PFAS. Medici che onorano il giuramento di Ippocrate.

Rosamaria Gatti è la dottoressa che materialmente ha effettuato i prelievi di sangue alla ricerca dei PFAS, casa per casa di Alessandria e Spinetta Marengo, famiglia per famiglia, quando i giornalisti della TV belga sono arrivati per realizzare il film-documentario e l’indagine ematologica concordati con Comitato Stop Solvay e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Indagine, dell’Università di Liegi, che ha fornito risultati devastanti di contaminazione del sangue di cittadini e lavoratori della Solvay. La dottoressa Gatti si è prestata a contribuire a questa indagine stupita -scandalizzata, traduciamo noi- che non sia stata compiuta dagli Enti pubblici. L’ha eseguita con sensibilità rara, preoccupata a spiegare alle persone che per loro questi prelievi potevano significare una condanna di malattia. In fondo, ho solo onorato il giuramento di Ippocrate: insegna a certi colleghi Rosamaria Gatti in questa intervista (clicca qui) a Monica Gasparini professionalmente all’altezza dei tempi migliori del bisettimanale locale Il Piccolo. 

Ipnotizzati dalla propaganda fabbricata dalla Nato stiamo andando verso il baratro.

Siamo stati inondati da fake news fabbricate negli incubatori della Nato. Mentre qualcuno in Italia indaga sui putiniani, o presunti tali, per via della “disinformazione”, nessuno fra i guardiani governativi delle fake news sembra voler indagare su come è stata drogata l’informazione italiana mainstream, in primis le TV pubbliche che ci hanno raccontato le magnifiche sorti e progressive della guerra giusta, l’imminente crollo di Putin, la disfatta dell’economia russa dietro l’angolo, il tonfo del rublo e altre stupidaggini del genere. Mentre si parlava di una vittoria di Zelensky, in realtà in queste settimane accadevano tre cose terribili: boom di export per la Russia, carneficina dei soldati ucraini e avanzata delle truppe di Mosca. Un +90% di export di gas e petrolio con cui Putin può pagarsi la guerra per tutto il 2023. Gli ucraini stanno accusando perdite elevatissime, mille al giorno fuori combattimento fra morti, mutilati e feriti. Per la prima volta le forze armate ucraine chiedono gambe e braccia per i mutilati. In un mese quelli fuori combattimento saranno in trentamila di questo ritmo: addio esercito ucraino.

 Zelensky passerà alla storia come il Cadorna dell’Ucraina. 

Replica le gesta del nostro generale Cadorna, prima di Caporetto. Chiede l’impossibile alle sue truppe per obbedire a una narrazione propagandistica Nato (Biden)  che promette una vittoria mentre ottiene un massacro. Poveretti, i soldati ucraini si fanno ammazzare e dilaniare fino all’ultimo uomo. I loro comandanti per ragioni di “onore militare” non condividono con l’intelligence americana gli esiti delle proprie azioni per mascherare la debolezza in cui versa un’armata decimata, a rischio di ammutinamenti e diserzioni, un’armata piena di feriti, devastata dalle morti e da paurose mutilazioni.

Prima ci renderemo conto che gli Usa sono guidati da un vecchio inetto e l’UE da una signora non all’altezza e da propagandisti  (es. Draghi) che non hanno raggiunto gli obiettivi militari ed economici sbandierati, e meglio sarà per noi. Purtroppo questa guerra la sta vincendo Putin con una lucidità che fa spavento.  L’uomo del KGB doveva finire nella polvere, ma nella polvere ci stiamo finendo noi, che ci siamo cibati della narrazione tossica della Nato, una narrazione che ci ha promesso una vittoria dell’Ucraina che non è arrivata. I soldati ucraini sono le prime vittime di questa narrazione tossica, dopo veniamo noi. Prima o poi questi incapaci, questi ignoranti, questi falliti della storia, dovranno ammettere i loro errori, i loro abbagli e i loro fallimenti. E convenire, con noi pacifisti, che la guerra, da sempre, non è la soluzione ma solo il problema. 

L’articolo completo è su https://www.peacelink.it/mediawatch/a/49163.html

Zelenskyani o putiniani.

Se l’informazione fosse -come la nostra- onesta,  non sarebbe inevitabile essere vittime o della propaganda  di guerra della Russia oppure della propaganda di guerra degli Usa. Quest’ultima è quella che TV e giornali adottano all’unisono in Italia ed è talmente spinta  da inventarsi l’esatto contrario: il Corriere della Sera pubblica un paginone con tanto di foto segnaletiche  dei “putiniani” che stanno egemonizzando l’informazione a favore e al soldo della Russia. La pagina del Corriere sarebbe degna dei famosi falsi satirici de “Il Male”, se non che le liste di proscrizione sono faccenda seria perché attribuita a Copasir e Servizi segreti. Che si rimpallano la primogenitura, dunque a coprire le spalle delle forze di governo. Queste ultime sono ammucchiate in un unico coro, come già per la pandemia covid ecc., e anche questo scandalo dei dossieraggi contro chi dissente dal governo Draghi sulla guerra, oltre  che lo stato comatoso della nostra democrazia dimostra che c’è una sola categoria peggiore dei politici: i giornalisti, parte integrante della recita collettiva.

La categoria dei giornalisti, come più volte abbiamo affermato, ben si presta perché per indole prostituente, perché è pur vero che non esiste giornalismo obiettivo ma dovrebbe esistere il giornalismo onesto.  Noi non ci siamo mai spacciati di essere obiettivi: siamo apertamente partigiani dell’ambiente, della salute, della pace, della nonviolenza. Non a caso siamo appena stati minacciati. Siamo schierati apertamente contro la guerra e ne chiediamo la cessazione più rapidamente possibile; siamo contrari all’invio di armi italiane all’Ucraina, l’aumento delle spese militari, la desueta e ormai insopportabile adesione dell’Italia alla Nato. Anzi, le nostre   opinioni sono per lo più riassunte nella frase del Papa che, pur condannando  l’invasione russa, ha detto che “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata  sì”.

2 giugno 2022 festa della Repubblica, Mattarella dichiara guerra alla Russia.

“Una  soluzione diplomatica  non può  che prescindere dal ritiro della Russia. La guerra finisce con il ritiro degli occupanti e con il ripristino della integrità territoriale, grazie ai nuovi missili di Biden. Clicca qui TGLa7. Dunque la pace si otterrà solo con la sconfitta di Putin. La dichiarazione davanti al corpo diplomatico di tutto il mondo, non invitati gli ambasciatori russi. La telecamera inquadra in prima fila  ad applaudire il ministro degli esteri Luigi Di Maio con Mario Draghi, in rappresentanza di tutti gli italiani disponibili -per la pace- a invio armi e tirate della cinghia.

Non è la prima volta che Mattarella calza l’elmetto. Anzi, Il 24 marzo 1999, la seduta del Senato riprende alle 20,35 con una comunicazione dell’on. Sergio Mattarella, allora vice-presidente del governo D’Alema (Ulivo – Pdci – Udeur): «Onorevoli senatori, come le agenzie hanno informato, alle ore 18,45 sono iniziate le operazioni della Nato». In quel momento, le bombe degli F-16 del 31° stormo Usa, decollati da Aviano, hanno già colpito Pristina e Belgrado. E stanno arrivando nuove ondate di cacciabombardieri Usa e alleati, partiti da altre basi italiane. In tal modo, violando la Costituzione (artt. 11, 78 e 87), l’Italia viene trascinata in una guerra, di cui il governo informa il parlamento dopo le agenzie di stampa, quando ormai è iniziata. L’ex comunista Massimo D’Alema era stato convocato a Washington dove il presidente Clinton gli aveva proposto: «L’Italia è talmente prossima allo scenario di guerra che non vi chiediamo di partecipare alle operazioni militari, è sufficiente che mettiate a disposizione le basi». D’Alema gli aveva orgogliosamente risposto «ci prenderemo le nostre responsabilità al pari degli altri paesi dell’Alleanza», ossia che l’Italia avrebbe messo a disposizione non solo le basi ma anche i propri cacciabombardieri per la guerra alla Jugoslavia. Ai bombardamenti parteciperanno infatti 54 aerei italiani, attaccando gli obiettivi indicati dal comando Usa.

Mentre è ancora in atto la guerra contro la Jugoslavia, il governo D’Alema partecipa a Washington al vertice Nato del 23-25 aprile 1999, che rende operativo il «nuovo concetto strategico»: la Nato viene trasformata in alleanza che impegna i paesi membri a «condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza». Da qui inizia l’espansione della Nato ad Est. In vent’anni, dopo aver demolito la Federazione Jugoslava, la Nato si estende espandendosi sempre più a ridosso della Russia. E arriviamo alla guerra in Ucraina, avviata nel 2014 e ancora in corso. Clicca qui Il Manifesto. 

C’è un’altra querela in arrivo.

