Solvay si difende con le unghie e coi denti a Livorno e Alessandria. E lunga mano sul maxiprocesso Pfas di Vicenza.


La chimica chiede troppo all’ambiente e alla salute.

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Lo sta seguendo il country manager nazionale Marco Colatarci, da Bruxelles guidato dall’AD Ilham Kadri, preoccupati non solo per i provvedimenti giudiziari di Livorno Alessandria ma anche in parallelo per il processo di Vicenza (prossima udienza il 13 aprile) “gemello” di quello piemontese. Ciò che lega Piemonte e Veneto sono i Pfas, presenti in tutti i settori merceologici e indistruttibili in acqua suolo aria, tossici cancerogeni teratogeni nel sangue dei lavoratori e dei cittadini:  una calamità ambientale e sanitaria mondiale. Denunciata in Italia (Alessandria) fin dagli anni ’90. –>(1)

Hanno sempre goduto la  politica omissiva e complice  delle istituzioni tanto la Miteni di Trissino (chiusa nel 2018) quanto, malgrado le nostre ripetute denunce,  la  Solvay di Spinetta Marengo. Quest’ultima è sgusciata via perfino da un processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, anzi gode dell’autorizzazione provinciale all’ampliamento del Pfas C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologici. –>(2)

Solvay è incurante degli ulteriori gravi allarmi Pfas che giungono dal mondo scientifico, ma è sotto la spada di damocle dell’imminente nuovo processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, per quanto si senta al riparo dello scudo protettivo della Provincia e amnistiata dai governi che non fissano limiti zero ai Pfas. –>(3)

Il colosso chimico non ha argomenti per controbattere le drammatiche risultanze scientifiche ed epidemiologiche, perciò “investe” nel mecenatismo affidandosi  alle compiacenze dei giornali per dare “grande”  risalto alla propria immagine pubblica. –>(4)

Ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte. Che, per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4, come rivendicano con le lotte  ComitatoStopSolvay, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. –>(5)

Finalmente si sono mossi gli indifferenti sindacati. Quanto meno nel Veneto, dove pur tardivamente hanno conseguito l’importante riconoscimento dell’Inail della malattia professionale per gli ex lavoratori che, ancor prima di migliaia di cittadini, hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue. Nella misura che in Piemonte abbiamo -prove alla mano- denunciato, inutilmente, fin dal 2008. Studi sui lavoratori morti sono assenti a Spinetta Marengo. –>(6)

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani. Anche a Vicenza i reati sono avvelenamento delle acque e mancata bonifica, e sempre con l’aggravante che gli imputati sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano,  dunque dovrebbero essere reati di dolo (il massimo della pena): il condizionale è d’obbligo in quanto la giustizia in campo ambientale è giustizia di classe  come documentato in Ambiente Delitto Perfetto (di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).   –> (7)

La storia giudiziaria tra Alessandria e Vicenza, per Solvay si intreccia con quella di Livorno, dove sono ben tre gli esposti in magistratura (WWF, Bluebell e M5S). Per procurarsi uno scudo penale e non affrontare i costi della bonifica del centennale disastro ecosanitario, Solvay ha infatti annunciato per Rosignano lo scorporo delle attività tramite bad company: struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso strumento  è ora studiato anche per Spinetta Marengo, come peraltro fu per la stessa Miteni. –>(8)

Si spiega allora perché Bruxelles abbia messo in campo il pezzo da novanta italiano, il Marco Colatarci che nel 2013 si presentò in aula al processo di  Alessandria  per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia ad Alessandria e Livorno, scarpe grosse e cervello fino. E a Vicenza, nel processo gemello di Spinetta Marengo, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche.  –>(9)

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

–>(2) Solvay si difende col condono dei politici.

Ilham Kadri amministratrice delegata Solvay

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Guidato dall’AD di Bruxelles, lo sta seguendo il country manager nazionale, inquieto per i provvedimenti giudiziari di Rosignano e Spinetta Marengo (AL). 

Iniziamo da quest’ultimo stabilimento, ovvero dalla questione Pfas che parallelamente si svolge nel processo a Vicenza per lo stabilimento (chiuso) della Miteni di Trissino.

L’editoriale di “Domani” (clicca qui)  usa proprio il termine “condono” per qualificare la politica omissiva e complice delle amministrazioni piemontesi, le cui ultime (leghiste) nel 2021 non bloccano il C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologi locali e gli allarmi internazionali, bensì la Provincia autorizza addirittura l’ampliamento della produzione del C6O4 dopo averlo tacitamente ammesso, condonato, per anni.    

–>(6) Di Pfas muoiono per primi i lavoratori.

Alla Miteni di Trissino, tardivamente chiusa nel 2018, per decenni si è consumato, nell’indifferenza sindacale e politica, un caso di contaminazione industriale tra i più pericolosi d’Europa. Oggi, tramite il patronato Inca della Cgil del Veneto ma non del Piemonte, l’Inail riconosce la malattia professionale per gli ex lavoratori che hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue, anche quando manca (ancora) un danno funzionale. Quando questo si verificasse l’Inail li risarcirà. In attesa di riconoscimento il  diritto alla rendita per i superstiti.

