S. O. S. Save Our Struggles Salviamo le nostre lotte · · · — — — · · ·

E’ passato un altro anno, il diciottesimo: la maggiore età, ed è scaduto l’abbonamento che ci ha consentito di spedire senza limitazioni di cadenza a quasi 43.000 utenti la mailinglist della “Rete Ambientalista – Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.
Non siamo in grado di coprire i costi dell’abbonamento 2026: perciò lanciamo la sottoscrizione per sopravvivere come koala della (contro) informazione.
Malgrado tutto il lavoro (gratuito) che ci comporta, e l’età, siamo ancora convinti di essere utili, consapevoli che sarebbe un peccato se chiudessimo, che la estinzione della Lista sarebbe un grosso regalo agli inquinatori e ai guerrafondai.
Verrebbe meno, ad esempio, il nostro piccolo contributo alla grande lotta dei Movimenti in questa tragica fase storica di guerra e pace.  A tacere i numerosi versanti di lotta per la salute che stiamo affrontando. Pensiamo che proprio ora siamo ad un cruciale punto di svolta nazionale sulla drammatica “Questione Pfas”.  E proprio noi, che in trenta anni, sulla nostra pelle, abbiamo fatto della messa al bando dei Pfas il cavallo di battaglia, proprio noi ora dovremmo essere ridotti al silenzio dai complici di Solvay e lasciare inermi le Vittime alla mercè della politica e della magistratura?
Così non avverrà se, anche quest’anno, la collettività ecopacifista riuscirà a sottoscrivere l’abbonamento.
Questa sottoscrizione è provvidenziale a salvaguardia di uno scomodo strumento di informazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti, quale è la RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza.
Al fine di salvaguardare questo servizio collettivo, perciò invitiamo ciascuno di noi a inviare il bonifico tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.
 
Il Sito (www.rete-ambientalista.it) e la omonima Lista sono gestiti dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” (movimentolotta.maccacaro@gmail.com). Dall’esordio del 2008, abbiamo progressivamente abbandonato la mera dimensione locale per sviluppare sempre più uno spazio aperto alle esperienze dei Movimenti italiani impegnati nelle lotte sul fronte della salvaguardia dell’ambiente, della tutela della salute, della difesa della pace e della nonviolenza.  Fa testo il numero dei “post” informativi provenienti da tutta Italia e non solo: siamo già a quota 1500 all’anno, ognuno corredato da cospicua documentazione scientifica, tutti archiviati e indicizzati in quasi 1100 categorie. Per “Rete Ecopacifista” perciò intendiamo “Rete delle Reti”, perché ciascuno degli utenti (43mila come mailing list) a sua volta ha un proprio bacino più o meno vasto di corrispondenti, comprese Liste di portata nazionale. Perciò l’effetto di sinergia e amplificazione delle notizie è esponenziale, includendo anche il mondo politico nazionale ed europeo (e… inevitabilmente un “affezionato” numero di inquinatori e bellicisti). Dunque, i numeri totali del target vanno ben oltre i nostri che pur al Sito contano circa 2milioni e mezzo di accessi all’anno in ambito nazionale ed europeo, nonché 43mila con cadenza almeno settimanale (la nostra tiratura giornalistica!). Inoltre, i gruppi e le pagine Facebook hanno oltre 7.000 membri, i canali Youtube sempre in via di sviluppo come anche Twitter. I nostri libri sono stampati a spese dell’autore: la loro sottoscrizione è interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma. Così come il piccolo residuo della sottoscrizione dell’anno scorso.

1976. Prevenzione primaria. Maccacaro costituisce Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute.

In queste ore si svolge, a ben quattro anni dal precedente, il XI congresso nazionale di Medicina democratica. Il titolo “50 anni con G. A. Maccacaro e L. Mara” ci richiama alla memoria la dolorosa scissione conclusasi nel 2018 (vedi “Ambiente Delitto Perfetto”, o più brevemente clicca qui “Luigi Mara & Medicina democratica”, sottotitolato “Luci e ombre di un grande protagonista. Il filo rosso che lega il ‘sessantotto’ alla nascita dell’Associazione di Giulio Alfredo Maccacaro, e passando per la mutazione genetica, fino alla sua scissione”).
Ma adesso soffermiamoci sul presente, occupiamoci del sottotitolo, clamoroso, di questo congresso: “La prevenzione primaria è diritto alla salute”. Dunque, di come il concetto cristallino di ieri è stato oggi corrotto dall’immarcescibile presidente di Medicina democratica, che di fatto ha venduto la salute (altrui) tramite il patteggiamento con Solvay. L’associazione è stata comprata con un mercimonio bollato dai Comitati di Alessandria e dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” come scandalo: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2025/03/29/scandalosa-medicina-democratica-al-processo-solvay/. A sua volta, Marco Caldiroli ha difeso il patteggiamento come… esigenza di cassa, cioè come segue: clicca qui https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18320. Una toppa peggio del buco.
Insomma, nel 2025 il Direttivo di Medicina democratica (“a maggioranza”: precisa Caldiroli) ha ripetuto (come a maggioranza dieci anni prima) il tradimento del pensiero e dell’opera di Maccacaro, ha rinnovato il tradimento delle Vittime del popolo inquinato alessandrino, a tacere di tutte le Vittime italiane dei PFAS. Per quaranta denari.
Ebbene, in queste ore, il congresso del 2026, immemore del sottotitolo, sta annegando in un oceanico dibattito le suddette tre turpi carrette del mare?  In quali termini ne parlano, o non ne parlano, i relatori?  Rivendicano che “La prevenzione primaria è diritto alla salute”? Francesco Pallante nella relazione “Il diritto alla salute è ancora nella Costituzione”? O Edoardo Bai nella relazione “Fabbriche di morte: inquinanti e produttrici di armi”?  O Maria Antonietta Cuomo nella relazione “Da vittima a protagonista di giustizia”? O Felice Casson nella relazione “Rafforzare i diritti delle vittime con l’art. 42 della Costituzione”? O Alessandro Rombolà nella relazione “L’omicidio lavorativo, per una nuova e idonea fattispecie penale”? O Gianni Tamino nella relazione “Il ruolo delle associazioni per una consapevolezza collettiva e di promozione di un ambiente salubre”? O Marino Ruzzenenti nella relazione “Uscire dal capitalocene, il conto della bonifiche non ancore fatte”? O Rossano Ercolini nella relazione “L’economia circolare non include l’incenerimento dei rifiuti”? O Claudia Marcolungo nella relazione “Contaminanti eterni: uscire dalla produzione dei PFAS”? O nella relazione “Crimini ambientali e procedimenti giudiziari” Edoardo Bortolotto (il quale per Miteni NON ha patteggiato come invece per Solvay)?
Insomma, per onorare davvero 50 anni di Maccacaro, nessuna di codeste relazioni, ognuna dai propri punti di esame,  può eludere il nodo nazionale “Pfas e Solvay”, come tagliarlo, come fare prevenzione primaria per tutelare il diritto alla salute: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2026/04/06/il-principio-e-chi-inquina-paga/.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

L’Artico come un gigantesco imbuto che raccoglie i Pfas.

