La guerra come una matrioska.

La guerra  come concentrato di molte guerre, come una sorta di matrioska, al cui interno troviamo: un conflitto civile interno all’Ucraina determinato dalle spinte separatiste delle regioni del Donbass; un conflitto fra Stati, determinato dall’invasione russa dell’Ucraina; un conflitto fra imperialismi e blocchi militari che vede la Russia da una parte e Usa, Nato e governi europei dall’altra; infine, si intravede la possibile guerra futura che vedrà in campo i veri contendenti all’egemonia mondiale, ovvero Usa e Cina. Clicca qui alcuni spunti di riflessione da parte di Attac Italia.

Boom di spese belliche dopo l’Ucraina.

Il governo di  Mario Draghi ha annunciato che il budget militare verrà portato al 2% del Pil entro il 2028. Secondo le stime dell’Osservatorio Milex sulla spesa militare (che differiscono parzialmente da quelle del ministero della Difesa), si passerà dai 25,8 miliardi di euro spesi attualmente a 38 miliardi di euro, con un aumento di oltre 2 miliardi all’anno. Vedi questa e le altre tabelle all’interno della Mappa della spesa militare nel mondo pubblicata da Il Fatto Quotidiano: clicca qui.

L’invio armi alimenta guerra, razzismo e fame.

“Nella sua dichiarazione per la Giornata mondiale dell’ambiente il Presidente della Repubblica tra l’altro ha detto: ‘La scellerata guerra che sta insanguinando l’Europa con l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina sta provocando una conseguenza inevitabile sulla capacità di rispettare l’agenda degli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico ed evitare così le ulteriori crisi umanitarie conseguenti’ E ha detto bene. Peccato che non si sia opposto all’illegale, incostituzionale invio di armi italiane ad alimentare quella guerra, quelle stragi, quella criminale follia. Peccato che Mattarella  non si sia opposto alle insensate, scellerate, catastrofiche iniziative guerresche e razziste del governo italiano e dell’Unione Europea che invece di contrastare la guerra e le stragi le favoreggiano, le incrementano, le estendono, contribuendo a far morire innumerevoli innocenti e mettendo nel più  grave pericolo l’umanità intera.”  (Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera).

Portuali a Genova contro nuova nave carica d’armi.

Sulla saudita  Bahri Hofuf anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Dopo segnalazioni e richieste di accesso agli atti, gli attivisti di Calp, Usb e The Weapon Watch si sono rivolti alla magistratura con un esposto.  E così tornano a fare sentire la loro voce i portuali che da anni si battono per fermarle. “Abbiamo visto passare di tutto, mitragliatrici, container pieni di esplosivo, carri armati”.

Le guerre cominciano anche dalla Sardegna.

“Le basi militari in Sardegna sono sempre state una presenza invasiva e una dimostrazione oggettiva di come le guerre comincino anche da questa terra. Attualmente, oltre 30.000 ettari del territorio sono occupati dallo Stato, dai suoi militari e dai suoi poligoni. Contro questa imposizione c’è, tuttavia, una lotta che ancora oggi resiste e che accomuna tutte le persone che rifiutano e che vogliono sabotare l’esistenza delle basi. Di ciò è emblematico il taglio delle reti, che trova la sua efficacia nel permettere l’invasione dei poligoni interrompendo le esercitazioni”. Il 22 maggio manifestazione contro la base militare di Teulada, corteo antimilitarista a Sant’Anna Arresi (SU).

I fondi del PNRR per basi militari nei parchi naturali.

Prosegue la mobilitazione contro il progetto della base militare  a Coltano nel Parco regionale di San Rossore:  73 ettari recintati per costruirci 440 mila metri cubi di edifici tra cui una pista per elicotteri, due poligoni di tiro, caserme, centri di addestramento, laboratori e altre strutture di servizio per i militari. Il progetto non sarebbe  sottoposto ai vincoli ambientali della zona in quanto “opera destinata alla difesa nazionale”. L’area ambientale  protetta è già caratterizzata da una forte militarizzazione, tra cui la base di Camp Darby, il più importante deposito di armi statunitensi nella penisola e hub strategico fondamentale nel controllo del Mediterraneo, oggi oggetto di lavori per oltre 40 milioni di euro e della costruzione di una ferrovia per il collegamento diretto col porto di Livorno. I fondi per Contano  provengono dal PNRR, cioè dalla finta transizione ecologica. Clicca qui.

Draghi eroe di guerra col sangue degli altri.

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI  di Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera”.

