Le analisi del sangue parlano chiaro: la popolazione di Spinetta Marengo è contaminata da Pfas.

Oggi, 17 agosto 2022,  gli scienziati del CHU -policlinico universitario di Liegi (Belgio) e dell’Università di Liegi, nelle persone della dottoressa Corinne Charlier, della dottoressa Catherine Pirard e del Dottore Gauthier Eppe,  hanno incontrato a Spinetta Marengo  le persone che a marzo si erano sottoposte a prelievo del sangue. Lo scopo è stato di  illustrare  il risultato dell’indagine epidemiologica condotta, nel rispetto della privacy.

I risultati di queste ricerche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente più contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : Pfoa, C6O4, ADV. Clicca qui il rapporto “semplice” di questi ricercatori.

Con la troupe belga

Il rapporto scientifico si inquadra nell’inchiesta, alla quale abbiamo collaborato con Claudio Lombardi come Comitato Stop Solvay e Movimento di Lotta per la salute Maccacaro, avviata  nel mese di marzo 2022 quando i giornalisti e gli  operatori della trasmissione “INVESTIGATION”, della RTBF , televisione nazionale belga, hanno incontrato la popolazione nel sito in cui lavora e produce Pfas lo stabilimento Solvay Specialty Polymers S.p.A . Per questo lavoro giornalistico, un gruppo di abitanti di Spinetta Marengo, nonché per riscontro di residenti ad Alessandria in zona adeguatamente distante dallo stabilimento Solvay, ha accettato di sottoporsi ad una indagine epidemiologica per valutare se questi PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) spesso chiamati “inquinanti eterni” si trovano in quantità importante nel sangue della popolazione che vive vicino al polo chimico. Il sangue di questi due gruppi di persone, è stato analizzato dagli scienziati dell’Università di Liegi. I risultati sono drammatici e inequivocabili.

Il reportage dell’indagine, che ha  come oggetto  l’impatto del polo chimico sulle condizioni di salute della  popolazione di Spinetta Marengo sarà trasmesso inizio settembre in Belgio, e divulgato su questo Sito.

Io, con i Pfas nel sangue e il tumore alla tiroide.

Clicca qui l’esposto inviato via Pec alla Procura della Repubblica di Alessandria.

Le patologie, tra cui il tumore maligno alla tiroide, sono confermate dalle mie recenti analisi del sangue dei composti perfluorurati (Pfas). Per le lesioni e i danni, dunque mi costituirò parte civile in Tribunale nei confronti della Solvay che a Spinetta Marengo li produce e diffonde in acque suolo aria. Con me potranno farlo quanti, aderendo alla nostra Iniziativa di marzo con l’Università di Liegi, hanno riscontrato nelle analisi le preoccupanti concentrazioni di Pfas (PFOA, C6O4, ADV) e dunque sono stati colpiti e/o sono a rischio per queste bioaccumulabili e indistruttibili sostanze tossiche cancerogene mutagene: malattie della tiroide, cancro ai testicoli, cancro ai reni, fegato, disturbi del sistema immunitario, colesterolo, infertilità, colite ulcerosa, ipertensione indotta dalla gravidanza, ipercolesterolemia, disturbi dell’apprendimento nei bambini eccetera. Potrà farlo la popolazione lavorativa e residente di Alessandria qualora sottoposta a screening di massa, così come rivendichiamo alle istituzioni da almeno quindici anni e ripetiamo con l’attuale Raccolta di firme.

Oggi, 17 agosto 2022, gli scienziati del CHU -policlinico universitario di Liegi (Belgio) e dell’Università di Liegi, nelle persone della dottoressa Corinne Charlier, della dottoressa Catherine Pirard e del Dottore Gauthier Eppe, hanno incontrato a Spinetta Marengo  le persone -fra cui il sottoscritto- che a marzo si erano sottoposte a prelievo del sangue. Lo scopo è stato di illustrare il risultato dell’indagine epidemiologica condotta, nel rispetto della privacy. I risultati di queste ricerche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : Pfoa, C6O4, ADV.

Solvay, attenta ai progetti “ambiziosi” del sindaco.

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Non avevamo espresso sufficienti aspettative a favore del candidato sindaco Giorgio Abonante in merito alla soluzione del disastro ecosanitario del polo chimico Solvay di Spinetta Marengo. In forza di due fondati pregiudizi. Non aveva mai espresso critiche nei confronti della inerte connivenza con l’azienda dell’ultima giunta di centrodestra. La sua lunga militanza politica era in linea con le precedenti giunte a guida PD, addirittura accusate in aula dagli stessi avvocati Solvay di concussione.

Pur nel prevalere dell’astensionismo, eletto con una buona maggioranza (comprendente il M5S al suo minimo storico), Abonante non ci ha smentito nella sua prima intervista sul tema. Premessa la lode all’azienda: “nessuno nega quello che è stato fatto, perché è sotto gli occhi di tutti, è un patrimonio che gli si riconosce”, premesso che “anche noi vogliamo che Solvay aumenti la produzione” del Pfas C6O4 piuttosto che eliminarlo,  Abonante ammette aggiustamenti forse perfezionismi: “Non dico una soluzione definitiva, ma comunque un miglioramento della condizione ambientale e sanitaria”. Allo scopo, Abonante rivela due progetti, che definisce “ambiziosi”. Uno è di chiedere un appuntamento con il presidente  della Regione, Alberto Cirio, molto noto quale cerbero della multinazionale belga. Con il quale “discuterà anche di un viaggio in Belgio dai soci della Solvay per discutere di come intervenire in modo più forte e significativo”. L’altro è mussolineamente definito un “imperativo categorico “: “Sapere quali sono le condizioni di salute dei cittadini. Che questo poi dipenda dal polo chimico, dal traffico, dai problemi della Pianura Padana, lo vedremo in un secondo momento”. Abbiamo capito bene: non sta parlando specificatamente di indagine epidemiologica mirata su cause-effetti degli avvelenamenti di Solvay. Infatti neppure di sfuggita cita la necessità di esami del sangue di massa della popolazione alessandrina per i Pfas, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale. 

Pfas: “gli inquinanti eterni” sono ovunque, anche nella carta igienica.

L’ha scoperto un nuovo test di  Mamavation negli Stati Uniti. La ricerca  è stata condotta in laboratorio certificato dall’Agenzia per la Protezione Ambientale, l’equivalente  delle nostre ARPA (equivalenza solo nominale perché in Italia, Piemonte docet, neppure  gli screening del sangue vengono fatti, figuriamoci i test sulla nocività delle carte igieniche).  Si tratta comunque, come specifica il test, di livelli bassi di Pfas, il che indica che non vengono aggiunti di proposito alla carta igienica, ma la possono contaminare inavvertitamente attraverso la produzione o l’imballaggio. A dimostrazione che, come rivela un’altra indagine di EHN.org, i PFAS  si trovano ormai davvero dappertutto, dall’abbigliamento sportivo ai trucchi, bioaccumulabili e indistruttibili. Ciò non significa che non ci sia pericolo derivante dalla carta igienica, infatti dagli studi condotti sull’esposizione cutanea ai Pfas:  Una ricerca, ad esempio, ha scoperto che l’esposizione cutanea al PFBA ha effetti nocivi sul fegato e ha mostrato risultati simili all’esposizione orale al PFBA e al PFOA; un altro studio, invece, che ha esaminato i PFAS nei seggiolini per auto ha rilevato che i PFAS possono migrare dal tessuto al sudore, suggerendo un potenziale rischio di esposizione cutanea; un altro studio ancora ha scoperto che l’esposizione cutanea è simile all’esposizione orale al PFOA e può essere immunotossica.

Cercare i Pfas nel sangue prima di avere figli.

Ad auspicarlo è il medico Giovanni Fazio uno degli esponenti di spicco della rete ambientalista vicentina che denuncia il mancato potenziamento dei consultori familiari.  Fazio spiega che sarebbe importantissimo che fosse data la possibilità di cercare i Pfas nel sangue delle coppie prima che queste decidano di avere dei figli. Un approccio, spiega, che dovrebbe valere in primis per chi vive o lavora anella cosiddetta zona rossa. Invece la Regione Veneto pone un sostanziale divieto di eseguire esami del sangue ai soggetti a rischio Pfas. In Piemonte l’argomento non è neppure accennato.

Le mamme No Pfas: vogliamo lo studio epidemiologico sulle donne in gravidanza.

Durante l’udienza del processo  a Vicenza, la dottoressa Francesca Russo, direttore Prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria della Regione Veneto, ha esposto le statistiche sugli effetti della contaminazione da PFAS sulle donne in gravidanza. (i dati qui consultabili). Purtroppo manca lo studio epidemiologico deliberato nel 2016, ora più che mai necessario. L’urlo di protesta delle mamme No Pfas lo chiede a gran voce: “Nonostante le richieste della Commissione ecomafie, la Regione Veneto non ha mai chiarito i motivi per i quali lo studio non è mai partito e in aula nessuno ne ha fatto cenno. Noi invece continuiamo a chiederlo con forza, certi che fornirà un contributo fondamentale a questo processo, chiarendo in modo inequivocabile la responsabilità delle persone che hanno causato questo enorme disastro”.  In Piemonte nessun cenno di studio.

Nuovo studio epidemiologico promosso da ISDE su PFAS e fertilità maschile.

L’esposizione  verrà valutata sia tramite il dosaggio dei PFAS nel  sangue e nel  liquido seminale, sia valutando se c’è stata esposizione ai PFAS ancora prima di nascere, nella  vita fetale, durante la gravidanza materna.

Altro obiettivo di Isde Veneto è verificare la possibilità di rilevare delle soglie di tossicità, in termini di concentrazione ematica, al di sopra delle quali il rischio di danni alla fertilità maschile è più probabile; questo consentirebbe la possibilità di elaborare alcuni semplici criteri che permettano poi di identificare, in tutta la popolazione generale maschile non solo della zona rossa, in età fertile, ed esposta ai PFAS, i soggetti a rischio di compromessa fertilità maschile.

Il messaggio degli scienziati è chiaro: i cittadini vanno sottoposti a screening per i Pfas.

