Manifestazioni No Pfas davanti ai Tribunali di Alessandria e Vicenza.

Greenpeace, Legambiente, Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro in azione.

INVITO CONFERENZA STAMPA

Giovedì 16 settembre 2021, h.10.30, davanti  al Tribunale di Alessandria, Corso Crimea,

Greenpeace Gruppo Locale di Alessandria, Legambiente Ovadese-Valle Stura e Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro invitano i/le giornalisti/e alla conferenza stampa per illustrare le serate culturali “Pensando un Futuro Alessandrino + Sostenibile” del  1 e 8 ottobre, Casa di Quartiere, via Verona, Alessandria.

E’ previsto il collegamento con la manifestazione che si tiene a Vicenza davanti al Tribunale dove sarà in corso l’udienza del processo PFAS-Miteni (processo gemello di Alessandria in fase di avviamento).

Le serate culturali si svolgeranno in due giorni.

Venerdì 1° ottobre ore 20,45 con la proiezione del film “The Devil We Know”(2018), documentario investigativo della regista Stephanie Soechtig sui rischi per la salute derivanti dall’acido perfluoroottanoico: il famigerato PFAS PFOA ben noto nelle drammatiche vicende di Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo.

Venerdì 8 ottobre ore 20:45 con Conferenza di approfondimento scientifico sui PFAS (Pfoa, C6O4 Adv). Interverranno esperti nazionali, medici, scienziati, avvocati e attivisti di  Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente,  IRSA-CNR Istituto di ricerca sulle acque, Pfas Land, WWF, Mamme No Pfas,  Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro.

Dal Dossier “PFAS. Basta!” pag. 266

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega,  si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo. 

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4. Né si dimentichi che  all’appello mancano ancora i dati, quelli dell’area interna allo stabilimento.

Il Dossier “Pfas. Basta!” del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  è disponibile on line a chi ne fa richiesta. In 267 pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Tutti i nostri libri sono stampati a spese degli autoriIl ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Il Dossier è esaurito in stampaPer la versione digitale, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Solvay: né processi né monitoraggi fermeranno i Pfas a Spinetta Marengo.

Solvay si fa beffe della Magistratura

La multinazionale belga mostra nessunissima intenzione di eliminare i famigerati Pfas: si nasconde dietro la Lega, si fa beffe della condanna della Corte di  Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, prende in giro  l’Arpa e sfida la Procura di Alessandria ad aprire finalmente il nuovo processo.

L’Arpa, nel monitoraggio giugno-luglio 2021, ha di nuovo evidenziato per i Pfas valori ben superiori ai limiti previsti dalla legge: i dati allarmano che all’esterno del sito – nel livello più superficiale della falda – il Pfoa supera il valore di 0,5 μg/L in molti punti (il limite è di 0,1 µg/L per le acque superficiali e le sotterranee che interagiscono con quelle superficiali); il cC6O4 a sua volta ha fatto registrare, tra i piezometri controllati, la concentrazione massima di 2,55 μg/L; e sempre in area esterna è presente anche il composto ADV-N2, con una concentrazione massima di 6,35 g/L. Questi dati evidenziano come il cC6O4 (quello appena ri-autorizzato dalla Provincia) si allarga nell’area della Fraschetta al punto di spingersi addirittura già fino al Comune di  Montecastello dove ha contaminato e determinato la chiusura del pozzo dell’acquedotto.

Anche il livello intermedio dell’acquifero è stato raggiunto da Pfas, continua Arpa: i dati evidenziano in un piezometro esterno al sito la presenza di PFOA (1,08 μg/L) e ADV-N2 (0,22 μg/L), dunque il fatto che i Pfas abbiano raggiunto profondità tra i 30 e i 60 metri è ancora più preoccupante, perché, a quel livello, gli interventi di bonifica sono estremamente difficili e dispendiosi.

Per la multinazionale invece,  questi allarmanti dati  segnalerebbero comunque “il continuo miglioramento generale della situazione e  i superamenti dei limiti del C6O4 sono  un residuo causato dell’evento di precipitazione imprevedibile e di carattere eccezionale del 2019” (eventi che invece i metereologi prevedono ormai come norma). L’ottimismo ostentato da Solvay è completamente contraddetto da  Marta Scrivanti direttore Arpa Alessandria: i valori di cC6O4 e Pfoa del 2021 si mantengono, in generale, dello stesso ordine di grandezza di quelli del 2020, con fluttuazioni puntuali in aumento.

Il C6O4 è presente in concentrazioni di 25 volte superiori ai limiti suggeriti da Arpa. L’Adv, pfas “a catena lunga”, addirittura di 63 volte. Il Pfoa dismesso da Solvay nel 2013 è ancora presente con quantità elevate a dimostrazione della persistenza nell’ambiente di questa sostanza. Arpa non ne fornisce il valore limitandosi a scrivere che è superiore a 0,5 microgr/litro quasi ad adombrare che 0,5 sia il limite. Il limite per le acque di “prima falda” è 0,1 ed inoltre cosa significa “superiore a…”: può essere 0,51 ma anche 10 ma anche 100. Da Arpa noi pretendiamo relazioni tecniche che specifichino i punti del prelievo per poter capire quanto esteso è l’inquinamento, che fornisca dati in base ai quali Solvay è stata autorizzata dalla complice Provincia a riprendere la produzione del cC6O4.

Sulla bonifica Pfas si muove il Partito Democratico.

Ma non quello piemontese. I consiglieri regionali veneti invece con un’interrogazione accusano la Giunta di non intervenire sulla bonifica del sito Miteni di Trissino: “si conclude la caratterizzazione dell’intera area oppure la messa in sicurezza sarà limitata alla sola barriera idraulica?”. Chiudere la partita con la sola barriera idraulica è insufficiente: l’ha detto anche il Commissario straordinario di Arpa Veneto davanti alla Commissione parlamentare Ecomafie  poiché non riesce a trattenere l’inquinamento derivante dal terreno sottostante il sito Miteni. E’ la stessa situazione di Alessandria, sottolineano i consiglieri, dove  la Corte di Cassazione sentenziò la condanna per disastro ambientale colposo; però la Solvay di Spinetta Marengo ancora oggi non ha provveduto alla bonifica -riparare le perdite e soprattutto rimuovere i terreni compromessi- bensì ha allestito la barriera idraulica come l’intervento meno efficace e meno costoso.

L’Arpa piemontese trascinata da quella veneta a uscire dal torpore.

Il commissario straordinario di Arpa Veneto, Luca Marchesi, è riuscito a concludere con il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robottoun accordo per una collaborazione tecnico-scientifica per studi su acque reflue civili e aria in ambienti indoor e outdoor in materia di determinazione di sostanze perfluoroalcheliche (PFAS), e  per studi ed indagini virologiche sperimentali connesse all’epidemia da Sars-Cov-2. 

Ad Alessandria è la Solvay ad organizzare il consiglio comunale.

Prima parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS
Seconda parte dell’intervento di Lino Balza al Consiglio comunale di Alessandria del 15 giugno 2021 sui PFAS

Solvay ha preparato un servizio di propaganda aziendale e ha  commissionato al Comune di Alessandria di mandarlo in onda tramite convocazione di un apposito Consiglio comunale. Per lo show in streaming di martedì 15 giugno, Solvay ha confezionato cinque spot pubblicitari, con tanto di immagini, filmini e voci fuori campo, affidati ad una team di “esperti scientifici”, in realtà volti noti debitamente prezzolati per presentarsi quali “consulenti” in tutti processi penali: grazie alla loro “credibilità scientifica” hanno contribuito non poco alla condanna di Solvay per disastro ambientale conclusasi in Cassazione, e si ripropongono, fortunatamente, per il prossimo imminente procedimento penale. Nei processi non è prevedibile la falsa testimonianza per i consulenti, mentre rischia l’attuale direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, che però, come per tutti i direttori, fa conto che la condanna (sempre lieve) di reclusione per inquinamento -al posto degli amministratori- è lautamente  compensata dalla  retribuzione.

A sua volta il Comune, quale comprimari del truffaldino spettacolo pubblicitario, ha convocato i responsabili locali di Arpa e Asl che, per… brevità di esposizione, omettono di fornire i dati delle indagini epidemiologiche (record di morti per tumori) e delle indagini idrogeologiche (falde inquinate e acquedotti chiusi). C’è da dire che non tutti i funzionari dei sedicenti Enti di controllo appaiono utili idioti perché ad alcuni per i servizi resi si aprono le porte per promozioni in Regione.

Solvay ha stretto un patto d’acciaio con la Lega che regge le amministrazioni di Comune, Regione e Provincia. Del Comune abbiamo detto. La Regione evita di ordinare  i monitoraggi ecologici e sanitari ai quali invece l’omologa Veneto ha pur provveduto. Alla Provincia compete il ruolo di punta: autorizzare i cancerogeni Pfas (C6O4 e ADV), messi al bando in tutto il mondo, a inquinare aria e acqua fino alla foce del Po.

Solvay, non a torto, dà per sicura vincente la coalizione di destra: nel dibattito del cosiddetto “Consiglio comunale aperto” è palese l’assenza di una opposizione degna di questo nome, vuoi perché nella sudditanza a Solvay il PD ha la coda di paglia di trascorse maggioranze (perfino accusate in tribunale da Solvay di riscuotere tangenti da Montedison), vuoi perché un blando M5S rischia di azzerare quel poco di consenso raccolto localmente (vanificando il grande lavoro che sta facendo il parlamentare Zolezzi). Anche sui Pfas la sponda sindacale è una frana da quando la CGIL nel 2002 zittì la propria allarmante denuncia.

Il geologo nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, ha felicemente sintetizzato lo stato d’animo disgustato degli ambientalisti di fronte allo spettacolo comunale: un allestito banchetto di matrimonio (tra Solvay e politica) al quale siamo stati invitati e che respingiamo. Un banchetto comunque fra pochi intimi, consumato lontano dalla popolazione, ma per la pubblicità del quale  Solvay punta sulla compiacenza dei giornali (chi non ricorda le intercettazioni telefoniche della procura?).

