Disastro ambientale della Italcementi in Sardegna.

Il prossimo 8 luglio al tribunale di Cagliari dovrebbe esserci finalmente (in tempo per evitare la prescrizione) l’udienza decisiva per valutare la richiesta del pm Giangiacomo Pilia di rinvio a giudizio a carico di cinque imputati (uno dei quali ha subìto anche un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari) di disastro ambientale provocato dallo stabilimento Italcementi, in località Nuraxi, comune di Samatzai. Su 220 mq di terreno e in prossimità sono state sottoposte a sequestro dieci aree abusive  con nascosti 196 mila metri cubi di materiali pericolosi che hanno compromesso le matrici ambientali suolo e falda per la riscontrata presenza fuori limite dei parametri arsenico, cromo esavalente, ferro, manganese nonché fluoruri e solfati, esponendo a pericolo la salute della locale popolazione. Il principale testimone di accusa, Omar Cabua,  ha subìto svariati atti intimidatori, due aggressioni fisiche, gli hanno lanciato una molotov in piena notte contro casa, e per strada il messaggio: “Se licenziano, sei morto”.

Conosci una città molto accessibile? Incoraggiala a candidarsi al Premio Europeo.

Lanciato il bando per la tredicesima edizione dell’Access City Award, il “Premio Europeo alla città più accessibile”, iniziativa avviata nel 2010 dalla Commissione Europea, in partnership con il Forum Europeo sulla Disabilità, aperta alle città dell’Unione Europea con oltre 50.000 abitanti che abbiano preso iniziative esemplari per migliorare l’accessibilità nelle abitazioni, negli ambienti di lavoro, nei trasporti, nelle strutture ricreative e culturali del proprio ambiente urbano, nonché nell’àmbito delle tecnologie della comunicazione. Le candidature sono aperte fino all’8 settembre (continua…)

Storia di famiglia “Fratelli chimici” incompleta.

Cinemambiente ha premiato un docufilm di Massimiliano Mazzotta con le seguenti motivazioni: << Un docufilm di denuncia che lancia un forte messaggio al mondo, attraverso un viaggio che dalla Sardegna passando per il Veneto arriva in Gran Bretagna e pone l’attenzione su una tematica sempre attuale: contrastare una economia basata sulla produzione sfrenata di oggetti di uso comune, che antepone gli interessi economici a discapito del benessere della comunità e dell’ambiente. Un documentario scomodo, per sollecitare una presa di coscienza e mettere in atto un’azione collettiva per contrastare le derive che colpiscono tutti in termini di perdita di ambiente e salute in maniera irreversibile. È necessaria un’inversione di rotta. In fondo, siamo fatti di chimica, ma di chimica naturale.>>

Peccato che sulla tematica il viaggio dell’autore di  “Chemical Bros” abbia -dalla Sardegna passando per il Veneto fino in Gran Bretagna-  bypassato mezzo secolo di lotte al polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria), forse perché esso meriterebbe un film a sé. All’uopo,  possiamo suggerirgli le trame raccontate in “Ambiente Delitto Perfetto”, “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, “Luigi Mara & Medicina Democratica” e infine “Pfas Basta” tuttora attualissimo e  in corso di compimento.    

Stiamo vivendo la terza guerra mondiale.

“Benvenuti! Vedete? Sono nella mia nuova sedia gestatoria”, scherza Papa Francesco, alludendo al fatto che è sulla sedia a rotelle a causa dei dolori al ginocchio. Francesco ha salutato i direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù raccolti in udienza presso la Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Una delle risposte ha riguardato l’Ucraina: clicca qui.

“Per rispondere a questa domanda dobbiamo allontanarci dal normale schema di ‘Cappuccetto rosso’: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. Era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato: ‘Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro. La situazione potrebbe portare alla guerra’.”

Francesco  poi prosegue. “ Il pericolo è che non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l’interesse di testare e vendere armi. E’ molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco. Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli”.

Prima di concludere la lunga risposta con un commosso pensiero  “all’eroismo del popolo ucraino”, in particolare delle donne, il Papa riflette:  “Quella che è sotto i nostri occhi è una situazione di guerra mondiale, di interessi globali, di vendita di armi e di appropriazione geopolitica, che sta martirizzando un popolo eroico.” “Quello che sta succedendo ora in Ucraina noi lo vediamo così perchè è più vicino a noi e tocca di più la nostra sensibilità. Ma ci sono altri Paesi lontani – pensiamo ad alcune zone dell’Africa, al nord della Nigeria, al nord del Congo – dove la guerra è ancora in corso e nessuno se ne cura. Pensate al Ruanda di 25 anni fa. Pensiamo al Myanmar e ai Rohingya. Il mondo è in guerra. Qualche anno fa mi è venuto in mente di dire che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi e a bocconi. Ecco, per me oggi la terza guerra mondiale è stata dichiarata”.

Il rapporto causa-effetto.

L’effetto senza causa, per quanto riguarda l’esistente, identificato con l’universo,  è stato sostenuto anche da fisici e cosmologi, basandosi sulle teorie scientifiche e le osservazioni; 

Stephen Hawking

ma per lo storico il rapporto è prevalente:

Se Israele continua a occupare le terre dei palestinesi (causa), le rivolte palestinesi (effetto) saranno una minaccia costante; se la Nato non smette di espandersi ai confini della Russia (causa), le guerre con la Russia sul territorio europeo (effetto) saranno più probabili; se lo Stato italiano, che per ragioni strutturali non può garantire la piena occupazione, elimina i sussidi ai poveri (causa), i fenomeni di disaffezione verso le istituzioni politiche e di disgregazione del tessuto sociale (effetto) aumenteranno.  (Alessandro Orsini)

Contro la guerra, un’altra società.

