15° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DELLA THYSSEN KRUPP.

GIORNATA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E ALLA VITA DEI LAVORATORI, per fare cessare l’epidemia di morti e feriti sul lavoro in fabbrica e in ogni luogo di lavoro.

“….Nel nostro Paese i soli infortuni sul luogo di lavoro od in itinere causano più di 1400 morti l’anno. Diciannovemila dal 2009.

E ancora più elevata è la mortalità da malattie da lavoro, difficili da quantificare perché il loro riconoscimento segue un iter lungo e tortuoso alla fine del quale spesso restano ingiustamente disconosciute. Dati disastrosi cui aggiungere ora i giovani colpiti nel corso della scuola lavoro e le tante donne penalizzate dalla mancata valutazione del rischio di genere….

A ciò si aggiungano i tagli deliberati nel corso degli anni che hanno ridotto così tanto il personale addetto ai controlli sul rispetto delle norme di prevenzione e sicurezza da spingere le imprese a risparmiare sui costi relativi con la quasi certezza dell’impunità….

Per questo riteniamo indispensabile la ricostruzione nel paese e nel mondo del lavoro di una cultura della sicurezza oggi assente e il rilancio delle lotte per: la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo; l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; l’istituzione di una apposita Procura Nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro; l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro; il ripristino del testo originale del D.lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D. Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act. Le altre notizie No Tav sulla mailinglist di Doriella&Renato: clicca qui.

Gli operai mandati a morire d’amianto.

AllIsochimica di Avellino dove i lavoratori lavoravano a mani nude e con pochi e insufficienti attrezzi di protezione, a scoibentare e ricoibentare i vagoni dei treni delle Ferrovie dello Stato: 2276 tonnellate di amianto dal 1982 al 1988 smaltite ovunque. 231 lavoratori si sono ammalati e 11 hanno perso la vita. Il tribunale di Avellino ha condannato Rete Ferroviaria Italiana e Isochimica a 10 anni di reclusione e  al risarcimento ai familiari delle persone uccise da patologie tumorali e respiratorie causate dalla inalazione di amianto.

Mattarella, non chiuda gli occhi sulla strage dei morti sul lavoro.

Dal 1 gennaio 2008, l’Osservatorio nazionale di Bologna è l’unico in  Italia che monitora realmente i morti sul lavoro. Chiuderà alla fine di quest’anno per il fallimento di questa iniziativa: cioè  per l’insensibilità dello Stato, della Politica e di chi se ne dovrebbe occupare e non lo fa. Il numero REALE di morti è quello rilevato dall’Osservatorio: il 30% in più  di quello falso diffuso da INAIL, in questi 15 anni invece sono morti complessivamente per infortuni oltre 20.000 lavoratori. Dall’inizio di questo anno sono morti 1186 lavoratori. Carlo Soricelli, fondatore dell’Osservatorio, scrive al presidente della Repubblica, clicca qui. 

Accuso Solvay in tribunale per il mio cancro. Ma anche per gli operai.

Il Dossier in 500 pagine è disponibile a chi ne fa richiesta.

Il 28 agosto, nell’esposto (clicca qui) che  ho depositato presso il Tribunale di Alessandria,  ho allegato (clicca qui) il report ufficiale del  Centre Hospitalier Universitaire de Liège SERVICE DE TOXICOLOGIE Professeure Dr Corinne CHARLIER – C.Charlier@chuliege.be Cheffe de Service, Professeure ordinaire – Experte judiciaire.

Infatti, con la nostra collaborazione, l’emittente televisiva belga Investigation  (RTBF) ha affidato al laboratorio di tossicologia dell’Ospedale Universitario di Liegi la determinazione di diversi PFAS, tra cui PFOA e PFOS, in campioni di sangue: da un lato  prelevati da abitanti di Spinetta Marengo  nelle vicinanze del sito industriale Solvay (sito produttivo di fluoropolimeri), e dall’altro a qualche chilometro più lontano da abitanti di Alessandria. L’obiettivo era quello di oggettivare il sospetto di un’esposizione particolarmente elevata ai PFAS nelle vicinanze di Solvay, legata alle attività e alle emissioni dell’azienda, e quindi di una maggiore contaminazione da PFAS di questa popolazione.