Vocabolario. Embedded, incorporato, integrato, incastonato, incluso, venduto, servo, prostituto, inglobato, incastrato, radicato…

Siamo appena stati destinatari di minaccia di querela che adesso tocca a noi essere solidali per le querele altrui. “Buongiorno, ti scrivo al volo per dirti che c’è un’altra querela in arrivo”: annunziato da queste parole potete ascoltare (clicca qui) il video di Salvagente, il mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Probabilmente all’origine c’è la denuncia giornalistica per i PFAS, calamità ambientale e sanitaria contro la quale anche noi siamo mobilitati nei confronti della Solvay. Salvagente reagisce da par suo: “Denunciateci pure, continueremo ad analizzare i prodotti che gli italiani consumano maggiormente e continueremo  a pubblicare i risultati con tanto di nomi, cognomi e brand. Per vostra disgrazia la scienza non mente: ecco perché fino a questo momento abbiamo vinto tutte le cause. Anche se non è facile rimanere in piedi e vivere senza finanziamenti e con pochissime pubblicità, ma siamo grati ai nostri abbonati per darci la possibilità di continuare a lavorare”.

Invitiamo tutti a manifestare la solidarietà a Salvagente, iniziando con il cliccare su questo link==> https://abbonamenti.ilsalvagente.it: troverete le informazioni, tutto ciò di cui avete bisogno quali consumatori e come potete sostenere la libertà di informazione. 

C’è ancora in Italia un giornalismo che non è embedded!

Solidarietà come strumento di lotta dei Movimenti.

“Avanti così! Siete uno dei pochi presidi della libera informazione su cui ancora gli Italiani possono contare! Il mio contributo non mancherà mai!” “Grazie per la vostra tenace nobilissima resistenza civile!” “Un grande fraterno abbraccio, grazie per le tue indomite lotte!” “Oggi come ieri, ricordi quando ti minacciavano con telefonate e scritte sui muri…” 

Siamo noi che ringraziamo voi tutti per la solidarietà al Movimento di lotta per la salute Maccacaro, espressa anche con sottoscrizioni. “Oggi come ieri”: eh già, il pensiero va alle minacce del 2009 che ci accusavano di aver portato Solvay in tribunale e di voler chiudere lo stabilimento di Spinetta Marengo. Furono un capitolo da aggiungere alle rappresaglie aziendali (fallite) che avevano già riempito i primi volumi del mio libro. Un capitolo che rileggiamo con emozione: clicca qui. Continua a essere vero: solidarietà come strumento di lotta dei Movimenti.

Lino Balza

La potenza del mezzo televisivo.

La fiction che ha lanciato definitivamente davanti al grande pubblico Volodymyr Zelensky  è del 2015, sono seguite altre due serie nel 2017 e 2019. Narra di un professore che, con un video messo su Youtube dai suoi studenti, diventa un personaggio famoso al punto da diventare capo di Stato. Cosa che a Zelensky, sull’onda di quel successo tv, è accaduta davvero con l’elezione a presidente dell’Ucraina il 20 aprile del 2019 con il 70% dei voti. La serie ora si può vedere su Netflix, in russo con i sottotitoli.

Libertà di informazione e propaganda di guerra. Il giornalismo embedded.

Kiev non ha apprezzato (di fatto chiedendo la censura) che alcuni media francesi, l’agenzia di stampa France Presse e le tv LCI, privata, e France 2, pubblica, abbiano accettato di farsi accompagnare dalle truppe russe per visitare le zone occupate del Sud dall’Ucraina, tra cui le città di Mariupol e Kherson. “Se accetti di muoverti con l’esercito russo, accetti di mostrare al mondo solo quello che loro vogliono far vedere”, ha detto la portavoce dell’ambasciata d’Ucraina a Parigi. Non è altrettanto vero che “Se accetti di muoverti con l’esercito ucraino , accetti di mostrare al mondo solo quello che loro vogliono far vedere”?

Il caso Assange per capire la libertà di informazione in Italia.

La manifestazione a Genova

Torniamo in piazza per Julian Assange mentre osserviamo   che anche in Italia la libertà di stampa  e d’informazione sta vivendo un grave momento. Ce lo dimostrano i gravi  colpi inferti  ai giornalisti che lavorano per la  trasmissione REPORT (e perfino nel nostro piccolo siamo stati oggetto di minacce). Chi cerca di dare una informazione veritiera su questioni fondamentali  che possono  responsabilizzare e rendere più consapevoli cittadine e cittadini viene intimorito, ostacolato, infangato. Stiamo assistendo  a una situazione che ci porta a Julian Assange. Julian ha vissuto e sta vivendo tutto questo. Il carcere si aggiunge, con la promessa che se verrà estradato negli Stati Uniti  di anni di carcere ce ne saranno per lui, 175 da scontare. Non ha commesso crimini. Li ha denunciati. Come giornalista d’inchiesta  ha svelato verità  ritenute molto scomode dagli Stati Uniti. Queste Verità contengono crimini, delitti commessi da un esercito in ‘missione di pace. Julian per aver fatto bene il suo lavoro, sta pagando duramente dal 2010. E ora l’estradizione  con quest’ultima firma del ministro  dell’interno inglese, può essere imminente

Ora che sta succedendo  qui da noi, in Italia, capiremo  meglio il meccanismo infernale per cui la libertà di stampa  disturba chi ce la vuole togliere, chi vuol punire coloro che fanno un giornalismo autentico, professionale? Vogliamo provare ad immaginarci una stampa soggiogata totalmente dai  poteri forti? La nostra Rete dei Movimenti Ecopacifisti fa argine.

Giù le mani dalla Rete dei Movimenti Ecopacifisti.

Tra i tanti che ci esprimono solidarietà (e che ringraziamo) c’è chi ci avverte Ehilà, ragazzi, avete dei begli artigli!!! Però state attenti… che le minacce di querela non vanno prese sottogamba, sul piano dell’ironia come avremmo fatto noi, se ci rendiamo conto che stiamo remando contro la corrente dell’informazione:  Chi è libero come voi, in quest’italia (la scrivo apposta con l’iniziale minuscola), pattina su un ghiaccio sottile. Purtroppo, a livello nazionale, solo il Manifesto e il Fatto Quotidiano sono di proprietà di giornalisti, tutti gli altri appartengono ad industriali (berlusconi, elkann, de benedetti eccetera): basta ricordare come televisioni e quotidiani hanno lapidato una persona onesta e capace come Giuseppe Conte a favore di un megabanchiere che, con i fatti, ha mortificato la Costituzione e favorito i ricchi lasciando ai poveri le briciole. Per non parlare degli spazi concessi a matteo renzi…”.

C’è chi cerca di rassicurarci: “Sareste oggetto di ‘querela temeraria’, espressione coniata dai giuristi sulla falsariga della ‘lite temeraria’ ben nota nel processo civile, in quanto nella fattispecie sarebbe  querela infondata  sporta senza che vi fossero i necessari presupposti di reato. Anzi, il querelante sarebbe condannato al rimborso delle spese e addirittura ai danni…”. In effetti, il querelante (che ci perdoni l’ironia dedicatagli) potrebbe essere un “direttore responsabile” ignaro delle minacce del suo redattore (che invece non merita nessuna scusa). C’è chi, però, avverte “Attenti, vogliono farvi del male, dietro ci possono essere i mandanti occulti” e fa l’elenco dei potenti avversari degli ecopacifisti che noi rappresentiamo: il nome più quotato è SolvayQuerela come censura, insomma.  C’è chi a maggior ragione prende sul serio la “querela per interposta persona, se non altro quale forma di intimidazione”; al punto che invia bonifico bancario “ai volontari che fanno tutto a proprie spese, e invito tutti a concorrere ad una sottoscrizione”.

Noi (personalmente, giganti come Montedison e Michelin hanno sbattuto il muso) noi andiamo avanti come e più di prima. Più di prima perché, sarà coincidenza con questa questione, siamo in questi giorni passati nella mailinglist della Rete da 35.998 utenti a 36.038. Evidentemente apprezzano la libertà della nostra informazione, che non ammette censura e autocensura, minacce e chilling effect, cioè quella libertà che ci attribuisce il direttore de “Il Caffè” (al suo attivo oltre 100 querele per diffamazione, zero condanne) quando ci invita a pubblicare cosa scrivono all’estero dei giornalisti italiani. D’altronde (nel nostro piccolo) non siamo i soli a difendere la libertà di espressione. Malgrado una media dell’otto per cento di share, al di sopra delle trasmissioni omologhe, Report è stato appena oggetto di un altro attacco di censura, questa volta (poi ritirato) da parte della magistratura.

Italia vergogna d’Europa per la libertà di stampa.

A proposito di “prostituzione intellettuale”, nella fattispecie “prostituzione giornalistica”, clicca qui cosa pensano nel mondo della  libertà di stampa italiana.  L’Italia vergogna d’Europa. ‘Reporter senza frontiere’, il più accreditato organismo indipendente che si occupa di questo tema a livello globale, certifica che la libertà di stampa in Italia è una illusione: l’Italia   in classifica è scesa al 58° posto perdendo ben 17 posizioni. Commenta Stefano Carugno, direttore de “Il Caffè”: quello dell’Italia è ormai un caso mondiale, non c’è una stampa libera di scrivere in maniera indipendente,  il pluralismo -mascherato da un gran numero di giornali e tv fintamente schierati a destra e a sinistra-  è una parvenza di democrazia bensì sinonimo di spartizione politica ed economica , il giornalista è “costretto” a conformarsi alla linea editoriale della propria testata, rinunciando al proprio pensiero, autocensurandosi. L’autocensura si conforma alla prestazione sessuale a scopo di lucro, con carattere di abitualità e professionalità.

