Solvay manda all’attacco Cisl e Uil per l’autorizzazione del pfas C6O4.

Andrea Diotto

Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. Il messaggio  terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare  le produzioni di  fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buonocome lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”:Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore(sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri. Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO.  Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”. 

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

No soldi pubblici per salvare l’Ilva.

Lo Stato non può farsi carico delle perdite di ArcelorMittal. La fabbrica non è sostenibile né dal punto economico né da quello ambientale e sanitario. Se lo Stato ritiene che sia utile salvare la produzione gettando ulteriori miliardi di soldi pubblici in un’azienda che cade a pezzi e senza futuro, allora è necessario che le organizzazioni tarantine e la cittadinanza scendano in strada per raccontare le alternative sostenibili e gli interventi di riconversione che si potrebbero attivare con tali investimenti pubblici. Clicca qui il video con Alessandro Marescotti.

Lo scontro tra profitto e salute.

Il Covid19 ha messo in evidenza, tra le altre, almeno tre cose fondamentali:

  1. a) l’incapacità e l’impossibilità per l’attuale sistema, a livello globale, di proteggere e avere cura della popolazione. Solo grazie all’abnegazione degli operatori sanitari non ci sono stati danni peggiori;
  2. b) la fragilità, anche economica di questo sistema;
  3. c) lo scontro reale, vero e concreto, oggi in atto tra mercato e profitto, da una parte, evita, dall’altro.  Clicca qui il “Manifesto di intenti”

Il legame tra i Pfas e la coagulazione del sangue.

Pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences uno studio riguardante il legame tra i Pfas e la coagulazione del sangue. I ricercatori dell’Università di Padova sono riusciti a dimostrare che queste sostanze chimiche, presenti all’interno di farmaci, vernici e presidi medici, possono attivare le piastrine e rendere più probabile la loro coagulazione, incrementando il rischio di contrarre malattie cardiovascolari. (continua)

Solvay+Regione+Provincia stanno preparando il pacco C6O4.

Intervento di Lino Balza alla manifestazione

Solvay, Regione Piemonte e Provincia di Alessandria non hanno la minima intenzione di respingere la nuova Autorizzazione AIA del tossico cancerogeno pfas C6O4, men che meno di revocare la vecchia AIA: cioè di decretare  “emissioni zero” in acqua-aria-suolo, cioè  di eliminare il C6O4.  Soprattutto Solvay necessita di queste autorizzazioni a Spinetta Marengo, per pararsi penalmente il culo dagli inevitabili risarcimenti. L’indaffarata congrega dunque cercherà di vendere all’opinione pubblica, a mezzo dei giornali sempre compiacenti, la rassicurante Autorizzazione  – per un “periodo transitorio”-  tramite l’inserimento di palliativi denominati “limiti più restrittivi alle emissioni”, “percentuali più basse”, “restrizione delle concentrazioni”, “individuazione delle perdite”, “riduzione delle perdite” (si confronti il lessico nell’articolo allegato: clicca qui).

La pantomima dei continui rinvii della “Conferenza dei servizi”, a Marnati Robotto Coffano Maffiotti Diotto & Co. ,  serve appunto a prendere il tempo di confezionare il pacco italiano a prescindere dalle contestazioni del mondo scientifico internazionale. L’escamotage per l’AIA sarà appunto il “periodo transitorio”. Alla combriccola fa comodo riferirsi al “vuoto normativo” (che ricorda quello tragico dell’amianto) del microgrammolitro più microgrammolitro meno (giammai zero), gli serve anche equipararsi al Veneto omettendo che lì il Pfas non è più prodotto mentre in terra piemontese Solvay addirittura lo incrementerebbe  per uso e perfino vendita.  Insomma, tutto può entrare nel “pacco” purchè resti fuori “limite C6O4 zero” “eliminazione totale del C6O4”, e bonifica integrale. Il pacco in politichese è quello che suol definirsi “salute e profitto compatibili”. Per un “periodo transitorio” ovviamente, come è stato per il PFOA, insomma il tempo di contare morti e ammalati.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Silenzio. Stiamo avvelenando con una nuova generazione di PFAS.

La mascherina non impedisce al nostro rappresentante alla Conferenza dei servizi di Alessandria di essere perentorio: “Per noi le emissioni di C6O4 devono essere zero”: clicca qui. Claudio Lombardi è stato di nuovo cacciato dalla Provincia che si è rintanata con i carbonari della Solvay a nascondere gli omissis dell’autorizzazione AIA. Solvay ha ottenuto di rinviare nuovamente la Conferenza e la complicità di continuare indisturbata ad inquinare.

Dall’estero rompe il silenzio anche il giornale Liberation: clicca qui.

Solvay cerca di nascondere, dietro la parola “C6O4 nuova generazione”, che trattasi di piccole varianti commercializzabili di veri e propri  Pfas sotto nome diverso. In due importanti articoli di Science emergono i collegamenti di Solvay con le produzioni americane. Il focus di Liberation. Clicca qui “A valle dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria, nel campione di acqua del fiume Bormida  abbiamo identificato cinque congeneri del ClPFPECA che erano compatibili con i campioni di suolo del New Jersey” . ”All’allontanarsi dallo stabilimento Solvay è probabile che il fattore  che ha contribuito a contaminare questi suoli sia stato quello aereo”. Negli Stati Uniti, gli enti regolatori/di controllo hanno espresso  serie preoccupazioni sul fatto che «potrebbero avere una potenza tossica simile o più alta rispetto ai PFAAs a catena lunga  che rimpiazzano. Sono resistenti alla degradazione in maniera analoga (ai PFAS a catena lunga) ed estremamente persistenti nell’ambiente». L’agenzia ha anche affermato che i perfluoropolyethers, in generale, potrebbero contenere dei PFAAs come impurità o potrebbero rilasciarli in fase di combustione. Tali PFAAs sono persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente tossici.

