Spese sanitarie diminuite nonostante la pandemia. Aumentate le diseguaglianze.

La stragrande maggioranza dei governi ha tagliato le proprie quote di spesa per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale. Allo stesso tempo, si sono rifiutati di aumentare le tasse sui profitti eccessivi e sull’aumento della ricchezza. Il Commitment to Reducing Inequality Index (CRI Index) del 2022 è la prima analisi dettagliata sul tipo di politiche e azioni contro la disuguaglianza che 161 paesi potrebbero aver perseguito durante i primi due anni della pandemia. L’indice mostra che, nonostante la peggiore crisi sanitaria in un secolo, metà dei paesi a basso e medio reddito ha tagliato la propria quota di spesa sanitaria nei propri bilanci. Quasi la metà di tutti i paesi ha tagliato la propria quota andando alla protezione sociale, mentre il 70 per cento ha tagliato la propria quota andando all’istruzione. Poiché i livelli di povertà sono aumentati a livelli record e i lavoratori hanno lottato con prezzi elevati da decenni, due terzi dei paesi non sono riusciti ad aumentare il salario minimo in linea con la crescita economica. Nonostante l’enorme pressione sulle finanze pubbliche, 143 paesi su 161 hanno congelato le aliquote fiscali sui cittadini più ricchi e 11 paesi le hanno persino abbassate. (Continua

Salute a pagamento (se i soldi li hai).

La spesa sanitaria privata è in costante aumento: nel 2020 è stata di 43 miliardi, nel 2019 era di 39,5 miliardi, nel 2005 era di 25 miliardi. In media nel 2019 ogni italiano (bambini compresi) ha speso di tasca propria 640 euro per curarsi. Di queste, almeno 400 euro (1.600 per una famiglia) sono servite per cure necessarie che avrebbero dovuto essere fornite dal sistema sanitario nazionale: prestazioni diagnostiche, curative, riabilitative o preventive, tra le quali si segnalano soprattutto le cure odontoiatriche, la fisioterapia, le visite specialistiche. 400 euro sono una media, perché in realtà la tassa non è stata pagata da tutti gli italiani ma solo da chi ha problemi di salute, che quindi ha pagato molto di più di 400 euro, soprattutto dalle persone di classe medio-bassa e bassa perché sono loro che si ammalano di più, infatti il 7,9% degli italiani (circa 4 milioni) ha rinunciato ad almeno una prestazione prescritta (in maggioranza cure odontoiatriche). Per il ricorso alla sanità privata, la principale causa  delle lunghe attese e dei ticket è la scarsità di fondi di cui dispone il  sistema sanitario pubblico: la spesa sanitaria pubblica nel 2019 è stata pari al 6,4% del PIL, una delle spese più basse della UE . In questi decenni, lo slogan “meno tasse” in realtà ha significato  “meno tasse a ricchi e benestanti, perciò se lo Stato ha meno entrate e inevitabilmente taglia la spesa e la prima a essere tagliata è quella per i servizi sociali (sanità, politiche sociali, istruzione, trasporti pubblici ecc.). Clicca qui.

Sanità pubblica, una lenta agonia.

L’Italia, fra i Paesi avanzati e con sistemi sanitari universalistici, è uno di quelli con i più bassi livelli di spesa sanitaria, pubblica e privata, pro-capite, sia in termini assoluti che in relazione al Pil. Tra il 2008 e il 2018 ci sono stati 3 milioni e mezzo di ricoveri in meno, segno del calo dell’offerta pubblica in posti letto e figure sanitarie. In un decennio sono stati cancellati 40.000 (18%) letti di degenza nel pubblico, chiusi 200 ospedali e 1.000 presidi di specialistica ambulatoriale e sono venuti a mancare circa 70.000 sanitari tra medici, infermieri e altri addetti alla sanità. C’è stato uno slittamento tra l’assistenza ospedaliera verso altre strutture assistenziali e anche verso l’assistenza domiciliare, tutte private. La componente privata ha raggiunto il 23-25% con un’offerta di degenza fino al 48% del totale. Continua la fuga di figure sanitarie dal pubblico a causa di trattamenti economici non adeguati e il conseguente allungamento delle liste d’attesa delle prestazioni sanitarie, che spingono i pazienti a rivolgersi sempre più frequentemente al privato. Clicca qui.