Il prestigioso Journal of Hepatology Report ha pubblicato uno studio che dimostra come l’esposizione ai Pfas aumenti il rischio di cancro al fegato negli esseri umani, la forma più comune nota come carcinoma epatocellulare non virale. Gli scienziati hanno trovato le  prove che il PFOS altera il processo del metabolismo del glucosio, il metabolismo degli acidi biliari e il metabolismo di alcuni aminoacidi – molecole che si fondono per formare proteine ​​- nel fegato. Il carcinoma epatocellulare è responsabile di circa l’85% di tali casi di cancro, che è stata la quinta e la settima causa di morte per cancro rispettivamente tra uomini e donne statunitensi; tra i tumori più mortali con un tasso di sopravvivenza a cinque anni inferiore al 20%.

Sottolineando la “necessità urgente di identificare i fattori di rischio” per questo cancro mortale, dal rapporto pubblicato dalle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine giunge un forte richiamo alle agenzie della salute degli Stati Uniti a muoversi rapidamente per avviare test ampi sulle persone esposte ai Pfas. A questo richiamo sono sorde totalmente  la sanità del Piemonte e parzialmente quella del Veneto dove, nonostante le richieste da parte di cittadini e associazioni, solo gli abitanti della zona rossa vengono sottoposti a specifici test.

La Regione Veneto tiene mano ai corresponsabili Pfas della Miteni di Trissino.

Il processo Pfas è  in scena alla Corte d’Assise di Vicenza a carico di 15 ex manager di Miteni, Mitsubishi e Icig per l’inquinamento di un’ampia area tra Vicenza, Padova e Verona (mentre ad Alessandria l’analogo processo alla Solvay di Spinetta Marengo marcisce nei cassetti).

Tra le tante patologie provocate dai Pfas, come evidenza questo studio della dottoressa Francesca Russo, direttore Prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria della Regione Veneto, durante l’udienza a processo, le ricerche scientifiche hanno messo in luce anche lincremento delle patologie neonatali e delle donne in gravidanza nelle aree più contaminate: diabete gestazionaleneonati più piccoli e sotto peso rispetto alla media e altre malformazioni maggiori tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche.

La dott.ssa Russo durante l’udienza ha parlato diverse volte di correlazione e non di  relazione causa-effetto, tra l’esposizione ai Pfas e le malattie. Manca infatti un importante tassello: lo studio epidemiologico deliberato nel 2016. “Nonostante le richieste della Commissione Ecomafie, la Regione Veneto non ha mai chiarito i motivi per i quali lo studio non è mai partito. Probabilmente il motivo è che esso fornirebbe un contributo fondamentale a questo processo, chiarendo in modo inequivocabile la responsabilità delle persone che hanno causato questo enorme disastro. 

Rischio spopolamento a causa dei Pfas.

Una raccolta di studi ha evidenziato alterazioni a carico del numero, della motilità e della morfologia degli spermatozoi sui maschi  colpiti da queste sostanze: in  tutte le fasce d’età a partire dal feto in grembo alla madre,  danni irreversibili nei bambini esposti che  si manifesteranno dopo la pubertà, portando poi a problemi di sterilità o tumori ai testicoli.

Per le aree colpite dall’inquinamento della Miteni di Trissino, lo Studio Epidemiologico PFAS e Salute Riproduttiva Maschile avviato dalla Sezione ISDE Italia di Vicenza  permette di effettuare gratuitamente uno screening accurato, eseguito da medici professionisti del Poliambulatorio SE.FA.MO S.r.l. di Vicenza. Clicca qui.

Va da sé che monitoraggi sanitari di nessun genere sono presenti in Piemonte ad opera di Regione, Comune e Provincia di Alessandria, per i territori inquinati dalla Solvay di Spinetta Marengo. 

Monitoraggio sui Pfas per tutti i dipendenti della Chembiron.

Nuovi controlli dei Noe, carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso. Lo stabilimento di Legnago specializzato nella rigenerazione dei filtri degli acquedotti, è al centro da anni di proteste e controlli. Lo screening  del Noe ha riscontrato come i dipendenti non vengono sottoposti a biomonitoraggio per le sostanze Pfas nonostante la tipologia di filtri rigenerati nella ditta. Il Noe ha quindi chiesto alla direzione per la Prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione  l’inserimento nel monitoraggio per i Pfas dei dipendenti. Clicca qui.

L’inquinamento da Pfas è arrivato a colpire i delfini.

Analizzati fegato, muscoli, sangue e cervello di 26 esemplari di stenella striata. I mammiferi marini condividono l’ambiente costiero con l’uomo e consumano alimenti simili, quindi servono come indicatori dei cambiamenti ambientali e della salute dell’ecosistema. In tutti i campioni di delfini analizzati sono stati trovati PFAS con vari livelli di concentrazione che attestano la capacità di questi inquinanti di attraversare la membrana encefalica. E’ dimostrato che le concentrazioni di Pfas negli esemplari di piccole dimensioni sono significativamente più alte rispetto agli individui più anziani, ciò per effetto del  trasferimento attraverso l’allattamento. Analogamente avviene per i neonati umani.

Lo studio Arpat è stato realizzato in collaborazione con IRSA-CNR e Università di Siena, dal titolo First investigation of per-and poly fluoroalkylsubstances (PFAS) in striped dolphin Stenella coeruleoalba stranded along Tuscany coast (North Western Mediterranean Sea). L’articolo integrale sarà pubblicato negli Atti del Simposio in una Series con ISSN che verrà pubblicata da Firenze University Press. Clicca qui.

Noi riflettiamo sul  contributo dato per decenni all’inquinamento dei mari da parte degli scarichi in Bormida Tanaro Po dello stabilimento Montedison Solvay di Spinetta Marengo (AL).

Masochismo Solvay.

Solvay di Spinetta Marengo ha dedicato una intera pagina su Radiogold News alla pubblicità di una  vincita di uno sconosciuto ma prestigioso premio “Fornitore dell’anno” assegnatole da The Boeing Company. Quale immagine ha utilizzato il suo influente staff marketing? La locandina della “Sagra nel bosco” di Montecastello. Montecastello? Ma Montecastello non è il Comune con l’acquedotto chiuso per inquinamento di Pfas C6O4 della Solvay? Sì, proprio lui. Ma è una garanzia per tutti gli avventori: polenta, lumache, agnolotti eccetera sono cucinati tramite bottiglie di acqua minerale confezionate. Confezionate fuori provincia, naturalmente.   

Siccità, manca l’acqua e Solvay avvelena le falde.

“l’ExtraTerrestre”, il settimanale ecologista del Manifesto, dedica un intero numero (8 pagine) alla questione della siccità estrema che mette in ginocchio l’Italia. In particolare, nel servizio di Mauro Ravarino, è messa in rilievo “la minaccia alla disponibilità di acqua che deriva dall’inquinamento delle falde, dovuto a scarichi e sversamenti industriali che raggiungono le acque sotterranee”. Le falde sono per natura rinnovabili e di buona qualità ma hanno tempi di ricarica molto lunghi mentre  in Italia  sono sempre più sotto pressione delle attività industriali. E il giornale prende appunto a riferimento l’avvelenamento dei PFAS: sostanze perfluoroalchiliche riconosciute come interferenti endocrini e cancerogeni dalla scienza internazionale.

Due gli scandali evidenziati: quello delle acque di vasti territori del Veneto irrimediabilmente contaminati dalla Miteni di Trissino, contro la quale (dopo chiusura) si è arrivati finalmente a processo. E soprattutto “quello della contaminazione da Pfas in provincia di Alessandria, ad opera della Solvay di Spinetta Marengo, dove –nonostante la presenza di questi inquinanti accertata nella falda esterna della fabbrica e nei fiumi Bormida Tanaro e Po- la multinazionale belga ha ottenuto dalla Provincia di Alessandria l’estensione della AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’uso e la  produzione del Pfas C6O4 (dopo PFOA  e ADV)”.

Il servizio avverte: “Il tempo sta scadendo. O si inverte la rotta oppure andrà peggio”. Un acquedotto è già bloccato, due Comuni sono già in emergenza idrica. Andrà sicuramente peggio se Solvay non ferma immediatamente le produzioni. Così come è stata costretta a fare negli Stati Uniti. Come sarebbe costretta in Italia se fosse approvato il Disegno di legge presentato dal senatore Mattia Crucioli che mette al bando i Pfas.

Invece Solvay in questi giorni  ha ribadito lo status quo prendendo tempo. Dunque ha esposto uno specchietto per le allodole impegnandosi, ennesima promessa del marinaio, a sostituire gli attuali Pfas con sostanze innocue. Sostituirli non subito ma dal 2026, morti e ammalati nel frattempo compresi nel prezzo. Sostituire con cosa? con l’ennesimo sostituto peggiore del precedente? Come già fatto per il Pfoa con il C6O4 autorizzato come innocuo dalla Provincia (Lega)? Ebbene, l’allodola Gianfranco  Cuttica, che sta riproponendo la sua candidatura (Lega) a Sindaco, si è subito riflesso entusiasta nello specchietto di Solvay. I due storici complici (gli altri due leghisti sono Provincia e Regione), d’altronde, sono ben consapevoli che i Pfas in aria-acqua-suolo sono solo la punta del’iceberg del disastro ecosanitario di Alessandria, e che le problematiche chiusure dello stabilimento vanno ben oltre i PFAS.

Post scriptum. Una analisi tecnica (clicca qui) dello scarico dei reflui Solvay nei fiumi Bormida Tanaro Po, di Claudio Lombardi ex assessore all’Ambiente del Comune di Alessandria.

Più spesso la morte si aggira silenziosa.

Di frequente ci pensano  gli incidenti a ricordare  che lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo è classificato ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale, considerando che la vita della città potrebbe annientarsi senza la scalfittura di un muro e che neppure la popolazione è preparata ad un forse inesistente piano  di emergenza di allarme, evacuazione e cura. Talvolta avviene che la popolazione sia scaraventata giù dai letti, come per il boato del 23 maggio scorso.  Più spesso la morte si aggira silenziosa.