I risultati di queste ricerche scientifiche permettono di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosi detti “vecchi” che dai “nuovi “ PFAS : PfOA – C6O4, –  ADV, tutti tossici e cancerogeni. 

In particolare, rilevo nell’esposto, i risultati delle analisi dei  composti perfluorurati (Pfas) nel mio  sangue, consegnatimi dall’Università di LiegiMisurano le seguenti concentrazioni in µg/l (microgrammi per litro): PFOA: µg/l 11,48 e PFOS: µg/l  9,65. Invito il Procuratore capo Enrico Cieri, tralasciando per il momento  la riflessione sul PFOS che ufficialmente non sarebbe stato lavorato dalla Solvay, e in attesa dei risultati delle analisi su ADV e C6O4, invito a soffermarsi  sul PFOA.

Dunque la mia misurazione nel 2022 è µg/l 11,48 : sono  considerati dall’Università un livello di rischio attuale (sotto i 2 µg/l. non ci sarebbero rischi per la salute, beninteso secondo le attuali conoscenze). Dunque, se è vero che ottimisticamente il PFOA dimezza la sua presenza nel sangue ogni 3,7 anni,  nel 2002 , 20 anni fa,  quando mi sono allontanato dallo stabilimento, il livello di PFOA nel mio sangue era di 598,80  µg/l. Se l’ASL mi avesse sottoposto a prelievo di sangue, come richiesi per me e per tutta la popolazione, l’ASL avrebbe misurato 598,80 µg/l. Enorme. Nel frattempo infatti ho subìto l’asportazione totale della tiroide per cancro maligno (limitandoci alla malattia, finora più importante, tra quelle attribuite dagli scienziati ai PFAS).

Al Procuratore capo ho inoltre sottolineato che nel 2013,  anno in cui Solvay dice di aver concluso la produzione di PFOA (sostituendolo con C6O4 e ADV), il mio livello sarebbe stato 100 µg/l. Tra i trenta spinettesi analizzati dall’Università di Liegi, i dati più alti riguardano ex operai Solvay che adesso hanno 39 µg/l, un valore che se fosse stato estrapolato (con il sistema del dimezzamento ogni 3,7 anni) nel 2013 avrebbe superato quota 300  µg/l. Tre volte il mio, considerando che io non ero addetto alle produzioni ma impiegato amministrativo. Per tutti sono valori stratosferici.

Nell’esposto ho di nuovo sottolineato che da sempre Solvay effettuava privatamente i prelievi del sangue agli operai e li secretava (come denunciato in Procura già nel 2009), dunque Solvay sapeva. Non è questa una condotta dolosa? In tutti i 15 esposti abbiamo sostenuto senza reticenze questa condotta della Solvay, sia per la sua lunga conoscenza internazionale dei rischi derivanti dai PFAS, sia localmente per la consapevolezza altrettanto prolungata dei danni provocati all’ambiente addirittura verificati nel sangue dei propri dipendenti, reati a nostro giudizio senza soluzione di continuità quanto meno dalla data di acquisizione della proprietà in Italia.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

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Pfas anche in Toscana: fiumi e mari. Vanno fermati in tutta Italia con il Pfas nel sangue fino a 10 volte in più.

Disegno di legge Crucioli.

Avvelenamento da Pfas. I Comitati accusano. La Solvay è “stupita”. Il sindaco fa lo slalom.

Rete Ambientalista: “La popolazione di Spinetta Marengo è contaminata da Pfas”.

Solvay: tutte le istituzioni sapevano del sangue contaminato dei lavoratori.