Per i Pfas Solvay finora non ha pagato nulla. In Usa invece…

Du Pont è andata a processo nel 2015. Nel 2017 si è arrivati a 3500 cause individuali e la compagnia ha finito per patteggiare (670,7 milioni di dollari), ma non c’è stata alcuna decontaminazione né alcuna bonifica. L’unica cosa che hanno fatto finora è stato pagare per i sistemi di filtraggio dell’acqua potabile delle diverse comunità. Lo Stato del Minnesota ha citato in giudizio la compagnia 3M nel 2008. Il processo si è chiuso nel 2019 con un risarcimento di 850 milioni. Poi anche altri Stati hanno intentato cause giudiziarie. La gente ha capito che i Pfas non venivano usati solo per il teflon delle pentole antiaderenti e le schiume antincendio. Sono stati usati per quasi tutto.  Clicca qui Pfas, l’avvocato Usa delle class action: “Basta ignorarli, sono già dentro di noi e incidono sulle …

I Pfas hanno favorito la diffusione del Covid-19 e indeboliranno i vaccini.

La pandemia causata dal Covid è stata più aggressiva dove ha trovato delle popolazioni maggiormente esposte ai PFAS: i quali  hanno reso il loro sistema immunitario meno efficiente. Dunque i Pfas, compreso il C6O4 della Solvay, indeboliscono le difese immunitarie oltre a causare cancro, infertilità, danni alla tiroide e al cervello. Clicca qui PFAS e Covid-19, un presunto connubio che negli USA ha portato ad una class action.

L’Ilva è come il Paltò di Napoleone in “Miseria e Nobiltà”.

Radio Radicale intervista Alessandro Marescotti  presidente di PeaceLinkINVITALIA non può salvare l’ILVA. La sua mission è differente rispetto a quella che fu la mission di GEPI. Tra il 1971 e il 1992 a GEPI lo Stato erogò circa 4.000 miliardi di lire per gestire 108.000 lavoratori. Una prospettiva non più proponibile oggi:  INVITALIA non può tornare a diventare un carrozzone per mascherare i fallimenti. Cliccate qui per saperne di più.

Rinvenuti Pfas oltre 50 Km dall’impianto.

Il ritrovamento di C6O4 a Montecastello dimostra che bisogna ampliare l’area di monitoraggio sia del suolo che delle acque, come illustra  lo studio scientifico, clicca qui.

La dispersione del veleno, persistente e bioaccumulabile, avviene non solo nelle acque ma anche in atmosfera, a grandi distanze. Dunque l’attuale monitoraggio è assolutamente insufficiente.

Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi.

Clicca qui. Nel dossier gli  approfondimenti sui casi d’inquinamento da PFAS: il caso della provincia d’Alessandria, dove è in fase di autorizzazione un progetto che prevede l’utilizzo di una nuova sostanza (cC604) dagli effetti dannosi in un’area in cui “l’eccesso di ricoveri e di mortalità è segnalato da anni”; quello del Veneto dove l’inquinamento da PFAS è storicamente dovuto allo scarico di un’industria chimica e interessa le province di Vicenza, Verona e Padova, minacciando la salute di 300 mila persone.

Esiste il reato di omesso ripristino ambientale. Ma non per Solvay.

Vale per le parti civili al processo Pfas contro Miteni di Trissino, clicca qui.

Vale per la Regione Veneto che si costituisce parte civile nello stesso processo: clicca qui.

Non vale per Solvay che sui giornali compiacenti  spaccia per bonifica la balla infinita delle barriere idrauliche (clicca qui )  , smentite  non solo da Legambiente clicca qui, ma perfino dal direttore Arpa: clicca qui il video su Rai3.

Le bugie di un’Arpa con le gambe corte.

Ai giornali, clicca qui,  il  direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti, cercava di difendere sè e Solvay raccontando  “non abbiamo riscontrato la presenza di perfluorati nelle acque potabili degli acquedotti”. Ometteva di dire che però il C6O4 l’aveva rinvenuto nella falde attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo. Soprattutto nascondeva che l’aveva trovato nell’acquedotto di Montecastello! addirittura a  ottobre 2019! e senza intervenire! fino a quando il sindaco l’ha chiuso a giugno 2020!

Termovalorizzatore a Rende? Una scelta criminale.

Clicca qui CAT CALABRIA (Coordinamento delle Assemblee Territoriali): Non siamo contro il termovalorizzatore qui a Rende. Siamo contro il termovalorizzatore ovunque: una scelta vetusta ed irrazionale che pensa di risolvere il problema rifiuti nascondendoli sotto terra oppure bruciandoli. Da vent’anni come movimenti ambientalisti, coordinamenti territoriali, comitati civici, lottiamo per imporre la strategia Rifiuti Zero: raccolta differenziata spinta, tariffa puntuale, gestione pubblica, trasparente e condivisa con i cittadini.