Malgrado il grave episodio di inquinamento acque della Marzotto del 1976, Miteni (Mitsubishi-Eni ) ha nascosto (almeno dal 1990) e nessuno dentro e fuori la fabbrica si preoccupato degli allarmi che venivano dagli USA. Nessuno ma non il medico di fabbrica, lo stesso che garantiva per Solvay di Spinetta, che dal 2000  misurava la concentrazione di Pfas e Pfoa nel sangue dei dipendenti con livelli elevatissimi, fino a 22 mila volte più alti del normale: in media 20mila nanogrammi per litro di sangue, con picchi di 90mila. Nessuna denuncia di malattia professionale, ovviamente.

Lo Studio pubblicato nel 2019 da Merler e dal dottor Paolo Girardi sulle cause di morte degli ex operai Miteni ha riscontrato un raddoppio di cancro al fegato e di tumori linfatici ed emopoietici, un aumento della mortalità per diabete, cirrosi epatica, ipertensione e suicidi. Non risultano Studi analoghi per gli operai alessandrini.

Arriva nel 2013 la scoperta della contaminazione della  falda acquifera grande come il lago di Garda, da dove pescano gli acquedotti di 21 Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova, e un imprecisato numero di pozzi privati, 350 mila persone, destinate, stando alle proiezioni, a diventare 800 mila. Arriviamo all’udienza del  13 aprile 2021 per entrare nel vivo del maxiprocesso di Vicenza. Oltre ad avvelenare i lavoratori, Miteni con PFOA e C6O4 ha avvelenato anche l’aria, il terreno e la falda. Come sta avvenendo in Alessandria.

Ad Alessandria per evitare futuri costi giudiziari e di bonifiche, Solvay, sta pensando ad operazioni di scorporo, come fece Miteni  vendendo la fabbrica al prezzo simbolico di 1 euro alla lussemburghese Icig, e come sta facendo la stessa multinazionale belga a Rosignano.

–>(8) Rosignano, come sbarazzarsi del disastro eco sanitario.

I caraibi di Rosignano “bitch”.

Da oltre un secolo Solvay ha sposato Rosignano concedendogli  il cognome e, come dote, un patrimonio di inquinamento impunito. L’unica voce ambientalista per anni dissidente si è infine inciuciata spegnendo i riflettori, che ora sono accesi grazie ai tre esposti alla Procura di Livorno del Movimento Cinquestelle (Francesco Berti e Silvia Noferi), del fondo di investimento internazionale Bluebell (Giuseppe Bivona) e del  WWF. In più, si è  inserita -come anche a Spinetta Marengo- la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (presidente Stefano Vignaroli). Esemplare, per l’analisi dettagliata, è l’interrogazione M5S al Consiglio regionale Toscana, che chiede anche l’intervento urgente del Ministero per la riconversione ecologica.

Solvay scarica direttamente a mare 250.000 tonnellate all’anno di solidi sospesi contenenti metalli pesanti come nichel, mercurio, cromo, cadmio, arsenico, e provoca una contaminazione dei terreni, nonché delle acque sotterranee (falda superficiale e falda profonda) da arsenico, mercurio, composti organoclorurati e Pcb”, ovvero i policlorobifenili, composti organici considerati inquinanti persistenti.

Acquiescenti i sindacati, i primi i bersagli degli inquinamenti sono i lavoratori esposti ai vapori indoor/outdoor, con  i pozzi ad uso irriguo delle abitazioni ubicate nelle immediate vicinanze del sito, le acque superficiali del fiume Fine, le acque superficiali del Mar Ligure (spiagge bianche di Vada) ovvero l’arenile “caraibico” dove scarica il Fosso bianco.

Piuttosto che affrontare i costi della bonifica di questo disastro ecosanitario, Solvay ha annunciato per Rosignano l’organizzazione dell’attività in una struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso  tentativo di sbarazzarsi del problema ambientale con uno scorporo, una bad company, procurarsi uno scudo legale, è ora studiato anche per Spinetta Marengo.

–>(9) Solvay mette in campo il pezzo da novanta italiano.


Marco Colatarci, il volto sano e contadino di Solvay Green.

A Bruxelles il consiglio di amministrazione della multinazionale è preoccupato dei procedimenti penali italiani e, come sempre, non si fida delle coperture del nostro sistema politico, così l’amministratrice delegata Ilham Kadri affida al numero uno il compito di gestire in prima persona anche l’immagine del colosso chimico. Marco Francesco Colatarci è il Country Mgr (Dirett. Gen.) presso Solvay in Italia, legale Rappresentante del Gruppo in Italia, membro di CdA ed AS di Società operative, Responsabile Funzionale ed Amministrativo dei Processi Gestionali, Direttore di Sito del Centro Direzional, insomma è presidente  con delega delle diverse società del Gruppo nel nostro Paese: Solvay SA, Solvay Specialty Polymers Italy Spa, Solvay Chimica Italia SpA, Solvay Solutions Italia Spa, Solvay Cytec Mondovì Srl, Solvay Energy Services Italia Srl. Infine è Vicepresidente di Federchimica.