La guerra continua con il suo carico di morti, distruzione, devastazione. Nessun attore istituzionale sembra volerla fermare, praticando davvero e con coerenza quello che sarebbe da subito necessario: il cessate il fuoco e l’avvio di veri negoziati. La guerra continua e investe le nostre vite. Aumenta le diseguaglianze sociali, ingabbia la cultura e sottrae democrazia. Chiude tutte le faglie aperte dalla pandemia e rimette in un angolo ogni possibile trasformazione sociale. Persino il Recovery Plan, che abbiamo contestato contrapponendogli il nostro Recovery Planet, viene completamente rimosso e si parla ormai apertamente di Recovery di guerra. Tagli alla sanità e all’istruzione e corsa al riarmo, aumento delle spese militari e apertura di nuove basi militari, come quella a Coltano, dentro un parco nazionale. Nessuna transizione ecologica all’orizzonte, ma “più carbone, più trivellazioni e rilancio del nucleare”. Nessuna sovranità alimentare, ma nuovi finanziamenti all’agro-business e via libera agli ogm. Nessuna tutela dei beni comuni, ma lancio di una nuova stagione di privatizzazioni.

Fermare la guerra è la priorità. Per farlo occorre costruire un’altra società. In questi anni abbiamo aperto importanti spazi di convergenza tra i movimenti e abbiamo proposto un nuovo orizzonte comune: uscire dall’economia del profitto per costruire la società della cura, nella consapevolezza che nessuna/o si salva da sola/o. Occorre uscire dalla logica dell’emergenza decretata dai poteri dominanti, occorre agire l’urgenza di un cambiamento dal basso. Per questo, rilanciamo il confronto, la partecipazione e l’inclusione, chiedendo anche noi a tutte e tutti di “tenersi liberi in autunno”. 23 giugno ore 17,30 – 20,30  Società della Cura: questo è il link dell’evento online pubblico Facebook: https://www.facebook.com/events/442494787879589

Il Forum Acqua sul disegno di legge PFAS.

Nell’ultima riunione di Coordinamento nazionale Forum Italiano dei Movimenti per  Acqua, i rappresentanti del Comitato Acqua Bene Comune Vicenza hanno presentato un documento condiviso in mailing list un paio settimane fa che si pone l’obiettivo di prendere parola sul disegno di legge Moronese che punta a disciplinare la presenza di PFAS in Italia. Il comitato vicentino propone al Forum Acqua di condividere il documento e farne una presa di posizione comune.

Dissentiamo da Alessandria. Riteniamo che da condividere sia il disegno di legge Crucioli  che punta alla messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero alla fermata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo.

Opportunamente, in conclusione della riunione, “si è convenuto sull’estrema rilevanza del tema e si è condiviso, anche a causa della difficoltà registrata da diversi ad ascoltare l’intervento esplicativo del documento, ma soprattutto per dare modo a quanti siano interessati di approfondire la questione, di considerare questa discussione come un avvio di confronto e di riprenderlo alla prossima riunione di Coordinamento nazionale”.

Maratona da Roma a Bari, toccando Avezzano, Cassino, Caserta, Benevento, Foggia, Potenza e Matera.

La Maratona Ferroviaria, giunta alla sua VIII edizione, percorre in treno o con altri vettori di trasporto pubblico locale le linee secondarie attraverso l’Italia, prendendo contatto lungo il percorso con le varie realtà locali, associative ed istituzionali, dimostrando al tempo stesso come sia possibile spostarsi attraverso il territorio nazionale senza necessariamente dipendere dall’automobile. Si parte giovedì 16 giugno 2022 dalla Stazione Tiburtina… (continua)

Ipnotizzati dalla propaganda fabbricata dalla Nato stiamo andando verso il baratro.

Siamo stati inondati da fake news fabbricate negli incubatori della Nato. Mentre qualcuno in Italia indaga sui putiniani, o presunti tali, per via della “disinformazione”, nessuno fra i guardiani governativi delle fake news sembra voler indagare su come è stata drogata l’informazione italiana mainstream, in primis le TV pubbliche che ci hanno raccontato le magnifiche sorti e progressive della guerra giusta, l’imminente crollo di Putin, la disfatta dell’economia russa dietro l’angolo, il tonfo del rublo e altre stupidaggini del genere. Mentre si parlava di una vittoria di Zelensky, in realtà in queste settimane accadevano tre cose terribili: boom di export per la Russia, carneficina dei soldati ucraini e avanzata delle truppe di Mosca. Un +90% di export di gas e petrolio con cui Putin può pagarsi la guerra per tutto il 2023. Gli ucraini stanno accusando perdite elevatissime, mille al giorno fuori combattimento fra morti, mutilati e feriti. Per la prima volta le forze armate ucraine chiedono gambe e braccia per i mutilati. In un mese quelli fuori combattimento saranno in trentamila di questo ritmo: addio esercito ucraino.

 Zelensky passerà alla storia come il Cadorna dell’Ucraina. 

Replica le gesta del nostro generale Cadorna, prima di Caporetto. Chiede l’impossibile alle sue truppe per obbedire a una narrazione propagandistica Nato (Biden)  che promette una vittoria mentre ottiene un massacro. Poveretti, i soldati ucraini si fanno ammazzare e dilaniare fino all’ultimo uomo. I loro comandanti per ragioni di “onore militare” non condividono con l’intelligence americana gli esiti delle proprie azioni per mascherare la debolezza in cui versa un’armata decimata, a rischio di ammutinamenti e diserzioni, un’armata piena di feriti, devastata dalle morti e da paurose mutilazioni.

Prima ci renderemo conto che gli Usa sono guidati da un vecchio inetto e l’UE da una signora non all’altezza e da propagandisti  (es. Draghi) che non hanno raggiunto gli obiettivi militari ed economici sbandierati, e meglio sarà per noi. Purtroppo questa guerra la sta vincendo Putin con una lucidità che fa spavento.  L’uomo del KGB doveva finire nella polvere, ma nella polvere ci stiamo finendo noi, che ci siamo cibati della narrazione tossica della Nato, una narrazione che ci ha promesso una vittoria dell’Ucraina che non è arrivata. I soldati ucraini sono le prime vittime di questa narrazione tossica, dopo veniamo noi. Prima o poi questi incapaci, questi ignoranti, questi falliti della storia, dovranno ammettere i loro errori, i loro abbagli e i loro fallimenti. E convenire, con noi pacifisti, che la guerra, da sempre, non è la soluzione ma solo il problema. 

L’articolo completo è su https://www.peacelink.it/mediawatch/a/49163.html

Spezzeremo le reni.

