Manifestazioni No Pfas davanti ai Tribunali di Alessandria e Vicenza.

Greenpeace, Legambiente, Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro in azione.

INVITO CONFERENZA STAMPA

Giovedì 16 settembre 2021, h.10.30, davanti  al Tribunale di Alessandria, Corso Crimea,

Greenpeace Gruppo Locale di Alessandria, Legambiente Ovadese-Valle Stura e Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro invitano i/le giornalisti/e alla conferenza stampa per illustrare le serate culturali “Pensando un Futuro Alessandrino + Sostenibile” del  1 e 8 ottobre, Casa di Quartiere, via Verona, Alessandria.

E’ previsto il collegamento con la manifestazione che si tiene a Vicenza davanti al Tribunale dove sarà in corso l’udienza del processo PFAS-Miteni (processo gemello di Alessandria in fase di avviamento).

Le serate culturali si svolgeranno in due giorni.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Dal Dossier “PFAS. Basta!” pag. 266

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega,  si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. 

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4. Né si dimentichi che  all’appello mancano ancora i dati, quelli dell’area interna allo stabilimento.

Il Dossier “Pfas. Basta!” del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In 267 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autoriIl ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Ad Alessandria è la Solvay ad organizzare il consiglio comunale.

Prima parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS
Seconda parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS

Solvay ha preparato un servizio di propaganda aziendale e ha  commissionato al Comune di Alessandria di mandarlo in onda tramite convocazione di un apposito Consiglio comunale. Per lo show in streaming di martedì 15 giugno, Solvay ha confezionato cinque spot pubblicitari, con tanto di immagini, filmini e voci fuori campo, affidati ad una team di “esperti scientifici”, in realtà volti noti debitamente prezzolati per presentarsi quali “consulenti” in tutti processi penali: grazie alla loro “credibilità scientifica” hanno contribuito non poco alla condanna di Solvay per disastro ambientale conclusasi in Cassazione, e si ripropongono, fortunatamente, per il prossimo imminente procedimento penale. Nei processi non è prevedibile la falsa testimonianza per i consulenti, mentre rischia l’attuale direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, che però, come per tutti i direttori, fa conto che la condanna (sempre lieve) di reclusione per inquinamento -al posto degli amministratori- è lautamente  compensata dalla  retribuzione.

A sua volta il Comune, quale comprimari del truffaldino spettacolo pubblicitario, ha convocato i responsabili locali di Arpa e Asl che, per… brevità di esposizione, omettono di fornire i dati delle indagini epidemiologiche (record di morti per tumori) e delle indagini idrogeologiche (falde inquinate e acquedotti chiusi). C’è da dire che non tutti i funzionari dei sedicenti Enti di controllo appaiono utili idioti perché ad alcuni per i servizi resi si aprono le porte per promozioni in Regione.

Solvay ha stretto un patto d’acciaio con la Lega che regge le amministrazioni di Comune, Regione e Provincia. Del Comune abbiamo detto. La Regione evita di ordinare  i monitoraggi ecologici e sanitari ai quali invece l’omologa Veneto ha pur provveduto. Alla Provincia compete il ruolo di punta: autorizzare i cancerogeni Pfas (C6O4 e ADV), messi al bando in tutto il mondo, a inquinare aria e acqua fino alla foce del Po.

Solvay, non a torto, dà per sicura vincente la coalizione di destra: nel dibattito del cosiddetto “Consiglio comunale aperto” è palese l’assenza di una opposizione degna di questo nome, vuoi perché nella sudditanza a Solvay il PD ha la coda di paglia di trascorse maggioranze (perfino accusate in tribunale da Solvay di riscuotere tangenti da Montedison), vuoi perché un blando M5S rischia di azzerare quel poco di consenso raccolto localmente (vanificando il grande lavoro che sta facendo il parlamentare Zolezzi). Anche sui Pfas la sponda sindacale è una frana da quando la CGIL nel 2002 zittì la propria allarmante denuncia.

Il geologo nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, ha felicemente sintetizzato lo stato d’animo disgustato degli ambientalisti di fronte allo spettacolo comunale: un allestito banchetto di matrimonio (tra Solvay e politica) al quale siamo stati invitati e che respingiamo. Un banchetto comunque fra pochi intimi, consumato lontano dalla popolazione, ma per la pubblicità del quale  Solvay punta sulla compiacenza dei giornali (chi non ricorda le intercettazioni telefoniche della procura?).

