A scuola nessuno è straniero.

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La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”, ha ricordato il presidente della Repubblica aprendo l’anno scolastico nell’istituto di Amatrice ricostruito dopo il sisma. E poi ha aggiunto: “Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
 
Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”, ha spiegato Zuppi nel suo discorso di apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.
 
Quanta distanza dal comizio romano della presidente del Consiglio. Quello in cui Meloni ha annunciato la sua stretta sugli studenti stranieri, che prevede il divieto di burqa e niqab nelle aule (che già sono assenti)  ma soprattutto il tetto del 30 per cento nelle classi italiane. Una misura, quest’ultima, che è solo propaganda perchè si scontra con una semplice realtà: che cosa si fa quando il tetto viene superato? Si cacciano i bambini? Li si iscrive in istituti a decine di chilometri di distanza condannandoli a un destino di evasione scolastica?