“Spezzeremo le reni alla Grecia”  è un celebre slogan fascista in un discorso pronunciato da Benito Mussolini a Piazza Venezia il 18 novembre 1940, ma già usato  “Spezzeremo le reni al Negus” nel 1935 per la guerra d’Etiopia. Si risolsero in clamorosi flop. In altra forma ma nella stessa sostanza “Spezzeremo le reni alla Russia” è stato usato da Mario Draghi esaltando le sanzioni e l’aumento della spesa militare per l’invio di armi. Mi sa che in questo ennesimo flop le reni  si spezzano all’economia dell’Italia e non alla Russia.  Infatti, a quanto scrive il Corriere della sera (https://www.affaritaliani.it/esteri/biden-contro-zelensky-von-ci-credeva-boom-export-per-putin-scandalo-ocse-800628.html ), “Solo nei primi quattro mesi dell’anno le entrate del bilancio russo aumentano del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dell’equivalente di 43,8 miliardi di euro (il 3,3% del prodotto lordo del Paese). Nei primi quattro mesi del 2022 l’export di petrolio e gas cresce del 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un balzo sul 2021 equivalente a 27 miliardi di euro. Se Mosca riuscisse a mantenere lo stesso ritmo durante tutto il bilancio in corso — ipotesi non irrealistica, dato l’impatto ritardato delle sanzioni europee sul petroli — le entrate in più basterebbero a finanziare quasi tutta la spesa militare e dell’apparato repressivo da circa 100 miliardi di euro per il 2023. Anche nel caso di un embargo totale di tutti i Paesi del mondo sull’energia russa dal gennaio prossimo”.

Da Ostuni Climate Camp 2022 alla COP27 Sharm el-Sheikh.

Clicca qui l’organizzazione e il programma dal 30/7 al 8/8 del Camp di Ostuni. E’ organizzato dalla Campagna Nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile, dalla Confederazione COBAS, dal Movimento No TAP/SNAM di Brindisi e dagli studenti di EmergenzaClimatica.it. E’ una chiamata per tutte le associazioni e movimenti italiani ed europei sull’Emergenza Climatica, contro l’estrattivismo e l’”economia di guerra”. Sappiamo bene in che direzione ci stanno portando i Governi col loro capitalismo verde, megaprogetti, transizione col gas fossile, guerre e promesse non mantenute. Vogliamo organizzare la lotta per la prossima Cop27 di Sharm el Sheik: la 27a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022.

Dopo il Climate Camp Ostuni 2021 e la Cop26 di Glasgow molte cose sono cambiate: la speculazione post covid sui prezzi del gas, la guerra in Ucraina, l’indipendenza dal gas russo e le nuove politiche energetiche dei governi europei e della UE. Le solite compagnie Oil&Gas hanno fatto extraprofitti enormi (ENI ultimo quadrimestre + 4700%) e tutti i Governi hanno peggiorato la loro politica climatica promessa per il 2030: ritorno al carbone, potenziamento dei gasdotti esistenti (TAP, Algeria, Libia) e nuovi gasdotti (Poseidon); nuovi rigassificatori (Brindisi e Taranto) e tanto GNL, carissimo, da paesi democratici “amici”: USA, Quatar, EAU, Mozambico, Congo, poi nuovi inceneritori, impianti a biomasse e nuove trivelle del Pniec. Paghiamo tutto noi con le bollette dal benzinaio. Un passo indietro di 10 anni. E intanto le emissioni di gas climalteranti come il metano sono stati ai massimi storici nel 2021.

Cento anni fa Lenin già pose la questione Ucraina.

Scrive “Agli operai e ai contadini dell’Ucraina”: “Il potere sovietico in Ucraina ha dei compiti specifici. Uno di questi compiti merita in questo momento un’attenzione particolare. È la questione nazionale, e cioè: l’Ucraina sarà una repubblica socialista sovietica distinta e indipendente, alleata (federata) con la Repubblica socialista federativa sovietica russa, oppure l’Ucraina e la Russia si fonderanno in un’unica repubblica sovietica? Tutti i bolscevichi, tutti gli operai e i contadini coscienti devono riflettere seriamente su questo problema”.  Chi deve decidere? Secondo Lenin: “L’indipendenza dell’Ucraina è stata riconosciuta dal Comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la RSFSR – Repubblica socialista federativa sovietica della Russia – e dal Partito comunista bolscevico russo. Perciò è cosa ovvia e universalmente riconosciuta che soltanto gli operai e i contadini dell’Ucraina possono decidere”.  Mica tanto ovvio alla luce di quanto è arrivato a compimento cento anni dopo. Nella visione di Lenin la questione si sarebbe risolta pacificamente: “ Il capitale è una forza internazionale. Per vincerla è necessaria l’alleanza internazionale, la fratellanza internazionale degli operai. Noi siamo nemici dell’odio nazionale, dei dissensi nazionali, del particolarismo nazionale. Siamo internazionalisti. Aspiriamo alla stretta alleanza e alla fusione completa degli operai e dei contadini di tutte le nazioni del mondo in un’unica repubblica sovietica mondiale.  Noi vogliamo un’unione volontaria delle nazioni, una unione che non permetta nessuna violenza esercitata da una nazione su un’altra, un’unione fondata su una completa fiducia, sulla chiara coscienza dell’unità fraterna, su un accordo assolutamente volontario.” La storia invece è andata da ben altra parte e Putin è ben lontano dall’interpretazione di Lenin: “Dobbiamo quindi essere molto prudenti, pazienti, concilianti verso le sopravvivenze della diffidenza nazionale, e dobbiamo essere inflessibili…”. Continua cliccando qui.

L’amianto continua ad uccidere il Val Basento.