Esplosione dei Pfas, trasportati da migliaia di chilometri (da Spinetta Marengo eccetera) fino al cuore dell’Artico, in uno degli angoli più remoti e incontaminati del pianeta, l’arcipelago delle Svalbard, tra ghiacciai millenari e tundre sferzate dal vento. Qui vive una sottospecie unica di renna (Rangifer tarandus platyrhynchus), un animale simbolo di resistenza che ha imparato a sopravvivere a inverni lunghi e bui. Eppure, anche queste creature solitarie non sono immuni all’impronta dell’uomo. Un recente studio guidato dalla ricercatrice Malin Andersson Stavridis della Norwegian University of Science and Technology, e pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, ha rivelato che i livelli di PFAS sono aumentati del 900% in dieci anni (concentrazione da 0,6 a 5,48 nanogrammi per grammo).

Pfas, meglio tardi che mai.

I titoli giganteggiano: “IKEA elimina completamente i PFAS dalle sue pentole”. Più appropriato l’avverbio dovrebbe essere “finalmente”. Poco meno di venti anni fa, c’era chi (come Lino Balza) teneva conferenze in giro per l’Italia diffidando di utilizzare le pentole antiaderenti trattate con PFOA (Teflon).

La civiltà della guerra, la civiltà dello spreco.

Celebrata la “Giornata internazionale dei rifiuti zero”: oltre un miliardo di tonnellate di cibo vengono sprecate, il 19 per cento di tutto il cibo disponibile per i consumatori, mentre il 13 per cento viene perso dopo il raccolto e prima della vendita al dettaglio. La maggior parte degli sprechi alimentari si verifica all’interno delle famiglie, che sprecano oltre un miliardo di pasti al giorno circa il 60 per cento, seguiti dalla ristorazione, il 28 per cento, e dalla vendita al dettaglio, il 12 per cento. Il mondo, dunque, sta dissipando cibo compromettendo la sicurezza alimentare e rallentando i progressi verso un futuro a rifiuti zero e circolare. La perdita e lo spreco alimentare generano dall’8 al 10% delle emissioni globali di gas serra, e il solo spreco di cibo rappresenta fino al 14% delle emissioni globali di metano, un gas 84 volte più potente della CO2 nell’arco di 20 anni.    
 

(Per leggere l’articolo completo clicca qui)

La civiltà persiana e la civiltà americana: i due americani.

E’ passata la notte e la civiltà persiana, millenaria ma minacciata di essere cancellata in queste ore, è ancora lì, mentre il cosiddetto regime degli ayatollah, pur uccisi i suoi capi, ha dato una prova di straordinaria dignità e coraggio. Invece c’è un’altra civiltà, antica di tre secoli, quella nordamericana, che non è finita, perché una civiltà non può essere soppressa, ma è sparita alla vista, perché non è una civiltà quella che vuole distruggere le altre. Certo, si deve dire, Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”. Né si è salvata l’Europa di Bruxelles, già complice del genocidio compiuto dallo Stato di Israele, con l’eccezione della Spagna che ha chiuso il cielo agli avvoltoi; e anche il Regno Unito ha reagito negando le basi ai cugini americani, facendosi per questo sbeffeggiare da Trump, come i nuovi Chamberlain.

È ora da qui che per mille segni, in Iran, negli Stati Uniti e anche in Italia, grazie ai giovani che hanno vinto il referendum, sta partendo la resistenza, comincia la risalita. E i cortei “No King” che hanno spontaneamente riempito oltre 3.000 piazze di tutto il mondo, con la partecipazione di oltre 8 milioni di persone, stanno lì a dimostrarlo.

Intanto deve essere stato uno straordinario regista quello che ha organizzato lo spettacolo della notte di Pasqua, nel quale si è mostrata in modo quasi plastico la scena oggi del mondo: da un lato il presidente americano alla Casa Bianca che promette l’inferno se non viene riaperto lo stretto di Hormuz, di cui lui stesso, gettandolo in guerra, ha provocato la chiusura, dall’altro il papa americano a San Pietro che promette il regno dei cieli a chi apre i sepolcri della guerra e dell’ingiustizia, guardando alla potenza dell’amore di Dio, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”.

Nei giorni precedenti papa Leone aveva tracciato una specie di identikit di Trump: (continua Raniero La Valle)

Basta animali in gabbia.

Abbiamo depositato in Cassazione una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate, con l’obiettivo di chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE (Austria, Lussemburgo, Svezia, Repubblica Ceca, Slovenia, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca.
In Italia si stima che più di 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600.000 scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie siano allevate in gabbia, per un totale di oltre 40 milioni di animali: ecco perché è nata la nostra nuova campagna Gabbie Vuote, in collaborazione con Fanctanza Media e The Good Lobby.
Sulla piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia sarà possibile firmare una proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere l’introduzione del divieto all’uso delle gabbie per tutte le specie allevate su tutto il territorio italiano.
L’obiettivo è raccogliere almeno 50.000 firme entro settembre in modo da chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE.
 

Chiusura Solvay: Nazioni Unite contro Italia e Unione Europea.

La lobby chimica internazionale Solvay, a difesa dei propri lauti profitti, quale monopolista delle produzioni Pfas, arruola grandi firme. Del calibro di Mario Draghi. Supermario fu chiamato a frenare il bando totale UE dei Pfas: nel suo rapporto sulla competitività europea (settembre 2024), sostenne che limitare drasticamente i Pfas danneggerebbe la competitività europea, in particolare nei settori delle auto elettriche, semiconduttori e rinnovabili. In particolare, ma senza enfatizzare, aveva a cuore il settore militare. Invece, sparò alto dichiarando addirittura… i Pfas insostituibili per la transizione verde e digitale. Ovvio che ignorò completamente i rischi per la salute e la presenza delle alternative industriali indicate nel dossier dell’ECHA Agenzia europea per le sostanze chimiche.
 
L’autorevolezza di Draghi servì a frenare la proposta di cinque paesi europei (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) di vietare l’uso di questi composti cancerogeni.
 