Il Servizio Sanitario Nazionale è stato smantellato dalla destra o dalla sinistra?

Una risposta sarebbe: a due mani. Invece non è  proprio così. Il 23 dicembre 1978 nasceva il Servizio Sanitario Nazionale e la creazione delle Unità Sanitarie Locali: la legge, la 833, fu varata dal governo Andreotti e fu il successo storico del primo Ministro della Salute donna, Tina Anselmi. I principi fondanti erano i seguenti: universalità, uguaglianza, gratuità, globalità dei servizi offerti, solidarietà, democraticità, controllo pubblico e unicità (niente privati).  

Poi il processo di progressiva disapplicazione dell’art 32 della Costituzione è avvenuto in tre fasi. 1992, il governo Amato avvia la regionalizzazione della Sanità e istituisce le Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere: ha inizio il processo di aziendalizzazione della sanità. 1999, il governo D’Alema, ministre Rosy Bindi alla sanità  e Livia Turco alla solidarietà, conferma e rafforza l’evoluzione in senso aziendale e regionalizzato e istituisce con lo zampino dei sindacati i fondi integrativi sanitari per le prestazioni che superano i livelli di assistenza garantiti dal SSN. 2001, approvato dal governo Amato2 e confermato col 64% dal referendum sostenuto dal centro-sinistra mentre governa Berlusconi, alle Regioni viene riconosciuta autonomia legislativa anche per la sanità: è l’avvio della famigerata autonomia differenziata, con la regionalizzazione della sanità e la nascita di 21 Sistemi Sanitari Regionali differenti.

Insomma la risposta è: il centrosinistra ha fatto e disfatto il Servizio Sanitario Nazionale. La destra ovviamente… continua a leggere l’analisi storica  di Pierpaolo Brovedani. Clicca qui.

Contro la riforma pro-sanità privata della Lombardia.

La Regione Lombardia ha approvato una legge sanitaria che conferma quella politica di trasformazione della salute in merce che ha contribuito in modo determinante  alle enormi difficoltà di prevenzione e risposta alla pandemia in  Lombardia , anzi, utilizzando i fondi previsti dal PNRR, che apre ulteriormente alla gestione privata anche delle Case della Comunità e Ospedali di Comunità. Si oppone il Coordinamento regionale per il diritto alla salute. Clicca qui.  

Chi può fare la Rivoluzione della Sanità?

Secondo l’analisi del CENSIS

  • Il 77% degli italiani giudica inadeguato il sistema pubblico sanitario, ed il 94% della popolazione ritiene indispensabile avere sul territorio strutture sanitari con medici, infermieri, specialisti a cui potersi rivolgere ed il 93% chiede un incremento stabile dei finanziamenti pubblici;
  • Il 43% degli italiani si sente insicuro pensando alla propria salute ed alla necessità di dover ricorrere alle prestazioni sanitarie ;
  • Il 36% ritiene che la crisi pandemica creerà più precariato (42% tra le donne);
  • Il 27% teme per il futuro, una disoccupazione e mancanza di reddito ;
  • il 67% degli Italiani (82% tra i giovani) pensa che dopo la pandemia staremo peggio di prima;
  • negli ultimi 10 anni la povertà assoluta è più che raddoppiata superando la soglia dei due milioni che non hanno il cibo per sfamarsi;
  • I salari e le pensioni negli ultimi 10 anni sono diminuiti del 15% e in ermini di valori reali sono inferiori a quelle del 1990;
  • I lavoratori over 54 a tempo indeterminato percepiscono circa 12 euro orari lorde (8 nette), i giovani circa 7 euro lordi, le donne il 18% in meno dell’uomo.

Dunque questa situazione sociale dovrebbe portare  venti di rivolta popolare?

Oppure dovrebbe essere il sindacato a predisporre una vera piattaforma rivendicativa in grado di fare crescere un movimento non solo di lotta ma anche culturale e civile?

Oppure dovrebbe nascere un grande movimento di lotta dal basso senza aspettare una soluzione da possibili  governi di centrodestra o centrosinistra?

