon, il 4,7% di General Dynamics, il 4% di Bae Systems ecc. Vanguard l’8% di Northrop Grumman, il 9% di Lockheed Martin o l’8,1% di Boeing ecc. E’ la finanza che spinge i governi alle guerre. Nel nostro piccolo, oltre al ministero dell’Economia, l’italiana Leonardo ha tra i suoi azionisti vari fondi americani e la banca centrale norvegese. Gli armamenti militari, come tutte le merci, come tutti i business, vanno continuamente rinnovati, dunque le armi vecchie sostituite da nuove e sofisticate. Vanno distrutte tramite guerre. 

Chi paga queste spese militari? I governi, cioè i governati. La spesa pro capite che grava su ogni italiano, neonati compresi, è 1,5 euro al giorno, circa 550 euro ogni anno. L’Italia ha un budget per la difesa pari all’ 1,6% del Pil. Se dovesse salire fino al 2% chiesto dalla Nato, il nostro paese dovrebbe spender ogni anno circa 8 miliardi in più ogni anno: la spesa annua per il reddito di cittadinanza, ora abolito. Ci dovremmo consolare perchérispetto ai nostri 1,5 euro per la spesa pro capite in vetta troviamo Israele (8,2 dollari) e gli Usa (7,4 dollari)e rispetto al Pil in vetta si trova ora l’Ucraina (36,7%)? Invece la realtà è tragica.  

La realtà tragica è che nel 2023 la spesa globale per la difesa ha raggiunto il massimo storico di 2.443 miliardi di dollari, con un incremento del 6,8% rispetto al 2022: ogni giorno, nel mondo si spendono 6,7 miliardi per armi, munizioni ed eserciti. La realtà tragica di queste guerre distruttive –a tacere dei milioni di morti e feriti- è che i budget militari si gonfiano sempre più a beneficio sempre più di lusinghiere performance azionarie e di bilancio delle grandi multinazionali della difesa: nei soli primi tre mesi del 2024 i titoli della difesa hanno visto mediamente il loro valore aumentare del 22%, ovvero il triplo rispetto all’indice azionario globale. La tedesca Rheimetall in 90 giorni ha quasi raddoppiato il suo valore di borsa (+82%). Ma anche Leonardo se la cava: +56%. Il ministro della difesa Guido Crosetto ha spiegato che non vi è alcun conflitto di interesse fra la sua attuale carica governativa e quella trascorsa di presidente dell’Aiad, la Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (Leonardo Rheimetall ecc.), definita “lobby delle armi”.  

Guai ai vinti.

Tra le guerre possiamo annoverare quella mai sopita contro chi non ha niente: Guai ai poveri. Il capitale fa la guerra ai poveri  tutti i giorni, all’interno dello stesso sistema capitalistico. La guerra ai poveri nasce, da sempre, dall’assunto che alla fine se lo meritano di essere nullatenenti: gli editti per cacciare i mendicanti e i vagabondi sono antichissimi, presenti in ogni regno, stato e nazione antica e moderna. Il libro spiega perfettamente come la povertà, e l’odio verso di essa, sia veicolata da leggi, ordinanze, decreti, sentenze: l’avversione ai poveri diventa istituzionale, coinvolgendo anche chi si ribella e prova ad assistere chi ha meno, grazie a divieti e multe dirette a chi distribuisce pasti, presta terreni per dormire, sostiene umanamente le persone meno fortunate; in diversi stati diventa proibito dormire in macchina, oltre che nei parchi pubblici, raccogliere rifiuti da rivendere per ottenere i soldi necessari a un pasto o una doccia; il rischio è la prigione. Contemporaneamente, la classe lavoratrice continua a perdere drammaticamente salario e potere di acquisto. l’1 per cento della popolazione più ricca accumula più ricchezza del restante 90% più povero; il 10 per cento dei ricchi detiene, nei primi anni del nuovo millennio il 77,2% della ricchezza totale. Dopo, tutto è andato ancora peggio. Anche in Italia la povertà è in costante crescita, Clicca qui

Seminare dubbi, non raccogliere certezze.

