L’ASL di Alessandria fa acqua da tutte le parti.

PFAS nei pozzi d’acqua potabile? Ma Asl non ci fornisce i dati

Controlli puntuali, e i tecnici scrivono: “Sforamenti puntuali nel tempo dei valori soglia”

23 Settembre 2022  IL PICCOLO DI ALESSANDRIA MONICA GASPARINI

ALESSADRIA – Qual è la salute dei pozzi dell’alessandrino? Che tipo di controlli vengono effettuati? L’azienda sanitaria locale dispone analisi per la ricerca di PFAS sulle acque dei pozzi che riforniscono la rete idrica di Alessandria?

Ci sono pozzi che si trovano poco distante dall’area interessata dalla contaminazione, e alcuni lungo la traiettoria della falda e del fiume Bormida, per questo motivo abbiamo chiesto all’Asl quali sono i punti esaminati, quali sono le sostanze che vengono cercate (oltre ovviamente a quelle previste per legge la potabilità dell’acqua) e, soprattutto, quali sono i risultati di questi due anni di controlli.

Non siamo ancora riusciti a farci consegnare il dato numerico dei risultati di quei campioni, sembra che in questi due anni i report non siano ancora stati compilati in modo comprensibile. Abbiamo avuto rassicurazioni, però, che nell’arco di due settimane potremo averli e quindi pubblicarli.

La risposta di Asl. Intanto, di seguito, pubblichiamo la risposta che Asl ci ha inviato. Affermazioni che lasciano intendere come alcune sostanze siano state trovate nei pozzi controllati (non sappiamo quali, dove e in che misura) e che si siano verificati “sforamenti puntuali”.

“Il Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) di ASL AL effettua il monitoraggio dei punti di prelievo della rete idrica della zona di Alessandria anche per PFAS e altri composti nocivi – scrivono – Le analisi vengono eseguite da ARPA e, ad oggi, evidenziano valori riferibili ad una contaminazione di fondo dell’ecosistema che viene considerata diffusa nei territori antropizzati.

Le attività di monitoraggio gestite dal SIAN consistono in un piano di campionamento ad hoc riferite ai PFAS, eseguito su base mensile che riguardano una serie di pozzi da cui vengono prelevate acque destinate ad essere immesse nelle reti idriche del territorio. I campionamenti prevedono sia l’acqua del pozzo prima di essere trattata dal gestore per la potabilizzazione, sia direttamente dalla rete idrica di distribuzione prima di essere consegnata all’utenza finale.

Tale piano di campionamento, condiviso con ARPA Piemonte, comprende anche pozzi che vengono campionati al fine di costituire un elemento di confronto per quei pozzi e quelle reti idriche in cui i contaminanti sono riscontrabili, seppur in minime tracce. Grazie a questa attività è anche possibile aumentare la precisione circa i confini delle aree in cui eventuali contaminanti possono essere presenti.

I parametri di valutazione dei dati che emergono dall’attività di monitoraggio sono costituiti sulla base delle indicazioni contenute nei pareri dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), emessi negli ultimi anni (2015 e seguenti), e delle agenzie ambientali e sanitarie di riferimento a livello globale.

​​Sulla base di tali indicazioni, sforamenti “puntuali” nel tempo dei valori soglia di specifici PFAS, vengono considerati nel contesto dell’andamento registrato nell’anno solare considerato“.

Presto tutte le falde della provincia di Alessandria avvelenate.

In assemblea lo studio della dinamica per la quale dalle falde acquifere sotto la Solvay di Spinetta Marengo le sostanze tossicocanceogene, passando addirittura sotto il fiume Bormida, si allargheranno a tutto il territorio della provincia di Alessandria e oltre.

Assemblea popolare  ad Alessandria, Casa di Quartiere, via Verona 116, 21 settembre 2022, ore 21. Diretta facebook su: GRUPPO PER LA DIFESA DELLE FALDE ACQUIFERE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA. Clicca qui.

Senza il Disegno di legge Crucioli, la strategia della Solvay è vincente.

La più grossa delle “bufale Pfas” propinate a giornali e istituzioni  dalla multinazionale Solvay è sempre stata l’inverosimile innocuità sanitaria di PFOA e poi di C6O4 e ADV ovunque prodotti.

 Cominciò a contraddirla  con l’annuncio del “Lancio di nuove tecnologie non fluorotensioattive  che saranno in piena produzione presso lo stabilimento di Solvay a West Deptford, NJ entro la fine di giugno 2021. A quel punto, Solvay non utilizzerà più coadiuvanti di processo fluorotensioattivi in qualsiasi parte degli Stati Uniti. Le nuove tecnologie consentono lo sviluppo di prodotti che i clienti utilizzano in una varietà di applicazioni che supportano una società più sostenibile”. Obtorto collobasta Pfas negli Stati UnitiE in Italia? L’Italia è considerata terzo mondo, la Provincia di Alessandria per Spinetta Marengo infatti autorizza addirittura l’ampliamento del C6O4.

Perciò annuncia un’altra truffa mediatica: quella dei presunti filtri che sarebbero in grado a Spinetta  di  rilevare e trattare, gestire e monitorare i contaminanti Pfas nelle falde e  nelle reti idriche, ovviamente non nell’atmosfera. La multinazionale promette “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi di acqua con tecnologie al carbone attivo granulare (GAC), allo scambio ionico (IO) e alle tecnologie di osmosi inversa (RO (metodo di filtrazione meccanica in uso dagli anni ’50 del secolo scorso): diventerebbe “acqua distillata” e addirittura riutilizzata e non scaricata in Bormida, insomma “ciclo chiuso”. Premio nobel per la chimica alle giovanissime ricercatrici? insegniamo agli americani?  Tutto risolto? Niente affatto. Innanzitutto non c’è la ben che minima garanzia che rimuovano il 100% dei PFAS contaminanti. Inoltre prevedono costi insopportabili data l’ampiezza del territorio inquinato e inquinante, si pensi solo alla vastità di frequenti cambi di membrane filtranti. A tacere dello smaltimento a loro volta dei solidi e dei liquidi di questi trattamenti, cioè incenerimento. I Pfas fanno parte del cocktail di tossici cancerogeni presenti a Spinetta in atmosfera e nelle falde, i filtri dell’osmosi inceneriti manderebbero altri Pfas in atmosfera e falde. Inoltre -attenzione- i Pfas sono utilizzati per produrre tantissimi materiali (padelle, imballaggi, vestiti): come verrebbero bonificati?

