A Vicenza processo Pfas in stallo. Miteni. come Solvay non vuole pagare.

Copertina del Dossier (disponibile a chi ne fa richiesta)

Se la Corte di Assise deciderà di accogliere le istanze della difesa, cioè di non considerare responsabili civili Miteni e le vecchie proprietà di Miteni (Mitsubishi e ICig), a pagare per bonificare la contaminazione saranno i cittadini. Il tribunale deciderà nell’udienza dell’11 novembre. La posta in gioco è alta anche per i risarcimenti agli ex lavoratori ammalati o defunti, come si evince dall’intervista al Procuratore Lino Giorgio Bruno: clicca qui.

Vietati in USA i prodotti per bambini contenenti PFAS. Referendum popolare per bandirli in Italia.

Per l’abrogazione dei Pfas Solvay.

Culle, box, seggiolini, materassi, ecc. contengono queste sostanze conosciute come  forever chemicals” (prodotti chimici per sempre) perché non si decompongono nell’ambiente e si accumulano nel nostro sangue e organi, provocando un aumento del rischio di cancro, danni allo sviluppo fetale e riduzione dell’efficacia del vaccino.  Molti studi li hanno trovati già nel latte materno. Clicca qui. Per sfuggire in Italia alla loro messa al bando, Solvay ha sviluppato nuove versioni di PFAS (C6O4, ADV) sfruttando la complicità a destra della Provincia di Alessandria e a sinistra l’insipienza del ministro della salute Roberto Speranza. Autorganizzeremo un Referendum popolare on line per eliminarli nell’uso e nella produzione dello stabilimento di Spinetta Marengo. Infatti si è appena concluso in Alessandria il Processo popolare veneto-piemontese alla multinazionale belga organizzato da Greenpeace, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro, con la collaborazione di ISDE, CNR-IRSA, WWF, Pfas Land, Mamme No Pfas, Casa di quartiere.

Processo popolare alla Solvay.

In attesa di quello penale nelle aule giudiziarie, il “processo popolare” alla multinazionale belga di Spinetta Marengo è in pieno svolgimento ad Alessandria. Il 26 settembre l’ha avviato l’ “udienza preliminare” del Comitato Stop Solvay, vedi fotoIl primo ottobre, con Greenpeace alla presidenza del tribunale popolare, sono stati presentati i “capi di accusa” con Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro nelle vesti di “pubblici ministeri”: clicca qui “le requisitorie”.  La “difesa” della Solvay è rimasta tutt’altro che  sorpresa e ha prodotto corposa “memoria” che garantisce di aver assicurato la sicurezza del territorio: clicca qui il documento. Nell’udienza dell’otto ottobre, sempre nell’ “aula” della Casa di Quartiere, e in  streaming nazionale, sfileranno i  “testi e i  consulenti scientifici”: attivisti, medici, scienziati, avvocati di ISDECNR-IRSAWWFPfas LandMamme No Pfas. (vedi la locandina).

Il “verdetto”, assoluzione per non aver commesso il fatto oppure condanna per disastro ambientale e omessa bonifica con chiusura delle produzioni, potrà essere affidato ad un referendum popolare con votazione on line.

Tutte le falsità di Solvay sbugiardate.

Per quanto riguarda lo stabilimento di Spinetta Marengo (AL) tutte le falsità di Solvay sono sbugiardate da medici, scienziati, avvocati e attivisti  nelle due serate organizzate da Legambiente, Greenpeace e Movimento di lotta per la salute Maccacaro con la collaborazione di ISDE, WWF, Pfas Land, Mamme No Pfas, CNR-IRSA, Casa di quartiere.  Il  prossimo appuntamento: venerdì 8 ottobre, come da programma in locandina. 

La precedente serata è avvenuta il 1° ottobre con la proiezione di “The devil we know” film documentario investigativo sui rischi da Pfas, anticipata dalle relazioni di Claudio Lombardi (ex assessore all’Ambiente), Michela Sericano (Legambiente) e Lino Balza (Movimento di lotta per la salute Maccacaro).

Di quest’ultimo, cliccando sotto, è già fruibile il video. Tutta  la registrazione  dei lavori sarà prossimamente disponibile on line.

Limiti zero Pfas nel sangue: non si discute!

Tira e molla e lascia andare. Si discutono i limiti di contaminazione dei PFAS nelle acque. Chi tira come noi: devono essere zero. Chi molla come i governi e le amministrazioni giocando sulle percentuali: 0,1 % si e no 0,5% sì e no. Chi come Solvay se ne frega dei limiti. Meno attenzione c’è sui limiti Pfas in atmosfera dimenticando che, in numerosa compagnia, dall’acqua i pfas vanno in aria e ritornano in acqua, passando nello stomaco e nei polmoni di uomini e animali, nelle foglie e nelle radici.

Non sarebbe  perciò ammissibile  non parlare  dei Pfas nel sangue. I Pfas sono veleni tossico cancerogeni che non esistono in natura, li ha inventati l’uomo. Dunque  gli zero virgola nel sangue sono avvelenamenti. Punto e basta.  Dove le analisi li rintracciano: dunque bisogna eliminare consumi e produzioni. Ma Solvay non vuole rinunciare ai profitti e continua in Spinetta Marengo a produrre C6O4 e ADV  con la complicità della provincia di Alessandria. Ciò è criminale quando il contesto sanitario è quello delle indagini epidemiologiche:  tumori a Spinetta sono  fino al 50% superiori rispetto al resto della città. Clicca qui La Stampa.

Da lustri, e da almeno 14 anni con formali esposti, sto chiedendo alla Magistratura di intervenire. Mi ripeterò venerdì 8 ottobre  al Convegno organizzato da Greenpeace, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro: una Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv) con interventi anche di esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas.  Alla conferenza sarà propedeutica venerdì 1° ottobre alle ore 20,45 la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Continuano a crescere i Pfas (PFOA C6O4 ADV) nelle falde di Alessandria, sia all’interno che all’esterno della Solvay.

Valori di concentrazione altissimi nelle acque superficiali, sia nei valori massimi che nei minimi, e soprattutto per il cC6O4, ma già compromessi i sottostanti livelli intermedi e addirittura profondi. Attenzione. I valori soglia  “generosamente” (dovrebbero essere zero) indicati dal Ministero dell’Ambiente per il PFOA sono 0,5 µg/L e 0,1 µg per interazione acque superficiali. I valori soglia di cC6O4 e ADV -che dovrebbero essere ancora più bassi-  non sono presi in considerazione dal Ministero. 

I dati Arpa, riferiti alla campagna di monitoraggio di giugno-luglio 2021, evidenziano che all’interno del sito Solvay di Spinetta Marengo, per quanto riguarda il  livello più superficiale della falda (livello A): il  PFOA raggiunge il valore massimo di 68 µg/L (valore minimo 1,11 µg/L); il cC6O4 ha fatto registrare, tra i piezometri controllati da Arpa, la concentrazione massima di 739 µg/L (valore minimo 0,25 µg/L); in area interna è presente anche il composto ADV, con una concentrazione massima di 60 µg/L (concentrazione minima 0,24 µg/L). Limitatamente ai piezometri controllati da Arpa a dicembre 2020, i valori maggiori – nel livello più superficiale della falda (livello A) – erano stati registrati in uno stesso piezometro posto nel settore occidentale dello stabilimento (cC6O4 109, 41 µg/L e PFOA 21,7 µg/L). Rispettivamente, dunque,  di sette volte e di tre volte in più nel 2021 rispetto al 2020.  Addirittura un piezometro ha misurato 2 mg/l di cC6O4  !!

Per quanto concerne il livello intermedio dell’acquifero (livello B), i dati Arpa evidenziano internamente al sito la presenza di PFOA (valore massimo 0,47 µg/L), ADV (valore massimo 1,01 µg/L) e cC6O4 (valore massimo 0,45 µg/L). Infine, nel livello più profondo dell’acquifero (livello V), i dati Arpa mostrano presenza di ADV (0,15 µg/L) e cC6O4 (0,24 µg/L), valori che indicano una compromissione che sarà oggetto di ulteriore verifica.

Sempre più allarmante infine  il dilagare dei PFAS nel territorio all’esterno dello stabilimento:  nel livello più superficiale della falda il PFOA già supera abbondantemente e costantemente  il valore di 0,5 μg/L, il cC6O4 arriva a concentrazioni di  2,55 μg/L, il composto ADV-N2 a  concentrazioni  di 6,35 μg/L. Secondo Legambiente i dati pubblicati da Arpa relativi alle acque di falda dell’area che circonda lo stabilimento mostrano come i Pfas abbiano raggiunto un’area assai estesa della Fraschetta, già fino al Comune di Montecastello; il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa,  l’ADV addirittura di 63 volte.

Sugli scarichi in Bormida  (clicca il video) fa testo la relazione della dottoressa Laura Valsecchi di IRSA-CNR (clicca qui)

Last but not least stiamo verificando l’esposto alla magistratura di Milano per quanto riguarda  la situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate  dove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili PFAS.

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Solvay si fa beffe della Magistratura.

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega, si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. Clicca qui sul Sito: “Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo”. Clicca qui Legambiente sulle complicità della Provincia e del Sindaco di Alessandria, e sul Ricorso straordinario al Capo dello Stato  e al Tribunale Amministrativo Regionale.

Nuove manifestazioni contro i Pfas Solvay.

Dopo la manifestazione di GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro del 16 settembre davanti al tribunale (in concomitanza con il presidio a Vicenza per il processo Miteni), gli ambientalisti alessandrini con  sinergia  sono impegnati in una settimana di manifestazioni per lo stop ai Pfas (PFOA, C6O4, ADV) della Solvay di Spinetta Marengo (AL). 

Comincia il “Comitato Stop Solvay” e “Friday For Future” nell’organizzare al Laboratorio Sociale una Assemblea popolare per la serata del 26 settembre, dopo averla preparata nei due giorni precedenti partecipando alla Mobilitazione studentesca per la  giustizia climatica, con relativa Assemblea pubblica del pomeriggio, nonché nel corso di  una Serata musicale.

Proseguono GreenpeaceLegambiente Movimento di lotta per la salute Maccacaro in collaborazione con Pfas+Land, Mamme No Pfas, IRSA CNR, ISDE WWF, con due iniziative alla Casa di Quartiere, precorse da un intenso volantinaggio di informazione.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Miteni ha chiuso.

La Miteni di Trissino ha chiuso le produzioni ma ha lasciato una eredità ecosanitaria drammatica. Sono almeno 350mila gli abitanti del Veneto che attingono le acque inquinate da Miteni: clicca qui il video della  Conferenza finale del progetto LIFE PHOENIX.

I Pfas non li hanno solo bevuti dalla falda acquifera, ma anche mangiati con prodotti di tutta la catena alimentare coltivata e allevata nella zona dell’inquinamento. Nascosto dalla Regione, desecretato dal Tar, lo Studio  del “Piano di campionamento degli alimenti per la ricerca di sostanze Perfluoroalchiliche” era stato realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità. Clicca qui anche qui.  