Il contratto firmato dal governo con ArcelorMittal è nefasto: contrasta con il diritto alla salute e alla vita e, ancora una volta, viola i diritti umani di un’intera popolazione.

Il disegno di Federico, morto a 9 anni nel 2014 

Il governo – nel suo tentativo di evitare l’implosione dell’ILVA – gioca la carta della disperazione: sposta al 2025 il termine della messa a norma degli impianti. La Corte Costituzionale aveva di fatto “chiuso un occhio” sul primo decreto salva-ILVA contando sul fatto che i lavori di messa a norma sarebbero stati rapidissimi. Quello che sta avvenendo è invece l’esatto contrario: ben dieci anni di ritardo vengono previsti! Quante vittime lascerà sul campo un ritardo di questa portata? L’accordo prevede tale proroga nonostante la VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario) certifichi la pericolosità degli impianti in funzione che causano un rischio sanitario “non accettabile” agli attuali livelli produttivi di 4,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio. Come farà il governo a garantire un rischio sanitario accettabile prospettando un aumento della produzione da 4,7 a 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio? Come farà il governo a dimostrare che da qui in poi non vi saranno vittime in questo prolungarsi del percorso di messa a norma degli impianti? E solo chi si fa illusioni può pensare che l’accordo apra le strade ad un roseo futuro per i lavoratori di Taranto. La prospettiva è che ArcelorMittal vada via da Taranto pagando una penale da 500 milioni ma avendo acquisito il clienti dell’ILVA. E lasci al governo il compito di trovare un improbabile sostituto. Clicca qui PeaceLink: Non vi fate abbindolare. Il vero scopo del nuovo piano è quello di dare altri due anni di tempo per la messa a norma degli impianti. Intanto la gente muore

La catastrofe ecosanitaria Pfas in Veneto.

Si apre il processo PFAS contro la Miteni di Trissino Il 23 marzo 2020 si entrerà finalmente nel merito dibattendo sui reati per disastro ambientale innominato e avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Una catastrofe ecosanitaria che ha contaminato acqua, alimenti e già oltre 350mila persone. Dopo anni di silenzi, ha inizio il processo. Nell’auspicio che non faccia la fine di quello alla Solvay di Spinetta Marengo (leggila sul Sito).  Clicca qui una storia di 50 anni.

A Vicenza, l’Inca avvia 10 pratiche per il riconoscimento di malattie professionali, dovute ai Pfas della Miteni. Clicca qui.  Intervista ad un ex operaio, clicca qui.

Le aziende chimiche  sapevano fin dagli anni ‘50 della tossicità del PFOAComprese Montedison, Solvay, Miteni.  Sostituito il PFOA con PFAS a catena corta: ora è anche il C6O4 che inquina come cancerogeno. Clicca qui.

Provvisorie le prescrizioni della Provincia di Vicenza  per PFOA e C6O4. Clicca qui.

L’ARPA del  Veneto è all’avanguardia nello studio delle contaminazioni PFAS. L’ARPA del Piemonte è la retroguardia. Clicca qui.

Altri avvocati difensori della Solvay di Spinetta Marengo.

L’intervistatrice de Il Piccolo allarma che il PFAS C6O4 nelle analisi è presente in più punti della falda  attorno allo stabilimento e con maggior concentrazione sotto di esso. Dunque l’impianto, di cui Solvay –dietro copertura del segreto industriale- chiede alla Provincia addirittura l’autorizzazione AIA all’ampliamento: sta già rilasciando da anni  i veleni (L’allarme, documentato, della sua nocività, fu da noi lanciato almeno dieci  anni fa. N.d.R.) senza che la Provincia sia intervenuta a controllarli e bloccarli. D’altronde è risaputo che le cosiddette barriere di contenimento sono palliativi. Ma l’ingegnere  responsabile Claudio Coffano non l’ammette. Né ipotizza la messa al bando del C6O4, sostituendolo ad esempio con le sostanze studiate a rischio zero dall’Istituto Negri. Anzi, il presidente della Provincia, Gianfranco Baldi, esplicitamente non esclude di autorizzare l’AIA: valutando ogni possibile rischio anche se qualcosa può sempre scappare ma non a cuore leggero (Morto più morto meno N.d.R). Affidiamoci, concludono entrambi, alla Solvay affinchè abbatta il più possibile il C6O4 nell’ambiente. L’intervistatrice infine chiede inutilmente notizie sull’emissione dai camini dei vietatissimi  CFC clorofluorocarburi.

Parla l’avvocato che difende la Solvay di Spinetta Marengo.

Domanda del giornalista Massimo Brusasco: “L’indagine epidemiologica dimostra che a Spinetta si muore di tumore più che altrove. Non le basta?” Risposta di Paolo Borasio: “L’indagine non dice espressamente che la causa è il polo chimico. Certo, anche la Solvay potrebbe essere coinvolta, ma il rapporto causa effetto non è esplicitato. Io mi attengo a questa valutazione.” Però non le sembra acclarata una connessione tra il polo chimico e condizione di salute degli spinettesi? “Io penso che sia innanzitutto da capire se le problematiche evidenziate siano effettivamente riconducibili a quello che produce Solvay”. “Ci vorrebbe un intervento decisivo”. “Fino a quando non dicono che l’aumento dei tumori è dovuto al polo chimico, come si fa ad intervenire”. “Non sarebbe quasi ora di fare una bonifica seria ed efficace?” Solvay ha tempo fino al 2029”. “Però se c’è in gioco la salute…”. “Mi immagino, in futuro, un polmone verde”.  Insomma non criminalizziamo Solvay quando basta circondare lo stabilimento con un bosco. E’ sotto lo zuccherificio che invece si dovrebbero cercare i veleni, affidandone la ricerca alla Solvay.  Voi direte: Paolo Borasio è avvocato e fa il suo mestiere di difensore, che male c’è. C’è che Borasio è assessore comunale di Alessandria, anzi è assessore all’Ambiente.