Stanti ad Alessandria i disastri ambientale (in acqua e atmosfera) e sanitario (nel sangue), non c’è altra alternativa etica che chiudere le produzioni. Subito, nel 2022 (DDL Crucioli). Ma Solvay scrolla le spalle, e manda l’opinione pubblica sulla luna (nel pozzo): Volontariamente, Solvay entro il 2026 realizzerà quasi il 100% dei suoi fluoropolimeri senza l’uso di fluorotensioattivi presso il suo stabilimento di Spinetta Marengo,  per eliminare pressoché totalmente le emissioni di fluorotensioattivi”.

Quasi e pressoché sono tradotti: “Una piccola linea di prodotti, strategica per i settori industriali dei semiconduttori e dell’energia che rappresenta meno dell’1% del volume produttivo, richiederà ulteriori attività di ricerca per eliminare completamente l’uso dei fluorotensioattivi. Per questa linea verrà utilizzato un processo di produzione a ciclo chiuso, strettamente controllato, a zero reflui”. Cioè la fantomatica “osmosi inversa”. Dunque NON c’è impegno a fermare gli impianti entro il 2026. 

Dei sostituti dei Pfas, presunti quasi e pressoché a impatto zero, non si fa menzione tossicologica, altri segreti industriali, non autorizzati da nessuno, tutti da verificare se si sta cadendo dalla padella alla brace. Verifica rinviata a dopo il 2026, nel mentre gli impianti con Pfas staranno  marciando e inquinando a pieno volume.

 La data 2026 è una promessa, in fede di una “scelta” assunta da Solvay volontariamente, non in forza di una legge.

Solvay invita l’opinione pubblica e le istituzioni a guardare la luna nel pozzo, per distogliere l’attenzione dal Disegno di Legge Crucioli, il solo strumento concreto  che metterebbe -da subito- al bando in Italia la produzione, l’uso e il consumo dei Pfas. I quali, ribadiamolo, sono solo la punta d’iceberg del disastro ecosanitario del polo chimico di Spinetta Marengo. Purtroppo la strategia della multinazionale belga è vincente.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute

Su Spinetta, dal cielo 5 microgrammi ogni giorno di Pfas per ogni metro quadrato. Nell’acqua 52 microgrammi per litro di C6O4.

Per quanto riguarda gli inquinamenti del polo chimico di Spinetta Marengo,  la Regione Piemonte non si è mai sprecata in monitoraggi sanitari e ambientali. Tant’è che la Regione aveva ignorato già nel 2009 la nostra allarmata richiesta di controlli ematici di massa. Tant’è che, non la Regione, bensì nel 2022 è l’Università di Liegi, con la nostra collaborazione, ad effettuare campionamenti pubblici riscontrando angoscianti  livelli di PFAS nel sangue della popolazione, soprattutto dei lavoratori Solvay. Neppure la Regione si è in tal senso mossa di fronte ai rari ma  preoccupanti monitoraggi di Pfas nelle matrici aria e acqua. Ad esempio quello compiuto da Arpa e Università di Torino (Ilaria Marchisio, Tiziana Schilirò, Simona Possamai, Nicola Santamaria).

Questo studio per la “Valutazione dell’impatto della Solvay sull’ambiente nelle matrici aria e acqua” è stato effettuato tramite campionamenti di acqua a monte e a valle del polo chimico, mentre  per la matrice aria è stata sviluppata una sperimentazione su due diversi metodi di campionamento, attivo e passivo, entrambi affidabili e ripetibili magari studiando l’effetto che pioggia e neve possono avere sui PFAS dispersi in aria, oltre a valutare le eventuali differenze tra le deposizioni nei periodi invernali e quelle nei periodi estivi. Lo studio non manca di notare che  “In entrambe le matrici ambientali è stata riscontrata la presenza di molecole non ancora normate”, ovvero coperte da segreto industriale Solvay.

Nelle Tabelle, i dati dell’inquinamento da PFAS del corpo idrico nel 2019 e 2020 evidenziano che nell’acqua del Bormida  il PFOA (ufficialmente dismesso nel 2013) supera gli standard di legge, fino a 0.21 µg/l microgrammi litro. Il dato più eclatante è che tra i Pfas le concentrazioni maggiori, addirittura 52.5 µg/l, sono  del cC6O4: un Pfas   prodotto ed utilizzato in Italia esclusivamente nel polo chimico di Spinetta Marengo, e perfino riscontrato a monte del fiumeAl punto che i ricercatori sono costretti ad esclamare: Alla luce di questi dati, è quanto mai opportuno che  vengano studiati gli effetti cancerogeni del cC6O4 sull’ecosistema e sulla salute umana soprattutto”. In primo luogo sarebbe necessario intensificare la frequenza dei monitoraggi per misurare durante i diversi episodi di sversamento una sostanza così solubile in acqua e facilmente trasportabile. 

Per quanto riguarda la matrice aria, ad oggi il metodo di campionamento di aria che risulta più facilmente attuabile è quello relativo alle deposizioni ambientali. Le analisi dei campioni prelevati evidenziano la presenza sia di PFOA che di cC6O4 e ADV. In particolare le ultime due sono sostanze caratterizzanti del polo chimico di Spinetta Marengo in quanto prodotte e utilizzate esclusivamente in locoIl dato più preoccupante risulta quello relativo al cC6O4, riscontrato con valori di circa 5 µg/m2 gg (5 microgrammi ogni giorno per ogni metro quadrato ), se ci confrontiamo con uno studio realizzato nel nord della Germania: ad Alessandria per il cC6O4 si hanno valori con ordine di grandezza di mille volte superiori a quelli tedeschi. Al punto che i ricercatori tornano ad ammonire: “Considerando le nozioni in nostro possesso circa la sua tossicità da inalazione, sarebbe assai opportuno un approfondimento su tale tematica”. Di grande rilievo è l’annotazione che “la maggior parte dei PFAS si distribuisce principalmente nella fase gassosa e non nel particolato, quindi  avendo avuto la possibilità di campionare solamente il particolato con i filtri in fibra di quarzo, sono andate perse gran parte delle concentrazioni realmente presenti nell’aria, concentrazioni assai importanti”.

Come stigmatizzavamo, la Regione Piemonte non ha tenuto in minimo conto gli allarmi sanitari e gli inviti dei ricercatori. Malgrado che essi in molte pagine si siano  dilungati  a riferire  studi e indagini  scientifiche internazionali (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro IARC, l’EFSA European Food Safety Authority,  le Direttive UE , la  Convenzione di Stoccolma ecc.) circa le caratteristiche e la presenza dei Pfas, la persistenza, l’(eco)tossicità, e gli effetti tossici e cancerogeni sulla salute umana per ingestione, inalazione e assorbimento cutaneo che possono avvenire in maniera diretta o indiretta. Men che meno sono riusciti a scuotere l’inerzia (la complicità con Solvay) della Regione sui provvedimenti da adottare piuttosto che rilasciare nuove autorizzazioni AIA, e cioè a imitare gli Usa per indagini  e chiusure impianti.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute.