“Quel poco di buono che sta facendo in materia di aiuto umanitario è di gran lunga sopraffatto da quel tanto di folle e scellerato che sta facendo in favore della prosecuzione e dell’estensione della guerra”. “La folle e criminale decisione di inviare armi in Ucraina, in flagrante violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione, fa entrare l’Italia sia de jure che de facto nella guerra in corso, così accrescendola ed estendendola, così contribuendo a nuove uccisioni e nuove devastazioni, così cooperando a provocare nuove stragi , nuovi orrori e nuove indicibili sofferenze alla popolazione ucraina già così crudelmente martoriata”. “L’irragionevole e sciagurata decisione delle cosiddette ‘sanzioni’ non solo non ha fermato la guerra, non solo non ha inceppato la macchina delle stragi, non solo non ha dissuaso il governo russo dal perseverare nella sua furia onnicida, ma ha invece imposto nuove sofferenze e ulteriore povertà alle classi popolari, alle persone e alle famiglie già più sfruttate, rapinate, emarginate ed oppresse del nostro stesso Paese.” “Sembra che il governo non si renda conto della sofferenza e della povertà di milioni e milioni di italiane ed italiani che queste decisioni stanno precipitando in ulteriori sofferenze, ulteriore impoverimento, ulteriore paura, umiliazione ed angoscia.” “Nulla aggiungo sull’insensatezza del riarmo; sulla delittuosità dell’aumento delle spese militari quando invece il nostro paese ha estremo bisogno di incrementare le spese sociali; sull’abissale stoltezza di scelte energetiche che contribuiscono all’avvelenamento e alla desertificazione della biosfera”. Esiste l’alternativa nonviolenta alla guerra… (continua)

Obiezione di coscienza alla guerra.

Una Campagna coordinata dal Movimento Nonviolento. Tutti possono firmare: clicca qui. Tutte le guerre hanno lo stesso volto di morte, in Ucraina come in Afghanistan, nello Yemen come in Siria. Torti e ragioni, aggressori e aggrediti, si mescolano e precipitano insieme nel baratro. Per fermare la guerra bisogna non farla. Per cessare il fuoco bisogna non sparare. È questo il senso profondo dell’obiezione di coscienza: difendere la vita, la libertà, la giustizia, con la nonviolenza che è vita, libertà, giustizia. Da oggi c’è la possibilità di dichiararsi obiettori alla guerra firmando la  Dichiarazione che sarà poi consegnata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, allo Stato Maggiore dell’Esercito: non contate su di me se volete coinvolgervi nella guerra con più armi, più spese militari, più violenza.

Fermiamo la corsa alle armi.

Da un giorno all’altro il governo Draghi ha stanziato 13 miliardi per le spese militari, dopo due anni di pandemia in cui non un centesimo in più fu dato alla sanità pubblica, impiega i nostri militari in operazioni al confine con la Russia e l’Ucraina e invia armi spacciandole per aiuti umanitari.

Il nostro Paese si trova pienamente coinvolto in questo scenario: membro della Nato, con oltre 160 basi militari Nato al proprio interno e con un centinaio di testate nucleari presenti ed un governo completamente asservito agli interessi di chi cerca lo scontro ad ogni costo…. Dibattito a Bussoleno. Clicca qui sulla newslettera di Doriella&Renato le altre iniziative in Valsusa.

Mega infrastruttura militare nel cuore del Parco regionale di Migliarino San Rossore Massacciuccoli.

440 mila metri cubi di nuove edificazioni su una area complessiva di 730 mila metri quadrativillette a schiera, poligoni di tiro, edifici, infrastrutture di addestramento, magazzini, uffici, autolavaggi: una vera e propria cittadella per la guerra. I soldi si prenderanno dal PNRR: ecco insomma la transizione ecologica di Draghi su  indicazione del Ministro della Difesa Guerini.

Qui trovate una petizione on line da sottoscrivere con urgenza.

Le sanzioni alla Russia? Un’arma spuntata secondo l’ISPI.

Intanto la guerra rischia di portare l’Italia in recessione economica. L’ISPI è un prestigioso istituto di ricerca sulla politica internazionale. Ha rilasciato un dossier sull’efficacia delle sanzioni sulla Russia. Il quadro è sconfortante: sono un’arma “spuntata”. La Russia ha facilmente aggirato molte sanzioni con triangolazioni verso i tanti paesi che non hanno aderito alle sanzioni lanciate dalla Russia e dall’Unione Europea. L’81% delle nazioni nel mondo non hanno seguito la NATO nel sanzionare la Russia. Non solo: le entrate per il gas sono aumentate e la Russia oggi ha più risorse economiche di prima grazie al gas diventato merce ricercata e pertanto pregiata. Proprio perché la guerra ha ridotto il flusso del gas, ecco che i prezzi sono schizzati alle stelle.