Nascondendo di dati, le autorità locali e gli enti di controllo ambientali  hanno ritardato gli studi epidemiologici,  gli interventi amministrativi di bonifica e le indagini penali a carico dell’azienda chimica Miteni: clicca qui.  Dunque a Vicenza si celebra, prossima udienza il 30 settembre,  uno dei  più grandi processi ambientali in Italia, gemello di Alessandria, clicca qui.

Ma la Solvay continua a produrre Pfas.

La Miteni ha chiuso ma a Spinetta Marengo Solvay produce i cosiddetti “sostituti a catena corta”, C6O4 e ADV, scaricandoli in falda e in Bormida. Bioaccumulabili e mobili, negli effetti sono del tutto equivalenti, anzi peggio. Solvay li aggiunge al vietato PFOA che già sta inquinando l’area alessandrina. Infatti, importante, nel  video della  Conferenza finale del progetto LIFE PHOENIX (clicca qui), ascolta al minuto 20 la relazione della dottoressa Laura Valsecchi di IRSA-CNR

Battaglia Ue contro i nuovi Pfoa: sono dannosi come i vecchi.

Mentre a Spinetta Marengo Solvay insiste per imporre i Pfas C6O4 e ADV, la Corte di giustizia dell’Unione europea sta cercando di fermare  i sostituti degli Pfoa in quanto altrettanto  altamente persistenti, mobili, con  effetti tossici, in particolare per il fegato, i reni, il sangue e il sistema immunitario. Clicca qui. Ovvero qui.

I Pfas futura catastrofe sanitaria: l’unica soluzione è non utilizzarli più. Cioè metterli al bando, fissare “limiti zero alle emissioni”.

Sono ormai ovunque,  in moltissimi oggetti di uso quotidiano ma anche nell’acqua piovana, negli oceani e nella polvere delle nostre case. Contaminano acqua, aria, suolo e ovviamente anche l’organismo animale (trovati nelle uova) e umano (trovati nel sangue e nel latte materno ).  L’esposizione è stata collegata a problemi di fertilità, cambiamenti nel metabolismo e un aumento del rischio di obesità e cancro. Sono impossibili da arginare: sia quelli (il Pfoa) che respingendo l’acqua e risalendo in superficie sono  nuovamente rilasciati nell’atmosfera, sia quelli (il C6O4) che  si dissolvono in acqua e rimangono vicino alla superficie, in uno strato tra i 50 e i 200 metri di profondità.

Il professor Ian Cousins, chimico ambientale dell’Università di Stoccolma, ha studiato per oltre 20 anni i Pfas e ha concluso dunque  che potranno avere effetti catastrofici sulla salute umana a lungo termine  quando sarà toppo tardi per fare qualcosa, dunque l’unica soluzione è non utilizzarli più. Clicca qui.

“Limiti zero Pfas” e limiti del Movimento Cinquestelle.

Dunque i  Pfas rappresentano una  futura catastrofe sanitaria: l’unica soluzione è non utilizzarli più. Cioè metterli al bando, fissare “limiti zero alle emissioni”. L’impegno dei “limiti zero Pfas” era stato assunto dal ministro all’Ambiente, Sergio Costa (Cinquestelle) proprio mentre la Commissione parlamentare ecomafie aveva sottoposto ad indagine la questione nazionale PFAS. Costa ha tradito l’impegno solenne (parola di Generale) e ora, nel cambio di governo, non ci possiamo aspettare molto dal nuovo ministro Cingolani benché sia stato scelto da Beppe Grillo (nell’immagine). Parimenti si è indebolita l’azione della Commissione parlamentare, della quale però resta attivo l’interessamento  del medico nonché onorevole Alberto Zolezzi (Cinquestelle), membro della commissione Ambiente alla Camera e della bicamerale sulle Ecomafie, come si evince nel suo intervento   nell’audizione della Procura di Vicenza in Commissione Ecomafie: clicca qui il video. 

Proprio in  questi giorni Zolezzi ha ribadito l’impegno: “Va contrastato il tentativo di spostare la produzione di Pfas a Spinetta Marengo, in Piemonte, esponendo un altro territorio ai pericoli ormai acclarati collegati alla diffusione di queste sostanze, che sono immunotossiche e riducono la risposta alle malattie infettive e ai vaccini”. Staremo a vedere.

Il Dossier “Pfas. Basta!

Il Dossier “Pfas. Basta!” è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In oltre 300 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stati stampati a spese degli autoriIl ricavato è stato interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

 

Manifestazioni No Pfas davanti ai Tribunali di Alessandria e Vicenza.

Greenpeace, Legambiente, Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro in azione.

INVITO CONFERENZA STAMPA

Giovedì 16 settembre 2021, h.10.30, davanti  al Tribunale di Alessandria, Corso Crimea,

Greenpeace Gruppo Locale di Alessandria, Legambiente Ovadese-Valle Stura e Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro invitano i/le giornalisti/e alla conferenza stampa per illustrare le serate culturali “Pensando un Futuro Alessandrino + Sostenibile” del  1 e 8 ottobre, Casa di Quartiere, via Verona, Alessandria.

E’ previsto il collegamento con la manifestazione che si tiene a Vicenza davanti al Tribunale dove sarà in corso l’udienza del processo PFAS-Miteni (processo gemello di Alessandria in fase di avviamento).

Le serate culturali si svolgeranno in due giorni.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Dal Dossier “PFAS. Basta!” pag. 266

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega,  si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. 

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4. Né si dimentichi che  all’appello mancano ancora i dati, quelli dell’area interna allo stabilimento.

Il Dossier “Pfas. Basta!” del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In 267 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autoriIl ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega, si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo.

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4.

Tutti i documenti in Magistratura per il disastro ambientale della Solvay di Rosignano.

Non inganni l’immagine “caraibica” rispetto a quella “padana” di Spinetta Marengo: i reati dei processi Solvay di Alessandria e Livorno sono gli stessi.

Aggiorniamo la situazione ambientale, giudiziaria, sanitaria ed economica della fascia costiera livornese che avevamo descritto (clicca qui) nel febbraio 2020. Aggiorniamo a distanza di oltre un anno dalla drammatica epidemiologia del CNR sugli effetti Solvay, dal divieto di utilizzo dei pozzi di Rosignano, dal clamore del servizio di Rai 3 Report, dall’interrogazione regionale dei Cinquestelle, dall’allarme dell’emergenza PFAS che si estende in Toscana, dall’audizione della Commissione Ecomafie, dagli esposti del fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e del Movimento 5 Stelle. Il procedimento penale che ne deriverà non potrà che vertere sui reati di inquinamento ambientale e false comunicazioni aziendali.

Infatti, nella sua  campagna a metà tra ambientalismo e finanza contro lo stabilimento di Solvay a Rosignano, nel  2021 il Fondo londinese di investimento Bluebell, noto per le  iniziative avviate verso  Mediobanca, Leonardo, Hugo Boss e Lufthansa, ha partecipato (clicca qui) con Giuseppe Bivona all’assemblea  degli azionisti Solvay (11 maggio), ponendo 45 precise domande scritte alla amministratore delegato Ilham Kadri nel rivendicare bonifica dell’area di Rosignano, installazione di tecnologie per evitare gli scarichi chimici e cambiamento della formula di compensazione dei manager. Cioè a far  cessare uno dei maggiori disastri ambientali per durata ed intensità tutt’oggi in corso in Italia. Le risposte sono state quanto mai lontane dalla verità  e allarmanti. Al punto che Bluebell (clicca qui) le ha trasmesse a Roberto Cingolani ministro della transizione ecologica e a Stefano Vignaroli presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nonchè si presume alla Procura di Livorno. Le repliche di Ilham Kadri suscitano scandalo: clicca qui.

Dopo il servizio del Financial Time sugli scarichi, è seguito quello  di Bloomberg, il primo operatore mondiale  dell’informazione (TV, agenzia di stampa, radio, internet e pubblicazioni editoriali).

I Pfas nella catena alimentare.

Manifestazione «No Pfas» davanti al tribunale di Vicenza

La Regione Veneto dà il via ad una campagna di rilevamento dei temibili Pfas. Gli ecologisti però contestano senza sconti l’approccio e la metodologia seguiti parlando di operazione «di mera facciata». Frattanto si moltiplicano le voci su una serie di dati inquietanti rispetto alla presenza delle sostanze chimiche anche nella catena alimentare. Clicca qui. D’altronde nell’alessandrino i Pfas della Solvay di Spinetta Marengo sono stati analizzanti nelle uova della fauna selvatica.

Solvay comunica: dal primo luglio 2021 basta Pfas.

Dunque per le popolazioni di Alessandria finisce l’incubo dello stabilimento  di Spinetta Marengo? Fermi, non precorriamo i tempi. La comunicazione di Solvay recita testualmente“Solvay ha annunciato oggi il lancio di nuove tecnologie non fluorotensioattive – Hylar® 5000S e Tecnoflon® LX – che saranno in piena produzione presso lo stabilimento di Solvay a West Deptford, NJ entro la fine di giugno 2021 A quel punto, Solvay non utilizzerà più coadiuvanti di processo fluorotensioattivi a West Deptford o in qualsiasi parte degli Stati Uniti”. Basta Pfas negli Stati Uniti. E in Italia? L’Italia è considerata chimica del terzo mondo: Solvay pretende l’autorizzazione di produrre Pfas C6O4 e ADV a Spinetta Marengo, costano meno e vanno bene nel mercato di noi sottosviluppati designati a sopportare il carico di morti e ammalati a cui ci lasciano condannare i nostri governanti. Per il mercato americano invece —esalta con massima enfasi il comunicato Solvay: clicca qui — “Il lancio di Hylar® 5000S e Tecnoflon® LX negli Stati Uniti è il culmine di una stretta collaborazione con i clienti e dello sforzo di innovazione per sviluppare nuove tecnologie senza fluorotensioattivi che soddisfino le esigenze di prestazioni dei clienti in modo più sostenibile. Dal 2019, Solvay ha quadruplicato i propri investimenti in ricerca e innovazione per sviluppare una nuova tecnologia di polimerizzazione che non richieda l’uso di coadiuvanti di processo fluorochimici della famiglia di composti PFAS”. Le alternative tecnologiche ai famigerati PFAS esistono, noi lo affermiamo da sempre, soprattutto quando minacciano la chiusura della fabbrica. Le alternative si realizzano là dove le Autorità le impongono, come negli USA. Lo precisa la stessa Solvay: “Le nuove tecnologie Solvay non fluorotensioattive consentono lo sviluppo di prodotti che i suoi clienti utilizzano in una varietà di applicazioni che supportano una società più sostenibile”. Una società più sostenibile per gli americani, non per gli italiani. Si vergognino i politici italiani, la Provincia di Alessandria che concede l’autorizzazione AIA e il Governo che non fissa “Limiti zero ai PFAS”. E anche i sindacati che con le loro ambiguità stanno condannando la fabbrica di Spinetta ad essere nel breve tempo  tecnologicamente superata e destinabile, sì, a chiusure.