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Accuso Solvay in tribunale per il mio cancro. Ma anche per gli operai.

Pfas anche in Toscana: fiumi e mari. Vanno fermati in tutta Italia con il Disegno di legge Crucioli.

L’inquinamento da Pfas in Toscana è legato principalmente ai distretti tessile, vivaistico e conciario: nelle acque superficiali  è presente una contaminazione bassa ma diffusa mentre nelle acque sotterranee  si inizia a evidenziare la loro presenza. Anche in Toscana dunque, dopo Veneto Piemonte Lombardia (Miteni di Trissino e concerie, Solvay di Spinetta Marengo e Bollate), i Pfas sono ritrovati da ARPAT nel Serchio, nel Versilia, nell’Usciana, nell’Elsa, nel Bisenzio e nell’Ombrone.

Inoltre, dalla Versilia a Capalbio, dal 2020 al 2022, da Arpat sono stati ritrovati a varie concentrazioni di Pfas in tutti i delfini piaggiati  lungo il litorale toscanoche tra l’altro attestano  una capacità di questi inquinanti di attraversare la membrana encefalica, come dalle analisi dell’università di Siena insieme ai veterinari dell’Izslt che compiono la necroscopia, acquisendo anche i parametri morfometrici di base (lunghezza totale, peso, sesso, età) e codificando lo stato di conservazione.

Nessuna sorpresa, perché questi tossico cancerogeni -indistruttibili e accumulabili negli organismi viventi- imperversano soprattutto acqua-aria-suolo delle aree circostanti i siti di produzione e lavorazione.  Ma non solo. Sono ovunque nell’ambiente perché i Pfas vengono impiegati dagli anni cinquanta nelle lavorazioni di numerosi prodotti di largo consumo giornaliero: pentole antiaderenti teflon, impermeabilizzanti per tessuti goretex; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi eccetera.

Contro questa calamità mondiale (neppure l’acqua piovana  è più potabile) Vi è una unica soluzione definitiva in Italia: l’approvazione (ormai per la prossima legislatura, ammesso che qualche forza politica lo riproponga) del  Disegno di Legge del senatore Mattia Crucioli (clicca qui) che detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia. Vieta la produzione, l’uso e la commercializzazione di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti,  insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

Cloroformio nelle cantine: chiudere le produzioni o le cantine?

L’Arpa ha riscontrato cloroformio e altri inquinanti non solo sparati dalle ciminiere ma anche la loro presenza  nelle cantine delle abitazioni di Spinetta Marengo: la falda che scorre sotto il sobborgo rilascia i veleni addirittura in superficie e lo fa, secondo gli studi e le analisi di Arpa, introducendo i suoi vapori anche attraverso le fondamenta delle case. “Sicuramente interverremo,” promette il sindaco Giorgio Abonante “porremo delle condizioni di uso delle cantine in modo tale che le persone sappiano che se non le rispettano rischiano la salute”. Abbiamo capito bene? Il sindaco non ha intenzione di vietare a Solvay gli scarichi in falda degli inquinanti bensì di disciplinare l’accesso delle cantine agli abitanti. Distribuendo cartelli “PERICOLO DI CLOROFORMIO. MUNIRSI DI MASCHERINE ” da apporre all’ingresso delle cantine?

Solvay, attenta ai progetti “ambiziosi” del sindaco.

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Non avevamo espresso sufficienti aspettative a favore del candidato sindaco Giorgio Abonante in merito alla soluzione del disastro ecosanitario del polo chimico Solvay di Spinetta Marengo. In forza di due fondati pregiudizi. Non aveva mai espresso critiche nei confronti della inerte connivenza con l’azienda dell’ultima giunta di centrodestra. La sua lunga militanza politica era in linea con le precedenti giunte a guida PD, addirittura accusate in aula dagli stessi avvocati Solvay di concussione.

Pur nel prevalere dell’astensionismo, eletto con una buona maggioranza (comprendente il M5S al suo minimo storico), Abonante non ci ha smentito nella sua prima intervista sul tema. Premessa la lode all’azienda: “nessuno nega quello che è stato fatto, perché è sotto gli occhi di tutti, è un patrimonio che gli si riconosce”, premesso che “anche noi vogliamo che Solvay aumenti la produzione” del Pfas C6O4 piuttosto che eliminarlo,  Abonante ammette aggiustamenti forse perfezionismi: “Non dico una soluzione definitiva, ma comunque un miglioramento della condizione ambientale e sanitaria”. Allo scopo, Abonante rivela due progetti, che definisce “ambiziosi”. Uno è di chiedere un appuntamento con il presidente  della Regione, Alberto Cirio, molto noto quale cerbero della multinazionale belga. Con il quale “discuterà anche di un viaggio in Belgio dai soci della Solvay per discutere di come intervenire in modo più forte e significativo”. L’altro è mussolineamente definito un “imperativo categorico “: “Sapere quali sono le condizioni di salute dei cittadini. Che questo poi dipenda dal polo chimico, dal traffico, dai problemi della Pianura Padana, lo vedremo in un secondo momento”. Abbiamo capito bene: non sta parlando specificatamente di indagine epidemiologica mirata su cause-effetti degli avvelenamenti di Solvay. Infatti neppure di sfuggita cita la necessità di esami del sangue di massa della popolazione alessandrina per i Pfas, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale. 

Un partito da non votare.

I Verdi ad Alessandria hanno segnalato la loro inesistenza. Interrompono la catalessi  al fine di presentarsi, come “Europa Verde-Verdi Alessandria”, alle elezioni. Usano come pretesto il monitoraggio Arpa delle acque di  falda relativo alla Solvay di Spinetta Marengo. Benchè questo monitoraggio del drammatico inquinamento altro non è che la ripetizione dei precedenti, improvvisamente i Verdi si sdegnano e decidono di rompere il (loro) silenzio: Non è più tollerabile che i nostri concittadini siano esposti ad inquinanti 12 volte oltre il limite consentito dalla legge. Adesso basta. Chiedono forse la chiusura della fabbrica? No, esprimono  fiducia e collaborazione  alla dirigenza della Solvay alla quale chiedono di mostrare a tutte le cittadine ed i cittadini quanto è stato fatto sino a oggi. Insomma imputano a Solvay un difetto di comunicazione rispetto agli ottimi risultati di miglioramento ambientale conseguiti a suon di investimenti.

Inquinamento, il mistero del cromo esavalente nel pozzo: vietato l’uso dell’acqua.

