Piccola storia di sciacallaggio giornalistico.

A pensar male si fa peccato ma si indovina. Il sospetto era giusto: clicca qui. Direttore Alberto Marello ed editore Soged erano d’accordo fin dall’inzio. Soged, dopo averlo ridotto a bisettimanale, è sul punto di ridimensionare ulteriormente Il Piccolo ad un’unica edizione. Come risollevare la esigua tiratura, soprattutto inserzionista? Come Renzi insegna: dare visibilità al giornale. L’operazione pubblicitaria programmata “Sbatti il mostro pompiere in prima pagina” funziona: i social scatenano una valanga di indignati insulti su Marello, Il Piccolo di Alessandria da ignoto diventa conosciuto in tutta Italia. Tutt’altro che stimato ma conosciuto per aver diffamato i tre vigili del fuoco assassinati a Quargnento in quanto sarebbero intervenuti in preda a droghe nel capannone imbottito di esplosivi, mettendo nei guai i due poveri coniugi che l’attentato al capannone avevano perpetrato per truffare l’assicurazione. La pubblicità funziona: il direttore piuttosto che scuse si appella alla libertà di stampa e rincara la dose quale vittima di facinorosi che vogliono la morte sua e del giornale, fomentando così una ulteriore ondata di insulti e pubblicità da tutta Italia. Come da copione, rassegna il mandato ai compagni di merende sapendo che non sarà licenziato. Soged (presidente Ivana Barbarino, amministratore delegato Alessandro Massano, consiglieri Ornella Sassone, Michele Guala, Claudio Chirivì e Mattia Papili) per bocca del Papili, non a caso responsabile della piattaforma digitale, motiva perché  Marello non viene licenziato: i tre pompieri la morte se la sono cercata perché tre drogati, come risulta dalle tracce nel sangue benchè la Procura le abbia da sempre ritenute irrilevanti ai fini del processo in corso per omicidio. Licenziati dovrebbero semmai essere i tre vigili, ragguagliati a drogati pericolosi alla collettività come piloti d’aereo, chirurghi, autisti di scuolabus che si sono fatti una canna.

L’orchestrata pubblicità si gonfia sempre più come una bolla: infatti Il Piccolo si propone addirittura per ospitare sulle proprie colonne  dibattiti su dibattiti fra chi è pro o contro (selezionati naturalmente da una silente Redazione specializzata ad attaccare l’asino dove vuole il padrone). A questo punto, si tratta, è evidente, di una programmata pubblicità, vile e meschina, cinica sulla pelle di tre lavoratori e a danno delle loro famiglie che dovrebbero portare direttore ed editore in tribunale. Occorre stroncare la spirale di questa cinica auto pubblicità, non fare più il loro gioco: far cadere una coltre di silenzioso sterco, non parlare più del Piccolo cartaceo e on line, lasciarlo sgonfiato a quei superstiti lettori e inserzionisti che si merita.

Lino Balza.

Un commento su “Piccola storia di sciacallaggio giornalistico.”

I commenti sono chiusi.