Nel cosiddetto dibattito la cosa che impressiona di più è l’ignoranza. Regna sovrana fra i consiglieri nell’aula, tra chi si esprime con analfabetismo lessicale o con vuoti giri di parole fiorite. Negli interventi premettono tutti “sono ignorante” e lo dimostrano non avendo la minima conoscenza di cosa produce Solvay, come, quali rischi, quali danni, quanti morti e ammalati, quanti bambini. Non sanno neppure come si pronuncia: dicono Solvei. Invano avevo chiesto al Sindaco di stampare e distribuire ai consiglieri il nostro dossier “Pfas. Basta!” (250 pagine). Invano avevo invitato i consiglieri ad ascoltare l’impressionante udienza alla Camera del professor Carlo Foresta: uno scienziato internazionale, piuttosto che quei contafrottole dei consulenti Solvay. Ignoranti erano e ignoranti sono rimasti, affascinati dallo show Solvay, considerando il mio intervento una provocazione: cliccalo in audio sopra oppure qui in trascrizione. Non si può pensare che un Consiglio comunale siffatto produca un ordine del giorno che chiede la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dei PFAS.

L’attività lobbystica di Legambiente a favore del Recovery fund?

Draghi peggiora Conte nel Recovery Fund, secondo (clicca qui): Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare, ISDE Italia medici per l’ambiente, Centro Europeo Terza Rivoluzione Industriale – CETRI-TIRES,Gruppo Unitario per le Foreste Italiane – G.U.F.I. Gruppo di Intervento Giuridico – GrIG Associazione Consumatori Utenti – Movimento Sostenibilità Equità Solidarietà – SequS. “Viene chiamato ‘transizione ecologica’ un vecchio sistema di ‘economia lineare’ in cui ancora si premiano grandi infrastrutture, 5Gm alta velocità ecc. Questo a scapito della falsità con cui viene speso il termine di ‘economia circolare’ dato che molti di questi investimenti non produrranno alcun effetto nella diminuzione delle emissioni in atmosfera. Anzi”. Inoltre, secondo le sette associazioni nazionali, le dieci “opere faro” proposte da Legambiente per il Recovery fund non sono che “attività lobbystica“ a favore del governo.

Solvay si difende con le unghie e coi denti a Livorno e Alessandria. E lunga mano sul maxiprocesso Pfas di Vicenza.


La chimica chiede troppo all’ambiente e alla salute.

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Lo sta seguendo il country manager nazionale Marco Colatarci, da Bruxelles guidato dall’AD Ilham Kadri, preoccupati non solo per i provvedimenti giudiziari di Livorno Alessandria ma anche in parallelo per il processo di Vicenza (prossima udienza il 13 aprile) “gemello” di quello piemontese. Ciò che lega Piemonte e Veneto sono i Pfas, presenti in tutti i settori merceologici e indistruttibili in acqua suolo aria, tossici cancerogeni teratogeni nel sangue dei lavoratori e dei cittadini:  una calamità ambientale e sanitaria mondiale. Denunciata in Italia (Alessandria) fin dagli anni ’90. –>(1)

Hanno sempre goduto la  politica omissiva e complice  delle istituzioni tanto la Miteni di Trissino (chiusa nel 2018) quanto, malgrado le nostre ripetute denunce,  la  Solvay di Spinetta Marengo. Quest’ultima è sgusciata via perfino da un processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, anzi gode dell’autorizzazione provinciale all’ampliamento del Pfas C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologici. –>(2)

Solvay è incurante degli ulteriori gravi allarmi Pfas che giungono dal mondo scientifico, ma è sotto la spada di damocle dell’imminente nuovo processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, per quanto si senta al riparo dello scudo protettivo della Provincia e amnistiata dai governi che non fissano limiti zero ai Pfas. –>(3)

Il colosso chimico non ha argomenti per controbattere le drammatiche risultanze scientifiche ed epidemiologiche, perciò “investe” nel mecenatismo affidandosi  alle compiacenze dei giornali per dare “grande”  risalto alla propria immagine pubblica. –>(4)

Ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte. Che, per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4, come rivendicano con le lotte  ComitatoStopSolvay, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. –>(5)

Finalmente si sono mossi gli indifferenti sindacati. Quanto meno nel Veneto, dove pur tardivamente hanno conseguito l’importante riconoscimento dell’Inail della malattia professionale per gli ex lavoratori che, ancor prima di migliaia di cittadini, hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue. Nella misura che in Piemonte abbiamo -prove alla mano- denunciato, inutilmente, fin dal 2008. Studi sui lavoratori morti sono assenti a Spinetta Marengo. –>(6)