Processi Pfas. Vicenza si avvia. Alessandria tergiversa.

La copertina del Dossier del Movimento di lotta Maccacaro, disponibile a chi ne fa richiesta.

Mentre il tribunale di Alessandria, procuratore capo Enrico Cieri sostituti Fabrizio Alessandria e Eleonora Guerra, rimanda proprio dove sarebbe più urgente un intervento essendo lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo in piena attività inquinante, ha invece avuto inizio il 1 luglio 2021 con una lunga udienza il processo a carico di 15 ex manager accusati dell’inquinamento da Pfas della Miteni di Trissino non più in attività. Duecentoventinove sono le parti civili accolte finora e una novantina sono le nuove posizioni da vagliare. La Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza, presidente Antonella  Crea, giudice a latere Chiara Cuzzi e sei giudici popolari,  dopo la costituzione delle parti civili, ha chiesto di trattare oggi le questioni preliminari, ma le difese hanno obiettato che le parti civili non sono ancora tutte costituite e quindi sarebbe proceduralmente scorretto farlo. L’avvocato Ambrosetti, difensore di fallimento Miteni di Trsissino, ne ha chiesto l’estromissione come responsabile civile, questione trattenuta in riserva. Altrettanto hanno fatto anche gli avvocati di Mitsubishi e Icig. Dal canto loro le parti civili hanno invece chiesto di estendere il risarcimento danni all’inquinamento da C604 e GenX. La prossima udienza sarà il 16 settembre per discutere le questioni preliminari sulle parti civili.

I 15 imputati a vario titolo dovranno rispondere dei reati di avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano nonché di disastro ambientale e inquinamento colposo ai sensi della normativa degli Ecoreati: Luigi Guarracino di Alessandria (già imputato in precedenti procedimenti per fatti analoghi, condannato in via definitiva nel processo per i fatti relativi all’inquinamento delle acque sotterranee dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo); Mario Fabris di Padova, Davide Drusian di Treviso, Mauro Cognolato di Dolo e Mario Mistrorigo a cui poi si sono aggiunti i consiglieri d’Amministrazione delle proprietà straniere della società di Trissino, ovvero i giapponesi della Mitsubishi Corporation, e i tedeschi della lussemburghese International Chemical Investors (controllante di Miteni dal 2009). Kenji Ito, Naoyuki Kimura, Yuji Suetsune e Maki Hosoda sono manager di Mitsubishi; Patrick Schnitzer e Akim Riemann fanno parte di Icig; Alexander Smit, Brian Mc Glynn, Leitgeb Martin e Nardone Antonio Alfiero manager e amministratori di Miteni ai tempi della proprietà Icig, che si sono succeduti nel tempo. Imputata anche la società Miteni Spa, con l’addebito di bancarotta per il mancato accantonamento delle somme necessarie per la bonifica dei terreni e delle acque contaminate. Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors sono stati citati come responsabili civili, per rispondere in solido del danno.

Solvay da una bufala all’altra: i filtri che eliminano i Pfas.

Secondo il Vocabolario della Crusca il termine “bufala” deriva dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali per l’anello attaccato al naso. Una bufala è un’affermazione falsa o inverosimile, diffusa a prescindere da qualunque tipo di controllo di veridicità, sulla base del cosiddetto principio della “post-verità”. Si definisce anche “bufala mediatica”, quando la falsa notizia viene diffusa e amplificata dai mass media, intenzionalmente oppure involontariamente, a causa delle insufficienti verifiche sulle fonti della notizia.

La più grossa delle “bufale Pfas” propinate a giornali e istituzioni  dalla multinazionale Solvay è l’inverosimile innocuità sanitaria di C6O4 e ADV prodotti a Spinetta Marengo. Poi immediatamente contraddetta dall’altra truffa mediatica: quella dei presunti filtri che sarebbero in grado di  rilevare e trattare, gestire e monitorare i contaminanti Pfas nelle falde e  nelle reti idriche. La tecnologia di tali trattamenti dell’acqua è limitata al carbone attivo granulare (GAC), allo scambio ionico (IO) e alle tecnologie di osmosi inversa (RO). Innanzitutto non c’è la ben che minima garanzia che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti. Inoltre prevedono costi insopportabili data l’ampiezza del territorio inquinato e inquinante, si pensi solo alla vastità di frequenti cambi di membrane filtranti. A tacere dello smaltimento a loro volta dei solidi e dei liquidi di questi trattamenti: incenerimento? Dunque la sola soluzione è: “limiti zero” all’emissione dei Pfas in aria-acqua-suolo. Che tradotto nella realtà alessandrina, significa: chiusura delle produzioni C6O4 – ADV.

La pervicacia da Bruxelles di Solvay per le sue produzioni è dettata dagli enormi profitti che sarebbero garantiti dal ruolo di monopolista mondiale dei Pfas, proprio in quanto  molti Paesi ne hanno vietato la produzione e sono  alle prese con l’enorme problema di bonificare acque e terreni. Questione che nondimeno investe drammaticamente Piemonte (Solvay di Spinetta) e Veneto (Miteni di Trissino). Si valuti che per la bonifica l’amministrazione Biden ha annunciato più di cento miliardi di dollari di finanziamenti.

Solvay, per ragioni di profitto immediato, chiude gli occhi sulla calamità mondiale dei Pfas, che devono invece  al più presto essere messi al bando come DDT e amianto. Acclamati dal 1940 come prodotti chimici miracolosi per la loro elevata resistenza al calore e la grande tenuta, i Pfas per quelle stesse proprietà prodigiose si sono rivelati devastanti per ecosistemi e cancerogeni e mutageni per la salute umana. Si sono guadagnati il famigerato soprannome di “forever chemicals”: non si decompongono naturalmente e quindi si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano. Oggi li troviamo ovunque, salotto, cucina, bagno e acqua di rubinetto… Inquinano anche le coscienze di politici  giornalisti.

I Pfas danneggiano anche a livello cerebrale.

Dagli studi del professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Padova, risulta che i Pfas agiscono a livello celebrare favorendo alterazioni congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e/o neurologici come l’Alzheimer, l’autismo o disturbi dell’attenzione e iperattività. Le interferenze possano verificarsi già a livello dello sviluppo embrionale del sistema nervoso. Lo studio è stato condotto in due fasi. La prima su persone decedute e residenti nelle aree più esposte agli inquinanti, che ha dimostrato la correlazione tra l’esposizione agli inquinanti e le concentrazioni nel cervello. La seconda osservando, in laboratorio, gli effetti dell’esposizione ai Pfas di cellule staminali nervose.

Quando si parla di Pfas la maggioranza della popolazione pensa sia un problema legato alle note aree dell’alessandrino, vicentino, padovano e veronese. In realtà, l’inquinamento generale è diffuso quasi ovunque. Il motivo è che le principali fonti di esposizione per l’essere umano includono, oltre all’acqua potabile di zone inquinate, gli alimenti, la migrazione da pellicole e rivestimenti alimentari, i tappeti, l’abbigliamento, la polvere, la cera, i prodotti cosmetici. Dunque, anche l’inquinamento generale, seppur a più basse concentrazioni è molto diffuso e può determinare un accumulo tale da essere alla base di manifestazioni sanitarie associate, come riportato dalla corposa letteratura scientifica internazionale.

PFAS pericolosi per la salute nascosti anche nei cosmetici.

I Pfas devono essere messi al bando: sono dappertutto, dall’abbigliamento ai prodotti per la casa., persistenti e bioaccumulabili, tossici e cancerogeni, finiscono nelle acque e nel sangue.  Anche  creme, rossetti, mascara, ciprie, ombretti contengono i PFAS: ufficialmente lo dimostra  un ampio studio di un gruppo internazionale di ricercatori americani, canadesi, cinesi condotto da Emi Eastman, Department of Physics, University of Notre Dame, Notre Dame, Indiana USA, e basato sull’analisi chimica  di 231 prodotti cosmetici (testati).  I prodotti come ombretti o rossetti vengono applicati in zone molto delicate del viso come occhi e bocca e questo aumenta il rischio all’esposizione ai Pfas che possono essere assorbiti dalla pelle o attraverso i condotti lacrimali o ingeriti, se vicino alla bocca. In più, come tutti i Pfas, quando arriva la fase del lavaggio questi cosmetici vanno a finire nello scarico e poi nelle acque ed anche nell’acqua potabile. Questi composti, secondo i ricercatori, oltre ad essere di per sé  pericolosi per la salute, possono scomporsi nel corpo e generare  altri PFAS, come l’acido perfluoroottanico, collegato a tumori e basso peso alla nascita.

Sulla bonifica Pfas si muove il Partito Democratico.

Ma non quello piemontese. I consiglieri regionali veneti invece con un’interrogazione accusano la Giunta di non intervenire sulla bonifica del sito Miteni di Trissino: “si conclude la caratterizzazione dell’intera area oppure la messa in sicurezza sarà limitata alla sola barriera idraulica?”. Chiudere la partita con la sola barriera idraulica è insufficiente: l’ha detto anche il Commissario straordinario di Arpa Veneto davanti alla Commissione parlamentare Ecomafie  poiché non riesce a trattenere l’inquinamento derivante dal terreno sottostante il sito Miteni. E’ la stessa situazione di Alessandria, sottolineano i consiglieri, dove  la Corte di Cassazione sentenziò la condanna per disastro ambientale colposo; però la Solvay di Spinetta Marengo ancora oggi non ha provveduto alla bonifica -riparare le perdite e soprattutto rimuovere i terreni compromessi- bensì ha allestito la barriera idraulica come l’intervento meno efficace e meno costoso.

L’Arpa piemontese trascinata da quella veneta a uscire dal torpore.

Il commissario straordinario di Arpa Veneto, Luca Marchesi, è riuscito a concludere con il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robottoun accordo per una collaborazione tecnico-scientifica per studi su acque reflue civili e aria in ambienti indoor e outdoor in materia di determinazione di sostanze perfluoroalcheliche (PFAS), e  per studi ed indagini virologiche sperimentali connesse all’epidemia da Sars-Cov-2. 

Pfas, il Veneto insegna ma il Piemonte non impara.

A differenza del Piemonte, in Veneto, già dal 2017, per i PFAS nelle acque potabili ci sono limiti più stringenti rispetto alla stessa direttiva europea entrata a vigore a gennaio. Per L’Europa infatti sono previsti massimo 0,1 microgrammi per litro di PFAS, invece in Veneto oggi i limiti sono 0,09 microgrammi. Inoltre il Veneto, a differenza del Piemonte, oltre a mantenere una rete importante di monitoraggio della presenza di PFAS, ha avviato una serie di iniziative per l’abbattimento della presenza di sostanze emergenti e/o persistenti e promosso azioni affinché venissero realizzati sistemi di trattamento per abbatterle, anche arrivando ad introdurre nei provvedimenti autorizzativi limiti allo scarico pur in assenza di iniziative a livello statale. Invece per Alessandria la Provincia ha autorizzato addirittura  l’ampliamento della produzione pel pfas C6O4 con limiti a go-go.