Zelensky, inoltre, pur chiedendo all’Europa di non comprare il gas russo, di fatto acquista il gas russo. Lo fa non direttamente da Putin ma dall’Europa che lo compra dalla Russia e lo rivende all’Ucraina. Quindi anche l’Ucraina finanzia la guerra del suo nemico. E le banche? Le banche russe tagliate fuori dal circuito mondiale sono solo una parte. Clicca qui.

E mentre ci viene presentata in televisione una Russia economicamente in ginocchio, la realtà è diversa. Il rublo ha riacquistato quota dopo una flessione dovuta ai primi giorni di guerra e ora è ai livelli pre-guerra. In conclusione: la teoria secondo cui sarebbe in corso – grazie alle sanzioni dell’Occidente – un tracollo dell’economia russa non ha riscontro nelle analisi dell’ISPI. Viceversa l’Italia sta per avvicinarsi alla recessione. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha delineato vari scenari: «Nel secondo scenario, la crescita 2022 scenderebbe ulteriormente all’1,6%, e all’1% nel 2023. Nello scenario più severo, nel 2023 saremmo in recessione conclamata. Numeri che spaventano, spaventano in maniera molto forte». 

L’Italia comanderà la Nato in Iraq. Chiediamo invece che esca da quel pantano.

La NATO  (North Atlantic Treaty Organization, Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord)  fu istituita nel 1949 in funzione difensiva: garantire la sicurezza del mondo occidentale dalla minaccia comunista (vera o presunta che fosse), ovvero reagire ad un attacco dell’Unione Sovietica  in Europa o in America settentrionale (art. 5 del Trattato). L’URSS e gli Stati  satelliti  risponderanno nel 1955 con il Patto di Varsavia.

Quale funzione collettiva contro la Russia ha  giustificato l’intervento della Nato  in Bosnia, Erzegonia (1995-2004), Kosovo (1999), Afghanistan (2001-2021), Libia (2011)?  In realtà la Nato è uno strumento militare e politico degli USA nel mondo. 

Quando il 20 marzo 2003 gli Usa invasero (la seconda guerra del petrolio) l’Iraq, migliaia di manifestazioni e proteste si tennero in tutto il mondo, al punto che il New York Times definì l’opinione pubblica mondiale l’unica “superpotenza” in grado di contrastare gli Stati Uniti.  Gli effetti pratici furono irrilevanti. L’Italia all’invasione fornì appoggio politico e logistico, e poi partecipò con un contingente “di pace” di 3.200 uomini e 33 morti (governi Berlusconi, Prodi).

L’Italia  è presente sul territorio iracheno da quasi vent’anni: tra il 2003 e il 2006 le truppe italiane furono impegnate nella missione Antica Babilonia, segnata dalla strage di Nassiriya. Fu poi parte attiva della prima Nato Training Mission Iraq, tra il 2004 e il 2011, ed entrò nuovamente in forze in Iraq nel 2014 con l’operazione Prima Parthica, nell’ambito della missione internazionale Inherent Resolve, avviata dalla coalizione globale contro Isis.

L’ormai prossima assunzione italiana del comando della Nato in Iraq, senza una minima discussione pubblica, amplierebbe la nostra missione da 500 a 4.000 uomini trasformandola di fatto in missione di combattimento.  L’Iraq infatti è un paese nel quale si combatte da tempo una parte del conflitto che oppone Stati Uniti e Iran. Un conflitto combattuto tramite terze parti e giocato con cinismo sulla pelle di donne e uomini iracheni e che tiene in ostaggio il Paese da anni. In questo pantano di un rinvigorito terrorismo, il rischio concreto è che l’Italia, sostituendo gli Stati Uniti, rimanga invischiata nella lotta per il controllo dell’Iraq, e con la conseguenza, tra l’altro, di nuovi gravi rischi anche per la sicurezza delle organizzazioni umanitarie italiane che operano in Iraq

A chi giova che la guerra continui e la pace ritardi.

E così con la guerra si è alla resa dei conti. L’Europa dovrà pagare di più la quota Nato, comprando ovviamente più armi e aerei da caccia Usa, e anche più gas americano. Tutto a beneficio delle corporation e del complesso militar-industriale. E’ la ricetta di Biden, tentato di prolungare un conflitto che logora Putin e riempie le casse americane. Un mondo perfetto per “esportare” ancora una volta la democrazia”. Una analisi economica di Alberto Negri su Il Manifesto: clicca qui 

C’è un’Ucraina nella penisola arabica.