L’ultimo incidente, come sempre di notte, è avvenuto al reparto Algofrene dove vengono fatti reagire i gas per produrre i composti fluorurati utilizzati nello stabilimento, tra cui anche i PFAS.

Gli Algofreni sono sempre stati il reparto critico per eccellenza” testimoniai al processo: leggi J’accuse su Ambiente Delitto Perfetto “impregnato di veleni e a rischio di sprofondamento (gli sono state fatte iniezioni di cemento per sorreggerlo), quante volte dovemmo protestare come Consiglio di fabbrica per i solventi buttati nottetempo direttamente nel terreno, si è spesso parlato di spostarlo o chiuderlo. Era già famoso a livello nazionale quando fu oggetto di clamorose manifestazioni di Greenpeace tra cui  la scalata che organizzammo alle ciminiere issando striscioni”.

Anche per l’ultimo incidente si è ripetuto il rituale. L’Arpa interviene quando i buoi sono già scappati: il gas è stato respirato dove il vento l’ha portato. I giornali chiedono senza risposta: “C’è stata fuga di gas? quali sostanze sono state cercate? quali risultati delle misurazioni dei dati  di monitoraggio esterni?”

Biomonitoraggio sangue in Veneto. Scandaloso menefreghismo del Piemonte: regione, provincia comune complici di Solvay.

Solvay tira i fili.

Allo studio Determinazione della concentrazione dei biomarcatori di esposizione Studio PFAS” (clicca qui), partecipano, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, la Regione del Veneto (Area Sanità e Sociale, Sezione Tutela Ambiente e ARPAV) e le Aziende Ulss dei territori identificati nell’area di maggior impattoLo studio si propone di definire l’esposizione a sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in soggetti residenti in aree delle Province del Veneto caratterizzate da presumibile esposizione incrementale a questi inquinanti rispetto a popolazione di controllo residente in altra area geografica del Veneto.

I PFAS oggetto dello studio sono quelli individuati nelle acque per il consumo umano dalle Autorità competenti sul territorio: Comuni e Provincia. L’esposizione ai PFAS selezionati verrà caratterizzata attraverso il biomonitoraggio, misurandone la concentrazione in un campione di sangue. Il biomonitoraggio umano è lo strumento più efficace nella misura dell’esposizione umana a inquinanti organici persistenti, perché l’analisi della loro concentrazione nel corpo umano fornisce una misura della reale dose interna risultante da tutte le possibili vie e fonti espositive. Al momento del prelievo del campione ematico sarà consegnato ad ogni soggetto materiale informativo riguardante lo studio. Sarà inoltre somministrato un questionario che ha lo scopo di raccogliere le informazioni utili all’interpretazione del dato di biomonitoraggio e che contiene domande su stili di vita e abitudini alimentari.

Bioplastiche col bollino senza PFAS.

L’associazione dei produttori europei di bioplastiche, European Bioplastics, ha deciso che per ottenere o mantenere il logo ‘Seedling‘ i prodotti e i materiali non dovranno più contenere sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). La decisione è stata presa come risposta alle crescenti preoccupazioni del pubblico in merito alla presenza di queste sostante negli imballaggi, in particolare in quelli alimentari.

Entro il 31 dicembre 2022, i titolari di certificati dovranno presentare un’autodichiarazione dove si afferma che nessun PFAS è stato aggiunto intenzionalmente al prodotto o al materiale certificato, né è stato utilizzato durante il processo di produzione. In mancanza di questo documento, la validità della certificazione sarà sospesa fino alla presentazione della dichiarazione. Gli organismi di certificazione sono tenuti a controllare la conformità delle schede di sicurezza (SDS).

L’EPA americana tiene il fiato sul collo alle industrie Pfas.

Come Solvay ad Alessandria e Miteni a Vicenza, così in USA Dupont e Chemours per oltre 30 anni hanno rilasciato centinaia di composti PFAS, noti anche come sostanze per- e polifluoroalchiliche, nel fiume Cape Fear, nell’aria e nelle acque sotterranee, contaminando la fonte di acqua potabile di oltre 300.000 persone della Carolina del NordSulla base di ulteriori test su animali  umani,  la tossicità di queste sostanze, quando anche a livelli di presenza bassissimi, si sta rivelando sempre più drammatica: sul  sistema immunitario, sul sistema cardiovascolare, sui problemi di sviluppo con i bambini e sul cancro (fegato, reni ecc.). A questo punto l’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, è intervenuta con nuovi avvisi sanitari nazionali, riducendo i limiti di esposizione di quattro sostanze PFAS:  10 parti per trilione per il  GenX, 0,004 parti per trilione per PFOA, 0,02 parti per trilione per PFOS, 2.000 parti per trilione per PFBS. I gruppi ambientalisti, tuttavia, premono sulle agenzie ambientali statali e l’EPA a utilizzare la legge esistente per ridurre fino a zero le emissioni di PFAS.

La giustizia USA contro i produttori di Pfas.

I Pfas si trovano in tantissimi  prodotti che vanno dalle pentole antiaderenti ai cosmetici alle schiume antincendio.

“Vogliamo che ripristinino le nostre preziose risorse naturali e garantiscano che l’acqua che beviamo e utilizziamo nella nostra vita quotidiana non sia a rischio a causa dei prodotti PFAS qui in Massachusetts”. Il procuratore generale del Massachusetts Maura Healey ha intentato una causa contro i produttori di  schiume antincendio che contengono sostanze chimiche PFAS che sono state collegate a una serie di gravi problemi di salute, tumori, danni al fegato e alla tiroide, problemi di sviluppo e del sistema immunitario ecc.

“La nostra causa” ha affermato il procuratore “ va contro i produttori che hanno guardato oltre tutti questi danni per decenni – per decenni – e hanno continuato a vendere e mettere in vendita questo prodotto in schiuma, incluso venderlo e spingerlo a enti governativi, comuni, vigili del fuoco locali e aziende”.  Le società hanno nascosto informazioni sulla tossicità dei PFAS, presentato false informazioni all’EPA e cercato di impedire ai lavoratori di discutere del rischio rappresentato dalle sostanze chimiche.

Analogamente a quanto avvenuto in Italia per Solvay e Miteni.

Non c’è paragone di serietà ed efficienza tra l’Epa e le Arpe. Esempio i PFAS.

Cioè tra l’ EPA Agenzia per la protezione dell’ambiente del governo federale degli Stati Uniti, e l’ISPRA Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale con le ARPA regionali.

Afferma l’EPA: “Affrontare la contaminazione da PFAS è una parte fondamentale della missione dell’EPA di proteggere la salute umana e l’ambiente. Questa importante missione non può essere raggiunta senza comunicare efficacemente con le comunità, gli individui, le imprese, i media e i partner, statali e locali sui rischi per la salute noti e potenziali associati a queste sostanze chimiche. Quando l’EPA comunica il rischio, l’obiettivo dell’Agenzia è fornire informazioni significative, comprensibili e utilizzabili a molti destinatari”.

“Nuove informazioni scientifiche evidenziano sempre più che gli effetti negativi sulla salute possono verificarsi a livelli di esposizione alle sostanze chimiche PFAS PFOA e PFOS molto più bassi di quanto si pensasse in precedenza. L’EPA è impegnata in approcci basati sulla scienza per proteggere la salute pubblica dall’esposizione a queste sostanze chimiche, anche aggiornando rapidamente gli avvisi sulla salute dell’acqua potabile con nuovi approcci sottoposti a revisione paritaria e sviluppando rapidamente regolamenti nazionali sull’acqua potabile primaria per questi contaminanti”.

“Comunicare sugli effetti sulla salute dell’esposizione ai PFAS è impegnativo, ma è importante affermare chiaramente che esiste un corpo di ricerca sostanziale e in crescita che indica che i PFAS sono dannosi per la salute umana. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, gli  studi sulla salute umana hanno già dimostrato che i PFAS possono influenzare la crescita, l’apprendimento e il comportamento di neonati e bambini più grandi, ridurre le possibilità di una donna di rimanere incinta, interferire con gli ormoni naturali del corpo, aumentare i livelli di colesterolo, influenzare il sistema immunitario e aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro.”

Da più di venti anni sappiamo dagli studi scientifici che i Pfas uccidono.

Attraverso il pesce che catturiamo e mangiamo: è uno dei  percorsi dei PFAS per entrare nel corpo umano. Infatti, quando producemmo l’esposto alla magistratura di Alessandria nel 2009, fra gli studi scientifici riferiti, avevamo preso in esame gli studi della scienziata  Patricia Fair. Il suo interesse era  iniziato nel 2003, nel bel mezzo di un ampio studio sulla salute sui delfini. I delfini di Charleston avevano tanto PFAS nei loro corpi quanto potrebbe essere trovato in un lavoratore che produce queste sostanze chimiche. Questa scoperta non conta solo per i delfini, ma anche per noi: mangiamo lo stesso pesce dello stesso posto. Riferendoci al fiume Po, dove dal Bormida  arrivavano gli scarichi della Solvay di Spinetta Marengo (AL), cercammo di avvertire l’opinione pubblica  di questo rischio  per ripulire queste sostanze chimiche che hanno inquinato l’acqua, il suolo e gli animali.

L’articolo pubblicato con queste informazioni fu un valido ingresso in quella letteratura scientifica in crescita su quanto si sono  diffuse queste sostanze chimiche e quanto siano profondi i loro pericoli. Uno studio che appena ne seguì, su circa 70.000 persone affette dall’Ohio e dal West Virginia, infatti  rivelò i collegamenti con cancro al fegato, cancro ai reni e ipertensione nelle donne in gravidanza, come le sostanze chimiche PFAS, una volta nel corpo, passano dalla madre al bambino attraverso la placenta e il latte materno.  I ricercatori hanno trovato PFAS in tutto il mondo, Italia per prima.

Ancora nel 2019 Patricia Fair, negli stessi luoghi,  ha campionato tamburi rossi, passere di mare, ombrine, macchie e triglie, trovando in tutti questi pesci alti livelli di Pfas, persistenti, indistruttibili. La cosa era chiara fin dal 2003: i Pfas  vengono assorbiti dagli animali lungo la catena alimentare e dalle creature in cima. In cima ci siamo noi umani.  

