
I “leggings”(in Italia chiamati anche “pantacollant” indumenti a forma di collant) rilasciano PFAS sul sudore. I Pfas nell’abbigliamento tecnico servono per rendere i tessuti idrorepellenti e antimacchia, anzi sono pubblicizzati anti sudore. Sulla pelle ne assorbiamo meno che dall’acqua o dal cibo, ma alcuni studi mostrano che il sudore aumenta il passaggio transdermico durante l’esercizio fisico.
L’esposizione cronica è stata associata a tumori al rene e ai testicoli, disfunzioni tiroidee, alterazioni del sistema immunitario, problemi di sviluppo nei bambini (le linee guida cliniche delle National Academies USA del 2022 raccolgono la letteratura). Si accumulano nell’acqua, nel sangue, nel latte materno, ovunque. L’emivita nell’uomo è stimata fra 2 e 9 anni a seconda del composto. Per questo li chiamano col termine emblematico “forever chemicals”.
California e New York hanno vietato dal 1° gennaio 2025 la vendita di capi con PFAS aggiunti volontariamente. L’Italiano. La Commissione UE sta valutando una restrizione orizzontale.
Il 13 aprile 2026 il procuratore generale del Texas ha aperto un’inchiesta formale su Lululemon, un brand americano specializzato nei leggings da yoga, che affermava di averli eliminati nel 2023.
Toxic-Free Future ha trovato PFAS nel 72% di capi outdoor venduti come “resistant alle macchie o all’acqua”. Il collettivo Mamavation, in collaborazione con Environmental Health News, ha analizzato 32 leggings popolari: il 25% aveva fluoro organico rilevabile, marcatore di PFAS. L’associazione francese Que Choisir, nel 2025, ha trovato pantaloni a marchio Columbia con 980 ppb di PFAS, quasi quattro volte il limite che loro stessi avevano fissato per “bocciare” un capo. Bund, in Germania, ha trovato PFAS nel 63% delle giacche tecniche analizzate.
Quasi tutti questi brand, sulla carta, hanno annunciato il phase-out fra il 2018 e il 2022.