Proseguono le udienze (la prossima per il 25 ottobre 2022) davanti al tribunale di Matera del processo contro MATERIT” nel quale sono imputati cinque ex dirigenti dell’omonimo stabilimento di Ferrandina Scalo , accusati di aver cagionato malattie professionali  e decessi causati dall’esposizione all’amianto. Il processo ha avuto inizio grazie all’incessante e complesso lavoro di indagine della Procura della Repubblica di Matera da parte del sostituto procuratore della Repubblica Rosanna Defraia. Il 24 febbraio 2020 si è tenuta la prima udienza istruttoria con l’audizione dei primi testimoni, tutti ex operai della fabbrica affetti da malattie professionali. Le fibre di amianto presenti nell’area del sito industriale per anni si sono disperse nel territorio circostante e nelle acque del fiume Basento adiacente allo stabilimento, la stessa acqua, lungo il percorso del fiume, era ed è impiegata per irrigare i campi. L’amianto, insieme con altre sostanze inquinanti sicuramente entrava e potrebbe continuare ad entrare, direttamente nel ciclo alimentare di tutto il territorio.  I problemi di bonifica della Materit s.r.l. hanno inizio ufficialmente nell’ottobre 1994 quando la Regione Basilicata prende atto della presenza di amianto stoccato nel piazzale dello stabilimento e ordina e autorizza la società a procedere allo smaltimento. Dopo svariate autorizzazioni allo stoccaggio provvisorio, e svariate proroghe, la bonifica non è mai arrivata a conclusione. Clicca qui una breve cronistoria.

Protezione e asilo ai disertori e obiettori della guerra.

Le reti internazionali per la pace e il disarmo chiedono che venga garantita in Europa la protezione per gli obiettori e disertori della guerra in Ucraina Il Movimento Nonviolento, in continuità con la Campagna di Obiezione alla guerra, ha partecipato e sottoscritto l’Appello al Parlamento Europeo di IFOR, WRI, EBCO-BEOC per concedere protezione e asilo agli obiettori di coscienza e ai disertori russi, bielorussi e ucraini. Clicca qui.

Zelenskyani o putiniani.

Se l’informazione fosse -come la nostra- onesta,  non sarebbe inevitabile essere vittime o della propaganda  di guerra della Russia oppure della propaganda di guerra degli Usa. Quest’ultima è quella che TV e giornali adottano all’unisono in Italia ed è talmente spinta  da inventarsi l’esatto contrario: il Corriere della Sera pubblica un paginone con tanto di foto segnaletiche  dei “putiniani” che stanno egemonizzando l’informazione a favore e al soldo della Russia. La pagina del Corriere sarebbe degna dei famosi falsi satirici de “Il Male”, se non che le liste di proscrizione sono faccenda seria perché attribuita a Copasir e Servizi segreti. Che si rimpallano la primogenitura, dunque a coprire le spalle delle forze di governo. Queste ultime sono ammucchiate in un unico coro, come già per la pandemia covid ecc., e anche questo scandalo dei dossieraggi contro chi dissente dal governo Draghi sulla guerra, oltre  che lo stato comatoso della nostra democrazia dimostra che c’è una sola categoria peggiore dei politici: i giornalisti, parte integrante della recita collettiva.

La categoria dei giornalisti, come più volte abbiamo affermato, ben si presta perché per indole prostituente, perché è pur vero che non esiste giornalismo obiettivo ma dovrebbe esistere il giornalismo onesto.  Noi non ci siamo mai spacciati di essere obiettivi: siamo apertamente partigiani dell’ambiente, della salute, della pace, della nonviolenza. Non a caso siamo appena stati minacciati. Siamo schierati apertamente contro la guerra e ne chiediamo la cessazione più rapidamente possibile; siamo contrari all’invio di armi italiane all’Ucraina, l’aumento delle spese militari, la desueta e ormai insopportabile adesione dell’Italia alla Nato. Anzi, le nostre   opinioni sono per lo più riassunte nella frase del Papa che, pur condannando  l’invasione russa, ha detto che “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata  sì”.

L’ONU: porre fine all’occupazione dei territori palestinesi.

L’occupazione di Israele dei territori palestinesi e la discriminazione nei confronti della sua popolazione sono “le principali cause” di tensioni e instabilità. A questo è giunto il rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente incaricata dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU, alla quale  Israele si è rifiutato di collaborare. Secondo il rapporto “la fine dell’occupazione dei territori da parte di Israele, nel pieno rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rimane cruciale per porre fine al persistente ciclo di violenze”. Clicca qui

La guerra come una matrioska.

La guerra  come concentrato di molte guerre, come una sorta di matrioska, al cui interno troviamo: un conflitto civile interno all’Ucraina determinato dalle spinte separatiste delle regioni del Donbass; un conflitto fra Stati, determinato dall’invasione russa dell’Ucraina; un conflitto fra imperialismi e blocchi militari che vede la Russia da una parte e Usa, Nato e governi europei dall’altra; infine, si intravede la possibile guerra futura che vedrà in campo i veri contendenti all’egemonia mondiale, ovvero Usa e Cina. Clicca qui alcuni spunti di riflessione da parte di Attac Italia.

Agrivoltaico: i vantaggi e le resistenze.

L’Agrivoltaico è un sistema per produrre energia elettrica occupando la stessa superficie delle coltivazioni. Producendo nel contempo anche energia, servirebbe a sfruttare al meglio lo spazio delle campagne, senza impattare il corretto sviluppo delle colture. Clicca qui. I contrari sostengono che è preferibile l’installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici perché le colture potrebbero risentire di una diminuzione della produzione.

Radio FinestrAperta.

Web radio condotta e gestita da volontari e volontarie con e senza disabilità, “per dare voce a chi di solito non ce l’ha”. Con la radio è possibile attivare un percorso di trasformazione dall’essere ‘soggetti passivi’ al divenire protagonisti e soggetti attivi, capaci di una lettura critica dell’informazione e in grado anche di produrla. (continua…)

Scontro tra Associazioni sulle energie rinnovabili.

“Italia Nostra” con il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, contro Legambiente, WWF e Greenpeace. Queste ultime sostengono la possibilità di installare in tre anni 60 GW di potenza rinnovabili, prevalentemente solare ed eolico, invocando addirittura un Commissario con pieni poteri per saltare tutte le procedure autorizzative.  Secondo Italia nostra e ministro, invece, il Sud è ormai saturo di impianti eolici e non è più in grado di assorbirne altri; l’energia prodotta in assenza di un adeguamento della rete di trasmissione e della creazione di un sistema di stoccaggio, processi dai costi miliardari e non ancora iniziati, non riesce ad essere trasferita nei luoghi di consumo, al Nord, e rischia di essere sprecata; e infine, la narrazione, in voga soprattutto a seguito della guerra, che facendo più rinnovabili i prezzi delle bollette scendano è pura fantasia.