Ultimo sponsor arruolato: Jessika Roswall, commissaria europea all’Ambiente, per una missione   organizzata dall’europarlamentare Letizia Moratti (Forza Italia), guarda caso membro attivo della Commissione per l’ambiente. Per questa missione, a marzo la Roswall ha visitato il sito Syensqo Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria. Dopo aver girato, caschetto giallo e camice bianco,  a braccetto dell’amministratore delegato Mike Radossich e di Andrea Diotto, ex manager dello stabilimento che la procura accusa di disastro ambientale colposo (omessa bonifica del territorio e ulteriore inquinamento Bormida-falde-suolo-atmosfera con nuove sostanze, tra cui i Pfas), tutta sorridente (foto diffuse su Linkedin) la Roswall ha “postato” un commento entusiasta che comitati e associazioni hanno commentato su un manifesto con un enorme titolo: VERGOGNA.
 
Vergogna per aver esaltato l’ “eccellenza industriale di un’azienda scientifica innovativa che applica la ricerca chimica allo sviluppo di soluzioni più sicure, pulite e sostenibili, e assicura un’impronta ambientale migliorata”. Senza il rispetto per la popolazione falcidiata da malattie e morti.  
Di opposto avviso è Marcos Orellana, relatore speciale delle Nazioni unite sulle sostanze tossiche e i diritti umani, esperto di diritto internazionale e ambientale, insegnante all’American University di Washington e in moltissimi atenei in tutto il mondo, direttore del settore Ambiente e diritti umani di Human Rights Watch.
 
Nel suo primo mandato come relatore speciale Onu, tra il 2020 e il 2023, si era già occupato dell’inquinamento Pfas in Italia. A seguito della sua visita nel dicembre 2021, nella sua relazione finale Orellana aveva avvertito che a Spinetta Marengo è in corso un “disastro ambientale e sanitario” simile a quello del Veneto, citando la contaminazione delle acque e del suolo e dell’aria da parte del polo chimico Solvay, danneggiando gravemente la salute delle comunità locali. Non solo, aveva denunciato l’inazione politica delle autorità italiane locali e nazionali che non avevano né informato né salvaguardato la popolazione sui rischi per la salute legati alla contaminazione senza limiti da PFAS. Orellana aveva inquadrato la questione non solo come un problema ambientale, ma come una violazione dei diritti umani fondamentali, in particolare il diritto alla salute e a un ambiente pulito.
 
La relazione di Orellana aveva fatto luce sulla necessità di intervenire urgentemente per bonificare l’area e tutelare gli abitanti di Spinetta Marengo dagli effetti a lungo termine delle sostanze tossiche. Per questa urgenza, stante l’inazione delle istituzioni italiane ed europee a fermare le produzioni Solvay, le popolazioni alessandrine metteranno in campo le azioni collettive di class actions.
A sua volta ora, verso la fine del secondo mandato, Marcos Orellana sta lavorando a un nuovo report che porrà al centro la questione della messa al bando totale dei Pfas. (clicca qui uno stralcio dell’intervista).

Il principio è: chi inquina paga.

Proseguendo la narrazione (https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/01/perche-le-class-actions-risarcimenti-milionari-per-la-popolazione-di-alessandria/ ), facciamo il punto delle azioni collettive in sede civile, class actions, contro Solvay in Italia (sollecitate fin dal 2015 dal Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che alla condanna penale seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”).
 
In altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti il fenomeno delle “class actions” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale, con effetto di esiti pesanti per le multinazionali chimiche: per Solvay compresa che da dovuto chiudere i Pfas in Usa (https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/09/dunque-class-actions-anche-in-italia-contro-i-pfas-della-solvay/).
 
La regia delle nostre class actions non è unica ma l’ispirazione sì, come in coerenza divulgo da dieci anni almeno. Avendo alle spalle solide basi probatorie, valenti giuristi, precedenti internazionali, fondi specializzati: esse riducono il rischio legale collettivo e aumentano le probabilità di successo. Dunque, le assemblee stanno finalmente affrontando, in sede civile, le class actions -l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria–   contro i disastri Pfas anche in Italia. Vogliono essere all’insegna della partecipazione attiva piuttosto che passiva delle popolazioni.
 
In Veneto, si tratta di class actions di natura risarcitoria, ovvero di natura riparatoria: intervengono ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto dalla popolazione per responsabilità dell’azienda Miteni di Trissino (la cui solvibilità è dubbia essendo fallita, però c’è chi sostiene la responsabilità di Solvay come committente). Se ne stanno occupando due realtà diverse che offrono entrambe assistenza legale collettiva per risarcire i cittadini a livello individuale: “a costo zero, in cambio di una quota degli eventuali ristori”. Una, denominata “Risarcimento Miteni” della spa bresciana “Finanziamento del contenzioso”: annunciate 20mila adesioni per cedere il proprio diritto al risarcimento ad una realtà che poi distribuirà le somme ottenute), avrebbe sinora raccolto 10milioni di euro. L’altra è la FIDeAL, in collaborazione con le “Mamme no Pfas”, anch’essa impropriamente definibile class action generalizzata bensì azione collettiva che affronta i singoli casi individuali risarcibili da girare poi ai cittadini per una quota maggioritaria. Alle loro spalle hanno una sentenza penale per reato di dolo.
 
In Piemonte, analogamente si tratta di due azioni collettive della suddetta natura risarcitoria, ma soprattutto stiamo preparando la class action inibitoriadi natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione. Ovvero: chiudere le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, bloccare le emissioni tossiche e cancerogene, avviare la bonifica, far pagare i costi e risarcire ambiente e salute. Esempio: la richiesta di risarcimenti al tribunale di Lione è di 36.5 milioni di euro, 190mila ciascun abitante per i danni alla salute, morali, psicologici e materiali. Esempio: Solvay è costretta a pagare al New Jersey 393 milioni di dollari per completare la bonifica dei PFAS, per affrontare il risanamento nei sistemi idrici pubblici e nei pozzi privati, per i costi diretti passati per affrontare la contaminazione. L’inibitoria ad Alessandria è irrinunciabile stante i due fallimenti dei processi penali relativi al disastro sanitario e ambientale perpetrato dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo a massimizzare i suoi enormi profitti.

Pfas: invecchiamento precoce e malattie.

La rivista scientifica Frontiers in Aging ha pubblicato lo studio di un team di scienziati guidato dall’Università Jiao Tong di Shanghai che dimostra come i Pfas alterano l’orologio biologico, cioè invecchiano l’età delle cellule rispetto all’età anagrafica, soprattutto per gli uomini tra i 50 e i 64 anni.
Va da sé che questo invecchiamento precoce peggiora i problemi di salute causati dai Pfas: tra cui alterazioni ormonali, infertilità, obesità e aumento del rischio di tumori.

I Pfas nelle carte da forno.