Cromo esavalente nel pozzo di cascina Montemerla, a Tortona. Lo hanno rilevato i campionamenti dell’Arpa e la quantità era tale da dover vietare l’uso dell’acqua. Il cromo esavalente è considerato uno dei più pericolosi inquinanti e in grado di diffondersi rapidamente essendo solubile. L’amministrazione comunale, insieme a Gestione Acqua, ha fatto arrivare acqua potabile alle due famiglie e a giorni sarà installata anche una cisterna poiché i tempi per risolvere questo nuovo problema ambientale non saranno brevi. Da dove arriva il cromo esavalente? Comune e Arpa al momento non hanno alcuna certezza. Clicca qui Giampiero Carbone su La Stampa.

Per quanto riguarda la dubbia origine del tossico e cancerogeno,  sarebbe geologicamente  clamoroso che fosse da una falda proveniente da Spinetta Marengo, dove Solvay ha subìto condanna in Cassazione per inquinamento falde e omessa bonifica, bonifica per altro ad oggi non ottemperata.   

Masochismo Solvay.

Solvay di Spinetta Marengo ha dedicato una intera pagina su Radiogold News alla pubblicità di una  vincita di uno sconosciuto ma prestigioso premio “Fornitore dell’anno” assegnatole da The Boeing Company. Quale immagine ha utilizzato il suo influente staff marketing? La locandina della “Sagra nel bosco” di Montecastello. Montecastello? Ma Montecastello non è il Comune con l’acquedotto chiuso per inquinamento di Pfas C6O4 della Solvay? Sì, proprio lui. Ma è una garanzia per tutti gli avventori: polenta, lumache, agnolotti eccetera sono cucinati tramite bottiglie di acqua minerale confezionate. Confezionate fuori provincia, naturalmente.   

Mentre il Po evapora sotto i nostri occhi, il G7.

L’Agenzia internazionale dell’energia (espressione degli stessi paesi industrializzati dell’Ocse) è categorica: per avere una qualche speranza di contenere l’incremento della temperatura globale sarebbe necessario non estrarre un grammo di carbone e una goccia di petrolio, ovvero è necessario azzerare da subito qualsiasi nuovo investimento in combustibili fossili. Invece il “Club del clima” del G7 va in direzione esattamente opposta: riattivazione di centrali a carbone e sostegno pubblico a nuovi investimenti nel settore del gasAnzi, i primi 12 gruppi petroliferi al mondo (tra cui l’ENI) si avviano a spendere 100 milioni di euro al giorno da qui al 2030 per sviluppare nuovi giacimenti di gas e petrolio.

Fridays for future: governo sordo cieco e muto davanti alla siccità.

L’esecutivo era stato avvisato da marzo che avremmo  vissuto una delle siccità peggiori di sempre, complice la crisi climatica, ma non ha fatto nulla, impegnato nel Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee) e nel TAV che, oltre ad avere un bilancio climatico devastante, porterebbe alla perdita di decine di miliardi di litri d’acqua di falda, corrispondenti al fabbisogno idrico annuo di una città di 600.000 abitanti, e anche nel collocare l’Eni nel più grande progetto al mondo di gas naturale liquefatto (Gnl) in Qatar, una bomba climatica.

Di conseguenza i razionamenti d’acqua saranno all’ordine del giorno se il governo non affronterà  il problema alla radice e continuerà  a pensare alla crescita economica come dogma assoluto. Invece deve efficientare la rete idricafare delle  fonti rinnovabili  il pilastro del nostro sistema energetico, puntare al  totale ripensamento del settore alimentare che porti a prediligere gli alimenti vegetali non destinati agli allevamenti animali. Clicca qui.

Siccità, manca l’acqua e Solvay avvelena le falde.

“l’ExtraTerrestre”, il settimanale ecologista del Manifesto, dedica un intero numero (8 pagine) alla questione della siccità estrema che mette in ginocchio l’Italia. In particolare, nel servizio di Mauro Ravarino, è messa in rilievo “la minaccia alla disponibilità di acqua che deriva dall’inquinamento delle falde, dovuto a scarichi e sversamenti industriali che raggiungono le acque sotterranee”. Le falde sono per natura rinnovabili e di buona qualità ma hanno tempi di ricarica molto lunghi mentre  in Italia  sono sempre più sotto pressione delle attività industriali. E il giornale prende appunto a riferimento l’avvelenamento dei PFAS: sostanze perfluoroalchiliche riconosciute come interferenti endocrini e cancerogeni dalla scienza internazionale.

Due gli scandali evidenziati: quello delle acque di vasti territori del Veneto irrimediabilmente contaminati dalla Miteni di Trissino, contro la quale (dopo chiusura) si è arrivati finalmente a processo. E soprattutto “quello della contaminazione da Pfas in provincia di Alessandria, ad opera della Solvay di Spinetta Marengo, dove –nonostante la presenza di questi inquinanti accertata nella falda esterna della fabbrica e nei fiumi Bormida Tanaro e Po- la multinazionale belga ha ottenuto dalla Provincia di Alessandria l’estensione della AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’uso e la  produzione del Pfas C6O4 (dopo PFOA  e ADV)”.

Il servizio avverte: “Il tempo sta scadendo. O si inverte la rotta oppure andrà peggio”. Un acquedotto è già bloccato, due Comuni sono già in emergenza idrica. Andrà sicuramente peggio se Solvay non ferma immediatamente le produzioni. Così come è stata costretta a fare negli Stati Uniti. Come sarebbe costretta in Italia se fosse approvato il Disegno di legge presentato dal senatore Mattia Crucioli che mette al bando i Pfas.

Invece Solvay in questi giorni  ha ribadito lo status quo prendendo tempo. Dunque ha esposto uno specchietto per le allodole impegnandosi, ennesima promessa del marinaio, a sostituire gli attuali Pfas con sostanze innocue. Sostituirli non subito ma dal 2026, morti e ammalati nel frattempo compresi nel prezzo. Sostituire con cosa? con l’ennesimo sostituto peggiore del precedente? Come già fatto per il Pfoa con il C6O4 autorizzato come innocuo dalla Provincia (Lega)? Ebbene, l’allodola Gianfranco  Cuttica, che sta riproponendo la sua candidatura (Lega) a Sindaco, si è subito riflesso entusiasta nello specchietto di Solvay. I due storici complici (gli altri due leghisti sono Provincia e Regione), d’altronde, sono ben consapevoli che i Pfas in aria-acqua-suolo sono solo la punta del’iceberg del disastro ecosanitario di Alessandria, e che le problematiche chiusure dello stabilimento vanno ben oltre i PFAS.

Post scriptum. Una analisi tecnica (clicca qui) dello scarico dei reflui Solvay nei fiumi Bormida Tanaro Po, di Claudio Lombardi ex assessore all’Ambiente del Comune di Alessandria.

L’EPA americana tiene il fiato sul collo alle industrie Pfas.