Su www.smips.org  S.M.I.PS SCIENZA MEDICINA ISTITUZIONI POLITICA SOCIETA’, trovate, fra gli altri questi articoli:

Migliorare il processo di riforma del sistema di cura della non Autosufficienza (di cui alla legge 33/2023)

Quello sterminio di persone con disabilità è un monito per i tempi presenti

Autonomia differenziata: chi i soldi li ha, li avrà; chi non li ha, avrà meno

Italia: medici più anziani d’Europa, 55% ha più di 55 anni

Aumentano in Europa le diagnosi di tumore, colpita 1 persona su 20

40% dei tumori evitabili

Oms: previsti 35 milioni di nuovi casi di tumore nel 2050 (+77%), 1/4 a rischio di contrarlo

In Italia tubercolosi in aumento, ma se ne parla poco

Il 5% delle famiglie possiede quasi il 50% della ricchezza totale.

Il 5% delle famiglie italiane possiede circa il 46% della ricchezza netta totale”. È quanto si legge nell’analisi della Banca d’Italia nell’ambito Bce secondo cui “i principali indici di disuguaglianza sono rimasti sostanzialmente stabili tra il 2017 e il 2022, dopo essere aumentati tra il 2010 e il 2016”. Lo studio evidenzia come le famiglie meno abbienti possano contare principalmente sul possesso dell’abitazione mentre quelle più benestanti detengano un portafoglio più diversificato in azioni, depositi, polizze. L’analisi ricorda come “metà della ricchezza degli italiani sia rappresentata dalle abitazioni” e “tale percentuale varia tuttavia fortemente in base alla ricchezza: le abitazioni raggiungono i tre quarti della ricchezza per le famiglie sotto la mediana, si attestano poco sotto il 70% per quelle della classe centrale mentre scendono a poco più di un terzo per quelle appartenenti alla classe più ricca. Per le famiglie più povere, i depositi sono l’unica componente rilevante di ricchezza finanziaria (17%).

Di cosa parliamo quando parliamo di Gaza.

Vita a Gaza Di cosa parliamo quando parliamo di Gaza. La superficie della Striscia di Gaza è di 360 chilometri quadrati. Roma, per fare un confronto, con i suoi 1.285 chilometri quadrati è tre volte e mezzo più grande. Gli abitanti di Gaza sono 2.098.389, quelli di Roma sono 2.748.109. Il 71 per cento degli abitanti di Gaza ha lo status di rifugiato. A Gaza le persone tra 0 e 14 anni sono il 39 per cento della popolazione (in Italia sono il 12 per cento); quelle con più di 65 anni il 2,9 (in Italia sono il 23 per cento). A Gaza l’età media è di 18 anni, in Italia di 46 anni. Il tasso di crescita della popolazione è dell’1,9 per cento, mentre in Italia è negativo: -0,1 per cento. A Gaza il tasso di mortalità infantile è di 14 morti ogni mille bambini nati vivi, da noi è di 3 morti ogni mille. La speranza di vita alla nascita è di 75 anni a Gaza, di 82 anni in Italia. A Gaza nel 2022 l’elettricità c’è stata in media per 13 ore al giorno. E il 96 per cento dell’acqua dell’unica falda acquifera non è adatta al consumo umano: 1,8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria per l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’igiene. A Gaza la densità di letti ospedalieri è di 1,3 ogni mille abitanti, in Italia è quasi il triplo. A Gaza nel 2022 più di ventimila pazienti hanno chiesto un permesso per potersi curare all’estero; Israele ha respinto o ritardato il 34 per cento di queste richieste. A Gaza ci sono 32 alunni e alunne per ogni insegnante. L’aspettativa di vita scolastica è di 13 anni a Gaza, di 16 anni da noi. Il tasso di disoccupazione tra i giovani di Gaza è del 75 per cento, in Italia del 21 per cento. Il pil pro capite di Gaza è di circa 900 euro, quello italiano è di 30.855 euro. L’80 per cento degli abitanti di Gaza dipende dagli aiuti umanitari e le persone che vivono sotto la soglia di povertà sono l’81 per cento della popolazione, il 9,4 per cento in Italia. Gli abitanti della Striscia di Gaza non possono andar via né tornare liberamente.

Giovanni De Mauro www.internazionale.it

Laudato sì, Laudato qui.