La giustizia dà ragione alle vittime del PFOA.

“Il  protagonista intende  dimostrare la diretta relazione tra i residui di PFOA scaricati in fiume da un grande gruppo chimico e i casi di malattie e deformità che colpiscono gli abitanti.  Da qui inizia una battaglia  lunghissima  a favore delle vittime che  getta un’ombra a dir poco oscura sull’utilizzo diffuso di sostanze chimiche  cancerogene (come il teflon), disegnando nel contempo un dispositivo di potere strettamente connaturato al capitalismo muscolare delle multinazionali. Un potere difficile da arginare se non a costo di tempo e sacrifici personali per arrivare a vittorie parziali che ristabiliscano i diritti fondamentali del singolo cittadino”.

Questa vicenda si svolge in America o in Italia? Il fiume è Ohio o Bormida? L’azienda è Du Pont o Solvay? L’antagonista si chiama Robert Bilott o Lino Balza? Per saperlo clicca qui.

Solvay sguazza nella palude politica ed etica di Alessandria.

A sentirli oggi, dopo l’ultima drammatica indagine epidemiologica,  la palude dei politici e giornalisti alessandrini sembra abbia scoperto l’acqua calda.  Non tutti: ad essere precisi c’è chi fra loro ancora esprime il dilemma: bisogna approfondire se la catastrofe ecosanitaria è causata dal polo chimico di Spinetta Marengo, cercare la pistola fumante, il nesso tra morti e assassinii. Clicca qui  le spudorate affermazioni, ascoltate in consiglio comunale ad Alessandria, di assessore e Arpa: Paolo Borasio, Cristiana Ivaldi, Alberto Maffiotti, Enrico Guerci.  Approfondire se? Pistola fumante? Dopo 50 anni, durante i quali  ho scritto in tutte le salse locali e nazionali pagine spesse come vocabolari, questi travestiti da marziani non osano pronunciare il nome del fatidico colpevole: lo stabilimento Solvay, ex Montedison! Approfondire se? Pistola fumante? La rivendicazione dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta è stato il tormentone ambientalista per un trentennio, amplificato da un’eco mediatica di rappresaglie padronali compreso il (mio) licenziamento. Nello stagno della complicità e della connivenza, giornalisti e amministratori nonché sindacalisti, avete stabilito un record di apnea volontaria che ancora oggi faticate a interrompere. Serrate gli occhi  infatti che anche abbiamo avanzato soluzioni precise per una bonifica vera e non finta, e opposto un no deciso ad autorizzare altro veleno Pfas.

Stante il ripetersi di questo storico vuoto politico (esemplare l’ineffabile assessore Borasio nel video clicca qui, la reazione delle minoranze consiliari (clicca qui) avrà l’effetto di un bicchiere d’acqua neppure fresca. Così dunque, duole dirlo, le iniziative  di Claudio Lombardi, l’unico tra gli assessori all’ambiente che ci diede ascolto promuovendo l’indagine epidemiologica, e che con Legambiente tenta di impedire l’ampliamento del C6O4: il sostituto del PFOA che denunciammo per la messa al bando dodici anni fa.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Clicca qui un commento di Claudio Lombardi, dopo l’assemblea a Spinetta dei ragazzi Fridays For Future. I quali hanno programmato una manifestazione davanti alla Provincia di Alessandria alle 17:00 di sabato 22 febbraio.

N.B Il testo è stato inviato come comunicato stampa… ai giornalisti non embedded.

I Pfas DEVONO essere eliminati come fu per il DDT. I Pfas POSSONO essere eliminati.

Il laboratorio di chimica e tossicologia dell’ambiente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano ha individuato una ventina di composti che possono essere utilizzati in sostituzione dei famigerati Pfas, gli acidi perfluroroalchilici che stanno causando un numero crescente di problemi all’ambiente e alla salute umana. La scoperta è arrivata nell’ambito di uno studio condotto con il ministero dell’Ambiente.

Lo studio del Negri dimostra che i Pfas non sono insostituibili e che esistono almeno una ventina di sostanze che potrebbero prenderne il posto. Secondo lo studio: “A partire da questa lista il ministero ha l’obbiettivo di fornire degli orientamenti precisi alle aziende che ne fanno maggiore uso.” Dunque Solvay non ha alcun alibi occupazionale a produrre C6O4, dunque l’autorizzazione AIA va negata dalla Provincia.

Si muore di più attorno alla Solvay di Spinetta Marengo, molto di più.