Trentadue anni di esperienza in azienda, nei momenti critici Colatarci non si tira indietro. Nel 2013 si presentò in aula al processo ad Alessandria contro Solvay per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Lo gnorri fu promosso. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia, scarpe grosse e cervello fino. Ad Alessandria Livorno è in prima fila mediatica con iniziative di mecenatismo e interviste, e ingaggia sofisticate troupe televisive (clicca qui un video) per dare volto e voce alla  magnificenza  di una azienda “punto di riferimento nell’ambito della chimica a livello mondiale”, “fiore all’occhiello della chimica delle specialità”, “campione mondiale dell’economia circolare”, “pronta alla sfida della sostenibilità ambientale ed economica”, “insomma lavoriamo bene con il rapporto collaborativo delle Amministrazioni”. E a Vicenza, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche nel processo gemello di Spinetta Marengo.

Si sdoppiano gli stabilimenti Solvay a Livorno e Alessandria per non pagare le bonifiche.

Bruxelles vuole mani pulite in Italia.

Certe decisioni, che riguardano l’Italia,  non possono che essere prese a  Bruxelles. Noi, che mastichiamo un po’ di francese, ne capiamo più di quanto viene biascicato nei corridoi di Bollate, da dove sfuggono le notizie. Il segretario CGIL di Alessandria, Franco Armosino, invece ha orecchiato qualcosa negli ambienti sindacali notoriamente inaffidabili e ha equivocato che si parlasse di chiusure allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, e pronto ha offerto la baratteria con la localizzazione del deposito nucleare nazionale. In realtà si dovrebbe parlare di scorpori. Infatti, dalla casa madre belga della Solvay, la manager franco-marocchina Ilham Kadri sta completando la  nuova strategia avviata con le dismissioni e vendite di Porto Marghera (HF e HFC) e Bussi sul Tirino. Previo il conforto di membri del Congresso e delle agenzie di rating, Kadri con il Country Manager  Italia Marco Colatarci sta mettendo a punto gli scorpori, alla luce dei procedimenti giudiziari per catastrofi ambientali che si stanno abbattendo su Rosignano  e Spinetta.

A Rosignano (clicca qui) quindi  ha già annunciato l’adozione di misure “per organizzare la sua attività relativa alla produzione di carbonato di sodio e derivati in una struttura legale separata, controllata dalla capogruppo”. In pratica un’altra società, pronta ad assumersi le responsabilità degli effetti di un secolo di scarichi (sulle “piagge caraibiche” tonnellate di mercurio, arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, di cloro etano). Per la multinazionale  l’obiettivo ufficiale  è rafforzare “la trasparenza dei risultati finanziari ed operativi e l’attribuzione di responsabilità, in linea con il mandato di ottimizzare ritorni e generazione di cassa, aumentando nel contempo la flessibilità di possibili future scelte strategiche”. Obiettivo che possiamo tradurre: per non pagare la bonifica, scorporo della Business unit Soda ash end derivates in un nuovo soggetto industriale.

L’antiphōna per scaricare la bonifica, a Spinetta canta la stessa musica: “scorporo in una nuova società, una legal entity scollegata dalla casa madre”. Riguardo al Pfas C6O4 che gioco forza andrebbe eliminato, si tratta di individuare la filiera giusta fra le linee produttive di Monomeri fluorurati (TFE HFP), Monomeri speciali (PMVE PPVE PFBD), Polimeri fluorurati: plastomeri (Algoflon  Hyflon  Polymist) ed elastomeri fluorurati (Tecnoflon), Fluidi fluorurati: Fomblin, Galden Solvera Fluorolink, Polimeri speciali: Aquivion, Solvene. La valvola di compensazione sarebbe la “cinesizzazione”: gestione e interscambio con il modernissimo sito di Solvay a Changshu in Cina strategicamente annunciata da Michael Finelli che ha preso il  posto di Augusto Di Donfrancesco alla guida della divisione Specialty Polymer. Nel contempo resterebbero a Spinetta anche da sciogliere i nodi “condominiali” con Edison della centrale termoelettrica e con Arkema dell’impianto trattamento fluidi che scarica i veleni in Bormida. Il direttore dello stabilimento, Andrea Diotto, possiederebbe una bozza di piano che potrebbe illustrare prima della manifestazione del 13 marzo ad Alessandria davanti al Comune.

I veleni della Solvay penetrano nelle case dalle cantine. I bambini i più a rischio.

Facciamo il punto sulla partita a scacchi che si gioca sulla pelle degli alessandrini. Manifestazione il 13 marzo.