Nel cosiddetto dibattito la cosa che impressiona di più è l’ignoranza. Regna sovrana fra i consiglieri nell’aula, tra chi si esprime con analfabetismo lessicale o con vuoti giri di parole fiorite. Negli interventi premettono tutti “sono ignorante” e lo dimostrano non avendo la minima conoscenza di cosa produce Solvay, come, quali rischi, quali danni, quanti morti e ammalati, quanti bambini. Non sanno neppure come si pronuncia: dicono Solvei. Invano avevo chiesto al Sindaco di stampare e distribuire ai consiglieri il nostro dossier “Pfas. Basta!” (250 pagine). Invano avevo invitato i consiglieri ad ascoltare l’impressionante udienza alla Camera del professor Carlo Foresta: uno scienziato internazionale, piuttosto che quei contafrottole dei consulenti Solvay. Ignoranti erano e ignoranti sono rimasti, affascinati dallo show Solvay, considerando il mio intervento una provocazione: cliccalo in audio sopra oppure qui in trascrizione. Non si può pensare che un Consiglio comunale siffatto produca un ordine del giorno che chiede la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dei PFAS.

E’ Toti che ruba lo stipendio?

Riceviamo crescenti apprezzamenti per la Lista (siamo a 32mila utenti!)  ma anche mail con “cancellami”. C’è però un “cancellami” che è clamoroso, per non dire scandaloso. Quello dell’ARPAL della Liguria. L’acronimo ARPA sta per Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente. Quella ligure, con altre 21 ARPA e ISPRA, compongono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) istituito dalla legge 132/2016. Cioè l’ARPAL è pagata dai contribuenti italiani per svolgere oltre alle funzioni tradizionali di “controllo e vigilanza”, compiti di monitoraggio, elaborazione e diffusione dei dati ambientali nonché l’elaborazione di proposte tecniche: limiti di accettabilità, standards, tecnologie ecologicamente compatibili, verifica dell’efficacia “tecnica” delle normative ambientali ecc. Onde intervenire prontamente, nel monitoraggio, dunque l’ARPA Ligure dovrebbe porre la più scrupolosa attenzione a tutte le segnalazioni e informazioni che le provengono dal territorio, dunque massima attenzione ad una Lista,  la nostra, della Rete. Invece no: “cancellami”. E’ l’iniziativa di un funzionario, oppure del direttore dell’Arpal, oppure del presidente della Regione Liguria? Chiunque sia, ruba lo stipendio.

I rapporti tra la politica e i padroni dell’Ilva.

A p. 22 della rivista “Il Ponte” vi sono le dichiarazioni di Vendola del 2011 su Riva. Basta leggere la sua affettazione  di stima per Emilio Riva e ricordare che l’anno successivo Riva viene arrestato per disastro ambientale. Si spiega come nel 2010, la Regione Puglia annegò il drammatico rapporto dell’Arpa invece di fermare la cokeria o ridurne la produzione, e fornì l’assist a Berlusconi per eliminare il limite per il micidiale benzo(a)pirene. E nel 2011 la Regione, sempre contro l’Arpa,  è partecipe all’infame autorizzazione  che consentiva all’ILVA di non coprire i parchi minerali e di aumentare per di più la capacità produttiva. Tra una risata e l’altra con Archinà, uno dei  principali artefici delle morti per tumore dei bambini, Vendola lo rassicura: “Dica a Riva che il presidente non si è defilato”.  Vendola è stato condannato per concussione aggravata in concorso con Archinà. (continua)

Ilva, prima di tutto va fermata l’attuale produzione inquinante e insicura per i lavoratori.

Da sempre per l’Ilva Alessandro Marescotti è il punto di riferimento del Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Clicca qui l’intervista al fondatore di Peacelink: l’ambientalista che per primo si è battuto contro l’Ilva e i suoi 210 chili di veleni l’anno (diossina ecc.) per ogni cittadino di Taranto. Fu denunciato per procurato allarme. In questi anni, dalla sinistra non ha mai avuto la solidarietà di nessuno. La sinistra è rappresentata da Nichi Vendola, nella sentenza condannato per  concussione  a 3 anni e 6 mesi di reclusione per le pressioni sull’Arpa Puglia  affinché ammorbidisse la sua linea dura contro l’Ilva Clicca qui il commento della sua ex portavoce. Marescotti conferma: “I pm ci ascoltavano, la politica ci considerava allarmisti”. Poi annuncia: “Presenteremo un  nuovo esposto sul periodo 2013-oggi, non considerato dalla sentenza”.“ Finora sono esistiti due stati paralleli: i governi e i magistrati”. Nonché i  sindacati e altre associazioni ambientaliste che vorrebbero continuare a produrre acciaio per garantire i livelli occupazionali. “La sentenza può portare a un movimento unitario, cioè la riconversione  senza acciaio». Taranto è incompatibile con la produzione di acciaio? Neanche con la decarbonizzazione o i forni elettrici? “Genova ha rifiutato i forni elettrici per le scorie radio: si tratta di una tecnologia sorpassata. Per quanto riguarda la decarbonizzazione noi non siamo mai stati contrari ma mettiamo due condizioni: che sia sostitutiva e non aggiuntiva con la produzione tradizionale e che sia anticipata da una Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (Viias). Non c’è un pregiudizio ma penso anche che la produzione di acciaio verde non abbia più mercato. E comunque prima di tutto va fermata l’attuale produzione inquinante e insicura per i lavoratori”.

PFAS. Settimo esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria. Testimonianze in video e audio.

Nei sei esposti che abbiamo depositato presso questa Procura abbiamo sostenuto senza reticenze la condotta dolosa della Solvay, sia per la sua lunga conoscenza internazionale dei rischi derivanti dai PFAS, sia localmente per la consapevolezza altrettanto prolungata dei danni provocati all’ambiente addirittura verificati nel sangue dei propri dipendenti, reati a nostro giudizio senza soluzione di continuità, quanto meno dalla data di acquisizione della proprietà.

Queste tre accuse di dolosa coscienza  erano già comprese negli esposti del 2009. Coeve sono le due testimonianze allegate che chiediamo vengano messe agli atti del procedimento giudiziario in apertura.

La prima è l’audio (2010) al Convegno internazionale  20-21-22-23-24 aprile 2010, promoter Mountain Wilderness Italia – Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua –  Cipra Italia – Gruppo Abele – Ingegneria senza frontiere, presso l’Auditorium del Liceo Scientifico G.W. Leibniz di Bormio, con una relazione di Lino Balza dal titoloDal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla biodiversità e alla salute tra allarmi e silenzi”. L’audio è ascoltabile sul Sito del Movimento di lotta per la salute Maccacaro  cliccando sotto.

La seconda è l’intervista in video (2010) di Lino Balza davanti allo scarico in Bormida delle  acque inquinate dello stabilimento di Spinetta Marengo (la piattaforma di scarico attualmente è assai occultata). L’intervista si compone di tre step: cliccali

Egr. Procuratori,

infine non può essere trascurato quale pubblicità mendace il recente opuscolo (clicca qui), distribuito a tappeto a dipendenti e residenti alessandrini, con cui Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”. (continua)

Solvay: noi siamo trasparenti come l’acqua e puri come l’aria.

Blitz della Procura alla Solvay di Spinetta Marengo 

Le indagini epidemiologiche fanno rizzare i capelli in testa prima ancora di essere completate. Eppure, con un opuscolo a tappeto distribuito a dipendenti e residenti, Solvay afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo”.

Solvay nega che acido cloridrico (HCL), acido fluoridrico (HF), tetrafuoroetilene (C2F4) e perfluoroisobutene PFIB), che fuoriescono dalle ciminiere di Spinetta Marengo, ovvero tramite fughe di gas dagli impianti stessi, ammalino sangue e polmoni di bambini e adulti in quanto tali concentrazioni tossico oncogene sarebbero sotto i livelli di tolleranza: “sotto le soglie di non effetto”, praticamente innocue. Tolleranza quanto meno presunta. Presunta vuoi perché la centralina di controllo HCL e HF non viene fatta funzionare, come attestano le relazioni ARPA da noi prodotte in Procura. Presunta vuoi perché C2F4 e PFIB, altrettanto cancerogeni ma altresì letali in fase acuta, sono addirittura controllati dalla stessa Solvay: controllato e controllore coincidono. A tacere dei PFAS. Alla faccia di “trasparenza e condivisione”.  

 Ad eccezione di Solvay, non c’è più nessuno al mondo che neghi che i Pfas siano tossici cancerogeni mutageni. Esempio: nel latte materno Pfas nel 100% nei campioni testati, clicca qui). Per quanto ci riguarda, abbiamo documentato gli attestanti studi internazionali già dall’esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria nel 2009, e negli anni seguenti, fino agli ultimi sei esposti depositati nelle mani dell’attuale magistrato responsabile. Sono consultabili sul Dossier “Pfas Basta!” (chiedilo a lino.balza.2019@gmail.com).

Neppure Solvay può negare che le falde del territorio alessandrino sono impregnate di Pfas (PfoaC6O4ADV) mescolati a Bisfenolo nonché a cromo esavalente e altre 21 sostanze cancerogene non bonificate malgrado la sentenza di  disastro ecosanitario della Cassazione, e che un acquedotto è già stato chiuso. Né riesce a negare che i Pfas scaricati in Bormida nuotano nel Po tra i pesci che cambiano sesso fino all’Adriatico.

Neanche Solvay può negare che i Pfas sono a livelli inusitati nel sangue dei lavoratori (fino a 2.000 milligrammi per litro), e presumibilmente dei cittadini, né può più nascondere le relative cartelle cliniche  in quanto la Procura finalmente le ha sottoposte a sequestro poi che l’abbiamo imposto a colpi di  esposti fin dal 2009 con tanto di prove (fotocopiate) accluse. Va da sé che il monitoraggio del sangue -abbiamo sempre denunciato-  andasse e vada garantito dall’Ente pubblico.