Seminario di approfondimento sulle questioni più importanti sul tappeto oggi, tra esperti di crisi climatica e ricadute ambientali, sociali, economiche e esponenti di movimenti, associazioni e singoli attivistiche, a diverso titolo, sono impegnati in azioni di conversione ecologica.

Casacomune

Laudato si’, Laudato qui

Non possiamo più indugiare, dobbiamo riflettere e agire: fare e per fare dobbiamo capire: informarci e formarci, ascoltare…

Clicca qui il Programma e come iscriversi.

Le tematiche affrontate sono molteplici, come molteplici sono gli aspetti della crisi ambientale e sociale dei nostri tempi: ecomafie, agricoltura, migrazioni ambientali, lavoro, etica del profitto e sanità pubblica, qualità della vita, ruolo dei movimenti e delle ONG, ecofemminismo, economia e spiritualità.

Al nostro fianco, avremo relatori di grande professionalità e competenza del mondo accademico e di organizzazioni da sempre in prima linea su queste tematiche. Non mancheranno testimonianze di attivisti, sindacalisti, associazioni ed altri attori impegnati quotidianamente che sono la vera spinta al cambiamento perché mossi da passione e dalla cura per il bene comune, capaci di guardare lontano, capaci di futuro.

Ecologia politica: il salario minimo.

Piero Fassino piange miseria  ma sulla base del suo criterio di stipendio parlamentare, l’Italia era  al primo posto in Europa già nell’inchiesta del 2016 con i 10.435 lordi mensili di indennità di base ai suoi deputati. A questa base si aggiunge la “diaria”, il rimborso delle spese di soggiorno a Roma che è fissata in 3.503,11 euro se si partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata. Poi c’è  “rimborso delle spese per l’esercizio del mandato”, 3.690 euro al mese, che può essere speso per stipendiare i collaboratori oppure trattenuto. C’è poi anche il rimborso per le spese di trasporto e di viaggio che ammonta a 1.107 o 1.331 euro al mese a seconda che la distanza da Roma. Oltre alla gratuità di tutti gli spostamenti in treno, aereo e autostrade. E poi, ciliegina sulla torta, un rimborso di 1.200 euro annui per le spese telefoniche, 100 euro al mese. Sommando il tutto viene fuori un compenso complessivo mensile, lordo, per i deputati pari a 19.059,11 o 18.835,11 euro.

Chi vuole può esercitarsi a calcolare il rapporto tra questo stipendio e il salario minimo di 9 euro all’ora lordi.

Gli accordi del governo che uccidono nel deserto.

Le foto di adulti e bambini morti di sete, di stenti e di caldo nel deserto tra Tunisia e Libia inquietano il sonno e la coscienza. Non possiamo restare indifferenti di fronte alla deportazione di migranti operata dalle forze armate tunisine in quel deserto e in quell’altro alle porte d’Algeria. Pensavano di lasciarli morire fuori dallo sguardo indiscreto del mondo lasciandoli senz’acqua e senza un tozzo di pane e invece oggi abbiamo consapevolezza che i denari di Europa e d’Italia sempre di più verranno impiegati per operazioni di questo tipo. Abbiamo appaltato le esecuzioni capitali verso chi si è macchiato dei reati di povertà o di guerra subìta o di minacce ai propri diritti. È impensabile che noi si resti inerti di fronte a governi che si comportano come chi arma la mano di un sicario. Non saprei con quali altre metafore descrivere questo orrore di morti anonime che oggi Nello Scavo dalle pagine di Avvenire riesce a strappare in qualche modo alla connivenza del silenzio colpevole e dell’anonimato acquietante. Davanti al deserto africano non ci sia anche il deserto della nostra umanità. Facciamo qualcosa. (Tonio Dell’Olio) Clicca qui

Flat tax sotterra i principi della Costituzione.

La tassazione  “flat tax” sarebbe ad aliquota unica sia per il povero che per il ricco, mentre la nostra Costituzione sancisce la progressività delle aliquote: aliquota bassa sui redditi bassi, aliquota elevata sui redditi alti, cioè se “tutti” concorriamo alla spesa pubblica in ragione della propria capacità (art. 53), adempiamo all’obbligo di solidarietà sociale ed economica (art. 2) e consentiamo alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici che limitano la dignità (art. 3). Clicca qui.