Pianura Padana: la più inquinata d’Europa.

Ennesima foto satellitare che mostra come la “Padania” sia una delle due zone più inquinate d’Europa. Le destre e l’ex-sinistra, entrambi securitari e ora insieme con Draghi, hanno sempre evitato di parlare di sicurezza sanitaria-ambientale, cioè di protezione della popolazione e delle vittime dell’inquinamento che ogni anno provoca solo per quello atmosferico in Europa oltre 412mila morti. Si  arriva a oltre 600 mila morti l’anno in Italia  se  si aggiunge l’inquinamento dell’acqua, (i PFAS !) degli alimenti, dei tessuti, degli oggetti ecc. e di quello nei luoghi di lavoro, nonché la diffusione del Covid  favorita dall’inquinamento. Ma il Recovery Plan di Draghi e del suo ministro ossimoro della transizione ecologica cosa prevedono? Di aggiungere radioattività da fusione nucleare! a sprezzo dell’Italia denuclearizzata! così come è anche il caso dei siti militari sempre inquinati da uranio impoverito. Clicca qui la  nuova mappa visuale della qualità dell’aria urbana in Europa (maglia nera Cremona).

Ad Alessandria è la Solvay ad organizzare il consiglio comunale.

Prima parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS
Seconda parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS

Solvay ha preparato un servizio di propaganda aziendale e ha  commissionato al Comune di Alessandria di mandarlo in onda tramite convocazione di un apposito Consiglio comunale. Per lo show in streaming di martedì 15 giugno, Solvay ha confezionato cinque spot pubblicitari, con tanto di immagini, filmini e voci fuori campo, affidati ad una team di “esperti scientifici”, in realtà volti noti debitamente prezzolati per presentarsi quali “consulenti” in tutti processi penali: grazie alla loro “credibilità scientifica” hanno contribuito non poco alla condanna di Solvay per disastro ambientale conclusasi in Cassazione, e si ripropongono, fortunatamente, per il prossimo imminente procedimento penale. Nei processi non è prevedibile la falsa testimonianza per i consulenti, mentre rischia l’attuale direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, che però, come per tutti i direttori, fa conto che la condanna (sempre lieve) di reclusione per inquinamento -al posto degli amministratori- è lautamente  compensata dalla  retribuzione.

A sua volta il Comune, quale comprimari del truffaldino spettacolo pubblicitario, ha convocato i responsabili locali di Arpa e Asl che, per… brevità di esposizione, omettono di fornire i dati delle indagini epidemiologiche (record di morti per tumori) e delle indagini idrogeologiche (falde inquinate e acquedotti chiusi). C’è da dire che non tutti i funzionari dei sedicenti Enti di controllo appaiono utili idioti perché ad alcuni per i servizi resi si aprono le porte per promozioni in Regione.

Solvay ha stretto un patto d’acciaio con la Lega che regge le amministrazioni di Comune, Regione e Provincia. Del Comune abbiamo detto. La Regione evita di ordinare  i monitoraggi ecologici e sanitari ai quali invece l’omologa Veneto ha pur provveduto. Alla Provincia compete il ruolo di punta: autorizzare i cancerogeni Pfas (C6O4 e ADV), messi al bando in tutto il mondo, a inquinare aria e acqua fino alla foce del Po.

Solvay, non a torto, dà per sicura vincente la coalizione di destra: nel dibattito del cosiddetto “Consiglio comunale aperto” è palese l’assenza di una opposizione degna di questo nome, vuoi perché nella sudditanza a Solvay il PD ha la coda di paglia di trascorse maggioranze (perfino accusate in tribunale da Solvay di riscuotere tangenti da Montedison), vuoi perché un blando M5S rischia di azzerare quel poco di consenso raccolto localmente (vanificando il grande lavoro che sta facendo il parlamentare Zolezzi). Anche sui Pfas la sponda sindacale è una frana da quando la CGIL nel 2002 zittì la propria allarmante denuncia.

Il geologo nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, ha felicemente sintetizzato lo stato d’animo disgustato degli ambientalisti di fronte allo spettacolo comunale: un allestito banchetto di matrimonio (tra Solvay e politica) al quale siamo stati invitati e che respingiamo. Un banchetto comunque fra pochi intimi, consumato lontano dalla popolazione, ma per la pubblicità del quale  Solvay punta sulla compiacenza dei giornali (chi non ricorda le intercettazioni telefoniche della procura?).

Nel cosiddetto dibattito la cosa che impressiona di più è l’ignoranza. Regna sovrana fra i consiglieri nell’aula, tra chi si esprime con analfabetismo lessicale o con vuoti giri di parole fiorite. Negli interventi premettono tutti “sono ignorante” e lo dimostrano non avendo la minima conoscenza di cosa produce Solvay, come, quali rischi, quali danni, quanti morti e ammalati, quanti bambini. Non sanno neppure come si pronuncia: dicono Solvei. Invano avevo chiesto al Sindaco di stampare e distribuire ai consiglieri il nostro dossier “Pfas. Basta!” (250 pagine). Invano avevo invitato i consiglieri ad ascoltare l’impressionante udienza alla Camera del professor Carlo Foresta: uno scienziato internazionale, piuttosto che quei contafrottole dei consulenti Solvay. Ignoranti erano e ignoranti sono rimasti, affascinati dallo show Solvay, considerando il mio intervento una provocazione: cliccalo in audio sopra oppure qui in trascrizione. Non si può pensare che un Consiglio comunale siffatto produca un ordine del giorno che chiede la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dei PFAS.

Scatenata la repressione contro i Movimenti dal nord al sud dell’Italia.

La repressione del dissenso è il comune filo rosso che si snoda tra lotte e territori, travolgendo specificità e motivi del conflitto, non appena si supera la soglia minima di allarme del consenso popolare; non appena si accendono i riflettori mediatici su aspetti e vicende pubbliche da custodire gelosamente come affari privati. Gli esempi sono tanti, come tanti sono i modi con cui si articola il ricatto sui territori per ridurre al silenzio e tutto ricomporre alla logica unitaria del dogma degli affari privati e del profitto. E’ il caso delle lotte No Tav e No Tap, dei No Muos a Niscemi, dei 45 ragazzi antimilitaristi No basi Nato del processo “Lince” in Sardegna, dei No Grandi Navi a Venezia, dei No Pfas di Alessandria e Vicenza, dei No Carbone a Brindisi, Civitavecchia, Imperia, di chi da decenni si oppone No Ilva a Taranto, della Rete campana No Rifiuti contro le discariche della morte, di chi lotta No nucleare contro il traffico di rifiuti, di chi, infine, No espulsioni, per aver compiuto il solo gesto di lavare i piedi dei migranti che giungono in Italia dalla rotta balcanica, si ritrova imputato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Clicca qui l’Appello per sostenere le spese legali dopo la recente sentenza di primo grado emessa dal GUP di Lecce, che condanna oltre un terzo dei 92 imputati per reati connessi alle proteste messe in campo dal 2017 al 2018 contro l’approdo a Melendugno (Lecce) del megagasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), proveniente dall’Azerbaigian, ed in prosecuzione lungo la dorsale adriatica per congiungersi con quelli del nord Italia.

Una pietra tombale sui PFAS.

Greenpeace sulle ciminiere di Spinetta. 1992: basta CFC. 2021: basta Pfas.

Nessuno può pensare che basti scendere in piazza per convincere le Amministrazioni regionali (tutte leghiste) a chiudere le micidiali produzioni di Spinetta Marengo: può farlo solo il Governo o la Magistratura.

Infatti, per porre fine alla calamità nazionale dei Pfas,  il Coordinamemto dei  Comitati di Vicenza e di Alessandria, appena costituitosi, affronta due livelli di scontro. Il livello nazionale è principalmente percorribile  nei confronti del  governo: che può mettere una pietra sopra i Pfas, anche se non la pietra tombale finchè non sarà avviata e conclusa la bonifica.  Ma per agire  sul governo e affermare  “Limiti Zero Pfas”, l’unica via è puntare sulla Commissione Ecomafie”, altre vie in epoca di Draghi è tempo perso.  Il secondo livello è quello giudiziario, in quanto i due processi di Vicenza e Alessandria sono “gemelli”, sinergici, dunque, senza farsi grandi illusioni (l’esperienza insegna) bisogna partecipare atto per atto, udienza per udienza, e perseguire l’esempio di Brindisi.

Il passato ci ha visto porre lo stabilimento di Spinetta Marengo -anche con gli esposti in magistratura- quale argomento principale dei mass media non solo locali: anche prima degli anni ’70 (lotte sindacali e anche ambientaliste) ma soprattutto dagli anni ’70 (lotte ambientaliste e deriva sindacale). Si può affermare che al giorno d’oggi non c’è nessun alessandrino sceso dalla culla che non sia ecosanitariamente informato del disastro: i tipi di inquinamento sono via via radicalmente cambiati  in meglio grazie alle lotte personali e di massa della “Rete dei Comitati della Fraschetta”,  ma con nuove complicanze (a tacere che i PFAS oggi sono un nulla a confronto dei  PFIB).

Fare di più rispetto al passato sarà il coordinamento piemontese e veneto, sulla scia dei grandi meriti dei vicentini che hanno avviato alla ribalta nazionale il caso Pfas. La questione Pfas è portata sulla scena non solo nazionale  dal Movimento di lotta Maccacaro grazie alla Lista della Rete dei Movimenti ambientalisti che raggiunge con 32mila utenti tutta la platea giornalistica e politica italiana.

C’è giustizia a Brindisi. Adesso tocca a Genova (ponte Morandi), Vicenza e Alessandria (Pfas)?

Fabio Riva è la persona che nel corso di una conversazione intercettata disse: ‘Due tumori in più al mese? cosa vuoi che siano? una merda.  Ora possiamo dirgli: 22 anni di reclusione cosa vuoi che siano? una merda.

Questa sentenza rappresenta una svolta storica sul piano giudiziario per la città di Taranto.  E non solo, speriamo. Questa sentenza è un macigno  sulle azioni del Governo: non saremmo un Paese credibile e giusto se all’interno del PNRR, a partire dall’ex Ilva, non si avviasse  una vera transizione ecologica che parta dalla chiusura immediata dell’area a caldo dell’acciaieria (confiscata dalla sentenza e in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato).