Chi immette in commercio una carta da forno è tenuto a rilasciare una dichiarazione sulla sicurezza, in modo da certificare che il prodotto contenga solo sostanze ammesse dalla legge. Quello che però le etichette non riportano è la presenza di tre diversi Pfas. Il test su 16 marche, che trovate su “Il Salvagente”, rivela la presenza diffusa di “inquinanti per sempre”, pur entro i limiti stabiliti dal regolamento UE relativi alla produzione e commercializzazione di imballaggi alimentari, cioè la quantità di Pfas in una forma che può liberarsi durante la cottura in forno e subire una migrazione nel cibo stesso, finendo nell’organismo di chi consuma il pasto.  Il nodo resta l’esposizione cumulativa e l’impatto ambientale sia nei processi industriali che durante lo smaltimento, quale ennesima fonte di contaminazione.

I Pfas nella pancia della mamma.

La presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche, note come “sostanze chimiche eterne”) nel corpo delle donne in gravidanza e, di conseguenza, nel feto, rappresenta un serio problema di salute pubblica, con evidenze scientifiche che ne confermano il passaggio transplacentare. Il gruppo di ricerca guidato da Shelley H. Liu, docente presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai, in un nuovo studio nel sangue del cordone ombelicale, pubblicato su Environmental Science & Technology, ha confermato che l’esposizione ai Pfas comincia prima ancora della nascita, nell’utero, in una fase delicata e cruciale per lo sviluppo umano, quando ogni interferenza chimica può avere conseguenze a lungo termine.  
L’esposizione prenatale ai PFAS è particolarmente critica perché la gravidanza rappresenta una finestra di vulnerabilità biologica: basso peso alla nascita, parto pretermine, alterazioni metaboliche e modifiche nella risposta immunitaria ai vaccini. I prossimi passi della ricerca includeranno l’analisi degli effetti a lungo termine nei giovani ormai cresciuti e lo studio dei composti meno conosciuti individuati nel sangue del cordone ombelicale.

Pfas e ossa fragili negli adolescenti.

L’esposizione precoce ai Pfas, fin dalle prime fasi della vita, compromette lo sviluppo osseo: una nuova ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata sul Journal of the Endocrine Society evidenzia il legame tra livelli elevati di Pfas e minore densità ossea durante l’adolescenza, in particolare a livello dell’avambraccio, con rischio più elevato fra le ragazze.
L’adolescenza è il periodo in cui si costruisce la maggior parte della massa ossea che accompagnerà l’individuo per tutta la vita. Una riduzione in questa fase può tradursi in maggiore rischio di fratture e osteoporosi in età adulta.

Pfas in Toscana.

Contro i Pfas, il consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità una mozione che “chiede di individuare le fonti dell’inquinamento, rafforzare i controlli, inserire stabilmente il tema Pfas nel Piano di Tutela delle Acque e istituire un Osservatorio tecnico-scientifico regionale” perché “intervenire oggi significa dare una risposta ai cittadini e alle associazioni che si battono da anni per portare all’attenzione del governo regionale questo problema e provare e mettere un argine alla diffusione di queste sostanze, purtroppo già eccessivamente presenti. L’acqua è un bene comune e va difesa con scelte coraggiose”.

I Pfas che arrivano dall’aria.

L’azienda Chemviron di Legnago, provincia di Verona, è da tempo al centro di polemiche: rigenera i cosiddetti filtri a carbone, il sistema per assorbire i Pfas dall’acqua. E nel trattarli riversa emissioni in atmosfera. Negli anni scorsi gli esposti dei cittadini avevano fatto scattare le verifiche dei carabinieri del Noe di Treviso. Monitoraggi avevano individuato la presenza di Pfas nelle acque in uscita dalla ditta, e anche da un camino.
Nel comune di Dueville,  provincia di Vicenza, manca un acquedotto e ‘acqua viene prelevata da quattromila pozzi artesiani, uno dei quali è stato però chiuso di recente a causa di valori oltre i limiti di Pfaspfba, la cui presenza è stata riscontrata nelle terre e nelle rocce da scavo della Pedemontana Veneta.
Altra fonte di preoccupazione è quella legata al progetto di realizzazione di una nuova linea di trattamento di rifiuti ospedalieri e sabbie da fonderia nell’impianto Silva a Montecchio Precalcino, provincia di Vicenza, dove la già martoriata ex Area Safond Martini insiste su una ricarica di falda acquifera.

In Veneto pagano l’inerzia di Italia e Unione Europea.

Il voto finale del Parlamento europeo è atteso entro marzo 2026, secondo cui gli Stati membri avranno tempo fino al 2033-2039 per realizzare la piena conformità di qualità ambientale per le acque superficiali e sotterranee, per quanto riguarda 25 sostanze PFAS.
Non occorre attendere il 2033 per sapere che i nostri fiumi sono in sofferenza. Il report conclusivo 2025 della campagna Operazione Fiumi di Legambiente Veneto, realizzato con il supporto tecnico di ARPAV, documenta una situazione preoccupante per il territorio padovano. Nel bacino del Bacchiglione superamenti diffusi per il PFOS lineare (limite di legge: 0,65 ng/L) in decine di stazioni in provincia di Padova. 
Sul fiume Brenta, quale eredità della Miteni, superamenti nel tratto finale verso Chioggia e Fossò, e presenza da Piove di Sacco.
Una novità: nel Retrone, affluente del Bacchiglione, sono stati rilevati per la prima volta i composti GenX e C6O4, pfas Solvay di nuova generazione, con superamento di quattro volte il limite di potabilità (100 ng/L), con ricadute a valle sull’intero sistema Bacchiglione–Padova.
Un quadro allarmante. La presenza diffusa di Pfas nelle acque del Bacchiglione rappresenta un rischio diretto per le derivazioni idrauliche ad uso agricolo, con potenziale contaminazione della filiera alimentare su un vasto territorio dell’alta pianura veneta. La zona rossa tra Vicenza, Padova e Verona presenta una contaminazione significativa, con oltre 16.000 persone con alti valori di PFAS nel sangue.

Percorso per l’acqua pubblica in Campania.

Con tenacia, analisi giuridiche, impegno, lotta, conflitto, proposta, i movimenti campani per l’acqua pubblica, lottando sui territori sin dal 2024, hanno ottenuto il ritiro della delibera che prevedeva la privatizzazione della grande adduzione delle risorse idriche in Campaniacioè il ritiro, in autotutela, della Procedura… per la selezione del socio privato operativo di minoranza del costituendo soggetto gestore del Servizio di gestione del Sistema Acquedottistico della Grande Adduzione Primaria di Interesse Regionale, nella forma della Società per Azioni a partecipazione mista pubblico/privata ‘GRIC S.p.A. Un percorso tutto da creare, quale obbiettivo chiaro e trasparente di istituzione di un soggetto di diritto pubblico, al quale affidare la gestione della grande adduzione delle risorse idriche, nel quale sia previsto da subito l’istituzione di un Osservatorio civico permanente.

Occhio alle etichette: che siano Pfas Free.