La falda che scorre sotto Spinetta Marengo, compromessa dal disastro ambientale acclarato dalla sentenza della Cassazione del dicembre 2019, rilascia in superficie i cancerogeni cloroformio, tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc. E lo fa introducendo i suoi “vapori” anche attraverso le fondamenta delle abitazioni. Gli accertamenti dell’Arpa sono iniziati l’anno scorso. La popolazione avvelenata è quella del sobborgo alessandrino. Questi accertamenti sono nell’ambito delle campagne di monitoraggio dei composti fluorurati in aria e ambiente, che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” da mesi chiede (formalmente via PEC) all’Arpa di rendere pubblici per tutto il 2020, e non solo fino a luglio. (Clicca qui).

A sua volta, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Piemonte, Sean Sacco, completa il quadro dell’ecocatastrofe con ulteriori dati (clicca qui) evidenziando i drammatici risultati dell’indagine epidemiologica (incrementi di rischio del + 75% per mesoteliomi pleurici, + 90% per i sarcomi ecc. ) che va appunto completata oltre ai confini comunali. Si pensi che in Veneto si sta studiando anche l’associazione tra l’esposizione ai Pfas e le competenze cognitive e socio emotive dei bambini residenti nella zona rossa: è più che un sospetto di danni se consideriamo le rovinose evidenze già accertate in gravidanze ed esiti neonatali. (clicca qui)

Al culmine dei nostri esposti (clicca qui), la Procura di Alessandria ha finalmente avviato procedimento penale contro Solvay in violazione della sentenza di Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Per questo ultimo reato è evidente il fallimento, ad esempio, del Progetto operativo di bonifica per fasi riduzione cromo esavalente (terreni insaturi Area 2 Sottoarea 2b) approvato dal Comune di Alessandria e certificabile dalla Provincia, per il quale Solvay ha fornito garanzie finanziarie.

Con provvedimento immediato, insieme a ComitatoStopSolvay e Legambiente abbiamo chiesto almeno di fermare le produzioni del pfas C6O4 (appena autorizzato dalla Provincia). Solvay stessa ammette la chiusura, addirittura della fabbrica, ma non subito: il tempo di spremerla fino in fondo, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo e il ministero della transizione… transiga sui “Limiti zero pfas”. Clicca qui.

Alcuni politici e sindacalisti fingono di accettare perfino la chiusura dello stabilimento in cambio della localizzazione nell’alessandrino del deposito nucleare nazionale. In realtà puntano alla contemporanea presenza. Clicca qui.

Intanto alla procura di Livorno Vittorio Spallasso, che segue il processo di Alessandria, con il  fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e M5S ha presentato esposto contro Solvay per l’inquinamento della costa tirrenica di Rosignano. Il processo Pfas contro Miteni riprenderà a Vicenza il 22 marzo. Il prossimo 13 marzo ad Alessandria manifesteremo in piazza contro la squallida partita a scacchi che si sta giocando sulla pelle di lavoratori e cittadini.

Bluebell e Cinquestelle in Procura contro Solvay.

Continua la battaglia contro l’inquinamento della costa tirrenica di Rosignano portata avanti dal fondo ambientalista Bluebell Capital Partners insieme al parlamentare Francesco Berti, deputato del Movimento 5 Stelle. Bluebell, che ha acquistato alcune azioni di Solvay, accusa anche il colosso belga di “greenwashing”, ossia di una svolta ecologista solo di facciata, raccontata nella comunicazione esterna ma non reale. A Livorno l’altro esposto  incentrato sul reato di inquinamento ambientale porta la firma della consigliera regionale Silvia Noferi (M5S) e dell’avvocato Vittorio Spallasso che segue anche il processo di Alessandria.  

Un paradiso naturale stravolto dagli inquinamenti di Solvay.

Dopo la polemica innescata a fine 2020 con i vertici di Solvay per l’impianto di Rosignano, il co fondatore del fondo internazionale di investimento Bluebell Capital Partners, Giuseppe Bivona, su invito del parlamentare del Movimento 5 stelle Francesco Berti, ha effettuato con  i rappresentanti di associazioni e movimenti ambientalisti della zona, nonché con l’avvocato Vittorio Spallasso  di Alessandria, un sopralluogo sia alle spiagge bianche di Rosignano che in corrispondenza degli scarichi a mare gestiti dalla Solvay. Berti annuncia “azioni a garantire un futuro sostenibile a questo territorio che ha tutte le potenzialità per essere un vero e proprio paradiso naturale, e che invece è stato trasformato in una delle 15 aree più inquinate del Mediterraneo” (clicca qui lo studio ONU)

A Rosignano, chi vive a fianco di Solvay non si fa mancare nulla.

