
Tossicità.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza






Inizialmente, la notizia ha un po’ sconcertato: per chiudere il buco dell’ozono abbiamo sostituito nei condizionatori i vecchi gas nocivi (i CFC clorofluorocarburi) con sostanze (HFC idrofluorocarburi e HFO idrofluoroolefine) che, degradandosi, hanno contribuito a triplicare in 20 anni i livelli di TFA, l’acido trifluoroacetico un tipo di PFAS. Proprio il TFA che è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino Pfas. E’ quanto ha rivelato uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters.
Al “Protocollo di Montreal”, cioè al bando dei CFC, i composti di cloro-fluoro- carbonio che producevano una riduzione dell’ozono stratosferico, noi abbiamo contribuito in maniera determinante. Per noi: intendiamo Greenpeace e Lino Balza che organizzammo la scalata delle ciminiere dell’Ausimont Montedison di Spinetta Marengo issando enormi striscioni “Qui si buca l’ozono”). La manifestazione, clamorosa fra i media, produsse processi penali a carico di Greenpeace (a Ivan Novelli, che poi diventerà presidente di Greenpeace) e la progressione delle rappresaglie a Balza con il suo licenziamento. ***
Scrissi: “Posso dire che anche grazie a quel briciolo di mio coraggio personale i CFC sono stati eliminati da aerosol, frigoriferi e schiume isolanti, e che si è fermata la pandemia di tumori maligni della pelle e la rovina totale dell’ecosistema entro il 2060. Gli scienziati hanno stimato che, senza quella battaglia, lo strato dell’ozono, che circonda e difende il globo filtrando i raggi ultravioletti, avrebbe già perso oltre il 40% della sua densità sopra il Polo Sud e un nuovo buco sarebbe apparso sopra il Polo Nord”.
Oggi, a quell’orgoglio subentra la questione del pfas TFA. Tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti? Sarebbe la peggiore delle pazzie. La posta in gioco è la salute dell’umanità. Infatti, così come si è dimostrato che l’alternativa ai CFC con gli HFC è stata a sua volta possibile con l’alternativa ecologica dei refrigeranti a base di idrocarburi naturali sicuri per l’ozono e per l’effetto serra, come l’isobutano, (peraltro usati negli anni ’30), così l’urgente traguardo della messa al bando dei Pfas non può assolutamente essere messo in discussione.
*** Gli avvenimenti sono narrati sul primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e sul secondo volume de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.




Dunque si avviano class actions anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo: https://www.rete-















Su “Pressenza” come i Pfas ci uccidono lentamente. Clicca qui.

Su SMIPS il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, clicca qui.

Sono disponibili i video dell’evento “Interferenti endocrini, ambiente e salute: evidenze scientifiche e azione medica”, svoltosi a Firenze, presso la Sala Meeting “Giovanni Turziani” dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

I PFAS, gli inquinanti «eterni» presenti nelle acque dei territori più industrializzati (il record spetta al Veneto) sono stati ritrovati — fino a dieci volte lo standard di qualità ambientale: 26 microgrammi al chilo — anche nei coregoni del lago d’Iseo. Sul lago d’Idro anche il pesce persico nel 2023 è risultato non conforme (21,4 mcg/kg).
I PFAS avvelenano Alessandria. Sono ovunque, avvolgono la nostra quotidianità: migliaia di sostanze sintetiche utilizzate per una quantità inimmaginabile di oggetti: dalle padelle antiaderenti agli imballaggi, dai cosmetici ai tessuti impermeabili, fino alla carta antiaderente e alla schiuma antincendio.
Sono i PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, conosciute come inquinanti eterni perché, una volta che entrano in un ecosistema, non se ne vanno più. I loro legami sono troppo forti, quasi nulla riesce a scalfirli. Oggi sono al centro di enormi preoccupazioni per i rischi potenziali per la salute umana: disturbi ormonali, problemi immunitari e, in alcuni casi, tumori: le ricerche più avanzate stanno mostrando che siamo circondati da sostanze potenzialmente molto pericolose.
In questa puntata ripercorriamo la genesi di questi polimeri, il viaggio che hanno fatto da un laboratorio americano alle produzioni negli stabilimenti di tutto il mondo, anche in Italia, dove i PFAS sono legati a disastri ambientali e a gravi casi di inquinamento.
Ad Alessandria il polo chimico ex Solvay è l’unico stabilimento a produrre PFAS in Italia. Che sono nell’aria, nell’acqua, e così sono arrivati nel sangue di cittadine e cittadini.
Clicca qui la puntata numero 4 con collaborazione di Lino Balza.
“Molecole, storie di legami e di veleni” è una serie audio scritta da Rita Cantalino e Alessandro Coltré. Prodotta da Fandango Podcast, A Sud e Valori.it




