Risponde un dirigente sindacale CGIL, dopo aver analizzato i danni causati alla sanità pubblica da oltre trenta anni, e culminati con la tragedia Covid. Clicca qui.

La riforma delle Cure Primarie in Italia.

 clicca qui per scaricare la locandina del convegno. La pandemia ha messo a nudo gli elementi di maggiore fragilità e inefficienza del nostro sistema sanitario e assistenziale, tra questi in particolare il complesso dei servizi territoriali, dalla prevenzione e igiene pubblica alle cure primarie alla medicina di famiglia. Il Servizio Sanitario pubblico, gratuito e universalistico, va difeso contro privatizzazioni, dismissioni e impoverimento. In questa fase di drammatiche transizioni occorre un cambio di paradigma culturale e politico, con la partecipazione di tutti i cittadini.

Draghi va avanti sulla strada dell’Autonomia Differenziata.

il governo ha inserito nella NADEF (Nota di aggiornamento al DEF Documento Economia Finanze) un DDL per l’attuazione dell’Autonomia Differenziata. La materia inserita addirittura nel Collegato la si sottrae a qualunque dibattito reale nel Paese e alla possibilità di sottoporla poi eventualmente a referendum. In una situazione del Paese che ha visto e vede i disastri della prima regionalizzazione nella sanità, ai quali si è sommata l’incapacità delle Regioni ad assicurare sicurezza nelle scuole e nei trasporti; in una situazione che vede aumentare ogni giorno di più le diseguaglianze tra i territori e all’interno dei territori stessi, dal nord al sud del Paese. Clicca qui la Mozione L’Assemblea Nazionale dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti.

Rilanciare il servizio pubblico in Lombardia.

Dopo la lezione del Covid19 in Lombardia, è urgente una profonda revisione del servizio sanitario che investa nel pubblico, nella programmazione, nella prevenzione e nella medicina territoriale e di base. La Regione dà invece solo risposte di facciata ancora una volta favorendo in particolare le strutture private e la concorrenza nella sanità che determina solo l’aumento del volume di prestazioni e non il reale risultato di salute. Le proposte (clicca qui) alla manifestazione in piazza della scala a Milano, nella quale sarà anche possibile firmare  per chiedere la moratoria sui brevetti.

Genova: documento su errori e proposte in pandemia.

Non è andato tutto bene: 10 errori.  E 10 proposte per una Sanità pubblica, gratuita, adeguata ai bisogni dei cittadini e dei territori alla luce dell’esperienza del Covid-19 a Genova. Clicca qui. Allegato anche breve  bilancio sanitario a Genova e in Liguria al tempo della pandemia: la salute è trattata come  una merce e  un privilegio per pochi, invece è un Bene Comune.

La guerra del Covid. Sanità, vaccini, chi paga?

Teleconferenza  del  “Centro di documentazione contro la guerra “ per  discutere sulle ripercussioni della pandemia, stando risolutamente dalla parte di chi lavora, di chi perde il lavoro, di chi muore, a causa di una crisi sanitaria, economica e sociale generata dal capitalismo. Clicca qui anche le altre iniziative NoTav in Valsusa nella newslettera di Doriella&Renato.

Qua la mano Grillo per la patrimoniale.

Foto conviviale di un ricco con un benestante, frugale ma pagava il ricco genovese.

Siamo stati per primi, su questo Sito, a valorizzare gli impegni ecosanitari del Movimento Cinquestelle, ma siamo da qualche tempo anche assai critici sulla sua involuzione ambientalista, che nel nostro piccolo universo rischierebbe l’accusa di tradimento. Sosteniamo da sempre convintamente l’introduzione della patrimoniale sui ricchi: a beneficio oggi più che mai della Sanità e della Scuola, quindi applaudiamo la presa di posizione di Beppe Grillo sul Blog: clicca qui.  

Stop al militare in Sardegna: i soldi vadano alla sanità.

Il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras manifesta davanti alla  base di Capo Frasca. Clicca qui il comunicato. La sanità sarda è sprofondata in un abisso di disorganizzazione e mancanza di risorse governo, mentre  sull’utilizzo del Recovery Fund il governo intende  spendere ben 30 miliardi nel settore della Difesa.