Come Solvay ad Alessandria e Miteni a Vicenza, così in USA Dupont e Chemours per oltre 30 anni hanno rilasciato centinaia di composti PFAS, noti anche come sostanze per- e polifluoroalchiliche, nel fiume Cape Fear, nell’aria e nelle acque sotterranee, contaminando la fonte di acqua potabile di oltre 300.000 persone della Carolina del NordSulla base di ulteriori test su animali  umani,  la tossicità di queste sostanze, quando anche a livelli di presenza bassissimi, si sta rivelando sempre più drammatica: sul  sistema immunitario, sul sistema cardiovascolare, sui problemi di sviluppo con i bambini e sul cancro (fegato, reni ecc.). A questo punto l’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, è intervenuta con nuovi avvisi sanitari nazionali, riducendo i limiti di esposizione di quattro sostanze PFAS:  10 parti per trilione per il  GenX, 0,004 parti per trilione per PFOA, 0,02 parti per trilione per PFOS, 2.000 parti per trilione per PFBS. I gruppi ambientalisti, tuttavia, premono sulle agenzie ambientali statali e l’EPA a utilizzare la legge esistente per ridurre fino a zero le emissioni di PFAS.

Da più di venti anni sappiamo dagli studi scientifici che i Pfas uccidono.

Attraverso il pesce che catturiamo e mangiamo: è uno dei  percorsi dei PFAS per entrare nel corpo umano. Infatti, quando producemmo l’esposto alla magistratura di Alessandria nel 2009, fra gli studi scientifici riferiti, avevamo preso in esame gli studi della scienziata  Patricia Fair. Il suo interesse era  iniziato nel 2003, nel bel mezzo di un ampio studio sulla salute sui delfini. I delfini di Charleston avevano tanto PFAS nei loro corpi quanto potrebbe essere trovato in un lavoratore che produce queste sostanze chimiche. Questa scoperta non conta solo per i delfini, ma anche per noi: mangiamo lo stesso pesce dello stesso posto. Riferendoci al fiume Po, dove dal Bormida  arrivavano gli scarichi della Solvay di Spinetta Marengo (AL), cercammo di avvertire l’opinione pubblica  di questo rischio  per ripulire queste sostanze chimiche che hanno inquinato l’acqua, il suolo e gli animali.

L’articolo pubblicato con queste informazioni fu un valido ingresso in quella letteratura scientifica in crescita su quanto si sono  diffuse queste sostanze chimiche e quanto siano profondi i loro pericoli. Uno studio che appena ne seguì, su circa 70.000 persone affette dall’Ohio e dal West Virginia, infatti  rivelò i collegamenti con cancro al fegato, cancro ai reni e ipertensione nelle donne in gravidanza, come le sostanze chimiche PFAS, una volta nel corpo, passano dalla madre al bambino attraverso la placenta e il latte materno.  I ricercatori hanno trovato PFAS in tutto il mondo, Italia per prima.

Ancora nel 2019 Patricia Fair, negli stessi luoghi,  ha campionato tamburi rossi, passere di mare, ombrine, macchie e triglie, trovando in tutti questi pesci alti livelli di Pfas, persistenti, indistruttibili. La cosa era chiara fin dal 2003: i Pfas  vengono assorbiti dagli animali lungo la catena alimentare e dalle creature in cima. In cima ci siamo noi umani.  

Lo spettro della chimica si aggira per l’Italia.

Mentre i sindacati (in anticipo sulla scadenza per condizionare pesantemente le trattative per tutti gli altri accordi collettivi) firmano il nuovo contratto nazionale di lavoro del settore chimico, senza dire nulla su ambiente e sicurezza, diamo uno sguardo in giro. 

ROSIGNANO. Il disastro ambientale al vaglio del Parlamento Europeo (clicca qui). Il nostro ministro della ‘finzione ecologica’ si era addirittura affrettato a rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alla multinazionale Solvay, consentendole così di continuare a sversare i residui della propria produzione chimica in mare per altri 12 anni. 

SPINETTA MARENGO. Si va verso il razionamento. La chiusura del  pozzo dell’acquedotto a Montecastello, per l’inquinamento di Pfas (C6O4) della Solvay distante 16 chilometri, da due anni sta provocando l’emergenza idrica in quanto il Comune era stato costretto ad allinearsi con una vecchia linea, che a sua volta non è in grado di fornire l’approvvigionamento al territorio di Montecastello e Pietra Marazzi abitato a oltre mille famiglie. Clicca qui Emergenza idrica da Pfas in Alessandria.

VENETO. Prosegue il processo PFAS che vede imputati 15 manager Miteni Mitsubishi per avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Inquinamento che tocca le province di Vicenza, Verona e Padova. Il medico che occultava l’avvelenamento del sangue dei lavoratori era lo stesso di Spinetta Marengo. Clicca qui.

PRIOLO. Il provvedimento della magistratura di Siracusa sul depuratore industriale, con effetti deflagranti sull’intero Polo petrolchimico, è un sequestro annunciato perché da quattro anni la società consortile doveva adeguare gli impianti di trattamento alle normative ambientali indicate dalla Procura. Un gioco di scatole cinesi fra società consortili a capitale pubblico, ingranaggi di una Regione ostaggio della politica da veti e interessi incrociati, alla fine si sono bloccati da soli inceppando quel delicatissimo meccanismo a orologeria della raffinazione petrolifera, sulla quale si regge l’economia di un’intera provincia. Clicca qui.

PORTO MARGHERA. La chiusura del cracking di Eni è solo l’ultima voce di una lista di chiusure dopo Caprolattame, Vinyls, Dow Chemical, Montefibre: stabilimenti abbandonati tra promesse di bonifiche senza seguito. Lo stop del cracking  crea un effetto domino sui processi a valle degli impianti di Ferrara, Mantova e Ravenna. Si tratta di una riduzione delle emissioni come si fregia l’Eni? O solo di un taglio di risorse? Il dubbio è lecito. I sindacati lamentano che Porto Marghera ha bisogno di un progetto complessivo di re-industrializzazione” ma la conciliazione con le associazioni ambientaliste resta problematica. Clicca qui. 

Sardegna la più colpita dalla siccità.

La drammaticità della desertificazione (1 miliardo di esseri umani senza accesso all’acqua) comincia (non da quest’anno per la verità) a manifestarsi sempre più gravemente anche nel nostro Paese. Razionamenti sono in corso in buona parte d’Italia e nel “ricco” nord-ovest si intende chiedere lo stato d’emergenza. Clicca qui l’ONU nella Giornata mondiale contro la desertificazione.

La causa del secolo. seconda udienza in tribunale.

