
In Veneto pagano l’inerzia di Italia e Unione Europea.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza











Estranea al processo penale, in sede amministrativa Marzotto ha sostenuto di non avere «mai operato» nel sito Rimar “Ricerche Marzotto” diventato Miteni e di avere detenuto «una mera partecipazione azionaria indiretta», riconducendo l’attuale situazione di inquinamento «allo sviluppo industriale dei decenni successivi al 1967-1970», periodo in cui non erano ancora in vigore le norme ambientali sugli scarichi e il principio per cui «chi inquina, paga».
Ma per il Tar è pacifico che la Rimar ha proseguito nel nuovo stabilimento in località Colombara la stessa produzione di sostanze perfluoroalchiliche Pfas che aveva iniziato nel sito di via IV Novembre.



Gli acceleranti cementizi contenenti Pfas usati nelle grandi opere, nei cantieri come quello della Pedemontana ora sotto indagine della Procura di Vicenza, continuano a contaminare torrenti, falde e terreni agricoli di pregio. La Commissione Europea conferma che l’uso di PFAS nei prodotti da costruzione è incluso nel fascicolo di restrizione REACH in valutazione presso l’Agenzia Chimica Europea e che la questione sarà trattata nella prossima restrizione, insieme a criteri per appalti pubblici più sostenibili.
Inizialmente, la notizia ha un po’ sconcertato: per chiudere il buco dell’ozono abbiamo sostituito nei condizionatori i vecchi gas nocivi (i CFC clorofluorocarburi) con sostanze (HFC idrofluorocarburi e HFO idrofluoroolefine) che, degradandosi, hanno contribuito a triplicare in 20 anni i livelli di TFA, l’acido trifluoroacetico un tipo di PFAS. Proprio il TFA che è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino Pfas. E’ quanto ha rivelato uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters.
Al “Protocollo di Montreal”, cioè al bando dei CFC, i composti di cloro-fluoro- carbonio che producevano una riduzione dell’ozono stratosferico, noi abbiamo contribuito in maniera determinante. Per noi: intendiamo Greenpeace e Lino Balza che organizzammo la scalata delle ciminiere dell’Ausimont Montedison di Spinetta Marengo issando enormi striscioni “Qui si buca l’ozono”). La manifestazione, clamorosa fra i media, produsse processi penali a carico di Greenpeace (a Ivan Novelli, che poi diventerà presidente di Greenpeace) e la progressione delle rappresaglie a Balza con il suo licenziamento. ***
Scrissi: “Posso dire che anche grazie a quel briciolo di mio coraggio personale i CFC sono stati eliminati da aerosol, frigoriferi e schiume isolanti, e che si è fermata la pandemia di tumori maligni della pelle e la rovina totale dell’ecosistema entro il 2060. Gli scienziati hanno stimato che, senza quella battaglia, lo strato dell’ozono, che circonda e difende il globo filtrando i raggi ultravioletti, avrebbe già perso oltre il 40% della sua densità sopra il Polo Sud e un nuovo buco sarebbe apparso sopra il Polo Nord”.
Oggi, a quell’orgoglio subentra la questione del pfas TFA. Tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti? Sarebbe la peggiore delle pazzie. La posta in gioco è la salute dell’umanità. Infatti, così come si è dimostrato che l’alternativa ai CFC con gli HFC è stata a sua volta possibile con l’alternativa ecologica dei refrigeranti a base di idrocarburi naturali sicuri per l’ozono e per l’effetto serra, come l’isobutano, (peraltro usati negli anni ’30), così l’urgente traguardo della messa al bando dei Pfas non può assolutamente essere messo in discussione.
*** Gli avvenimenti sono narrati sul primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e sul secondo volume de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.


Dunque si avviano class actions anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo: https://www.rete-




Lavialibera è una rivista fondata da Libera e Gruppo Abele (don Luigi Ciotti) che comprende un bimestrale cartaceo, un sito





















Su “Pressenza” come i Pfas ci uccidono lentamente. Clicca qui.

Su SMIPS il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, clicca qui.


Sono disponibili i video dell’evento “Interferenti endocrini, ambiente e salute: evidenze scientifiche e azione medica”, svoltosi a Firenze, presso la Sala Meeting “Giovanni Turziani” dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Il team guidato dal professor Carlo Foresta dell’Università di Padova ha chiarito il meccanismo molecolare alla base di questa risposta immunitaria, spiegando come l’esposizione ai Pfas – noti per i danni al fegato, alla tiroide, ai processi metabolici e alla fertilità- comprometta la memoria anticorpale, la produzione degli anticorpi in particolare dei bambini.

I PFAS, gli inquinanti «eterni» presenti nelle acque dei territori più industrializzati (il record spetta al Veneto) sono stati ritrovati — fino a dieci volte lo standard di qualità ambientale: 26 microgrammi al chilo — anche nei coregoni del lago d’Iseo. Sul lago d’Idro anche il pesce persico nel 2023 è risultato non conforme (21,4 mcg/kg).
I PFAS avvelenano Alessandria. Sono ovunque, avvolgono la nostra quotidianità: migliaia di sostanze sintetiche utilizzate per una quantità inimmaginabile di oggetti: dalle padelle antiaderenti agli imballaggi, dai cosmetici ai tessuti impermeabili, fino alla carta antiaderente e alla schiuma antincendio.
Sono i PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, conosciute come inquinanti eterni perché, una volta che entrano in un ecosistema, non se ne vanno più. I loro legami sono troppo forti, quasi nulla riesce a scalfirli. Oggi sono al centro di enormi preoccupazioni per i rischi potenziali per la salute umana: disturbi ormonali, problemi immunitari e, in alcuni casi, tumori: le ricerche più avanzate stanno mostrando che siamo circondati da sostanze potenzialmente molto pericolose.
In questa puntata ripercorriamo la genesi di questi polimeri, il viaggio che hanno fatto da un laboratorio americano alle produzioni negli stabilimenti di tutto il mondo, anche in Italia, dove i PFAS sono legati a disastri ambientali e a gravi casi di inquinamento.
Ad Alessandria il polo chimico ex Solvay è l’unico stabilimento a produrre PFAS in Italia. Che sono nell’aria, nell’acqua, e così sono arrivati nel sangue di cittadine e cittadini.
Clicca qui la puntata numero 4 con collaborazione di Lino Balza.
“Molecole, storie di legami e di veleni” è una serie audio scritta da Rita Cantalino e Alessandro Coltré. Prodotta da Fandango Podcast, A Sud e Valori.it