Di cui nessuno parla e aiuta perché hanno la pelle scura. 30 milioni di  abitanti, in 7 anni 377.000  morti dall’inizio del conflitto  civile per procura tra Arabia Saudita e Iran, il 60% causato dagli effetti indiretti della guerra, come la scarsità di acqua, cibo e le malattie, mentre sono circa 150mila gli uccisi in maggioranza bambini  negli scontri armati o nei raid aerei, condotti con armi occidentali, comprese le italiane  L’85% delle famiglie sfollate è allo stremo. Analogamente hanno la pelle scura libici, iracheni, afghani, somali ecc.

Dopo il record USA di esportazioni armi nel mondo (40% in aumento), al secondo posto troviamo la Russia (19% in calo) al terzo la Francia (11% in aumento) e solo al quarto e al quinto posto Cina e Germania.

La guerra non si ferma armando il popolo ucraino.

Maurizio Landini, segretario CGIL, alla manifestazione pacifista di Roma: : “La guerra non si ferma armando il popolo ucraino. Bisogna ridurre le spese militari. Lo ha detto anche papa Francesco. Dobbiamo invertire questa situazione e dobbiamo fare accoglienza. Non esistono le guerre giuste. E’ compito del sindacato battersi contro la guerra. Il 90% delle vittime delle guerre sono i civili, sono i lavoratori. Gino Strada è qui con noi, con la sua vita contro la guerra. Credo che sia venuto il momento del coraggio, della responsabilità, ma anche dell’utopia. Dobbiamo abrogare la guerra, così come è stata abrogata la schiavitù. La guerra la fanno i poveri, per conto dei ricchi. Siamo dalla parte della ragione e abbiamo la forza per cambiare tutto”. 

Centro e sinistra divisi sulla guerra in Ucraina.

A Genova, la polemica a tre su La Repubblica tra Roberta Pinotti (già ministra della Difesa dei governi Renzi e Gentiloni), Mattia Crucioli (avvocato senatore ex grilino, candidato sindaco per L’Alternativa c’è, Ancora Italia, Italexit e Partito Comunista, che il quotidiano sintetizza come “gli anti Draghi”) e Ariel Dello Strologo (candidato di centrosinistra e presidente della comunità ebraica cittadina), offre uno spaccato del dibattito che attraversa il versante politico di centro e sinistra  a seguito della guerra in Ucraina.

Secondo Pinotti, si veda l’articolo, «siamo di fronte a una situazione di aggressione da parte della Russia di uno Stato sovrano, dell’Ucraina, che deve potersi difendere. In Italia durante la Resistenza i partigiani si sono difesi anche perché hanno avuto sostegno, e armi, dai Paesi alleati». Crucioli le ricorda un po’ di storia: «E’ una analogia evidentemente sbagliata, sia perché in quel caso gli alleati erano in guerra mentre l’Italia, almeno fino a ieri, non era affatto in guerra con la Russia, sia perché in questo caso chi è vicino alle ideologie naziste sono alcune delle milizie che riceveranno le nostre armi». Sempre Crucioli, rispondendo a Dello Strologo, gli obbietta: «Se uno è ‘pacifista a oltranza e radicale’, come si è definito Dello Strologo, dovrebbe predicare la non violenza e non unirsi al coro dei tanti che soffiano sul fuoco equiparando Putin a Hitler, approvando l’invio di armi italiane ad una delle parti in guerra». Va ben oltre Rifondazione, come appare sul suo Sito, in merito all’arruolamento dei mercenari della “Legione straniera” che dovrebbe affiancarsi alle milizie ucraine paranaziste.

Loro preparano la guerra, noi prepariamo la pace.

Sabato 26 febbraio saranno organizzati in tutt’Italia presìdi davanti ai municipi e alle prefetture per manifestare la contrarietà a ogni coinvolgimento dell’Italia nell’escalation militare in Ucraina. E’ importante arrivare a quell’appuntamento ricostituendo i comitati per la pace lì dove non ci sono più. Ecco come ricostituire in tutt’Italia i comitati per la pace: clicca qui.

Chiediamo la demolizione degli impianti.

Le autorizzazioni relative ai nuovi impianti della “fabbrica di bombe” di Domusnovas, della società tedesca Rwm, sono state dichiarate illegittime dalla sentenza del Consiglio di Stato. Dunque Le associazioni locali, capofila i ricorrenti Italia Nostra, Unione Sindacale di Base per la Regione Sardegna, Assotziu Consumadoris Sardigna Onlus, chiedono  che i reparti ora vengano distrutti. Invece  la posizione degli enti locali va in tutt’altra direzione: gli uffici comunali e regionali starebbero già lavorando al rilascio dei documenti mancanti. Il più importante è la Valutazione di impatto ambientale.