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani. Anche a Vicenza i reati sono avvelenamento delle acque e mancata bonifica, e sempre con l’aggravante che gli imputati sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano,  dunque dovrebbero essere reati di dolo (il massimo della pena): il condizionale è d’obbligo in quanto la giustizia in campo ambientale è giustizia di classe  come documentato in Ambiente Delitto Perfetto (di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).   –> (7)

La storia giudiziaria tra Alessandria e Vicenza, per Solvay si intreccia con quella di Livorno, dove sono ben tre gli esposti in magistratura (WWF, Bluebell e M5S). Per procurarsi uno scudo penale e non affrontare i costi della bonifica del centennale disastro ecosanitario, Solvay ha infatti annunciato per Rosignano lo scorporo delle attività tramite bad company: struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso strumento  è ora studiato anche per Spinetta Marengo, come peraltro fu per la stessa Miteni. –>(8)

Si spiega allora perché Bruxelles abbia messo in campo il pezzo da novanta italiano, il Marco Colatarci che nel 2013 si presentò in aula al processo di  Alessandria  per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia ad Alessandria e Livorno, scarpe grosse e cervello fino. E a Vicenza, nel processo gemello di Spinetta Marengo, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche.  –>(9)

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

–>(5) Legambiente: nel Recovery Plan via i PFAS da Veneto e Piemonte.

I mecenatismi  sono investimenti atti a saldare la dipendenza delle amministrazioni leghiste locali, ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo  dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica per l’Italia. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte, che per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4. Clicca qui

L’eredità nucleare: a che punto siamo? Siamo al punto di partenza.

Il punto lo fa Gian Piero Godio il 6 novembre  scorso al convegno organizzato dall’Osservatorio nucleare: clicca qui. Godio conclude: Attendiamo sempre  che venga pubblicata al più presto da parte di Sogin (il governo) la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi. Insomma, campa cavallo che il prato verde non  cresce. Insomma, siamo sempre al punto di partenza. Quello che ad esempio avevo stigmatizzato  nel convegno (dallo stesso titolo) a Bosco Marengo del 7 settembre 2017: clicca il video. Avevo sottolineato che il problema non è tecnico bensì politico.  Cioè nessun governo “colorato” con la mano destra o con la sinistra come i precedenti attuerà quanto previsto dalle Leggi. Dunque l’unica speranza -avevo detto-  è l’entrata nei posti di comando di una forza politica con un programma ambientalista alternativo. L’allusione abbastanza trasparente era ai Grillini. Ebbene, dal 2018 il M5S è al governo. Qualcuno crede che il Movimento (o partito che sia ) Cinquestelle avvierà veramente  il “Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi”? Alzi la mano, dopo aver ascoltato  i senatori grillini Gianni Girotto e Mattia Crucioli al convegno del 6 novembre 2020.

Dalla Solvay di Spinetta Marengo  non deve più uscire una sola molecola di PfAS in atmosfera, nelle acque e nel suolo.

Invece Provincia Comune Regione hanno accettato che  un reato accertato e documentato  -inquinamento e morti- continui ad essere perpetrato ed oltretutto a tempo indeterminato: Clicca qui Legambiente e Comitato Stop Solvay.

Clicca anche https://www.rete-ambientalista.it/2020/10/01/la-lega-lacche-di-solvay-inchiappetta-i-cinquestelle/ oppure https://www.vicenzapiu.com/leggi/pfas-piemonte-solvay-spinetta-marengo-c604-costa-lega-maccacaro/

Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi.

Clicca qui. Nel dossier gli  approfondimenti sui casi d’inquinamento da PFAS: il caso della provincia d’Alessandria, dove è in fase di autorizzazione un progetto che prevede l’utilizzo di una nuova sostanza (cC604) dagli effetti dannosi in un’area in cui “l’eccesso di ricoveri e di mortalità è segnalato da anni”; quello del Veneto dove l’inquinamento da PFAS è storicamente dovuto allo scarico di un’industria chimica e interessa le province di Vicenza, Verona e Padova, minacciando la salute di 300 mila persone.

Stop Solvay di Spinetta Marengo.

Mentre si susseguono fughe del letale PFIB sotto gli occhi (chiusi ) dell’Arpa e con la centralina “casualmente” fuori uso, tornano in campo Friday For Future e il Comitato Stop Solvay che preparano manifestazioni a rivendicare la bonifica integrale e lo stop alle emissioni e la riconversione ecologica dell’intero impianto produttivo per consentire la bonifica e salvaguardare i posti di lavoro, nonché lo screening sierologico per tutta la popolazione della Fraschetta.  Alla base delle rivendicazioni: il diniego della Provincia all’autorizzazione del Pfas C6O4, alla quale si stanno opponendo anche Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui la Lettera aperta a Presidente della Provincia di Alessandria e Sindaco.

