
Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza.

Movimenti di Lotta per la Salute, l"Ambiente, la Pace e la Nonviolenza






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Il nostro Sito www.rete-ambientalista.it potrebbe considerarsi saturo di articoli (verso i duemila) dappoiché avviammo quasi 40 anni fa la campagna per la messa al bando dei Pfas. Invece, non può ridimensionarsi in quanto sempre più affluiscono comunicazioni riguardanti una tragedia sanitaria ormai finalmente considerata di dimensione planetaria. Al punto che il nostro Dossier “Pfas. Basta!” è già al quarto volume.

Aggiorniamo dunque il Sito, come di seguito. Fermo restando che la premessa in Italia è sempre la stessa: LA VERA SOLUZIONE E’ ELIMINARE I PFAS ALLA FONTE, CHIUDERE LE PRODUZIONI SOLVAY DI ALESSANDRIA (come e quando: affronteremo successivamente la questione con un ampio servizio). Secondo l’inchiesta di “The forever pollution project” più di 17.000 siti in tutta Europa sono contaminati dai PFAS. In Italia sono stati trovati in tutte le Regioni, beninteso: in tutte le Regioni dove sono stati cercati, come abbiamo

pubblicato in decine di articoli. Aggiorniamo aggiungendo le autobotti di emergenza nel bergamasco (1), i Pfas nelle acque del Ticino (2), i pozzi chiusi nel pordenonese (3), nel trentino, (4), nel vicentino (5).
Aggiorniamo l’allarme sanitario per i Pfas che ormai non risparmia nessun alimento neppure garantito dalle grandi marche commerciali (6). La terribile evidenza delle mamme che trasmettono ai figli i Pfas in gravidanza e nell’allattamento (7), nelle diete ai neonati (8). Mamme che non azzardano ai figli un uovo alla coque (9). Neanche un frutto, men che mai le golose fragole (in yogurt, succhi, merendine e gelati): con le più alte proprietà di interferenza endocrina, su sviluppo del feto e sviluppo cerebrale, sull’insorgenza di malattie croniche, tra cui l’infertilità e le tiroiditi (10). Stante che le autorità arrivano a vietare la vendita di pesci, carni bovine, suini, pollame, uova, latte vaccino (11). Ammesso che le mamme si siano fidate ad usare la carta da forno (12).
Questi allarmi ormai non risparmiano nessun territorio italiano. Oltre al caso più famoso dei 350mila veneti contaminati per l’eredità della Miteni di Trissino. Non solo una eredità ma, addirittura, dopo la chiusura della Miteni, oggi sarebbero inceneriti in Veneto i rifiuti della Solvay (13).
E attualmente è proprio Alessandria il punto nevralgico nazionale, perché a Spinetta Marengo la Solvay Syensqo è l’unica produttrice italiana dei brevetti Pfas. Non accenna a chiuderli. La multinazionale belga gode della protezione delle Istituzioni. Al punto che, per non allarmare, hanno perfino omesso la mappatura dei pozzi privati utilizzati a scopo potabile nella zona di Alessandria, che poi le analisi dei privati con clamore

denunciamo essere pesantemente inquinati dai Pfas (14).
Qualche sindaco in provincia si muove in autonomia, come a Castelletto d’Orba, ed è costretto a chiudere storiche fonti nel commercio di acque minerali (15). Il sindaco di Montecastello ha ordinato la chiusura dell’acquedotto già nel 2020. Mentre quello di Novi Ligure, come il suo compagno di Alessandria, cerca di far finta di niente per l’interrotta fornitura idrica di Novi Ligure, Pozzolo Formigaro e Serravalle Scrivia (16 ).
Se i monitoraggi degli enti pubblici sono da sempre assenteisti, stanno venendo a mancare attorno al sito chimico di Spinetta perfino le tradizionali sentinelle ecologiche: i ricci. L’inquinamento ha sopraffatto questi “bioindicatori” naturali, capaci di raccontare attraverso il loro corpo le condizioni di salute dell’ecosistema alessandrino offrendo un campanello d’allarme diretto sui rischi per la salute umana (17).
Fortunatamente, qualcosa ad Alessandria in ambito ospedaliero si muove: con il nuovo progetto di ricerca dell’IRCCS dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria in merito al legame tra microbiota intestinale e adenocarcinoma del colon e l’esposizione dei Pfas di Solvay (18).
Per il resto, abbiamo sindaci che, in un quadro di disastro ambientale e sanitario senza paragoni, nelle loro vesti di massima autorità sanitaria locale potrebbero bloccare Solvay e invece miseramente patteggiano l’abbandono dal processo che vedeva il Comune quale parte civile: in pratica assolvendo la multinazionale belga, rinunciando a chiedere giustizia, finalmente giustizia, contro chi sta ammalando e uccidendo lavoratori e cittadini senza neppure risarcirli (19). Con i sindaci abbiamo sindacati e istituzioni che sapevano che per