Tenda Antinucleare a Roma.

Organizzata da Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Missione Mediterraneo, con la collaborazione di Radio Nuova Resistenza. Contro l’eventualità che la UE consideri il nucleare, insieme a gas e CCS, tecnologia «verde» su cui investire. Per tutta la settimana,  ogni giorno un tema da sviluppare con  dibattiti in trasmissioni radio e con eventi tramite facebook. Clicca qui il programma.

Pace versus guerra.

Rassegna di 17 articoli su guerra e pace a cura di Elio Pagani.

Non conosciamo gli eroi del nostro tempo, sono perseguitati e non li sosteniamo: Daniel Hale, Julian Assange… 

https://www.peacelink.it/lds/a/48763.html

Per il Disarmo Nucleare – Documento per il Congresso di Pax Christi Italia

https://www.paxchristi.it/?p=18504

Appello: Basta escludere l’inquinamento militare dagli accordi sul clima

https://actionnetwork.org/petitions/stop-excluding-military-pollution-from-climate-agreements-2/

20.09 ore 19 Webinar: Afghanistan. 20 anni di guerra e ora? 

https://m.facebook.com/cittanuova.it/

Domenica 26. 09 “Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari”

https://www.diocesi.brescia.it/main/aree-pastorali/pastorale-per-la-societa/ufficio-per-l-impegno-sociale/giornata-internazionale-per-l-eliminazione-totale-delle-armi-nucleari

Cambiamento climatico e armi nucleari sono 2 minacce esistenziali alla sopravvivenza umana che condividono una serie di connessioni

https://mailchi.mp/unfoldzero/un-day-against-nuclear-tests-legislators-youth-leaders-and-experts-meet-to-discuss-climate-change-and-nuclear-disarmament?e=6657eb7d53

Basta profitti armati, riconvertiamo l’Europa in “potenza di pace”

https://ilmanifesto.it/basta-profitti-armati-riconvertiamo-leuropa-in-potenza-di-pace/

Un «pacifico» patto di guerra

https://ilmanifesto.it/un-pacifico-patto-di-guerra/

Kurdistan. A proposito di Grup Yorum, Shengal e di armi chimiche

https://www.labottegadelbarbieri.org/kurdistan-due-appelli-e-un-video/

Il patto dei sottomarini Usa Uk Australia fa arrabbiare la Cina, e la Francia

https://ilmanifesto.it/biden-ha-fretta-patto-nucleare-anti-cinese/

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-patto-dei-sottomarini-usa-uk-au-fa-arrabbiare-la-cina_it_6142f80fe4b07ad8c8db7b72?ncid=NEWSSTAND0011

https://www.ilsole24ore.com/art/nuova-alleanza-militare-e-sicurezza-stati-uniti-regno-unito-e-australia-AEGyI9i

https://www.agenpress.it/aukus-alleanza-militare-usa-regno-unito-e-australia-per-contrastare-la-cina/ 

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/09/16/sottomarini-australiani-francia-decisione-deplorevole_2dc23a8b-b130-437e-b4ca-799a1dbe5019.html

https://ilmanifesto.it/scacco-alla-francia-non-era-stata-avvertita-parigi-accusa-washington/

Droni ad ala rotante e un laboratorio per il Tempest. Le novità di Leonardo

https://formiche.net/2021/09/leonardo-northrop-grumman-excalibur/

Leonardo offrirà alla Polonia la versione Fighter Attack (FA) dell’M346

https://aresdifesa.it/leonardo-offre-lm346-fa-alla-polonia/

Ricorre il 6 agosto l’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima nel 1945. E adesso?

Che fare in Italia? Innanzitutto l’Italia disubbidisca al veto Usa e sottoscriva finalmente il trattato dell’Onu per la proibizione delle armi nucleari. L’Italia inizi il disarmo, cessi di produrre armi, cessi di vendere armi a regimi criminali e stragisti. L’Italia avvii finalmente la difesa popolare nonviolenta ed una politica internazionale di cooperazione civile e di aiuto umanitario che escluda ogni intervento armato. L’Italia cessi di prendere parte a missioni armate ed operazioni militari in diversi paesi del mondo. L’Italia si adoperi per lo scioglimento di tutte le coalizioni militari internazionali il cui fine reale è imporre con la violenza un dominio imperiale e razzista. L’Italia si adoperi quindi anche innanzitutto per lo scioglimento della Nato. L’Italia si adoperi per il riconoscimento, il rispetto e la promozione dei diritti umani con metodi e strumenti d’intervento pienamente adeguati: ovvero esclusivamente con le risorse della nonviolenza, della cooperazione, del dialogo, del contrasto coerente e intransigente a tutti i poteri criminali. Pace, disarmo, smilitarizzazione.