Contro Draghi a Taranto insorge il Comitato per la salute e l’ambiente.

Draghi rivuole la grande Ilva: “Il governo intende riportare l’Ilva a quello che era quando era competitiva, era la più grande acciaieria d’Europa, non possiamo permetterci che non produca ai livelli a cui è capace di fare, a cui produce anche oggi”. Evidentemente Draghi non ha neppure sfogliato il Rapporto di valutazione di impatto sanitario dell’acciaieria di Taranto, condotto dall’Organizzazione mondiale della sanità su richiesta della Regione Puglia. L’Oms ha calcolato, infatti, che la grande Ilva che Mario Draghi ancora sogna e auspica ha avuto un impatto devastante: fra le 27 e le 43 morti premature ogni anno a causa delle sue emissioni. Il premier ignora che sono nati 600 bambini con malformazioni congenite, tra il 2002 e il 2015. Inoltre la Valutazione danno sanitario fornisce una previsione di rischio sanitario inaccettabile non solo a 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio, ma anche a 6 milioni di tonnellate/anno allo stato delle attuali tecnologie. E persino scendendo a 4,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio il rischio sanitario viene valutato come inaccettabile nell’ambito dello studio Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario. Clicca qui il comunicato stampa del Comitato.

Emergenza sanitaria per i cementifici Colacem.

Tre su otto cementifici di proprietà di Colacem, il terzo produttore e distributore di cementi in Italia, sono finiti in un dossier presentato in commissione Ambiente alla Camera. Nel documento, che porta la firma congiunta di più comitati, si denuncia l’emergenza sanitaria e ambientale in corso a Galatina (Lecce), Sesto Campano (Isernia) e Gubbio (Perugia), in prossimità degli stabilimenti della società capofila del gruppo Financo. Il dossier è stato realizzato sulla base dei dati ufficiali e degli studi scientifici pubblicati da Coordinamento civico ambiente e salute, associazione Mamme per la salute e l’ambiente Venafro, Comitato per la tutela ambientale della Conca eugubina e  Comitato no css nelle cementerie di Gubbio. 

Questi candidati sindaci NON sono da votare.

Vota Antonio vota Antonio.

Nel loro comizio elettorale, questi due candidati alla poltrona di sindaco di Alessandria (clicca qui i loro rispettivi interventi https://youtu.be/UXuyExQ85Xs e https://youtu.be/b2aXOGdyYRo ) si sono pronunciati in merito al famigerato polo chimico di Spinetta Marengo. Incalzati da una domanda diretta (Tino Balduzzi) “Siete d’accordo per la chiusura delle produzioni della Solvay?”, alla ponzio pilato  non prendono posizione: “Non tocca al sindaco esprimersi, bensì a magistratura e parlamento”. Pretenderebbero  di fare il sindaco, dunque la massima autorità sanitaria locale, senza tenere conto delle indagini epidemiologiche: tragiche già da decenni pur in attesa di essere ulteriormente implementate. Senza tenere conto dei livelli di PFOA nel sangue dei lavoratori che ho denunciato fin dal 2009. Senza tenere conto delle indagini ambientali sull’inquinamento aria-suolo-acqua: catastrofiche nella progressione dei dati tossico cancerogeni emessi finalmente dall’ARPA.  Senza tenere conto che Solvay è già stata condannata in terzo grado per disastro ambientale e omessa bonifica. Senza tenere conto che le drammatiche indagini sanitarie e ambientali  attestano che inquinamento e   bonifica sono addirittura peggiorati. Senza tenere conto che in Parlamento è stato depositato un Disegno di Legge (senatore Mattia Crucioli) che chiede la messa al bando in Italia dei PFAS  quali calamità mondiale. Senza tenere conto che  i Pfas da chiudere a Spinetta sono solo la punta dell’iceberg dei veleni tossico cancerogeni che Solvay dissemina in pieno centro abitato.

Nel comizio, i due candidati sindaci neppure polemizzano con gli antagonisti di centrodestra, che attualmente detengono le giunte comunale, provinciale e regionale. Perché? Perchè non c’è soluzione di continuità fra le responsabilità di connivenza e complicità che si sono susseguite in tanti lustri amministrativi. Al punto che, al processo, Solvay accusò esplicitamente  le giunte di centrosinistra di concussione con Montedison. Dunque dai politici non c’è scampo per la salute della popolazione alessandrina, qualunque sia il sindaco vincente.

Per evitare le suddette contestazioni, alle iniziative pubbliche riguardanti il nodo Solvay non viene invitato lo scomodo Lino Balza: da mezzo secolo il giornalista più competente e lo scrittore più esauriente della storia del polo chimico Montedison e Solvay (nonché lo storico antagonista di entrambi i colossi). Solvay,  rispetto a Montedison, non può più ricorrere a (vane) rappresaglie però dal 2002 ha guadagnato l’ostracismo dei giornali locali nei confronti dei suoi (quotidiani) scritti, tuttavia si trova sempre più -grazie a Sito e Mailinglist- nel mirino di una platea di lettori (nazionali e stranieri) più volte decuplicata rispetto al passato cittadino.  

Manifestazione per l’anniversario della strage di Viareggio.

