A Lione uno dei più grandi processi civili d’Europa contro i Pfas.

Nel sud di Lione, cittadine e cittadini del collettivo PFAS contre terre, sostenuti dall’associazione giuridica Notre Affaire à tous, hanno deciso di portare davanti al tribunale civile di Lione due colossi dell’industria chimica, Arkema e Daikin, accusati di aver rilasciato negli anni quantità rilevanti di PFAS nell’ambiente in particolare nell’area della piattaforma chimica di Oullins–Pierre-Bénite, lungo il Rodano: un inquinamento che ha compromesso l’acqua potabile, i suoli e la produzione alimentare locale, con  molecole estremamente persistenti, capaci di accumularsi nel corpo umano e associate, secondo gli studi scientifici, a tumori, disturbi endocrini, problemi immunitari e riproduttivi.
 
Le testimonianze parlano di una contaminazione che entra nella vita quotidiana: uova di galline domestiche risultate con livelli di PFAS tre volte superiori ai limiti, ortaggi non più consumabili, spese per sistemi di filtrazione dell’acqua e, soprattutto, un forte impatto psicologico legato all’incertezza sanitaria. La class action preparata dal team legale Kaizen Avocat chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione. Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento»: un messaggio che va ben oltre il Rodano e, insieme alla class action di Alessandria contro Solvay, chiama in causa l’intero modello europeo di produzione chimica, responsabilità industriale e tutela della salute.