Le accuse in tribunale al medico PFAS di Miteni e Solvay.

Il sottoscritto Lino Balza può testimoniare al processo, documenti alla mano, le responsabilità del professor Giovanni Costa, confermando la  testimonianza fiume del maresciallo maggiore del Noe di Treviso Manuel Tagliaferri, avvenuta il 9 giugno durante il processo Pfas in corso presso la Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza, che vede imputati 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Tagliaferri ha ricostruito il ruolo di Costa quale medico responsabile della Miteni e garante delle problematiche di rischio sanitario e ambientale collegato ai Pfas, e delle correlate azioni di prevenzione e limitazione del loro uso. Costa rappresentava l’azienda anche nei  meeting internazionali che si occupavano di queste problematiche. Dalla ricostruzione di Tagliaferri, è  emerso come il medico relazionasse sistematicamente i vertici della società sulle novità scientifiche relative al rischio Pfas e sulle sue interazioni con la fisiologia umana. Quindi Costa intratteneva rapporti diretti con Du Pont e i più grandi produttori mondiali, consentendo a Miteni di avere una conoscenza aggiornata e tempestiva su tutte le novità emerse dalla comunità scientifica sui gravissimi rischi connessi ai Pfas. Dunque questo circolo di produttori da decenni conosceva le tecnologie necessarie per rilevare e analizzare la presenza ambientale e biologica dei Pfas. E nasconderla!

Non può emergere nulla di diverso  nelle carte sequestrate dai carabinieri nell’abitazione e nell’ufficio del professor Giovanni Costa.

L’accusa a Miteni è valida anche per la Solvay di Spinetta Marengo perché Giovanni Costa era nel contempo responsabile sanitario per lo stabilimento di Alessandria.

Il sottoscritto può testimoniare di aver denunciato pubblicamente le responsabilità del Costa già dal 2009 con l’accusa di occultare la gravità della condizione sanitaria dei lavoratori e dei cittadini ingannando l’ignavia dell’Arpa. Costa, pur conoscendo tutti gli studi (quarantennali) e i divieti e risarcimenti internazionali nonchè i livelli ematici di avvelenamento riscontrati fra i lavoratori, invece di chiedere per primo il bando della sostanza inesistente in natura, vende la sua autorità per reiterare rassicurazioni  – mentendo anche in scandalose assemblee con i lavoratori- che essa non provoca malattie, tumori/malformazioni/ alterazioni sessuali… ma sarebbe pressoché innocua o benefica all’uomo. L’abbiamo invano sfidato ad un confronto pubblico tramite un fondamentale documento (depositato in Procura) articolato in 24 dettagliatissimi punti, capi di imputazione quanto meno morali”.

A riguardo, clicca qui alcuni stralci tratti dal libro “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, ripresi nel dossier ”Pfas. Basta!” (disponibile a chi ne fa richiesta). 

“Il PFOA deve essere finalmente, oggi, senza rinvii, eliminato dalle lavorazioni dello stabilimento di Spinetta Marengo che contaminano il sangue di lavoratori e cittadini, e avvelenano le falde e i fiumi Bormida, Tanaro e Po fino alla foce, e che debbono essere indennizzati i danni alle persone e all’ambiente”: è quanto scrivemmo allora, e resta di sconcertante attualità anche grazie a medici come Costa.

Lo spettro della chimica si aggira per l’Italia.

Mentre i sindacati (in anticipo sulla scadenza per condizionare pesantemente le trattative per tutti gli altri accordi collettivi) firmano il nuovo contratto nazionale di lavoro del settore chimico, senza dire nulla su ambiente e sicurezza, diamo uno sguardo in giro. 

ROSIGNANO. Il disastro ambientale al vaglio del Parlamento Europeo (clicca qui). Il nostro ministro della ‘finzione ecologica’ si era addirittura affrettato a rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alla multinazionale Solvay, consentendole così di continuare a sversare i residui della propria produzione chimica in mare per altri 12 anni. 

SPINETTA MARENGO. Si va verso il razionamento. La chiusura del  pozzo dell’acquedotto a Montecastello, per l’inquinamento di Pfas (C6O4) della Solvay distante 16 chilometri, da due anni sta provocando l’emergenza idrica in quanto il Comune era stato costretto ad allinearsi con una vecchia linea, che a sua volta non è in grado di fornire l’approvvigionamento al territorio di Montecastello e Pietra Marazzi abitato a oltre mille famiglie. Clicca qui Emergenza idrica da Pfas in Alessandria.

VENETO. Prosegue il processo PFAS che vede imputati 15 manager Miteni Mitsubishi per avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Inquinamento che tocca le province di Vicenza, Verona e Padova. Il medico che occultava l’avvelenamento del sangue dei lavoratori era lo stesso di Spinetta Marengo. Clicca qui.

PRIOLO. Il provvedimento della magistratura di Siracusa sul depuratore industriale, con effetti deflagranti sull’intero Polo petrolchimico, è un sequestro annunciato perché da quattro anni la società consortile doveva adeguare gli impianti di trattamento alle normative ambientali indicate dalla Procura. Un gioco di scatole cinesi fra società consortili a capitale pubblico, ingranaggi di una Regione ostaggio della politica da veti e interessi incrociati, alla fine si sono bloccati da soli inceppando quel delicatissimo meccanismo a orologeria della raffinazione petrolifera, sulla quale si regge l’economia di un’intera provincia. Clicca qui.

PORTO MARGHERA. La chiusura del cracking di Eni è solo l’ultima voce di una lista di chiusure dopo Caprolattame, Vinyls, Dow Chemical, Montefibre: stabilimenti abbandonati tra promesse di bonifiche senza seguito. Lo stop del cracking  crea un effetto domino sui processi a valle degli impianti di Ferrara, Mantova e Ravenna. Si tratta di una riduzione delle emissioni come si fregia l’Eni? O solo di un taglio di risorse? Il dubbio è lecito. I sindacati lamentano che Porto Marghera ha bisogno di un progetto complessivo di re-industrializzazione” ma la conciliazione con le associazioni ambientaliste resta problematica. Clicca qui. 

Pfas allarme mondiale. In Usa nuovi limiti di mille volte più bassi.

Sempre maggiore l’allarme. Precedendo la pubblicazione del regolamento nazionale sulla potabilità delle acque, prevista per l’autunno di quest’anno, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) ha annunciato quali saranno i nuovi limiti per le sostanze perfluoro alchiliche, cioè gli ormai tristemente noti (e ubiquitari) Pfas. L’avviso sanitario, di valenza transitoria, riduce drasticamente le concentrazioni accettabili degli acidi Pfoa e Pfos che passeranno dalle attuali 70 parti per trilione per entrambi a 0,004 e 0,02 parti per trilione, rispettivamente. Prime misure anche contro i derivati più moderni che stanno sostituendo i Pfas.

Insomma, stabilire 0.004ppt ossia 0.004ng/L. per il PFOA: praticamente è come dire che non deve esserci! Che senso ha che in Veneto lo “zero tecnico”, che è definito come un limite strumentale, si ferma a 5ng/l. Zero limiti inoltre deve valere per l’intera classe dei PFAS, non per singola molecola.

Limiti zero è quanto si propone il disegno di legge presentato dal senatore Mattia Crucioli, fortemente osteggiato dalla Confindustria perchè  detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia, superando l’insufficiente regolamentazione europea. Vieta la produzione (dunque li chiude a Spinetta Marengo ), vieta la commercializzazione (della monopolista Solvay dunque),  vieta l’uso (alle concerie dunque)  di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti,  insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

La questione Pfas è all’ordine del giorno. “L’ExtraTerrestre”, il settimanale ecologista del Manifesto, le ha appena dedicato una ampia inchiesta di Maria Cristina Fraddosio (clicca qui un articolo che cita le nostre posizioni). Per un approfondimento è disponibile per chi ne fa richiesta il Dossier “Pfas. Basta!”:  una piccola enciclopedia che in oltre 430 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021-2022 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comuni, Provincie, Regioni, Governi, Asl, Arpa, Sindacati, Magistratura e Giornali.

Emergenza idrica da Pfas in Alessandria.

Montecastello è a 16 chilometri da Spinetta Marengo.

Si va verso il razionamento. La chiusura del  pozzo dell’acquedotto a Montecastello,  per l’inquinamento di Pfas (C6O4) della Solvay di Spinetta Marengo distante 16 chilometri,  da due anni sta provocando l’emergenza idrica in quanto il Comune era stato costretto ad allinearsi con una vecchia linea con Valle San Bartolomeo, che a sua volta non è in grado di fornire l’approvvigionamento al territorio di Montecastello e Pietra Marazzi abitato a oltre mille famiglie. 

Il Forum Acqua sul disegno di legge PFAS.

Nell’ultima riunione di Coordinamento nazionale Forum Italiano dei Movimenti per  Acqua, i rappresentanti del Comitato Acqua Bene Comune Vicenza hanno presentato un documento condiviso in mailing list un paio settimane fa che si pone l’obiettivo di prendere parola sul disegno di legge Moronese che punta a disciplinare la presenza di PFAS in Italia. Il comitato vicentino propone al Forum Acqua di condividere il documento e farne una presa di posizione comune.

Dissentiamo da Alessandria. Riteniamo che da condividere sia il disegno di legge Crucioli  che punta alla messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero alla fermata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo.

Opportunamente, in conclusione della riunione, “si è convenuto sull’estrema rilevanza del tema e si è condiviso, anche a causa della difficoltà registrata da diversi ad ascoltare l’intervento esplicativo del documento, ma soprattutto per dare modo a quanti siano interessati di approfondire la questione, di considerare questa discussione come un avvio di confronto e di riprenderlo alla prossima riunione di Coordinamento nazionale”.

Il processo Pfas a Vicenza marcia, ad Alessandria marcisce.