Malgrado tutto ciò Solvay, nell’opuscolo patinato di verde che invitiamo a leggere: (clicca qui), azzarda due affermazioni che rappresentano le sue linee di difesa nel prossimo (2°) processo  per disastro ambientale e omessa bonifica: “Non è vero che a Spinetta si muore di più” e “Non è dimostrato il rapporto causa-effetto”. Consulenti  disponibili a sostenere le tesi non sarà difficile trovarli, basta pagare. Nell’opuscolo viene citato, come previsto,  il prezzato cattedratico  che per mestiere fa il consulente a difesa nei processi delle maggiori industrie inquinatrici italiane: emblematico il suo curriculum su internet (o vedi sul nostro Sito). Il responsabile della Comunicazione di Solvay gli ha raccomandato: guarda che l’opuscolo è destinato al volgo (così lo chiama). Ed Enrico Pira va giù di grosso e “argomenta” che siccome maschi e femmine non muoiono nella stessa misura  per gli stessi tipi di tumore si dimostra che “chi vive più vicino al polo chimico e vi rimane più a lungo non ha più probabilità di ammalarsi di altri”. “In ogni caso le relazioni degli inquinanti con le esposizioni ambientali non sono dimostrate”. Scusa, ma i tumori per entrambi i sessi sono proprio quelli caratteristici delle sostanze immesse nell’ambiente. “Una casualità geografica,  una variante statistica”. Non è proprio perché è invece dimostrato il rapporto causa-effetto, che tu, prof. Pira,  nascondi al “volgo” che i Pfas sono considerati una calamità mondiale e vietati, sanzionati con miliardi di risarcimenti come ben sa in USA la stessa Solvay? Naturalmente non è per la parcella che ti offri a misurarti  in tribunale con studiosi veri, come Philippe Grandjean  o  Linda Birnbaum o Amina Salamova o Carlo Foresta o Alberto Zolezzi eccetera lungamente citati sul nostro Sito e negli esposti in Procura (che ci legge anche in codesta breve nota): vedi Dossier.

Tramite decine di migliaia di copie e recensioni giornalistiche, fatta chiarezza su salute e ambiente e stabilito che Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo, l’opuscolo implicitamente conclude affermando l’innocuità del Pfas C6O4, la legittimità dell’autorizzazione AIA della Provincia e l’assurdità di chi, come noi, chiede la chiusura degli impianti inquinanti e la più severa condanna in tribunale.

Perché il Movimento di lotta per la salute Maccacaro sollecita l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay.

Acqua DOC Solvay distribuita davanti al Tribunale di Alessandria.

Con un sesto esposto al Procuratore capo Enrico Cieri (clicca qui il testo integrale), il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” sollecita  l’apertura del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay per disastro ecosanitario continuato e omessa bonifica, in violazione della sentenza 2019 della Cassazione (clicca qui), con l’evidenza dei reati relativi alla produzione e all’uso dei Pfas (PFOA – C6O4 – ADV) commessi – in concorso con le Autorità pubbliche – senza  soluzione di continuità dagli anni ’90 ad oggi ad opera dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Il quale, ancora di proprietà Montedison, già nel 1990 era stato sottoposto a processo a seguito delle mie denunce di ricorrenti scarichi PFOA in Bormida, ma dal 2009 al 2017 per i Pfas esso diventa l’oggetto principale dei miei esposti contro Solvay alla Procura della Repubblica di Alessandria al fine “di sanzionare le emissioni e le perdite; di vietare  gli scarichi in atmosfera e acque; di vietare d’urgenza la pesca in Bormida e Tanaro e Po; di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni del sangue ai lavoratori della Solvay esposti ai PFAS.  Ritenendo che  ci siano  danni ambientali e umani per scarichi per tutto il bacino del Po, emissioni e perdite, dunque reati della cosciente Solvay che neppure ora elimina i Pfas dalle lavorazioni, allego copiose risultanze del mondo scientifico internazionale nonché gli esami del sangue della Fondazione Maugeri di Pavia  e della Medizinisches Labor Bremen attestanti  valori di PFOA superiori ai limiti di legge addirittura in lavoratori non adibiti a reparti produttivi ma in laboratori di ricerca, e addirittura in una dipendente non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza: con il sospetto perciò che anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del PFOA ”.

Abbiamo poi integrato questo volume di documentazione con i sei esposti al nuovo procuratore capo Cieri e ai procuratori Eleonora Guerra e Fabrizio Alessandria, per conoscenza e competenza inviati a Prefetto e Commissione interparlamentare ecomafie. Complessivamente i volumi del depositato in Tribunale sono ragguardevoli, per fortuna l’informatica ci consente di sostituire il cartaceo: se ne immagini la mole valutando gli effetti matrioska dei “clicca qui” addirittura dentro ciascun “clicca qui”.  Ad esempio, compresi nelle oltre 230 pagine del Dossier “Pfas. Basta!” (clicca qui) che tratteggia la lunga storia dei Pfas (PFOA e C6O4 e ADV), a partire dagli anni ’90 dallo stabilimento Montedison – Solvay di Spinetta Marengo , tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché degli oltre 400 articoli sul Sito www.rete-ambientalista.it gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. La lunga storia delle connivenze, complicità, corruzioni, ignavie  di Comune Provincia Regione Governo Asl Arpa Sindacati  Giornali Magistratura.

L’intervento della Magistratura è sollecitato a maggior ragione per almeno sette ordini di urgenze.

Per l’aggravarsi della situazione sanitaria e idrogeologica.

Per la violazione della sentenza della Cassazione: reati di omessa bonifica e disastro ambientale continuato.

Per obbligare Solvay a rendere pubblici gli standard analitici di Pfas e Bisfenolo senza i quali è vanificata   l’identificazione delle sorgenti di contaminazione nonché della mancata risoluzione delle perdite.

Per contrastare le connivenze della Provincia e bloccare la produzione e l’utilizzo del C6O4.

Per arginare la manovre seguenti i ricorsi di Solvay al Tar del Piemonte.

Per collegare le sinergie con il processo in corso a Vicenza contro Miteni.

I Cinquestelle all’attacco dei Pfas. Speriamo che non sia un’altra sconfitta.

Anzi, temiamo che sia un’altra sconfitta: per noi.  Trenta parlamentari hanno presentato una interpellanza urgente che chiede di fissare i limiti dei Pfas nell’ambiente. “Limiti zero”: era l’impegno dell’allora ministro dell’ambiente (grillino) Sergio Costa. Impegno non mantenuto. Quante probabilità ci sono che l’impegno sia ora  assunto dal nuovo ministro “alla transizione ecologica” Roberto Cingolani? Il M5S è al governo con Draghi come lo era con Conte, ma ora conta meno di prima. Dunque poche probabilità.

Per il resto l’interpellanza, primo firmatario Alberto Zolezzi, ripercorre fedelmente il disastro che da troppi anni documentiamo e rivendichiamo.  In particolare ribadisce che il Pfas “di nuova generazione”, il C6O4, è più cancerogeno del PFOA sostituito, mentre viceversa la Provincia di Alessandria, piuttosto che chiuderlo, ne autorizza addirittura l’ampliamento alla Solvay di Spinetta Marengo, malgrado i riscontri epidemiologici e idrogeologici. Ma è chiaro che un conto è chiedere “limiti più stringenti”, come purtroppo stanno facendo i grillini, e ben altro sarebbe pretendere “limiti zero” che, per quanto riguarda lo stabilimento piemontese, determinerebbe la chiusura urgente degli impianti inquinanti. Dunque “limiti più stringenti” è un palliativo che mantiene lo status quo. Una sconfitta ecosanitaria per la popolazione, che la politica vorrà vendere come una vittoria.

Mentre nel frattempo ci si ammala e muore fra i lavoratori e i cittadini. La stessa, sacrosanta,  richiesta al governo di “studio di corte epidemiologico approfondito”, infatti  -senza chiusure urgenti-  non fa che rinviare nel tempo lo status quo ecosanitario che invece è già drammaticamente chiaro e documentato dalle indagini e dalle cartelle cliniche in mano alla Magistratura. D’altronde l’altro Costa, Andrea, niente affatto grillino, al quale l’interpellanza è rivolta quale sottosegretario alla Salute, ovviamente precisa, scandendo bene i concetti, che L’Istituto Superiore di Sanità garantisce la propria disponibilità di verificare l’opportunità ed eventuale fattibilità di uno studio di corte residenziale nell’area del comune di AlessandriaCampa cavallo. Dell’interpellanza (clicca qui il video) resteranno solo i toni enfatici e commoventi: “ne va della salute dell’intera pianura padana”, se non ci sarà  l’intervento concreto di governo e parlamento: cioè “limiti zero pfas”.

–>(1) Pfas una calamità ambientale e sanitaria mondiale.

Facciamo riferimento al più recente Studio ENEA. Le sostanze perfluoroalchiliche (PFOA, PFOS, C6O4, ADV ecc.) sono diffusissime in tutto il mondo: trattamenti pelli e tessuti (Goretex) rivestimenti carta e cartone detergenti e cera per pavimenti vernici, pesticidi e insetticidi schiume antincendio pellicole fotografiche, olii idraulici fondi antiaderenti per cottura cibi eccetera. Perciò sono purtroppo rintracciabili  in tutto il mondo, in particolare in Italia) e in tutti i comparti (acqua, aria, suolo) e  perfino nei tessuti degli orsi polari.

Già negli anni 90’ denunciamo gli scarichi di Pfoa in Bormida (come per l’Ohio utilizzato a scopo potabile), ma il direttore sguscia dalle mani della Giustizia. Nel 2008 denunciamo che anche in Italia, prove alla mano (le cartelle cliniche saranno sequestrate solo nel 2021), i lavoratori hanno tassi altissimi di Pfoa nel sangue. 

Denunciamo l’esistenza degli studi internazionali: la correlazione tra PFAS e ipercolesterolemia, malattie tiroidee, colite ulcerosa,  ipertensione in gravidanza eclampsia, tumori del testicolo, tumori del rene, arterosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto, diabete, infertilità maschile e femminile, aborti spontanei e alterazioni dello sviluppo del feto, tumori del rene, testicolo, prostata, vescica, ovaio, mammella, fegato, pancreas, linfoma NH, leucemie, mieloma multiplo. Ce n’è abbastanza per fermare subito il Pfoa, che invece è tollerato fino al 2013, sgusciando grazie all’Arpa anche dal processo, e  sostituito dal C6O4 (e ADV): dalla padella alla brace. 

Il governo non fissa limiti zero ai PFas, bensì nel 2014  come concentrazione ammissibile in acqua pone… l’obiettivo PFOA ≤ 500 ng/l. E nel sangue? E’ pacifico che dovrebbe essere zero?

Nel cocktail con i Pfas c’è anche il Bisfenolo.

Sarebbe grave sottovalutare che alla Solvay di  Spinetta Marengo, nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV), tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. E precisamente il Bisfenolo AF della “sporca dozzina” dei teratogeni-tossici-cancerogeni “composti fluorurati organici” ormai segnalati come una calamità mondiale. Il Bisfenolo  è stato oggetto del nostro esposto all’Arpa (clicca qui) e soprattutto del nostro 4° esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, e per conoscenza al  Prefetto di Alessandria e alla Commissione parlamentare ecomafie Clicca quiEbbenel’Arpa ha dovuto confermare la presenza del Bisfenolo ma, poverina, prima della nostra denuncia non lo aveva mai cercato nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni. Con l’apertura del procedimento giudiziario la Procura di Alessandria non ha certo mancato di approfondirne tutti gli elementi omissivi e probanti.