Solvay sguazza nella palude politica ed etica di Alessandria.

A sentirli oggi, dopo l’ultima drammatica indagine epidemiologica,  la palude dei politici e giornalisti alessandrini sembra abbia scoperto l’acqua calda.  Non tutti: ad essere precisi c’è chi fra loro ancora esprime il dilemma: bisogna approfondire se la catastrofe ecosanitaria è causata dal polo chimico di Spinetta Marengo, cercare la pistola fumante, il nesso tra morti e assassinii. Clicca qui  le spudorate affermazioni, ascoltate in consiglio comunale ad Alessandria, di assessore e Arpa: Paolo Borasio, Cristiana Ivaldi, Alberto Maffiotti, Enrico Guerci.  Approfondire se? Pistola fumante? Dopo 50 anni, durante i quali  ho scritto in tutte le salse locali e nazionali pagine spesse come vocabolari, questi travestiti da marziani non osano pronunciare il nome del fatidico colpevole: lo stabilimento Solvay, ex Montedison! Approfondire se? Pistola fumante? La rivendicazione dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta è stato il tormentone ambientalista per un trentennio, amplificato da un’eco mediatica di rappresaglie padronali compreso il (mio) licenziamento. Nello stagno della complicità e della connivenza, giornalisti e amministratori nonché sindacalisti, avete stabilito un record di apnea volontaria che ancora oggi faticate a interrompere. Serrate gli occhi  infatti che anche abbiamo avanzato soluzioni precise per una bonifica vera e non finta, e opposto un no deciso ad autorizzare altro veleno Pfas.

Stante il ripetersi di questo storico vuoto politico (esemplare l’ineffabile assessore Borasio nel video clicca qui, la reazione delle minoranze consiliari (clicca qui) avrà l’effetto di un bicchiere d’acqua neppure fresca. Così dunque, duole dirlo, le iniziative  di Claudio Lombardi, l’unico tra gli assessori all’ambiente che ci diede ascolto promuovendo l’indagine epidemiologica, e che con Legambiente tenta di impedire l’ampliamento del C6O4: il sostituto del PFOA che denunciammo per la messa al bando dodici anni fa.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui un commento di Claudio Lombardi, dopo l’assemblea a Spinetta dei ragazzi Fridays For Future. I quali hanno programmato una manifestazione davanti alla Provincia di Alessandria alle 17:00 di sabato 22 febbraio.

N.B Il testo è stato inviato come comunicato stampa… ai giornalisti non embedded.

E’ inoppugnabile che Solvay sia responsabile delle morti.

L’ingegnere Claudio Lombardi per conto di Legambiente ha presentato alla Provincia di Alessandria opposizione all’autorizzazione AIA dell’impianto pfas C6O4 presentata dalla Solvay di Spinetta Marengo (AL), affinchè non sia peggiorato ulteriormente il disastro eco sanitario esistente nell’area. Nel documento allegato (clicca qui) commenta l’indagine condotta da ARPA e ASL sullo stato di salute della popolazione di Spinetta Marengo che  ha dimostrato in modo inoppugnabile, al di là di risibili difese d’ufficio, che in un’area circolare di circa tre km di raggio con centro il Polo Chimico ci si ammala e si muore molto di più che nel resto della provincia di Alessandria e del Piemonte. In qualità di ex assessore all’ambiente rivendica alle Amministrazioni interventi precisi.

All’assemblea Fridays For Future di Alessandria il grido d’allarme dal Veneto.

Mamme No PfasGreenpeace, Legambiente, lanciano un nuovo grido d’allarme per chiedere impegni concreti sul fronte ambientale e  sanitario, clicca qui:  https://www.vicenzareport.it/2020/02/pfas-nuovo-grido-dallarme-in-veneto/

Il PFOA non scompare praticamente mai dall’ambiente e dal nostro organismo,  è utilizzato produzione di polimeri fluorurati usati per realizzate abiti, scarpe, utensili di ogni tipo: clicca qui:  https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/effetti-bpa-bambine/ .

La Provincia di Alessandria neghi alla Solvay l’Autorizzazione Integrata Ambientale al C6O4/ PFAS di Spinetta Marengo (AL).

No all’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Solvay.