E’ chiedere troppo a questo governo “dei migliori”? E’ lecito pensare che alcuni ministri, almeno quelli che si definiscono pacifisti, magari il ministro degli esteri, vadano a leggersi  ad esempio Guenther Anders, le “Tesi sull’età atomica”, (clicca qui) testo che con irrefutabili argomenti esorta l’umanità ad abolire le armi nucleari e con esse tutte le armi e tutte le guerre, prima che esse distruggano l’umanità e devastino irreversibilmente quest’unico mondo vivente?

Campagna “banche armate”.

Verso gli istituti di credito, nazionali ed esteri operativi in Italia, per chiedere loro di adottare delle direttive atte ad escludere o per lo meno a limitare rigorosamente i servizi finanziari alle aziende produttrici di sistemi militari e di armi leggere. Clicca qui.

Pacifisti in azione a Ghedi.

Dove si producono sistemi antimina, munizioni di medio e grosso calibro e testate – Per richiamare l’attenzione sul divieto, sancito dalla legge 185/1990, di esportazioni di armamenti a Paesi in conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Conferenza stampa dei missionari. Clicca qui.

Festa della Repubblica disarmata.

La Repubblica ripudia la guerra (articolo 11). I 25 miliardi di euro che saranno impiegati anche quest’anno per le spese militari vanno contro la Costituzione e sperperano denaro sottratto alle tante necessità attuali (lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, protezione civile, pensioni, ecc.). Clicca qui.

No arsenali sì ospedali.

Clicca qui per firmare la Petizione no arsenali si ospedali per convertire le spese militari in investimenti per la salute nella prospettiva di una conversione ecologica dell’economia. Infatti Mario Draghi, dopo le prime settimane in cui nelle veline dei giornali italiani mancava soltanto che venisse indicato come il vero autore del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha fatto, nel migliore dei casi, le stesse cose del governo precedente, ma con due aggravanti decisive: un’incapacità indifendibile nella gestione della campagna vaccinale e una crisi economica per la quale non ha indicato nessun intervento strutturale. Si è costruita e Draghi continua ad alimentare una narrazione di colpevolizzazione dei comportamenti individuali che, al netto di casi deprecabili ma quantitativamente insignificanti, sono stati additati come la ragione unica della diffusione del virus e della moltiplicazione delle sue varianti, indicando ogni volta l’untore di turno.

Si potrebbe pensare che il vero Draghi strategico e chirurgico emergerà nella fase 2, quella che deve assegnare i fondi del Recovery Plan riscritto dai “Draghi boys”? Si possono aspettare interventi strutturali, in un Paese che – dopo aver ricevuto mancette di sopravvivenza riducendo il welfare a beneficenza e filantropia – dovrebbe creare posti di lavoro a breve e medio termine colmando il gap digitale che ci allontana dal resto d’Europa. Ma l’unica certezza al momento è che nel piano allo studio del governo c’è il progetto d’incrementare la capacità militare attraverso i fondi del NextGeneration, che si aggiungeranno ai 36,7 miliardi di euro già stanziati per le spese militari, risorse sottratte all’investimento e allo sviluppo infrastrutturale dell’Italia. Nella morsa della pandemia al via manovre Usa-Nato: l’Italia ha però la soddisfazione di partecipare alla Defender-Europe 21 non solo con le proprie forze armate, ma quale paese ospite. Clicca qui Manlio Dinucci: Nella morsa della pandemia al via manovre Usa-Nato.

In piazza: investiamo nella salute non nelle armi!

Il 10 Aprile andremo nella piazza principale della nostra città e disegneremo tanti cuori con un gessetto per terra quanti sono stati i morti di quella città.

I dati ufficiali parlano di quasi 3 milioni di morti e chissà quante di esse sarebbero state evitate con cure adeguate e tempestive e soprattutto con un sistema sanitario pubblico efficace.  Mentre contiamo i morti per questa tremenda epidemia gli esperti ci informano che la spesa militare sta aumentando nella maggior parte dei paesi del mondo.  Clicca qui.

Per un’’Italia e un’Europa non allineata, smilitarizzata e impegnata per la giustizia globale.

Serve una nuova politica estera italiana e da parte di un’Europa più integrata, che, da una posizione di neutralità tra le grandi potenze, promuova attivamente la collaborazione tra i popoli, la soluzione politica dei conflitti, e persegua la giustizia internazionale a partire dall’abbattimento del divario economico tra i paesi del nord e del sud del mondo che costringe milioni di persone a lasciare il proprio paese.

