
Al pari del Tav ferroviario in Valsusa (Torino-Lione), il TAV TERZO VALICO FERROVIARIO DEI GIOVI (GENOVA-MILANO) è dal 2010 subito considerato e avversato No Tav dalle popolazioni e dagli ambientalisti come una “grande opera inutile, dannosa e costosa”. Mentre i governi spiegherebbero che la “grande opera” (53 chilometri, 37 dei quali in galleria, 27 km tunnel di Valico: record italiano, 13 km di interconnessioni, totale gallerie 87 km) farebbe parte di un fantomatico corridoio europeo Reno-Alpi per unire il mar Mediterraneo al Nord Europa.
Inutile perché già esistono gli altri collegamenti ferroviari: basterebbe solo potenziarli con spesa minima. Il tempo di viaggio si riduce di poche decine di minuti per i treni regionali e merci. Le previsioni sul reale passaggio futuro delle merci sono troppo ottimistiche rispetto alla spesa. Dannosa perché il cantiere modifica il territorio tra la Liguria e il basso Piemonte, danneggiando l’ambiente (le falde) e la vita locale. Gli scavi passano attraverso montagne dove è presente la roccia con amianto. Costosa perché il costo totale previsto arrivava a diversi miliardi di fondi pubblici. Molti esperti hanno evidenziato come i costi superino i benefici economici reali.
L’opera, iniziata nel 2012, ha subito rallentamenti e i costi di realizzazione sono cresciuti nel corso degli anni. Nel 2003 il progetto preliminare prevedeva un costo complessivo 5 miliardi di euro. Il definitivo del 2006: 7.356 milioni. Nel 2017 a seguito di alcune inchieste per corruzione, sono state invalidate 13 gare d’appalto. Nel 2018 dall’analisi costi-benefici risulta che i costi sono superiori ai benefici. Eccetera.
A farla breve, il piano iniziale deliberato dal CIPE nel 2010 prevedeva un limite di spesa di 6,2 miliardi di euro per la sola tratta ferroviaria. Con l’unificazione al Nodo di Genova e i primi adeguamenti, la base finanziata era salita a 8,498 miliardi per il solo Terzo Valico (e 10,6 miliardi per l’intero progetto integrato). Con le ultime richieste (settembre 2026) e le rivalutazioni dei prezzi, il costo finale complessivo rischia ora di avvicinarsi ai 14 miliardi di euro.