La strage di Viareggio avvenne alle ore 23:48 di lunedì 29 giugno 2009: nella stazione sviò un treno merci, con il danneggiamento di una cisterna contenente GPL, la cui fuoriuscita innescò un incendio, presto degenerato in un’esplosione, che interessò il sedime della stazione di Viareggio qualche centinaio di metri a sud del fabbricato viaggiatori e le aree abitate circostanti, causando in totale 32 morti e un centinaio di feriti. Nei mesi e nelle settimane precedenti la strage, i mancati incidenti si susseguivano, tanto da far dire ai ferrovieri che i treni gridavano “allarme”, ma non furono ascoltati. In 13 anni niente è stato fatto, e la storia si ripete: in Europa e in Italia a causa della modifica all’apparato frenante dei treni merci, anche di merci pericolose, sono accaduti in questi anni decine di incidenti che solo per caso non hanno causato morti e feriti. FINO A ORA! Questi apparati frenanti danno facilmente origine a incendi. Le Agenzie europea e italiana per la sicurezza e le imprese ferroviarie, invece di sostituire questi apparati difettosi, implementare i controlli sulla linea e applicare sistemi tecnologici di rilevamento guasti, come richiedevano a gran voce i ferrovieri, hanno affidato tutto alla sola “percezione” soggettiva di ogni macchinista, riversandogli ogni responsabilità: il capro espiatorio. Associazione familiari “Il Mondo che vorrei”, “Assemblea 29 giugno” e Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati (CLA), organizzano, per mercoledì 29 giugno h. 21.00 a Viareggio, una manifestazione per il 13° anniversario.

I futuri geometri progettano l’accessibilità.

Decimo concorso nazionale, organizzato dall’Associazione FIABA e dal CNGeGL (Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati) rivolto  agli studenti degli Istituti Tecnici. Nelle prime dieci edizioni  sono stati presentati 240 progetti di abbattimento delle barriere architettoniche su tutto il territorio nazionale, con oltre 400 istituti coinvolti e più di 6.000 studenti e studentesse che hanno imparato a progettare in maniera accessibile. (continua…)

E questo, della Corte costituzionale, sarebbe addirittura il presidente!?

L’hanno sempre chiamato “dottor sottile” soprattutto quando Craxi, l’esiliato… dopo condanna definitiva, dal suo rifugio di Hammamet sottilmente definì il suo ex delfino: “traditore”, “becchino del Psi”, “trasformista”, “voltagabbana”, “impancato a sputar sentenze morali” “del finanziamento illegale tu lo sapevi benissimo, caro Giuliano, avevi le mani in pasta come me, pagavi le tue campagne elettorali con i soldi del cassiere di Via del Corso e raccoglievi fondi anche per conto tuo”. 

Oggi l’immarcescibile Giuliano Amato,  da presidente della Corte Costituzionale sottilizza anzi  assottiglia anzi fa a fette  la Carta Costituzionale: “Per l’articolo 11  l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie, ma non la ripudia in assoluto. La Costituzione prevede il sacro dovere di difendere la patria. E poi ci sono i vincoli assunti in sede europea e internazionale: il dovere alla solidarietà verso i membri dell’Unione europea aggrediti da altri e la clausola di solidarietà tra i Paesi membri della Nato”.

Se  lo spirito dei  Costituenti ammette guerra difensiva condotta sul territorio italiano contro un aggressore esterno, giammai può giustificare l’intervento italiano in un conflitto tra altri due contendenti: a quel punto, se intervenissimo ogni volta che uno Stato ne aggredisce un altro, dovremmo entrare in guerra con mezzo mondo. Lo stesso aiuto ad uno stato in guerra attraverso la fornitura di armi è da considerare  a tutti gli effetti un intervento bellico. Insomma l’articolo 11 impedisce anche il commercio e l’invio di armi con paesi in guerra.

L’interpretazione del “ripudio della guerra” è, da parte del presidente del più importante organo di garanzia costituzionale, un vero e proprio tradimento della Costituzione. La famiglia socialista chiede la riabilitazione di  Craxi, magari l’input proverrà dalle parti della Consulta, anche se Bettino in punto di morte lasciò scritto: “Mi ripugnerebbe essere riabilitato da coloro che mi uccidono”.

I diritti delle persone con disabilità.

Un libro che ricostruisce la storia e l’attualità delle norme che regolano gli interventi in favore delle persone con disabilità, la cui lettura e analisi è oggi particolarmente preziosa, nel momento in cui vi è in atto un tentativo di riordino ed evoluzione della normativa stessa, grazie all’approvazione, nel dicembre dello scorso anno, della Legge Delega al governo in materia di disabilità. (continua…)

Le grandi opere ferroviarie strumento di consenso senza benefici ambientali.

Il Settebello nei cinegiornali d’epoca.

Clicca DI MARCO PONTI il commento all’allegato “infrastrutture” al documento di economia e finanza (Def) di quest’anno appena pubblicato. Sono 240 pagine piene di numeri con la  consueta retorica delle grandi opere come strumento di consenso,  insomma una visione politica assai tradizionale, cioè essenzialmente clientelare.

L’inquinamento delle città portuali.

“Cold ironing”  serve ad evitare alle navi di tenere accesi i motori e di inquinare le città portuali. Ma lo schema disegnato dal Governo per elettrificare i porti italiani rischia di essere un fallimento: clicca qui. A Genova il bacino di Pra’-Voltri fu elettrificato già nel 2019 (investimento da 8 milioni di euro). Anche per il fatto che le navi già attrezzate per alimentarsi da banchina sono un’esigua minoranza e che non sono previsti incentivi o disincentivi per convincere gli armatori ad adeguare i mezzi, da allora nessuna delle centinaia di navi che vi sono approdate s’è attaccata alla corrente per alimentarsi durante l’attracco. Tanto che la locale Autorità portuale, per trovare almeno un soggetto interessato a realizzare e gestire l’impianto di elettrificazione del porto passeggeri, ha dovuto nelle scorse settimane strutturare il bando sterilizzando l’ipotesi assai probabile ed espressamente prevista di una domanda di utilizzo nulla o insufficiente: ad accollarsi i costi (manodopera compresa) dell’appaltatore/concessionario (Nidec Asi, unico offerente ed aggiudicatario per 18 milioni) sarà in quel caso l’ente.

Boom di spese belliche dopo l’Ucraina.

Il governo di  Mario Draghi ha annunciato che il budget militare verrà portato al 2% del Pil entro il 2028. Secondo le stime dell’Osservatorio Milex sulla spesa militare (che differiscono parzialmente da quelle del ministero della Difesa), si passerà dai 25,8 miliardi di euro spesi attualmente a 38 miliardi di euro, con un aumento di oltre 2 miliardi all’anno. Vedi questa e le altre tabelle all’interno della Mappa della spesa militare nel mondo pubblicata da Il Fatto Quotidiano: clicca qui.