I veleni della Solvay penetrano nelle case dalle cantine. I bambini i più a rischio.

Facciamo il punto sulla partita a scacchi che si gioca sulla pelle degli alessandrini. Manifestazione il 13 marzo.

La falda che scorre sotto Spinetta Marengo, compromessa dal disastro ambientale acclarato dalla sentenza della Cassazione del dicembre 2019, rilascia in superficie i cancerogeni cloroformio, tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc. E lo fa introducendo i suoi “vapori” anche attraverso le fondamenta delle abitazioni. Gli accertamenti dell’Arpa sono iniziati l’anno scorso. La popolazione avvelenata è quella del sobborgo alessandrino. Questi accertamenti sono nell’ambito delle campagne di monitoraggio dei composti fluorurati in aria e ambiente, che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” da mesi chiede (formalmente via PEC) all’Arpa di rendere pubblici per tutto il 2020, e non solo fino a luglio. (Clicca qui).

A sua volta, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Piemonte, Sean Sacco, completa il quadro dell’ecocatastrofe con ulteriori dati (clicca qui) evidenziando i drammatici risultati dell’indagine epidemiologica (incrementi di rischio del + 75% per mesoteliomi pleurici, + 90% per i sarcomi ecc. ) che va appunto completata oltre ai confini comunali. Si pensi che in Veneto si sta studiando anche l’associazione tra l’esposizione ai Pfas e le competenze cognitive e socio emotive dei bambini residenti nella zona rossa: è più che un sospetto di danni se consideriamo le rovinose evidenze già accertate in gravidanze ed esiti neonatali. (clicca qui)

Al culmine dei nostri esposti (clicca qui), la Procura di Alessandria ha finalmente avviato procedimento penale contro Solvay in violazione della sentenza di Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica. Per questo ultimo reato è evidente il fallimento, ad esempio, del Progetto operativo di bonifica per fasi riduzione cromo esavalente (terreni insaturi Area 2 Sottoarea 2b) approvato dal Comune di Alessandria e certificabile dalla Provincia, per il quale Solvay ha fornito garanzie finanziarie.

Con provvedimento immediato, insieme a ComitatoStopSolvay e Legambiente abbiamo chiesto almeno di fermare le produzioni del pfas C6O4 (appena autorizzato dalla Provincia). Solvay stessa ammette la chiusura, addirittura della fabbrica, ma non subito: il tempo di spremerla fino in fondo, basta che gli avvocati menino per le lunghe il processo e il ministero della transizione… transiga sui “Limiti zero pfas”. Clicca qui.

Alcuni politici e sindacalisti fingono di accettare perfino la chiusura dello stabilimento in cambio della localizzazione nell’alessandrino del deposito nucleare nazionale. In realtà puntano alla contemporanea presenza. Clicca qui.

Intanto alla procura di Livorno Vittorio Spallasso, che segue il processo di Alessandria, con il  fondo ambientalista Bluebell Capital Partners e M5S ha presentato esposto contro Solvay per l’inquinamento della costa tirrenica di Rosignano. Il processo Pfas contro Miteni riprenderà a Vicenza il 22 marzo. Il prossimo 13 marzo ad Alessandria manifesteremo in piazza contro la squallida partita a scacchi che si sta giocando sulla pelle di lavoratori e cittadini.

Lo stato di contaminazione Solvay secondo l’Arpa?

Avevamo avanzato formale richiesta (via PEC) della Relazione 2020 dell’Arpa riferita alla Solvay di Spinetta Marengo (clicca qui). Gli episodi di inquinamento nell’anno trascorso non hanno fatto che accrescere le forti preoccupazioni sui sistemi di controllo che avevamo espresso a Magistratura ed Enti locali, nonchè all’opinione pubblica. Ancora nulla ci è stato consegnato. Per quanto riguarda le attività di (presunta) bonifica, ovvero messa in sicurezza, non conosciamo  più di quanto risultava a metà 2020, ad esempio: “In Area 1, le acque di falda, non oggetto di bonifica in nessuna delle aree sorgenti di Cromo VI, sono ancora contaminate per via di sorgenti di contaminazione non ancora bonificate. Area 2b, non avviata  bonifica vista la presenza contestuale di contaminazione da Cromo VI, Piombo ed Arsenico negli stessi terreni.  Area 3, l’inquinamento  è ancora da caratterizzare. Per quanto concerne le acque di falda interne ed esterne allo stabilimento, compromesse per la presenza di numerosi inquinanti come evidenziato in più studi e procedure, dal 2010 è stata messa in funzione una barriera idraulica  che non può garantire in tutte le condizioni meteoclimatiche, sulla base delle analisi già compiute da Arpa e da Solvay, il contenimento delle acque inquinanti.

Il Comune (con Arpa) obbliga Solvay a pagare la bonifica.

No, non si tratta di Cuttica (con Maffiotti) sindaco leghista di Alessandria, bensì di Tiziano Tagliani (con Giuseppe Bortone) sindaco piddino di Ferrara. Una sentenza (clicca qui) molto importante per la tutela dell’Ambiente che conferma l’efficacia della sinergia tra azioni tecnico scientifiche e giuridiche. E soprattutto l’efficacia della sinergia fra Comune e Arpa, anche ad Alessandria vi è questa sinergia… ma purtroppo a favore di Solvay.

“Più ci si avvicina alla Solvay e più è pericoloso”.

Chiunque ad Alessandria lo sa da sempre. Nell’intervista, clicca qui, la responsabile epidemiologa dell’Arpa, dati alla mano conferma che le patologie aumentano avvicinandosi allo stabilimento di Spinetta Marengo, comprese quelle procurate dai Pfas. Le analisi del sangue dei lavoratori evidenziano da anni una presenza spropositata di Pfas, peccato che le cartelle cliniche sono top secret nei cassetti di Solvay. L’epidemiologa sospetta che i Pfas siano anche nel sangue dei cittadini e auspica il biomonitoraggio. Noi lo stiamo chiedendo da anni all’Arpa, perché non lo avete fatto? Perché costa farlo: è la risposta. Già, e non costano niente morti e ammalati?

Non vede non sente non parla l’Arpa di Alessandria.

Abbiamo chiesto all’Arpa la relazione riferita all’anno 2020 relativa ai Monitoraggi qualità aria nell’area circostante l’azienda Solvay di Spinetta Marengo. Gli episodi di inquinamento nell’anno trascorso non hanno fatto che accrescere le forti  preoccupazioni sui sistemi di controllo che avevamo espresso a Magistratura ed  Enti locali.; nonchè all’opinione pubblica tramite comunicato stampa (clicca qui).  Cioè stazioni di monitoraggio (Hcl, Hf) completamente inefficienti, per ammissione della stessa inerte Arpa.  Altro esempio: dall’impianto di depurazione, dove dovrebbero essere trattate le acque reflue di Solvay e Arkema, sono rilasciate senza soluzione di continuità  in atmosfera sostanze tossiche che il direttore dell’Arpa di Alessandria non vuole o non sa neppure definire chimicamente, però rassicurando come sempre la popolazione che lo irrita per la sua protesta dei forti miasmi. A tacere dei conseguenti scarichi in Bormida. A tacere delle falde e degli acquedotti inquinati.  A tacere del cancerogeno Bisfenolo di cui l’Arpa non sa o non vuole rilevare la presenza nel territorio. A tacere di tutta la storica condotta omissiva Arpa-Asl riguardante la catastrofe ecosanitaria dei Pfas (Pfoa, C6O4, ADV).

Il tutto è stato oggetto di quattro recenti esposti (clicca qui)   alla Procura della Repubblica di Alessandria, nonché a Prefetto di Alessandria, Direzione Arpa, Commissione parlamentare ecomafie.

E no eh, a Spinetta Marengo si muore di più, molto di più.

La scandalosa intervista a difesa della Solvay (clicca qui) del cattedratico Enrico Pira -nei processi abituale consulente delle più grandi industrie incriminate per disastri ecosanitari – non è piaciuta neppure alla multinazionale belga tanto  è apparsa una piaggeria smaccata: “In conclusione NON si può quindi affermare che chi vive più vicino al Polo Chimico di Spinetta Marengo, o vi rimane più a lungo, ha più probabilità di ammalarsi di altri.” Insomma un boomerang mediatico. Basta confrontarla con l’intervista (clicca qui) ad una epidemiologa non certo d’assalto ma onestamente moderata. A Cristiana Ivaldi, direttore responsabile della Struttura di Epidemiologia Ambientale di Arpa Piemonte, sono state poste le stesse domande che a Pira. Compariamo le risposte e la conclusione: a Spinetta Marengo si muore di più. Per quali ovvie sostanze letali: risponda l’Arpa.

Confermato: nel cocktail Solvay con i PFAS c’è anche il Bisfenolo.

Dopo i nostri esposti a Procura-Prefetto-Arpa, l’Arpa conferma quanto avevamo denunciato: alla Solvay di  Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo nelle sostanze in uso. E precisamente il Bisfenolo AF della “sporca dozzina” dei teratogeni-tossici-cancerogeni “composti fluorurati organici” ormai segnalati come una calamità mondiale. Purtroppo, prima della nostra denuncia, l’Arpa non aveva mai cercato il Bisfenolo nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni. Clicca qui il 4° esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, e per conoscenza a    Prefetto di Alessandria e Commissione parlamentare ecomafie.

Per i sostituti del PFOA gli Usa processano Solvay mentre l’Italia autorizza il C6O4.

Stabilimento Solvay Specialty Polymers di Spinetta Marengo (AL)

Il Dipartimento per la protezione ambientale del New Jersey porta in tribunale Solvay accusata di violare molteplici leggi ambientali riversando, come in Italia senza soluzione di continuità, da più di vent’anni nel suolo nell’acqua e nell’aria, il PFOA e i suoi ancora più  tossici  sostituti. Nel mentre la Provincia di Alessandria concede autorizzazione AIA addirittura per un nuovo impianto di C6O4 sostituto del Pfoa. Il New Jersey cita in giudizio Solvay perché oppone il segreto industriale alla conoscenza degli effetti tossici dei Pfas su ambiente e salute. Nel mentre per la Provincia di Alessandria i pubblici omissis (cinquantacinque) nella relazione tecnica -anch’essi ad occultare i rischi ambientali e sanitari- non impediscono di rilasciare l’AIA alla Solvay.  