Per l’Ilva di Taranto, al processo “Ambiente svenduto” durato cinque anni, per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni, la Corte di Assise di Brindisi condanna a vario titolo: 22 anni di reclusione a Fabio Riva e 20 al fratello Nicola21 anni e 6 mesi a Girolamo Archinà responsabile delle relazioni istituzionali e definito dall’accusa come la “longa manus” dei Riva verso istituzioni e politica; 21 anni a Luigi Capogrosso direttore dello stabilimento; 18 anni e 6 mesi a Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e Agostino Pastorino considerati una sorta di “governo ombra” dei Riva; 3 anni e 6 mesi a Niki Vendola ex governatore della Puglia accusato di concussione aggravata in concorso; 3 anni a Gianni Florido ex presidente della Provincia e a Michele Conserva ex assessore provinciale all’ambiente per concussione,  15 anni e 6 mesi a Lorenzo Liberti ex consulente della procura;   2 anni per favoreggiamento a Giorgio Assennato ex direttore di Arpa Puglia; 5 anni e 6 mesi a Francesco Perli avvocato dei Riva; eccetera per un totale di 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società); trasmissione degli atti alla procura per l’ipotesi di falsa testimonianza per l’ex arcivescovo della diocesi di Taranto Benigno Papa. Insomma una bella associazione a delinquere industriale, politica, amministrativa, legale, ecclesiale.

 

Clicca qui Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.

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La gazzetta del mezzogiorno

Il corriere della sera

La Stampa

Il Fatto quotidiano

Cinquestelle: la Magistratura fermi l’autorizzazione a produrre Pfas C6O4 a Spinetta Marengo.

Per quanto riguarda gli studi sui Pfas abbiamo più volte documentato le ricerche del professor Carlo Foresta del Consiglio Superiore di Sanità. A lui, in questa intervista, fa riferimento anche  Alberto Zolezzi  in veste di medico e soprattutto di membro della Commissione parlamentare Ecomafie. A sostegno che la produzione di Pfas dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo è incompatibile con la salute della popolazione, e dunque deve cessare, sono convergenti tutte le risposte dell’onorevole Cinquestelle, che scandisce: “Basta Pfas”.

Zolezzi innanzitutto sgombra il campo dai dubbi: “IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque) e CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) nel report presentato nel marzo 2021 scrivono che i nuovi PFAS -fra cui il cC6O4– sono analoghi ai vecchi”. Anzi, Zolezzi sciorina gli implacabili dati: “I nuovi a catena corta  sono più dannosi dei vecchi”, fino ad esclamare:  Chissà che succederebbe ai lavoratori Solvay con 2mila ng/litro!”. E non solo che cosa succederebbe ai lavoratori e ai cittadini alessandrini: “Vogliamo proseguire l’esperimento facendo bere questa acqua ai nostri figli in tutto il bacino Padano? L’acqua del Po viene captata per irrigazione anche a scopo potabile”. “Può un’azienda mettersi a produrre 60 tonnellate di PFAS? Rischiano di contaminarsi ogni anno 12 miliardi di metri cubi di acqua: lo stesso di volume idrico trattenuto ogni anno dalle piogge nel Nord Italia”. Un giogo eco sanitario inaccettabile per l’Italia: “Nessuno stabilimento europeo oggi produce PFAS e tanto meno con quella modalità di diluizione e rischio inquinamento”. Non solo, aggiunge Zolezzi: “I PFAS causano danni anche per esposizione aerea, in particolare si riscontra nei lavoratori  ma anche nei cittadini che abitano nelle zone limitrofe”. D’altronde la bioaccumulabilità dei Pfas è provata scientificamente: nelle mutazioni genetiche di vongole e pesci del Po e, proprio a Spinetta Marengo, nelle uova degli uccelli (clicca qui).

Dunque è incompatibile con la salute, è inaccettabile il Pfas C6O4 a Spinetta Marengo, Solvay lo sostituisca con sostanze alternative, come conferma Zolezzi“Mi risultano alternative per tutti i prodotti a base di PFAS e nessuno li produce più in UE”. Dunque la Provincia di Alessandria deve recedere definitivamente l’autorizzazione dell’aumento della produzione cC6O4 concessa a Solvay, la quale peraltro senza autorizzazione (verificherà la magistratura)  stava usando il C6O4 quanto meno dal 2009, secondo il nostro esposto. Zolezzi è perentorio: “l’Amministrazione doveva modificare l’atto dopo averlo ritirato in autotutela”. La Provincia aveva ignorato i limiti di sicurezza dell’ISS, quelli europei 0,1 microgrammi/litro, quelli veneti 0,09,  e ancor più che ISPRA si è espressa per un limite 0 di PFAS agli scarichi. I dati parlano chiaro. E la Provincia non doveva dare l’autorizzazione nelle modalità e nei termini chiesti dall’azienda”.

 Insomma Zolezzi non si sottrae alla domanda: com’è possibile che la Provincia abbia accettato in buona fede una richiesta di estensione della produzione del cC6O4 se non c’era un’autorizzazione precedente? Risponde con una accusa specifica: “E’ bene che la Solvay abbia ricevuto una condanna penale in Cassazione per l’inquinamento storico. Esiste un’ulteriore indagine in corso perché anche il cC6O4 esce dallo stabilimento in maniera importante. Spero che pure in questo caso la Magistratura metta una pezza. Non è possibile che basti una pioggia a inquinare e a mettere a rischio la salute dei lavoratori e dei cittadini. L’azienda produceva senza essere autorizzata e il cC6O4 finiva nei fiumi e nelle falde circostanti, questo doveva bastare a dimostrare inaffidabilità e a sospendere tutti gli atti”.

Sì, facciamo affidamento sulla Magistratura, ma il governo Conte col ministro Costa che non mantiene l’impegno “Limite Zero Pfas”, e il governo Daghi di cui M5S fa di nuovo parte? Zolezzi: “ E’ vergognoso che il Ministero della salute abbia detto di aver sospeso lo studio epidemiologico in Veneto, i risultati avrebbero potuto mettere una pietra sopra ai PFAS; bene che almeno il Ministero sia disponibile a studiare la salute dei piemontesi. Ricordiamo che i pesci dalle parti di Spinetta subiscono frequentemente inversione sessuale”. “La Commissione Ecomafie sta affrontando il lato sanitario della vicenda, grazie all’opera di quattro ottimi consulenti. Con la relazione che stiamo scrivendo credo daremo un supporto anche all’azione delle Procure che stanno indagando”.

Bene, Zolezzi, la magistratura blocchi subito l’autorizzazione del C6O4, però non può essere la magistratura, coi suoi tempi decennali, a togliere tutte le castagne dal fuoco, deve essere il governo mettendo una pietra tombale sui Pfas tramite “limite zero Pfas”. Certo, poi resterà il problema della bonifica. Però lascia perplessi nell’intervista la prospettiva: “Finanziamo la riconversione e la bonifica della Solvay di Spinetta, in questo momento i fondi non mancano a livello pubblico e privato: cosa aspetta la Solvay?”. Non siamo d’accordo, per noi è fermo il principio “Chi inquina, paghi”.

Clicca qui l’intervista integrale.

 

Sulle rive del Bormida i Pfas della Solvay ritrovati nelle uova degli uccelli.

Lo scarico Solvay: dal Bormida al Tanaro al Po fino all’Adriatico.

Clicca qui i video.

Gli scienziati del CNR Centro Nazionale di Ricerca /IRSA Istituto di Ricerca sulle Acque, lungo le rive del Bormida e nelle vicinanze degli scarichi della Solvay di Spinetta Marengo, hanno posizionato le casette per nidificazione di uccelli stanziali, come storni e cince, e in quelle uova sono stati trovati Pfoa e C6O4. Questa ricerca, per quanto clamorosa, dimostra inequivocabilmente quanto noi sostenevamo già di sapere. E cioè i Pfas  sono bioaccumulabili. Cioè passano attraverso la  catena alimentare: dal cibo inquinato (semi, frutti, lombrichi, acqua) al volatile, dal volatile all’uovo, dall’uovo al pulcino e via accumulandosi nelle proteine. Della catena alimentare fa parte anche l’uomo ovviamente, che si ciba di acqua, vegetali e carni inquinati da Pfas. L’immagine va alle già note mutazioni genetiche delle vongole e dei pesci del Po bisessuati. Clicca qui il Secolo XIX.

PFAS. Settimo esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Testimonianze in video e audio.

Nei sei esposti che abbiamo depositato presso questa Procura abbiamo sostenuto senza reticenze la condotta dolosa della Solvay, sia per la sua lunga conoscenza internazionale dei rischi derivanti dai PFAS, sia localmente per la consapevolezza altrettanto prolungata dei danni provocati all’ambiente addirittura verificati nel sangue dei propri dipendenti, reati a nostro giudizio senza soluzione di continuità, quanto meno dalla data di acquisizione della proprietà.

Queste tre accuse di dolosa coscienza  erano già comprese negli esposti del 2009. Coeve sono le due testimonianze allegate che chiediamo vengano messe agli atti del procedimento giudiziario in apertura.

La prima è l’audio (2010) al Convegno internazionale  20-21-22-23-24 aprile 2010, promoter Mountain Wilderness Italia – Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua –  Cipra Italia – Gruppo Abele – Ingegneria senza frontiere, presso l’Auditorium del Liceo Scientifico G.W. Leibniz di Bormio, con una relazione di Lino Balza dal titoloDal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla biodiversità e alla salute tra allarmi e silenzi”. L’audio è ascoltabile sul Sito del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  cliccando sotto.

La seconda è l’intervista in video (2010) di Lino Balza davanti allo scarico in Bormida delle  acque inquinate dello stabilimento di Spinetta Marengo (la piattaforma di scarico attualmente è assai occultata). L’intervista si compone di tre step: cliccali

Egr. Procuratori,

infine non può essere trascurato quale pubblicità mendace il recente opuscolo (clicca qui), distribuito a tappeto a dipendenti e residenti alessandrini, con cui Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”. (continua)

Solvay: noi siamo trasparenti come l’acqua e puri come l’aria.

Blitz della Procura alla Solvay di Spinetta Marengo 

Le indagini epidemiologiche fanno rizzare i capelli in testa prima ancora di essere completate. Eppure, con un opuscolo a tappeto distribuito a dipendenti e residenti, Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”.

Solvay nega che acido cloridrico (HCL), acido fluoridrico (HF), tetrafuoroetilene (C2F4) e perfluoroisobutene PFIB), che fuoriescono dalle ciminiere di Spinetta Marengo, ovvero tramite fughe di gas dagli impianti stessi, ammalino sangue e polmoni di bambini e adulti in quanto tali concentrazioni tossico oncogene sarebbero sotto i livelli di tolleranza: “sotto le soglie di non effetto”, praticamente innocue. Tolleranza quanto meno presunta. Presunta vuoi perché la centralina di controllo HCL e HF non viene fatta funzionare, come attestano le relazioni ARPA da noi prodotte in Procura. Presunta vuoi perché C2F4 e PFIB, altrettanto cancerogeni ma altresì letali in fase acuta, sono addirittura controllati dalla stessa Solvay: controllato e controllore coincidono. A tacere dei PFAS. Alla faccia di “trasparenza e condivisione”.  