Si terrà il 21 giugno la seconda udienza dell’azione legale intentata da 203 ricorrenti (24 associazioni, 193 individui e 17 minori) contro lo Stato italiano per inazione climatica. La causa è stata depositata esattamente un anno fa, nel giugno del 2021. L’udienza arriva proprio nei giorni in cui si fa sentire la morsa del caldo torrido, con temperature anomale e ben al di sopra delle medie stagionali e un’emergenza idrica che sta mettendo in ginocchio il comparto agricolo, soprattutto in nord Italia, tanto da paventare per l’estate alle porte il rischio di razionamento idrico anche per l’uso domestico. Continua

Emergenza idrica da Pfas in Alessandria.

Montecastello è a 16 chilometri da Spinetta Marengo.

Si va verso il razionamento. La chiusura del  pozzo dell’acquedotto a Montecastello,  per l’inquinamento di Pfas (C6O4) della Solvay di Spinetta Marengo distante 16 chilometri,  da due anni sta provocando l’emergenza idrica in quanto il Comune era stato costretto ad allinearsi con una vecchia linea con Valle San Bartolomeo, che a sua volta non è in grado di fornire l’approvvigionamento al territorio di Montecastello e Pietra Marazzi abitato a oltre mille famiglie. 

Il Forum Acqua sul disegno di legge PFAS.

Nell’ultima riunione di Coordinamento nazionale Forum Italiano dei Movimenti per  Acqua, i rappresentanti del Comitato Acqua Bene Comune Vicenza hanno presentato un documento condiviso in mailing list un paio settimane fa che si pone l’obiettivo di prendere parola sul disegno di legge Moronese che punta a disciplinare la presenza di PFAS in Italia. Il comitato vicentino propone al Forum Acqua di condividere il documento e farne una presa di posizione comune.

Dissentiamo da Alessandria. Riteniamo che da condividere sia il disegno di legge Crucioli  che punta alla messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero alla fermata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo.

Opportunamente, in conclusione della riunione, “si è convenuto sull’estrema rilevanza del tema e si è condiviso, anche a causa della difficoltà registrata da diversi ad ascoltare l’intervento esplicativo del documento, ma soprattutto per dare modo a quanti siano interessati di approfondire la questione, di considerare questa discussione come un avvio di confronto e di riprenderlo alla prossima riunione di Coordinamento nazionale”.

Allarme Pfas in Lombardia, fiumi in cattive acque.

“Non hanno colore, non hanno sapore e neppure odore. Non segnano l’acqua di scie schiumose o nereSi chiamano Pfas” scrivono allarmati i giornali lombardi “ e sono trovati dall’Arpa nelle  acque di fiumi, laghi e bacini irrigui, Po, Olona, Lambro, Serio e Adda”. Non è una sorpresa, in una regione che alla Solvay di Bollate  ospita il Centro ricerche per la produzione dei PFAS tossici e cancerogeni. 

Fermare il governo, difendere acqua pubblica, beni comuni, sanità, diritti e democrazia.

Mobilitazione per il 14 maggio contro il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, che  si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali, fino ai porti e alle telecomunicazioni. Fa il paio con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata. Clicca qui.

Il disegno di legge Crucioli mette al bando i Pfas. E avvia le bonifiche.

La differenza sostanziale fra i due stabilimenti produttori di PFAS è che, mentre quello della Miteni di Trissino  è chiuso dal 2018, quello della Solvay di Spinetta Marengo è in piena attività: si chiede di fermarla perchè incrementa l’inquinamento di aria, acqua e suolo nel cocktail con altri 20 tossici e cancerogeni.  In comune i due territori hanno il problema della bonifica dei Pfas, ingigantito per Alessandria dalla “sporca ventina” tra cui cromo esavalente e cloroformio.

La bonifica del territorio veneto (almeno 180 kmq), per quanto più facile perché circoscritta ai Pfas, è comunque ben lontana dall’essere affrontata. Infatti si è ancora nella fase di impacchettare, svuotare e vendere lo stabilimento: l’acquirente indiano non ha alcuna fretta al di là di aver acquisito i brevetti. Le barriere idrauliche, di messa in sicurezza, a loro volta restano dei colabrodi. Infine la bonifica vera e propria sarebbe a carico dei soggetti responsabili dell’inquinamento, contro i quali il processo è appena iniziato a Vicenza: durerà anni (Alessandria docet) con i difensori a sostenere che non vi erano leggi che stabilissero limiti pfas di inquinamento. Nel frattempo, senza risarcimenti, i carotaggi vengono effettuati all’1% e l’investimento infrastrutturale per le reti idriche (con sistemi di filtrazione che a loro volta, inceneriti, creeranno problemi di bonifica, es. Chemviron di Legnago) subirà prevedibili ritardi.

Al riguardo, a parte l’intento di attaccare  le giunte regionali di centrodestra, non  procurerà benefici pratici il disegno di legge, relatore il pidiessino Andrea Ferrazzi, permissivo a concedere limiti di dosi e di tempo agli scarichi dei Pfas nell’ambiente, e utile ad essere usato dagli imputati come un boomerang nei due processi di Vicenza e Alessandria. Tant’è che Solvay si è subito dichiarata pronta ad abbracciarlo promettendo alle calende greche -in cambio della “temporanea” tolleranza di legge alla produzione- un mitico futuro di “zero tecnico” delle emissioni di Pfas (C6O4, ADV) negli scarichi… trasformati in “acqua distillata” (sic) tramite “osmosi inversa” (metodo di filtrazione meccanica spacciato da premio Nobel mentre impiegato fin dagli anni ’50). La bufala Solvay, ad uso giornalistico (e perché no parlamentare e giudiziario?), ovviamente tace sull’inquinamento atmosferico e omette di aggiungere che i filtri dell’osmosi, una volta inceneriti, creano Pfas.

Viceversa, il secondo disegno di legge, del senatore Mattia Crucioli, è osteggiato dalla Confindustria perchè  detta “Norme per cessazione della produzione e dell’impiego dei Pfas”. Insomma li mette al bando in Italia, superando l’insufficiente regolamentazione europea. Vieta la produzione (dunque li chiude a Spinetta), la commercializzazione (della monopolista Solvay dunque),  l’uso (alle concerie dunque) di PFAS o di prodotti contenenti PFAS, ne disciplina la riconversione produttiva e le misure di bonifica e di controllo. Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti, insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

A Roma il diritto a manifestare è sospeso da mesi.