 Nella sua causa, il New Jersey chiede al tribunale di obbligare a Solvay le informazioni riservate per i suoi composti PFAS “sostitutivi”, comprese le identità di tali composti ancora più tossici degli originali, tutte le informazioni relative agli scarichi, alle emissioni di tali composti nell’ambiente, tutte le informazioni sulla salute e la sicurezza, e tutte le informazioni rilevanti per lo sviluppo di metodi analitici e standard in grado di misurare questi composti nell’ambiente.  Gli Usa ritengono per il Pfoa inaccettabile nell’acqua 5,1 parti per trilione (si pensi che in  una piscina olimpionica, una parte per trilione ammonta a quattro granelli di zucchero).

Italia e Usa due mondi diversi? Gli Usa hanno preso prima dell’Italia coscienza che i PFAS sono una ampia famiglia chimica sempre più legata a cancro, danni al fegato e ai reni, malattie tiroidee, colesterolo alto, bassa fertilità, basso peso alla nascita e colite ulcerosa. Infatti i  PFAS sono trovati negli alimenti a causa della contaminazione anche in quantità infinitesimali dovuta all’acqua (non ci sono tipi di filtraggio che tengano) o all’imballaggio, e nel latte materno per i bambini. Purtroppo i Pfas, per le loro caratteristiche di resistenza all’acqua all’olio al calore, sono  utilizzati per fabbricare  vestiti impermeabili e anti macchie, scarpe, mobili e tappeti, pentole antiaderenti, contenitori di cibo in cartone, involucri di cibo di carta, processi di cromatura ecc.

Si tratta di evidenti enormi danni alla sanità mondiale, come di evidenti enormi interessi industriali. Dunque, la multinazionale Solvay tende a spacciare come inoffensivi, meno tossici, i cosiddetti “sostituti del PFOA”: a Spinetta Marengo il C6O4. Invece, Natural Resources Defense Council e Clean Water Action, come peraltro  l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, stanno spingendo per il divieto di tutte le sostanze chimiche PFAS tranne che negli usi essenziali, come gli indumenti ignifughi per i vigili del fuoco. Per non fare la fine della criminale ecatombe di morti per amianto.

Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.

Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia)  è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria.  Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo  fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto  che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto  nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione  dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo  Dai documenti  riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

Sui Pfas timori di nodo scorsoio per i Cinquestelle.

Si trovano sul Dossier “Basta Pfas” (clicca qui) i tre documenti del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” che concludono con la richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas. 1) Al Prefetto di Alessandria e alla Commissione Parlamentare Ecomafie: Stefano Vignaroli, Massimo Vittorio Berutti, Chiara Braga, Alberto Zolezzi: clicca qui.  2) Due esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria: clicca qui e clicca qui.  3) Esposto all’ARPA di Alessandria:  clicca qui.

Nonché la “Lettera aperta ad Alberto Zolezzi” (clicca qui) che così conclude: “Scusa, Alberto, la crudezza del linguaggio, che ho già usato nel commento a caldo dopo  l’audizione della Commissione ad Alessandria, ma il nostro Sito (clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/), nell’illustrare la lunga storia Pfas, per ben 300 articoli comprese le tue interpellanze, ultimamente si sofferma sulla questione del rapporto tra Movimenti e Cinquestelle e sull’accusa -che va rigettata- ai parlamentari grillini di tradimento e/o di inettitudine (Tav ValSusa, Tav Terzo Valico,TAP, Ilva, Acqua pubblica, F35, Benetton… Pfas) dannando alle poltrone l’anima movimentista e ambientalista delle origini, e scontando l’emorragia dei voti. Per cui, perfino Beppe Grillo sbotta: “Non credo più nella rappresentanza parlamentare, preferisco la democrazia diretta che è la sua evoluzione”. Insomma, Alberto Zolezzi, dai grillini non ci si può più accontentare di appassionate grida come quelle da te  pronunciate su Facebook dopo la visita ad Alessandria”.

(Editoriale) Lino Balza

Complici sindacati e istituzioni, fermi governo e magistratura, si muove il prefetto sul caso Solvay.

Si muove perfino il prefetto  Iginio Olita  in soccorso delle popolazioni alessandrine e degli ambientalisti. Solvay dice (lo dice anche per le acque contaminate di  Pfoa, C6O4, Adv) che anche le recenti fughe di gas (a base di composti di cloro e fluoro ecc.) sono “accidentali”. Accidentali?! E ci mancherebbe altro che fossero cagionate ad arte. Consapevolmente  rilasciate: questo sì. E sono a decine gli avvelenamenti “accidentali” nei cocktail tossici e cancerogeni propinati a feriti e ammalati tra lavoratori e cittadini. Ebbene, nella corresponsabile inerzia di sindacati amministrazioni governo magistratura, si è mosso il Prefetto agendo sul Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (revisione del piano di emergenza) e intimando  direttamente a Solvay la procedura delle comunicazioni sugli incidenti di questa industria di Spinetta Marengo ad alto rischio ambientale. Il Prefetto non si fida ed è perentorio rispetto agli abituali ritardi e omissioni di Solvay, e non le lascia alibi: “Anche in caso di interventi non aventi (secondo Solvay, ndr) rilevanza esterna devono essere informati, immediatamente per vie brevi, questa Prefettura e gli Enti che leggono per conoscenza (Vigili del Fuoco, Questura, Carabinieri, Comuni di Alessandria – Frugarolo e Castellazzo – 118, Arpa e Provincia, ndr) facendo seguire nella stessa giornata il rapporto completo dell’incidente”.

Ennesimo incidente Solvay ed ennesimi fuggi-fuggi dell’informazione e delle responsabilità.

Nell’ennesimo incidente alla Solvay di Spinetta Marengo (reparto Elastomeri) di oggi 16 novembre, con feriti e allarme di stabilimento, per lo scoppio e  fuga di gas cloridrico  (e quant’altro), l’Arpa controlla a posteriori i residui dell’inquinamento (l’Asl neppure a posteriori gli effetti sulla popolazione). Cioè quando i buoi sono già scappati, perché le centraline pubbliche non funzionano neppure nei pochi punti dove sono state installate. Come il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha ancora di recente denunciato nel comunicato stampa: clicca qui.

Aggiungiamo di eclatante che l’allora assessore all’ambiente del Comune di Alessandria, Claudio Lombardi, alla vigilia del suo fine mandato (2017) aveva ricevuto dall’Arpa comunicazione di fattibilità  per nuovo sistema di analisi di aeriformi organo-fluorurati in tempo reale e in continuo: composti clorurati e fluorurati quali: Tetrafluoroetilene (C2F4), Esafluoropropene (C3F6),  1,1-Difluoroetilene (C2H2F2), Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, 1,1,1-Tricloroetano, Tricloroetilene, Tetracloroetilene.

La subentrante Giunta ha provveduto ad installare questo importante analizzatore? Non ci risulta affatto. Tanto –nell’indifferenza dei sindacati-  non funziona nulla nella stazione di monitoraggio.  

 

Solvay vada a prodursi il C6O4 in America o in Francia. Se ci riesce!

Non ci riuscirebbe. Anzi, rischierebbe un’altra incriminazione. Infatti è quello che sta già facendo nei suoi confronti il procuratore generale del New Jersey proprio per i Pfas  dell’impianto di West Deptford. Noi abbiamo consegnato ad Alessandria un altro esposto al procuratore capo Enrico Cieri, dopo aver già richiesto il sequestro delle secretate cartelle cliniche dei lavoratori (clicca qui); dopo aver inviato esposto ad Arpa relativo all’interferente endocrino Bisfenolo nel cocktail con i PFAS; nonché (clicca qui) dopo aver denunciato le  omesse rilevazioni delle centraline di controllo di acido cloridrico (HCL) e di acido fluoridrico (HF), tanto più il micidiale perfluoroisobutene (PFIB) arma chimica di massa (clicca qui).

Nel nuovo esposto clicca qui abbiamo chiesto alla Procura di Alessandria di intervenire come ha fatto quella americana, essendoci tutte quelle drammatiche condizioni ambientali e sanitarie, compresi i cosiddetti “sostituti”: il C6O4 del quale Solvay ha chiesto una nuova Autorizzazione mentre va chiuso. E Solvay deve essere obbligata alla bonifica come da sentenza della Cassazione.

Non di sola acqua si muore alla Solvay di Spinetta Marengo.

Non rileva un bel nulla la stazione di monitoraggio  di Via Genova a Spinetta Marengo, installata da Solvay e gestita da Arpa Piemonte secondo quanto previsto dall’autorizzazione AIA e dalla convenzione in essere tra Arpa e azienda. Dovrebbe, a circa 500m in linea d’aria dal polo chimico e in pieno paese, misurare simultaneamente acido cloridrico (HCl) e acido fluoridrico (HF). Ma non lo fa mai. Già nel 2018 gran parte dei dati erano invalidati per il mancato funzionamento degli analizzatori (pur rilevando 290 superamenti ai valori soglia! oltre a “fenomeni di natura ignota” all’Arpa). L’anomalia si è aggravata nel 2019, tant’è che fino a settembre le  prove di funzionamento degli analizzatori in manutenzione  non sono state  esaustive a causa dell’assenza del materiale certificato indispensabile per eseguire i test relativamente all’acido cloridrico.  Arpa Piemonte ha più volte sollecitato, senza esito, Solvay in merito all’arrivo del materiale certificato sopra citato, pertanto anche i valori misurati sino a fine anno 2019 sono stati considerati “non validi”. “Complessivamente” dettaglia la relazione Arpa “quest’anno si riscontra una perdita del 70% dei dati”. “Dunque i dati a disposizione (30%)  per via del gran numero di dati invalidati a causa del malfunzionamento strumentale, sono del tutto  insufficienti se confrontati con  gli obiettivi di qualità previsti dalla legge che impongono una raccolta minima di dati pari al 90% per le misurazioni in siti fissi per gli inquinanti normati”. “Pertanto, a causa della scarsa ed insufficiente percentuale di dati validati non si ritiene corretto eseguire un confronto con quanto misurato negli anni precedenti”. Va da sé la scarsa attendibilità dei dati dei campionatori passivi, usati come palliativi della stazione di monitoraggio invalidata, al punto che le determinazioni analitiche sono state eseguite presso un laboratorio privato individuato addirittura  dalla stessa Solvay e dalla medesima trasmesse all’Arpa.