Il percolato della discarica Scapigliato finiva nei tombini: 5600 tonnellate, con un risparmio illecito criminale di 340.000 euro. I video delle intercettazioni: i rifiuti liquidi degli scarichi civili contenuti in autobotti, invece di essere conferiti negli impianti di smaltimento o recupero, venivano riversati in un tombino collegato alla rete fognaria nel piazzale. Clicca qui

Il mercurio in Toscana, Marche e Lazio.

Oltre agli scarichi in Tirreno della Solvay di Rosignano, le centrali geotermiche dell’Amiata sono  un continuo “rubinetto “aperto di mercurio sul fiume Paglia, affluente del Tevere che sfocia nel Tirreno. In più,  gli inquinanti geotermici non sono  riducibili al  solo mercurio ma abbinati ad altre sostanze tossiche, come arsenico, ammoniaca, acido solfidrico, ecc.  La Rete Nazionale NOGESI (NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante)  indirizza una lettera alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati: clicca qui.

Solvay lo chiama “Piano di coltivazione”.

A monte il “piano di coltivazione, a valle  la  “spiaggia caraibica”. 

Progetto Solvay al VIA regionale per lo sfruttamento minerario dell’area Nord della Concessione perpetua di Buriano per l’estrazione del salgemma. Nell’arco di 40-50 anni: perforazione di circa 330 pozzi, messa in formazione dei sondaggi e delle infrastrutture occorrenti, nella fase di recupero di salamoia satura dai pozzi di estrazione. Il progetto ricade nel territorio del Comune di Montecatini Val di Cecina (PI) ed interessa  anche i territori  del  Comune di Volterra (PI).

Fuga di cloro ferragostano a Rosignano Solvay.

Dall’impianto Ipoclorito Inovyn. Solo nel pomeriggio i tecnici Asl del Dipartimento di Prevenzione; sono entrati per le verifiche nello stabilimento a rischio di incidente rilevante. Solo la mattina dopo, non appena appresa la notizia, ARPAT ha contattato il responsabile della Sicurezza che ha rassicurato che il rilascio “di aria” non ha provocato conseguenze per l’ambiente ma solo “irritazioni delle vie respiratorie a tre operatori di una impresa esterna, due dei quali trasferiti in ospedale” ovviamente in via precauzionale”. Solo a settembre si procederà alla verifica dell’esito delle attività di analisi dell’evento incidentale che l’Azienda sta effettuando. Evento ritenuto irrilevante da sindacalisti e ambientalisti locali che neppure l’hanno commentato.

Toscana e Solvay, tumori, Pfas e Commissione Ecomafie.

Il campanello di allarme sulla situazione epidemiologica della fascia costiera livornese, col suo epicentro a Rosignano,  non è più suonato dalla  associazione fondata da Giulio Maccacaro, che a Livorno in passato rappresentò  la storica antagonista di Solvay ma che oggi è stata silenziata da arbitrati legali con la multinazionale belga. E’ infatti muta spettatrice nelle procure di fronte ad una entità oltremodo drammatica di decessi rilevati dal CNR e soprattutto all’interrelazione tra malattie e inquinanti dispersi nell’ambiente dalla Solvay: clicca qui . Eppure è addirittura scattato il  divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi a Rosignano Solvay (clicca qui); mentre la Lega tenta di silenziare Rai 3 Report (clicca qui) ,  dopo il servizio sulla Solvay di Rosignano che ha riacceso i riflettori su una situazione intollerabile dal punto di vista ambientale, giudiziario, sanitario ed economico: clicca qui.  I Cinquestelle replicano con una interrogazione urgente  che reclama la bonifica alla Regione Toscana ma evita di investire  il governo: clicca qui .  Nel mentre però anche l’emergenza PFAS si estende in Toscana: clicca qui ;  come registra la stessa audizione della Commissione Ecomafie: clicca qui .

Luci e ombre di Report.