Le accuse che le parti civili stanno scagliando  dentro  il tribunale di Vicenza contro la Miteni di Trissino sarebbero le stesse che si udrebbero contro la Solvay di Spinetta Marengo se ad Alessandria il processo viceversa non fosse impaludato. A Vicenza testimoniano i carabinieri del Noe mentre ad Alessandria le cartelle sequestrate con le analisi del sangue degli operai restano secretate malgrado le avessimo denunciate in magistratura fin dal 2009. Da Vicenza insomma  giunge un monito (clicca qui) ai magistrati, agli enti locali e alla stessa popolazione alessandrina. “Un monito per gli enti piemontesi che stanno autorizzando o hanno già autorizzato nell’Alessandrino lavorazioni del tutto simili a quelle già autorizzate dagli enti veneti a beneficio della MiteniUn monito per gli alessandrini: devono trovare il coraggio di dire no alla produzione di Pfas. È arrivato il momento che i cittadini mettano sulla graticola Regione Piemonte, Provincia e Comune di Alessandria. C’è bisogno di un caso Miteni bis anche in Piemonte?”. 

Il Disegno di Legge presentato dal senatore Mattia Crucioli per la messa al bando dei Pfas in Italia risponde alle esigenze emerse in Piemonte, in Veneto, in Lombardia eccetera. Ma ciò non toglie che la magistratura abbia il dovere di fare  il suo corso in tutte le latitudini.

Il Salvagente: “L’esposizione degli adolescenti ai PFAS è preoccupante”.

Con un programma di ricerca  congiunto coordinato dall’Agenzia tedesca per l’ambiente, che comprende 116 istituzioni partner di 30 paesi membri,  tra il 2017 e il 2022 il progetto europeo HBM4UE ha istituito una rete di laboratori in tutta Europa per condurre studi di biomonitoraggio  e indagare  sulle relazioni tra esposizione e salute, cioè stabilire  se e in che misura le sostanze chimiche penetrano nel nostro organismo, nei fluidi e  nei tessuti. Misurando la contaminazione nel sangue in una singola persona  o in un intero gruppo demografico, dai dati tossicologici ed epidemiologici si possono trarre conclusioni sulle conseguenze per la salute. Ebbene, per quanto riguarda i Pfas, “Il Salvagente” rileva che  la popolazione europea è risultata ampiamente esposta e soprattutto nei riguardi degli adolescenti: allarme particolarmente significativo per le popolazioni piemontesi e venete. Quelle contaminate dalla Solvay di Spinetta Marengo sono addirittura esposte all’ “effetto cocktail” con il Bisfenolo, altro interferente endocrino da mettere al bando.   

Le responsabilità pubbliche per le catastrofi ecosanitarie da Pfas.

Il senatore Andrea Crucioli che ha depositato in parlamento il disegno di legge per la messa al bando in Italia dei PFAS.

Anche nel processo in corso a Vicenza stanno emergendo le responsabilità degli enti pubblici (Comune, Provincia, ASL, Arpa) per non aver fermato, ma sottovalutato anzi nascosto, l’inquinamento da Pfas della Miteni di Trissino. Le responsabilità ad Alessandria erano state addirittura precedenti e coinvolgerebbero anche la magistratura  perché quanto meno dal 2009 noi avevamo depositato gli esposti con le denunce penali di inquinamento ambiente e lavoratori a carico della Solvay di Spinetta Marengo: esposti riproposti anche al successivo responsabile della Procura e compresi nel libro “Pfas. Basta!” (disponibile a che ne fa richiesta).

A Vicenza emerge, nelle testimonianze dei carabinieri NOE, che il  collasso ambientale dei PFAS,  che da decenni compromette l’ecosistema del Veneto centrale con tutti i guai annessi sul piano della salute umana, era noto ai piani alti dell’azienda nonché ai soggetti che la “controllavano”. In particolare la testimonianza di Manuel Tagliaferri, il maresciallo del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Treviso, senza mai un momento di pausa  per oltre cinque ore ha ricapitolato, tra e-mail, documenti sequestrati, riferimenti normativi, annotazioni investigative,  quanto, almeno in parte, era già emerso durante la fase delle stesse indagini preliminari. Clicca qui il resoconto dell’udienza.

L’ex assessore all’ambiente sferza Comune, Regione e Asl complici della Solvay di Spinetta Marengo.

Solvay in pieno centro abitato: alternative sono riconversione e delocalizzazione.

Ignorano le indagini sanitarie e ne impediscono lo sviluppo -perfino negando le analisi del sangue per i Pfas!- perché non vogliono mettere in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento belga e preferiscono nascondersi al riparo della compiacente  campagna di controinformazione dell’azienda. L’accusa di Claudio Lombardi è inesorabile: “Le istituzioni stanno ripetendo la ‘strage degli innocenti’ perpetrata a Casale Monferrato per l’amianto dell’Eternit”. Clicca qui.

Al bando! Al bando i PFAS come fu per Amianto, CFC, DDT.

La messa al bando dei Pfas, nel  Disegno di Legge del senatore Mattia Crucioli, riecheggia dopo anni la messa al bando di Amianto, CFC clorofluorocarburi, DDT, Arsenico, Solfato di rameCanfora,  Cromati e Bicromati, Pigmenti: sostanze cancerogene tutte prodotte -tragica fatalità-  nell’alessandrino, in particolare nel polo chimico di Spinetta Marengo.

Andando indietro nel tempo, in questo maledetto territorio detto Fraschetta, a Spinetta si produceva DDT, il cui utilizzo fu vietato nel 1969 (ma già dal 1962 negli USA era il bersaglio dei movimenti ambientalisti): oggi dilaga ancora nelle falde di Alessandria! Insieme all’Arsenico! Nella foto del 1944: l’impianto di macinazione e miscelazione del reparto arseniati. Per inciso, era una fabbrica da sempre utilizzata per scopi

bellici: già nella prima guerra mondiale produceva gas di acido cloridrico, chiamato “mostarda”  che dava il tempo di assaporare il profumo prima di restare stecchiti. Nella seconda, con le ossa degli ebrei fabbricava fosfati e azotati.  Ancora nel 1993, dai giornali era stato attribuito l’attentato nello stabilimento come monito dei servizi segreti israeliani su impianti produttori di armi chimiche usate  da Saddam Hussein nella guerra in Irak. D’altronde avevo più volte allarmato l’opinione pubblica sul rischio di catastrofe industriale: “i gas di algoflon inodore incolore insapore sono  in grado di annullare la vita di Alessandria senza scalfire un muro”; basta la caduta di un aereo civile o di un missile incivile.  La contaminazione di composti organici clorurati, ancora prima delle battaglie del ’68, era già famosa per il  sistema di allarme adottato: quando i canarini in gabbia al suolo cominciavano a reclinare il capo era il momento per gli operai di darsela a gambe. 

Il cromo esavalente ancora oggi sguazza non bonificato con altri venti tossico cancerogeni nella falde pur dopo la messa al bando da più di 50 anni degli impianti Montecatini Edison di solfato di ramecanfora,  cromati e bicromati. Per questi ultimi era famosa la “tribù dei nasi forati”: i lavoratori colpiti dalla perforazione del setto nasale destinati tutti ad una precoce ecatombe di tumori. Piombo e cromo erano prerogative dei reparti del ciclo  pigmenti inorganici (biossido di titanio, solferro, acido solforico, latte di calce, acido fluoridrico, solfonazione-rol, agoflon 27, biossido di cromo, pigmenti colorati), la cui chiusura negli anni ‘80 era stata dal sindacato addirittura ritardata malgrado la furiosa polemica della nostra  Cellula del PCI. D’altronde ci fu l’episodio dell’operaio buonanima che per contestare i comunisti addentò  il panino dopo averlo imbottito di pigmento, ed erano i tempi in cui Montedison risarciva le grondaie e le auto bucate da solforico e fluoridrico, anticipando Solvay che risarcirà regalando l’acqua… al cromo esavalente, mentre le  spighe sono vuote di grano e nevica a cielo sereno.

La messa al bando dei CFC Clorofluorocarburi della Montefluosche stavano procurando il buco dell’ozono nella stratosfera e i conseguenti tumori della pelle, fu merito delle clamorose manifestazioni di Greenpeace con cui organizzai la scalata delle ciminiere del 1992. Questo salvataggio del pianeta Terra neppure limitò il mercato degli spray e dei frigoriferi, per i quali l’industria fu costretta a sostituire i CFC con altri gas propellenti e refrigeranti.

Analogamente, la messa al bando (1992) dell’Amianto non fece crollare l’edilizia  bensì l’Eternit e la strage per mesotelioma a Casale Monferrato. Piuttosto, senza un piano nazionale di bonifica, a decenni di distanza in tutta  Italia  le morti (impunite) viaggiano ancora alla velocità di duemila l’anno.

In conclusione, anche per i PFAS, già come la Storia ha dimostrato per AMIANTO, DDT, CFC eccetera, le alternative produttive ci sono ma sono rifiutate dall’avidità criminale delle multinazionali. Dunque vanno imposte con la loro messa al bando  tramite il  Disegno di Legge del senatore Mattia Crucioli, che implica la chiusura delle produzioni a Spinetta Marengo, il divieto dell’utilizzo su tutto il territorio nazionale in particolare nelle concerie e la bonifica dei territori in particolare piemontesi e  veneti.

Solvay in pieno centro abitato.

L’azienda era consapevole che con i Pfas stava uccidendo la popolazione.

Nel processo in corso a Vicenza, l’interrogativo è stato posto a  Francesca Russo, direttore del dipartimento prevenzione della Regione Veneto. La risposta della  teste è stata sostanzialmente affermativa: già a partire dal 2000 la Miteni (al pari della Solvay di Spinetta Marengo n.d.r) eseguiva le analisi del sangue dei lavoratori appoggiandosi a laboratori americani e tedeschi. (Clicca qui il TG.)  Nei risultati, la pericolosità dei Pfas era talmente evidente che l’azienda provvide alla rotazione del personale per limitarne l’accumulo. Non è stato ancora ascoltato il professor  Giovanni  Costa che per trenta anni ha rabbonito le maestranze di entrambi gli stabilimenti: A parte un po’ di colesterolo, grossi problemi non ce ne sono». Costa meriterebbe di comparire come imputato anche al processo di Alessandria.  

