Clamoroso ritardo dell’Italia nell’auto elettrica.

Nel 2016 nel mondo sono state vendute 800.000 auto elettriche, un incremento sensibile rispetto alle 550.000 del 2015 e alle 316.000 del 2014. Di queste 800.000, in Italia ne sono vendute solo 2.560 senza variazioni rilevanti sul 2015. Olanda, Norvegia, India, Cina, Germania, hanno varato un programma ambizioso di sviluppo della mobilità elettrica, prevedendo entro un ventina di anni di sostituire una gran parte degli attuali veicoli ad energia fossile.
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna crescono ugualmente, in modo costante. (continua)

Fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata.

Lanciata dai Comitati la petizione rivolta al presidente della Regione per una moratoria di chiusura delle attività estrattive e un miglior sistema di monitoraggio. Oggetto delle inchieste della Procura, i serbatoi dell’Eni sono un colabrodo, i cosiddetti bacini di contenimento non trattengono i veleni.

Si muore di cancro tra Augusta Melilli e Siracusa: dieci a settimana, un migliaio già contati.

Intorno alla raffinazione del petrolio: Esso, Sasol, Tifeo, Buzzi, Gespi, Sicical, Varsalis ex Montedison, Lukoil ex Erg, Cogema, centrale di Melilli, depuratore consortile, depositi di pirite, discariche e pontili a mare. A pochi chilometri di distanza: Priolo, Milazzo, Gela completano il disastro ecologico.
Clicca qui Veronica Tomassini “L’epidemia di Augusta, la nuova Taranto siciliana

Il 2016 è l’anno record per l’incremento della temperatura e nell’Artico la situazione è drammatica.

Si va verso il picco delle emissioni? Non solo per l’arrivo della presidenza Trump che rallenterà la crescita delle rinnovabili, ma per l’accelerazione sul fronte dei fossili che determinerà una riduzione dei prezzi di gas e petrolio e per l’allontanamento dell’adozione di una carbon tax.
Quali le variabili in gioco? Clicca qui una analisi di Gianni Silvestrini.

Guardando queste immagini, chi di voi crede che la nube Eni non abbia provocato danni all’ambiente e alla salute?

Eppure la raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (che si è dimenticata di attivare il piano di emergenza esterno) e la prefettura di Pavia hanno diramato informazioni tranquillizzanti già a rogo in corso affidandosi al forte vento che cancellasse le prove portando lontano il peggio del peggio della combustione degli idrocarburi: particolato, polveri, ossido di azoto, zolfo, eventualmente diossina, metalli pesanti, composti organici e inorganici. Case e scuole chiuse in otto Comuni. Nube verso Voghera, Valle Staffora, Oltrepò. Aria irrespirabile anche nei paesi del Tortonese. Allerta anche a Valenza e Novi Ligure.

Clicca qui Luca Fazio “Pavia, incendio nella raffineria. Non uscite di casa”.
Clicca qui Claudio Bressani “Fumo nero e gente chiusa in casa nel paese ostaggio della raffineria”.
Clicca qui Roberto Giovannini ”Ora speriamo nel vento per cancellare le paure”.
Clicca qui Maria Teresa Marchese “Blindati in casa per paura della nube nera”.
Clicca qui Massimo Brusasco “La nube allarma mezza provincia alessandrina”
Clicca qui Luciano Asborno “La nube tossica ha lambito anche Novi Ligure”.
Clicca qui Stefano Brocchetti “La nuvola spaventa Tortona e Valenza”.

Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto.

Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro. Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di silenzio e disinformazione del servizio pubblico e dei giornali amici (il TG1 ad es. ha fatto 13 minuti di informazione in una settimana), nonostante bufale di stampo terroristico per spaventare gli elettori così ben disinformati (es. gli 11 mila posti di lavoro a rischio), nonostante tutto ciò milioni di italiani al voto non sono stati uno zero virgola.
Nei referendum del 2000, 2003, 2005 e 2009 votarono dagli 11 ai 13 milioni di italiani. Il quorum fu raggiunto solo nel 2011 (27,6 milioni di voti) ma si votava anche il lunedì. Oltre il 30 per cento degli elettori vuol dire 15 milioni di italiani. 15 milioni in vista del referendum di autunno sulle riforme costituzionali, dove non c’è un quorum, sono una enormità, sono già la conta degli oppositori del premier. Ogni voto è stato un paletto conficcato nel cuore del governo. E dei petrolieri che non potranno più fare i loro comodi di nascosto. E anche senza quorum, il referendum è l’inizio e non la fine della battaglia. Battaglia sulla moratoria su tutte le trivelle nel Mediterraneo.
Clicca qui l’intervista a Lino Balza su Radio Onda d’Urto.
Clicca qui Pennatagliente “Noi avevamo vinto prima del 17 aprile”

17 aprile referendum: vittoria sicura dei SI’ solo se si supera il quorum del 50%.

Indispensabile la partecipazione per fermare le trivelle che si accaniscono in giacimenti di combustibili fossili con tecniche sempre più impattanti per la salute e l’ambiente e sempre più costose per l’economia nazionale, proprio quando il petrolio perde sempre più valore (negli ultimi 18 mesi il prezzo del greggio è calato circa del 70%). Continua.
Clicca qui Serena Giannico “Al via la campagna per il SI. Il fronte delle Regioni.