Su padelle antiaderenti; imballaggi alimentari (compresi i contenitori da asporto e i cartoni per pizza); abbigliamento tecnico impermeabile; tessuti antimacchia per divani e tappeti; cosmetici; detergenti. Attenti agli acronimi dei Pfas più comuni con cui possiamo riconoscerli: Pfte, Pfoa ,Pfos. 
Non esistono test domestici in grado di confermare con certezza la presenza di Pfas. Tra questi, è il cosiddetto “test della goccia”. Basta versare una piccola quantità di acqua o olio su una superficie in carta o cartone, come quella di un contenitore alimentare. Se il liquido viene assorbito, è probabile che il materiale non sia trattato. Se invece rimane in superficie formando una goccia compatta, quasi perfetta, è possibile che sia stato trattato con sostanze idrorepellenti come i Pfas.

Class action contro Colgate Palmolive.

Colgate-Palmolive dovrà affrontare due azioni legali collettive per confezione ingannevole dei suoi collutori per bambini. Lo ha deciso una giudice federale di Chicago accogliendo l’istanza dei consumatori che hanno promosso le cause, i quali sostengono che i colori vivaci e i gusti accattivanti come «Bubble Fruit» e «Silly Strawberry» inducano i genitori a ritenere che il prodotto sia sicuro anche per i bambini al di sotto dei sei anni, nonostante le linee guida sanitarie statunitensi raccomandino espressamente di non utilizzare collutori al fluoro in quella fascia d’età. Il fluoro, infatti, può risultare dannoso se ingerito, soprattutto dai più piccoli.
In attesa di un possibile risarcimento per i consumatori e di una revisione delle confezioni, le cause contro Colgate confluiranno ora davanti al giudice federale. Non è la prima volta che Colgate viene attenzionata sul versante giudiziario a causa del marketing connesso a prodotti al fluoro. 

Class action contro Bayer: paga.

Il colosso tedesco Bayer, che ha già affrontato 130mila richieste di risarcimento e speso 10 miliardi di dollari, ha proposto alla Corte Suprema degli Stati Uniti un maxi  accordo per chiudere definitivamente la questione del Roundup, l’erbicida a base di glifosato. 
L’azienda, che continua a sostenere l’innocuità del Roundup  (nega non solo il linfoma non-Hodgkin, letale tumore del sangue con una latenza che può superare i 10 anni),  dall’erbicida ha eliminato il glifosato dal 2023 e ora  propone di stanziare 7,25 miliardi di dollari per risarcire le persone esposte fino al 17 febbraio 2026, che hanno sviluppato o che svilupperanno la malattia entro i prossimi 16 anni, che al momento sono circa 65mila.

Il nodo del biodigestore di Casal Selce.

L’impianto strategico per il trattamento di 12OMILA tonn. di rifiuti organici, nel Municipio XIII di Roma, è diventato uno dei nodi più controversi della politica dei rifiuti nella capitale. Da un lato rappresenta un tassello della strategia per ridurre il ricorso alle discariche e produrre biometano e compost tramite digestione anaerobica; dall’altro ha generato una forte opposizione da parte dei residenti e di numerose associazioni che denunciano criticità ambientali, sanitarie e procedurali. Clicca qui.

Ambiente Clima Mobilità Energia.

  • Inquinamento atmosferico ed emergenza climatica
  • Impatti ambientali sulla salute umana all’epoca della grande accelerazione
  • Inquinamento atmosferico: la raccolta dei dati in relazione ai nuovi limiti europei
  • Diffondere conoscenza ambientale: l’esperienza di Ambientnonsolo
  • Presentazione del rapporto Mobilitaria 2024
  • Mobilità elettrica urbana: una giusta transizione
  • Comunicazione media e sostenibilità
  • L’eccessivo inquinamento dell’aria nelle città
  • Osservatorio della Mobilità Urbana Sostenibile

La tortura fa parte del genocidio palestinese.

Secondo Antonio Tajani, “il diritto internazionale conta, ma fino a un certo punto”. Anche dopo questo nuovo rapporto  “Tortura e genocidio”, 
sui crimini israeliani in Palestina pubblicato da Francesca Albanese?
 
Dopo aver svelato gli interessi economici che traggono profitto dal genocidio in corso, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha documentato la tortura sistematica riservata ai palestinesi dal 7 ottobre 2023, sia in carcere che fuori. Pestaggi, violenze sessuali, l’uso della fame come arma, uccisioni di massa: tutto condensato in venti pagine di rapporto, corredato da testimonianze e fonti indirette. “Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio — scrive Francesca Albanese — contro una popolazione in quanto tale e sostenuta attraverso politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida risulta evidente“. Negli ultimi due anni diversi rapporti ONU, l’ultimo a settembre, hanno delineato i contorni della condotta genocida israeliana, finita anche sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia.
 

Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo: non sia la solita liturgia.

Ha vinto il peggiore!

Le votazioni, per la prestigiosa onorificenza che “premia” dal 2004 i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace, per il 2025 hanno registrato una accanita concorrenza tra Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Tajani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia, Luigi di Maio. Per gli sconfitti, comunque pubblichiamo in sintesi (saccheggiando Travaglio e vignettisti) le motivazioni che hanno accompagnato i voti, scegliendo i commenti tra i più salaci e i meno offensivi. Non prima di aver annunciato che il vincitore 2025 è stato Donald Trump, in quanto il Premio Attila, destinato in origine ai nostri “patrioti”, ormai ha valicato i confini nazionali. 

continua

La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004”, pagg. 148, per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato.
 
Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com  l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

No Kings a Roma, il corteo contro le guerre e il riarmo.

Sono decine di migliaia i manifestanti e centinaia le realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil, all’Arci fino ad Askatasuna, scese in piazza a Roma per la manifestazione di No Kings Italia, tappa nazionale della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. È una piazza collegata a quella di Togheter contro l’estrema destra a Londra e a quelle del movimento No Kings negli Stati Uniti. Una piazza volutamente senza partiti. 

Noooooooooooooooo

Primi effetti collaterali del trionfo del No.