Invece ha testimoniato il dottor Manuel Tagliaferri, ovvero il maresciallo dei Carabinieri del Noe di Treviso sulle cui spalle è gravato gran parte del peso operativo delle indagini preliminari. Tagliaferri ha confermato che dalla notevolissima mole di carte sequestrate è emerso come la società oggi imputata fosse a conoscenza del proprio stato di decozione ambientale già a partire dai primi anni ’90, incurante degli scarichi e perfino dell’impianto colabrodo, in entrambi i casi nulla facendo per le bonifiche.

Compromettente la testimonianza di Domenico Mantoan, già direttore generale della sanità della Regione Veneto, su cui grava il sospetto di aver favorito l’azienda per non aver dato  seguito allo studio epidemiologico in accordo con l’Iss, sollevandola così dal reato di disastro sanitario (oltre che di disastro ambientale). 

Allarme Pfas in Lombardia, fiumi in cattive acque.

“Non hanno colore, non hanno sapore e neppure odore. Non segnano l’acqua di scie schiumose o nereSi chiamano Pfas” scrivono allarmati i giornali lombardi “ e sono trovati dall’Arpa nelle  acque di fiumi, laghi e bacini irrigui, Po, Olona, Lambro, Serio e Adda”. Non è una sorpresa, in una regione che alla Solvay di Bollate  ospita il Centro ricerche per la produzione dei PFAS tossici e cancerogeni. 

Ai bambini i danni PFAS più gravi.

Un nuovo studio americano pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, dal team di esperti di Silent Spring Institute ,  riaccende i riflettori sul problema delle certificazioni “green” che non sempre tra i loro criteri comprendono l’assenza di Pfas. Provenienti dalla Cina, troppi prodotti per bambini, come vestiti e biancheria da letto, sono pieni di queste sostanze cancerogene dichiarate esenti da Pfas. “Gli organismi dei bambini sono ancora in via di sviluppo e sono particolarmente sensibili alle esposizioni chimiche. Ci sono le prove che i PFAS riescano ad alterare il sistema immunitario, indebolendo potenzialmente l’efficacia dei vaccini infantili e la capacità dell’organismo di combattere le infezioni” sottolinea il team del Silent Spring Institute.

I Pfas rendono più fragili le ossa degli adolescenti.

Lo dimostrano i risultati dello studio condotto dal Maine Medical Center Research Institute di Portland e pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. Infatti, i Pfas sono anche  interferenti endocrini e possono quindi alterare gli ormoni, portando  a una riduzione della densità minerale. Lo studio ha coinvolto circa 800 adolescenti tra i 12 e i 19 anni: nei ragazzi che avevano una maggiore concentrazione di interferenti endocrini nel sangue si riscontava una minore densità minerale ossea; a ogni raddoppio dei livelli di PFOA riscontrati nel sangue corrispondeva una riduzione del 24% del punteggio di densitometria ossea. Gli scienziati hanno sottolineato che “l’adolescenza è un momento importante in cui i nostri corpi costruiscono le ossa e potrà  avere implicazioni per la salute delle ossa per tutta la vita”.

Il disegno di legge Crucioli mette al bando i Pfas. E avvia le bonifiche.

La differenza sostanziale fra i due stabilimenti produttori di PFAS è che, mentre quello della Miteni di Trissino  è chiuso dal 2018, quello della Solvay di Spinetta Marengo è in piena attività: si chiede di fermarla perchè incrementa l’inquinamento di aria, acqua e suolo nel cocktail con altri 20 tossici e cancerogeni.  In comune i due territori hanno il problema della bonifica dei Pfas, ingigantito per Alessandria dalla “sporca ventina” tra cui cromo esavalente e cloroformio.

La bonifica del territorio veneto (almeno 180 kmq), per quanto più facile perché circoscritta ai Pfas, è comunque ben lontana dall’essere affrontata. Infatti si è ancora nella fase di impacchettare, svuotare e vendere lo stabilimento: l’acquirente indiano non ha alcuna fretta al di là di aver acquisito i brevetti. Le barriere idrauliche, di messa in sicurezza, a loro volta restano dei colabrodi. Infine la bonifica vera e propria sarebbe a carico dei soggetti responsabili dell’inquinamento, contro i quali il processo è appena iniziato a Vicenza: durerà anni (Alessandria docet) con i difensori a sostenere che non vi erano leggi che stabilissero limiti pfas di inquinamento. Nel frattempo, senza risarcimenti, i carotaggi vengono effettuati all’1% e l’investimento infrastrutturale per le reti idriche (con sistemi di filtrazione che a loro volta, inceneriti, creeranno problemi di bonifica, es. Chemviron di Legnago) subirà prevedibili ritardi.

Al riguardo, a parte l’intento di attaccare  le giunte regionali di centrodestra, non  procurerà benefici pratici il disegno di legge, relatore il pidiessino Andrea Ferrazzi, permissivo a concedere limiti di dosi e di tempo agli scarichi dei Pfas nell’ambiente, e utile ad essere usato dagli imputati come un boomerang nei due processi di Vicenza e Alessandria. Tant’è che Solvay si è subito dichiarata pronta ad abbracciarlo promettendo alle calende greche -in cambio della “temporanea” tolleranza di legge alla produzione- un mitico futuro di “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi… trasformati in “acqua distillata” (sic) tramite “osmosi inversa” (metodo di filtrazione meccanica spacciato da premio Nobel mentre impiegato fin dagli anni ’50). La bufala Solvay, ad uso giornalistico (e perché no parlamentare e giudiziario?), ovviamente tace sull’inquinamento atmosferico e omette di aggiungere che i filtri dell’osmosi, una volta inceneriti, creano Pfas.

Viceversa, il secondo disegno di legge, del senatore Mattia Crucioli, è osteggiato dalla Confindustria perchè  detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia, superando l’insufficiente regolamentazione europea. Vieta la produzione (dunque li chiude a Spinetta), la commercializzazione (della monopolista Solvay dunque),  l’uso (alle concerie dunque) di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti, insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

Col permesso del sindaco aumentiamo la produzione di Pfas con un nuovo impianto Tecnoflon.

Per essere minimamente spendibili sul mercato dell’informazione le bufale, modernamente fake news, devono contenere una minima percentuale di credibilità, altrimenti anche i più disponibili giornali faticano a piazzare gli scoop Solvay di scarichi Pfas trasformati in acqua distillata. Credibilità vera o attribuita da testimonianze ritenute autorevoli. Ad esempio delle intere giunte (leghiste) piemontesi. Per tutte e tre, il sindaco aristocratico Gianfranco Cuttica infatti si presta volentieri ad autografare sulla newslettera “NOI” della multinazionale belga il benvenuto al nuovo impianto Tecnoflon: “Sono orgoglioso di far parte di una comunità che ospita un’azienda in grado di lavorare a soluzioni tecnologiche così interessanti non solo per Spinetta ma per il paese in generale e credo che tutti dovrebbero esserlo”.

Ad maiora!” commenta entusiasta l’acculturato Carmelo Lo Faro (presidente materials segment solvay) insieme al top management: Marco Colatarci (country manager), Andrea Diotto e Enrico Repetto (direttore e vice dello stabilimento di Spinetta Marengo), e Luisa Baila (capo progetto tecnoflon). “Ad meliora semper” aggiungono, plaudenti alla cerimonia di inaugurazione del Tecnoflon, i bei nomi tecnocratici del Gotha alessandrino alla presenza del vice-prefetto Paolo Ponta: Maurizio Sciaudone (vice presidente Provincia), Vittoria Poggio (assessore cultura Regione), Mattia Roggero (assessore sviluppo economico Comune), Davide Buzzi Langhi (assessore ambiente Comune), Marco Gay  e Laura Coppo (presidenti confindustria Piemonte e Alessandria), Emanuele Locci (presidente del consiglio comunale), e niente meno i senatori Riccardo Molinari (Lega) e  Massimo Berutti (Misto).

Chi mascherato chi imbavagliato ma  tutti Ad meliora et maiora semper

Gli obiettivi della propaganda Solvay.

Dunque la propaganda Solvay da un lato tende a paralizzare Leggi parlamentari di bando totale dei Pfas e monitoraggi ambientali e sanitari della Regione Piemonte, nonché a perpetuare autorizzazioni provinciali di produzioni (C6O4 ADV) e anche di nuove e più vaste (Tecnoflon). Dall’altro lato si presta a condizionare ad Alessandria il secondo processo penale, avendo reiterato anzi aggravato i reati -disastro ambientale e omessa bonifica- condannati nel primo e quindi chiaramente configurabili come dolosi. Soprattutto come effetti di catastrofe sanitaria.

Nel contempo a Vicenza è già in corso il procedimento penale per i Pfas della  Miteni di Trissino.  Insomma leggi e sentenze influiranno sulle vicende dei territori italiani inquinati da Pfas, a cominciare da quelli veneti: la lavorazione delle concerie è una bomba ad orologeria (che già grava sul fiume Fratta-Gorzone, a tal punto che ne è vietata la pesca e il prelievo).

Si comprende quanto, per il territorio alessandrino, Solvay di Spinetta Marengo spinga le storiche complicità istituzionali a omettere le analisi del sangue e a stemperare le indagini epidemiologiche che dimostrano la “correlazione stretta”, non solo la diffusione, delle patologie  legate all’avvelenamento dei Pfas nel sangue e nei tessuti biologici. Le malattie riscontrate dagli studi scientifici partono dall’infecondità e dai disturbi neotali per arrivare a diabete, malattie degenerative, tumori eccetera. Peraltro queste complicità criminose già emergono al processo di Vicenza. Nel complesso si tratta di reati di “strage sociale” continuata e senziente, scientifica, ad opera di chi, azienda e istituzione, era consapevole e cosciente del proprio operato.