Record per morti sul lavoro.

Aumentano da Nord a Sud gli incidenti sul lavoro e purtroppo anche quelli mortali. Sono 364 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi cinque mesi del 2022, con una media di oltre due morti sul lavoro al giorno. In netto aumento, inoltre, le denunce di infortunio (+48%), che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso aumentano del 48%. Lo rivela l’osservatorio Vega Engeneering su dati Inail.

In questo tragico bilancio la provincia di Alessandria  è la prima in classifica. Clicca qui.

Ilva una vergogna nazionale.

Guarda il video Sopravvivere sotto l’ex Ilva, Tamburi di morte a Taranto

Lo Stato Italiano continua a non tutelare la salute e i diritti dei tarantini. La nuova condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è una sorta di conferma a quanto già contenuto nella prima sentenza che sulla gestione della vicenda dell’ex Ilva, inchiodò il governo di Roma. A quasi quattro dalla condanna della Cedu e a quasi dieci dal sequestro degli impianti, insomma, la salute dei tarantini è ancora a rischio. Siamo di fronte a una vergogna nazionale. Clicca qui Peacelink. Domenica 22 maggio a Taranto saremo di nuovo in piazza Garibaldi alle ore 17 per riaffermare il diritto alla vita e alla dignità dei cittadini esposti a rischi sanitari inaccettabili.

Due mesi di mobilitazione sul territorio toscano contro le morti sul lavoro.

Nel 2021 le denunce  presentate all’INAIL sono state 448.110 e sono morti 1404 lavoratori per infortuni sul lavoro, con un aumento del 18% rispetto all’anno 2020. Senza considerare il lavoro nero, i morti per covid e le malattie professionali. La mancanza di sicurezza e la ricerca del massimo profitto come per la strage di Viareggio o il crollo del ponte Morandi a Genova e le altre numerose stragi definite fatalità aumentano ancora di più questo tragico bilancio. Le responsabilità del Premio Attila 2021.  Clicca qui il programma delle lotte.

Rimbalzo piuttosto che balzo del PIL. Però balzo dei morti sul lavoro.

Infatti l’Italia è passata da un crollo del PIL dell’8,9% del 2020 al +6,4% del 2021. Un rimbalzo accompagnato da lavoro povero, precario e insicuro. Lavoro che  uccide: nel 2021 ci sono state 1.404 morti sul lavoro, a causa dei mancati controlli per mancanza di ispettori, e quei pochi effettuati sono risultati irregolari per l’86% delle aziende.

Ilva: gli operai prendano nelle proprie mani la loro vita!

La posizione dello SLAI Cobas di Taranto: clicca qui. Non solo le bonifiche interne alla fabbrica se li carica lo Stato, nella classica legge del sistema capitalista: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti, ma ora anche i soldi per la decarbonizzazione vengono presi da quelli per le bonifiche della città.

Con Emilio sempre. Presidio a Bussoleno.

Presidio sotto la sua casa per  attendere insieme a lui e alla sua famiglia la risposta del Tribunale della Cassazione che deciderà  sul ricorso per la sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha decretato la concessione dell’estradizione per Emilio allo Stato francese. Clicca qui con gli altri appuntamenti di lotta la newslettera di Doriella&Renato.

Manifestazione per i morti sul lavoro e dei disastri ambientali.

Nella GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DEI DISASTRI INDUSTRIALI E AMBIENTALI. Unire le lotte ambientali a quelle dei morti sul lavoro, unire le vittime di tutte le stragi con il movimento dei lavoratori per la difesa della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio significa è l’unico modo per difenderci. Sulla newslettera di Doriella&Renato altre iniziative No Tav: clicca qui.

Nubi grigie in un cielo rossastro è lo scenario tarantino consegnato ai Ministri.