Dunque: l’Italia firmi subito il Trattato Internazionale per la Proibizione delle Armi Nucleari, ridimensioni drasticamente le missioni militari, riduca la spesa militare, elimini le  basi militari estere  sul nostro territorio, fermi la vendita di armi,  riconverta l’industria degli armamenti. Clicca qui.

Studio delle Nazioni Unite sull’educazione al disarmo e alla non proliferazione nucleare.

Redatto da un comitato di esperti internazionali per promuovere nelle scuole l’educazione al disarmo, i  valori della pace, della tolleranza, della nonviolenza e del dialogo fra i popoli. Ora è a disposizione di tutte le scuole. Può essere consultato da studenti, insegnanti ed educatori. E da tutti i cittadini interessati. Clicca qui.

Solidarietà per i lavoratori di Genova che hanno boicottato il commercio di armi.

Sono sottoposti a indagini giudiziarie per attentato alla sicurezza pubblica dei trasporti. La loro “colpa” è in realtà quella di aver organizzato manifestazioni e presidi contro le navi che trasportavano armi per rifornire l’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, traffico fra l’altro recentemente bandito dall’Italia con lo stop alla vendita di bombe. Clicca qui.

Impegno di “pace” in Iraq.

1.100 militari, 270 mezzi terrestri e dodici mezzi aerei; dal Kuwait con Eurofighter, tanker e velivoli pilotati a distanza per raccolta intelligence. Addestriamo e organizziamo i Peshmerga curdi e le forze irachene. Impegno finanziario annuo: 260 milioni di euro. L’Iraq è il nostro primo fornitore di greggio. Sebbene le autorizzazioni parlamentari continuino ad autogiustificarsi con motivazioni umanitarie, nel 1991 lo abbiamo bombardato con i Tornado. Siamo poi ritornati con Antica Babilonia, stabilendoci, seduti su un invisibile lago di petrolio, nella provincia del Dhi Qar. Abbiamo anche combattuto, e dopo Nassiriya ricordiamo la “battaglia dei ponti” per difenderci dagli irregolari dell’Esercito del Mahdi. Poi ci siamo ritornati per la terza volta, e in forze, con l’attuale missione Prima Parthica. Clicca qui.

L’ecopacifismo nel nuovo governo.

Si rafforzerà il potere del complesso militare industriale e dell’alta finanza, con una ulteriore perdita dei principi di sovranità e ripudio della guerra sanciti dalla Costituzione? Si possono prevedere le linee guida attraverso i curricula di alcuni ministri e del presidente del Consiglio? Vediamoli: Clicca qui. Alla Difesa e agli Esteri riconfermati Roberto Guerini e Luigi Di Maio, all’Ambiente Roberto Cingolani ex del gruppo militare Leonardo, allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, all’’Economia e Finanze Daniele Franco, soprattutto al ruolo internazionale svolto  allo stesso Mario Draghi, indicherebbero che il nuovo governo  rafforzerà ulteriormente l’«atlantismo». Se non è così, il Ministero della Transizione ecologica inizi la sua attività eliminando la maggiore minaccia che grava sul nostro ambiente di vita: via le armi nucleari Usa installate in Italia.

Sì armi nucleari? No Draghi!

Il Trattato di Proibizione della Armi Nucleari, firmato da 50 Stati, è entrato  in vigore il 22 gennaio,  proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, realizzare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare gli armamenti atomici, o anche solo permettere alle testate di stazionare sul proprio territorio. E’ pensabile, come già abbiamo chiesto invano al governo uscente clicca qui, che Draghi  disobbedisca agli Usa,  aderisca al Trattato, dunque si impegni a distruggere i propri arsenali in accordo con un piano definito e legalmente vincolante? No. Allora a cosa serve un ministero della transizione ecologica se non si riesce nemmeno a proteggere l’Italia dalle servitù nucleari?

In vigore il Trattato per liberare l’umanità dell’incubo atomico. Ma l’Italia/Usa non firmano.

Il Trattato di Proibizione della Armi Nucleari, firmato da 50 Stati, è entrato  in vigore il 22 gennaio,  proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, realizzare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare gli armamenti atomici, o anche solo permettere alle testate di stazionare sul proprio territorio. Chiediamo che l’Italia, che già possiede armi di questo tipo, disobbedisca agli Usa,  aderisca al Trattato, dunque si impegni a distruggere i propri arsenali in accordo con un piano definito e legalmente vincolante. Clicca qui.

“Pressenza”: uno spazio aperto all’espressione della base sociale.