A proposito del sistema di informazione/disinformazione. Lo scoppio alla Solvay.

Lo stabilimento in pieno centro abitato.

I titoli  sono magari suggestivi “Boato nella notte”, “Forte scoppio all’interno del polo chimico”, ma poi  nel testo solo un articolo di giornale (Il Piccolo, Monica Gasparini) pone interrogativi, gli altri sono tutti made in Solvay: Il forte rumore è stato provocato dall’apertura dei due appositi “dischi di rottura” nell’area di produzione plastomeri. Il ‘disco di rottura’ è un componente di prevenzione e sicurezza che evita, come in questo caso, incidenti all’impianto di polimerizzazione. I blocchi automatici di sicurezza sono immediatamente intervenuti isolando completamente l’impianto per la messa in sicurezza dell’area. Non ci sono state conseguenze per il personale. Non sono state rilevate all’esterno anomalie ambientali”. Insomma state tutti tranquilli cittadini dei sobborghi di Alessandria che siete saltati sul letto alle 4,30: la prossima volta all’udire il “forte rumore” (perché chiamarlo “forte boato”?) giratevi sull’altro fianco. Questo tipo di servile informazione non chiede: nell’incidente quali gas sono stati emessi in atmosfera? quali analisi immediate e successive sono state effettuate? Soprattutto, preso atto che lo scoppio degli “appositi” dischi di rottura evita lo scoppio degli impianti, i giornali non pongono la questione -più volte da noi sollevata- che qualora i dischi di rottura non funzionino siamo in pieno scenario di catastrofe industriale, nel quale la popolazione alessandrina viene cancellata. “Si dimenticano” che lo stabilimento di Spinetta Marengo (in pieno centro abitato) è ad alto rischio come da Legge Seveso.

Nota. La tecnica del ” diaframma di rottura” serve ad evitare un’eccessiva pressione nel reattore che provocherebbe scoppio e  incendio. La pressione crescente rompe il diaframma e fuoriesce una quantità di sostanza in modo da ridurre la pressione. E’ una tecnica obsoleta  che causa lo scarico in atmosfera di prodotti pericolosi e cancerogeni quali il tetrafluoroetilene.

Ci minacciano di querela per diffamazione… del giornalismo.

Nell’articolo (copiato da Il Fatto) clicca: Libertà di stampa al tempo della propaganda di guerra. , abbiamo scritto: Il giornalista lo fa per attitudine prostituente ma anche per mestiere ad attaccare i buoi dove vuole il padrone”. Il tema della prostituzione intellettuale -eclatante nell’ esercizio giornalistico- fin dall’antichità è stato copiosamente affrontato in libri, saggi, conferenze, dibattiti, articoli, vignette… Che evidentemente non appartengono alla cultura (neppure googlista) di Andrea Carotenuto, giornalista professionista iscritto all’Ordine della Liguria, direttore responsabile di “Liguriaoggi”, “testata giornalistica in corso di registrazione presso il tribunale di Genova”, la cui affollata redazione ci minaccia: Dare della ‘prostituta’ al destinatario delle email che inviate è una precisa strategia di ‘comunicazione’? Vi prego di scusarvi pubblicamente o di cancellare la nostra email dai Vs archivi. C’è un limite (anche legale, si chiama DIFFAMAZIONE) a quello che si può scrivere e diffondere. Ringraziate il cielo che abbiamo da lavorare e non abbiamo tempo per depositare una denuncia. Buon lavoro e cercate di riflettere su quello che fate”Carotenuto neppure ha letto San Girolamo che, nelle sue lettere (Epist. 4),  avvertiva: dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”).  Si dà il fatto che i destinatari della mailinglist erano 35.998, di cui i 3.128  giornalisti nazionali e internazionali: cioè i 3.128 destinatari  sospettabili di “attitudine prostituente” nel panorama della disinformazione che oggi è abbacinato più che mai dalla propaganda di guerra. Tra i 3.128 innominati, Carotenuto si è sentito identificato. Ebbene, noi non siamo in grado né di scagionarlo né di stigmatizzarlo, non avendo mai finora sospettato l’esistenza del suo prestigiosissimo giornale. Toccherà l’ardua sentenza alla sconfinata moltitudine dei suoi lettori. Fatti tuoi, caro Carotenuto.

Per quanto mi riguarda, i quattro volumi de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza” testimoniano il privilegio di aver praticato per mezzo secolo il giornalismo libero, militante e partigiano, non servile. Il mio privilegio, chiamiamolo così, è di non aver praticato il giornalismo professionistico e di non essermi prostituito al mio padrone. Anzi, contro questo padrone, la multinazionale Montedison (poi Solvay), ho organizzato per decenni continue denunce ambientali sul territorio, anche di grande rilievo mediatico sulle testate locali e nazionali, affrontando così le conseguenti rappresaglie: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, dequalificazione professionale, demansionamento, ufficio confino, inattività assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento.  In sintesi: 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse con sentenze favorevoli che mi hanno salvano il posto di lavoro. Così dicasi per la sentenza contro la multinazionale Michelin che aveva tentato la querela per diffamazione a mezzo stampa. Quanto meno con Michelin si era trattato di questione seria: le morti operaie. Con il caro Carotemuto… brrr.

Lino Balza     

Vocabolario Treccani.

pennivéndolo s. m. (f. –a) [comp. di penna e tema di vendere, sul modello di fruttivendolo e sim.], spreg. – Chi fa, della propria capacità di scrivere (come autore di libri, giornalista, collaboratore di riviste), un uso mercenario, facendosi, anche in contrasto con le proprie convinzioni, difensore e sostenitore delle tesi e degli interessi di chi gli assicura maggiori vantaggi personali: pennivendoli che ponevano l’ingegno e il livore a servizio del miglior pagante (Papini).

prostituto s. m. [tratto da prostituta]. – Uomo che si prostituisce, che esercita la prostituzione: (sessuale, intellettuale, sacra) abbiamo voluto camuffarci come i prostituti nottivaghi per nascondere meglio le nostre piaghe (Montale).

leccaculo s. m. e f. [comp. di leccare e culo], invar. (raro -i), spreg. – Adulatore servile (sinon. volg. di leccapiedi)

Libertà di stampa al tempo della propaganda di guerra.

Il giornalista lo fa per attitudine prostituente ma anche per mestiere ad attaccare i buoi dove vuole il padrone. Il pretesto è che la maggior parte delle testate è in perdita: il posto di lavoro del direttore e dei redattori dipende tutto dalla benevolenza di chi, l’editore, continua a ripianare il rosso:  la testata deve continuare a esistere solo perché gli serve per altro: ad esempio influenzare la classe politica locale e nazionale per ottenere leggi o provvedimenti favorevoli (spesso i nostri editori sono industriali, finanzieri, proprietari di cliniche, costruttori); per attaccare concorrenti o amministratori pubblici; per blandire chi potrebbe fare dei favori. Così, capita l’antifona, il giornalista o il direttore che teme di ridurre il proprio stipendio si mette al vento e vince l’autocensura. A maggior ragione quando tutto il quadro politico è compreso dentro la maggioranza di governo: i giornali e i telegiornali diventano l’uno la fotocopia dell’altro. Aggiungi la propaganda di guerra.

Tra i campioni del mondo della disinformazione.

Proprio in questi giorni è uscita la versione 2022 del rapporto – redatto dall’organizzazione Réporters Sans Frontières – sulla libertà di stampa nel mondo; l’Italia figura, complessivamente, al cinquantottesimo posto, dietro a Paesi quali il Bhutan (trentatreesimo), la Moldova (quarantesimo), ed il Burkina Faso (quarantunesimo). Sarà interessante il prossimo anno esaminare il posto in classifica conseguito dalla dis-informazione per la guerra in Ucraina.  

Le promesse Solvay non ingannano: i Pfas devono essere messi al bando a Spinetta Marengo.

Fake news Solvay ai giornali.

Offensiva giornalistica  di Solvay contro il Disegno di Legge Crucioli. La multinazionale promette “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi di acqua che, dopo trattamento di “osmosi inversa” (metodo di filtrazione meccanica in uso dagli anni ’50 del secolo scorso) diventerebbe “acqua distillata” e addirittura riutilizzata e non scaricata in Bormida, insomma “ciclo chiuso”. Premio Nobel per la chimica alle giovanissime ricercatrici? insegniamo agli americani?  Tutto risolto? Niente affatto. Ammesso e non concesso la presunta acqua distillata, i Pfas fanno parte del cocktail di tossici cancerogeni presenti a Spinetta Marengo in atmosfera e nelle falde, i filtri dell’osmosi inceneriti mandano Pfas in atmosfera e falde. Inoltre -attenzione- i Pfas sono utilizzati per produrre altri materiali (continua). 

Una valanga di querele contro il direttore di Repubblica.