Oltre 60 foto che ritraggono Taranto in ogni angolazione. In ogni scatto ci sono i fumi dell’ex Ilva. Ora quelle fotografie dell’inquinamento sono sul tavolo dei Ministri. Sono state inviate dall’Associazione dei genitori tarantini che da sempre chiedono la chiusura dello stabilimento. Si tratta di immagini raccolte da semplici cittadini negli ultimi 3 mesi che evidenziano la colorazione rossastra del cielo o nubi grigie che sovrastano l’area degli impianti siderurgici. Con riferimento alla chiusura delle aree di produzione a caldo di Genova e Trieste, si legge nella lettera, si chiede come il Governo intenda giustificare la continuazione della produzione di acciaio, per mezzo del carbone, a Taranto. Quando si potrà tornare a credere nelle istituzioni che dovrebbero prendere seriamente in considerazione come tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino? E chi pagherà i danni? – Scrivono i genitori tarantini. Clicca qui.

Convegno “sicurezza, salute, obbligo di fedeltà”.

Che ha come protagonisti familiari di stragi e morti sul lavoro, lavoratori e lavoratrici, Rsu e Rls, attivisti/e che lottano e proprio per questo sono colpiti dalla repressione, esperti che mettono a disposizione conoscenze e competenze a sostegno di chi subisce rappresaglie fino al licenziamento e di chi, dovunque, conduce la lotta per l’unità della classe.

Il quadrilatero della morte siciliano, il prete verde e l’arcivescovo industrialista.

4 raffinerie, una fabbrica di cloro a celle di mercurio e un’altra di magnesio, un inceneritore, un cementificio, 3 centrali termoelettriche e un depuratore: il “quadrilatero della morte” che si estende tra i comuni di Augusta, Priolo Gargallo e Melilli fino alle porte di Siracusa, è famoso per il numero impressionante di tumori maligni che colpiscono soprattutto gli uomini al colon retto e le donne ai polmoni.. Fin dagli anni 90 è dunque famoso padre Palmiro  Prisutto per aver fatto battaglie per la tutela della salute, del lavoro e dell’ambiente. Più volte ha chiesto l’intervento delle istituzioni, con lettere indirizzate ai diversi capi di Stato, premier e politici perché intervenissero sulle mancate bonifiche e sull’inquinamento.

Ebbene, l’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, gli contesta gli articoli canonici 1740 e 1741, perché avrebbe “arrecato grave danno o turbamento alla comunione ecclesiale”, “la perdita della buona considerazione da parte di parrocchiani”, “grave negligenza o violazione dei doveri parrocchiali”, e la “cattiva amministrazione delle cose temporali con grave danno della Chiesa”. Durante la messa padre Palmiro infatti ha il vizio di leggere i nomi dei morti di tumore, la lista ormai supera gli 800 nomi. Per questo il prete verde  dovrà lasciare la guida della chiesa madre, malgrado che in poco meno di una settimana sono state raccolte più di 3 mila firme contro l’arcivescovo. Irremovibile. Che ci sia una pressione dell’area industriale per la sua rimozione? Ma daiii!

Un infortunio sul lavoro ogni 50 secondi.

600.000 all’anno. Tre omicidi al giorno. 130.000 incidenti con invalidi. A questo crimine di pace aggiungiamo le malattie professionali, ad esempio i morti per amianto. Milioni di imprese e soli 4.500 ispettori del lavoro  spesso costretti in ufficio piuttosto che in ispezioni. (Quanti  dei 10.000 poliziotti  inviati di rinforzo in Valsusa contro i NoTav potevano essere riqualificati ispettori?). E nei pochi controlli effettuati oltre l’80% delle imprese risultano fuorilegge, anzi in nero, dunque anche in evasione fiscale e collusioni con le mafie, sulla pelle di milioni di lavoratori soprattutto immigrati. Tant’è che il 35% del PIL si nutre di economie sommerse, e delle loro vittime che tanto commuovono pochi politici. Clicca qui due commenti.