 Ad eccezione di Solvay, non c’è più nessuno al mondo che neghi che i Pfas siano tossici cancerogeni mutageni. Esempio: nel latte materno Pfas nel 100% nei campioni testati, clicca qui). Per quanto ci riguarda, abbiamo documentato gli attestanti studi internazionali già dall’esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria nel 2009, e negli anni seguenti, fino agli ultimi sei esposti depositati nelle mani dell’attuale magistrato responsabile. Sono consultabili sul Dossier “Pfas Basta!” (chiedilo a lino.balza.2019@gmail.com).

Neppure Solvay può negare che le falde del territorio alessandrino sono impregnate di Pfas (PfoaC6O4ADV) mescolati a Bisfenolo nonché a cromo esavalente e altre 21 sostanze cancerogene non bonificate malgrado la sentenza di  disastro ecosanitario della Cassazione, e che un acquedotto è già stato chiuso. Né riesce a negare che i Pfas scaricati in Bormida nuotano nel Po tra i pesci che cambiano sesso fino all’Adriatico.

Neanche Solvay può negare che i Pfas sono a livelli inusitati nel sangue dei lavoratori (fino a 2.000 milligrammi per litro), e presumibilmente dei cittadini, né può più nascondere le relative cartelle cliniche  in quanto la Procura finalmente le ha sottoposte a sequestro poi che l’abbiamo imposto a colpi di  esposti fin dal 2009 con tanto di prove (fotocopiate) accluse. Va da sé che il monitoraggio del sangue -abbiamo sempre denunciato-  andasse e vada garantito dall’Ente pubblico.

Malgrado tutto ciò Solvay, nell’opuscolo patinato di verde che invitiamo a leggere: (clicca qui), azzarda due affermazioni che rappresentano le sue linee di difesa nel prossimo (2°) processo  per disastro ambientale e omessa bonifica: “Non è vero che a Spinetta si muore di più” e “Non è dimostrato il rapporto causa-effetto”. Consulenti  disponibili a sostenere le tesi non sarà difficile trovarli, basta pagare. Nell’opuscolo viene citato, come previsto,  il prezzato cattedratico  che per mestiere fa il consulente a difesa nei processi delle maggiori industrie inquinatrici italiane: emblematico il suo curriculum su internet (o vedi sul nostro Sito). Il responsabile della Comunicazione di Solvay gli ha raccomandato: guarda che l’opuscolo è destinato al volgo (così lo chiama). Ed Enrico Pira va giù di grosso e “argomenta” che siccome maschi e femmine non muoiono nella stessa misura  per gli stessi tipi di tumore si dimostra che “chi vive più vicino al polo chimico e vi rimane più a lungo non ha più probabilità di ammalarsi di altri”. “In ogni caso le relazioni degli inquinanti con le esposizioni ambientali non sono dimostrate”. Scusa, ma i tumori per entrambi i sessi sono proprio quelli caratteristici delle sostanze immesse nell’ambiente. “Una casualità geografica,  una variante statistica”. Non è proprio perché è invece dimostrato il rapporto causa-effetto, che tu, prof. Pira,  nascondi al “volgo” che i Pfas sono considerati una calamità mondiale e vietati, sanzionati con miliardi di risarcimenti come ben sa in USA la stessa Solvay? Naturalmente non è per la parcella che ti offri a misurarti  in tribunale con studiosi veri, come Philippe Grandjean  o  Linda Birnbaum o Amina Salamova o Carlo Foresta o Alberto Zolezzi eccetera lungamente citati sul nostro Sito e negli esposti in Procura (che ci legge anche in codesta breve nota): vedi Dossier.

Tramite decine di migliaia di copie e recensioni giornalistiche, fatta chiarezza su salute e ambiente e stabilito che Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo, l’opuscolo implicitamente conclude affermando l’innocuità del Pfas C6O4, la legittimità dell’autorizzazione AIA della Provincia e l’assurdità di chi, come noi, chiede la chiusura degli impianti inquinanti e la più severa condanna in tribunale.

Perché il Movimento di lotta per la salute Maccacaro sollecita l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay.

Acqua DOC Solvay distribuita davanti al Tribunale di Alessandria.

Con un sesto esposto al Procuratore capo Enrico Cieri (clicca qui il testo integrale), il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sollecita  l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay per disastro ecosanitario continuato e omessa bonifica, in violazione della sentenza 2019 della Cassazione (clicca qui), con l’evidenza dei reati relativi alla produzione e all’uso dei Pfas (PFOA – C6O4 – ADV) commessi – in concorso con le Autorità pubbliche – senza  soluzione di continuità dagli anni ’90 ad oggi ad opera dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Il quale, ancora di proprietà Montedison, già nel 1990 era stato sottoposto a processo a seguito delle mie denunce di ricorrenti scarichi PFOA in Bormida, ma dal 2009 al 2017 per i Pfas esso diventa l’oggetto principale dei miei esposti contro Solvay alla Procura della Repubblica di Alessandria al fine “di sanzionare le emissioni e le perdite; di vietare  gli scarichi in atmosfera e acque; di vietare d’urgenza la pesca in Bormida e Tanaro e Po; di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni del sangue ai lavoratori della Solvay esposti ai PFAS.  Ritenendo che  ci siano  danni ambientali e umani per scarichi per tutto il bacino del Po, emissioni e perdite, dunque reati della cosciente Solvay che neppure ora elimina i Pfas dalle lavorazioni, allego copiose risultanze del mondo scientifico internazionale nonché gli esami del sangue della Fondazione Maugeri di Pavia  e della Medizinisches Labor Bremen attestanti  valori di PFOA superiori ai limiti di legge addirittura in lavoratori non adibiti a reparti produttivi ma in laboratori di ricerca, e addirittura in una dipendente non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza: con il sospetto perciò che anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del PFOA ”.

Abbiamo poi integrato questo volume di documentazione con i sei esposti al nuovo procuratore capo Cieri e ai procuratori Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria, per conoscenza e competenza inviati a Prefetto e Commissione interparlamentare ecomafie. Complessivamente i volumi del depositato in Tribunale sono ragguardevoli, per fortuna l’informatica ci consente di sostituire il cartaceo: se ne immagini la mole valutando gli effetti matrioska dei “clicca qui” addirittura dentro ciascun “clicca qui”.  Ad esempio, compresi nelle oltre 230 pagine del Dossier “Pfas. Basta!” (clicca qui) che tratteggia la lunga storia dei Pfas (PFOA e C6O4 e ADV), a partire dagli anni ’90 dallo stabilimento Montedison – Solvay di Spinetta Marengo , tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché degli oltre 400 articoli sul Sito www.rete-ambientalista.it gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. La lunga storia delle connivenze, complicità, corruzioni, ignavie  di Comune Provincia Regione Governo Asl Arpa Sindacati  Giornali Magistratura.

L’intervento della Magistratura è sollecitato a maggior ragione per almeno sette ordini di urgenze.

Per l’aggravarsi della situazione sanitaria e idrogeologica.

Per la violazione della sentenza della Cassazione: reati di omessa bonifica e disastro ambientale continuato.

Per obbligare Solvay a rendere pubblici gli standard analitici di Pfas e Bisfenolo senza i quali è vanificata   l’identificazione delle sorgenti di contaminazione nonché della mancata risoluzione delle perdite.

Per contrastare le connivenze della Provincia e bloccare la produzione e l’utilizzo del C6O4.

Per arginare la manovre seguenti i ricorsi di Solvay al Tar del Piemonte.

Per collegare le sinergie con il processo in corso a Vicenza contro Miteni.

La Provincia di Alessandria inciucia con la Solvay i ricorsi al TAR.

Dopo l’audizione del presidente Gianfranco Baldi e del responsabile ambiente Claudio Coffano, la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” ha rivolto alla Provincia 3 accuse. Di aver concesso alla Solvay l’autorizzazione (AIA) per l’ampliamento della produzione del Pfas cC6O4. Di aver disposto limiti di emissione per nulla rigorosi invece quanto meno quelli più restrittivi indicati  dall’Istituto Superiore di Sanità e di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Di aver concesso nuova AIA benché Solvay producesse C6O4 senza vecchia AIA.

Insomma,  la Provincia prima concede a Solvay l’autorizzazione ad aumentare la produzione di cC6O4 (pur con dei paletti) poi si accorge che l’azienda lo aveva prodotto senza averne l’autorizzazione e la denuncia all’autorità giudiziaria tramite  Carabinieri del Noe, e la diffida dal produrlo.

Se si  considera che dal 2009, data del nostro primo esposto alla Procura, la Provincia fingeva di non conoscere che lo stabilimento di Spinetta Marengo usava (inquinando) i Pfas C6O4 e ADV, va da sé che l’attuale condotta incongruente della Provincia è sospettata di favorire nuovamente la Solvay. Infatti i contraddittori provvedimenti adottati  si prestano a strumentali ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale, tant’è che Solvay ne ha già prodotti due sostenendo la pregressa  legittimità dell’autorizzazione in maniera che una “temporanea” sospensiva del TAR le consenta -senza limiti di emissioni-  una  produzione di C6O4 “immediata”, ovvero a tempo indeterminato considerati i tempi della Giustizia amministrativa fino al Consiglio  di Stato.

Con i ricorsi, Solvay dunque si sta facendo beffe di Alberto Zolezzi, che all’audizione  della Commissione ha ribadito lo stop al C6O4, stop ritardato e ambiguo della Provincia, contro la quale l’onorevole  ha polemizzato: “Ma per quale motivo finora siete stati  sicuri che la salute dei lavoratori e dei cittadini di Alessandria, Spinetta e dell’intero Bacino Padano siano stati  sicuri?”. Qui potete visionare tutto il video.

Con i ricorsi dunque, soprattutto Solvay cerca di imbrigliare il procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria, che dunque sollecitiamo con urgenza. 

Pfas Veneto: il processo ambientale più importante d’Italia.

Soprattutto se entrerà in sinergia con il processo gemello di Alessandria contro di Solvay, che sta per partire. A Vicenza il Gup ha rinviato a giudizio 14 manager di diversa nazionalità dell’azienda Miteni e delle multinazionali Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors Group, oltre che la stessa Miteni di Trissino. L’accusa è di aver avvelenato con i Pfas (Pfoa ,GenX e C6O4) per decenni, senza soluzione di continuità, le acque sotterranee e di falda di oltre 300 mila abitanti delle province di Padova, Vicenza e Verona, provocando tumori, malformazioni, aborti e malattie del sistema cognitivo, ecc. La prima udienza in corte di assise il primo luglio. Le contestate sono centrate su reati dolosi e non colposi:  avvelenamento delle acque, disastro doloso, inquinamento ambientale bancarotta fraudolenta. Le parti civili costituite sono oltre duecento. Il processo continua una lotta avviata otto anni fa e animata in particolare  da “Mamme No Pfas” fin quando nel 2017 è scattata l’emergenza sanitaria, della quale sono state investite le istituzioni, dalla Regione al Governo. Fondamentale saranno le ripercussioni sulla enorme bonifica, con analogia con la vicenda Solvay di Spinetta Marengo.