Report, condotto su RAI 3 da Sigfrido Ranucci, nel servizio su Solvay del 2 dicembre 2019 di Adele Grossi, al quale ho collaborato, può aver deluso se lo si considera concluso e non una prima puntata di una più ampia investigazione, tipica del giornalismo che caratterizza la trasmissione. Aver concentrato, come prologo,  in una unica serata la rappresentazione di tre territori – Alessandria, Livorno e Ferrara – devastati da Solvay, infatti non poteva evitare il rischio di superficialità e inconcludenza  soprattutto per Spinetta Marengo (AL). Qui, infatti, il servizio giocoforza si è limitato per grandi linee a raccontare ai telespettatori più ignari la fotografia della catastrofe sanitaria e ambientale, marcando dunque due grandi limiti di visibilità. Il primo riguarda il tragico passato: non sono emerse le responsabilità di coloro che hanno provocato il disastro, eppure esse hanno nomi cognomi precisi che per 50 anni chi scrive [1] ha, urbi et orbi su giornali e libri,  denunciato e documentato (e incassato rappresaglie), responsabilità di morti  e malattie – passate e future –  che vanno oltre Montedison/Solvay e che investono direttamente sindacati, magistratura, arpa, asl, comune, provincia e regione. Il secondo limite della trasmissione, che deriva dal primo ma che è fondamentale, concerne il tragico futuro: è un dovere etico e morale, anche dei giornalisti di Report, non solo del sottoscritto, scongiurare nuove  criminali azioni  volte a incrementare inquinamento e morti. Il buco giornalistico non dubito che verrà con urgenza colmato scovando l’Indagine epidemiologica che Solvay riesce a nascondere nei cassetti della Regione, e tramite una documentata denuncia del tentativo in corso di Solvay Speciality Polimers Italy  di far approvare dalla Provincia di Alessandria l’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale per  “Estensione della produzione ed uso di cC6O4” nello stabilimento di Spinetta Marengo. Questa operazione Solvay sta cercando di concretizzare da un lato  ricattando con minacce di licenziamenti  il silenzio-assenso dei sindacati, dall’altro cercando di opporre un fantomatico “segreto industriale” ovvero chiedendo alla Provincia di censurare sulla richiesta di AIA, con 56 omissis, informazioni essenziali che ci consentirebbero  la valutazione dei potenziali effetti ambientali del cancerogeno C6O4 soprattutto per quanto riguarda il quadro emissivo. Addirittura Solvay chiede e ottiene dalla  Provincia, complici  Regione e Comune, di allontanare dalla Conferenza dei Servizi il rappresentante di Legambiente nazionale onde  occultare i drammatici dati Arpa. Stante questo scandalo, è stato annunciato esposto anche alla Procura di Vicenza dove è avviato il processo Miteni (fornitrice di Solvay) sulla catastrofe ecosanitaria in Veneto procurata dai PFAS, di cui appunto il  C6O4. [2]. Su questo pericoloso scandalo, con ricadute nazionali, attendiamo, a breve, la prossima puntata di Report. Al quale si chiede  il ruolo di investigatore, non certo di comminare sentenze: queste competono ai tribunali che, ahinoi, come confermerà prossimamente la Cassazione, per l’avvelenamento doloso delle falde di Alessandria assolvono gli imputati principali dei reati più gravi e per i reati minori condannano i piccoli imputati a lievi pene in prescrizione.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

[1] “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.

      “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”

[2] Comunicato stampa 19/11/19 del “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”. Clicca qui.

[Nota]. I PFAS-PFOA-C6O4 sono oggi una emergenza ecologica nazionale. Il C6O4, Pfas a catena corta, nei nostri esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria (e a tutte le Istituzioni locali e nazionali)  già dieci anni fa era  stato additato, presente nel sangue,  come sospetto cancerogeno in sostituzione del PFOA contro il quale avevamo lanciato una campagna nazionale che ne aveva decretato la scomparsa nella lavorazione dello stabilimento di Spinetta Marengo.  Ma non nelle acque e nel sangue dei lavoratori e dei cittadini, ancora oggi privati di ogni tutela Asl Arpa!

Per le  responsabilità storiche dell’Arpa, ad esempio, si possono consultare, nella colonna “Argomenti” del Sito www.rete-ambientalista.it,  102 “post”  alla voce “Arpa” ovvero 24 “post”  alla voce “Maffiotti”; a tacere dei quasi 400 “post” alla voce “Solvay”.

Sotto processo, in tribunale e TV, Miteni in Veneto e Solvay in Piemonte e Toscana.

Report, il programma che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo in tv.  Sigfrido Ranucci e la squadra di Report, lunedì 2 dicembre su RAI 3 ore 21,20 ancora una volta in prima fila con un servizio alla realizzazione del quale abbiamo attivamente collaborato…

… i Pfoa e C6O4 scaricati nei fiumi e Spinetta Marengo (Alessandria): clicca qui;

… il mercurio scaricato in mare a Rosignano (Livorno): clicca qui.

A Livorno una nuova associazione ambientalista soppianta la vecchia.

L’Altritalia Ambiente è una associazione che per autodefinizione  “sposa le teorie dell’ambientalismo moderno, ragionevole, realizzabile e accettabile da una società oramai abituata all’opulenza e ai benefici tipici di una civiltà industriale”, ma che gli ambientalisti definiscono filo industriale ovvero ispirata dalle industrie. In questa o quell’altra veste, ha organizzato una ammucchiata di organizzatori (Solvay spalleggiata dalle consorelle Ineos e Inovyn e Confindustria, dal  comune di Rosignano Marittimo, e dall’Università di Pisa) in un convegno destinato agli studenti arruolati come soldatini. Il titolo del convegno dice tutto:  “La chimica moderna tra sostenibilità e pregiudizio.” Il pregiudizio ovviamente è degli ambientalisti veri, gli antimoderni. Tra questi vi era in passato Maurizio Marchi  che ci auguriamo rompa il lungo silenzio seguito al colpo di spugna della querela. Nel frattempo ospitiamo la segnalazione con il commento di un ex iscritto della sua associazione: Clicca qui.