Dopo la sentenza il governo ancora non decide la chiusura dell’aerea a caldo dell’Ilva.

La sentenza è la  grande vittoria della cittadinanza attiva che con le sue lotte e le sue denunce ha saputo raccogliere le prove del disastro ambientale. E ancora una volta la domanda al governo è: per la chiusura servono ulteriori certezze sull’impatto che questa industria ha avuto e avrebbe in futuro sulla salute della popolazione tarantina? Clicca qui.

Il mondo del lavoro è diventato una trincea bellica.

Tanto i costi delle stragi operaie vengono scaricati sulla collettività. Morti, feriti e ammalati al lavoro. Niente prevenzione, niente sicurezza, ma tante polizie. Perché non si riqualifica metà del personale delle polizie e lo si destina alla prevenzione e il controllo dell’insicurezza e delle irregolarità nelle molteplici attività economiche? Clicca qui.

Fascismo aziendale.

Consideriamo che lo Stato è ri-entrato nel capitale dell’azienda dell’acciaio. Ebbene, nell’ArcelorMittal di Taranto, di fatto statale, un lavoratore è stato licenziato dalla direzione  perché aveva pubblicato un post su Facebook, col quale invitava a seguire una fiction televisiva che faceva eco alla grave situazione ambientale della fabbrica e della città

Negli anni cinquanta Giuseppe Di Vittorio chiamava fascismo aziendale quel regime autoritario nei luoghi di lavoro che non solo imponeva alle lavoratrici ed ai lavoratori l’oppressione di durissime condizioni di sfruttamento, ma colpiva la libertà di pensiero e di espressione, imponendo loro di non manifestare e di nascondere le loro opinioni. Oggi quel fascismo aziendale sta tornando e si sta diffondendo in questo clima politico. Clicca qui.

La sentenza del tribunale condanna lo sciacallaggio del giornale di Alessandria addosso ai tre pompieri assassinati.

Aveva scandalizzato il mondo l’editoriale (poi riaffermato) del direttore Alberto Marello che accompagnava il servizio di Monica Gasparini: lo sciacallaggio pubblicitario “Per qualche copia in più, sbatti il mostro pompiere in prima pagina”, ovvero la diffamazione  ribadita dal consigliere del CDA  Mattia Papili: ma quali eroi i tre pompieri morti sul lavoro? i tre se la sono cercata, erano solo tre drogati, in quanto tali sconsideratamente intervenuti dentro il capannone dopo una prima deflagrazione, mettendo così nei guai… i due poveri coniugi che, dopo la prima esplosione, non li avvertono che il fabbricato era imbottito di esplosivi al fine di truffare l’assicurazione: omicidio con dolo eventuale (clicca qui). Lo sciacallaggio avviene, alla vigilia del processo, per pubblicizzare il bisettimanale in crisi di vendite e inserzionisti, e si dimostra programmato visto che, a parte due dimissionari, il consiglio di amministrazione de Il Piccolo (Ivana BarbarinoAlessandro MassanoMattia Papili e Ornella Sassone)  rifiuta all’opinione pubblica in rivolta di licenziare il Marello, forte dell’assordante silenzio della redazione.

Il processo per la strage di Quargnento si è appena concluso con la condanna a 30 anni per Gianni Vincenti e sua moglie Antonella Patrucco per omicidio volontario plurimo con dolo eventuale (clicca qui). La sentenza scagiona senza equivoci il coraggioso operato dei pompieri e rappresenta una condanna etica morale deontologica a Il Piccolo, deontologica anche a carico di quella parte dei giornali che per omertà di gregge hanno taciuto.

Una doverosa precisazione dopo il fattaccio giornalistico di Alessandria.