I no tav sono un’organizzazione violenta, quanto resta del terrorismo italiano degli anni settanta. Aggrediscono sistematicamente le istituzioni, la polizia, anche i giornali, minacciano giornalisti a Torino e la cosa forse più grave che sono in gran parte italiani che si nutrono anche di volontari che arrivano da Grecia Germania e a volte dalla Francia, quindi  sicuramente…”E poco dopo ha aggiunto: “Per un torinese ‘No Tav’ significa sicuramente terrorista metropolitano, chiunque vive a Torino ha questa accezione…“.

Sono le dichiarazioni di Maurizio Molinari nel corso della trasmissione “Mezz’ora in più” andata in onda su RAI3 il 10 ottobre 2021. Venerdì 19 novembre 2021, al mattino,  verranno depositate al palazzo di giustizia di Torino le prime querele per diffamazione : sarà una pioggia di querele perché i notav accorreranno in tanti a Torino per trovare un posto in prima fila. In contemporanea un altro folto gruppo di notav depositerà altre querele alla caserma dei carabinieri di Susa. Ma sarà solo l’inizio perché seguiranno nei giorni successivi altre querele da parte di coloro che, come notav, si sentono diffamati da Molinari: che vivano in Val di Susa, a Torino o in qualsiasi altra città poco conta. Lo faranno  associazioni, singoli amministratori locali della valle, lo faranno molti singoli attivisti no tav e sostenitori del Movimento che si sentono diffamati per diverse ragioni. Gli avvocati hanno  predisposto un facsimile di querela e dettagliate istruzioni. Clicca qui Controsservatorio Valsusa.

Filo spinato per le manifestazioni in Italia?

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

(Brecht, Niermoller)

Vietare le manifestazioni ai “no vax” o “no green pass” è il primo  passo per arrivare a vietare le manifestazioni di chiunque?

Premesso che il precedente citato dalla direttiva Lamorgese è quello di Roberto Maroni del 2009  che dopo la manifestazione di solidarietà con la striscia di Gaza impose limiti ai cortei nei centri storici e davanti ai luoghi di culto per salvaguardare il decoro urbano,  pubblichiamo alcune risposte.

Draghi all’assalto della democrazia. Attac Italia:  Come nel più prevedibile dei copioni di teatro, dopo aver sapientemente preparato il terreno per un paio di mesi, il cerchio si chiude e il governo Draghi-Lamorgese porta l’affondo finale: nell’Italia della ripresa-resilienza sarà vietato manifestare. L’esito è stato preparato attraverso diverse tappe… Continua .

No Tav Valsusa: Questa misura non ha nulla a che vedere col fatto di essere a favore o meno del green pass o del vaccino. PD, Movimento 5 Stelle e la varia “sinistra” governista plaudono delle misure che neanche nella peggiore democratura sarebbero applicate a cuor leggero. I sindacati confederali? Assenti. Il diritto a manifestare  è calpestato, diventa un privilegio di concessione regale… Continua.

Su Il Manifesto: La “Direttiva recante indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto”si rivolge alle manifestazioni Covid, ma per la formulazione di chiusura le modalità richiamate potranno essere adottate per altre manifestazioni. Ad ogni modo le determinazioni prefettizie non devono ritenersi  lesive della Costituzione… Continua.

Telebavaglio a Report.  L’assalto del Pd con Renzi e forzisti: puntata “no vax”. Il punto sui vaccini. Durata dell’immunità, terze dosi e Green pass, i temi. La vigilanza Rai: “Il programma fa propaganda e disinformazione”. La replica di Sigfrido Ranucci: “Un fatto non ha colori, è un fatto, punto, che piaccia o no. Noi siamo pro immunizzazioni”. Clicca qui su Il Fatto.

Movimento di lotta per la salute Maccacaro: Ci dobbiamo interrogare tutti sullo stato di salute della Democrazia in Italia: la polizia che carica  con idranti e manganelli i manifestanti nonviolenti al porto di Trieste e che scorta  gli squadristi fascisti verso la sede della Cgil perché non sbaglino strada, il 60% che non va più a votare, nessuna opposizione parlamentare ad un governo che raggruppa tutti i “migliori”, e appunto l’unica opposizione reale nel Paese – la Democrazia Diretta cioè i Movimenti – che viene  criminalizzata a parole e repressa sui campi del conflitto… Continua.

Il Pfas C6O4 rinvenuto alla foce del Po. E dove sta la sorpresa dei giornali?

“Con ragione, dunque, per il Pfoa noi riteniamo trattasi di una emergenza non solo per Alessandria ma per il bacino del Po”: così la nostra associazione concluse il voluminoso esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Correva l’anno 2009. Nel 2021 gli smemorati giornali titolano la clamorosa sorpresa: “Il C6O4 rinvenuto nel Po a Castelmassa di  Rovigo”, e i parlamentari (M5S) interpellano il governo: “Urgente salvare i bambini di Spinetta, di Alessandria e della Pianura Padana”. Considerando che negli anni ’90 già denunciavamo le schiume scaricate in Bormida (affluente del Tanaro a sua volta del Po), è indubbio che qualche generazione di bambini non è stata salvata dai ben noti cancerogeni Pfas, prima dal PFOA e ora anche dal suo peggior sostituto C6O4. Nel passato Montedison i Pfas li scaricava dopo l’uso avendoli ricevuti dalla Miteni di Trissino (ancora oggi ammucchiati a Torre Garofoli di Tortona). Adesso lo stabilimento Solvay di  Spinetta Marengo è il solo produttore, e lo scarico segue le stesse vie fluviali oltre che inseguire le falde acquifere; d’altronde proprio la Miteni (chiusa nel 2013) aveva insegnato di scaricare direttamente in falda.

“A maggior ragione, sig. Procuratore, alleghiamo esami del sangue attestanti valori fuorilegge di Pfoa addirittura in lavoratori non adibiti direttamente nei reparti produttivi: con il fondato sospetto che anche gli abitanti sono esposti ai danni del PFOA”: questa denuncia del 2009 dovrebbe rimbombare nella coscienza di Arpa, Asl, politici, sindacalisti e giornalisti, che la ignorarono malgrado l’abbiamo ripetuta quante volte in tutti questi anni. Fa rabbia ricordare che girai l’Italia anche con conferenze dal titolo “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla salute tra allarmi e silenzi”, facendo nomi e cognomi degli inquinatori e dei complici, medici compresi. Non tutti finsero di non sapere, ad esempio l’amministrazione di Ferrara, verificato il Pfoa a Pontelagoscuro , si attivò (2010) “nei confronti  degli enti piemontesi (Regione e Arpa Piemonte, Provincia ed Asl Alessandria, Comune di Alessandria), affinchè Solvay, ivi situata, venga messa in condizione di cessare lo scarico di Pfoa nel fiume Bormida”.  E oggi (2021) si “scopre” il C6O4 a Castelmassa (Rovigo) che con Pontelagoscuro (Ferrara) distano 300 chilometri da Alessandria, all’ingresso dei 180 km² del Delta del Po?

L’assessore all’Ambiente che insegna come chiudere la fabbrica di Spinetta Marengo.

Impressiona, nel 2021, l’intervista a La Stampa di Ezio Guerci, ex assessore PCI all’Ambiente di Alessandria, che riscrive la storia alla stregua del romanzo di Orwell. Si vanta di aver avuto il coraggio – a differenza degli attuali amministratori – di bloccare le produzioni inquinanti dello stabilimento Montedison (oggi Solvay) di Spinetta Marengo. Da quale pulpito viene la predica! E vorrebbe insegnare ai gatti ad arrampicarsi.

L‘affermazione infatti non ha alcuna rispondenza con i fatti storici. In realtà, Guerci mise in scena col sindaco Giuseppe Mirabelli una pagliacciata: così la definii sui giornali dell’epoca. La sceneggiata, con titoli drammatici a sei colonne sui giornali La Montefluos costretta a chiudere 900 dipendenti sospesi dal lavoro, infatti scoppiò come una bolla di sapone: nessun impianto fu fermato, l’inquinamento proseguì più forte di prima. In quale scambio consistette la trattativa fra Comune e Montedison? L’ex sindaco non può più rispondere, l’assessore potrebbe scoprire gli altarini…  (Leggi tutto)

Sequestrate le cartelle cliniche dei lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo.

Il bisettimanale di bisdisinformazione di Alessandria se ne guarda bene dal ricordare che nel 2009 aveva omesso di comunicare ai lettori che nel nostro esposto alla Procura avevamo denunciato la presenza di valori enormi di Pfoa nel sangue dei lavoratori dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: valori tossici e cancerogeni secondo le documentate rilevanze scientifiche internazionali allegate. Secondo noi le cartelle cliniche rappresentano la “pistola fumante” del reato di dolo.  Nel suddetto articolo, Il Piccolo si premura a nascondere che, dal 2009 fino a pochi mesi fa, non ha menzionato mai i nostri ripetuti esposti che sollecitavano la Procura a sequestrare le cartelle cliniche nascoste da Solvay. Anzi, avrebbe potuto pubblicare i certificati di analisi, e non lo ha fatto. Come vogliamo chiamare l’assistere passivamente a un atto colpevole che si dovrebbe impedire, tacito consenso o tolleranza? Scontato che non si è gravati da obbligo giuridico, non c’è invece nessun dubbio sul reato deontologico che commette chi avrebbe l’obbligo di fare informazione. A tacere del codice etico di un giornale che non nomina mai e poi mai il nome di chi da cinquanta anni rappresenta, a proprie spese, l’antagonista per antonomasia dei fatti e dei misfatti del polo chimico spinettese. Va dato invece atto che questa Procura sta facendo quello che gli inquirenti passati non hanno mai fatto.