All’assemblea indetta da Friday For Future  il  7 febbraio 2010 a Spinetta Marengo (Alessandria), il dottor Lelio Morricone, specialista  in Endocrinologia e Scienze dell’alimentazione, evidenzia e commenta (clicca qui il documento) le recenti pur incomplete ma già drammatiche indagini epidemiologiche, realizzate da Arpa e Asl, sullo stato di salute dei residenti nell’area (Fraschetta) dominata -per contaminazioni terra aria acqua-  dal polo chimico della multinazionale Solvay, e di conseguenza con eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali. L’attenzione è particolarmente centrata sui danni da PFOA: una emergenza ormai mondiale nella quale l’Italia ha guadagnato il triste primato del più grande inquinamento.

Le considerazioni finali del dott. Morricone sono inequivocabili e agghiaccianti: Dall’analisi di questi dati si evince un importante incremento per patologie, tumorali e non tumorali, nella zona adiacente al polo chimico di Spinetta. Ciò è verosimilmente strettamente correlato alle esposizione a sostanze tossiche ed inquinanti relative all’area in esame”. Gli pseudo-scienziati al servizio di chi paga ovviamente contestano queste conclusioni. E i politici (perché no i sindacalisti) soprattutto quelli piemontesi, gli si nascondono dietro e non tutelano la salute della popolazione.  

Toscana e Solvay, tumori, Pfas e Commissione Ecomafie.

Il campanello di allarme sulla situazione epidemiologica della fascia costiera livornese, col suo epicentro a Rosignano,  non è più suonato dalla  associazione fondata da Giulio Maccacaro, che a Livorno in passato rappresentò  la storica antagonista di Solvay ma che oggi è stata silenziata da arbitrati legali con la multinazionale belga. E’ infatti muta spettatrice nelle procure di fronte ad una entità oltremodo drammatica di decessi rilevati dal CNR e soprattutto all’interrelazione tra malattie e inquinanti dispersi nell’ambiente dalla Solvay: clicca qui . Eppure è addirittura scattato il  divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi a Rosignano Solvay (clicca qui); mentre la Lega tenta di silenziare Rai 3 Report (clicca qui) ,  dopo il servizio sulla Solvay di Rosignano che ha riacceso i riflettori su una situazione intollerabile dal punto di vista ambientale, giudiziario, sanitario ed economico: clicca qui.  I Cinquestelle replicano con una interrogazione urgente  che reclama la bonifica alla Regione Toscana ma evita di investire  il governo: clicca qui .  Nel mentre però anche l’emergenza PFAS si estende in Toscana: clicca qui ;  come registra la stessa audizione della Commissione Ecomafie: clicca qui .

A Taranto scenderemo in piazza il 26 febbraio, perché le madri e i padri non abbandonano mai i loro figli.

Ci saremmo aspettati che gli impianti pericolosi, inquinanti, economicamente fallimentari,  li avrebbe spenti il Governo per tutelare i bambini di Taranto e invece li stava spegnendo Mittal. Ma il Governo lo ha impedito, costringendo ArcelorMittal a inquinare ancora, a provocare a Taranto un rischio sanitario inaccettabile per migliaia di persone. Clicca qui la Lettera a Giuseppe Conte: “Lei, che è docente di diritto, sa che lo Stato deve incarnare almeno la diligenza del “buon padre di famiglia”. Ma che buon padre di famiglia è quello che espone i suoi figli a un rischio sanitario inaccettabile ? Lei farebbe così con i suoi figli?”.

Bisogna eliminare i PFAS dal Pianeta come fu fatto per l’insetticida DDT dagli Anni 70.

La contaminazione di esseri viventi e piante sta diventando un’emergenza mondiale. L’Italia ha guadagnato il triste primato del più grande inquinamento del mondo da PFOAClicca qui lo studio internazionale. E invece a Spinetta Marengo (Alessandria) Solvay pretende addirittura l’autorizzazione dalla Provincia per la produzione di C6O4.

Il direttore Solvay a Spinetta ammonirà Friday For Future: “La chimica non può non inquinare”.

Leonardo Capogrosso da benestante pensionato vive a Spinetta Marengo a due passi dallo stabilimento che ha diretto per anni, e dunque non mancherà di partecipare all’assemblea indetta il 7 febbraio a Spinetta da Friday For Future. Nell’occasione potrà esporre la sua nota tesi difensiva al processo che lo vedeva imputato per avvelenamento delle falde e per falsificazione dei rilevamenti dell’inquinamento. Capogrosso infatti si dichiara innocente perché “Tutte le aziende chimiche inquinano. Non è possibile  produrre chimica senza inquinare”. Capogrosso, come l’attuale direttore Andrea Diosso, ripeterà che “gli dispiace immensamente per la diffusione dei tumori sopra ogni mediaperò, esame di coscienza a parte, i tribunali dovrebbero assolverlo perché “ non ci sono elementi certi per collegare questi dati con la storia del polo chimico”. Chi non potesse ascoltare Caporosso venerdì 7 a Spinetta, può leggere la sua esemplare intervista: clicca qui.  

Sindacati e cittadini di fronte al drammatico studio epidemiologico di Alessandria.

Le “Mamme No Pfas del Veneto interverranno a Spinetta Marengo“per portare la loro testimonianza di lotta alla ricerca di verità”, clicca il link https://www.vvox.it/2020/01/31/pfas-no-lezioni-da-enti-che-hanno-inquinato/ . Le Mamme sono davvero incazzate: https://www.facebook.com/mammedanordasud/?ref=page_internal .