primi i lavoratori della Solvay di Spinetta Marengo erano usati come cavie umane (20).
TUTTI SAPEVANO/SANNO CHE LA VERA SOLUZIONE E’ ELIMINARE I PFAS ALLA FONTE, CHIUDERE LE PRODUZIONI SOLVAY DI ALESSANDRIA)
























Oppure si ha la convinzione a sinistra che chiunque vada al potere, la politica non muti? E’ un quesito da sorseggiare sulle sdraio, per chi se le può permettere anche al mare. Clicca qui.

Newsletter dal mondo delle autonomie
Udine – Firenze – Napoli 25/07/2026
Il mondo delle autonomie contro la violenza e gli estremismi
Una riflessione dalle autonomie europee prima della pausa estiva, con l’annuncio della V assemblea confederale, che si terrà a Roma, il prossimo 13 novembre 2026, presso la Fondazione Giacomo Matteotti. Buona festa di San Giacomo – San Iacopo a tutti.
Auguri di avere questa estate momenti sereni di riposo con le proprie famiglie e comunità.

Avvenne nei primi anni ’50 quando parlare di non violenza e di vegetarismo sembrava un’utopia… Il mondo era appena reduce da una guerra mondiale e si viveva in piena guerra fredda, mentre il messaggio (propagandato dagli USA) della bistecca facile cominciava ad imporsi come nuovo modello alimentare e sociale.
Aldo Capitini maturò la sua esperienza vegetariana e non violenta attraverso lo studio e l’esempio di Gandhi, il liberatore pacifico dell’India dal giogo coloniale britannico.
Capitini fu un accademico famoso e stimato ma allorché si oppose alla conquista dell’Etiopia da parte del governo di Benito Mussolini fu ostracizzato e messo in disparte. Purtroppo anche dopo la caduta del fascismo non fu riabilitato come sarebbe stato giusto (infatti l’Italia era caduta sotto l’influenza nordamericana, che non è certamente una potenza pacifista).
Gandhi nella sua minuscola stanzetta dell’ashram da lui fondato teneva alle pareti solo due ritratti, quello di Giuseppe Mazzini e quello di San Francesco d’Assisi, che lui riteneva esempi ispirativi per la non violenza e per l’acume politico sul concetto di libertà.


Sei invitato a partecipare ad AI4Peace, l’iniziativa che l’Università per la Pace delle Nazioni Unite (UPEACE) promuove a Roma il 21 e 22 settembre 2026, insieme alla Pontificia Accademia per la Vita e alla Pontificia Università Lateranense, dedicata al rapporto fra intelligenza artificiale e costruzione della pace.
Le due giornate riuniranno studiosi, istituzioni e rappresentanti della società civile attorno ai temi della governance etica dell’intelligenza artificiale, della prevenzione dei conflitti e della tutela dei diritti umani nell’era algoritmica.
Per partecipare è necessario iscriversi tramite il modulo dedicato, raggiungibile a questo indirizzo: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSf-kTawVaSdx3JKbrLUzbXYns5vP92WnuSKN0x2mddwLOJ-SQ/viewform