L’epidemia insegna: è indispensabile tenere insieme la tutela della salute e quella dell’ambiente.

Le responsabilità della pandemia vanno condivise tra il virus SARS-CoV-2 e chi ha alimentato le debolezze di un sistema che si è rivelato facile preda di quel virus, con costi umani e economici incalcolabili, dannosi per tutti e più impattanti per le fasce sociali più fragili, per categorie professionalmente vulnerabili come il personale sanitario e per gruppi esposti ad inquinamento ambientale. Clicca qui ISDE/FNOMCeO” 

La crisi prima della crisi secondo Terre in movimento Ecologia popolare.

L’attuale pandemia non è un incidente di percorso. La crisi sanitaria e gli effetti economici, sociali e politici che ha scatenato non sono una catastrofe inattesa. Sono, al contrario, la diretta conseguenza di un modo di pensare e di agire, di un modello di sviluppo economico e culturale che tiene poco conto del valore della vita e delle sue condizioni essenziali. Un modello su cui si basa il nostro stile di vita, al punto che … Continua a leggere

Una novità importante nel panorama dei Movimenti Liguri.

E’ nato il Forum Civico Ligure per i Diritti Fondamentali, costituito da esponenti delle 4 province liguri attivi finora soprattutto nel movimento per l’acqua, nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nella partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Il Forum si sta ora concentrando  sulla sanità, che merita una particolare attenzione anche a prescindere dall’attuale pandemia. La “Rete Ambientalista dei Movimenti di lotta per la salute, l’ambienta, la pace e la nonviolenza” mette a disposizione del Forum i proprio strumenti: Sito e Lista.

Volano con i soldi sottratti alla sanità.

Da No Muos:

I piloti dell’Aeronautica militare italiana hanno superato le 2 mila ore di volo nell’addestramento con gli F-35. Ogni ora costa al Paese 40 mila euro, per un totale di circa 80 milioni.

Intanto il governo ha speso 337 milioni per l’acquisto di 15 nuovi elicotteri da guerra AW-169M marchiati Leonardo, nello stabilimento di Cameri (Novara) e la Marina Militare ha acquistato due sommergibili dal costo di 1,3 miliardi di euro, che saranno costruiti da Fincantieri.

Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Mil€x nel 2020 spenderemo circa 26,3 miliardi in spese militari, un miliardo e mezzo in più rispetto l’anno precedente.

Clicca qui da M5S.

Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) non è affetto da alcuna malattia causata da tagli e definanziamenti.”

E’ quanto alcuni stanno sostenendo:  “non è vero che la spesa sanitaria in Italia è diminuita negli ultimi anni”. Se fosse vera l’affermazione, imporrebbe importanti implicazioni dal punto di vista della politica economica e sanitaria: cioè indicherebbe la strada di una preoccupante continuità con quella percorsa negli anni passati. Ma è falsa, come dimostra questo importante studio (clicca qui) sulla spesa sanitaria in Italia e paesi OCSE dal 1995 al 2018.

“La banda dei quattro”: Confindustria Lombardia, Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP), Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari (ARIS) e Regione Lombardia.

“Un’alleanza autentica tra strutture sanitarie private accreditate e ospedali pubblici ha permesso di arginare l’emergenza che così violentemente ha colpito la Regione Lombardia. Il modello sanitario lombardo ha mostrato tenuta, coesione, collaborazione e straordinaria reattività, mettendo in campo le migliori competenze cliniche e scientifiche”.

Queste parole marcano la pagina pubblicitaria comprata  sui giornali di regime, dalla “banda dei quattrouna pagina-manifesto intitolata ancor più scandalosamente: “28.224 vite salvate in Lombardia” e piena di elogi per il contributo dato dalla sanità privata. Insomma, una vera e propria danza sui morti da loro procurati. Clicca qui Marco Bersani/Attac. 

Conte 2. La Sanità di svolta nel “governo di svolta”?