Riunione (clicca qui) semestrale mondiale dell’agenzia stampa internazionale specializzata in umanesimo, pace, nonviolenza, diritti umani, disarmo e non discriminazione. Ci lavorano in maniera professionale ma non remunerata editorialisti, reporters, redattori, fotografi, grafici, videomakers e traduttori di tutto il mondo. Presente in 24 paesi, pubblica ogni giorno i suoi dispacci in inglese, italiano, spagnolo, francese, portoghese, tedesco, greco e catalano.

Fermiamo l’espansione della fabbrica delle bombe.

La fabbrica RWM in Sardegna, nei comuni Domusnovas e Iglesias, è di proprietà della multinazionale degli armamenti Rheinmetall, con sede in Germania; i contratti più importanti, con importi di centinaia di milioni di euro, riguardano la fornitura di bombe per aereo all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, attualmente impegnati in una sanguinosa guerra nello Yemen. Invece della sua chiusura e riconversione si avviano al mortifero ampliamento della fabbrica con la colpevole acquiescenza dei poteri pubblici politici e amministrativi. Clicca qui.

Il governo del nucleare militare.

L’Italia non ha ancora aderito alla messa al bando delle armi nucleari. Il trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari (TPAN), che considera tali ordigni illegali per il diritto internazionale al pari di quelle chimiche e batteriologiche, è in vigore dal 24 ottobre. Neppure il Governo mostra di voler uscire dal programma “nuclear sharing” della Nato e interrompere l’acquisto degli F35. Il “nuclear sharing” in Italia si traduce nel dare ospitalità a decine di testate nucleari statunitensi (Ghedi, Aviano), addestramento di cacciabombardieri Tornado per il loro utilizzo, adeguamento delle basi in attesa dell’arrivo degli F35.

Dicono: “Guerra al Covid” ma i soldi li usano per le armi.

Cosa si potrebbe fare con i 6 miliardi stanziati dal Governo per  nuove armi? Con i soldi di un carro armato ariete (7 milioni di euro) potremmo riaprire 20 piccoli ospedali. Per una fregata potremmo assumere 1.200  infermieri per 10 anni. Per un blindo centauro (13 milioni): 2.800 borse di studio per studenti fuori sede. Per un elicottero nh-90 (444 milioni): 4.500 ventilatori polmonari. Per un pattugliatore d’altura ppa (427 milioni): ammodernare 410 ospedali. Per un sommergibile u-212 (670 milioni): lo stipendio a 1.000 medici per 10 anni. Per una nave anfibia (1 miliardo e 171 milioni): abolire le tasse universitarie ad un milione di studenti. Per i cacciabombardieri F35 (195milioni) potremmo rimettere a nuovo 380 scuole che cadono a pezzi.

Perciò le campagne Sbilanciamoci e la Rete Italiana Pace e Disarmo chiedono una moratoria per il 2021, anno Covid, sulle spese di investimento in armamenti: da destinare alla sanità e all’istruzione.

Dal 2021 il programma del Pentagono Usa prevede inoltre la costruzione di 500 bombardieri  supersonici nucleari B61-12 al costo di 10miliardi di dollari: ogni bomba costa il doppio di quanto se fosse costruita interamente in oro. L’Italia dovrà accrescere la spesa militare oltre a quelli stanziati dal Governo e tratti dal Recovery Fund? L’Italia, in ossequio al veto USA, violerà  ancor più il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e il Trattato Onu (neppure firmato dall’Italia) sulla abolizione delle armi nucleari?

Stop al militare in Sardegna: i soldi vadano alla sanità.

Il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras manifesta davanti alla  base di Capo Frasca. Clicca qui il comunicato. La sanità sarda è sprofondata in un abisso di disorganizzazione e mancanza di risorse governo, mentre  sull’utilizzo del Recovery Fund il governo intende  spendere ben 30 miliardi nel settore della Difesa.

L’utopia ti cingerà la vita.

Il 28 Aprile 1915 più di 1000 donne provenienti da 12 paesi dell’Europa e dell’America si riuniscono all’Aja in un Congresso Internazionale, per opporsi alla 1° Guerra Mondiale in corso. Viene istituita WOMEN’S INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE AND FREEDOM (Lega Internazionale di Donne per la Pace e la Libertà), che oggi è presente in tutti i continenti. WILPF-Italia intende celebrare  un traguardo importante quale la ratifica da parte di 50 Stati del Trattato di Proibizione degli ordigni nucleari (TPAN) nel ricordo dell’artista Silvana Simone appena scomparsa: “Una complice fervente dell’obiettivo di contrastare la guerra e profetizzare una vita di equilibrio, di rispetto per gli esseri umani, per gli animali e il Pianeta”.