Un capitolo merita la bonifica. Per Solvay (in piena attività) non è bastata la condanna della Cassazione. Per Miteni (chiusa) non saranno gli acquirenti indiani a provvedere. In entrambi, stante la (complice) latitanza della politica, la bonifica si trasforma in   un grande affare di denari e appalti, gestiti e pilotati dagli stessi che ostacolano la “bonifica profonda” dei territori perché tale operazione vorrebbe dire spesa senza rientro, mentre i profitti di tipo parassitario/mafioso arrivano da quei meccanismi clientelari nei quali, cosa ancor più grave nei casi emergenziali e di salute pubblica, si continua a muso duro a macinare denaro pubblico nel modo più banditesco possibile. Fa riflettere questa foto

del deposito clandestino di Pfas C6O4 di Tortona, tratta dal nostro Sito https://www.rete-ambientalista.it/2020/11/12/tonnellate-di-pfas-c6o4-in-un-deposito-clandestino/ .

Pfas belgi prodotti in Italia ma vietati in Belgio.

Memori dei Pfas rinvenuti in Canada e Usa nel latte materno, analogamente ai divieti alimentari già presi negli Stati Uniti, a tutela della salute le autorità regionali delle Fiandre hanno deciso di vietare drasticamente il consumo di uova da allevamenti rurali per le contaminazioni di PFAS. La misura si applica a tutti gli allevamenti, e non solo a quelli impattati dalla presenza dello storico impianto della multinazionale americana 3M. In particolare le Autorità sanitarie del Belgio stimano che il consumo di un solo uovo fiammingo “rurale” a settimana contribuisca al 98% dell’esposizione.

Non solo. Analogamente alle azioni legali negli Stati Uniti contro l’azienda, in Belgio, a causa di scarichi contaminanti di Pfas, le competenti autorità puntano ancor più decisamente l’indice contro la 3M, dopo gli assai preoccupanti risultati di uno studio sull’esposizione dei residenti alle emissioni inquinanti dell’impianto chimico di Zwijndrecht, cittadina di circa 18mila abitanti non lontano da Anversa.

In Italia, in aggiunta alle indagini epidemiologiche disastrose, i Pfas ADV e C6O4 sono stati trovati nelle uova e nel latte negli allevamenti circostanti la multinazionale belga Solvay di Spinetta Marengo, anzi, gli scienziati del CNR Centro Nazionale Ricerche hanno rinvenuto i Pfas addirittura nelle uova dei volatili (storni e cince) lontano dal polo chimico, eppure questi fatti non hanno indotto le autorità ad assumere analoghi provvedimenti, anzi esse hanno concesso l’ampliamento delle produzioni.

Inchiesta giornalistica internazionale su Solvay di Spinetta Marengo. Previste clamorose rivelazioni.

Morimont, Dupont e Balza con la troupe.

“Andrà in onda a settembre il lungo reportage della RTBF, la Radio Televisione Belga, sulla Solvay. La troupe della trasmissione “#Investigation” a marzo è stata a Spinetta per raccontare il rapporto e la convivenza tra i residenti della frazione alessandrina e il colosso della chimica.

Durante i 75 minuti dello speciale realizzato dal giornalista Emmanuel Morimont si parlerà anche del processo del polo chimico, dei risultati degli studi epidemiologici condotti sulla popolazione della Fraschetta e si potranno ascoltare le voci di alcuni cittadini intervistati dalla troupe. L’inchiesta giornalistica è ancora in corso e sul contenuto del lungo servizio di approfondimento c’è il “massimo riserbo”, ha spiegato la giornalista Valerie Dupont, corrispondente per la TV belga che si è occupata anche di organizzare e coordinare le interviste a Spinetta.

Lo speciale sulla Solvay, ha comunque anticipato, si muoverà anche negli Stati Uniti perché l’obiettivo è raccontare “come si comporta” il colosso della chimica “all’estero. In Belgio, ha spiegato Valerie Dupont, il nome Solvay è legato a una lunga storia, a una pregiosa Università e anche a numerose iniziative culturali.  In patria resta il “quartier generale” ma la produzione del colosso della chimica è stata “notevolmente ridotta” e spostata all’estero, in particolare in Italia e America. Quando il giornalista belga Morimont ha letto il nome di Spinetta Marengo in un elenco dei siti industriali europei “più inquinati” ha così deciso di approfondire. “Quando siamo stati a Spinetta abbiamo trovato una certa resistenza in alcuni a parlare di certi temi. Solvay è una  realtà industriale che in quella zona crea lavoro. Nel sobborgo non abbiamo visto orti e questo, a nostri occhi, è apparso come un effetto dell’esito del processo. La preoccupazione, comunque, c’è, anche rispetto ai Pfas”. “Tante” le domande poste dai giornalisti e tra, queste, la “più importante” che guida l’inchiesta è se i grandi colossi industriali davvero “riparino” ai danni ambientali legati alle loro produzioni. Per la risposta, però, bisognerà attendere la messa in onda dello speciale sulla tv belga.

Tatiana Gagliano  Radiogold. 

Le promesse Solvay non ingannano: i Pfas devono essere messi al bando a Spinetta Marengo.

Fake news Solvay ai giornali.

Offensiva giornalistica  di Solvay contro il Disegno di Legge Crucioli. La multinazionale promette “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi di acqua che, dopo trattamento di “osmosi inversa” (metodo di filtrazione meccanica in uso dagli anni ’50 del secolo scorso) diventerebbe “acqua distillata” e addirittura riutilizzata e non scaricata in Bormida, insomma “ciclo chiuso”. Premio Nobel per la chimica alle giovanissime ricercatrici? insegniamo agli americani?  Tutto risolto? Niente affatto. Ammesso e non concesso la presunta acqua distillata, i Pfas fanno parte del cocktail di tossici cancerogeni presenti a Spinetta Marengo in atmosfera e nelle falde, i filtri dell’osmosi inceneriti mandano Pfas in atmosfera e falde. Inoltre -attenzione- i Pfas sono utilizzati per produrre altri materiali (continua). 

Profumi e yogurt al pfoa e al cromo esavalente.

Nelle cronache di questi giorni si legge che il sindaco di Alessandria ha dovuto emettere una ordinanza per fare accedere nella gigantesca Tenuta agricola e zootecnica  Pederbona (impresa S.G.A)  i tecnici a cui era stato vietato il campionamento dei terreni e la realizzazione di un piezometro (pozzo per analisi di falda) sebbene in ottemperanza ad un piano di caratterizzazione predisposto dalle società di consulenza ambientale per conto della stessa Solvay di Spinetta Marengo. Il tentativo di ostacolare le indagini ambientali è comune a molti agricoltori della zona -si pensa- messi lautamente a tacere dalla multinazionale al di fuori dei procedimenti penali nei quali appunto non si presentano quali parti civili per i risarcimenti di legge.  E’ quanto avvenne nel processo del 2009 clamorosamente  da parte di Pederbona e Paglieri, e descritto in  “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia. (clicca qui).

A pagina 123 del libro, nella sua monumentale testimonianza  al processo (J’accuse), Balza evidenzia che tra i pozzi chiusi d’urgenza dal sindaco per inquinamento ci sono quelli di Paglieri e Pederbona. A pagina 137 e a pagina 183 si stigmatizza Che la Paglieri producesse borotalchi e profumi con l’acqua al cromo esavalente e altri 21 veleni tossici e cancerogeni. Che la Pederbona conferisse latte al cromo e altri 21 inquinanti alla Centrale del latte di Alessandria e Asti.

Per evidenti ragioni di marchio e bottega, entrambe le aziende si defilarono dall’opinione pubblica e dal processo. Non stupisce più di tanto che ancora oggi la Pederbona tenti di eclissarsi sull’avvelenamento dei pozzi (che addirittura ancora oggi utilizzi per abbeverare il bestiame e irrigare i foraggi?).

L’Arpa ha appena pubblicato i valori della campagna di monitoraggio 2021

La direttrice Marta Scrivanti descrive: “Nelle acque di falda interne alla Solvay ci sono ancora dei punti in cui si registrano per i parametri Cloroformio e Tetracloruro di carbonio concentrazioni superiori agli obiettivi di bonifica specifici. In altri piezometri interni è stata confermata la presenza di composti  organo clorurati nonché di inquinanti inorganici, tra cui il cromo esavalente, in concentrazioni superiori alla soglia di contaminazione. All’esterno del polo chimico abbiamo la presenza di inquinanti in concentrazioni superiori ai limiti. Ad esempio cC6O4 e ADV”. L’Arpa d’altronde ha fatto prelievi presso allevamenti nell’area circostante Solvay ritrovando campioni di pfas C6O4 e ADV nel latte e nelle uova. E’ ufficiale: l’acqua del pozzo dell’acquedotto di Montecastello, distante decine di chilometri, non verrà mai più utilizzata.

La Provincia di Alessandria, che per il C6O4 ha addirittura concesso l’estensione dell’ autorizzazione AIA, per bocca di Enrico Bussalino, subentrato nella presidenza all’altro leghista Gianfranco Baldi, ha respinto le censure della  Commissione Ecomafie. A Bussalino, da sindaco di un lontano paesino dell’Appennino che nulla conosce di Solvay e di Spinetta, interessa solo che “l’azienda abbia tutela del segreto industriale” piuttosto che i cittadini abbiano il diritto di conoscere l’impatto ambientale. 

Per ricercare i Pfas basterebbero anche le mascherine Covid, quelle Solvay poi sono speciali.

Per la Solvay di Spinetta Marengo le amministrazioni piemontesi (Regione Provincia Comune) i PFAS neppure li cercano in falda, suolo e atmosfera, tantomeno nel sangue dei lavoratori e dei cittadini,  figuriamoci se fanno ricerche tramite analisi delle mascherine Covid. Dagli americani, che sono più responsabili, è arrivato  uno studio dei ricercatori della Oregon State University  pubblicato su Environmental Science & Technlogy Letters. Con la tecnica della spettrometria di massa,  i ricercatori hanno analizzato nove tipi differenti di mascherine rinvenendo in tutte livelli di Pfas.