Chi ricorda che l’art. 32 della Costituzione sancisce che la salute sia il fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, afferma  da troppo tempo che la Sanità non  è più  pubblica. Se lo ricorderà il Ministro della salute che rappresenterebbe l’ala sinistra del governo? L’attuale sistema infatti non garantisce né la  prevenzione né le cure gratuite. Ricopre di soldi gli ospedali privati, specie cattolici, a scapito di quelli pubblici, falcidiati dai tagli di spesa, a cominciare dalla mancata sostituzione dei medici collocati in pensione. I baroni della medicina (contro cui tuonava Maccacaro) furoreggiano negli studi privati, a braccetto con le case farmaceutiche. Insomma, chi è ricco guarisce, chi è povero (o anche solo nella Regione più povera) muore.

Come evitare le liste di attesa.

Basta compilare il modello allegato (clicca) e consegnarlo a mano o inviarlo via mail all’URP della Asl, che per legge dovrà  per la prestazione intramoenia fissarti l’appuntamento (entro 72 ore per codice U,  dieci giorni per B, 30/60 per D, 180 per P), pagando solo quanto avresti pagato con il SSN o eventualmente con esenzione.

Sanità sempre più privata in tutte le Regioni.

Mancano oltre 10mila medici pediatri, ginecologi, ortopedici, radiologi, urologi, psichiatri, personale del pronto soccorso ecc. Reparti ridotti all’osso. Ferie arretrate, straordinari e turni massacranti. Carenza dei contratti di formazione. Neolaureati senza specializzazioni. Specializzandi che assistono i pazienti senza tutor. Dottorandi che fanno attività clinica nonostante il contratto di ricerca. Ricorso a prestazioni in intramoenia e a specialisti a gettone. Appalti a cooperative e ricorso a medici stranieri. Esternalizzazione di visite ambulatoriali e interventi chirurgici, diagnostica. Esternalizzazione di pronto soccorsi. Orari ridotti nei centri trasfusionali. Insomma fuga al pubblico al privato che offre anche contratti più vantaggiosi.

Quel che si deve fare sulla paralisi cerebrale infantile.

Un problema sociale come quello della paralisi cerebrale infantile – una delle più frequenti malattie neurologiche dell’infanzia – richiede misure atte ad accrescere la conoscenza medica sulla patologia, la garanzia di un assistenza e di un risarcimento adeguati ai bambini che hanno sviluppato disabilità alla nascita, e al tempo stesso la riduzione della conflittualità e dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale per risarcire le famiglie colpite. (continua…)

Ennesimo scandalo nella sanità lombarda.

Un tessuto di relazioni criminose tra affaristi privati, faccendieri, politici ed operatori della sanità. Un groviglio di affari e corruzione reso possibile, in condizioni “normali” da una strutturale commistione tra pubblico e privato nel quale il secondo è avvantaggiato da leggi e norme prodotte dal centrodestra lombardo che accelerano il cammino verso il totale smantellamento della sanità pubblica. Clicca qui Vittorio Agnoletto.

Chi può, per curarsi, costretto alla sanità privata, anche indebitandosi. Chi non può, attende in coda o rinuncia.

 
Nelle Tabelle: i giorni di attesa per alcune visite specialistiche (record oculistica: 104) e diagnostiche (record mammografia: 142), e le percentuali di ricorso al privato (62,5% !)

Perfino gli interventi chirurgici sono in ritardo: 28,4% in ortopedia, addirittura in oncologia: 14,3%. Per una cataratta o una chirurgia vascolare: anche 12 mesi di attesa. Raccomandazioni e bustarelle per saltare le liste di attesa. Si consideri che 13 milioni di italiani sono in difficoltà economiche e 1,8 milioni sono sotto la soglia di povertà, così 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i risparmi e/o indebitarsi. 
 

Sulle nostre spalle le missioni militari all’estero.

Nuovo impegno: in Niger saranno inviati 470 militari a sostegno del governo corrotto e del colonialismo francese. I costi complessivi delle missioni di guerra saliranno a 1.504 miliardi di euro. Aumenteranno i tagli alla sanità, all’istruzione e ai trasporti pubblici. Alimenteranno il terrorismo islamista ed esporranno la popolazione italiana a possibili ritorsioni. Aumenteranno i rifugiati e gli affogati in mare.