Anche in Italia class actions collettive: è partita quella contro Facebook, Instagram e TikTok, a tutela dei minorenni.

Iniziata al Tribunale Civile di Milano la prima class action contro Meta e TikTok. Al fianco del Movimento Italiano Genitori (Moige) e rappresentato dallo studio legale Ambrosio&Commodo (lo stesso che sta avviando class action inibitoria collettiva ad Alessandria per sospendere le produzioni PFAS della Solvay di Spinetta Marengo). Decine di famiglie (tra cui quella di una bambina di 12 anni che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita nella provincia di Asti) hanno chiesto la “sospensione di tutti gli account social” fino a quando non ci sarà uno strumento efficace di verifica dell’età.
 
Il procedimento cautelare, di “inibizione” di tutti gli account social delle piattaforme gestite da Meta (Facebook e Instagram) e TikTok, chiede di sospendere “con urgenza” i profili, affinché le piattaforme si adoperino nell’effettivo controllo dell’età degli utenti. È stimato, infatti, che oltre 7 milioni di minorenni posseggono un account social e che tra questi ce ne siano circa 3,5 milioni che hanno meno di 14 anni, cosa vietata dalla normativa vigente in Italia e in Europa.
 
I legali dei due colossi social” avverte l’avvocato Stefano Berone “vogliono procrastinare il più possibile le udienze perché ogni giorno che passa guadagnano denaro, ma noi ci siamo opposti chiedendo un termine molto più breve perché più si va avanti più i minori sono a rischio di dipendenza patologica. Ogni giorno di ritardo comporta danni per milioni di bambini italiani”.
 
L’urgenza, di salute pubblica, è di implementare un sistema affidabile, è di impedire l’iscrizione ai minori di 14 anni e garantire il consenso verificabile di entrambi i genitori per la fascia 13-14 anni”, superando quindi la sola autodichiarazione; è di eliminare “l’autoplay e i sistemi di raccomandazione algoritmica”, che hanno il solo scopo di “massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma”; infine, è di pubblicare avvisi chiari e visibili sui reali pericoli delle piattaforme.
 
“Per noi è stata una tragedia, probabilmente nata da altro, ma sicuramente accelerata, spinta da algoritmi e navigazioni, è stata come una malattia fulminante e noi eravamo senza armi”, ha dichiarato Irene Roggero, madre della 12enne che nel febbraio del 2024 si è tolta la vita ad Asti: “In sei mesi era passata da scrivere, per sé stessa, del disagio che provava, del fatto di sentirsi un peso in una vita inutile, a cercare immagini e contenuti che inneggiavano alla depressione, disegni di ragazzini rotti e senza cuore, immagini tristi, paesaggi gotici, autunnali e le venivano riproposti di continuo, perché l’algoritmo le dava quello che lei cercava”.