Controsservatorio Valsusa a presidio della democrazia contro la campagna di disinformazione dei media.

Cerchiamo di dare qualche risposta a chi si chiede a che punto è il TAV, quali cantieri sono aperti in Italia e in Francia, cosa c’è di vero nelle veline diffuse dai grandi mezzi d’informazione, quali ricatti alle amministrazioni locali vengono utilizzati per dividere il fronte di opposizione, quali  dati sull’impatto climatico reale della “grande opera” contrastano la narrazione che il TAV Torino-Lione ridurrebbe le emissioni di CO2. Dunque per diradare la nebbia soffocante calata dall’alto (anche) sulla resistenza popolare contro il TAV in Val di Susa: clicca qui.

uno dei  pochi spazi rimasti di informazione libera e di pensiero critico.

L’invio armi alimenta guerra, razzismo e fame.

“Nella sua dichiarazione per la Giornata mondiale dell’ambiente il Presidente della Repubblica tra l’altro ha detto: ‘La scellerata guerra che sta insanguinando l’Europa con l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina sta provocando una conseguenza inevitabile sulla capacità di rispettare l’agenda degli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico ed evitare così le ulteriori crisi umanitarie conseguenti’ E ha detto bene. Peccato che non si sia opposto all’illegale, incostituzionale invio di armi italiane ad alimentare quella guerra, quelle stragi, quella criminale follia. Peccato che Mattarella  non si sia opposto alle insensate, scellerate, catastrofiche iniziative guerresche e razziste del governo italiano e dell’Unione Europea che invece di contrastare la guerra e le stragi le favoreggiano, le incrementano, le estendono, contribuendo a far morire innumerevoli innocenti e mettendo nel più  grave pericolo l’umanità intera.”  (Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera).

Siamo ad un passo dalla guerra nucleare.

Putin: schiacceremo le nuove armi missilistiche Usa come noci. Fino a quando tutti useranno i noccioli delle atomiche. Clicca qui padre Ernesto Balducci, quando rifletteva che dinanzi alla prospettiva della catastrofe atomica si fa più serrato il confronto tra gli utopisti, noi, secondo i quali è possibile, in ragione della stessa smisuratezza del pericolo, uscire una volta per sempre dalla civiltà della guerra, e i realisti, secondo i quali il bene della pace, anche oggi come sempre, può essere custodito solo dall’equilibrio delle forze in campo.

Il processo Pfas a Vicenza marcia, ad Alessandria marcisce.

Le accuse che le parti civili stanno scagliando  dentro  il tribunale di Vicenza contro la Miteni di Trissino sarebbero le stesse che si udrebbero contro la Solvay di Spinetta Marengo se ad Alessandria il processo viceversa non fosse impaludato. A Vicenza testimoniano i carabinieri del Noe mentre ad Alessandria le cartelle sequestrate con le analisi del sangue degli operai restano secretate malgrado le avessimo denunciate in magistratura fin dal 2009. Da Vicenza insomma  giunge un monito (clicca qui) ai magistrati, agli enti locali e alla stessa popolazione alessandrina. “Un monito per gli enti piemontesi che stanno autorizzando o hanno già autorizzato nell’Alessandrino lavorazioni del tutto simili a quelle già autorizzate dagli enti veneti a beneficio della MiteniUn monito per gli alessandrini: devono trovare il coraggio di dire no alla produzione di Pfas. È arrivato il momento che i cittadini mettano sulla graticola Regione Piemonte, Provincia e Comune di Alessandria. C’è bisogno di un caso Miteni bis anche in Piemonte?”. 

Il Disegno di Legge presentato dal senatore Mattia Crucioli per la messa al bando dei Pfas in Italia risponde alle esigenze emerse in Piemonte, in Veneto, in Lombardia eccetera. Ma ciò non toglie che la magistratura abbia il dovere di fare  il suo corso in tutte le latitudini.

Forse Francesco farà in tempo ad abolire i cappellani militari.

Cappellani militari. Per un nonviolento, un antimilitarista, un obiettore di coscienza, i due vocaboli sarebbero un ossimoro religioso e morale. Non puoi essere contemporaneamente un militare addestrato per uccidere e un prete che considera sacra la vita. Eppure nell’esercito italiano, a fianco della croce di Cristo portano perfino i gradi: da cappellano militare addetto – equivalente al grado di tenente fino a ordinario militare – equivalente al grado di generale di corpo d’armata. Come riusciranno a parlare di Pace durante le oscene  sfilate militari? Cosa insegneranno ai soldati in merito al quinto comandamento “Non uccidere”? E all’ “undicesimo” comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”? Leggeranno ai soldati cattolici  il Vangelo? Leggeranno e commenteranno la lettera che nel 1965  don Lorenzo Milani scrisse ai cappellani militari e che gli costerà due processi per apologia di reato?  «Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo e della Costituzione. 

L’attuale Papa non le giustifica e invita: “occorre guardare in don Milani la vita, le opere, il sacerdozio”; non più “guerre sante”L’attuale presidente della Repubblica le giustifica come “guerre giuste”, convinto capo delle forze armate piuttosto che cattolico osservante. 

Clicca qui la Lettera di questo prete che fu perseguitato dalla chiesa dell’epoca ma del quale la lezione resta quanto mai attuale quando si parla di Pace alle oscene sfilate militari: l’educazione come pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l’opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri.

Torna il Tav a Rivalta.

Da mesi si susseguono notizie e indiscrezioni sul ritorno del progetto TAV su Rivalta. Recentemente il governo, per tramite del commissario straordinario da poco nominato, ha annunciato la ripartenza della progettazione a partire da quanto interrotto dieci anni fa. Dove vorrebbero far passare il TAV a Rivalta? Dove sarebbero i cantieri? Con quali conseguenze per Rivalta? Quali sono i motivi per costruire una nuova ferrovia? Oltre alla serata informativa, clicca sulla newslettera di Doriella&Renato  le altre iniziative dalla Valle Susa.

Il Salvagente: “L’esposizione degli adolescenti ai PFAS è preoccupante”.