Il sottosegretario Delmastro lascia non solo la Bisteccheria d’Italia e la figlia del prestanome dei Senese, ma anche il governo e la politica, per presentare la prossima edizione di Delmasterchef.
Giusi Bartolozzi, l’altra capra espiatoria, sfugge d’un pelo al plotone di esecuzione e, come promesso, scappa all’estero fra i cervelli in fuga che han deciso di non tornare, alla ricerca del suo. Ma invano. Allora torna clandestinamente in patria e chiede ospitalità alla famiglia nel bosco. Ma trova tutto occupato dalla Picierno e dagli altri “riformisti del Sì”.
Il licenziamento di Gasparri come se fosse quello che è, un impiegato Mediaset, per mano della titolare Marina Berlusconi, cavaliera di Mattarella, è passato come la cosa più normale del mondo. Ma non la sua sostituzione con la figlia, altra figlia d’arte,  di un premier pregiudicato per frode fiscale, sette volte prescritto per leggi fatte da lui, finanziatore della mafia per almeno 18 anni.
A Garlasco, Stasi telefona a Sempio: “Scusa, ma la Meloni non mi risponde: tu l’hai capito se il No conviene più a te o a me?”.
Migliaia di coppie con figli si barricano in cantina in attesa dei rastrellamenti dei magistrati non separati, ergo ansiosi di rapirli.
Appello del sindacato di base DPS (Detenuti Pedofili Stupratori) ai Tribunali di sorveglianza: “Ma non s’era detto che, se votavamo No, ci liberavate subito?”.
Calenda protesta perché i magistrati che dovevano essere “tolti di mezzo” festeggiano lo scampato pericolo cantando Bella Ciao, anziché Faccetta nera.
Il politico più intervistato dai giornali (StampaMessaggeroFoglio e Qn) per spiegare perché il Sì ha perso è l’unico che non dice cos’ha votato mentre il suo partito ha fatto campagna per il Sì rianimando le truppe del No. Massì, quello lì: il pelo superfluo.
Bocchino fa il nome dei due esperti che gli avevano garantito “la vittoria del Sì con 10-15 punti di scarto”: Nordio al sesto spritz e Sallusti da sobrio.
Il Foglio del rag. Cerasa allega il nuovo best-seller di Nordio Processo a Gesù per cavalcare l’onda lunga del Sì con un classico della malagiustizia: la mancata separazione delle carriere fra Anna e Caifa e fra Ponzio e Pilato.
Repubblica (da oggi Demokratya), dopo aver lanciato in prima pagina l’appello al Sì di Marina B, salta sul carro del No a risultato acquisito: “Mi sarà scappato un pro, ma io sono anti” (Totò).
Gaia Tortora rassicura il fan club: “In nome e per conto del 46% andiamo avanti. Sempre a testa alta”. Ad avercela.
Sechi&Cerno, i vedovi di casa Angelucci, attribuiscono i 14,5 milioni di No al “Mezzogiorno assistito” e fancazzista e al popolo “dell’ayatollah, di Hamas, di Hezbollah”, nonché alle “migliaia di islamici”. Che, siccome “i cattolici votano Sì” (Mantovano), hanno ormai la maggioranza assoluta.
Sallusti, quello che “Vinciamo noi del Sì perché abbiamo un santo in Paradiso: Berlusconi”, s’interroga se non sia santo, o non sia in Paradiso, o abbia votato No.
Aspirante suicida disdice il viaggio in Svizzera e opta direttamente per il podcast di Fedez.

Numeri mancanti sulla disabilità: per scelta e/o per disinteresse.

Sui temi importanti i dati possono mancare per due motivi: o non interessano, o si preferisce che non siano disponibili. Vale anche nel caso della disabilità, almeno per quanto concerne la scuola. In ogni caso, la mancanza di rilevazioni, ossia di analisi, anche se si verifica per disinteresse, è sempre una questione politica oltre che culturale, e come tale, dunque, va affrontata.

Torna la Gronda autostradale di Genova.

72 km totali di nuove viabilità; 25 gallerie autostradali per una lunghezza pari a 50 km; 37 viadotti di cui 16 nuovi e 21 completamente riammodernati.
Il governo rispolvera il vecchio progetto di 40 anni fa, già insostenibile per costi ed efficacia.
 
La gronda autostradale non affronta i problemi di mobilità: attraversa la città da est a ovest, mentre i traffici portuali vanno da nord a sud. La stragrande maggioranza del traffico sul nodo di Genova non è di attraversamento ma interno al nodo stesso!
 
Queste sono le obiezioni di chi per decenni ha inteso la presenza ecologista volta ad affrontare le grandi sfide economiche e sociali, infrastrutture e modello economico di rapina, miglioramento del trasporto pubblico e limitazione di quello privato – incentivato da nuove infrastrutture  accanto a interventi importanti come zone 30 e mini pedonalizzazioni, ma con un impatto limitato.

Gli studenti più fragili affidati agli insegnanti meno preparati.

I nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno sollevano interrogativi importanti sulla qualità della preparazione richiesta per svolgere uno dei ruoli più delicati della scuola. Il rischio è infatti quello di arrivare al paradosso che gli studenti più fragili del sistema scolastico vengano affidati agli insegnanti meno preparati.

Pace bloccando il traffico d’armi.

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. È quello che il movimento No Base ha fatto il 12 marzo, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo. Un risultato che ricalca le straordinarie giornate al porto di Livorno e negli altri porti d’Italia e d’Europa dove i lavoratori e le lavoratrici hanno disertato, rifiutando di essere parte dell’ingranaggio della guerra e bloccando il traffico di armi. 

Amianto nel Tav Terzo Valico.

Una delle manifestazioni nel 2006
I cantieri del Tav Terzo valico sono partiti nel 2012, ma i risultati delle analisi sull’amianto, e non solo, ancora oggi non vengono pubblicati. In particolare, su tre siti di deposito delle rocce scavate sotto l’Appennino situati a Pozzolo Formigaro, cioè le cave di Bettole (119 mila metri cubi di smarino), cascina Cascinone (136.200 metri cubi) e Cascina Pelosi. La Regione Piemonte afferma che «I controlli di Arpa sulle terre e rocce depositate nei due siti non hanno evidenziato superamenti dei valori di concentrazione della soglia di contaminazione, sia rispetto all’amianto sia agli altri parametri chimici controllati», però nessun cittadino ha potuto vedere le analisi. Inoltre, consultando il sito «terzovalico.mit.gov.it», nella sezione inerente al controllo dell’aria non sono specificate le date di rilevamento degli inquinanti dalle centraline.
 
Il progetto si sviluppa principalmente in galleria (tra cui quella di Valico di 27 km, una delle più lunghe d’Italia) tra Genova e Tortona, interessando 14 comuni in Liguria e Piemonte. Il progetto unico, che include il Nodo Ferroviario di Genova, è in fase avanzata di costruzione, con l’apertura di oltre 50 cantieri.
Il costo complessivo del progetto Terzo Valico dei Giovi, inclusi il nodo di Genova e le opere complementari, ha già superato i 10 miliardi di euro finanziati dallo Stato. L’opera, lunga 53 km è ancora in costruzione: prevedeva l’attivazione della linea tra il 2025 e il 2027. 

Epidemiologia in Val Bormida.

