15 milioni sulle bollette elettriche per non smantellare i siti nucleari.

Le Misure di Compensazione Territoriale (MCT) sono fondi statali erogati agli enti locali che ospitano centrali nucleari dismesse o impianti del ciclo del combustibile, finanziati tramite la bolletta elettrica e recentemente sbloccati da una storica sentenza della Corte di Cassazione nel maggio 2026.
In attesa del Deposito Nazionale per raccogliere e mettere in sicurezza in un unico sito tutte le scorie (84mila metri cubi, per 300 anni) a bassa e media attività prodotte in Italia (da medicina, industria, ricerca e smantellamento delle vecchie centrali), ovvero stoccaggio provvisorio per l’alta attività (14mila metri cubi), il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) stanzia ogni anno circa 15 milioni di euro. I fondi sono divisi tra circa 100 enti locali, inclusi i comuni che ospitano i siti, le province e i comuni confinanti nel raggio di dieci chilometri.
Il CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) approva periodicamente i piani di riparto per regolarizzare i pagamenti ai territori interessati dal decommissioning.
Ad esempio, in attesa della conclusione dello smantellamento del sito contaminato e della rimozione dei rifiuti radioattivi della ex Fabbricazioni nucleari a Bosco Marengo, il (Cipess), ha previsto annualmente 262 mila euro a titolo compensativo, di cui 131 mila al Comune di Bosco Marengo. L’altra metà va ai Comuni di Alessandria (5mila + 16mila), Alluvioni Piovera (15mila), Basaluzzo (26mila), Ovada Novi (19 mila), Novi Ligure 22mila, eccetera Pozzolo Formigaro, Tortona, Frugarolo, Casalcermelli, Fresonara e Predosa.
Il Costo stimato per il Deposito Nazionale è almeno di 1,5 miliardi di euro, ma dal Decreto legislativo 15 febbraio 2010 il governo non ha saputo individuare sul territorio italiano un’area idonea.
E c’è chi sostiene (il governo Meloni) il rilancio del “nuovo” nucleare in Italia.