Due medici al centro dei processi PFAS di Vicenza e Alessandria. Dario Consonni.

Due medici hanno svolto un ruolo cruciale nella storia del disastro eco sanitario dei Pfas in Italia. Giovanni Costa e Dario Consonni.

Dario Consonni. Nei primi anni di gestione Solvay, nel 2003, la media di Pfoa nel sangue di chi era esposto alla lavorazione poteva arrivare anche a 5mila microgrammi litro. Le analisi venivano effettuate da un laboratorio di Brema creato dalla Dupont in Europa, dove vengono spediti, dal 2004, anche i campioni della ditta Miteni che a Vicenza produceva il Pfoa per Solvay. Due medici si confrontano per oltre vent’anni nella lettura dei dati del sangue delle coorti Miteni e Solvay. Giovanni Costa, medico interno di Miteni e professore dell’università statale di Milano, che nel 2009 ha pubblicato un primo studio sull’incidenza del Pfoa nel colesterolo. E Dario Consonni, epidemiologo che visita più volte lo stabilimento di Trissino per coordinare la ricerca e che firma come terzo nome lo studio.

Parte dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo annualmente vengono monitorati per alcuni Pfas  (Secondo le ricostruzioni giornalistiche, gli operai maggiormente esposti in passato venivano spostati di impianto, senza ricevere spiegazioni, fino ??? al dimezzamento della presenza di Pfoa nel sangue). Attualmente, spiega Consonni al giornale lavialibera “gli operai sono informati annualmente in occasione di un’assemblea in cui vengono illustrati sinteticamente i risultati del biomonitoraggio”.

Nel 2013 viene pubblicato uno studio, a firma di Dario Consonni e altri, che evidenzia il rischio di cancro del fegato per esposizione diretta al Pfoa (lavorato con il Tfe per ottenere il Pfte, il Teflon a marca Solvay). Lo studio comprende una percentuale di lavoratori spinettesi, ma i suoi risultati sono giudicati insufficienti dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). A dicembre 2018 Consonni riceve un finanziamento per cercare nello stesso contesto altre sostanze pericolose: Pfoa, cC6O4 e Adv, quest’ultima una miscela di composti Pfas che a Spinetta viene prodotto dal 1989, anno di brevetto firmato da Giuseppe Marchionni, sede Ausimont di Bollate. Lo studio è ancora in corso.

Il documento della Commissione parlamentare ecoreati, del 2022, allega una relazione tecnica firmata dal consulente esterno Andrea Di Nisio, del dipartimento di Medicina dell’Università di Padova. In questa relazione viene confermata la presa di posizione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) sul rischio cancerogeno per il Pfoa. Di Nisio, che da anni lavora con il professor Carlo Foresta sull’interferenza dei Pfas nel sistema endocrino, scrive che “i risultati mostrano che cC6O4 ha caratteristiche fisico-chimiche simili a quelle del PFOA in termini di mobilità e persistenza nei sistemi biologici”. Vengono inoltre sottolineati i limiti dei test sui ratti condotti da Solvay, perché “il ratto non rappresenta un modello appropriato per studiare gli effetti dei perfluoroalchilici, e quindi anche del C6O4, sullo sviluppo umano”. Nel 2011 la sostanza compare nel Registro per le sostanze europee (Reach), detenuta sia presso Miteni sia presso Solvay Solexis di Bollate. Per questa registrazione ufficiale Solvay deve depositare studi sulla tossicità e la persistenza ambientale.

Però Ilaria Colombo, che collabora nel 2013 con Dario Consonni allo studio sui lavoratori di Spinetta, presenta alla Commissione parlamentare ecoreati dei dati che dimostrerebbero come la sostanza non sia bioaccumulabile (la presenza prolungata nel corpo) come il Pfoa. A detta del direttore Solvay Andrea Diotto, questi studi non sono però mai stati consegnati alle istituzioni preposte alla tutela ambientale e sanitaria per motivi di privacy aziendale. Botta e risposta al processo.  Il 3 febbraio nel corso di un’udienza del processo Miteni a Vicenza, Francesca Daprà, fino a dicembre 2020 a capo dei laboratori Arpa Veneto, ha confermato la difficoltà di reperire lo standard del cC6O4, ritrovato nel Po e nello scarico Miteni. Lo standard è il campione certificato della sostanza che le industrie devono fornire alle istituzioni statali per la realizzazione delle analisi ambientali. I difensori dei manager di Miteni sostengono che Arpa Veneto non sia stata in grado di monitorare queste sostanze, sottolineando l’impreparazione della teste. Daprà dal canto suo risponde: “Nel 2018 quando ci venne comunicato questo nuovo composto, né la Solvay né il laboratorio certificato che aveva il cC6O4 ci risposero. Abbiamo dovuto chiederlo a Miteni, a quei lavoratori che già nel 2010 lo avevano nel sangue e che era stato registrato a Bollate, dalla Solvay”.

Per decenni il cancerogeno Pfoa nel sangue dei lavoratori, con l’avallo del medico.

Robert Bilott, l’avvocato che incastrò Du Pont.

Premesso che il livello dovrebbe per tutti essere zero, per trent’anni il professor Giovanni Costa ha rassicurato i lavoratori sull’innocuità del PFOA nel loro sangue, addirittura con 91.900 nanogrammi  per millilitro della sostanza:  cancerogena per via orale, attraverso la pelle o l’inalazione! Costui era medico del lavoro tanto della Miteni di Trissino che della Solvay di Spinetta Marengo. Ad Alessandria lo contestammo e lo sfidammo ad un confronto pubblico, che eluse. Dopo la notorietà  del disastro Du Pont,  dal 2007 non c’erano dubbi sulla pericolosità del Pfoa, tant’è che nel 2008  pubblicamente denunciammo –anche con esposti in magistratura- lo scarico Pfoa in Bormida e l’avvelenamento del sangue dei lavoratori di Spinetta. Oggi torniamo a chiedere alla Procura di Alessandria di sequestrare le cartelle cliniche dei lavoratori. Le responsabilità del Costa sono al vaglio dell’autorità giudiziaria veneta.

Clicca qui Andrea Tornago.

Emerito professor Giovanni Costa.

Per i Pfas Solvay finora non ha pagato nulla. In Usa invece…

Du Pont è andata a processo nel 2015. Nel 2017 si è arrivati a 3500 cause individuali e la compagnia ha finito per patteggiare (670,7 milioni di dollari), ma non c’è stata alcuna decontaminazione né alcuna bonifica. L’unica cosa che hanno fatto finora è stato pagare per i sistemi di filtraggio dell’acqua potabile delle diverse comunità. Lo Stato del Minnesota ha citato in giudizio la compagnia 3M nel 2008. Il processo si è chiuso nel 2019 con un risarcimento di 850 milioni. Poi anche altri Stati hanno intentato cause giudiziarie. La gente ha capito che i Pfas non venivano usati solo per il teflon delle pentole antiaderenti e le schiume antincendio. Sono stati usati per quasi tutto.  Clicca qui Pfas, l’avvocato Usa delle class action: “Basta ignorarli, sono già dentro di noi e incidono sulle …