Lo studio epidemiologico sulla popolazione residente nei Comuni liguri della val Bormida mira ad “analizzare l’andamento storico e attuale delle principali patologie oncologiche, respiratorie, cardiovascolari ed endocrine, eventuali eccessi di incidenza o di mortalità rispetto alla media regionale e nazionale, verificando la possibile correlazione con fattori ambientali pregressi e attuali”. In particolare con la presenza di fabbriche inquinanti: Acna ecc.
Il consiglio regionale ha escluso che lo studio sia in relazione con l’ipotesi di un inceneritore nella zona.

Qualunque arma nelle guerre di Trump.

Un nuovo ordine esecutivo di Trump – approvato mentre venivano lucidate le bombe da scagliare contro bambine e bambini in Iran – ha dichiarato il pesticida glifosato e il fosforo elementi di sicurezza nazionale. Il loro accesso e la loro produzione sono ora una questione militare: di fatto viene garantita la continuità d’uso, malgrado siano proliferati gli autorevoli studi che dimostrano i numerosi rischi e danni causati dal glifosato. La multinazionale Bayer ringrazia.

Ad Alessandria contro un nuovo delitto perfetto.

Si susseguono le manifestazioni della popolazione contro il disastro sanitario e ambientale di Alessandria: perfino assemblee nelle chiese e nelle pizzerie.

E anche davanti alla sede del tribunale, mentre era in corso l’udienza del giudice delle indagini preliminari, sotto la pioggia si è svolto un presidio a chiedere Giustizia. Dunque, come passo immediato, a chiedere a Ministero dell’Ambiente e Regione Piemonte di cessare la contrattazione di patteggiamenti con Solvay Syensqo, che inevitabilmente vorrebbero soffocare il processo penale in corso, che (con pene ridotte, sospensioni condizionali, non menzioni, senza spese processuali ecc.), vorrebbero essere un colpo di spugna alle condanne degli storici seriali inquinatori, alla tutela della salute e alla bonifica del territorio. Insomma, governo e regione non replichino l’infausto patteggiamento del Comune di Alessandria. Un delitto.
 
I cittadini chiedono, dunque, alla neo GUP Arianna Ciavattini e al Pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme di rifiutare l’istituto del patteggiamento. Rispettivamente: il PM si opponga non dia il consenso, la Giudice non approvi respinga la richiesta di Solvay. Si cerchi di evitare un altro delitto perfetto. ***
A questo proposito, il rifiuto del patteggiamento nell’Udienza Preliminare consente il regolare proseguimento giudiziario in Corte di Assise, con tanto di dibattimento, e consentirà anche alle Parti Offese di chiedere il cambio di imputazione da colpa (reato colposo) a dolo (reato doloso) correggendo così il macroscopico errore della passata Procura: un altro delitto perfetto.
 
*** “Ambiente Delitto Perfetto”, già in tre volumi, di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.  
Insieme alle decine di migliaia di contributi relativi ai “Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”,  Il Sito www.rete-ambientalista.it contiene, nel merito storico e scientifico del polo chimico di Spinetta Marengo, almeno tre mila articoli.

Tossicità ecologica e politica della Solvay di Spinetta Marengo.

Dopo l’anteprima di Alessandria, il 18 marzo l’Università di Torino presenta ufficialmente il volume dei professori Martone, Altopiedi, Bechis e Ravenda,  185 pagine e 25 interventi di soggetti territoriali: cittadini, medici, avvocati, ricercatori, giornalisti ambientali, comitati, associazioni ambientaliste, sindacati, istituzioni   e amministratori locali. A pagina 165 il contributo di prospettiva politica di Lino Balza “Anno 2026, possibile una svolta per Alessandria” (clicca qui).

Ultimi giorni per votare il Premio Attila 2025.

A venti anni dalla sua istituzione, i più votati tra i candidati a questa alta onorificenza, che premia ad imperitura memoria i nostri figli peggiori particolarmente distintisi a danno dell’ambiente, della salute e della pace,  per ora risultano (in ordine alfabetico):
 
Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Taiani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia, Luigi di Maio.
 
Per il 2025, le votazioni si concluderanno il 21 marzo. Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com  oppure whatsapp 3470182679, eventualmente accompagnato dalle motivazioni. Molto importanti le salaci motivazioni: le pubblicheremo nella Rassegna.
 
 
La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato.
 
Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com   l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Sorveglianza sanitaria esposti amianto. Ma i processi?

La chiusura definitiva dello stabilimento Eternit a Casale Monferrato è avvenuta il 6 giugno 1986, ponendo fine a decenni di produzione di amianto che hanno causato il disastro ambientale e sanitario nella zona. La fabbrica, simbolo del progresso fino agli anni ’70, era nota per la polvere di amianto che ricopriva la città. L’inalazione delle fibre ha causato una grave epidemia di mesotelioma, con circa una nuova diagnosi a settimana tuttora a Casale sia tra i lavoratori e i cittadini. Per ora, quasi 3.000 morti.  Il mesotelioma è un tumore raro e aggressivo che origina dalle membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio), con lunghi tempi di latenza (20-50 anni) e diagnosi nefasta.
 
La ricerca sul mesotelioma mira disperatamente a migliorare la sopravvivenza attraverso terapie multimodali che combinano chirurgia, chemioterapia e l’immunoterapia. Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha inteso a favorire le sottoscrizioni a favore della Ricerca Cura Mesotelioma tramite l’intero ricavato dei propri libri: vedi il Sito www.rete-ambientalista.it.
I processi Eternit, per la morte di ex dipendenti e residenti nei siti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, sono uno scandalo. Inizialmente, nel 2012, il magnate Schmidheiny fu condannato a 16 anni per disastro ambientale doloso. Tuttavia, nel 2014, la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, annullando le condanne. Nell’Eternit bis l’accusa è passata a omicidio colposo/volontario. Nell’aprile 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha condannato Schmidheiny a 9 anni e 6 mesi per omicidio colposo di 92 persone. A febbraio 2026, la Cassazione ha disposto un nuovo rinvio a causa di un vizio procedurale (mancata traduzione della sentenza).
 
Così funziona la Giustizia. E così continuerà perché non c’entra un bel niente con la cosiddetta riforma della giustizia, ovvero con la sbruffonata della separazione delle carriere del Referendum, da bocciare con il NO.  
La fabbrica è stata chiusa nel 1986.  Il “Programma di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti all’amianto”, previsto dalla Giunta regionale, sarà avviato nell’aprile 2026 e gestito dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino tramite il Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte.
La sorveglianza sanitaria per i soggetti che nella loro vita lavorativa sono venuti a contatto con la sostanza, prevedrà l’erogazione di prestazioni sanitarie di primo e di secondo livello e controlli periodici per i soggetti rispondenti ai criteri relativi alla cessazione dell’esposizione ad amianto

Vota SI.

Per migliorare la GIUSTIZIA: separazione delle carriere tra pubblici ministeri e magistrati.
Per migliorare la SANITA’: separazione delle carriere tra medici e infermieri.
Per migliorare la SCUOLA: separazione delle carriere tra insegnanti e bidelli.