Una precisazione: due dei sei componenti il consiglio di amministrazione Soged sono dimissionari dunque sollevati da responsabilità per il mancato licenziamento del direttore de Il Piccolo di Alessandria e, ancor prima, dal sospetto di aver predisposto con lui lo sciacallaggio pubblicitario “Per qualche copia in più, sbatti il mostro pompiere in prima pagina”, ovvero la diffamazione  ribadita dal consigliere Mattia Papili: ma quali eroi? se la sono cercata, erano solo tre drogati, in quanto tali sconsideratamente intervenuti dentro il capannone dopo una prima deflagrazione, mettendo così nei guai… i due poveri coniugi che non li avvertono che il fabbricato era imbottito di esplosivi al fine di truffare l’assicurazione: omicidio con dolo eventuale (clicca qui la reale vicenda delle tre morti  sul lavoro, tragicamente comune a troppe altre quotidiane).

I consiglieri dimissionari sono Michele Guala e Claudio Chirivì due importanti imprenditori che avrebbero dovuto risollevare le sorti del giornale in affanno di tiratura e di inserzionisti. Dopo questa vitale defezione tramite anche ritiro delle quote societarie, i restanti membri del C.d.A. (presidente Ivana Barbarino e amministratore delegato Alessandro Massano, nonchè Mattia Papili e Ornella Sassone) pur legati da vincoli familiari devono reggere da soli la problematica situazione industriale cartacea e web a costi crescenti. Contro di loro si sono aggiunti come boomerang i due editoriali del direttore Alberto Marello che hanno suscitato rivolte nella collettività e sui social, il suo mancato licenziamento sostituito da irricevibili scuse, peraltro subito smentite dal Papili. Possono contare sulla neutralità della redazione malgrado le preoccupazioni occupazionali. Devono temere le richieste di danni da parte dei famigliari dei vigili del fuoco. 

Piccola storia di sciacallaggio giornalistico.

A pensar male si fa peccato ma si indovina. Il sospetto era giusto: clicca qui. Direttore Alberto Marello ed editore Soged erano d’accordo fin dall’inzio. Soged, dopo averlo ridotto a bisettimanale, è sul punto di ridimensionare ulteriormente Il Piccolo ad un’unica edizione. Come risollevare la esigua tiratura, soprattutto inserzionista? Come Renzi insegna: dare visibilità al giornale. L’operazione pubblicitaria programmata “Sbatti il mostro pompiere in prima pagina” funziona: i social scatenano una valanga di indignati insulti su Marello, Il Piccolo di Alessandria da ignoto diventa conosciuto in tutta Italia. Tutt’altro che stimato ma conosciuto per aver diffamato i tre vigili del fuoco assassinati a Quargnento in quanto sarebbero intervenuti in preda a droghe nel capannone imbottito di esplosivi, mettendo nei guai i due poveri coniugi che l’attentato al capannone avevano perpetrato per truffare l’assicurazione. La pubblicità funziona: il direttore piuttosto che scuse si appella alla libertà di stampa e rincara la dose quale vittima di facinorosi che vogliono la morte sua e del giornale, fomentando così una ulteriore ondata di insulti e pubblicità da tutta Italia. Come da copione, rassegna il mandato ai compagni di merende sapendo che non sarà licenziato. Soged (presidente Ivana Barbarino, amministratore delegato Alessandro Massano, consiglieri Ornella Sassone, Michele Guala, Claudio Chirivì e Mattia Papili) per bocca del Papili, non a caso responsabile della piattaforma digitale, motiva perché  Marello non viene licenziato: i tre pompieri la morte se la sono cercata perché tre drogati, come risulta dalle tracce nel sangue benchè la Procura le abbia da sempre ritenute irrilevanti ai fini del processo in corso per omicidio. Licenziati dovrebbero semmai essere i tre vigili, ragguagliati a drogati pericolosi alla collettività come piloti d’aereo, chirurghi, autisti di scuolabus che si sono fatti una canna.