La sentenza del tribunale condanna lo sciacallaggio del giornale di Alessandria addosso ai tre pompieri assassinati.

Aveva scandalizzato il mondo l’editoriale (poi riaffermato) del direttore Alberto Marello che accompagnava il servizio di Monica Gasparini: lo sciacallaggio pubblicitario “Per qualche copia in più, sbatti il mostro pompiere in prima pagina”, ovvero la diffamazione  ribadita dal consigliere del CDA  Mattia Papili: ma quali eroi i tre pompieri morti sul lavoro? i tre se la sono cercata, erano solo tre drogati, in quanto tali sconsideratamente intervenuti dentro il capannone dopo una prima deflagrazione, mettendo così nei guai… i due poveri coniugi che, dopo la prima esplosione, non li avvertono che il fabbricato era imbottito di esplosivi al fine di truffare l’assicurazione: omicidio con dolo eventuale (clicca qui). Lo sciacallaggio avviene, alla vigilia del processo, per pubblicizzare il bisettimanale in crisi di vendite e inserzionisti, e si dimostra programmato visto che, a parte due dimissionari, il consiglio di amministrazione de Il Piccolo (Ivana BarbarinoAlessandro MassanoMattia Papili e Ornella Sassone)  rifiuta all’opinione pubblica in rivolta di licenziare il Marello, forte dell’assordante silenzio della redazione.

Il processo per la strage di Quargnento si è appena concluso con la condanna a 30 anni per Gianni Vincenti e sua moglie Antonella Patrucco per omicidio volontario plurimo con dolo eventuale (clicca qui). La sentenza scagiona senza equivoci il coraggioso operato dei pompieri e rappresenta una condanna etica morale deontologica a Il Piccolo, deontologica anche a carico di quella parte dei giornali che per omertà di gregge hanno taciuto.

Una doverosa precisazione dopo il fattaccio giornalistico di Alessandria.

Una precisazione: due dei sei componenti il consiglio di amministrazione Soged sono dimissionari dunque sollevati da responsabilità per il mancato licenziamento del direttore de Il Piccolo di Alessandria e, ancor prima, dal sospetto di aver predisposto con lui lo sciacallaggio pubblicitario “Per qualche copia in più, sbatti il mostro pompiere in prima pagina”, ovvero la diffamazione  ribadita dal consigliere Mattia Papili: ma quali eroi? se la sono cercata, erano solo tre drogati, in quanto tali sconsideratamente intervenuti dentro il capannone dopo una prima deflagrazione, mettendo così nei guai… i due poveri coniugi che non li avvertono che il fabbricato era imbottito di esplosivi al fine di truffare l’assicurazione: omicidio con dolo eventuale (clicca qui la reale vicenda delle tre morti  sul lavoro, tragicamente comune a troppe altre quotidiane).

I consiglieri dimissionari sono Michele Guala e Claudio Chirivì due importanti imprenditori che avrebbero dovuto risollevare le sorti del giornale in affanno di tiratura e di inserzionisti. Dopo questa vitale defezione tramite anche ritiro delle quote societarie, i restanti membri del C.d.A. (presidente Ivana Barbarino e amministratore delegato Alessandro Massano, nonchè Mattia Papili e Ornella Sassone) pur legati da vincoli familiari devono reggere da soli la problematica situazione industriale cartacea e web a costi crescenti. Contro di loro si sono aggiunti come boomerang i due editoriali del direttore Alberto Marello che hanno suscitato rivolte nella collettività e sui social, il suo mancato licenziamento sostituito da irricevibili scuse, peraltro subito smentite dal Papili. Possono contare sulla neutralità della redazione malgrado le preoccupazioni occupazionali. Devono temere le richieste di danni da parte dei famigliari dei vigili del fuoco. 

Piccola storia di sciacallaggio giornalistico.

A pensar male si fa peccato ma si indovina. Il sospetto era giusto: clicca qui. Direttore Alberto Marello ed editore Soged erano d’accordo fin dall’inzio. Soged, dopo averlo ridotto a bisettimanale, è sul punto di ridimensionare ulteriormente Il Piccolo ad un’unica edizione. Come risollevare la esigua tiratura, soprattutto inserzionista? Come Renzi insegna: dare visibilità al giornale. L’operazione pubblicitaria programmata “Sbatti il mostro pompiere in prima pagina” funziona: i social scatenano una valanga di indignati insulti su Marello, Il Piccolo di Alessandria da ignoto diventa conosciuto in tutta Italia. Tutt’altro che stimato ma conosciuto per aver diffamato i tre vigili del fuoco assassinati a Quargnento in quanto sarebbero intervenuti in preda a droghe nel capannone imbottito di esplosivi, mettendo nei guai i due poveri coniugi che l’attentato al capannone avevano perpetrato per truffare l’assicurazione. La pubblicità funziona: il direttore piuttosto che scuse si appella alla libertà di stampa e rincara la dose quale vittima di facinorosi che vogliono la morte sua e del giornale, fomentando così una ulteriore ondata di insulti e pubblicità da tutta Italia. Come da copione, rassegna il mandato ai compagni di merende sapendo che non sarà licenziato. Soged (presidente Ivana Barbarino, amministratore delegato Alessandro Massano, consiglieri Ornella Sassone, Michele Guala, Claudio Chirivì e Mattia Papili) per bocca del Papili, non a caso responsabile della piattaforma digitale, motiva perché  Marello non viene licenziato: i tre pompieri la morte se la sono cercata perché tre drogati, come risulta dalle tracce nel sangue benchè la Procura le abbia da sempre ritenute irrilevanti ai fini del processo in corso per omicidio. Licenziati dovrebbero semmai essere i tre vigili, ragguagliati a drogati pericolosi alla collettività come piloti d’aereo, chirurghi, autisti di scuolabus che si sono fatti una canna.

L’orchestrata pubblicità si gonfia sempre più come una bolla: infatti Il Piccolo si propone addirittura per ospitare sulle proprie colonne  dibattiti su dibattiti fra chi è pro o contro (selezionati naturalmente da una silente Redazione specializzata ad attaccare l’asino dove vuole il padrone). A questo punto, si tratta, è evidente, di una programmata pubblicità, vile e meschina, cinica sulla pelle di tre lavoratori e a danno delle loro famiglie che dovrebbero portare direttore ed editore in tribunale. Occorre stroncare la spirale di questa cinica auto pubblicità, non fare più il loro gioco: far cadere una coltre di silenzioso sterco, non parlare più del Piccolo cartaceo e on line, lasciarlo sgonfiato a quei superstiti lettori e inserzionisti che si merita.

Lino Balza.

Sbatti il mostro pompiere in prima pagina per vendere qualche copia in più. Una sottoscrizione a sostegno dei familiari dei tre pompieri diffamati dal giornale Il Piccolo.

Il Piccolo è un giornale storico per Alessandria, che all’apice aveva tre edizioni settimanali, poi ridotte a due praticamente con tiratura insignificante. Allora il direttore Alberto Marello, in accordo (?) con redazione ed editore Soged, ha prodotto l’allegato editoriale che calpesta come drogati i tre vigili del fuoco che hanno sacrificato la loro vita intervenendo nell’esplosione di Quargnento, e trasforma i due coniugi autori dell’ attentato da coscienti carnefici a povere vittime. Insomma, sbatti il mostro pompiere in prima pagina per vendere qualche copia in più. Il pezzo è esploso sui social pur sotto forma di migliaia di insulti: nessuna gaffe: è stato il risultato che Marello si era prefisso per attirare l’attenzione sul giornale che ben pochi comprano, anzi che è addirittura sconosciuto ai più. Dunque una mera operazione pubblicitaria Soged per bisettimanale e succursale AlessandriaNews, uno sciacallaggio  all’insegna del cinismo più bieco: se ne parli pure male purchè se ne parli. Una pubblicità puntata su accessi web piuttosto che sulle copie vendute. Una pubblicità effimera, efficace solo se Marello riuscirà a darle continuità sullo stesso timbro, altrimenti ridurrà ulteriormente la credibilità e la tiratura: ne sarà ben cosciente l’editore che altrimenti dovrebbe licenziare Marello. I redattori, se possedessero dignità e un mestiere da spendere sul mercato, dovrebbero dimettersi. Marello invece sapeva di essere in una botte di ferro: o la copertura dell’editore Soged oppure, dopo la prova offerta, nessuna difficoltà a trovare un editore del suo livello. Tanto l’Ordine dei giornalisti è cane non mangia cane.

Non ragioniam di loro, ma pensiamo alla volgare diffamazione a mezzo stampa nel mentre che si sta celebrando un processo per omicidio doloso, pensiamo all’offesa della memoria dei tre giovani pompieri, pensiamo al danno che è stato inferto ai loro familiari. Se i familiari non hanno le disponibilità economiche di portare Marello e Soged in tribunale, proponiamo una sottoscrizione collettiva per un adeguato patrocinio di avvocati. Aderite a  movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it
P.S.  Intanto, Prosegue la campagna de Il Piccolo per il nucleare nell’alessandrino. : «Non dobbiamo avere paura: è la scienza a darci supporto»: intervista ad un neolaureto definito fisico nucleare.  Come chiedere al barista dell’oste se il suo vino è buono.