E gli Alessandrini, in particolare gli Spinettesi, sono altrettanto incazzati? Sembrerebbe di no a leggere i  temi critici proposti dai sindacati CGIL e UIL in assemblea pubblica  (al link  https://radiogold.it/cronaca/212780-vivere-fraschetta-21-gennaio-incontro-salute-sicurezza-spinetta/) , cioè in scaletta di priorità: condizione delle strade, esondazione del Rio Lovassina, manutenzione degli edifici scolastici, cimiteri, spazzatura e… stato di salute. Lo slogan gridato è “16.500 cittadini della Fraschetta dicono basta!”.  Ben altro punto avrebbe dovuto essere all’ordine del giorno: “Lo studio epidemiologico di Arpa e Asl, dove i dati dei ricoveri ospedalieri fanno emergere che a Spinetta ci si ammala almeno il 50 per cento in più che nel resto della città”. Evidentemente sono considerate “Tutte bufale”, come è stato concesso di commentare al  capo del personale della Solvay, Paolo Bessone. Al riguardo, significativi sono i servizi su La Stampa, cliccali: https://www.lastampa.it/alessandria/2020/01/23/news/gli-abitanti-in-assemblea-spinetta-marengo-abbandonata-da-40-anni-1.38371736 . Che dire? Ancora una volta: gli spinettesi hanno la salute che si meritano! compresi i sindacati conniventi e collusi!

Un soprassalto di dignità è insorto (clicca qui: https://www.lastampa.it/alessandria/2020/01/23/news/spinetta-abbandonata-perche-non-c-e-stata-un-assemblea-pubblica-per-i-dati-sui-tumori-1.38371791 ) nel segretario provinciale CGIL  Franco Armosino, polemizzando contro il Comune per non aver presentato lo studio epidemiologico alla popolazione, soprassalto subito represso:  ipocritamente rinunciando a commentare i drammatici dati che pur conosce benissimo, se non altro perché completi glieli abbiamo perfino inviati. E’ lo stesso sindacato che per trenta  anni ha “tollerato” il PFOA (celeberrimo il volantino Filcea CGIL che ci rideva sopra) e che ora tace sul C6O4.

PFOA emergenza piemontese e non solo veneta.

La Regione Veneto,  a differenza dell’omologa amministrazione Piemonte, è stata costretta a muoversi sul disastro PFAS e risponde alle accuse (clicca il link https://www.veronasera.it/attualita/pfas-isde-regione-veneto-18-gennaio-2020.html ) scaricandole sul Governo e rimarcando che sta “ attuando il più grande screening locale mai effettuato in Italia”, e punta il dito sul Piemonte: “Non è un problema del Veneto, quando è emerso che nella questione è coinvolta buona parte del territorio italiano e che analisi scientifiche effettuate hanno portato a svelare che nelle acque del fiume Po esistono quantità di Pfas di nuova generazione (quelle scaricate da Spinetta Marengo n.d.r.) quasi 2.000 volte superiori che sotto l’azienda Miteni di Trissino”. I medici dell’ISDE replicano (clicca il link http://www.quotidianosanita.it/m/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=80652 )  l’ inerzia della Regione Veneto per 7 anni da quando è scoppiato il caso Miteni.  Che dire della Regione Piemonte per 22 anni da quando abbiamo fatto scoppiare il caso Spinetta Marengo? Non a caso il presidente veneto Luca Zaia cerca di nascondersi davanti alla Commissione Parlamentare Ecomafie: “Non siamo l’unica terra degli inquinati”: clicca il video https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/01/ven-Veneto-Pfas-b68c61be-09df-4f0a-98e8-719f23cc611b.html  .

L’allarme PFOA che lanciammo nel 2008 riguardava tutta l’area del Po.

L’allarme PFOA che lanciammo nel 2008 riguardava tutta l’area del Po, non solo  l’alessandrino dove Solvay di Spinetta Marengo scaricava in Bormida, si veda ad esempio il video.  L’allarme si espanse dalla denuncia in Procura di Alessandria  e dai mass media, si veda ad esempio un link del 2009 https://www.ilsecoloxix.it/basso-piemonte/2009/09/08/news/tanaro-e-bormida-e-allarme-1.33219880

Però sugli stessi organi di informazione https://www.ilsecoloxix.it/basso-piemonte/2009/09/08/news/l-arpa-fiumi-nessun-allarme-1.33219903   (e, si presume,  nella relazione alla Procura) l’Arpa, per bocca dello stesso direttore regionale Enrico Garrou, negò  che gli abnormi livelli di contaminazione PFOA presenti in Bormida, Tanaro, Po fino alla foce, meritassero l’allarme : “Zero allarmismo. Il rischio è minimo”. Di rincalzo l’assessore  regionale all’Ambiente Nicola De Ruggero: “Non invertiamo le priorità, a noi preme  la bonifica del cromo esavalente” …al punto che nel 2020 neppure è stata avviata. Invece, nel 2009 addirittura, per assessore provinciale all’Ambiente Lino Rava:  “Il piano di bonifica  sta volgendo al termine”.

A questi autorevoli personaggi non parrà vero che oggi  per controllare l’inquinamento delle acque di laghi e fiumi siano in arrivo dei droni acquatici (vedi link  https://www.msn.com/it-it/notizie/tecnologiaescienza/droniin-campocontro-inquinamento-acque/ar-BBZnkRu), o che la Du Pont sia stata costretta ad acquistare costosissimi filtri ad osmosi inversa per cercare di rimuovere i PFAS che hanno contaminato le acque e che sono nel sangue.