Referendum per parità tra accusa e difesa.

Per capire di votare No al Referendum basta assistere a qualche udienza dei processi per valutare quanto sia falsa la presunta prevaricazione dei PM nelle aule dei tribunali. Più sono ricchi e potenti gli imputati e più è clamoroso lo squilibrio tra accusa e difesa. E’ avvenuto nei processi ambiente e salute contro Solvay a Spinetta Marengo. E’ quanto sta avvenendo nei processi di Grattacielopoli sulle vicende urbanistiche di Milano.
 
Provateci: vedrete l’aula interamente occupata da una folla di avvocati, i difensori degli imputati, ossia dei costruttori, dei progettisti, dei dirigenti del Comune. Sono decine di professionisti dei migliori studi legali di Milano, con la schiera dei loro consulenti, architetti, urbanisti e la nidiata dei loro assistenti. I giovani di studio, per sedersi e prendere diligentemente appunti, devono cercare spazio perfino nelle gabbie solitamente destinate agli imputati detenuti. In un angolino, nel banco di prima fila, ci sono i rappresentanti dell’accusa in nome del popolo italiano (e dei cittadini di Milano). Tre persone tre: la pm, la sua consulente tecnica, il suo assistente. Cento a tre: questo è l’equilibrio tra accusa e difesa.
 
Ma a ben osservare questi processi, si può notare una particolarità ancor più clamorosa. Da che parte stanno il Comune di Milano e il Comune di Alessandria? Con gli imputati o con i cittadini danneggiati? Misurerete la solitudine dei PM, quanto i PM sono maramaldi sui giudici e sull’esito delle sentenze

Morti sul lavoro e referendum.

Questo referendum non incide in alcun modo sui tempi dei processi né migliora la giustizia per i morti sul lavoro. Non riduce le attese delle famiglie, non accelera i procedimenti, non rafforza la tutela delle vittime. Per chi ha perso un figlio, un padre o una madre lavorando, non cambierà nulla. E anzi, la situazione potrebbe peggiorare.
 
Clicca qui Carlo Soricelli, che da venti anni porta avanti l’attività dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna.

Tossicità.

Questo volume rappresenta l’esito di un percorso di ricerca interdisciplinare sugli effetti sociali e politici della violenza ambientale e sulle istanze di giustizia espresse da comunità contaminate in zone di sacrificio.
 
Nell’ambito del progetto “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”, il Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, nelle persone dei professori Rosalba Altopiedi, Eleonora Bechis, Vittorio Martone e Andrea Filippo Ravenda, ha affrontato il caso di emergenza nazionale: il disastro sanitario ed ambientale della Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria.
 
L’iniziativa, condotta nella forma di una discussione orizzontale tra ospiti e pubblico, si è svolta tramite quattro incontri pubblici nel 2025 in Alessandria insieme agli enti partner del progetto. Per il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, Lino Balza nell’intervento conclusivo “Anno 2026, possibile una svolta per Alessandria” (clicca qui) ha voluto rimarcare che NON potrà essere la sede penale del tribunale di Alessandria a rendere giustizia alla popolazione martirizzata, BENSÌ la giustizia è solo possibile tramite azioni collettive di lavoratori e cittadini: class action di azione inibitoria per la fermata delle produzioni inquinanti e class action risarcitoria per le Vittime.
 
Quale importante corollario, merita inoltre riferirsi al saggio, sulla rivista internazionale “Journal of Political Ecology”, di Vittorio Martone (Università di Torino) e Angelo Castellani (Università di Bologna): “Storia sociale dell’industria, tra violenza ambientale ed ecologia operaia. Uno studio specifico sull’impianto chimico di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria.” (clicca qui)

E poi dicono che Solvay non ci tiene alla sicurezza.

Otto nuove telecamere a Spinetta Marengo, coordinate dalla nuova centrale operativa della Polizia Locale del Comune. L’obiettivo dichiarato “è rafforzare la sicurezza e migliorare la qualità della vita dei residenti. Il progetto è stato voluto dall’assessore Enrico Mazzoni, sostenuto dall’Associazione Facciamo Squadra Fraschetta di Spinetta Marengo con i suoi volontari e i suoi commercianti, grazie al contributo dell’azienda Syensqo”.
 
E poi dicono che Solvay non ci tiene alla sicurezza. Sì, vabbè, non è la sicurezza dell’ambiente e della salute. Ma la tutela dell’ordine pubblico è l’obbiettivo primario di un sindaco di sinistra, con tutti quegli extracomunitari che circolano e vorrebbero penetrare dalle cantine come già fa il cloroformio.

Un nuovo passo dentro la terza guerra mondiale. Chi non condanna è complice.

Chi non ripudia la guerra è fuori-legge!

Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.

Ci duole ripeterlo ma “chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.

Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani.

Mentre a Gaza e in Cisgiordania continua il genocidio e la persecuzione del popolo palestinese, dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025, questa guerra conferma la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge.

Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge. Chi non la condanna, è complice. Chiediamo alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma.

Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali – va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile.

Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova

Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace

28 febbraio 2026

Il tribunale: stop all’Ilva.

Il Tribunale civile di Milano, Sezione presieduta da Angelo Mambriani, su richiesta dei cittadini Taranto, ha ordinato la sospensione dal 24 agosto 2026 dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento perché comporta «rischi attuali di pregiudizi alla salute» agli abitanti dei quartieri limitrofi all’impianto. Nel decreto, preso in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 che affermava “il divieto di concessione di proroghe”, vengono ricordati gli studi che dimostrano come l’alta concentrazione di inquinanti PM10 e PM 2.5 nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Statte e «la riduzione del Quoziente intellettivo o disturbi del neuro sviluppo» siano collegate. E evidenziano la «significativa mortalità in eccesso» nella zona così come i rischi per i lavoratori dell’area a caldo.
 
Acciaierie d’Italia spa, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva spa (tutte in amministrazione straordinaria) avranno sei mesi di tempo per riuscire a ottenere un’integrazione dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) che indichi “tempi certi” e “ragionevolmente brevi” entro i quali gli “studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi” relativamente alle prescrizioni ambientali ritenute “illegittime” perché non realizzate o per le quali non sono stati previsti “termini” trovino “effettiva” e “tempestiva attuazione“. Oltre quella data, in caso di mancati “adempimenti” da parte delle società, “dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo” dell’acciaieria.
Quanto accaduto certifica il fallimento delle politiche industriali del governo, il quale già prova ad attaccare la magistratura legandolo al referendum.
 
L’azione inibitoria dei cittadini della città pugliese è seguita con particolare attenzione ad Alessandria, dove analoga iniziativa si sta rivolgendo nei confronti di Solvay Syensqo per lo stabilimento di Spinetta Marengo.