“Il M5S chiede limiti in linea con quanto annunciato dal ministro Costa”

Così titola Il Piccolo di Alessandria. Sono grillini o democristiani?  la domanda sorge spontanea alla lettura del loro comunicato: “Si attenda, come annunciato dal Ministro Sergio Costa, che vengano introdotti valori limite certi e uniformi di emissione agli scarichi sui PFAS prima di rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale che permette l’estensione della produzione ed uso del cC6O4. Nella terza Conferenza dei Servizi, programmata per domani 1 ottobre  ci attendiamo quindi che dalla Provincia emergano certe le tempistiche sui sistemi di filtrazione e chiari i limiti a scalare come proposto da ARPA fino ad arrivare a 0,50 μg/l. Nel dettaglio, deve essere quindi messa nero su bianco la tempistica sulla messa operativa del sistema di “Nanofiltrazione e Osmosi Inversa vibrata” e di “potenziamento di sistemi di trattamento con Resine a Scambio Ionico e Carboni Attivi”. “Ci aspettiamo inoltre  che la Solvay provveda a fornire informazioni inconfutabili sulla fonte e sulle cause delle perdite che hanno determinato la dispersione in falda del cC6O4 in questa fase di sperimentazione. Perché vale la pena ricordare che ad oggi la Provincia non ha ancora concesso l’autorizzazione (AIA) per la produzione di cC6O4 se non in fase sperimentale benché la società abbia richiesto di poter produrre in modo più massivo il PFAS per metterlo in commercio. Sarà quindi fondamentale che il polo chimico ci fornisca le stime sulla quantità di prodotto rilasciato nel tempo e chiarisca soprattutto come intende eliminare le perdite, perché il composto è stato riscontrato sia nelle acque di falda sottostanti lo stabilimento che esternamente alla barriera idraulica”.

I giornali cercano di censurare l’emergenza ecosanitaria dei PFAS e le responsabilità dei politici.

Sull’emergenza PFAS, in particolare sulla scandalosa Conferenza dei Servizi che ad Alessandria  vorrebbe autorizzare la Solvay di Spinetta Marengo ad avvelenare con il C6O4 (anche con il C6O4), i giornali adeguano volentieri  la loro complicità tramite l’oscuramento totale della  notizia. Quando invece la mobilitazione popolare li costringe a fornirne qualche ragguaglio, ricorrono ai comunicati e alle veline dell’azienda belga, tuttalpiù ammorbidiscono nei pastoni  le prese di posizione degli ambientalisti, però giammai pubblicano  integralmente i puntuali comunicati stampa del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” che individuano anche precise responsabilità politiche nazionali e locali, nomi e cognomi e padrinato. Ad Alessandria abbiamo denunciato -e i giornali hanno censurato-  che la Lega (che controlla Regione Provincia Comune) si appresta  a portare a termine il disegno affidatole di  dare via libera alla Solvay, addirittura scaricando la propria criminale responsabilità per l’autorizzazione C6O4 ad un tradimento del (pur imbelle) ministro Costa cioè dei Cinquestelle e del Governo: clicca qui. Tanto è l’inciucio imprenditorialsindacalpolitico,  che avevamo preannunciato la rimozione promoveautur ut amoveatur del direttore Arpa diventato (finalmente) scomodo.

La censura giornalistica è un gravissimo vulnus alla democrazia; anche quando è velleitaria: poichè decine di migliaia di italiani sono puntualmente informati tramite il Sito del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” e la Lista della “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la Salute per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

La delibera, con cui la Conferenza dei Servizi ad Alessandria vuole dare via libera al Pfas C6O4, è precostituita ab origine dall’inciucio leghista  tra Comune, Provincia e Regione, priva di indipendenza e trasparenza, zavorrata dagli omissis e dalle espulsioni degli ambientalisti, dunque è vuota di autorità etica e politica e non merita il riconoscimento di alcuna legittimità. La contestiamo da fuori ribadendo le radicali  richieste riproposte il 1° ottobre dal Comitato Stop Solvay:

  1. Venga pianificato lo ​screening medico della popolazione coinvolta dall’inquinamento (a partire dagli abitanti di Spinetta Marengo e Montecastello e dai lavoratori dello stabilimento) e si proceda all’avvio di ​approfondite analisi per valutare la presenza di ADV7800, cC6O4 e di ogni altro PFAs nel suolo, nelle acque (in particolare in tutti i pozzi e nelle risorse idriche che riforniscono di acqua potabile il nostro territorio) e nell’ambiente.
  2. L’impianto per la produzione di ADV7800 sia chiuso con procedura d’urgenza. Come ampiamente illustrato si tratta di PFAs a catena lunga simile al PFOA messo al bando dalla Conferenza di Stoccolma e dall’accordo intercorso fra i principali produttori mondiali. È sorprendente che Solvay abbia continuato a produrlo oltre il 2013 apparentemente non rispettando accordi e normative. Ci chiediamo se questo comportamento possa essere ritenuto penalmente perseguibile come lo è negli USA11. Sicuramente è riprovevole e condannabile dal punto di vista etico.
  3. Sospendere la produzione di cC6O4 e realizzarne l’ampliamento dell’impianto e dei sistemi di abbattimento delle emissioni inquinanti in ogni matrice ambientale. Riprendere la produzione dopo validazione di ARPA sull’efficacia dei sistemi suddetti. La sospensione della produzione dovrà avvenire senza riduzione alcuna delle maestranze che saranno impiegate nell’attività di costruzione e sviluppo dell’impianto di cC6O4 e dei sistemi di abbattimento.
  4. Le emissioni inquinanti sia in atmosfera che in falda dovranno essere nulle (zero strumentale). Facciamo notare che il ministro italiano all’Ambiente Sergio Costa si è espresso in tal senso in una recente intervista concessa al bisettimanale alessandrino “Il Piccolo”16.
  5. La concentrazione degli inquinanti nello scarico (unico) che fuoriuscendo dagli impianti di trattamento defluisce in Bormida dovrà essere < 0,1 microg/l. Dopo 24 mesi dalla ripartenza dell’impianto di produzione la concentrazione di cC6O4 nello scarico dall’impianto di trattamento dovrà essere nulla (zero strumentale).

Clicca qui il documento completo del Comitato.

L’intelligenza artificiale della Solvay.

L’attuale disastro ecosanitario è il risultato di come Solvay abbia tutelato e tuteli il territorio dall’inquinamento terra-aria-acqua provocato senza soluzione di continuità dal suo stabilimento di Spinetta Marengo. Questo eccezionale risultato, tragicamente misurabile in morti e malattie, è stato conseguito in condizioni meteorologiche normali. Ma se dovessero verificarsi fenomeni meteorologici di eccezionale portata? Niente paura, Solvay è preparata ad affrontarli con “la consolidata ottica di prevenzione,” tramite “un innovativo sistema di previsione dei fenomeni meteo eccezionali”, che susciterà l’invidia di Luca Mercalli. A dire il vero, precisa il comunicato stampa aziendale (clicca qui CorriereAL), già ora la barriera idraulica è da considerarsi degna di lode, a prescindere dai 21 cancerogeni (tra cui il Pfas C6O4) che sempre fluttuano in falde e acquedotti. Ma addirittura questa efficienza “d’avanguardia” sarà miracolata da un “innovativo sistema di intelligenze artificiali”. Tra queste intelligenze, noi annoveriamo la connivenza degli Enti locali auspicata per l’autorizzazione AIA al C6O4.

Alzi la mano chi sa perché a Spinetta si muore di più.

“Si muore di più ma non si sa il perché…” E’ il titolo di prima pagina su Il Piccolo bisettimanale di Alessandria. Un paradosso -penso- chiaramente sarcastico -penso- chiunque conosce il perché: il complesso chimico Solvay (ex Montedison). Agli spinettesi infatti basta contare quanti tumori in famiglia. Gli altri alessandrini da 50 anni hanno letto le mie quotidiane denunce, anche sul Piccolo quando a dirigerlo era Paolo Zoccola. Quando è subentrato Roberto Gilardengo mi hanno letto sugli altri giornali  soprattutto su internet. Vado alle pagine 14  e 15 dove sono annunciati i servizi, per verificare se il neo direttore, Alberto Marello, ha ripristinato la dignità giornalistica. Evidentemente non basta cambiare direttore quando i giornalisti restano gli stessi. Monica Gasparini e Roberto Giladengo ci tengono  mostrare la contraddittorietà delle accuse di dolo ai dirigenti e perfino  le  pene che la Cassazione dovrà ulteriormente dimensionare a quattro “pesciolini”  a fronte di un banale disastro colposo che, in fondo, non preoccupa affatto gli abitanti di Spinetta intervistati. Non aggiungo un pesante commento personale a quello che, di spalla, fa Claudio Lombardi, ex assessore all’Ambiente. Rinvio alle letture sul Sito della Rete Ambientalista, prevedendo che sulla libera stampa locale  non comparirà questo scritto.