Anche gli  avvocati di Miteni avranno l’impudenza di sostenere che non vi sono  certezze nel panorama scientifico sugli effetti nocivi delle sostanze perfluoroalchiliche per l’uomo, con la conseguenza di mancanza di volontarietà da parte degli imputati.

Di seguito, i più recenti “post” sul Sito della “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute , l’ambiente, la pace e la non violenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”.

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto. La posizione Cinquestelle in Parlamento.

A Spinetta Marengo la polvere sui mobili delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute. Gli omissis nelle autorizzazioni e gli alimenti avvelenati.

I biberon al bisfenolo. Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria  denuncia: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo.

L’allarme “Pfas e Bisfenolo riducono qualità dello sperma, volume testicoli e …

La chimica che inquina l’acqua

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto.

Dossier pagg. 220 disponibile presso movimentolotta.maccacaro@gmail.com

E’ la posizione dei Cinquestelle. Alberto Zolezzi, deputato e membro delle Commissioni Ambiente ed ecomafie, dopo l’interpellanza urgente alla Camera:  “È ora che lo Stato intervenga con decisione sulla vicenda dei Pfas, ossia la famiglia di composti chimici, usati prevalentemente dall’industria, che causano gravi danni alla salute e potrebbero interferire con l’efficacia del vaccino contro il Coronavirus. L’Ispra assimila il nuovo Pfas cC604 prodotto in esclusiva dalla Solvay S.P. di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, alle sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche e la sostanza è stata rinvenuta a valle della barriera idraulica della Solvay, i cui dirigenti sono stati condannati nel dicembre 2019 per disastro ambientale colposo. Bisogna assolutamente scongiurare i gravi pericoli a cui è sottoposta la popolazione dalla valle del Po. Parliamo di sostanze cancerogene, interferenti endocrini che riducono la fertilità, favoriscono l’endometriosi e le patologie cardio e cerebrovascolari. In Aula alla Camera abbiamo appreso della disponibilità dell’Istituto superiore di sanità a realizzare uno studio epidemiologico ad Alessandria, ma bisogna fare di più, vietando una volta per tutte queste sostanze, e bisogna farlo presto”.

La polvere delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

Tra i media, sui Pfas si dà molto rilievo al loro inquinamento delle acque, giustamente, però è sottovalutato quello atmosferico. Eppure basta passare un dito sui mobili di qualunque casa di Spinetta Marengo per raccogliere uno strato di polvere, malgrado aver fatto le pulizie il giorno prima.

L’Arpa non si preoccupa di queste analisi pur sapendo che non si tratta di soli Pfoa C6O4 ADV Bisfenolo ma, in cocktail, anche di acido cloridrico e acido fluoridrico  che le centraline  attorno alla Solvay non misurano.  Eppure quelle polveri depositatesi indicano sostanze  che si  respirano in minuscoli frammenti  entrati nell’aria come polvere, e che possono interferire con il sistema endocrino e portare ad effetti dannosi per la salute, tra cui infertilità, diabete, obesità, crescita fetale anormale e tumori. Questa polvere gli spinettesi se la portano nel corpo tutto il giorno  ogni giorno, probabilmente con una media di 20 milligrammi ogni giorno secondo gli studi di  Anna Young del  Dipartimento di salute ambientale presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, nonché di Linda Birnbaum, ex direttrice e scienziata emerita del National Institute of Environmental Health Sciences e del National Toxicology Program. Dunque quelle  sostanze si trovano nel sangue e nelle orine dei cittadini, come verificabile da screening di massa che da anni chiediamo inutilmente di eseguire.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute.

Non c’è solo la Provincia di Alessandria che nega alla popolazione la conoscenza di fondamentali documenti inerenti la propria salute, ovvero l’accesso  integrale alla autorizzazione AIA concessa alla Solvay di Spinetta Marengo con ben 38 “omissis” per la produzione del micidiale Pfas cC6O4. C’era anche la Regione Veneto che ora però è stata condannata dal Tar: la popolazione inquinata da decenni ha il diritto di sapere i dettagli della contaminazione degli alimenti coltivati in zona, quali sono i prodotti più a rischio e la loro provenienza, con riferimento a tutte le dodici sostanze pfas che sono state analizzate. Analogamente ci si aspetta che la Magistratura alessandrina faccia altrettanto ordinando alla Provincia la desecretazione dell’AIA. Perché questi Enti nascondano i dati? E’ presto spiegato: non è escluso che la trasparenza del“Piano di campionamento degli alimenti per la ricerca di Pfas” riveli il reale impatto dei Pfas sulla catena alimentare veneta e costringa la Regione a riformulare lo stesso “Piano di sorveglianza sanitario”.

Tale revisione è quanto mai doverosa alla luce delle scoperte di correlazioni (prof. Foresta) tra Pfas e malformazioni nervose: già nelle fasi embrionale e di sviluppo cognitivo, fino al Parkinson.

I biberon al bisfenolo.

UE: al bando i biberon con bisfenolo

Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria riguarda il Bisfenolo, per il quale avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso.  Clicca qui il testo dell’esposto.

Aggiungiamo (clicca sopra l’audio) la storia di questo sostanza, che nacque come medicinale provocando malformazioni natali per trasformarsi nell’industria in altrettanto o peggior veleno. Infatti  ha iniziato una carriera da ingegnere nelle fabbricazioni dei policarbonati con una grande virtù: permette di ammorbidire la plastica,  il che ne fa un candidato ideale per palloncini, anatroccoli da vasca e altri giochi per bambini, se ne producono non meno di 3 milioni di tonnellate l’anno. I Bisfenoli sono da tempo considerati dagli studi scientifici estremamente pericolosi per la loro bioaccumulabilità in acqua aria suolo soprattutto quali interferenti del sistema endocrino, dunque teratogeni tossici e cancerogeni

I Cinquestelle all’attacco dei Pfas. Speriamo che non sia un’altra sconfitta.

Anzi, temiamo che sia un’altra sconfitta: per noi.  Trenta parlamentari hanno presentato una interpellanza urgente che chiede di fissare i limiti dei Pfas nell’ambiente. “Limiti zero”: era l’impegno dell’allora ministro dell’ambiente (grillino) Sergio Costa. Impegno non mantenuto. Quante probabilità ci sono che l’impegno sia ora  assunto dal nuovo ministro “alla transizione ecologica” Roberto Cingolani? Il M5S è al governo con Draghi come lo era con Conte, ma ora conta meno di prima. Dunque poche probabilità.

Per il resto l’interpellanza, primo firmatario Alberto Zolezzi, ripercorre fedelmente il disastro che da troppi anni documentiamo e rivendichiamo.  In particolare ribadisce che il Pfas “di nuova generazione”, il C6O4, è più cancerogeno del PFOA sostituito, mentre viceversa la Provincia di Alessandria, piuttosto che chiuderlo, ne autorizza addirittura l’ampliamento alla Solvay di Spinetta Marengo, malgrado i riscontri epidemiologici e idrogeologici. Ma è chiaro che un conto è chiedere “limiti più stringenti”, come purtroppo stanno facendo i grillini, e ben altro sarebbe pretendere “limiti zero” che, per quanto riguarda lo stabilimento piemontese, determinerebbe la chiusura urgente degli impianti inquinanti. Dunque “limiti più stringenti” è un palliativo che mantiene lo status quo. Una sconfitta ecosanitaria per la popolazione, che la politica vorrà vendere come una vittoria.

Mentre nel frattempo ci si ammala e muore fra i lavoratori e i cittadini. La stessa, sacrosanta,  richiesta al governo di “studio di corte epidemiologico approfondito”, infatti  -senza chiusure urgenti-  non fa che rinviare nel tempo lo status quo ecosanitario che invece è già drammaticamente chiaro e documentato dalle indagini e dalle cartelle cliniche in mano alla Magistratura. D’altronde l’altro Costa, Andrea, niente affatto grillino, al quale l’interpellanza è rivolta quale sottosegretario alla Salute, ovviamente precisa, scandendo bene i concetti, che L’Istituto Superiore di Sanità garantisce la propria disponibilità di verificare l’opportunità ed eventuale fattibilità di uno studio di corte residenziale nell’area del comune di AlessandriaCampa cavallo. Dell’interpellanza (clicca qui il video) resteranno solo i toni enfatici e commoventi: “ne va della salute dell’intera pianura padana”, se non ci sarà  l’intervento concreto di governo e parlamento: cioè “limiti zero pfas”.

Il Pfas C6O4 rinvenuto alla foce del Po. E dove sta la sorpresa dei giornali?

“Con ragione, dunque, per il Pfoa noi riteniamo trattasi di una emergenza non solo per Alessandria ma per il bacino del Po”: così la nostra associazione concluse il voluminoso esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Correva l’anno 2009. Nel 2021 gli smemorati giornali titolano la clamorosa sorpresa: “Il C6O4 rinvenuto nel Po a Castelmassa di  Rovigo”, e i parlamentari (M5S) interpellano il governo: “Urgente salvare i bambini di Spinetta, di Alessandria e della Pianura Padana”. Considerando che negli anni ’90 già denunciavamo le schiume scaricate in Bormida (affluente del Tanaro a sua volta del Po), è indubbio che qualche generazione di bambini non è stata salvata dai ben noti cancerogeni Pfas, prima dal PFOA e ora anche dal suo peggior sostituto C6O4. Nel passato Montedison i Pfas li scaricava dopo l’uso avendoli ricevuti dalla Miteni di Trissino (ancora oggi ammucchiati a Torre Garofoli di Tortona). Adesso lo stabilimento Solvay di  Spinetta Marengo è il solo produttore, e lo scarico segue le stesse vie fluviali oltre che inseguire le falde acquifere; d’altronde proprio la Miteni (chiusa nel 2013) aveva insegnato di scaricare direttamente in falda.

“A maggior ragione, sig. Procuratore, alleghiamo esami del sangue attestanti valori fuorilegge di Pfoa addirittura in lavoratori non adibiti direttamente nei reparti produttivi: con il fondato sospetto che anche gli abitanti sono esposti ai danni del PFOA”: questa denuncia del 2009 dovrebbe rimbombare nella coscienza di Arpa, Asl, politici, sindacalisti e giornalisti, che la ignorarono malgrado l’abbiamo ripetuta quante volte in tutti questi anni. Fa rabbia ricordare che girai l’Italia anche con conferenze dal titolo “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla salute tra allarmi e silenzi”, facendo nomi e cognomi degli inquinatori e dei complici, medici compresi. Non tutti finsero di non sapere, ad esempio l’amministrazione di Ferrara, verificato il Pfoa a Pontelagoscuro , si attivò (2010) “nei confronti  degli enti piemontesi (Regione e Arpa Piemonte, Provincia ed Asl Alessandria, Comune di Alessandria), affinchè Solvay, ivi situata, venga messa in condizione di cessare lo scarico di Pfoa nel fiume Bormida”.  E oggi (2021) si “scopre” il C6O4 a Castelmassa (Rovigo) che con Pontelagoscuro (Ferrara) distano 300 chilometri da Alessandria, all’ingresso dei 180 km² del Delta del Po?