Alla Camera i Medici per l’Ambiente: Pfas un disastro sanitario.

I Medici per l’Ambiente alla Camera dei Deputati: è un disastro sanitario, i PFAS sono una delle più gravi emergenze ambientali mai affrontate, che richiede studi epidemiologici e interventi di bonifica. Clicca i link sui giornali e le TV:

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/01/16/news/pfas_in_veneto_tra_piu_gravi_emergenze_per_salute_e_ambiente-245940873/

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aa80c07f-8580-4a75-85db-05260a8457a4-tg1.html

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/01/ven-medici-pfas-camera-documento-regione-veneto-36e6a716-aec2-4589-b32d-7c22156eba10.html

https://www.veronasera.it/attualita/pfas-isde-regione-veneto-18-gennaio-2020.html

I PFOA alterano la coagulazione del sangue e fanno danni al cuore.

La conferma dell’Università di Padova: su tutti i giornali e TG: clicca i link. Ma per Spinetta Marengo Solvay pretende l’autorizzazione a produrre C6O4 contando sulla complicità della Provincia di Alessandria e dei sindacati.

Pfas: alterano la coagulazione del sangue e aumentano il rischio cardiovascolare

«I Pfas alterano il sangue e fanno danni al cuore»

Esposizione ambientale ai composti perfluoroalchilici (PFAS) altera coagulazione del sangue

Pfas: alterano coagulazione sangue, la scoperta a Padova

I Pfas alterano la coagulazione del sangue, la scoperta a Padova

Collegamento tra Pfas e malattie cardiovascolari: le conferme da una ricerca italiana

https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/salute-c-un-legame-tra-pfas-le-sostanze-chimiche-presenti-in-vernici-e-farmaci-e-le-malattie-vascolari_13889246-202002a.shtml

https://www.padovaoggi.it/attualita/scoperta-padova-pfas-alterano-coagulazione-sangue-padova-24-gennaio-2019.html

https://ilbolive.unipd.it/it/news/pfas-alterano-coagulazione-sangue?amp=

Omicidio volontario per lo svizzero Schmidheiny che esprime “odio per gli italiani di questo stato fallito”.

Clicca qui il commento di un giovane lavoratore precario.

“Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”. Intanto non è riuscito a schivare la prescrizione ma sarà chiamato in udienza a Novara  il 27 novembre nel filone piemontese Eternit bis per omicidio doloso di 392 lavoratori e cittadini di Casale Monferrato. E dovrà vedersela, per le  morti da amianto  di Bagnoli e Rubiera, nei tribunali di Napoli e Reggio Emilia. Clicca qui la “Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio”.

PFAS/PFOA incriminati dagli Usa all’Italia, ma in Italia solo il Veneto si muove.

I medici Isde (associazione italiana medici per l’ambiente): in Veneto emergenza sanitaria e ambientale, sono necessarie azioni urgenti, come la mappatura dei pozzi e studi epidemiologici per individuare gli effetti degli Pfas sulla salute della popolazione. Le responsabilità della Regione.  Clicca:

WIRED clicca qui   

Verona sera clicca qui

TGR Veneto clicca qui

TG1 clicca qui

La Repubblica clicca qui

Terra Nuova clicca qui

Prosegue il piano di screening: clicca qui  

Il 20% delle donne under 30 malate di tiroide: clicca qui 

Dupont, Chemours e 3M davanti al Congresso per la contaminazione da PFOA: clicca qui

Anche Solvay tra gli accusati del crimine: clicca qui

Al GUP avviato il processo Eternit bis: per Schmidheiny sia omicidio volontario.

A Casale ci dovrebbe essere una terza lapide: oltre a quelle della prima e seconda guerra mondiale, anche per i morti di amianto.

Riguarda 392 morti d’amianto (62 lavoratori e 330 residenti) su 2.500 vittime casalesi (e la strage continua!). Il “filantropo” sapeva quanto meno dal 1976 e pilotò la disinformazione. Dopo la vergognosa assoluzione della Cassazione (vedi Ambiente Delitto Perfetto di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia), il processo Eternit Bis è stato frazionato in 4 filoni, di cui uno a Vercelli.

Clicca qui Silvana Mossano “Sull’amianto a Casale Monferrato Schmidheiny ha pilotato false informazioni”.   

PFAS: Piemonte e Veneto sono entrambi in Italia?

In Veneto il 20 gennaio si avvia il processo contro Miteni di Trissino.

In Piemonte la Provincia di Alessandria non ha ancora negato alla Solvay di Spinetta Marengo l’autorizzazione al C6O4.

In Veneto  prosegue il piano di screening, oltre 72.000 persone invitate e più di 42.000 visitate: clicca qui
www.padovaoggi.it/attualita/pfas-screening-esami-montagnana-bassa-padovana-09-gennaio-2020.html

Il 20% delle under 30 malate di tiroide: clicca qui.

https://www.vvox.it/2020/01/09/pfas-malattie-legate-tiroide-colesterolo-dati-dicembre-2019/

In Piemonte mai è stato avviato un piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta.

In Veneto arrivati i piani di bonifica del sito dell’ex Miteni: clicca qui

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/01/ven-inquinamento-Pfas-arrivati-piani-di-bonifica-sito-ex-Miteni-59c476ac-30b9-48e4-98a7-f548b1881e8c.html

In Piemonte non c’è piano di bonifica di PFOA C6O4 del sito della Solvay.