Nota bene. Questi dati, queste relazioni dell’Arpa, “ComitatostopSolvay” e “MammeNoPfas”dovrebbero confluirli  al “tavolo tecnico” del Ministero dell’Ambiente (annullato martedì 28 ottobre a Roma), insieme a tutta la documentazione prodotta per i PFAS, alla quale aggiungere un fascicolo Bisfenolo:  https://www.edocr.com/v/xv4wmd8p/bajamatase/ca-attenzione-Arpa. Il tutto, per comprovare il record di morti di cancro,  sarebbe  fin troppo convincente ma, si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

A Trissino, Pfas nei pozzi a livelli stellari. A Spinetta il Bormida è tinto d’azzurro.

I dati Arpav sono inequivocabili, ma la  Giunta si difende: situazione sotto controllo: clicca qui.

Un recente studio ha evidenziato che oltre 200 milioni di americani potrebbero avere a disposizione dell’acqua potabile contaminata da PFAS: clicca qui.

L’acido perfluoroottanoico, il PFOA, è una sostanza che si trova nel teflon, nei tappeti e in alcuni indumenti impermeabili e appartiene a una classe di sostanze organiche perfluoroalchiliche (PFAS), sostanze sintetiche prodotte dall’uomo che non si degradano nell’ambiente e si accumulano nei tessuti umani. Queste sostanze sono state trovate in quantità elevate nei corsi d’acqua vicino a strutture industriali che trattavano questo tipo di prodotti: clicca qui.

Ad esempio, a valle dello scarico Solvay di Spinetta Marengo il fiume Bormida diventa tinto d’azzurro: clicca qui.

Allarme. C’è anche il Bisfenolo a Spinetta nel cocktail con i Pfas.

Pericolosissimi gli interferenti endocrini: colpiscono  direttamente i feti.  La Commissione UE discute la messa al bando. Braccio di ferro con Solvay.

Clicca qui il documento trasmesso all’ARPA Piemonte.

“Il M5S chiede limiti in linea con quanto annunciato dal ministro Costa”

Così titola Il Piccolo di Alessandria. Sono grillini o democristiani?  la domanda sorge spontanea alla lettura del loro comunicato: “Si attenda, come annunciato dal Ministro Sergio Costa, che vengano introdotti valori limite certi e uniformi di emissione agli scarichi sui PFAS prima di rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale che permette l’estensione della produzione ed uso del cC6O4. Nella terza Conferenza dei Servizi, programmata per domani 1 ottobre  ci attendiamo quindi che dalla Provincia emergano certe le tempistiche sui sistemi di filtrazione e chiari i limiti a scalare come proposto da ARPA fino ad arrivare a 0,50 μg/l. Nel dettaglio, deve essere quindi messa nero su bianco la tempistica sulla messa operativa del sistema di “Nanofiltrazione e Osmosi Inversa vibrata” e di “potenziamento di sistemi di trattamento con Resine a Scambio Ionico e Carboni Attivi”. “Ci aspettiamo inoltre  che la Solvay provveda a fornire informazioni inconfutabili sulla fonte e sulle cause delle perdite che hanno determinato la dispersione in falda del cC6O4 in questa fase di sperimentazione. Perché vale la pena ricordare che ad oggi la Provincia non ha ancora concesso l’autorizzazione (AIA) per la produzione di cC6O4 se non in fase sperimentale benché la società abbia richiesto di poter produrre in modo più massivo il PFAS per metterlo in commercio. Sarà quindi fondamentale che il polo chimico ci fornisca le stime sulla quantità di prodotto rilasciato nel tempo e chiarisca soprattutto come intende eliminare le perdite, perché il composto è stato riscontrato sia nelle acque di falda sottostanti lo stabilimento che esternamente alla barriera idraulica”.

I giornali cercano di censurare l’emergenza ecosanitaria dei PFAS e le responsabilità dei politici.

Sull’emergenza PFAS, in particolare sulla scandalosa Conferenza dei Servizi che ad Alessandria  vorrebbe autorizzare la Solvay di Spinetta Marengo ad avvelenare con il C6O4 (anche con il C6O4), i giornali adeguano volentieri  la loro complicità tramite l’oscuramento totale della  notizia. Quando invece la mobilitazione popolare li costringe a fornirne qualche ragguaglio, ricorrono ai comunicati e alle veline dell’azienda belga, tuttalpiù ammorbidiscono nei pastoni  le prese di posizione degli ambientalisti, però giammai pubblicano  integralmente i puntuali comunicati stampa del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” che individuano anche precise responsabilità politiche nazionali e locali, nomi e cognomi e padrinato. Ad Alessandria abbiamo denunciato -e i giornali hanno censurato-  che la Lega (che controlla Regione Provincia Comune) si appresta  a portare a termine il disegno affidatole di  dare via libera alla Solvay, addirittura scaricando la propria criminale responsabilità per l’autorizzazione C6O4 ad un tradimento del (pur imbelle) ministro Costa cioè dei Cinquestelle e del Governo: clicca qui. Tanto è l’inciucio imprenditorialsindacalpolitico,  che avevamo preannunciato la rimozione promoveautur ut amoveatur del direttore Arpa diventato (finalmente) scomodo.

La censura giornalistica è un gravissimo vulnus alla democrazia; anche quando è velleitaria: poichè decine di migliaia di italiani sono puntualmente informati tramite il Sito del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” e la Lista della “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la Salute per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

La delibera, con cui la Conferenza dei Servizi ad Alessandria vuole dare via libera al Pfas C6O4, è precostituita ab origine dall’inciucio leghista  tra Comune, Provincia e Regione, priva di indipendenza e trasparenza, zavorrata dagli omissis e dalle espulsioni degli ambientalisti, dunque è vuota di autorità etica e politica e non merita il riconoscimento di alcuna legittimità. La contestiamo da fuori ribadendo le radicali  richieste riproposte il 1° ottobre dal Comitato Stop Solvay:

  1. Venga pianificato lo ​screening medico della popolazione coinvolta dall’inquinamento (a partire dagli abitanti di Spinetta Marengo e Montecastello e dai lavoratori dello stabilimento) e si proceda all’avvio di ​approfondite analisi per valutare la presenza di ADV7800, cC6O4 e di ogni altro PFAs nel suolo, nelle acque (in particolare in tutti i pozzi e nelle risorse idriche che riforniscono di acqua potabile il nostro territorio) e nell’ambiente.
  2. L’impianto per la produzione di ADV7800 sia chiuso con procedura d’urgenza. Come ampiamente illustrato si tratta di PFAs a catena lunga simile al PFOA messo al bando dalla Conferenza di Stoccolma e dall’accordo intercorso fra i principali produttori mondiali. È sorprendente che Solvay abbia continuato a produrlo oltre il 2013 apparentemente non rispettando accordi e normative. Ci chiediamo se questo comportamento possa essere ritenuto penalmente perseguibile come lo è negli USA11. Sicuramente è riprovevole e condannabile dal punto di vista etico.
  3. Sospendere la produzione di cC6O4 e realizzarne l’ampliamento dell’impianto e dei sistemi di abbattimento delle emissioni inquinanti in ogni matrice ambientale. Riprendere la produzione dopo validazione di ARPA sull’efficacia dei sistemi suddetti. La sospensione della produzione dovrà avvenire senza riduzione alcuna delle maestranze che saranno impiegate nell’attività di costruzione e sviluppo dell’impianto di cC6O4 e dei sistemi di abbattimento.
  4. Le emissioni inquinanti sia in atmosfera che in falda dovranno essere nulle (zero strumentale). Facciamo notare che il ministro italiano all’Ambiente Sergio Costa si è espresso in tal senso in una recente intervista concessa al bisettimanale alessandrino “Il Piccolo”16.
  5. La concentrazione degli inquinanti nello scarico (unico) che fuoriuscendo dagli impianti di trattamento defluisce in Bormida dovrà essere < 0,1 microg/l. Dopo 24 mesi dalla ripartenza dell’impianto di produzione la concentrazione di cC6O4 nello scarico dall’impianto di trattamento dovrà essere nulla (zero strumentale).

Clicca qui il documento completo del Comitato.

Fuga di cloro ferragostano a Rosignano Solvay.

Dall’impianto Ipoclorito Inovyn. Solo nel pomeriggio i tecnici Asl del Dipartimento di Prevenzione; sono entrati per le verifiche nello stabilimento a rischio di incidente rilevante. Solo la mattina dopo, non appena appresa la notizia, ARPAT ha contattato il responsabile della Sicurezza che ha rassicurato che il rilascio “di aria” non ha provocato conseguenze per l’ambiente ma solo “irritazioni delle vie respiratorie a tre operatori di una impresa esterna, due dei quali trasferiti in ospedale” ovviamente in via precauzionale”. Solo a settembre si procederà alla verifica dell’esito delle attività di analisi dell’evento incidentale che l’Azienda sta effettuando. Evento ritenuto irrilevante da sindacalisti e ambientalisti locali che neppure l’hanno commentato.

Amministratori danno man forte a Regione-Provincia-Comune.

Roba da chiodi.

Ma sono tutti alessandrini di matrice leghista. Il ritrovamento dei Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, mano a mano che Arpa-Asl analizzano,  si allarga a centri concentrici e sempre più alto è il numero dei Comuni con acquedotti contaminati. Tra i “minimalisti” si segnalano il sindaco Federico Chiodi : “La concentrazione di PFAS totali trovata a Tortona è pari al limite massimo consentito dalla Regione Veneto ( 90 ng/l)”. Nonché l’Amv Azienda multiservizi valenzana che approvvigiona il Comune inquinato di Bassignana: “I toni usati sono eccessivamente allarmistici, i composti sono presenti solo in ‘tracce’ e comunque inferiori alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità”. Noi, che saremmo “gli allarmisti”, siamo quelli che abbiamo lanciato per tempo l’allarme sacrosanto dei cancerogeni PFOA-C6O4-ADV, perciò abbiamo accolto tra le nostre file il ministro Sergio Costa col suo  inequivocabile  preciso impegno: “Abbiamo stabilito di abbassare in Italia i limiti PFAS fino allo zero laboratoriale”. Perfino un prudentissimo direttore dell’Arpa -da noi avversatissimo come abituale negazionista/minimalista- si è trovato forzato ad indagini idrogeologiche ed epidemiologiche, per ciò infatti Alberto Maffiotti sta per essere fatto fuori. 