Il disastro Pfas di Spinetta Marengo e quello di Trissino: due facce della stessa medaglia.

Clicca qui l’intervista su Fivedabliu.it.

Il 13 aprile nell’udienza preliminare a Vicenza il GUP ha deciso di riunire i due procedimenti penali contro MiteniMitsubishi, Icig di TrissinoQuindici gli indagatiLa parola alle difese. I reati contestati sino al 2013 a 13 manager sono avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato, aggravato perché  coscienti del danno e nascondendolo (dunque non dovrebbe essere dolo? n.d.r.). 6 di questi  + altri 2 sono indagati per reati di inquinamento ambientale (C6O4) dal 2013 al 2018.


 

Il Dossier “Pfas Basta!” (200 pagg.) è disponibile a chi ne fa richiesta a movimentolotta.maccacaro@gmail.com

Pfas e Bisfenolo riducono la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e la lunghezza del pene.

Gli studi scientifici americani (clicca qui) allarmano il declino della fertilità femminile ma soprattutto di quella maschile. Infatti  Pfas e Bisfenolo riducono  la qualità dello sperma, il volume dei testicoli e incidono  sulla lunghezza del pene. Già era stato accertato l’aumento del tasso di aborto spontaneo. Le stesse anomalie genetiche da anni erano già state riscontrate in pesci, rettili e altre specie.  I Pfas (Pfoa, C6O4, ADV) in Italia sono  indagati in particolare per Piemonte e Veneto per la contaminazione di acque, suoli e aria. La presenza di Bisfenolo per lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (AL) è stata denunciata con esposto dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Analoghi studi sono stati compiuti in Cina. Greta Thunberg  e Erin Brockovich, paladine ambientali e attiviste avvertono: “In pericolo il futuro della razza umana.  La rapida morte e il declino dello sperma devono essere affrontati e devono essere affrontati ora. Semplicemente non c’è tempo da perdere”.

Solvay si difende con le unghie e coi denti a Livorno e Alessandria. E lunga mano sul maxiprocesso Pfas di Vicenza.


La chimica chiede troppo all’ambiente e alla salute.

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Lo sta seguendo il country manager nazionale Marco Colatarci, da Bruxelles guidato dall’AD Ilham Kadri, preoccupati non solo per i provvedimenti giudiziari di Livorno Alessandria ma anche in parallelo per il processo di Vicenza (prossima udienza il 13 aprile) “gemello” di quello piemontese. Ciò che lega Piemonte e Veneto sono i Pfas, presenti in tutti i settori merceologici e indistruttibili in acqua suolo aria, tossici cancerogeni teratogeni nel sangue dei lavoratori e dei cittadini:  una calamità ambientale e sanitaria mondiale. Denunciata in Italia (Alessandria) fin dagli anni ’90. –>(1)

Hanno sempre goduto la  politica omissiva e complice  delle istituzioni tanto la Miteni di Trissino (chiusa nel 2018) quanto, malgrado le nostre ripetute denunce,  la  Solvay di Spinetta Marengo. Quest’ultima è sgusciata via perfino da un processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, anzi gode dell’autorizzazione provinciale all’ampliamento del Pfas C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologici. –>(2)

Solvay è incurante degli ulteriori gravi allarmi Pfas che giungono dal mondo scientifico, ma è sotto la spada di damocle dell’imminente nuovo processo per reati continuati di disastro ambientale e omessa bonifica, per quanto si senta al riparo dello scudo protettivo della Provincia e amnistiata dai governi che non fissano limiti zero ai Pfas. –>(3)

Il colosso chimico non ha argomenti per controbattere le drammatiche risultanze scientifiche ed epidemiologiche, perciò “investe” nel mecenatismo affidandosi  alle compiacenze dei giornali per dare “grande”  risalto alla propria immagine pubblica. –>(4)

Ma la questione PFAS in Italia ha ormai assunto dimensioni strategiche. Infatti Legambiente ha presentato al Governo dieci opere-faro sulle quali concentrare i fondi del Recovery Plan, per avviare una vera transizione ecologica. Tra queste, la bonifica dei territori e delle falde inquinate dai PFAS in Veneto e Piemonte. Che, per quanto riguarda lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, si traduce nell’eliminazione della fonte dell’inquinamento, cioè nella cessazione degli impianti che producono e usano il Pfas C6O4, come rivendicano con le lotte  ComitatoStopSolvay, Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. –>(5)

Finalmente si sono mossi gli indifferenti sindacati. Quanto meno nel Veneto, dove pur tardivamente hanno conseguito l’importante riconoscimento dell’Inail della malattia professionale per gli ex lavoratori che, ancor prima di migliaia di cittadini, hanno altissime concentrazioni di PFAS nel sangue. Nella misura che in Piemonte abbiamo -prove alla mano- denunciato, inutilmente, fin dal 2008. Studi sui lavoratori morti sono assenti a Spinetta Marengo. –>(6)

La storia dei Pfas in Italia cominciammo a scriverne per Alessandria negli anni ’90 del secolo scorso. Nel 2021 si apre a Vicenza il processo contro Miteni di Trissino che si concluderà in Cassazione speriamo prima del 2031. Speriamo con risarcimenti alle Vittime  e bonifiche, a prescindere dalle prescrizioni delle pene. Speriamo che entro quella data si concluda anche il secondo processo ad Alessandria contro Solvay di Spinetta Marengo, con esiti più consoni alla Giustizia di quelli del primo. Sia per il Veneto che per il Piemonte i Pfas hanno determinato, in concorso con altri veleni, due dei più grandi crimini ecosanitari italiani. Anche a Vicenza i reati sono avvelenamento delle acque e mancata bonifica, e sempre con l’aggravante che gli imputati sapevano dell’inquinamento e lo nascondevano,  dunque dovrebbero essere reati di dolo (il massimo della pena): il condizionale è d’obbligo in quanto la giustizia in campo ambientale è giustizia di classe  come documentato in Ambiente Delitto Perfetto (di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).   –> (7)

La storia giudiziaria tra Alessandria e Vicenza, per Solvay si intreccia con quella di Livorno, dove sono ben tre gli esposti in magistratura (WWF, Bluebell e M5S). Per procurarsi uno scudo penale e non affrontare i costi della bonifica del centennale disastro ecosanitario, Solvay ha infatti annunciato per Rosignano lo scorporo delle attività tramite bad company: struttura legale separata controllata dalla capogruppoLo stesso strumento  è ora studiato anche per Spinetta Marengo, come peraltro fu per la stessa Miteni. –>(8)

Si spiega allora perché Bruxelles abbia messo in campo il pezzo da novanta italiano, il Marco Colatarci che nel 2013 si presentò in aula al processo di  Alessandria  per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, e da testimone giurò, in qualità di direttore generale di Solvay Italia, che tutte le relazioni nascoste nei sotterranei che descrivevano almeno dal ’92 le discariche abusive, il cromo esavalente ecc., l’inquinamento delle falde ecc., erano tutti documenti che l’Ausimont venditrice e truffaldina aveva  taciuto all’acquirente Solvay, cioè proprio a lui. Si dichiarò ingenuo, cioè fesso per non pagare dazio processuale. Anche ora non si limita a tessere sempre più solide relazioni con le sudditanze politiche, ma ci mette apertamente la faccia ad Alessandria e Livorno, scarpe grosse e cervello fino. E a Vicenza, nel processo gemello di Spinetta Marengo, da vicepresidente della Federchimica, allunga la mano con consulenze legali e tecniche.  –>(9)

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

–>(1) Pfas una calamità ambientale e sanitaria mondiale.

Facciamo riferimento al più recente Studio ENEA. Le sostanze perfluoroalchiliche (PFOA, PFOS, C6O4, ADV ecc.) sono diffusissime in tutto il mondo: trattamenti pelli e tessuti (Goretex) rivestimenti carta e cartone detergenti e cera per pavimenti vernici, pesticidi e insetticidi schiume antincendio pellicole fotografiche, olii idraulici fondi antiaderenti per cottura cibi eccetera. Perciò sono purtroppo rintracciabili  in tutto il mondo, in particolare in Italia) e in tutti i comparti (acqua, aria, suolo) e  perfino nei tessuti degli orsi polari.

Già negli anni 90’ denunciamo gli scarichi di Pfoa in Bormida (come per l’Ohio utilizzato a scopo potabile), ma il direttore sguscia dalle mani della Giustizia. Nel 2008 denunciamo che anche in Italia, prove alla mano (le cartelle cliniche saranno sequestrate solo nel 2021), i lavoratori hanno tassi altissimi di Pfoa nel sangue. 

Denunciamo l’esistenza degli studi internazionali: la correlazione tra PFAS e ipercolesterolemia, malattie tiroidee, colite ulcerosa,  ipertensione in gravidanza eclampsia, tumori del testicolo, tumori del rene, arterosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto, diabete, infertilità maschile e femminile, aborti spontanei e alterazioni dello sviluppo del feto, tumori del rene, testicolo, prostata, vescica, ovaio, mammella, fegato, pancreas, linfoma NH, leucemie, mieloma multiplo. Ce n’è abbastanza per fermare subito il Pfoa, che invece è tollerato fino al 2013, sgusciando grazie all’Arpa anche dal processo, e  sostituito dal C6O4 (e ADV): dalla padella alla brace. 

Il governo non fissa limiti zero ai PFas, bensì nel 2014  come concentrazione ammissibile in acqua pone… l’obiettivo PFOA ≤ 500 ng/l. E nel sangue? E’ pacifico che dovrebbe essere zero?

–>(2) Solvay si difende col condono dei politici.

Ilham Kadri amministratrice delegata Solvay

Per una multinazionale come Solvay, l’Italia è solo un tassello. Guidato dall’AD di Bruxelles, lo sta seguendo il country manager nazionale, inquieto per i provvedimenti giudiziari di Rosignano e Spinetta Marengo (AL). 

Iniziamo da quest’ultimo stabilimento, ovvero dalla questione Pfas che parallelamente si svolge nel processo a Vicenza per lo stabilimento (chiuso) della Miteni di Trissino.

L’editoriale di “Domani” (clicca qui)  usa proprio il termine “condono” per qualificare la politica omissiva e complice delle amministrazioni piemontesi, le cui ultime (leghiste) nel 2021 non bloccano il C6O4 malgrado i tragici rilievi epidemiologici e idrogeologi locali e gli allarmi internazionali, bensì la Provincia autorizza addirittura l’ampliamento della produzione del C6O4 dopo averlo tacitamente ammesso, condonato, per anni.