C’era una volta al cinema l’avvocato Perry Mason che vinceva tutti i processi perché “per istinto” sceglieva solo clienti ricchi e innocenti, poi la sua abilità consisteva nel dimostrare che essi, contrariamente a tutte le apparenze, erano effettivamente innocenti.
Guido Carlo Alleva difende, diciamo per istinto, industriali super ricchi, e non vince sempre ma quasi. Nel senso che riesce a togliere loro caterve di galera. Infatti, i suoi clienti rispondono ai nomi di Eternit, Solvay, Benetton. Per essi, Alleva è appena tornato dalle aule del tribunale di Genova (12 anni di reclusione invece di 18 a Castellucci per il crollo del ponte Morandi con 43 morti), mentre si appresta 16 novembre a varcare quelle di Alessandria (disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo) e il 10 novembre quelle più prestigiose del Palazzo di Giustizia in riva al Tevere.
Qui, è stata fissata la nuova udienza davanti alla Corte di Cassazione per il processo “Eternit bis”, che vede imputato Stephan Schmidheiny, ex patron dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato. La Suprema Corte sarà chiamata a pronunciarsi sul nuovo ricorso presentato dalla difesa dell’imprenditore svizzero contro la condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per 92 omicidi colposi legati alle morti per amianto nel Casalese.
Il processo Eternit è una corsa a tappe, in due tour, destinata a non concludersi con… una maglia a strisce.
Primo giro d’Italia, prima tappa, 2009 tribunale di Torino, presentate 2.889 richieste di risarcimento danni dalle 2.889 famiglie che avevano avuto una vittima, Schmidheiny è condannato nel 2012 a 16 anni di reclusione per il disastro ambientale doloso, e stabilendo provvisionali di risarcimento per migliaia di parti civili e per il comune di Casale Monferrato. La sentenza riconosce le responsabilità penali non solo per i siti di Casale Monferrato e Cavagnolo, ma anche per Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia). Vengono anche stabiliti risarcimenti danni per circa 90 milioni di euro destinati al comune di Casale Monferrato (principale soggetto delle bonifiche), alla regione Piemonte, a sindacati e varie associazioni e 30 mila euro agli ammalati di patologie legate all’amianto e alle famiglie delle vittime.
Seconda tappa, 2013, la Corte di Appello di Torino aumenta la pena a 18 anni. Terza tappa, 2014, la Corte di Cassazione annulla le condanne riconoscendo la sussistenza dei reati, ma dichiarandoli estinti (insieme ai risarcimenti) per prescrizione: Schmidheiny non è più perseguibile per il tempo trascorso tra i comportamenti illeciti dell’imputato (1986) e le conseguenti morti.
Secondo giro d’Italia. Prima tappa, il processo “Eternit bis” si apre nel 2015 sempre a Torino, dove il gip Federica Bompieri derubrica il reato da omicidio volontario a colposo e spacchetta il processo in quattro tronconi, inviando gli atti alle procure dei territori dove si trovavano gli stabilimenti. Il procedimento relativo allo stabilimento di Rubiera è stato archiviato nel 2021, quello per Bagnoli a Napoli ha visto la condanna di Schmidheiny a tre anni e mezzo, confermata in appello, mentre per il filone di Cavagnolo la Cassazione ha annullato di nuovo la condanna rinviando il caso a un’altra sezione della Corte d’appello di Torino.
Seconda tappa, 2023. Per le morti di Casale, la Corte d’assise primo grado si svolge a Novara: 12 anni di reclusione, ma Alleva non demorde. Terza Tappa, 2025. La Corte d’appello di Torino riduce la condanna a 9 anni e 6 mesi per l’omicidio colposo di 92 persone, lo assolve per altre 28 e altre 27 vanno in prescrizione. Ma Alleva non demorde: “Schmidheiny va assolto per prescrizione. Ancora oggi la scienza non può datare con certezza il momento preciso in cui insorge la malattia.” Quarta tappa, 10 novembre 2026, in Cassazione.
Altro capitolo da aggiungere al nostro “Ambiente Delitto Perfetto”, di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia?

Il progressivo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano è una crisi confermata dai dati della Fondazione GIMBE. È guidato da un sottofinanziamento cronico, frammentazione regionale e carenza di personale, che spingono milioni di italiani a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure.
Tra esternalizzazioni selvagge, crisi del pronto soccorso e fuga verso la sanità privata, il diritto alla cura si trasforma in merce e il paziente è ridotto a utente da cui estrarre valore.
Dover frequentare, per necessità propria o di un nostro caro, un qualsiasi pronto soccorso d’Italia non è di per se un’esperienza augurabile a nessuno. Oggi in particolar modo, perché si tratta di uno di quei luoghi in cui il degrado dei servizi pubblici italiani è reso drammaticamente evidente. Il malfunzionamento dei pronto soccorso non è un semplice intoppo burocratico, ma una ferita aperta che sta mettendo a rischio la vita stessa dei cittadini. Le analisi di settore svelano una realtà dove il sovraffollamento e la cronica carenza di personale non sono soltanto disagi, ma veri e propri catalizzatori di errori clinici.
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