Il nostro allarme partì da Alessandria anche con esposti denuncia alla Procura già nel 2009,  attualmente il C6O4 (Pfas a catena corta, tossico e cancerogeno)   è oggetto di indagine in concomitanza con il processo Miteni di Trissino al tribunale di Vicenza, (clicca qui),  nonché per lo stesso la Solvay  -sotto ricatto di licenziamenti-  ha chiesto alla Provincia di Alessandria   l’Autorizzazione Integrata Ambientale AIA: contro la quale si oppone Legambiente nazionaleclicca qui il documento a Provincia e Comune. Le analitiche contestazioni scientifiche di Legambiente integrano esemplarmente quelle contenute negli innumerevoli esposti succedutisi dopo il 2009. Clicca qui il Comunicato stampa di “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Sotto il ponte Morandi.

Assemblea organizzata dal Comitato Liberi Cittadini di Certosa.

Andrea Agostini, Legambiente: “Nessuno si pone, nella amministrazione di Genova , il compito di dire qual è il futuro della Valpolcevera. In un’area della città dove si registra il più alto tasso di mortalità da inquinamento di tutta l’area metropolitana, questa amministrazione sta proponendo una lunga serie di strade, ponti, fangodotti, centri commerciali e poli della logistica, depositi petroliferi e oleodotti. Questo è il presente e il futuro della valle che ci propone il sindaco Bucci e tutto il centro-destra in Regione. È chiaro che alle vicende degli abitanti, delle piccole imprese, dei commercianti, questi signori non sono minimamente interessati. Loro puntano al business: la speculazione sulle aree, ponti, grandi strade a scorrimento veloce, autostrade, alta velocità. Per i nostri amministratori la Valpolcevera è destinata a essere un corridoio nord-sud mortifero, subordinato al porto, alla logistica e alle grandi imprese commerciali. Non proprio il bene comune”.
Clicca qui il video dell’assemblea organizzata da Comitato Liberi Cittadini di Certosa.

Pfoa: rischi per la salute nel territorio di Alessandria.

La trascrizione della relazione di Balza:
“Carta canta. Questa che ho in mano è la denuncia presentata alla Procura di Alessandria, a firma Barbara Tartaglione e Lino Balza. Denunciamo gli estremi di reato in cui incorrono le Autorità di Alessandria e del Piemonte (comune, provincia, regione, asl, arpa preposte alla tutela della salute pubblica per i loro comportamenti difformi dalle Omologhe del Veneto, pur in presenza di condizioni ambientali e sanitarie del tutto coincidenti. Provocate cioè dagli inquinamenti PFOA di Miteni a Trissino e da Solvay a Spinetta Marengo.” (continua)

Clicca qui Agora Magazine “Alessandria – “Rete ambientalista in Procura per l’inquinamento” resoconto convegno di ieri”

Legambiente capofila nell’emergenza Pfoa: come affrontarla.

 

Al convegno di Alessandria del 19 gennaio presenti per Legambiente il presidente nazionale Giorgio Zampetti con Fabio Dovana e Piergiorgio Boscagin presidenti piemontesi e veneti. Sotto la lente di ingrandimento i rischi per la salute nel territorio di Alessandria. (clicca qui il comunicato stampa). Sotto accusa Regione, Comune, Asl, Arpa, Provincia, Sindacati e la stessa Magistratura (clicca qui l’esposto denuncia). Come affrontare l’emergenza nazionale.

Infatti il Pfoa, perfluoroalchilico cancerogeno e interferente endocrino, è stato da anni scaricato dalla Solvay di Spinetta Marengo e si è propagato nell’ambiente e nelle falde acquifere defluendo attraverso Bormida e Tanaro fino ad inquinare le acque del Po. E’ arrivato ai prodotti alimentari e al corpo delle persone: è presente nel sangue dei lavoratori del Polo Chimico e presumibilmente dei cittadini di Alessandria. Con la collusione delle inerti Autorità pubbliche.

Osservazioni al Programma Nazionale per il Nucleare, per chi le vuole sottoscrivere.

La Legge prevede che il Programma, con realizzazione del Deposito nazionale e del relativo Parco tecnologico, sia definito entro il 31 dicembre 2017. Si può compilare e sottoscrivere il testo (clicca qui) e consegnarlo entro mercoledì 6 settembre alla sede di Legambiente di Vercelli, presso il Centro Servizi per il Volontariato, Corso Libertà, 72, oppure spedirlo autonomamente con raccomandata o PEC al primo degli indirizzi specificati nel testo, entro il 12 settembre.