Lino Balza       

Solvay inquina grazie a complicità e connivenze.

Assai pochi, fra i nostri 23mila utenti della Rete ambientalista, conoscono l’esistenza de Il Piccolo di Alessandria. Anche gli alessandrini lo conoscono sempre meno. Soffocate le valide eccezioni in redazione, appare il tipico esemplare -da manuale- di disinformazione e censura giornalistica. Non è sempre stato così in tempi lontani. Guardiamo al futuro: al vaglio il nuovo direttore. Chi non crede, legga attentamente questa pagina del bisettimanale che (pur non presente!) riferisce del convegno nazionale sul PFOA organizzato da Legambiente, Pro Natura e Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro. Dalla lettura, noterà che il Movimento non è neppure citato: come se Lino Balza – il primo in Italia nel 2008 a denunciare i danni del PFOA! – non avesse svolto una relazione con tanto di video. Lo scopo della censura allo “J’accuse” è omettere le documentate denunce di connivenza e complicità con l’inquinatore Solvay/Spinetta Marengo rivolte agli amministratori di comune, provincia e regione, ai funzionari asl e arpa, ai sindacalisti, ai magistrati E ai giornalisti che hanno anche loro sulla coscienza morti e ammalati. Di seguito, forniamo le prove e i nomi.
Clicca qui la pagina di disinformazione e censura de Il Piccolo.
Clicca la relazione di Lino Balza, in video e trascrizione: Pfoa: rischi per la salute nel territorio di Alessandria.
Clicca le responsabilità dei magistrati: Pietra tombale su Ambiente e Vittime di Montedison/Solvay. Clicca qui come Il Piccolo censura il comunicato stampa.
Clicca Catastrofe ecosanitaria Solvay: le responsabilità dei giornalisti. che si nascondono dietro l’Arpa.
Per la censura sulla falsa bonifica clicca: Per l’ecocrimine di Spinetta il ministro Costa disponga l’intervento come per Bussi. Lo rivendichino i responsabili politici e amministrativi di Alessandria.

Compagni che sbagliano: quelli della redazione attuale de Il Manifesto.

Compagni della Redazione, l’articolo di Marco Bascetta del 15 gennaio è una vergogna. In prima pagina, sotto la testata “quotidiano comunista”, mostra lo smarrimento di un giornale che, ieri, era capace di “dare la linea” e che, poi, pencola tra Vendola e Ferrando, oscura Rifondazione e sbeffeggia i Cinquestelle. Così Battisti non è stato un folle stupido assassino non solo di uomini ma anche della classe operaia, bensì sarebbe stato un compagno dei proletari armati per il comunismo “caduto nelle mani” della destra brasiliana e italiana, a tempo scaduto perché ormai è un “ex terrorista” “celebre scrittore” “uomo esausto e in età di pensione”, vittima di “accanimento” e di “spirito di vendetta” e di una “ordalia propagandistica di per sé un atto di ingiustizia e gratuita violenza”, che giustificano le rifiutate estradizioni essendo state le sentenze “esercizio della giustizia non limpida e imparziale” quando lo Stato “giocò duro e non si astenne dal forzare le regole e fare ricorso a strumenti tutt’altro che ortodossi”, al punto che “anche alcuni intellettuali presero le difese del militante dei Pac” “chi ritenendolo cambiato e innocuo e dunque perseguitato per una mera questione di principio”. Per quella questioncella (2 ergastoli per 4 innocenti assassinati) il povero Battisti è vittima di “linciaggio mediatico e inutili vessazioni (come il semestrale isolamento diurno a 37 anni dalla sentenza)”. Infine Bascetta si appella ai governi stranieri: “Riflettere seriamente prima di estradare chicchessia nel paese governato da Salvini e Di Maio”.

Lino Balza (ai tempi dei Pac iscritto alla Sezione Guido Rossa del PCI).

Ne uccidono di più i giornalisti o gli industriali?

A proposito delle presunte bonifiche che la sentenza Solvay avrebbe promosso per il disastro ecosanitario di Spinetta Marengo. Lettera aperta ai giornalisti: clicca qui.
Clicca qui Pennatagliente
Clicca qui The Medi Telegraph
Clicca qui Alessandria Today
Clicca qui Corriereal
Clicca qui Il Piccolo
Clicca qui l’intervista sulle scottanti denunce alla “giustizia di classe” e alla “mutazione genetica di Medicina democratica”.
Clicca qui Il Piccolo

Solidarietà agli indagati NoTav nonviolenti. Raccolta fondi per il processo.

Massimo Numa de La Stampa, la voce giornalistica del neo PM Andrea Padalino, nel riprodotto articolo da lui scritto e titolato, arriva a contare 150 persone che sarebbero indagate per vicende che non si capisce come siamo collegate fra loro. Fa un elenco nominativo di “guerriglieri, insurrezionalisti e bombaroli” che -non conosciamo i fatti- si sarebbero scatenati nel lontano febbraio 2014 davanti al carcere di Alessandria. Ad essi aggiunge 25 indagati anonimi, alessandrini e incensurati, che in altra epoca e località sarebbero “accusati di aver invaso terreni del consorzio Cociv Terzo Valico, danneggiato la rete che delimitava il cantiere, rendendola in tutto o in parte inservibile, mediante l’utilizzo di pinze, tronchesi e altri arnesi”. I 25 sarebbero dunque accusati di azioni (alle quali peraltro hanno partecipato migliaia di persone) che rientrano a pieno titolo nelle tecniche della nonviolenza. La nonviolenza attiva, ghandiana, è rifiuto di ogni atto di violenza ma è tutt’altro che codardia, non è rassegnazione passiva, è conflitto, è rivolta, è rivoluzione permanente, è l’equivalente morale della guerra, è un metodo di lotta politica e sociale molto più efficace della violenza, la quale invece di regola si risolve nel duplicare la violenza altrui, nel giustificarla, nel favorire la repressione e la reazione giudiziaria. La non violenza non è passività, tutt’altro. Ha come unico limite non ledere fisicamente i rappresentanti e i sostenitori diretti e indiretti del potere cui si oppone (compreso chi a casaccio ti sferra una manganellata in testa). Per il resto tutti gli strumenti (198 tecniche) sono ammessi. Da quelli individuali: preghiera, persuasione, dialogo, digiuno, autoincendio religioso, obiezione di coscienza, non collaborazione. A quelli collettivi: non collaborazione sociale economica politica, disobbedienza civile, marcia, corteo, sciopero, resistenza passiva, boicottaggio economico, blocco della circolazione stradale e ferroviaria, blocco dei cantieri, occupazioni, sabotaggio… E se vengono ritenuti atti illegali dal potere, pazienza, paghiamo sulla nostra pelle. Sì, anche sabotaggio: danno o distruzione contro il funzionamento di un servizio o di un’industria, oltre il limite della legalità. “E’ una tecnica della nonviolenza?” si chiede Aldo Capitini. “È una misura estrema” risponde “ la quale esige che il danno procurato sia inferiore al danno apportato dal servizio, e che non vi sia nessun rischio per esseri viventi, particolarmente umani. In coerenza della mia cinquantennale storia di lotte non posso non dichiararmi solidale con manifestanti NoTav accusati di azioni nonviolente. Alla loro assistenza legale sono state destinate le sottoscrizioni raccolte con la distribuzione del libro “Ambiente Delitto Perfetto”.

Clicca qui Massimo Numa “150 indagati nell’inchiesta sugli assalti dei No Terzo Valico. Quelle violenze banco di prova per esportare qui la guerriglia”

NoTav e anarchici nel mirino della procura di Alessandria.

Raffiche di rinvii a giudizio di Andrea Padalino, il PM assillo della Valsusa di recente animosamente approdato ad Alessandria. E’ accompagnato da un giornalista de La Stampa, Massimo Numa, altrettanto se non di più implacabile perseguitore o, secondo i punti di vista, accanito persecutore degli antagonisti notav e anarchici.
Clicca qui Massimo Numa versus notav terzo valico e clicca qui versus anarchici.

Tav Valsusa. I giornali italiani fanno disinformazione pura.

Continuano a scrivere che la “pausa” dei lavori  decisa da Macron riguarderebbe la tratta francese del Tav. Invece è per il tunnel che si bloccano gli appalti. Basta leggere i giornali francesi 29 giugno 17 Ledauphine.com : “GRANDI PROGETTI: LO STATO FRENA Progetti come IL TUNNEL FERROVIARIO TORINO-LIONE SONO SOSPESI in attesa di una legge di orientamento sulle infrastrutture di trasporto.   Il governo vuole dare la priorità alle reti esistenti, troppo a lungo trascurate. (Grands projets : l’État freine Les projets comme le tunnel ferroviaire Lyon-Turin sont suspendus en attendant une loi d’orientation sur les infrastructures de transport.  Le gouvernement veut donner la priorité aux réseaux existants, trop longtemps négligés). Par Luc Chaillot  http://www.ledauphine.com/economie-et-finance/2017/07/29/grands-projets-l-etat-freine

Antiterrorismo. Per fortuna funzionano i nostri apparati di sicurezza.

