Il sospettato fornisce indizi.

Elementare Watson!
Solvay Syensqo annuncia assunzioniprova di espansione oppure di crisi? Indizio di offensiva oppure di resa ai comitati e alle associazioni che in sede giudiziaria civile avviano class action inibitoria per mettere fine al disastro sanitario e ambientale: per la chiusura delle produzioni inquinanti di Spinetta Marengo e per la bonifica?
 
Nel gergo comune si usa citare la celebre frase di Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Però, gli indizi devono essere resistenti, logici e non facilmente attaccabili, specifici e circostanziati, non generici o vaghi, soprattutto convergere in modo univoco verso la stessa conclusione. Analizziamoli.
 
La multinazionale belga ha annunciato l’assunzione di 25 tecnici entro giugno. In sé è un indizio fasto, ma non sarebbe la prima volta che -Elettrolux docet- assunzioni e straordinari precedono, invece, i licenziamenti: per precostituire all’azienda scorte di magazzino in vista della chiusura degli impianti. Anzi, soprattutto se sono assunzioni a tempo determinato (spesso: specchietto per le allodole). Appunto, se indizio nefasto, con le organizzazioni sindacali alessandrine è stato raggiunto un accordo per aumentare temporaneamente le giornate di lavoro per almeno un trimestre. L’intesa prevede anche un riconoscimento economico per tutte le persone coinvolte.
 
Potrebbe essere l’indizio che la multinazionale riempie gli stock di scorte perfluoroalchiliche perché intende sganciarsi dalle contestatissime produzioni, sostituendole con attività alternative ad alto contenuto tecnologico, per le quali servono nuovi profili tecnico-operativi? Non è così, perché Solvay non abiura le attività attuali (e non ne risarcisce l’impatto, in primis sulle Vittime) e perché le “nuove” attività sono destinate in particolare al settore dei semiconduttori. Dunque, sono la conferma del core business dell’azienda: il nucleo fondamentale attorno al quale ruotano le strategie e le risorse, cioè il modello di profitto e di sfruttamento ecologico.
 
Infatti, Solvay fornisce materiali avanzati e gas fluorurati essenziali per la produzione di semiconduttori e microchip, gas ad altissima purezza utilizzati nelle fasi di attacco chimico e deposizione durante la fabbricazione dei semiconduttori. I fluoroelastomeri (tecnoflon) sono utilizzati nelle guarnizioni e nei componenti delle macchine per la fabbricazione dei chip, che richiedono resistenza chimica e termica estrema.
 
Altro indizio. La propaganda mediatica. Eliminati i Pfas dalle acque inquinate.  Solvay finanzia alle magre casse dell’università di Alessandria il pomposo (nel nome) Centro RisPA, Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale. In quest’ambito, Solvay festeggia sui giornali la tesi di dottorato di un suo dipendente dopo otto anni di ricerca sulla “rimozione dei PFAS dalle acque” tramite “materiali adsorbenti, tra cui carboni attivi, zeoliti e materiali di sintesi”. Naturalmente si tratta della solita ricerca in provetta che su scala industriale costerebbe al CEO Mike Radossich un occhio (alla lettera), anzi preannunciando la prossima che risolverà definitivamente i Pfas nelle acque tramite addirittura… “scarti vegetali”. Insomma, uno dei periodici annunci di “dipendenti eccellenti” candidati al Nobel per la chimica. Comunque, tenace indizio di conservazione delle produzioni.
 
Gli indizi, senza trarre conclusioni affrettate, sembrerebbero confluire nella prova che il colosso chimico è determinato ad affrontare in sede civile la sfida della class action inibitoria, lasciandosi alle spalle il processo penale in corso (udienza GUP il prossimo 3 giugno): processo concluso prima di iniziare?