Tumori su tumori a Cengio e Saliceto.

L’ultimo rapporto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento) conferma per l’Acna l’eccesso di tumori allo stomaco (ammine e idrocarburi policiclici aromatici), evidenzia l’eccesso di mesoteliomi tra gli uomini, attribuiti a esposizioni ad amianto, e allarma gli eccessi di malattie respiratorie acute nei giovani adulti: dunque segnala esposizioni recenti che andrebbero approfondite, così come gli eccessi di linfomi (in particolare linfomi non Hodgkin) vista la documentata presenza di Pcb nel sito.

L’indagine epidemiologica ad Alessandria: un intero territorio nella morsa degli inquinanti e dei morti.

Seguirà una analisi puntuale appena in possesso del testo integrale. Sulla base dei dati presentati dal Comune di Alessandria, si può iniziare un commento. Innanzitutto stigmatizzare che si tratta di una indagine epidemiologica (1996-2016) mutilata della parte più importante che l’ex assessore Claudio Lombardi aveva chiesto e finanziato, cioè lo studio della correlazione tra causa ed effetto, tra inquinanti della Solvay e patologie, come da noi rivendicato da decenni con l’Osservatorio ambientale della Fraschetta (e non solo: noi chiedevamo anche la disaggregazione riferita ai soli lavoratori). Nessun dubbio che lo studio non sarà mai realizzato dalla nuova giunta.   

Dalla foto aerea (1), sono evidenziate (Arpa) tre zone di intensità di ricaduta degli inquinanti in atmosfera e nelle acque. A) Zona rossa ad alta esposizione, Spinetta Marengo a ridosso del polo chimico, 2.000 persone. B) Zona a media esposizione, sobborghi di Spinetta Marengo e Castelceriolo, oltre 7.000 persone. C) Zona a minore esposizione, la città di Alessandria e sobborghi, 130.000 abitanti.

Tabella 2.  Evidenzia le cause specifiche di morte per gli 8.000 abitanti di Spinetta, per ciascuna delle quali le percentuali del sobborgo sono superiori sia rispetto alla provincia di Alessandria che alla regione Piemonte (già a loro volta ai massimi livelli italiani). Per tutte le cause, nessuna esclusa, si muore di più, fino al 284%, soprattutto per tumori da inalazione e ingestione (laringe, trachea, polmoni, melanoma, rene, pancreas, leucemia, colon ecc.). I tumori nell’area Solvay sono superiori del 30% della pur alta media alessandrina. Fino al 50% per gli uomini, cioè per i lavoratori del polo chimico, stante l’evidente  stretta relazione tra  patologie e sostanze lavorate e smaltite.  Il 37% degli spinettesi, nel ventennio,  è morto per tumori maligni.

Tabella 3.  Tra i cancerogeni incriminati i Pfas: il PFOA per la cui eliminazione lanciammo una campagna nazionale dieci anni fa, e il C604 su cui Solvay vorrebbe dalla Provincia l’autorizzazione addirittura per un ampliamento. Nel prospetto sono evidenziati i gravi impatti sulla salute. A fronte dell’indagine epidemiologica la Solvay ha prontamente dichiarato: “La salute dei lavoratori e della comunità di Spinetta Marengo è per noi fondamentale”. Il sindaco Gianfranco Cuttica ne ha preso atto e ha ammonito i cittadini: “Dovete convivere con l’azienda”.     

Tabella 2
Tabella 3

I tumori nell’area della Solvay di Spinetta Marengo sono superiori del 30% della pur alta media alessandrina.

Fino al 50% per gli uomini, cioè per i lavoratori del polo chimico, stante l’evidente  stretta relazione tra  patologie e sostanze lavorate e smaltite. Lo rileva lo studio epidemiologico (ricoveri ospedalieri di ARPA e decessi di ASL 1996-2017): non è una novità ma una storica conferma che denunciamo da decenni. Perfino il direttore provinciale  Arpa finalmente ammette che a Spinetta ci si ammala e muore di più. Meglio tardi che mai ammette che l’inquinamento in falda è destinano al peggioramento, cioè non è in atto una vera bonifica, che le emissioni dai camini non sono a norma, che l’impianto di depurazione non funziona. E finalmente ammette che -malgrado i nostri ripetuti solleciti- solo dal  2012 ha misurato il PFOA e solo ultimamente il C6O4, entrambi PFAS considerati cancerogeni nel resto del mondo (esemplari i limiti imposti dallo Stato del Massachussetts). Per il C6O4 addirittura Solvay ha appena chiesto l’autorizzazione alla Provincia di produrlo e scaricarlo in aria e acqua. Servirà da stop la recente sentenza di Cassazione che ha sanzionato per Spinetta  “un evento distruttivo all’incolumità pubblica di proporzioni straordinarie, un avvelenamento delle falde difficilmente reversibile”? Considerato che  una vera bonifica del pregresso neppure è iniziata? Noi ancor meno che mai contiamo su una svolta delle attuali Giunte. Alle quali, e alla multinazionale belga, gran parte dei mass media sono proni. La magistratura penale? speriamo in quella di Vicenza contro la Miteni, fornitrice di Solvay. All’impotente procuratore generale di Cassazione infatti non  è rimasto, a giochi fatti nei primi due gradi di giudizio, che esclamare: “Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.