Indagine epidemiologica a Rosignano Solvay.

Passa in Consiglio la mozione di “Rosignano nel Cuore” e “M5s” sulla realizzazione di uno studio epidemiologico nel Comune di Rosignano Marittimo: clicca qui.

Neppure  esulta   “Avvocatura democratica” alias “Medicina democratica”  silenziata dalla conciliazione con Solvay.  Clicca qui.

Eppure la situazione di inquinamento è questa:  

Ascanio  Bernardeschi:  Nel silenzio degli ambientalisti, la Solvay depreda quasi gratuitamente le risorse del territorio e inquina ma le istituzioni locali e regionali a guida Pd le stendono tappeti di velluto. Clicca qui.

Patrizia Chimera:   In Toscana ci sono delle spiagge bianche che potrebbero far pensare ai Caraibi, ma che in realtà sono così a causa dell’inquinamento. Clicca qui.

Spiagge tropicali a Rosignano e marachelle della Solvay all’estero.

Intervista a Maurizio Marchi sulle “spiagge bianche”, leggi: scarichi, da parte di due giornaliste della TV francese France 2. Nei prossimi giorni ci sarà l’Agenzie France Presse. Questo interesse francese per Rosignano è stato scatenato da un Twitt. Clicca qui la prima parte della ricerca di Marchi sulle… Marachelle della Solvay all’estero. Clicca qui un video con Lino Balza.

Spiaggia libera sugli scarichi di Rosignano

Gravissimi illeciti ambientali: Solvay sotto la lente.

Estesa contaminazione dei terreni e delle acque sotterranee con arsenico, mercurio e altre sostanze chimiche che possono nuocere ai lavoratori esposti ai vapori, ma anche ai pozzi delle abitazioni a ridosso del sito industriale di Rosignano, oltre che al mare antistante le Spiagge Bianche e alle acque del fiume Fine. Le indagini sono scaturite da una serie di esposti e denunce presentati da lavoratori e cittadini, in particolare storicamente dalla Sezione di Medicina democratica… per paradosso infine oggetto di querela per diffamazione a mezzo stampa. Clicca qui la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate.

Solvay avvelena le falde sotterranee.

Per Spinetta Marengo (Alessandria) riprenderà il 6 giugno il processo in Corte di Assise d’Appello a Torino (clicca qui la memoria di Lino Balza). Per Rosignano Solvay (Livorno) la Relazione parlamentare e i Noe sono drastici: nessuna bonifica. (clicca qui Maurizio Marchi). Per entrambe le aree inquinate, le cosiddette “barriere idrauliche” sono palliativi di vere e costose bonifiche.

Una Toscana all’idrogeno, senza la geotermia, aprire i polmoni e la buona economia.

Maurizio Marchi: “Chiudere da subito in 7 anni tutte le centrali a cominciare da quelle più inquinanti ed obsolete. Contemporaneamente le aree delle ex centrali dopo bonifica dovranno essere convertite a fotovoltaico ed eolico, con ciò mantenendo un equilibrio tra potenza e bisogni elettrici. Reimpiego dei lavoratori metalmeccanici licenziati nel 2015. Assunzione di nuova e qualificata forza lavoro. Spinta al rilancio delle Acciaierie di Piombino. Conversione della ex centrale di Piombino convertita in un polo per la produzione di idrogeno per elettrolisi dall’acqua di mare, affiancato da una centrale elettrica a idrogeno. Idem per la Edison di Piombino, Solvay-Engie di Rosignano, ENI Livorno, Edison Porcari, di Enel Cavriglia (AR).” Clicca qui.

Il business dei rifiuti tossici della Solvay.

Guadagna due volte: vende il bicarbonato “vergine” agli inceneritori, e lo riprende inquinato. Presenta un progetto di raddoppio dell’impianto per trattamento dei prodotti sodici derivanti dal trattamento dei fumi degli inceneritori, delle centrali elettriche a carbone, degli impianti siderurgici e di altre attività ad elevato impatto. La Sezione di Medicina democratica di Livorno chiede la Valutazione di impatto ambientale: “I rifiuti contengono elevate contaminazioni di metalli pesanti e microinquinanti organici (tra cui possibili diossine e furani), nel caso dei residui delle centrali a carbone e degli inceneritori con il rischio di singole partite con radioattività” (continua)

Solvay, pesci morti lungo le Spiagge Bianche della Toscana: la procura indaga sugli sversamenti di ammoniaca.

L’ammoniaca è solo l’ultima faccia di un quadro di inquinamento della cittadina toscana, identificata già nel 1999 dall’Organizzazione mondiale della sanità come “area ad alta priorità per l’inquinamento nel Mediterraneo”. Eppure ancora nel 2013, dopo quattro anni di indagini, la Procura di Livorno ha accertato lo scarico illecito di fanghi da parte di Solvay nell’area delle spiagge bianche attraverso “un sistema di scarichi non mappati che permettevano all’azienda di diluire sostanze come mercurio, piombo, selenio e fenoli vari.
Clicca qui il Fatto Quotidiano

Solvay querela Medicina democratica.