Più analizzi e più trovi Pfoa e C6O4. Già dieci i Comuni alessandrini contaminati.

Dopo le falde sotto lo stabilimento Solvay Spinetta Marengo e la chiusura (con otto mesi di ritardo) dell’acquedotto di Montecastello, dall’Asl/Arpa (che hanno aperto gli occhi, di poi averci volutamente ignorato per decenni) sono stati analizzati pozzi usati per il prelievo delle acque degli acquedotti della bassa valle Tanaro e dello Scrivia in provincia di Alessandria: si confermano già contaminati di Pfoa / C6O4 quelli dei Comuni di Pietra Marazzi, Bassignana, Tortona, Castelnuovo Scrivia, Isola Sant’Antonio, Sale, Guazzora e Villarvernia.

Solvay  si dichiara innocente per non aver commesso il fatto oppure perché il fatto non costituisce reato. La prima difesa – “Escludiamo in modo categorico ogni nostra  responsabilità”  è risibile considerando dal secolo scorso che il polo chimico è l’unica azienda in Piemonte a utilizzare (e scaricare in aria e acqua fino al Po) Pfoa e che , addirittura, per il C6O4 detiene un brevetto mondiale. La seconda Giuridicamente consideriamo le tracce di contaminazione a norma dei limiti”– suona addirittura come cinica irrisione. Tracce? Non sono tracce: 0,23 microgrammi/litro (usano questa unità di misura per trattare con numeri falsamente bassi) equivale a 230 nanogrammi/litro contro un limite fissato dal Veneto di 90, un limite proposto da UE di 50, mentre l’ obiettivo che proporrà Il ministro italiano dell’ ambiente è 0,000.

L’intelligenza artificiale della Solvay.

L’attuale disastro ecosanitario è il risultato di come Solvay abbia tutelato e tuteli il territorio dall’inquinamento terra-aria-acqua provocato senza soluzione di continuità dal suo stabilimento di Spinetta Marengo. Questo eccezionale risultato, tragicamente misurabile in morti e malattie, è stato conseguito in condizioni meteorologiche normali. Ma se dovessero verificarsi fenomeni meteorologici di eccezionale portata? Niente paura, Solvay è preparata ad affrontarli con “la consolidata ottica di prevenzione,” tramite “un innovativo sistema di previsione dei fenomeni meteo eccezionali”, che susciterà l’invidia di Luca Mercalli. A dire il vero, precisa il comunicato stampa aziendale (clicca qui CorriereAL), già ora la barriera idraulica è da considerarsi degna di lode, a prescindere dai 21 cancerogeni (tra cui il Pfas C6O4) che sempre fluttuano in falde e acquedotti. Ma addirittura questa efficienza “d’avanguardia” sarà miracolata da un “innovativo sistema di intelligenze artificiali”. Tra queste intelligenze, noi annoveriamo la connivenza degli Enti locali auspicata per l’autorizzazione AIA al C6O4.

Comune e Regione e Provincia se ne strabattono della salute di lavoratori e cittadini.

Il Comune di Alessandria, noto complice di Solvay, è rimasto spiazzato dal “Limite zero dei Pfas” annunciato dal ministro Costa. Le ultime parole famose dell’assessore all’ambiente Paolo Borasio (Intervista CorriereAl 27/7/20) erano state: “Il Comune  non recede di un millimetro sul fronte della difesa della salute di tutti i cittadini, oltre che dei lavoratori”. “Alla Conferenza dei Servizi il  nostro parere è stato netto: noi siamo contro ogni produzione che possa causare danni, anche solo potenziali, alla salute pubblica”. A questo punto una Amministrazione decente dovrebbe pretendere dalla Provincia, altro noto connivente,  la revoca della vecchia autorizzazione AIA del pfas cC6O4, e ovviamente negando la nuova AIA. Le prime dichiarazioni dell’assessore e del sindaco Gianfranco Cuttica invece masticano amaro (clicca qui).

Altro complice di Solvay, la Regione, per bocca dell’assessore all’ambiente Matteo Marnati, è più esplicita: non siamo d’accordo con il “limite zero”, sono “tollerabili 0,5 microgrammi  per litro” d’acqua avvelenata. Ma, beninteso, bisogna lasciare comunque il tempo alla Solvay di adeguare le tecnologie. Tempo, molto tempo, come sono passati più di venti anni per il  pfas PFOA, altrettanto cancerogeno. Nel frattempo, mostriamoci tolleranti, si contino i morti e gli ammalati.

Siamo dunque in grado di delineare l’esito in Provincia della Conferenza dei Servizi nelle intenzioni di Regione e Comune (considerando che tutti e tre gli Enti sono a guida leghista):1) deliberare al più presto il fatto compiuto per anticipare il limite 0,1 UE e il limite zero del Governo; 2) deliberare “con formula transitoria” l’autorizzazione AIA nei maggiori limiti graditi da Solvay, che ovviamente si impegna ad adeguare gli impianti. Quando? Quanto prima… compatibilmente con i vincoli della tecnologia. Indecentemente, insomma, vorranno con Solvay (e Miteni!) prendere tempo con la scusa del “vuoto legislativo” e sperando in una caduta del Governo.

Decenza, invece, vorrebbe che la Conferenza prendesse ufficialmente atto dell’annunciato intervento legislativo, anzi convocando il ministro Costa, e si comportasse di conseguenza con la revoca hic et nunc dell’AIA. Fermo restando che la Procura di Alessandria intanto scovi e sequestri i libretti sanitari dei lavoratori di Spinetta Marengo.

Esiste il reato di omesso ripristino ambientale. Ma non per Solvay.

Vale per le parti civili al processo Pfas contro Miteni di Trissino, clicca qui.

Vale per la Regione Veneto che si costituisce parte civile nello stesso processo: clicca qui.

Non vale per Solvay che sui giornali compiacenti  spaccia per bonifica la balla infinita delle barriere idrauliche (clicca qui )  , smentite  non solo da Legambiente clicca qui, ma perfino dal direttore Arpa: clicca qui il video su Rai3.

Le bugie di un’Arpa con le gambe corte.

Ai giornali, clicca qui,  il  direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti, cercava di difendere sè e Solvay raccontando  “non abbiamo riscontrato la presenza di perfluorati nelle acque potabili degli acquedotti”. Ometteva di dire che però il C6O4 l’aveva rinvenuto nella falde attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo. Soprattutto nascondeva che l’aveva trovato nell’acquedotto di Montecastello! addirittura a  ottobre 2019! e senza intervenire! fino a quando il sindaco l’ha chiuso a giugno 2020!

Il Pfas C6O4 della Solvay: dal Bormida al Tanaro fino all’acquedotto di Montecastello.

Il pfas era già stato analizzato nella falde attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo. Il Comune di Montecastello è addirittura ad una decina di chilometri dal sobborgo di Alessandria: il sindaco, invece di provvedere alle analisi ai rubinetti, ha chiuso l’acquedotto con un ritardo di nove mesi. L’omertà dell’Arpa: il sindaco è addirittura ispettore Spresal. La giornalista embedded.  Solvay replica che ha licenza legale di inquinare.

Clicca qui Antonella Mariotti.

Esempio di giornalismo embedded: “L’acqua è sempre stata potabile”. Ma se non è mai stata controllata ai rubinetti: se la sono bevuta gli abitanti per almeno un anno.

Clicca qui Monica Gasparini.

Solvay sguazza nella palude politica ed etica di Alessandria.

A sentirli oggi, dopo l’ultima drammatica indagine epidemiologica,  la palude dei politici e giornalisti alessandrini sembra abbia scoperto l’acqua calda.  Non tutti: ad essere precisi c’è chi fra loro ancora esprime il dilemma: bisogna approfondire se la catastrofe ecosanitaria è causata dal polo chimico di Spinetta Marengo, cercare la pistola fumante, il nesso tra morti e assassinii. Clicca qui  le spudorate affermazioni, ascoltate in consiglio comunale ad Alessandria, di assessore e Arpa: Paolo Borasio, Cristiana Ivaldi, Alberto Maffiotti, Enrico Guerci.  Approfondire se? Pistola fumante? Dopo 50 anni, durante i quali  ho scritto in tutte le salse locali e nazionali pagine spesse come vocabolari, questi travestiti da marziani non osano pronunciare il nome del fatidico colpevole: lo stabilimento Solvay, ex Montedison! Approfondire se? Pistola fumante? La rivendicazione dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta è stato il tormentone ambientalista per un trentennio, amplificato da un’eco mediatica di rappresaglie padronali compreso il (mio) licenziamento. Nello stagno della complicità e della connivenza, giornalisti e amministratori nonché sindacalisti, avete stabilito un record di apnea volontaria che ancora oggi faticate a interrompere. Serrate gli occhi  infatti che anche abbiamo avanzato soluzioni precise per una bonifica vera e non finta, e opposto un no deciso ad autorizzare altro veleno Pfas.

Stante il ripetersi di questo storico vuoto politico (esemplare l’ineffabile assessore Borasio nel video clicca qui, la reazione delle minoranze consiliari (clicca qui) avrà l’effetto di un bicchiere d’acqua neppure fresca. Così dunque, duole dirlo, le iniziative  di Claudio Lombardi, l’unico tra gli assessori all’ambiente che ci diede ascolto promuovendo l’indagine epidemiologica, e che con Legambiente tenta di impedire l’ampliamento del C6O4: il sostituto del PFOA che denunciammo per la messa al bando dodici anni fa.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui un commento di Claudio Lombardi, dopo l’assemblea a Spinetta dei ragazzi Fridays For Future. I quali hanno programmato una manifestazione davanti alla Provincia di Alessandria alle 17:00 di sabato 22 febbraio.

N.B Il testo è stato inviato come comunicato stampa… ai giornalisti non embedded.

Si muore di più attorno alla Solvay di Spinetta Marengo, molto di più.

All’assemblea indetta da Friday For Future  il  7 febbraio 2010 a Spinetta Marengo (Alessandria), il dottor Lelio Morricone, specialista  in Endocrinologia e Scienze dell’alimentazione, evidenzia e commenta (clicca qui il documento) le recenti pur incomplete ma già drammatiche indagini epidemiologiche, realizzate da Arpa e Asl, sullo stato di salute dei residenti nell’area (Fraschetta) dominata -per contaminazioni terra aria acqua-  dal polo chimico della multinazionale Solvay, e di conseguenza con eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali. L’attenzione è particolarmente centrata sui danni da PFOA: una emergenza ormai mondiale nella quale l’Italia ha guadagnato il triste primato del più grande inquinamento.