Quanto meno ad Alessandria. In occasione della festa di santa Rita, con tanto di tradizionale benedizione dei fiori, “una miriade di venditori ambulanti abusivi si sono appostati nei dintorni della chiesa cercando di vendere le loro rose. Sono stati fermati e portati in caserma dalla polizia municipale: rose sequestrate, 6 multati privi di licenza itinerante e 2 denunciati: 1 clandestino e 1 per resistenza a pubblico ufficiale” (La Stampa). Se il pubblico ufficiale era la sindaco Rita Rossa: denunciate anche noi per apologia di reato.

L’avvocata di Medicina democratica Laura Mara si difende sui giornali dalle accuse della Sezione di Alessandria.

Su La Stampa (clicca qui) afferma: “In Appello sosterrò la Pubblica accusa”. Notizia falsa. Il PM in Appello Solvay ha fatto ricorso contro la sentenza di primo grado ribadendo il reato di avvelenamento doloso della falda e dolosa omessa bonifica: 16 anni di reclusione per gli amministratori. Medicina democratica (ovvero l’avvocata con il presidente) invece in Appello sosterrà, contro il PM, la conferma della sentenza di primo grado: assoluzione degli amministratori e risarcimenti nulli o irrisori alle Vittime. L’aveva scritto la stessa avvocata: clicca qui la sua mail. E’ inequivocabile.
Clicca qui La Stampa “Disaccordi sull’appello Ausimont-Solvay. Via dopo 40 anni dal direttivo di Medicina democratica”
Clicca qui Il Piccolo “La sentenza e le dimissioni da Medicina democratica”
Clicca qui CorriereAl “Spinetta alla luce della sentenza di Bussi”

Le ultime parole famose di Roberto Gilardengo.

L’editoriale in prima pagina del direttore, titolo “La differenza tra il web e i giornali“, polemizza: “Facebook è il bar del terzo millennio” e conclude: “Per le cose serie ci sarà sempre spazio sui giornali”. Infatti Il Piccolo non scrive una riga sul deposito delle motivazioni della orribile sentenza del processo Solvay e meno che meno sul commento scandalizzato ricevuto da Medicina democratica (clicca qui). Esempio di “cosa più seria” secondo Gilardengo è la notizia “Pecetto. Incendio di sterpaglie“. A proposito di bar Gilardengo ha ragione: nei bar il suo giornale non è più sui tavolini, ai lettori non interessa e i ristoratori risparmiano. Di conseguenza sono in cassa integrazione i giornalisti di quello che era, sotto la direzione di Paolo Zoccola, un trisettimanale e che tra non molto diventerà settimanale.   

Il patto segreto fra Stampa e Piccolo favorisce Solvay.

I due direttori, Roberto Gilardendo e Massimo Mathis, vogliono entrambi il Premio Attila 2016. Puntano al peggio: sulla censura della questione ambientale più critica della provincia, cioè Solvay. Piuttosto che fare la gara a chi ne parla di meno, hanno pattuito di non scriverne affatto e vincere ex aequo. Ultimo esempio: il silenzio della denuncia di Medicina democratica sui veleni nell’acqua e nel sangue, pubblicata invece da tutti gli altri giornali, anche nazionali. Clicca qui.

Ormai gli incidenti alla Solvay di Spinetta Marengo sono talmente frequenti che non fanno più notizia.

Le autorità tacciono. Al più i giornali attendono di pubblicare la velina della direzione (clicca qui) che minimizza l’inquinamento del territorio (ovviamente circoscritto) e le condizioni di salute delle vittime (ovviamente buone e soddisfacenti).

Clicca qui La Stampa: nessuna notizia.
Clicca qui Pennatagliente “Povera la libertà di stampa ad Alessandria”
Clicca qui Quotidiano Piemontese “Rilascio di fluoro nello stabilimento chimico di Spinetta nell’alessandrino”
Clicca qui Il Piccolo “Solvay: dimessi dall’ospedale i cinque lavoratori colpiti da una fuoriuscita di gas”
Clicca qui Corrieal “Perdita di gas alla Solvay di Spinetta, cinque lavoratori al pronto soccorso”
Clicca qui Alessandrianews “Fuga di gas alla Solvay: dimessi tutti i lavoratori coinvolti”
Clicca qui Radio Gold “Cinque lavoratori del polo chimico portati in ospedale dopo fuoriuscita di gas da una valvola”

Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto.

Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro. Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di silenzio e disinformazione del servizio pubblico e dei giornali amici (il TG1 ad es. ha fatto 13 minuti di informazione in una settimana), nonostante bufale di stampo terroristico per spaventare gli elettori così ben disinformati (es. gli 11 mila posti di lavoro a rischio), nonostante tutto ciò milioni di italiani al voto non sono stati uno zero virgola.
Nei referendum del 2000, 2003, 2005 e 2009 votarono dagli 11 ai 13 milioni di italiani. Il quorum fu raggiunto solo nel 2011 (27,6 milioni di voti) ma si votava anche il lunedì. Oltre il 30 per cento degli elettori vuol dire 15 milioni di italiani. 15 milioni in vista del referendum di autunno sulle riforme costituzionali, dove non c’è un quorum, sono una enormità, sono già la conta degli oppositori del premier. Ogni voto è stato un paletto conficcato nel cuore del governo. E dei petrolieri che non potranno più fare i loro comodi di nascosto. E anche senza quorum, il referendum è l’inizio e non la fine della battaglia. Battaglia sulla moratoria su tutte le trivelle nel Mediterraneo.
Clicca qui l’intervista a Lino Balza su Radio Onda d’Urto.
Clicca qui Pennatagliente “Noi avevamo vinto prima del 17 aprile”

“Ambiente Delitto Perfetto” politically incorrect” per Stampa e Piccolo.

Essendo stati anche i giornalisti messi sotto accusa, i direttori Massimo Mathis e Roberto Gilardengo hanno vietano ai redattori di parlarne. La censura non è servita: abbiamo esaurito la prima edizione e anche la ristampa sta andando a gonfie vele. Ne beneficiano NoTav e Ricerca cura mesotelioma, nonchè NoTriv, ai quali sono devoluti integralmente i ricavi del libro. Un pugno nello stomaco l’ha definito Ettore Grassano in CorriereAL: clicca qui

Egr. direttore de La Stampa, Massimo Mathis, le pare onesto il suo giornale?

Igor Man perplesso

Egr. direttore de La Stampa, Massimo Mathis
Le pare onesto che il suo giornale impegni a caratteri cubitali un paginone al “progetto” Solvay di bonifica del disastro ecologico di Spinetta Marengo (Alessandria) ma neppure una riga alle immediate contestazioni (clicca qui ad es.) di Medicina Democratica, l’antagonista storico dell’azienda, che senza mezzi termini definisce clamorosa truffa propagandistica –e la dimostra!- le sperimentazioni (peraltro banali) dell’Università di Alessandria contrabbandate per bonifica?
Gli “esperti” del suo staff redazionale, che hanno perfino letto “Ambiente Delitto Perfetto”, le hanno forse detto che il livello scientifico di Medicina Democratica è inferiore a quello delle controparti? Io non credo. La lunga storia di Medicina Democratica è conosciuta e riconosciuta, è ricca di scienziati anche internazionali. Non a caso i nostri consulenti al processo in Corte d’assise hanno messo sull’attenti la pletora dei famosi periti padronali, e i loro avvocati. Certo, hanno un “piccolo difetto”: non sono pagati, lavorano gratis per l’Associazione, non sono prezzolati. Non le pare, questa, una garanzia supplementare?
“Posso sbagliarmi” racconta settimanalmente il suo predecessore Bottino, che ha compitato il suddetto paginone. Lei definisce onesto un giornale che censura e inganna i lettori? Soprattutto quando è in ballo la salute di migliaia di persone? Le domande, egr. sig. Mathis, “Premio Igor Man“, resteranno anche quando avrà fatto finta di non aver ricevuto questa mia.

Barbara Tartaglione

Clicca qui Corriereal “Lettera aperta al direttore de La Stampa di Alessandria”
Clicca qui Alessandria Post “Medicina democratica scrive al direttore de La Stampa”
Clicca qui Pennatagliente “Egr. direttore de La Stampa, Massimo Mathis”

Per la serie “Pappa e citti” il “Circolo della Stampa”, pur essendo un circolo privato dei giornalisti brontosauri alessandrini, dal Comune ha ricevuto gratis e a buon rendere una sede addirittura nella storica semi inaccessibile Villa Guerci.

Il sistema della comunicazione locale si mostra senza veli sempre più integrato nel sistema di potere. A proposito di indipendenza dei giornalisti (che in Alessandria è pressochè sconosciuta), a proposito cioè di libertà di espressione (ad Alessandria nelle mani di pubblicisti velinari e/o becchini, sponsor di Solvay e censori di Medicina democratica), intanto si sta creando un oligopolio giornalistico della carta stampata che, insieme alle TV, ha una unica voce, quella del governo: da un lato il gruppo Espresso-Stampa-Repubblica-Secolo XIX, dall’altro il gruppo Sole24Ore-Corriere della sera. Scenderà, fra l’altro, sempre più il livello dell’informazione ambientale che infastidisce il potere economico. Per fortuna che è subentrato Internet che consente controinformazione, come il nostro Blog.