Nell’atto di citazione si apprende “il passato turbolento di Medicina democratica non nuova ad attacchi mediatici a danno di Solvay sempre al limite della legalità, in base ad una concezione della libertà di espressione assoluta e talebana“. Si scopre che, invece, la multinazionale belga sarebbe “agli occhi del pubblico, eccellenza dell’imprenditoria, fucina di posti di lavoro e di benessere per il territorio massimamente rispettato come ambiente e salute“. Infatti basta rileggersi (clicca qui) la “cronostoria degli incidenti e impatti rilevanti sulla salute dei lavoratori e della popolazione“. Oppure su Google digitare “Caraibi a Rosignano Solvay“. Il cesellatore della citazione per Rosignano è sempre l’avv. prof. Giulio Ponzanelli che al processo di Alessandria ci gratificò di una memorabile arringa, dal titolo “Neanche una lira di risarcimento a nessuno“, che potete rileggere su “Ambiente Delitto Perfetto“.

Solvay, non ci sono solo Bussi e Spinetta, c’è anche Rosignano.

Maurizio Marchi da Livorno ricorda ” A noi Seveso ci fa un baffo …. le bonifiche si rimandano sine die” e ci aggiorna la cronostoria (clicca qui) degli incidenti e impatti rilevanti sulla salute dei lavoratori e della popolazione.

Medicina democratica denuncia le speculazioni dell’era Renzi-Merkel relative al contestatissimo rigassificatore off-shore al lago della costa pisano-livornese. Edison intanto prova a fare il suo rigassificatore.
Clicca qui Il Manifesto “Grandi opere inutili. Medicina democratica denuncia: fermo il rigassificatore? Paga lo Stato”.

l’acqua è la vittima privilegiata della solvay

Irresponsabilità assoluta della multinazionale belga, che ha spremuto la spugna fino all’ultima goccia, ma anche (o soprattutto) delle istituzioni tutte, dai comuni alla Regione ai ministeri e ai sindacati, che hanno chiuso occhi e orecchi su quanto stava accadendo da decenni. Clicca qui.
L’acqua è la vittima privilegiata della Solvay, come ben sanno le falde sotto Spinetta Marengo.

La Solvay di Rosignano una Realtà Economica Marginale e Controproducente per l’Ambiente e la Popolazione

Maurizio Marchi, referente di Medicina Democratica a Livorno, ci ha segnalato che da qualche mese è consultabile il Rapporto redatto dall’Università di Pisa sulla Solvay di Rosignano
 (http://www-dse.ec.unipi.it/persone/docenti/luzzati/rosignano/rosignano.htm).

Il Rapporto, nonostante avesse come scopo dichiarato quello di tracciare un quadro organico capace di garantire una coesistenza duratura dell’azienda con il territorio, ha visto la scarsa collaborazione della multinazionale belga.
Addirittura pare che l’Azienda abbia diffidato gli autori a divulgare i dati forniti dall’Osservatorio dell’Accordo di Programma Solvay ritardando, così, la pubblicazione del documento.
La Relazione approfondisce molte questioni del rapporto tra uso delle risorse naturali del territorio ed impatto ambientale da una parte, e valore aggiunto ed occupazione apportati dall’altra.
Ne risultano conclusioni sorprendenti: il contributo al valore aggiunto complessivo che ricade sul territorio è del 1-2 % dell’intero valore aggiunto di tutte le attività presenti sul territorio stesso. Mentre il contributo all’occupazione complessiva è del 2-4%.
Percentuali molto modeste, che fanno della Solvay una realtà economica marginale e tendenzialmente controproducente specie se si rapportano i modesti risultati economici al prelievo di risorse, all’impatto ambientale e all’esposizione della popolazione all’alto rischio di incidente rilevante.
Prendendo spunto da questo studio si possono fare alcune considerazioni sulla Solvay Solexis di Spinetta Marengo.
Il contributo all’occupazione è di circa 0,9%.
Un dato ottimistico che si ottiene partendo dal presupposto che i dipendenti, poco più di 800 (vedi Il Piccolo del 18 dicembre 2009), siano tutti residenti nel comune di Alessandria (circa 94.200 abitanti) e non anche in altri comuni.
Un discorso diametralmente opposto può essere fatto in merito all’impatto ambientale e all’esposizione della popolazione all’alto rischio di incidente rilevante.
Sarebbe interessante che qualche Università conducesse sulla Solvay di Spinetta Marengo uno studio analogo a quello condotto sulla Solvay di Rosignano.
L’Ateneo non dovrebbe avere alcuna relazione con la multinazionale belga altrimenti i dati ottenuti non avrebbero alcun valore proprio come per il “Progetto L.IN.F.A.” la cui inattendibilità è stata dimostrata dagli eventi che si sono succeduti dal maggio 2008.