Le considerazioni finali del dott. Morricone sono inequivocabili e agghiaccianti: Dall’analisi di questi dati si evince un importante incremento per patologie, tumorali e non tumorali, nella zona adiacente al polo chimico di Spinetta. Ciò è verosimilmente strettamente correlato alle esposizione a sostanze tossiche ed inquinanti relative all’area in esame”. Gli pseudo-scienziati al servizio di chi paga ovviamente contestano queste conclusioni. E i politici (perché no i sindacalisti) soprattutto quelli piemontesi, gli si nascondono dietro e non tutelano la salute della popolazione.  

Lettera aperta alla “Commissione Ecomafie” (se veramente vuole approfondire la verità).

La “Commissione parlamentare Ecomafie” ha convocato il direttore generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto e i rappresentanti dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (il plenipotenziario Marco Colatarci, accompagnato da Stefano Bigini e Andrea Diotto). Tra omissioni e falsi storici, essi hanno raccontato la loro versione del disastro ecosanitario di Spinetta Marengo (Alessandria), ovvero delle loro  responsabilità storiche dolose o colpose, in particolare in merito all’inquinamento da PFOA. Il Sito del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, con i suoi 215 specifici “post” è una specie di antologia di fatti, denunce e commenti sul PFOA. E’ augurabile che la Commissione ad esso faccia riferimento se intende veramente approfondire la verità dei fatti. Mi limiterò a segnalare gli ultimissimi “post”: (continua)

Sindacati e cittadini di fronte al drammatico studio epidemiologico di Alessandria.

Le “Mamme No Pfas del Veneto interverranno a Spinetta Marengo“per portare la loro testimonianza di lotta alla ricerca di verità”, clicca il link https://www.vvox.it/2020/01/31/pfas-no-lezioni-da-enti-che-hanno-inquinato/ . Le Mamme sono davvero incazzate: https://www.facebook.com/mammedanordasud/?ref=page_internal .

E gli Alessandrini, in particolare gli Spinettesi, sono altrettanto incazzati? Sembrerebbe di no a leggere i  temi critici proposti dai sindacati CGIL e UIL in assemblea pubblica  (al link  https://radiogold.it/cronaca/212780-vivere-fraschetta-21-gennaio-incontro-salute-sicurezza-spinetta/) , cioè in scaletta di priorità: condizione delle strade, esondazione del Rio Lovassina, manutenzione degli edifici scolastici, cimiteri, spazzatura e… stato di salute. Lo slogan gridato è “16.500 cittadini della Fraschetta dicono basta!”.  Ben altro punto avrebbe dovuto essere all’ordine del giorno: “Lo studio epidemiologico di Arpa e Asl, dove i dati dei ricoveri ospedalieri fanno emergere che a Spinetta ci si ammala almeno il 50 per cento in più che nel resto della città”. Evidentemente sono considerate “Tutte bufale”, come è stato concesso di commentare al  capo del personale della Solvay, Paolo Bessone. Al riguardo, significativi sono i servizi su La Stampa, cliccali: https://www.lastampa.it/alessandria/2020/01/23/news/gli-abitanti-in-assemblea-spinetta-marengo-abbandonata-da-40-anni-1.38371736 . Che dire? Ancora una volta: gli spinettesi hanno la salute che si meritano! compresi i sindacati conniventi e collusi!

Un soprassalto di dignità è insorto (clicca qui: https://www.lastampa.it/alessandria/2020/01/23/news/spinetta-abbandonata-perche-non-c-e-stata-un-assemblea-pubblica-per-i-dati-sui-tumori-1.38371791 ) nel segretario provinciale CGIL  Franco Armosino, polemizzando contro il Comune per non aver presentato lo studio epidemiologico alla popolazione, soprassalto subito represso:  ipocritamente rinunciando a commentare i drammatici dati che pur conosce benissimo, se non altro perché completi glieli abbiamo perfino inviati. E’ lo stesso sindacato che per trenta  anni ha “tollerato” il PFOA (celeberrimo il volantino Filcea CGIL che ci rideva sopra) e che ora tace sul C6O4.

L’allarme PFOA che lanciammo nel 2008 riguardava tutta l’area del Po.

L’allarme PFOA che lanciammo nel 2008 riguardava tutta l’area del Po, non solo  l’alessandrino dove Solvay di Spinetta Marengo scaricava in Bormida, si veda ad esempio il video.  L’allarme si espanse dalla denuncia in Procura di Alessandria  e dai mass media, si veda ad esempio un link del 2009 https://www.ilsecoloxix.it/basso-piemonte/2009/09/08/news/tanaro-e-bormida-e-allarme-1.33219880

Però sugli stessi organi di informazione https://www.ilsecoloxix.it/basso-piemonte/2009/09/08/news/l-arpa-fiumi-nessun-allarme-1.33219903   (e, si presume,  nella relazione alla Procura) l’Arpa, per bocca dello stesso direttore regionale Enrico Garrou, negò  che gli abnormi livelli di contaminazione PFOA presenti in Bormida, Tanaro, Po fino alla foce, meritassero l’allarme : “Zero allarmismo. Il rischio è minimo”. Di rincalzo l’assessore  regionale all’Ambiente Nicola De Ruggero: “Non invertiamo le priorità, a noi preme  la bonifica del cromo esavalente” …al punto che nel 2020 neppure è stata avviata. Invece, nel 2009 addirittura, per assessore provinciale all’Ambiente Lino Rava:  “Il piano di bonifica  sta volgendo al termine”.

A questi autorevoli personaggi non parrà vero che oggi  per controllare l’inquinamento delle acque di laghi e fiumi siano in arrivo dei droni acquatici (vedi link  https://www.msn.com/it-it/notizie/tecnologiaescienza/droniin-campocontro-inquinamento-acque/ar-BBZnkRu), o che la Du Pont sia stata costretta ad acquistare costosissimi filtri ad osmosi inversa per cercare di rimuovere i PFAS che hanno contaminato le acque e che sono nel sangue.

Contaminazione PFOA anche attraverso la pelle.

Studi scientifici di primario livello  dagli Stati Uniti confermano come i PFAS penetrino nel sangue anche  con il contatto attraverso l’epidermide, non solo per inalazione e ingestione. Anche questo allarme l’avevamo lanciato -almeno dal 2008 con la denuncia altresì in magistratura- quando rivendicammo l’eliminazione del PFOA alla Solvay di Spinetta Marengo e le analisi cliniche dell’Asl sui lavoratori e i cittadini, nonché quando chiedemmo gli accertamenti medico scientifici preventivi sull’utilizzo del C604, altrettanto pericoloso sostituto del PFOA. Ma le autorità sanitarie del Piemonte hanno fatto orecchie da mercante, anzi Solvay attualmente conta sulla convivenza di Provincia e sindacati per ottenere all’ampliamento del C6O4 tramite  autorizzazione AIA che finora abbiamo bloccato con l’intervento di Legambiente. La Regione Piemonte continua a giocare una partita pericolosissima sulla pelle degli alessandrini. Clicca qui il link:  

https://www.veronasera.it/attualita/pfas-attraverso-pelle-guarda-regione-veneto-19-gennaio-2020.html

I tumori nell’area della Solvay di Spinetta Marengo sono superiori del 30% della pur alta media alessandrina.

Fino al 50% per gli uomini, cioè per i lavoratori del polo chimico, stante l’evidente  stretta relazione tra  patologie e sostanze lavorate e smaltite. Lo rileva lo studio epidemiologico (ricoveri ospedalieri di ARPA e decessi di ASL 1996-2017): non è una novità ma una storica conferma che denunciamo da decenni. Perfino il direttore provinciale  Arpa finalmente ammette che a Spinetta ci si ammala e muore di più. Meglio tardi che mai ammette che l’inquinamento in falda è destinano al peggioramento, cioè non è in atto una vera bonifica, che le emissioni dai camini non sono a norma, che l’impianto di depurazione non funziona. E finalmente ammette che -malgrado i nostri ripetuti solleciti- solo dal  2012 ha misurato il PFOA e solo ultimamente il C6O4, entrambi PFAS considerati cancerogeni nel resto del mondo (esemplari i limiti imposti dallo Stato del Massachussetts). Per il C6O4 addirittura Solvay ha appena chiesto l’autorizzazione alla Provincia di produrlo e scaricarlo in aria e acqua. Servirà da stop la recente sentenza di Cassazione che ha sanzionato per Spinetta  “un evento distruttivo all’incolumità pubblica di proporzioni straordinarie, un avvelenamento delle falde difficilmente reversibile”? Considerato che  una vera bonifica del pregresso neppure è iniziata? Noi ancor meno che mai contiamo su una svolta delle attuali Giunte. Alle quali, e alla multinazionale belga, gran parte dei mass media sono proni. La magistratura penale? speriamo in quella di Vicenza contro la Miteni, fornitrice di Solvay. All’impotente procuratore generale di Cassazione infatti non  è rimasto, a giochi fatti nei primi due gradi di giudizio, che esclamare: “Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

I cittadini che ricevono gratis l’acqua inquinata dalla Solvay impediscono all’Arpa i controlli.

E’ vietato l’uso a scopi alimentari dell’acqua prelevata da sotto lo stabilimento. Ma l’Arpa dichiara di non essere in grado di dare risposte a Report sulle verifiche, a causa di queste omertà. Anche per quanto riguarda le analisi di C6O4 l’Arpa fa lo gnorri.  Clicca qui.

“Nel sangue ho PFOA 8 volte superiore al limite TLV”.

Alberto Maffiotti Arpa di Alessandria.

Il PFOA nel sangue dei lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo: stiamo continuando a ripetere. Non è una supposizione. E’ documentato da tempo. Carta canta: clicca qui e clicca qui. Riproduciamo (clicca qui) anche questa testimonianza (firmata). Aggiungiamo che questo lavoratore è stato risarcito dalla Corte di Assise con (risibili) 10mila euro, ma senza considerare il PFOA (assente nel capo di imputazione). Aggiungiamo che, fin dal 2008, i lavoratori hanno presentato esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria, riprodotti anche nei nostri innumerevoli esposti: clicca qui quello del 2009 (precisiamo che  l’allora responsabile Arpa è l’attuale).