A partire da ottobre scorso, e fino al 31 dicembre 2022, il Ministro dell’Interno, il Prefetto e il Sindaco, riuniti nel Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, hanno disposto il divieto allo svolgimento di manifestazioni (anche statiche) in alcune piazze nei pressi del Parlamento e di Palazzo Chigi. Tale divieto è indegno per un paese democratico, lede il diritto a manifestare garantito dalla Costituzione (articolo 21). Lo ribadisce (clicca qui) il Forum italiano per l’Acquabenecomune  in occasione del

28 Aprile 2022, ore 16.00

Roma – Piazza delle Cinque Lune

Presidio

Per l’acqua, i beni comuni e i servizi pubblici e contro il DDL Concorrenza

Si estende la ricerca dei Pfas nel sangue dei cittadini.

Cittadini veneti, perché per i piemontesi di Alessandria (Solvay di Spinetta Marengo) il monitoraggio non è mai iniziato. Si amplia la zona rossa: dopo la  campagna di monitoraggio delle fontane e dei pozzi di via IV Novembreda Trissino (Miteni) lo screening dell’Ulss 8 Berica interessa oltre 1000 cittadini trissinesi: principalmente persone residenti in alcune zone collinari di Trissino vecchia e persone che hanno frequentato l’asilo parrocchiale dal 1963 agli anni Ottanta.

L’acqua diritto universale, risorsa limitata ma contaminata e al centro di guerre.

Casacomune, Scuola e Azioni, è un’associazione, nata da Libera e dal Gruppo Abele,b che si occupa di formazione scientifica, di dialogo culturale e incontro con esperienze attive sul campo, per promuovere i valori e le azioni dell’ecologia integrale e della giustizia sociale. Clicca qui il programma di un corso che ha con filo conduttore l’importante tema dell’acqua, tema che  non è estraneo all’attuale guerra.

TAV: come togliere l’acqua a 600mila persone.

Mentre imperversa la siccità in Piemonte, nel cuore delle montagne della Valsusa e della Maurienne (in Francia) si verifica da anni un colossale spreco d’acqua. Infatti, i lavori per la realizzazione del cunicolo esplorativo del TAV Torino-Lione, lungo 7 km, dal 2013 causano fuoriuscite d’acqua provenienti dalle falde intercettate dalle ‘trivelle’. Il volume d’acqua fuoriuscito in un anno dal cunicolo è pari al fabbisogno idrico annuo di circa 40.000 persone.  Per l’intera galleria di 57 km, oltre 8 volte la lunghezza del cunicolo, si può ipotizzare, al termine dello scavo, la fuoriuscita di un volume d’acqua ogni anno pari a: 24.590.500 mc corrispondente al fabbisogno idrico annuo di 300.000 persone. Considerata la doppia canna prevista dal progetto, il dato potrebbe raddoppiare, arrivando a corrispondere al fabbisogno annuo di ben 600.000 persone. Clicca qui.

Il disegno di legge per la concorrenza contraddice la volontà popolare del referendum del 2011.

Alla Commissione Industria del Senato, per l’esame del Disegno di legge per il mercato e la concorrenza, sono state depositate le osservazioni  del  Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e della  rete di comitati territoriali e organizzazioni nazionali che da oltre quindici anni sono impegnati per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato, per il pieno riconoscimento del diritto all’accesso all’acqua e più in generale per la difesa dei beni comuni. Clicca qui. Purtroppo la logica che muove l’intero provvedimento  è ispirata da un’ideologia in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia.

Pfas non solo nelle falde ma anche in atmosfera nel cocktail dei veleni tossico cancerogeni.

Un cocktail strettamene correlabile alle rilevanti eccedenze di patologie anche tumorali emerse dalle indagini epidemiologiche condotte sulla popolazione della Fraschetta. Si tratta di centinaia di chili emessi ogni giorno visto che i soli composti fluorurati  possono raggiungere i 110 kg. A loro volta, i Pfas superstiti oggi sono ADV7800 e cC6O4: solo di quest’ultimo l’Arpa ha svolto campionamenti  su acque di condensa con risultati estremamente allarmanti: 5060 nanogr/litro da confrontarsi con il limite proposto nel collegato ambientale di 500 nanogr/litro.

Il cloroformio è solo uno dei cancerogeni clorurati e fluorurati scaricati in atmosfera dalla Solvay: tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene,  acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, alcoli, anidride fosforica , composti Iodurati, Zn, Idrossido di potassio, NOx, SOx, polveri, composti fluorurati. Ad esempio, nell’ultima campagna di monitoraggio novembre-dicembre dell’Arpa, si conferma che il cloroformio è stabilmente presente e in aumento:  all’interno della Solvay e attorno allo stesso polo chimico. 

Pfas in Veneto, la denuncia dell’Onu: violati i diritti alla salute e all’informazione.

L’Alto Commissariato Onu in Italia, ha stimato la contaminazione da Pfas in Veneto come “il più grande inquinamento ambientale d’Europa” (in attesa che si completi quello in Piemonte  della Solvay) . “Più di 300 mila persone nella regione sono state colpite dalla contaminazione dell’acqua da Pfas, compresa l’acqua potabile. I residenti della zona hanno sofferto gravi problemi di salute, come infertilità, aborti e diverse forme di tumori, tra gli altri”

Nella relazione finale, Marcos Orellana – Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla violazione dei diritti umani in relazione alle sostanze tossiche – ha sottolineato “l’omissione di informazioni cruciali per la salute da parte delle autorità regionali del Veneto”. Nel 2013, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr),  della presenza degli inquinanti Pfas ha informato (con un certo ritardo rispetto all’arme lanciato da Alessandria) le autorità della regione Veneto, le quali però  non hanno informato i residenti delle aree contaminate e sui rischi per la salute: fino al 2017  nessuno ha avvertito che l’acqua dei rubinetti conteneva Pfas.

Anzi, sia la provincia di Vicenza che l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale del Veneto (Arpav) avrebbero potuto far emergere informazioni sull’inquinamento già molti anni prima, ma “sapevano e tacevano” e omettevano i controlli delle cosiddette “barriere al PFOA”. Addirittura la Regione Veneto nel 2014 aveva rilasciato a Miteni di Trissino autorizzazione AIA per il nuovo pfas GenX. La Regione di Luca Zaia non ha avviato nessuna seria indagine epidemiologica, le stesse analisi sul rischio di contaminazione alimentare  sono state parziali, datate e tenute nascoste alla popolazione fino al pronunciamento 2021 del Tar.

Non esistono tecnologie di smaltimento del pfas C6O4.

Dunque, secondo tutte le Arpa, nei territori veneti, piemontesi e lombardi  i Pfas C6O4 scorrono nei corsi d’acqua, nelle acque sotterranee e nelle falde. Attualmente è imputata la Solvay, che a Bollate ha gli impianti di ricerca per la tossica e cancerogena sostanza, e a Spinetta Marengo la produce scaricandola fino al Po.