Con un programma di ricerca  congiunto coordinato dall’Agenzia tedesca per l’ambiente, che comprende 116 istituzioni partner di 30 paesi membri,  tra il 2017 e il 2022 il progetto europeo HBM4UE ha istituito una rete di laboratori in tutta Europa per condurre studi di biomonitoraggio  e indagare  sulle relazioni tra esposizione e salute, cioè stabilire  se e in che misura le sostanze chimiche penetrano nel nostro organismo, nei fluidi e  nei tessuti. Misurando la contaminazione nel sangue in una singola persona  o in un intero gruppo demografico, dai dati tossicologici ed epidemiologici si possono trarre conclusioni sulle conseguenze per la salute. Ebbene, per quanto riguarda i Pfas, “Il Salvagente” rileva che  la popolazione europea è risultata ampiamente esposta e soprattutto nei riguardi degli adolescenti: allarme particolarmente significativo per le popolazioni piemontesi e venete. Quelle contaminate dalla Solvay di Spinetta Marengo sono addirittura esposte all’ “effetto cocktail” con il Bisfenolo, altro interferente endocrino da mettere al bando.   

2 giugno 2022 festa della Repubblica, Mattarella dichiara guerra alla Russia.

“Una  soluzione diplomatica  non può  che prescindere dal ritiro della Russia. La guerra finisce con il ritiro degli occupanti e con il ripristino della integrità territoriale, grazie ai nuovi missili di Biden. Clicca qui TGLa7. Dunque la pace si otterrà solo con la sconfitta di Putin. La dichiarazione davanti al corpo diplomatico di tutto il mondo, non invitati gli ambasciatori russi. La telecamera inquadra in prima fila  ad applaudire il ministro degli esteri Luigi Di Maio con Mario Draghi, in rappresentanza di tutti gli italiani disponibili -per la pace- a invio armi e tirate della cinghia.

Non è la prima volta che Mattarella calza l’elmetto. Anzi, Il 24 marzo 1999, la seduta del Senato riprende alle 20,35 con una comunicazione dell’on. Sergio Mattarella, allora vice-presidente del governo D’Alema (Ulivo – Pdci – Udeur): «Onorevoli senatori, come le agenzie hanno informato, alle ore 18,45 sono iniziate le operazioni della Nato». In quel momento, le bombe degli F-16 del 31° stormo Usa, decollati da Aviano, hanno già colpito Pristina e Belgrado. E stanno arrivando nuove ondate di cacciabombardieri Usa e alleati, partiti da altre basi italiane. In tal modo, violando la Costituzione (artt. 11, 78 e 87), l’Italia viene trascinata in una guerra, di cui il governo informa il parlamento dopo le agenzie di stampa, quando ormai è iniziata. L’ex comunista Massimo D’Alema era stato convocato a Washington dove il presidente Clinton gli aveva proposto: «L’Italia è talmente prossima allo scenario di guerra che non vi chiediamo di partecipare alle operazioni militari, è sufficiente che mettiate a disposizione le basi». D’Alema gli aveva orgogliosamente risposto «ci prenderemo le nostre responsabilità al pari degli altri paesi dell’Alleanza», ossia che l’Italia avrebbe messo a disposizione non solo le basi ma anche i propri cacciabombardieri per la guerra alla Jugoslavia. Ai bombardamenti parteciperanno infatti 54 aerei italiani, attaccando gli obiettivi indicati dal comando Usa.

Mentre è ancora in atto la guerra contro la Jugoslavia, il governo D’Alema partecipa a Washington al vertice Nato del 23-25 aprile 1999, che rende operativo il «nuovo concetto strategico»: la Nato viene trasformata in alleanza che impegna i paesi membri a «condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza». Da qui inizia l’espansione della Nato ad Est. In vent’anni, dopo aver demolito la Federazione Jugoslava, la Nato si estende espandendosi sempre più a ridosso della Russia. E arriviamo alla guerra in Ucraina, avviata nel 2014 e ancora in corso. Clicca qui Il Manifesto. 

C’è un’altra querela in arrivo.

Vocabolario. Embedded, incorporato, integrato, incastonato, incluso, venduto, servo, prostituto, inglobato, incastrato, radicato…

Siamo appena stati destinatari di minaccia di querela che adesso tocca a noi essere solidali per le querele altrui. “Buongiorno, ti scrivo al volo per dirti che c’è un’altra querela in arrivo”: annunziato da queste parole potete ascoltare (clicca qui) il video di Salvagente, il mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Probabilmente all’origine c’è la denuncia giornalistica per i PFAS, calamità ambientale e sanitaria contro la quale anche noi siamo mobilitati nei confronti della Solvay. Salvagente reagisce da par suo: “Denunciateci pure, continueremo ad analizzare i prodotti che gli italiani consumano maggiormente e continueremo  a pubblicare i risultati con tanto di nomi, cognomi e brand. Per vostra disgrazia la scienza non mente: ecco perché fino a questo momento abbiamo vinto tutte le cause. Anche se non è facile rimanere in piedi e vivere senza finanziamenti e con pochissime pubblicità, ma siamo grati ai nostri abbonati per darci la possibilità di continuare a lavorare”.

Invitiamo tutti a manifestare la solidarietà a Salvagente, iniziando con il cliccare su questo link==> https://abbonamenti.ilsalvagente.it: troverete le informazioni, tutto ciò di cui avete bisogno quali consumatori e come potete sostenere la libertà di informazione. 

C’è ancora in Italia un giornalismo che non è embedded!

Draghi rimpinza di soldi la Russia.

E fa tirare la cinghia all’Italia. Il grande banchiere esalta ancora le sanzioni e l’invio di armi. Non vuole  ammettere che, se lo scopo originario dei provvedimenti dell’occidente era quello di far collassare l’economia russa e determinare un cambiamento al vertice, magari alimentando un colpo di Stato, non si può che considerarli un fallimento.  I russi non potranno più mangiare hamburger sotto l’insegna di McDonald’s o bersi un caffè da Starbucks, però contro Putin non solo non si stanno raggiungendo gli obiettivi politici  ma l’economia russa  sembra ben lontana dal collasso,  anche se nessuno può affermare che uscirà  rafforzata (d’altronde quale Paese, a parte gli USA, può affermarlo?). Clicca qui una analisi di Francesco Lenzi.