In Italia, proprio in Piemonte, avremmo potuto fare di meglio e di più perché Solvay, come pubblicizza (Clicca qui) su tutti i giornali in particolare alessandrini, produce proprio  nello stabilimento di Spinetta Marengo  “un materiale innovativo e alternativo rispetto alle soluzioni attuali per la realizzazione dello strato filtrante delle mascherine riutilizzabili. La nuova membrana filtrante è realizzata con PTFE (politetrafluoroetilene) espanso (e-PTFE). Solvay è l’unica società in Italia in grado di produrre il polimero necessario per la realizzazione di queste membrane di e-PTFE. Si tratta di un polimero ad altissima prestazione (Algoflon ® DF) che pochissime altre aziende al mondo sono in grado di realizzare”. Queste mascherine sono speciali per trattenere Covid (Ma… rilascerebbero Pfas?).  Solvay non si è offerta di fornirle per la popolazione spinettese. 

A proposito di Pfas, nella stessa pubblicità, Solvay mette in risalto “Oltre  la produzione di polimeri speciali per gli elementi filtranti delle mascherine, il sito Solvay di Spinetta Marengo produce anche materiali innovativi direttamente utilizzati in sistemi di erogazione di ossigeno sanitario e nella produzione di componenti per ventilatori nei reparti di terapia intensiva  (Fomblin ®)”In aggiunta ai già citati Algoflon ® DF e Fomblin ®, Solvay produce in Italia altri polimeri speciali come: Fomblin ® Z DEAL, utilizzato per i sistemi di somministrazione dei farmaci come ad esempio cerotti a rilascio lento; Fomblin ® Y, impiegato in cuscinetti per applicazioni ad alta temperatura soprattutto nell’industria alimentare grazie all’approvazione NSF (la National Sanitation Foundation è considerata la più grande organizzazione mondiale nel settore della verifica e della certificazione dei prodotti in ambienti alimentare); Galden ® , utilizzato come fluido di servizio nei sistemi di liofilizzazione con numerose applicazioni nell’ambito di prodotti farmaceutici critici; Tecnoflon ® FKM e FFKM utilizzati nella sigillatura dei macchinari per la lavorazione degli alimenti, così come nei dispositivi farmaceutici e medici.”.

PFAS. Quali responsabilità degli amministratori piemontesi.

Un laboratorio di analisi sui Pfas. Ma non è in Piemonte dove -noi  continuiamo a denunciare- i monitoraggi sanitari neppure vengono fatti.

Si sta per aprire ad Alessandria  un processo penale (il secondo) contro Solvay di Spinetta Marengo. Dovrà vagliare le responsabilità del management aziendale per il disastro ecosanitario ma, ci auguriamo, anche di Regione, Provincia e Comune per le complicità e le connivenze con la multinazionale belga. Emblematici sono nel corso degli anni gli omessi (quanto meno colposi) monitoraggi dell’ambiente e della salute della popolazione. Basti un minimo confronto con le omologhe amministrazioni venete per gli interventi (per quanto ripresi dai comitati ambientalisti) che invece esse hanno intrapreso. A fronte del vuoto piemontese, la situazione veneta attualmente registra quanto segue.

Praticamente tutti gli esaminati risultano avere Pfas nel sangue. Inoltre, almeno 7 veronesi su 10, fra quelli esposti alla contaminazione, hanno bisogno di ulteriori controlli sanitari specifici. (continua)

PFAS in Senato. Il Disegno di Legge bocciato dall’Associazione Medici per l’Ambiente.

Il Disegno di Legge, primo firmatario Vilma Moronese e relatore Andrea Ferrazzi, nell’udienza  al Senato è stato bocciato senza appello dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia.

Il dottor Vincenzo Cordiano, dopo aver meticolosamente evidenziato i copiosi  studi nazionali e internazionali che fanno di queste sostanze tossiche e cancerogene  una calamità mondiale da mettere al bando con urgenza, ha così concluso la sua audizione:

“Dunque ISDE ribadisce che anche piccole quantità di PFAS emesse nell’ambiente devono essere eliminate in quanto bioaccumulabili negli alimenti e nel sangue. Perciò i limiti di emissione proposti da questo Disegno di Legge non hanno alcuna base scientifica, non sono assolutamente protettivi per la salute e l’ambiente e, come tutti i limiti diversi da zero, non sono altro che un compromesso. Per ISDE, tali limiti del DDL riferiti a queste sostanze che non esistono in natura, sono un compromesso inaccettabile: fra i diritti alla salute dei lavoratori e dei cittadini che vogliono dunque limiti zero , e, dall’altro, gli interessi dei produttori -inquinatori  che perseguono meri interessi economici con risparmio su prevenzione produzione e bonifica  e perciò vogliono limiti diversi da zero”.

Clicca qui il video completo dell’audizione di ISDE al Senato

“Nell’accettare limiti  pfas diversi da zero” commenta il dottor Cordiano “ si scende a compromessi. Che compromessi? A mio parere si decide coscientemente e consapevolmente di sacrificare la salute dei propri figli e dei propri nipoti e pronipoti sull’altare degli interessi di pochi inquinatori arricchiti”. Il riferimento è anche  ad Associazioni che si sono espresse nell’audizione in Senato:  “ A chi, per compiacenza o piaggeria, nonostante la Moronese abbia detto chiaramente che più di così lei non poteva fare, si è accodato e ha concesso il lasciapassare”.

PFAS in Senato. Il Disegno di legge bocciato ma con appello da Greenpeace.

Bocciato senza rimedio dalle  associazioni e dai  comitati davanti alla Commissione Ambiente del Senato, il Disegno di Legge, primo firmatario Vilma Moronese e relatore Andrea Ferrazzi, è stato bocciato ma con appello da  Greenpeace. La quale, a firma di Giuseppe Ungherese assieme al comitato Mamme No Pfas,  ha consegnato infatti una relazione che chiede modifiche al DDL: “L’Italia si faccia promotrice di una politica rivolta alla riduzione ed eliminazione di queste sostanze, intraprendendo  percorsi in linea con altri paesi europei ed extraeuropei, che si stanno dirigendo verso l’impiego  delle stesse solo per usi essenziali, in vista di una  loro progressiva sostituzione con molecole biodegradabili e biocompatibili, in altri termini con sostanze non pericolose. Venga stabilito un cronoprogramma che, partendo dalla fissazione dei limiti tendenti a ZERO, preveda il progressivo e rapido divieto di utilizzo al fine di arrivare al divieto di produzione e di uso di queste sostanze dannose”.

“I miglioramenti” proposti da Greenpeace sono giudicati dagli ambientalisti una toppa che non chiude il buco del DDL Moronese: non  vietano in modo totale le emissioni in terra acqua suolo  ma cercano  di limitarne la presenza con limiti “tendenti” a zerorimandano un “divieto di produzione e di uso” a tempi futuri e aleatori. Dunque non verrebbe nella sostanza modificato il DDL Moronese che infatti non si allinea con i Paesi che hanno messo al bando i Pfas, bensì “mira a ridurre, e se possibile annullare, l’immissione nell’ambiente, prevedendo inoltre  un periodo transitorio di adeguamento alle misure di regolamentazione degli scarichi di acque reflue industriali per gli impianti già autorizzati”. Esso  sembra fatto su misura per la Solvay di Spinetta Marengo, che lo approva potendo infatti continuare a produrre. Fino a  quando? Finchè la multinazionale belga,  con tanta buona fede e a discapito dei profitti,  proverà  a “ridurre” gli scarichi  e addirittura  “annullare”.  Beninteso: annullare  “se possibile”. Se impossibile, morti e malattie continuino a portare pazienza.  

PFAS in Senato. Il Disegno di Legge approvato dai Movimenti.

Il Disegno di legge Moronese, fin dall’oggetto, non va oltre l’obbiettivo della “Riduzione dell’inquinamento da Pfas e il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano”. Il Disegno di Legge del senatore Mattia Crucioli è osteggiato dalla Confindustria perchè invece detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia. Vieta la produzione, l’uso e la commercializzazione di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti,  insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

I primi beneficiari di questa legge sarebbero le popolazioni toscane e  venete (concerie ed ex Miteni di Trissino), lombarde (Solvay di Bollate)  e piemontesi (Solvay di Spinetta Marengo). D’altronde gli scarichi della Solvay in Bormida raggiungono la foce del Po. A causa dei comportamenti omissivi e complici di Comune, Provincia e Regione Piemonte, è diventata drammatica la situazione ambientale e sanitaria inferta ad Alessandria  dalla Solvay, che è  incurante della condanna in Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica nonchè del nuovo processo, ed è impassibile alle censure di Onu e Commissione Ecomafie. Infatti  Pfas e Bisfenolo  sono paradossalmente “soltanto” la punta di un immenso iceberg di sostanze tossiche e cancerogene che piovono da 72 ciminiere.

Con la nuova legge Crucioli sarebbe ancor più palese che Comune, Provincia e Regione, che si nascondono dietro il dito dell’assenza di limiti nazionali, sono fuorilegge al pari dell’azienda. Di conseguenza, è scontato che in Parlamento il DDL sarebbe osteggiato soprattutto dalla destra che governa le tre amministrazioni regionali. In aula sarà cruciale l’atteggiamento dei Cinquestelle: se sosterrà il DDL Moronese piuttosto che il DDL Crucioli, o incoerentemente entrambi, aggraverà lo strappo con l’universo ambientalista che li aveva lanciati al successo elettorale. 

Per questa Legge promossa col senatore Crucioli,  esprimo la soddisfazione del Movimento di lotta per la salute Maccacaro e mia personale dopo 50 anni di lotte da dipendente e pensionato, senza aver mai chiesto la chiusura dell’intero stabilimento.

Oggi però la parola chiusura  è sempre meno un tabù, espressa senza remore dai Movimenti, è presa in esame dallo stesso segretario della CGIL. Il colosso chimico  sorge nel cuore di un centro densamente abitato, a rischio Seveso.  Ha dimostrato di essere incapace di garantire sicurezza e salute a popolazione e lavoratori. Evidentemente è impossibile. La stessa multinazionale belga afferma, vero o falso, che eliminare i Pfas significherebbe privarsi del 60 per cento del fatturato. L’unica soluzione auspicabile per coniugare salute e lavoro è la chiusura delle lavorazioni chimiche e la trasformazione del sito in Centro di Ricerche per bonifiche ambientali “non produttivo” e quindi non inquinante e non pericoloso.