Il C6O4,  miscela multi-componente di diastereoisomeri del composto ammonio di fluoro acetato,  classificata  come “PFAS di nuova generazione”,  ha appunto gli stessi effetti del tristemente famoso Pfoa, ma trattandosi di una molecola più corta gli organismi vegetali e animali (compreso il nostro) la assorbono più rapidamente.

A maggior ragione, si è posto dunque il problema di chiudere gli impianti autorizzati dalla Provincia di Alessandria, ma anche l’altro grande  scoglio riguarda lo smaltimento dei Pfas: praticamente impossibile al momento. Laura Valsecchi, ricercatrice del CNR, è  chiara: “Il C6O4, non dovrebbe essere prodotto visto che non esistono tecnologie di smaltimento”.

Insomma, si tratta di un problema gravissimo e urgente per la salute degli italiani oltre che per l’ambiente. Ancora una volta multinazionali come la Solvay continuano ad arricchirsi mettendo a rischio interi territori. E governo e istituzioni locali non intervengono, quando non sono addirittura complici.

Le acque di Milano sono intossicate dai Pfas della Solvay.

Nel settembre scorso avevamo scritto: “Stiamo verificando l’esposto alla magistratura di Milano per quanto riguarda la situazione ambientale e sanitaria attorno al centro di Bollate dove Solvay ha sviluppato le ricerche sul cC6O4 e altri simili Pfas”.  Dall’ Arpa Lombardia la conferma:  Sotto Milano scorrono Pfas, composti chimici tossici, cancerogeni e altamente persistenti. In particolare scorre un composto prodotto in esclusiva della multinazionale belga Solvay, il C6O4, che sfugge alle depurazioni e rifluisce nel parco agricolo di Milano sud. Risalendo al tessuto idrografico della città si vede come il C6O4 si diluisca nella rete fognaria, e scorrendo verso sud esca all’estremo opposto della città, probabilmente nel parco agricolo di Milano sud: area naturale protetta sede di diversi presidi Slow Food.

Malgrado quanto stiamo denunciando, la politica ignora il problema e i cittadini sono all’oscuro dei rischi.

Stigmatizziamo la posizione del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

E’ stata lanciata la candidatura dell’Italia ad ospitare nel 2024 la 10° edizione del Forum Mondiale dell’Acqua: questo evento va osteggiato perché  creato da un organismo illegittimo e immorale , il Consiglio Mondiale dell’Acqua, a cui i governi sono chiamati a partecipare e a discutere sotto l’egida delle più grandi multinazionali del settore che tentano di ottenere il via libera alla definitiva mercificazione del diritto all’accesso all’acqua e la definitiva privatizzazione dei servizi idrici integrati, addirittura giocati in Borsa, sulla pelle dei cittadini tutti e soprattutto dei più poveri del mondo. Per l’Italia la candidatura è in spregio al referendum del 2011. Condanniamo la posizione del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che con estrema disinvoltura è passato dalla prima stella “#acquapubblica” al sostegno alle multinazionali. Chiediamo al Movimento 5 Stelle di prendere le distanze da tale posizione e ai sindaci di Firenze, Roma e Assisi di ritirare la candidatura a ospitare questo evento. Clicca qui il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

E questa sarebbe la strabiliante riforma del settore idrico?

A noi appare come un’arma di distrazione di massa che consente ai media mainstream di continuare nella loro campagna mediatica a favore di questo Governo degna di un paese chiamato “Draghistan”. La vera partita sul futuro del servizio idrico e dei servizi pubblici locali si gioca sul DDL Concorrenza, tramite cui si sta provando a mettere una pietra tombale sull’esito referendario del 2011, cancellando la volontà popolare e svilendo gli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione. (continua Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua)

Danni da Pfas sottovalutati. L’EPA americana abbassa i limiti di sicurezza per l’acqua potabile.

Sulla base dei sempre più allarmati studi epidemiologici, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA) chiede di abbassare drasticamente i limiti di queste sostanze cancerogene e anti vaccini Covid,  attualmente fissati in 70 parti per trilione (ppt). L’Environmental Working Group chiede di andare molto al di sotto di 1-ppt. Meglio rifarsi a parti per quadrilione (ppq) piuttosto che a parti per trilione a parti per quadrilione (ppq: per il PFOA la dose di riferimento si traduce in 0,006-ppt. Meglio LIMITI ZERO come da noi sostenuto (e impegno  non mantenuto dall’ex ministro Costa). Clicca qui.

Enorme spreco idrico prodotto dagli scavi del TAV.

Clicca qui Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino.

La classe di governo, nazionale e locale, anziché ribadire atteggiamenti fideistici sulle sorti “magnifiche e progressive” delle grandi opere, dovrebbe finalmente  riflettere e approfondire con obiettività sull’effettivo impatto che queste hanno sul territorio e sulla vita delle loro comunità.

Carovana dell’acqua – Per un PNRR dei diritti, a difesa dell’acqua e dei beni comuni.

La Carovana si conclude sabato 20 novembre a Napoli con un’iniziativa a carattere nazionale. Clicca qui il  link. del programma e dell’itinerario. Clicca qui “Per un PNRR dei diritti, a difesa dell’acqua e dei beni comuni. No alla privatizzazione del Sud Italia!” la piattaforma rivendicativa.

Liberiamo l’acqua dalla Borsa!

Per evitare di trasformarla da fonte di vita e bene comune pubblico mondiale a fonte speculativa di profitti e “avere finanziario privato”. Per contrastare la privatizzazione servizio idrico in cui si sta impegnando il Governo. Clicca qui il documento di Agorà degli abitanti della Terra; Associazione Monastero del Bene Comune; “Associazione Laudato sii – Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale; Cevi Udine; Comitato Milanese Acqua Pubblica, Emmaus Italia; Forum Italiano Dei Movimenti dell’acqua; Laudato Sii; Mamme No Pfas, Movimento Blu; Pax Christi; Radio Intineraria”. Partecipa al sit-in a Milano in piazza Affari, davanti alla Borsa.

Draghi, una dichiarazione di guerra all’acqua e ai beni comuni.

Con il DDL Concorrenza, il premier Draghi mantiene la parola di dieci anni fa di Draghi governatore della Banca d’Italia: privatizzazioni su larga scala, schiaffo in faccia al Referendum. E’ proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL sulla concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che il Governo intende mettere una pietra tombale sull’esito referendario provando così a chiudere una partita che Draghi ha iniziato a giocare ben 10 anni fa dimostrando, oggi come allora, di fare solo gli interessi delle grandi lobby finanziarie e svilendo strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

Continueremo a batterci per la difesa dell’acqua, dei beni comuni e dei diritti ad essi associati e della volontà popolare a partire dalla manifestazione nazionale in programma il 20 novembre a Napoli. Clicca qui Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.