L’orchestrata pubblicità si gonfia sempre più come una bolla: infatti Il Piccolo si propone addirittura per ospitare sulle proprie colonne  dibattiti su dibattiti fra chi è pro o contro (selezionati naturalmente da una silente Redazione specializzata ad attaccare l’asino dove vuole il padrone). A questo punto, si tratta, è evidente, di una programmata pubblicità, vile e meschina, cinica sulla pelle di tre lavoratori e a danno delle loro famiglie che dovrebbero portare direttore ed editore in tribunale. Occorre stroncare la spirale di questa cinica auto pubblicità, non fare più il loro gioco: far cadere una coltre di silenzioso sterco, non parlare più del Piccolo cartaceo e on line, lasciarlo sgonfiato a quei superstiti lettori e inserzionisti che si merita.

Lino Balza.

Nella pandemia meno infortuni e più morti sul lavoro.

Dunque più sfruttamento padronale. Nei primi dieci mesi dell’anno calano gli infortuni sul lavoro, ma aumentano i casi mortali. Lo rileva l’Inail. Tra gennaio e ottobre le denunce di infortunio sono state 421.497 (- 21,1% pari a circa 113mila in meno rispetto alle 534.314 dello stesso periodo del 2019), 1.036 delle quali con esito mortale (+ 15,6% pari a 140 casi in più rispetto agli 896 dei primi dieci mesi del 2019). In diminuzione le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 36.619 (- 28,3%). Clicca qui Pennatagliente.

Questo nuovo governo vuole fare un piano strategico contro gli infortuni sul lavoro?

Ma chi se ne occupa?  La persona giusta c’è: Raffaele Guariniello, il magistrato che in Italia ha più indagato su malattie e infortuni  mortali, dall’Eternit ala Thyssenkrupp. Non è una questione di norme: ne abbiamo e i reati sono sanzionati. Non funziona neanche aumentare le ammende. Il problema è l’organizzazione della giustizia (basta prescrizioni)  e soprattutto una Procura nazionale della sicurezza del lavoro, che proprio Guariniello reclama da anni. Nonché ci vorrebbe una revisione del Testo unico sul lavoro, e un ministero o quanto meno un dipartimento della presidenza del consiglio.  Clicca qui.   

Tutti assolti anche in Appello per l’amianto dell’Alfa Romeo.

Nessuna condanna per ex vertici ed ex manager di Fiat, Alfa Romeo e Lancia, imputati per una quindicina di casi di operai morti per forme tumorali provocate dall’esposizione all’amianto negli stabilimenti dell’Alfa Romeo di Arese. L’assoluzione è in linea con tutti gli altri verdetti di giudici e corti milanesi, da Pirelli a Falck, dalla Breda alla Franco Tosi all’Enel di Turbigo ecc.

L’unica linea adeguata per la prevenzione e la difesa della salute è esautorare l’INAIL.

Invece CGIL-CISL-UIL insistono nella loro linea masochista e il “ceto politico” marcia da sempre unito (con qualche eccezione)… nel negare la prevenzione e perfino i risarcimenti per i danni subiti.
Un intervento polemico di Vito Totire, portavoce di AEA associazione esposti amianto: clicca qui.

1° maggio festa di disoccupazione precariato morti.

450 morti nei primi 4 mesi del 2018, in aumento rispetto al 2017, soprattutto nell’edilizia (+ 22%) e non per effetto di un maggior numero di occupati bensì del numero delle ore lavorate ovvero degli straordinari, ma anche per l’invecchiamento della forza lavoro ovvero per disoccupazione giovanile, infine per lavoro in nero.

Tre morti al giorno, oltre 2.000 infortuni e 40.000 nuove situazioni di invalidità permanente all’anno, senza contare i numeri della “strage silenziosa” legata alle varie malattie professionali.

Sono le cifre drammatiche che caratterizzano nel nostro Paese il fenomeno degli infortuni sul lavoro e per renderle sempre più visibili e note all’opinione pubblica, oltre 5.000 persone marceranno a Teramo, in uno degli eventi promossi dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). (continua…)